Utilizza la nuova versione del negozio



RICERCA PRODOTTI

Seleziona la categoria di interesse dal menù principale,
in questo modo le tipologie associate saranno subito visibili.


Categoria


Tipologia


Num. Prodotti x Pagina


Ordina Per

Libri - Patristica



Titolo: "Opere - Eugippio"
Editore:
Autore: Eugippio
Pagine: 342
Ean: 9788831190954
Prezzo: € 70.00

Descrizione:Eugippio, scrittore cristiano della tarda antichità, nato intorno al 460 e attivo nella prima parte del IV secolo, discepolo di Severino, divenne abate del monastero di Castellum Lucullanum a Napoli. Uomo di vasta cultura - possedeva una fiorente biblioteca con un'ampia raccolta degli scritti di Agostino e un attivo scriptorium - ebbe corrispondenza con i personaggi più illustri del suo tempo. Il presente volume raccoglie la Vita di Severino, la Regola, gli Excerpta, tutti documenti storici importanti per conoscere la vita e la cultura del tempo.

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Nel deserto, Dio"
Editore: Editrice Domenicana Italiana
Autore: Di Stasio Fernando
Pagine: 48
Ean: 9788889094938
Prezzo: € 5.00

Descrizione:Il libro narra in modo semplice e accattivante la figura di sant'Antonio, abate; figura austera e luminosa, uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa, sempre presente nel devoto ricordo dei cristiani. Vissuto tra il III e IV secolo e sempre vivo per la sua valida intercessione presso il Signore, specialmente per il suo nobile esempio di orante e di penitente, di forte difensore contro i nemici di Cristo, soprattutto contro il diavolo.

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Commento al Cantico dei cantici"
Editore: Glossa Edizioni
Autore: San Gregorio Magno
Pagine: 87
Ean: 9788871053080
Prezzo: € 16.50

Descrizione:

Fin dai primi secoli del cristianesimo, il Cantico dei cantici ha esercitato un enorme fascino, sino a godere di una straordinaria fortuna. Il poema biblico dell'amore infatti, insieme al Salterio, non solo è stato il libro dell'Antico Testamento più letto e commentato, ma ha anche svolto un ruolo oggi difficilmente immaginabile nella liturgia, nella catechesi sacramentale, nella teologia e soprattutto nella spiritualità. Nel VI secolo, con la sua Expositio, Gregorio Magno avrebbe portato a compimento la stagione patristica, preludendo ormai alla grande fioritura dei commenti monastici medievali. Questo volume, che propone una nuova edizione del Commento al Cantico dei cantici di Gregorio Magno, contiene il testo originale latino con traduzione a fronte, corredato da note che ne accompagnano la lettura, e da un'introduzione che ne illustra il contesto e analizza l'esegesi...



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Alla sposa - Tertulliano"
Editore: ESD Edizioni Studio Domenicano
Autore: Tertulliano
Pagine: 288
Ean: 9788870948110
Prezzo: € 28.00

Descrizione:Introduzione di Attilio CarpinTesto critico a cura di Aem. KroymannTraduzione, note e appendice di Attilio CarpinL'Ad uxorem è il primo di tre trattati scritti da Tertulliano sul matrimonio, e appartiene al periodo cattolico. L'opera, che consta di due libri, è come un testamento spirituale lasciato alla propria sposa, vivamente esortata - qualora fosse rimasta vedova - a non passare a nuove nozze, ma a vivere in perfetta continenza.Mosso da ragioni spirituali, l'autore motiva il suo desiderio sulla base della Sacra Scrittura: il matrimonio è un bene lecito ma la continenza è preferibile al matrimonio; ora, nella scelta dei beni, va sempre preferito il bene maggiore. Consapevole però che la continenza è un ideale elevato ma difficile, egli invita a superare gli ostacoli legati alla propria naturale debolezza e alle suggestioni della concupiscenza. Il desiderio di una perfetta intimità con Dio e dei beni celesti dovrebbe prevalere su ogni altra attrattiva terrena. La continenza è testimonianza di fede, segno della futura incorruttibilità, mezzo privilegiato di santificazione. Decisa poi è la condanna dei matrimoni misti basata su indicazioni apostoliche.L'opera termina con una pagina di grande lirismo in cui esalta la felicità del matrimonio cristiano: comunione di vita e di amore nella grazia e nella pace di Cristo.

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Il Cristo totale"
Editore:
Autore: Carrabetta Giuseppe
Pagine: 234
Ean: 9788831147491
Prezzo: € 18.00

Descrizione:Cosa intende Agostino con l'espressione Cristo totale? L'Ipponate indica Cristo come Capo del Corpo ecclesiale, orientando l'attenzione sulla dinamicità del Verbo che, come Capo, genera, nel tempo, un Corpo con il quale costituisce una realtà unitaria. Questo Cristo è totale perché contiene l'autore della missione salvifica, lo stesso Redentore, e il suo frutto, l'umanità redenta. Pertanto, per Cristo totale, si intende il Capo e il Corpo, il Cristo e la Chiesa nella molteplicità delle sue membra, in una unione profonda e misterica. L'introduzione costituisce un'ottima guida alla lettura dei passi agostiniani, prevalentemente tratti dai Discorsi, i Salmi e il Commento al Vangelo di Giovanni.

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Sulle tracce di Sant'Agostino"
Editore: Ancora
Autore: Cosi Francesca, Repossi Alessandra
Pagine: 224
Ean: 9788851409807
Prezzo: € 17.00

Descrizione:

Una guida originale per un cammino sulle tracce di S. Agostino. Dopo il successo dei precedenti volumi, le autrici, che testano “sul campo” ogni percorso proposto, ci invitano a ripercorrere a piedi alcuni luoghi agostiniani da Genova a Pavia, soffermandosi sui punti di interesse turistico, culturale e spirituale. Sant’Agostino si trasferì a Milano nel 385 e l’abbondante toponomastica agostiniana presente nel tratto che collega Genova a Pavia suggerisce che abbia frequentato a lungo quei luoghi. Le sue spoglie sono sepolte a Pavia, nella Chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro.



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "La chiesa di Agostino"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: Grossi Vittorino
Pagine: 264
Ean: 9788810453070
Prezzo: € 27.00

Descrizione:Il volume presenta, in un quadro d'insieme, i modelli ecclesiologici elaborati da Agostino d'Ippona e i simboli ai quali egli più organicamente ricorre per definire la Chiesa: quattro modelli e quattro simboli. I modelli che egli propone in successione sono: la Chiesa cattolica «autorità credibile», la Chiesa «comunione», la Chiesa - saeculum - città di Dio, la Chiesa - croce. I simboli: la bellezza, il monastero, la colomba, Pietro l'apostolo. La trattazione si sviluppa con un continuo ricorso a testi di Agostino, cosicché la lettura del volume diventa una traversata del pensiero e degli scritti del grande vescovo dottore, con il loro fascino, i loro accostamenti inaspettati e suggestivi, le loro allusioni e le loro sintesi folgoranti, spesso racchiuse in singoli vocaboli pregnanti e densi di significato. Si tratta di un saggio di teologia patristica, con felici ricadute sulla contemporaneità e sulla pastorale.

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "I vangeli"
Editore:
Autore: Giovenco
Pagine: 288
Ean: 9788831182225
Prezzo: € 30.00

Descrizione:Intorno al 329 d.C. Giovenco, sacerdote spagnolo, vissuto alla corte di Costantino, traduce i quattro Vangeli in esametri. La narrazione, esauriente e fedele ai suoi testi di riferimento, ripercorre la vita di Gesù, dalla nascita a Betlemme fino alla resurrezione e alle apparizioni agli apostoli. Proponendosi con tale poema di raggiungere la difficile sintesi tra la cultura classica e quella cristiana, Giovenco crea un nuovo genere letterario, quello dell'epica biblica, che gli fa ottenere fama e apprezzamento in tutta l'epoca medievale.

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Frammenti di Gal 4,4-5 nelle opere di Ireneo di Lione e nei suoi Contemporanei"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Peretto Elio
Pagine: 336
Ean: 9788825017793
Prezzo: € 30.00

Descrizione:In questo libro l'autore analizza la posizione degli scrittori del II e III secolo cristiano che hanno fatto una lettura mirata di Gal 4, 4-5 privilegiando il lessema «nato da donna» rispetto al «nato sotto la legge».

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Timore e speranza"
Editore:
Autore: Volta Giovanni
Pagine: 272
Ean: 9788831134217
Prezzo: € 28.00

Descrizione:La morte non è solo un fatto tra molti altri, l'evento che segna il termine di un cammino, ma è anche, soprattutto, l'interrogativo fondamentale sul senso stesso della nostra esistenza, sulla sua direzione, e per questo è interrogativo che scuote l'intelligenza e la sensibilità dell'uomo. Lo studio vuole esplorare come Agostino abbia affrontato tale interrogativo mettendo in relazione la morte di Adamo e quella di Cristo; la morte di Cristo e quella del cristiano; tra il destino dell'uno e dell'altro. Da ciò nascono le due direttrici di ricerca: indagare negli scritti di Agostino sia il rapporto tra peccato e pena sia quello tra redenzione e pena. Un percorso di lettura originale su un tema ancora poco indagato nella riflessione agostinana.

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "I testimoni del messaggio cristiano"
Editore: Mondadori
Autore: Benedetto XVI (Joseph Ratzinger)
Pagine: 216
Ean: 9788804615972
Prezzo: € 16.00

Descrizione:

Il cammino della Chiesa dalle origini fino ai nostri giorni è segnato da alcune figure straordinarie, che hanno trasmesso e testimoniato il messaggio cristiano attraverso i loro scritti. Papa Benedetto XVI ripercorre le storie e le riflessioni dei grandi maestri la cui vita ha attraversato i momenti fondamentali del percorso della Chiesa e le cui parole hanno segnato l'evoluzione della dottrina cristiana. Dalle origini all'età moderna, da San Clemente a San Bernardo, passando per Sant'Agostino, spalanca, con la vivacità del linguaggio parlato, una galleria di affreschi ognuno dedicato a un grande autore, messaggero della parola cristiana, svelandoci che "questi padri hanno ancora molto da dire agli uomini e ai cristiani di oggi". Benedetto XVI rintraccia l'attualità della loro dottrina nella riflessione su fede e ragione, sempre all'insegna di un dialogo critico e costruttivo con la cultura del loro tempo e nel tema della preghiera mai fine a se stessa ma sempre tesa a un rapporto intimo ed esistenziale con la Verità. Un percorso nella tradizione cristiana che ci coinvolge tutti in una feconda ricerca interiore.



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Opera omnia vol. XXIV/2 - Commento al Vangelo di S. Giovanni [51-124] e alla Prima Epistola di S. Giovanni"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 1144
Ean: 9788831191227
Prezzo: € 160.00

Descrizione:

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "La Bibbia commentata dai Padri"
Editore:
Autore: Autori vari
Pagine: 576
Ean: 9788831193917
Prezzo: € 84.00

Descrizione:Il libro dei Salmi è tra i più amati e ampiamente letti della Bibbia, usato dai primi autori cristiani a scopo apologetico, dottrinale e pastorale. È questa ricchezza letteraria che il testo, primo di due volumi, mette in evidenza raccogliendo citazioni da più di 160 opere scritte da oltre 65 diversi autori latini e greci. Per gli autori latini - Ilario di Poitiers, Ambrogio, Girolamo, Arnobio il Giovane, Cassiodoro - sono per lo più testi trasmessi in forma diretta e disponibili in moderne edizioni critiche. Al contrario molti dei commenti patristici greci - di Ippolito, Origene Atanasio, Basilio di Cesarea, Gregorio di Nissa, Didimo il Cieco, Evagrio Pontico, Diodoro di Tarso, Giovanni Crisostomo, Asterio, Teodoro di Mopsuestia, Teodoreto di Cirro, Cirillo di Alessandria, Esichio di Gerusalemme - non sono più disponibili in forma completa.

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Lettera sulle due nature"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: Gelasio di Roma
Pagine: 352
Ean: 9788810420614
Prezzo: € 34.60

Descrizione:Opera di Gelasio, vescovo di Roma dal 492 al 496, l'Epistula de duabus naturis si colloca nel contesto di un'affermazione rinnovata del Credo calcedonese. Fin dai primi tempi della controversia cristologica era evidente che il punto di maggior contrasto tra la cristologia unitiva alessandrina e quella degli antiocheni era costituito dal fatto che questi ultimi ragionavano secondo una logica di marca aristotelica, assai comune all'epoca, che faceva corrispondere a una natura, perché fosse reale e concreta, un'ipostasi. Conseguentemente, affermando in Cristo l'esistenza di due nature, rifiutavano di ammettere in lui una sola ipostasi, affermazione che ai loro orecchi implicava necessariamente la dottrina dell'unica natura degli apollinaristi. Sul fronte opposto, la stessa logica portava gli alessandrini a rifiutare le nature, corrispondenti per loro a due ipostasi, della dottrina calcedonese, che consideravano semplicemente nestoriana. Inoltre, per gli alessandrini, il termine «natura» indicava ciò che appartiene al soggetto da sempre, fin dalla nascita, e inerisce in modo permanente al soggetto medesimo. Necessariamente e in modo permanente al Lógos divino non poteva che appartenere la sola natura divina. L'Epistula de duabus naturis è senza dubbio un'eccezione nel panorama della speculazione cristologica occidentale. Si colloca, infatti, al cuore di un trentennio sterile dal punto di vista del pensiero teologico che sparisce, com'è stato scritto, nell'«equilibrio del silenzio», imposto dalla politica religiosa degli imperatori, o si ritira decisamente «dietro la politica della Chiesa». Quello di Gelasio è un calcedonismo rigoroso e vi si ritrovano i parametri classici della teologia calcedonese: la difesa della formula delle due nature, il rifiuto della formula dell'unica natura del Verbo incarnata, l'equidistanza rimarcata con forza sia dal monofisismo che dal nestorianesimo.

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Gli uomini illustri"
Editore:
Autore: Girolamo (san)
Pagine: 216
Ean: 9788831114202
Prezzo: € 8.50

Descrizione:

Su invito dell'amico Destro, prefetto del pretorio, nel 393 Girolamo compone il De viribus illustribus, una raccolta di 135 vite di autori cristiani particolarmente dediti allo studio della Bibbia, dalle origini fino al 393, tra i quali l'Autore inserisce anche gli ebrei Filone e Giuseppe e il filosofo pagano Seneca insieme a diversi eretici.

L'ultimo medaglione con il quale si conclude la raccolta è dedicato allo stesso Girolamo. Modellata sul De viribus illustribus di Svetonio e sul Brutus di Cicerone, l'opera dipende quasi totalmente dalla Storia Ecclesiastica e dalla Cronaca di Eusebio di Cesarea per i primi 78 medaglioni, mentre si avvale negli altri, come fonte quasi esclusiva, della vasta erudizione dell'Autore. Nei ritratti si forniscono rapide notizie sulla vita e le opere. Attraverso questa galleria di nomi più o meno illustri, Girolamo si propone di confutare le accuse di scarsa levatura culturale che alcuni intellettuali pagani avevano lanciato contro i seguaci di Cristo. Durante il Medioevo il libro ha riscosso uno straordinario successo, divenendo nei secoli una sorta di pietra di paragone di qualsiasi dettato storico di letteratura cristiana e fonte primaria di documentazione nell'ambito della letteratura cristiana antica.


ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Attraverso questa galleria di nomi più o meno illustri nell'ambito della letteratura cristiana, l'autore si propone di confutare le accuse di scarsa levatura culturale che alcuni intellettuali pagani, come Celso, Porfirio e Giuliano avevano lanciato contro i seguaci di Cristo.

Una certa compiacenza di Girolamo amo per questa sua novità letteraria si può arguire, oltre che dai ritocchi via via apportati, dall'ultimo profilo dedicato a se stesso: malcelata consacrazione del proprio talento?

Certo è che l'opera, nel suo complesso, denuncia enuncia notevoli mende, imputabili in parte al metodo sovente affrettato della composizione geronimiana: difetti peraltrogià rilevati dal contemporaneo sant'Agostino, che pure non mancò di sottolineare la grande utilità di un simile lavoro.

A conferma di questo giudizio sostanzialmente favorevole, si può ricordare il tributo di ammirazione incondizionata che il libro riscosse nei secoli medievali. Ben presto conosciuta anche in Oriente, grazie ad una versione greca comunemente attribuita a Sofronio, l'opera ebbe molti continuatori entusiasti, divenendo per vari secoli una sorta di pietra di paragone di qualsiasi dettato storico di letteratura cristiana. A mero titolo esemplificativo, vai forse la pena di accennare alle opere analoghe di Gennadio di Marsiglia

I(verso il 480); Isidoro di Siviglia (tra il 615 e il 618) , defonso di Toledo (morto nel 667); Sigeberto di Gembloux (sec. XII); Onorio di Autun (prima metà del sec. Anonimo di Melk (sec. XII): Giovanni Tritemio (morto nel 1516). Fino al XVIII secolo il De viris illustribus gerommiano fu modello insostituibile per tutte le opere concernenti lo studio dei Padri.

In altri termini, pur con le dovute riserve su vari aspetti dell'opera - come la scarsa originalità dell'impianto e l'evidente parzialità di taluni giudizi —, non si può certo negare che lo scritto geronimiano, primo nel suo genere costituisce una fonte primaria di documentazione nell'am bito della letteratura cristiana antica.

In ultima analisi, non si può che condividere tout court la dotta e calibrata disamina di Ceresa-Gastaldo nella sua magistrale introduzione alla recente edizione del De viris illustribus, della quale qui si propone un interessante passaggio: «La cultura antica non si trova invece isolata nel pensiero di Girolamo, ma conservata da un'altra cultura che, oltre ogni condizionamento dovuto alle singole personalità e ai diversi ambienti, sarà destinata ad imporsi nei secoli: la cultura biblica». "Cultura classica" e "cultura biblica" sono a loro volta le componenti essenziali della nuova "cultura cristiana" che, nonostante fasi di tensioni e di contrasti legate al loro graduale e progressivo sviluppo, non si presenterà mai come opposizione, ma come originale rielaborazione della cultura antica. Da questo punto di vista si potrebbe dire che, fra tutti gli autori citati, Origene rappresenti per Girolamo il modello ideale soprattutto perché in lui la cultura diventa tanto più vasta e profonda quanto più è ispirata dall'unico intento di testimoniare e di diffondere il messaggio di Cristo.



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Commento al Vangelo di Giovanni"
Editore:
Autore: Agostino (sant')
Pagine: 1216
Ean: 9788831114325
Prezzo: € 29.50

Descrizione:

Intorno al 416 Agostino compone il "Commento al Vangelo di Giovanni". Frutto non di un lavoro "a tavolino", ma nato nella predicazione liturgica al popolo di Dio, Agostino sceglie non casualmente di commentare il quarto Vangelo. Nella convinzione infatti che il fine dell'esegesi è la carità e che la predicazione è il momento adatto alla dispensazione della parola di Dio, un modo per trasmettere ai fedeli ciò che lo Spirito gli aveva ispirato, tra i quattro Vangeli quello di Giovanni si dimostra per la ricchezza dottrinale e la profondità dei temi spirituali, il più adatto a offrire una parola di Dio ricca ed efficace per la formazione cristiana dei fedeli.

 

INTRODUZIONE

PANORAMICA GENERALE

NOTE STORICO-CRITICHE

1. Perché Agostino ha commentato il Vangelo di Giovanni

Quando Agostino iniziò a commentare il Vangelo di Giovanni già altri esegeti si erano misurati in questa non fa­cile impresa, o stavano per farlo. Il commentario agosti­niano, almeno inizialmente, è nato nella predicazione liturgi ca al popolo e non a tavolino. Questo fatto e altri elementi ci permettono di capire perché egli, tra i quattro Vangeli, ab­bia scelto di commentare proprio quello di Giovanni. Come vescovo considerava la predicazione il momento adatto alla dispensazione della parola di Dio, un modo per trasmettere ai fedeli ciò che lo Spirito gli aveva ispirato.

A questa ben radicata concezione formativo-pastorale della predicazione va unita la sua visione dell'esegesi, esposta in La dottrina cristiana dove viene espressa l'idea che il fi­ne precipuo dell'esegesi è la carità; esegesi che in campo diret­tamente pastorale deve essere al servizio dell'edificazione e della crescita spirituale dei fedeli, mediante la predicazione. A partire da questi presupposti è facile capire che il quarto Van­gelo ha esercitato sul vescovo d'Ippona una grande attrazione perché, proprio per la sua ricchezza dottrinale e la profondità dei temi spirituali, gli permetteva di spiegare una parola di Dio ricca ed efficace per la formazione spirituale dei fedeli 6. Il motivo di fondo del commento a Giovanni è nella volontà del pastore di formare il popolo cristiano attraverso la parola di Dio che esprime verità solide e profonde. Tale motivazione poi, come vedremo, ha assunto due aspetti distinti e, nello stesso tempo, uniti insieme: l'esposizione dei grandi temi dottrinali e spirituali contenuti nel Vangelo di Giovanni e la messa in guardia dei fedeli dagli errori di interpretazione e dalle eresie che da essi hanno origine.

Riguardo al primo aspetto Agostino esprime più volte, nel corso del commento, i motivi della sua ammirazione e del suo interesse per l'autore del quarto Vangelo. Ai suoi occhi questo Vangelo è il più profondo in quanto l'apostolo stava appoggiato sul petto del Signore da cui ha attinto ciò che ora ci comunica. Ha ricevuto dal Signore i segreti più profondi e il dono di annunziare, intorno al Figlio di Dio, verità capaci di stimolare anche le intelligenze dei semplici. Giovanni come un'aquila si è elevato al di sopra di tutte le realtà e del suo stesso spirito, per contemplare il Verbo di Dio. Gli altri evangelisti hanno seguito il Signore nella vita terrena, lo han­no considerato principalmente nella sua umanità; Giovanni invece lo ha visto nella sua preesistenza e ha elevato il suo an­nuncio ad altezze vertiginose, deciso a trascinare nel suo volo pure i nostri cuori, anche se vola così in alto che è difficile se­guirlo con la nostra intelligenza.

Ciò che affascina Agostino nel quarto Vangelo è soprat­tutto la cristologia, la maniera di presentare la realtà della persona di Cristo. Anche gli altri Vangeli sono, per loro natu­ra, cristocentrici, ma questo, ponendo l'accento sulla divinità di Cristo, gli consente di formulare un discorso globale che af­ferma la realtà della sua natura umana e divina. Gli permet­te di fare una predicazione completa su Cristo, rispettando un principio a cui è rimasto sempre fedele nell'attività di pasto­re: la predicazione cristiana è essenzialmente predicazione di Cristo, perché in lui trova il suo senso e valore .

Agostino sottolinea che un'errata impostazione cristolo­gica è alla base di tanti errori teologici: nell'ambito della teo­logia trinitaria, dell'ecclesiologia, della sacramentaria e della soteriologia. Egli evita questa eventualità fondandosi sulla sa­na catholica fides che afferma in Cristo la realtà delle due na­ture, e insegna ai fedeli a fare altrettanto: Tutto ciò che ave­te sentito dell'umile condizione del Signore Gesù Cristo, è da considerare, nella logica del mistero dell'incarnazione, conseguenza di ciò che egli è diventato per noi, non di ciò che era quando ci creò. Tutto ciò invece che di sublime, di superiore ad ogni creatura, di divino, di uguale e coeterno al Padre, di lui sentirete o leggerete in questo Vangelo, sap­piatelo riferire alla sua natura divina, non alla sua natura di servo... La fede cattolica, invece, mantenendosi nella verità da una parte e dall'altra e predicando ciò che crede, ha sem­pre ritenuto e creduto che Cristo è Dio ed è uomo; poiché l'una e l'altra verità risulta dalla Scrittura, l'una e l'altra è certa... che Cristo è Dio, che Cristo è uomo (36, 2). Nella stessa omelia e nello stesso paragrafo parla di coloro che non hanno seguito questa regola e hanno fermato la propria atten­zione su uno degli aspetti della persona di Cristo: o sulla di­vinità o sulla umanità, sbagliando irreparabilmente.

Quest'ultima considerazione ci induce ad approfondire il secondo aspetto che ha motivato in Agostino la scelta del quarto Vangelo: la messa in guardia del popolo dalle eresie. Egli vede nella presenza degli eretici uno stimolo positivo ad approfondire la riflessione teologica, basata soprattutto sul­l'interpretazione delle Scritture, ma li considera nemici pe­ricolosi della sana dottrina. È cosciente del fatto che gli eretici, in un modo o nell'altro, per dare sostegno alle loro teorie si basano sulla Scrittura e, nel caso specifico, sul Vangelo di Giovanni, di cui valorizzano alcune espressioni. In particolare considera due atteggiamenti caratteristici degli eretici: quello di introdurre dottrine del tutto nuove, di matrice ex­tra-biblica e quello di valorizzare solo parte del materiale biblico a disposizione.

Di fronte agli errori il vescovo di Ippona adotta un me­todo che si basa su due principi fondamentali. Il primo, regula sanitatis consiste nell'accettare come cibo sostanzioso quan­to riusciamo a capire alla luce della fede che ci è stata trasmes­sa; nel respingere e rimandare la comprensione ad un altro momento di quanto non riusciamo a conciliare con la sana re­gola della fede (cf 18, 1).

Il secondo principio consiste nel fissare le linee principa­li della regula fidei, da utilizzare poi — nell'interpretazione della Scrittura —, come modelli di paragone. Nell'omelia 18, 2 ne espone in particolare due che gli eretici generalmente non tengono in considerazione: la duplice natura di Cristo, Dio e uomo, e l'uguaglianza del Figlio con il Padre, riguardo la di­vinità, la sua inferiorità, riguardo la natura umana assunta.

In base a questo metodo, ampiamente utilizzato nelle opere teologico-polemiche, egli ottiene un triplice scopo: quel­lo di istruire il popolo su tutte le verità contenute nel quarto Vangelo; di rendere i fedeli capaci di evitare il pericolo delle eresie; di valorizzare anche i brani biblici che sembrano appa­rentemente inspiegabili o in contrasto con altre verità, conte­nute nella Scrittura.



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Opere montaniste 4/2"
Editore:
Autore: Tertulliano Quinto S.
Pagine: 456
Ean: 9788831196093
Prezzo: € 85.00

Descrizione:Poco prima del 207 d.C. Tertulliano aderisce al montanismo, movimento religioso frigio. Appartengono a questo periodo alcune opere. Ne Il velo delle vergini: l'Autore si oppone a qualsiasi segno di distinzione rivendicato dalle vergini; tema trattato in prospettiva teologico-salvifica, ma con concessioni al gusto antiquario, antropologico e etnologico. Le uniche nozze: si difende l'istituto matrimoniale rivendicandone l'origine divina oltre che naturale. Il digiuno, contro gli psichici in cui sostiene la necessità di introdurre nuove e più severe pratiche di digiuno in linea con l'idea montanista della necessità di osservare un rigoroso regime ascetico per l'approssimarsi degli ultimi tempi. La pudicizia - testo fondante la letteratura ascetica latina - elogia la pudicizia cristiana contro la decadenza morale dei suoi tempi. Il pallio: Tertulliano si difende dalla critica di aver dismesso la toga romana per indossare il pallio di origine greca, sostenendo che il cambiamento è condizione costante della vita e del mondo.

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Spiegazione dei misteri"
Editore:
Autore: Ilario di Poitiers (sant')
Pagine: 120
Ean: 9788831182270
Prezzo: € 12.00

Descrizione:

Scritto intorno al 364 e il 366 d.C. la Spiegazione dei misteri di Ilario di Poitiers è un breve saggio di esegesi spirituale che nelle intenzioni dell'Autore deve essere di guida nella lettura e nella spiegazione della Bibbia. L'Autore parte dal presupposto che l'Antico Testamento è una preparazione alla nuova alleanza e le sue figure sono pienamente comprensibili solo alla luce degli avvenimenti del Nuovo Testamento. Il compito dell'esegeta pertanto è di togliere tale velo e spiegarne il senso e la portata. Destinatari del testo sono i chierici, cioè un uditorio colto cui il vescovo insegna le regole che devono guidarli nel ministero della predicazione.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Come si pone il cristiano di fronte alla Bibbia ebraica? Quale valore ha per lui la rivelazione in essa contenuta? L'interrogativo risulta tanto più attuale, in quanto assistiamo oggi ad una rinascita di interesse per l'AT che non trova paralleli nella Chiesa da parecchi secoli.

La Chiesa crede che Gesù Cristo è il compimento della speranza dI Israele e la piena rivelazione della presenza di Dio nella storia dell'umanità: perciò il NT non può essere sganciato dall'alveo di promesse e di realizzazioni parziali di esse, ma va compreso proprio a partire dalla storia dell'antico Israele. Allo stesso modo non possiamo capire neppure la nostra storia di credenti, il nostro cammino verso il compimento del regno di Dio, se non collegandoci alla fede del popolo eletto sedimentata nelle pagine dell'AT.

L' AT, allora, non è semplicemente un documento che ci informa sul passato del popolo di Israele, sulla sua religione, sulla sua speranza, sulla preparazione che Dio faceva del suo Cristo attraverso di esso, ma una parola vivente che si rivolge all'uomo d'oggi, una parola che lo riguarda perché è stata ed è pronunciata per lui.

Conoscere a fondo gli uomini e le cose dell' AT nel loro essere e nel loro divenire storico, tuttavia, non significa ancora, dal punto di vista cristiano, "comprenderli": è necessaria una intelligenza spirituale della Scrittura, e questa è possibile solo leggendo l'AT alli luce della rivelazione neotestamentaria. Il rapporto tra NT e AT tocca sì il cuore del messaggio cristiano.In questo senso l'insegnamento dei Padri risulta quanto mai fecondo, rivelando tutta la sua attualità. Per essi tutta la Scrittura rende testimonianza a Cristo, e Cristo è la chiave di lettura di tutta la Scrittura, in quanto realizza l'avvenimento escatologico annunciato dai profeti, di cui le realtà dell'antica alleanza costituivano l'abbozzo. È questo l'elemento essenziale permanente dell' esegesi patristica, che considera la storia di Israele come l'ambiente del dischiudersi progressivo del disegno salvifico di Dio, di cui Cristo e la Chiesa sono il culmine, ed è in questa linea che si situa la Spiegazione dei misteri di Ilario di Poitiers.

1. L'INTERPRETAZIONE DELL'AT FINO A ILARIO DI POITIERS

Il cristianesimo è sorto come religione rivelata e, in quanto tale, ha rivendicato l'origine soprannaturale del suo messaggio, che ha avuto la sua fonte ultima nella persona, nelle parole e nelle opere di Gesù Cristo.

Questa rivelazione, affidata da Dio a profeti e legislatori ispirati, è stata trasmessa alla Chiesa dagli apostoli, testimoni oculari della Parola incarnata: essa è contenuta nella Bibbia, alla quale dall'inizio la Chiesa si è richiamata per confermare la sua fede e il suo insegnamento. In questo senso possiamo dire che il cristianesimo appartiene, come l'ebraismo e l'islam, alle "religioni del libro".

Lo studio della sacra Scrittura, quindi, costituì nella Chiesa dei primi secoli l'autentico fondamento della dottrina cristiana, e fin dalle origini è stato continuo lo sforzo di comprendere il significato autentico della pagina sacra.

Ora, almeno nei primi cento anni di storia della Chiesa, le Scritture, nel senso preciso del termine, erano composte esclusivamente daIl'AT, dal momento che i libri, che avrebbero formato più tardi il NT; non erano ancora considerati Scrittura canonica. E l'autorità dell'AT non diminuì neppure quando, negli ultimi decenni del II secolo, i testi del NT furono riconosciuti come ispirati.

È vero che importanti gruppi di cristiani nel II secolo si sentivano a disagio verso l' AT, o persino lo rifiutavano come completamente estraneo al Vangelo di Cristo, ma erano ai margini del filone centrale del cristianesimo: per la Chiesa nel suo insieme esso era un libro cristiano, che in ogni pagina rendeva testimonianza a Cristo.

Da questa convinzione, secondo la quale la vecchia Legge era stata sempre finalizzata al grande evento di Cristo e perciò svelava il suo autentico significato soltanto a chi la interpretava in chiave cristologica, derivava un particolare metodo esegetico. Definito dai moderni "tipologico", dagli antichi "spirituale" o "mistico", esso era essenzialmente una tecnica per stabilire la corrispondenza tra i due Testamenti, ravvisando, con procedimento allegorizzante, in fatti e personaggi dell'AT il typos, cioè la prefigurazione e l'anticipazione. di fatti e personaggi del NT.



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Commento all'epistola ai romani. Commento alle epistole ai corinzi"
Editore:
Autore: Pelagio
Pagine: 352
Ean: 9788831182218
Prezzo: € 36.00

Descrizione:

Il Commento alle XIII epistole di Paolo di Pelagio costituisce l'opera più estesa del celebre avversario di Agostino: un commento sistematico a tutte le epistole paoline, fatta eccezione per quella agli Ebrei. Tale Commento risulta importante per far luce su alcuni aspetti del pensiero di Pelagio prima della polemica con Agostino: l'autore, infatti, non si limita a spiegare le parole dell'Apostolo, ma fa emergere il proprio punto di vista su tematiche fondamentali come il peccato originale, la grazia, il libero arbitrio.

Un'opera fondamentale, dunque, per quanti vogliono conoscere la figura di Pelagio attingendo direttamente alle sue parole, senza il filtro delle opere del vescovo di Ippona che, per quanto rimanga una fonte importante, non può certo essere un testimone imparziale.La traduzione è preceduta da un'ampia introduzione che ricostruisce il contesto storico-dottrinale in cui Pelagio ha operato; vengono descritte le principali tematiche del Commento e analizzati alcuni problemi di tradizione testuale, in modo da fornire delle linee-guida per orientarsi meglio nella lettura dell'opera.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Il presente lavoro si pone lo scopo di rendere fruibile nella traduzione italiana il Commento alle XIII epistole di Paolo di Pelagio. Si tratta dell'opera più estesa del celebre avversario di Agostino, un commento sistematico a tutte le epistole paoline, fatta eccezione per quella agli Ebrei. Pur nei limiti del genere cui appartiene, il Commento risulta importante per far luce su alcuni aspetti del pensiero di Pelagio prima della polemica con Agostino: l'autore, infatti, non si limita a glossare le parole dell'Apostolo, ma fa emergere il proprio punto di vista su tematiche fondamentali come il peccato originale, la grazia, il libero arbitrio. Un'opera essenziale, dunque, per quanti vogliono conoscere la figura di Pelagio attingendo direttamente alle sue parole, senza il filtro delle opere del vescovo di Ippona che, per quanto rimanga una fonte importante per ricostruire la vicenda pelagiana, non può certo essere considerato un testimone imparziale.

La traduzione è preceduta dalla presente introduzione in cui si è voluto ricostruire il contesto storico-dottrinale in cui Pelagio ha operato, fondamentale per comprendere a pieno i suoi scritti. Sono state poi descritte le principali tematiche del Commento e sono stati analizzati alcuni problemi di tradizione testuale, in modo da fornire delle linee-guida per orientarsi meglio nella lettura dell'opera. Il Commento è un'analisi del testo sacro non sempre perspicua e di immediata comprensione, complice anche l'estrema brevità di molte osservazioni: per questo il testo è stato corredato di note esplicative che possono renderne più agevole la fruizione.

Questo lavoro è stato possibile grazie agli studi su Pelagio condotti nei tre anni di Dottorato di Ricerca presso l'Università di e ringraziare il prof. Claudio Moreschini Pisa: vorrei in questa sede per avermi guidato nell'attività di ricerca e realizzazione del presente volume.

1. PELAGIO: VITA E OPERE

Sulla vita di Pela prima del suo arrivo a Roma alla fine del IV secolo si hanno scarsissime notizie. Stando alle testimonianze di Agostino, Mario Mercatore e Orosio la sua patria di origine sarebbe stata la Gran Bretagna, mentre Gerolamo sostiene che fosse di stirpe irlandese, forse, come ha osservato Georges de Plinval, per far ricadere su di lui la cattiva fama di questa popolazione, considerata barbara e idolatra.

Niente sappiamo della sua educazione: gli studiosi concordano nel ritenere che provenisse da famiglia cristiana e avesse frequentato in patria le scuole romane. Qui avrebbe ricevuto le nozioni fondamentali dell'istruzione classica: nella sua giovinezza deve aver letto Terenzio e Virgilio, Cicerone e Sallustio, Lucrezio e Giovenale, pur senza aver dedicato a questi autori uno studio veramente approfondito. Non si trovano invece riferimenti nelle opere di Pelagio ad autori greci: è molto probabile che egli non conoscesse il greco, o comunque lo conoscesse in maniera talmente scarsa da non essere in grado di leggere gli autori greci in lingua originale.

Fra il 375 e il 380 d.C. Pelagio giunge a Roma, probabilmente per compiervi gli studi giuridici.. secondo alcuni nell'uomo di grande eloquenza ed erudizione, che abbandonò l'attività del foro per la Chiesa, di cui parla con scarsa simpatia Gerolamo nell'epistola 50, si può ravvisare proprio la figura di Pelagio. Roma si offriva a Pelagio come un ambiente ricco di vita spirituale e religiosa; vi i trovavano circoli di spiritualità e sincero ascetismo, cui aderivano laici illustri: ne facevano parte i corrispondenti e gli amici di Gerolamo, quali Pammachio, Oceano, Donnione, e numerose nobili donne cristiane, provenienti dall'alto patriziato romano. È a Roma che Pelagio entra in relazione con Ilario, figura non ben definita, uomo di governo e dotto scrittore cristiano, forse da identificare con l'autore di un commento alle epistole di Paolo, noto con il nome di Ambrosiaster. Sempre agli anni della permanenza romana risale anche l'amicizia con l'asceta e vescovo Paolino di Nola, cui Pelagio inviò una lettera in cui chiariva la sua concezione della grazia.

Pelagio condusse a Roma una vita di solitudine, dedicata allo studio dei testi sacri e al perseguimento di un ideale ascetico di elevazione e perfezione: tuttavia, nonostante la comune designazione dei contemporanei di «monaco bretone», non sembra che abbia mai aderito a gruppi di asceti che professassero un genere di vita propriamente monastica, ma visse da laico, abbracciando spontaneamente un ideale di vita ascetica ed esercitando una notevole influenza nell'ambiente romano della fine del IV secolo.



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Vita e detti dei Padri del deserto"
Editore:
Autore:
Pagine: 536
Ean: 9788831114066
Prezzo: € 14.00

Descrizione:

Il Libro delle parole degli anziani rappresenta un classico della spiritualità cristiana e un documento storico del monachesimo sviluppatosi nel deserto egiziano fin dai primi secoli del cristianesimo. L'anonimo compilatore del V secolo raccolse in modo organico gli apoftegmi circolanti al suo tempo in due serie, di cui la principale è quella alfabetica (Alphabeticon), qui presentata in pregevole traduzione italiana.Il modo di vita e gli insegnamenti dei primi anacoreti mostrano quanto essi fossero legati all'intera tradizione della spiritualità, alla quale diedero un contributo proprio e peculiare di grande novità e originalità.

PROLOGO AL LIBRO DELLE PAROLE DEGLI ANZIANI

In questo libro si raccontano la virtuosa ascesí, l'ammirabile modo di vivere e le parole dei santi e beatipadri, per infiammare ed educare a imitarli quelli che vogliono condurre una vita celeste e vogliono percorrere la via che conduce nel regno dei cieli: bisogna dunque sapere che i santipadri, zelatori e maestri di questa beata vita monastica, una volta infiammati dall'amore divino e celeste, stimarono come nulla le cose che gli uomini ritengono buone e pregevoli, e cercarono innanzitutto di non fare niente per essere visti.

Fu col nascondersi e col celare, per eccesso di umiltà, la maggior parte delle loro opere, che percorsero la via che è secondo Dio: perciò nessuno ha potuto descriverci con precisione la loro vita; tuttavia alcuni si sono dati grande pena per affidare alla tradizione scritta un po' delle parole e delle gesta da essi compiute, non per piacere a loro, ma per risvegliare lo zelo dei posteri.

Parecchi dunque, in diverse epoche, hanno messo in forma di racconto i detti e le azioni dei santi anziani, con uno stile semplice e disadorno, perché essi miravano a quest'unico scopo: l'edificazione di molti. Tuttavia, molto di questo materiale, essendo mescolato e non ordinato, presenta qualche difficoltà alla mente del lettore, che non riesce ad memoria senso sparso qua e là per libro. Perciò siamo stati costretti a una sistemazione in ordine alfabetico, in modo che il materiale così ordinato possa offrire, a chi lo desidera, più utile comprensione e pronta edificazione. Quindi, ciò che riguarda il padre Antonio, Arsenio e gli altri, che cominciano per alfa, è raccolto sotto la lettera alfa; ciò che riguarda Basilio il Grande, Bessarione e Beniamino, è raccolto sotto la lettera beta, e così via fino all'omega. Ma poiché vi sono anche altre parole e azioni di santi anziani, che non presentano il nome dei protagonisti, le abbiamo raccolte in capitoli alla fine della sistemazione per alfabeto. Dopo aver fatto ripetute ricerche in molti libri, abbiamo posto alla fine dei capitoli quanto abbiamo potuto trovare, perché l'anima ricavi da tutto edificazione, e si diletti delle parole degli anziani più dolci del miele e del succo dei favi, e noi, vivendo in modo degno della chiamata cui siamo stati chiamati dal Signore, raggiungiamo il suo Regno. Amen.



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Sulla via della croce con sant'Agostino"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Macajone Alessandra
Pagine: 36
Ean: 9788825029109
Prezzo: € 2.00

Descrizione:Da sempre il mistero della Pasqua interroga tutti i cristiani: perché il Figlio di Dio sceglie di morire? In questa Via crucis le quattordici stazioni vengono presentate attraverso i passi della Sacra Scrittura e affiancate da alcune riflessioni di sant'Agostino, padre e dottore della Chiesa. Un sussidio utile e pratico, indispensabile per comprendere il mistero della crocifissione e morte di Cristo.

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Sentenze spirituali"
Editore:
Autore: Basilio Magno, isaia di Scete, Iperechio, Marco l'eremita
Pagine: 64
Ean: 9788831182201
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

Tra il IV e il VI secolo il genere gnomico e sapienziale si diffonde negli ambienti e tra gli scrittori cristiani. Il volume presenta una raccolta di sentenze di Padri della Chiesa (Basilio Magno, Isaia di Scete, Iperechio, Marco l'Eremita) risalenti a tale periodo: testi per lo più di provenienza monastica, molti dei quali inediti, che avvicinano il lettore alle tematiche specifiche dell'ascetismo cristiano e gli danno la possibilità di riflettere sulla sua vita interiore. La brevità e l'immediatezza le rendono ancora oggi un agile e utile strumento per la meditazione alla luce di quella saggezza e di quella sapienza del cuore che esse comunicano.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Dio opera in chi lo ascolta per come crede. - Marco l'Eremita

1. RICOGNIZIONI

Questo libro propone una raccolta di sentenze di Padri della Chiesa in un periodo che va tra il IV e il VI secolo, quando il genere gnomico e sapienziale si diffonde negli ambienti e tra gli scrittori cristiani. Si tratta di testi per lo più di provenienza monastica, molti dei quali inediti, che avvicinano il lettore alle tematiche specifiche dell'ascetismo cristiano e nello stesso tempo gli danno la possibilità di riflettere sulla sua vita interiore. In questo approfondimento egli è aiutato proprio dalla forma di frammento che tali materiali assumono, che ben si accosta alla sensibilità moderna h riflettendo contemporaneamente il gusto degli antichi Padri «che amavano l'insegnamento dei proverbi, molto più di quello delle ammonizioni diffuse e delle considerazioni prolisse. Piaceva senza I dubbio di più al loro tipo di memoria e al loro senso della meditazione prolungata; aveva più affinità con la rettitudine e il rigore della loro volontà» (Wilmart 3, p. 152). La brevità, la rapidità, l'immediatezza, che costituiscono le caratteristiche formali più evidenti delle raccolte di sentenze, le rendono infatti ancora oggi un agile e utile strumento per entrare subito in contatto con i contenuti e le questioni della propria esperienza spirituale luce di quella saggezza e di quella sapienza del cuore che esse esprimono e comunicano.

1.1. Le sentenze di Evagrio

Molto spesso Evagrio Politico fa ricorso nella sua produzione letteraria al genere gnomico. Egli infatti si serve di sentenze rivolgendosi e volendo fornire istruzioni ai monaci delle comunità (Sententiae ad monachos — CPG 2435.) oppure a una vergine (Ad virginem — CPG 2436) e in altre raccolte, fra di esse molto simili tanto sotto il profilo formale che sostanziale trattandosi di ammonimenti e consigli di vita espressi in modo breve ed essenziale (Esortazione ai monaci, Sentenze parenetiche, Sentenze spirituali, Altre sentenze; per lo studio di questi testi cf. il mio Evagrio, Sentenze, TP 215). Nel lessico evagriano si tratta di kephalaia e anche alcuni codici conservano questo riferimento. Per esempio il Barberinianus graecus 515 (XIII sec.) titola le Sentenze ai monaci come kephalaia diàphora psychophelé («diversi capitoli utili all'anima», cf. Sinkewicz, p. 299). Tuttavia la traduzione «capitolo» nell'accezione comune non rende conto del significato antico di «sintesi», di un «raggruppare tutto in poco», di un «ridurre all'uno» che il vocabolo ha e che nella lingua moderna potrebbe essere accostato a un «esporre per capi», a un «ricapitolare».

Un kephalaion, un capitolo, è dunque, facendo riferimento a questa etimologia, meno una parte píù breve in cui viene suddiviso qualcosa, secondo la definizione corrente, che una proposizione in forma sintetica che, separata dalle altre, chiude nel giro di poche parole un'affermazione, un concetto, un pensiero. Con questo significato viene usato nella tradizione classica. Isocrate, infatti, nell'Antidosi parla del discorso indirizzato A Nicode e afferma che, invece di servirsi di unperiodare «accordato e collegato con il resto» (15, 67; testo critico in Isocrate, Discours, Les Beiles Lettres, Paris 1950, vol. III, pp. 120-121), in esso ha separato ogni periodo e «trattandolo a sé, come si dice, per capitoli ikephalaíai» ha cercato «di esprimere in forma breve [dià brachéon] i suoi consigli» (15, 67-68). E

d Evagrio vuole che si presti attenzione anche alla grafica di questi testi, tanto che in un piccolo preambolo che introduce Trattato pratico, riportato da alcuni. codici, tra i consigli che dà ai copisti — ricordiamo che egli stesso esercitava questo mestiere (cf HL 38, 10; 201) — inserisce quello di separare i capitoli [kephgaia] andando a capo [apó ídías archesthai archés] in modo che ciò che è detto risulti più chiaro kai saphé génetai tà legómenal; cf. A. e C. Guillaumont 2, t. I, pp. 384-385; t. II, p. 496. Le caratteristiche congiunte della brevità e della sintesi e il suo essere un testo isolato da ciò che nel discorso precede e segue rendono il kephalaion molto simile a una sentenza, per cui quando in latino si fa riferimento alle raccolte di questi brevi scritti evagriani si parla, quasi si trattasse di un sinonimo, in maniera automatica di sententiae. Così fa per esempio san Gerolamo, che ricorda un libro di sentenze pubblicato da Evagrio (Epistola 133, 3 La Ctesifonte]; PL 22, 1151: edidit librum et sententias...). Ed è anche il caso di Gennadio di Marsiglia (V secolo) che alla voce Evagrius le cita espressamente, informandoci anche di averle tradotte: edidit et paucas sententiolas valle obscuras, et, ut ipse in his ait, solis monachorum cordibus cognoscibiles: quas similiter ego Latinas edili (De scriptoribus ecclesiasticis 11; PL 58, 1067). Passando a tempi più recenti, nella Notitia tratta dalle Institutiones Patrologiae di J. Fesslerl, che Migne premette all'edizione delle opere di Evagrio-Nilo, questa identificazione viene nuovamente ripresa e confermata laddove egli riferisce di cinque collezioni Sententiarum [gnómai] seu Capitolo-rum [kephalaia], quae S. Nilo ascribuntur.



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Asceticon"
Editore: San Paolo Edizioni
Autore: Isaia Di Scete
Pagine: 280
Ean: 9788821572258
Prezzo: € 23.00

Descrizione:

«L’Asceticon del monaco Isaia si presenta come una piccola summa della sapienza dei Padri del deserto. Così come accade per le altre grandi raccolte di detti e sentenze di questi solitari, gli Apophthegmata Patrum, ricorrono in esso in maniera non ordinata i temi tipici delle spiritualità monastica fiorita nel deserto egiziano nel IV-V secolo. I suoi insegnamenti perciò vertono sull’osservanza delle regole monastiche sia per quel che concerne gli spazi comuni sia la solitudine della cella; toccano le relazioni tra confratelli, trattano della necessità della vigilanza e del discernimento, dell’umiltà e della pazienza, virtù che possono essere alimentate e nutrite mediante il ricorso continuo a Dio nella preghiera, nella meditazione e, attraverso la lectio, nel confronto con le Sacre Scritture. Continuamente il monaco è istruito da Isaia, egli viene guidato nella sua crescita personale e orientato nella sua vita interiore tanto che questo libro, benché esso e il suo autore fossero poco conosciuti nell’Occidente cristiano, viene consigliato insieme agli opuscoli di Efrem e di Nilo ai maestri dei novizi della Compagnia di Gesù (cfr. Institutum Societatis Iesu, t. 3, Florentiae, 1893, p. 121; DiSp III, 833) proprio per la natura di direttorio spirituale che assumevano le sue istruzioni ed esortazioni.» (Dall’introduzione di L. Coco.)

DESTINATARI
Studiosi, ricercatori e storici.

L’ AUTORE
Lucio Coco, studioso di letteratura cristiana antica, è autore di importanti lavori sulla tradizione patristica. Ha curato tra l’altro l’edizione integrale dei Detti dei Padri del deserto (Piemme, 1997). Si è dedicato con particolare attenzione allo studio dei testi di Evagrio Pontico, pubblicando in prima edizione italiana per le Edizioni San Paolo il trattato A Eulogio: sulla confessione dei pensieri e consigli di vita (2006) e per l’editrice Città Nuova le Sentenze del monaco egiziano (2010). L’Asceticon, una piccola summa della sapienza dei Padri del deserto.



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Omelie su Qoelet"
Editore: ESD Edizioni Studio Domenicano
Autore: Gregorio di Nissa (san)
Pagine: 464
Ean: 9788870948028
Prezzo: € 28.00

Descrizione:Le otto Omelie su Qoelet di Gregorio di Nissa costituiscono la prima testimonianza del grande interesse dei Padri per il libro di Qoelet. Gregorio vi legge la confessione del re Salomone e il bilancio della sua vita. Sviluppando il tema della vanità del mondo, sottolineato dal frequente ritornello Vanità delle vanità, tutto è vanità, Gregorio desidera, non tanto invitare al disprezzo del mondo, quanto piuttosto esortare a scoprire nel mondo un cammino che conduce a Dio. Sviluppa così due grandi riflessioni: la prima sulla natura dell'universo, detto macrocosmo, e sulla natura dell'uomo, detto microcosmo, per condurre il suo ascoltatore ad acquisire una giusta consapevolezza del suo essere, del suo ruolo nel mondo e dei suoi limiti; la seconda riflessione è sul concetto di tempo, in senso fisico, etico ed escatologico, nella quale rielabora le più felici conclusioni della filosofia greca.

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "I Padri apostolici"
Editore:
Autore:
Pagine: 392
Ean: 9788831110570
Prezzo: € 42.00

Descrizione:

I Padri Apostolici sono gli autori più antichi, dopo il Nuovo Testamento. I loro scritti, composti entro la prima metà del II secolo, riflettono l'ambiente delle prime generazioni cristiane e rivestono per questo uno speciale interesse. In essi, infatti, si coglie il nucleo del primo annuncio della fede e della morale cristiana a confronto con il paganesimo e il giudaismo. Gli Autori non erano scrittori di professione, ma scrivevano per i cristiani con un linguaggio comprensibile e semplice; uno stile umile che fa cogliere attraverso le parole i sentimenti più profondi dell'anima e della vita umana.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Nel 1976 Antonio Quacquarelli pubblicava in questa Collana di Testi Patristici la traduzione dei Padri apostolici curandone anche l'introduzione e le note. In oltre trent'anni si sono moltiplicate le traduzioni, le ricerche e gli studi su queste opere che hanno attirato l'attenzione degli studiosi poiché si tratta degli scritti cristiani più antichi dopo quelli del Nuovo Testamento. Si è reso, dunque, necessario rivedere il lavoro di Quacquarelli aggiornando le introduzioni delle singole opere e consultando le eventuali nuove edizioni. Nonostante ciò, il presente volume si pone in continuità con il lavoro di Quacquarelli condividendone sostanzialmente l'impostazione e le finalità, anche se ovviamente tiene conto delle più recenti acquisizioni scientifiche. Al grande studioso pugliese, infatti, va ascritto il merito di aver diretto la Collana di Testi Patristici, contribuendo a diffondere il sapere cristiano per mezzo delle traduzioni delle più famose e importanti opere dei Padri della Chiesa. Tra i lavori più apprezzati e di maggior pregio di Quacquarelli è proprio la traduzione dei Padri apostolici, che lo studioso volle collocare tra i primi volumi della collana sottolineandone l'importanza ai fini della comprensione del cristianesimo delle origini. In questa sede, dunque, mentre si offre una nuova traduzione, è doveroso rinnovare sensi di gratitudine e di ammirazione per un maestro che ha segnato la storia degli studi patristici in Italia e sulle cui orme tentiamo di incamminati.

Con il nome di Padri apostolici sono quegli scritti che si caratterizzano per la loro antichità e il loro aggancio con l'età apostolica e che, per (mesto, sono una fonte primaria per lo studio del cristianesimo primitivo, specie dell'età sub-apostolica (ca. 70-150 d.C). Questa denominazione non fu data né nell'età patristica, né nel medioevo, ma nell'epoca moderna da J.B. Cotelier, che nel 1672 pubblicò una raccolta di scritti comprendente Barnaba, Clemente Romano, Ignazio di Antiochia, Policarpo di Smirne e il Pastore di Erma . Successivamente a questo gruppo furono aggiunti i frammenti di Papia di Gerapoli e l' epistola A Diogneto e poi nell'800 dopo la scoperta di Filoteo Bryennios fu immessa. anche la Didachè. Di ognuno di questi autori e opere daremo notizie più dettagliate nelle rispettive introduzioni delle singole traduzioni.

Le opere dei Padri apostolici furono composte entro la prima metà del II secolo, perciò riflettono l'ambiente delle prime generazioni cristiane e rivestono uno speciale interesse per il fatto che vennero composte in un periodo nel quale il Nuovo Testamento era ancora in formazione e non appariva ancora come un corpus ben definito. In quel contesto i fedeli si basavano ancora sulla memoria viva della tradizione orale e le strutture ecclesiali non erano ancora stabilizzate, anche se le radici del monoepiscopato, come sistema di governo della Chiesa, e la consapevolezza di una regula fidei vanno cercate proprio in questo periodo. In tal senso, è emblematico notare come gli autori di questi scritti, molti dei quali purtroppo restano anonimi, andassero alla ricerca affannosa di tutto quanto concernesse Cristo, per cui pur scrivendo da luoghi diversi, chi da Roma, chi da Antiochia, chi da Smirne, esprimono una unità di fede fondata su Cristo e sulla predicazione apostolica.

Gli autori di queste opere non erano scrittori di professione, ma scrivevano per i cristiani, con il linguaggio comprensibile e semplice con cui si rivolgevano ai loro fratelli nella fede. Per lo più essi seguono la parola di Dio che i loro interlocutori conoscono e su cui fondano i loro ragionamenti, per questo non hanno bisogno di particolari sistemi filosofici, né di discorsi eloquenti e raffinati, ma di riflessioni che rievocano l'esperienza che ogni giorno essi fanno delle cose che cadono sotto i loro occhi. Siamo, dunque, di fronte ad un genus dicendi simplex, lo stile umile che fa cogliere attraverso le parole i sentimenti più profondi dell'anima e della vita umana. In tal senso, non si dovrà ricercare in queste opere le grandi e complete dottrine teologiche che caratterizzeranno il prosieguo della letteratura cristiana antica, bensì si dovrà avvertire l'esperienza di Cristo che gli autori si sforzano di testimoniare con la vita. In altri termini, si è di fronte ad una teologia vissuta e insegnata che ben si adatta agli uomini di ogni tempo e luogo, dal momento che dall'esperienza di Cristo si ricava una lezione ricca di motivazioni, condotta con umiltà e chiarezza, che da una parte rivela l'uomo a se stesso, dall'altra lo innalza alla contemplazione dei grandi misteri del Dio vivente.

La tentazione dell'anacronismo è sempre alle porte, quando si leggono le opere antiche, specie quelle che hanno un grande significato per i lettori, in particolare peri credenti cristiani; il che evidentemente non ne favorisce la comprensione. Per questo, quando si leggono i Padri apostolici si deve tenere presente che la Chiesa, sebbene avesse già tutto l'essenziale, ovvero la dottrina, i sacramenti e la gerarchia, era ancora ai suoi primissimi passi e quel nucleo primitivo e ristretto di cristiani si muoveva in un ambiente molto diverso dal nostro per mentalità, pensiero, costumi ed istituzioni. È evidente che ci dovesse essere un profondo legame tra i membri delle singole comunità e tra le comunità fra loro e che tutti conoscessero i pastori e i pastori i membri delle loro comunità. Nonostante ciò, non è corretto pensare che la Chiesa primitiva fosse del tutto diversa da quella che è giunta a noi, perché «è sempre la stessa Chiesa, lo stesso corpo di Cristo che lega in sé uomini di varie civiltà e di vari secoli: è sempre lo stesso mistero di unione e di amore». Questa ermeneutica della continuità è una chiave utile per aprire lo scrigno della comprensione dei testi dei Padri apostolici e ritornare ad una fonte così feconda per la fede e la spiritualità cristiana. Atteso ciò, l'alveo vitale in cui collocare le opere dei Padri apostolici è quello della predicazione cristiana primitiva che, favorita dall'unione politica di tutto il mondo sotto l'impero romano e dalla lingua comune greco-ellenistica penetrata ovunque, raggiunse ebrei e pagani. 



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO


 
TORNA SU