Libreria cattolica

Libri - Patristica



Titolo: "Opere di San Girolamo"
Editore:
Autore: Girolamo (San)
Pagine:
Ean: 9788831198530
Prezzo: € 88.00

Descrizione:

In edizione latino-italiana, una testimonianza preziosa della vita delle prime comunità monastiche e del cristianesimo delle origini. 

Vita di san Paolo, Vita di Ilarione; Vita di Malco: la solitudine, il contatto intimo con Dio, la castità, la fede sono i temi ricorrenti di queste opere in cui Girolamo comunica il fascino della vita monastica. Le Vite (in particolare la Vita di San Paolo, prima opera monastica latina in assoluto) incontrarono l’immediato favore dei lettori, grazie al momento storico che vedeva il fiorire del monachesimo in Occidente. Gli uomini illustri: ha il merito di avere trasmesso notizie storiche preziose; ad essa le moderne storie letterarie devono a volte rivolgersi come a fonte unica di informazione. Continuazione della Cronaca di Eusebio: è una parziale traduzione in latino del Chronicon di Eusebio di Cesarea, testo storiografico che riassume la cronologia universale e biblica. Eusebio si ferma all’anno 303 d.c., Girolamo prosegue fino al 378 d.C. La Regola di Pacomio si compone di quattro gruppi di norme monastiche che Girolamo, nel 404, traduce in latino.



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Titolo: "Alle nozze dello sposo"
Editore:
Autore: Lai Andrea
Pagine:
Ean: 9788831164030
Prezzo: € 30.00

Descrizione:La domanda sull'attribuzione o meno a Gregorio Magno del Commento al Cantico dei Cantici nasce dai dubbi suscitati dal recente dibattito storiografico a proposito della genuinità di alcuni scritti riconosciuti come gregoriani.Per l'Expositio in Canticis canticorum - un commento esegetico sistematico fino a Ct 1,8 - si sono sollevati problemi di autenticità dovuti alla genesi del Commentario, giunto fino a noi incompleto e in una versione non definitiva, e alla sua travagliata tradizione manoscritta.In assenza di precedenti studi sulle fonti, Andrea Lai ha condotto una indagine capillare, analizzando le consuetudini del papa in rapporto alla tradizione patristica e al pensiero teologico del tempo. Emergono così elementi nuovi che confermano la paternità gregoriana dell'opera.

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Titolo: "L'unità dell'amore"
Editore: Cittadella
Autore: Consoli Laura
Pagine: 218
Ean: 9788830814172
Prezzo: € 16.50

Descrizione:L'unione di Cristo e della Chiesa: sorgente della spiritualità coniugale e della vita ecclesiale.Il volume sviluppa il tema dell'amore di Cristo e della Chiesa in Sant'Agostino. Il tema sta alla base non solo degli sviluppi attuali della teologia del matrimonio ma anche della cristologia e dell'ecclesiologia. È un profondo patrimonio di spiritualità per tutta la Chiesa.

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Titolo: "Nulla anteporre a Cristo"
Editore: Tau Editrice
Autore: Gori Nicola
Pagine:
Ean: 9788862443142
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Un testo su San Basilio Il Grande (330 ca-379), che si staglia all'orizzonte della santità cristiana come una stella di incomparabile grandezza.



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Titolo: "Adombrazioni"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Clemente Alessandrino (san)
Pagine: 256
Ean: 9788831541787
Prezzo: € 30.00

Descrizione:

Grazie all'attento e scrupoloso lavoro di analisi promosso da Davide Dainese, alcuni frammenti di Clemente Alessandrino, le Adombrazioni, sono riconosciuti come i resti di uno scritto unitario, che qui viene per la prima volta ricomposto e pubblicato.Si tratta di un'opera di grandissimo interesse perché costituita da una raccolta esegetica di materiali didascalici - quelli impiegati da Clemente nella sua azione di "maestro cristiano" - e preparatori per altri scritti che Clemente più volte promette ma che non sempre redige, o che comunque non ci sono pervenuti - come il suo trattato Sui principi.



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Titolo: "Leggendo Agostino"
Editore: Editrice Domenicana Italiana
Autore: Giuseppe Balido
Pagine: 176
Ean: 9788898264322
Prezzo: € 20.00

Descrizione:L'autore ricostruisce, da relazioni da lui presentate in occasione di Convegni e Seminari, un quadro concettuale su temi filosofico-teologici, particolarmente significativi del pensiero di S. Agostino, evidenziandone l'articolata problematicità e la profonda spiritualità.Tali ricerche possono accendere l'interesse per ulteriori ipotesi ermeneutiche dei testi agostiniani, in particolare circa alcune questioni del De immortalitate animae, del De Magistro e del De civitate Dei.

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Titolo: "Catechesi per principianti"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: Agostino
Pagine: 152
Ean: 9788810210079
Prezzo: € 12.50

Descrizione:Africa del Nord, Cartagine, verso l'anno 400 d.C: i pagani che desiderano far parte della Chiesa cattolica chiedono al vescovo o a un suo collaboratore di essere ammessi al catecumenato e di potersi preparare al battesimo. Prima dell'ammissione viene rivolto loro un discorso sugli elementi essenziali della fede cristiana e sul modo di viverla. Per impartire questo primo insegnamento, a Cartagine è particolarmente ricercato un diacono di nome Deogratias, il quale però si sente inadeguato al compito e chiede aiuto ad Agostino, vescovo di Ippona, di cui apprezza sapienza pastorale e lucidità teologica. La risposta è questa breve opera intitolata De catechizandis rudibus, dedicata alla prima catechesi rivolta ai pagani che si accostano alla Chiesa per essere accolti e avviati al catecumenato.

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Titolo: "Introduzione allo studio di sant'Agostino"
Editore: Marietti
Autore: Étienne Gilson
Pagine: 336
Ean: 9788821187131
Prezzo: € 22.00

Descrizione:Chi si è impegnato nello studio e nel tentativo di comprendere la cultura del periodo patristico e medievale conosce la serietà e l'importanza dell'opera di Gilson. Quest'opera, poi, ha in sé un significato particolare poiché il pensiero e il mondo di Agostino restano per ogni epoca punti inevitabili di riferimento, tanto più nella temperie culturale che viviamo. Non la vita o il pensiero di Agostino, ma una introduzione allo studio di sant'Agostino. Il filo conduttore di un'esistenza, di un destino; di un travaglio e di un'appassionata ricerca dove l'uomo occidentale si ritrova e si confronta con ciò che resta essenziale e decisivo.

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Titolo: "De Magistro - Agostino"
Editore:
Autore: Agostino (Sant')
Pagine:
Ean: 9788831115506
Prezzo: € 18.50

Descrizione:

Il volume inaugura la collana Traditiones diretta da Giulio d'Onofrio dove il testo in lingua italiana è affiancato all'originale latino, ed è corredato da apparato critico, note e originale e ampia introduzione.Nel De Magistro Agostino spiega le contraddizioni e le potenzialità della comunicazione interpersonale orientata a guidare le coscienze a Dio. La nuova edizione critica del testo, alla luce dei più aggiornati studi patristici inquadrano magistralmente l'opera nella riflessione dell'Ipponate e nel pensiero della sua epoca.

 

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

1. Da Tagaste a Cassiciaco: il racconto delle Confessiones

Sin dalle prime pagine delle Confessiones, Agostino mostra una consapevolezza, a un tempo profonda e tragica, e per certi versi tragica proprio per la sua radicalità e profondità, del bisogno naturale che alberga nell'animo dell'uomo di tendere a una verità che superi la parzialità delle singole percezioni della realtà. Aprendo le Confessiones con un versetto del Salmo 48, Agostino ricorda subito al suo lettore che Dio è «grande e assai degno di lode» («magnus [...] et laudabilis valde»). La grandezza di Dio rende dunque possibile e necessaria una lode (laus), alla quale è lo stesso Dio a chiamare l'uomo che, per natura, è destinato a convivere in modo sofferente con la sua mortalità e a tendere al suo creatore («tu excitas, ut laudare te delectet, quia fecisti nos ad te»).

La particolarità dell'oggetto degno di lode, però, rischia di produrre un profondo fraintendimento: come è infatti possibile affermare la necessità di lodare qualcosa di cui non si ha alcuna conoscenza? Se lo si facesse, si correrebbe il rischio di lodare una cosa sbagliata (aliud pro alio). Il pericolo di tale impasse, che incombe sul percorso personale e intellettuale presentato nelle Con-fessiones sin dalle prime righe, è profondissimo: Dloiodavrae cloiòdacthoe, ma di Dio l'uomo non sa nulla; come Potrà dunque il versetto di un altro Salmo che giunge in soccorso di ignora? È Agostino e del suo lettore: «loderanno Dio quelli che lo cercano» («laudabunt Dominum qui requirunt eum»). Se dunque Dio va lodato e non si può lodare ciò che non si conosce, ma si può lodare Dio cercandolo, ciò significa che il ricercare (quaerere) è il luogo, il modo con il quale l'uomo conosce Dio: «ti cercherò, Signore, chiamandoti dentro di me e ti chiamerò dentro di me credendo in te» («quaeram te, Domine, invocans te et invocem te credens in te»). Agostino descrive dunque la sua condizione di credente come quella del quaerens, colui cioè che è in cerca perché manchevole di qualcosa della cui esistenza è però certo: il quaerere non è infatti il vagare senza meta alcuna; è piuttosto il tentativo di individuare le strade più efficaci per raggiungere la piena conoscenza di un oggetto i cui contorni sono informi ma la cui esistenza non è in dubbio.

Prima di indirizzare la sua ricerca a Dio, dunque, Agostino aveva già intrapreso il suo cercare, orientando però la sua indagine al mondo che lo circondava, ricevendone in cambio solo delusioni, come lui stesso dichiara a conclusione del primo libro delle Confessiones; Agostino cerca piaceri, primati, verità, ma in se stesso e nelle creature, e ne ottiene solo dolori, confusione, errori. Legata al corpo, al mondo, la ricerca umana rimane sterile, anzi, morta: «cosa cercava il mio animo», si chiede Agostino ricordando l'episodio del furto delle pere, se non l'annientarsi («defectum meum»), perché, chiosa, «ho desiderato morire»6? Se ci si interroga, continua Agostino («quaero quid me in furto delectaverit») su cosa ci fosse di attraente in quel furto, non è possibile ignorare che lì, in quella azione, non vi era alcuna bellezza, alcuna forma («species nulla est»)', perché l'uomo che cerca al di fuori di Dio («quaerit extra te») si condanna a non trovare mai cose pure nella loro assolutezza formale. L'uomo sembra così destinato suo malgrado a una sorta di ricerca permanente, che vaga, sterile, tra amori peccaminosi («veni Carthaginem et circumstrepebat me undique sartago flagitiosorum amorum») e che Agostino, al principio del terzo libro delle Confessiones, descrive con titanica angoscia («quaerebam quid amarem, amans amare») quasi a sottolineare un'esigenza assoluta, un desiderio che, nella sua energia non focalizzata su un punto, su una meta, si consuma nel suo disperdersi infruttuoso, condannandosi alla ricerca quasi consapevole del dolore: «ma io allora, misero, amavo soffrire, e cercavo qualcosa che mi facesse soffrire» («at ego tunc miser dolere amabam, et quaerebam ut esset quod dolerem»). Se il desiderio, l'amor che Agostino avverte dentro, sin dall'adolescenza, lo spinge al quaerere, tale quaerere si qualifica, vale a dire si esalta o si mortifica a seconda dell'oggetto cui si rivolge; se unico è il movente, dunque, non unica è la strada né tutte le strade possibili sono egualmente valide.

Agostino lo sperimenta direttamente, nella quasi contemporaneità di due esperienze. Il senso del suo quaerere appare infatti esaltato sopra ogni altra bassezza nella lettura dell'Hortensius di Cicerone e, più in generale, nel coltivare l'amor sapientiae che con nomen graecum viene detto 'filosofia'; lì Agostino avverte la possibilità di amare, cercare (quaerere), seguire e infine possedere la vera sapienza. Poco dopo, però, quello stesso amor lo spinge verso le fabulae manichee, di nuovo, colpevolmente legato alla carne («secundum sensum camis quaerere»). Gli stessi manichei, infatti, pur impe_ gnati nel quaerere, lo rivolgono alle indagini sui fenomeni celesti e, più in generale, sembrano deliberatamente ignorare il principio e il fine della loro ricerca: «non cercano in modo devoto da dove provenga loro l'ingegno, con il quale cercano» («non religiose quaerunt, unde habeant ingenium, quo ista quaerunt»)u. Se infatti essi riescono ad affermare, sul creato, molte cose vere, la loro ricerca (quaerere) non procede secondo la giusta devozione e dunque manca loro il risultato più importante: la verità'.

Agostino avrebbe abbandonato dopo diversi anni la fede manichea ma non la consapevolezza della identità perennemente bipartita delle pulsioni interiori che a essa lo avevano condotto, delle forze che lo dilaniavano perché tese al contempo al rifiuto e al diletto del mondo". La carne, la corporeità, íl saeculum: il legame con il sensibile continua ad angosciare Agostino e a orientarne negativamente il quaerere. Pur libero infatti dalle pastoie della metafisica 'sensista' manichea, pur convinto che Dio sia incorruttibile, Agostino ricorda, nella ricostruzione ex post del suo percorso contenuta nelle pagine delle Confessiones, che in quegli anni di dubbi tormentosi non era arrivato, con la sua ricerca, a concludere con certezza che Dio non fosse qualcosa di corporeo (corporeum aliquid) che, per essere pensato, avesse bisogno di una sua non meglio identificata estensione"; per questo, la domanda sull'origine del male, che lo aveva prima legato ai Manichei e poi definitivamente allontanato, non sembra abbandonarlo: come è possibile non accusare Dio di aver prodotto (o lasciato essere) il male senza prima superare l'idea che egli sia corporeo e, dunque, corruttibile? («quaerebam unde malum, et male quaerebam et in ipsa inquisizione mea non videbam malum»).

Agostino sembra dunque comprendere che, tanto personalmente quanto speculativamente, l'ostacolo che mortifica l'ultima, definitiva promozione del suo quaerere è l'incapacità di svincolarsi dal sensibile per giungere a quella intuizione del vero che può realizzarsi solo quando l'occhio riesce a sollevarsi dall'orizzonte dell'immanenza.



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Titolo: "Sant'Agostino"
Editore: Jaca Book
Autore: Jean-Luc Marion
Pagine: XI-417
Ean: 9788816409248
Prezzo: € 32.00

Descrizione:

Se si parte da Descartes per accedere alla questione dello statuto della metafisica, stabilirne la costituzione onto-teologica e rilevare lo scarto esistente con la teologia cristiana, è inevitabile tornare a sant'Agostino, punto di riferimento obbligatorio per tutto il XVII secolo. Marion legge e interpreta le "Confessioni" in modo decisamente non metafisico, facendo uso di concetti elaborati in una logica d'intento radicalmente fenomenologica. Il filosofo francese va al cuore della filosofia e della teologia di sant'Agostino, portandole nella nostra contemporaneità e mostrando come il pensiero agostiniano fu da subito prossimo al contemporaneo approccio fenomenologico. Sant'Agostino è l'interlocutore privilegiato e il giudice inevitabile dell'impresa dell'accesso a fenomeni non riducibili agli oggetti e agli enti della metafisica. La questione diventa allora quella di avvicinarsi al luogo in cui pensa sant'Agostino, per ritrovarvi ciò che egli cerca di pensare: l'itinerario di un approccio al luogo di sé, al luogo del sé, il più estraneo possibile per colui che si è o si crede di essere.



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Titolo: "Panarion eresie 67-73"
Editore:
Autore: Epifanio Di Salamina
Pagine:
Ean: 9788831182355
Prezzo: € 30.00

Descrizione:

Un trattato fondamentale per conoscere la Storia della Chiesa e delle prime comunità cristiane. Panarion adversus omnes haereses è il capolavoro di Epifanio di Salamina (310/20-403) scritto contro tutte le eresie dell'epoca. L'Autore si propone di confutare le eresie che attecchivano allora all'interno delle comunità cristiane e ne considera e combatte nel testo circa 80 eresie diverse. Ad ogni eresia associa l'immagine di un serpente velenoso per il quale suggerisce un siero, da cui il titolo dell'opera "Panarion" ovvero "cassetta dei medicinali"da utilizzare nella lotta "contro il veleno dell'errore". Anche se è stato molto discusso dai posteri per la faziosità che talora l'attraversa, è un trattato prezioso per la quantità di notizie e documenti che riporta.Il presente tomo è il terzo volume del Panarion.

 

67. IERACITI

CONTRO GLI IERACITI (ERESIA 47A, MA 67A DELLA SERIE)

1. Dopo questa dottrina di Mani, miserabile, velenosa oltre ogni eresia, subdola, barbara e bestiale, sorse un tale di nome Ieraca 1, da cui derivano gli ieraciti.

2. Costui visse a Leonto in Egitto. Dotato di non poca cultura di base, ebbe il pregio di essere istruito in tutti i generi dell'eloquenza greca; poi si applicò con rigore alla medicina e alle altre discipline degli Egiziani e dei Greci e forse si accostò anche all'astronomia e alla magia.

3. Infatti fu espertissimo in molti generi me dimostrano i suoi discorsi. Fu perfetto conoscitore della lingua degli Egiziani (era egli stesso egiziano), ma fu anche non poco erudito nella lingua greca: fu uomo acuto sotto ogni aspetto.

4. Fu di fatto cristiano, ma non perseverò nella vita cristiana. Infatti cadde in errore e. una volta scivolato, si perdette. Egli, benché fosse in grado di recitare a memoria in modo chiaro l'Antico e il Nuovo Testamento e li avesse commentati, di sua iniziativa definì come dottrina tutto ciò che gli sembrò opportuno e gli venne in mente, ricavandolo dal proprio vaneggiamento.

5. Anche costui, infatti. sostiene che la carne non risorge affatto, ma solo unicamente l'anima. Afferma che la risurrezione è spirituale. Si procurò e raccolse dalle divine Scritture un ammasso di tutte le testimonianze che fosse possibile trovare utili al suo intendimento e così, per sostenere la sua eresia, escogitò in modo stravagante tutte le più false invenzioni.

6. D'altra parte era uomo che impressionava per la sua vita ascetica ed era in grado di convincere le menti: molti degli asceti egiziani si lasciarono coinvolgere subito da lui. Penso infatti che nel negare, riguardo alla risurrezione dei morti, la risurrezione della carne abbia preso le mosse da Origene piuttosto che aver rigurgitato questa dottrina dal proprio pensiero.

7. Egli non ammette nozze, dicendo che erano proprie dell'Antico Testamento. Accetta, sì, Abramo, ramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Aronne e tutti i santi e parimenti Isaia e Geremia e li i considera profeti, 8. ma dice che se nell'Antico Testamento fu concesso di unirsi in matrimonio, dopo la venuta di Cristo non si devono più accettare le nozze né esse possono portare a ereditare regno dei cieli.

9. Egli dice: «Infatti che cosa e venuto a fare di nuovo Verbo? O che cosa di nuovo è venuto a predicare l'Unigenito e a correggere? Se si risponde: il timore di Dio lo conteneva già la legge; se si risponde: il matrimonio, le Scritture lo hanno già proposto; se si fa riferimento alla correzione dell'invidia, della cupidigia e dell'ingiustizia, queste cose le comprendeva già l'Antico Testamento. Invece è venuto a disporre quest'unica cosa, cioè a predicare nel mondo la continenza e a scegliere per se stesso appunto la castità e la continenza, senza cui nessuno può conseguire la salvezza».

2,1. Dappertutto raccoglie appigli per queste affermazioni, come quando viene detto: ...la vostra santificazione, senza la quale nessuno vedrà Dio a. 2. Se poi gli si dice: «Come mai l'Apostolo ha affermato: Il matrimonio sia onorevole e il letto coniugale sia puro, perché Dio giudicherà i fornicatori e gli adùlteri?», 3. ecco che egli risponde subito aggiungendo: «Ma poco dopo l'Apostolo afferma: La donna non sposata si dà pensiero delle cose del Signore, di come possa piacere al Signore, e così la vergine. Invece la donna sposata si dà pensiero di come possa piacere al marito ed è divisa C. 4. Se dunque c'è una divisione, come può, dove c'è divisione, esserci comunione di intenti? E se ella non piace a Dio, ma al marito, come può ottenere l'eredità da Dio? 5. L'Apostolo afferma: Per il rischio di fornicazione ciascuno abbia la propria moglie d non perché — dice lui — egli lodi il matrimonio dopo la venuta di Cristo, ma perché lo tollera affinché gli uomini non cadano in un'immane rovina. E detto infatti: Ci sono eunuchi che si sono resi eunuchi da sé a motivo del regno dei cieli e, e: Voglio che tutti siano come me f, 6. e: Il regno dei cieli è simile a dieci vergini, cinque stolte e cinque sagge g. Al regno dei cieli vengono paragonate vergini sagge e vergini stolte, ma comunque vergini: non si parla di donne sposate». Ed egli ammassa molte affermazioni simili per attaccare con esse il matrimonio.



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Titolo: "Commento alla Lettera ai romani"
Editore:
Autore: Origene
Pagine:
Ean: 9788831195294
Prezzo: € 95.00

Descrizione:Nell'ambito della vasta produzione esegetica di Origene, il 'Commento alla Lettera ai Romani'(composto tra il 243 e il 249 d.C.), è l'unico testo esegetico giunto a noi integralmente.

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Titolo: "Inni"
Editore:
Autore: Simeone il nuovo teologo
Pagine:
Ean: 9788831182362
Prezzo: € 39.00

Descrizione:Nei 1070 versi degli 'Inni', Simeone ci lascia la sua autobiografia mistica nella quale l'Autore parla di sè, ma al tempo stesso si trascende per presentare un modello universale di perfezione.

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Titolo: "Scintille a Efeso, anno 431"
Editore: San Paolo Edizioni
Autore:
Pagine: 112
Ean: 9788821579578
Prezzo: € 9.90

Descrizione:

Il libro raccoglie alcune lettere di Cirillo, patriarca di Alessandria, indirizzate al patriarca di Costantinopoli Nestorio e ad altri personaggi. Il curatore aggiunge alcune repliche di Nestorio e commenta con competenza gli antichi testi inquadrandoli nella temperie religiosa dell'epoca, quando il rigore dottrinale e l'impeto polemico innervano i delicati rapporti fra le Chiese, fra le scuole teologiche e fra le autorità ecclesiastiche e il potere imperiale. Al centro del dibattito, una delle questioni fondamentali della fede cristiana: l'incarnazione di Cristo, un tema di estrema attualità anche oggi. Sullo sfondo, il concilio di Efeso del 431 in cui questa questione fu affrontata. Nello stile della collana "Vetera sed Nova", il volume propone una selezioni di brani in una traduzione moderna e curata: parole di grande forza, capaci ancora oggi di scuotere il lettore.



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Titolo: "Quando l'uomo diventa istrice"
Editore: San Paolo Edizioni
Autore: Lucio Coco
Pagine: 64
Ean: 9788821590429
Prezzo: € 7.90

Descrizione:

Il filo conduttore di questo volume è tutto in una frase: "La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono" (Sap 2,24). Cipriano delinea con fine maestria la figura dell'invidioso, in modo quasi tragicomico, e indica la via per superare il vizio, padre d'infiniti altri vizi e peccati, secondo l'insegnamento del Nuovo Testamento. La trattazione inquadra soprattutto la gelosia e l'invidia, ritenute da Cipriano come il principio della vita viziosa; ma si allarga poi ad altri vizi e peccati tra i più gravi che da quelle derivano. Sotto questo aspetto, Cipriano sembra essere stato il primo autore cristiano a scrivere sui vizi capitali, un tema oggi di grande attualità. La collana "Vetera sed Nova" propone brani scelti di grandi autori del passato proposti in una nuova traduzione accurata e moderna, con commenti e introduzioni capaci di ridare al testo tutta la sua forza.



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Titolo: "Panarion eresie 61-66"
Editore:
Autore: Epifanio Di Salamina
Pagine:
Ean: 9788831182348
Prezzo: € 34.00

Descrizione:

Un trattato fondamentale per conoscere la Storia della Chiesa e delle prime comunità cristiane.Panarion adversus omnes haereses è il capolavoro di Epifanio di Salamina (310/20-403) scritto contro tutte le eresie dell'epoca. L'Autore si propone di confutare le eresie che attecchivano allora all'interno delle comunità cristiane e nel testo considera e combatte circa 80 eresie diverse. Ad ogni eresia associa l'immagine di un serpente velenoso per il quale suggerisce un siero, da cui il titolo dell'opera "Panarion" ovvero "cassetta dei medicinali"da utilizzare nella lotta "contro il veleno dell'errore". Anche se è stato molto discusso dai posteri per la faziosità che talora l'attraversa, è un trattato prezioso per la quantità di notizie e documenti che riporta.Vi sono esaminate le eresie degli: apostolici, sabelliani, origeniani primi, manichei, ieraciti, ariani, audiani, fotiniani, martelliani, semiariani, pneumatomachi, anomei, antidicomarianiti, colliridiani, messaliani. Contro: Origene, Paolo di Samosata, Melizio, Aerio, Apollinare.Il presente tomo è il secondo volume del Panarion.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

61. APOSTOLICI CONTRO GLI APOSTOLICI (ERESIA 41A, MA 6P DELLA SERIE)

1, 1. Dopo costoro, altri si sono dati il nome di apostolici, ma vogliono chiamarsi anche apotattici 1, poiché hanno come regola il non possedere nulla. 2. Anch'essi sono un ramo delle dottrine di Taziano, come encratiti, tazianei e catari 2, e per loro principio non accettano il matrimonio. Anche i misteri per loro sono diversi. 3. Si vantano quindi di non possedere beni e sconsideratamente dividono e danneggiano la santa Chiesa di Dio, allontanandosi dall'amore di Dio a causa delle loro superstizioni. 4. Infatti, quando qualcuno è caduto in peccato, non lo riammettono più con loro e anche riguardo al matrimonio e al resto hanno un atteggiamento del tutto simile alle sette appena citate. 5. Invece, mentre i catari si avvalgono soltanto delle Scritture canoniche, costoro si basano soprattutto sui cosiddetti Atti di Andrea e di Tommaso, dimostrandosi del tutto estranei al canone della Chiesa.

6. Se infatti il matrimonio è spregevole, allora tutti coloro che sono stati generati attraverso il matrimonio sono impuri e se la santa Chiesa di Dio risulta formata solo da quelli che hanno rinunciato al matrimonio, 7. il matrimonio non proviene più da Dio. Se il matrimonio non proviene da Dio, ogni atto di generare figli risulta un principio estraneo a Dio. Se poi l'atto di generare figli risulta un principio estraneo a Dio, allora risultano estranei a Dio anche coloro che sono stati generati attraverso tali vie. 8. Ma dove collocare in tal caso l'espressione: L'uomo non separi ciò che Dio ha unito a? Infatti il separare è necessariamente proprio dell'uomo, ma l'espressione ha dimostrato che invece il vivere in continenza per scelta non è opera dell'uomo, bensì di Dio. 9. Ciò che è per necessità di natura spesso è criticabile, poiché quanto è imposto per necessità non si compie ricevendone encomio, ma si pone al di fuori delle regole. La pietà infatti non è per necessità e la giustizia è per scelta.

10. Chiaramente sono essenziali alla pietà condizioni che per natura sono accessorie, ad esempio non fornicare, non commettere adulterio, non vivere in modo scostumato, non contrarre contemporaneamente due matrimoni, non depredare, non commettere ingiustizie, non ubriacarsi, non abbuffarsi, non adorare gli idoli, non uccidere, non preparare venefici, non imprecare, non oltraggiare, non giurare, bensì, se ci si è infuriati, subito ritornare miti, nella collera non peccare e non lasciare che il sole tramonti sulla propria ira. Eppure la natura stessa, creata e concessa da Dio, dimostrerà che l'unione nel legittimo matrimonio <avviene secondo il volere di Dio. Tutte le altre cose simili a queste hanno, ciascuna a loro modo, un limite al lecito.

2, 1. Ma, per riprendere a parlare di loro, essi stanno in una piccola regione, dalle parti della Frigia, della Cilicia e della Panfilia. 2. Dunque la Chiesa, che si estende da un confine all'altro della terra, può esserne abbattuta? Non sarà più vero che il loro suono si è diffuso su tutta la terra e le loro parole fino ai confini del mondo abitato? Non varrà più ciò che è stato detto dal Salvatore: Sarete miei testimoni fino all'estremità della terra d? 3. Se infatti il matrimonio non è santo e non è conforme alla volontà di Dio, ma è il matrimonio che dà la vita, provino a essere generati senza matrimonio! Ma se sono generati dal matrimonio, allora sono impuri a causa del matrimonio! 4. Se invece sono gli unici a non essere impuri, pur esistendo in virtù del matrimonio, il matrimonio non è impuro, poiché senza di esso nessuno verrà mai messo al mondo. 5. Grande è dunque l'errore di questi uomini: corrompe la natura umana con espedienti vari e molti pretesti e attraverso i tali pretesti fa allontanare tutti dalla verità.



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Titolo: "Commento a Isaia vol. IV/3 - San Girolamo"
Editore:
Autore: Girolamo (San)
Pagine:
Ean: 9788831198523
Prezzo: € 78.00

Descrizione:

Il terzo volume dell'Opera Omnia di San Girolamo. Un prezioso strumento per l'esegesi e lo studio del pensiero latino e della cultura tardo antica.



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Titolo: "Alle radici della notte"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Bortignon Michele
Pagine: 220
Ean: 9788825037500
Prezzo: € 19.89

Descrizione:Seguendo i passi di abba Antonio il libro aiuta a scendere alle radici della propria notte, dove si annidano i problemi che rendono difficile vivere con libertà e serenità la propria situazione. Una «biografia raccontata» che diventa itinerario spirituale valido per l'oggi.

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Titolo: "Peccato originale"
Editore: Il Mulino
Autore: Luciano Cova
Pagine: 389
Ean: 9788815248169
Prezzo: € 30.00

Descrizione:

Il libro ripercorre storicamente la dottrina del peccato originale a partire da Agostino di Ippona, il vescovo africano che ne fu il grande sistematizzatore, fino alle soglie della modernità. La riflessione agostiniana si innestò su un retroterra che comprendeva l'insegnamento paolino, la tradizione patristica latina e varie espressioni di religiosità eterodossa. Il peccato ereditario come lo concepì Agostino fu oggetto di controversia soprattutto su due questioni: la possibilità di una colpa trasmessa di padre in figlio e i suoi legami con la sessualità, irrimediabilmente viziata dopo la trasgressione di Adamo. La dottrina agostiniana fu mitigata nel Medioevo a partire dal secolo XII, anche grazie all'influsso delle scienze profane veicolate dai testi greci ed arabi in circolazione.



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Titolo: "La Bibbia commentata dai Padri. 1-2 Corinzi"
Editore:
Autore: Pennacchio Cristina
Pagine:
Ean: 9788831193948
Prezzo: € 74.00

Descrizione:

Dai Padri della Chiesa i più significativi commenti patristici ai due testi delle Epistole paoline.Scritte tra il 52 e il 56 d.C., negli anni in cui san Paolo vive a Corinto, le Epistole ai Corinzi sono da sempre uno dei testi più conosciuti del Nuovo Testamento. Nel rivolgersi alla chiesa della più grande e importante città greca di quei tempi, l'Apostolo affronta i problemi e le difficoltà che la comunità stava vivendo: la tendenza al perfezionismo, l'orgoglio per i carismi e doni spirituali, il matrimonio e la fornicazione, profonde divisioni, false filosofie e la pretesa dell'eloquenza. Paolo dimostra l'intrinseca connessione di questi problemi, che potevano esser curati accogliendo la retta recezione del Vangelo. Esplicita correzioni dottrinali, rivolge esortazioni morali, invita all'unità e alla carità. Migliaia sono i commenti patristici ai due testi. Si raccolgono qui i più significativi, in particolare dell'Ambrosiaster, Agostino, Ambrogio, Didimo Cieco di Alessandria, Giovanni Crisostomo, Tedoreto di Cirro, Gregorio di Nissa.

INTRODUZIONE A 1-2 CORINZI

CHI HA SCRITTO LE LETTERE AI CORINZI?

Ormai, praticamente tutti i commentatori antichi e moderni sono d'accordo nell'attribuire a Paolo la paternità di 1-2 Corinzi, anche se si continuano a nutrire dubbi sul fatto che l'attuale forma della 2 Corinzi risalga effettivamente a lui. Fin dall'antichità c'era il sospetto che Paolo avesse scritto anche altre lettere ai Corinzi, ma non era chiaro neanche allora se e fino a che punto il loro contenuto fosse riuscito a entrare nei testi canonici così come li abbiamo. Datare le lettere è quindi complicato, specialmente se si accetta una loro redazione più tarda. In ogni caso sappiamo che non possono essere state scritte prima del 49-51, ossia gli anni in cui Paolo era a Corinto, e sembra molto verosimile che esse possano essere collocate nel periodo tra il 52 e il 56, considerando la seconda lettera successiva di circa un anno rispetto alla prima.

PERCHÉ LE LETTERE AI CORINZI SONO IMPORTANTI?

Al consenso quasi unanime circa la paternità delle lettere, corrisponde un accordo altrettanto diffuso circa l'importanza delle lettere. La 1 Corinzi è la più lunga delle lettere di Paolo e inoltre è stata scritta alla chiesa della più grande e importante città greca di quei tempi. La 2 Corinzi riprende i temi della prima, approfondendone aspetti che erano stati appena accennati o non pienamente sviluppati. Le lettere rappresentano una testimonianza preziosa delle difficoltà incontrate da una delle prime chiese fondate da Paolo. Molte di queste difficoltà riguardavano le delicate questioni dell'autorità e della leadership. I Padri non affermano esplicitamente che l' episcopato monarchico fosse la soluzione dei problemi dei Corinzi, sebbene il messaggio dovesse essere chiaro anche ai loro lettori, in quanto Paolo appare molto insistente nel dichiarare che solo lui o coloro che erano stati ufficialmente delegati da lui fossero in grado di dirimere questioni interne alla comunità.

La natura del problema diventa più chiara nella Seconda lettera, in cui l'apostolo si sente obbligato a difendere la sua autorità e testimonianza. L'imbarazzo di questa condizione emerge in ogni parola, e i Padri non tardarono a recepire lo stato d'animo di Paolo. Essi erano abituati, grazie alla loro familiarità con la retorica classica, all'uso dell'ironia e risposero alla difesa di Paolo con istintiva simpatia. Inoltre, intuirono acutamente che il disagio nei confronti dell'apostolo significava disaccordo con il suo insegnamento e quindi una deviazione verso l'eresia. L'eresia era un problema attuale nel IV secolo, in cui erano attivi falsi profeti come Ario ed Eunomio che, a quanto sembrava, danneggiavano la Chiesa della loro epoca come i falsi profeti avevano danneggiato Corinto. Emerge, ancora, chiaramente lo stretto legame che secondo i Padri si era stabilito tra eresia e immoralità: nessuno, a quanto pare, dubitava che l'uomo che aveva giaciuto con la moglie del padre (1 Cor 5) fosse anche il principale eresiarca.

Le incertezze sulla guida della comunità di Corinto avevano generato una profonda divisione nella comunità, che rischiava di lacerarsi in due fazioni. I capi di questi partiti erano personalità molto carismatiche, che in alcuni casi orientavano la comunità verso dottrine che si allontanavano dal primitivo messaggio paolino.

Grazie all'esperienza contemporanea, i Padri erano ben consapevoli che l'unità e la verità andavano di pari passo e nei commenti a queste lettere enfatizzavano costantemente questo legame. Tuttavia, nello stesso tempo, è interessante notare che sapevano poco di più, e forse addirittura meno, di quello che sappiamo noi sulle persone menzionate da Paolo. A questo riguardo, la confusione sull'espressione "la famiglia di Cloe" in 1 Cor 1, 11 è particolarmente rivelatrice. Evidentemente alcuni Padri pensavano che Cloe fosse un luogo, non il nome di una persona, il che dimostra che già nel IV secolo esistevano tradizioni contrastanti sui primi giorni della Chiesa corinzia.

Le lettere non affrontano direttamente la questione dei rapporti tra Giudei e Gentili, come accade in Galati e Romani, ma il problema affiora spesso in superficie.

Le lettere sono significative anche perché mostrano la natura del problema della santificazione per i cristiani provenienti dal paganesimo. I Giudei avevano risolto la questione rifiutando di cibarsi della carne consacrata agli idoli e mantenevano poche o nessuna relazione sociale al di fuori della loro comunità. I Gentili non avevano questa possibilità, sebbene alcuni giudeo-cristiani cercassero di imporgliela. Essi dovevano vivere nel loro ambiente senza lasciarsi contaminare e senza offendere quelli che non capivano, o non potevano capire, la delicatezza della loro posizione.

La risposta di Paolo, qui e altrove, è, in sintesi, che essi dovevano difendere i principi della libertà cristiana, sia contro la legge mosaica, sia contro il paganesimo, ma nel caso in cui questa posizione comportasse difficoltà nei rapporti con i fratelli, dovevano sacrificare le loro opinioni personali per amor di pace. Ciò significava non mangiare le carni consacrate agli idoli, cosa che avrebbe offeso i Giudei, ma anche essere disponibili a socializzare con i pagani e persino accettare i matrimoni precedenti alla conversione. In altro ambito, i cristiani che provenivano dal paganesimo furono anche costretti a conciliare le istanze contrastanti della filosofia e della religione. Nel mondo greco questi due aspetti erano separati e spesso reciprocamente ostili. Molti filosofi concordavano con Platone e consideravano la religione una superstizione irrazionale da rimuovere. D'altro canto, parte della pratica religiosa pagana aveva poco a che fare con la moralità e talvolta prevedeva anche la fornicazione rituale. Questi problemi erano ancora vivi nel IV e V secolo e dunque i Padri erano molto più autenticamente vicini alla mentalità dei primi cristiani di quanto non possiamo esserlo noi ora.

Né la filosofia né la religione avevano molto da dire sulle considerazioni riguardo alla carità, che occupano gran parte della Seconda lettera ai Corinzi. L'amore e la generosità nei confronti dei fratelli in difficoltà era un segno distintivo del cristianesimo antico, in quanto sentimento totalmente sconosciuto al mondo pagano. Anche in questo caso i Padri ne erano molto più consapevoli di noi, che abbiamo ereditato secoli di tradizione che associa la carità all'elemosina: i Padri avevano compreso che le due lettere contenevano fondamenti imprescindibili della teologia paolina, sebbene fossero di impianto meno dottrinale della Lettera ai Romani, nondimeno esse si rivelavano essenziali per l'insegnamento cristiano. Basti pensare alla dottrina della risurrezione della carne, che fa sorgere immediatamente la questione dell'incarnazione di Cristo e della sua divinità.



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Titolo: "Sant'Antonino abate e san Michele Arcangelo"
Editore: Edizioni Segno
Autore: Marcello Stanzione
Pagine: 260
Ean: 9788861388048
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

Patrono di Sorrento, sant'Antonino Caciottolo nacque verso la metà del VI secolo a Campagna, dove il culto è incentrato sulla pietà popolare, sui miracoli di liberazione dal demonio e su di una colonna taumaturgica che è strumento di lotta contro il male e il maligno.



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Titolo: "OGREM - Indici"
Editore:
Autore: Gregorio Magno (San)
Pagine:
Ean: 9788831194198
Prezzo: € 42.00

Descrizione:Con gli indici si conclude l'edizione critica delle Opere di Gregorio Magno. Figlio di una ricca famiglia romana, Gregorio Magno abbracciò la vita monastica trasformando la sua villa al Celio nel monastero di sant'Andrea, per dedicarsi alla preghiera e alla contemplazione. Asceso poi al soglio pontificio, ha condotto la Chiesa con sapienza in un tempo drammatico. Instancabile predicatore, sensibile pastore di anime, ha riformato la liturgia e il canto sacro.Il presente volume presenta gli Indici all'Opera Omnia di san Gregorio Magno, edizione latino-italiana.

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Titolo: "Commento ad Sofonia e Naum"
Editore:
Autore: Girolamo (San)
Pagine:
Ean: 9788831182324
Prezzo: € 23.00

Descrizione:

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Girolamo compose i commenti a Naum e Sofonia tra il 389 e il 392 durante il suo soggiorno in Oriente; nello stesso periodo egli si dedicò anche ai commenti di altri tre profeti minori: Abacuc, Michea e Aggeo. Fu un periodo di intenso lavoro per lui: tradusse le omelie di Origene sul Vangelo di Luca, compilò il Liber interpretationis Hebraicorum nominum e il De situ et nominibus locorum Hebraicorum, curò la stesura della Vita Hilarionis, delle Quaestiones Hebraicae in Genesim, dei Commentarioli ín Psalmos e del Tractatus in Psalmos X-XVI, rivide la traduzione latina dei Settanta dei libri sapienziali, delle Cronache, dei Salmi e di Giobbe, tradusse dall'ebraico tutti i profeti, maggiori e minori, i Salmi, i quattro libri dei Re e Giobbe. Girolamo, grazie alla sua attività di traduttore, acquisì un metodo efficace per studiare le Scritture, soprattutto l'Antico Testamento. Per tradurre direttamente dall'ebraico ricorse a uno strumento utile anche all'esegeta, cioè agli Hexapla di Origene. Nei due commenti, se si tiene presente che la loro estensione è grosso modo la stessa, il loro uso risulta abbastanza consistente e le ricorrenze sono stranamente simili dal punto di vista numerico.

L'esegesi letterale e spirituale del libro biblico, un invito al pentimento. Girolamo compone i commenti a libri biblici di Naum e Sofonia tra il 389 e il 392 dedicando entrambi a Paola, nobile matrona romana, e la figlia Eustochio delle quali era guida spirituale. Il commento a Naum è costituito da un unico libro, introdotto da un breve prologo e privo di conclusione. Com'è abitudine di Girolamo, il libro profetico è analizzato versetto per versetto con una doppia interpretazione, prima secondo un livello storico-letterale e poi spirituale. Quale il messaggio di Girolamo? Ninive è intesa come figura del mondo in cui viviamo e i veri Assiri di cui bisogna avere timore sono i persecutori dei credenti, cioè degli uomini di Chiesa, autentico Israele.Così procede per il commento a Sofonia. Tema dominante del Libro è l'annuncio del giorno del Signore, "giorno della collera, giorno del castigo, giorno del giudizio" che si traduce nel testo di Girolamo in un invito al pentimento.

L'interpretazione si fonda sul confronto fra l'originale ebraico, la traduzione dei Settanta e le altre versioni greche. Peraltro, la polemica antiorigeniana cominciò nel 393 e pertanto mancano gli attacchi a Origene e ai suoi seguaci e anzi si potrebbe affermare che vi sono esposte dottrine origeniane come quella dell'apocatastasi e della guarigione del diavolo alla fine dei tempi senza nessuna particolare cautela, anche se cominciano a farsi strada dubbi e perplessità. Un'allusione al teologo alessandrino nel commento a Naum potrebbe essere contenuta nella parte finale delle chiosa al versetto 1, 8, laddove si afferma che alcuni esegeti cristiani vi colgono un cenno a Marcione e agli altri eretici che attaccano il Dio creatore dell'Antico Testamento: lo spunto è offerto proprio dall'esame delle varianti di traduzione presenti negli Hexapla ed è altamente probabile che Girolamo abbia di fronte, in questa circostanza, anche i commenti aí profeti minori di Origene. Nel commento a Sofonia, a proposito del versetto 1, 7 in cui si prospetta l'arrivo del giorno del Signore, si legge che alcuni esegeti cristiani — la formula è la stessa adoperata nel passo ricordato sopra: "Alcuni dei nostri" — lo riconducono alla venuta del Salvatore quando furono scelti gli apostoli. Relativamente ai versetti 3, 14-18, vi è addirittura un riferimento abbastanza esplicito alla dottrina origeniana apocatastasim: i dèmoni, ripristinato lo stato di ogni cosa, faranno ritorno a Dio.



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Titolo: "Agostino Le confessioni (libro + CD)"
Editore:
Autore: Sant'Agostino
Pagine: 400
Ean: 9788831175104
Prezzo: € 14.00

Descrizione:

Uomo inquieto, insoddisfatto delle certezze comode e consolanti, instancabile cercatore della Verità, figura poliedrica di filosofo, teologo, mistico, poeta e pastore, Agostino continua ad affascinare laici e credenti di ogni tempo. Tra i suoi scritti, le Confessioni sono il libro più noto, tradotto e letto della letteratura mondiale. Opera cardine del suo pensiero e diario della sua anima, così vicino alla sensibilità dell'uomo d'oggi, è tra i testi che più riescono a conquistare la mente e il cuore.

Alessandro Preziosi interprete di Sant'Agostino in una fiction di successo sulla vita del santo andata in onda recentemente per la televisione italiana legge e re-interpreta il libro in una traduzione attuale che, pur mantenendosi fedele all'originale, avvicina al lettore di oggi questa figura tra le più affascinanti della storia e della cultura occidentali.

 

INTRODUZIONE

 I

Agostino tornò in Africa dall'Italia sul finire del 388. Ne era partito con la speranza di successi mondani, vi rientrava seriamente cristiano dopo eventi drammatici. Nove anni più tardi, dagli ultimi mesi del 397 alla fine del 400, fra i quarantatré e i quarantasei an­ni di età, ormai vescovo e occupato nella stesura di opere impegnati­ve, pensò di redigere il racconto di quei primi anni della sua esisten­za, così sorprendenti agli occhi del teologo e ricchi di sviluppi psico­logici. Come dice Giovanni (3.21; cf. 9.3, e Conf. 10.1.1) qui au­tem facit veritatem venit ad lucem, ut manifestentur opera eius, quia in Deo sunt facta: non a rivelare certe virtù, bensì piuttosto a descrivere i processi con cui Dio conduce un'anima alla verità. L'au­tore medesimo avverte altrove che nelle Confessioni il lettore non troverà di che lodarlo, ma di che conoscerlo; se mai, dei suoi pochi meriti lodi con lui e per lui il Creatore, poiché da sé si era perduto e dal Creatore fu ricreato. La storia insomma del suo salvamento sarà prova e manifestazione della potenza e della bontà divine, non inu­tile né discara alla conoscenza e alla meditazione degli uomini.
Le ricerche degli eruditi hanno poi, si capisce, scoperto o credu­to di scoprire altre circostanze quali occasioni prossime, almeno, alla stesura del libro.

 Confluirono infine in questo ricco libretto atteggiamenti più indefiniti, largamente diffusi da alcuni secoli, di ispirazione tra pagana e cristiana, quali la ricerca della verità attraverso esperienze culturali diverse, ani­mata da un autentico bisogno dello spirito; il gusto dell'analisi psi­cologica, l'interesse ai travagli e alle peripezie, il racconto delle ca­dute e delle rinascite, il senso misterioso del divino. Basta questo nudo elenco per richiamare certo alla mente di chiunque titoli di opere e nomi di scrittori, e tutti potranno essere riconosciuti come antecedenti preparatori dell'opera di Agostino. Ma l'esilità, al con­fronto, dell'impegno e dei risultati, o, anche nel caso di una co­scienza più alta, quale quella di Marc' Aurelio, la comprensione e riproduzione incompleta della vita, sottolineano appunto la novità di questa storia interiore. In Agostino vive, pur senza oblio com­pleto del tipo classico, un uomo nuovo; uno spirito nuovo si regge intorno alle impalcature mentali antiche, e non è scarso motivo d'interesse spiarne qui l'incerta aurora. Una storia non eroica, ba­nale anzi, se considerata senza suggestioni; senza gusto del roman­zesco o dello scandaloso, al più con le asprezze di una certa indole, di una certa terra, di un certo tempo, un'esperienza comune a molati, se non a tutti gli uomini, ottiene, mediante la sua proiezione in uno sfondo soprannaturale, dimensioni incalcolabili.

Una lettura serena del testo non suscita neppure forti dubbi sulla sincerità dello scrittore e la storicità dei fatti. Alcune perples­sità sono nate soprattutto in altri climi per le proporzioni che le vicende assumono una volta commisurate con l'eterno e nel cuore di un peccatore santificato. Indubbiamente l'intento dell'opera, apologetico almeno in via sussidiaria, la brama di espiare nell'umi­liazione, l'inevitabile deformazione di ogni oggetto nello specchio della memoria hanno pure provocato talune esasperazioni e deter­minato la scelta di certi fatti a preferenza di altri. Ma sotto questa coloritura, intensa, se si vuole, e un fervore spirituale, che è pecu­liare di tutta la produzione letteraria di Agostino, traspare non so­lo la sincerità dello scrittore, ma la validità stessa del documento.

Può essere che gli argomenti interni, quale l'impegno più volte ri­badito dall'autore di voler ricordare con schiettezza il passato', o gli scrupoli che qua e là rivela nel corso del racconto, poco valgo­no, come soggetto e oggetto della prova; ma non si dovrà tener conto della statura dell'uomo riluttante persino ai richiami edificanti, della sua vita spesa nella ricerca del vero? del prezzo da pa­gare nello spirito lacerato e nella considerazione degli altri per ri­velarsi protagonista di imprese, cultore di idee e sensazioni quali quelle che popolano l'autobiografia agostiniana? All'autorità di Aristotele si accompagnava l'ammonimento della Scrittura per sconsigliare addirittura una qualsiasi impresa del genere, nociva e indecorosa.

II

Accanto ai fatti entrano naturalmente in questa superiore vi­sione della vita i problemi dello spirito. Non è quindi sorprendente, se nelle Confessioni si ritrovano i grandi temi della filosofia agosti­niana, tinteggiati secondo il particolare contesto: cioè non sparsi e necessariamente svigoriti, come in un'opera dottrinale, oppure ad­dolciti, come in una apostolica, bensì con lo slancio del loro nascere e imporsi alla mente, con la tensione del loro sviluppo e la loro inci­denza sul reale. La filosofia ha mostrato raramente con pari effica­cia la sua necessità, il suo poter essere non un divertissement della mente, ma la presa di coscienza della vita. «L'ordre de la pensée, dice Pascal, est de commencer par soi, et par son auteur et sa fin».

Le Confessioni delineano in modo esemplare questa via e fa­coltà del pensiero, ammoniscono a questa non vana priorità dell'au­tocoscienza. Se per Agostino uomo il cristianesimo ebbe evidente­mente più ampio significato, per il pensatore esso costituì un richia­mo preventivo ad ogni sua dimensione speculativa, ricco di carica vitale. Così nel libretto si animano le vie e i temi massimi dello speculatore.

Vi ritroviamo anzitutto, com'è di dovere, la sua formazione culturale. La lettura dell'Hortensius di Cicerone rivolse lo studente diciannovenne allo studio della filosofia; l'argomentazione non originale, che l'indagine della verità consegue la beatitudine, che so­lo il sapiente è felice, diede corpo e indirizzo all'incerto desiderio di godimento, che spingeva Agostino in molte oscure vie durante i suoi anni di apprendistato. Così il filosofo si sovrappose al retore. Delu­so dalla lettura della Bibbia, che richiedeva, per rivelarsi nella sua ricchezza, uno spirito umile e perciò capace di tutti gli strumenti d'indagine, non solo di quelli logici, Agostino fu attratto di rimbal­zo in tutt'altra direzione dal manicheismo, che lo imprigionò per un periodo non breve della sua vita. La promessa dei manichei di con­durre a Dio con la ragione, di spiegare la fede; la soluzione che forni­vano, qualunque fosse, al problema del male; l'austerità apparente della loro vita, gli fecero accettare quello che più tardi gli si rivelerà come una ridicola macchina del diavolo. Per ironia della sorte chi aveva spregiato i rudi misteri della Scrittura ora ammirava una co­struzione bizzarra e materialistica popolata di favole.

Lasciata intanto l'Africa, a Roma, nel 383 Agostino è indotto appunto dall'assurdità del sistema manicheo allo scetticismo proprio di una parte almeno dei neoaccademici. Gli nasce il dubbio che l'uomo possa mai raggiungere per via di ragione la verità, senza di cui si è per altro infelici.



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Titolo: "Trattati"
Editore:
Autore: Pseudo Cipriano
Pagine:
Ean: 9788831182317
Prezzo: € 45.00

Descrizione:

Temi fondamentali per la storia del cristianesimo. Una valida testimonianza della vita dei crististiani tra il III e il IV secolo. Le opere pseudociprianee sono più numerose e più estese degli scritti autentici di Cipriano a causa della grande fama che egli ebbe non solo ai suoi tempi, ma anche e soprattutto nei secoli successivi. Porre uno scritto sotto la paternità di Cipriano significava infatti garantirne la sopravvivenza e l'ortodossia. Tra i tantissimi testi attributi a Cipriano il Curatore ha selezionato dodici opere la cui origine è presumibilmente riconducibile all'Africa romana e la cui epoca di composizione oscilla tra il III e il IV secolo.

I testi contengono temi fondamentali per la storia del cristianesimo, come la datazione della Pasqua, il celibato del clero, la penitenza, il valore del martirio, la spiritualità cristiana, il rapporto con gli Ebrei.

INTRODUZIONE GENERALE

Le opere pseudociprianee sono più numerose e più estese degli scritti autentici di Cipriano di Cartagine a causa della grande fama che egli ebbe non solo ai suoi tempi, ma anche e soprattutto nei secoli successivi. Porre uno scritto sotto la paternità di Cipriano significava garantirne la sopravvivenza e l'ortodossia, tant'è vero che anche alcuni scritti di Novaziano confluirono tra le opere attribuite al vescovo di Cartagine.

Dovendo provvedere in questo volume alla presentazione e traduzione di questa produzione letteraria si sono dovute fare delle scelte, per cui sono state selezionate dodici opere la cui origine fosse presumibilmente riconducibile all'Africa romana e la cui epoca di composizione oscillasse, grosso modo, tra il III e il IV secolo. Va notato, comunque, che permangono ancora dei dubbi circa il luogo di origine di questi scritti, come pure non è possibile per ognuno di essi stabilirne con esattezza la data di composizione. In ogni caso, le opere che presentiamo costituiscono una valida testimonianza della vita dei cristiani tra il III e il IV secolo ed alcune hanno a che fare anche con le vicende della vita di Cipriano. In tal senso, si è preferito pubblicare quelle omelie o trattati che si situano bene nel contesto dell'epoca e delle trattazioni del vescovo di Cartagine tralasciando le epistulae dubiae et suppositiciae.

Per la maggioranza degli scritti si offre la prima traduzione in lingua italiana, come per De laude martyrii, Ad Novatianum, De rebaptismate, Ad Vigilium episcopum de iudaica incredulitate, De singularitate clericorum, De Pascha computus, Exhortatio de poenitentia, Sermo de centesima, sexagesima, tricesima, trattandosi di un'impresa pioneristica non si esclude che ci siano delle eventuali imperfezioni o inesattezze dovute alle difficoltà derivanti dalla lingua latina, che non è più quella classica, né tanto meno quella di Cipriano — in alcuni casi infatti il testo presenta lezioni abnormi, come nel De aleatoribus e nel De montibus Sina et Sion —, e ai concetti talmente involuti e, per questo, oscuri, come nel caso del De rebaptismate, tali da non rendere facile la resa in italiano. Un'altra difficoltà è dovuta al passaggio da un'opera all'altra, e cioè da un autore e da un contesto all'altro con il cambiamento di lingua, stile, mentalità, cose che non facilitano l'opera del traduttore.

Nelle introduzioni, oltre a presentare le opere, si è tentato anche di" sintetizzare le questioni più importanti relative agli scritti stessi che in alcuni casi avrebbero richiesto una trattazione più ampia. Infatti, queste opere contengono temi fondamentali per la storia del cristianesimo, come la datazione della Pasqua, il celibato del clero, la penitenza, il valore del martirio, la spiritualità cristiana, il rapporto con gli ebrei, ecc.

Per rendere più comprensibile il testo, nelle note sono stati esplicitati termini e concezioni altrimenti poco chiari, evitando eccessivi tecnicismi che vengono rimandati agli studi specifici.

Nelle introduzioni delle singole opere si offre una bibliografia essenziale che permette di dare uno sguardo agli studi sulle opere stesse. Si noterà che alcune opere hanno goduto di una maggiore attenzione da parte degli studiosi, mentre altre sono state meno analizzate. Nonostante questo, a nostro avviso, restano punti di riferimento per le opere pseudociprianee i volumi di P Monceaux, Histoire littéraire de l'Afrique chrétienne, Paris 1902, di H. von Soden, Cyprianische Briefsammlung, TU 25/3, Leipzig 1904, di H. Koch, Cyprianische Untersuchungen, Bonn 1926 e di J. Daniélou, Les origines du christianisme latin. Histoire des doctrines chrétiennes avant Nicée, vol. III, Paris 1978. Mentre sono strumenti indispensabili per l'opera di traduzione il Dictionnaire Latin-Frarnais des Auteurs Chrétiens di A. Blaise e il Glossarium Mediae et Infimae Latinitatis di C. Du Cange.

Il volume si chiude con l'opera le Sententiae episcoporum, le cui introduzione, traduzione e note si devono a Paolo Bernardini.



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