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I Dolciniani

Tema / Movimento I Dolciniani
Tipologia Movimenti Ereticali e Riformatori
Testi & Ricerca Gian Vittorio Avondo

Fra Dolcino è un personaggio storico novarese che visse a cavallo tra il XIII e il XIV secolo.

Nacque probabilmente a Prato Sesia tra il 1250 e il 1260 dalla famiglia ghibellina dei Presbiteri o Previ imparentata con i Tornielli di Romagnano Sesia

Di lui parlano letterati, inquisitori e cronisti dell’epoca come Benvenuto da Imola, Bernardo Gui e nche Dante Alighieri nel 28° canto dell’Inferno, dove Maometto esorta il Poeta a dire a Fra Dolcino di procurarsi molti viveri se non vorrà arrendersi ai Novaresi che lo assedieranno.

Il giovane Dolcino avrebbe, secondo Benvenuto da Imola, studiato presso il maestro di grammatica Syon nella Scuola Canonica di Vercelli ed è descritto come un giovane di ingegno acutissimo di buona indole e di aspetto sorridente.

Campertogno in Valsesia, luogo di primo insediamento dei dolciniani
Campertogno in Valsesia, luogo di primo insediamento dei dolciniani

I cronisti dell’epoca dicono che il giovane Dolcino deve fuggire da Vercelli perché accusato di furto. Gli anni della sua fuga sono però anche gli anni dal 1280 al 1290 “che vedono il braccio di ferro tra il vescovo Aimone di Challant, sostenuto dalla parte guelfa, e il gruppo ghibellino fomentato da Ottone Visconti" per cui la sua fuga potrebbe esse dovuta a ragioni politiche, cioè al prevalere della fazione guelfa su quella ghibellina cui apparteneva la famiglia.

Negli anni successivi alla sua fuga (1280-1285) Dolcino si trova nel Bolognese ed è in quegli anni che probabilmente viene in contatto con Gerardo Segalelli cui ispira la sua predicazione.

Segalelli nel 1260 aveva chiesto la sua ammissione tra i frati minori nel convento francescano di Parma. Negatagli l’ammissione, vende orto e casa, da i soldi ai poveri sull’esempio di San Francesco e inizia una vita itinerante basata sull’imitazione di Cristo e sulla povertà assoluta, dando vita al movimento dei “Fratelli Apostolici”.

Inizialmente tollerati dalla Chiesa, i guai per gli Apostolici iniziano con il Concilio di Lione del 1274 e la sconfessione degli ordini religiosi non autorizzati imponendo a quelli sorti dopo il 1215 di confluire in quelli già esistenti, cosa che gli Apostolici rifiutarono di fare avviandosi su un percorso di ereticazione.

Cippo dolciniano alla base del Monte Rubello
Cippo dolciniano alla base del Monte Rubello

Nel 1286 con la Bolla Olim Felicis recordationins OnorioIV imponeva alla autorità ecclesiastiche di incarcerare gli Apostolici che si rifiutavano di aderire ad un ordine riconosciuto. Segalelli condannato all’ergastolo nel 1294, riesce a fuggire da Parma mentre altri quattro suoi seguaci, due uomini e due donne, finiscono sul rogo.

Venutogli meno l’appoggio del Vescovo di Parma Obizzo Sanvitale, nel 1300 anche Gherardo sarà condannato a morte e il 18 luglio verrà mandato al rogo.

Tra gli Apostolici che non si disperdono dopo l’esecuzione del loro leader, si mette presto in luce Fra Dolcino che, sin dal 1291 ne continua la predicazione in varie località dell’Italia centro-settentrionale.

Gli Apostolici predicavano la penitenza perché sarebbe arrivato il regno dei cieli, esortando alla rinuncia e alla povertà.

Il Monte Rubello e il santuario di S. Bernardo da Mentone
Il Monte Rubello e il santuario di S. Bernardo da Mentone

Dolcino distingue quattro età della vita del Popolo: la prima quella dell’antico testamento, la seconda quella di Cristo, la terza quella della Chiesa di Costantino e papa Silvestro alla cui morte iniziò la corruzione della Chiesa, la quarta quella di Segalelli e degli Apostolici che durerà fino alla fine del mondo e in cui il papa e i chierici corrotti saranno sterminati dall’imperatore prescelto da lui identificato in Federico re di Sicilia e figlio di Pietro d’Aragona. Profetizza che nel 1304 sarebbe stato incoronato imperatore Federico re di Sicilia che avrebbe colpito il nuovo il papa cattivo e i chierici che avranno perdurato nella loro malizia.

Dolcino citando il profeta Abdia profetizza che sul monte di Syon ci sarà salvezza e per Dolcino il Monte Syon era la parete Calva tra Novara e Vercelli.

Inseguiti dall’inquisizione Dolcino e i suoi seguaci iniziano una marcia per l’italia settentrionale che li porterà in Piemonte prima in Valsesia poi nel Biellese.

Durante la marcia a Dolcino si uniscono uomini e donne di varie provenienze.

Palazzo d’Adda a Varallo
Palazzo d’Adda a Varallo

I motivi di questa fuga in Piemonte sono molteplici indubbiamente perché quelli erano i suoi luoghi e li sapeva dove nascondersi e i tempi delle sue profezie si stavano avvicinando.

Secondo alcuni studiosi Dolcino sarebbe andato in Valsesia perché da lì intendeva fuggire in Francia o per unirsi alle comunità Valdesi del sud ovest del Piemonte, secondo altri sarebbe andato in Valsesia con l’appoggio di Matteo Visconti, anch’egli in odore di eresia.

Giunti in Val Sesia nel 1304 i dolciniani si insediarono dapprima nella parte bassa della valle tra Gattinara e Serravalle, in località Piano di Cordova. Nelle cronaca dell’Anonimo sincrono gli Apostolici dolciniani sono chiamati “Gazzaros”, nome con cui all’epoca si indicavano anche i Catari, e così sono conosciuti nelle valli piemontesi dove sono spesso chiamati “Gazzari” o “Gazzeri”, termine che potrebbe derivare dal tedesco ketzer, eretici.

La situazione politica della zona quando arrivarono gli apostolici è piuttosto confusa e precaria.

Palazzo d’Adda a Varallo, scorcio del complesso monumentale
Palazzo d’Adda a Varallo, scorcio del complesso monumentale

I feudatari di Gattinara, gli Arborio che governavano la città in nome del vescovo di Vercelli, erano da poco stati scacciati dalla popolazione.

La Valsesia con il trattato di Gozzano del 1275 si era assicurata una quasi totale autonomia.

"In pratica con questo trattato vengono revocati tutti i diritti precedenti dei conti di Biandrate sui valsesiani, tutti gli oneri e le obbligazioni vere o presunte, i castelli possono restare come sono, mentre minimi obblighi vengono trasferiti al comune di Novara."

I conti di Biandrate conservavano in Valsesia solo pochi castelli, ma conducevano contro i comuni della valle continue incursioni e rapine e quest’ultimi erano costretti a chiedere aiuto ai novaresi. Dolcino in questa situazione vede accrescere il numero dei suoi seguaci aggregando secondo Benvenuto da Imola altre tremila persone tra cui anche ricchi e nobili. A Dolcino si unirono, Apostolici provenienti da altre parti d’Italia tra cui il figlio o nipote di Gherardo Simonelli, oltre probabilmente a diversi Valsesiani.

La Parete Calva culminante con il Pian dei Gazzarri
La Parete Calva culminante con il Pian dei Gazzarri

Dopo quattro mesi sotto l’incalzare dell’Inquisizione e delle truppe vescovili, i dolciniani si spinsero più in su nella valle, nei possedimenti di un ricco agricoltore, di nome Milano Sola, di Campertogno, un paese pochi chilometri prima di Alagna, dove dimorarono parecchi mesi.

Da lì non sentendosi più sicuri si spostarono, portando con se Milano Sola e molte altre persone di Campertogno, sulle pendici del monte Balma ed infine nell’estate del 1305, in 1500, si trasferirono in Val Rassa, vicino a Quare, su una montagna denominata Parete Calva a 1600 metri d’Altitudine a una ventina di chilometri da Varallo.

L’inverno successivo fu particolarmente freddo e tutte le valli soffrirono di una brutta carestia. Per i dolciniani divenne particolarmente difficile procacciarsi i rifornimenti necessari.

Dalla Parete Calva Dolcino spedi la sua terza lettera, con la quale invitava tutti i fedeli di Cristo a raggiungerlo ed ad unirsi alla lotta. La carestia stremò i dolciniani che “arrivarono a tale fame e penuria che mangiavano le carni dei cavalli e dei cani e altre bestie e, si racconta, addirittura il fieno cotto.

Graffiti dolciniani a Pian dei Gazzarri
Graffiti dolciniani a Pian dei Gazzarri

Sul finire dell’inverno del 1306 lasciati i feriti e i malati Dolcino decise di rompere l’assedio con una marcia attraverso montagne e passi innevati fino alla loro nuova roccaforte nel Biellese, il monte Zebello che venne poi chiamato Rubello perché occupato dai ribelli che ne iniziarono subito la fortificazione in vista del prevedibile assedio.

L’alta valle “ di fronte a una spedizione militare degli antichi avversari sul territorio valsesiano, reagisce e si oppone per difendere gli Apostolici qui giunti, e insieme a essi l’autonomia conquistata nel 1275.”

La reazione dei montanari coglie impreparate le forze “cattoliche” che si aspettavano secondo Monzese di dover fronteggiare poco più di un centinaio di Apostolici, Nell’estate del 1306 si tenne una conferenza tra le autorità militari, civili ed ecclesiastiche della zona, mentre papa Clemente V inviava tre bolle indirizzate a Lodovico di Savoia, agli inquisitori Lombardi e all’arcivescovo di Milano affinché portassero aiuto ai vercellesi e novaresi.

Questa volta le truppe crociate che mossero contro Dolcino non provenivano solo dal Piemonte e dalla Lombardia ma anche dalla Savoia, dalla Provenza e dalla Francia, mentre il comando fu affidato al vescovo di Vercelli.

Lapide sul santuario di S. Bernardo, a ricordo della vittoria sull’eresia
Lapide sul santuario di S. Bernardo, a ricordo della vittoria sull’eresia

Lo scontro fu comunque lungo e cruento e non cessò nemmeno durante l’inverno sebbene la neve rallentasse le operazioni militari. Anche questa volta risultarono più fatali per i dolciniani la neve e la fame che gli eserciti della Chiesa. La battaglia finale tra le truppe crociate e i dolciniani ridotti ormai allo stremo, fu combattuta nel marzo del 1307.”Dopo un combattimento che durò quasi tutta la giornata , una gran parte di quei perfidi fu uccisa, ed anche molti cristiani morirono… Lo stesso giorno , il 13 marzo dell’anno del Signore 1307, dopo lunga battaglia e molte fatiche, fra’ Dolcino eresiarca in persona fu preso sopra il monte Triero con una certa Margherita di Trento sua compagna e un certo Longino da Bergamo”.

I prigionieri furono consegnati al vescovo di Vercelli, Raniero, in attesa che il papa decidesse la loro sorte.

Il verdetto di Clemente V fu che non meritavano alcuna pietà o perdono e furono consegnati al braccio secolare.

La mattina del primo giugno 1307 dopo aver subito indicibili torture senza mai emettere lamenti , Dolcino fu bruciato sul Rogo di Vercelli, e con lui anche Margherita, Longino fu giustiziato invece a Biella.

Chiesa di S. Maria delle Grazie a Varallo
Chiesa di S. Maria delle Grazie a Varallo

Sul Monte Rubello per il centenario della sconfitta di Doclino fu edificato l’oratorio di San Bernardo, e il pellegrinaggio all’oratorio continuò per secoli fino al 1789 quando fu sospeso per poi essere ripristinato dopo il 1815 con la restaurazione e nel 1839 venne edificato un santuario in luogo della vecchia cappella.

Le celebrazioni della sconfitta di Dolcino non ebbero però nel corso dell’800 vita facile nel 1848 fu di nuovo sospesa per essere riprese nel 1861.

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Testo e foto di Gian Vittorio Avondo.


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