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Barolo DOCG

Denominazione Barolo DOCG
Vitigno / Uvaggio 100% Nebbiolo (sottovarietà Lampia, Michet, Rosé)
Zona di produzione Langhe (11 comuni in provincia di Cuneo: Barolo, La Morra, Serralunga, Castiglione Falletto, Monforte, ecc.)
Affinamento minimo Minimo 38 mesi (di cui almeno 18 in legno); 62 mesi per la Riserva
Temperatura di servizio 16-18 °C

Introduzione e cenni storici

Universalmente celebrato come il re dei vini e il vino dei re, il Barolo DOCG è una delle massime vette dell’enologia mondiale, monumento indiscusso della civiltà piemontese. La sua storia moderna nasce a metà dell’Ottocento dall’incontro fecondo tra Juliette Colbert di Maulévrier (l’amatissima marchesa Giulia Falletti di Barolo), il conte Camillo Benso di Cavour e l’enologo francese Louis Oudart. Fu la marchesa a intuire per prima il formidabile potenziale delle uve Nebbiolo coltivate nelle sue tenute, trasformando quello che era un vino rosso dolce e instabile in un grandioso vino secco da lungo affinamento.

La marchesa inviò trecento carrà (botti da 500 litri trasportate su carri) a re Carlo Alberto di Savoia a Torino, perché la corte sabauda potesse deliziarsi del nuovo nettare per un anno intero. Da quel momento la Casa Savoia se ne innamorò al punto da acquistare le tenute reali di Pollenzo e Fontanafredda a Serralunga per mano di Vittorio Emanuele II. Riconosciuto tra le prime DOC italiane nel 1966 e promosso alla DOCG nel 1980, il Barolo incarna ancora oggi il vertice del prestigio e del rigore viticolo.

Caratteristiche Organolettiche

All’esame visivo il Barolo sfoggia una veste regale di colore rosso granato trasparente e luminoso, impreziosito nel corso degli anni da riflessi aranciati e ambrati di rara nobiltà.

L’impatto olfattivo è monumentale, profondo ed etereo. Esordisce con sfumature floreali di viola mammola, petali di rosa appassita e iris, per poi svelare un caleidoscopio di frutta rossa macerata, ciliegia sotto spirito, prugna secca, liquirizia, noce moscata, cannella, cuoio antico, tartufo nero, sottobosco e il caratteristico sentore di goudron (catrame nobile) nei millesimi più maturi.

In bocca è austero, sontuoso e di straordinaria potenza strutturale. La fitta trama dei tannini è fusa con una calibrata acidità e una calda generosità alcolica, regalandoci una sensazione tattile calda, vellutata e di infinita persistenza gustativa con ritorni balsamici e speziati indimenticabili.

Disciplinare e Territorio

Il Barolo DOCG può essere prodotto esclusivamente all’interno dell’areale delimitato di 11 comuni delle Langhe cuneesi: Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba, La Morra, Monforte d’Alba, Roddi, Verduno, Cherasco, Diano d’Alba, Novello e Grinzane Cavour. La composizione varietale esige categoricamente il 100% di uve Nebbiolo nelle sottovarietà Lampia, Michet e Rosé.

La geologia dei terreni definisce due anime distinte del Barolo: a ovest (La Morra e Barolo) dominano le Marne di Sant’Agata del Tortoniano, fertili e ricche di limo, che generano vini eleganti, profumati e più precoci; a est (Serralunga, Monforte e Castiglione Falletto) prevalgono le formazioni di Lequio e arenarie di Diano dell’Elveziano, compatte e ricche di ferro, che forgiano Baroli austeri, potenti e longevi decenni. Il disciplinare impone un invecchiamento minimo di 38 mesi a decorrere dal 1° novembre della vendemmia (di cui almeno 18 mesi trascorsi in botti di rovere); per la menzione “Riserva” sono richiesti 62 mesi di invecchiamento complessivo.

Consigli e Servizio

La corretta temperatura di servizio del Barolo DOCG è rigorosamente fissata a 16-18 °C. È fondamentale smentire antiche indicazioni errate che suggerivano temperature di 22-24 °C, le quali surriscaldano l’alcol compromettendo la finezza degli aromi e la freschezza del sorso.

Si raccomanda di stappare la bottiglia con due o tre ore di anticipo. L’uso del decanter è suggerito solo per bottiglie mature che necessitano di separare il sedimento naturale, mentre per le grandi annate è preferibile far respirare il vino lentamente nel bicchiere. Il calice ideale è il grande ballon o bicchiere Borgogna a bocca ampia, perfetto per esaltare l’infinita complessità olfattiva del Nebbiolo.

Abbinamenti Tradizionali

A tavola il Barolo pretende accostamenti di pari maestosità. È l’anima del celeberrimo brasato al Barolo, in cui il vino funge sia da nobilissima marinatura e cottura della carne di manzo sia da abbinamento nel calice.

Si sposa divinamente con la cacciagione da pelo e da piuma (lepre in salmì, capriolo, cinghiale, fagiano), con i grandi arrosti di fassona piemontese e con i piatti al tartufo bianco d’Alba. Straordinario è il connubio con formaggi a lunghissima stagionatura come il Castelmagno DOP d’alpeggio e il Bra duro stravecchio. Le bottiglie con oltre vent’anni di invecchiamento rappresentano il vertice assoluto della degustazione solitaria da meditazione.

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Primo piano di Stefano Bonelli - Proprietato di Piemonte Sacro

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