Il complesso monumentale di Santa Croce e Tutti i Santi a Bosco Marengo



Accesso: Il paese si raggiunge da Torino, lungo la Autostrada A 21 Torino – Piacenza ed uscendo al casello di Alessandria. Di qui si segue la S.S. 10, che in questo tratto prende il nome di via Genova e che attraversa il Ponte sul Bormida per raggiungere Spinetta Marengo. Da Spinetta, in breve a Bosco Marengo, passando per l'abitato di Frugarolo; il complesso si trova nella campagna tra questi due ultimi abitati (Km 112 da Torino).

Complesso Santa Croce e Tuttii Santi a Bosco Marengo
Complesso Santa Croce e Tuttii Santi a Bosco Marengo

Per quanto posizionata nella grande pianura alessandrina, in un luogo di per sé non molto attraente dal punto di vista paesaggistico, questo complesso abbaziale merita una visita per l'importanza storica ed artistica che riveste. Esso, infatti, per quanto isolato nelle campagne, rappresenta il primo luogo in Europa in cui trovarono applicazione le tesi della Contro-Riforma. Non per nulla l'abbazia fu costruita per ospitare i monaci dell'ordine Domenicano che, assieme alla Compagnia di Gesù, erano incaricati della repressione dell'eresia.
Il complesso, intitolato alla S. Croce ed Ognissanti, fu voluto fortemente da Pio V, ovvero Michele Ghisleri, nativo di Bosco Marengo, inquisitore, fustigatore di costumi, nemico della corruzione, salito al soglio pontificio nel 1566 e rimastovi per soli 6 anni durante i quali, però, ebbe tempo di promuovere e favorire la sconfitta turca di Lepanto nel 1571, che ebbe il merito di arrestare, almeno temporaneamente, l'espansionismo ottomano in Europa. L'abbazia sorse a seguito della promulgazione della bolla Praeclarum quidem opus il 22 luglio 1566 e fu progettata da fra Ignazio Danti e Martino Longhi.
La grande struttura è uno dei più alti esempi di architettura rinascimentale successiva al Concilio di Trento e comprende la chiesa, due chiostri, il refettorio e la biblioteca a tre navate e svariati altri ambienti.
Pio V, con la costruzione di questa abbazia, intendeva favorire, attorno ad essa l'unificazione dei due centri di Frugarolo e Bosco Marengo in un solo grande nucleo urbano che comprendesse al suo centro la struttura.
la costruzione del grande convento fu portata a termine negli ultimissimi anni del XVI sec. e fu seguita, nel secolo successivo, da numerosi interventi di ampliamento e restauro, che non ne mutarono i caratteri originari. Dotato di terre e di rendite, il convento, che disponeva addirittura di una grande peschiera per l'allevamento di pesci, era del tutto autosufficiente. In una grande erboristeria interna i monaci producevano farmaci, liquori ed infusi che venivano commercializzati.
Tra gli ospiti dell'abbazia vanno ricordati: l’infanta di Spagna Margherita, figlia di Filippo IV, diretta in Austria per il suo matrimonio con l’imperatore Leopoldo, che vi si fermò nel 1666 con la sua corte, Napoleone, che vi rimase per qualche giorno nel 1796 durante la prima campagna d'Italia (e non nella seconda, quando si combatté la battaglia di Marengo), Carlo Alberto ed il figlio Vittorio Emanuele (poi Vittorio Emanuele II) nel 1846.
Soppresso nel 1802 dai francesi e poi ancora nel 1860, dopo breve ripresa, il convento divenne ospedale oftalmico, deposito militare e fino al 1989, addirittura rifortmatorio.
La chiesa, sicuramente la parte artisticamente più interessante dell'abbazia, si presenta all'esterno con una grande facciata ripartita in tre settori (quelli che all'interno formeranno tre navi) tipicamente rinascimentale e di foggia bramantina, dominata al centro da un grande portale affiancato da colonne in marmo e sovrastato da una grande ghimberga. Al centro, nella sezione superiore della facciata, le insegne di Pio V che ne fu, come detto, il committente.
All’interno, a tre navate lungo due delle quali si affacciano numerose cappelle: ciclo di grandi tele di Giorgio Vasari, uno tra i massimi interpreti della pittura rinascimentale, nonchè biografo di numerosi artisti del medio-evo, cenotafio del pontefice (che non vi fu mai sepolto) di Giannantonio Buzzi, coro ligneo di Angelo Marini il Siciliano e Giovanni Gargioli, opere pittoriche di Morandini, Cossali, Moncalvo, Preda, Tencala e Morazzone. Inoltre va ricordato un grande organo del XVI secolo (uno dei pochi in Italia risalenti a quest’epoca). Nel convento, invece, bisognerà ricordare la sala capitolare, il chiostro, la biblioteca, poi attrezzata come cappella.



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Testo e foto di Gian Vittorio Avondo. Pubblicato il 24.01.2020









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