Dottrina cattolica - Ira

L’Ira ha una doppia anima perché le cause scatenanti possono essere lecite oppure immotivate.
Nell’Antico testamento l’Ira di Dio si abbatte sugli uomini per correggere comportamenti contrari alle regole divine e la punizione è decisa e devastante per chi non si redime e non corregge la propria condotta immorale.
Nei Vangeli leggiamo di Gesù che, fatta una sferza di cordicelle, con ira caccia i mercanti di animali dal Tempio e rovescia i tavoli del cambiavalute per riportare rispetto alla casa del Padre divenuto luogo di merce di scambio commettendo sacrilegio.
Queste immagini si contrappongono alla visione di un Dio buono e misericordioso e di Gesù conosciuto come persona mite e magnanima, ma tali azioni colleriche non sono in contrasto con il Loro operato perché sono condotte con lo zelo di chi vuole salvare l’uomo e condurlo sulla retta via.
Insegnare non è facile e la permissività non giova, lo sanno bene i genitori che hanno il compito di educare i propri figli che amano più di ogni altra cosa. Con la permissività e l’accondiscendenza il figlio è portato ad agire come se tutto fosse lecito, perché non esiste il castigo ed esiste sempre il perdono incondizionato del genitore. Tale condotta non è educare e un animo forte si forgia con la disciplina e la rinuncia. Il genitore deve insegnare il rispetto delle leggi terrene e di quelle celesti, l’amore verso il prossimo e verso tutto il creato e se il figlio ripetutamente agisce diversamente, anche dopo i miti rimbrotti dei genitori, allora il rimprovero acceso e il castigo sono un mezzo di correzione che non toglieranno l’amore che il genitore prova per il figlio e il figlio sentirà che il rimprovero e il castigo sono stati dati per il suo bene e non perderà l’amore per i genitori.
L’ira diventa vizio quando si annida nel cuore della persona facendola diventare irascibile contro chiunque e per qualsiasi motivo, scatenando una violenza cieca sia verbale che materiale contro persone, animali o cose.
L’ira irrazionale rovina i rapporti e porta alla solitudine, rovina la salute e può portare ad una morte precoce. La violenza contro gli altri è una violenza contro sé stesso ed è innescata da problemi non risolti verso persone che magari sono lontane ma verso cui il rancore è rimasto ed ogni giorno si rimugina sui torti subiti. Tale rancore è riversato su colleghi, famigliari, estranei e l’innesco può essere un fatto banale e insignificante che il rancore represso ingigantisce e vede come valvola di sfogo.
Occorre saper gestire la rabbia e un buon metodo è quello di non isolarsi e non rimuginare sui torti subiti, perché ogni giorno si torna a vivere una nuova vita e tutto può cambiare in meglio. Bisogna perdonare e andare avanti per il proprio bene e per chi ci sta vicino.


Stefano Bonelli 30/07/2019





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