I piloni votivi del Cuneese

Il Cuneese rappresenta certamente un territorio unico ed imprescindibile per chi svolge ricerca sulla devozione popolare. Ciò perché questo territorio, fino ad inizio ‘900, visse unicamente di agricoltura e il mondo contadino è tradizionalmente quello che nei secoli ha espresso una fede religiosa intensa anche se ingenua ed un po’ scaramantica.
Per questo le valli e la pianura cuneese, territorio che si presenta tanto alpino quanto pianeggiante, presentano piloni votivi numerosi ed assai particolari.

Piloni alpini cuneesi

Interessantissimi quelli ubicati lungo i sentieri di pellegrinaggio che in val Varaita o in val Maira (vallone di Celle) portano verso i santuari di Valmala o di S. Magno, tutti ad un unico fornice affacciato sul tracciato, solitamente lastricato.
Pilone al centro della borgata Ballatori, Comune di Melle, val Varaita
Pilone al centro della borgata Ballatori, Comune di Melle, val Varaita
Pilone delle Grange Cassetta, in val Maira
Pilone delle Grange Cassetta, in val Maira
Brossasco, val Varaita, pilone dipinto negli anni ’30 del ‘900
Brossasco, val Varaita, pilone dipinto negli anni ’30 del ‘900
Villafalletto (Cn) pilone ottocentesco addossato ad un’abitazione
Villafalletto (Cn) pilone ottocentesco addossato ad un’abitazione

Nel vallone di Celle, tre piccoli oratori si segnalano per la loro singolarità; si tratta in tutti e tre i casi di minuscoli edifici caratterizzati da un’edicola affrescata posta a lato di una via di transito pedestre, coperta da un tetto in lose che ripara trasversalmente il tracciato della mulattiera, sorretto da due pilastri posti sul lato opposto della medesima; la copertura serviva a chi, durante il tragitto, veniva sorpreso dal maltempo. Queste piccole strutture sono poste lungo importanti sentieri di transito che un tempo erano percorsi dai pellegrini diretti al frequentatissimo Santuario di S. Magno, posto ad alta quota nella val Grana.
Pilone di Rio, XIX sec., a Celle, in val Maira, con affreschi di Giuseppe Gauteri
Pilone di Rio, XIX sec., a Celle, in val Maira, con affreschi di Giuseppe Gauteri
Pilone presso Ollasca, in val Grana
Pilone presso Ollasca, in val Grana.

Nel vallone di Unerzio, in val Maira, invece, tanto nel piccolo abitato di Pratorotondo, quanto a Gheit, questi oratori sono caratterizzati da un campaniletto che sorge dal loro stesso tetto spiovente, recante una piccola campana, utile ad annunciare l’ora della preghiera o comunque per richiamare i borghigiani in occasione di eventi straordinari.
Pratorotondo, val Maira, Pilone con campana
Pratorotondo, val Maira, Pilone con campana

Interessante notare come alcuni tra questi presidi, sorsero su preesistenti installazioni non religiose prontamente riconvertire alla perdita della loro funzione originale. Ad esempio, il cosiddetto Pilone-Torretta è un piccolo oratorio a pianta circolare e tetto conico, ancora oggi esistente a monte della frazione di Villar di Sampeyre. Questo paese fu, fino ad inizio ‘700, l’ultimo villaggio appartenente al Ducato sabaudo in val Varaita. Poche centinaia di metri a monte dell’insediamento, infatti, passava la linea di frontiera con la Francia, appena oltre la quale sorgeva il villaggio di Confine (Comune di Casteldelfino). Al momento in cui la valle divenne interamente sabauda (Pace di Utrecht 1713, che poneva fine alla Guerra di Successione Spagnola) l’osservatorio esaurì la sua funzione originaria, quindi fu cristianizzato, venne quindi collocata una croce in ferro sul tetto e vennero raffigurate alcune immagini di chiara fattura settecentesca: all’esterno una bel ritratto della Vergine, all’interno pitture ormai meno leggibili dedicate a Santi e soprattutto situazioni poco identificabili. Il pilone Torretta a Villar Sampeyre, in val Varaita
Il pilone Torretta a Villar Sampeyre, in val Varaita

Piloni della pianura cuneese

Per quanto riguarda i piloni della pianura, invece, solitamente dislocati alla biforcazione di un bivio o in centro ad un trivio, oppure isolati nei campi, va detto che ad essi era affidata la protezione, oltre che dell’intera comunità, anche delle campagne e delle attività economiche della gente che ne faceva parte.
Nel caso si trovino tutt’oggi al centro di una triforcazione, i piloni del vasto tavoliere compreso tra l’area Pinerolese e Saluzzese evidenziano una struttura a pianta triangolare con tre facciate affrescate su cui comparivano altrettante raffigurazioni di santi. Nel caso di un incrocio, la struttura diventa a pianta quadrilatera con analogo numero di rappresentazioni. E’ possibile che questa consuetudine, utile indiscutibilmente a far sì che il viandante, cui veniva chiesto implicitamente di rivolgere un pensiero all’effigie religiosa raffigurata sul muro dell’oratorio, fosse posto sotto la protezione divina, derivasse dalla pratica romana di porre una statua del dio Giano, con le sue due facce contrapposte, a sorvegliare l’entrata e l’uscita della domus, ma anche il passaggio lungo le strade e sui ponti. Il pilone fungeva quindi da elemento di protezione di chi vi transitava davanti e questo spiega perché, lungo le strade, questi oratori fossero così frequenti.

Piloni campestri

Nella vasta pianura cuneese poi troviamo i piloni campestri, volti a proteggere i raccolti ed i lavoratori dei campi dagli incidenti sul lavoro, assai frequenti o nei pressi dei borghi, ove servivano a porre sotto la protezione dei santi che vi erano raffigurati gli abitanti dei villaggi.



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Testo e foto di Gian Vittorio Avondo. Pubblicato il 03.10.2019










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