Articoli religiosi

Libri - Patristica



Titolo: "Come muoiono i persecutori"
Editore:
Autore: Lattanzio
Pagine: 152
Ean: 9788831131803
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

Con l'editto di Milano (313), che poneva fine alle persecuzioni dei cristiani e ristabiliva la pace religiosa, Lattanzio si accinge alla composizione del "De mortibus persecutorum". L'opera, che inaugura il genere della storiografia ecclesiastica e delle persecuzioni, racconta il periodo che va dal 303 al 313. Lattanzio ne ripercorre le vicende soffermandosi sulle persecuzioni anticristiane, la restaurazione della pace, la rinascita della Chiesa e la punizione degli imperatori persecutori attraverso il loro crollo politico, le sofferenze fisiche e morali e, il più delle volte, una morte dolorosa e infamante. L'intento è di mostrare che tutto si compie secondo il disegno di Dio affinchè "i posteri imparassero che c'è un unico Dio".

 

INTRODUZIONE

1. LATTANZIO E IL SUO TEMPO

Cecilio (o Celio) Firmiano Lattanzio, se non può contarsi fra i massimi autori della patristica latina prenicena, ne è tuttavia sicuramente un esponente interessante e rappresentativo per molti versi. Oltre ad averci lasciato una produzione varia e abbondate, Lattanzio è infatti detentore di almeno due primati significativi, avendo inaugurato — con le Divinae institutiones e con il De mortibus persecutorum - due generi nuovi per la letteratura paleocristiana d'Occidente: rispettivamente, l'esposizione sistematica della dottrina della fede e la storiografia (ecclesiastica e delle persecuzioni, ma non solo). Inoltre il nostro autore si esprime in un linguaggio e in uno stile di alto livello e qualità, tanto da essere apprezzato da Pico della Mirandola e altri umanisti, che notoriamente lo salutarono come il "Cicerone cristiano". Infine, pur considerando le riserve espresse sul suo conto da Girolamo che lo giudica più eloquente che profondo, più bravo come polemista antieretico che come teologo positivo Lattanzio si propone in prospettiva storica come uno dei primi grandi retori della latinità cristiana. un importante testimone cristianità occidentale nel tratto finale delle persecuzioni secolo), un laico convertito e intellettuale di professione votato all'impegno di diffondere la fede e spiegarne i contenuti presso il ceto e l'ambiente romano-pagano a lui più vicino e congeniale: la classe colta d'estrazione medio-alta.

Ripercorriamo dunque brevemente le tappe cronologiche e gli eventi biografici che condussero il nostro autore a questi approdi. La vita e la carriera di Lattanzio — singolarmente emblematiche di quella fase storica, come si vedrà — si conoscono per sommi capi se così si può dire, con tante zone d'ombra e tanti aspetti, momenti e dettagli che rimangono oscuri. La fontepiù ampia e importante al riguardo è rappresentata da un passo del De viris illustribus di Girolamo. Lattanzio nacque nell'Africa romana (come i maggiori scrittori cristiani preniceni), ma non si sa con esattezza in quale regione o provincia. Tuttavia, avendo egli avuto per maestro il retore Arnobio, nato e attivo a Sicca città dell'entroterra numidico, quasi al confine tra questo paese e l'Africa Proconsolare —, si può fondatamente ipotizzare pure per lui un'origine in quell'area. Due buone premesse, in ogni caso, per il futuro percorso intellettuale e professionale del nostro autore: la nascita nella terra di Tertulliano, Cipriano e Minucio Felice, e la scuola presso un rinomato educatore e scrittore come Arnobio (non ancora cristiano, comunque, quand'era frequentato dal nostro autore).

Non si conosce con precisione neppure l'anno o il decennio della nascita di Lattanzio. Alcuni la collocano intorno al 260, altri risalgono fino alla metà del III secolo, cioè in sostanza all'epoca delle due grandi persecuzioni di Decio (248-251) e Valeriano (253-260), che tanto infierirono sulla Chiesa africana e i suoi fedeli.



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Titolo: "Commento alla 1ª Lettera di Giovanni"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 200
Ean: 9788831114301
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Opera tra le più celebri di Agostino, il "Commento alla Prima Lettera di Giovanni" nasce intorno al 413, in occasione delle festività pasquali. Si tratta di un tractatus, ovvero di un commento orale compiuto davanti ad un uditorio presente. Agostino spiega e commenta il testo giovanneo nel quale "si tesse, più che in altri scritti, l'elogio della carità". La carità è l'essenza stessa della vita divina; Dio è amore in un continuo, gratuito dono di sé. L'uomo è chiamato a rispondere all'amore di Dio attraverso un amore benevolo, umile, paziente e gratuito verso il prossimo senza alcuna distinzione o divisione. Grande pastore di anime e sensibile oratore, Agostino dosa linguaggio e argomento alle reazioni degli ascoltatori.


ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Il contenuto del commento agostiniano alla lettera di Giovanni non si presta ad una facile catalogazione: vi si parla della carità — questo ne è il tema centrale — non tanto per disquisire su di essa, quanto piuttosto per esortare i cristiani ad amare, realizzando il duplice precetto di Gesù Cristo al riguardo. E se tale contenuto si vuole capire integralmente è dal punto di vista dell'esortazione che ci si deve porre.

E l'incitamento l'elemento di maggior rilievo in questa trattazione; un incitamento appassionato, convinto, che fa gioco sulle sue possibilità di presa nell'ordine affettivo; un incitamento che proprio per questo va alla ricerca di valide ragioni, di motivi che tocchino l'uomo fin nelle sue viscere e non lo lascino indifferente.

Il fulcro degli argomenti di persuasione sta nella validità della Scrittura: non è che questo venga esplicitamente detto, ma dal modo in cui essa viene citata, dal modo di sottolinearne le espressioni risulta evidente che la Scrittura parla in maniera decisiva. O forse sarebbe meglio dire, suadente, senza ambiguità e senza parzialità. Agostino cita e commenta la Bibbia, sentendosi penetrare da quanto il testo dice, tanto che la persuasione ne è logica prima conseguenza. E di questo egli sembra convinto per tutti: egli apre a tutti, commentando il significato scritturistico, perché ne consegua che tutti ne siano presi come avviene per lui. Si pensi che qui tutto si opera nella prospettiva di quel movimento vitale che è la carità e si potranno così percepire nel loro forte valore esortativo i modi di procedere di Agostino nel presentare il testo biblico.

Il cristiano poi in queste argomentazioni persuasive sente totalmente portata in discussione la sua stessa adesione a Dio attraverso la fede: poiché secondo Agostino l'adesione a Dio non può manifestarsi che attraverso la carità. fede e amore convivono nel vero discepolo di Gesù Cristo tanto da poter dire che l'eretico nega l'una e l'altra virtù, da qualunque punto parta.

Ma come Agostino presenta la carità? Innanzitutto e fondamentalmente egli ce la propone come l'essenza stessa della vita divina: perché Dio è carità.

Agostino intuisce, sulla base del dato scritturistico, che Dio è vita, e perciò egli è luce, luce di coscienza che non lascia tenebre in se stessa, in nessun angolo, luce che permette una autodeterminazione perfetta nella verità. Per questo Dio è amore; amore senza macchia, amore senza nessuna diminuzione di peccato; poiché in quella luce il peccato non può esistere. Ci troviamo di fronte ad una concezione di Dio in cui l'amore non è soltanto una qualità o una componente dell'essere, ma piuttosto l'essere stesso: egli è vita, luce, amore in consequenzialità dell'essere se stesso. E le cose non possono stare diversamente, senza distruggere quello che Dio è. E si delinea l'essenza della Trinità: amore che vive in pienezza.

In questa visione si specificano altri elementi che diventano esortativi per l'uomo alla pratica dell'amore: l'assenza di peccato, già detta, e la capacità di dono. Poiché Agostino vuole spingere l'uomo a vivere l'amore nella massima autenticità possibile, egli ricerca in Dio quegli elementi che l'uomo possa riprodurre in sé, in questa prospettiva. L'assenza di peccato si presenta come una caratteristica che aumenta, non diminuisce la vita e l'amore, come una caratteristica di ordine vitale constatabile nell'ordine delle azioni, come un fatto interamente assumibile dall'uomo. La purezza di Dio è infinita e non lascia luogo a tenebre: l'uomo viva fuori dalle tenebre del peccato ed avrà l'integrità dell'amore. La capacità di dono di Dio è da noi sperimentata invece direttamente in noi medesimi: Dio ci ha amato e perciò esistiamo: Dio ci ama e perciò esiste il Cristo per noi. E perché Dio ci ama? Non per noi, ma perché egli — Dio — ha in sé questa mirabile capacità di donare. Ne risulta una «grandiosa gratuità» che pone Dio in nobilissima superiorità sull'uomo e l'uomo nella necessità di imitarlo per avere in sé ancora la vita. L'amore è dono gratuito di Dio, in Dio che è vita; se l'uomo perciò vuol raggiungere la vita raggiunga l'amore del dono gratuito.

La testimonianza vivente di tale dono è la persona di Cristo che si presenta, in questo trattato sulla carità, come una domestica figura di maestro, di compagno, di amico. Maestro ci appare il Cristo nel continuo richiamo alle sue parole, ai suoi esempi, anzi per questo è venuto a parlare della carità. Ma egli è un maestro vicino ai suoi discepoli con una tale buona dimestichezza di vita da renderlo anche affettuosamente legato a loro, come compagno di cammino, come amico, che conosce e compatisce e vibra con loro. L'amore di Dio trova nel Cristo la realizzazione pratica, l'esempio per l'uomo. «Egli è il Signore», ma questo è detto come in famiglia i figli dicono semplicemente «il babbo»: un'autorità che è un esempio e un sostegno.

Nell'uomo, a somiglianza di Dio, la carità si realizza pure nella vita: una vita in cui la luce tolga il peccato che è tenebra e lasci perciò la coscienza in un dominio di sé pieno e libero da deviazioni egoistiche. Una vita soprattutto che sia dono continuo di se stessi, proprio come Dio è e come il Signore ci ha insegnato a fare. E non si minimizzi l'insegnamento: la correlazione esistente tra vita, assenza di peccato, luce, dono di sé costituisce uno stimolo di tale profondità da porre l'uomo in una continua ricerca di Dio, origine della vita, per poter tendere alla meta dell'amore e per sentire che qui è la verità.

Sulla base di tali concetti, la carità si esplica secondo la parola di Giovanni e secondo il commento agostiniano nella realizzazione del duplice precetto dell'amore di Dio e dell'amore del prossimo in una posizione di reciproca interdipendenza vitale.

L'amore per Dio è visto da sant'Agostino come un'adesione che è fatta di conoscenza e di attrazione a Dio: un movimento che abbraccia tutta l'estensione del vivere umano. Dio è l'amore e come tale deve venir conosciuto e inteso e voluto dall'uomo, che arriva così alla sintesi di conoscere l'amore per poter amare i fratelli. Ma quando Agostino si pone nella prospettiva negativa della ricerca di Dio da parte dell'uomo, ci rivela ancor più la realtà vitale del precetto dell'amore di Dio che risulta un fatto più che un comando: il cattivo non può vedere Dio, egli afferma a dimostrazione che di slancio vitale si tratta e non di imposizione esteriore di un comando.

Indubbiamente deriva da tutto ciò che questo amore-vita è dono di Dio che cresce nell'uomo in una simbiosi di movimenti umani e divini che costituiscono l'essere stesso del cristiano. E ci sembra infine doveroso sottolineare un altro concetto che riafferma i precedenti nella linea di pensiero esposta: e cioè come l'amore rende figli di Dio, così l'odio rende figli di Satana. Agostino si serve anche dei ripieghi negativi del pensiero per giungere alle sue conclusioni: l'odio è demonio, è morte proprio perché l'amore è vita, è Dio. Consegnarsi alla morte con l'odio è la cosa più obbrobriosa che l'uomo possa fare di se stesso; come viceversa il donarsi alla vita con l'amore è la più esaltante.

L'amore per i fratelli che costituisce la seconda parte del precetto della carità ne è anche, per Agostino sulla falsariga di Giovanni, l'atto manifestativo essenziale: non ci può essere amor di Dio senza amore per il prossimo o, più semplicemente ancora, senza di questo l'amore non c'è. Ma verso chi deve dirigersi e come si attua?

L'amore del prossimo ha per oggetto tutti gli uomini senza nessuna distinzione o divisione. Cristo infatti è morto per tutti e tutti egli ha riunito nella Chiesa. L'universalità della redenzione è il movente e il tipo della estensione della carità; e il peccato degli scismatici donatisti sta proprio in questo andare contro il significato universale e dell'opera redentrice di Cristo, dell'esistenza della Chiesa e perciò della carità.

In tale universalità dell'amore fraterno sono compresi coloro che ci sono vicini, i fratelli nella fede che non conosciamo ed anche i nemici verso i quali la carità viene ordinata per il solo fatto che essa è carità.

L'attuazione della carità si esplica attraverso un sostanziale volere il bene del prossimo che superi le apparenze e guardi alle anime dei nostri fratelli. Tale amore non può esistere nel cristiano se egli è interessato e soprattutto se egli è orgoglioso, poiché l'orgoglio vede se stesso e non gli altri come meta delle proprie azioni; perciò l'amore è gratuito, tende all'uguaglianza, è benevolo, umile e paziente. Ma il suo fondamento più alto è il suo rapporto con Dio, imitato nel suo donarsi nel Figlio a noi.

Così la carità diventa vita, diventa anzi Chiesa nella quale la pienezza della legge che è l'amore risulta essere il tessuto connettivo che tiene unite tutte le membra in modo che sia Dio tutto in tutti.



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Titolo: "La Bibbia commentata dai Padri. Nuovo Testamento [vol_11] / Giacomo, Pietro 1-2, Giovanni 1-3, Giuda"
Editore:
Autore:
Pagine: 328
Ean: 9788831193764
Prezzo: € 45.00

Descrizione:

Sotto il nome di "Lettere cattoliche" sono tradizionalmente annoverate 7 epistole che si trovano tra il corpus delle Lettere di Paolo e l'Apocalisse: una dell'apostolo Giacomo, due di Pietro, tre di Giovanni, e una dell'apostolo Giuda. Vengono definite "cattoliche", ovvero encicliche o circolari, perché non sono inviate a una nazione o una città particolare - come quelle di Paolo -, ma a tutti i credenti nel mondo, ossia ai giudei della diaspora. Grazie ad esse possiamo ricostruire la vita delle prime comunità cristiane e l'atmosfera intellettuale e spirituale che ha plasmato le prime generazioni.

INTRODUZIONE A GIACOMO, 1-2 PIETRO, 1-3 GIOVANNI, GIUDA

Le Lettere cattoliche hanno una storia abbastanza complessa nell'evoluzione del canone scritturistico del Nuovo Testamento, e le brevi note che premettiamo a questo volume non hanno alcuna pretesa di completezza espositiva, non solo per quello che riguarda i fini ma anche i mezzi. Il nostro proposito è di guidare il lettore attraverso questo volume antologico, composto originariamente negli Stati Uniti da GeraldBray, che viene ora presentato al lettore italiano.

L'esegesi, nel senso che questa parola ha acquistato negli ultimi secoli, ha caci e risonanze abbastanza diversi dalle intenzioni dei Padri, e questa premessa va tenuta presente nella lettura di questo libro, nel quale dunque non si cercheranno spiegazioni strutturate nel senso dell'indagine moderna, e al tempo stesso non si proverà meraviglia quando ci si imbatterà in spiegazioni simboliche, allegoriche, parenetiche, forse non più dotate di appeal, o forse ancora più interessanti, perché capaci di parlare al cuore, oltre che alla mente.

In realtà bisogna tener presente quali erano le finalità dei Padri nel loro rapporto con la Scrittura: l'esegesi nacque in un contesto già in origine segnato dalla sua matrice ebraica; i primi cristiani, provenienti da mentalità e consuetudini ebraiche, accettarono in linea di massima il canone veterotestamentario, ma cominciarono subito a rileggerlo alla luce del. Cristo. La ricerca delle prefigurazioni del Cristo, e la conferma nel Nuovo Testamento, diede luogo a un'interpretazione tipologici) ampiamente diffusa.

Nacque così l'abitudine, confermata nei secoli successivi, e in maniera piuttosto generalizzata, di cercare il Cristo nell'Antico Testamento. «Cristo è il tesoro nascosto [. . .] nelle Scritture, perché era indicato mediante figure e parabole, che umanamente non potevano essere comprese prima che giungesse a compimento ciò che era profetizzato, cioè la venuta del Signore» ( Ireneo, Adv. haer. 4, 26, 1 [PG 7, 1052]). Con il cambiamento sostanziale all'interno della comunità ecclesiale, dato dall'afflusso dei nuovi credenti provenienti dal paganesimo, e quindi con lo spostamento linguistico verso il greco, cambiano i problemi e anche l'atteggiamento verso la Scrittura. Tanta attenzione sarà dedicata a combattere il fenomeno gnostico, che attribuiva la creazione dell'Antico Testamento per buona parte al demiurgo cattivo. Ma la domanda, comune anche ai marcioniti, era: è ancora necessario conservare l'Antico Testamento, ora che abbiamo una raccolta che ci dà tutto quello che vogliamo sapere su Cristo? La tentazione appartenuta ad alcuni gruppi di scartare l'Antico Testamento fu combattuta fortemente, comprendendo il danno che ne sarebbe derivato, non solo in termini ermeneutici, ma anche nel contesto dell'unità della stessa compagine ecclesiale.

A mano a mano che ci si allontanava dalla comunità delle origini, nascevano nuove esigenze, e la Scrittura veniva letta in maniera sempre più nuova e complessa: si trattava di una lettura maggiormente protesa all'incoraggiamento della comunità. Soprattutto, si cercavano nel sacro testo indicazioni pratiche, per cui uno studioso parla di esegesi patristica quale attualizzazione della Sacra Scrittura. È chiara l'evoluzione della lettura e dell'interpretazione: in un ambiente nuovo, completamente caratterizzato dalla presenza di comunità cristiane, cambiavano i percorsi ermeneutici con la presenza di preoccupazioni pastorali e spirituali, sicché necessità di tipo pratico condizionavano la stessa ricerca teologica. Indubbiamente, «la nuova situazione delle comunità cristiane, iniziata de iure con l'editto di tolleranza del 311 e segnata in modo particolare dalla celebrazione del primo concilio ecumenico sotto Costantino nel 325, non poteva rimanere senza conseguenze importanti per il lavoro teologico».

Date queste premesse, la stessa esegesi divenne più aperta, si arricchì di diversi apporti e, probabilmente, cominciò a percorrere una strada nuova: iniziò ad orientarsi in maniera più dogmatica, ad assumere atteggiamenti pedagogici, pastorali e spirituali, a non essere più letta in sé, ma tenendo presenti le finalità appena dette. In questa luce possiamo considerare lo sviluppo della riflessione esegetica sulle Lettere cattoliche.- non piccola parte è fortemente condizionata dalle situazioni e dalle esigenze del tempo, ma l'impegno e l'amore con cui si è studiata la Parola di Dio assicura a molte delle pagine che ci hanno lasciato un valore pienamente attuale. Uno studioso presenta un'interessante riflessione su Agostino, che possiamo applicare facilmente ai Padri in genere: «Non è possibile parlare dell'esegesi nel senso rigoroso che si dà oggi a tale termine.



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Titolo: "La Bibbia commentata dai Padri. Antico Testamento [vol_13] / I dodici profeti"
Editore:
Autore:
Pagine: 400
Ean: 9788831193788
Prezzo: € 55.00

Descrizione:

Sotto il nome di Dodici Profeti si collocano nell'Antico Testamento i libri di Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria e Malachia; si definiscono anche Profeti minori, per distinguerli dai Profeti maggiori (come Isaia ed Ezechiele), autori di libri di più ampia estensione. Il curatore del presente volume ha raccolto numerose citazioni dei Padri dando un quadro rappresentativo della tradizione dei Padri greci e latini e di altre tradizioni, come ad esempio, quella siriaca. La scelta permette al lettore di giungere ad una conoscenza più approfondita dei dodici profeti e del loro ruolo centrale nell'esegesi cristiana dell'Antico Testamento.

INTRODUZIONE AI DODICI PROFETI 

In confronto a molti altri libri delle Sacre Scritture i Profeti Minori non ricevono grande attenzione, nella nostra epoca, né nelle omelie, né nella catechesi. I Padri della Chiesa, tuttavia, riconobbero l'importanza dei dodici Profeti. Questa attenzione si era già manifestata negli autori del Nuovo Testamento nella loro ricerca di oracoli profetici concernenti il Messia. Per i cristiani Gesù Cristo era l'oggetto diretto delle profezie. Sebbene gli scrittori del Nuovo Testamento facessero già riferimento a sezioni precise dell'Antico Testamento considerandole come rivelazioni profetiche riguardanti Gesù Cristo, che essi credevano essere state da lui portate a compimento, i Padri della Chiesa elevarono questo principio esegetico a livelli più alti. Nel Vangelo di Luca Gesù stesso si dedicava già allo stesso tipo di esegesi con due dei suoi discepoli lungo la strada per Emmaus, e spiegava loro, a partire da Mosè attraverso i Profeti ed i Salmi, tutto ciò che lo riguardava (Lc 24, 27.44).

Nel momento in cui la Chiesa post-apostolica forgiava la sua identità, la questione della sua relazione con l'antica alleanza apparve d'importanza cruciale. La questione sull'importanza delle Scritture dell'Antico Testamento nei confronti della nuova alleanza divenne un argomento di discussione sempre più pressante man mano che si sviluppava il dibattito sul canone delle Scritture. Dopo che si giunse rapidamente ad un unanime consenso sul fatto che le Scritture dell'Antico Testamento erano patrimonio della Chiesa — un punto di vista che era già stato espresso dalla Chiesa propriamente apostolica —, lo scopo principale dell'esegesi di queste Scritture si concentrò sul trovare il Cristo nascosto in esse. Il fatto di aver preservato, in forma scritta, la nuova alleanza nei Vangeli e nel resto del corpus del Nuovo Testamento divenne il modo più tangibile per esprimere la connessione fra le due alleanze nelle Scritture dell'Antico e del Nuovo Testamento. Fu data grande importanza ad un buon numero dei dodici Profeti in passi chiave del Nuovo Testamento, ma fra i Padri della Chiesa fu accordato a questi profeti un ruolo ancor più significativo nell'esegesi scritturale delle profezie che indicavano Cristo come il Messia promesso.

GLI INTERPRETI MAGGIORI

Come ci si poteva aspettare, i riferimenti patristici ai dodici Profeti sono abbondanti. In questo volume ho provato a dare un quadro rappresentativo della tradizione dei Padri greci e latini, a cui ho aggiunto alcuni passi esegetici da altre tradizioni, come, ad esempio, quella siriaca. Inoltre ho rivolto particolare attenzione a molti autori di commenti completi sui dodici Profeti: Girolamo, Grillo di Alessandria, Teodoro di Mopsuestia, Teodoreto di Cirro, e Isho'dad di Merv. Girolamo e Cirillo rappresentano un esempio tipico di esegesi di scuola alessandrina, mentre Teodoro, Teodoreto e Isho'dad sono rappresentanti dell'esegesi di tipo antiocheno.

Girolamo scrisse molti dei suoi commenti sui dodici Profeti, anche se non tutti, quando era in età avanzata. Per esempio scrisse i due commenti su Abdia, il primo dei quali era profondamente allegorico (370 d.C.), ma è andato completamente perduto. Egli afferma che il suo secondo commento (396) fu completato in sole due notti, e che era basato, in un certo qual modo, su Origene e su fonti rabbiniche. I suoi commenti forniscono un'interessante analisi della storia e della geografia della regione durante la sua permanenza a Betlemme, ma sono anche cristocentrici nell'enfasi e nell'interpretazione allegorica.

Cirillo mostra un interesse per la storicità degli eventi riportati negli scritti dei dodici Profeti. Sebbene si fosse anch'egli formato in seno alla scuola allegorica alessandrina, rappresentata nel modo più significativo da Origene, il quale credeva che vi fosse un significato nascosto dietro ogni parola, Cirillo sostiene che alcuni passi non parlino affatto di Cristo. Non di meno Cirillo trova che Cristo viene allegorizzato in ciascuno dei testi.

Il commento di Teodoro rappresenta in modo tipico la forma di esegesi antiochena. È una delle poche, fra le sue opere, che si sia conservata interamente in greco, cioè nella sua lingua originale. La sua esegesi è largamente storico-grammaticale, orientata verso una comprensione letterale del testo, sebbene spesso affiancata ad un'interpretazione tipologica del testo ebraico al fine di stabilire una relazione con il Nuovo Testamento.

Il commento di Teodoreto di Cirro mostra una forma di esegesi che appare tipologica e cristocentrica in molti punti. I dodici Profeti sono anche citati estesamente in lettere e omelie di molti dei Padri, specialmente quando essi fanno profezie dirette sulla vita di Cristo, come per esempio Mic 5, 2 o Zc 9, 9, ma anche per altri spunti di riflessione. Il Commento morale a Giobbe di Gregorio Magno, per esempio, fa spesso riferimento ai dodici Profeti per questioni inerenti la cura pastorale.

Per quanto possibile ho scelto passi dai Padri che potessero rivelare la varietà di interpretazioni e di usi a scopo pastorale di ogni singolo testo biblico. In rari casi alcuni Padri della Chiesa si dilungano in spiegazioni esegetiche astratte, che verosimilmente non venivano recepite dalla gran parte del loro uditorio, fatta eccezione per un ristretto numero di teologi. In generale ho evitato di riportare questo tipo di commenti. In ogni caso il lettore di questo volume potrà giungere ad un apprezzamento più approfondito dei dodici Profeti e del loro ruolo centrale nell'esegesi cristiana dell'Antico Testamento, il cui scopo primario è sempre stato quello di proclamare che Gesù Cristo è veramente il Messia, il Figlio di Dio ed il Salvatore di tutti quelli che cercano Dio.



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Titolo: "La croce"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 248
Ean: 9788831147415
Prezzo: € 15.50

Descrizione:Consapevole della centralità della croce nel disegno salvifico di Dio sull'umanità e della straordinaria molteplicità di rimandi a essa nell'Antico e nel Nuovo Testamento, Agostino si impegna nella sua interpretazione e meditazione lungo tutto l'arco della vita come confermano i numerosi riferimenti alla croce di Cristo, disseminati in tutta l'ampia produzione dell'Ipponate. Ciò che Agostino intende evidenziare è che la scelta di Gesù di portare la croce sulla quale verrà messo a morte è una lucida indicazione su cosa debba significare la vita cristiana.

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Titolo: "La Bibbia commentata dai Padri. Nuovo Testamento [vol_8] / Galati, Efesini, Filippesi"
Editore:
Autore:
Pagine: 336
Ean: 9788831193771
Prezzo: € 48.00

Descrizione:

Le Lettere di Paolo ai Galati, Efesini e Filippesi rappresentano un documento di notevole rilevanza in quanto contengono alcuni concetti fondamentali della teologia paolina che poi diventeranno patrimonio comune della fede cristiana. Ad esse guardarono con interesse i Padri della Chiesa che vi ricorsero frequentemente nelle controversie e nei dibattiti dottrinali del loro tempo. Il presente volume accompagna tali Lettere con il commento, tra gli altri, di Giovanni Crisostomo, Ambrosiaster, Mario Vittorino, Girolamo, Teodoreto di Cirro, Teodoro di Mopsuestia, Cassiodoro, Agostino, Origene.

INTRODUZIONE A CALATI, EFESINI, FILIPPESI

Questa edizione italiana volume del Nuovo Testamento della collana americana Ancient Christian Commentary on Scripture segue la scelta di testi patristici proposti da Mark J. Edwards a commento delle lettere paoline ai Gelati, agli Efesini e Filippesi nella sua edizione inglese.

La scelta dei brani patristici operata, predilige i «commentari», ossia quelle spiegazioni continue di un'intera opera: nel nostro caso, delle lettere paoline. Il pioniere di questa forma di interpretazione in campo cristiano è stato Origene, anche se gli esegeti cristiani dei primi secoli molto dipendevano dall'educazione antica, per (sui più che riferirsi all'Alessandrino, si attenevano alle regole tradizionali I. Tra gli autori di commentari più ricorrenti nella presente scelta antologica abbiamo Crisostomo, l'Ambrosiaster, Mario Vittorino, Teodoreto, Girolamo e Agostino, che rispecchiano pensiero, epoche e aree geografiche diverse, per cui il lettore dovrà avere l'avvertenza di non giustapporre semplicemente i brani riportati a commento di ogni singolo versetto del testo Paolino, ma dovrà considerare i brani in questione solo l'inizio di un cammino di contestualizzazione e successiva riflessione; eviterà così un uso "dogmatico" dei testi patristici.

In tal senso, per favorire il lettore in questo cammino di ricerca e di interpretazione, abbiamo pensato di presentare, in questa introduzione, alcune note bibliche sulle lettere di Paolo, poi qualche accenno ai commentatori e commentari riportati, infine, abbiamo dato alcune indicazioni sul lavoro di traduzione.

NOTE BIBLICHE SULLE LETTERE

La lettera ai Galatí è stata definita «la più rivoluzionaria di Paolo, quella che contiene iparadossi più audaci»; in essa leggiamo sia qualche dato autobiografico molto utile di Paolo, sia alcuni suoi pensieri molto profondi e originali Non sappiamo con certezza chi fossero i Galati, ai quali Paolo indirizza la sua lettera; gli Atti degli Apostoli riferiscono due volte di un passaggio di Paolo «attraverso la regione Galata»; da questi passi possiamo ritenere con una certa sicurezza che con «regione della Galazia» si intendesse la regione nei dintorni di Ancira, l'attuale Ankara.

Non è facile neppure precisare la data di composizione, ma sembra che questa lettera fu scritta dopo una seconda visita dell'apostolo alla Galazia durante la sua terza missione; in tal senso sembra comunemente accettata la data del 57/58. Anche circa il luogo di composizione non tutti gli studiosi esprimono pareri comuni, ma si accetta per lo più Efeso.

L'occasione di questa lettera è dovuta al fatto che alcuni anni dopo la sua visita alle chiese di Galazia, «alcuni perturbatori», ossia elementi giudaizzanti ostili a Paolo, avevano tentato di mettere in discussione la sua autorità apostolica, in primo luogo perché affermavano che Paolo non era un discepolo immediato di Gesù, perché dipendeva a sua volta dai primi apostoli di Gerusalemme; in secondo luogo gli rimproveravano di non predicare il vero vangelo, perché trascurava i precetti della legge mosaica, come l'osservanza della circoncisione e delle feste giudaiche; a ciò aggiungevano anche l'accusa di opportunismo, perché una volta aveva concesso la circoncisione. Informato di questo, Paolo, impossibilitato a intervenire di persona, scrive questa lettera per mettere in guardia i Galati dai pericoli di questo «vangelo differente» e per difendere la sua posizione di apostolo e la verità del suo vangelo.

È certamente centrale in questa lettera il tema della circoncisione, che i Galati, convertiti dal paganesimo al cristianesimo per la predicazione di Paolo, scoprono in un secondo momento attribuendovi poi un forte valore religioso a causa della predicazione dei giudaizzanti. Era, dunque, entrata nelle comunità di Galazia la convinzione che la circoncisione potesse aggiungere qualcosa alla loro fede e alla loro salvezza.



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Titolo: "La prima istruzione cristiana. Testo latino a fronte"
Editore: Libreria Editrice Fiorentina
Autore: Agostino (sant')
Pagine:
Ean: 9788889264645
Prezzo: € 18.00

Descrizione:Traduzione e prefazione a cura di don Giuseppe De Luca, introduzione di don Carlo Nardi, comprende il testo originale in latino. Avviene ai parroci e ai Vescovi di restare confusi davanti all'ignoranza di molti fedeli. Per loro S. Agostino ha scritto questo piccolo libro all'epoca in cui scriveva le Confessioni (intorno al 400) per illuminare sulla maniera con cui presentarsi alle soglie del catecumenato, ma sono tanto vive e profonde le osservazioni che egli fa, da riuscire utilissime a qualsiasi istruzione cristiana.

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Titolo: "Autobiografia. Carmen de vita sua. Testo greco a fronte"
Editore: Morcelliana Edizioni
Autore: Gregorio di Nazianzo (san)
Pagine: 256
Ean: 9788837220563
Prezzo: € 18.00

Descrizione:Testo inedito tradotto e commentato (con greco a fronte) dell'Autobiografia di questo Padre della Chiesa, Gregorio di Nazianzo, con inquadramento biografico e storico. Gregorio di Nazianso, padre della Chiesa dei primi secoli, fu chiamato "dottore ecumenico" (insieme a Basilio il Grande e Giovanni Crisostomo). Il curatore Francesco Trisoglio è docente di Letteratura cristiana antica all'Università di Torino.

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Titolo: "Dizionario di spiritualità biblico-patristica [vol_39] / Male-maligno-peccato nei Padri della Chiesa"
Editore: Borla Edizioni
Autore:
Pagine: 392
Ean: 9788826315409
Prezzo: € 21.50

Descrizione:Piano generale dell'opera Padre, custodisci i miei discepoli dal Maligno! (S.A Panimolle) Male-Maligno-peccato nei Padri greci dei primi secoli (V. Lombino) Male-Maligno-peccato nei Padri occidentali del II e III secolo (E. Peretto) Male-Maligno-peccato in Clemente Alessandrino (M.G. Bianco) Male-Maligno-peccato nell'epoca di Origene (G. Bendinelii) Il male, il peccato, il Maligno nei Padri cappadoci (F. Trisoglio) Male-Maligno-peccato nei Padri antiocheni {P. Carrara) Antropologia teologica e soteriologia: presenza del Maligno e conseguenze della colpa d'origine nell'opera di s. Ambrogio (A Sonato) La problematica del male-Maligno-peccato in s. Agostino (V. Grossi)

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Titolo: "Dizionario di spiritualità biblico-patristica / Maria di Nazaret nella Bibbia"
Editore: Borla Edizioni
Autore:
Pagine: 400
Ean: 9788826315447
Prezzo: € 21.50

Descrizione:Gioisci, piena di Grazia! (S.A. Panimolle) La presenza e la funzione della Madre del Messia nell'Antico Testamento. Principi per la ricerca e applicazioni (A. Serra) Maria vergine nel Nuovo Testamento (S.A. Panimolle) II Magnificat (Lc 1, 46b-55) (A. Valentini) Maria di Nazaret nel vangelo di Luca (A. Serra) La Madre del Messia in Apocalisse (T. Vetrali)

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Titolo: "La voce dei Padri. Antologia tematica di testi patristici"
Editore: Appunti di Viaggio
Autore:
Pagine: 225
Ean: 9788887164527
Prezzo: € 17.00

Descrizione:L'antologia di testi patristici orientali curata da G. Karalis si qualifica come un'operazione culturale di rilievo per almeno due aspetti: l'offerta di una selezione accurata e tematicamente ben indirizzata di passi fondanti della teologia ortodossa, presentati in una traduzione chiara e scorrevole, e la messa a punto di nodi imprescindibili del dogma attraverso le parole di coloro che offrirono il maggiore contributo alla sua definizione. Tre i capitoli che ripercorrono i nuclei dell'esperienza dei Padri: Trinità, Cristologia, Lotta alle passioni e ascesi. Non si tratta però di ambiti separati e indipendenti, bensì del coerente svolgimento di una concezione unitaria del Divino, dell'Umano e del loro rapporto, vista sotto angoli prospettici diversi. Passando a delineare solo alcune delle tematiche che percorrono costantemente i testi selezionati e inseriti nei tre capitoli, emerge in pieno rilievo il rapporto tra natura (physis) e persona (hypostasis, prosopon) che, lungi da connotarsi come un arduo ed elitario problema teologico, investe alla base la possibilità dell'uomo di riscattare i limiti della sua natura, divinizzandosi. Nella sezione dedicata alla Trinità sono Basilio di Cesarea, Gregorio di Nazianzo, Giovanni Damasceno a fissare con esemplare rigore logico-argomentativo i fattori che permettono di distinguere le tre persone pur nell'identità della natura divina. Le loro pagine sono costantemente percorse da una tensione dialettica tra il procedimento rigoroso che guida il pensiero secondo le leggi della dimostrazione, di ascendenza filosofica greca, e il rinvio insistito alla dimensione indimostrabile del mistero. Tale tensione approda spesso al ricorso a metafore che, riferendosi all'esperienza facilmente condivisibile e di per sé evidente del reale, possano fornire un'analogia di lampante valore epesegetico per punti assai complessi del dogma. In questi passi si apprezza lo spessore anche letterario dei Padri ed emerge con più perspicuità il ruolo fondamentale cui assurge nell'Ortodossia l'esperienza vissuta, concreta e specifica dei santi, cioè di coloro che hanno sperimentato e reso testimoniabile e fruibile il messaggio di salvezza. Proprio questo valore, che va largamente al di là dell'esempio edificante, percorre tutto il terzo capitolo dedicato all'ascesi: i detti, i suggerimenti, le esperienze dei monaci traggono origine da una comprensione profonda, tradotta in pratica di vita, dei punti salienti del dogma. Si compie così, con perfetta coerenza, in precetti che concernono atteggiamenti e comportamenti della vita quotidiana, il percorso tracciato dalla definizione della Trinità e dalla serrata discussione del rapporto tra natura umana e divina nel Verbo. Il lettore attento rintraccerà agevolmente i molteplici fili che percorrono i tre capitoli, conferendo loro una serrata consequenzialità, pur nel trascorrere dai principi primi della teologia all'applicazione nella prassi. [Dalla Prefazione di Lia Raffaella Cresci, Docente di Filologia bizantina all’Università di Genova] Georgios Ioannou Karalis, nato in Grecia e laureato in Medicina e Chirurgia, è un profondo conoscitore dei testi evangelici e degli scritti dei Padri della Chiesa. Viene spesso invitato a seminari, conferenze e ritiri spirituali con lo scopo di favorire una maggiore comprensione dei contenuti teologici della tradizione Ortodossa e dei testi patristici. E'direttore della rivista "Italia Ortodossa".

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Titolo: "Dizionario di spiritualità biblico­patristica / Matrimonio-Famiglia nella Bibbia"
Editore: Borla Edizioni
Autore: AA.VV.
Pagine: 299
Ean: 9788826315782
Prezzo: € 23.50

Descrizione:

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Titolo: "Dionigi l'Areopagita e il platonismo cristiano"
Editore: Morcelliana Edizioni
Autore: Lilla Salvatore
Pagine: 272
Ean: 9788837220143
Prezzo: € 18.50

Descrizione:

Il ritratto del padre della mistica nei suoi rapporti col platonismo dei primi secoli d.C., scritto dal maggior specialista italiano.



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Titolo: "Dizionario di spiritualità biblico-patristica / Maria Madre del Signore nei Padri della Chiesa"
Editore: Borla Edizioni
Autore:
Pagine: 392
Ean: 9788826315454
Prezzo: € 23.50

Descrizione:Vergine madre, figlia del tuo figlio! (S.A. Panimolle) Mariologia patristica (A Gila) La vergine Maria nella prima letteratura apocrifa (E. Peretto) La mariologia di san Bernardo di Clairvaux (A. Montanari) Goffredo d'Auxerre precursore dei dogmi dell'Immacolata Concezione e dell'Assunzione corporea di Maria (sec. XII) (F. Gastaldelli) La mariologia della costituzione dogmatica Lumen gentium del Concilio Vaticano II (S.A. Panimolle)

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Titolo: "L'atto del leggere. Il mondo dei libri e l'esperienza della lettura nelle parole dei Padri della Chiesa"
Editore: Qiqajon Edizioni
Autore: I padri della chiesa
Pagine: 176
Ean: 9788882271695
Prezzo: € 12.00

Descrizione:Parole dei padri della chiesa d'oriente e d'occidente sull'esperienza della lettura e sull'universo dei libri: si è desiderato di dar voce all'amore per i libri, la lettura e la scrittura che animava i cristiani dei primi secoli e che, come ogni autentico amore, non restava confinato nell'angusto spazio di una pagina ma si dilatava verso ogni creatura, divenendo amore cosmico.

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Titolo: "Discorsi ascetici. 3ª collezione"
Editore: Qiqajon Edizioni
Autore: Isacco di Ninive
Pagine: 212
Ean: 9788882271541
Prezzo: € 14.00

Descrizione:Trasmessi da un manoscritto unico questi 14 discorsi ancora inediti e qui per la prima volta tradotti in lingua moderna offrono nuove meditazioni sulla vita spirituale, sulla preghiera e sull'infinita misericordia di Dio per gli uomini. Nel linguaggio appassionato che contraddistingue il nostro autore, chi già ne conosce il pensiero potrà gustarlo in forme nuove eppure sempre fedeli. Per altri, questa lettura sarà l'occasione di incontrare un nuovo compagno di viaggio per la vita.

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Titolo: "I tre santi patroni della nostra Europa. Benedetto, Cirillo e Metodio"
Editore: Elledici
Autore: Bianco Enzo, Zonta Luigi
Pagine: 36
Ean: 9788801072273
Prezzo: € 1.00

Descrizione:San Benedetto, San Cirillo, San Metodio: furono costruttori dell'Europa e ora insegnano anche noi come fare la nostra parte. Il libretto ne traccia rapidi e avvincenti profili.

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Titolo: "Commento ai vangeli. Sermoni [vol_4.1]"
Editore:
Autore: Fortunaziano, Cromazio di Aquileia (san)
Pagine: 240
Ean: 9788831190879
Prezzo: € 35.00

Descrizione:Il volume raccoglie: i Commenti ai Vangeli di Fortunaziano, africano di origine, vescovo di Aquileia nel IV sec., periodo in cui la Chiesa aquileiense è segnata dall'eresia ariana; e i Sermoni di Cromazio, vescovo di Aquileia dal 387 e oratore raffinato, che Girolamo definisce "il più dotto dei vescovi".

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Titolo: "Esistenza e persona"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 128
Ean: 9788831147392
Prezzo: € 8.00

Descrizione:Per Agostino la ricerca filosofica è vissuta prima di tutto in una dimensione esistenziale, nel costante interrogarsi e nell'inquietudine che deriva dalla coscienza del limite della propria condizione finita e temporale; il suo anelito è quello di superare la temporalità per cogliersi nella dimensione dell'eterno. Con una sensibilità moderna individua nella persona intesa come singolo individuo, come essere pensante, il fondamento di un'esistenza autentica. Agostino è un pensatore che vive le problematiche dell'esistenza, penetra nella coscienza del suo tempo, è consapevole della vanità del finito e della presenza del male nella storia, si angoscia di fronte alla morte e alla possibilità del nulla. A partire da queste problematiche egli matura il suo pensiero nel tentativo di trovare delle soluzioni che lo possano aprire alla speranza. Il Curatore raccoglie le pagine agostiniane più significative sull'argomento, rivelando un Autore di straordinaria modernità.

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Titolo: "Commento ai Salmi (1-71) [vol_1]"
Editore:
Autore: Eusebio di Cesarea
Pagine: 616
Ean: 9788831131766
Prezzo: € 62.00

Descrizione:

Libro di preghiera liturgica e personale ereditato da Israele, il Salterio è stato e continua ad essere nella storia della Chiesa, dopo i Vangeli, il testo sacro più letto, più commentato e più pregato. Il "Commento ai Salmi" di Eusebio di Cesarea si colloca ad un bivio nella storia della sua esegesi: profondamente influenzato infatti dal genio di Origene, Eusebio prende a modello la lettura allegorica origeniana del Salterio, ma contemporaneamente si apre ad un'interpretazione tipologica e letterale, inserita in un attento quadro storico. Proprio per la cura che dedica all'accostamento filologico al testo, è dunque un lavoro "all'avanguardia" rispetto al suo tempo e costituisce ancora oggi una solida base alla lettura dei Salmi.

INTRODUZIONE I. EUSEBIO

Eusebio nacque intorno al 265, forse a Cesarea di Palestina, la città nella quale anche morì nel 339. A Cesarea stessa poté compiere z suoi studi, perché qui si trovavano la biblioteca e la scuola fondate da Origene. Suo maestro fu Panfilo, coltissimo discepolo di Ori-gene. Eusebio gli fu sempre devotissimo e grato, tanto che sovente, nelle sue opere, si definisce Eusebio di Panfilo. Assieme dunque a lui riorganizzò la biblioteca. Durante la persecuzione di Diocleziano del 303-311, Panfilo morì martire (310). Eusebio fu invece risparmiato, e questa singolare eccezione non fece buona impressione ai contemporanei. Dopo la persecuzione fu eletto vescovo di Cesarea. Qui continuò a curarsi della biblioteca, e, in particolare, diede grande impulso allo scriptorium per la riproduzione di codici, senza cessare di attendere alla compilazione delle sue opere.

A questo punto inizia anche un periodo che getta ombre notevoli sulla figura di Eusebio. La sua avversione per la formula ouoovoios; che definisce cioè il Figlio come consustanziale al Padre, e che trovò il favore e la conferma del Concilio di Nicea (325), lo indusse a prendere posizione per Aria L'epoca in corso era densa di difficoltà. La Chiesa cercava, per le sue dottrine fondamentali, trinitarie e cristologiche, delle formulazioni capaci di far fronte al pullulare di diverse linee teologiche, spesso eretiche, e ad attacchi da parte del mondo pagano. Si adattava anche, a questo scopo, a usare parole non contenute nella Scrittura, come appunto consustanziale sopra citato. Ma Eusebio, erede delle dottrine subordinazioniste di Origene, vide in Ario che partiva appunto da simili dottrine, un alleato, benché Eusebio stesso non si sia mai spinto a sostenere le tesi estrema cui pervenne Ario, che ben presto giunse a negare del tutto la divinità del Figlio di Dio, relegandolo al rango di creatura.

Tra il 324 e 325, poco prima del concilio di Nicea, si tenne un concilio ad Antiochia, anche se gli studiosi formulano attualmente qualche dubbio su questo concilio «preliminare» — si direbbe —, a Nicea.

È lì tuttavia, secondo le lettere sinodali, che Eusebio sarebbe stato scomunicato per essersi rifiutato di sottoscrivere una condanna di Ario. Nonostante questo, nello stesso anno prende parte al Concilio di Nicea, e qui, per opportunismo, ma senza mutare il suo pensiero, sottoscrive la formula, rimasta poi per sempre, della consustanzialità del Figlio con il Padre. Non mancò però di inviare una lettera alla sua Chiesa di Cesarea dando la propria interpretazione della formula del Concilio, in modo che non apparisse troppo in contrasto con le sue idee personali. Dopo il Concilio divenne forse un po' più prudente nelle affermazioni, ma continuò ad appoggiare in molti modi Ario e i vescovi di tendenza ariana, pur non sposando mai, come si è detto, le posizioni estreme di Ario e degli ariani integrali.

Non si vuol certo scusare l'irrigidimento di Eusebio dopo il Concilio, ma, in un secolo in cui, di fatto, ancora non era totalmente precisata l'esatta dottrina ortodossa, è necessario tener conto degli antecedenti dottrinali e culturali che hanno influito sulle sue prese di posizione. Quando Eusebio fa appello alla tradizione della Chiesa, per esempio, bisogna ricordare che la sua formazione intellettuale e dottrinale legata in modo così intenso a Origene, restò contemporaneamente legata, come a qualcosa di assolutamente ortodosso, anche al suo subordinazionismo, mentre proprio da questa base Ario partirà per definire tesi che saranno devastanti per tutto il credo cristiano. E la forma di subordinazionismo origeniano alla quale aderiva Eusebio, era la più radicale. Del resto, all'epoca non era il solo a mantenere queste posizioni, soprattutto nella Chiesa d'Oriente.

La stessa tradizione della Chiesa, dunque, era vista da Eusebio attraverso l'ottica teologica di Origene e sotto il suo influsso, come pure sotto l'influsso del vigoroso pensiero, tendente al subordinazionismo, degli apologisti, con i quali condivideva anche le sue forti preoccupazioni apologetiche. Devono infine aver avuto un notevole peso sulla sua scelta e lettura non ortodossa di certi passi biblici, la forma mentale e gli scritti del platonismo. Altro motivo per essere attratto da dottrine ariane, veniva ad Eusebio dal timore che la Chiesa si piegasse al pensiero eretico opposto a questo, cioè al sabellianismo.

Quanto al Commento ai Salmi, i vari punti in cui traspaiono le tendenze di Eusebio (e che talvolta abbiamo sottolineato nel corso della traduzione) sono accuratamente studiati da C. Curti che ha dedicato molti studi a quest'opera. 



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Titolo: "Protrettico ai greci"
Editore:
Autore: Clemente Alessandrino (san)
Pagine: 248
Ean: 9788831131797
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

Tra i più significativi mediatori del Cristianesimo con il mondo dell'alta cultura tra la fine del I secolo e l'inizio del II, Tito Flavio Cemente, formatosi nel raffinato ambiente intellettuale di Alessandria d'Egitto, e per questo conosciuto come l'Alessandrino, si converte al Cristianesimo dopo aver conosciuto i diversi indirizzi filosofico-religiosi contemporanei. Forte di questa esperienza, nel Protrettico ai greci si rivolge ai non credenti, invitandoli a convertirsi al cristianesimo, presentato come l'unica, vera religione in grado di procurare la salvezza all'uomo.

Pur prevalendo il tono esortativo, l'opera è nella prima parte apologetica, nella seconda è più propriamente esortativa. Consapevole di rivolgersi ad un pubblico colto, Cemente ricorre a tutte le sue risorse di scrittore, dispiegando ricercatezze estetiche, artifici letterari e giochi linguistici. Il risultato è uno stile vario e versatile, ora vivace ed espressivo, ora impetuoso e prorompente, ora accattivante, appassionato e ispirato.

 

ESTRATTI DALLA PRIMA PARTE

LA VITA

Tito Flavio Clemente, detto l'Alessandrino, nacque intorno al 150 d.C., come egli stesso ci fa velatamente intendere, da agiati genitori pagani. Le notizie che possediamo della sua vita sono scarse e frammentarie: poco o nulla, infatti, egli stesso lascia trapelare dalle sue opere e quel poco che di lui sappiamo, lo attingiamo da alcuni scrittori dell'antichità, quali Eusebio di Cesarea, Gerolamo, Epifanio di Eleuteropoli e il patriarca Fozio.

Tutto nella sua vita è pertanto incerto, se non addirittura oscuro. Controverso persino il luogo della nascita, dato che la tradizione propende ora per Atene, ora per Alessandria d'Egitto. Gli studiosi moderni, basandosi su un passo degli Stromati, n e prendendo in considerazione la sua vastissima cultura greca, ritengono per lo più che Atene sia stata la sua città natale; se ciò fosse vero, comunque, non deve suscitare meraviglia l'appellativo che accompagna il suo nome, il quale starebbe a indicare non che Clemente sia nato ad Alessandria, ma che nella città egiziana sia a lungo vissuto e vi abbia svolto la stia opera: il che non era infrequente nell'antichità. 

[...]

Ad Alessandria, infine, ascolto l'ultimo maestro, il più amato, per cui nutrì una grandissima ammirazione e che ricorda con commosse parole 9. Questo maestro, di cui Clemente tace il nome, stando alla testimonianza di Eusebio di Cesarea, fu Panteno, il capo del Didaskaleion di Alessandria, di quella tanto discussa scuola alessandrina della quale ben poco sappiamo e che, secondo la tradizione confluita nello stesso Eusebio e in Gerolamo, avrebbe avuto origini antichissime, risalendo addirittura, secondo lo scrittore dalmata, ai tempi dell'evangelista Marco.

A questa scuola, dunque, sarebbe appartenuto Clemente, dapprima come discepolo e, in un secondo tempo (forse intorno al 200), come maestro. Comunque stiano le cose, è fuor di dubbio che Clemente abbia insegnato ad Alessandria la dottrina cristiana, ma ci risulta impossibile affermare con certezza se la scuola nella quale egli insegnò sia da identificarsi o meno con il Didaskaleion di cui parla la tradizione, la quale non è mai accettata nella sua interezza dalla maggioranza degli studiosi. Per il Lizzati, ad esempio, Clemente effettivamente successe a Panteno nella guida del Didaskaleion, ma esso era «un metodo. trasmesso per successione da uno all'altro maestro [...] non una vera e propria organizzazione scolastica; [...] l'insegnamento era orale e tenuto dal maestro in casa sua. Diversa l'opinione del Guasco.



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Titolo: "Trattati"
Editore:
Autore: Cipriano (san)
Pagine: 280
Ean: 9788831131759
Prezzo: € 28.00

Descrizione:

INTRODUZIONE

Agli inizi del III secolo la provincia d'Africa si presenta come uno dei luoghi più vivaci e fiorenti dell'Impero Romano; qui la cultura è ben diffusa a tutti i livelli e la religione cristiana sta iniziando a diffondersi rapidamente non solo fra le persone semplici, ma anche fra coloro che possiedono un'educazione letteraria e che spesso prediligono la retorica come mezzo principale d'espressione del pensiero sia filosofico, sia religioso. In quest'ambiente fortemente romanizzato si assiste al progressivo declino del mondo pagano e al sorgere di un nuovo stile di vita, propugnato da personalità illustri che riuscivano a ben coniugare la loro fede con la loro eloquenza.

Fu soprattutto la città di Cartagine quella che ebbe il vanto di darei natali a due illustri campioni della nuova ideologia cristiana e a contribuire alla diffusione del loro pensiero nel resto dell'Impero; era infatti una città che non aveva nulla da invidiare alle altre due metropoli, Roma e Alessandria d'Egitto, le uniche che potessero essere in qualche modo competitive. Oltre ad essere un importante luogo di scambio commerciale, era anche un vero e proprio centro culturale, affacciato sul Mediterraneo, nel quale convivevano diverse comunità religiose, come ad esempio quella ebraica. Il cristianesimo svolgeva la sua attività di proselitismo alla luce del sole ed era comunque conosciuto ai pagani, che lo guardavano con sufficienza, o con sospetto o con diffidenza. Vi erano stati episodi di violenza e di intolleranza e talora qualche persecuzione; ma tutto sommato la situazione era tranquilla intorno agli anni 200-210, quando sembra verosimile collocare la nascita di Tascio Cipriano. Anche il grande Tertulliano era nato a Cartagine e lì aveva vissuto, riuscendo a lasciare dietro di sé un impronta indelebile; ma a differenza di quest'ultima.

Cipriano fu un uomo di Chiesa, un vescovo sul quale si riversarono le pesanti responsabilità connesse al suo incarico di pastore di anime e che non si sottrasse mai ai suoi impegni e ai suoi doveri di capo della sua comunità. Profuse tutta l'autorità di cui era capace nel guidare i suoi fedeli e non si risparmiò mai, neppure nei momenti più difficili della persecuzione di Decio, che si sarebbe scatenata di lì a poco. Importantissima testimonianza del suo impegno missionario è il suo epistolario, il primo epistolario in lingua latina di un vescovo cristiano, che ci consente di seguire gli avvenimenti storici della Chiesa africana, il formarsi di una gerarchia all'interno di essa e il rafforzarsi di alcuni valori precipui dell'ideologia cristiana, come la penitenza, il martirio e la professione di fede.

Di Cipriano possediamo anche una biografia, intitolata Vita Cypriani (Vita di Cipriano) da attribuire al diacono Ponzio che seguì il vescovo durante il suo esilio da Cartagine e che scrisse poi tutte le sue vicende terrene, immediatamente dopo il suo martirio: Essa ci fornisce alcune notizie utili, ma a causa del suo intento dichiaratamente apologetico e celebrativo non può da sola essere utilizzata come fonte attendibile.

Riguardo al martirio, all'interrogatorio di Cipriano da parte del proconsole e al racconto dell'esecuzione, ci sono giunti gli Acta Proconsularia (Atti proconsolari) che fanno parte degli Acta martyrum, una raccolta di atti che ci forniscono le narrazioni delle sofferenze subite dai martiri prima del loro estremo sacrificio. L'Africa ci ha conservato la maggior parte diqueste raccolte, utilissime per comprendere le circostanze nelle quali si svolsero queste vicende, dal momento che talvolta furono redatte da testimoni oculari, come nel caso di Ponzio, o da scrittori che ebbero la possibilità di documentarsi ascoltando i racconti di coloro che erano stati presenti al martirio.



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Titolo: "Opere di Origene vol. 11/5"
Editore:
Autore: Origene
Pagine: 456
Ean: 9788831195225
Prezzo: € 65.00

Descrizione:Dei 25 libri che, su testimonianza di Eusebio e conferma di Girolamo, Origene avrebbe consacrato all'esegesi del primo Vangelo, soltanto otto di essi, dal decimo al diciassettesimo, sono stati conservati in manoscritti greci. Accanto a ciò la tradizione testuale ci ha consegnato una traduzione latina che si estende dal libro XII, 9 fino a quasi tutto il libro XXV del commentario greco. Per convenzione si definisce "Vetus interpretatio" la traduzione per la parte di cui si possiede anche il testo greco, e "Commentariorum series" quella esclusivamente in traduzione latina. È questa sezione dell'opera origeniana che viene presentata nel presente volume.

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Titolo: "Opera omnia vol. XIV/2 - Contro Fausto manicheo II [Libri XX-XXXIII]"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 488
Ean: 9788831194730
Prezzo: € 70.00

Descrizione:Profondo conoscitore della dottrina e delle pratiche rituali manichee, per aver fatto parte egli stesso della setta, Agostino, una volta uscito, si dedica con appassionata vis polemica alla demolizione dell'eresia di Mani. Composto intorno al 400-402, il "Contra Faustum" rappresenta una risposta tra le più documentate e impegnative di questa controversia che attraversa tutta la produzione agostiniana, ed ha inoltre il pregio di restituirci integralmente il trattato del vescovo manicheo Fausto, fonte preziosa del manicheismo africano altrimenti perduta.

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Titolo: "La grazia"
Editore:
Autore: Fausto di Riez
Pagine: 192
Ean: 9788831131780
Prezzo: € 19.00

Descrizione:

Tra il IV e il V secolo la vita della Chiesa fu segnata dalla nascita e diffusione delle eresie. Tra queste ebbe grande seguito quella di Pelagio che negava il peccato originale e riconosceva all'uomo la piena facoltà di operare il bene senza l'intervento della grazia. Incaricato dal vescovo Leonzio di stendere gli atti del Concilio di Arles (473), Fausto, vescovo di Riez, compone il "De gratia". Fausto impugna la dottrina di Pelagio ed espone la posizione della Chiesa. Contro chi sostiene l'importanza delle sole opere o della sola grazia, l'autore dimostra l'efficacia ma al tempo stesso la debolezza della volontà umana che permette all'uomo - ma solo se sostenuto dalla grazia - di giungere alla salvezza attraverso le opere.

INTRODUZIONE

1. LA VITA

Fausto nacque in Britannia, secondo quanto si ricava da Avito nell'epistola al re Gundobado (30, 1 Peiper): di origine britannica, del borgo di Riez. L'anno di nascita non è tramandato dalle fonti, tuttavia si può ipotizzare basandosi sulle altre date biografiche. Sapendo che Fausto fu abate di Lérins dal 433 al 457 e osservando che nelle lettere scritte esilio intorno al 480, non si trova alcun accenno ai fastidi causati dalla vecchiaia, l'Engelbrecht colloca la sua nascita non molto prima del 410. Il Simonetti, invece, nel Dizionario patristico e di antichità cristiane ol. 1336, dice: nato intorno al 400. Sembra, però, più accettabil le la data proposta dall'Engelbrecht, accolta del resto anche da p Viard, nel Dictionnaire d'Histoire et de Géographie Ecclésiastique, Parigi 1967, col. 731, dove afferma: poco prima del 410.

Secondo quanto si ricava da Sidonio (cf Prolegomena, pp. VII-VIII), nell'adolescenza Fausto si dedicò a studi filosofici, l'influsso dei quali è presente nello stile dell'opera, come dimostrano la cura con cui Fausto ha redatto il Prologo e la ricchezza di figure retoriche presenti nel corso di tutta l'opera. Risulta evidente che il De gratia non è la semplice redazione degli atti di un concilio, ma risente della grande cultura del suo autore, che con l'eleganza del periodare ha arricchito un testo che poteva risultare arido.

In giovane età egli entrò nel monastero di Lérins, probabilmente intorno al 424, quando era abate Onorato, che morì nel 426. A Onorato succedette Massimo fino al 433, come si ricava da una homilia de sancto Maximo Reiensi, di cui fu successore a sua volta Fausto, quando Massimo accettò la carica di vescovo di Riez nel 434. Alla morte di Massimo, che si può collocare intorno al 460, Fausto divenne vescovo di Riez fino al 477 , anno in cui Eurico, re dei Goti, lo mandò in esilio per il suo coinvolgimento negli episodi legati all'occupazione dell'Alvernia e della Provenza da parte dei Visigoti e per la sua posizione avversa all'arianesimo. Probabilmente Fausto tornò dall'esilio intorno al 485 anno in cui morì Eurico.

Come data di morte si ha il terminus ante quem costituito dalla lettera di Avito scritta prima del 500, da cui si deduce che Fausto era morto già da alcuni anni. Inoltre, a sostegno di tale ipotesi è il fatto che non si conosce pressoché nulla di ciò che Fausto fece al ritorno dall'esilio.

2. CONTROVERSIE TEOLOGICHE

Prima di affrontare l'analisi del corpus degli scritti faustiani è opportuno un breve cenno sulle controversie teologiche sottese al De gratia, che in maggiore o minore misura traspaiono dalle affermazioni di Fausto. Senza intenzione di esporre una sintesi esauriente, perciò, saranno fornite alcune notizie sulle eresie cristologiche, sorte in Oriente tra il IV e il V secolo, e sulla dottrina di Pelagio in merito alla condizione originaria dell'uomo, il peccato e il rapporto grazia-libertà.

Le eresie cristologiche

Nella controversia cristologica si possono riconoscere alcune fasi significative: il concilio di Costantinopoli del 381 confutò l'opinione degli ariani e di Apollinare di Laodicea, i quali negavano l'anima umana di Cristo, sostenendo che avesse assunto un corpo senza anima.



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