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Carema DOC

Denominazione Carema DOC
Vitigno / Uvaggio Nebbiolo (biotipo Picotendro) minimo 85%
Zona di produzione Anfiteatro morenico e terrazzamenti del comune di Carema (provincia di Torino)
Affinamento minimo Minimo 24 mesi (di cui almeno 12 in grandi botti); 36 mesi per la Riserva
Temperatura di servizio 16-18 °C

Introduzione e cenni storici

Il Carema DOC è uno dei massimi monumenti della viticoltura eroica europea. Arroccato sui ripidi pendii montani dell’alto Canavese, al confine settentrionale tra Piemonte e Valle d’Aosta, il borgo di Carema custodisce un paesaggio spettacolare modellato nei secoli dalla fatica dell’uomo: terrazzamenti vertiginosi strappati alla roccia viva e sostenuti da imponenti muri a secco, sui quali svettano i celebri pilun, colonne cilindriche di pietra e calce che fungono da sostegno alle pergole e rilasciano di notte il calore accumulato dal sole alpino durante il giorno.

Citato già nel 1539 da Sante Lancerio, bottigliere di papa Paolo III Farnese, come vino “eccellentissimo per principi e signori”, il Carema è ottenuto dal Nebbiolo alpino, localmente battezzato Picotendro per via del peduncolo minuto e tenero. Questa viticoltura estrema, interamente manuale a causa delle pendenze inaccessibili ai mezzi meccanici, ha meritato la tutela della DOC sin dal 1967, consacrando un rosso montano di rara finezza e straordinaria longevità.

Caratteristiche Organolettiche

Nel bicchiere il Carema risplende con un colore rosso rubino tenue con riflessi granati luminosi, che virano all’aranciato e al mattone caldo con il passare degli anni.

All’olfatto rivela un profilo aristocratico, minerale e profondamente montano. Emergono note sottili di rosa canina appassita, viola di bosco, melagrana, piccoli frutti rossi ed erbe alpine, accompagnate da suggestioni complesse di pepe nero, cannella, cuoio, fieno montano, tabacco ed eleganti note ferrose di roccia bagnata.

Al palato è asciutto, teso, vibrante e di aristocratica austerità. La trama tannica è scolpita ma finissima, sostenuta da un’acidità viva e minerale figlia del clima alpino. Il finale è lunghissimo, balsamico e sapido, con un retrogusto gradevolmente ammandorlato.

Disciplinare e Territorio

La zona di produzione del Carema DOC è circoscritta all’esclusivo territorio comunale di Carema, nella città metropolitana di Torino. Il disciplinare prescrive l’impiego di uve Nebbiolo per almeno l’85%, consentendo un saldo massimo del 15% di altri vitigni a bacca rossa tradizionali autorizzati in Piemonte, sebbene i migliori produttori utilizzino quasi unanimemente il 100% di Nebbiolo Picotendro.

I vigneti sorgono tra i 300 e i 600 metri di altitudine, coltivati con il tradizionale sistema a pergola caremese (la topia) e baciati da un microclima unico, protetto dai gelidi venti del Monte Bianco grazie all’imbuto vallivo. L’affinamento minimo obbligatorio è di 24 mesi a decorrere dal 1° novembre dell’anno di vendemmia, di cui almeno 12 mesi trascorsi in grandi botti di rovere o castagno; per la prestigiosa menzione “Riserva” l’invecchiamento sale a 36 mesi complessivi.

Consigli e Servizio

Il Carema DOC va servito alla temperatura corretta di 16-18 °C. Servirlo troppo caldo penalizzerebbe la sua raffinata eleganza minerale, mentre a temperature troppo basse i suoi tannini affilati risulterebbero eccessivamente spigolosi.

Si consiglia di stappare la bottiglia con almeno un’ora o due di anticipo. Il calice ideale è un calice ampio tipo Borgogna a ballon, che permette al vino di ossigenarsi e liberare l’incredibile tavolozza di profumi montani. È un vino che può invecchiare magnificamente per 15-20 anni in cantina.

Abbinamenti Tradizionali

Il Carema è l’abbinamento regale per la cucina rustica e saporita delle valli alpine e del Canavese. Si sposa in modo esemplare con carni rosse arrostite, stufati di camoscio o capriolo, lepre in civet e brasati al vino rosso.

Splendido compagno della classica tofeja canavesana (fagioli grassi con cotiche cotti nel coccio della stufa), di paste ripiene con intingoli ricchi e di grandi formaggi canavesani e piemontesi a pasta dura e semidura quali la Toma d’alpeggio stagionata, il Cevrin di Coazze, il Castelmagno e la Fontina d’alpeggio della vicina Valle d’Aosta.

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Primo piano di Stefano Bonelli - Proprietato di Piemonte Sacro

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