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Titolo: "Omelie sul Vangelo di Matteo [vol_3]"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 464
Ean: 9788831131728
Prezzo: € 46.00

Descrizione:

OMELIA 62

Terminati questi discorsi, Gesù parti dalla Galilea e andò nel territorio della Giudea al di là del Giordano.

INSEGNAMENTO E MIRACOLI NELL'ATTIVITÀ DI GESÙ

1. Dopo aver lasciato continuamente la Giudea a causa del loro malanimo, ora vi si stabilisce perché si avvicinava la passione; per ora non sale a Gerusalemme, ma si reca nel territorio della Giudea. E, andato là, lo seguì una grande moltitudine di persone e le curò b. Non si dà continuamente all'insegnamento della dottrina o ad operare miracoli, ma ora fa questo, ora quello, provvedendo in vario modo alla salvezza di quelli che gli stavano vicino e lo seguivano, così da apparire maestro degno di fede, in ciò che diceva, in virtù dei miracoli. e accrescere, con l'insegnamento della sua dottrina, il profitto derivante dai miracoli. Questo significava condurli alla conoscenza di Dio. Considera anche questo aspetto, come i discepoli, con una sola parola, sorvolino su folle intere, senza indicare per nome ciascuno di quelli che venivano curati, perché non dissero: «Il tale e il tale», ma: «Molti», per insegnare la modestia. Cristo li curava beneficandoli e, per mezzo di loro, molti altri. Infatti la guarigione della loro infermità costituiva per altri fondamento della conoscenza di Dio.

IMPUDENZA E MALIZIA DEI FARISEI

Non però per i farisei, ma anzi proprio per questo si inferociscono di più e gli si avvicinano per metterlo alla prova. Poiché non potevano appigliarsi a quanto faceva, gli propongono delle questioni. Si avvicinarono a lui e dicevano per metterlo alla prova ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo? Che stoltezza! Pensavano di chiudergli la bocca con le loro questioni, pur avendo già avuto prova della sua capacità di fronteggiarle. Quando fecero molte dispute sul sabato, quando dissero: Bestemmia, quando dissero: Ha un demonio, quando rimproverarono i discepoli che camminavano tra le messi, quando discussero della questione di non lavarsi le mani h, chiuse sempre loro la bocca, bloccò la loro lingua impudente e quindi li congedò. Ma tuttavia neppure così desistono, perché così è la malvagità, così è l'invidia, impudente e sfrontata; anche se innumerevoli volte viene messa a tacere, innumerevoli volte viene di nuovo all'assalto.

Ma considera anche la malizia derivante dal modo di interrogare, perché non gli dissero: Hai ordinato di non ripudiare la moglie; difatti aveva già parlato di questa legge i. Tuttavia però non ricordarono quelle parole, ma presero le mosse da lì e, pensando di preparare una imboscata maggiore e volendo spingerlo necessariamente in contraddizione con la legge, non dicono: Perché hai prescritto questo e questo?, ma, come se non fosse stato detto nulla, gli chiedono: È lecito?, aspettandosi che si sarebbe dimenticato di aver detto quelle parole, pronti, se avesse detto che era lecito ripudiare, a opporgli ciò che aveva detto e a dirgli: Perché hai detto cose contraddittorie?, e, se invece avesse detto di nuovo le stesse cose di prima, a opporgli quanto prescritto da Mosè.

MITEZZA E SAPIENZA DELLA RISPOSTA DI GESÙ

E lui che fece? Non Disse: Perché mi mettete alla prova ipocriti? Certamente lo dice dopo, ma non in questo caso. Perché mai? Per mostrare insieme alla sua potenza anche la sua mitezza. Non tace sempre, perché non pensassero che ignorasse le loro intenzioni, né sempre rimprovera, per insegnarci a sopportare tutto con mitezza. Come risponde loro? Non avete letto che il Creatore fin dal principio li creò maschio e femmina? E disse: Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una carne sola.

Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi. Vedi la sapienza del Maestro. Essendogli stata posta la domanda: E lecito?, non ha detto subito: Non è lecito, perché non rimanessero turbati e sconcertati, ma prima della sentenza, mediante la sua argomentazione, lo ha reso evidente, mostrando che lo stesso è il precetto del Padre suo e che aveva dato queste prescrizioni non in opposizione a Mosè, ma anzi in grande accordo con lui. Osserva che non si appoggia solo sulla creazione, ma anche sul precetto di Dio, perché non ha detto soltanto che creò un solo uomo e una sola donna, ma che anche ordinò che uno solo si unisse ad una sola.

Se avesse voluto che questa fosse ripudiata e se ne prendesse un'altra, dopo aver creato un solo uomo, avrebbe formato molte donne. Ma ora con la modalità della creazione e della legislazione ha indicato che uno solo deve essere unito con una sola per sempre e mai separarsi. E vedi come si esprime: Il Creatore fin dal principio li creò maschio e femmina, cioè: Sono venuti da una sola radice e si sono congiunti in un solo corpo; infatti: i due saranno una carne sola. Poi per far sì che lanciare accuse contro questa legislazione fosse un atto temibile e per rafforzare tale legge, non ha detto: Non dividete dunque, non separate, ma: Quello che Dio ha congiunto. l'uomo non lo separi. Se opponi Mosè, io ti parlo del Signore di Mosè e inoltre lo affermo anche in base al tempo. Dio infatti fin dal principio li creò maschio e femmina; questa legge è più antica. anche se sembra che sia introdotta ora da me ed è stata stabilita con grande cura.



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Titolo: "Omelie sul Vangelo di Matteo [vol_2]"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 544
Ean: 9788831131711
Prezzo: € 54.00

Descrizione:

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

OMELIA 26

Entrato in Cafarnao, gli si avvicinò un centurione che lo supplicava e diceva: Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente.

LA GRANDE FEDE DEL CENTURIONE

1. Il lebbroso gli si avvicinò quando discese dal monte, mentre questo centurione gli si accostò dopo che entrò in Cafarnao. Perché né costui né quello erano saliti sul monte? Non per negligenza, perché entrambi avevano una fede ardente, ma per non essere di impedimento all'insegnamento del Signore. Il centurione, avvicinatosi, dice: Il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente. Alcuni dicono che, per giustificarsi, egli ha indicato il motivo, per cui non aveva condotto il servo con sé, in quanto, sostengono, non era possibile portare di peso quel paralitico, tormentato dalla malattia e che stava esalando l'ultimo respiro. Che stesse per spirare, lo afferma Luca: stava per morire b. Ma io dico che questo era segno del fatto che il centurione aveva una grande fede, molto maggiore di quella di coloro che calarono il paralitico attraverso il tetto. Poiché infatti sapeva chiaramente che anche soltanto un comando bastava a far alzare chi giaceva paralizzato, fu superfluo condurlo con sé.

Che fece Gesù? Fa qui quello che prima non aveva fatto in nessuna occasione. Mentre in ogni circostanza asseconda la volontà di quelli che lo supplicavano, qui si slancia e promette non solo di curarlo, ma di andare anche a casa sua. Lo fa perché conosciamo la virtù del centurione, in quanto se non avesse fatto questa promessa, ma avesse detto: Va', che sia guarito il tuo servo, non avremmo saputo nulla di questo. Agì così, ma in modo contrario, con quella donna fenicia. Nel caso del centurione, senza essere invitato a casa sua, dice spontaneamente che ci sarebbe andato, perché tu apprenda la sua fede e la sua grande umiltà; nel caso della fenicia invece rifiuta di concedere la grazia e mette alla prova la sua perseveranza. Essendo un medico sapiente ed esperto, sa sistemare situazioni opposte con metodi opposti. Nel caso del centurione svela la sua fede con la propria spontanea venuta, mentre nel caso della donna ne rivela la fede mediante il suo indugio prolungato ed il suo rifiuto. Agisce così anche con Abramo dicendo: Non lo terrò nascosto al mio servo Abramo d, perché tu conosca la sua tenerezza e la sua sollecitudine verso gli abitanti di Sodoma. E nel caso di Lot quelli che erano stati inviati da lui rifiutano di entrare in casa, perché tu apprenda la grandezza dell'ospitalità di quel giusto.

 

L'ESEMPIO OPPOSTO DI MARTA

2. Perché ti renda conto di questo anche in base ad un esempio opposto, per il fatto che Marta non disse niente di ciò, ma il contrario: Qualunque cosa chiederai a Dio, te la concederà m, non soltanto non fu lodata, benché gli fosse familiare e cara e fosse tra quelle che si erano prese molta cura di lui, ma anzi fu rimproverata e corretta da lui, perché non aveva parlato come doveva. Difatti le disse: Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio, biasimandola di non aver ancora creduto. D'altra parte, poiché ella diceva: Qualunque cosa chiederai a Dio, te la concederà, per distoglierla da una simile idea e insegnarle che non aveva bisogno di ricevere da altri, ma era lui la fonte dei beni, dice: Io sono la resurrezione e la vita. cioè: Non attendo di ricevere la potenza, ma faccio tutto con le mie forze. Perciò ammira il centurione, lo antepone a tutto il popolo, lo onora con il dono del regno P e invita gli altri ad avere il medesimo fervore. Perché tu sappia che parlò in questo modo per insegnare anche agli altri ad avere la stessa fede, ascolta con quanta precisione l'evangelista abbia alluso a ciò dicendo: Voltatosi, Gesù disse a quelli che lo seguivano: Non ho trovato in Israele una fede coli grande q. Dunque avere un'opinione alta di lui è soprattutto opera della fede e procura il regno e gli altri beni.



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Titolo: "Omelie sul Vangelo di Matteo [vol_1]"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 480
Ean: 9788831131704
Prezzo: € 48.00

Descrizione:

INTRODUZIONE

LUOGO E DATA DI COMPOSIZIONE DELLE OMELIE SU MATTEO

L'antiocheno Giovanni Crisostomo i svolse un'intensa attività esegetica che lo portò a commentare, soprattutto in forma di omelie, testi sia dell'Antico Testamento, sia soprattutto del Nuovo. A partire dalla ordinazione presbiterale nel 386, Giovanni si dedica con energia instancabile e viva partecipazione al compito della predicazione che ha per oggetto in modo particolare la Scrittura, fonte primaria della sua ispirazione.

Le 90 omelie su Matteo sono uno dei frutti più notevoli di questa formidabile attività di predicatore. Esse furono pronunciate verosimilmente ad Antiochia, durante il presbiterato del nostro autore, come si deduce, ad es., da un passo dell'omelia 7, 7, dove egli fa riferimento alla «nostra città» 2 che per prima si è fregiata del nome dei cristiani; si tratta evidentemente di Antiochia, ove, secondo la testimonianza di At 11, 26, per la prima volta i discepoli di Gesù furono appunto chiamati "cristiani". Un'altra allusione ad Antiochia si può ricavare dall'omelia 66, 3, in cui Crisostomo, ritornando sull'esortazione all'elemosina e rammaricandosi degli scarsi risultati ottenuti finora, traccia un quadro, per così dire statistico, della composizione sociale della popolazione della città, costituita da un dieci per cento di ricchi, un dieci per cento di poveri e per il resto da coloro Che sono in una posizione intermedia. Dal tono del discorso, che dimostra unag rande consuetudine con questa città, si trae la conclusione che essa siaproprio Antiochia. in base a un passo dell'omelia 82, 6, in cui il nostro autore si rivolge con molta autorità e determinazione ai diaconi, invitandoli a vigilare perché non si accosti all'Eucarestia nessuno che ne sia indegno, si è voluto argomentare che Crisostomo fosse vescovo quando ha pronunciato questo discorso. In realtà tale suo fermo atteggiamento denota piuttosto l'autorevolezza di cui egli godeva nella locale comunità cristiana. 

È difficile precisare la data di composizione di queste omelie, fermo restando il fatto che comunque esse dovrebbero essere anteriori alla consacrazione di Crisostomo come vescovo di Costantino-poli nel febbraio del 398 e certamente posteriori alla sua ordinazione sacerdotale. La data maggiormente accreditata è quella del 390 4. Nell'omelia 88, 4 il nostro autore, parlando della polemica nei confronti di giudei. pagani ed eretici, ricorda di aver parlato molto su questo argomento in altri libri; si potrebbe forse vedere un riferimento alle omelie pronunciate contro anomei e giudei negli anni 386-387: per cui qualche tempo dopo di queste andrebbero collocate omelie su Matteo. Si tratta però di un accenno molto vago e al¬quanto generico. Occorre poi rilevare che Girolamo, nella prefazione del suo Commento a Matteo, scritto nel 398 e su cui torneremo ti, tra le fonti non cita le omelie crisostomiane su Matteo. Si _ tener presente comunque che la sua conoscenza di Crisostomo piuttosto limitata, se nell'opera biografica Gli uomini illustri, el 393, afferma di aver letto, tra i molti scritti di Crisosoltanto il trattato sul sacerdozio, che appare ad ogni modo evidente è che questo pondero-omiletico sul vangelo di Matteo, per la padronanza e la sicurezza con cui sono svolti i vari argomenti — da quello strettamente esegetico a quello parenetico, morale e di controversia nei confronti di avversari di vario genere —, appartiene al periodo in cui l'attività pastorale e letteraria di Giovanni Crisostomo mostra di aver raggiunto un livello di notevole maturità. A volte egli raccorda esplicitamente un'omelia all'altra, riannodando i fili del discorso come nel caso dell'omelia 52, 3 in cui, riprendendo e ampliando la tematica relativa all'elemosina, ricorda quanto aveva detto tre giorni prima, riferendosi all'omelia 49, 4-5 e indicando una precisa scansione temporale che consente, almeno in questa circostanza, di seguire l'andamento della sua predicazione secondo un piano consequenziale.

ASPETTI ESEGETICI

Il nostro autore, secondo il consueto schema delle sue omelie esegetiche, dedica normalmente la prima parte di esse alla spiegazione del testo evangelico, riservando la parte rimanente dell'omelia ad uno sviluppo più o meno ampio dell'esortazione morale 6. Crisostomo commenta pressoché integralmente il testo di Matteo, con qualche omissione, come ad es. l'episodio del Cireneo, presente in Mt 27, 32, che non è oggetto di specifica esegesi. Nel riportare i singoli passi di Matteo, fa a volte uso di varianti che contengono lezioni abbastanza eterogenee; ad esse si dedicherà particolare attenzione nelle note di commento.

Come si è accennato in precedenza, Girolamo, nella prefazione al suo Commento a Matteo, menziona vari autori, greci e latini, che hanno affrontato l'esegesi di tale vangelo; tra le fonti greche ricorda Origene, Teofilo di Antiochia, Ippolito, Teodoro di Eraclea, Apollinare di Laodicea, Didimo.



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Titolo: "Echi della Parola di Dio. Omelie domenicali e festive per l'Anno A"
Editore: Elledici
Autore: Marchioni Giovanni
Pagine: 336
Ean: 9788801011210
Prezzo: € 12.91

Descrizione:Ampie riflessioni sulle letture del giorno, considerate non separatamente ma nel loro complesso e con un duplice scopo: aiutare ad approfondire la conoscenza dell'insegnamento biblico e a calare nel quotidiano le grandi ricchezze del mistero di Cristo.

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Titolo: "Miei cari fratelli. Omelie anno A"
Editore: ESD Edizioni Studio Domenicano
Autore: Pierbon Camillo F.
Pagine: 544
Ean: 9788870942088
Prezzo: € 23.24

Descrizione:Più svolgimenti di omelie per le domeniche e le feste. Un sussidio - in tre volumi - per i sacerdoti e per i fedeli che vogliono approfondire la liturgia domenicale e festiva.

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