I Catari di Monforte
Quello dei Catari è un movimento che si sviluppa nel XI e XIII secolo in Europa, a differenza degli altri movimenti ereticali del medioevo che nascono in seno alla Chiesa Romana (Patarini, Valdesi, Umiliati, Apostolici), e solo successivamente giungono ad una radicalizzazione ed una rottura con essa e vengono bollati come eretici, i Catari sono visti da subito e da subito si considerano come un corpo estraneo alla Chiesa Cattolica.
Rispetto ai movimenti pauperistico-evangelici che furono un riferimento soprattutto per i ceti subalterni della società, il catarismo ebbe un’espansione socialmente più verticale.
Un elemento primario ed esclusivo dei Catari è la presenza nella loro dottrina di elementi che derivavano dal pensiero dualistico orientale.
I Catari credevano nell’esistenza di due principi motori dell’universo, Dio e il Demonio, lo spirito e la materia in contrasto insanabile tra di loro.
L’esistenza di stretti legami con il movimento dei Bogomili è testimoniata dalle “ missioni in Italia di Niceta, rappresentante del radicalismo dualistico di Costantinopoli, e di Petracius, così come i pellegrinaggi di diversi alti esponenti del catarismo italiano (Giudeo, Caratto, Nazario) in Bulgaria, alla ricerca di una investitura qualificante nella culla stessa del loro credo..”

Piazza Mazzini a Chieri con il Palazzo Mercadillo, ove si accendevano i roghi dell’Inquisizione
L’episodio storico che meglio testimonia l’importanza dei rapporti fra Bogomili e Catari, è il cosiddetto “concilio cataro” che si tenne nel 1167 a Saint Felix de Caraman (Francia), oggi Saint Felix Lauragais, nel castello di Guilhem, signore del luogo.
L’origine orientale è suggerita anche dall’etimologia del termine Catari che deriva dal greco càtharos che significa “ puro”.
In Europa i Catari erano conosciuti anche come Albigesi dal nome della città francese Albi che era uno dei loro centri più importanti. Il dualismo cataro si esprime in due visioni sull’origine del genere umano, una più moderata e l’altra più radicale, che va detto non arriveranno mai ad una “sistemazione dogmatica universalmente riconosciuta”.
La prima, basata sulle idee dei Bogomili vede Satana, precipitato nel mondo della materia assieme agli angeli ribelli, dare forma a creature umane inerti, ottenendo da Dio di animarle mediante gli angeli ribelli.
Cristo è un angelo di Dio inviato sulla terra che mostrerà agli uomini come evadere dalla materia attraverso una vita di penitenza e distacco dal mondo.

La chiesa abbaziale del convento di S. Domenico a Chieri, sede degli inquisitori domenicani
La seconda, che risente forse dell’influenza dei Pauliciani, vede Satana come il creatore malvagio di questo mondo in antitesi con il Dio buono del cielo.
Satana in questa visione seduce gli Angeli attirandoli sulla terra e imprigionandoli nella materia. Anche in questa visione Cristo è un angelo inviato da Dio “per svelare la via della salvazione agli uomini, gli angeli altrimenti vincolati all’inferno materiale.”
L’organizzazione dei Catari si basava su chiese al cui vertice vi era un vescovo coadiuvato, nell’attività sacramentale e pastorale, da un figlio maggiore e da un figlio minore e da diversi diaconi.
I seguaci delle chiese catare si dividevano in Perfecti e Credentes.
I primi dovevano realizzare un atteggiamento di ascesi e di distacco dal mondo, che implicava tra le altre cose la rinuncia al matrimonio e l’astensione dai cibi di origine animale, i secondi erano comuni praticanti, che ancora ricercavano la perfezione, e non erano pertanto tenuti a questi obblighi di astinenza.

Interno della chiesa abbaziale di S. Domenico a Chieri
I loro riti prevedevano:
il Consolamentum con cui si attua l’unione di corpo e anima in una sola entità, ed era amministrato in due circostanze: ai Credenti che diventavano Perfetti e ai Credenti in punto di morte.
l’Endura, l’astinenza totale per tre giorni anche dal cibo e dall’acqua che praticato in alcuni casi dopo aver ricevuto il Consalmentum in punto di morte portava al decesso del morente.
il Melioramentum, con cui i credenti salutano i perfetti chiedendo e ottenendo la loro benedizione e quella di Dio
il Servicium, una forma di confessione collettiva

Monforte d’Alba, luogo storico di insediamento cataro
Comunità catare sono presenti in diverse zone dell’Europa occidentale del XII secolo: nel mezzogiorno e nel nord della Francia, nella Spagna orientale, nell’Italia centro settentrionale, in Borgogna, in Fiandra e in Renania.
Rispetto ai movimenti pauperistico-evangelici che furono un riferimento soprattutto per i ceti subalterni della società, il catarismo ebbe un’espansione socialmente più verticale.
Il riconoscimento del lavoro come valore e l’accettazione del principio del tasso d’interesse nella religione catara ne agevola infatti l’apprezzamento da parte della nascente borghesia di queste regioni. Mentre il fatto che la Chiesa Catara non chieda soldi, offrendo sostanzialmente gli stessi servizi di quella Cattolica, fa sì che in regioni come la Linguadoca, dove il principio del versamento delle decime alla Chiesa non era mai stato accettato, abbia anche il sostegno della nobiltà.
L’eresia catara, in Linguadoca, inserendosi in un ambiente economico e culturale particolarmente attivo e vivace, finisce da un lato con l’acquisire un ruolo egemonico sul piano religioso e dall’altro con il contribuire alla formazione di una nascente identità nazionale occitana.
Le crociate contro i catari della Linguadoca del XIII secolo furono dirette da un lato a contrastare la loro potenziale egemonia sul piano religioso, dall’altro a bloccare le spinte indipendentiste di questa zona sul piano politico ed istituzionale .

Monforte d’Alba, panorama del borgo medievale
Dopo le crociate in Linguadoca tra il 1209 e il 1229 la zona di maggior diffusione dei catari diventò la pianura padana, dove alla metà del XIII si considerano presenti più di duemila “perfetti” a fronte dei quattromila presenti in tutto il mondo, numero assai elevato se si considera che a dieci anni dalla fondazione dell’ordine si contavano poco più di tremila frati Minori.
In Piemonte intorno al 1028, quindi in un epoca precedente non solo all’istituzione dell’Inquisizione ma anche alla “riforma Gregoriana”, si ha notizia della repressione degli eretici di Monforte.
Un cronista contemporanei riferisce gli avvenimenti. Si tratta del monaco francese Rodolfo il Glabro, autore di cinque libri di storia dei suoi tempi. La cronaca di Rodolfo parla di un castello vocabatur mons videlicet fortis abitato anche da nobili in cui si praticava l’eresia. La cronaca dice che il castello si trovava nella diocesi di Asti, e che i primi attacchi agli eretici erano stati portati dal Vescovo di Asti Alrico e da suo fratello il marchese Manfredo. Sull’eresia praticata a Monforte, Rodolfo è piuttosto vago, in quanto dice solo che essi adoravano gli idoli come i pagani e celebravano falsi sacrifici come i giudei.
Un secondo cronista è Landolfo Seniore autore racconta di come l’arcivescovo di Milano Ariberto di Intiminiano giunto a Torino durante un viaggio nelle diocesi suffraganee di S. Ambrogio ebbe notizia di una eresia praticata in un castello sopra una località denominata Monforte, L’arcivescovo convocò un esponente della setta tal Gerardo e lo sottopose ad un interrogatorio di cui Landolfo dà un ampio resoconto, tanto da far pensare che fosse egli stesso presente all’inquisizione o abbia avuto accesso ai verbali dell’interrogatorio.
Inizialmente Gerardo, dopo aver reso grazie al Padre al Figlio e allo Spirito Santo, cercò di esporre i costumi e le credenze della comunità in una forma non palesemente in contrasto con la religione Cattolica. Disse che lui e i suoi fratelli stimavano sopra ogni cosa la verginità e che praticano la castità. Coloro che sono sposati trattano le mogli come madri e sorelle e non avevano con loro rapporti carnali. Non mangiavano mai carne e praticavano digiuni e i loro superiori maiores pregano a turno in continuazione. Avevano tutte le loro proprietà in comune.

Monforte d’Alba, scorcio dell’antico abitato sommitale
Nessuno finisce la vita senza tormento onde poter evitare gli eterni tormenti. Sul perché prendessero moglie se poi non intendevano procreare, Gerardo rispose che non era necessario aver rapporti carnali per procreare, che potrebbe essere Dio stesso a far nascere gli uomini sine coitu. Credevano nel Padre nel Figlio e nello Spirito Santo e di poter essere legati e sciolti da coloro che avevano il potere per farlo.
Riguardo l’assoluzione dei peccati Gerardo dice che avevano un loro pontefice che visita i loro fratelli dispersi per tutta orbem terrarum e quando Dio gli inviava questo pontefice venivano perdonati i loro peccati. Per quanto riguarda il finire la vita tra i tormenti Gerardo spiegò che i membri della setta prima di rendere l’anima erano uccisi dai loro fratelli proximus noster.
In conseguenza di queste affermazioni Ariberto inviò una spedizione militare a Monforte dove cattura tutti gli eretici che riesce a trovare tra cui anche la contessa del Castello comitissam castri. L’arcivescovo condusse i prigionieri a Milano, affidandoli ai suoi sacerdoti per cercare di ricondurli nell’alveo della dottrina cattolica. Secondo Landolfo non vennero usati nei confronti degli eretici metodi coercitivi, tant’è che erano liberi di circolare per Milano, dove cercavano di diffondere il loro credo facendo proselitismo tra i ceti meno abbienti. Di questi molti abiurarono, altri furono condannati a morire sul rogo.
A Monforte d’Alba il castello era probabilmente situato sulla spianata sommitale del Paese in prossimità dell’attuale auditorium e dell’attuale piazza della Chiesa Vecchia.
Per quanto riguarda il luogo del rogo di Milano alcuni studiosi ritengono possibile far coincidere il luogo del supplizio con quello dove nel XIII secolo fu edificata dagli Umiliati la Chiesa di S. Pietro in Monforte, cioè nel luogo dell’attuale Palazzo Diotti sede della Prefettura di Milano.
©PIEMONTESACRO.IT. Tutti i diritti riservati.
Testo e foto di Gian Vittorio Avondo.
Ciao,
mi chiamo Stefano.
Piemonte Sacro è la mia passione dal 2001.
AIUTA il progetto Piemonte Sacro a crescere
DONA SOLO 2 euro! Te ne sarò GRATO .



