Bonarda del Piemonte DOC
Introduzione e cenni storici
La Bonarda del Piemonte è uno dei vitigni più autentici, schietti e storici del panorama enoico subalpino. È fondamentale non confonderla con la Bonarda dell’Oltrepò Pavese (che è prodotta con uva Croatina): la Bonarda piemontese è un vitigno autoctono geneticamente distinto, coltivato fin dall’alto medioevo nelle colline del Monferrato astigiano e casalese e nel Chierese, dove è storicamente noto con il sinonimo locale di Bonarda di Chieri o Balsamina.
Descritto con precisione dall’ampelografo conte Nuvolone alla fine del Settecento, questo vino ha rappresentato per generazioni la classica bevanda da merenda campestre e conviviale delle famiglie piemontesi. Riconosciuto all’interno della denominazione di origine controllata “Piemonte” a partire dal 1994, la Bonarda piemontese ha mantenuto intatta la propria genuinità e viene vinificata sia in versione ferma che vivace, regalando un sorso fresco, fruttato e dissetante.
Caratteristiche Organolettiche
Nel calice la Bonarda piemontese mostra una luminosa tonalità rosso rubino brillante e vivace, spesso coronata da una spuma evanescente e purpurea nella tipologia vivace.
All’olfatto sprigiona un aroma gradevolmente intenso e caratteristico. Dominano sentori fragranti di frutti rossi appena colti, come fragoline di bosco, mirtilli, ciliegie e lamponi, accompagnati da una delicata nota floreale di garofano, rosa canina e una punta speziata di pepe nero e mandorla fresca.
Al palato è asciutto, fresco, piacevolmente morbido e di moderata tannicità. Nella variante vivace il brio dell’effervescenza naturale ne accentua la beva snella e gratificante, pulendo la bocca con un retrogusto pulito, fruttato e leggermente tannico.
Disciplinare e Territorio
Il disciplinare del Piemonte DOC Bonarda stabilisce che il vino debba essere ottenuto da uve provenienti da vigneti composti per almeno l’85% dal vitigno Bonarda piemontese. La zona di produzione comprende l’ampia fascia collinare delle province di Asti, Alessandria, Torino e Cuneo, con particolare predilezione per i versanti collinari ben esposti del Monferrato e della collina torinese.
I terreni ideali sono calcareo-marnosi con frazioni argillose e sabbiose, capaci di garantire una buona maturazione fenolica dei grappoli. La Bonarda non necessita di prolungati invecchiamenti: la vinificazione a contatto breve con le bucce mira a estrarre colore e freschezza aromatica, rendendo il vino pronto al consumo già nella primavera successiva alla vendemmia.
Consigli e Servizio
La temperatura di servizio ottimale per la Bonarda piemontese è di 16-18 °C per la versione ferma e strutturata, ideale per non mortificare gli aromi fruttati. Se gustata nella versione vivace o frizzante, una temperatura leggermente più fresca di 14-16 °C ne esalta il brio e la freschezza dissetante.
Si consiglia di servirla in calici a tulipano di media apertura, che consentono di apprezzare la fragranza del profumo senza disperdere la vivacità della spuma. È un vino da bersi preferibilmente giovane, entro il primo o secondo anno dalla produzione.
Abbinamenti Tradizionali
In tavola la Bonarda del Piemonte è la regina incontrastata della tradizionale merenda sinoira e delle scampagnate tra le vigne. Si accompagna superbamente a salumi piemontesi crudi e cotti come salame cotto del Monferrato, salame di testa, lardo alle erbe e cacciatorini.
Perfetta con i primi piatti casalinghi al ragù, risotti alle verdure o ai fegatini, zuppe contadine di legumi e paste ripiene. Nei secondi si esalta con carni bianche in umido, coniglio ai peperoni, frittate di cipolle o erbe di campo e formaggi a pasta morbida o semicruda come Toma piemontese fresca e Robiola.
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