Sinodo delle chiese valdesi e metodiste 1998

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III. I RAPPORTI CON LA CHIESA CATTOLICA ROMANA

22. La frattura tra cattolicesimo e protestantesimo è senza dubbio la più profonda tra quelle sin qui verificatesi nei venti secoli di storia cristiana. Conseguentemente la riconciliazione tra cattolicesimo e protestantesimo è il compito ecumenico più arduo che ci sia. Da chi si impegna nel dialogo si esige non solo una conoscenza approfondita dei veri termini delle questioni controverse, ma anche una particolare maturità evangelica e intelligenza spirituale descritte dall'apostolo Paolo come la mente di Cristo (I Corinzi 2,16), capace di professare la verità nell'amore (Efesini 4,15). La difficoltà dell'impresa è accresciuta dal fatto che oltre a serie divergenze di carattere teologico e a differenze profonde di mentalità e cultura, potremmo dire di civiltà, pesano su di essa l'eredità negativa di oltre quattro secoli di polemica accanita e spregiudicata e la memoria ancora viva di una storia dolorosa e delittuosa intessuta di prepotenze e violenze imposte e subite, con le quali si è tradito Cristo nel momento stesso in cui si pretendeva di propugnare la sua verità e di difendere l'onore del suo nome. Ma per quanto difficile, l'impresa è possibile.
23. Per secoli cattolicesimo e protestantesimo si sono fronteggiati e anche scontrati, in particolare nel nostro paese, come se non avessero nulla in comune. In realtà il loro contrasto avveniva proprio intorno alle questioni centrali della fede cristiana condivisa da tutti, ma intesa e vissuta in modi diversi e, in più punti, antitetici. Si potrebbe dire che, paradossalmente, essi erano divisi da ciò che li univa. Ma la fierezza degli animi, la durezza dello scontro e la rigidità delle posizioni contrapposte erano tali da far perdere completamente di vista ciò che i contendenti avevano in comune a vantaggio di ciò che li opponeva. Avere in comune è un'espressione generica che può descrivere situazioni e rapporti molto diversi : può significare condividere qualcosa con un altro in piena armonia e comunione ; ma può anche significare aver parte con altri a una medesima realtà, intendendola però e vivendola in maniera talmente diversa da dar luogo a una comunione più di forma che di sostanza. Con la Chiesa cattolica romana condividiamo pienamente alcune realtà cristiane fondamentali (ad esempio la concezione trinitaria di Dio o la fede in Cristo vero Dio e vero uomo) ; altre realtà le abbiamo in comune ma le intendiamo in modo diverso, talvolta molto diverso (ad esempio la Cena del Signore oppure il carattere e la funzione del ministero) ; altre realtà, infine, non le abbiamo in comune perché mentre il cattolicesimo le considera parti integranti della fede e della vita cristiana, noi, al contrario, le consideriamo devianti rispetto a questa fede, così come essa è illustrata e confessata dalla chiesa primitiva, la cui testimonianza è stata raccolta - per servire da canone alle generazioni future - nel Nuovo Testamento.
24. Qual è dunque oggi il nostro rapporto con il cattolicesimo romano ? Già alla vigilia del Concilio Vaticano II, nel 1962, il Sinodo valdese si era rallegrato, in un messaggio alle chiese, per il nuovo clima di dialogo e di incontro che si andava affermando, e nello stesso tempo aveva espresso la necessità che tutto venisse sottoposto al criterio biblico : sì dunque al dialogo, all'incontro e al confronto, ma è sulla base del principio della fedeltà alla Parola che vogliamo muoverci. Ciò significa essere sempre disponibili alle sollecitazioni dello Spirito e pronti a lasciarsi riformare dalla Parola del Signore. Ma significa anche confrontare seriamente ogni orientamento ed ogni decisione con quella stessa Parola, per essere da essa sola giudicati.
Vent'anni dopo, nel 1982, il Sinodo elaborò un documento più ampio e articolato, dedicato all'ecumenismo, ma che per più della metà trattava del cattolicesimo romano e del nostro rapporto con esso. Si diceva che cattolicesimo e protestantesimo, pur richiamandosi allo stesso Signore, sono due modi diversi di intendere e vivere il cristianesimo e si constatava che, malgrado i grandi e rallegranti progressi compiuti nei rapporti reciproci, il dialogo non ha potuto rimuovere il motivo centrale del dissenso: un modo diverso di concepire la presenza di Dio nel mondo, e quindi un modo diverso di essere chiesa.
I progressi sensibili del movimento ecumenico nel nostro paese e una serie di fatti accaduti nel frattempo consigliano una ripresa del discorso, che ha bisogno di periodici aggiornamenti. Lo articoleremo in due sezioni, cercando anzitutto di mettere in luce ciò che abbiamo in comune con la Chiesa cattolica romana, dicendo poi ciò che da essa ci divide.
25. Non è così facile isolare i fattori di unità e di divisione presenti nelle dottrine e nelle realtà di fede che le diverse confessioni cristiane hanno o non hanno in comune le une con le altre. Vi sono motivi di differenza, o di divergenza o anche di divisione in ciò che ci unisce. Vi sono elementi di almeno parziale condivisione in ciò che ci separa.
Cattolicesimo e protestantesimo sono uniti in quanto entrambi espressioni del cristianesimo, che essi però intendono e vivono in modo alquanto diverso: non c'è nessun motivo di velare - quasi vergognandosene - la realtà di questa diversità, così come il Nuovo Testamento non fa velo, poniamo, alla diversità tra Paolo e Giacomo né se ne adonta.








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