Articoli religiosi

Libri - Patristica



Titolo: "La sapienza del deserto"
Editore: Claudiana
Autore: Williams Rowan
Pagine: 129
Ean: 9788870166170
Prezzo: € 12.50

Descrizione:Rowan Williams ci propone in questo volume una rilettura degli scritti dei padri e delle madri del deserto del IV e V secolo. Nella loro scelta di vita monastica, che ispirò la Regola di Benedetto e fu una delle forze che modellarono più in profondità la civiltà europea, risuonano molteplici aspetti della ricerca spirituale moderna.

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Titolo: "Le confessioni"
Editore: Rizzoli
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 416
Ean: 9788817009690
Prezzo: € 9.00

Descrizione:"Questa è l'autobiografia sanguinante di uno scrittore geniale, di un pensatore profetico, di un uomo che si espone senza sconti al giudizio della storia, ma soprattutto di un'anima che testimonia la necessità della relazione con Dio. Chi può non riconoscere in Sant'Agostino un suo fratello intimissimo? Chi non condivide con lui il desiderio essenziale di conoscere il mistero della creazione e il bisogno assoluto di essere amati?" (Christian Raimo)

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Titolo: "Elogio di Costantino. Discorso per il trentennale. Discorso regale"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Eusebio di Cesarea
Pagine: 272
Ean: 9788831529730
Prezzo: € 29.00

Descrizione:L'Elogio di Costantino è un testo composto da due differenti discorsi (sempre trasmessi nella tradizione insieme, come fossero una unica opera): il Discorso per il trentennale, pronunciato il 25 luglio 336 per celebrare i trenta anni di regno dell'imperatore Costantino (306-337) e il Discorso regale, composto nello stesso anno. Il Discorso per il trentennale rappresenta il primo trattato cristiano di teologia politica. Eusebio combina il pensiero ellenistico e altoimperiale sul concetto di regalità con la tradizione biblica: il sovrano come immagine di Dio nella prospettiva antropologica biblica dell'imitazione di Cristo. Il sovrano ideale, che instaura un regno giusto specchio di quello celeste, non è figura divina, ma è assimilato ai patriarchi biblici, è "l'uomo di Dio", con il quale Dio stabilisce un patto di alleanza.Il Discorso Regale, ritenuto a lungo l'orazione di dedicazione per la chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme, è una "apologia", un trattato teologico teso a spiegare i motivi dell'incarnazione del Logos e rivolto a confutare le accuse pagane contro il cristianesimo (in esso confluiscono molte parti della Teofania) altro trattato di Eusebio. Il Discorso regale si pone in continuazione ideale con il Discorso per il trentennale in quanto vuole dimostrare la coincidenza tra monoteismo e monarchia. La contemporaneità tra impero romano e cristianesimo, realizzatasi sotto Augusto, viene portata a compimento da Costantino, il quale, riproducendo in terra l'immagine del regno ultraterreno, attua sia l'unità dell'impero sia l'unità religiosa. Questa unità, instauratasi allora per la prima volta, aveva realizzato le promesse evangeliche di pace.In questo volume di patristica, si propone una lettura nuova (ben documentata con studi e ricerche di validi studiosi), di un Eusebio, troppo spesso valutato sbrigativamente come vescovo prezzolato al servizio del potere imperiale, e di un Costantino non sincero nelle sue convinzioni religiose.

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Titolo: "L'uomo mistero di luce increata. Pagine scelte"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Palamas Gregorio
Pagine: 272
Ean: 9788831529082
Prezzo: € 18.50

Descrizione:Gregorio Palamas, personaggio molto illustre della Chiesa Ortodossa, teologo bizantino, impegnato a far conoscere la tradizione spirituale dei monaci del monte Athos, è invece poco noto nell'ambito della Chiesa cattolica che ha ignorato a lungo la figura di questo grande monaco. La sua storia è legata a quella di un altro monaco ortodosso, Barlaam, che difendeva la teologia latina opponendola a quella greca. Da alcuni decenni la teologia e l'esperienza spirituale e ascetica di questo monaco è oggetto di studio nell'ambito cattolico e si scoprono, così, orizzonti che non potevano essere neppure lontanamente intravisti in scritti del XIV secolo, come il ruolo della preghiera nella conoscenza di Dio, l'implicazione del corpo nel cammino spirituale…Un percorso teologico che può diventare ricchezza comune di ogni credente.È una scelta antologica di testi curata con l'obiettivo di offrire una visione abbastanza completa del pensiero e dello stile di Palamas. Per questo la curatrice, M. Tenace, ha preferito la scelta di opere brevi, ma complete. L'unica opera non completa contenuta in questa raccolta è la Lettera a Xene.Una accurata introduzione permette di entrare nel contesto culturale e politico in cui il grande teologo vive e opera; un contesto storico complesso che deve essere tenuto presente per superare luoghi comuni e pregiudizi. Un libro prezioso per i cultori della spiritualità cristiana orientale e un contributo importante al dialogo con le Chiese Ortodosse.

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Titolo: "Contro i pensieri malvagi. Antirrhetikos"
Editore: Qiqajon Edizioni
Autore: Evagrio Pontico
Pagine: 192
Ean: 9788882271794
Prezzo: € 12.00

Descrizione:Un metodo suggestivo e capace ancora oggi di ispirare questa lotta quotidiana contro i pensieri malvagi è quello di far ricorso alla Scrittura: dalla sapienza biblica sgorgano le risorse per fronteggiare gli "otto pensieri" che turbano le nostre menti e le nostre vite. Il testo originale greco dell'Antirrhetikos (lett. "raccolta di confutazioni" al demonio) è andato perduto, ma ci è stato tramandato dall'antichissima versione siriaca di cui viene qui presentata la prima traduzione mondiale in una lingua moderna.

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Titolo: "La catechesi ai principianti. De catechizandis rudibus"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 112
Ean: 9788831528405
Prezzo: € 7.50

Descrizione:Il testo che presentiamo è forse la più conosciuta e apprezzata sintesi della fede cristiana composta nei primi secoli di vita della Chiesa.A un diacono che gli chiede come impostare la catechesi a coloro che vogliono diventare cristiani e non conoscono nulla di teologia e tradizioni di fede, Agostino D'Ippona rispose con questo volumetto. In esso sono esposte preziose e attuali indicazioni di metodo e due discorsi di presentazione della dottrina e della vita nuova dei credenti: uno più diffuso, l'altro più breve.Introduzione, traduzione e note di Anna Maria Velli.

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Titolo: "Lezioni sui salmi. Il commento ai salmi scoperto a Tura"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Didimo il Cieco
Pagine: 904
Ean: 9788831528177
Prezzo: € 65.00

Descrizione:Prima traduzione italiana di un documento importante per la teologia e la storia dell'esegesi nei primi tempi del cristianesimo. Le Lezioni sui Salmi, sono la "registrazione" delle lezioni di Didimo (esegeta e teologo del IV secolo) sui Salmi.Benché parziale (ci sono rimasti solo 21 salmi), il commento è molto ampio e ci presenta una esegesi vicina a quella di Origene, di cui purtroppo abbiamo perso quasi totalmente il Commento ai Salmi.Dopo una introduzione che, come sempre nella collana, situa storicamente, letterariamente e teologicamente l'autore, e una bibliografia accuratamente selezionata, il commento a ogni salmo è preceduto da una nota introduttiva che inquadra il salmo in sé e l'approccio di Didimo. Quindi il testo del commento (che appunto comprende anche gli interventi degli uditori e relativa risposta di Didimo), accompagnato da note abbondanti e precise, che offrono al lettore una chiave interpretativa del testo e della personalità poliedrica di Didimo, sempre in prima linea nell'elaborare risposte alle problematiche poste dal confronto tra ortodossi e ariani, cristiani e manichei, mai dimenticando di sollecitare l'uditore al progresso interiore.La pubblicazione, curata da E. Prinzivalli, nel catalogo Paoline si colloca come testo di patristica e tra i commenti esegetici-spirituali alla Bibbia.

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Titolo: "Opera omnia di Origene [vol_2] / Omelie sull'Esodo"
Editore:
Autore: Origene
Pagine: 440
Ean: 9788831195232
Prezzo: € 62.00

Descrizione:Il presente volume traduce e commenta le tredici omelie di Origene sul libro dell'Esodo giunte nella versione latina di Rufino. Rispetto ad altri lavori esegetici, nei quali fraziona il testo biblico in lemmi di breve estensione seguiti ognuno dalla specifica spiegazione, qui Origene punta spesso al significato complessivo del testo. Alla maggiore libertà strutturale si accompagna una maggiore semplificazione esegetica: dando minore importanza al significato letterale del testo, Origene concentra tutta la sua attenzione sul significato morale. Il suo interesse primario è infatti quello di attualizzarne il contenuto, in modo da avvicinarlo alla condizione esistenziale degli ascoltatori.

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Titolo: "Contro gli ariani"
Editore:
Autore: Vigilio di Tapso
Pagine: 216
Ean: 9788831131841
Prezzo: € 22.00

Descrizione:

Nella veste di vescovo di Tapso, Vigilio partecipò alla conferenza di Cartagine convocata dal re vandalo Unerico nel 484 nella quale furono messe a confronto la fede ariana e quella cattolica. La conferenza si svolse in un momento storico molto difficile per il clero e i cristiani in Africa, allora esposti alla persecuzione di Unerico, filo-ariano. È in questo contesto che vede la luce questo "Dialogo contro gli Ariani". Vigilio si rivolge a un pubblico preparato teologicamente sulle verità di fede, con l'intento di convincerlo della coerenza del cattolicesimo, facendo ricorso alle Sacre Scritture da un lato e, dall'altro, sottolineando la ragionevolezza del cattolicesimo e la contraddittorietà delle tesi degli avversari.

 

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

1. NOTIZIE BIOGRAFICHE

Della vita di Vigilio di Tapso abbiamo poche conoscenze. Egli fu vescovo di una piccola città della Bizacena durante la dominazione del re vandalico Unerico, nel periodo in cui l'Africa settentrionale fu sottoposta alle persecuzioni di cui ci fornisce notizie la Storia della persecuzione della provincia d'Africa ai tempi di Genserico e di Unerico, re dei Vandali. La durezza del dominio barbarico ai danni delle popolazioni locali fu dovuta anche al fatto che Genserico utilizzava l'eresia ariana come un mezzo per consolidare la sua indipendenza dalle leggi di Roma e, anche, per vendicare le offese che i sudditi ariani subivano nell'impero. Nel 429 i Vandali salparono dalla Spagna guidati da Genserico. Contro di loro si dimostrò vana la resistenza dell'impero d'Oriente che oppose loro l'alano Aspare. Ippona fu sottoposta a un lungo assedio; il 28 agosto 430 vi trovò la morte Agostino.

La città resisté lungamente, infine capitolò nell'agosto del 431; nel 435 fu la volta di Cartagine, che i Vandali utilizzarono come base per compiere scorrerie nel Mediterraneo e per minacciare direttamente il vettovagliamento di Roma. La difficile situazione in cui venne a trovarsi la città fu la causa per cui Valentiniano III fu costretto a sottoscrivere un trattato nel quale ratificava la dominazione barbarica in Africa. Dopo la morte di Valentiniano, Genserico, armata una flotta, nel 455 saccheggiò la stessa Roma. Terminò in un disastro anche la spedizione inviata contro di lui dall'imperatore Zenone; alla sua morte, nel 477, Genserico poteva dirsi il padrone incontrastato dell'Africa settentrionale; i suoi domini infatti si estendevano da Ceuta a Tripoli. Alla guida del regno barbarico gli succedettero Unerico (477-484), Gontamondo (484-497), Trasamondo (497-523) e, infine, Ilderico che nel 532 subì la definitiva sconfitta da parte del generale di Giustiniano Belisario che pose fine al dominio vandalico in Africa.

Ci forniscono una preziosa testimonianza in relazione alle persecuzioni cui fu sottoposto il clero cattolico sia Vittore di Vita, sia Possidio di Calama che scrisse una Vita di Agostino dove conferma i toni drammatici della narrazione di Vittore.

Unerico, succeduto al padre nella guida del regno, ordinò la convocazione a Cartagine di una conferenza, nella quale porre a confronto la fede ariana e la cattolica. Intervennero alla discussione, svoltasi nel 484, numerosi vescovi, tra i quali, come leggiamo nella Notizia delle province e delle città dell'Africa, viene citato per ultimo, come appartenente alla delegazione di 111 vescovi provenienti dalla Bizacena, anche un «Vigilius Tapsitanus», identificato con l'autore del Dialogo contro gli ariani, i sabelliani e i fotiniani dall'editore secentesco Chifflet. 



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Titolo: "Opera omnia vol. XXXVI - Enciclopedia"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 392
Ean: 9788831194747
Prezzo: € 55.00

Descrizione:Il "De dialectica", il" De rhetorica", l'"Ars pro fratrum mediocritate breviata" e le "Regulae", opere per lungo tempo ritenute spurie, sono oggi dagli studiosi, anche se con molte riserve, attribuite ad Agostino. Secondo la testimonianza dell'Ipponate, questi scritti dovevano andare a comporre un'opera in più libri sulle discipline liberali. Il progetto viene concepito durante il soggiorno milanese quando matura la conversione al cristianesimo, evento decisivo della sua vita (386ca.). Tracciando il cammino delle arti liberali, Agostino si ripromette di giungere e "di condurre gli altri alla conoscenza delle realtà incorporee passando prima attraverso quelle corporee".

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Titolo: "La catechesi"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 184
Ean: 9788831147408
Prezzo: € 12.00

Descrizione:Nel 400 d.C. il diacono Deogratias, di fronte alle difficoltà incontrate nell'annuncio del Vangelo e nell'esercizio della catechesi, si rivolge ad Agostino presentadogli una serie di problematiche di ordine metodologico e psico-pedagogico e di ordine contenutistico. È questo l'episodio all'origine del "De catechizandis rudibus", piccola opera agostiniana che ha avuto lungo il corso dei secoli un largo influsso sugli scritti e sulla pastorale catechetica. Con il termine "rudes" Agostino indica i nuovi nelle cose di Dio, da iniziare alla fede cristiana. Che cosa e come insegnare? Nell'opera propone una serie di elementi che, assunti a metodologia, diventano una concreta risposta alla "fatica" del cammino catechetico.

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Titolo: "Trattati sul Vangelo di Matteo [vol_4.2]"
Editore:
Autore: Cromazio di Aquileia (san)
Pagine: 576
Ean: 9788831190886
Prezzo: € 80.00

Descrizione:Frutto di un lungo lavoro di recupero condotto in numerose biblioteche d'Europa, i Trattati ci restituiscono un volto e parte dell'opera del più prestigioso vescovo della metropoli dell'Alto Adriatico, uno dei grandi pastori e maestri dei secc. IV e V. che Girolamo definì "il più dotto dei vescovi".

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Titolo: "La filosofia come dialogo. A confronto con Agostino"
Editore:
Autore:
Pagine: 328
Ean: 9788831134156
Prezzo: € 24.00

Descrizione:Consapevole che la verità risiede nell'animo umano, Agostino individua nel dialogo - l'accorto e mirato scambio di domande e risposte tra due o più interlocutori - il metodo migliore per portare alla luce questa conoscenza latente. Per la centralità in Agostino di tale visione della filosofia, i contributi disegnano un duplice percorso di analisi e di approfondimento sul tema.

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Titolo: "Esposizione degli oracoli del Signore. Frammenti"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Papia di Gerapoli
Pagine: 600
Ean: 9788831527521
Prezzo: € 38.00

Descrizione:Si tratta di 26 frammenti dell'opera di Papia, opera di esegesi dei detti e degli atti del Signore, riportata da altri scrittori, o frammenti in cui si parla di Papia (da Ireneo, Eusebio, fino al dotto armeno Vardan Vardapet) spaziando così dal II al XIII secolo.Il più famoso di questi frammenti ci informa che secondo la tradizione di un presbitero, il vangelo di Marco non è altro che l'interpretazione del kerygma petrino adattato alle varie circostanze. Sempre secondo Papia, Matteo ha composto il suo vangelo in "dialetto ebraico", il che ha dato luogo a infiniti studi e discussioni.Sono frammenti molto difficili per la cui comprensione piena si richiede un approfondimento a livello storico e letterario, analisi filologica e comparazione di testi piuttosto scrupolosi e dettagliati. Sono però importantissimi per l'informazione su pratiche e dottrine di ambienti cristiani antichissimi che, attraverso una tradizione orale e la trasmissione diretta di discepolo in discepolo, erano ancora in contatto con la prima generazione di discepoli di Gesù.Il lavoro, curato da E. Norelli, dopo uno studio di vasto respiro sull'ambiente e le tematiche emergenti, presenta i Frammenti con il testo originale a fronte. Ogni frammento, inoltre, è inserito nel contesto dell'opera che ce lo presenta e quindi commentato e annotato per coglierne tutte le informazioni (e anche le più piccole allusioni) che ci possano ridare l'ambiente delle origini cristiane.

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Titolo: "«Non disperi l'umana fragilità». Il dramma dell'uomo negli scritti di san Gregorio Magno"
Editore:
Autore: Antonio Nicola
Pagine: 224
Ean: 9788874022052
Prezzo: € 22.00

Descrizione:La tradizione cristiana, specialmente in Occidente, ha molto stimato e apprezzato i modi in cui san Gregorio Magno (540-604) ha guidato con la parola, con gli scritti e con la corrispondenza epistolare molte persone in cerca di verità.San Gregorio, essendo anima tendenzialmente contemplativa, anche se costretto suo malgrado ad occuparsi di molte cose, ha frequentato con assiduità la sacra Scrittura e volentieri ripropone nei suoi scritti indicazioni morali, ascetiche, mistiche che dischiudono l'orizzonte della salvezza e della santità.Egli non si limita a piangere sulla malizia dei tempi. Uomo di fede, non illude e non scoraggia. Non intende mai rimuovere dai sentieri dell'uomo né la fatica né la tribolazione; non si compiace mai di se stesso. È maestro nell'aiutarci a rivalutare e riconsiderare non solo la nostra speranza ma anche quella di tutti gli altri esseri umani.

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Titolo: "La Bibbia commentata dai Padri. Antico Testamento [vol_13] / I dodici profeti"
Editore:
Autore:
Pagine: 400
Ean: 9788831193788
Prezzo: € 55.00

Descrizione:

Sotto il nome di Dodici Profeti si collocano nell'Antico Testamento i libri di Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria e Malachia; si definiscono anche Profeti minori, per distinguerli dai Profeti maggiori (come Isaia ed Ezechiele), autori di libri di più ampia estensione. Il curatore del presente volume ha raccolto numerose citazioni dei Padri dando un quadro rappresentativo della tradizione dei Padri greci e latini e di altre tradizioni, come ad esempio, quella siriaca. La scelta permette al lettore di giungere ad una conoscenza più approfondita dei dodici profeti e del loro ruolo centrale nell'esegesi cristiana dell'Antico Testamento.

INTRODUZIONE AI DODICI PROFETI 

In confronto a molti altri libri delle Sacre Scritture i Profeti Minori non ricevono grande attenzione, nella nostra epoca, né nelle omelie, né nella catechesi. I Padri della Chiesa, tuttavia, riconobbero l'importanza dei dodici Profeti. Questa attenzione si era già manifestata negli autori del Nuovo Testamento nella loro ricerca di oracoli profetici concernenti il Messia. Per i cristiani Gesù Cristo era l'oggetto diretto delle profezie. Sebbene gli scrittori del Nuovo Testamento facessero già riferimento a sezioni precise dell'Antico Testamento considerandole come rivelazioni profetiche riguardanti Gesù Cristo, che essi credevano essere state da lui portate a compimento, i Padri della Chiesa elevarono questo principio esegetico a livelli più alti. Nel Vangelo di Luca Gesù stesso si dedicava già allo stesso tipo di esegesi con due dei suoi discepoli lungo la strada per Emmaus, e spiegava loro, a partire da Mosè attraverso i Profeti ed i Salmi, tutto ciò che lo riguardava (Lc 24, 27.44).

Nel momento in cui la Chiesa post-apostolica forgiava la sua identità, la questione della sua relazione con l'antica alleanza apparve d'importanza cruciale. La questione sull'importanza delle Scritture dell'Antico Testamento nei confronti della nuova alleanza divenne un argomento di discussione sempre più pressante man mano che si sviluppava il dibattito sul canone delle Scritture. Dopo che si giunse rapidamente ad un unanime consenso sul fatto che le Scritture dell'Antico Testamento erano patrimonio della Chiesa — un punto di vista che era già stato espresso dalla Chiesa propriamente apostolica —, lo scopo principale dell'esegesi di queste Scritture si concentrò sul trovare il Cristo nascosto in esse. Il fatto di aver preservato, in forma scritta, la nuova alleanza nei Vangeli e nel resto del corpus del Nuovo Testamento divenne il modo più tangibile per esprimere la connessione fra le due alleanze nelle Scritture dell'Antico e del Nuovo Testamento. Fu data grande importanza ad un buon numero dei dodici Profeti in passi chiave del Nuovo Testamento, ma fra i Padri della Chiesa fu accordato a questi profeti un ruolo ancor più significativo nell'esegesi scritturale delle profezie che indicavano Cristo come il Messia promesso.

GLI INTERPRETI MAGGIORI

Come ci si poteva aspettare, i riferimenti patristici ai dodici Profeti sono abbondanti. In questo volume ho provato a dare un quadro rappresentativo della tradizione dei Padri greci e latini, a cui ho aggiunto alcuni passi esegetici da altre tradizioni, come, ad esempio, quella siriaca. Inoltre ho rivolto particolare attenzione a molti autori di commenti completi sui dodici Profeti: Girolamo, Grillo di Alessandria, Teodoro di Mopsuestia, Teodoreto di Cirro, e Isho'dad di Merv. Girolamo e Cirillo rappresentano un esempio tipico di esegesi di scuola alessandrina, mentre Teodoro, Teodoreto e Isho'dad sono rappresentanti dell'esegesi di tipo antiocheno.

Girolamo scrisse molti dei suoi commenti sui dodici Profeti, anche se non tutti, quando era in età avanzata. Per esempio scrisse i due commenti su Abdia, il primo dei quali era profondamente allegorico (370 d.C.), ma è andato completamente perduto. Egli afferma che il suo secondo commento (396) fu completato in sole due notti, e che era basato, in un certo qual modo, su Origene e su fonti rabbiniche. I suoi commenti forniscono un'interessante analisi della storia e della geografia della regione durante la sua permanenza a Betlemme, ma sono anche cristocentrici nell'enfasi e nell'interpretazione allegorica.

Cirillo mostra un interesse per la storicità degli eventi riportati negli scritti dei dodici Profeti. Sebbene si fosse anch'egli formato in seno alla scuola allegorica alessandrina, rappresentata nel modo più significativo da Origene, il quale credeva che vi fosse un significato nascosto dietro ogni parola, Cirillo sostiene che alcuni passi non parlino affatto di Cristo. Non di meno Cirillo trova che Cristo viene allegorizzato in ciascuno dei testi.

Il commento di Teodoro rappresenta in modo tipico la forma di esegesi antiochena. È una delle poche, fra le sue opere, che si sia conservata interamente in greco, cioè nella sua lingua originale. La sua esegesi è largamente storico-grammaticale, orientata verso una comprensione letterale del testo, sebbene spesso affiancata ad un'interpretazione tipologica del testo ebraico al fine di stabilire una relazione con il Nuovo Testamento.

Il commento di Teodoreto di Cirro mostra una forma di esegesi che appare tipologica e cristocentrica in molti punti. I dodici Profeti sono anche citati estesamente in lettere e omelie di molti dei Padri, specialmente quando essi fanno profezie dirette sulla vita di Cristo, come per esempio Mic 5, 2 o Zc 9, 9, ma anche per altri spunti di riflessione. Il Commento morale a Giobbe di Gregorio Magno, per esempio, fa spesso riferimento ai dodici Profeti per questioni inerenti la cura pastorale.

Per quanto possibile ho scelto passi dai Padri che potessero rivelare la varietà di interpretazioni e di usi a scopo pastorale di ogni singolo testo biblico. In rari casi alcuni Padri della Chiesa si dilungano in spiegazioni esegetiche astratte, che verosimilmente non venivano recepite dalla gran parte del loro uditorio, fatta eccezione per un ristretto numero di teologi. In generale ho evitato di riportare questo tipo di commenti. In ogni caso il lettore di questo volume potrà giungere ad un apprezzamento più approfondito dei dodici Profeti e del loro ruolo centrale nell'esegesi cristiana dell'Antico Testamento, il cui scopo primario è sempre stato quello di proclamare che Gesù Cristo è veramente il Messia, il Figlio di Dio ed il Salvatore di tutti quelli che cercano Dio.



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Titolo: "La croce"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 248
Ean: 9788831147415
Prezzo: € 15.50

Descrizione:Consapevole della centralità della croce nel disegno salvifico di Dio sull'umanità e della straordinaria molteplicità di rimandi a essa nell'Antico e nel Nuovo Testamento, Agostino si impegna nella sua interpretazione e meditazione lungo tutto l'arco della vita come confermano i numerosi riferimenti alla croce di Cristo, disseminati in tutta l'ampia produzione dell'Ipponate. Ciò che Agostino intende evidenziare è che la scelta di Gesù di portare la croce sulla quale verrà messo a morte è una lucida indicazione su cosa debba significare la vita cristiana.

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Titolo: "La Bibbia commentata dai Padri. Nuovo Testamento [vol_8] / Galati, Efesini, Filippesi"
Editore:
Autore:
Pagine: 336
Ean: 9788831193771
Prezzo: € 48.00

Descrizione:

Le Lettere di Paolo ai Galati, Efesini e Filippesi rappresentano un documento di notevole rilevanza in quanto contengono alcuni concetti fondamentali della teologia paolina che poi diventeranno patrimonio comune della fede cristiana. Ad esse guardarono con interesse i Padri della Chiesa che vi ricorsero frequentemente nelle controversie e nei dibattiti dottrinali del loro tempo. Il presente volume accompagna tali Lettere con il commento, tra gli altri, di Giovanni Crisostomo, Ambrosiaster, Mario Vittorino, Girolamo, Teodoreto di Cirro, Teodoro di Mopsuestia, Cassiodoro, Agostino, Origene.

INTRODUZIONE A CALATI, EFESINI, FILIPPESI

Questa edizione italiana volume del Nuovo Testamento della collana americana Ancient Christian Commentary on Scripture segue la scelta di testi patristici proposti da Mark J. Edwards a commento delle lettere paoline ai Gelati, agli Efesini e Filippesi nella sua edizione inglese.

La scelta dei brani patristici operata, predilige i «commentari», ossia quelle spiegazioni continue di un'intera opera: nel nostro caso, delle lettere paoline. Il pioniere di questa forma di interpretazione in campo cristiano è stato Origene, anche se gli esegeti cristiani dei primi secoli molto dipendevano dall'educazione antica, per (sui più che riferirsi all'Alessandrino, si attenevano alle regole tradizionali I. Tra gli autori di commentari più ricorrenti nella presente scelta antologica abbiamo Crisostomo, l'Ambrosiaster, Mario Vittorino, Teodoreto, Girolamo e Agostino, che rispecchiano pensiero, epoche e aree geografiche diverse, per cui il lettore dovrà avere l'avvertenza di non giustapporre semplicemente i brani riportati a commento di ogni singolo versetto del testo Paolino, ma dovrà considerare i brani in questione solo l'inizio di un cammino di contestualizzazione e successiva riflessione; eviterà così un uso "dogmatico" dei testi patristici.

In tal senso, per favorire il lettore in questo cammino di ricerca e di interpretazione, abbiamo pensato di presentare, in questa introduzione, alcune note bibliche sulle lettere di Paolo, poi qualche accenno ai commentatori e commentari riportati, infine, abbiamo dato alcune indicazioni sul lavoro di traduzione.

NOTE BIBLICHE SULLE LETTERE

La lettera ai Galatí è stata definita «la più rivoluzionaria di Paolo, quella che contiene iparadossi più audaci»; in essa leggiamo sia qualche dato autobiografico molto utile di Paolo, sia alcuni suoi pensieri molto profondi e originali Non sappiamo con certezza chi fossero i Galati, ai quali Paolo indirizza la sua lettera; gli Atti degli Apostoli riferiscono due volte di un passaggio di Paolo «attraverso la regione Galata»; da questi passi possiamo ritenere con una certa sicurezza che con «regione della Galazia» si intendesse la regione nei dintorni di Ancira, l'attuale Ankara.

Non è facile neppure precisare la data di composizione, ma sembra che questa lettera fu scritta dopo una seconda visita dell'apostolo alla Galazia durante la sua terza missione; in tal senso sembra comunemente accettata la data del 57/58. Anche circa il luogo di composizione non tutti gli studiosi esprimono pareri comuni, ma si accetta per lo più Efeso.

L'occasione di questa lettera è dovuta al fatto che alcuni anni dopo la sua visita alle chiese di Galazia, «alcuni perturbatori», ossia elementi giudaizzanti ostili a Paolo, avevano tentato di mettere in discussione la sua autorità apostolica, in primo luogo perché affermavano che Paolo non era un discepolo immediato di Gesù, perché dipendeva a sua volta dai primi apostoli di Gerusalemme; in secondo luogo gli rimproveravano di non predicare il vero vangelo, perché trascurava i precetti della legge mosaica, come l'osservanza della circoncisione e delle feste giudaiche; a ciò aggiungevano anche l'accusa di opportunismo, perché una volta aveva concesso la circoncisione. Informato di questo, Paolo, impossibilitato a intervenire di persona, scrive questa lettera per mettere in guardia i Galati dai pericoli di questo «vangelo differente» e per difendere la sua posizione di apostolo e la verità del suo vangelo.

È certamente centrale in questa lettera il tema della circoncisione, che i Galati, convertiti dal paganesimo al cristianesimo per la predicazione di Paolo, scoprono in un secondo momento attribuendovi poi un forte valore religioso a causa della predicazione dei giudaizzanti. Era, dunque, entrata nelle comunità di Galazia la convinzione che la circoncisione potesse aggiungere qualcosa alla loro fede e alla loro salvezza.



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Titolo: "Il pedagogo"
Editore:
Autore: Clemente Alessandrino (san)
Pagine: 384
Ean: 9788831131810
Prezzo: € 38.00

Descrizione:

Tra i più significativi mediatori del Cristianesimo con il mondo dell'alta cultura tra la fine del II secolo e l'inizio del III, Tito Flavio Clemente Alessandrino compone intorno al 190 il "Pedagogo". Un documento fondamentale per conoscere la Chiesa delle origini; poiché inoltre affronta argomenti di grande attualità, è a noi particolarmente vicino. Pensando ad un pubblico laico, di uomini e donne appartenenti alla classe agiata di Alessandria d'Egitto, Clemente si propone di offrire un manuale di condotta cristiana con precise indicazioni per ogni circostanza della vita: l'abbigliamento, l'alimentazione, la frequentazione dei bagni pubblici, la sessualità, gli spettacoli teatrali; il tutto in un'ottica genuinamente cristiana.

 

INTRODUZIONE

SPECIFICITÀ DEL PEDAGOGO NELL'AMBITO DELLA LETTERATURA PATRISTICA

Certamente, tra gli scritti del cristianesimo antico, il Pedagogo di Clemente di Alessandria detiene un posto di primaria importanza. Tuttavia, al di là della sua celebrità, quest'opera rappresenta un tesoro molto speciale anche per altri motivi. Pertanto, prima di esporre brevemente in questa Introduzione i tratti salienti della vita, delle opere e della spiritualità dell'Alessandrino, vorrei individuare qui di seguito e sottoporre all'attenzione del lettore alcuni punti che fanno del Pedagogo un libro di particolare interesse, un libro per certi versi più vicino a noi di quanto lo possano essere gli scritti di altri Padri della Chiesa.

Innanzitutto Clemente di Alessandria è uno degli autori cristiani più antichi: le sue opere furono scritte intorno al 190 d. C. Ciò conferisce loro un particolare valore, non solo per l'importanza documentaria, ma anche per la vicinanza cronologica agli Apostoli e a Gesù. Il Pedagogo è dunque uno dei primi "grandi libri" del cristianesimo e di conseguenza uno dei suoi testi — per così dire — fondanti. Sebbene i grandi Padri del III e IV secolo, quali Atanasio, Basilio, Agostino, abbiano assunto, nell'elaborazione della dottrina cristiana, un ruolo maggiore, cionondimeno i Padri del I e II secolo (ovvero i Padri Apostolici e gli Apologisti) costituiscono, per la loro antichità, una testimonianza unica e impeti bile. È verosimile che il maestro di Clemente fosse Panteno, quale a sua volta, secondo la tradizione, sarebbe stato discepolo dell'apostolo Giovanni.

È evidente quindi che molti insegnamenti, raccomandazioni e comportamenti, appresi da Giovanni nei suoi anni di vita in comune con Gesù, abbiano potuto essere trasmessi oralmente da lui a Panteno e da quest'ultimo a Clemente. Del Maestro si aveva a quei tempi ancora un ricordo vivo e personale. È lo stesso Clemente che scrive: Questi maestri [tra cui Panteno] conservavano la vera tradizione della beata Dottrina [di Cristo]: essi l'avevano ricevuta di padre in figlio [cioè per trasmissione orale da maestro a discepolo] accogliendola così direttamente dai santi apostoli Pietro e Giacomo, Giovanni e Paolo. In tal modo, grazie a Dio, essi sono giunti sino a noi, depositando anche in noi quei preziosi semi dei padri e degli apostoli. Per questo Clemente, insieme ai Padri dei primi due secoli, ha per noi un'importanza fondamentale: è da lui, più che dagli autori dei tempi successivi che possiamo vedere e imparare quale fosse la Chiesa delle origini. E quando Agostino, Giovanni Crisostomo e i Concili Ecumenici si richiamo ai "Santi Padri" come alla regola della fede e della morale cristiana, si riferiscono appunto a questi primi discepoli degli apostoli e testimoni della nuova religione, tra i quali non ultimo fu Clemente.

In secondo luogo il Pedagogo, diversamente dalle altre opere di Clemente e da numerosi scritti di altri Padri antichi, tocca argomenti che anche per il cristiano di oggi sono particolarmente attuali. Sul piano dottrinale-dogmatico, Clemente non si dilunga in questo libro su questioni di teologia trinitaria, di meticolosa confutazione delle eresie cristologiche e pneumatologiche, bensì affronta temi sempre attuali: come è possibile che il Dio "severo» e punitivo dell'Antico Testamento sia lo stesso Dio di Gesù Cristo? Se Dio ama l'uomo, perché lo punisce e lo fa soffrire? Quale ruolo hanno, nel piano salvifico di Dio, le religioni non cristiane e quale valore possono avere per noi i loro insegnamenti filosofici e religiosi? Quale criterio dobbiamo seguireper la nostra vita: la ragione, il buon senso, la natura, oppure la legge di Dio e i suoi precetti?

Il Pedagogo tratta abbondantemente di questi temi e fornisce risposte illuminanti. Anche per quanto riguarda l'aspetto della morale pratica, Clemente affronta questioni per nulla affatto circoscritte al suo tempo e al suo contesto storico e sociale: sono senza dubbio attuali le sue osservazioni sullo sperpero del lusso, sul consumismo sfrenato, sulla brama di avere sempre di più (in greco pleonexia), sull'inutile affaccendarsi dietro a mille desideri e sulla vana ossessione delle apparenze (doxomania), sulla mancanza di pudore e il cattivo gusto dell'abbigliamento femminile, sull'erotismo dilagante e l'idolatria del denaro. Così, ad esempio, il capitolo 4 del Libro II si apre con una descrizione di quelle danze sfrenate e della vanità di quelle feste che si protraggono per tutta la notte e menano vanto del vino in eccesso! Queste danze sfrenate infatti sono una turbolenza provocata dall'ebbrezza, uno sfogo impulsivo della tensione erotica (...). È davvero contrario all'ordine, alla decenza e alla retta condotta questo frastuono di flauti, di cetre, di cori, di danze, di nacchere egiziane, che rintrona con cembali e tamburi e assorda con gli strumenti di un'ingannevole seduzione!. Vediamo così che anche allora, come oggi, per molta gente il vivere non è altro che baccanali, crapula, terme, vini di qualità, pitali, vacanze, bevande.



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Titolo: "La Bibbia commentata dai Padri. Nuovo Testamento [vol_11] / Giacomo, Pietro 1-2, Giovanni 1-3, Giuda"
Editore:
Autore:
Pagine: 328
Ean: 9788831193764
Prezzo: € 45.00

Descrizione:

Sotto il nome di "Lettere cattoliche" sono tradizionalmente annoverate 7 epistole che si trovano tra il corpus delle Lettere di Paolo e l'Apocalisse: una dell'apostolo Giacomo, due di Pietro, tre di Giovanni, e una dell'apostolo Giuda. Vengono definite "cattoliche", ovvero encicliche o circolari, perché non sono inviate a una nazione o una città particolare - come quelle di Paolo -, ma a tutti i credenti nel mondo, ossia ai giudei della diaspora. Grazie ad esse possiamo ricostruire la vita delle prime comunità cristiane e l'atmosfera intellettuale e spirituale che ha plasmato le prime generazioni.

INTRODUZIONE A GIACOMO, 1-2 PIETRO, 1-3 GIOVANNI, GIUDA

Le Lettere cattoliche hanno una storia abbastanza complessa nell'evoluzione del canone scritturistico del Nuovo Testamento, e le brevi note che premettiamo a questo volume non hanno alcuna pretesa di completezza espositiva, non solo per quello che riguarda i fini ma anche i mezzi. Il nostro proposito è di guidare il lettore attraverso questo volume antologico, composto originariamente negli Stati Uniti da GeraldBray, che viene ora presentato al lettore italiano.

L'esegesi, nel senso che questa parola ha acquistato negli ultimi secoli, ha caci e risonanze abbastanza diversi dalle intenzioni dei Padri, e questa premessa va tenuta presente nella lettura di questo libro, nel quale dunque non si cercheranno spiegazioni strutturate nel senso dell'indagine moderna, e al tempo stesso non si proverà meraviglia quando ci si imbatterà in spiegazioni simboliche, allegoriche, parenetiche, forse non più dotate di appeal, o forse ancora più interessanti, perché capaci di parlare al cuore, oltre che alla mente.

In realtà bisogna tener presente quali erano le finalità dei Padri nel loro rapporto con la Scrittura: l'esegesi nacque in un contesto già in origine segnato dalla sua matrice ebraica; i primi cristiani, provenienti da mentalità e consuetudini ebraiche, accettarono in linea di massima il canone veterotestamentario, ma cominciarono subito a rileggerlo alla luce del. Cristo. La ricerca delle prefigurazioni del Cristo, e la conferma nel Nuovo Testamento, diede luogo a un'interpretazione tipologici) ampiamente diffusa.

Nacque così l'abitudine, confermata nei secoli successivi, e in maniera piuttosto generalizzata, di cercare il Cristo nell'Antico Testamento. «Cristo è il tesoro nascosto [. . .] nelle Scritture, perché era indicato mediante figure e parabole, che umanamente non potevano essere comprese prima che giungesse a compimento ciò che era profetizzato, cioè la venuta del Signore» ( Ireneo, Adv. haer. 4, 26, 1 [PG 7, 1052]). Con il cambiamento sostanziale all'interno della comunità ecclesiale, dato dall'afflusso dei nuovi credenti provenienti dal paganesimo, e quindi con lo spostamento linguistico verso il greco, cambiano i problemi e anche l'atteggiamento verso la Scrittura. Tanta attenzione sarà dedicata a combattere il fenomeno gnostico, che attribuiva la creazione dell'Antico Testamento per buona parte al demiurgo cattivo. Ma la domanda, comune anche ai marcioniti, era: è ancora necessario conservare l'Antico Testamento, ora che abbiamo una raccolta che ci dà tutto quello che vogliamo sapere su Cristo? La tentazione appartenuta ad alcuni gruppi di scartare l'Antico Testamento fu combattuta fortemente, comprendendo il danno che ne sarebbe derivato, non solo in termini ermeneutici, ma anche nel contesto dell'unità della stessa compagine ecclesiale.

A mano a mano che ci si allontanava dalla comunità delle origini, nascevano nuove esigenze, e la Scrittura veniva letta in maniera sempre più nuova e complessa: si trattava di una lettura maggiormente protesa all'incoraggiamento della comunità. Soprattutto, si cercavano nel sacro testo indicazioni pratiche, per cui uno studioso parla di esegesi patristica quale attualizzazione della Sacra Scrittura. È chiara l'evoluzione della lettura e dell'interpretazione: in un ambiente nuovo, completamente caratterizzato dalla presenza di comunità cristiane, cambiavano i percorsi ermeneutici con la presenza di preoccupazioni pastorali e spirituali, sicché necessità di tipo pratico condizionavano la stessa ricerca teologica. Indubbiamente, «la nuova situazione delle comunità cristiane, iniziata de iure con l'editto di tolleranza del 311 e segnata in modo particolare dalla celebrazione del primo concilio ecumenico sotto Costantino nel 325, non poteva rimanere senza conseguenze importanti per il lavoro teologico».

Date queste premesse, la stessa esegesi divenne più aperta, si arricchì di diversi apporti e, probabilmente, cominciò a percorrere una strada nuova: iniziò ad orientarsi in maniera più dogmatica, ad assumere atteggiamenti pedagogici, pastorali e spirituali, a non essere più letta in sé, ma tenendo presenti le finalità appena dette. In questa luce possiamo considerare lo sviluppo della riflessione esegetica sulle Lettere cattoliche.- non piccola parte è fortemente condizionata dalle situazioni e dalle esigenze del tempo, ma l'impegno e l'amore con cui si è studiata la Parola di Dio assicura a molte delle pagine che ci hanno lasciato un valore pienamente attuale. Uno studioso presenta un'interessante riflessione su Agostino, che possiamo applicare facilmente ai Padri in genere: «Non è possibile parlare dell'esegesi nel senso rigoroso che si dà oggi a tale termine.



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Titolo: "Commento di salmi [vol_1]"
Editore:
Autore: Ilario di Poitiers (sant')
Pagine: 480
Ean: 9788831131858
Prezzo: € 48.00

Descrizione:

II Commento ai Salmi di lIario di Poitiers rappresenta iI primo commento al Salterio, seppure incompleto (58 trattati in tutto) in lingua latina giuntoci dall'antichita. Databile all'incirca tra iI 364 e il 367, l'opera costituisce pertanto una testimonianza fondamentale del pensiero e dell'esegesi dei primi secoli sui Salmi, e raccoglie nel contempo il pensiero teologico piu maturo di Ilario, dalla cristologia alia dottrina trinitaria, dall'ecclesiologia all'escatologia. Il vescovo di Poitiers riconosce nei Salmi iI testo biblico più idoneo a esprimere la maturazione della sua dottrina e della sua esperienza umana, e il loro commento gli consente di esporre le verita di fede in un'ottica pedagogica e spirituale, al cui centro si colloca il mistero del Cristo.

 

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

I Trattati sui Salmi di sant'Ilario rappresentano, seppure incompleti, il primo commento in lingua latina che l'antichità cristiana abbia lasciato del Salterio. Nella sua trasmissione e valutazione, l'opera ha subito il giudizio severo di Girolamo, il quale la considerava non più che una "traduzione" libera o un adattamento del commento origeniano sui Salmi, anche se con qualche tratto di originalità. Dato che l'imponente lavoro esegetico di Origene sui Salmi è andato incontro a dispersione e naufragio, e le relative possibili conoscenze devono essere in buona parte ancora ricostruite, il commento di Ilario si pone come una testimonianza fondamentale su quanto i primi secoli hanno pensato del Salterio e sul tipo di esegesi che ne hanno sviluppato.

La figura e l'opera di Ilario si illuminano alla luce della sua esperienza di esilio in Asia Minore, che ne fa un anello di congiunzione di primo piano tra il mondo cristiano occidentale e quello orientale. Nulla di sorprendente, perciò, se nei Trattati si trova il suo pensiero teologico più maturo, dalla cristologia alla dottrina trinitaria, dall'ecclesiologia all'escatologia. In maniera essenziale, egli offre una esposizione pedagogica e serena delle verità della fede, che negli anni precedenti aveva dovuto difendere, spesso in chiave polemica, contro gli eretici. soprattutto gli ariani, che non sempre erano animati dal puro amore della verità.

1. VITA E OPERE

1.1. Prima dell'esilio, Ilario nasce a Poitiers intorno al 315, in una famiglia appartenente alla classe sociale più colta e benestante, non sappiamo se cristiana o pagana. Sicuramente avrà ricevuto una formazione umanistico-filosofica solida e profonda, secondo le norme della pedagogia classica, da maestri che appartenevano alla città natale o, più verosimilmente, alla vicina Bordeaux, capoluogo della provincia di Aquitania. La sua assimilazione dei contenuti della classicità viene elogiata sia da Girolamo che da Agostino.

Il vescovo di Ippona applica anche a lui l'immagine biblica delle "spoglie degli Egiziani", che già Origene aveva utilizzata per raccomandare a un suo illustre discepolo, Gregorio il Taumaturgo, l'utilizzo della letteratura e della filosofia greca ai fini del messaggio cristiano. Sposato e padre di una figlia di nome Abra, Ilario riceve il battesimo non molto tempo prima della nomina a vescovo, che si pone verso il 350.

Negli anni che vanno dal 353 (concilio di Arles) al 355 (concilio di Milano) vede la luce il Commento a Matteo. Oltre a essere il suo primo lavoro letterario-teologico, esso costituisce la più antica presentazione esegetica continua di un libro della Scrittura composto in Occidente. La dottrina teologica e trinitaria ivi contenuta può essere ritenuta come espressione della ortodossia tradizionale comune alle Chiese d'Occidente. Ilario espone liberamente le proprie idee teologiche e trinitarie, anche se talora non può evitare qualche tono polemico nei riguardi dell'eresia ariana, che già conosce, ma che non nomina mai espressamente. La sua notorietà comincia ad espandersi su larga scala nel 355, l'anno del concilio di Milano, a seguito del quale egli prende posizione contro gli esponenti più in vista dei vescovi filoariani, e cioè Ursacio Singiduno, Valente di Mursa e Saturnino di Arles. Nell'ambito del concilio, l'imperatore Costanzo aveva esercitato tutto II peso della sua autorità contro vescovo di Alessandria, Atanasio, e contro le deliberazioni del concilio di Nicea, permettendo così alla minoranza filoariana di costringere la maggioranza a sottoscrivere la condanna di Atanasio. Conseguentemente, i vescovi che avevano rifiutato tali posizioni dovettero prendere la via dell'esilio: Paolino di Treviri, Eusebio di Vercelli Dionigi di Milano e Lucifero di Cagliari. In questa occasione drammatica, il dottore di Poitiers si oppone, con lucidità e coraggio, ai decreti imperiali e si fa promotore in Gallia di un tentativo di resistenza trai suoi confratelli episcopato.

Intanto, con l'appoggio dell'imperatore, Ursacio, Valente e Saturnino si convoca un altro concilio a Béziers, con ogni probabilità all'inizio del 356, al quale egli è costretto ad assistere, senza avere la possibilità di esporre la propria visione trinitaria. In realtà, l'intento dei promotori era di condannare ancora una volta il vescovo di Alessandria, passando sotto silenzio i problemi di carattere dottrinale e teologico. Al rifiuto di Ilario di accettare la sentenza su Atanasio, i vescovi ariani chiesero all'imperatore di emettere un atto di esilio contro di lui e contro Rodanio, vescovo di Tolosa, che condivideva le posizioni nicene. Non si trattava di un formale giudizio canonico, ma di una semplice misura disciplinare, che non lo privava della sua sede episcopale. Anche negli anni dell'esilio infatti, egli si sentirà in comunione costante con i pastori delle Chiese della Gallia e con la propria comunità di fede.



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Titolo: "Commento alla 1ª Lettera di Giovanni"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 200
Ean: 9788831114301
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Opera tra le più celebri di Agostino, il "Commento alla Prima Lettera di Giovanni" nasce intorno al 413, in occasione delle festività pasquali. Si tratta di un tractatus, ovvero di un commento orale compiuto davanti ad un uditorio presente. Agostino spiega e commenta il testo giovanneo nel quale "si tesse, più che in altri scritti, l'elogio della carità". La carità è l'essenza stessa della vita divina; Dio è amore in un continuo, gratuito dono di sé. L'uomo è chiamato a rispondere all'amore di Dio attraverso un amore benevolo, umile, paziente e gratuito verso il prossimo senza alcuna distinzione o divisione. Grande pastore di anime e sensibile oratore, Agostino dosa linguaggio e argomento alle reazioni degli ascoltatori.


ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Il contenuto del commento agostiniano alla lettera di Giovanni non si presta ad una facile catalogazione: vi si parla della carità — questo ne è il tema centrale — non tanto per disquisire su di essa, quanto piuttosto per esortare i cristiani ad amare, realizzando il duplice precetto di Gesù Cristo al riguardo. E se tale contenuto si vuole capire integralmente è dal punto di vista dell'esortazione che ci si deve porre.

E l'incitamento l'elemento di maggior rilievo in questa trattazione; un incitamento appassionato, convinto, che fa gioco sulle sue possibilità di presa nell'ordine affettivo; un incitamento che proprio per questo va alla ricerca di valide ragioni, di motivi che tocchino l'uomo fin nelle sue viscere e non lo lascino indifferente.

Il fulcro degli argomenti di persuasione sta nella validità della Scrittura: non è che questo venga esplicitamente detto, ma dal modo in cui essa viene citata, dal modo di sottolinearne le espressioni risulta evidente che la Scrittura parla in maniera decisiva. O forse sarebbe meglio dire, suadente, senza ambiguità e senza parzialità. Agostino cita e commenta la Bibbia, sentendosi penetrare da quanto il testo dice, tanto che la persuasione ne è logica prima conseguenza. E di questo egli sembra convinto per tutti: egli apre a tutti, commentando il significato scritturistico, perché ne consegua che tutti ne siano presi come avviene per lui. Si pensi che qui tutto si opera nella prospettiva di quel movimento vitale che è la carità e si potranno così percepire nel loro forte valore esortativo i modi di procedere di Agostino nel presentare il testo biblico.

Il cristiano poi in queste argomentazioni persuasive sente totalmente portata in discussione la sua stessa adesione a Dio attraverso la fede: poiché secondo Agostino l'adesione a Dio non può manifestarsi che attraverso la carità. fede e amore convivono nel vero discepolo di Gesù Cristo tanto da poter dire che l'eretico nega l'una e l'altra virtù, da qualunque punto parta.

Ma come Agostino presenta la carità? Innanzitutto e fondamentalmente egli ce la propone come l'essenza stessa della vita divina: perché Dio è carità.

Agostino intuisce, sulla base del dato scritturistico, che Dio è vita, e perciò egli è luce, luce di coscienza che non lascia tenebre in se stessa, in nessun angolo, luce che permette una autodeterminazione perfetta nella verità. Per questo Dio è amore; amore senza macchia, amore senza nessuna diminuzione di peccato; poiché in quella luce il peccato non può esistere. Ci troviamo di fronte ad una concezione di Dio in cui l'amore non è soltanto una qualità o una componente dell'essere, ma piuttosto l'essere stesso: egli è vita, luce, amore in consequenzialità dell'essere se stesso. E le cose non possono stare diversamente, senza distruggere quello che Dio è. E si delinea l'essenza della Trinità: amore che vive in pienezza.

In questa visione si specificano altri elementi che diventano esortativi per l'uomo alla pratica dell'amore: l'assenza di peccato, già detta, e la capacità di dono. Poiché Agostino vuole spingere l'uomo a vivere l'amore nella massima autenticità possibile, egli ricerca in Dio quegli elementi che l'uomo possa riprodurre in sé, in questa prospettiva. L'assenza di peccato si presenta come una caratteristica che aumenta, non diminuisce la vita e l'amore, come una caratteristica di ordine vitale constatabile nell'ordine delle azioni, come un fatto interamente assumibile dall'uomo. La purezza di Dio è infinita e non lascia luogo a tenebre: l'uomo viva fuori dalle tenebre del peccato ed avrà l'integrità dell'amore. La capacità di dono di Dio è da noi sperimentata invece direttamente in noi medesimi: Dio ci ha amato e perciò esistiamo: Dio ci ama e perciò esiste il Cristo per noi. E perché Dio ci ama? Non per noi, ma perché egli — Dio — ha in sé questa mirabile capacità di donare. Ne risulta una «grandiosa gratuità» che pone Dio in nobilissima superiorità sull'uomo e l'uomo nella necessità di imitarlo per avere in sé ancora la vita. L'amore è dono gratuito di Dio, in Dio che è vita; se l'uomo perciò vuol raggiungere la vita raggiunga l'amore del dono gratuito.

La testimonianza vivente di tale dono è la persona di Cristo che si presenta, in questo trattato sulla carità, come una domestica figura di maestro, di compagno, di amico. Maestro ci appare il Cristo nel continuo richiamo alle sue parole, ai suoi esempi, anzi per questo è venuto a parlare della carità. Ma egli è un maestro vicino ai suoi discepoli con una tale buona dimestichezza di vita da renderlo anche affettuosamente legato a loro, come compagno di cammino, come amico, che conosce e compatisce e vibra con loro. L'amore di Dio trova nel Cristo la realizzazione pratica, l'esempio per l'uomo. «Egli è il Signore», ma questo è detto come in famiglia i figli dicono semplicemente «il babbo»: un'autorità che è un esempio e un sostegno.

Nell'uomo, a somiglianza di Dio, la carità si realizza pure nella vita: una vita in cui la luce tolga il peccato che è tenebra e lasci perciò la coscienza in un dominio di sé pieno e libero da deviazioni egoistiche. Una vita soprattutto che sia dono continuo di se stessi, proprio come Dio è e come il Signore ci ha insegnato a fare. E non si minimizzi l'insegnamento: la correlazione esistente tra vita, assenza di peccato, luce, dono di sé costituisce uno stimolo di tale profondità da porre l'uomo in una continua ricerca di Dio, origine della vita, per poter tendere alla meta dell'amore e per sentire che qui è la verità.

Sulla base di tali concetti, la carità si esplica secondo la parola di Giovanni e secondo il commento agostiniano nella realizzazione del duplice precetto dell'amore di Dio e dell'amore del prossimo in una posizione di reciproca interdipendenza vitale.

L'amore per Dio è visto da sant'Agostino come un'adesione che è fatta di conoscenza e di attrazione a Dio: un movimento che abbraccia tutta l'estensione del vivere umano. Dio è l'amore e come tale deve venir conosciuto e inteso e voluto dall'uomo, che arriva così alla sintesi di conoscere l'amore per poter amare i fratelli. Ma quando Agostino si pone nella prospettiva negativa della ricerca di Dio da parte dell'uomo, ci rivela ancor più la realtà vitale del precetto dell'amore di Dio che risulta un fatto più che un comando: il cattivo non può vedere Dio, egli afferma a dimostrazione che di slancio vitale si tratta e non di imposizione esteriore di un comando.

Indubbiamente deriva da tutto ciò che questo amore-vita è dono di Dio che cresce nell'uomo in una simbiosi di movimenti umani e divini che costituiscono l'essere stesso del cristiano. E ci sembra infine doveroso sottolineare un altro concetto che riafferma i precedenti nella linea di pensiero esposta: e cioè come l'amore rende figli di Dio, così l'odio rende figli di Satana. Agostino si serve anche dei ripieghi negativi del pensiero per giungere alle sue conclusioni: l'odio è demonio, è morte proprio perché l'amore è vita, è Dio. Consegnarsi alla morte con l'odio è la cosa più obbrobriosa che l'uomo possa fare di se stesso; come viceversa il donarsi alla vita con l'amore è la più esaltante.

L'amore per i fratelli che costituisce la seconda parte del precetto della carità ne è anche, per Agostino sulla falsariga di Giovanni, l'atto manifestativo essenziale: non ci può essere amor di Dio senza amore per il prossimo o, più semplicemente ancora, senza di questo l'amore non c'è. Ma verso chi deve dirigersi e come si attua?

L'amore del prossimo ha per oggetto tutti gli uomini senza nessuna distinzione o divisione. Cristo infatti è morto per tutti e tutti egli ha riunito nella Chiesa. L'universalità della redenzione è il movente e il tipo della estensione della carità; e il peccato degli scismatici donatisti sta proprio in questo andare contro il significato universale e dell'opera redentrice di Cristo, dell'esistenza della Chiesa e perciò della carità.

In tale universalità dell'amore fraterno sono compresi coloro che ci sono vicini, i fratelli nella fede che non conosciamo ed anche i nemici verso i quali la carità viene ordinata per il solo fatto che essa è carità.

L'attuazione della carità si esplica attraverso un sostanziale volere il bene del prossimo che superi le apparenze e guardi alle anime dei nostri fratelli. Tale amore non può esistere nel cristiano se egli è interessato e soprattutto se egli è orgoglioso, poiché l'orgoglio vede se stesso e non gli altri come meta delle proprie azioni; perciò l'amore è gratuito, tende all'uguaglianza, è benevolo, umile e paziente. Ma il suo fondamento più alto è il suo rapporto con Dio, imitato nel suo donarsi nel Figlio a noi.

Così la carità diventa vita, diventa anzi Chiesa nella quale la pienezza della legge che è l'amore risulta essere il tessuto connettivo che tiene unite tutte le membra in modo che sia Dio tutto in tutti.



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Titolo: "Storia di Vardan e dei martiri armeni"
Editore:
Autore: Elise
Pagine: 224
Ean: 9788831131827
Prezzo: € 22.00

Descrizione:

La storia armena del V secolo è segnata da un evento decisivo per l'identità nazionale ed ecclesiale: la battaglia di Avarayr. Politicamente soggetti ai Persiani, gli Armeni si impegnano in una tenace resistenza nel momento in cui si vedono costretti a rinnegare la propria fede cristiana. Un esercito di valorosi capeggiati da Vardan Mamikonean viene alle armi con i Persiani il 2 giugno 451 presso Avarayr. Nella "Storia di Vardan", Elise - di cui sappiamo poco, probabilmente egli stesso impegnato nella battaglia - ripercorre gli eventi, offrendo una lettura in chiave storico - salvifica della lotta antipersiana. L'opera è qui proposta in una traduzione italiana di agile lettura, ma che non perde la coloritura naif dell'originale.

 

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

1. IL CONTESTO STORICO

La storia armena del V secolo è segnata da un evento decisivo per l'identità nazionale ed ecclesiale: la battaglia di Avarayr. Politicamente soggetti ai Persiani, gli Armeni si impegnarono in una tenace resistenza nel momento in cui si videro costretti dai sassanidi a rinnegare la propria fede cristiana. Un esercito di valorosi capeggiato da Vardan Mamikonean venne alle armi con i Persiani il 2 giugno 451 presso Avaravr. L'animo con cui i guerrieri si accingevano all'impresa è descritto da Elise con queste parole: «Colui che pensava che tenessimo la nostra fede cristiana a mo' di vestito, ora sa che non può mutarla, come il colore della pelle, e forse non potrà farlo fino alla fine. Giacché le sue fondamenta sono collocate saldamente sulla roccia inamovibile, non sulla terra, ma su in cielo, dove non cade pioggia, non soffiano venti, non montano inondazioni». Fede e orgoglio nazionale s'intrecciano strettamente nella coscienza armena. Benché la battaglia abbia avuto un esito incerto e pesante in termini di vite umane per l'esercito di Vardan, il sacrificio di questi eroi della nazione amena e oltre trent'anni di resistenza armata fruttarono nel 485 una maggiore libertà di culto da parte del re di Persia. A causa di questa lotta, decisiva per la storia religiosa dell'Armenia. Chiesa armena non stata rappresentata al concilio di Calcedonia, convocato proprio nel 451 e da essa condannato ufficialmente solo nel 553-555, durante un concilio riunito a Duin. È nel contesto di questi anni, caratterizzati dal martirio e da un intenso dibattito teologico, che la tradizione colloca la figura di Elise

La narrazione di Elise prende inizio da un momento cruciale della storia armena, il 428 d.C., quando i naxarar armeni fecero appello al re persiano Vahram V (421-439), domandando la deposizione dell'ultimo re armeno appartenente alla dinastia di origine partica degli arsacidi, Arsak, a causa dei suoi costumi corrotti. Al suo posto venne nominato marzpan d'Armenia il persiano Véh-Mihr-Sahpuhr.

Secondo Elise, i primi anni di influenza persiana erano stati segnati dalla tolleranza nei confronti del cristianesimo e le persecuzioni sarebbero iniziate solo sotto il regno di Yazdgard II (439457). I dati forniti da Elise concordano sostanzialmente con quanto sappiamo dei re persiani che precedettero tale sovrano.

Dopo le violente persecuzioni promosse da Sahpuhr II (309379), attestate anche da Pawstos Buzand (III, 17), Saphuhr III (383-388) si mostrò abbastanza tollerante nei confronti dei cristiani. Secondo quanto riportato da Elise stesso, Saphuhr III, vedendo che era impossibile ridurre con la forza i cristiani alla religione dei persiani, emanò un editto di tolleranza religiosa, del quale essi poterono beneficiare. I dati forniti da Elise sono confermati da Giovanni di Efeso (sec. VI), il quale pone l'editto di tolleranza come conseguenza della tenace resistenza cristiana.

Sotto il regno di Yazdgard I (399-420) si era radunato a Seleucia nel 410 un sinodo che aveva ottenuto dal re persiano una dichiarazione di tolleranza, che Labourt non stenta a definire «l'editto di Milano della Chiesa persiana». È interessante osservare, leggendo gli atti del concilio, che tutte le prerogative religiose che l'imperatore romano aveva rispetto ai concili, vengono trasferite su Yazdgard I: il re persiano convoca il concilio, sancisce legalmente le decisioni dei vescovi, ratifica l'elezione del kat`olikos armeno. Questa situazione non rimane un caso isolato ma, come attestano gli atti dei concili, si ripeté sotto diversi sovrani, tanto che, come osserva la Garsoian, «the position of the pagan King of Kings the Christian church seems to bave presented an exact parallel to that of his Imperial counterpart». 



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Titolo: "Come muoiono i persecutori"
Editore:
Autore: Lattanzio
Pagine: 152
Ean: 9788831131803
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

Con l'editto di Milano (313), che poneva fine alle persecuzioni dei cristiani e ristabiliva la pace religiosa, Lattanzio si accinge alla composizione del "De mortibus persecutorum". L'opera, che inaugura il genere della storiografia ecclesiastica e delle persecuzioni, racconta il periodo che va dal 303 al 313. Lattanzio ne ripercorre le vicende soffermandosi sulle persecuzioni anticristiane, la restaurazione della pace, la rinascita della Chiesa e la punizione degli imperatori persecutori attraverso il loro crollo politico, le sofferenze fisiche e morali e, il più delle volte, una morte dolorosa e infamante. L'intento è di mostrare che tutto si compie secondo il disegno di Dio affinchè "i posteri imparassero che c'è un unico Dio".

 

INTRODUZIONE

1. LATTANZIO E IL SUO TEMPO

Cecilio (o Celio) Firmiano Lattanzio, se non può contarsi fra i massimi autori della patristica latina prenicena, ne è tuttavia sicuramente un esponente interessante e rappresentativo per molti versi. Oltre ad averci lasciato una produzione varia e abbondate, Lattanzio è infatti detentore di almeno due primati significativi, avendo inaugurato — con le Divinae institutiones e con il De mortibus persecutorum - due generi nuovi per la letteratura paleocristiana d'Occidente: rispettivamente, l'esposizione sistematica della dottrina della fede e la storiografia (ecclesiastica e delle persecuzioni, ma non solo). Inoltre il nostro autore si esprime in un linguaggio e in uno stile di alto livello e qualità, tanto da essere apprezzato da Pico della Mirandola e altri umanisti, che notoriamente lo salutarono come il "Cicerone cristiano". Infine, pur considerando le riserve espresse sul suo conto da Girolamo che lo giudica più eloquente che profondo, più bravo come polemista antieretico che come teologo positivo Lattanzio si propone in prospettiva storica come uno dei primi grandi retori della latinità cristiana. un importante testimone cristianità occidentale nel tratto finale delle persecuzioni secolo), un laico convertito e intellettuale di professione votato all'impegno di diffondere la fede e spiegarne i contenuti presso il ceto e l'ambiente romano-pagano a lui più vicino e congeniale: la classe colta d'estrazione medio-alta.

Ripercorriamo dunque brevemente le tappe cronologiche e gli eventi biografici che condussero il nostro autore a questi approdi. La vita e la carriera di Lattanzio — singolarmente emblematiche di quella fase storica, come si vedrà — si conoscono per sommi capi se così si può dire, con tante zone d'ombra e tanti aspetti, momenti e dettagli che rimangono oscuri. La fontepiù ampia e importante al riguardo è rappresentata da un passo del De viris illustribus di Girolamo. Lattanzio nacque nell'Africa romana (come i maggiori scrittori cristiani preniceni), ma non si sa con esattezza in quale regione o provincia. Tuttavia, avendo egli avuto per maestro il retore Arnobio, nato e attivo a Sicca città dell'entroterra numidico, quasi al confine tra questo paese e l'Africa Proconsolare —, si può fondatamente ipotizzare pure per lui un'origine in quell'area. Due buone premesse, in ogni caso, per il futuro percorso intellettuale e professionale del nostro autore: la nascita nella terra di Tertulliano, Cipriano e Minucio Felice, e la scuola presso un rinomato educatore e scrittore come Arnobio (non ancora cristiano, comunque, quand'era frequentato dal nostro autore).

Non si conosce con precisione neppure l'anno o il decennio della nascita di Lattanzio. Alcuni la collocano intorno al 260, altri risalgono fino alla metà del III secolo, cioè in sostanza all'epoca delle due grandi persecuzioni di Decio (248-251) e Valeriano (253-260), che tanto infierirono sulla Chiesa africana e i suoi fedeli.



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Titolo: "La regola"
Editore:
Autore: Eugippio
Pagine: 224
Ean: 9788831131834
Prezzo: € 22.00

Descrizione:Tra il 530 e il 535, poco prima di morire, l'abate Eugippio indirizza ai monaci della comunità di San Severino una Regola quasi un testamento spirituale. Nella letteratura monastica questo genere conosce una straordinaria fioritura: con l'intento di offrire uno strumento per la formazione di intere comunità di asceti, la Regola raccoglie, attraverso una selezione di testi e di autori, il meglio della tradizione ascetica. Tra le antiche regole religiose, quella di Eugippio occupa una posizione di rilievo: è forse l'ultima precedente o addirittura contemporanea a quella di san Benedetto ed è una delle più lunghe.

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