Articoli religiosi

Libri - Patristica



Titolo: "Opera omnia vol. XXIV/2 - Commento al Vangelo di S. Giovanni [51-124] e alla Prima Epistola di S. Giovanni"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 1144
Ean: 9788831191227
Prezzo: € 160.00

Descrizione:

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Titolo: "Gli uomini illustri"
Editore:
Autore: Girolamo (san)
Pagine: 216
Ean: 9788831114202
Prezzo: € 8.50

Descrizione:

Su invito dell'amico Destro, prefetto del pretorio, nel 393 Girolamo compone il De viribus illustribus, una raccolta di 135 vite di autori cristiani particolarmente dediti allo studio della Bibbia, dalle origini fino al 393, tra i quali l'Autore inserisce anche gli ebrei Filone e Giuseppe e il filosofo pagano Seneca insieme a diversi eretici.

L'ultimo medaglione con il quale si conclude la raccolta è dedicato allo stesso Girolamo. Modellata sul De viribus illustribus di Svetonio e sul Brutus di Cicerone, l'opera dipende quasi totalmente dalla Storia Ecclesiastica e dalla Cronaca di Eusebio di Cesarea per i primi 78 medaglioni, mentre si avvale negli altri, come fonte quasi esclusiva, della vasta erudizione dell'Autore. Nei ritratti si forniscono rapide notizie sulla vita e le opere. Attraverso questa galleria di nomi più o meno illustri, Girolamo si propone di confutare le accuse di scarsa levatura culturale che alcuni intellettuali pagani avevano lanciato contro i seguaci di Cristo. Durante il Medioevo il libro ha riscosso uno straordinario successo, divenendo nei secoli una sorta di pietra di paragone di qualsiasi dettato storico di letteratura cristiana e fonte primaria di documentazione nell'ambito della letteratura cristiana antica.


ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Attraverso questa galleria di nomi più o meno illustri nell'ambito della letteratura cristiana, l'autore si propone di confutare le accuse di scarsa levatura culturale che alcuni intellettuali pagani, come Celso, Porfirio e Giuliano avevano lanciato contro i seguaci di Cristo.

Una certa compiacenza di Girolamo amo per questa sua novità letteraria si può arguire, oltre che dai ritocchi via via apportati, dall'ultimo profilo dedicato a se stesso: malcelata consacrazione del proprio talento?

Certo è che l'opera, nel suo complesso, denuncia enuncia notevoli mende, imputabili in parte al metodo sovente affrettato della composizione geronimiana: difetti peraltrogià rilevati dal contemporaneo sant'Agostino, che pure non mancò di sottolineare la grande utilità di un simile lavoro.

A conferma di questo giudizio sostanzialmente favorevole, si può ricordare il tributo di ammirazione incondizionata che il libro riscosse nei secoli medievali. Ben presto conosciuta anche in Oriente, grazie ad una versione greca comunemente attribuita a Sofronio, l'opera ebbe molti continuatori entusiasti, divenendo per vari secoli una sorta di pietra di paragone di qualsiasi dettato storico di letteratura cristiana. A mero titolo esemplificativo, vai forse la pena di accennare alle opere analoghe di Gennadio di Marsiglia

I(verso il 480); Isidoro di Siviglia (tra il 615 e il 618) , defonso di Toledo (morto nel 667); Sigeberto di Gembloux (sec. XII); Onorio di Autun (prima metà del sec. Anonimo di Melk (sec. XII): Giovanni Tritemio (morto nel 1516). Fino al XVIII secolo il De viris illustribus gerommiano fu modello insostituibile per tutte le opere concernenti lo studio dei Padri.

In altri termini, pur con le dovute riserve su vari aspetti dell'opera - come la scarsa originalità dell'impianto e l'evidente parzialità di taluni giudizi —, non si può certo negare che lo scritto geronimiano, primo nel suo genere costituisce una fonte primaria di documentazione nell'am bito della letteratura cristiana antica.

In ultima analisi, non si può che condividere tout court la dotta e calibrata disamina di Ceresa-Gastaldo nella sua magistrale introduzione alla recente edizione del De viris illustribus, della quale qui si propone un interessante passaggio: «La cultura antica non si trova invece isolata nel pensiero di Girolamo, ma conservata da un'altra cultura che, oltre ogni condizionamento dovuto alle singole personalità e ai diversi ambienti, sarà destinata ad imporsi nei secoli: la cultura biblica». "Cultura classica" e "cultura biblica" sono a loro volta le componenti essenziali della nuova "cultura cristiana" che, nonostante fasi di tensioni e di contrasti legate al loro graduale e progressivo sviluppo, non si presenterà mai come opposizione, ma come originale rielaborazione della cultura antica. Da questo punto di vista si potrebbe dire che, fra tutti gli autori citati, Origene rappresenti per Girolamo il modello ideale soprattutto perché in lui la cultura diventa tanto più vasta e profonda quanto più è ispirata dall'unico intento di testimoniare e di diffondere il messaggio di Cristo.



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Titolo: "Commento al Vangelo di Giovanni"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 1216
Ean: 9788831114325
Prezzo: € 29.50

Descrizione:

Intorno al 416 Agostino compone il "Commento al Vangelo di Giovanni". Frutto non di un lavoro "a tavolino", ma nato nella predicazione liturgica al popolo di Dio, Agostino sceglie non casualmente di commentare il quarto Vangelo. Nella convinzione infatti che il fine dell'esegesi è la carità e che la predicazione è il momento adatto alla dispensazione della parola di Dio, un modo per trasmettere ai fedeli ciò che lo Spirito gli aveva ispirato, tra i quattro Vangeli quello di Giovanni si dimostra per la ricchezza dottrinale e la profondità dei temi spirituali, il più adatto a offrire una parola di Dio ricca ed efficace per la formazione cristiana dei fedeli.

 

INTRODUZIONE

PANORAMICA GENERALE

NOTE STORICO-CRITICHE

1. Perché Agostino ha commentato il Vangelo di Giovanni

Quando Agostino iniziò a commentare il Vangelo di Giovanni già altri esegeti si erano misurati in questa non fa­cile impresa, o stavano per farlo. Il commentario agosti­niano, almeno inizialmente, è nato nella predicazione liturgi ca al popolo e non a tavolino. Questo fatto e altri elementi ci permettono di capire perché egli, tra i quattro Vangeli, ab­bia scelto di commentare proprio quello di Giovanni. Come vescovo considerava la predicazione il momento adatto alla dispensazione della parola di Dio, un modo per trasmettere ai fedeli ciò che lo Spirito gli aveva ispirato.

A questa ben radicata concezione formativo-pastorale della predicazione va unita la sua visione dell'esegesi, esposta in La dottrina cristiana dove viene espressa l'idea che il fi­ne precipuo dell'esegesi è la carità; esegesi che in campo diret­tamente pastorale deve essere al servizio dell'edificazione e della crescita spirituale dei fedeli, mediante la predicazione. A partire da questi presupposti è facile capire che il quarto Van­gelo ha esercitato sul vescovo d'Ippona una grande attrazione perché, proprio per la sua ricchezza dottrinale e la profondità dei temi spirituali, gli permetteva di spiegare una parola di Dio ricca ed efficace per la formazione spirituale dei fedeli 6. Il motivo di fondo del commento a Giovanni è nella volontà del pastore di formare il popolo cristiano attraverso la parola di Dio che esprime verità solide e profonde. Tale motivazione poi, come vedremo, ha assunto due aspetti distinti e, nello stesso tempo, uniti insieme: l'esposizione dei grandi temi dottrinali e spirituali contenuti nel Vangelo di Giovanni e la messa in guardia dei fedeli dagli errori di interpretazione e dalle eresie che da essi hanno origine.

Riguardo al primo aspetto Agostino esprime più volte, nel corso del commento, i motivi della sua ammirazione e del suo interesse per l'autore del quarto Vangelo. Ai suoi occhi questo Vangelo è il più profondo in quanto l'apostolo stava appoggiato sul petto del Signore da cui ha attinto ciò che ora ci comunica. Ha ricevuto dal Signore i segreti più profondi e il dono di annunziare, intorno al Figlio di Dio, verità capaci di stimolare anche le intelligenze dei semplici. Giovanni come un'aquila si è elevato al di sopra di tutte le realtà e del suo stesso spirito, per contemplare il Verbo di Dio. Gli altri evangelisti hanno seguito il Signore nella vita terrena, lo han­no considerato principalmente nella sua umanità; Giovanni invece lo ha visto nella sua preesistenza e ha elevato il suo an­nuncio ad altezze vertiginose, deciso a trascinare nel suo volo pure i nostri cuori, anche se vola così in alto che è difficile se­guirlo con la nostra intelligenza.

Ciò che affascina Agostino nel quarto Vangelo è soprat­tutto la cristologia, la maniera di presentare la realtà della persona di Cristo. Anche gli altri Vangeli sono, per loro natu­ra, cristocentrici, ma questo, ponendo l'accento sulla divinità di Cristo, gli consente di formulare un discorso globale che af­ferma la realtà della sua natura umana e divina. Gli permet­te di fare una predicazione completa su Cristo, rispettando un principio a cui è rimasto sempre fedele nell'attività di pasto­re: la predicazione cristiana è essenzialmente predicazione di Cristo, perché in lui trova il suo senso e valore .

Agostino sottolinea che un'errata impostazione cristolo­gica è alla base di tanti errori teologici: nell'ambito della teo­logia trinitaria, dell'ecclesiologia, della sacramentaria e della soteriologia. Egli evita questa eventualità fondandosi sulla sa­na catholica fides che afferma in Cristo la realtà delle due na­ture, e insegna ai fedeli a fare altrettanto: Tutto ciò che ave­te sentito dell'umile condizione del Signore Gesù Cristo, è da considerare, nella logica del mistero dell'incarnazione, conseguenza di ciò che egli è diventato per noi, non di ciò che era quando ci creò. Tutto ciò invece che di sublime, di superiore ad ogni creatura, di divino, di uguale e coeterno al Padre, di lui sentirete o leggerete in questo Vangelo, sap­piatelo riferire alla sua natura divina, non alla sua natura di servo... La fede cattolica, invece, mantenendosi nella verità da una parte e dall'altra e predicando ciò che crede, ha sem­pre ritenuto e creduto che Cristo è Dio ed è uomo; poiché l'una e l'altra verità risulta dalla Scrittura, l'una e l'altra è certa... che Cristo è Dio, che Cristo è uomo (36, 2). Nella stessa omelia e nello stesso paragrafo parla di coloro che non hanno seguito questa regola e hanno fermato la propria atten­zione su uno degli aspetti della persona di Cristo: o sulla di­vinità o sulla umanità, sbagliando irreparabilmente.

Quest'ultima considerazione ci induce ad approfondire il secondo aspetto che ha motivato in Agostino la scelta del quarto Vangelo: la messa in guardia del popolo dalle eresie. Egli vede nella presenza degli eretici uno stimolo positivo ad approfondire la riflessione teologica, basata soprattutto sul­l'interpretazione delle Scritture, ma li considera nemici pe­ricolosi della sana dottrina. È cosciente del fatto che gli eretici, in un modo o nell'altro, per dare sostegno alle loro teorie si basano sulla Scrittura e, nel caso specifico, sul Vangelo di Giovanni, di cui valorizzano alcune espressioni. In particolare considera due atteggiamenti caratteristici degli eretici: quello di introdurre dottrine del tutto nuove, di matrice ex­tra-biblica e quello di valorizzare solo parte del materiale biblico a disposizione.

Di fronte agli errori il vescovo di Ippona adotta un me­todo che si basa su due principi fondamentali. Il primo, regula sanitatis consiste nell'accettare come cibo sostanzioso quan­to riusciamo a capire alla luce della fede che ci è stata trasmes­sa; nel respingere e rimandare la comprensione ad un altro momento di quanto non riusciamo a conciliare con la sana re­gola della fede (cf 18, 1).

Il secondo principio consiste nel fissare le linee principa­li della regula fidei, da utilizzare poi — nell'interpretazione della Scrittura —, come modelli di paragone. Nell'omelia 18, 2 ne espone in particolare due che gli eretici generalmente non tengono in considerazione: la duplice natura di Cristo, Dio e uomo, e l'uguaglianza del Figlio con il Padre, riguardo la di­vinità, la sua inferiorità, riguardo la natura umana assunta.

In base a questo metodo, ampiamente utilizzato nelle opere teologico-polemiche, egli ottiene un triplice scopo: quel­lo di istruire il popolo su tutte le verità contenute nel quarto Vangelo; di rendere i fedeli capaci di evitare il pericolo delle eresie; di valorizzare anche i brani biblici che sembrano appa­rentemente inspiegabili o in contrasto con altre verità, conte­nute nella Scrittura.



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Titolo: "La Bibbia commentata dai Padri"
Editore:
Autore: Autori vari
Pagine: 576
Ean: 9788831193917
Prezzo: € 84.00

Descrizione:Il libro dei Salmi è tra i più amati e ampiamente letti della Bibbia, usato dai primi autori cristiani a scopo apologetico, dottrinale e pastorale. È questa ricchezza letteraria che il testo, primo di due volumi, mette in evidenza raccogliendo citazioni da più di 160 opere scritte da oltre 65 diversi autori latini e greci. Per gli autori latini - Ilario di Poitiers, Ambrogio, Girolamo, Arnobio il Giovane, Cassiodoro - sono per lo più testi trasmessi in forma diretta e disponibili in moderne edizioni critiche. Al contrario molti dei commenti patristici greci - di Ippolito, Origene Atanasio, Basilio di Cesarea, Gregorio di Nissa, Didimo il Cieco, Evagrio Pontico, Diodoro di Tarso, Giovanni Crisostomo, Asterio, Teodoro di Mopsuestia, Teodoreto di Cirro, Cirillo di Alessandria, Esichio di Gerusalemme - non sono più disponibili in forma completa.

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Titolo: "Spiegazione dei misteri"
Editore:
Autore: Ilario di Poitiers (sant')
Pagine: 120
Ean: 9788831182270
Prezzo: € 12.00

Descrizione:

Scritto intorno al 364 e il 366 d.C. la Spiegazione dei misteri di Ilario di Poitiers è un breve saggio di esegesi spirituale che nelle intenzioni dell'Autore deve essere di guida nella lettura e nella spiegazione della Bibbia. L'Autore parte dal presupposto che l'Antico Testamento è una preparazione alla nuova alleanza e le sue figure sono pienamente comprensibili solo alla luce degli avvenimenti del Nuovo Testamento. Il compito dell'esegeta pertanto è di togliere tale velo e spiegarne il senso e la portata. Destinatari del testo sono i chierici, cioè un uditorio colto cui il vescovo insegna le regole che devono guidarli nel ministero della predicazione.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Come si pone il cristiano di fronte alla Bibbia ebraica? Quale valore ha per lui la rivelazione in essa contenuta? L'interrogativo risulta tanto più attuale, in quanto assistiamo oggi ad una rinascita di interesse per l'AT che non trova paralleli nella Chiesa da parecchi secoli.

La Chiesa crede che Gesù Cristo è il compimento della speranza dI Israele e la piena rivelazione della presenza di Dio nella storia dell'umanità: perciò il NT non può essere sganciato dall'alveo di promesse e di realizzazioni parziali di esse, ma va compreso proprio a partire dalla storia dell'antico Israele. Allo stesso modo non possiamo capire neppure la nostra storia di credenti, il nostro cammino verso il compimento del regno di Dio, se non collegandoci alla fede del popolo eletto sedimentata nelle pagine dell'AT.

L' AT, allora, non è semplicemente un documento che ci informa sul passato del popolo di Israele, sulla sua religione, sulla sua speranza, sulla preparazione che Dio faceva del suo Cristo attraverso di esso, ma una parola vivente che si rivolge all'uomo d'oggi, una parola che lo riguarda perché è stata ed è pronunciata per lui.

Conoscere a fondo gli uomini e le cose dell' AT nel loro essere e nel loro divenire storico, tuttavia, non significa ancora, dal punto di vista cristiano, "comprenderli": è necessaria una intelligenza spirituale della Scrittura, e questa è possibile solo leggendo l'AT alli luce della rivelazione neotestamentaria. Il rapporto tra NT e AT tocca sì il cuore del messaggio cristiano.In questo senso l'insegnamento dei Padri risulta quanto mai fecondo, rivelando tutta la sua attualità. Per essi tutta la Scrittura rende testimonianza a Cristo, e Cristo è la chiave di lettura di tutta la Scrittura, in quanto realizza l'avvenimento escatologico annunciato dai profeti, di cui le realtà dell'antica alleanza costituivano l'abbozzo. È questo l'elemento essenziale permanente dell' esegesi patristica, che considera la storia di Israele come l'ambiente del dischiudersi progressivo del disegno salvifico di Dio, di cui Cristo e la Chiesa sono il culmine, ed è in questa linea che si situa la Spiegazione dei misteri di Ilario di Poitiers.

1. L'INTERPRETAZIONE DELL'AT FINO A ILARIO DI POITIERS

Il cristianesimo è sorto come religione rivelata e, in quanto tale, ha rivendicato l'origine soprannaturale del suo messaggio, che ha avuto la sua fonte ultima nella persona, nelle parole e nelle opere di Gesù Cristo.

Questa rivelazione, affidata da Dio a profeti e legislatori ispirati, è stata trasmessa alla Chiesa dagli apostoli, testimoni oculari della Parola incarnata: essa è contenuta nella Bibbia, alla quale dall'inizio la Chiesa si è richiamata per confermare la sua fede e il suo insegnamento. In questo senso possiamo dire che il cristianesimo appartiene, come l'ebraismo e l'islam, alle "religioni del libro".

Lo studio della sacra Scrittura, quindi, costituì nella Chiesa dei primi secoli l'autentico fondamento della dottrina cristiana, e fin dalle origini è stato continuo lo sforzo di comprendere il significato autentico della pagina sacra.

Ora, almeno nei primi cento anni di storia della Chiesa, le Scritture, nel senso preciso del termine, erano composte esclusivamente daIl'AT, dal momento che i libri, che avrebbero formato più tardi il NT; non erano ancora considerati Scrittura canonica. E l'autorità dell'AT non diminuì neppure quando, negli ultimi decenni del II secolo, i testi del NT furono riconosciuti come ispirati.

È vero che importanti gruppi di cristiani nel II secolo si sentivano a disagio verso l' AT, o persino lo rifiutavano come completamente estraneo al Vangelo di Cristo, ma erano ai margini del filone centrale del cristianesimo: per la Chiesa nel suo insieme esso era un libro cristiano, che in ogni pagina rendeva testimonianza a Cristo.

Da questa convinzione, secondo la quale la vecchia Legge era stata sempre finalizzata al grande evento di Cristo e perciò svelava il suo autentico significato soltanto a chi la interpretava in chiave cristologica, derivava un particolare metodo esegetico. Definito dai moderni "tipologico", dagli antichi "spirituale" o "mistico", esso era essenzialmente una tecnica per stabilire la corrispondenza tra i due Testamenti, ravvisando, con procedimento allegorizzante, in fatti e personaggi dell'AT il typos, cioè la prefigurazione e l'anticipazione. di fatti e personaggi del NT.



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Titolo: "Commento all'epistola ai romani. Commento alle epistole ai corinzi"
Editore:
Autore: Pelagio
Pagine: 352
Ean: 9788831182218
Prezzo: € 36.00

Descrizione:

Il Commento alle XIII epistole di Paolo di Pelagio costituisce l'opera più estesa del celebre avversario di Agostino: un commento sistematico a tutte le epistole paoline, fatta eccezione per quella agli Ebrei. Tale Commento risulta importante per far luce su alcuni aspetti del pensiero di Pelagio prima della polemica con Agostino: l'autore, infatti, non si limita a spiegare le parole dell'Apostolo, ma fa emergere il proprio punto di vista su tematiche fondamentali come il peccato originale, la grazia, il libero arbitrio.

Un'opera fondamentale, dunque, per quanti vogliono conoscere la figura di Pelagio attingendo direttamente alle sue parole, senza il filtro delle opere del vescovo di Ippona che, per quanto rimanga una fonte importante, non può certo essere un testimone imparziale.La traduzione è preceduta da un'ampia introduzione che ricostruisce il contesto storico-dottrinale in cui Pelagio ha operato; vengono descritte le principali tematiche del Commento e analizzati alcuni problemi di tradizione testuale, in modo da fornire delle linee-guida per orientarsi meglio nella lettura dell'opera.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Il presente lavoro si pone lo scopo di rendere fruibile nella traduzione italiana il Commento alle XIII epistole di Paolo di Pelagio. Si tratta dell'opera più estesa del celebre avversario di Agostino, un commento sistematico a tutte le epistole paoline, fatta eccezione per quella agli Ebrei. Pur nei limiti del genere cui appartiene, il Commento risulta importante per far luce su alcuni aspetti del pensiero di Pelagio prima della polemica con Agostino: l'autore, infatti, non si limita a glossare le parole dell'Apostolo, ma fa emergere il proprio punto di vista su tematiche fondamentali come il peccato originale, la grazia, il libero arbitrio. Un'opera essenziale, dunque, per quanti vogliono conoscere la figura di Pelagio attingendo direttamente alle sue parole, senza il filtro delle opere del vescovo di Ippona che, per quanto rimanga una fonte importante per ricostruire la vicenda pelagiana, non può certo essere considerato un testimone imparziale.

La traduzione è preceduta dalla presente introduzione in cui si è voluto ricostruire il contesto storico-dottrinale in cui Pelagio ha operato, fondamentale per comprendere a pieno i suoi scritti. Sono state poi descritte le principali tematiche del Commento e sono stati analizzati alcuni problemi di tradizione testuale, in modo da fornire delle linee-guida per orientarsi meglio nella lettura dell'opera. Il Commento è un'analisi del testo sacro non sempre perspicua e di immediata comprensione, complice anche l'estrema brevità di molte osservazioni: per questo il testo è stato corredato di note esplicative che possono renderne più agevole la fruizione.

Questo lavoro è stato possibile grazie agli studi su Pelagio condotti nei tre anni di Dottorato di Ricerca presso l'Università di e ringraziare il prof. Claudio Moreschini Pisa: vorrei in questa sede per avermi guidato nell'attività di ricerca e realizzazione del presente volume.

1. PELAGIO: VITA E OPERE

Sulla vita di Pela prima del suo arrivo a Roma alla fine del IV secolo si hanno scarsissime notizie. Stando alle testimonianze di Agostino, Mario Mercatore e Orosio la sua patria di origine sarebbe stata la Gran Bretagna, mentre Gerolamo sostiene che fosse di stirpe irlandese, forse, come ha osservato Georges de Plinval, per far ricadere su di lui la cattiva fama di questa popolazione, considerata barbara e idolatra.

Niente sappiamo della sua educazione: gli studiosi concordano nel ritenere che provenisse da famiglia cristiana e avesse frequentato in patria le scuole romane. Qui avrebbe ricevuto le nozioni fondamentali dell'istruzione classica: nella sua giovinezza deve aver letto Terenzio e Virgilio, Cicerone e Sallustio, Lucrezio e Giovenale, pur senza aver dedicato a questi autori uno studio veramente approfondito. Non si trovano invece riferimenti nelle opere di Pelagio ad autori greci: è molto probabile che egli non conoscesse il greco, o comunque lo conoscesse in maniera talmente scarsa da non essere in grado di leggere gli autori greci in lingua originale.

Fra il 375 e il 380 d.C. Pelagio giunge a Roma, probabilmente per compiervi gli studi giuridici.. secondo alcuni nell'uomo di grande eloquenza ed erudizione, che abbandonò l'attività del foro per la Chiesa, di cui parla con scarsa simpatia Gerolamo nell'epistola 50, si può ravvisare proprio la figura di Pelagio. Roma si offriva a Pelagio come un ambiente ricco di vita spirituale e religiosa; vi i trovavano circoli di spiritualità e sincero ascetismo, cui aderivano laici illustri: ne facevano parte i corrispondenti e gli amici di Gerolamo, quali Pammachio, Oceano, Donnione, e numerose nobili donne cristiane, provenienti dall'alto patriziato romano. È a Roma che Pelagio entra in relazione con Ilario, figura non ben definita, uomo di governo e dotto scrittore cristiano, forse da identificare con l'autore di un commento alle epistole di Paolo, noto con il nome di Ambrosiaster. Sempre agli anni della permanenza romana risale anche l'amicizia con l'asceta e vescovo Paolino di Nola, cui Pelagio inviò una lettera in cui chiariva la sua concezione della grazia.

Pelagio condusse a Roma una vita di solitudine, dedicata allo studio dei testi sacri e al perseguimento di un ideale ascetico di elevazione e perfezione: tuttavia, nonostante la comune designazione dei contemporanei di «monaco bretone», non sembra che abbia mai aderito a gruppi di asceti che professassero un genere di vita propriamente monastica, ma visse da laico, abbracciando spontaneamente un ideale di vita ascetica ed esercitando una notevole influenza nell'ambiente romano della fine del IV secolo.



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Titolo: "Vita e detti dei Padri del deserto"
Editore:
Autore:
Pagine: 536
Ean: 9788831114066
Prezzo: € 14.00

Descrizione:

Il Libro delle parole degli anziani rappresenta un classico della spiritualità cristiana e un documento storico del monachesimo sviluppatosi nel deserto egiziano fin dai primi secoli del cristianesimo. L'anonimo compilatore del V secolo raccolse in modo organico gli apoftegmi circolanti al suo tempo in due serie, di cui la principale è quella alfabetica (Alphabeticon), qui presentata in pregevole traduzione italiana.Il modo di vita e gli insegnamenti dei primi anacoreti mostrano quanto essi fossero legati all'intera tradizione della spiritualità, alla quale diedero un contributo proprio e peculiare di grande novità e originalità.

PROLOGO AL LIBRO DELLE PAROLE DEGLI ANZIANI

In questo libro si raccontano la virtuosa ascesí, l'ammirabile modo di vivere e le parole dei santi e beatipadri, per infiammare ed educare a imitarli quelli che vogliono condurre una vita celeste e vogliono percorrere la via che conduce nel regno dei cieli: bisogna dunque sapere che i santipadri, zelatori e maestri di questa beata vita monastica, una volta infiammati dall'amore divino e celeste, stimarono come nulla le cose che gli uomini ritengono buone e pregevoli, e cercarono innanzitutto di non fare niente per essere visti.

Fu col nascondersi e col celare, per eccesso di umiltà, la maggior parte delle loro opere, che percorsero la via che è secondo Dio: perciò nessuno ha potuto descriverci con precisione la loro vita; tuttavia alcuni si sono dati grande pena per affidare alla tradizione scritta un po' delle parole e delle gesta da essi compiute, non per piacere a loro, ma per risvegliare lo zelo dei posteri.

Parecchi dunque, in diverse epoche, hanno messo in forma di racconto i detti e le azioni dei santi anziani, con uno stile semplice e disadorno, perché essi miravano a quest'unico scopo: l'edificazione di molti. Tuttavia, molto di questo materiale, essendo mescolato e non ordinato, presenta qualche difficoltà alla mente del lettore, che non riesce ad memoria senso sparso qua e là per libro. Perciò siamo stati costretti a una sistemazione in ordine alfabetico, in modo che il materiale così ordinato possa offrire, a chi lo desidera, più utile comprensione e pronta edificazione. Quindi, ciò che riguarda il padre Antonio, Arsenio e gli altri, che cominciano per alfa, è raccolto sotto la lettera alfa; ciò che riguarda Basilio il Grande, Bessarione e Beniamino, è raccolto sotto la lettera beta, e così via fino all'omega. Ma poiché vi sono anche altre parole e azioni di santi anziani, che non presentano il nome dei protagonisti, le abbiamo raccolte in capitoli alla fine della sistemazione per alfabeto. Dopo aver fatto ripetute ricerche in molti libri, abbiamo posto alla fine dei capitoli quanto abbiamo potuto trovare, perché l'anima ricavi da tutto edificazione, e si diletti delle parole degli anziani più dolci del miele e del succo dei favi, e noi, vivendo in modo degno della chiamata cui siamo stati chiamati dal Signore, raggiungiamo il suo Regno. Amen.



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Titolo: "Asceticon"
Editore: San Paolo Edizioni
Autore: Isaia Di Scete
Pagine: 280
Ean: 9788821572258
Prezzo: € 23.00

Descrizione:

«L’Asceticon del monaco Isaia si presenta come una piccola summa della sapienza dei Padri del deserto. Così come accade per le altre grandi raccolte di detti e sentenze di questi solitari, gli Apophthegmata Patrum, ricorrono in esso in maniera non ordinata i temi tipici delle spiritualità monastica fiorita nel deserto egiziano nel IV-V secolo. I suoi insegnamenti perciò vertono sull’osservanza delle regole monastiche sia per quel che concerne gli spazi comuni sia la solitudine della cella; toccano le relazioni tra confratelli, trattano della necessità della vigilanza e del discernimento, dell’umiltà e della pazienza, virtù che possono essere alimentate e nutrite mediante il ricorso continuo a Dio nella preghiera, nella meditazione e, attraverso la lectio, nel confronto con le Sacre Scritture. Continuamente il monaco è istruito da Isaia, egli viene guidato nella sua crescita personale e orientato nella sua vita interiore tanto che questo libro, benché esso e il suo autore fossero poco conosciuti nell’Occidente cristiano, viene consigliato insieme agli opuscoli di Efrem e di Nilo ai maestri dei novizi della Compagnia di Gesù (cfr. Institutum Societatis Iesu, t. 3, Florentiae, 1893, p. 121; DiSp III, 833) proprio per la natura di direttorio spirituale che assumevano le sue istruzioni ed esortazioni.» (Dall’introduzione di L. Coco.)

DESTINATARI
Studiosi, ricercatori e storici.

L’ AUTORE
Lucio Coco, studioso di letteratura cristiana antica, è autore di importanti lavori sulla tradizione patristica. Ha curato tra l’altro l’edizione integrale dei Detti dei Padri del deserto (Piemme, 1997). Si è dedicato con particolare attenzione allo studio dei testi di Evagrio Pontico, pubblicando in prima edizione italiana per le Edizioni San Paolo il trattato A Eulogio: sulla confessione dei pensieri e consigli di vita (2006) e per l’editrice Città Nuova le Sentenze del monaco egiziano (2010). L’Asceticon, una piccola summa della sapienza dei Padri del deserto.



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Titolo: "Omelie su Qoelet"
Editore: ESD Edizioni Studio Domenicano
Autore: Gregorio di Nissa (san)
Pagine: 464
Ean: 9788870948028
Prezzo: € 28.00

Descrizione:Le otto Omelie su Qoelet di Gregorio di Nissa costituiscono la prima testimonianza del grande interesse dei Padri per il libro di Qoelet. Gregorio vi legge la confessione del re Salomone e il bilancio della sua vita. Sviluppando il tema della vanità del mondo, sottolineato dal frequente ritornello Vanità delle vanità, tutto è vanità, Gregorio desidera, non tanto invitare al disprezzo del mondo, quanto piuttosto esortare a scoprire nel mondo un cammino che conduce a Dio. Sviluppa così due grandi riflessioni: la prima sulla natura dell'universo, detto macrocosmo, e sulla natura dell'uomo, detto microcosmo, per condurre il suo ascoltatore ad acquisire una giusta consapevolezza del suo essere, del suo ruolo nel mondo e dei suoi limiti; la seconda riflessione è sul concetto di tempo, in senso fisico, etico ed escatologico, nella quale rielabora le più felici conclusioni della filosofia greca.

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Titolo: "Sentenze spirituali"
Editore:
Autore: Basilio Magno, isaia di Scete, Iperechio, Marco l'eremita
Pagine: 64
Ean: 9788831182201
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

Tra il IV e il VI secolo il genere gnomico e sapienziale si diffonde negli ambienti e tra gli scrittori cristiani. Il volume presenta una raccolta di sentenze di Padri della Chiesa (Basilio Magno, Isaia di Scete, Iperechio, Marco l'Eremita) risalenti a tale periodo: testi per lo più di provenienza monastica, molti dei quali inediti, che avvicinano il lettore alle tematiche specifiche dell'ascetismo cristiano e gli danno la possibilità di riflettere sulla sua vita interiore. La brevità e l'immediatezza le rendono ancora oggi un agile e utile strumento per la meditazione alla luce di quella saggezza e di quella sapienza del cuore che esse comunicano.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Dio opera in chi lo ascolta per come crede. - Marco l'Eremita

1. RICOGNIZIONI

Questo libro propone una raccolta di sentenze di Padri della Chiesa in un periodo che va tra il IV e il VI secolo, quando il genere gnomico e sapienziale si diffonde negli ambienti e tra gli scrittori cristiani. Si tratta di testi per lo più di provenienza monastica, molti dei quali inediti, che avvicinano il lettore alle tematiche specifiche dell'ascetismo cristiano e nello stesso tempo gli danno la possibilità di riflettere sulla sua vita interiore. In questo approfondimento egli è aiutato proprio dalla forma di frammento che tali materiali assumono, che ben si accosta alla sensibilità moderna h riflettendo contemporaneamente il gusto degli antichi Padri «che amavano l'insegnamento dei proverbi, molto più di quello delle ammonizioni diffuse e delle considerazioni prolisse. Piaceva senza I dubbio di più al loro tipo di memoria e al loro senso della meditazione prolungata; aveva più affinità con la rettitudine e il rigore della loro volontà» (Wilmart 3, p. 152). La brevità, la rapidità, l'immediatezza, che costituiscono le caratteristiche formali più evidenti delle raccolte di sentenze, le rendono infatti ancora oggi un agile e utile strumento per entrare subito in contatto con i contenuti e le questioni della propria esperienza spirituale luce di quella saggezza e di quella sapienza del cuore che esse esprimono e comunicano.

1.1. Le sentenze di Evagrio

Molto spesso Evagrio Politico fa ricorso nella sua produzione letteraria al genere gnomico. Egli infatti si serve di sentenze rivolgendosi e volendo fornire istruzioni ai monaci delle comunità (Sententiae ad monachos — CPG 2435.) oppure a una vergine (Ad virginem — CPG 2436) e in altre raccolte, fra di esse molto simili tanto sotto il profilo formale che sostanziale trattandosi di ammonimenti e consigli di vita espressi in modo breve ed essenziale (Esortazione ai monaci, Sentenze parenetiche, Sentenze spirituali, Altre sentenze; per lo studio di questi testi cf. il mio Evagrio, Sentenze, TP 215). Nel lessico evagriano si tratta di kephalaia e anche alcuni codici conservano questo riferimento. Per esempio il Barberinianus graecus 515 (XIII sec.) titola le Sentenze ai monaci come kephalaia diàphora psychophelé («diversi capitoli utili all'anima», cf. Sinkewicz, p. 299). Tuttavia la traduzione «capitolo» nell'accezione comune non rende conto del significato antico di «sintesi», di un «raggruppare tutto in poco», di un «ridurre all'uno» che il vocabolo ha e che nella lingua moderna potrebbe essere accostato a un «esporre per capi», a un «ricapitolare».

Un kephalaion, un capitolo, è dunque, facendo riferimento a questa etimologia, meno una parte píù breve in cui viene suddiviso qualcosa, secondo la definizione corrente, che una proposizione in forma sintetica che, separata dalle altre, chiude nel giro di poche parole un'affermazione, un concetto, un pensiero. Con questo significato viene usato nella tradizione classica. Isocrate, infatti, nell'Antidosi parla del discorso indirizzato A Nicode e afferma che, invece di servirsi di unperiodare «accordato e collegato con il resto» (15, 67; testo critico in Isocrate, Discours, Les Beiles Lettres, Paris 1950, vol. III, pp. 120-121), in esso ha separato ogni periodo e «trattandolo a sé, come si dice, per capitoli ikephalaíai» ha cercato «di esprimere in forma breve [dià brachéon] i suoi consigli» (15, 67-68). E

d Evagrio vuole che si presti attenzione anche alla grafica di questi testi, tanto che in un piccolo preambolo che introduce Trattato pratico, riportato da alcuni. codici, tra i consigli che dà ai copisti — ricordiamo che egli stesso esercitava questo mestiere (cf HL 38, 10; 201) — inserisce quello di separare i capitoli [kephgaia] andando a capo [apó ídías archesthai archés] in modo che ciò che è detto risulti più chiaro kai saphé génetai tà legómenal; cf. A. e C. Guillaumont 2, t. I, pp. 384-385; t. II, p. 496. Le caratteristiche congiunte della brevità e della sintesi e il suo essere un testo isolato da ciò che nel discorso precede e segue rendono il kephalaion molto simile a una sentenza, per cui quando in latino si fa riferimento alle raccolte di questi brevi scritti evagriani si parla, quasi si trattasse di un sinonimo, in maniera automatica di sententiae. Così fa per esempio san Gerolamo, che ricorda un libro di sentenze pubblicato da Evagrio (Epistola 133, 3 La Ctesifonte]; PL 22, 1151: edidit librum et sententias...). Ed è anche il caso di Gennadio di Marsiglia (V secolo) che alla voce Evagrius le cita espressamente, informandoci anche di averle tradotte: edidit et paucas sententiolas valle obscuras, et, ut ipse in his ait, solis monachorum cordibus cognoscibiles: quas similiter ego Latinas edili (De scriptoribus ecclesiasticis 11; PL 58, 1067). Passando a tempi più recenti, nella Notitia tratta dalle Institutiones Patrologiae di J. Fesslerl, che Migne premette all'edizione delle opere di Evagrio-Nilo, questa identificazione viene nuovamente ripresa e confermata laddove egli riferisce di cinque collezioni Sententiarum [gnómai] seu Capitolo-rum [kephalaia], quae S. Nilo ascribuntur.



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Titolo: "I Padri apostolici"
Editore:
Autore:
Pagine: 392
Ean: 9788831110570
Prezzo: € 42.00

Descrizione:

I Padri Apostolici sono gli autori più antichi, dopo il Nuovo Testamento. I loro scritti, composti entro la prima metà del II secolo, riflettono l'ambiente delle prime generazioni cristiane e rivestono per questo uno speciale interesse. In essi, infatti, si coglie il nucleo del primo annuncio della fede e della morale cristiana a confronto con il paganesimo e il giudaismo. Gli Autori non erano scrittori di professione, ma scrivevano per i cristiani con un linguaggio comprensibile e semplice; uno stile umile che fa cogliere attraverso le parole i sentimenti più profondi dell'anima e della vita umana.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Nel 1976 Antonio Quacquarelli pubblicava in questa Collana di Testi Patristici la traduzione dei Padri apostolici curandone anche l'introduzione e le note. In oltre trent'anni si sono moltiplicate le traduzioni, le ricerche e gli studi su queste opere che hanno attirato l'attenzione degli studiosi poiché si tratta degli scritti cristiani più antichi dopo quelli del Nuovo Testamento. Si è reso, dunque, necessario rivedere il lavoro di Quacquarelli aggiornando le introduzioni delle singole opere e consultando le eventuali nuove edizioni. Nonostante ciò, il presente volume si pone in continuità con il lavoro di Quacquarelli condividendone sostanzialmente l'impostazione e le finalità, anche se ovviamente tiene conto delle più recenti acquisizioni scientifiche. Al grande studioso pugliese, infatti, va ascritto il merito di aver diretto la Collana di Testi Patristici, contribuendo a diffondere il sapere cristiano per mezzo delle traduzioni delle più famose e importanti opere dei Padri della Chiesa. Tra i lavori più apprezzati e di maggior pregio di Quacquarelli è proprio la traduzione dei Padri apostolici, che lo studioso volle collocare tra i primi volumi della collana sottolineandone l'importanza ai fini della comprensione del cristianesimo delle origini. In questa sede, dunque, mentre si offre una nuova traduzione, è doveroso rinnovare sensi di gratitudine e di ammirazione per un maestro che ha segnato la storia degli studi patristici in Italia e sulle cui orme tentiamo di incamminati.

Con il nome di Padri apostolici sono quegli scritti che si caratterizzano per la loro antichità e il loro aggancio con l'età apostolica e che, per (mesto, sono una fonte primaria per lo studio del cristianesimo primitivo, specie dell'età sub-apostolica (ca. 70-150 d.C). Questa denominazione non fu data né nell'età patristica, né nel medioevo, ma nell'epoca moderna da J.B. Cotelier, che nel 1672 pubblicò una raccolta di scritti comprendente Barnaba, Clemente Romano, Ignazio di Antiochia, Policarpo di Smirne e il Pastore di Erma . Successivamente a questo gruppo furono aggiunti i frammenti di Papia di Gerapoli e l' epistola A Diogneto e poi nell'800 dopo la scoperta di Filoteo Bryennios fu immessa. anche la Didachè. Di ognuno di questi autori e opere daremo notizie più dettagliate nelle rispettive introduzioni delle singole traduzioni.

Le opere dei Padri apostolici furono composte entro la prima metà del II secolo, perciò riflettono l'ambiente delle prime generazioni cristiane e rivestono uno speciale interesse per il fatto che vennero composte in un periodo nel quale il Nuovo Testamento era ancora in formazione e non appariva ancora come un corpus ben definito. In quel contesto i fedeli si basavano ancora sulla memoria viva della tradizione orale e le strutture ecclesiali non erano ancora stabilizzate, anche se le radici del monoepiscopato, come sistema di governo della Chiesa, e la consapevolezza di una regula fidei vanno cercate proprio in questo periodo. In tal senso, è emblematico notare come gli autori di questi scritti, molti dei quali purtroppo restano anonimi, andassero alla ricerca affannosa di tutto quanto concernesse Cristo, per cui pur scrivendo da luoghi diversi, chi da Roma, chi da Antiochia, chi da Smirne, esprimono una unità di fede fondata su Cristo e sulla predicazione apostolica.

Gli autori di queste opere non erano scrittori di professione, ma scrivevano per i cristiani, con il linguaggio comprensibile e semplice con cui si rivolgevano ai loro fratelli nella fede. Per lo più essi seguono la parola di Dio che i loro interlocutori conoscono e su cui fondano i loro ragionamenti, per questo non hanno bisogno di particolari sistemi filosofici, né di discorsi eloquenti e raffinati, ma di riflessioni che rievocano l'esperienza che ogni giorno essi fanno delle cose che cadono sotto i loro occhi. Siamo, dunque, di fronte ad un genus dicendi simplex, lo stile umile che fa cogliere attraverso le parole i sentimenti più profondi dell'anima e della vita umana. In tal senso, non si dovrà ricercare in queste opere le grandi e complete dottrine teologiche che caratterizzeranno il prosieguo della letteratura cristiana antica, bensì si dovrà avvertire l'esperienza di Cristo che gli autori si sforzano di testimoniare con la vita. In altri termini, si è di fronte ad una teologia vissuta e insegnata che ben si adatta agli uomini di ogni tempo e luogo, dal momento che dall'esperienza di Cristo si ricava una lezione ricca di motivazioni, condotta con umiltà e chiarezza, che da una parte rivela l'uomo a se stesso, dall'altra lo innalza alla contemplazione dei grandi misteri del Dio vivente.

La tentazione dell'anacronismo è sempre alle porte, quando si leggono le opere antiche, specie quelle che hanno un grande significato per i lettori, in particolare peri credenti cristiani; il che evidentemente non ne favorisce la comprensione. Per questo, quando si leggono i Padri apostolici si deve tenere presente che la Chiesa, sebbene avesse già tutto l'essenziale, ovvero la dottrina, i sacramenti e la gerarchia, era ancora ai suoi primissimi passi e quel nucleo primitivo e ristretto di cristiani si muoveva in un ambiente molto diverso dal nostro per mentalità, pensiero, costumi ed istituzioni. È evidente che ci dovesse essere un profondo legame tra i membri delle singole comunità e tra le comunità fra loro e che tutti conoscessero i pastori e i pastori i membri delle loro comunità. Nonostante ciò, non è corretto pensare che la Chiesa primitiva fosse del tutto diversa da quella che è giunta a noi, perché «è sempre la stessa Chiesa, lo stesso corpo di Cristo che lega in sé uomini di varie civiltà e di vari secoli: è sempre lo stesso mistero di unione e di amore». Questa ermeneutica della continuità è una chiave utile per aprire lo scrigno della comprensione dei testi dei Padri apostolici e ritornare ad una fonte così feconda per la fede e la spiritualità cristiana. Atteso ciò, l'alveo vitale in cui collocare le opere dei Padri apostolici è quello della predicazione cristiana primitiva che, favorita dall'unione politica di tutto il mondo sotto l'impero romano e dalla lingua comune greco-ellenistica penetrata ovunque, raggiunse ebrei e pagani. 



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Titolo: "Apologia per i cristiani"
Editore: ESD Edizioni Studio Domenicano
Autore: Giustino (san)
Pagine: 408
Ean: 9788870946406
Prezzo: € 28.00

Descrizione:Questa Apologia per i cristiani fu scritta a Roma intorno al 153 per la famiglia imperiale. Fu infatti indirizzata all'imperatore Antonino Pio e a suo figlio, Marco Aurelio, e a suo nipote Lucio Vero, quali futuri imperatori. L'Autore vuole discolpare i cristiani dalle accuse mosse contro di loro e a questo scopo usa argomenti di carattere morale e teologico, ma anche di tono giuridico e politico. Ricorda agli imperatori che la loro pretesa di avere un governo illuminato e degno di filosofi va dimostrata nei fatti. In particolare chiede che i cristiani siano condannati solo dopo che sia provato il male che essi - secondo i pagani - commetterebbero. L'obiettivo dell'Apologia è duplice: ottenere la legalizzazione del cristianesimo e quindi la fine delle persecuzioni; e mostrare agli imperatori e ai pagani che solo la fede in Cristo può soddisfare la loro sete di verità, perché Cristo è il Logos, la Ragione divina fatta carne. Sete di verità che le filosofie e le religioni hanno soddisfatto solo in minima parte. Giustino denuncia anche i limiti e le contraddizioni delle religioni pagane e sviluppa temi insoliti per un'opera destinata alla lettura dei pagani, cioè la dimostrazione della divinità di Cristo sulla base delle profezie e la descrizione del rito eucaristico. L'Apologia, infatti, è un testo storico di capitale importanza per ricostruire il modo con il quale i cristiani del II secolo celebravano l'eucaristia. Infine, Giustino insiste anche sulla santità del modo di vita dei cristiani e sulla consonanza delle loro dottrine di vita con gli spunti più felici della filosofia greca.

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Titolo: "Omelie sulle beatitudini"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Di Nissa Gregorio
Pagine: 408
Ean: 9788831540728
Prezzo: € 36.00

Descrizione:Gregorio di Nissa, considerato il padre della mistica cristiana, in quest'opera visualizza le Beatitudini nella forma di una scala graduale, raccogliendo in questo modo una tradizione antecedente, in gran parte perduta. In questa tradizione le otto Beatitudini di Matteo erano lette come un'unità strutturata secondo un principio dinamico ascensionale ed erano proposte ai catecumeni come cammino preparatorio al battesimo; un esercizio progressivo nella vita cristiana che trovava nel sacramento battesimale il suo culmine e nello stesso tempo, un nuovo punto di partenza.

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Titolo: "Opera Omnia - Indice analitico generale (Riepilogo)"
Editore:
Autore:
Pagine: 184
Ean: 9788831194525
Prezzo: € 21.00

Descrizione:Indice analitico generale è uno strumento utile, anzi necessario per chi voglia rintracciare le linee del pensiero e della vita intellettuale e spirituale di Agostino, un Autore singolare di ingegno superiore, grande per la scienza e la vastità degli scritti. Il presente indice riprende tutti gli indici particolari di cui sono dotati i singoli volumi dell'Opera Omnia di sant'Agostino.Tale materiale è stato raccolto tramite informatizzazione, archiviato, rielaborato, controllato e ordinato. Complessivamente, le voci, o lemmi, in stretto ordine alfabetico, sono oltre 5.500, esclusi i nomi propri e le sottovoci. L'intento è quello di dare una maggiore facilità per trovare informazioni alle molte categorie dei lettori di Agostino, a chi lo ama, a chi lo studia, a chi ne parla, a chi lo commenta, anche a chi lo discute. Il presente tomo completa la serie.

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Titolo: "Sant'Agostino e la Bibbia"
Editore: San Paolo Edizioni
Autore: Gargano Guido I.
Pagine: 244
Ean: 9788821571459
Prezzo: € 19.00

Descrizione:Un volume per approfondire la conoscenza dei Padri della Chiesa e di Agostino in particolare. Questo libro si propone di offrire uno stimolo a chi è interessato ad approfondire la conoscenza dell'ermeneutica dei Padri e di Agostino in particolare, e vuole godere delle loro intuizioni nell'approccio al testo biblico. I Padri della Chiesa avevano un modo particolare di avvicinare la Parola, un metodo frutto del contesto storico, culturale, e ovviamente teologico e spirituale, in cui essi leggevano, studiavano, vivevano e spiegavano agli altri il libro, da tutti loro ritenuto ispirato, della Bibbia. In Agostino, l'amore di Dio diventa l'obiettivo necessario e determinante di ogni utilizzazione e comprensione propria della Bibbia. Si potrebbe perfino dire che esso è il criterio ermeneutico principe cui ogni altra regola esegetica o ermeneutica dovrà  sottostare. Questo criterio è talmente determinante che Agostino ha potuto concludere: ''Quando dunque l'uomo è sorretto dalla fede, dalla speranza e dalla carità  e ritiene tenacemente queste virtù, non ha bisogno delle Scritture se non per istruire gli altri''.

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Titolo: "Cura delle malattie elleniche"
Editore:
Autore: Teodoreto di Cirro
Pagine: 384
Ean: 9788831182195
Prezzo: € 36.00

Descrizione:Opera matura, sebbene scritta da Teodoreto appena trentenne, La cura delle malattie elleniche è l'ultima delle apologie della letteratura cristiana antica, che raccoglie dodici discorsi nei quali vengono messe a fronte le risposte pagane e quelle cristiane alle fondamentali questioni filosofiche. La verità è il motivo ispiratore della sua passione apologetica che dà vita ad una multiforme varietà di fisionomie di filosofi, storici, poeti, in un'alternanza di errori e di verità, stoltezze assurde ed intuizioni luminose. In uno stile essenziale e schematico Teodoreto ottiene così il pregio della schiettezza immediata e della facile lettura.

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Titolo: "Isaia 40-66. La Bibbia commentata dai Padri"
Editore:
Autore:
Pagine: 416
Ean: 9788831193900
Prezzo: € 54.00

Descrizione:

Isaia è stato lo scenario di molte battaglie esegeticheper una interpretazione cristiana della Bibbia. Uno deiprincipali meriti dei Padri - attraverso una lettura metaforicadel testo veterotestamentario - è di aver aiutato il lettore avedere la natura del Dio trinitario riflessa nei versetti biblici,dei quali i Padri evidenziano la straordinaria ricchezza teologica,morale e spirituale. Il presente volume raccoglie testi diquattro commentatori: Eusebio di Cesarea, Girolamo, Cirillodi Alessandria e Teodoreto di Ciro.

INTRODUZIONE A ISAIA 40-66

Isaia è stato lo scenario di molte battaglie nella lotta per un'interpretazione cristiana della Bibbia. A partire dalle dispute sull'identità della vergine, o giovane donna, di Is 7, 14, fino a quella sull'identità del servo nei "canti del servo" dell'ultima parte del libro, rimane incontestato un fatto, ben sintetizzato dal Siracide: Con grande ispirazione vide gli ultimi tempi e consolò gli afflitti di Sion (Sir 48, 24). La visione di Isaia era focalizzata sull'ampio corso della salvezza nella rivelazione data da Dio, rivelazione della sua fedeltà all'alleanza e del suo trionfo d'amore nella storia, contrapposta ad uno sfondo di castigo e alle spietate realtà della miscredenza.

TRA METAFORA E STORIA DIO RIVELA SE STESSO

Il forte uso della metafora nella seconda parte del libro di Isaia è stupefacente. Leggendo il testo, si è quasi investiti dalla forza del torrente retorico che travolge la nostra immaginazione. Si resta colpiti leggendo di come Dio prenda posizione, di come la sua passione bruci contro il male e la malafede e di come prometta fedeltà e salvezza con ancor maggiore intensità. Malgrado ciò, gli scrittori cristiani antichi, nell'interpretare queste azioni di Dio, non lo riducono mai al semplice contenuto delle metafore. Per esempio, quando Isaia si riferisce a Dio come a una donna che non potrebbe mai dimenticare il suo neonato (cf. Is 49, 15), non sta dicendo che Dio è una donna, una madre. Se cerchiamo Dio per quello che è, allora Dio può solo essere quello che dice e che fa nel mondo, nella storia e nella testimonianza di Israele; d'altra parte, una volta preso in considerazione l'aspetto metaforico, rendendosi pienamente conto che queste metafore non esprimono la pienezza dell'esistenza di Dio.

IL CONTRIBUTO DEI COMMENTATORI PATRISTICI ALL'ESEGESI

I Padri della Chiesa — quei teologi cristiani appartenenti ai primi secoli della Chiesa che hanno concorso all'elaborazione fondamentale della fede cristiana —, utilizzando differenti generi letterari, ci rendono più consapevoli della rivelazione che Dio fa di se stesso al mondo. Trattati teologici come quello sullo Spirito Santo di Basilio e quello sulla Trinità di Agostino, oppure scritti di edificazione spirituale come la Vita di Mosè di Gregorio di Nissa e le Conferenze di Giovanni Cassiano, sono fra le opere che più hanno contribuito a formare questa consapevolezza. Nello sviluppo delle loro tematiche, questo tipo di opere si affida in maniera massiccia a brani fondamentali della Scrittura. Diversamente dai trattati teologici, i commentari patristici alla Scrittura non sono focalizzati su un argomento, ma su un testo, sebbene talvolta possano presentare al loro interno brevi annotazioni su passaggi che. in ambito teologico erano particolarmente rilevanti, oppure risposte a questioni sollevate da testi difficili, oppure riassunti di opere o discorsi su cui verteva il dibattito. Questa brevità ha certamente i suoi vantaggi, ma non di rado questi pensieri abbreviati sono troppo brevi per poter comunicare anche ai lettori di oggi l'intuizione che li ispirava.

Uno dei principali contributi che i Padri hanno fornito alla Chiesa nella sua lettura di Isaia è stato quello di permettere al popolo cristiano di accogliere il messaggio di Isaia alla luce della sua realizzazione. I Padri ci aiutano a vedere la natura del Dio trinitario riflessa nei versetti dell'Antico Testamento. Questo significa che vi leggevano quel contenuto traendolo dal Nuovo Testamento così come interpretato dalla Chiesaw? Per certi versi è così. Tuttavia, come detto sopra, l'interpretazione biblica dei Padri raggiunge il suo apice quando è condotta sul piano metaforico. Essa ci raccomanda, per esempio, di fuggire dall'incredulità, non dall'Egitto. Diventa meno credibile, quando è così ansiosa di attualizzare il testo da interpretare gli idolatri di Is 44 come figura degli Ebrei dei tempi post-costantiniani. In generale, però, le parole dei profeti sono come bende sulle ferite intese a guarire il popolo di Dio in tutti i tempi e in tutti i luoghi, e per questo motivo la lettura teologica dei Padri permette ai lettori di oggi di dare la propria interpretazione sulla base della propria situazione.



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Titolo: "Dall'eremo alla stalla"
Editore: Laterza
Autore: Fenelli Laura
Pagine: 190
Ean: 9788842097051
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

Laura Fenelli ricostruisce la figura di sant'Antonio Abate e il culto a lui tributato nel bacino mediterraneo. Una vicenda complessa e appassionante come un romanzo, cominciata nel lontano IV secolo dopo Cristo, e che ha visto - nel susseguirsi di leggende, culti, superstizioni e rappresentazioni -la trasformazione dell'asceta da santo taumaturgo a santo contadino e burlone. Per comprendere questi passaggi basta prendere in esame tre immagini di epoche diverse che ritraggono Antonio. In un dipinto su tavola del 1353, Antonio è vestito di un abito scuro e di un mantello bruno, è in piedi in un paesaggio roccioso dove germogliano sparuti due alberelli, si appoggia a un nodoso bastone da eremita, reggendo con l'altra mano un volume rilegato. Ai suoi piedi trotterellano due maialetti neri. Accanto al santo si affollano donne e uomini, rigidamente divisi in base al sesso. Inginocchiati, stanno chiedendo la grazia, la salute, la salvezza per se stessi o per i loro cari. Due secoli dopo, in un foglio a stampa cinquecentesco variamente riprodotto e di grande diffusione, lo schema iconografico è assai simile, nonostante le differenze di tecnica esecutiva, stile, materiale, contesto. Dettaglio nuovo è quello del fuoco che fiammeggia ai piedi del santo e sembra sgorgare dal trono stesso. Infine, in uno dei tanti e popolarissimi santini dedicati all'eremita alla fine del XIX secolo sono cambiate le figure che lo attorniano: non più devoti inginocchiati che chiedono la grazia, non più malati e infermi, ma animali.



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Titolo: "La Trinità"
Editore:
Autore: Ilario di Poitiers (sant')
Pagine: 340
Ean: 9788831182188
Prezzo: € 33.00

Descrizione:

LIBRO 7

1. Questo è il settimo libro che scriviamo contro la temerarietà insensata della nuova eresia. È posteriore agli altri in ordine numerico, ma è il primo e il più importante per la comprensione del mistero della fede perfetta. Non ignoriamo quanto difficile e arduo sia il cammino dell'insegnamento evangelico che in esso dobbiamo intraprendere. Benché ce ne ritragga la trepida consapevolezza della nostra debolezza, tuttavia, spinti dall'ardore della fede. provocati dallo stimolo ardente degli eretici e turbati dal pericolo che corrono gli ignoranti, non possiamo tacere ciò che non osiamo dire, soggiogati come siamo dal timore di un doppio pericolo, che cioè il nostro silenzio o la nostra predicazione ci renda colpevoli di infedeltà alla verità.

La sottigliezza eretica si è circondata degli incredibili artifici di una mente depravata, in primo luogo per fingere di essere devota; poi, per ingannare con le parole la fiducia di tutti gli ascoltatori più semplici, uniformandosi così alla sapienza del mondo: infine, per allontanare la comprensione della verità col pretesto di dar ragione di essa. Difatti, dichiarando l'esistenza di un solo Dio, ha affermato una falsa pietà; confessando d'altro canto il Figlio di Dio, ha ingannato gli ascoltatori abusando del nome: dicendo anche che non esisteva prima di nascere ha soddisfatto la sapienza del mondo. Inoltre, confessando Dio immutabile incorporeo, ha escluso la nascita di Dio da Dio con ragionamenti ingannevoli. Servendosi dei nostri insegnamenti contro di noi, e combattendo la fede della Chiesa con la Chiesa, ci ha messo in un gravissimo pericolo sia che rispondiamo sia che tacciamo, poiché mediante quello che non neghiamo annuncia quello che neghiamo.

2. Ricordiamo che nei libri precedenti abbiamo avvertito i nostri lettori che, esaminando l'esposizione di tutta la dottrina degli eretici, facciano attenzione che questi non si preoccupano d'altro se non di far credere che il Signore nostro Gesù Cristo non sia né Figlio di Dio né Dio. Così, se questi nomi gli sono stati attribuiti solo per una sorta di adozione, gli si viene a negare la natura di Dio e la filiazione; se affermano l'immutabilità e l'incorporeità di Dio — come di fatto è —, lo fanno appunto per negare che il Figlio è nato da Dio, e se confessano Dio Padre come unico Dio, è soltanto perché nella nostra fede Cristo non sia creduto Dio, visto che la natura incorporea non permette di pensare a una nascita, e la nostra confessione di un solo Dio dissolve la fede in un Dio da Dio. Ma già mostrando nei libri precedenti come fallace e inutile questa loro predicazione sulla base della legge e dei profeti, nella nostra risposta abbiamo seguito questo criterio: annunciando Dio da Dio e proclamando un solo Dio vero, si badi a non sostenere per difetto l'unicità [di soggetto] di un solo Dio vero, né ad ammettere per eccesso la fede in un secondo Dio. Nella nostra confessione di fede Dio non è solitario, e non ci sono due divinità'. E in tali condizioni, senza confessare e senza negare che Dio sia uno, l'integrità della fede, è custodita l'integrità poiché l'unità si riferisce ad ambedue e l'uno e l'altro non sono lo stesso soggetto.

Intendendo dunque esporre compiutamente il mistero sempre valido della fede perfetta con gli insegnamenti dei vangeli e degli apostoli, anzitutto non dovevamo inculcar e altro negli uditori se non di sapere che il Figlio di Dio è un essere sussistente per vera nascita, e presentare con chiarezza che il Figlio è da Dio, e non proviene da altro o dal nulla. Secondo quanto abbiamo detto nel libro precedente, non si può dubitare che, eliminando il nome di figlio adottivo, il Figlio è vero per vera nascita. Anche ora l'affermeremo basandoci sui vangeli, dicendo che non sarebbe vero Figlio se non fosse anche vero Dio, e non sarebbe vero Dio se non fosse anche vero Figlio.

3. Nulla è più insopportabile per la natura umana che la consapevolezza di un pericolo — ciò che si ignora o avviene in modo repentino comporta certamente una sicurezza deplorevole, ma non il timore del futuro —, poiché per chi non è all'oscuro di quanto accade, l'ansietà stessa è una sofferenza penosa. Ora io non sciolgo la nave dal porto, ignorando il pericolo di un naufragio; non inizio il cammino, inconsapevole che i boschi sono infestati da predoni; non attraverso il deserto sabbioso della Libia, senza sapere che ovunque ci sono scorpioni, aspidi e basilischi. Nulla sfugge alla mia preoccupazione, nulla alla mia conoscenza. Parlo infatti sotto lo sguardo di tutti gli eretici, che pendono dalla mia bocca e cercano nelle singole parole occasioni per accusarmi; e tutto l'itinerario del mio discorso è attraversato da strettoie, interrotto da fosse, disseminato di lacci. Che sia arduo e difficile, non me ne lamento, perché non lo intraprendo con i miei passi, ma con quelli degli apostoli.



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Titolo: "La cattolica"
Editore: Lindau Edizioni
Autore: Gherardini Brunero
Pagine: 208
Ean: 9788871809298
Prezzo: € 18.00

Descrizione:L'insegnamento ecclesiologico del grande Vescovo d'Ippona ebbe il merito di fronteggiare una situazione terribilmente critica: l'unità della Chiesa infranta dallo scisma dei donatisti e minacciata da altri gravissimi errori, come quello manicheo e quello pelagiano. Sant'Agostino ebbe ragione degli uni e degli altri riaffermando la dottrina di sempre e riproponendo, quindi, il volto genuino della Chiesa di Cristo, come era pervenuta fino a lui sulle ali sicure della Tradizione cattolica. All'antichiesa di Donato, infatti, contrappose vittoriosamente la Chiesa d'oggi, di ieri, di sempre: la Cattolica.I nostri tempi, è evidente, non sono quelli di sant'Agostino, ma il suo intento di ritrovare l'unità della Chiesa nei valori trasmessi dalla Tradizione ecclesiale è ancor oggi esemplare. Lo riproponiamo in un momento in cui quell'unità sembra entrare in crisi.

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Titolo: "Guida alle Confessioni di Agostino"
Editore: Ancora
Autore: Ferlisi Gabriele
Pagine: 176
Ean: 9788851408718
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

Il volume delle Confessioni è un best seller di tutti i tempi a partire dalla sua data di composizione. Ne fu consapevole Agostino stesso, che così scrisse: "I tredici libri delle mie Confessioni lodano Dio giusto e buono per le azioni buone e cattive che ho compiuto, e volgono a Dio la mente e il cuore dell'uomo. [...] So che sono molto piaciuti e tuttora piacciono a molti fratelli". Con questo lavoro p. Ferlisi si propone di guidare la lettura del capolavoro agostiniano per aiutare a scoprirne la straordinaria ricchezza e la perenne freschezza che affascina e fa bene all'animo. Di ciascun libro egli offre innanzitutto una visione d'insieme ed evidenzia i punti centrali nei quali esso si articola. Quindi, di ogni punto annota prima la serie degli "eventi" storici che Agostino rievoca e poi la "lettura degli eventi", ossia l'interpretazione psicologica e spirituale di fede che lo stesso Agostino, a distanza di tanti anni, da vescovo, ha tentato di fare.



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Titolo: "Opere vol. VIII Commento al Cantico dei cantici"
Editore:
Autore: Gregorio Magno (san)
Pagine: 92
Ean: 9788831194181
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

La sapiente esegesi allegorica di un grande Padre della Chiesa, sul Cantico dei Cantici.



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Titolo: "La restituzione del debito"
Editore: ITL
Autore: Efrem (sant')
Pagine: 128
Ean: 9788880258094
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Nato a Nisibi attorno al 306 da famiglia cristiana, Efrem è l'esponente più rilevante del cristianesimo di lingua siriaca. È il più grande tra i Padri siriaci nonché, senza dubbio, il vertice più elevato della poesia d'epoca patristica. È nella sua poesia e per mezzo di essa che Efrem fa teologia per i fedeli delle Chiese di Nisibi ed Edessa, nella seconda metà del IV secolo. Mettendo la sua arte poetica a servizio della liturgia, dà ai suoi inni un carattere didattico e catechetico; per questo sono allo stesso tempo teologici e adatti per la recita o il canto liturgico. I testi proposti in questo volume offono una riflessione sul digiuno; ci si "riferisce ovviamente al digiuno come a una pratica ascetica, ma di certo Efrem pensa anche al Digiunante per eccellenza, Cristo stesso, che è Colui che salva, arricchisce, libera, abbellisce, dà la vera gioia".



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Titolo: "Mistica teologia e epistole I-V"
Editore: ESD Edizioni Studio Domenicano
Autore: Dionigi Areopagita
Pagine: 288
Ean: 9788870946970
Prezzo: € 28.00

Descrizione:Introduzione di Matteo AndolfoTesto critico a cura di A. M. RitterTraduzione e note di Matteo AndolfoPrima edizione italiana con testo critico greco e traduzione a fronteLa Mistica teologia è un sintetico trattato di metafisica con finalità mistica: conoscere Dio non come si manifesta e rivela nel creato e nella Scrittura, ma come è in sé stesso, l'increato, l'infinito che trascende tutte le determinazioni, dissimile da tutte le altre realtà. Per questo l'intelletto umano deve negare dapprima tutte le affermazioni su Dio che ne sottolineano la somiglianza con il creato, ma poi anche tutte le negazioni perché tutte le realtà sono partecipazioni divine e pertanto esistono in Dio in modo eminente. Abbandonata ogni affermazione e negazione determinata, in tale nescienza l'intelletto umano conosce sovraintellettivamente l'Inconoscibile, ossia si è disposto a essere elevato dalla grazia all'esperienza mistica della comunione con Dio. La traduzione con testo greco a fronte è accompagnata da quella delle principali lettere di Dionigi che chiariscono alcuni punti del trattato, da un'introduzione alla struttura dell'opera e alla figura del suo misterioso autore e da un commento filosofico che presenta la chiave interpretativa del trattato, ne spiega insieme alle note al testo i passaggi complessi e lo contestualizza all'interno della storia del pensiero antecedente e successivo a Dionigi sia occidentale (neoplatonismo pagano e filosofia patristica, bizantina e medievale, rinascimentale e oltre) sia orientale (ermetismo e filosofie indiana, giudaica e islamica). Anche al lettore non specialista è così resa possibile la comprensione di uno scritto che costituisce un esempio paradigmatico e di perenne attualità di mistica speculativa, suggestivo per tutti e particolarmente per il cristiano che, in quanto chiamato alla santità, trova un itinerario di approfondimento razionale della propria fede spinto sino ai limiti invalicabili dell'intelligenza umana in quanto finalizzato ad aprire la sua anima al dono della grazia santificante.

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Titolo: "Dizionario di spiritualità biblico-patristica vol.57"
Editore: Borla
Autore:
Pagine: 296
Ean: 9788826317960
Prezzo: € 30.00

Descrizione:

Venite, benedetti del Padre mio, ereditate il Regno della felicità e della Grazia! (S.A. Panimolle)
II Regno di Dio nel Primo Testamento (L. Sembrano)
II Regno di Dio nel giudaismo (F. Manns)
II Regno di Dio nei Vangeli e negli Atti degli apostoli (S.A. Panimolle)
II Regno di Dio nell'epistolario del Nuovo Testamento (A. Pitta)
II Regno di Dio nell'Apocalisse (L. Pedroli)

 

 



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