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Tartufo – un sapore prezioso

Tipologia Monografia gastronomica del Re della tavola piemontese
Tempo di preparazione 15 minuti (pulizia e lamellatura)
Tempo di cottura Nessuna (il tartufo bianco si consuma rigorosamente a crudo)
Difficoltà Facile
Porzioni A piacere (circa 5-10 g a porzione per portata)

Il tartufo è il simbolo più celebre e prezioso dell’identità gastronomica subalpina nel mondo. Fungo ipogeo appartenente al genere Tuber, cresce spontaneamente sotto terra in simbiosi micorrizica con le radici di alberi secolari come querce, pioppi, tigli, salici e noccioli. Nelle terre collinari delle Langhe, del Roero e del Monferrato – bagnate da fiumi e ricche di terreni marnoso-calcarei – trova il suo habitat d’elezione il leggendario Tartufo Bianco d’Alba (Tuber magnatum Pico), autentico gioiello della natura dal profumo penetrante, etereo e inconfondibile, con note di aglio nobile, fieno bagnato, funghi e miele.

Elementi e Basi della Tradizione

  • 1 o più esemplari freschissimi di Tartufo Bianco d’Alba (Tuber magnatum Pico) o Tartufo Nero pregiato
  • Piatti della tradizione ideali come base neutra e calda: Tajarin piemontesi ai 40 tuorli conditi con burro di malga, Fonduta valdostana/piemontese, Carne cruda all’albese battuta al coltello, Uova fresche di cascina all’occhio di bue cotte nel burro, Risotto carnaroli mantecato al Parmigiano Reggiano
  • Spazzolino a setole semirigide per la pulizia a secco
  • Tagliatartufi professionale con lama regolabile in acciaio inox

Consigli e Utilizzo

  1. La cerca tradizionale con il 'trifolao’ e il cane: Il tartufo non può essere coltivato: la sua raccolta è frutto della secolare arte della cerca ('la cerca'), praticata tradizionalmente di notte o all’alba dai cercatori piemontesi ('trifolao') in compagnia del fedele cane da tartufo ('tabui'), addestrato a fiutarne l’aroma sotto la coltre di foglie e terra. Lo scavo avviene con estrema delicatezza utilizzando il tipico zappino ('sapron'), richiudendo subito la buca per preservare la micorriza.
  2. Pulizia meticolosa a secco: Il tartufo bianco non deve mai essere lavato a lungo sotto l’acqua o immerso, per non disperdere i volatili aromatici della gleba. Va spazzolato delicatamente a secco con uno spazzolino a setole naturali per rimuovere ogni traccia di terra dagli anfratti della scorza rugosa ('peridio'). Solo in caso di terra tenace si può passare rapidamente un panno leggermente inumidito, asciugando all’istante.
  3. Regola aurea del consumo a crudo: Il tartufo bianco d’Alba non va MAI cucinato, cotto in padella o esposto a fonti dirette di calore, che ne distruggerebbero irrimediabilmente la complessa struttura olfattiva. Si consuma rigorosamente a crudo, affettato in lamelle sottilissime (quasi trasparenti) direttamente sul piatto caldo pochi istanti prima del consumo: il vapore dolce della pietanza sottostante sprigionerà tutta la potenza aromatica del fungo.
  4. Consigli per il menù: Per apprezzare fino in fondo la nobiltà del tartufo, la saggezza gastronomica piemontese raccomanda di concentrare il suo impiego su un’unica portata del menù (come i tajarin al burro o la fonduta), evitando di ripeterlo su ogni piatto per non saturare i recettori del palato e valorizzarne appieno l’esperienza emozionale.
  5. Conservazione ottimale: Il tartufo fresco va consumato preferibilmente entro 5-7 giorni dalla raccolta. Per conservarlo al meglio, avvolgerlo singolarmente in carta assorbente da cucina (da sostituire ogni giorno) e chiuderlo in un barattolo di vetro a chiusura ermetica nello scomparto meno freddo del frigorifero (a circa 3-6 °C). Per aromatizzare le uova fresche, basta disporle nel medesimo barattolo: il loro guscio poroso assorbirà magicamente tutto il profumo del tartufo.

Conservazione e Caratteristiche

L’utilizzo di un tagliatartufi a lama sottilissima regolabile è indispensabile: lamelle troppo spesse risulterebbero pesanti e non libererebbero la fragranza eterea che solo una sfoglia quasi trasparente a contatto con il calore del piatto riesce a sprigionare.

Abbinamento Tradizionale

Il tartufo bianco d’Alba regna sovrano in abbinamento con i grandi vini nobili piemontesi: sublime l’incontro con un Barolo DOCG invecchiato o un raffinato Barbaresco DOCG, le cui note eteree terziarie di fungo, sottobosco e goudron si fondono in una sinfonia olfattiva memorabile.

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Primo piano di Stefano Bonelli - Proprietato di Piemonte Sacro

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