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I piatti del Natale in Piemonte

Se per la Pasqua il significato rituale e simbolico dei piatti che si preparano nel giorno festivo è evidente, non così si può dire per il Natale. I piatti di questo giorno, infatti, tendono ad essere il più possibile ricchi e nutrienti proprio per sottolineare il fatto che si tratta di una festa gioiosa, in cui si può anche eccedere senza limitazioni di sorta. Ecco perché la cucina tradizionale piemontese, pur mantenendo il suo rigore improntato all’essenzialità ed alla frugalità, tende in questo giorno a fare largo impiego di ingredienti scarsamente utilizzati in altri momenti.
La cucina di Natale è sostanzialmente composta di due momenti: il giorno della vigilia e quello della festa.
La vigilia, ovviamente era un giorno di magro quindi, come per la Pasqua, ci si cibava di alimenti poveri quali il baccalà, le acciughe o le frittate.
Il giorno di Natale, ovviamente, era un’altra cosa. Se questo giorno, infatti rappresentava un giorno di festa per gli esseri umani, purtroppo non certo per gli animali. In tutte le cascine della pianura o della fascia prealpina per tutto l’anno veniva ingrassato il cappone, oppure una grossa oca che, uccisi per Natale e preparati dalle donne di casa per la cottura, generalmente venivano cucinati arrosto o al forno, ma soprattutto bollito e servito con salsa verde e majonnaise. Il brodo ottenuto alla sera della festa, veniva poi utilizzato per cuocervi gli agnolottini del plin (nelle langhe) o semplicemente il pane nella pianura più povera.

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Testo e foto di Gian Vittorio Avondo. Pubblicato il 29.07.2022



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