don Primo Mazzolari

don Primo Mazzolari

Perché è così difficile oggi parlare di pace? Perché c’è così tanta diffidenza, se non discredito, nei confronti del pacifismo? Di sicuro esiste un pacifismo superficiale, che non va alle cause dei problemi, che non propone modelli alternativi, che non sa e non vuole entrare nella mischia, nei problemi reali… Di esso è certamente importante sottolineare i limiti e le contraddizioni. Ma esiste anche un pacifismo che pare superficiale perché semplicemente non nasce da un calcolo… che sembra non andare alle cause dei problemi perché ridiscute la radice dei problemi… che sembra non proponga modelli alternativi perché invece punta dritto alla condivisione e alla solidarietà con gli oppressi… che pare si mantenga in disparte perché silenziosamente combatte su un altro fronte… Nella sua vita, Primo Mazzolari sembra sia stato piuttosto un testimone di questa seconda forma di pacifismo: "Un cristiano deve fare la pace anche quando venissero meno 'le ragioni di pace'. Al pari della fede, della speranza e della carità, la pace è vera beatitudine quando non c’è tornaconto né convenienza né interesse di pace, vale a dire quando incomincia a parere una follia davanti al buon senso della gente 'ragionevole'."
Don Primo Mazzolari è nato a Boschetto, provincia di Cremona, il 13 gennaio 1890 da una famiglia semplice di contadini. Seguì presto la vocazione sacerdotale; infatti già a dieci anni, entrò nel seminario di Cremona dove proseguì gli studi fino all’ordinazione ricevuta il 24 agosto 1912. Gli anni di noviziato non furono tranquilli perché Pio X aveva inaugurato una stagione di repressione antimodernista che portò nei seminari una disciplina più rigida di cui il nostro autore cominciò a risentire in maniera particolare. Dopo qualche mese fu inviato come vicario a Spinadesco e, subito dopo, richiamato in seminario a Cremona per insegnare Lettere.
Scoppiata la Prima guerra mondiale, si schierò, con l’entusiasmo tipico dei giovani, dalla parte degli interventisti contro le tendenze militariste della Germania. Ma tornerà profondamente cambiato dall’esperienza sul campo e inizierà un itinerario che lo porterà ad assumere posizioni pacifiste radicali e di una autorevole chiarezza all’interno delle posizioni cristiane. Infatti, più tardi, parlando della sua esperienza di guerra e dell’equivoco verso il quale erano andati incontro lui ed altri giovani preti, dirà: "Se invece di dirci che ci sono guerre giuste e guerre ingiuste i nostri teologi ci avessero insegnato che non si deve ammazzare per nessuna ragione, che la strage è inutile sempre, e ci avessero formati ad un’opposizione cristiana chiara, precisa ed audace, invece di partire per il fronte saremmo discesi sulle piazze".
Congedato nel 1920, andò parroco a Bozzolo, in provincia di Mantova e, due anni dopo, venne nominato parroco di Cicognara, «il paese delle scope», dove per un decennio costruì il suo stile come parroco e animatore sociale; infatti organizzò una scuola serale per i contadini e una biblioteca. Nel 1932 fu trasferito a Bozzolo. Furono anni fervidi dal punto di vista letterario; La più bella avventura, basata sulla parabola del figliuol prodigo, Il samaritano, I lontani, Tra l’argine e il bosco, che delineavano la concezione di una Chiesa imperfetta ma umile e aperta ai lontani, e ancora Tempo di credere nel 1941 eImpegno con Cristo due anni dopo furono tutte opere fortemente osteggiate dal Sant’ Uffizio come dalle autorità fasciste. Qui iniziò pure la sua opposizione al fascismo pur senza appariscenti momenti di rottura. Ma Don Mazzolari ebbe scontri con il fascismo, già prima della marcia su Roma e fino alla condanna a morte decretata dai repubblichini di Salò. Nel 1924 aveva scritto: "Mi chiedo se proprio nessuno deve alzare la voce di condanna, se il sacerdote, che è il protettore nato degli oppressi, può stare pago di soffrire interiormente e di pregare […]. Il dubbio, per conto mio, l’ho risolto: io sento il dovere di dichiararmi apertamente a favore degli oppressi". Mazzolari si rifiutò di cantare il Te Deum per lo scampato attentato a Mussolini e di andare a votare per la lista unica dei fascisti. Si vide recapitare per questo dagli squadristi tre colpi di rivoltella contro le sue finestre che per fortuna non lo colpirono. Dopo la caduta del Fascismo ebbe contatti con la resistenza e fu costretto a vivere in clandestinità per molto tempo. In questa occasione scrisse La rivoluzione cristiana, in cui considerava le direzioni dell’impegno cristiano del dopoguerra; dopo la Liberazione avrebbe infatti accettato di lavorare al fianco della D.C. Nel 1949 fondò e diresse il periodico Adesso la cui pubblicazione fu sospesa nel 1951 su indicazioni provenienti dal Vaticano. Si trattava di un giornale progettato da don Mazzolari per dare spazio alle "avanguardie cristiane" con una carica finalmente profetica. Fra i suoi amici ricordiamo il fondatore di Nomadelfia don Zeno Saltini, il poeta padre David Maria Turoldo, il sindaco fiorentino Giorgio La Pira e lo scrittore Luigi Santucci.
Un altro dei suoi scritti è dedicato a “I lontani”, costante cura della sua pastorale, intendendo però con “lontananza” non tanto una situazione ben definita, quanto uno stato d’animo contraddistinto dall’assenza diQualcuno. Una situazione che coinvolgeva evidentemente anche i comunisti verso i quali nutrì sincero interesse pur restando fortemente critico verso la loro dottrina.
Nel 1955 uscì, anonimo, Tu non uccidere, quasi un trattato del pacifismo radicale cristiano: un pacifismo che non concede alcuno spazio ad alcuna forma di violenza: "Cadono, quindi, le distinzioni tra guerre giuste e ingiuste, difensive e preventive, reazionarie e rivoluzionarie. Ogni guerra è fratricidio, oltraggio a Dio e all’uomo […] Per questo noi testimonieremo, finchè avremo voce, per la pace cristiana. E quando non avremo più voce, testimonierà il nostro silenzio o la nostra morte, poiché noi cristiani crediamo in una rivoluzione che preferisce il morire al far morire".
Nel 1957 fu chiamato dal cardinal Montini (futuro Paolo VI) a predicare a Milano. Quest’ultimo, successivamente, parlando di lui dirà: "Lui aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti". Con l’elezione di Giovanni XXIII le idee di don Primo trovarono più rispondenza in un clima decisamente più moderno. Sebbene nella dottrina cristiana don Primo Mazzolari riservasse un posto di primo piano alla Parola di Dio, "senza troppe preoccupazioni esegetiche", egli venne spesso contrastato e costretto al silenzio, i suoi scritti incorsero in restrizioni del Santo Uffizio. D’altra parte fu anche molto stimato dal card. Roncalli e dal card. Montini tanto che fu ricevuto molto calorosamente da Papa Giovanni che lo chiamò "tromba dello Spirito Santo". Simile accoglienza lo ripagava di molte amarezze sofferte. Morì il 12 aprile 1959 nella casa di cura San Camillo di Cremona.

Autore:
Paolo delli Carri

Fonte:
http://palabre.altervista.org







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