I santi più venerati in Piemonte

Diffuso è il culto di S. Cristoforo, protettore dei viandanti. Esso si spiega con la necessità dei numerosi pellegrini che un tempo percorrevano le valli, di disporre di un protettore illustre ed affidabile. Il nostro territorio, infatti, era interessato dalla via francigena e dalle sue diramazioni, quindi vedeva frequentemente il passaggio di gente in viaggio per motivi religiosi.
Affresco di San Cristofono a Brondello
Affresco di San Cristofono a Brondello

Il culto di S. Chiaffredo, santo tebeo come molti altri, si evidenzia con la presenza di innumerevoli piloni votivi a lui dedicati (soprattutto nel saluzzese) e nel frequentissimo uso del suo nome come nome di battesimo, mentre il culto di S. Antonio Abate, cui è affidata la protezione del bestiame, è appunto legato alla necessità di preservare da malattie e morte gli animali domestici, così importanti nell’economia contadina. Sant'Antonio Abate
Sant'Antonio Abate
Sant'Antonio Abate

Altro S. Antonio era, quello cui è dedicata la grande basilica di Padova, ovvero Fernando Martins de Bulhões (Lisbona, 15 agosto 1195 – Padova, 13 giugno 1231) che fu frate francescano e, nei suoi numerosi viaggi in Italia, incontrò S. Francesco d’Assisi e soggiornò, presso la comunità da lui fondata al monastero della Verna. A questo francescano era invece riconosciuto il potere di far ritrovare le cose perse: “Sant’Antonio colmo di virtù fammi trovare ciò che ho perduto” recitavano in dialetto i contadini, ritenendo che questa potesse essere la strada sicura per ritornare in possesso del bene scomparso.
Importanti, in alcune aree di coltivazione mineraria del Piemonte, S. Lucia e S. Barbara: la prima protettrice della vista, ma anche dei cavatori (per le schegge di roccia che talvolta schizzavano negli occhi degli scalpellini), la seconda patrona di artiglieri e minatori, perché imprigionata in una torre, ovvero in una fortificazione militare (nelle torri si custodivano gli esplosivi, motivo per cui le polveriere prendono anche il nome di “santabarbara”). Il 4 dicembre, giorno della sua ricorrenza, le Compagnie minerarie concedevano un giorno di ferie ai dipendenti, che usavano riunirsi a convivio nelle trattorie dei centri di fondovalle.
Santa Barbara nella Borgata Rodoretto di Prali
Santa Barbara nella Borgata Rodoretto di Prali

San Felice da Cantalice e S. Giobbe (quest’ultimo soprattutto in Lombardia) erano venerati in qualità di protettori dei bachi da seta, un tempo vera ricchezza per i contadini, che li allevavano nei sottotetti delle cascine su appositi graticci. S. Giobbe era particolarmente venerato in Lombardia, ove l’allevamento dei bachi e la filatura della seta rappresentarono una voce economica primaria fin dal XVII sec. A San Felice, invece, cappuccino romano vissuto nel ‘500, si attribuisce la rigenerazione e moltiplicazione di bachi di un allevamento infetto da una malattia devastante, dovuta all’umidità del sito in cui le larve erano custodite, disposte su graticci.
Più difficile, invece, spiegare la devozione verso protomartiri quali Sebastiano, Lorenzo e Giacomo, cui sono intitolate moltissime chiese delle valli e della pianura.
Sebastiano, anticamente era invocato conto il flagello della peste mentre per Lorenzo e Giacomo, probabilmente, la venerazione è direttamente connessa al concetto di martirio e ciò spiega perché risultano altrettanto venerate figure di vergini, martiri femminili come Margherita, cui erano affidate le partorienti, Lucia, Caterina d’Alessandria e Barbara.
Del tutto assente, invece, nelle vallate e nelle pianure del Torinese e del cuneese il culto di S. Isidoro, ritenuto importante figura di riferimento in quanto a lui è affidata la custodia dell’agricoltura e dei lavoratori dei campi. Il Santo, vissuto in Spagna tra l’XI e il XII secolo, particolarmente venerato in alcune aree del nostro paese e soprattutto in Sardegna, in Sicilia ed in Liguria, non trova in Piemonte particolare devozione, essendo titolare soltanto di Villanova d’Asti. Qui viene solennizzato la prima domenica di settembre, con la benedizione di una coppia di buoi bardati di paramenti su cui è raffigurata la sua immagine. I buoi, legati ad un carro recante la statua del Santo, percorrono poi il paese alla testa di un corteo con figuranti nei costumi contadini del luogo, che si sviluppa tra la cappella dedicata al patrono alla piazza principale.
Da ricordare, invece, soprattutto lungo alcune strade di valico delle Alpi occidentali, le cappelle o gli oratori dedicati a S. Bernardo da Mentone, arcidiacono di Aosta nonché fondatore dell’Ospizio posto sul colle a lui intitolato, aperto tra Aosta e Martigny (Svizzera) e sorto per dar rifugio a viandanti e pellegrini. Per questo motivo il santo è stato eletto a patrono dei valichi alpini e degli alpinisti.
Chiese e cappelle sono dedicate a Santi predicatori. Tra tutti S. Bernardino da Siena e san Giovanni Bosco.
A S. Bernardino, che transitò nel Pinerolese nel XV sec, è intitolata la cappella cimiteriale di Lusernetta, caratterizzata da un ciclo di affreschi quattrocenteschi.
San Giovanni Bosco, invece, predicò più volte nelle chiese di Fenestrelle e delle sue frazioni nella prima metà dell’ottocento.


Scheda: Raffigurazione dei santi nell'iconografia in Piemonte

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Testo e foto di Gian Vittorio Avondo. Pubblicato il 20.10.2019







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