Articoli religiosi

Libri - Patristica



Titolo: "Come muoiono i persecutori"
Editore:
Autore: Lattanzio
Pagine: 152
Ean: 9788831131803
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

Con l'editto di Milano (313), che poneva fine alle persecuzioni dei cristiani e ristabiliva la pace religiosa, Lattanzio si accinge alla composizione del "De mortibus persecutorum". L'opera, che inaugura il genere della storiografia ecclesiastica e delle persecuzioni, racconta il periodo che va dal 303 al 313. Lattanzio ne ripercorre le vicende soffermandosi sulle persecuzioni anticristiane, la restaurazione della pace, la rinascita della Chiesa e la punizione degli imperatori persecutori attraverso il loro crollo politico, le sofferenze fisiche e morali e, il più delle volte, una morte dolorosa e infamante. L'intento è di mostrare che tutto si compie secondo il disegno di Dio affinchè "i posteri imparassero che c'è un unico Dio".

 

INTRODUZIONE

1. LATTANZIO E IL SUO TEMPO

Cecilio (o Celio) Firmiano Lattanzio, se non può contarsi fra i massimi autori della patristica latina prenicena, ne è tuttavia sicuramente un esponente interessante e rappresentativo per molti versi. Oltre ad averci lasciato una produzione varia e abbondate, Lattanzio è infatti detentore di almeno due primati significativi, avendo inaugurato — con le Divinae institutiones e con il De mortibus persecutorum - due generi nuovi per la letteratura paleocristiana d'Occidente: rispettivamente, l'esposizione sistematica della dottrina della fede e la storiografia (ecclesiastica e delle persecuzioni, ma non solo). Inoltre il nostro autore si esprime in un linguaggio e in uno stile di alto livello e qualità, tanto da essere apprezzato da Pico della Mirandola e altri umanisti, che notoriamente lo salutarono come il "Cicerone cristiano". Infine, pur considerando le riserve espresse sul suo conto da Girolamo che lo giudica più eloquente che profondo, più bravo come polemista antieretico che come teologo positivo Lattanzio si propone in prospettiva storica come uno dei primi grandi retori della latinità cristiana. un importante testimone cristianità occidentale nel tratto finale delle persecuzioni secolo), un laico convertito e intellettuale di professione votato all'impegno di diffondere la fede e spiegarne i contenuti presso il ceto e l'ambiente romano-pagano a lui più vicino e congeniale: la classe colta d'estrazione medio-alta.

Ripercorriamo dunque brevemente le tappe cronologiche e gli eventi biografici che condussero il nostro autore a questi approdi. La vita e la carriera di Lattanzio — singolarmente emblematiche di quella fase storica, come si vedrà — si conoscono per sommi capi se così si può dire, con tante zone d'ombra e tanti aspetti, momenti e dettagli che rimangono oscuri. La fontepiù ampia e importante al riguardo è rappresentata da un passo del De viris illustribus di Girolamo. Lattanzio nacque nell'Africa romana (come i maggiori scrittori cristiani preniceni), ma non si sa con esattezza in quale regione o provincia. Tuttavia, avendo egli avuto per maestro il retore Arnobio, nato e attivo a Sicca città dell'entroterra numidico, quasi al confine tra questo paese e l'Africa Proconsolare —, si può fondatamente ipotizzare pure per lui un'origine in quell'area. Due buone premesse, in ogni caso, per il futuro percorso intellettuale e professionale del nostro autore: la nascita nella terra di Tertulliano, Cipriano e Minucio Felice, e la scuola presso un rinomato educatore e scrittore come Arnobio (non ancora cristiano, comunque, quand'era frequentato dal nostro autore).

Non si conosce con precisione neppure l'anno o il decennio della nascita di Lattanzio. Alcuni la collocano intorno al 260, altri risalgono fino alla metà del III secolo, cioè in sostanza all'epoca delle due grandi persecuzioni di Decio (248-251) e Valeriano (253-260), che tanto infierirono sulla Chiesa africana e i suoi fedeli.



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Titolo: "La Bibbia commentata dai Padri. Nuovo Testamento [vol_11] / Giacomo, Pietro 1-2, Giovanni 1-3, Giuda"
Editore:
Autore:
Pagine: 328
Ean: 9788831193764
Prezzo: € 45.00

Descrizione:

Sotto il nome di "Lettere cattoliche" sono tradizionalmente annoverate 7 epistole che si trovano tra il corpus delle Lettere di Paolo e l'Apocalisse: una dell'apostolo Giacomo, due di Pietro, tre di Giovanni, e una dell'apostolo Giuda. Vengono definite "cattoliche", ovvero encicliche o circolari, perché non sono inviate a una nazione o una città particolare - come quelle di Paolo -, ma a tutti i credenti nel mondo, ossia ai giudei della diaspora. Grazie ad esse possiamo ricostruire la vita delle prime comunità cristiane e l'atmosfera intellettuale e spirituale che ha plasmato le prime generazioni.

INTRODUZIONE A GIACOMO, 1-2 PIETRO, 1-3 GIOVANNI, GIUDA

Le Lettere cattoliche hanno una storia abbastanza complessa nell'evoluzione del canone scritturistico del Nuovo Testamento, e le brevi note che premettiamo a questo volume non hanno alcuna pretesa di completezza espositiva, non solo per quello che riguarda i fini ma anche i mezzi. Il nostro proposito è di guidare il lettore attraverso questo volume antologico, composto originariamente negli Stati Uniti da GeraldBray, che viene ora presentato al lettore italiano.

L'esegesi, nel senso che questa parola ha acquistato negli ultimi secoli, ha caci e risonanze abbastanza diversi dalle intenzioni dei Padri, e questa premessa va tenuta presente nella lettura di questo libro, nel quale dunque non si cercheranno spiegazioni strutturate nel senso dell'indagine moderna, e al tempo stesso non si proverà meraviglia quando ci si imbatterà in spiegazioni simboliche, allegoriche, parenetiche, forse non più dotate di appeal, o forse ancora più interessanti, perché capaci di parlare al cuore, oltre che alla mente.

In realtà bisogna tener presente quali erano le finalità dei Padri nel loro rapporto con la Scrittura: l'esegesi nacque in un contesto già in origine segnato dalla sua matrice ebraica; i primi cristiani, provenienti da mentalità e consuetudini ebraiche, accettarono in linea di massima il canone veterotestamentario, ma cominciarono subito a rileggerlo alla luce del. Cristo. La ricerca delle prefigurazioni del Cristo, e la conferma nel Nuovo Testamento, diede luogo a un'interpretazione tipologici) ampiamente diffusa.

Nacque così l'abitudine, confermata nei secoli successivi, e in maniera piuttosto generalizzata, di cercare il Cristo nell'Antico Testamento. «Cristo è il tesoro nascosto [. . .] nelle Scritture, perché era indicato mediante figure e parabole, che umanamente non potevano essere comprese prima che giungesse a compimento ciò che era profetizzato, cioè la venuta del Signore» ( Ireneo, Adv. haer. 4, 26, 1 [PG 7, 1052]). Con il cambiamento sostanziale all'interno della comunità ecclesiale, dato dall'afflusso dei nuovi credenti provenienti dal paganesimo, e quindi con lo spostamento linguistico verso il greco, cambiano i problemi e anche l'atteggiamento verso la Scrittura. Tanta attenzione sarà dedicata a combattere il fenomeno gnostico, che attribuiva la creazione dell'Antico Testamento per buona parte al demiurgo cattivo. Ma la domanda, comune anche ai marcioniti, era: è ancora necessario conservare l'Antico Testamento, ora che abbiamo una raccolta che ci dà tutto quello che vogliamo sapere su Cristo? La tentazione appartenuta ad alcuni gruppi di scartare l'Antico Testamento fu combattuta fortemente, comprendendo il danno che ne sarebbe derivato, non solo in termini ermeneutici, ma anche nel contesto dell'unità della stessa compagine ecclesiale.

A mano a mano che ci si allontanava dalla comunità delle origini, nascevano nuove esigenze, e la Scrittura veniva letta in maniera sempre più nuova e complessa: si trattava di una lettura maggiormente protesa all'incoraggiamento della comunità. Soprattutto, si cercavano nel sacro testo indicazioni pratiche, per cui uno studioso parla di esegesi patristica quale attualizzazione della Sacra Scrittura. È chiara l'evoluzione della lettura e dell'interpretazione: in un ambiente nuovo, completamente caratterizzato dalla presenza di comunità cristiane, cambiavano i percorsi ermeneutici con la presenza di preoccupazioni pastorali e spirituali, sicché necessità di tipo pratico condizionavano la stessa ricerca teologica. Indubbiamente, «la nuova situazione delle comunità cristiane, iniziata de iure con l'editto di tolleranza del 311 e segnata in modo particolare dalla celebrazione del primo concilio ecumenico sotto Costantino nel 325, non poteva rimanere senza conseguenze importanti per il lavoro teologico».

Date queste premesse, la stessa esegesi divenne più aperta, si arricchì di diversi apporti e, probabilmente, cominciò a percorrere una strada nuova: iniziò ad orientarsi in maniera più dogmatica, ad assumere atteggiamenti pedagogici, pastorali e spirituali, a non essere più letta in sé, ma tenendo presenti le finalità appena dette. In questa luce possiamo considerare lo sviluppo della riflessione esegetica sulle Lettere cattoliche.- non piccola parte è fortemente condizionata dalle situazioni e dalle esigenze del tempo, ma l'impegno e l'amore con cui si è studiata la Parola di Dio assicura a molte delle pagine che ci hanno lasciato un valore pienamente attuale. Uno studioso presenta un'interessante riflessione su Agostino, che possiamo applicare facilmente ai Padri in genere: «Non è possibile parlare dell'esegesi nel senso rigoroso che si dà oggi a tale termine.



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Titolo: "Storia di Vardan e dei martiri armeni"
Editore:
Autore: Elise
Pagine: 224
Ean: 9788831131827
Prezzo: € 22.00

Descrizione:

La storia armena del V secolo è segnata da un evento decisivo per l'identità nazionale ed ecclesiale: la battaglia di Avarayr. Politicamente soggetti ai Persiani, gli Armeni si impegnano in una tenace resistenza nel momento in cui si vedono costretti a rinnegare la propria fede cristiana. Un esercito di valorosi capeggiati da Vardan Mamikonean viene alle armi con i Persiani il 2 giugno 451 presso Avarayr. Nella "Storia di Vardan", Elise - di cui sappiamo poco, probabilmente egli stesso impegnato nella battaglia - ripercorre gli eventi, offrendo una lettura in chiave storico - salvifica della lotta antipersiana. L'opera è qui proposta in una traduzione italiana di agile lettura, ma che non perde la coloritura naif dell'originale.

 

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

1. IL CONTESTO STORICO

La storia armena del V secolo è segnata da un evento decisivo per l'identità nazionale ed ecclesiale: la battaglia di Avarayr. Politicamente soggetti ai Persiani, gli Armeni si impegnarono in una tenace resistenza nel momento in cui si videro costretti dai sassanidi a rinnegare la propria fede cristiana. Un esercito di valorosi capeggiato da Vardan Mamikonean venne alle armi con i Persiani il 2 giugno 451 presso Avaravr. L'animo con cui i guerrieri si accingevano all'impresa è descritto da Elise con queste parole: «Colui che pensava che tenessimo la nostra fede cristiana a mo' di vestito, ora sa che non può mutarla, come il colore della pelle, e forse non potrà farlo fino alla fine. Giacché le sue fondamenta sono collocate saldamente sulla roccia inamovibile, non sulla terra, ma su in cielo, dove non cade pioggia, non soffiano venti, non montano inondazioni». Fede e orgoglio nazionale s'intrecciano strettamente nella coscienza armena. Benché la battaglia abbia avuto un esito incerto e pesante in termini di vite umane per l'esercito di Vardan, il sacrificio di questi eroi della nazione amena e oltre trent'anni di resistenza armata fruttarono nel 485 una maggiore libertà di culto da parte del re di Persia. A causa di questa lotta, decisiva per la storia religiosa dell'Armenia. Chiesa armena non stata rappresentata al concilio di Calcedonia, convocato proprio nel 451 e da essa condannato ufficialmente solo nel 553-555, durante un concilio riunito a Duin. È nel contesto di questi anni, caratterizzati dal martirio e da un intenso dibattito teologico, che la tradizione colloca la figura di Elise

La narrazione di Elise prende inizio da un momento cruciale della storia armena, il 428 d.C., quando i naxarar armeni fecero appello al re persiano Vahram V (421-439), domandando la deposizione dell'ultimo re armeno appartenente alla dinastia di origine partica degli arsacidi, Arsak, a causa dei suoi costumi corrotti. Al suo posto venne nominato marzpan d'Armenia il persiano Véh-Mihr-Sahpuhr.

Secondo Elise, i primi anni di influenza persiana erano stati segnati dalla tolleranza nei confronti del cristianesimo e le persecuzioni sarebbero iniziate solo sotto il regno di Yazdgard II (439457). I dati forniti da Elise concordano sostanzialmente con quanto sappiamo dei re persiani che precedettero tale sovrano.

Dopo le violente persecuzioni promosse da Sahpuhr II (309379), attestate anche da Pawstos Buzand (III, 17), Saphuhr III (383-388) si mostrò abbastanza tollerante nei confronti dei cristiani. Secondo quanto riportato da Elise stesso, Saphuhr III, vedendo che era impossibile ridurre con la forza i cristiani alla religione dei persiani, emanò un editto di tolleranza religiosa, del quale essi poterono beneficiare. I dati forniti da Elise sono confermati da Giovanni di Efeso (sec. VI), il quale pone l'editto di tolleranza come conseguenza della tenace resistenza cristiana.

Sotto il regno di Yazdgard I (399-420) si era radunato a Seleucia nel 410 un sinodo che aveva ottenuto dal re persiano una dichiarazione di tolleranza, che Labourt non stenta a definire «l'editto di Milano della Chiesa persiana». È interessante osservare, leggendo gli atti del concilio, che tutte le prerogative religiose che l'imperatore romano aveva rispetto ai concili, vengono trasferite su Yazdgard I: il re persiano convoca il concilio, sancisce legalmente le decisioni dei vescovi, ratifica l'elezione del kat`olikos armeno. Questa situazione non rimane un caso isolato ma, come attestano gli atti dei concili, si ripeté sotto diversi sovrani, tanto che, come osserva la Garsoian, «the position of the pagan King of Kings the Christian church seems to bave presented an exact parallel to that of his Imperial counterpart». 



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Titolo: "La Bibbia commentata dai Padri. Antico Testamento [vol_13] / I dodici profeti"
Editore:
Autore:
Pagine: 400
Ean: 9788831193788
Prezzo: € 55.00

Descrizione:

Sotto il nome di Dodici Profeti si collocano nell'Antico Testamento i libri di Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria e Malachia; si definiscono anche Profeti minori, per distinguerli dai Profeti maggiori (come Isaia ed Ezechiele), autori di libri di più ampia estensione. Il curatore del presente volume ha raccolto numerose citazioni dei Padri dando un quadro rappresentativo della tradizione dei Padri greci e latini e di altre tradizioni, come ad esempio, quella siriaca. La scelta permette al lettore di giungere ad una conoscenza più approfondita dei dodici profeti e del loro ruolo centrale nell'esegesi cristiana dell'Antico Testamento.

INTRODUZIONE AI DODICI PROFETI 

In confronto a molti altri libri delle Sacre Scritture i Profeti Minori non ricevono grande attenzione, nella nostra epoca, né nelle omelie, né nella catechesi. I Padri della Chiesa, tuttavia, riconobbero l'importanza dei dodici Profeti. Questa attenzione si era già manifestata negli autori del Nuovo Testamento nella loro ricerca di oracoli profetici concernenti il Messia. Per i cristiani Gesù Cristo era l'oggetto diretto delle profezie. Sebbene gli scrittori del Nuovo Testamento facessero già riferimento a sezioni precise dell'Antico Testamento considerandole come rivelazioni profetiche riguardanti Gesù Cristo, che essi credevano essere state da lui portate a compimento, i Padri della Chiesa elevarono questo principio esegetico a livelli più alti. Nel Vangelo di Luca Gesù stesso si dedicava già allo stesso tipo di esegesi con due dei suoi discepoli lungo la strada per Emmaus, e spiegava loro, a partire da Mosè attraverso i Profeti ed i Salmi, tutto ciò che lo riguardava (Lc 24, 27.44).

Nel momento in cui la Chiesa post-apostolica forgiava la sua identità, la questione della sua relazione con l'antica alleanza apparve d'importanza cruciale. La questione sull'importanza delle Scritture dell'Antico Testamento nei confronti della nuova alleanza divenne un argomento di discussione sempre più pressante man mano che si sviluppava il dibattito sul canone delle Scritture. Dopo che si giunse rapidamente ad un unanime consenso sul fatto che le Scritture dell'Antico Testamento erano patrimonio della Chiesa — un punto di vista che era già stato espresso dalla Chiesa propriamente apostolica —, lo scopo principale dell'esegesi di queste Scritture si concentrò sul trovare il Cristo nascosto in esse. Il fatto di aver preservato, in forma scritta, la nuova alleanza nei Vangeli e nel resto del corpus del Nuovo Testamento divenne il modo più tangibile per esprimere la connessione fra le due alleanze nelle Scritture dell'Antico e del Nuovo Testamento. Fu data grande importanza ad un buon numero dei dodici Profeti in passi chiave del Nuovo Testamento, ma fra i Padri della Chiesa fu accordato a questi profeti un ruolo ancor più significativo nell'esegesi scritturale delle profezie che indicavano Cristo come il Messia promesso.

GLI INTERPRETI MAGGIORI

Come ci si poteva aspettare, i riferimenti patristici ai dodici Profeti sono abbondanti. In questo volume ho provato a dare un quadro rappresentativo della tradizione dei Padri greci e latini, a cui ho aggiunto alcuni passi esegetici da altre tradizioni, come, ad esempio, quella siriaca. Inoltre ho rivolto particolare attenzione a molti autori di commenti completi sui dodici Profeti: Girolamo, Grillo di Alessandria, Teodoro di Mopsuestia, Teodoreto di Cirro, e Isho'dad di Merv. Girolamo e Cirillo rappresentano un esempio tipico di esegesi di scuola alessandrina, mentre Teodoro, Teodoreto e Isho'dad sono rappresentanti dell'esegesi di tipo antiocheno.

Girolamo scrisse molti dei suoi commenti sui dodici Profeti, anche se non tutti, quando era in età avanzata. Per esempio scrisse i due commenti su Abdia, il primo dei quali era profondamente allegorico (370 d.C.), ma è andato completamente perduto. Egli afferma che il suo secondo commento (396) fu completato in sole due notti, e che era basato, in un certo qual modo, su Origene e su fonti rabbiniche. I suoi commenti forniscono un'interessante analisi della storia e della geografia della regione durante la sua permanenza a Betlemme, ma sono anche cristocentrici nell'enfasi e nell'interpretazione allegorica.

Cirillo mostra un interesse per la storicità degli eventi riportati negli scritti dei dodici Profeti. Sebbene si fosse anch'egli formato in seno alla scuola allegorica alessandrina, rappresentata nel modo più significativo da Origene, il quale credeva che vi fosse un significato nascosto dietro ogni parola, Cirillo sostiene che alcuni passi non parlino affatto di Cristo. Non di meno Cirillo trova che Cristo viene allegorizzato in ciascuno dei testi.

Il commento di Teodoro rappresenta in modo tipico la forma di esegesi antiochena. È una delle poche, fra le sue opere, che si sia conservata interamente in greco, cioè nella sua lingua originale. La sua esegesi è largamente storico-grammaticale, orientata verso una comprensione letterale del testo, sebbene spesso affiancata ad un'interpretazione tipologica del testo ebraico al fine di stabilire una relazione con il Nuovo Testamento.

Il commento di Teodoreto di Cirro mostra una forma di esegesi che appare tipologica e cristocentrica in molti punti. I dodici Profeti sono anche citati estesamente in lettere e omelie di molti dei Padri, specialmente quando essi fanno profezie dirette sulla vita di Cristo, come per esempio Mic 5, 2 o Zc 9, 9, ma anche per altri spunti di riflessione. Il Commento morale a Giobbe di Gregorio Magno, per esempio, fa spesso riferimento ai dodici Profeti per questioni inerenti la cura pastorale.

Per quanto possibile ho scelto passi dai Padri che potessero rivelare la varietà di interpretazioni e di usi a scopo pastorale di ogni singolo testo biblico. In rari casi alcuni Padri della Chiesa si dilungano in spiegazioni esegetiche astratte, che verosimilmente non venivano recepite dalla gran parte del loro uditorio, fatta eccezione per un ristretto numero di teologi. In generale ho evitato di riportare questo tipo di commenti. In ogni caso il lettore di questo volume potrà giungere ad un apprezzamento più approfondito dei dodici Profeti e del loro ruolo centrale nell'esegesi cristiana dell'Antico Testamento, il cui scopo primario è sempre stato quello di proclamare che Gesù Cristo è veramente il Messia, il Figlio di Dio ed il Salvatore di tutti quelli che cercano Dio.



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Titolo: "Esposizione degli oracoli del Signore. Frammenti"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Papia di Gerapoli
Pagine: 600
Ean: 9788831527521
Prezzo: € 38.00

Descrizione:Si tratta di 26 frammenti dell'opera di Papia, opera di esegesi dei detti e degli atti del Signore, riportata da altri scrittori, o frammenti in cui si parla di Papia (da Ireneo, Eusebio, fino al dotto armeno Vardan Vardapet) spaziando così dal II al XIII secolo. Il più famoso di questi frammenti ci informa che secondo la tradizione di un presbitero, il vangelo di Marco non è altro che l'interpretazione del kerygma petrino adattato alle varie circostanze. Sempre secondo Papia, Matteo ha composto il suo vangelo in "dialetto ebraico", il che ha dato luogo a infiniti studi e discussioni. Sono frammenti molto difficili per la cui comprensione piena si richiede un approfondimento a livello storico e letterario, analisi filologica e comparazione di testi piuttosto scrupolosi e dettagliati. Sono però importantissimi per l'informazione su pratiche e dottrine di ambienti cristiani antichissimi che, attraverso una tradizione orale e la trasmissione diretta di discepolo in discepolo, erano ancora in contatto con la prima generazione di discepoli di Gesù. Il lavoro, curato da E. Norelli, dopo uno studio di vasto respiro sull'ambiente e le tematiche emergenti, presenta i Frammenti con il testo originale a fronte. Ogni frammento, inoltre, è inserito nel contesto dell'opera che ce lo presenta e quindi commentato e annotato per coglierne tutte le informazioni (e anche le più piccole allusioni) che ci possano ridare l'ambiente delle origini cristiane.

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Titolo: "La croce"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 248
Ean: 9788831147415
Prezzo: € 15.50

Descrizione:Consapevole della centralità della croce nel disegno salvifico di Dio sull'umanità e della straordinaria molteplicità di rimandi a essa nell'Antico e nel Nuovo Testamento, Agostino si impegna nella sua interpretazione e meditazione lungo tutto l'arco della vita come confermano i numerosi riferimenti alla croce di Cristo, disseminati in tutta l'ampia produzione dell'Ipponate. Ciò che Agostino intende evidenziare è che la scelta di Gesù di portare la croce sulla quale verrà messo a morte è una lucida indicazione su cosa debba significare la vita cristiana.

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Titolo: "Opera omnia vol. XXXVI - Enciclopedia"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 392
Ean: 9788831194747
Prezzo: € 55.00

Descrizione:Il "De dialectica", il" De rhetorica", l'"Ars pro fratrum mediocritate breviata" e le "Regulae", opere per lungo tempo ritenute spurie, sono oggi dagli studiosi, anche se con molte riserve, attribuite ad Agostino. Secondo la testimonianza dell'Ipponate, questi scritti dovevano andare a comporre un'opera in più libri sulle discipline liberali. Il progetto viene concepito durante il soggiorno milanese quando matura la conversione al cristianesimo, evento decisivo della sua vita (386ca.). Tracciando il cammino delle arti liberali, Agostino si ripromette di giungere e "di condurre gli altri alla conoscenza delle realtà incorporee passando prima attraverso quelle corporee".

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Titolo: "Il pedagogo"
Editore:
Autore: Clemente Alessandrino (san)
Pagine: 384
Ean: 9788831131810
Prezzo: € 38.00

Descrizione:

Tra i più significativi mediatori del Cristianesimo con il mondo dell'alta cultura tra la fine del II secolo e l'inizio del III, Tito Flavio Clemente Alessandrino compone intorno al 190 il "Pedagogo". Un documento fondamentale per conoscere la Chiesa delle origini; poiché inoltre affronta argomenti di grande attualità, è a noi particolarmente vicino. Pensando ad un pubblico laico, di uomini e donne appartenenti alla classe agiata di Alessandria d'Egitto, Clemente si propone di offrire un manuale di condotta cristiana con precise indicazioni per ogni circostanza della vita: l'abbigliamento, l'alimentazione, la frequentazione dei bagni pubblici, la sessualità, gli spettacoli teatrali; il tutto in un'ottica genuinamente cristiana.

 

INTRODUZIONE

SPECIFICITÀ DEL PEDAGOGO NELL'AMBITO DELLA LETTERATURA PATRISTICA

Certamente, tra gli scritti del cristianesimo antico, il Pedagogo di Clemente di Alessandria detiene un posto di primaria importanza. Tuttavia, al di là della sua celebrità, quest'opera rappresenta un tesoro molto speciale anche per altri motivi. Pertanto, prima di esporre brevemente in questa Introduzione i tratti salienti della vita, delle opere e della spiritualità dell'Alessandrino, vorrei individuare qui di seguito e sottoporre all'attenzione del lettore alcuni punti che fanno del Pedagogo un libro di particolare interesse, un libro per certi versi più vicino a noi di quanto lo possano essere gli scritti di altri Padri della Chiesa.

Innanzitutto Clemente di Alessandria è uno degli autori cristiani più antichi: le sue opere furono scritte intorno al 190 d. C. Ciò conferisce loro un particolare valore, non solo per l'importanza documentaria, ma anche per la vicinanza cronologica agli Apostoli e a Gesù. Il Pedagogo è dunque uno dei primi "grandi libri" del cristianesimo e di conseguenza uno dei suoi testi — per così dire — fondanti. Sebbene i grandi Padri del III e IV secolo, quali Atanasio, Basilio, Agostino, abbiano assunto, nell'elaborazione della dottrina cristiana, un ruolo maggiore, cionondimeno i Padri del I e II secolo (ovvero i Padri Apostolici e gli Apologisti) costituiscono, per la loro antichità, una testimonianza unica e impeti bile. È verosimile che il maestro di Clemente fosse Panteno, quale a sua volta, secondo la tradizione, sarebbe stato discepolo dell'apostolo Giovanni.

È evidente quindi che molti insegnamenti, raccomandazioni e comportamenti, appresi da Giovanni nei suoi anni di vita in comune con Gesù, abbiano potuto essere trasmessi oralmente da lui a Panteno e da quest'ultimo a Clemente. Del Maestro si aveva a quei tempi ancora un ricordo vivo e personale. È lo stesso Clemente che scrive: Questi maestri [tra cui Panteno] conservavano la vera tradizione della beata Dottrina [di Cristo]: essi l'avevano ricevuta di padre in figlio [cioè per trasmissione orale da maestro a discepolo] accogliendola così direttamente dai santi apostoli Pietro e Giacomo, Giovanni e Paolo. In tal modo, grazie a Dio, essi sono giunti sino a noi, depositando anche in noi quei preziosi semi dei padri e degli apostoli. Per questo Clemente, insieme ai Padri dei primi due secoli, ha per noi un'importanza fondamentale: è da lui, più che dagli autori dei tempi successivi che possiamo vedere e imparare quale fosse la Chiesa delle origini. E quando Agostino, Giovanni Crisostomo e i Concili Ecumenici si richiamo ai "Santi Padri" come alla regola della fede e della morale cristiana, si riferiscono appunto a questi primi discepoli degli apostoli e testimoni della nuova religione, tra i quali non ultimo fu Clemente.

In secondo luogo il Pedagogo, diversamente dalle altre opere di Clemente e da numerosi scritti di altri Padri antichi, tocca argomenti che anche per il cristiano di oggi sono particolarmente attuali. Sul piano dottrinale-dogmatico, Clemente non si dilunga in questo libro su questioni di teologia trinitaria, di meticolosa confutazione delle eresie cristologiche e pneumatologiche, bensì affronta temi sempre attuali: come è possibile che il Dio "severo» e punitivo dell'Antico Testamento sia lo stesso Dio di Gesù Cristo? Se Dio ama l'uomo, perché lo punisce e lo fa soffrire? Quale ruolo hanno, nel piano salvifico di Dio, le religioni non cristiane e quale valore possono avere per noi i loro insegnamenti filosofici e religiosi? Quale criterio dobbiamo seguireper la nostra vita: la ragione, il buon senso, la natura, oppure la legge di Dio e i suoi precetti?

Il Pedagogo tratta abbondantemente di questi temi e fornisce risposte illuminanti. Anche per quanto riguarda l'aspetto della morale pratica, Clemente affronta questioni per nulla affatto circoscritte al suo tempo e al suo contesto storico e sociale: sono senza dubbio attuali le sue osservazioni sullo sperpero del lusso, sul consumismo sfrenato, sulla brama di avere sempre di più (in greco pleonexia), sull'inutile affaccendarsi dietro a mille desideri e sulla vana ossessione delle apparenze (doxomania), sulla mancanza di pudore e il cattivo gusto dell'abbigliamento femminile, sull'erotismo dilagante e l'idolatria del denaro. Così, ad esempio, il capitolo 4 del Libro II si apre con una descrizione di quelle danze sfrenate e della vanità di quelle feste che si protraggono per tutta la notte e menano vanto del vino in eccesso! Queste danze sfrenate infatti sono una turbolenza provocata dall'ebbrezza, uno sfogo impulsivo della tensione erotica (...). È davvero contrario all'ordine, alla decenza e alla retta condotta questo frastuono di flauti, di cetre, di cori, di danze, di nacchere egiziane, che rintrona con cembali e tamburi e assorda con gli strumenti di un'ingannevole seduzione!. Vediamo così che anche allora, come oggi, per molta gente il vivere non è altro che baccanali, crapula, terme, vini di qualità, pitali, vacanze, bevande.



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Titolo: "La filosofia come dialogo. A confronto con Agostino"
Editore:
Autore:
Pagine: 328
Ean: 9788831134156
Prezzo: € 24.00

Descrizione:Consapevole che la verità risiede nell'animo umano, Agostino individua nel dialogo - l'accorto e mirato scambio di domande e risposte tra due o più interlocutori - il metodo migliore per portare alla luce questa conoscenza latente. Per la centralità in Agostino di tale visione della filosofia, i contributi disegnano un duplice percorso di analisi e di approfondimento sul tema.

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Titolo: "Commento di salmi [vol_1]"
Editore:
Autore: Ilario di Poitiers (sant')
Pagine: 480
Ean: 9788831131858
Prezzo: € 48.00

Descrizione:

II Commento ai Salmi di lIario di Poitiers rappresenta iI primo commento al Salterio, seppure incompleto (58 trattati in tutto) in lingua latina giuntoci dall'antichita. Databile all'incirca tra iI 364 e il 367, l'opera costituisce pertanto una testimonianza fondamentale del pensiero e dell'esegesi dei primi secoli sui Salmi, e raccoglie nel contempo il pensiero teologico piu maturo di Ilario, dalla cristologia alia dottrina trinitaria, dall'ecclesiologia all'escatologia. Il vescovo di Poitiers riconosce nei Salmi iI testo biblico più idoneo a esprimere la maturazione della sua dottrina e della sua esperienza umana, e il loro commento gli consente di esporre le verita di fede in un'ottica pedagogica e spirituale, al cui centro si colloca il mistero del Cristo.

 

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

I Trattati sui Salmi di sant'Ilario rappresentano, seppure incompleti, il primo commento in lingua latina che l'antichità cristiana abbia lasciato del Salterio. Nella sua trasmissione e valutazione, l'opera ha subito il giudizio severo di Girolamo, il quale la considerava non più che una "traduzione" libera o un adattamento del commento origeniano sui Salmi, anche se con qualche tratto di originalità. Dato che l'imponente lavoro esegetico di Origene sui Salmi è andato incontro a dispersione e naufragio, e le relative possibili conoscenze devono essere in buona parte ancora ricostruite, il commento di Ilario si pone come una testimonianza fondamentale su quanto i primi secoli hanno pensato del Salterio e sul tipo di esegesi che ne hanno sviluppato.

La figura e l'opera di Ilario si illuminano alla luce della sua esperienza di esilio in Asia Minore, che ne fa un anello di congiunzione di primo piano tra il mondo cristiano occidentale e quello orientale. Nulla di sorprendente, perciò, se nei Trattati si trova il suo pensiero teologico più maturo, dalla cristologia alla dottrina trinitaria, dall'ecclesiologia all'escatologia. In maniera essenziale, egli offre una esposizione pedagogica e serena delle verità della fede, che negli anni precedenti aveva dovuto difendere, spesso in chiave polemica, contro gli eretici. soprattutto gli ariani, che non sempre erano animati dal puro amore della verità.

1. VITA E OPERE

1.1. Prima dell'esilio, Ilario nasce a Poitiers intorno al 315, in una famiglia appartenente alla classe sociale più colta e benestante, non sappiamo se cristiana o pagana. Sicuramente avrà ricevuto una formazione umanistico-filosofica solida e profonda, secondo le norme della pedagogia classica, da maestri che appartenevano alla città natale o, più verosimilmente, alla vicina Bordeaux, capoluogo della provincia di Aquitania. La sua assimilazione dei contenuti della classicità viene elogiata sia da Girolamo che da Agostino.

Il vescovo di Ippona applica anche a lui l'immagine biblica delle "spoglie degli Egiziani", che già Origene aveva utilizzata per raccomandare a un suo illustre discepolo, Gregorio il Taumaturgo, l'utilizzo della letteratura e della filosofia greca ai fini del messaggio cristiano. Sposato e padre di una figlia di nome Abra, Ilario riceve il battesimo non molto tempo prima della nomina a vescovo, che si pone verso il 350.

Negli anni che vanno dal 353 (concilio di Arles) al 355 (concilio di Milano) vede la luce il Commento a Matteo. Oltre a essere il suo primo lavoro letterario-teologico, esso costituisce la più antica presentazione esegetica continua di un libro della Scrittura composto in Occidente. La dottrina teologica e trinitaria ivi contenuta può essere ritenuta come espressione della ortodossia tradizionale comune alle Chiese d'Occidente. Ilario espone liberamente le proprie idee teologiche e trinitarie, anche se talora non può evitare qualche tono polemico nei riguardi dell'eresia ariana, che già conosce, ma che non nomina mai espressamente. La sua notorietà comincia ad espandersi su larga scala nel 355, l'anno del concilio di Milano, a seguito del quale egli prende posizione contro gli esponenti più in vista dei vescovi filoariani, e cioè Ursacio Singiduno, Valente di Mursa e Saturnino di Arles. Nell'ambito del concilio, l'imperatore Costanzo aveva esercitato tutto II peso della sua autorità contro vescovo di Alessandria, Atanasio, e contro le deliberazioni del concilio di Nicea, permettendo così alla minoranza filoariana di costringere la maggioranza a sottoscrivere la condanna di Atanasio. Conseguentemente, i vescovi che avevano rifiutato tali posizioni dovettero prendere la via dell'esilio: Paolino di Treviri, Eusebio di Vercelli Dionigi di Milano e Lucifero di Cagliari. In questa occasione drammatica, il dottore di Poitiers si oppone, con lucidità e coraggio, ai decreti imperiali e si fa promotore in Gallia di un tentativo di resistenza trai suoi confratelli episcopato.

Intanto, con l'appoggio dell'imperatore, Ursacio, Valente e Saturnino si convoca un altro concilio a Béziers, con ogni probabilità all'inizio del 356, al quale egli è costretto ad assistere, senza avere la possibilità di esporre la propria visione trinitaria. In realtà, l'intento dei promotori era di condannare ancora una volta il vescovo di Alessandria, passando sotto silenzio i problemi di carattere dottrinale e teologico. Al rifiuto di Ilario di accettare la sentenza su Atanasio, i vescovi ariani chiesero all'imperatore di emettere un atto di esilio contro di lui e contro Rodanio, vescovo di Tolosa, che condivideva le posizioni nicene. Non si trattava di un formale giudizio canonico, ma di una semplice misura disciplinare, che non lo privava della sua sede episcopale. Anche negli anni dell'esilio infatti, egli si sentirà in comunione costante con i pastori delle Chiese della Gallia e con la propria comunità di fede.



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Titolo: "La prima istruzione cristiana. Testo latino a fronte"
Editore: Libreria Editrice Fiorentina
Autore: Agostino (sant')
Pagine:
Ean: 9788889264645
Prezzo: € 18.00

Descrizione:Traduzione e prefazione a cura di don Giuseppe De Luca, introduzione di don Carlo Nardi, comprende il testo originale in latino. Avviene ai parroci e ai Vescovi di restare confusi davanti all'ignoranza di molti fedeli. Per loro S. Agostino ha scritto questo piccolo libro all'epoca in cui scriveva le Confessioni (intorno al 400) per illuminare sulla maniera con cui presentarsi alle soglie del catecumenato, ma sono tanto vive e profonde le osservazioni che egli fa, da riuscire utilissime a qualsiasi istruzione cristiana.

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Titolo: "Autobiografia. Carmen de vita sua. Testo greco a fronte"
Editore: Morcelliana Edizioni
Autore: Gregorio di Nazianzo (san)
Pagine: 256
Ean: 9788837220563
Prezzo: € 18.00

Descrizione:Testo inedito tradotto e commentato (con greco a fronte) dell'Autobiografia di questo Padre della Chiesa, Gregorio di Nazianzo, con inquadramento biografico e storico. Gregorio di Nazianso, padre della Chiesa dei primi secoli, fu chiamato "dottore ecumenico" (insieme a Basilio il Grande e Giovanni Crisostomo). Il curatore Francesco Trisoglio è docente di Letteratura cristiana antica all'Università di Torino.

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Titolo: "Dizionario di spiritualità biblico-patristica [vol_39] / Male-maligno-peccato nei Padri della Chiesa"
Editore: Borla Edizioni
Autore:
Pagine: 392
Ean: 9788826315409
Prezzo: € 21.50

Descrizione:Piano generale dell'opera Padre, custodisci i miei discepoli dal Maligno! (S.A Panimolle) Male-Maligno-peccato nei Padri greci dei primi secoli (V. Lombino) Male-Maligno-peccato nei Padri occidentali del II e III secolo (E. Peretto) Male-Maligno-peccato in Clemente Alessandrino (M.G. Bianco) Male-Maligno-peccato nell'epoca di Origene (G. Bendinelii) Il male, il peccato, il Maligno nei Padri cappadoci (F. Trisoglio) Male-Maligno-peccato nei Padri antiocheni {P. Carrara) Antropologia teologica e soteriologia: presenza del Maligno e conseguenze della colpa d'origine nell'opera di s. Ambrogio (A Sonato) La problematica del male-Maligno-peccato in s. Agostino (V. Grossi)

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Titolo: "Dizionario di spiritualità biblico-patristica / Maria di Nazaret nella Bibbia"
Editore: Borla Edizioni
Autore:
Pagine: 400
Ean: 9788826315447
Prezzo: € 21.50

Descrizione:Gioisci, piena di Grazia! (S.A. Panimolle) La presenza e la funzione della Madre del Messia nell'Antico Testamento. Principi per la ricerca e applicazioni (A. Serra) Maria vergine nel Nuovo Testamento (S.A. Panimolle) II Magnificat (Lc 1, 46b-55) (A. Valentini) Maria di Nazaret nel vangelo di Luca (A. Serra) La Madre del Messia in Apocalisse (T. Vetrali)

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Titolo: "La voce dei Padri. Antologia tematica di testi patristici"
Editore: Appunti di Viaggio
Autore:
Pagine: 225
Ean: 9788887164527
Prezzo: € 17.00

Descrizione:L'antologia di testi patristici orientali curata da G. Karalis si qualifica come un'operazione culturale di rilievo per almeno due aspetti: l'offerta di una selezione accurata e tematicamente ben indirizzata di passi fondanti della teologia ortodossa, presentati in una traduzione chiara e scorrevole, e la messa a punto di nodi imprescindibili del dogma attraverso le parole di coloro che offrirono il maggiore contributo alla sua definizione. Tre i capitoli che ripercorrono i nuclei dell'esperienza dei Padri: Trinità, Cristologia, Lotta alle passioni e ascesi. Non si tratta però di ambiti separati e indipendenti, bensì del coerente svolgimento di una concezione unitaria del Divino, dell'Umano e del loro rapporto, vista sotto angoli prospettici diversi. Passando a delineare solo alcune delle tematiche che percorrono costantemente i testi selezionati e inseriti nei tre capitoli, emerge in pieno rilievo il rapporto tra natura (physis) e persona (hypostasis, prosopon) che, lungi da connotarsi come un arduo ed elitario problema teologico, investe alla base la possibilità dell'uomo di riscattare i limiti della sua natura, divinizzandosi. Nella sezione dedicata alla Trinità sono Basilio di Cesarea, Gregorio di Nazianzo, Giovanni Damasceno a fissare con esemplare rigore logico-argomentativo i fattori che permettono di distinguere le tre persone pur nell'identità della natura divina. Le loro pagine sono costantemente percorse da una tensione dialettica tra il procedimento rigoroso che guida il pensiero secondo le leggi della dimostrazione, di ascendenza filosofica greca, e il rinvio insistito alla dimensione indimostrabile del mistero. Tale tensione approda spesso al ricorso a metafore che, riferendosi all'esperienza facilmente condivisibile e di per sé evidente del reale, possano fornire un'analogia di lampante valore epesegetico per punti assai complessi del dogma. In questi passi si apprezza lo spessore anche letterario dei Padri ed emerge con più perspicuità il ruolo fondamentale cui assurge nell'Ortodossia l'esperienza vissuta, concreta e specifica dei santi, cioè di coloro che hanno sperimentato e reso testimoniabile e fruibile il messaggio di salvezza. Proprio questo valore, che va largamente al di là dell'esempio edificante, percorre tutto il terzo capitolo dedicato all'ascesi: i detti, i suggerimenti, le esperienze dei monaci traggono origine da una comprensione profonda, tradotta in pratica di vita, dei punti salienti del dogma. Si compie così, con perfetta coerenza, in precetti che concernono atteggiamenti e comportamenti della vita quotidiana, il percorso tracciato dalla definizione della Trinità e dalla serrata discussione del rapporto tra natura umana e divina nel Verbo. Il lettore attento rintraccerà agevolmente i molteplici fili che percorrono i tre capitoli, conferendo loro una serrata consequenzialità, pur nel trascorrere dai principi primi della teologia all'applicazione nella prassi. [Dalla Prefazione di Lia Raffaella Cresci, Docente di Filologia bizantina all’Università di Genova] Georgios Ioannou Karalis, nato in Grecia e laureato in Medicina e Chirurgia, è un profondo conoscitore dei testi evangelici e degli scritti dei Padri della Chiesa. Viene spesso invitato a seminari, conferenze e ritiri spirituali con lo scopo di favorire una maggiore comprensione dei contenuti teologici della tradizione Ortodossa e dei testi patristici. E'direttore della rivista "Italia Ortodossa".

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Titolo: "Dizionario di spiritualità biblico­patristica / Matrimonio-Famiglia nella Bibbia"
Editore: Borla Edizioni
Autore: AA.VV.
Pagine: 299
Ean: 9788826315782
Prezzo: € 23.50

Descrizione:

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Titolo: "Dionigi l'Areopagita e il platonismo cristiano"
Editore: Morcelliana Edizioni
Autore: Lilla Salvatore
Pagine: 272
Ean: 9788837220143
Prezzo: € 18.50

Descrizione:

Il ritratto del padre della mistica nei suoi rapporti col platonismo dei primi secoli d.C., scritto dal maggior specialista italiano.



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Titolo: "Dizionario di spiritualità biblico-patristica / Maria Madre del Signore nei Padri della Chiesa"
Editore: Borla Edizioni
Autore:
Pagine: 392
Ean: 9788826315454
Prezzo: € 23.50

Descrizione:Vergine madre, figlia del tuo figlio! (S.A. Panimolle) Mariologia patristica (A Gila) La vergine Maria nella prima letteratura apocrifa (E. Peretto) La mariologia di san Bernardo di Clairvaux (A. Montanari) Goffredo d'Auxerre precursore dei dogmi dell'Immacolata Concezione e dell'Assunzione corporea di Maria (sec. XII) (F. Gastaldelli) La mariologia della costituzione dogmatica Lumen gentium del Concilio Vaticano II (S.A. Panimolle)

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Titolo: "L'atto del leggere. Il mondo dei libri e l'esperienza della lettura nelle parole dei Padri della Chiesa"
Editore: Qiqajon Edizioni
Autore: I padri della chiesa
Pagine: 176
Ean: 9788882271695
Prezzo: € 12.00

Descrizione:Parole dei padri della chiesa d'oriente e d'occidente sull'esperienza della lettura e sull'universo dei libri: si è desiderato di dar voce all'amore per i libri, la lettura e la scrittura che animava i cristiani dei primi secoli e che, come ogni autentico amore, non restava confinato nell'angusto spazio di una pagina ma si dilatava verso ogni creatura, divenendo amore cosmico.

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Titolo: "Discorsi ascetici. 3ª collezione"
Editore: Qiqajon Edizioni
Autore: Isacco di Ninive
Pagine: 212
Ean: 9788882271541
Prezzo: € 14.00

Descrizione:Trasmessi da un manoscritto unico questi 14 discorsi ancora inediti e qui per la prima volta tradotti in lingua moderna offrono nuove meditazioni sulla vita spirituale, sulla preghiera e sull'infinita misericordia di Dio per gli uomini. Nel linguaggio appassionato che contraddistingue il nostro autore, chi già ne conosce il pensiero potrà gustarlo in forme nuove eppure sempre fedeli. Per altri, questa lettura sarà l'occasione di incontrare un nuovo compagno di viaggio per la vita.

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Titolo: "I tre santi patroni della nostra Europa. Benedetto, Cirillo e Metodio"
Editore: Elledici
Autore: Bianco Enzo, Zonta Luigi
Pagine: 36
Ean: 9788801072273
Prezzo: € 1.00

Descrizione:San Benedetto, San Cirillo, San Metodio: furono costruttori dell'Europa e ora insegnano anche noi come fare la nostra parte. Il libretto ne traccia rapidi e avvincenti profili.

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Titolo: "A Teodoro"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 144
Ean: 9788831131742
Prezzo: € 14.00

Descrizione:

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

1. CONTENUTO

In questo volume si presenta la traduzione di due testi di Giovanni Crisostomo conosciuti con il titolo Ad Theodorum lapsum e di un breve scritto compreso tra gli spuria crisostomiani e indicato come Theodori lapsi responsio ad Chrysostomum. Per i primi due non si rispetta l'ordine della Patrologia graeca, essendo stato adottato quello stabilito nella recente edizione critica francese delle Sources Chrétiennes. Il testo Ad Theodorum lapsum II è una lettera indirizzata a tal Teodoro, il cui nome ricorre più volte, mentre quello Ad Theodorum lapsum I, di lunghezza assai superiore, non ne menziona mai il nome e, se pure è rivolto in seconda persona a un "tu" forse generico, si può considerare un vero e proprio trattato che sviluppa e amplia i temi già presenti nella lettera e che ad essa quindi, per unanime ime consenso degli studiosi moderni, è posteriore. Di conseguenza, :ella presente traduzione. la lettera precede il trattato.

Pare opportuno, per una migliore comprensione dei rapporti tra i testi, riassumerne a grandi linee il contenuto.

Nella lettera l'autore piange per la definizione di Teodoro: tuttavia potrebbe non essere cosa grave, purché egli si riabbia dalla sua caduta, verificatasi proprio quando muoveva i primi passi nella lotta contro il maligno. Tutti in precedenza si erano stupiti della sua rapida conversione e della sua rigorosa condotta di vita, spesa nella lettura dei testi sacri e nella preghiera. Se infatti la natura umana è pronta a cadere nell'errore, si risolleva velocemente, come accadde a Davide, che dopo l'adulterio si penti e riottenne il favore di Dio. Non sono certo il tribunale e la camera forme a interessare Teodoro: piuttosto deve avere ben presente il terribile tribunale preparato da Dio. Egli non impone all'uomo prescrizioni gravose, perché il suo giogo è dolce e il suo carico leggero.

Le preoccupazioni del mondo, infatti, sono ben più moleste, e onori e ricchezze sono effimeri e non sono nulla di fronte alla libertà dei cristiani. Se il matrimonio è una buona cosa, per Teodoro non è più permesso, perché rinnegare Cristo, lo sposo celeste a cui si è già legato, sarebbe un adulterio; inoltre i piaceri della vita finiscono, ma i castighi che ne derivano non hanno fine. Come molte sante persone pregano per la sua salvezza, così egli non deve disperare di se stesso, tanto più che è molto giovane e la conversione è possibile anche alla fine della vita, pur essendo sconsigliabile aspettare quel momento.

Una vita affannosa spesa tra gli impegni privati e pubblici" finisce miseramente e non permette di conquistare il cielo, mentre l'anima è schiava delle preoccupazioni familiari e non vive in funzione di se stessa. Chi vive per Cristo, invece, è indenne da qualsiasi pericolo e niente può danneggiarlo né colpirlo. perciò in ogni caso è superiore all'uomo sposato. Pensando a tutto ciò, Teodoro deve sottrarsi alla disperazione, che è l'arma di cui si è servito il maligno per farlo cadere. L'autore ha scritto la lettera perché abbia un qualche effetto sull'anima dell'amico, benché molti lo dissuadessero, ritenendola fatica vana, e spera di poterlo riaccogliere presto nel gregge di Cristo, mentre lo invita frattanto a rispondergli per lettera.



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Titolo: "Opere di Origene vol. 11/5"
Editore:
Autore: Origene
Pagine: 456
Ean: 9788831195225
Prezzo: € 65.00

Descrizione:Dei 25 libri che, su testimonianza di Eusebio e conferma di Girolamo, Origene avrebbe consacrato all'esegesi del primo Vangelo, soltanto otto di essi, dal decimo al diciassettesimo, sono stati conservati in manoscritti greci. Accanto a ciò la tradizione testuale ci ha consegnato una traduzione latina che si estende dal libro XII, 9 fino a quasi tutto il libro XXV del commentario greco. Per convenzione si definisce "Vetus interpretatio" la traduzione per la parte di cui si possiede anche il testo greco, e "Commentariorum series" quella esclusivamente in traduzione latina. È questa sezione dell'opera origeniana che viene presentata nel presente volume.

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Titolo: "Esistenza e persona"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 128
Ean: 9788831147392
Prezzo: € 8.00

Descrizione:Per Agostino la ricerca filosofica è vissuta prima di tutto in una dimensione esistenziale, nel costante interrogarsi e nell'inquietudine che deriva dalla coscienza del limite della propria condizione finita e temporale; il suo anelito è quello di superare la temporalità per cogliersi nella dimensione dell'eterno. Con una sensibilità moderna individua nella persona intesa come singolo individuo, come essere pensante, il fondamento di un'esistenza autentica. Agostino è un pensatore che vive le problematiche dell'esistenza, penetra nella coscienza del suo tempo, è consapevole della vanità del finito e della presenza del male nella storia, si angoscia di fronte alla morte e alla possibilità del nulla. A partire da queste problematiche egli matura il suo pensiero nel tentativo di trovare delle soluzioni che lo possano aprire alla speranza. Il Curatore raccoglie le pagine agostiniane più significative sull'argomento, rivelando un Autore di straordinaria modernità.

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Titolo: "Commento ai Salmi (1-71) [vol_1]"
Editore:
Autore: Eusebio di Cesarea
Pagine: 616
Ean: 9788831131766
Prezzo: € 62.00

Descrizione:

Libro di preghiera liturgica e personale ereditato da Israele, il Salterio è stato e continua ad essere nella storia della Chiesa, dopo i Vangeli, il testo sacro più letto, più commentato e più pregato. Il "Commento ai Salmi" di Eusebio di Cesarea si colloca ad un bivio nella storia della sua esegesi: profondamente influenzato infatti dal genio di Origene, Eusebio prende a modello la lettura allegorica origeniana del Salterio, ma contemporaneamente si apre ad un'interpretazione tipologica e letterale, inserita in un attento quadro storico. Proprio per la cura che dedica all'accostamento filologico al testo, è dunque un lavoro "all'avanguardia" rispetto al suo tempo e costituisce ancora oggi una solida base alla lettura dei Salmi.

INTRODUZIONE I. EUSEBIO

Eusebio nacque intorno al 265, forse a Cesarea di Palestina, la città nella quale anche morì nel 339. A Cesarea stessa poté compiere z suoi studi, perché qui si trovavano la biblioteca e la scuola fondate da Origene. Suo maestro fu Panfilo, coltissimo discepolo di Ori-gene. Eusebio gli fu sempre devotissimo e grato, tanto che sovente, nelle sue opere, si definisce Eusebio di Panfilo. Assieme dunque a lui riorganizzò la biblioteca. Durante la persecuzione di Diocleziano del 303-311, Panfilo morì martire (310). Eusebio fu invece risparmiato, e questa singolare eccezione non fece buona impressione ai contemporanei. Dopo la persecuzione fu eletto vescovo di Cesarea. Qui continuò a curarsi della biblioteca, e, in particolare, diede grande impulso allo scriptorium per la riproduzione di codici, senza cessare di attendere alla compilazione delle sue opere.

A questo punto inizia anche un periodo che getta ombre notevoli sulla figura di Eusebio. La sua avversione per la formula ouoovoios; che definisce cioè il Figlio come consustanziale al Padre, e che trovò il favore e la conferma del Concilio di Nicea (325), lo indusse a prendere posizione per Aria L'epoca in corso era densa di difficoltà. La Chiesa cercava, per le sue dottrine fondamentali, trinitarie e cristologiche, delle formulazioni capaci di far fronte al pullulare di diverse linee teologiche, spesso eretiche, e ad attacchi da parte del mondo pagano. Si adattava anche, a questo scopo, a usare parole non contenute nella Scrittura, come appunto consustanziale sopra citato. Ma Eusebio, erede delle dottrine subordinazioniste di Origene, vide in Ario che partiva appunto da simili dottrine, un alleato, benché Eusebio stesso non si sia mai spinto a sostenere le tesi estrema cui pervenne Ario, che ben presto giunse a negare del tutto la divinità del Figlio di Dio, relegandolo al rango di creatura.

Tra il 324 e 325, poco prima del concilio di Nicea, si tenne un concilio ad Antiochia, anche se gli studiosi formulano attualmente qualche dubbio su questo concilio «preliminare» — si direbbe —, a Nicea.

È lì tuttavia, secondo le lettere sinodali, che Eusebio sarebbe stato scomunicato per essersi rifiutato di sottoscrivere una condanna di Ario. Nonostante questo, nello stesso anno prende parte al Concilio di Nicea, e qui, per opportunismo, ma senza mutare il suo pensiero, sottoscrive la formula, rimasta poi per sempre, della consustanzialità del Figlio con il Padre. Non mancò però di inviare una lettera alla sua Chiesa di Cesarea dando la propria interpretazione della formula del Concilio, in modo che non apparisse troppo in contrasto con le sue idee personali. Dopo il Concilio divenne forse un po' più prudente nelle affermazioni, ma continuò ad appoggiare in molti modi Ario e i vescovi di tendenza ariana, pur non sposando mai, come si è detto, le posizioni estreme di Ario e degli ariani integrali.

Non si vuol certo scusare l'irrigidimento di Eusebio dopo il Concilio, ma, in un secolo in cui, di fatto, ancora non era totalmente precisata l'esatta dottrina ortodossa, è necessario tener conto degli antecedenti dottrinali e culturali che hanno influito sulle sue prese di posizione. Quando Eusebio fa appello alla tradizione della Chiesa, per esempio, bisogna ricordare che la sua formazione intellettuale e dottrinale legata in modo così intenso a Origene, restò contemporaneamente legata, come a qualcosa di assolutamente ortodosso, anche al suo subordinazionismo, mentre proprio da questa base Ario partirà per definire tesi che saranno devastanti per tutto il credo cristiano. E la forma di subordinazionismo origeniano alla quale aderiva Eusebio, era la più radicale. Del resto, all'epoca non era il solo a mantenere queste posizioni, soprattutto nella Chiesa d'Oriente.

La stessa tradizione della Chiesa, dunque, era vista da Eusebio attraverso l'ottica teologica di Origene e sotto il suo influsso, come pure sotto l'influsso del vigoroso pensiero, tendente al subordinazionismo, degli apologisti, con i quali condivideva anche le sue forti preoccupazioni apologetiche. Devono infine aver avuto un notevole peso sulla sua scelta e lettura non ortodossa di certi passi biblici, la forma mentale e gli scritti del platonismo. Altro motivo per essere attratto da dottrine ariane, veniva ad Eusebio dal timore che la Chiesa si piegasse al pensiero eretico opposto a questo, cioè al sabellianismo.

Quanto al Commento ai Salmi, i vari punti in cui traspaiono le tendenze di Eusebio (e che talvolta abbiamo sottolineato nel corso della traduzione) sono accuratamente studiati da C. Curti che ha dedicato molti studi a quest'opera. 



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