Santuario Santa Rita - TORINO (TO)

Santa Rita
TORINO (TO)

Il santuario fu costruito in quella che un tempo era la barriera di Orbassano, alla periferia sud-ovest della città. Ora vi sorge un quartiere densamente popolato che ha preso il nome dal santuario stesso che domina l'omonima piazza.

Nome completo: Santa Rita da Cascia

Il sacerdote cui si deve la fondazione del santuario, don Baloire, trascorse nel 1916 un periodo presso l'ospedale militare per partire poi per il Carso. Ebbe così modo di conoscere la situazione dei dintorni e la precaria assistenza religiosa degli abitanti delle cascine e delle case operaie. Quando nel 1919 fu congedato, fu mandato come vicecurato nella parrocchia di San Secondo a Torino. In questa chiesa vi era un altare dedicato alla santa umbra e la devozione popolare aveva fatto nascere la Compagnia dei Devoti di Santa Rita. Fu così che a don Baloire venne l'idea di erigere una nuova chiesa, nella zona che conosceva bene fin dalla giovinezza, e di dedicarla a santa Rita.

Oggetti del culto
Quadro raffigurante santa Rita, opera del prof. Giovanni Crida, sostanzialmente identico a quello entrato in uso nel santuario nel 1928, tranne che per l'assenza dei due angeli a fianco della santa (che tra l'altro appare così più in rilievo), fu posto nel 1957 sull'altare maggiore del santuario.
Statua di santa Rita in argento alta 2,5 metri e pesante 200 Kg.: l'opera fu realizzata su bozzetto proposto dallo scultore prof. Luigi Aghemo con gli oggetti fusi offerti e raccolti tra i fedeli. Il 12 maggio 1935 l'opera fu portata per la prima volta per le vie del rione. Oggi, a causa del traffico molto intenso, la processione è stata sospesa e la statua è stata posta nella cappella all'ingresso del santuario. Quadro di santa Rita: la tela dipinta per l'occasione dal prof. Giovanni Crida, dono della signora Maddalena Neri e della figlia Consolatina, fu portata processionalmente su un carro trionfale per le vie torinesi il 15 aprile 1928, accompagnata da una folla imponente. Essa fu posta nella "Cappella Primitiva" o "Cappella delle Grazie", inaugurata con la benedizione pontificale di monsignor Pinardi. Di questa tela ne esiste una replica, dello stesso autore, posta nel 1957 sull'altar maggiore del santuario.

Ciclo di vita del Santuario (durata): dall'anno 1927 fino all'anno 1928
Il 6 maggio 1927 giunsero i primi operai alla barriera di Orbassano, in un campo dove ancora pascolavano le pecore. Subito si diede inizio ai lavori che procedettero febbrilmente, tanto che la cappella ormai conclusa poté ricevere, portato su un carro trionfale, il quadro di santa Rita proveniente dalla chiesa di San Secondo il 15 aprile 1928. Don Baloire, il fondatore, il giorno seguente celebrò la sua prima messa. La notevole affluenza di pellegrini mise subito in evidenza l'esigua capienza della cappella. Questo spinse don Baloire a procedere nella costruzione del santuario. I lavori iniziarono nella primavera del 1929 e si conclusero alla vigilia della festa di Santa Rita nel 1934.

La primitiva cappella delle Grazie è entrata ora a far parte del santuario. I lavori per l'edificazione di quest'ultimo iniziarono nel 1929 e terminarono nel 1957.

Altri eventi e dati cronologici rilevanti
I lavori per la costruzione del santuario iniziarono nella primavera del 1929 e si conclusero alla vigilia della festa di Santa Rita nel 1934. La chiesa si presentò in tutta la sua monumentale bellezza: era ampia e luminosa, ma il pavimento (compreso quello della "Cappella delle Grazie") era ancora in legno, le pareti e le colonne erano senza rivestimento, mancava l'altare maggiore, quelli laterali, i confessionali, i banchi, le vetrate e tutte le decorazioni. In quegli anni contribuirono a reperire i fondi necessari per sostenere i lavori la Compagnia dei Devoti e le Zelatrici ottenendo numerose e cospicue donazioni. Nel 1938 sì iniziò il rivestimento marmoreo interno e sui pilastri furono applicati preziosi mosaici. L'anno seguente fu la volta dell'altare maggiore e della decorazione della calotta absidale i cui lavori proseguirono anche durante la guerra e furono ultimati solo nel 1948. Nel 1940 si provvide a sistemare nelle navate laterali sei confessionali, quindi terminò l'arredamento della sacrestia. Durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, i sotterranei della chiesa offrirono rifugio a molti abitanti della zona: la notte dell'8 dicembre 1942, tre grosse bombe caddero fra il santuario e l'ospedale militare. Fu danneggiato il teatrino, furono infranti tutti i vetri e distrutto un tratto di muro sulla via Barletta, ma, fortunatamente, la struttura e le opere interne non furono coinvolte. Nella ricostruzione del muro, fu inserito un pilone votivo alla Madonna Consolata, protettrice di Torino, in memoria dello scampato pericolo. Con lo stesso intento fu eretto, dopo la guerra, l'altare a sinistra dell'altare maggiore, dedicato al Sacro Cuore, in cui oggi è custodito il Santissimo Sacramento. Furono quindi collocate le acquasantiere, l'organo, il pulpito e i lampadari. Al 1953 risale la posa in opera delle vetrate istoriate con episodi della vita della santa. L'11 maggio 1957 il nuovo santuario era pronto per la solenne consacrazione a opera del cardinale arcivescovo Maurilio Fossati. Nel 1990 è stato inaugurato il nuovo organo in sostituzione di quello originale, nella cui sede sono rimaste solo le canne anteriori. Il nuovo organo è stato installato nel lato sinistro del transetto, dopo la rimozione dell'altare di San Giuseppe. Nel 1993 sono stati avviati i lavori per rendere conforme il santuario alle nuove norme sia civili che conciliari, a cominciare dall'impianto elettrico. Nel 1996 è stato rimosso il pulpito, la cui base è stata utilizzata come mensa per la parola di Dio (sempre esposta e a disposizione di chi desidera leggerla al di fuori delle funzioni) accanto al pilastro a cui appoggiava il pulpito stesso; nell'anno successivo si sono ammodernati i confessionali salvaguardando la parte artistica degli stessi, ma apportando le modifiche necessarie alla nuova concezione del sacramento della riconciliazione; nel 1998 si è realizzata una galleria di transito che dall'ingresso di via Vernazza conduce direttamente al santuario, con lo scopo di salvaguardare il raccoglimento nella cappella delle Grazie soprattutto durante le celebrazioni. La balaustra, un tempo sistemata davanti all'altare maggiore, è stata spostata nei pressi dell'ingresso principale, onde delimitare la zona dedicata alla preghiera e al raccoglimento. Il vecchio altare maggiore costituisce ormai la parete su cui si appoggiano le sedie dei celebranti. La nuova mensa, così come l'ambone, sono stati realizzati con due blocchi di marmo greco; dello stesso materiale è pure il nuovo fonte battesimale, collocato davanti all'altare della Madonna Consolata.

Riconoscimenti ufficiali
Intorno agli anni Trenta, dovendo reperire i fondi necessari per la costruzione, furono molte le donazioni. Fra di esse è significativo un dono dei principi di Piemonte, Maria José e Umberto, espressione della loro devozione a santa Rita e del loro interessamento per il futuro santuario: un prezioso ostensorio eseguito dal Ravasco della Scuola "Beato Angelico" di Milano.

Tipologia Architettonica
Tra l'anno 1929 e l'anno 1957
Ingrandimento dell'originaria cappella delle Grazie che viene inglobata nell'attuale santuario. La chiesa si presenta al suo interno divisa in tre navate. La facciata del santuario, in stile neo-romanico, è dominata dal grandioso campanile acuto a cui si appoggiano, digradando, le due pareti laterali. Al centro si apre il grande portale di ingresso, a cui si accede per una breve scalinata; sulle due pareti laterali, i due ingressi secondari. L'esterno è tutto rivestito in pietra di Credaro. Le pareti interne dell'edificio sono rivestite di preziosi marmi con vivaci colorazioni.
Tipologie Architettoniche precedenti:
Tra l'anno 1927 e l'anno 1928
In origine don Bailore fece erigere una piccola cappella, dedicata alla Madonna delle Grazie, ove riporre la tela di santa Rita.

Altre notizie sulla struttura
Architetto Giulio Valotti: progetto del santuario. Valotti, salesiano, costruì in Torino e dintorni, oltre che in diverse città sparse in tutta Italia, circa una cinquantina di chiese, di oratori e di istituti salesiani.

Altri elementi notevoli nell'edificio del Santuario:
A sostegno della cupola sono posti solidi pilastri rivestiti da vent'otto mosaici, realizzati dal prof. Morgari, che raffigurano le virtù come strumenti necessari per arrivare a Dio: nel presbiterio sono rappresentate le virtù teologali e quelle cardinali, mentre sugli altri pilastri sono raffigurati i doni dello Spirito Santo e altre virtù. Impersonate da figure femminili con simboli che richiamano la virtù in questione, esse s'ispirano a fisionomie di abitanti delle zona che furono usate come modelle. / L'altare maggiore, prima delle modifiche portate a termine nel 1998, si appoggiava su un triplice ordine di gradini e su un basamento verde Issoria. Dietro l'altare s'innalza il baldacchino con quattro colonne in alabastro di Siena e la parte superiore, in botticino adorno di colonnine, archetti e fregi in alabastro e onice. Al centro fu posta nel 1940 una "Gloria di Angeli" in legno dorato dello scultore Giacomo Vincenzo Mussner di Ortisei, entro cui inserire un nuovo quadro di santa Rita, opera di Giovanni Crida, autore di quello della cappella delle Grazie eseguito nello stesso anno. L'unica differenza fra i due quadri è che in questo mancano i due angeli accanto alla santa presenti nell'opera precedente. Esso fu posto sull'altare solo nel 1957 in occasione della dedicazione del santuario sostituito da un piccolo quadro provvisorio. / Davanti all'altare fu posta la balaustra in blocchi di botticino intarsiato che ora è stata spostata al fondo della chiesa. / L'abside, decorato dal pittore Piero Dalle Ceste, colpisce per lo sfondo dorato da cui emerge la Trinità: Dio Padre chino sul Figlio crocifisso, legati indissolubilmente dalla colomba dello Spirito Santo. La scena della crocifissione prosegue nella parte inferiore: da un lato della croce si trovano san Giovanni e il Longino, dall'altro la Madonna e le Marie. / Nella volta che sovrasta il presbiterio è dipinta l'adorazione del Santissimo Sacramento, nelle volte delle navate ai lati dell'altare maggiore degli angeli osannanti. / Alla base della calotta absidale si trova un mosaico eseguito sempre su cartoni del Dalle Ceste raffigurante il gregge di Gesù Buon Pastore che converge verso l'agnello dell'Apocalisse. / Un altro mosaico di dimensioni più ridotte, ma sempre dello stesso autore, dedicato a san Giovanni Battista bambino, è collocato sull'arco verso la sacrestia. / Ancora al Dalle Ceste si deve l'affresco della navata centrale: nelle volte sovrastanti gruppi di angeli; nei lunotti i patroni dell'Azione Cattolica (san Luigi Gonzaga, san Tarcisio e san Pancrazio), quelli d'Italia (san Francesco e santa Caterina da Siena), santa Lucia e sant'Agnese. / Nelle volte delle navate laterali, i sacramenti. / Negli otto scomparti al vertice della cupola: affreschi raffiguranti gli angeli con i simboli delle beatitudini e i quattro padri della Chiesa d'Occidente: sant'Agostino, sant'Ambrogio, san Girolamo e san Gregorio Magno. / Lungo le navate laterali sono stati posti sei confessionali di noce, opera dell'istituto Salesiano Rebaudengo; allo scultore Mussner si deve l'esecuzione dei bassorilievi, i cui soggetti richiamano la misericordia di Dio: il padre accoglie il figliol prodigo, Gesù conferisce il primato a Pietro, la Madonna Consolata accoglie un penitente, il Buon Pastore riporta all'ovile la pecora smarrita, l'arcangelo Michele sconfigge il drago e infine un angelo giudicante ricorda che la giustizia divina è al di sopra di tutte le miserie umane. Allo stesso autore si deve la sistemazione della sacrestia con mobili in noce scolpito. / In testa alla navata sinistra, a fianco dell'altare maggiore: altare del Sacro cuore, ove oggi è custodita l'Eucarestia. Il pavimento è in mosaico, mentre le pareti sono ricoperte di pregiati marmi e raffigurano i simboli della salvezza: la croce, l'agnello e la cerva che beve alla sorgente. Sull'altare spicca l'unico dipinto su tavola del santuario, opera del Dalle Ceste: il Sacro Cuore di Gesù è circondato da angeli e da santi, fra cui san Giovanni Evangelista, sant'Alfonso de' Liguori, santa Margherita Maria Alacoque e santa Maria Maddalena. / Il transetto è interamente dedicato all'inizio della vita di Gesù: quattro grandi mosaici rappresentano i misteri gaudiosi del rosario, ma dei rispettivi cartoni non si conosce l'autore. L'ultimo, con la presentazione di Gesù al tempio non fu realizzato. Due dei mosaici affiancavano l'altare di San Giuseppe, ora sostituito dal nuovo organo. La pala, che raffigura il santo con il Bambino è stata spostata sulla parete che conduce alla sacrestia. Sull'altare di destra, un'altra tela, sempre eseguita dal Dalle Ceste così come la precedente, ritrae la Vergine Consolata attorniata da santi legati alla storia della città. La cappella è stata leggermente modificata per accogliere il nuovo fonte battesimale che richiama, nelle linee e nei materiali, il nuovo altare e il nuovo ambone. Sulle vetrate del transetto il tema dominante è la Sacra Famiglia. Tutte le altre vetrate istoriate, opera della ditta Zettler di Monaco di Baviera, raccontano episodi della vita della santa. / Nella cappella all'ingresso del santuario: statua d'argento di santa Rita. Sopra lo stesso ingresso, su una tribuna scolpita e dorata, restano le canne anteriori delle 2300 che costituivano l'organo antico progettato da fratel Giocondo delle Scuole Cristiane e costruito dalla ditta Vegezzi-Bossi di Centallo.Frequenza dei pellegrinaggi
Frequenza: Festa principale annuale
Festività principale: 22 maggio
Coincidenza liturgica: Santa Rita da Cascia

Rituali
Ogni anno in occasione della festa di Santa Rita ai pellegrini in visita al santuario viene offerta una rosa, simbolo delle preghiere e della lode innalzate al Signore con l'intercessione di Santa Rita. A partire dal 1970 è stata abolita la processione con la statua della santa, in linea con la riforma liturgica conciliare, oltre che a causa del traffico notevolmente aumentato. La benedizione degli automobilisti che si svolgeva sul sagrato e la benedizione delle rose e degli oggetti di devozione sono state conglobate in quella conclusiva della messa.

Fonte: http://www.santuaricristiani.iccd.beniculturali.it







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