don Tonino Bello

don Tonino Bello

Don Tonino Bello è uno di quei tanti “don” che spesso e volentieri vengono ricordati quando si parla di pace e nonviolenza; come molti altri, è anche riconosciuto come un sacerdote alternativo, “scomodo”…in verità nulla di nuovo dell’essere profeti. Eppure colpisce di questo testimone il fatto che è stato vescovo, insomma uno in cima alle gerarchie!
Non sta a noi, in questa sede (e per quanto mi riguarda neanche in altre), giudicare sulla bontà di simili scelte e posizioni né, credo, utilizzarle per avanzare le nostre convinzioni. Ci basti evidenziare, appunto, la prova di un uomo che, invece, ha fatto del suo essere vescovo, “pastore”, offerta, dono. Ci si confronti con la sua vita, particolarmente con l’ultimo periodo, così significativo. Antonio Bello nasce ad Alessano in provincia di Lecce il 18 marzo 1935 da maresciallo dei carabinieri e da una donna semplice e di grande fede. Presto gli muoiono in guerra i due fratelli e il padre, un fatto che lo segnerà per la vita.
Subito dopo le elementari, è mandato in seminario; sarà ordinato sacerdote a soli 22 anni. In seguito, per ben 18 anni sarà maestro nel seminario di Ugento, nel complesso periodo post-conciliare, mettendo alla prova il suo stile educativo fra i giovani. Intanto organizza conferenze, incontri liturgici con personalità religiose come Ernesto Balducci, Davide Maria Turoldo, Don Riboldi stabilendo con loro forti legami di amicizia.
Dopo tanti anni di seminario e di studio per laurearsi in teologia, alla fine degli anni ’70, diventa parroco della piccola cittadina di Tricase. Da questo momento, davvero può calarsi nei problemi quotidiani della gente di una terra (del resto non lontana da noi) per molti versi bisognosa.
La notorietà a livello nazionale, don Tonino (come volle sempre essere chiamato) la raggiunge con la nomina a vescovo di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi nell’82 e con l’incarico di presidenza di Pax Christi tre anni dopo.
È in questo periodo che si definisce la sua concezione di Chiesa “del grembiule”, che sa rinunciare ai “segni del potere” per scegliere il “potere dei segni”, ripartendo dal servizio, soprattutto degli ultimi, dei lontani, dei deboli.
Lo troviamo così insieme agli operai delle Acciaierie di Giovinazzo in lotta per il lavoro, con i pacifisti nella marcia a Comiso contro l’installazione dei missili, con gli sfrattati che ospiterà in episcopio. Né mancheranno iniziative più solide come la Casa della Pace, la comunità per tossicodipendenti Apulia, la Sacra Famiglia, un centro di accoglienza per terzomondiali dove volle anche una piccola moschea per i musulmani.
Il crescente impegno sociale di don Tonino Bello coincide con i contrasti con alcuni uomini politici e parte dello stesso clero. Fanno discutere la sua adesione alla battaglia contro l’istallazione di aerei militari americani a Crotone e Gioia del Colle, alla campagna di obiezione alle spese militari e all’opposizione alla guerra del golfo.
L’ultima iniziativa di rilievo che lo vede ispiratore e partecipe, sebbene seriamente ammalato, è la marcia nonviolenta verso Sarajevo partita da Ancona il 7 dicembre 1992 che vede raccolte circa 500 persone di diversa nazionalità, credenti e non. Nel discorso pronunciato nel cinema di Sarajevo, parla di resistenza attiva, difesa popolare nonviolenta e di un ONU rovesciata, quella dei popoli, della base; ne parla come di germi destinati un giorno a fiorire. Anche senza di noi, afferma con umiltà…
Pochi mesi dopo, il 4 settembre 1993, morirà consumato da un cancro.

L’ispirazione fondamentale di Don Tonino Bello è quella cristiana, autenticamente evangelica: accanto alla cura dei poveri e degli ultimi, egli presta una profonda considerazione verso ogni concreta e differente esperienza umana.
Simbolo caratteristico di tale concezione delle cose e dell’uomo è la Trinità, figura di un Dio che si fa differenza, comunione e offerta: "la realtà delle tre Persone uguali e distinte che formano un solo Dio, deve essere l’archetipo morale della comunione umana. Questo vuol dire che tutti i viventi della terra, destinati a formare in Cristo un solo uomo, vanno riconosciute la dignità di persona, la radicalità dell’uguaglianza, l’originalità della destinazione."
Dal linguaggio dell’uomo di fede e del teologo, Bello sapeva passare a quello realistico e suggestivo, fatto di volti e vissuti quotidiani, che tanto lo fecero conoscere e stimare nel mondo del volontariato, dell’associazionismo e dell’educazione.

Autore:
Paolo delli Carri

Fonte:
http://palabre.altervista.org







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