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Libri - Patristica



Titolo: "La voce dei Padri. Antologia tematica di testi patristici"
Editore: Appunti di Viaggio
Autore:
Pagine: 225
Ean: 9788887164527
Prezzo: € 17.00

Descrizione:L'antologia di testi patristici orientali curata da G. Karalis si qualifica come un'operazione culturale di rilievo per almeno due aspetti: l'offerta di una selezione accurata e tematicamente ben indirizzata di passi fondanti della teologia ortodossa, presentati in una traduzione chiara e scorrevole, e la messa a punto di nodi imprescindibili del dogma attraverso le parole di coloro che offrirono il maggiore contributo alla sua definizione. Tre i capitoli che ripercorrono i nuclei dell'esperienza dei Padri: Trinità, Cristologia, Lotta alle passioni e ascesi. Non si tratta però di ambiti separati e indipendenti, bensì del coerente svolgimento di una concezione unitaria del Divino, dell'Umano e del loro rapporto, vista sotto angoli prospettici diversi. Passando a delineare solo alcune delle tematiche che percorrono costantemente i testi selezionati e inseriti nei tre capitoli, emerge in pieno rilievo il rapporto tra natura (physis) e persona (hypostasis, prosopon) che, lungi da connotarsi come un arduo ed elitario problema teologico, investe alla base la possibilità dell'uomo di riscattare i limiti della sua natura, divinizzandosi. Nella sezione dedicata alla Trinità sono Basilio di Cesarea, Gregorio di Nazianzo, Giovanni Damasceno a fissare con esemplare rigore logico-argomentativo i fattori che permettono di distinguere le tre persone pur nell'identità della natura divina. Le loro pagine sono costantemente percorse da una tensione dialettica tra il procedimento rigoroso che guida il pensiero secondo le leggi della dimostrazione, di ascendenza filosofica greca, e il rinvio insistito alla dimensione indimostrabile del mistero. Tale tensione approda spesso al ricorso a metafore che, riferendosi all'esperienza facilmente condivisibile e di per sé evidente del reale, possano fornire un'analogia di lampante valore epesegetico per punti assai complessi del dogma. In questi passi si apprezza lo spessore anche letterario dei Padri ed emerge con più perspicuità il ruolo fondamentale cui assurge nell'Ortodossia l'esperienza vissuta, concreta e specifica dei santi, cioè di coloro che hanno sperimentato e reso testimoniabile e fruibile il messaggio di salvezza. Proprio questo valore, che va largamente al di là dell'esempio edificante, percorre tutto il terzo capitolo dedicato all'ascesi: i detti, i suggerimenti, le esperienze dei monaci traggono origine da una comprensione profonda, tradotta in pratica di vita, dei punti salienti del dogma. Si compie così, con perfetta coerenza, in precetti che concernono atteggiamenti e comportamenti della vita quotidiana, il percorso tracciato dalla definizione della Trinità e dalla serrata discussione del rapporto tra natura umana e divina nel Verbo. Il lettore attento rintraccerà agevolmente i molteplici fili che percorrono i tre capitoli, conferendo loro una serrata consequenzialità, pur nel trascorrere dai principi primi della teologia all'applicazione nella prassi. [Dalla Prefazione di Lia Raffaella Cresci, Docente di Filologia bizantina all’Università di Genova] Georgios Ioannou Karalis, nato in Grecia e laureato in Medicina e Chirurgia, è un profondo conoscitore dei testi evangelici e degli scritti dei Padri della Chiesa. Viene spesso invitato a seminari, conferenze e ritiri spirituali con lo scopo di favorire una maggiore comprensione dei contenuti teologici della tradizione Ortodossa e dei testi patristici. E'direttore della rivista "Italia Ortodossa".

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Titolo: "Dizionario di spiritualità biblico­patristica / Matrimonio-Famiglia nella Bibbia"
Editore: Borla Edizioni
Autore: AA.VV.
Pagine: 299
Ean: 9788826315782
Prezzo: € 23.50

Descrizione:

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Titolo: "Dionigi l'Areopagita e il platonismo cristiano"
Editore: Morcelliana Edizioni
Autore: Lilla Salvatore
Pagine: 272
Ean: 9788837220143
Prezzo: € 18.50

Descrizione:

Il ritratto del padre della mistica nei suoi rapporti col platonismo dei primi secoli d.C., scritto dal maggior specialista italiano.



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Titolo: "L'atto del leggere. Il mondo dei libri e l'esperienza della lettura nelle parole dei Padri della Chiesa"
Editore: Qiqajon Edizioni
Autore: I padri della chiesa
Pagine: 176
Ean: 9788882271695
Prezzo: € 12.00

Descrizione:Parole dei padri della chiesa d'oriente e d'occidente sull'esperienza della lettura e sull'universo dei libri: si è desiderato di dar voce all'amore per i libri, la lettura e la scrittura che animava i cristiani dei primi secoli e che, come ogni autentico amore, non restava confinato nell'angusto spazio di una pagina ma si dilatava verso ogni creatura, divenendo amore cosmico.

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Titolo: "Discorsi ascetici. 3ª collezione"
Editore: Qiqajon Edizioni
Autore: Isacco di Ninive
Pagine: 212
Ean: 9788882271541
Prezzo: € 14.00

Descrizione:Trasmessi da un manoscritto unico questi 14 discorsi ancora inediti e qui per la prima volta tradotti in lingua moderna offrono nuove meditazioni sulla vita spirituale, sulla preghiera e sull'infinita misericordia di Dio per gli uomini. Nel linguaggio appassionato che contraddistingue il nostro autore, chi già ne conosce il pensiero potrà gustarlo in forme nuove eppure sempre fedeli. Per altri, questa lettura sarà l'occasione di incontrare un nuovo compagno di viaggio per la vita.

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Titolo: "I tre santi patroni della nostra Europa. Benedetto, Cirillo e Metodio"
Editore: Elledici
Autore: Bianco Enzo, Zonta Luigi
Pagine: 36
Ean: 9788801072273
Prezzo: € 1.00

Descrizione:San Benedetto, San Cirillo, San Metodio: furono costruttori dell'Europa e ora insegnano anche noi come fare la nostra parte. Il libretto ne traccia rapidi e avvincenti profili.

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Titolo: "La grazia"
Editore:
Autore: Fausto di Riez
Pagine: 192
Ean: 9788831131780
Prezzo: € 19.00

Descrizione:

Tra il IV e il V secolo la vita della Chiesa fu segnata dalla nascita e diffusione delle eresie. Tra queste ebbe grande seguito quella di Pelagio che negava il peccato originale e riconosceva all'uomo la piena facoltà di operare il bene senza l'intervento della grazia. Incaricato dal vescovo Leonzio di stendere gli atti del Concilio di Arles (473), Fausto, vescovo di Riez, compone il "De gratia". Fausto impugna la dottrina di Pelagio ed espone la posizione della Chiesa. Contro chi sostiene l'importanza delle sole opere o della sola grazia, l'autore dimostra l'efficacia ma al tempo stesso la debolezza della volontà umana che permette all'uomo - ma solo se sostenuto dalla grazia - di giungere alla salvezza attraverso le opere.

INTRODUZIONE

1. LA VITA

Fausto nacque in Britannia, secondo quanto si ricava da Avito nell'epistola al re Gundobado (30, 1 Peiper): di origine britannica, del borgo di Riez. L'anno di nascita non è tramandato dalle fonti, tuttavia si può ipotizzare basandosi sulle altre date biografiche. Sapendo che Fausto fu abate di Lérins dal 433 al 457 e osservando che nelle lettere scritte esilio intorno al 480, non si trova alcun accenno ai fastidi causati dalla vecchiaia, l'Engelbrecht colloca la sua nascita non molto prima del 410. Il Simonetti, invece, nel Dizionario patristico e di antichità cristiane ol. 1336, dice: nato intorno al 400. Sembra, però, più accettabil le la data proposta dall'Engelbrecht, accolta del resto anche da p Viard, nel Dictionnaire d'Histoire et de Géographie Ecclésiastique, Parigi 1967, col. 731, dove afferma: poco prima del 410.

Secondo quanto si ricava da Sidonio (cf Prolegomena, pp. VII-VIII), nell'adolescenza Fausto si dedicò a studi filosofici, l'influsso dei quali è presente nello stile dell'opera, come dimostrano la cura con cui Fausto ha redatto il Prologo e la ricchezza di figure retoriche presenti nel corso di tutta l'opera. Risulta evidente che il De gratia non è la semplice redazione degli atti di un concilio, ma risente della grande cultura del suo autore, che con l'eleganza del periodare ha arricchito un testo che poteva risultare arido.

In giovane età egli entrò nel monastero di Lérins, probabilmente intorno al 424, quando era abate Onorato, che morì nel 426. A Onorato succedette Massimo fino al 433, come si ricava da una homilia de sancto Maximo Reiensi, di cui fu successore a sua volta Fausto, quando Massimo accettò la carica di vescovo di Riez nel 434. Alla morte di Massimo, che si può collocare intorno al 460, Fausto divenne vescovo di Riez fino al 477 , anno in cui Eurico, re dei Goti, lo mandò in esilio per il suo coinvolgimento negli episodi legati all'occupazione dell'Alvernia e della Provenza da parte dei Visigoti e per la sua posizione avversa all'arianesimo. Probabilmente Fausto tornò dall'esilio intorno al 485 anno in cui morì Eurico.

Come data di morte si ha il terminus ante quem costituito dalla lettera di Avito scritta prima del 500, da cui si deduce che Fausto era morto già da alcuni anni. Inoltre, a sostegno di tale ipotesi è il fatto che non si conosce pressoché nulla di ciò che Fausto fece al ritorno dall'esilio.

2. CONTROVERSIE TEOLOGICHE

Prima di affrontare l'analisi del corpus degli scritti faustiani è opportuno un breve cenno sulle controversie teologiche sottese al De gratia, che in maggiore o minore misura traspaiono dalle affermazioni di Fausto. Senza intenzione di esporre una sintesi esauriente, perciò, saranno fornite alcune notizie sulle eresie cristologiche, sorte in Oriente tra il IV e il V secolo, e sulla dottrina di Pelagio in merito alla condizione originaria dell'uomo, il peccato e il rapporto grazia-libertà.

Le eresie cristologiche

Nella controversia cristologica si possono riconoscere alcune fasi significative: il concilio di Costantinopoli del 381 confutò l'opinione degli ariani e di Apollinare di Laodicea, i quali negavano l'anima umana di Cristo, sostenendo che avesse assunto un corpo senza anima.



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Titolo: "Opere di Origene vol. 11/5"
Editore:
Autore: Origene
Pagine: 456
Ean: 9788831195225
Prezzo: € 65.00

Descrizione:Dei 25 libri che, su testimonianza di Eusebio e conferma di Girolamo, Origene avrebbe consacrato all'esegesi del primo Vangelo, soltanto otto di essi, dal decimo al diciassettesimo, sono stati conservati in manoscritti greci. Accanto a ciò la tradizione testuale ci ha consegnato una traduzione latina che si estende dal libro XII, 9 fino a quasi tutto il libro XXV del commentario greco. Per convenzione si definisce "Vetus interpretatio" la traduzione per la parte di cui si possiede anche il testo greco, e "Commentariorum series" quella esclusivamente in traduzione latina. È questa sezione dell'opera origeniana che viene presentata nel presente volume.

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Titolo: "A Teodoro"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 144
Ean: 9788831131742
Prezzo: € 14.00

Descrizione:

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

1. CONTENUTO

In questo volume si presenta la traduzione di due testi di Giovanni Crisostomo conosciuti con il titolo Ad Theodorum lapsum e di un breve scritto compreso tra gli spuria crisostomiani e indicato come Theodori lapsi responsio ad Chrysostomum. Per i primi due non si rispetta l'ordine della Patrologia graeca, essendo stato adottato quello stabilito nella recente edizione critica francese delle Sources Chrétiennes. Il testo Ad Theodorum lapsum II è una lettera indirizzata a tal Teodoro, il cui nome ricorre più volte, mentre quello Ad Theodorum lapsum I, di lunghezza assai superiore, non ne menziona mai il nome e, se pure è rivolto in seconda persona a un "tu" forse generico, si può considerare un vero e proprio trattato che sviluppa e amplia i temi già presenti nella lettera e che ad essa quindi, per unanime ime consenso degli studiosi moderni, è posteriore. Di conseguenza, :ella presente traduzione. la lettera precede il trattato.

Pare opportuno, per una migliore comprensione dei rapporti tra i testi, riassumerne a grandi linee il contenuto.

Nella lettera l'autore piange per la definizione di Teodoro: tuttavia potrebbe non essere cosa grave, purché egli si riabbia dalla sua caduta, verificatasi proprio quando muoveva i primi passi nella lotta contro il maligno. Tutti in precedenza si erano stupiti della sua rapida conversione e della sua rigorosa condotta di vita, spesa nella lettura dei testi sacri e nella preghiera. Se infatti la natura umana è pronta a cadere nell'errore, si risolleva velocemente, come accadde a Davide, che dopo l'adulterio si penti e riottenne il favore di Dio. Non sono certo il tribunale e la camera forme a interessare Teodoro: piuttosto deve avere ben presente il terribile tribunale preparato da Dio. Egli non impone all'uomo prescrizioni gravose, perché il suo giogo è dolce e il suo carico leggero.

Le preoccupazioni del mondo, infatti, sono ben più moleste, e onori e ricchezze sono effimeri e non sono nulla di fronte alla libertà dei cristiani. Se il matrimonio è una buona cosa, per Teodoro non è più permesso, perché rinnegare Cristo, lo sposo celeste a cui si è già legato, sarebbe un adulterio; inoltre i piaceri della vita finiscono, ma i castighi che ne derivano non hanno fine. Come molte sante persone pregano per la sua salvezza, così egli non deve disperare di se stesso, tanto più che è molto giovane e la conversione è possibile anche alla fine della vita, pur essendo sconsigliabile aspettare quel momento.

Una vita affannosa spesa tra gli impegni privati e pubblici" finisce miseramente e non permette di conquistare il cielo, mentre l'anima è schiava delle preoccupazioni familiari e non vive in funzione di se stessa. Chi vive per Cristo, invece, è indenne da qualsiasi pericolo e niente può danneggiarlo né colpirlo. perciò in ogni caso è superiore all'uomo sposato. Pensando a tutto ciò, Teodoro deve sottrarsi alla disperazione, che è l'arma di cui si è servito il maligno per farlo cadere. L'autore ha scritto la lettera perché abbia un qualche effetto sull'anima dell'amico, benché molti lo dissuadessero, ritenendola fatica vana, e spera di poterlo riaccogliere presto nel gregge di Cristo, mentre lo invita frattanto a rispondergli per lettera.



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Titolo: "Opera omnia vol. XIV/1 - Contro Fausto manicheo I [Libri I-XIX]"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 418
Ean: 9788831194723
Prezzo: € 70.00

Descrizione:

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Titolo: "Opera omnia vol. XIV/2 - Contro Fausto manicheo II [Libri XX-XXXIII]"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 488
Ean: 9788831194730
Prezzo: € 70.00

Descrizione:Profondo conoscitore della dottrina e delle pratiche rituali manichee, per aver fatto parte egli stesso della setta, Agostino, una volta uscito, si dedica con appassionata vis polemica alla demolizione dell'eresia di Mani. Composto intorno al 400-402, il "Contra Faustum" rappresenta una risposta tra le più documentate e impegnative di questa controversia che attraversa tutta la produzione agostiniana, ed ha inoltre il pregio di restituirci integralmente il trattato del vescovo manicheo Fausto, fonte preziosa del manicheismo africano altrimenti perduta.

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Titolo: "Le due apologie"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Giustino (san)
Pagine: 160
Ean: 9788831525831
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

Si tratta di un documento storico e spirituale di enorme importanza.Le due Apologie sono scritti con i quali il filosofo cristiano si rivolge agli imperatori e al Senato di Roma per contestare le motivazioni della persecuzione cui sono sottoposti i cristiani. Nel compiere la sua difesa, Giustino presenta, in sintesi, il credo cristiano e i motivi della sua credibilità, basati principalmente sulla lettura della Bibbia e sulla coerenza della vita dei cristiani. Espone inoltre le virtù alle quali i credenti si ispirano e descrive i loro sacramenti fondamentali (battesimo ed eucaristia). La pubblicazione è destinata al grande pubblico, interessato ad accedere alle fonti della spiritualità cristiana e ad entrare "in dialogo" con un grande maestro.



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Titolo: "La Bibbia commentata dai Padri. Antico Testamento [vol_1.2] / Genesi 12-50"
Editore:
Autore:
Pagine: 528
Ean: 9788831193740
Prezzo: € 70.00

Descrizione:

INTRODUZIONE A GENESI 12-50

Questo volume è dedicato all'esegesi cristiana antica, o interpretazione, della storia dei Patriarchi, cioè le storie di Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe che troviamo in Genesi 12-50. Gli autori cristiani nel IV secolo usavano già ampiamente la parola greca nirjoic, che significa «tirare fuori il significato di un passo», per descrivere il processo attraverso il quale interpretavano la Scrittura. Da un punto di vista moderno, come vedremo, essi spesso leggevano un nuovo significato piuttosto che «tirare fuori» il significato originale. L'interpretazione cristiana della storia dei Patriarchi cominciò già negli scritti che vennero a completare il Nuovo Testamento. Di questi i più importanti per il nostro studio sono le lettere di Paolo, che impiega la figura di Abramo in Galati, Romani e 2 Corinzi.

INTERPRETAZIONE DELLA STORIA DEI PATRIARCHI DA PAOLO A ORIGENE

Esegesi neotestamentaria

In Galati, replicando ad oppositori che insistevano riguardo l'osservanza della legge mosaica, Paolo propone un'antitesi fra «le opere della Legge» e «l'ascolto per mezzo della fede», di cui Abramo rappresenta un esempio: Abramo credette in Dio, e ciò gli fu calcolato a giustizia (Gal 3, 6). Apparentemente anche gli oppositori di Paolo avevano fatto appello ad Abramo come uomo di fede e modello di obbedienza alla Legge. Paolo, però, è in grado di separare la fede di Abramo dalla questione della Legge, poiché la promessa fatta in Genesi 12 ad Abramo, che rispondeva all'appello nella sua fede, precede la menzione della legge della circoncisione, uno dei punti principali di discussione con i galati. In Gal 3, 8-9 Paolo sostiene che la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i gentili per mezzo della fede, predicò il vangelo in anticipo ad Abramo, dicendo "In te tutti i popoli saranno benedetti". Secondo Paolo la promessa fatta ad Abramo anticipa la buona nuova, secondo cui la giustificazione viene attraverso la fede in Gesù Cristo. Poi citando Dt 27, 26, Ab 2, 4 e Lv 18, 5, Paolo sostiene che compiere le opere della Legge non porta giustizia. In Gal 3, 13 egli afferma che Cristo ci redime dalla maledizione della Legge, che è diventata per noi una maledizione, per il fatto che pende da un albero, e mostra che la benedizione di Abrama è discesa sui gentili spostamenti della Legge ( Gal 3,14). Questa benedizione, precedentemente intesa come la terra e i discendenti, diviene ora la promessa dello Spirito attraverso la fede. Paolo usa poi un procedimento esegetico piuttosto comune nell'interpretazione cristiana antica, che potrebbe essere riassunto come «ogni dettaglio può essere reso importante». Egli sostiene, sulla base del singolare della parola «seme» in Gn 12, 7 che la promessa non era fatta al popolo ebraico in generale, inteso come i discendenti di Abramo, ma ad uno solo, ...che è Cristo (Gal 3, 16).

Paolo sviluppa questo argomento facendo appello ad un numero di altri testi per spiegare che la Legge era una misura temporanea, valida solo fino al compimento della promessa in Cristo. La promessa è stata ora compiuta. Il vero punto di partenza di Paolo nel suo argomento e nella sua esegesi sta nel fatto che una nuova età è così cominciata, o piuttosto che l'età finale (l'eschaton) è stata rivelata con la resurrezione di Cristo. Questa interpretazione di Abramo e della promessa costituisce un nuovo distacco che avrà una profonda influenza sullo sviluppo dell'interpretazione cristiana delle Scritture.

Un altro distacco radicalmente nuovo è costituito dall'interpretazione allegorica di Paolo della storia di Sara e Agar in Gal 4, 21 - 5, 1. In essa Agar viene interpretato come simbolo del patto di schiavitù, la Legge, mentre Sara rappresenta il patto di libertà. Il figlio dello schiavo era nato secondo la carne, il figlio della donna libera attraverso la promessa. Paolo afferma esplicitamente: Questa è un'allegoria; e aggiunge che Agar rappresenta il monte Sinai in Arabia (il luogo dove la Legge fu promulgata), e che questo corrisponde anche con l'attuale città di Gerusalemme, cioè il centro del giudaismo. Sara invece corrisponde alla Gerusalemme celeste. È implicita l'idea che la Gerusalemme celeste è stata rivelata attraverso la resurrezione di Gesù. Paolo conclude che i galati sono figli della promessa come Isacco, e che vengono ora perseguitati da coloro che sono nati secondo la carne, proprio come al tempo di Isacco Ismaele. A giustificazione egli cita Gn 21, 10: Scaccia questa schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non deve essere erede insieme al figlio della donna libera (Gal 4, 30). L'introduzione da parte di Paolo di un'interpretazione allegorica nell'interpretazione del testo della Genesi influenzò grandemente Origene (vedi sotto) ed altri esegeti della scuola alessandrina, che considerarono Paolo come l'interprete per eccellenza delle Scritture dell'Antico Testamento.

In Romani Paolo ritorna alla figura di Abramo. Sotto molti aspetti la Lettera ai Romani rappresenta un'esposizione meno polemica e più accuratamente sviluppata dell'argomento già usato in Galati. In Rm 3, 21-31 Paolosostiene che tutti hanno peccato, sia che avessero o non avessero la legge, e che la giustificazione, sia per i giudei che peri gentili, viene attraverso la fede in Gesù. In Rm 4 egli introduce Abramo come il nostro progenitore secondo la carne. Come in Calati il testo principale ad essere interpretato è Gn 15, 6: Abramo credette in Dio, e ciò gli fu calcolato a giustizia. Di nuovo l'argomento di Paolo è basato sul fatto che la promessa Alla tua discendenza darò questa terra (Gn 12, 7) sia precedente alla legge sulla circoncisione in Genesi 17, così come lo è l'affermazione di Gn 15, 6, secondo la quale Abramo credette e ciò gli fu calcolato a giustizia, che Paolo interpreta nel senso che fu giustificato attraverso la fede. In Romani; con l'aiuto del Salmo 32, 1-2 (dove anche il termine «calcolare» viene usato), Paolo spiega che i giudei ed i gentili sono giustificati attraverso la fede, e che la promessa è per coloro che partecipano alla fede di Abramo.



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Titolo: "Trattati"
Editore:
Autore: Cipriano (san)
Pagine: 280
Ean: 9788831131759
Prezzo: € 28.00

Descrizione:

INTRODUZIONE

Agli inizi del III secolo la provincia d'Africa si presenta come uno dei luoghi più vivaci e fiorenti dell'Impero Romano; qui la cultura è ben diffusa a tutti i livelli e la religione cristiana sta iniziando a diffondersi rapidamente non solo fra le persone semplici, ma anche fra coloro che possiedono un'educazione letteraria e che spesso prediligono la retorica come mezzo principale d'espressione del pensiero sia filosofico, sia religioso. In quest'ambiente fortemente romanizzato si assiste al progressivo declino del mondo pagano e al sorgere di un nuovo stile di vita, propugnato da personalità illustri che riuscivano a ben coniugare la loro fede con la loro eloquenza.

Fu soprattutto la città di Cartagine quella che ebbe il vanto di darei natali a due illustri campioni della nuova ideologia cristiana e a contribuire alla diffusione del loro pensiero nel resto dell'Impero; era infatti una città che non aveva nulla da invidiare alle altre due metropoli, Roma e Alessandria d'Egitto, le uniche che potessero essere in qualche modo competitive. Oltre ad essere un importante luogo di scambio commerciale, era anche un vero e proprio centro culturale, affacciato sul Mediterraneo, nel quale convivevano diverse comunità religiose, come ad esempio quella ebraica. Il cristianesimo svolgeva la sua attività di proselitismo alla luce del sole ed era comunque conosciuto ai pagani, che lo guardavano con sufficienza, o con sospetto o con diffidenza. Vi erano stati episodi di violenza e di intolleranza e talora qualche persecuzione; ma tutto sommato la situazione era tranquilla intorno agli anni 200-210, quando sembra verosimile collocare la nascita di Tascio Cipriano. Anche il grande Tertulliano era nato a Cartagine e lì aveva vissuto, riuscendo a lasciare dietro di sé un impronta indelebile; ma a differenza di quest'ultima.

Cipriano fu un uomo di Chiesa, un vescovo sul quale si riversarono le pesanti responsabilità connesse al suo incarico di pastore di anime e che non si sottrasse mai ai suoi impegni e ai suoi doveri di capo della sua comunità. Profuse tutta l'autorità di cui era capace nel guidare i suoi fedeli e non si risparmiò mai, neppure nei momenti più difficili della persecuzione di Decio, che si sarebbe scatenata di lì a poco. Importantissima testimonianza del suo impegno missionario è il suo epistolario, il primo epistolario in lingua latina di un vescovo cristiano, che ci consente di seguire gli avvenimenti storici della Chiesa africana, il formarsi di una gerarchia all'interno di essa e il rafforzarsi di alcuni valori precipui dell'ideologia cristiana, come la penitenza, il martirio e la professione di fede.

Di Cipriano possediamo anche una biografia, intitolata Vita Cypriani (Vita di Cipriano) da attribuire al diacono Ponzio che seguì il vescovo durante il suo esilio da Cartagine e che scrisse poi tutte le sue vicende terrene, immediatamente dopo il suo martirio: Essa ci fornisce alcune notizie utili, ma a causa del suo intento dichiaratamente apologetico e celebrativo non può da sola essere utilizzata come fonte attendibile.

Riguardo al martirio, all'interrogatorio di Cipriano da parte del proconsole e al racconto dell'esecuzione, ci sono giunti gli Acta Proconsularia (Atti proconsolari) che fanno parte degli Acta martyrum, una raccolta di atti che ci forniscono le narrazioni delle sofferenze subite dai martiri prima del loro estremo sacrificio. L'Africa ci ha conservato la maggior parte diqueste raccolte, utilissime per comprendere le circostanze nelle quali si svolsero queste vicende, dal momento che talvolta furono redatte da testimoni oculari, come nel caso di Ponzio, o da scrittori che ebbero la possibilità di documentarsi ascoltando i racconti di coloro che erano stati presenti al martirio.



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Titolo: "Commento ai vangeli. Sermoni [vol_4.1]"
Editore:
Autore: Fortunaziano, Cromazio di Aquileia (san)
Pagine: 240
Ean: 9788831190879
Prezzo: € 35.00

Descrizione:Il volume raccoglie: i Commenti ai Vangeli di Fortunaziano, africano di origine, vescovo di Aquileia nel IV sec., periodo in cui la Chiesa aquileiense è segnata dall'eresia ariana; e i Sermoni di Cromazio, vescovo di Aquileia dal 387 e oratore raffinato, che Girolamo definisce "il più dotto dei vescovi".

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Titolo: "Esistenza e persona"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 128
Ean: 9788831147392
Prezzo: € 8.00

Descrizione:Per Agostino la ricerca filosofica è vissuta prima di tutto in una dimensione esistenziale, nel costante interrogarsi e nell'inquietudine che deriva dalla coscienza del limite della propria condizione finita e temporale; il suo anelito è quello di superare la temporalità per cogliersi nella dimensione dell'eterno. Con una sensibilità moderna individua nella persona intesa come singolo individuo, come essere pensante, il fondamento di un'esistenza autentica. Agostino è un pensatore che vive le problematiche dell'esistenza, penetra nella coscienza del suo tempo, è consapevole della vanità del finito e della presenza del male nella storia, si angoscia di fronte alla morte e alla possibilità del nulla. A partire da queste problematiche egli matura il suo pensiero nel tentativo di trovare delle soluzioni che lo possano aprire alla speranza. Il Curatore raccoglie le pagine agostiniane più significative sull'argomento, rivelando un Autore di straordinaria modernità.

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Titolo: "La Bibbia commentata dai Padri. Nuovo Testamento [vol_9] / Colossesi 1-2, Tessalonicesi 1-2, Timoteo, Tito, Filemone"
Editore:
Autore:
Pagine: 472
Ean: 9788831193757
Prezzo: € 65.00

Descrizione:

Le epistole paoline, qui contenute, costituiscono una parte fondamentale dell'annuncio e dell'insegnamento dell'Apostolo e hanno pertanto ricevuto fin dai primi secoli grande attenzione dai Padri della Chiesa latini, greci, siriaci e copti. Il volume raccoglie, tra gli altri, i commenti di Giovanni Cristostomo e Agostino (i due maggiori commentatori di San Paolo).

INTRODUZIONE

Le epistole paoline più brevi, incluse in questo volume, nei primi secoli hanno ricevuto da parte dei Padri della Chiesa l'attenzione che era loro dovuta attraverso un significativo contributo di spiegazioni e interpretazioni.

Tutte le epistole più brevi, incluse quelle pastorali, ovvero le lettere a Timoteo e a Tito, godevano dell'autorità dell'Apostolo. Il valore di tutte queste lettere per l'edificazione cristiana, eccetto quella a Filemone, era dato per scontato. Nel caso della lettera a Filemone, infatti, Girolamo, nella sua prefazione a questa epistola, spiegava che, quanto alla sua reale utilità per l'insegnamento, sorgevano alcune difficoltà, a motivo del suo carattere strettamente occasionale. Tuttavia, come risulterà evidente dai commenti a questa lettera inclusi nel presente volume, Girolamo era del parere che proprio il carattere occasionale del biglietto a Filemone accresceva in verità, in modo particolare, la sua posizione di strumento d'insegnamento. Tutte le lettere incluse in questo volume, dunque, costituivano una parte indubitabile dell'annuncio e dell'insegnamento del divino Apostolo, il grande missionario dei Gentili, e ciò valeva e vale per tutte le Chiese di ogni tempo e luogo.

Con il trascorrere dei secoli, nel giudizio della Chiesa, i due maggiori commentatori del pensiero di san Paolo vennero ad essere Giovanni Crisostomo e Agostino, come si può facilmente constatare sulla base dell'abbondante e costante uso dei loro lavori. Nel caso di Crisostomo, questo giudizio rifletteva l'ampiezza, l'eloquenza, la ricchezza spirituale e l'indubbia ortodossia delle sue omelie su ciascuna delle epistole paoline, assieme alla sua posizione di grande maestro di spiritualità nella Chiesa d'Oriente. Per Agostino, invece, la mole dei suoi scritti, l'importanza della sua sintesi dogmatica, la sua posizione di preminenza al sorgere del cristianesimo medievale in Occidente e la sua fondamentale centralità in tutti i dibattiti dell'epoca, interni alla Chiesa, gli assicurarono un'influenza preponderante. La sua comprensione di Paolo avrebbe influito non solo sulla Chiesa latina del Medioevo e oltre, ma anche nella Riforma e nel protestantesimo moderno.

La spiegazione di Paolo che è possibile cogliere dalla penna di questi due esegeti, insieme alle conclusioni cui essi arrivarono sulla grazia e sul libero arbitrio, sulla natura della divina provvidenza, sull'autorità della Chiesa, sul carattere e sul significato della vita di fede e del discepolato, tutto ciò occuperà un posto di rilievo nelle pagine che seguono.

Accanto ai commenti di questi due autori, vanno aggiunte le numerose spiegazioni provenienti dagli scrittori latini, greci, copti e siriaci, i quali proprio in Paolo trovarono ispirazione e guida circa gli aspetti dogmatici e pratici della fede, il che spiega perché inserirono testi scritturistici paolini nella trama delle loro predicazioni, insegnamenti, meditazioni, riflessioni teologiche e delle loro lettere. I passi scelti da queste opere sono un'ampia antologia di quello che ci è sembrato di maggiore interesse per gli studiosi odierni della Scrittura, più rappresentativo del pensiero dei principali esponenti della Chiesa dei primi secoli e sul loro modo di riflettere sul pensiero di Paolo.

A modo di introduzione, potranno essere utili alcune considerazioni sulla natura delle fonti, sul contesto storico e sui temi principali di questo commentarlo patristico dei primi secoli sulla Bibbia.



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Titolo: "La Bibbia commentata dai Padri. Nuovo Testamento [vol_1.1] / Matteo 1-13"
Editore:
Autore:
Pagine: 480
Ean: 9788831193733
Prezzo: € 65.00

Descrizione:

I numerosi testi patristici, qui raccolti, che commentano il Vangelo di Matteo rientrano nel genere dei commentari e delle omelie. Esempi del primo genere sono i commenti di Origene, di Ilario di Poitiers, di Girolamo. Sono omelie seriali, concepite in modo da interpretare con sistematicità un libro scritturistico, le 90 omelie di Giovanni Crisostomo o quelle di Cromazio di Aquileia; appartengono al genere delle omelie isolate, frutto della predicazione domenicale, invece, gli scritti di Pietro Crisologo, Eusebio di Emesa, Gregorio Magno, Agostino.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

CENNI SULL'INTERPRETAZIONE PATRISTICA DEL VANGELO DI MATTEO

Dei quattro Vangeli compresi nel canone del Nuovo Testamento (NT), quelli di Matteo e di Giovanni furono di gran lunga i più letti e perciò i più commentati in età patristica; e l'utilizzazione di Matteo cominciò molto prima rispetto a Giovanni, sicché non è esagerato affermare che fu soprattutto su questo testo che i fedeli vissuti tra la fine del I e la fine del II secolo impararono a conoscere le parole e i fatti di Cristo. Già la Didachè, verso la fine del I secolo, dimostra conoscenza diretta di questo Vangelo e, non molti anni dopo, la lettera dello Ps. Barnaba già lo cita a modo di Scrittura divinamente ispirata: «...perché non avvenga che, come è stato scritto (ws yéypantai), molti di noi siano chiamati, ma pochi eletti» (Barn. 4, 14 [Mt 22, 14]). Agli anni 30 del II secolo rimonta la prima menzione esplicita di questo Vangelo, a opera di Papia, vescovo di Gerapoli in Frigia: «Matteo riunì i detti (Tà Aóra) (di Gesù) in lingua ebraica, e ognuno li ha tradotti come ha potuto» (presso Eusebio, Hist. Eccl. III, 39, 16). Col trascorrere degli anni l'utilizzazione si fa più frequente, denotando maggior interesse per le parole di Gesù che non per i fatti, soprattutto per il Discorso della montagna; e, verso la metà del secolo, accanto ai semplici riecheggiamenti, compaiono anche citazioni esplicite, soprattutto in Giustino. A questo scrittore dobbiamo, durante il suo soggiorno a Roma, la più antica descrizione della celebrazione eucaristica (1 Apol. 67); e possiamo tenere per certo che tra le memorie (intoptvijilata) degli apostoli, che egli dice esser lette durante la celebrazione, c'era anche il Vangelo di Matteo. Qualche decennio dopo, verso il 190, si ha la costituzione del canone cattolico del NT, e il Vangelo di Matteo, di uso ormai generalizzato non solo tra i cattolici ma anche tra gli eretici (gnostici), viene collocato al primo posto, precedendo gli altri tre.

Ireneo è il primo autore cattolico che attesti la costituzione del canone neotestamentario, e per conseguenza egli cita regolarmente il nostro Vangelo, insieme con gli altri libri, come Scrittura ispirata alla pari dell'Antico Testamento (AT), e così gli scrittori successivi (Ippolito, Tertulliano, Cipriano, Novaziano e così via). In effetti, questi scrittori fanno uso regolare e frequente degli scritti sia del AT sia del NT, sia che polemizzino con gli eretici sia che rivolgano ai loro fratelli di fede ammaestramenti e ammonimenti di carattere ascetico parenetico disciplinare: è chiaro che tale uso implica anche l'interpretazione dei testi scritturistici addotti a sostegno dell'argomentazione. Per altro, già verso gli anni 60 del II secolo, lo gnostico valentiniano Eracleone aveva composto un commento sistematico al Vangelo di Giovanni, e verso la fine del secolo Ippolito trasferì l'innovazione in ambito cattolico, dettando alcuni scritti specificamente dedicati all'interpretazione di testi scritturistici, ma la sua preferenza si indirizzò a testi del VT.

Per leggere il primo commentario sistematico a Matteo dobbiamo arrivare all'Origene maturo degli anni 40 del III secolo; e dato che la letteratura esegetica si sviluppò in Occidente molto dopo che in Oriente, dobbiamo aspettare ancora più di un secolo per avere, con Vario di Poitiers, il primo commentario a Matteo in lingua latina. Dato l'avvio con queste opere pionieristiche, il Vangelo di Matteo fu tra i testi più frequentemente commentati, anche se molto di questa produzione, soprattutto in lingua greca, non è giunta a noi se non frammentariamente. Riservando alla seconda parte di questa introduzione un cenno specifico ai testi che sono stati utilizzati per la nostra raccolta, presentiamo ora per sommi capi i tratti distintivi di questa letteratura esegetica su Matteo per quanto attiene sia alla forma esterna dei vari scritti sia al modo di interpretare adottato dai vari autori.



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Titolo: "Protrettico ai greci"
Editore:
Autore: Clemente Alessandrino (san)
Pagine: 248
Ean: 9788831131797
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

Tra i più significativi mediatori del Cristianesimo con il mondo dell'alta cultura tra la fine del I secolo e l'inizio del II, Tito Flavio Cemente, formatosi nel raffinato ambiente intellettuale di Alessandria d'Egitto, e per questo conosciuto come l'Alessandrino, si converte al Cristianesimo dopo aver conosciuto i diversi indirizzi filosofico-religiosi contemporanei. Forte di questa esperienza, nel Protrettico ai greci si rivolge ai non credenti, invitandoli a convertirsi al cristianesimo, presentato come l'unica, vera religione in grado di procurare la salvezza all'uomo.

Pur prevalendo il tono esortativo, l'opera è nella prima parte apologetica, nella seconda è più propriamente esortativa. Consapevole di rivolgersi ad un pubblico colto, Cemente ricorre a tutte le sue risorse di scrittore, dispiegando ricercatezze estetiche, artifici letterari e giochi linguistici. Il risultato è uno stile vario e versatile, ora vivace ed espressivo, ora impetuoso e prorompente, ora accattivante, appassionato e ispirato.

 

ESTRATTI DALLA PRIMA PARTE

LA VITA

Tito Flavio Clemente, detto l'Alessandrino, nacque intorno al 150 d.C., come egli stesso ci fa velatamente intendere, da agiati genitori pagani. Le notizie che possediamo della sua vita sono scarse e frammentarie: poco o nulla, infatti, egli stesso lascia trapelare dalle sue opere e quel poco che di lui sappiamo, lo attingiamo da alcuni scrittori dell'antichità, quali Eusebio di Cesarea, Gerolamo, Epifanio di Eleuteropoli e il patriarca Fozio.

Tutto nella sua vita è pertanto incerto, se non addirittura oscuro. Controverso persino il luogo della nascita, dato che la tradizione propende ora per Atene, ora per Alessandria d'Egitto. Gli studiosi moderni, basandosi su un passo degli Stromati, n e prendendo in considerazione la sua vastissima cultura greca, ritengono per lo più che Atene sia stata la sua città natale; se ciò fosse vero, comunque, non deve suscitare meraviglia l'appellativo che accompagna il suo nome, il quale starebbe a indicare non che Clemente sia nato ad Alessandria, ma che nella città egiziana sia a lungo vissuto e vi abbia svolto la stia opera: il che non era infrequente nell'antichità. 

[...]

Ad Alessandria, infine, ascolto l'ultimo maestro, il più amato, per cui nutrì una grandissima ammirazione e che ricorda con commosse parole 9. Questo maestro, di cui Clemente tace il nome, stando alla testimonianza di Eusebio di Cesarea, fu Panteno, il capo del Didaskaleion di Alessandria, di quella tanto discussa scuola alessandrina della quale ben poco sappiamo e che, secondo la tradizione confluita nello stesso Eusebio e in Gerolamo, avrebbe avuto origini antichissime, risalendo addirittura, secondo lo scrittore dalmata, ai tempi dell'evangelista Marco.

A questa scuola, dunque, sarebbe appartenuto Clemente, dapprima come discepolo e, in un secondo tempo (forse intorno al 200), come maestro. Comunque stiano le cose, è fuor di dubbio che Clemente abbia insegnato ad Alessandria la dottrina cristiana, ma ci risulta impossibile affermare con certezza se la scuola nella quale egli insegnò sia da identificarsi o meno con il Didaskaleion di cui parla la tradizione, la quale non è mai accettata nella sua interezza dalla maggioranza degli studiosi. Per il Lizzati, ad esempio, Clemente effettivamente successe a Panteno nella guida del Didaskaleion, ma esso era «un metodo. trasmesso per successione da uno all'altro maestro [...] non una vera e propria organizzazione scolastica; [...] l'insegnamento era orale e tenuto dal maestro in casa sua. Diversa l'opinione del Guasco.



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Titolo: "Ambrogio di Milano e la Bibbia"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Maschio Giorgio
Pagine: 120
Ean: 9788839924698
Prezzo: € 9.00

Descrizione:l presente saggio ha lo scopo di capire come Ambrogio interpretava la Bibbia e come la proponeva ai suoi fedeli. Uomo di Stato che viene chiamato ad essere la guida spirituale di una grande città, Ambrogio si dà completamente e con un preciso programma allo studio e all'interpretazione della Scrittura. Nelle sue pagine egli trova insegnamenti solidi per tutte le componenti del popolo affidato alle sue cure, in tempi delicatissimi e decisivi per l'integra custodia e l'operosa fioritura della fede cristiana. Ambrogio è uomo d'azione e predicatore, ma anche poeta, compositore musicale e contemplativo, che conduce l'ascoltatore della Parola divina a gustare la 'lieta' e 'sobria ebbrezza' dello spirito. C'è in lui ben più di un semplice maestro: il vescovo che spiega le Scritture è un iniziatore al mistero di Cristo, per il fatto che nella sua Parola Cristo è sempre presente e sempre in attesa di incontrare l'anima che gli apre la porta. Forte è in Ambrogio il convincimento che nella Parola ci sia un potere di trasformazione della vita intera, a partire dal mondo intellettuale e finendo con la configurazione dell'etica.

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Titolo: "La giustizia"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 320
Ean: 9788831147385
Prezzo: € 17.00

Descrizione:Realtà intelligibile che può essere "afferrata" solo con gli occhi del cuore, percezione di una bellezza tutta interiore, inscindibile dalla carità, la giustizia ritorna continuamente negli scritti di Agostino che affronta l'argomento secondo quattro diversi livelli: la giustizia in sé, nel singolo uomo, nella vita associata e in Dio. Come sempre nel grande Padre della Chiesa - ed è il motivo del suo grande fascino e della sua attualità - la riflessione si alimenta degli eterni interrogativi sul senso della nostra esistenza e delle apparenti assurdità in cui essa si trova immersa: come conciliare l'idea della perfezione della bontà divina con l'ingiustizia nel mondo? Come spiegare la sofferenza del giusto? Esistono guerre "giuste"? Questioni che trovano in Agostino una risposta capace ancora di parlare all'uomo di oggi.

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Titolo: "Commento ai Salmi (1-71) [vol_1]"
Editore:
Autore: Eusebio di Cesarea
Pagine: 616
Ean: 9788831131766
Prezzo: € 62.00

Descrizione:

Libro di preghiera liturgica e personale ereditato da Israele, il Salterio è stato e continua ad essere nella storia della Chiesa, dopo i Vangeli, il testo sacro più letto, più commentato e più pregato. Il "Commento ai Salmi" di Eusebio di Cesarea si colloca ad un bivio nella storia della sua esegesi: profondamente influenzato infatti dal genio di Origene, Eusebio prende a modello la lettura allegorica origeniana del Salterio, ma contemporaneamente si apre ad un'interpretazione tipologica e letterale, inserita in un attento quadro storico. Proprio per la cura che dedica all'accostamento filologico al testo, è dunque un lavoro "all'avanguardia" rispetto al suo tempo e costituisce ancora oggi una solida base alla lettura dei Salmi.

INTRODUZIONE I. EUSEBIO

Eusebio nacque intorno al 265, forse a Cesarea di Palestina, la città nella quale anche morì nel 339. A Cesarea stessa poté compiere z suoi studi, perché qui si trovavano la biblioteca e la scuola fondate da Origene. Suo maestro fu Panfilo, coltissimo discepolo di Ori-gene. Eusebio gli fu sempre devotissimo e grato, tanto che sovente, nelle sue opere, si definisce Eusebio di Panfilo. Assieme dunque a lui riorganizzò la biblioteca. Durante la persecuzione di Diocleziano del 303-311, Panfilo morì martire (310). Eusebio fu invece risparmiato, e questa singolare eccezione non fece buona impressione ai contemporanei. Dopo la persecuzione fu eletto vescovo di Cesarea. Qui continuò a curarsi della biblioteca, e, in particolare, diede grande impulso allo scriptorium per la riproduzione di codici, senza cessare di attendere alla compilazione delle sue opere.

A questo punto inizia anche un periodo che getta ombre notevoli sulla figura di Eusebio. La sua avversione per la formula ouoovoios; che definisce cioè il Figlio come consustanziale al Padre, e che trovò il favore e la conferma del Concilio di Nicea (325), lo indusse a prendere posizione per Aria L'epoca in corso era densa di difficoltà. La Chiesa cercava, per le sue dottrine fondamentali, trinitarie e cristologiche, delle formulazioni capaci di far fronte al pullulare di diverse linee teologiche, spesso eretiche, e ad attacchi da parte del mondo pagano. Si adattava anche, a questo scopo, a usare parole non contenute nella Scrittura, come appunto consustanziale sopra citato. Ma Eusebio, erede delle dottrine subordinazioniste di Origene, vide in Ario che partiva appunto da simili dottrine, un alleato, benché Eusebio stesso non si sia mai spinto a sostenere le tesi estrema cui pervenne Ario, che ben presto giunse a negare del tutto la divinità del Figlio di Dio, relegandolo al rango di creatura.

Tra il 324 e 325, poco prima del concilio di Nicea, si tenne un concilio ad Antiochia, anche se gli studiosi formulano attualmente qualche dubbio su questo concilio «preliminare» — si direbbe —, a Nicea.

È lì tuttavia, secondo le lettere sinodali, che Eusebio sarebbe stato scomunicato per essersi rifiutato di sottoscrivere una condanna di Ario. Nonostante questo, nello stesso anno prende parte al Concilio di Nicea, e qui, per opportunismo, ma senza mutare il suo pensiero, sottoscrive la formula, rimasta poi per sempre, della consustanzialità del Figlio con il Padre. Non mancò però di inviare una lettera alla sua Chiesa di Cesarea dando la propria interpretazione della formula del Concilio, in modo che non apparisse troppo in contrasto con le sue idee personali. Dopo il Concilio divenne forse un po' più prudente nelle affermazioni, ma continuò ad appoggiare in molti modi Ario e i vescovi di tendenza ariana, pur non sposando mai, come si è detto, le posizioni estreme di Ario e degli ariani integrali.

Non si vuol certo scusare l'irrigidimento di Eusebio dopo il Concilio, ma, in un secolo in cui, di fatto, ancora non era totalmente precisata l'esatta dottrina ortodossa, è necessario tener conto degli antecedenti dottrinali e culturali che hanno influito sulle sue prese di posizione. Quando Eusebio fa appello alla tradizione della Chiesa, per esempio, bisogna ricordare che la sua formazione intellettuale e dottrinale legata in modo così intenso a Origene, restò contemporaneamente legata, come a qualcosa di assolutamente ortodosso, anche al suo subordinazionismo, mentre proprio da questa base Ario partirà per definire tesi che saranno devastanti per tutto il credo cristiano. E la forma di subordinazionismo origeniano alla quale aderiva Eusebio, era la più radicale. Del resto, all'epoca non era il solo a mantenere queste posizioni, soprattutto nella Chiesa d'Oriente.

La stessa tradizione della Chiesa, dunque, era vista da Eusebio attraverso l'ottica teologica di Origene e sotto il suo influsso, come pure sotto l'influsso del vigoroso pensiero, tendente al subordinazionismo, degli apologisti, con i quali condivideva anche le sue forti preoccupazioni apologetiche. Devono infine aver avuto un notevole peso sulla sua scelta e lettura non ortodossa di certi passi biblici, la forma mentale e gli scritti del platonismo. Altro motivo per essere attratto da dottrine ariane, veniva ad Eusebio dal timore che la Chiesa si piegasse al pensiero eretico opposto a questo, cioè al sabellianismo.

Quanto al Commento ai Salmi, i vari punti in cui traspaiono le tendenze di Eusebio (e che talvolta abbiamo sottolineato nel corso della traduzione) sono accuratamente studiati da C. Curti che ha dedicato molti studi a quest'opera. 



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Titolo: "Dizionario di spiritualità biblico-patristica [vol_38] / Male-maligno-peccato nella Bibbia"
Editore: Borla Edizioni
Autore:
Pagine: 312
Ean: 9788826315263
Prezzo: € 21.50

Descrizione:Piano generale dell’opera Liberaci dal Maligno! (S.A. Panimolle) Male-Maligno-peccato nell’Antico Testamento (M. Cimosa) Il Male/Maligno e il peccato negli scritti giudaici intertestamentari (F. Manns) Male/Maligno-peccato nei vangeli di Matteo, Marco, negli scritti paolini e nelle lettere cattoliche (R. Fabris) Male-Maligno-peccato negli scritti di s. Luca e di s. Giovanni (S.A. Panimolle) Male-Maligno-peccato nell’Apocalisse (T. Vetrali)

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Titolo: "La resurrezione della carne. Testo latino a fronte"
Editore: Morcelliana Edizioni
Autore: Tertulliano Quinto S.
Pagine: 288
Ean: 9788837219796
Prezzo: € 18.00

Descrizione:

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Titolo: "Opera omnia. Cronologia ambrosiana. Bibliografia ambrosiana. Con CD-ROM"
Editore:
Autore: Ambrogio (sant')
Pagine: 688
Ean: 9788831191760
Prezzo: € 95.00

Descrizione:

Per una integrazione perfetta tra organizzazione del sapere e multimedialità.

Vengono quì pubblicati a completamento dell’opera Omnia, la Cronologia e la Bibliografia Ambrosiana, uno strumento indispensabile per muoversi nel vasto orizzonte degli studi su Ambrogio. Per rispondere adeguatamente alle esigenze di una consultazione moderna il volume è corredato di un Cd-Rom. Il CD-ROM - grazie alla fittissima rete dei rimandi e dei riferimenti incrociati, consente la lettura in tre modi a scelta: per navigazione, per ricerca o dalla cronologia. - La consultazione per navigazione parte da una selezione effettuata nel sommario, la struttura è su più livelli e consente la ricerca per anno e alfabetica per autore oltre che delle opere di ciascun autore in ordine alfabetico per ogni anno. - La consultazione per ricerca avviene dalla selezione di una o più parole chiave, da un apposito elenco. - La consultazione per cronologia partendo dal testo della cronologia presenta link attivi che portano al relativo autore/opera.



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