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Titolo: "Concili e cronache"
Editore:
Autore: Fedalto Giorgio, Berto Luigi Andrea
Pagine: 512
Ean: 9788831190862
Prezzo: € 70.00

Descrizione:Le cronache qui raccolte rappresentano una fonte di informazioni importante per la conoscenza della storia dei patriarcati di Aquileia e Grado: si tratta spesso infatti di notizie non riportate dalla storiografia tradizionale. In particolare tutte le cronache ruotano attorno alla figura dell'evangelista Marco, primo predicatore nel territorio, e della traslazione del suo corpo dall'Egitto a Venezia dove tuttora sono conservate le reliquie.

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Titolo: "Opera omnia vol. XII/1 - Opere antieretiche"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 512
Ean: 9788831194716
Prezzo: € 75.00

Descrizione:

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Titolo: "Lettere festali. Indice delle lettere festali"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Atanasio (sant')
Pagine: 704
Ean: 9788831524506
Prezzo: € 46.00

Descrizione:Le Lettere festali di Atanasio derivano dall'usanza dei vescovi di scrivere alle proprie diocesi per annunciare la data della Pasqua e, non di rado, diventavano strumento di catechesi, di esortazione e di notizie sulla situazione religiosa della diocesi stessa, fonte quindi di informazioni sulla vita delle prime comunità cristiane. Le Lettere di Atanasio sono un documento prezioso per ricostruire il suo pensiero teologico, tenendo conto del difficile tempo che la Chiesa egiziana del quarto secolo attraversava. Sono anche un'autorevole fonte di informazioni che aiutano a delineare il ritratto psicologico della personalità di Atanasio, figura di spicco nelle controversie teologiche del suo tempo. Questo volume raccoglie anche l'Indice delle Lettere festali redatto da un anonimo chierico che documenta l'attività della cancelleria episcopale alessandrina e offre ulteriori elementi d'informazione. Le Lettere sono 45; sono giunte a noi in due antiche versioni: siriaca e copta, poiché l'originale greco è andato perduto. Come per tutti i volumi di questa collana, il testo è arricchito da un'introduzione e bibliografia molto documentate e ogni lettera è preceduta da una scheda che ne registra il contesto storico, lo stato di conservazione e soprattutto i temi fondamentali affrontati.

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Titolo: "Inni sulla natività e sull'epifania"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Efrem (sant')
Pagine: 560
Ean: 9788831524841
Prezzo: € 38.00

Descrizione:Insieme agli Inni Pasquali, gli Inni sulla Natività e sull'Epifania, di Efrem il Siro sono da annoverarsi tra i massimi capolavori della letteratura innografica cristiana. Il grande poeta e teologo, vissuto nel terzo secolo dell'era cristiana, canta il mistero natalizio con immagini intense e suggestive che prende a prestito dal testo biblico e dalla natura. Le due collezioni complete, curate da I. De Francesco e tradotte ora per la prima volta in italiano dai testi originali, comprendono i 28 inni sulla Natività, di cui 16 di sicura autenticità, e i 13 inni sull'Epifania. L'opera è un contributo importante alla riscoperta di uno dei massimi poeti della prima cristianità.

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Titolo: "Omelie sul Vangelo di Matteo [vol_3]"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 464
Ean: 9788831131728
Prezzo: € 46.00

Descrizione:

OMELIA 62

Terminati questi discorsi, Gesù parti dalla Galilea e andò nel territorio della Giudea al di là del Giordano.

INSEGNAMENTO E MIRACOLI NELL'ATTIVITÀ DI GESÙ

1. Dopo aver lasciato continuamente la Giudea a causa del loro malanimo, ora vi si stabilisce perché si avvicinava la passione; per ora non sale a Gerusalemme, ma si reca nel territorio della Giudea. E, andato là, lo seguì una grande moltitudine di persone e le curò b. Non si dà continuamente all'insegnamento della dottrina o ad operare miracoli, ma ora fa questo, ora quello, provvedendo in vario modo alla salvezza di quelli che gli stavano vicino e lo seguivano, così da apparire maestro degno di fede, in ciò che diceva, in virtù dei miracoli. e accrescere, con l'insegnamento della sua dottrina, il profitto derivante dai miracoli. Questo significava condurli alla conoscenza di Dio. Considera anche questo aspetto, come i discepoli, con una sola parola, sorvolino su folle intere, senza indicare per nome ciascuno di quelli che venivano curati, perché non dissero: «Il tale e il tale», ma: «Molti», per insegnare la modestia. Cristo li curava beneficandoli e, per mezzo di loro, molti altri. Infatti la guarigione della loro infermità costituiva per altri fondamento della conoscenza di Dio.

IMPUDENZA E MALIZIA DEI FARISEI

Non però per i farisei, ma anzi proprio per questo si inferociscono di più e gli si avvicinano per metterlo alla prova. Poiché non potevano appigliarsi a quanto faceva, gli propongono delle questioni. Si avvicinarono a lui e dicevano per metterlo alla prova ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo? Che stoltezza! Pensavano di chiudergli la bocca con le loro questioni, pur avendo già avuto prova della sua capacità di fronteggiarle. Quando fecero molte dispute sul sabato, quando dissero: Bestemmia, quando dissero: Ha un demonio, quando rimproverarono i discepoli che camminavano tra le messi, quando discussero della questione di non lavarsi le mani h, chiuse sempre loro la bocca, bloccò la loro lingua impudente e quindi li congedò. Ma tuttavia neppure così desistono, perché così è la malvagità, così è l'invidia, impudente e sfrontata; anche se innumerevoli volte viene messa a tacere, innumerevoli volte viene di nuovo all'assalto.

Ma considera anche la malizia derivante dal modo di interrogare, perché non gli dissero: Hai ordinato di non ripudiare la moglie; difatti aveva già parlato di questa legge i. Tuttavia però non ricordarono quelle parole, ma presero le mosse da lì e, pensando di preparare una imboscata maggiore e volendo spingerlo necessariamente in contraddizione con la legge, non dicono: Perché hai prescritto questo e questo?, ma, come se non fosse stato detto nulla, gli chiedono: È lecito?, aspettandosi che si sarebbe dimenticato di aver detto quelle parole, pronti, se avesse detto che era lecito ripudiare, a opporgli ciò che aveva detto e a dirgli: Perché hai detto cose contraddittorie?, e, se invece avesse detto di nuovo le stesse cose di prima, a opporgli quanto prescritto da Mosè.

MITEZZA E SAPIENZA DELLA RISPOSTA DI GESÙ

E lui che fece? Non Disse: Perché mi mettete alla prova ipocriti? Certamente lo dice dopo, ma non in questo caso. Perché mai? Per mostrare insieme alla sua potenza anche la sua mitezza. Non tace sempre, perché non pensassero che ignorasse le loro intenzioni, né sempre rimprovera, per insegnarci a sopportare tutto con mitezza. Come risponde loro? Non avete letto che il Creatore fin dal principio li creò maschio e femmina? E disse: Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una carne sola.

Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi. Vedi la sapienza del Maestro. Essendogli stata posta la domanda: E lecito?, non ha detto subito: Non è lecito, perché non rimanessero turbati e sconcertati, ma prima della sentenza, mediante la sua argomentazione, lo ha reso evidente, mostrando che lo stesso è il precetto del Padre suo e che aveva dato queste prescrizioni non in opposizione a Mosè, ma anzi in grande accordo con lui. Osserva che non si appoggia solo sulla creazione, ma anche sul precetto di Dio, perché non ha detto soltanto che creò un solo uomo e una sola donna, ma che anche ordinò che uno solo si unisse ad una sola.

Se avesse voluto che questa fosse ripudiata e se ne prendesse un'altra, dopo aver creato un solo uomo, avrebbe formato molte donne. Ma ora con la modalità della creazione e della legislazione ha indicato che uno solo deve essere unito con una sola per sempre e mai separarsi. E vedi come si esprime: Il Creatore fin dal principio li creò maschio e femmina, cioè: Sono venuti da una sola radice e si sono congiunti in un solo corpo; infatti: i due saranno una carne sola. Poi per far sì che lanciare accuse contro questa legislazione fosse un atto temibile e per rafforzare tale legge, non ha detto: Non dividete dunque, non separate, ma: Quello che Dio ha congiunto. l'uomo non lo separi. Se opponi Mosè, io ti parlo del Signore di Mosè e inoltre lo affermo anche in base al tempo. Dio infatti fin dal principio li creò maschio e femmina; questa legge è più antica. anche se sembra che sia introdotta ora da me ed è stata stabilita con grande cura.



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Titolo: "Omelie sul Vangelo di Matteo [vol_1]"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 480
Ean: 9788831131704
Prezzo: € 48.00

Descrizione:

INTRODUZIONE

LUOGO E DATA DI COMPOSIZIONE DELLE OMELIE SU MATTEO

L'antiocheno Giovanni Crisostomo i svolse un'intensa attività esegetica che lo portò a commentare, soprattutto in forma di omelie, testi sia dell'Antico Testamento, sia soprattutto del Nuovo. A partire dalla ordinazione presbiterale nel 386, Giovanni si dedica con energia instancabile e viva partecipazione al compito della predicazione che ha per oggetto in modo particolare la Scrittura, fonte primaria della sua ispirazione.

Le 90 omelie su Matteo sono uno dei frutti più notevoli di questa formidabile attività di predicatore. Esse furono pronunciate verosimilmente ad Antiochia, durante il presbiterato del nostro autore, come si deduce, ad es., da un passo dell'omelia 7, 7, dove egli fa riferimento alla «nostra città» 2 che per prima si è fregiata del nome dei cristiani; si tratta evidentemente di Antiochia, ove, secondo la testimonianza di At 11, 26, per la prima volta i discepoli di Gesù furono appunto chiamati "cristiani". Un'altra allusione ad Antiochia si può ricavare dall'omelia 66, 3, in cui Crisostomo, ritornando sull'esortazione all'elemosina e rammaricandosi degli scarsi risultati ottenuti finora, traccia un quadro, per così dire statistico, della composizione sociale della popolazione della città, costituita da un dieci per cento di ricchi, un dieci per cento di poveri e per il resto da coloro Che sono in una posizione intermedia. Dal tono del discorso, che dimostra unag rande consuetudine con questa città, si trae la conclusione che essa siaproprio Antiochia. in base a un passo dell'omelia 82, 6, in cui il nostro autore si rivolge con molta autorità e determinazione ai diaconi, invitandoli a vigilare perché non si accosti all'Eucarestia nessuno che ne sia indegno, si è voluto argomentare che Crisostomo fosse vescovo quando ha pronunciato questo discorso. In realtà tale suo fermo atteggiamento denota piuttosto l'autorevolezza di cui egli godeva nella locale comunità cristiana. 

È difficile precisare la data di composizione di queste omelie, fermo restando il fatto che comunque esse dovrebbero essere anteriori alla consacrazione di Crisostomo come vescovo di Costantino-poli nel febbraio del 398 e certamente posteriori alla sua ordinazione sacerdotale. La data maggiormente accreditata è quella del 390 4. Nell'omelia 88, 4 il nostro autore, parlando della polemica nei confronti di giudei. pagani ed eretici, ricorda di aver parlato molto su questo argomento in altri libri; si potrebbe forse vedere un riferimento alle omelie pronunciate contro anomei e giudei negli anni 386-387: per cui qualche tempo dopo di queste andrebbero collocate omelie su Matteo. Si tratta però di un accenno molto vago e al¬quanto generico. Occorre poi rilevare che Girolamo, nella prefazione del suo Commento a Matteo, scritto nel 398 e su cui torneremo ti, tra le fonti non cita le omelie crisostomiane su Matteo. Si _ tener presente comunque che la sua conoscenza di Crisostomo piuttosto limitata, se nell'opera biografica Gli uomini illustri, el 393, afferma di aver letto, tra i molti scritti di Crisosoltanto il trattato sul sacerdozio, che appare ad ogni modo evidente è che questo pondero-omiletico sul vangelo di Matteo, per la padronanza e la sicurezza con cui sono svolti i vari argomenti — da quello strettamente esegetico a quello parenetico, morale e di controversia nei confronti di avversari di vario genere —, appartiene al periodo in cui l'attività pastorale e letteraria di Giovanni Crisostomo mostra di aver raggiunto un livello di notevole maturità. A volte egli raccorda esplicitamente un'omelia all'altra, riannodando i fili del discorso come nel caso dell'omelia 52, 3 in cui, riprendendo e ampliando la tematica relativa all'elemosina, ricorda quanto aveva detto tre giorni prima, riferendosi all'omelia 49, 4-5 e indicando una precisa scansione temporale che consente, almeno in questa circostanza, di seguire l'andamento della sua predicazione secondo un piano consequenziale.

ASPETTI ESEGETICI

Il nostro autore, secondo il consueto schema delle sue omelie esegetiche, dedica normalmente la prima parte di esse alla spiegazione del testo evangelico, riservando la parte rimanente dell'omelia ad uno sviluppo più o meno ampio dell'esortazione morale 6. Crisostomo commenta pressoché integralmente il testo di Matteo, con qualche omissione, come ad es. l'episodio del Cireneo, presente in Mt 27, 32, che non è oggetto di specifica esegesi. Nel riportare i singoli passi di Matteo, fa a volte uso di varianti che contengono lezioni abbastanza eterogenee; ad esse si dedicherà particolare attenzione nelle note di commento.

Come si è accennato in precedenza, Girolamo, nella prefazione al suo Commento a Matteo, menziona vari autori, greci e latini, che hanno affrontato l'esegesi di tale vangelo; tra le fonti greche ricorda Origene, Teofilo di Antiochia, Ippolito, Teodoro di Eraclea, Apollinare di Laodicea, Didimo.



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Titolo: "Un giovane diventa cristiano. L'esperienza di Sant'Agostino. Lettera pastorale per l'anno 2003-2004"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Corti Renato
Pagine: 112
Ean: 9788831525367
Prezzo: € 2.00

Descrizione:In questa sua Lettera pastorale alla Diocesi di Novara per il 2003-2004, mons. Corti prende come punto di partenza l'esperienza di conversione di sant'Agostino.La domanda di fondo è: chi ha aiutato Agostino a diventare cristiano? Secondo mons. Corti, Agostino nel suo cammino di conversione, durato oltre 10 anni, ha incontrato cristiani a cui deve moltissimo: Ambrogio, Monica, Simpliciano, Ponticiano ecc. Tutti testimoni della fede di cui Agostino parla nelle Confessioni.Per questo, rileggere le Confessioni di Agostino può senz'altro aiutare i giovani. In modo particolare la sua vicenda conduce a considerare due aspetti fondamentali per la vita dei giovani: la ricerca della verità e l'esperienza degli affetti. Agostino ha scoperto la verità profonda sul senso della vita umana in Cristo, maestro e salvatore, e ha maturato l'esperienza affettiva compiendo un cammino verso quella libertà con cui Cristo ci ha liberati.

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Titolo: "Vita di Martino"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: Sulpicio Severo
Pagine: 320
Ean: 9788810420492
Prezzo: € 29.90

Descrizione:Alla fine del IV secolo Sulpicio Severo, colto avvocato aquitano, entusiasta ammiratore di Martino, vescovo-monaco di Tours, evangelizzatore delle Gallie e grande taumaturgo, scrive una biografia del proprio campione ancora vivente. La sua Vita - composta per difendere la figura del santo contro gli attacchi di una parte dell'alto clero gallo-romano che non ha mai visto con simpatia questo vescovo dal passato militare e dallo stile di vita austero -, pur ispirandosi ai modelli offerti dalle coeve celebrazioni dei monaci dell'Oriente, presenta tratti di tale originalità e vivace efficacia da affermarsi da subito come un vero best-seller della spiritualità cristiana occidentale. Celeberrimo tra tutti e ampiamente ripreso dall'iconografia è l'episodio in cui Martino con la spada taglia in due il mantello per offrirne parte a un povero ignudo. Lo scritto, che lungo tutto il medioevo conobbe una fortuna superiore a quella di qualunque altra opera del medesimo genere, rappresenta un testo chiave della cultura europea e un documento biografico e agiografico di eccezionale rilievo, anche per la capillare diffusione che il culto del santo ha sino ai nostri giorni avuto in Occidente, con migliaia di luoghi di culto a lui dedicati. Il volume è costituito di tre parti. Nell'introduzione, oltre all'esame dei principali temi di natura letteraria e storica, si presenta un'analisi minuziosa tanto del lessico, della lingua e dello stile dell'autore come dei problemi di critica testuale presentati dallo scritto. Il testo latino, accompagnato da una elegante traduzione italiana, è il frutto di una nuova complessiva riconsiderazione della tradizione manoscritta e presenta un apparato di varianti ben più ricco di quello recato dalle precedenti edizioni. Un commento, ampio e informato, guida il lettore nell'approfondimento delle questioni storiche ed esegetiche poste dall'opera.

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Titolo: "Sermoni"
Editore:
Autore: Massimo di Torino (san)
Pagine: 456
Ean: 9788831131681
Prezzo: € 46.00

Descrizione:

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Titolo: "Contro Aussenzio"
Editore:
Autore: Ilario di Poitiers (sant')
Pagine: 72
Ean: 9788831131698
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

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Titolo: "Trattati contro gli ariani"
Editore:
Autore: Atanasio (sant')
Pagine: 368
Ean: 9788831131735
Prezzo: € 37.00

Descrizione:

Nella storia della Chiesa il IV secolo è scosso dalla lotta all'eresia ariana che predicava la creaturalità, la non eternità e la subordinazione del Figlio al Padre. Tra i documenti più significativi del dibattito sulla vera natura del Figlio, per ricchezza di informazione e analisi dettagliata dell'eresia, spiccano le tre Orazioni contro gli Ariani del vescovo Atanasio d'Alessandria.Nei tre testi, composti intorno al 350 d.C., Atanasio risponde punto per punto alla dottrina eretica di Ario: generazione eterna del Figlio, la sua non creaturalità, divinità identica a quella del Padre sono i punti fermi della sua difesa. Inoltre Atanasio si dedica ad un esame puntuale della Thalia la principale opera dogmatica di Ario tanto che la lettura delle Orazioni risulta imprescindibile per chi voglia conoscere e approfondire il pensiero del discusso presbitero alessandrino.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

CENNI STORICI

Le origini della controversia ariana

Per comprendere appieno il significato storico e dottrinale delle tre Orationes Contra Arianos (= CA) di Atanasio d'Alessandria, non si può prescindere da una almeno approssimativa conoscenza delle vicende storiche che caratterizzarono la lunga controversia dottrinale iniziata con Ario.

La crisi ariana ebbe inizio ad Alessandria in una data non precisata attorno al 320, quando il vescovo locale, Alessandro, pose sotto inchiesta la dottrina di Aria anziano e influente presbitero dal passato burrascoso (cf. infra) preposto alla Chiesa di Baucalis. Dopo alcuni tentennamenti, Alessandro prese la sua decisione e invitò il prete a ritrattare; poiché però questi si rifiutò, ed anzi continuò a propagandare la propria dottrina, Alessandro fu costretto a convocare un sinodo locale cui presero parte circa 100 vescovi e che condannò le posizioni di Ario.

Ario fuggì dalla propria città e trovò accoglienza prima in Palestina e poi presso l'influente amico (e condiscepolo di Luciano di Antiochia) Eusebio, vescovo di Nicomedia. Egli intraprese subito una intensa attività epistolare per procacciare appoggi e consensi alla nuova dottrina.

Il concilio di Nicea

Quando, nel 324, Costantino, sconfitto e ucciso il collega Licinio, rimase unico imperatore, non poté tollerare la presenza di tali dissensi all'interno del Cristianesimo, nel cui universalismo scorgeva una forza da non sottovalutare per garantire l'unità dell'impero.

Fallito il tentativo di riappacificare il vescovo e il presbitero, il nuovo imperatore decise di promuovere, anche con il supporto dello Stato romano, la realizzazione di un concilio generale.

Fu così che il 20 maggio 325 2, nel palazzo imperiale di Nicea, Costantino inaugurò, con una cerimonia della massima solennità 3, i lavori del primo concilio ecumenico della Chiesa cattolica; fra i padri conciliari basterà ricordare la presenza di Alessandro d'Alessandria, accompagnato da Atanasio ancora giovane diacono, di Cecilia-no di Cartagine, dei presbiteri Vito e Vincenzo, delegati da Silvestro di Roma e di Ossio di Cordova. Per quanto riguarda le informazioni sui lavori del concilio (dominato, com'è logico pensare, dalla discussione sulla dottrina di Ario), non possedendo gli atti dobbiamo appoggiarci su fonti di altro tipo. La lettera inviata dai padri conciliari alla Chiesa di Alessandria ci informa di come, alla presenza di Costantino, i partecipanti condannarono unanimemente le formule «deriva dal nulla», «non esisteva prima di essere generato» e «c'era un tempo in cui non esisteva», così come la dottrina ariana relativa alla creaturalità del Figlio; ma la lettera ci informa solo su ciò che il concilio condannò e non su che cosa affermò (o su quali basi lo fece) 5. Altra testimonianza utile è quella fornita da Atanasio ne credo di Nicea: ma anche in questo caso non bisogna dimenticare che il vescovo alessandrino non fa opera di storico, ma di teologo e propagandista, concentrandosi solo sul dibattito dottrinale e presentando i due gruppi compatti dei padri conciliari e degli ariani.

Ai capp. 19-20 dell'opera citata, Atanasio riporta alcune delle fasi del dibattito: i padri conciliari affermarono in polemica antiariana che il Figlio non proviene dal nulla, ma «da Dio»; poiché però tale espressione, per gli eusebiani, era comune sia al Logos che agli uomini, i partecipanti al concilio furono costretti a ricorrere all'espressione «dalla sostanza del Padre», che non può essere applicata alle creature (Il credo di Nicea 19, 1-5; CA 3, 17, 2).

Per evitare quindi il pericolo di considerare il Figlio come una realtà separata dal Padre, i vescovi affermarono che il Logos era potenza e immagine del Padre, a lui uguale in tutto. Poiché però anche in questo caso gli eusebiani si trovarono d'accordo nel sostenere che tali espressioni sono comuni al Figlio ed agli uomini, i vescovi furono costretti ad affermare che il Figlio è consustanziale (homooùsios) col Padre e che non fa parte di tutte le creature (Il credo di Nicea 20, 1-5).



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Titolo: "La Bibbia commentata dai padri. Antico Testamento [vol_2] / Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio"
Editore:
Autore:
Pagine: 536
Ean: 9788831193726
Prezzo: € 75.00

Descrizione:

INTRODUZIONE A ESODO, LEVITICO, NUMERI E DEUTERONOMIO

Fin dal primo giorno della sua esistenza, nella prima mattina di Pasqua, la Chiesa cristiana ebbe la sua Bibbia — cioè le Scritture ebraiche. Ma i cristiani non leggevano queste Scritture allo stesso modo degli ebrei; le leggevano alla luce di ciò che Dio aveva compiuto in Gesù Cristo. Di conseguenza la Scrittura non avrebbe mai avuto per i Cristiani l'autorità assoluta che la Torah aveva per gli ebrei. Cristo doveva essere per loro l'autorità definitiva.

I primi cristiani; che erano ebrei convertiti; trovarono conferma della loro nuova fede in queste Scritture. I primi capitoli del vangelo di Matteo, per esempio, o la narrazione della passione e morte di Gesù nel vangelo di Giovanni, citano l'Antico Testamento frequentemente con parole come «così che le Scritture potessero compiersi».

Tuttavia questa Bibbia non era priva di problemi per i cristiani. Essi vi trovarono diversi passi che interpretarono come profezie di Cristo, anche di singoli eventi della sua vita. Ma questi passi erano solo una piccola parte di quella Bibbia. Una buona porzione di essa fu considerata irrilevante per la loro fede, specialmente l'esteso corpus di regole rituali nel Pentateuco. Altre parti le trovarono di grande valore: i Salmi divennero presto un libro cristiano di preghiere; le narrazioni storiche offrirono modelli di virtù e della sua ricompensa, o di malvagità e della sua punizione; la letteratura sapienzale si rivelò utile per insegnare i princìpi morali ai pagani che volevano convertirsi al cristianesimo; e i profeti spesso condannavano il formalismo giudaico, così come aveva fatto Gesù.

Ma il problema posto dalla Bibbia non era ancora risolto. Fino a che punto essa era la parola di Dio per la nuova Chiesa? Paolo aveva messo in guardia i cristiani dal non ricadere nella mentalità giudaica, per cui almeno una parte di questa Bibbia non dovesse essere presa alla lettera.

Tre approcci fondamentali alle Scritture ebraiche erano aperti ai primi cristiani: o le Scritture erano da considerare legge, o erano profezie, o ancora erano irrilevanti: Paolo stesso affrontò il problema delle Scritture in modo estremamente radicale: le Scritture erano realmente legge, la legge di Dio, e come tali erano buone. Ma la legge era temporanea ed era stata sostituita da Cristo e dall'ordine della grazia. L'Epistola agli Ebrei rappresenta questa linea di pensiero: ciò che era ripetuto e quindi perfetto nell'Antica Alleanza viene compiuto e portato a perfezione in modo definitivo in Cristo. I Vangeli di Matteo e di Giovanni, al contrario, e altri scritti del cristianesimo antico come la prima Apologia di Giustino, interpretano l'Antico Testamento corre profezia. La terza possibilità, cioè che le Scritture giudaiche fossero virtualmente irrilevanti per il cristianesimo, viene velatamente suggerita in molti libri del Nuovo Testamento in cui la Scrittura non viene mai citata, come è evidente in scrittori come Ignazio di Antiochia.

Fra la fine del I e l'inizio del II secolo si ebbe un radicale cambiamento nell'atteggiamento dei cristiani verso le Scritture. I primi cristiani avevano già accettato le Scritture, e quindi trovavano in esse la conferma della loro fede in Cristo. I cristiani, convertiti in seguito dal paganesimo, in primo luogo accettarono la fede in Cristo, poi si confrontarono con le Scritture, che spesso apparivano misteriose e creavano perplessità. Questo incontro alla fine portò ad una crisi, e precisamente ad una crisi di interpretazione.

Le due soluzioni più radicali a questa crisi di interpretazione si trovano negli scritti di Marcione e nella Lettera di Barnaba, che risalgono all'incirca all'anno 140.

Marcione interpreta le Scritture esclusivamente alla lettera. Ciascuna parola in esse, come egli ritiene, è letteralmente vera e solo letteralmente vera. Il Dio che le Scritture descrivono è tanto ignorante da dover chiedere ad Adamo: «Dove sei?». Questo Dio è così incostante che prima proibisce a Mosè di costruire immagini e poi gli dice di creare l'immagine di un serpente. Egli è indeciso: un semplice essere umano come Mosè può convincerlo a cambiare idea. Le Scritture attestano perfino che Dio può pentirsi. Ma questo Dio può essere anche crudele, e ordina spaventosi massacri di donne e bambini. Marcione trae l'unica conclusione a lui possibile: queste Scritture devono essere eliminate dalla comunità dei cristiani perché sono indegne del Padre di Gesù Cristo, il Dio dell'amore.

L'autore della Lettera dí Barnaba compie l'operazione opposta: egli legge le Scritture ebraiche solo in senso figurato e giunge alla conclusione che gli ebrei non le hanno comprese. L'alleanza — egli ipotizza — era stata valida soltanto dal momento in cui Mosè aveva ricevuto i comandamenti sul Sinai fino a quando aveva raggiunto il fondo della montagna e aveva infranto le Tavole. Poi un angelo malvagio era andato dagli ebrei e li aveva persuasi a prendere le Scritture alla lettera.

In effetti Marcione legge la Bibbia solo letteralmente e la elimina dalla Chiesa; Barnaba legge la Bibbia solo in senso figurato e la porta via dalla Sinagoga.



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Titolo: "Omelie sul Vangelo di Matteo [vol_2]"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 544
Ean: 9788831131711
Prezzo: € 54.00

Descrizione:

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

OMELIA 26

Entrato in Cafarnao, gli si avvicinò un centurione che lo supplicava e diceva: Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente.

LA GRANDE FEDE DEL CENTURIONE

1. Il lebbroso gli si avvicinò quando discese dal monte, mentre questo centurione gli si accostò dopo che entrò in Cafarnao. Perché né costui né quello erano saliti sul monte? Non per negligenza, perché entrambi avevano una fede ardente, ma per non essere di impedimento all'insegnamento del Signore. Il centurione, avvicinatosi, dice: Il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente. Alcuni dicono che, per giustificarsi, egli ha indicato il motivo, per cui non aveva condotto il servo con sé, in quanto, sostengono, non era possibile portare di peso quel paralitico, tormentato dalla malattia e che stava esalando l'ultimo respiro. Che stesse per spirare, lo afferma Luca: stava per morire b. Ma io dico che questo era segno del fatto che il centurione aveva una grande fede, molto maggiore di quella di coloro che calarono il paralitico attraverso il tetto. Poiché infatti sapeva chiaramente che anche soltanto un comando bastava a far alzare chi giaceva paralizzato, fu superfluo condurlo con sé.

Che fece Gesù? Fa qui quello che prima non aveva fatto in nessuna occasione. Mentre in ogni circostanza asseconda la volontà di quelli che lo supplicavano, qui si slancia e promette non solo di curarlo, ma di andare anche a casa sua. Lo fa perché conosciamo la virtù del centurione, in quanto se non avesse fatto questa promessa, ma avesse detto: Va', che sia guarito il tuo servo, non avremmo saputo nulla di questo. Agì così, ma in modo contrario, con quella donna fenicia. Nel caso del centurione, senza essere invitato a casa sua, dice spontaneamente che ci sarebbe andato, perché tu apprenda la sua fede e la sua grande umiltà; nel caso della fenicia invece rifiuta di concedere la grazia e mette alla prova la sua perseveranza. Essendo un medico sapiente ed esperto, sa sistemare situazioni opposte con metodi opposti. Nel caso del centurione svela la sua fede con la propria spontanea venuta, mentre nel caso della donna ne rivela la fede mediante il suo indugio prolungato ed il suo rifiuto. Agisce così anche con Abramo dicendo: Non lo terrò nascosto al mio servo Abramo d, perché tu conosca la sua tenerezza e la sua sollecitudine verso gli abitanti di Sodoma. E nel caso di Lot quelli che erano stati inviati da lui rifiutano di entrare in casa, perché tu apprenda la grandezza dell'ospitalità di quel giusto.

 

L'ESEMPIO OPPOSTO DI MARTA

2. Perché ti renda conto di questo anche in base ad un esempio opposto, per il fatto che Marta non disse niente di ciò, ma il contrario: Qualunque cosa chiederai a Dio, te la concederà m, non soltanto non fu lodata, benché gli fosse familiare e cara e fosse tra quelle che si erano prese molta cura di lui, ma anzi fu rimproverata e corretta da lui, perché non aveva parlato come doveva. Difatti le disse: Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio, biasimandola di non aver ancora creduto. D'altra parte, poiché ella diceva: Qualunque cosa chiederai a Dio, te la concederà, per distoglierla da una simile idea e insegnarle che non aveva bisogno di ricevere da altri, ma era lui la fonte dei beni, dice: Io sono la resurrezione e la vita. cioè: Non attendo di ricevere la potenza, ma faccio tutto con le mie forze. Perciò ammira il centurione, lo antepone a tutto il popolo, lo onora con il dono del regno P e invita gli altri ad avere il medesimo fervore. Perché tu sappia che parlò in questo modo per insegnare anche agli altri ad avere la stessa fede, ascolta con quanta precisione l'evangelista abbia alluso a ciò dicendo: Voltatosi, Gesù disse a quelli che lo seguivano: Non ho trovato in Israele una fede coli grande q. Dunque avere un'opinione alta di lui è soprattutto opera della fede e procura il regno e gli altri beni.



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Titolo: "Sull'anima: L'immortalità dell'anima­La grandezza dell'anima. Testo latino a fronte"
Editore: Bompiani
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 448
Ean: 9788845292705
Prezzo: € 14.00

Descrizione:In questo volume sono pubblicate le due operette giovanili di Agostino che trattano il tema dell' "anima". La prima, il "De immortalitate animae", fu scritta a Milano nel 387, mentre Agostino si preparava a ricevere il battesimo. Questo trattato presenta una densa concatenazione di argomenti a favore dell'immortalità dell'anima, che devono molto al neoplatonismo plotiniano e porfiriano. La seconda, il dialogo "De quantitate animae", nacque circa un anno dopo, dalle conversazioni che Agostino ebbe con l'amico Evodio. La discussione intende mostrare che l'anima è priva di estensione spaziale e che la sua "grandezza" sta invece nel valore della sua attività, considerata in sette livelli ascendenti, dalle funzioni vegetative alla visione di Dio.

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Titolo: "La Bibbia commentata dai Padri. Nuovo Testamento [vol_2] / Marco"
Editore:
Autore:
Pagine: 384
Ean: 9788831193719
Prezzo: € 54.00

Descrizione:

INTRODUZIONE A MARCO

Questa introduzione ha il precipuo scopo di preparare il lettore ad una graduale comprensione del Vangelo di Marco, che in qu uesta sede viene proposto alla luce dell'esegesi e dello studio dei Padri della Chiesa n p rima analisi sarà utile sottolineare l'importanza dell'impegno esegetico dei Padri coniugato con l'alto valore catechetico della loro predicazione, quindi individuare i contesti e le problematiche culturali e sociali in cui gli autori cristiani antichi hanno operato, portando a compimento una traduzione letteraria di elevato spessore. Nell'ambito di queste argomentazioni esegetiche e metodologiche si inserisce il testo del Vangelo secondo Marco. Per riscoprire il valore e l'importanza di questo testo dovremo ricercare la storia e le fonti che parteciparono concordemente ad attribuire la paternità di questo Vangelo al discepolo e interprete dell'apostolo Pietro, e soprattutto dovremo mettere in evidenza, attraverso la testimonianza dei Padri, l'autorità che fu riconosciuta all'evangelista in seno alle singole comunità cristiane e in generale nella Chiesa dei primi secoli.

ESEGESI E CATECHESI NEI PADRI

Nella presentazione di un Vangelo o di un testo sacro non possono essere dimenticati alcuni presupposti tipici del fenomeno religioso cristiano dei primi secoli. Varie problematiche vengono incontro allo studioso, ma anche al singolo lettore, che si confronta con l'esigenza di comprendere il valore educativo, dottrinale e catechetico dei testi rivelati.; altro è l'impegno teso a comprenderne l'uso che di tali testi veniva fatto all'interno della comunità cristiana nascente.

Per quanto attiene al messaggio dottrinale, esso si lega strettamente al concetto di Tradizione che proponeva ogni singolo testo sacro in simbiosi con la storia e la vita stessa della Chiesa.

Nel desiderio di educare alla fede e di propagare il messaggio di Cristo, la Sacra Scrittura si presenta come diretta manifestazione della volontà del Signore e in quanto tale è considerata necessaria alla costituzione e alla crescita della comunità ecclesiale. Per questo motivo la catechesi è forma primaria di educazione e di propagazione dell'annuncio, in quanto veicolo primario per la conoscenza della dottrina, della disciplina, della liturgia.

Ma la complessità e la grande eterogeneità dei libri del patrimonio scritturistico hanno sempre rappresentato difficoltà enormi nella comprensione e nella spiegazione per coloro cui era stato assegnato il compito di diffondere e di mantenere viva la Tradizione. Tale esigenza trovò una risposta nell'ampio lavoro di ermeneutica che i Padri intrapresero sin dalle origini, ritrovando un predecessore e maestro nello stesso apostolo Paolo, che per primo aveva insegnato a leggere l'Antico Testamento come prefigurazione e preparazione al Nuovo annuncio di fede manifestato da Cristo stesso ai discepoli, con il compito di diffonderlo tra le genti.

Dunque i Padri apostolici intesero da subito la catechesi come necessario obbligo di fede verso i catecumeni e realizzarono tale ufficio mediante un'ampia espressione letteraria che si manifestò in forme assai diverse, sia orali che scritte. I Padri dimostrarono una geniale creatività nei confronti del testo sacro e, pur mantenendosi conformi ai canoni dell'ortodossia, tentarono di contestualizzare l'Antico Testamento e le verità di fede con le realta della Chiesa attuale, mediante un'attenta penetrazione esegetica e non dimenticando mai le esigenze e i compiti della formazione cristiana.

La Sacra Scrittura si presenta a noi oggi e si presentava agli antichi come una grande biblioteca aperta alla conoscenza del singolo così come dell'intera comunità: un vero deposito di fede. L'apostolo Paolo nella seconda Lettera. a Timoteo scrive: Rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l'hai appreso e che fin dall'infanzia conosci le Sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.

Per tutti questi motivi l'ufficio catechetico e l'impegno esegetico rappresentarono la corsia preferenziale della Tradizione ecclesiastica in tutto l'arco dell'età patristica.



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Titolo: "Omelie sulla genesi"
Editore:
Autore: Origene
Pagine: 440
Ean: 9788831195218
Prezzo: € 60.00

Descrizione:

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Titolo: "Opera omnia vol. XVI/1 - Polemica con i Donatisti III"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 608
Ean: 9788831194693
Prezzo: € 85.00

Descrizione:

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Titolo: "La speranza"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 168
Ean: 9788831147354
Prezzo: € 8.50

Descrizione:

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Titolo: "Encomio di Origene"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Gregorio il Taumaturgo
Pagine: 210
Ean: 9788831522793
Prezzo: € 24.00

Descrizione:Questo importante testo di Gregorio il Taumaturgo, del terzo secolo, è stato sottoposto dal curatore M. Rizzi, ad una rigorosa e innovativa analisi letteraria, storica, filosofica e teologica. Questo ha permesso di far emergere intenzioni e obiettivi che superano quelli del tradizionale discorso di ringraziamento per raggiungere obiettivi politici che mirano a presentare l'ideale cristiano come modello dell'ideale civile imperiale.

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Titolo: "Atti e passioni dei martiri. Opere"
Editore:
Autore: Vittorino di Petovio
Pagine: 392
Ean: 9788831190855
Prezzo: € 55.00

Descrizione:

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Titolo: "Didachè. Lettere di Ignazio d'Antiochia. A Diogneto"
Editore: Paoline Edizioni
Autore:
Pagine: 134
Ean: 9788831522854
Prezzo: € 7.50

Descrizione:Queste tre opere, raccolte in un unico volume curato da A. Clerici, sono da considerarsi tra i capolavori della primissima letteratura cristiana, quando il Vangelo si affacciava nel mondo greco-romano con la sua carica di novità. Compilati tra la fine del primo e del secondo secolo, questi scritti indicano le dimensioni irrinunciabili della vita di fede: la catechesi (Didachè); l'apologia (A Diogneto); il martirio (Lettere di Ignazio d'Antiochia).

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Titolo: "La città di Dio"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 1374
Ean: 9788831114073
Prezzo: € 28.00

Descrizione:

Considerando la frequenza con cui la nozione di civitas ricorre nell'itinerario intellettuale di Agostino e il ruolo che vi ricopre, appare manifesto che il De civitate Dei non è un' opera semplicemente occasionale, ma piuttosto che risponde ad un preciso progetto teologico e religioso a lungo pensato.

Nella visione teologica e religiosa offerta dal De civitate Dei, la vita perde ogni connotazione puramente occasionale e contingente, per svilupparsi secondo un itinerario ben definito e in vista di un fine saldamente stabilito. La traduzione è tratta dall' edizione critica latino italianadell'Opera Omnia di sant'Agostino pubblicata in Italiada Nuova Biblioteca Agostiniana - Città Nuova.

 

 



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Titolo: "Esamerone"
Editore:
Autore: Ambrogio (sant')
Pagine: 336
Ean: 9788831131643
Prezzo: € 34.00

Descrizione:

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Fino dai primi secoli della Chiesa molti furono gli esegeti che commentarono il primo capitolo della Genesi. Per ricordarne solo alcuni, citeremo Origene e san Basilio di Cesarea fra i greci, Lattanzio e sant'Agostino fra i latini. Possono spiegare questo interesse, che si prolunga nel corso del tempo, sia le ragioni liturgiche che consigliavano di commentare testi largamente impiegati durante le celebrazioni quaresimali sia, soprattutto, la necessità d'illustrare, specie in contrapposizione con i vari sistemi ereditati dalla filosofia classica, l'origine del mondo, punto di partenza per la storia della salvezza.

Si comprende perciò come anche sant'Ambrogio abbia ritenuto opportuno affrontare tale argomento, probabilmente nel corso della Quaresima del 387, e precisamente nei sei giorni della Settimana Santa dal 19 al 24 aprile 7.

Lo svolgimento della predicazione può essere così ricostruito:

1°giorno: I sermone, I, 1, 1 - 6, 24 (mattina); II sermone, I, 7, 25 - 10, 38 (pomeriggio).

2° giorno: III sermone, II, 1, 1 - 5, 22 (pomeriggio).

3 giorno: IV sermone, III, 1, 1 - 5, 24; V sermone, III, 6, 25 - 17, 72.

4° giorno: VI sermone, IV 1, 1 - 9, 34 (pomeriggio).

5° giorno: VII sermone, V, 1, 1- 11, 35; VIII sermone, V, 12, 36 - 24, 92 (separato da un breve intervallo dal precedente e pronunciato nel pomeriggio).

6° giorno: IX sermone, VI, 1, 1 - 10, 76 (manifestamente nel pomeriggio).

I vari momenti della creazione sono così distribuiti: nella prima giornata, cielo, terra (I) e luce (11); nella seconda, firmamento (III); nella terza, acque (IV) e piante (V); nella quarta, sole, luna e stelle (VI); nella quinta, pesci (VII) e uccelli (VIII); nella sesta, animali e uomo (IX).

Evidentemente un'opera così impegnativa presuppone nell'autore non solo il possesso di una cultura generale, teologica e profana, adeguata ai temi affrontati, ma anche il ricorso, più o meno immediato, a fonti particolari. Per i primi quattro paragrafi ci soccorre l'approfondita ricerca del Pépinche rinvia, oltre che ai Philosophumena d'Ippolito, al Cicerone del De natura deorum e probabilmente de/Mortensius, a Filone, forse ad un Epi torre di Filodemo, senza escludere a priori la conoscenza diretta del Dephilosophia del giovane Aristotele, non ancora indipendente dall'influsso platonico. Ma più in generale, trascurando per il momento le fonti dell'informazione scientifica di cui diremo in seguito, per l'intera opera bisogna risalire, oltre che a Cicerone e a Filone, quanto meno ad Origene e a san Basilio di Cesarea.

A questo proposito è inevitabile citare il famoso passo di san Girolamo, nel tentativo di chiarirne i limiti ed il significato: Nuper Ambrosius sic Exaemeron illius (scilicet Origenis) compilavit, ut magis Hippolyti sententias Basillique sequeretur. Sembra difficile, specie se si considera il carattere polemico di chi scrive, che il verbo compilare non assuma qui un significato niente affatto lusinghiero. Ma anche ammesso questo, il senso dell'intera frase continua a rimanere piuttosto oscuro. Secondo il Pépin, «d'après le contexte, Jéróme semble vouloir dire qu'Ambroise gardé une certaine indépendence dans l'usage de cet Exaemeron... 



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Titolo: "La vera conversione"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 184
Ean: 9788831130226
Prezzo: € 18.00

Descrizione:

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

1. Di Giovanni d'Antiochia — detto, a partire dal VI secolo, Crisostomo, «dalla bocca d'oro» — presentiamo i due trattati giovanili Sulla compunzione e le sei omelie comunemente ritenute autentiche Sulla penitenza. La compunzione per lui è infatti il rimorso dell'anima che, devotamente raccolta, con severo «esame di coscienza» confronta la propria imperfezione con la perfezione di Dio e del divino progetto dell'uomo; e da questo confronto non può non far scaturire la penitenza, come dinamica costante alla conversione dal peccato alla grazia, dalla imperfezione alla santità. Sicché entrambe le tematiche, compunzione e penitenza, risultano convergenti.

L'argomento ci pare attuale oggi, in un momento della storia che forse prende consapevolezza di quale tradimento il mondo senza rimorsi si sia reso colpevole nei confronti dell'autorealizzazione stessa dell'uomo, e particolarmente della responsabilità del singolo di fronte alla società. La vissuta crisi dei valori e il presente fallimento degli ideali ci sollecitano a far nostra l'esperienza degli antichi Padri della fede, impegnandoci a ricostruire con loro un'umanità più giusta e più pura, e a liberare con noi gli altri dall'alienazione e dall'aggressività. Attuale per ciò la compunzione, cheper il Crisostomo è appunto rivolta interiore contro il male; attuale la penitenza, da lui intesa come contestazione globale dell'ingiustizia. Modello di rivolta totalizzante e conversione radicale il Santo stesso, che contro l'ambiente corrotto e corrompitore abbracciò da giovane le asperità della solitudine, e maturò negli anni della sua attività pastorale la denuncia del paradosso scandaloso di una Chiesa chiamata a vivere la vocazione della santità, eppure in opposizione di fatto al Messaggio.



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Titolo: "Vita di Cipriano­. Vita di Ambrogio. ­Vita di Agostino"
Editore:
Autore: Ponzio, Paolino di Milano, Possidio
Pagine: 176
Ean: 9788831130066
Prezzo: € 18.00

Descrizione:

INTRODUZIONE

1. La biografia cristiana

1. Le prime comunità cristiane vivevano e operavano nella gioiosa ed esaltante consapevolezza che per mezzo di loro e in loro operava lo Spirito santo, la cui effusione i profeti avevano presentato come fatto caratterizzante dell'età messianica e che Gesti Cristo, il redentore risorto e asceso alla destra del Padre, aveva inviato nella chiesa per continuare e perfezionare l'opera da lui svolta per la redenzione e la salvezza degli uomini. In tale atmosfera, tutta pervasa e condizionata dal senso della presenza divina, tutti si consideravano strumenti della volontà e dell'agire divini. In tal senso uno dei motivi conduttori degli Atti degli apostoli tende proprio a far vedere come, al di là della limitatezza e della insufficienza dello strumento umano, lo Spirito divino porta sempre a compimento il suo piano salvifico.

Eppure, nonostante questa pur prevalente sensibilità, per tempo alcune personalità, qualcuna già in vita ma per lo più dopo la morte, cominciarono a godere particolare considerazione nella chiesa fino al punto di diventare oggetto di una certa forma di venerazione. Questa tendenza, destinata a diventare sempre più forte col passare del tempo, si affermò su una duplice direttiva. In primo luogo si imposero all'ammirazione e quindi alla venerazione dei fedeli i discepoli immediati di Cristo, soprattutto gli apostoli, le colonne della chiesa. Una grande fioritura di Atti apocrifi, di largo sapore leggendario, dedicati al racconto delle gesta di Pietro, Paolo, Giovanni, Tomaso, Filippo, ecc., rimontanti al III e in qualche caso al II secolo, sta a testimoniare l'importanza che questi personaggi avevano assunto nella coscienza della comunità. Accanto a costoro assunsero subito particolare rilievo i martiri (e va considerato che tutti gli apostoli erano stati o comunque venivano considerati martiri): colui che confessava col sangue, spesso fra i tormenti, la sua fede in Cristo, ne prolungava in sé la passione e ne realizzava la perfetta imitazione, già nella seconda metà del II secolo fu considerato degno di particolare venerazione.

Di lui si celebrava il dies natalis, cioè la ricorrenza della sua morte terrena, che gli aveva dischiuso la vera vita, quella celeste. In tale contesto fu avvertita l'esigenza di fissare per iscritto la testimonianza resa dal martire, cioè il racconto della sua confessione davanti ai magistrati romani e della sua morte: ebbe così inizio e raggiunse presto grande sviluppo tutta una letteratura di Atti e Passioni dei martiri.

Sia gli Atti aprocrifi degli apostoli, sia gli Atti dei martiri non possono essere ricondotti al genere biografico come lo intendevano gli antichi e come lo intendiamo anche ai nostri giorni: ma è fuor di dubbio che la valorizzazione dell'elemento umano scienza della che nella vita e nell'autocoscienza della chiesa preparava il terreno adatto alla composizione di vere e proprie biografie. Fu decisivo in tal senso il martirio di Cipriano, vescovo di Cartagine all'inizio della seconda metà del III secolo. Si trattava infatti di una personalità ragguardevolissima sotto l'aspetto sia pastorale sia letterario, sí che la sollecita redazione degli Atti del suo martirio non sembrò sufficiente ad esaurire il racconto e il ricordo dei suoi meriti. Perciò un diacono cartaginese, di nome Ponzio, ricordo dei suoi meriti. Perciò pensò di far precedere il racconto del martirio da un breve racconto che ragguagliasse il lettore anche sull'opera di Cipriano come scrittore. Per quanto embrionale e informe fosse riuscito questo primo tentativo, era sorta con esso la biografia cristiana.

Non sembra che in un primo momento l'innovazione di Ponzio abbia avuto grande fortuna: mentre dilagava il culto dei martiri e si moltiplicavano a dismisura Atti e Passioni, bisogna attendere la metà circa del IV secolo per incontrare un'altra biografia, questa volta in ambiente di lingua greca: si tratta della vita dell'eremita Antonio scritta da Atanasio, vescovo di Alessandria. Per tempo tradotta in latino, questa biografia ebbe fortuna enorme e impose un tipo di opera molto più complessa del semplice abbozzo di Ponzio: un tipo di biografia a chiara tendenza edificante e propagandistica dell'ideale monastico, tutta basata sull'esaltazione della forza dell'eremita nel resistere alle continue tentazioni diaboliche, in un continuo susseguirsi di fatti straordinari e miracolosi. Fra le tante imitazioni, nell'ambito latino che a noi qui interessa, basterà ricordare non tanto alcuni brevi schizzi di Girolamo (Vite di Paolo, Malco, Ilarione), quanto la Vita di S. Martino scritta da Sulpicio Severo, un letterato di chiara fama. Anche quest'opera ebbe immenso successo e contribuì a imporre il eliche già proposto da Atanasio nella sua biografia, anche al di là dell'ambito delle biografie dedicate specificamente a monaci ed eremiti. Per i testi che più direttamente ci riguardano, tale influsso, poco avvertibile nella Vita di Agostino scritta da Possidio, è invece ben chiaro nella Vita di Ambrogio scritta da Paolino.

2. Ponzio, Atanasio e gli altri biografi cristiani sono nutriti, com'è naturale, dallo studio della sacra scrittura. il cui spirito pervade e dà senso cristiano ad ogni loro pagina. D'altra parte, per quanto riguardava più specificamente la struttura da dare alle loro biografie, i biografi cristiani trovavano poca materia d'ispirazione e imitazione nel testo sacro, al di là della generica tendenza di alcuni a presentare i loro eroi nel quadro della imitatio Christi. Invece la letteratura classica, sia greca sia romana, aveva largamente praticato il genere biografico e anche altri che con esso potevano avere qualche rapporto: fu perciò naturale che i nostri autori, che quasi tutti nutrivano più o meno scoperte ambizioni di carattere letterario, chi più chi meno abbiano guardato a certi prodotti di questa fioritura letteraria pagana, traendone spunti e suggestioni.



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