I catari della val Grana e gli Ugonotti di Acceglio e dalle val Maira
Piccolo, angusto e schiacciata tra le più grandi valli Maira e Stura di Demonte il corso del torrente Grana si rivela ancora oggi come un luogo isolato e selvaggio. Terra di grande religiosità, presidiata dall’alto dei 1700 m di quota dall’antico e suggestivo Santuario di S. Magno, sorto probabilmente sulle rovine di un tempio romano, la valle si rivelò sin dalla fine dell’età classica luogo ideale per chi doveva cercare scampo e protezione e tra questi, sicuramente, i Catari che, sfuggiti dalle persecuzioni di cui furono ripetutamente vittime nella Linguadoca e sui Pirenei durante i secoli XII e XIII, si rifugiarono in alcune valli piemontesi tra cui proprio il corso del rio Grana. Per quanto le notizie siano scarse, del fatto è prova il toponimo con cui è denominata la borgata più isolata e nascosta della valle: Narbona, che ricalca, ancorché italianizzato, il nome della città francesi che fu una tra le capitali del catarismo: Narbonne. Qui i fuggiaschi diedero vita ad un linguaggio particolare derivante dall’occitano, cui però fanno difetto le consonanti S e T. Secondo alcuni studiosi, ciò perché queste due lettere sono parte della parola “satan”, ovvero demonio. Anche la vicina borgata Tolosano (da Tolosa, altra capitale del catarismo), parte del Comune di Marmora, in val Maira, vide l’insediamento di questi eretici e ne fanno fede la presenza di un affresco, nella bella cappella di S. Sebastiano, ove la curia romana viene raffigurata come una meretrice seduta accanto all’Imperatore. Questi insediamenti poterono sorgere grazie alla liberalità dei Marchesi di Saluzzo, interessati principalmente a vedere prosperare il loro Stato, in virtù della crescita demografica e del popolamento delle aree alpine più disagiate. In questi luoghi i catari costituirono comunità fiorenti, che vivevano coltivando orzo ed avena ed offrendo a Dio il cibo che essi consideravano sacro.

Acceglio, la Confraternita ed ex tempio ugonotto
La val Maira, invece, è una propaggine del Piemonte meridionale che si spinge profondamente verso il territorio francese; pur non disponendo di un valico stradale, essa però dispone di molti passi facilmente transitabili a piedi. Primo fra tutti il Col Maurin 2637, che porta facilmente, attraverso un lungo vallone, da Chiappera all’abitato transalpino di Maljasset. Proprio di qui e dai colli di confine con la val Varaita, con tutta probabilità, iniziarono a penetrare in val Maira, territorio del Marchesato di Saluzzo. I primi riscontri di questo evento sono reperibili nell’opera storica più significativa sulla val Maira (Giuseppe Manuel di San Giovanni Memorie storiche di Dronero e della valle di Maira, vol. Il, Tipografia Subalpina di Marino e Gentin, Torino 1868), scritta nella seconda metà del XIX secolo da un nobile dronerese e si riferiscono alle purghe antivaldesi condotte dai duchi sabaudi ed avvenute nella seconda metà del ‘400 nel Ducato sabaudo ed in territorio francese.

Acceglio, Museo: pala con S. Bernardo di Mentone proveniente dal convento di S. Francesco
Ciò avvenne ovviamente non solo in val Maira, ma in misura diversa in quasi tutte le vallate alpine del Piemonte; anche in quelle un tempo francesi come gli alti corsi del Varaita, Dora Riparia e Chisone. Ciò che rappresenta una peculiarità della val Maira, tuttavia, è la fortissima presenza ugonotta che si stabilì in alta valle ed in particolare nei dintorni di Acceglio. Qui, infatti, soprattutto nel periodo in cui venne combattuta la Guerra d’Italia del 1551-59, che pur non interessando queste valli ebbe molti echi in nord Italia, l’eresia ugonotta prosperò anche nel cuneese, coinvolgendo non solo le classi più umili, ma anche le famiglie più potenti del luogo. Nel luglio 1557, trovandosi a Dronero il predicatore ugonotto Montchal, invitò l’ex cappuccino Chiaffredo Varaglia di Busca, convertitosi al calvinismo, a sostenere una disputa con i cattolici nella stessa Dronero. La disputa ebbe successo e contribuì ad alimentare le schiere protestanti già cospicue in valle. Il successo che l’eresia ugonotta ebbe in val Maira fu tale, da far sì che addirittura si ritiene che vi giunse anche Giovanni Calvino a predicare.

Il castello di Cartignano che svetta su un’altura della Val Maira
La calata nelle terre del Marchesato del generale ugonotto duca di Lesdiguiéres, certamente non contribuì a rasserenare il clima ed al suo seguito, poiché si era proposto di difendere il Delfinato dalle mire di Carlo Emanuele I di Savoia ed allo stesso tempo di contendergli Saluzzo, si schierarono i riformati e le loro milizie. Nel 1593, al seguito di costui la parte ugonotta dei valligiani (cioè la maggioranza) si sollevò contro il duca sabaudo, considerato un persecutore di Ugonotti. Egli reagì occupando il castello di Cartignano, che ancora oggi svetta su un’altura presso il paese. Il castello, edificato alla metà del secolo precedente ed appartenente all’ugonotto Baldassarre di S. Damiano. Tra le disposizioni che il duca lasciò in quel frangente, vi era anche l’ordine di demolire l’edifico, ma per fortuna quest’ordine non venne rispettato, per l’intervento dei Francesi accorsi in aiuto di Carlo Emanuele.

Acceglio, l’antico convento dei Cappuccini eretto nel 1600
Con la conclusione della guerra ed il conseguente mantenimento del possesso del Marchesato, Carlo Emanuele I si dedicò con maggiore pervicacia alla lotta contro l’eresia e come già avvenuto in altre aree del Piemonte come la val Susa e la val Chisone, ove a Meana e Fenestrelle erano stati costituiti presidi inquisitoriali rispettivamente in mano a Cappuccini e Gesuiti, anche in val Maira, come scrive il già citato storico seicentesco Giuseppe Manuel di S. Giovanni: “…Carlo Emanuele procurò che vi si stabilissero i Frati Capucini per arrestare il difondersi dell’Eresia e per convertire e ricondurre gli Eretici alla Religione Cattolica e anche per riparare i danni materiali, rialzare il popolo dalla miseria in cui l’Eresia l’aveva ridotto, e questi buoni padri vennero stabilirsi nel 1600 e vi stettero fino al 1802 …..”

Acceglio, veduta dell’ex convento dei frati Cappuccini
Nella prima metà del ‘600, in ogni caso, la situazione in valle, dal punto di vista dei cattolici, divenne insostenibile, essendo questi ultimi in forte minoranza. Siglata la pace con la Spagna nel 1618, dopo la Guerra per il Ducato di Mantova, Carlo Emanuele I non si trovò più costretto a compiacere il comandante ugonotto Lesdiguiéres, cui era stato alleato ed a questo punto concentrò la sua attenzione sulla forte presenza ugonotta nella valli piemontesi. Secondo le cronache del tempo a Dronero erano ugonotte ben 72 famiglie (circa 400 individui) erano ostili al cattolicesimo. La repressione. Nel 1619 Il capitano della Negra, inviato dal Duca di Savoia per intimorire i protestanti con minacce di repressione, convocò il capo ugonotto Pietro Marchisio nel castello, e lo fece imprigionare; nello stesso tempo fu arrestato Maurizio Monge, un’altra figura di riferimento. I due, scortati, furono condotti alla Castiglia di Saluzzo. Ciò vedendo gli Ugonotti di Acceglio, sollevati particolarmente dal nipote di uno dei due arrestati: Giovanni Marchisio, si sollevarono e ritiratisi con le famiglie sulla Mongardina, un altura a monte di Dronero, uccisero con un colpo d’archibugio il capitano Pietro Antonio Rocca di Sommariva, governatore del castello, che era salito con un drappello di soldati per dare loro la caccia, Ciò fece precipitare la situazione: i due capi ugonotti vennero giustiziati sulla piazza di Saluzzo mentre in Dronero, con un colpo di pugnale, veniva ferito Gio. Ludovico Alinei, una tra le figure più significative del mondo cattolico locale. Per quanto solo ferito l’Alinei venne spacciato per morto dalla propaganda cattolica e ciò fu causa delle numerose scorrerie dei soldati ducali che in Dronero e lungo la valle sequestrarono beni ed animali, gettando sul lastrico numerose famiglie e costringendo le medesime, nel secondo quarto di ‘600, ad abbandonare le proprie case o a convertirsi al cattolicesimo.

La borgata isolata di Narbona in Val Grana

Santuario di San Magno a 1700 metri di quota in Val Grana

Borgata Tolosano nel comune di Marmora, in Val Maira

Tolosano, la cappella di S. Sebastiano

Tolosano, affresco nella cappella di S. Sebastiano con la rappresentazione della curia romana
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Testo e foto di Gian Vittorio Avondo.
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