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La chiesa parrocchiale di d’Elva (Cn)

Località La chiesa parrocchiale di d’Elva (Cn)
Tipologia Cappelle campestri ed ex voto
Testi & Ricerca Gian Vittorio Avondo

Accesso: Da Torino a Saluzzo con la A 6 fino a Carmagnola e di qui lungo la S.R. 20 toccando Racconigi (importante castello-residenza sabaudo) e Cavallermaggiore. Dalla città subalpina si prosegue lungo la SP 589 in direzione Cuneo, superano Manta e Verzuolo. All’uscita di quest’ultimo paese, sulla destra, si entra nella SP 8 della val Varaita, procedendo fino a Sampeyre. Dal centro di questo paese, capoluogo della valle, anziché proseguire verso l’alta val Varaita, si volge a sinistra (indicazioni “Colle di Sampeyre”) e si scende ad attraversare il Varaita, per risalire poi il boscoso versante destro orografico della valle, per una bella strada asfaltata che, dopo aver fiancheggiato il grazioso abitato di S. Anna, prosegue fino al Colle di Sampeyre 2284 m. Passati sul versante opposto si scende per pochi km, fino ad incontrare lo splendido abitato di Serre d’Elva (km 134 da Torino).

Parrocchiale
Parrocchiale

Adagiati in un’enclave compreso tra le valli Maira e Varaita i villaggi di Elva rappresentano, proprio perché isolati e lontani dalle grandi vie di comunicazione, una tipologia culturale occitana tutt’oggi perfettamente conservata. Essi (Serre, Goria, Isaia e Mattalia, compresi tra i 1600 ed i 1800 m), infatti, fino ai nostri giorni le abitazioni non hanno ancora avuto a patire le ristrutturazioni selvagge che hanno caratterizzato molti altri abitati delle nostre vallate e soprattutto sono state conservate, dai pochi abitanti ancora residente nel luogo, molte quelle usanze che caratterizzavano la vita di un tempo tra queste montagne. Ecco che quindi il turista più o meno consapevole che giunge in una delle borgate che compongono il Comune ed in particolare a Serre, che ne costituisce il capoluogo, non potranno sfuggire le numerose particolarità di carattere etnografico, storico, ambientale o architettonico che le caratterizzano: case sorrette da colonne a sezione circolare (esclusivamente tipiche delle valli Grana, Maira e Varaita), affreschi naif raffiguranti figure del pantheon religioso, vecchie strutture comuni quali forni e fontane di pregevole fattura. Ciò che, attraverso gli anni, ha contribuito a rendere Elva ed in specifico del suo capoluogo, meta turistica assai frequentata, tuttavia, non sono state soltanto queste emergenze di carattere etno-antropologico, paesaggistico e ambientale. Sono stati soprattutto gli splendidi affreschi quattrocenteschi, perfettamente conservati nel presbiterio della parrocchiale di Serre, dedicata al culto di S. Maria Assunta. Attribuiti fino agli anni ’80 del ‘900 ad un non meglio specificato Maestro d’Elva, queste pitture occupano le tre pareti dell’abside e la volta a vela del medesimo. Comparando gli affreschi di Elva con quelli presenti in molti altri luoghi di culto della val Maira e più in generale del Saluzzese (duomo e Casa Cavassa di Saluzzo, parrocchiali di Celle di Macra e Bernezzo), sul finire del XX secolo si giunse ad attribuire queste opere ad Hans Clemer nato in Piccardia (alcuni però sostengono in Fiandra) nel 1480 e morto in Piemonte tra il 1509 ed il 1512. Questo pittore, attivo per lungo tempo in Provenza, si spostò tra le nostre montagne sul finire del ‘400, operando per alcuni anni alla corte marchesale di Ludovico II di Saluzzo. La visita alle pitture di Elva può cominciare dalla volta del presbiterio ove, in ognuno dei 4 spicchi, sono raffigurati, seduti su scranni in legno, un dottore della Chiesa ed un evangelista. Se per i 4 evangelisti non vi sono problemi di identificazione in quanto ciascuno è contrassegnato dal proprio tradizionale attributo (angelo per Matteo, aquila per Giovanni, bue per Luca e leone per Marco), un pochino più difficile risulta identificare i dottori della chiesa. Tra di essi, infatti si riconoscono con facilità dall’abbigliamento cardinalizio: papa Gregorio e san Gerolamo (autore della “vulgata”, ovvero della traduzione latina della Bibbia), gli altri due risultano essere Agostino ed Ambrogio, che però, essendo entrambi parati con abiti vescovili, possono essere distinti tra loro con estrema difficoltà.

Parrocchiale Chlemer Crocifissione
Parrocchiale Chlemer Crocifissione

Sulle pareti di destra e di sinistra del presbiterio sono dipinte, in 14 riquadri, le Storie di Maria e le Storie dell’infanzia di Cristo. I diversi riquadri, 7 a destra e 7 a sinistra, sono posti in sequenza e, iniziando dalla lunetta di destra, sviluppano le tappe più significative della vita della Vergine (nascita, presentazione al tempio, nozze, annunciazione, morte ecc.) e della sua prima maternità (natività, adorazione dei Magi, fuga in Egitto, Strage degli innocenti….).

Parrocchiale Evangelisti
Parrocchiale Evangelisti

Sulla parete di fondo dell’abside, infine, è rappresentata una intensa e drammatica crocifissione, di attribuzione dubbia, data la chiara influenza sull’affresco di Martino Spanzotti, pittore attivo in Piemonte tra la seconda metà del ‘400 ed il 1528. L’affresco si rivela estremamente coreografico, data il gran numero di personaggi che lo popolano e la policromia dovuta agli abiti di colori e fogge diverse. La scena è dominata dai tre crocifissi, colti nell’attimo del loro trapasso, con i due ladroni intenti a rendere l’anima a Dio ed a Satana; anime rispettivamente raccolte da un angelo e da un demone. Interessante, ai piedi delle croci, una turba di personaggi curiosamente paludati in abiti di chiara foggia medievale, e quindi non corrispondente al periodo storico in cui la crocefissione, effettivamente avvenne.

Parrocchiale Evangelisti
Parrocchiale Evangelisti

Oltre per i preziosi affreschi di Hans Clemer, Elva è famosa per l’attività che vi svolgevano un tempo i suoi abitanti: quella di Cavié (capellai), ovvero di rivenditori di capelli femminili, acquistati dalle contadine dei villaggi delle valli piemontesi, utilizzati nella fabbricazione di parrucche. Questa attività è oggi ricordata in un museo, allestito recentemente nel capoluogo del Comune, conosciuto come “Museo Pels”. La parola "pels" in occitano, significa "capelli": e il Museo dei Pels allestito ad Elva, in vai Maira, vuole ricordare un’antica attività degli abitanti locali, quella di raccoglitori e rivenditori di capelli, detti localmente pelassier o cavie II museo è allestito, nel capoluogo del comune, nella splendida Casa della Meridiana, così detta per i due quadranti solari che campeggiano sulla sua facciata, e raccoglie oggetti, documenti e testimonianze relativi al lavoro dei capellai, che fu praticato da un gran numero di valligiani locali tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento. I "cavie" nel periodo dell’anno in cui non si poteva lavorare la terra, ovvero tra la fine d’agosto e la fine di aprile, lasciavano il paese per girare le campagne del Piemonte, in cerca di capigliature femminili da acquistare per la produzione di parrucche I capelli venivano selezionati, lavati e ordinati per colore e lunghezza, per essere poi rivenduti ai fabbricanti di parrucche di tutto il mondo: le chiome dei "cavie" di Elva erano le più conosciute e apprezzate dai fabbricanti a livello mondiale. Presso il museo sono ricostruite, con l’ausilio di alcuni diorami, le diverse fasi di questa particolare lavorazione, recuperando le origini e le vicissitudini di questo curioso mestiere

Parrocchiale Evangelisti
Parrocchiale Evangelisti

Parrocchiale Lunetta Ingresso
Parrocchiale Lunetta Ingresso

Parrocchiale Lunetta Ingresso
Parrocchiale Lunetta Ingresso

Parrocchiale Storie Della Madonna
Parrocchiale Storie Della Madonna

Parrocchiale
Parrocchiale

Parrocchiale Storie Della Madonna
Parrocchiale Storie Della Madonna

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Testo e foto di Gian Vittorio Avondo.


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