Raffigurazione dei santi nell'iconografia in Piemonte

Da dove traevano i pittori che affrescavano le chiese o impreziosivano i muri delle case con le cosiddette mistà l’ispirazione per la rappresentazione dei santi?
Mistà a Casteldelfino in Val Varaita
Mistà a Casteldelfino in Val Varaita

Quasi tutti, più o meno approfonditamente, individuavano come loro principale fonte di informazione in un’opera risalente al ‘200, che nel medio-evo fu considerata di grande autorevolezza: La Leggenda aurea (Legenda sanctorum) di Jacopo da Varagine. Su di essa il monaco nativo di Varazze (appunto Varagine, città in cui oggi sono conservate le sue spoglie), priore provinciale dei Domenicani, beatificato nel XIX sec. narrò la vita, vera o leggendaria che fosse, dei Santi che popolavano il pantheon religioso del tempo. Sulla base di questo scritto, o del contenuto dei vari martirologi (più importante di tutti quello Geronimiano, risalente al V sec. e per lungo tempo attribuito erroneamente a S. Girolamo) i pittori raffiguravano a scopo didascalico (cioè per farne conoscere le caratteristiche) le immagini dei santi.
Per poterli rendere più riconoscibili, tuttavia, nel corso del tempo si consolidò la consuetudine di caratterizzarli con dei simboli convenzionali: la foglia di palma per i martiri, il giglio per le vergini, il libro per i dottori della Chiesa. Altri simboli, come ad esempio gli strumenti di tortura con cui alcuni Santi furono martirizzati, o gli attrezzi di lavoro (per i patroni di categorie specifiche) o ancora prerogative particolari che resero famosi alcuni santi sono ciò che oggi ci permettono di capire a chi si riferiscono i dipinti raffigurati sugli edifici religiosi delle nostre campagne.
In virtù di queste considerazioni ecco che tra i santi più raffigurati ricorderemo:

  • S. Antonio Abate, rappresentato con a fianco un maialino ed un piccolo fuoco: ciò perché fu fondatore dell’Ordine Antoniano, ordine ospitaliero, i cui monaci erano specializzati nella cura dell’Herpes zoster (il Fuoco di S. Antonio) e per questo utilizzavano il grasso di maiale, cui mescolavano estratti vegetali.
  • Sant'Antonio Abate
    Sant'Antonio Abate

  • S. Barbara (patrona dei minatori) effigiata con la torre in cui fu a lungo rinchiusa prima di essere martirizzata per decapitazione
  • Santa Barbara nella Borgata Rodoretto di Prali
    Santa Barbara nella Borgata Rodoretto di Prali

  • S. Apollonia e S. Margherita di Atiochia e S. Caterina da Alessandria, spesso dipinte con le tenaglie e la ruota strumenti, nonché simboli classici del loro martirio. Alla prima, infatti furono strappati i denti (e per questo è protettrice dei dentisti), la altre patirono il supplizio della ruota. Talora Margherita, patrona dei contadini, delle partorienti e delle balie, invocata contro l'infertilità, compare nell’atto di calpestare un drago. Si tratta del demonio che, secondo le leggende a lei riferite la inghiottì, e dal quale però essa riuscì a liberarsi squarciandone il ventre con un crocifisso.
  • S. Maria Maddalena, effigie della peccatrice pentita, sempre raffigurata con lunghi capelli perché con questi, come narra il Vangelo, asciugò i piedi a Cristo. I simboli che la caratterizzano, inoltre, sono il teschio, il crocifisso ed un’ampolla. Il teschio è vuole ricordare la caducità della vita, il crocifisso indica la sua presenza della Santa sul Golgota e l’ampolla il fatto che, secondo il Vangelo, lavò i piedi a Cristo e li profumò con unguento, poi unse con unguento il corpo di Cristo.
  • S. Anna, madre di Maria, che compare con un velo in testa (spesso a righe o a quadri) e con Maria bambina accanto a lei.
  • S. Lucia, protettrice della vista, è dipinta con la palma del martirio in una mano ed un bacile che contiene i suoi occhi che le vennero estirpati nell’altra.
  • S. Biagio (protettore della gola), santo Vescovo del IV Sec. martirizzato a Sebaste (Siva, in Turchia), che prima di morire chiese a Dio la grazia di poter liberare la gola di quegli uomini che avessero inghiottito spine di pesce, ossa o comunque oggetti capaci di soffocarli. La ricorrenza di S. Biagio si celebra annualmente il 3 febbraio mentre il giorno prima ricorre il tradizionale rito della candelora, ovvero della benedizione della gola dei fedeli con due ceri incrociati. Il giorno era ritenuto particolarmente importante nelle campagne, perché considerato capace di fornire indizi climatici e di conseguenza indicazioni sui raccolti.
  • S. Cristoforo, santo assai popolare, la cui esistenza è stata messa in dubbio dalla stessa Chiesa romana, quasi sempre rappresentato come un gigante smisurato (la sua immagine occupa l’intera facciata delle parrocchiali di Rossana e Castellar e di S. Giovanni di Saluzzo) con un bambinetto (Cristo) sulle spalle. A questo Santo erano affidati i viandanti ed i pellegrini e si richiedeva la protezione dalla peste e dagli uragani; inoltre egli fa parte dei quattordici santi ausiliatori, di quei santi, cioè, che nella tradizione popolare sono invocati in occasione di gravi calamità naturali o per richiedere la guarigione da particolari malattie. Oltre Cristoforo, sono classificati dalla Chiesa Santi Ausiliatori: Agazio (invocato in caso di emicranie), Barbara (Fulmini, febbri e morte improvvisa), Biagio (Gola), Caterina da Alessandria (malattie dell’apparato linguale), Ciriaco di Roma (tentazioni ed ossessioni demoniache), Dionigi (dolori della testa), Egidio (terrore e pazzia), Erasmo (dolori addominali), Eustachio (pericoli del fuoco), Giorgio (malattie dermatologiche), Margherita di Antiochia (parti problematici), Vito (idrofobia, letargia, epilessia, encefalite detta “ballo di S. Vito”) e Pantaleone (consunzione, inedia)
  • Affresco di San Cristofono a Brondello
    Affresco di San Cristofono a Brondello

  • S. Grato, vescovo di Aosta vissuto nel V sec. ritenuto capace di tenere lontana la grandine dai raccolti e spesso dipinto nell’atto di allontanare la tempesta.
  • Statua di San Grato
    Statua di San Grato

  • S. Vincenzo Ferrer, vissuto tra il XIV e XV sec., predicatore spagnolo, è invocato come protettore dei vignaioli, soprattutto nelle campagne francesi.
  • S. Bartolomeo apostolo, martirizzato in Siria nella seconda metà del II Sec., raffigurato con un coltello in mano. Egli, infatti fu scuoiato vivo e per questo motivo è oggi patrono dei calzolai, mercanti di pellami, conciatori, pellicciai. Erano questi lavori assai praticati nel mondo contadino di un tempo. In molte raffigurazioni compare reggendo la propria pelle, della quale fu scuoiato.
  • Affresco raffigurante San Bartolomeo
    Affresco raffigurante San Bartolomeo

  • S. Giuseppe, S. Antonio da Padova, S. Rita da Cascia, l’Annunciazione sempre raffigurati con l’immagine del giglio in primo piano, elemento che, come detto contraddistingue la purezza.
  • SS. Lorenzo, Sebastiano e Stefano rispettivamente raffigurati con la palma e la graticola, trafitto di frecce e con la palma e la pietra (simbolo della lapidazione), patroni ed oggetto di venerazione di molti villaggi della montagna e della pianura.
  • I 4 Evangelisti, spesso rappresentati con i loro simboli: Leone (Marco), bue (Giovanni), aquila (Luca), angelo (Matteo) e quasi sempre raffigurati negli spicchi delle volte a crociera che, essendo 4, si prestano per la rappresentazione degli altrettanti soggetti.

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Testo e foto di Gian Vittorio Avondo. Pubblicato il 15.10.2019








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