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Titolo: "OGREM - Indici"
Editore:
Autore: Gregorio Magno (San)
Pagine:
Ean: 9788831194198
Prezzo: € 42.00

Descrizione:Con gli indici si conclude l'edizione critica delle Opere di Gregorio Magno. Figlio di una ricca famiglia romana, Gregorio Magno abbracciò la vita monastica trasformando la sua villa al Celio nel monastero di sant'Andrea, per dedicarsi alla preghiera e alla contemplazione. Asceso poi al soglio pontificio, ha condotto la Chiesa con sapienza in un tempo drammatico. Instancabile predicatore, sensibile pastore di anime, ha riformato la liturgia e il canto sacro.Il presente volume presenta gli Indici all'Opera Omnia di san Gregorio Magno, edizione latino-italiana.

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Titolo: "Agostino Le confessioni (libro + CD)"
Editore:
Autore: Sant'Agostino
Pagine: 400
Ean: 9788831175104
Prezzo: € 14.00

Descrizione:

Uomo inquieto, insoddisfatto delle certezze comode e consolanti, instancabile cercatore della Verità, figura poliedrica di filosofo, teologo, mistico, poeta e pastore, Agostino continua ad affascinare laici e credenti di ogni tempo. Tra i suoi scritti, le Confessioni sono il libro più noto, tradotto e letto della letteratura mondiale. Opera cardine del suo pensiero e diario della sua anima, così vicino alla sensibilità dell'uomo d'oggi, è tra i testi che più riescono a conquistare la mente e il cuore.

Alessandro Preziosi interprete di Sant'Agostino in una fiction di successo sulla vita del santo andata in onda recentemente per la televisione italiana legge e re-interpreta il libro in una traduzione attuale che, pur mantenendosi fedele all'originale, avvicina al lettore di oggi questa figura tra le più affascinanti della storia e della cultura occidentali.

 

INTRODUZIONE

 I

Agostino tornò in Africa dall'Italia sul finire del 388. Ne era partito con la speranza di successi mondani, vi rientrava seriamente cristiano dopo eventi drammatici. Nove anni più tardi, dagli ultimi mesi del 397 alla fine del 400, fra i quarantatré e i quarantasei an­ni di età, ormai vescovo e occupato nella stesura di opere impegnati­ve, pensò di redigere il racconto di quei primi anni della sua esisten­za, così sorprendenti agli occhi del teologo e ricchi di sviluppi psico­logici. Come dice Giovanni (3.21; cf. 9.3, e Conf. 10.1.1) qui au­tem facit veritatem venit ad lucem, ut manifestentur opera eius, quia in Deo sunt facta: non a rivelare certe virtù, bensì piuttosto a descrivere i processi con cui Dio conduce un'anima alla verità. L'au­tore medesimo avverte altrove che nelle Confessioni il lettore non troverà di che lodarlo, ma di che conoscerlo; se mai, dei suoi pochi meriti lodi con lui e per lui il Creatore, poiché da sé si era perduto e dal Creatore fu ricreato. La storia insomma del suo salvamento sarà prova e manifestazione della potenza e della bontà divine, non inu­tile né discara alla conoscenza e alla meditazione degli uomini.
Le ricerche degli eruditi hanno poi, si capisce, scoperto o credu­to di scoprire altre circostanze quali occasioni prossime, almeno, alla stesura del libro.

 Confluirono infine in questo ricco libretto atteggiamenti più indefiniti, largamente diffusi da alcuni secoli, di ispirazione tra pagana e cristiana, quali la ricerca della verità attraverso esperienze culturali diverse, ani­mata da un autentico bisogno dello spirito; il gusto dell'analisi psi­cologica, l'interesse ai travagli e alle peripezie, il racconto delle ca­dute e delle rinascite, il senso misterioso del divino. Basta questo nudo elenco per richiamare certo alla mente di chiunque titoli di opere e nomi di scrittori, e tutti potranno essere riconosciuti come antecedenti preparatori dell'opera di Agostino. Ma l'esilità, al con­fronto, dell'impegno e dei risultati, o, anche nel caso di una co­scienza più alta, quale quella di Marc' Aurelio, la comprensione e riproduzione incompleta della vita, sottolineano appunto la novità di questa storia interiore. In Agostino vive, pur senza oblio com­pleto del tipo classico, un uomo nuovo; uno spirito nuovo si regge intorno alle impalcature mentali antiche, e non è scarso motivo d'interesse spiarne qui l'incerta aurora. Una storia non eroica, ba­nale anzi, se considerata senza suggestioni; senza gusto del roman­zesco o dello scandaloso, al più con le asprezze di una certa indole, di una certa terra, di un certo tempo, un'esperienza comune a molati, se non a tutti gli uomini, ottiene, mediante la sua proiezione in uno sfondo soprannaturale, dimensioni incalcolabili.

Una lettura serena del testo non suscita neppure forti dubbi sulla sincerità dello scrittore e la storicità dei fatti. Alcune perples­sità sono nate soprattutto in altri climi per le proporzioni che le vicende assumono una volta commisurate con l'eterno e nel cuore di un peccatore santificato. Indubbiamente l'intento dell'opera, apologetico almeno in via sussidiaria, la brama di espiare nell'umi­liazione, l'inevitabile deformazione di ogni oggetto nello specchio della memoria hanno pure provocato talune esasperazioni e deter­minato la scelta di certi fatti a preferenza di altri. Ma sotto questa coloritura, intensa, se si vuole, e un fervore spirituale, che è pecu­liare di tutta la produzione letteraria di Agostino, traspare non so­lo la sincerità dello scrittore, ma la validità stessa del documento.

Può essere che gli argomenti interni, quale l'impegno più volte ri­badito dall'autore di voler ricordare con schiettezza il passato', o gli scrupoli che qua e là rivela nel corso del racconto, poco valgo­no, come soggetto e oggetto della prova; ma non si dovrà tener conto della statura dell'uomo riluttante persino ai richiami edificanti, della sua vita spesa nella ricerca del vero? del prezzo da pa­gare nello spirito lacerato e nella considerazione degli altri per ri­velarsi protagonista di imprese, cultore di idee e sensazioni quali quelle che popolano l'autobiografia agostiniana? All'autorità di Aristotele si accompagnava l'ammonimento della Scrittura per sconsigliare addirittura una qualsiasi impresa del genere, nociva e indecorosa.

II

Accanto ai fatti entrano naturalmente in questa superiore vi­sione della vita i problemi dello spirito. Non è quindi sorprendente, se nelle Confessioni si ritrovano i grandi temi della filosofia agosti­niana, tinteggiati secondo il particolare contesto: cioè non sparsi e necessariamente svigoriti, come in un'opera dottrinale, oppure ad­dolciti, come in una apostolica, bensì con lo slancio del loro nascere e imporsi alla mente, con la tensione del loro sviluppo e la loro inci­denza sul reale. La filosofia ha mostrato raramente con pari effica­cia la sua necessità, il suo poter essere non un divertissement della mente, ma la presa di coscienza della vita. «L'ordre de la pensée, dice Pascal, est de commencer par soi, et par son auteur et sa fin».

Le Confessioni delineano in modo esemplare questa via e fa­coltà del pensiero, ammoniscono a questa non vana priorità dell'au­tocoscienza. Se per Agostino uomo il cristianesimo ebbe evidente­mente più ampio significato, per il pensatore esso costituì un richia­mo preventivo ad ogni sua dimensione speculativa, ricco di carica vitale. Così nel libretto si animano le vie e i temi massimi dello speculatore.

Vi ritroviamo anzitutto, com'è di dovere, la sua formazione culturale. La lettura dell'Hortensius di Cicerone rivolse lo studente diciannovenne allo studio della filosofia; l'argomentazione non originale, che l'indagine della verità consegue la beatitudine, che so­lo il sapiente è felice, diede corpo e indirizzo all'incerto desiderio di godimento, che spingeva Agostino in molte oscure vie durante i suoi anni di apprendistato. Così il filosofo si sovrappose al retore. Delu­so dalla lettura della Bibbia, che richiedeva, per rivelarsi nella sua ricchezza, uno spirito umile e perciò capace di tutti gli strumenti d'indagine, non solo di quelli logici, Agostino fu attratto di rimbal­zo in tutt'altra direzione dal manicheismo, che lo imprigionò per un periodo non breve della sua vita. La promessa dei manichei di con­durre a Dio con la ragione, di spiegare la fede; la soluzione che forni­vano, qualunque fosse, al problema del male; l'austerità apparente della loro vita, gli fecero accettare quello che più tardi gli si rivelerà come una ridicola macchina del diavolo. Per ironia della sorte chi aveva spregiato i rudi misteri della Scrittura ora ammirava una co­struzione bizzarra e materialistica popolata di favole.

Lasciata intanto l'Africa, a Roma, nel 383 Agostino è indotto appunto dall'assurdità del sistema manicheo allo scetticismo proprio di una parte almeno dei neoaccademici. Gli nasce il dubbio che l'uomo possa mai raggiungere per via di ragione la verità, senza di cui si è per altro infelici.



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Titolo: "Io ti guarirò"
Editore: Scritti Monastici
Autore: Lucio Coco
Pagine: 95
Ean: 9788885931763
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

In questo volume sono raccolti una serie di testi patristici su "Cristo medico" dei corpi e delle anime.La recente e diffusa disumanizzazione nei rapporti medico-paziente (basti pensare ai sempre più frequenti episodi di malasanità) hanno fatto dimenticare chi è il "vero medico", l'uomo/donna capaci cioè di esercitare l'ars medica, come lo fa il Cristo medico, capaci di curare (e guarire) sia il corpo che lo spirito malati.L'idea dell'Autore è stato quello di raccogliere in un libro di piccolo formato (ma grande per contenuto) una serie di pensieri che i Padri della Chiesa hanno espresso nei loro scritti sull'arte medica in riferimento a Cristo.Un libro fatto non solo per studiosi di patristica, ma anche per medici e sanitari da cui attingere qualche pensiero spirituale su questa difficile arte cristiana della cura.



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Titolo: "Commento ad Sofonia e Naum"
Editore:
Autore: Girolamo (San)
Pagine:
Ean: 9788831182324
Prezzo: € 23.00

Descrizione:

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Girolamo compose i commenti a Naum e Sofonia tra il 389 e il 392 durante il suo soggiorno in Oriente; nello stesso periodo egli si dedicò anche ai commenti di altri tre profeti minori: Abacuc, Michea e Aggeo. Fu un periodo di intenso lavoro per lui: tradusse le omelie di Origene sul Vangelo di Luca, compilò il Liber interpretationis Hebraicorum nominum e il De situ et nominibus locorum Hebraicorum, curò la stesura della Vita Hilarionis, delle Quaestiones Hebraicae in Genesim, dei Commentarioli ín Psalmos e del Tractatus in Psalmos X-XVI, rivide la traduzione latina dei Settanta dei libri sapienziali, delle Cronache, dei Salmi e di Giobbe, tradusse dall'ebraico tutti i profeti, maggiori e minori, i Salmi, i quattro libri dei Re e Giobbe. Girolamo, grazie alla sua attività di traduttore, acquisì un metodo efficace per studiare le Scritture, soprattutto l'Antico Testamento. Per tradurre direttamente dall'ebraico ricorse a uno strumento utile anche all'esegeta, cioè agli Hexapla di Origene. Nei due commenti, se si tiene presente che la loro estensione è grosso modo la stessa, il loro uso risulta abbastanza consistente e le ricorrenze sono stranamente simili dal punto di vista numerico.

L'esegesi letterale e spirituale del libro biblico, un invito al pentimento. Girolamo compone i commenti a libri biblici di Naum e Sofonia tra il 389 e il 392 dedicando entrambi a Paola, nobile matrona romana, e la figlia Eustochio delle quali era guida spirituale. Il commento a Naum è costituito da un unico libro, introdotto da un breve prologo e privo di conclusione. Com'è abitudine di Girolamo, il libro profetico è analizzato versetto per versetto con una doppia interpretazione, prima secondo un livello storico-letterale e poi spirituale. Quale il messaggio di Girolamo? Ninive è intesa come figura del mondo in cui viviamo e i veri Assiri di cui bisogna avere timore sono i persecutori dei credenti, cioè degli uomini di Chiesa, autentico Israele.Così procede per il commento a Sofonia. Tema dominante del Libro è l'annuncio del giorno del Signore, "giorno della collera, giorno del castigo, giorno del giudizio" che si traduce nel testo di Girolamo in un invito al pentimento.

L'interpretazione si fonda sul confronto fra l'originale ebraico, la traduzione dei Settanta e le altre versioni greche. Peraltro, la polemica antiorigeniana cominciò nel 393 e pertanto mancano gli attacchi a Origene e ai suoi seguaci e anzi si potrebbe affermare che vi sono esposte dottrine origeniane come quella dell'apocatastasi e della guarigione del diavolo alla fine dei tempi senza nessuna particolare cautela, anche se cominciano a farsi strada dubbi e perplessità. Un'allusione al teologo alessandrino nel commento a Naum potrebbe essere contenuta nella parte finale delle chiosa al versetto 1, 8, laddove si afferma che alcuni esegeti cristiani vi colgono un cenno a Marcione e agli altri eretici che attaccano il Dio creatore dell'Antico Testamento: lo spunto è offerto proprio dall'esame delle varianti di traduzione presenti negli Hexapla ed è altamente probabile che Girolamo abbia di fronte, in questa circostanza, anche i commenti aí profeti minori di Origene. Nel commento a Sofonia, a proposito del versetto 1, 7 in cui si prospetta l'arrivo del giorno del Signore, si legge che alcuni esegeti cristiani — la formula è la stessa adoperata nel passo ricordato sopra: "Alcuni dei nostri" — lo riconducono alla venuta del Salvatore quando furono scelti gli apostoli. Relativamente ai versetti 3, 14-18, vi è addirittura un riferimento abbastanza esplicito alla dottrina origeniana apocatastasim: i dèmoni, ripristinato lo stato di ogni cosa, faranno ritorno a Dio.



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Titolo: "Trattati"
Editore:
Autore: Pseudo Cipriano
Pagine:
Ean: 9788831182317
Prezzo: € 45.00

Descrizione:

Temi fondamentali per la storia del cristianesimo. Una valida testimonianza della vita dei crististiani tra il III e il IV secolo. Le opere pseudociprianee sono più numerose e più estese degli scritti autentici di Cipriano a causa della grande fama che egli ebbe non solo ai suoi tempi, ma anche e soprattutto nei secoli successivi. Porre uno scritto sotto la paternità di Cipriano significava infatti garantirne la sopravvivenza e l'ortodossia. Tra i tantissimi testi attributi a Cipriano il Curatore ha selezionato dodici opere la cui origine è presumibilmente riconducibile all'Africa romana e la cui epoca di composizione oscilla tra il III e il IV secolo.

I testi contengono temi fondamentali per la storia del cristianesimo, come la datazione della Pasqua, il celibato del clero, la penitenza, il valore del martirio, la spiritualità cristiana, il rapporto con gli Ebrei.

INTRODUZIONE GENERALE

Le opere pseudociprianee sono più numerose e più estese degli scritti autentici di Cipriano di Cartagine a causa della grande fama che egli ebbe non solo ai suoi tempi, ma anche e soprattutto nei secoli successivi. Porre uno scritto sotto la paternità di Cipriano significava garantirne la sopravvivenza e l'ortodossia, tant'è vero che anche alcuni scritti di Novaziano confluirono tra le opere attribuite al vescovo di Cartagine.

Dovendo provvedere in questo volume alla presentazione e traduzione di questa produzione letteraria si sono dovute fare delle scelte, per cui sono state selezionate dodici opere la cui origine fosse presumibilmente riconducibile all'Africa romana e la cui epoca di composizione oscillasse, grosso modo, tra il III e il IV secolo. Va notato, comunque, che permangono ancora dei dubbi circa il luogo di origine di questi scritti, come pure non è possibile per ognuno di essi stabilirne con esattezza la data di composizione. In ogni caso, le opere che presentiamo costituiscono una valida testimonianza della vita dei cristiani tra il III e il IV secolo ed alcune hanno a che fare anche con le vicende della vita di Cipriano. In tal senso, si è preferito pubblicare quelle omelie o trattati che si situano bene nel contesto dell'epoca e delle trattazioni del vescovo di Cartagine tralasciando le epistulae dubiae et suppositiciae.

Per la maggioranza degli scritti si offre la prima traduzione in lingua italiana, come per De laude martyrii, Ad Novatianum, De rebaptismate, Ad Vigilium episcopum de iudaica incredulitate, De singularitate clericorum, De Pascha computus, Exhortatio de poenitentia, Sermo de centesima, sexagesima, tricesima, trattandosi di un'impresa pioneristica non si esclude che ci siano delle eventuali imperfezioni o inesattezze dovute alle difficoltà derivanti dalla lingua latina, che non è più quella classica, né tanto meno quella di Cipriano — in alcuni casi infatti il testo presenta lezioni abnormi, come nel De aleatoribus e nel De montibus Sina et Sion —, e ai concetti talmente involuti e, per questo, oscuri, come nel caso del De rebaptismate, tali da non rendere facile la resa in italiano. Un'altra difficoltà è dovuta al passaggio da un'opera all'altra, e cioè da un autore e da un contesto all'altro con il cambiamento di lingua, stile, mentalità, cose che non facilitano l'opera del traduttore.

Nelle introduzioni, oltre a presentare le opere, si è tentato anche di" sintetizzare le questioni più importanti relative agli scritti stessi che in alcuni casi avrebbero richiesto una trattazione più ampia. Infatti, queste opere contengono temi fondamentali per la storia del cristianesimo, come la datazione della Pasqua, il celibato del clero, la penitenza, il valore del martirio, la spiritualità cristiana, il rapporto con gli ebrei, ecc.

Per rendere più comprensibile il testo, nelle note sono stati esplicitati termini e concezioni altrimenti poco chiari, evitando eccessivi tecnicismi che vengono rimandati agli studi specifici.

Nelle introduzioni delle singole opere si offre una bibliografia essenziale che permette di dare uno sguardo agli studi sulle opere stesse. Si noterà che alcune opere hanno goduto di una maggiore attenzione da parte degli studiosi, mentre altre sono state meno analizzate. Nonostante questo, a nostro avviso, restano punti di riferimento per le opere pseudociprianee i volumi di P Monceaux, Histoire littéraire de l'Afrique chrétienne, Paris 1902, di H. von Soden, Cyprianische Briefsammlung, TU 25/3, Leipzig 1904, di H. Koch, Cyprianische Untersuchungen, Bonn 1926 e di J. Daniélou, Les origines du christianisme latin. Histoire des doctrines chrétiennes avant Nicée, vol. III, Paris 1978. Mentre sono strumenti indispensabili per l'opera di traduzione il Dictionnaire Latin-Frarnais des Auteurs Chrétiens di A. Blaise e il Glossarium Mediae et Infimae Latinitatis di C. Du Cange.

Il volume si chiude con l'opera le Sententiae episcoporum, le cui introduzione, traduzione e note si devono a Paolo Bernardini.



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Titolo: "La Bibbia commentata dai Padri. 1-2 Re 1-2 Cronache, Esdra, Neemia, Ester"
Editore:
Autore: Pilara Gianluca
Pagine:
Ean: 9788831193931
Prezzo: € 84.00

Descrizione:

Un prezioso strumento per l'esegesi e la predicazione.La seconda parte dei libri storici dell'Antico Testamento presenta un materiale narrativo e argomenti vari e articolati che riguardano un ampio periodo della storia antica di Israele e diversi sono gli eventi cruciali che si susseguono a ritmo serrato. I commenti patristici a questi libri non sono né numerosi né ampi in quanto i Padri della Chiesa non erano propensi ad una lettura storica o filologica della Bibbia e la loro esegesi dei libri storici si concentrava su quegli episodi singoli in cui quella interpretazione tipologica o morale era possibile. Il volume raccoglie i commenti di autori latini e greci, tra i quali: Origene, Clemente Alessandrino, Basilio Magno, Giovanni Cristostomo, Tertulliano, Cipriano, Ambrogio, Agostino; e i testi di alcuni padri siriani.

INTRODUZIONE A 1-2 RE, 1-2 CRONACHE, ESRA, NEEMIA, ESTER

I commenti inclusi in questo volume coprono la seconda parte dei cosiddetti libri storici della Bibbia'. Ciò che è immediatamente evidente al lettore è che il materiale narrativo e gli argomenti che formano questi libri sono estremamente vari e complicati; dal momento che riguardano un ampio periodo della storia antica di i Israele e diversi eventi cruciali che si susseguono a ritmo serrato. Gli studi biblici moderni, con il loro approccio storico-filologico, hanno accertato che, mentre questi libri sono accomunati da una condivisa attenzione alla materia storica, devono tuttavia essere distinti in base ai loro punti di vista ideologici.

IL PUNTO DI VISTA TEOLOGICO NEL DEUTERONOMIO E NELLE CRONACHE

Nei libri di Samuele e dei Re gli studiosi moderni hanno notato e messo in evidenza come il patto che Dio ha stretto con il popolo d'Israele sia chiaramente considerato come un impegno reciproco, e ogni infrazione di questo patto sia necessariamente e severamente punita da Dio, mentre l'obbedienza viene ricompensata con benedizioni. A tale riguardo, gli studi biblici contemporanei hanno riconosciuto che i libri dei Re sono conformi alla teologia e all'ideologia del Deuteronomio, dove questi termini del patto di Israele con Dio sono chiaramente espressi per la prima volta. Ciò è confermato dal fatto che i libri dei Re risultano seguire coerentemente il Codice Deuteronomico, quando esprimono giudizi su ciascun re o personaggio descritto nella narrazione biblica. Pertanto quei personaggi che si conformano al Codice Deuteronomico sono lodati e quelli che lo disobbediscono sono inevitabilmente condannati. Oltre a questo punto di vista generale, il Deuteronomio ha un ruolo centrale nel Secondo libro dei Re, in quanto la narrazione biblica descrive la sua scoperta nel tempio durante il regno di Giosia.

Cronache, Esdra e Neemia, invece, condividono una prospettiva che differisce dalla visione del Deuteronomio, una prospettiva che è stata definita "Storia del Cronachista". Essa si è riscontrata in un lessico e in una serie di idee comuni, come per esempio la costruzione e il culto del tempio, il servizio sacerdotale e la rinascita d'Israele. Se questa prospettiva sia dovuta originariamente a un solo autore o editore è materia di dibattito fra gli studiosi.

L'ESEGESI PATRISTICA

I Padri della Chiesa non erano interessati ad una lettura storica o filologica della Bibbia, per cui la loro esegesi non prendeva in considerazione il punto di vista teologico del Deuteronomio o delle Cronache, che unisce o separa i libri storici inclusi in questo volume, ma si muoveva, al contrario, lungo differenti linee d'interpretazione. La loro esegesi, come è stato ampiamente discusso in molti volumi di questa serie, era principalmente basata su di una interpretazione tipologico-allegorica' e/o morale. Di conseguenza la loro lettura dei libri storici non era sistematica ed esaustiva, ma si concentrava su quegli episodi singoli in cui un'interpretazione tipologica o morale era possibile, mentre gli altri eventi descritti nella narrazione biblica, che non rientravano nei loro principi esegetici, venivano tralasciati. Questo approccio interpretativo, come vedremo, non si riscontra solo nei commenti incidentali sui libri storici fatti dai Padri nelle loro omelie o nelle opere dottrinali, ma anche nei commenti esegetici sui singoli.



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Titolo: "Credendo amiamo"
Editore: Vivere In
Autore: Luigi Manca
Pagine: 206
Ean: 9788872634523
Prezzo: € 15.00

Descrizione:L'Autore ripercorre l'esperienza e l'insegnamento sulla fede di Agostino, prima prete e poi vescovo d'Ippona, tutto proteso alla crescita della vita cristiana nelle comunità d'Africa. I testi che vengono presi in considerazione, sui quali l'A. riflette e fa riflettere, toccano gli aspetti nevralgici della fede cristiana: il rapporto tra fede e ragione, i contenuti della fede espressi dal Simbolo, la centralità del mistero pasquale, la suprema testimonianza di fede nel martirio.Attraverso gli scritti esaminati traspare il genio del più grande teologo, catechista e predicatore dell'Occidente cristiano. Colpisce la semplicità e l'immediatezza con cui il Vescovo d'Ippona è in grado di mettere i fedeli a contatto vivo con le verità più ardite e profonde della fede.Questo libro è stato scritto con il desiderio e l'intento di offrire la testimonianza e l'insegnamento di Agostino non come un pezzo di storia gloriosa della fede cristiana appartenente al passato ma come un modello che è più che mai attuale e uno stimolo per noi ad essere generatori e narratori di fede nell'oggi.A dieci mesi dalla stampa, il presente libro esce in seconda edizione con l'inserimento di un nuovo capitolo sulla presenza di Agostino nell'enciclica Lumen Fidei.

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Titolo: "Sermoni liturgici"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Cromazio di Aquileia (san)
Pagine: 352
Ean: 9788831543798
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

Il volume propone una raccolta di sermoni liturgici, attraverso i quali emerge una nitida e profonda riflessione teologica e spirituale, non aliena dalla necessità di mettere in pratica e dare stabilità ai dogmi teologici sulla natura di Cristo elaborati nel Concilio di Nicea del 325, ma non per questo lontana da una dimensione esistenziale e un orizzonte pastorale, che animano la scrittura di freschezza e spontaneità.Interessante è, inoltre l'originale e critica presa di posizione rispetto all'alleanza tra Chiesa e potere politico, che in quegli anni si andava consolidando (Il testo non è solo la riedizione economica del volume pubblicato nel 1982: è stato arricchito di un nuovo, ampio commento e totalmente aggiornato secondo le più recenti ricerche).



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Titolo: "Testamento di Salomone"
Editore:
Autore: Augusto Cosentino
Pagine:
Ean: 9788831182300
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Negli apocrifi la storia del leggendario anello ricevuto da Dio che permise al Re di assoggettare i demoni e costruire il Tempio di Gerusalemme. Il Testamento di Salomone è un testo pseudoapocrifo in cui il re Salomone è autore e protagonista. È infatti scritto in prima persona, attribuendo a lui il racconto della vicenda che lo vede protagonista, che ha inizio con la richiesta di aiuto da parte di un servo vessato dai demoni. Salomone riceve da Dio un anello che gli permette di piegare i demoni alla sua volontà così da costringerli a lavorare alla costruzione del Tempio di Gerusalemme. La collocazione culturale e cronologica del testo è complessa. Non si conosce l'autore, nè la data di composizione. Probabilmente risalente al I-II secolo d.C., l'opera si è conservata nel greco della koinè, ma si ritiene che sia stata scritta originalmente in aramaico o ebraico.

 

INTRODUZIONE

1. IL PERSONAGGIO DI SALOMONE

Salomone nella tradizione ebraica

Salomone è un personaggio importante nell'Antico Testamento. Figlio del re Davide, fondatore della dinastia davidica (e messianica), e di Betsabea, vedova di Uria, ufficiale ittita ucciso da Davide proprio per rubarne la moglie, Salomone cresce tra gli intrighi di palazzo che lo porteranno, grazie ai buoni uffici della madre, al trono. Erede delle promesse messianiche di Davide, ne eredita anche il gravoso compito di costruttore del primo Tempio di JHWH, che Davide non ha potuto erigere a causa dei suoi molti peccati. Il regno unitario di Israele sotto la guida di Davide e Salomone viene considerato sostanzialmente storico dagli studiosi odierni, che lo pongono a cavallo tra XI e X secolo a.C., anche basandosi su dati archeologici. Ben nota, per Salomone, la sua sapienza, che egli chiede a Dio come dono. Questa fama di sapienza che lo accompagna fin dall'antichità (proverbiale è il suo giudizio nel caso del figlio conteso tra due prostitute) fa sì che vengano attribuiti a Salomone molti testi confluiti nell'Antico Testamento: si ascrivono a lui due salmi (il 72 e il 127) e quattro libri sapienziali: il Qoelet, il Cantico dei Coltici, i Proverbi e il Libro della Sapienza. Si tratta però di un personaggio che, malgrado la sapienza concessagli da Dio, si abbandona, nella parte finale della sua esistenza. alla dissolutezza con donne straniere. Alla dissolutezza si accompagna un peccato ancor più grande: l'idolatria verso gli dèi stranieri. La conseguenza di tutto ciò sarà la perdita dell'amicizia con Dio e, alla morte di Salomone, la fine del regno unitario ereditato da Davide. La dinastia davidica resterà a capo del regno di Giuda a sud, con capitale Gerusalemme, mentre un altro regno verrà fondato a nord (il regno d'Israele).

Salomone nel tardo giudaismo e nella prima età cristiana

Partendo dalla fama di sapiente cresciuta intorno al personaggio, nel corso dei secoli si moltiplicano i testi pseudepigrafi attribuiti a Salomone. In particolare gli vengono ascritte due raccolte di inni: i Salmi di Salomone e le Odi di Salomone, che hanno origine tra I secolo a. C. e I secolo d. C. Cresce inoltre intorno al personaggio un'aura di mistero che, ben presto, sconfinerà nel magico.

Siamo ben informati su una tradizione che fa di Salomone un mago ed esorcista. Giuseppe Flavio racconta di una pratica di tipo esorcistico che fa a lui riferimento. In tale pratica si usano le formule e il sigillo contenente una delle "radici" prescritte da Salomone. Lo stesso Vespasiano, futuro imperatore, probabilmente durante la sua permanenza a Gerusalemme, può assistere ad uno di tali esorcismi nel suo nome. Si tratta dell'episodio di Eleazaro:

«Dio gli concesse la conoscenza dell'arte da usare contro i demoni a sollievo e vantaggio degli uomini,. compose formule magiche per curare le infermità, e lasciò varie forme di esorcismi con i quali si scacciano i demoni da coloro che ne sono posseduti, e non ritornano più. E questo genere di terapia ha molto potere anche ai nostri giorni: io ho visto un certo Eleazaro, mio connazionale, il quale in presenza di Vespasiano, dei suoi figli, dei tribuni e di una quantità di soldati, liberava i posseduti dai demoni; e le modalità della terapia erano queste: avvicinava al naso dell'indemoniato un anello che aveva sotto il suo sigillo una delle radici prescritte da Salomone; e nell'atto che l'uomo fiutava, espelleva il demonio dalle sue narici, e subito, quando l'uomo cadeva, egli, parlando in nome di Salomone e recitando formule magiche da lui composte, scongiurava il demonio di non ritornare mai più».

In tale brano incontriamo il tipico armamentario esorcistico, in un clima che riecheggia abbastanza da vicino il Testamento di Salomone.

La conferma dell'esistenza di un santuario salomoníco nella città di Gerusalemme ci viene da fonti più tarde, appartenenti alla letteratura cristiana. Furono proprio le comunità giudeo-cristiane della città a ereditare la tradizione di tale santuario giudaico di Salomone, mantenendolo in vita per alcuni secoli. Ancora nell'anno 333-334, l'anonimo estensore dell'Itinerarium Burdigalense vede nella città santa una cripta, nei pressi della Piscina Probatica, dove Salomon daemones torquebat. Possiamo ritenere che la cripta salomonica citata nell'Itinerario sia lo stesso luogo in cui Giuseppe Flavio colloca l'episodio di Eleazaro: un luogo in cui avvenivano — afferma l'Itinerario — molte guarigioni. Meno di un secolo dopo il salomonico sembra essere sparito.



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Titolo: "Storia della spiritualità. 3"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: Louis Bouyer
Pagine: 544
Ean: 9788810304297
Prezzo: € 49.00

Descrizione:

Il martirio, la verginità, la gnosi e il monachesimo - inteso come scuola di contemplazione più che come volontà di fuga dal mondo - sono i temi che inquadrano in modo organico l'insegnamento patristico. Il volume di Louis Bouyer, considerato un classico, prende posizione su numerosi punti contestati o variamente interpretati. L'intento non è di ripercorrere la storia letteraria del sentimento religioso o di offrire una collezione di biografie e monografie, ma principalmente di comprendere in che modo la spiritualità cristiana è stata tematizzata e percepita nel periodo patristico. La rivista Études, recensendo la prima edizione dell'opera, ha scritto: «Il padre Bouyer ha trasfuso in queste pagine dense, talora frementi, e più d'una volta con vena di umorismo, tutta la ricchezza della sua cultura, della sua familiarità con i testi, della sua vastissima lettura, della sua personalità di teologo e di uomo spirituale».



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Titolo: "Il prepotente e il povero"
Editore: San Paolo Edizioni
Autore: Ambrogio (sant')
Pagine: 120
Ean: 9788821577253
Prezzo: € 9.90

Descrizione:Sono sempre più numerosi coloro che accumulano di coloro che lasciano», ogni giorno i ricchi opprimono, con prepotenza, i poveri. L'attualità di queste parole è sconvolgente, soprattutto se la denuncia non viene da un nostro contemporaneo, ma da Ambrogio, vescovo di Milano nel 374. Per smascherare i soprusi contro i più poveri, Ambrogio fa riferimento alla vicenda biblica del re Acab che per possedere la vigna di Nabot ne fece uccidere il proprietario: «Non un solo Nabot fu ucciso. Ogni giorno Nabot è umiliato. Ogni giorno è calpestato». La storia biblica del re Acab, è «antica, ma nell'uso è attuale», commenta Ambrogio all'inizio del suo libro. Partendo da questo spunto iniziale, Ambrogio denuncia i soprusi dei ricchi e propone un giusto uso della ricchezza: «Non sai, o uomo, come collocare le tue ricchezze? Se vuoi essere ricco sii povero secondo il mondo, affinché tu sia ricco per Dio», ricco di fede, di misericordia, di sincerità, di sapienza, di scienza. In questo volume, che apre la collana ''Vetera sed Nova'', testi scelti di Ambrogio da Milano sono presentati in una nuova traduzione fedele e moderna realizzata da specialisti, con un apparato di note leggero e preciso. Il volume è corredato da un'introduzione e da una biografia dell'autore. Scopri l'incredibile attualità dei Padri della Chiesa. Nasce ''Vetera sed nova'': nella saggezza dei Padri una via per il presente.

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Titolo: "Gli insegnamenti spirituali di una madre del deserto"
Editore: San Paolo Edizioni
Autore: Pseudo Atanasio
Pagine: 104
Ean: 9788821577246
Prezzo: € 9.90

Descrizione:

Non tutti sanno che, accanto ai Padri della Chiesa (termine usato a partire dal V secolo per indicare i principali scrittori cristiani), sono esistite alcune Madri della Chiesa, la più celebre delle quali è Santa Sincletica, detta la madre del deserto. La sua vita e i suoi preziosi insegnamenti sono racconti in questa biografia scritta intorno al 382 da pseudo Atanasio. La parte centrale del libro riguarda il pensiero di Santa Sincletica sui "pensieri malvagi", una riflessione di estrema attualità, capace di una fine e moderna analisi psicologica sui meccanismi del male che ciascuno sperimenta dentro di sé. Il volume fa parte della collana Vetera sed Nova, nata per far scoprire ai lettori l'attualità della parola dei Padri e della Madri della Chiesa.



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Titolo: "Il sacerdozio nella spiritualità dei padri"
Editore: Libreria Editrice Vaticana
Autore: Scarnera Adele
Pagine: 120
Ean: 9788820990695
Prezzo: € 8.00

Descrizione:Nel presente volume vengono proposti i brani più significativi dei Padri della Chiesa che trattano specificamente il tema del sacerdozio e gli argomenti ad esso correlati, quali la chiamata, la donazione, il progresso spirituale, l'unione con Dio, la missione. I sacerdoti, infatti, come tutti i cristiani, per essere autentici testimoni, hanno bisogno di alimentare e vivere sinceramente la fede che Dio ha loro donato, e in quest'ottica non c'è aiuto migliore dell'attingere dalla saggezza e dalla spiritualità dei Padri della Chiesa.L'Autrice offre dunque in queste pagine un utile strumento per tutti i sacerdoti per riscoprire la gioia della fede e rinnovare in loro l'entusiasmo di comunicarla.

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Titolo: "Il buon uso del denaro"
Editore: San Paolo Edizioni
Autore: Ambrogio (sant')
Pagine: 160
Ean: 9788821577260
Prezzo: € 9.90

Descrizione:Ispirandosi alla storia biblica di Tobi, il pio ebreo che prestò denaro senza esigere garanzie, Ambrogio condanna l'usura: «Finché sei libero dai vincoli, tieniti lontano del giogo e dal peso della servitù. Sei ricco? Non addossarti mutui. Sei povero? Non addossarti mutui. Sei ricco? Non ti preme nessuna necessità di chiedere. Sei povero? Esamina la difficoltà di restituire. L'opulenza viene diminuita dalle usure; la povertà non è alleviata dalle usure. Infatti non si corregge mai il male con il male, né la ferita si cura con la ferita, anzi s'incancrenisce nell'ulcera». In questo volume, che fa parte della collana Vetera sed Nova, testi scelti di Ambrogio da Milano sono presentati in una nuova traduzione fedele e moderna realizzata da specialisti, con un apparato di note leggero e preciso. Il volume è corredato da un'introduzione e da una

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Titolo: "Vita latina di Santa Melania"
Editore:
Autore: Geronzio
Pagine:
Ean: 9788831182294
Prezzo: € 12.00

Descrizione:

La biografia della nobile romana, personalità di spicco, monaca e asceta della tradizione patristica venerata come santa sia in Oriente che in Occidente. La Vita di Melania di Geronzio ripercorre la storia di Melania, giovane romana, vissuta nella prima metà del V secolo, di estrazione nobiliare e di origine senatoria. Dopo la morte precoce dei figli, d'accordo con il marito Piniano, abbraccia gli ideali di castità e di povertà, vende tutte le sue proprietà - contro il parere della sua famiglia di origine - e abbandona una condizione agiata per le difficoltà e le ristrettezze di una vita ascetica fondata sugli ideali evangelici. Moltissimi beneficiarono del suo aiuto caritatevole in tutto l'impero: poveri, malati, prigionieri schiavi. Ciò le valse la grande fama di santità. A seguito del Sacco di Roma nel 410, lascia l'Italia per Tagaste in Africa, dove stringe una salda amicizia con Agostino, quindi per Gerusalemme dove fonda un monastero femminile e uno maschile.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Fine delle tribolazioni è di rendere compiuta la gioia. Vita latina di santa Melania, 34, 17

La Vita di Melania, insieme alla coeva Vita di Sincletica (430450) dello Pseudo-Atanasio, e alla capostipite, in ordine di tempo e anche come modello letterario, Vita di Macrina (381-382) di Gregorio di Nissa, è la terza biografia di una santa asceta che la tradizione patristica ci ha consegnato. Melania ha in comune con Sincletica l'estrazione nobiliare e l'origine senatoria (senatrix Romae recita il titolo latino del libro di Geronzio, mentre sygkletos, da cui il nome Sincletica, etimologicamente sta per "appartenente alla famiglia senatoria"). La rinuncia al matrimonio e la scelta della castità coniugale di Melania, il disprezzo delle belle vesti e delle vanità terrene, rappresentano altrettanti punti di contatto tra i molteplici che si possono rinvenire a uno spoglio, anche sommario, delle loro biografie. Le tre condividono la stessa radicalità delle scelte di vita che le hanno portate ad abbandonare la certezza di una condizione agiata per le difficoltà e le ristrettezze di una vita fondata sugli ideali evangelici della sopportazione, della fatica, della povertà: «Sappiate sopportare per essere giudicate giuste; lottate per entrare per la porta stretta; sappiate soffrire un po' per ricevere molto; disprezzate le cose terrene per conseguire quelle celesti» (45, 3). Questo il programma spirituale di Melania, estendibile non solo alle altre due, ma anche a tutte le donne che in quello stesso volgere di anni erano andate ad abitare le solitudini del deserto egizioano o dell'area microasiatica.

1. LA FAMIGLIA DI MELANIA

Melania La Giovane appartiene ad una famiglia di alto lignaggio.

Nipote di Melania L'Anziana, che era nipote di Antonio Marcellino, console nel 341, perché figlia del figlio, il console onorario (vir consularis) Marcello (o Marcellino, come lo indica Palladio). A sua volta Melania Seniore aveva sposato Valerio Massimo, anch'egli con discendenze consolari — in quanto figlio del primo console della Repubblica. Valerio Publicola — e dotato di un cospicuo patrimonio, dal quale ebbe tre figli. Nel giro di pochi anni la donna perse il marito e due figli cosa che la indusse a vendere i suoi beni e ad andare a vivere in povertà in Egitto e in Palestina. Il figlio superstite di Melania Seniore, Publicola, nel 381 sposò Ceionia Albina la Giovane che era figlia di Ceionio Rufio, a sua volta fratello di Ceionio Cecina, la cui figlia Leta sarà la destinataria di una importante lettera di san Gerolamo sull'educazione della figlia Paola, che appare per tre volte anche nella Vita di Melania. Dall'unione di Publicola e Ceionia Albina la Giovane sarebbe nata nel 383 [385] Melania. Per non disperdere il patrimonio di famiglia, all'età di quattordici anni, i genitori la diedero in moglie a un cugino nel 397, Pinano, anch'egli di origini patrizie e di poco maggiore di età. Da questo momento le tappe della loro vita sono segnate da decisioni comuni, innanzitutto quella di vivere in castità, dopo la morte prematura dei due figli della coppia [404111 e successivamente quella più radicale della rinuncia al mondo, riproducendo in tal modo quasi in maniera inconsapevole quello che era stato il percorso della nonna Melania. I due lasciano perciò Roma e mettono in liquidazione il loro enorme patrimonio anche entrando in conflitto con i familiari e gli amministratori dello stesso.

La conversione di Melania si matura alla scuola di Paolino di Nola (406 [407]) presso il quale impara a dedicarsi alla preghiera continua e ad applicarsi alla lectio divina. Successivamente, dopo il sacco di Roma di Alarico del 410, la donna lascia l'Italia e si dirige, con un viaggio avventuroso, in Africa. A Tagaste, insieme con la madre Albina e Piniano, soggiorna presso il vescovo amico di sant'Agostino, Alipio. La permanenza dura sette anni (fino al 417) e si configura come un vero e proprio periodo di noviziato di Melania la quale in questo lasso di tempo poté approfondire i contenuti della vita contemplativa e ascetica. Sempre in compagnia della madre e del marito decide quindi di dirigersi verso la Palestina, che raggiunge 13 dopo un breve scalo nella città di Alessandria. Quindi fa ritorno in Egitto per visitare le colonie di monaci che vivevano nel deserto (419). Dopo questo pellegrinaggio Melania si stabilisce definitivamente a Gerusalemme dove muoiono prima la madre (431) e poi, nel 432 il marito, alla cui figura subentra, come figlio spirituale, proprio l'autore della sua biografia Geronzio. Nella città santa Melania fonda un monastero femminile (432) e uno maschile (435 o 436).



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Titolo: "Ignazio di Antiochia"
Editore: LAS Editrice
Autore: Bergamelli Alessandro
Pagine: 386
Ean: 9788821308642
Prezzo: € 27.00

Descrizione:

L’Autore della presente raccolta di studi ignaziani offre al lettore impegnato – che desideri accostare i Padri della Chiesa antica in modo non superficiale e cursorio, ma misurandosi direttamente con i loro testi – il frutto delle sue ricerche su Ignazio di Antiochia durate oltre un trentennio (1980-2012). Solitamente si conosce il vescovo e martire antiocheno quasi solo come lo strenuo difensore della sottomissione al vescovo (nihil sine episcopo) e per qualche altra sua affermazione incisiva sul suo martirio (macinato dai denti delle belve). Ignazio è molto di più di queste drastiche riduzioni stereotipe.

Man mano che si procede nella lettura di questi studi, F. Bergamelli traccia a tutto tondo i lineamenti essenziali e caratteristici che mettono bene in luce lo stile letterario unico e la personalità vigorosa e originale di uno dei personaggi più straordinari e attuali del cristianesimo antico.

«La lettura attenta di don Bergamelli – afferma Enzo Bianchi nella prefazione – ci restituisce la profondità e la vastità del pensiero di Ignazio, lasciando parlare i suoi scritti. L’autore si fa umilmente servo delle lettere non solo per il rigore del metodo storico critico con cui le accosta, ma anche per la traduzione stessa che intende rimanere “il più fedele possibile all’originale” senza rinunciare alle “arditezze proprie” dello stile unico di Ignazio; ne risulta quasi un calco del testo greco, uno stile denso, contratto, che costringe a riflettere e a non scorrere superficialmente queste righe così dense di teologia, oltre che di afflato mistico. E questo lavoro di traduzione e di lettura unisce all’acribia un amore appassionato per i Padri della Chiesa, per la Chiesa, per Ignazio stesso».

Pertanto il lettore che vorrà misurarsi direttamente con i testi ignaziani, magari anche nel dettato originale, sotto la guida esperta dell’Autore, non rimarrà deluso nella sua fatica e, alla fine, scoprirà un volto nuovo, inedito e polivalente del martire: un innamorato di Cristo, della sua umanità e del suo sangue; un appassionato della Chiesa «secondo il tutto» (cattolica) riunita attorno all’Eucaristia e al vescovo; un mistico anelante al martirio, come ‘una freccia scoccata al bersaglio’ che nessuno ormai può fermare; un «Uomo proteso verso l’Unità».



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Titolo: "Dizionario di spiritualità biblico-patristica"
Editore: Borla
Autore:
Pagine:
Ean: 9788826318639
Prezzo: € 30.00

Descrizione:

Un testo sul sacerdozio - Sacrificio nei Padri dei primi secoli. Piano generale dell'opera: - Offrite i vostri corpi come sacrificio gradito a Dio (S.A. Panimolle); - Sacerdozio e sacrificio nei Padri dei primi secoli (V. Lombino).



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Titolo: "Commento a Isaia vol. IV/2 - San Girolamo"
Editore:
Autore: Girolamo (San)
Pagine: 428
Ean: 9788831198516
Prezzo: € 75.00

Descrizione:Il secondo volume dell'Opera Omnia di San Girolamo, traduttore ed esegeta che ha dato un contributo determinante nella definizione delle radici della cultura europea. Girolamo compone il commento al libro di Isaia tra il 408 e il 410 d.C. Pensato per un uditorio aristocratico e colto, in particolare costituito da un gruppo di donne cristiane di alto linguaggio e di vita virtuosa conosciute nel suo soggiorno romano, lo scritto si presenta diviso in diciotto libri:ogni libro espone, dopo il prologo, la spiegazione sistematica del testo profetico, alternando l'esegesi letterale a quella spirituale. Dopo aver conosciuto un'alterna fortuna durante l'Umanesimo e il Rinascimento, in età moderna l'opera di Girolamo traduttore ed esegeta ha potuto essere studiata come documento di una latinità e di una cultura che hanno avuto, in quanto tali, un'influenza profonda sulle lingue e le culture medio- e neolatine d'Europa.

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Titolo: "La nostra porta è la fede"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Agostino Clerici
Pagine: 160
Ean: 9788831543071
Prezzo: € 10.00

Descrizione:Benedetto XVI ci ha invitato ad un «anno della fede», usando l'immagine della porta. I Padri della Chiesa si sono misurati con la fede cristiana, soprattutto come «porta d'entrata» in una visione nuova del mondo e della vita, nel contesto del paganesimo e del pluralismo religioso dell'impero romano: essi hanno fortemente sottolineato il ruolo di una fede professata in un «simbolo», un testo che sigillasse l'unità del corpo ecclesiale, e quello di una fede celebrata, in particolare nell'itinerario pasquale del catecumenato.

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Titolo: "La cura del povero e l'onere della ricchezza"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Basilio di Cesarea
Pagine: 448
Ean: 9788831543316
Prezzo: € 39.00

Descrizione:La raccolta di testi basiliani organizzata da Luigi Franco Pizzolato in questo volume dà voce a una tra le più radicali e ferme contestazioni della ricchezza che la storia cristiana abbia mai espresso.Nella stringente argomentazione di Basilio, l'arricchimento di pochi ha come esito obbligato l'impoverimento di molti; la ricchezza stessa, quand'anche non sia incrementata, ma soltanto difesa, ha in sé una incurabile distorsione del progetto di Dio, espresso nella creazione del cosmo: i beni del creato sono per la gioia di tutti i suoi figli; la povertà e la sofferenza di alcuni denunciano lo scandalo del benessere degli altri.

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Titolo: "365 giorni con sant'Agostino"
Editore: Elledici
Autore: Trisoglio Francesco
Pagine: 432
Ean: 9788801053111
Prezzo: € 26.00

Descrizione:Anche l'uomo contemporaneo, accostandosi ad Agostino, lo trova ricco di vitalità, con nella voce accenti moderni e parole armoniose che affascinano. I passi agostiniani selezionati e raccolti in questo ponderoso volume sono stati collocati secondo un ordine di successione logico-didattico, per cui ne risulta come l'ossatura di un trattato. Agostino con la sua parola impegna fortemente l'intelletto del fedele, ma lo soddisfa nelle sue esigenze profonde infondendogli una pace appagante.

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Titolo: "Salmi 51- 150. La bibbia commentata dai padri"
Editore:
Autore: Autori vari
Pagine:
Ean: 9788831193924
Prezzo: € 92.00

Descrizione:Il libro dei Salmi è tra i più amati e ampiamente letti della Bibbia, usato dai primi autori cristiani a scopo apologetico, dottrinale e pastorale. È questa ricchezza letteraria che il testo, secondo di due volumi, mette in evidenza raccogliendo citazioni da più di 160 opere scritte da oltre 65 diversi autori latini e greci. Per gli autori latini - Ilario di Poitiers, Ambrogio, Girolamo, Arnobio il Giovane, Cassiodoro - sono per lo più testi trasmessi in forma diretta e disponibili in moderne edizioni critiche. Al contrario molti dei commenti patristici greci - di Ippolito, Origene Atanasio, Basilio di Cesarea, Gregorio di Nissa, Didimo il Cieco, Evagrio Pontico, Diodoro di Tarso, Giovanni Crisostomo, Asterio, Teodoro di Mopsuestia, Teodoreto di Cirro, Cirillo di Alessandria, Esichio di Gerusalemme - non sono più disponibili in forma completa.

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Titolo: "Il cuore indurito del faraone"
Editore:
Autore: Pelagio
Pagine:
Ean: 9788831182331
Prezzo: € 14.00

Descrizione:

In prima edizione italiana. Il Libro sul cuore indurito del Faraone, risalente al V secolo d.C., è un trattato attribuito a Pelagio. Si tratta di uno scritto espressione di una dottrina maturata nel Cristianesimo delle origini, il pelagianesimo, secondo la quale la santità è nelle possibilità dell'uomo. L'Autore individua pertanto alcuni brani dell'Antico e Nuovo Testamento che sembrano confermare tale visione contro l'idea contraria secondo la quale Dio sceglie chi salvare e chi no. Diversi sono egli esempi scelti e commentati. Tra questi il testo si sofferma in modo particolare sulla vicenda del Faraone - nella quale il cuore indurito del Faraone lo ha reso ostinato nel proposito di non lasciare andare il popolo di Israele - che ha dato il titolo all'intero trattato. L'ampia introduzione è un ottimo sussidio alla lettura e comprensione del testo.

INTRODUZIONE

Il delicato rapporto tra la grazia divina e la libertà umana è senz'altro uno dei temi centrali della riflessione cristiana; alcune delle principali controversie che hanno turbato la teologia dell'Occidente (si pensi a Pelagio, Gotescalco, Lutero, Calvino e Giansenio) traggono spunto proprio dal ritenere la salvezza un dono completamente gratuito di Dio oppure, in alternativa, il frutto di una faticosa conquista da parte dell'uomo. Il ricorso alla Sacra Scrittura, testo normante della fede cristiana, si rivela in tale contesto problematico, come risulta evidente notando, anche attraverso un cursorio esame, che in essa coesistono due diversi modelli di relazione tra Dio e l'uomo.

Secondo uno, che potrebbe essere definito a partire dal concetto di elezione, è Dio a prendere l'iniziativa nel rapporto con l'uomo e a salvarlo, malgrado i limiti e le deviazioni di questo. Ma vi è anche un altro modello che, seppur non espresso, emerge prepotente soprattutto in relazione alla vasta precettistica morale presentata dalla medesima rivelazione biblica; secondo questo schema l'uomo, pur scelto da Dio, deve meritare la salvezza attraverso la sua buona condotta morale. I due model- lo si comprende bene, possono coesistere conciliati e riconciliati in una riflessione che non li ponga esplicitamente in discussione; qualora però questa discussione si accenda, la questione diventa immediatamente candente, con l'immediato rischio di precipitare in due errori opposti: se troppo si insiste sull'iniziativa di Dio a discapito di quella dell'uomo, si scivola nel predestinazionismo; se invece si pone l'accento sulla condotta dell'uomo come motivo ultimo della salvezza, si cede a quel modo di pensare che comunemente è chiamato pelagianesimo.

Pelagio fu un monaco britannico vissuto a cavallo tra IV e V secolo; anche se egli resta per la posterità l'eponimo del pelagianesimo. quest'ultimo non va pensato come il calante dottrinale di un gruppo (veso, quasi una setta, bensì come un movimento di pensiero dai confini alquanto fluidi, cioè senza rigidi attestati di appartenenza: i pelagiani non volevano affatto creare, e in effetti non crearono, comunità alternative.

All'interno del movimento pelagiano fiorì una vasta letteratura, al fine di sostenere, propagandare e difendere le idee portanti del movimento: purtroppo, non è agevole stabilire volta per volta, chi sia l'autore dei singoli testi; la difficoltà è dovuta alla prassi, comunemente rimproverata ai pelagiani dai loro avversari, di far circolare anonimi un grati numero di scritti. George de Pli n val, lo studioso che più di altri nel corso del XIX secolo, si è occupato della letteratura pelagiana, colto da quella che si potrebbe a ragione definire una libido tribuendi, assegnò a Pelagio una quindicina di testi, alcuni dei quali sono solo genericamente pelagiani: espressione delle idee condivise dal movimento, più che opera del suo eponimo2. Ulteriori studi hanno ribadito la necessità di distinguere con chiarezza ciò che è pelagiano da ciò che invece è, stricto sensu, di Pelagio. Malgrado ciò è innegabile che il movimento pelagiano, pur contando nelle sue fila una varietà di autori con sfumature di pensiero non sempre identiche, si caratterizza per un'ispirazione profondamente unitaria.

Volendo definire il principio unificante del modo di pensare pelagiano, lo si può rinvenire nell'accentuazione del ruolo da assegnare al libero arbitrio dell'uomo e al suo impegno per il conseguimento della salvezza: per Pelagio e i suoi sodali l'uomo, lungi dall'essere strutturalmente condizionato da qualunque inclinazione - al limite invincibile verso il male, resta sempre libero nel porre le sue opzioni morali: se così non fosse, Dio non sarebbe in diritto di punire o premiare nessuno.

L'uomo non è dunque sottoposto a condizionamenti e limiti nell'esercizio della sua libertà, anche se si deve ammettere che la reiterazione di un comportamento peccaminoso produce però l'abitudine. questa ha certo il potere di ottundere nell'uomo la possibilità di optare, che tuttavia non gli viene mai completamente sottratta.

Questa impostazione è stata ampiamente condivisa dai pelagiani; essi trovavano un forte argomento per affermare la libertà dell'uomo nella stessa precettistica morale contenuta nella Sacra Scrittura: se Dio prescrive all'uomo una condotta impeccabile, deve rientrare nelle sue reali possibilità. Nella medesima Scrittura, però, vi sono molti altri testi che, insistendo sul concetto di elezione, sembrano far dipendere, principalmente e talvolta esclusivamente, la salvezza finale dall'iniziativa di Dio. Proprio alla "neutralizzazione" di alcuni di tali testi, cioè a un'interpretazione che non leda in nessun modo la libertà dell'uomo, è volto l'impegno del Liber de induratione.



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Titolo: "Epigrammi epitaffi"
Editore:
Autore: Gregorio Di Nazianzo (San)
Pagine:
Ean: 9788831182287
Prezzo: € 12.00

Descrizione:

Una piccola Spoon River cristiana del IV secolo lascia intravedere la rete di amicizie familiari e personali di Gregorio. Ampia e variegata la produzione di Gregorio di Nazianzo, segno della ricca cultura e della fine educazione letteraria di un autore capace di "inventare" la poesia cristiana in lingua greca. Il presente volume raccoglie i suoi epitaffi e gli epigrammi. La madre Nonna, il fratello Cesario, l'amico Basilio, la sorella Gorgonia. Sono alcuni dei destinatari dei 129 Epitaffi: brevi componimenti funerari che raccontano di vite spezzate di giovani oppure esistenze che si spengono in una lunghissima vecchiaia. Una piccola Spoon River cristiana del IV secolo lascia intravedere la rete di amicizie familiari e personali di Gregorio. Di argomento vario sono invece gli Epigrammi che vanno dai temi più intimi e personali alla più ampia e aspra critica di costume e sociale: quelli in cui prende di mira il modo di vita degli agapeti o si scaglia contro i violatori di tombe.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Gioca ed [è] vecchio! Ma i giochi sono una cosa seria quando la semplicità si unisce a Cristo.

Epigramma 25

Con questo lavoro, in cui viene presentata la traduzione degli Epitaffi e degli Epigrammi di Gregorio di Nazianzo, si conclude la pubblicazione delle poesie del padre cappadoce. I precedenti carmi sono stati editi in questa stessa collana in Poesie/1 che raccoglie i Poemata theologica e in Poesie/2 che comprende i Poemata historica. A questi volumi bisogna aggiungere le composizioni dei Carmina Arcana e il lungo carme autobiografico De vita sua apparse separatamente sempre nella Collana di Testi Patristici.

Il richiamo alle traduzioni delle poesie del Nazianzeno contiene un riferimento diretto ed esplicito all'edizione sulla quale esse, pur accogliendo i necessari aggiornamenti che il lavoro critico ha successivamente prodotto (vedi § 10), sono state condotte che è quella curata da A.B. Caillau.

Questa seconda sezione dei poemi che riguardano altre persone è suddivisa in Carmina, Epitaphia ed Epigrammata. Sono proprio queste ultime due raccolti' di versi, gli Epitaffi e gli Epigrammi. non comprese nelle serie delle citate edizioni di poesie di Gregorio di Nazianzo, che si traducono in questo lavoro.

1. IL GENERE EPIGRAMMATICO

Il genere epigrammatico attraversa tutta la poesia greca. Esso si estende per circa mille anni dal V secolo a.C. al V secolo d. C. (e fino al X secolo se sí comprende pure la produzione bizantina). Anche etimologicamente, l'epigramma tradisce la sua natura di iscrizione e la sua origine di testo scritto su qualcosa (epi-grphein), una tomba, offerte votive, monumenti, ma con il passare del tempo, questa finalità concreta si evolve nella produzione di testi letterari autonomi sganciati da una applicazione pratica. Pure i temi si moltiplicano, accanto a quello sepolcrale e funerario e a quello prossimo del ricordo di una persona oppure della celebrazione di un fatto memorabile, altri argomenti e contenuti si aggiungono come quello amoroso, filosofico, morale, satirico, conviviale.

Il successo di questo genere letterario è sicuramente dovuto alla forma breve dei componimenti, che nel giro di pochi versi preparano alla chiusa finale nella quale si concentra il senso e il messaggio del testo rendendolo uno strumento duttile per diversi tipi di registri espressivi, da quello, ben rodato, elegiaco e funerario, a quello erotico e sentimentale, a quello polemico come confermano i tanti epigrammi di questa raccolta del Nazianzeno indirizzati non solo a persone defunte, ma anche usati per stigmatizzare certi comportamenti dei fedeli (è il caso di quelli che banchettavano nelle chiese nelle feste dei santi martiri, Epigram. 26-29) oppure stili di vita di religiosi (le convivenze degli agapeti e dei sinisacti, Epigram. 10-20) e particolari, odiosi crimini commessi da gente senza scrupoli (per esempio la profanazione delle tombe, Epigram. 31-94). Lo stesso Gregorio assimila l'attività di scrittura di epigrammi a un gioco (Oignion, Epigram. 25, 1), per indicare l'abilità richiesta dall'epigramma di saper disporre le parole e organizzare i versi per esprimere un messaggio nella forma più sintetica ed efficace possibile, modellando la propria arte e il proprio sentire, non sul mero artificio retorico, e adottando come criterio di verità del suo dire la semplicità di Cristo (cf. Epigram. 25, 1).

Di tutta l'immensa e vastissima produzione epigrammatica, l'Antologia Palatina ci ha conservato una testimonianza importante raccogliendone circa 3700 per poco meno di 23000 versi. Dei quindici libri che compongono la Palatina, PVIII è consacrato agli epigrammi di Gregorio di Nazianzo che costituiscono, con notevoli varianti nel numero e nell'ordine (vedi § 11), il contenuto degli Epitaphia e degli Epigrammata della raccolta dei maurini.



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Titolo: "Il dialogo sul sacerdozio di Giovanni Crisostomo: sintesi tra paideia classica e paideia cristiana?"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: Saba G. Franco
Pagine: 716
Ean: 9788889386446
Prezzo: € 48.00

Descrizione:Crisostomo ha codificato in un linguaggio comprensibile alla mentalità culturale dell'epoca l'utilità dei valori della paideia anche per la cura dell'anima. Sulla base della paideia classica il presbitero antiocheno nel tardo IV secolo elabora un denso programma culturale, dal quale si evince la relazione tra identità umana e teologica del sacerdote. In un'epoca di profondi mutamenti, la sapientia veterum è una sorgente ancora fervida di un patrimonio culturale intramontabile e i valori perenni della sintesi tra ellenismo e cristianesimo conservano un'importante fonte cui attingere per affrontare le problematiche relative alla formazione del sacerdote nel post-moderno. Il Dialogo è un testo di alto valore artistico, letterario e spirituale. Esso contiene nell'articolato schema retorico gli elementi culturali ancora validi per la formazione etica, teologica e culturale del sacerdote. Esso costituisce inoltre un importante valore nel dialogo ecumenico, soprattutto con le tradizioni teologiche delle Chiese orientali.

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