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Libri
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Titolo: "Auschwitz e la Croce"
Editore: OCD
Autore:
Pagine: 32
Ean: 9788872295960
Prezzo: € 6.00

Descrizione:Ci sono momenti nella storia in cui il male è dilagante: non è soltanto un gesto isolato, ma un modo di dominare su razze e nazioni. Roberto Guarneri affronta per i più piccoli la scottante questione del male chiamato nazismo, filtrandolo attraverso la delicata arte del racconto e la storia di due ebrei che ad Auschwitz hanno unito il loro destino alla Croce di Cristo: Edith Stein e Massimiliano Kolbe.

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Titolo: "Il coraggio della pace"
Editore: Terra Santa
Autore: Pierbattista Pizzaballa, Michael Anthony Perry
Pagine: 48
Ean: 9788862403238
Prezzo: € 4.90

Descrizione:Due testi che si intrecciano, in un continuo richiamo al carisma francescano e allo "spirito di Assisi", per riaffermare l'impegno dei figli di san Francesco nel campo della pace e del dialogo tra le religioni. Fra Pierbattista Pizzaballa svela particolari inediti e retroscena dell'invocazione per la pace tenutasi in Vaticano l'8 giugno 2014. E insiste sul valore della preghiera: "La preghiera non produce; la preghiera genera. Non sostituisce l'opera dell'uomo, ma la illumina. Non esonera dal percorso, ma lo indica". Fra Michael A. Perry riflette sul dialogo tra le fedi come strada privilegiata per la pace. Partendo dalla propria esperienza, traccia alcune linee guida e mette al primo posto l'impegno per un lavoro comune e condiviso, purificato dal desiderio tipicamente umano di controllare e "possedere" tutto.

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Titolo: "E Dio sorrise"
Editore: Morcelliana Edizioni
Autore:
Pagine: 112
Ean: 9788837228019
Prezzo: € 11.00

Descrizione:

Nella Bibbia ricorrono numerose le immagini di Dio: ha occhi per guardare, orecchi per ascoltare, bocca per parlare e, come ci ricorda questo libro, per sorridere. Anzi, Paolo De Benedetti nella Prefazione afferma che, in quanto Dio è amore, il suo rapporto con gli uomini è legato soprattutto alle sue labbra che sorridono. Se la storia della salvezza parte dal riso di Sara di fronte alla promessa divina, a lei sterile e anziana, di una sterminata discendenza, la Bibbia - e in particolare la Bibbia ebraica - non manca di humour, emerso dalla recente attenzione alle sue dimensioni letterarie. Ma l'origine dell'umorismo che caratterizza l'animo ebraico è da rintracciarsi nella tradizione orale della Torah e nelle procedure della letteratura talmudica con le sue serie di domande e risposte destinate a sfociare in altre domande e i suoi aneddoti spesso paradossali e irrealistici. Un'ironia biblico-teologica, dissacrante ma mai in antagonismo alla fede, si ritrova anche nella tradizione popolare americana: innumerevoli film, fumetti e cartoni sono l'espressione di una libertà nella religione di cui l'umorismo è parte essenziale.



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Titolo: "L'ora blu delle fiabe"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Ilse Weber Herlinger
Pagine: 160
Ean: 9788831544696
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

Il libro raccoglie 20 fiabe ebraiche, pubblicate nel 1929 in Cecoslovacchia, quando l'autrice, Ilse Herlinger era una giovane promessa della letteratura dell'infanzia degli anni Venti.Quando, l'8 febbraio 1942 viene deportata a Theresienstadt, Ilse, nella certezza di poter essere di aiuto nel ghetto, si presenta subito come infermiera e assume la direzione del reparto riservato ai bambini malati, assistendoli come fossero suoi figli.Pensava sempre a come poter offrire ai suoi assistiti un motivo di gioia, come nell'ora blu delle fiabe, un momento tanto atteso dai bambini, prima di prendere sonno, quando Ilse cercava di ricreare in un ambiente di quotidiano orrore, il calore e l'ordine di una casa per sempre perduta.In un universo, in cui i piccoli ebrei di Theresienstadt sono costretti a una convivenza forzata con la morte, la voce di zia Ilse - come la chiamavano - ferma il tempo e li accompagna in luoghi d'incanto.



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Titolo: "Perché non sono eretico"
Editore: EMI Editrice Missionaria Italiana
Autore: Jacques Dupuis
Pagine: 224
Ean: 9788830722286
Prezzo: € 17.00

Descrizione:

«Se avessi detto, voluto dire o creduto quello che loro mi attribuiscono, sarei davvero un eretico. Ma non l'ho fatto». Così si esprime in queste pagine Jacques Dupuis, il gesuita e teologo famoso per la sua pionieristica «teologia del pluralismo religioso». Una posizione che, a cavallo dell'anno 2000, gli costò le critiche e l'indagine della Congregazione per la dottrina della fede, presieduta dall'allora cardinal Joseph Ratzinger. Per la prima volta viene qui presentata al lettore l'autodifesa di Dupuis - molto stimato nella Compagnia di Gesù - di fronte all'ex Sant'Uffizio: un'apologia di sé e del proprio lavoro di ricercatore, che Dupuis considerò sempre e solo «cattolico», nel senso di «universale».



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Titolo: "Visti di uscita e biglietti di entrata"
Editore: Giuntina
Autore: Zygmunt Bauman
Pagine: 79
Ean: 9788880575658
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Dal Settecento, in Europa, agli ebrei si chiede di assimilarsi. In cambio si promette loro l'eguaglianza. Due secoli dopo quella parabola finirà con milioni di morti. In mezzo, come racconta Bauman, il percorso è stato accidentato: quanto più gli ebrei vanno in cerca dell'assimilazione, tanto più la diffidenza nei loro confronti cresce. Zygmunt Bauman, in questo suo testo del 1988, analizza i meccanismi culturali che stanno dietro alle richieste che le società nazionali europee, soprattutto quella tedesca, hanno rivolto agli ebrei tra Ottocento e Novecento per accoglierli, ma senza mai rimuovere le proprie diffidenze. La conseguenza fu che ancora prima dello sterminio anche i volenterosi che aspiravano all'assimilazione si trovarono in una "terra di nessuno", sospesi nel niente. Spesso furono i primi a cadere.



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Titolo: "L' invenzione marrana"
Editore: Giuntina
Autore: Elia Boccara
Pagine: 130
Ean: 9788880575689
Prezzo: € 14.00

Descrizione:

In Spagna l'ondata persecutoria antiebraica del 1391, con le sue successive propaggini, provocò un susseguirsi di conversioni, quasi sempre insincere. La cacciata degli ebrei del 1492 provocò da una parte una grande fuga dal paese e dall'altra una nuova messe di conversioni da parte di coloro che non si sentivano attrezzati per una partenza verso l'ignoto. In Portogallo, nel 1497, la scelta fra esilio e conversione fu resa impossibile e il battesimo fu impartito a forza a tutti gli ebrei. Nacque così in tutta l'Iberia l'avventura marrana, variamente vissuta a seconda dei casi e dei luoghi, comunque foriera di nuovi atteggiamenti religiosi segreti, spesso vere e proprie invenzioni. Questo vale per i conversos rimasti nelle rispettive patrie iberiche, che le stesse istituzioni distinguevano ufficialmente, anche dopo varie generazioni, come nuovi-cristiani, considerati inferiori rispetto ai vetero-cristiani e bollati in quanto ritenuti portatori di un sangue impuro. Ma in modi diversi, e non uniformi, il fenomeno marranico si manifestava ancora tra coloro che, dopo varie generazioni di conversione forzata, fuggivano nelle Terre di Libertà, dove era possibile la pratica dell'ebraismo. Questo libro è una somma di vari saggi recentemente pubblicati in alcune riviste, opportunamente riordinati ed aggiornati, in modo di dare, anche a un grande pubblico, un assaggio di quel grande fenomeno culturale che è il marranesimo.



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Titolo: "Islam e integrazione in Italia"
Editore: Marsilio
Autore:
Pagine: 221
Ean: 9788831718493
Prezzo: € 22.00

Descrizione:

Il testo prende vita dall'esperienza del corso "Nuove presenze religiose in Italia". Un percorso di integrazione, promosso dal Forum internazionale democrazia e religioni (FIDR) con il patrocinio del Ministero dell'interno nel triennio 2010-2013: iniziativa di formazione per esponenti dell'associazionismo islamico, tra cui guide religiose, organizzata in Italia. Viene pubblicata, in questo volume, la bozza dello statuto di associazioni religiose che gestiscono moschee e per la prima volta imam e presidenti di comunità islamiche di ogni orientamento affrontano, nel rispondere alle domande degli autori, temi quali il ruolo della donna e il rapporto fra islam e democrazia. Nel testo sono poi approfonditi argomenti quali le moschee e la formazione degli imam, il dialogo interreligioso e i matrimoni misti, le seconde generazioni e la cittadinanza, l'assistenza spirituale nelle carceri.



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Titolo: "Ripensare il cristianesimo"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: Eugene Korn
Pagine: 120
Ean: 9788810207109
Prezzo: € 11.00

Descrizione:Il testo tratta del rapporto tra ebrei e cristiani dal punto di vista ebraico. È la traduzione del saggio Rethinking Christianity. Rabbinic Positions and Possibilities costituente l'ottavo capitolo del volume Jewish Theology and World Religions, recentemente edito presso i tipi de The Littman Library Civilization, Oxford, UK - Portland.Nelle sue pagine il rabbino Korn illustra l'evolversi della riflessione rabbinica in relazione al cristianesimo dall'antichità ai giorni nostri, mettendo in evidenza, con chiarezza e puntualità, le difficoltà e le speranze inerenti al dialogo ebraico-cristiano. Il libro si divide essenzialmente in due parti. Nella prima l'autore fa una carrellata storica sulla posizione del cristianesimo nella teologia ebraica evidenziando la diversità di posizioni enunciate dai rabbini nel corso dei secoli: posizioni che vanno dalla completa apertura verso il cristianesimo al suo netto rifiuto. La conclusione è che l'atteggiamento di apertura o chiusura dipende non dalla posizione normativa/teologica ebraica, ma dalle condizioni economiche e sociali di volta in volta succedutesi nel tempo. La seconda parte tratta del rapporto tra ebrei e cristiani oggi, dopo l'Olocausto e il concilio Vaticano II. L'invito ai cristiani è di accettare il dialogo con gli ebrei cercando di capire, nel campo politico, l'importanza che ha per la loro esistenza lo Stato d'Israele dal cui riconoscimento e dalla cui accettazione non si può prescindere per un proficuo interscambio con gli ebrei.Per la prima volta in Italia appaiono con compiutezza, nella loro eterogeneità, riflessioni afferenti alla teologia rabbinica e alla normativa ebraica tradizionale (halakhah) a proposito dei rapporti tra ebrei e cristiani: una letteratura per lo più ignota al pubblico italiano, che chiunque si occupi di dialogo ebraico-cristiano dovrebbe conoscere.

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Titolo: "Ai piedi del Sinai"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: Elena Lea Bartolini De Angeli, Carmine Di Sante
Pagine: 224
Ean: 9788810207093
Prezzo: € 17.40

Descrizione:Il popolo d'Israele nasce ai piedi del Sinai quando riceve da Dio la Torah, patto di nozze (ketubah) donato dal Signore e accolto nella libertà. Da quel momento, per comprendere l'ebraismo è necessario fare riferimento alla Legge, al popolo che la mette in pratica quotidianamente e alla terra d'Israele, unico luogo in cui tutti i precetti possono essere vissuti. A questa triade fondamentale è dedicata la prima parte del volume, mentre la seconda si sofferma sulle due dinamiche fondamentali della vita liturgica ebraica: la benedizione, che colloca il rapporto con il creato in una dimensione religiosa, e il memoriale, che attualizza la storia di salvezza rendendola presenza viva per ogni ebreo.

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Titolo: "Il diritto alla libertà religiosa"
Editore: Lateran University Press
Autore: Paolo Trianni
Pagine: 248
Ean: 9788846509819
Prezzo: € 23.00

Descrizione:La Dichiarazione conciliare Dignitatis humanae rappresenta uno dei testi più sofferti, ma anche più rivoluzionari e profetici, del Vaticano II. Con essa la Chiesa riconosce il diritto alla libertà religiosa additando un modello di convivenza civile tra le religioni, e tra le religioni e gli Stati, che ha valore universale. Ciascuna confessione di fede, infatti, è invitata a riconoscersi nelle sue indicazioni per la salvaguardia del valore comune della pace e della dignità umana. Il saggio ricostruisce la sua genesi testuale, ne individua le fonti e svolge un'analisi interpretativi dei suoi principali nodi teologici.

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Titolo: "Oltre il muro"
Editore: Rizzoli
Autore: Spadaro Antonio, Abboud Omar, Skorka Abraham
Pagine: 203
Ean: 9788817078559
Prezzo: € 17.00

Descrizione:

In questo libro si parla di un abbraccio: quello che Papa Francesco, Omar Abboud e Abraham Skorka si sono scambiati davanti al Muro del Pianto di Gerusalemme durante il primo viaggio del Pontefice in Terra Santa. Un gesto spontaneo e genuino compiuto da amici che da sempre condividono un dialogo fecondo pur professando fedi differenti, testimoniando una modalità unica di vivere l'esperienza religiosa. Antonio Spadaro indaga le ragioni profonde che hanno ispirato il viaggio di Bergoglio e, attraverso lo sguardo inedito di un ebreo e un musulmano che il Papa ha voluto vicini, ripercorre i gesti e le parole di quei giorni, segnati in Medio Oriente da tensioni crescenti: la visita al Santo Sepolcro, alla Moschea della Cupola e alla Grotta della Natività, l'incontro con i bambini dei campi profughi palestinesi e l'omaggio alle vittime dell'Olocausto al memoriale di Yad Vashem. Fino all'invito rivolto ai leader di Israele e Palestina: "Venite a pregare a casa mia". Scegliendo quella dell'amicizia e dell'empatia come strada privilegiata, Francesco ha scardinato tutti gli schemi, mostrando al mondo come per conquistare la pace non bastino accordi politici o diplomatici ma occorra un cambio di mentalità radicale che porti a non veder più nell'altro un nemico. Perché "la vita è un cammino, un cammino lungo, ma un cammino che non si può percorrere da soli. Bisogna camminare con i fratelli alla presenza di Dio".



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Titolo: "Una Chiesa per gli altri"
Editore: Cittadella
Autore: Iannone Francesco
Pagine: 272
Ean: 9788830813946
Prezzo: € 18.80

Descrizione:«Don Francesco Iannone prende lo spunto da un'ottima descrizione della teologia preconciliare e della ben nota tesi extra ecclesia nulla salus; esamina poi in un modo molto dettagliato ed illuminante le enunciazioni del Concilio, usando non solo i suoi atti, ma anche la documentazione ed i fondi disponibili relativi ai suoi protagonisti. Così, in una situazione in cui la generazione dei Padri conciliari si sta esaurendo e svaniscono le memorie immediate, lo studio ci offre un contributo molto prezioso per una informativa sui dibattiti conciliari, il loro fondo teologico e i loro risultati» (dalla Prefazione del card. W. Kasper).

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Titolo: "Interpretazioni giudaiche della «Storia di Noè»"
Editore: Urbaniana University Press
Autore: Giovanni Rizzi
Pagine: 288
Ean: 9788840150338
Prezzo: € 24.00

Descrizione:

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Titolo: "«Ricordati dei giorni del mondo» vol.2"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: Giuseppe Laras
Pagine: 384
Ean: 9788810207086
Prezzo: € 26.50

Descrizione:L'inesausto «pensare» di Israele sembra trovarsi al crocevia tra la riflessione speculativa di natura più propriamente filosofica, l'esegesi - talvolta «avventurosa» - dei testi biblici e talmudici, le intuizioni mistiche della qabbalah e la sterminata produzione della normativa rabbinica, la halakhah. L'opera si propone di guidare il lettore in un viaggio lungo e affascinante, spesso sorprendente e inatteso, finalizzato a cogliere i momenti e le figure fondamentali del pensiero ebraico, avventura religiosa e intellettuale qui presentata e spiegata da un grande maestro.

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Titolo: "Paolo dall'Oglio l'uomo del dialogo"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Guyonne De Montjou
Pagine: 224
Ean: 9788831545815
Prezzo: € 14.00

Descrizione:Mar Musa, monastero dedicato a san Mosè l'Abissino, sorge in mezzo al deserto, in cima a una montagna scoscesa, nei pressi della cittadina di Nebek, in Siria.Abbandonato da due secoli, è stato restaurato grazie alla tenacia di un gesuita italiano, Paolo Dall'Oglio, che vi ha fondato una comunità monastica di rito siriaco.Mar Musa è luogo di accoglienza e di apertura, dedicato al dialogo islamo-cristiano.Qui, uomini e donne ritrovano l'esperienza millenaria del deserto: privazione, silenzio, lavoro e preghiera.Guyonne de Montjou ha incontrato Paolo Dall'Oglio a Mar Musa e ne ha raccolto la storia e la testimonianza, che ha poi raccontato in questo libro, in cui la parola di padre Paolo si alterna alle impressioni della giornalista.

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Titolo: "Il silenzio di Dio"
Editore: San Paolo Edizioni
Autore: Roberta Sala
Pagine: 176
Ean: 9788821593444
Prezzo: € 14.00

Descrizione:Lo chiamano "pluralismo- ed è un fatto incontestabile. Significa che siamo tutti diversi e che, di conseguenza, la nostra convivenza non è né semplice né scontata. Significa che se Dio parla a ciascuno di noi, sembra restare in silenzio di fronte alla comunità: ci lascia nel guado, intenti a fuggire da odio, disprezzo, prepotenza, violenza. Qual è, allora, la via d'uscita? «Quale che sia il nome di Dio, quali che siano i cieli sopra di noi o dentro di noi, quanto deboli o forti siano i doveri che si impongono alle nostre coscienze, tutte le decisioni sulla terra sono rimandate a noi, esseri terreni che devono cercare da sé la propria strada, sia quella da percorrere quotidianamente, verso i propri fini e confini, sia quella da percorrere per l'incontro con Dio, per chi ci crede, per chi lo cerca, per chi ce la fa». Nella nuova colla "Spiragli-, un testo che indaga i misteri delle convivenze umane, dal tema del pluralismo culturale, alla tolleranza, fino al rapporto tra le culture e a quello tra le diverse fedi e confessioni religiose. «Io penso che la tolleranza sia una cosa buona: è la virtù di chi accoglie pur disapprovando, di chi rispetta pur dissentendo, di chi distingue le persone dalle loro idee e perfino dalle loro condotte. È certamente una virtù difficile e controversa: ma cercherò di difenderla e spiegherò perché».

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Titolo: "L'esegesi veterotestamentaria e la liturgia"
Editore: Cittadella
Autore: Braulik Georg
Pagine: 300
Ean: 9788830813823
Prezzo: € 19.50

Descrizione:L'inedita relecture che Braulik offre del rapporto tra il salterio ebraico e la liturgia cristiana ci fa ripensare non solo la liturgia delle ore, ma anche i motivi biblici della celebrazione eucaristica nonchè la sacramentalità dell'Antica Alleanza. Con testo tedesco a fronte.

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Titolo: "La storia degli ebrei"
Editore: Mondadori
Autore: Simon Schama
Pagine: 581
Ean: 9788804643654
Prezzo: € 30.00

Descrizione:

Nel giugno del 1242, a Parigi, davanti a una folla urlante e a frati raccolti in preghiera, migliaia di pergamene inchiostrate recanti lettere ebraiche arsero sulle pire scoppiettanti diffondendo lungo le rive della Senna un dolciastro fetore animale. Sui roghi, innalzati per volontà di re Luigi IX il Santo, avvampavano le copie del Talmud.

La parola di Dio, proprio come i corpi viventi che cadevano tra le braccia dell'Inquisizione, bruciava nelle fiamme. Iniziava così, per il Popolo del Libro, un'altra pagina della sua storia millenaria di sofferenze e persecuzioni. Eppure, come ci ricorda Simon Schama, docente alla Columbia University, questa storia non si consumò solo nel lutto e nelle fughe improvvise, nelle costanti minacce di annientamento e nell'oppressione. Quella del popolo ebraico è soprattutto una storia di resistenza, di creatività, di gioia. Una continua, e a tratti disperata, affermazione della vita sulle avversità più spaventose. In queste pagine si dipana quindi una straordinaria epopea, fatta di gente comune e di poeti, di autori biblici e medici illustri, di miniaturisti e mercanti, di cartografi e filosofi. Un caleidoscopio di microstorie in cui si accendono candele, si intonano canti, si affrontano viaggi perigliosi in terre incognite alla ricerca di spezie e pietre preziose, si studiano, si custodiscono e si perpetuano le parole del Libro. Un racconto che abbraccia millenni e continenti...

 

PREFAZIONE

Non posso dire di non essere stato avvertito. «Figlio mio» ammonisce con gelida saggezza il predicatore dell'Ecclesiaste «scrivere molti libri e studiare troppo è una fatica per il corpo.» Chiunque si avventuri nella storia ebraica dev'essere consapevole, a rischio di scoraggiarsi, delle immense catene montuose di studi in più volumi che torreggiano alle sue spalle. Quarant'anni fa, tuttavia, accettai di portare a termine uno di questi studi, una storia degli ebrei rimasta incompiuta alla morte dell'autore, Cecil Roth, che aveva dedicato l'intera vita all'argomento. A quel tempo stavo lavorando a un libro sui Rothschild e la Palestina. Insieme a un amico e collega all'Università di Cambridge, Nicholas de Lange, studioso di filosofia ebraica della tarda antichità e traduttore di Amos Oz, mi ero formato a spese degli studenti in storia post-biblica grazie a un seminario informale che tenevamo nelle mie stanze al Christ's College. Per un paio d'ore, dopo cena, mentre schiacciavamo noci e scherzavamo, bevendo bicchieri di vino e coppe traboccanti di parole ebraiche, accoglievamo nella nostra piccola compagnia saggi, falsi messia, poeti e agitatori.

Ma Nicholas e io avevamo organizzato quegli incontri per una ragione seria. Rabbini a parte, gli studenti di storia o letteratura non avevano nessuno, ci sembrava, con cui incontrarsi per parlare di cultura ebraica, segno di quanto essa fosse divenuta estranea all'università. Quando mi giunse l'invito a portare a termine il volume di Roth, inoltre, ulteriori urgenti motivi spingevano a voler creare un collegamento fra la storia degli ebrei e quella diti tti. Era il 1973, e si era appena combattuta la guerra arabo-israeliana dello Yon Kippur. Nonostante il successo militare di Israele, l'umore era cupo: il conflitto era stato molto duro, specie durante l'audace avanzata egiziana oltre il canale di Suez e nel Sinai. Le sabbie erano diventate mobili;qualcosa che era sembrato sicuro non lo era più. Gli anni che seguirono videro la storiografia ebraica, a entrambe le estremità della sua plurimillenaria cronologia, autocriticare ferocemente il trionfalismo. L'archeologia biblica prese una piega radicalmente scettica. Su quanto era esattamente avvenuto fra ebrei e palestinesi nel 1948 iniziarono a circolare verità dolorose. La prolungata occupazione e, poi, la sfida della prima intifada divennero realtà ineludibili. Parlare con non ebrei di storia ebraica senza impantanarsi nella storia del conflitto israelo-palestinese era ormai impossibile. E sopra ogni altra cosa, comprensibilmente, continuava ad aleggiare la tragica nuvola di fumo dei forni crematori. Le dimensioni senza pari di quella catastrofe sembravano chiedere silenzio di fronte alla sua enormità, sia agli ebrei sia ai gentili.

Ma, quale ne sia il costo, spezzare il silenzio non è un'opzione per uno storico. Pensavo che scrivendo una storia postmedievale rivolta al grande pubblico, che desse tutto il suo peso alle esperienze condivise, non sempre e soltanto a persecuzioni e massacri, avrei potuto fungere da interlocutore, convincere i lettori (e i responsabili dei programmi di studio in storia) che nessuna storia, su qualunque regione del mondo o epoca si focalizzasse, poteva dirsi completa senza una storia ebraica, e che in quest'ultima c'era molto di più che pogrom e rabbini, una cronaca popolata da antiche vittime e moderni conquistatori.

Era questa l'inclinazione in cui ero cresciuto. Mio padre era ossessionato in pari misura dalla storia ebraica e da quella britannica, e gli sembrava che andassero a braccetto. 

Oppure: chi aveva azzeccato i suoi ebrei? Walter Scott o George Eliot, il Dickens caricaturale di Oliver Twist o il Dickens sentimentale del Nostro comune amico? Ormeggiavamo sotto i salici alle prese con il dolore di Shylock. È dai miei genitori, inoltre, che ho ereditato l'idea che l'Antico Testamento sia la prima storia scritta in assoluto; che, nonostante tutte le sue licenze poetiche, a cominciare dai miracoli, sia lo snodarsi di schiavitù e liberazioni, hybris regali e ribellioni filiali, assedi e distruzioni, imposizioni e violazioni della legge: il modello su cui si sarebbe foggiata ogni altra storia successiva. Se mio padre ne avesse scritta una, si sarebbe chiamata «Da Mosè alla Magna Charta». Ma non la scrisse.

E nemmeno io, non nel 1973. Ci provai, portando avanti la narrazione di Cecil Roth, ma, quale che ne sia il motivo, l'innesto non fece presa. Dopodiché passai quarant'anni a errare, non esattamente nel deserto, ma in regioni lontane dal mio retroterra ebraico: Olanda e South Carolina, Skara Brae e la Parigi giacobina. Ma, per tutto quel tempo, i lineamenti della storia che avrei potuto raccontare rimasero sempre presenti, sia pur flebilmente, nei miei pensieri e ricordi, come parenti che mi tiravano delicatamente ma con insistenza per la manica a matrimoni o funerali di famiglia (cosa che a volte avvenne). Mai sottovalutare il potere di una zia ebrea, né tanto meno il muto, paziente rimprovero di una madre.

Così, nel 2009, quando Adam Kemp della BBC organizzò un incontro per parlarmi di un'idea per un nuovo documentario televisivo a puntate «che ti affascinerà o detesterai», sapevo in qualche modo, ancora prima che gli uscisse una parola di bocca, che cosa mi aspettava. Ci fu, lo ammetto, un fugace momento in cui mi sentii Giona.

Questa volta la storia porta dietro di sé il potere persuasivo della televisione, e attraverso i due media, scrittura e filmati, organicamente interconnessi ma non identici, speravo di costruire proprio quel ponte fra pubblico ebreo e pubblico non ebreo che sembrava in qualche modo avermi eluso quarant'anni prima.

Nonostante le sfide incommensurabili che ha posto (tre millenni di storia in cinque ore di televisione e due libri), si è trattato di un grande e appassionante lavoro, e tale lo sento tuttora. Per quanto impari al compito di raccontare questa storia, sono stato felice di raccontarla, non da ultimo perché a livello di fonti, visive e testuali, tanto è cambiato nel corso degli ultimi decenni. Ritrovamenti archeologici, soprattutto iscrizioni del periodo biblico, hanno dato un'idea nuova di come quel testo, divenuto patrimonio di gran parte dell'umanità, sia venuto alla luce. Da un capo all'altro del mondo ebraico si sono scoperti mosaici che modificano radicalmente non solo la nostra idea di che cosa fossero una sinagoga e il culto ebraico, ma di quanto questa religione avesse in comune nelle sue forme con il paganesimo e il cristianesimo delle origini. Senza forzare la narrazione fino a farne una favoletta consolatoria, e senza sottovalutare le tante sofferenze che l'hanno bagnata di lacrime, la storia che si racconta qui è una storia di eroismo della vita quotidiana quanto di grandi tragedie. Questo libro e questo documentario televisivo sono pieni di quelle piccole rivelazioni che, il prosaico accanto al poetico, danno il senso di una cultura: uno scarabocchio su una pagina di esercizi di ebraico di un bambino del Cairo medievale; una battaglia fra gatti e topi su una Bibbia spagnola sontuosamente miniata; la dote di commovente povertà portata da una schiava egizia del V secolo a.C. nell'andare sposa a un funzionario del locale tempio ebraico; l'aggravarsi della situazione vista da un ufficiale in ansiosa attesa in una fortezza su una collina, man mano che i babilonesi avanzano; le risonanti parole della benedizione sacerdotale incise in ebraico arcaico su un minuscolo amuleto d'argento risalente al regno di Giosia.

Banale vita quotidiana. Ma la storia degli ebrei è stata tutto tranne che banale. Ciò che gli ebrei hanno vissuto, e sono in qualche modo sopravvissuti per raccontare, è la versione più intensa nota alla storia umana di avversità subite anche da altri popoli; una versione che parla di resistenza perenne di una cultura al suo annientamento, di ricostruzioni di case e habitat, di una prosa e poesia della vita scritte nel succedersi di sradica-menti e aggressioni. È questo a rendere tale storia particolare e universale a un tempo, eredità comune di ebrei e non ebrei allo stesso modo, un'immagine della nostra comune umanità. In tutto il suo splendore e la sua degradazione, le sue ripetute tribolazioni e la sua infinita creatività, la storia riportata nelle pagine che seguono rimane, per tanti e tanti versi, una delle grandi meraviglie del mondo.

 

ESTRATTO DAL PRIMO CAPITOLO

IN EGITTO

In principio — non il principio immaginato da patriarchi e profeti, e certamente non il principio dell'intero universo, solo il principio documentato degli ebrei comuni — in quel principio, un padre e una madre erano preoccupati per il figlio.

Il ragazzo, un soldato, si chiamava Shelomam, versione aramaica del mio nome ebraico, Shelomo. Il nome di suo padre era Osea, secondo nome del mio aba. I Da allora sono passati due millenni e mezzo. Era il 475 a.C., il decimo anno del regno di Serse, re achemenide di Persia che, sebbene copertosi di sangue in Grecia, dominava ancora l'Egitto, dove Shelomam e Osea vivevano. Serse sarebbe rimasto sul trono un altro decennio prima di essere assassinato dal suo più fido ufficiale, Artabano Ircano, con la complicità di un eunuco. Gesù di Nazaret non sarebbe nato che mezzo millennio dopo. A credere ai diversi autori della Bibbia ebraica, erano passati circa ottocento anni da quando Mosè aveva guidato gli israeliti schiavi dall'Egitto nelle montagne del deserto dove, in possesso delle leggi ricevute direttamente da Yahweh, anzi, scritte con il Suo stesso dito, si erano mutati, malgrado ricorrenti flirt con l'idolatria e la smania di avere tanti altri dèi, in qualcosa di simile a ebrei.

L'esodo dalla valle alluvionale del Nilo, la fine della schiavitù straniera, fu presentato dagli autori biblici come la condizione per divenire pienamente israeliti. Essi immaginarono il viaggio come un'ascesa, sia topografica sia morale. Era su alture pietrose, tappe sulla via che porta in cielo, che YHWH, come Yahweh era scritto, aveva rivelato Se stesso (o almeno la Sua schiena), rendendo il volto di Mosè caldo e splendente di radiosità riflessa. Fin dall'inizio (sia nella versione biblica sia in quella archeologica), gli ebrei furono gente di collina. In ebraico, emigrare in Israele è ancora aliyah, un salire. Gerusalemme era inimmaginabile nella bassa pianura fluviale. I fiumi erano torbidi di tentazioni; il mare era ancora peggio, traboccante di mostri coperti di squame. Coloro che ne abitavano le rive o ne solcavano le onde (come i fenici e i greci) erano da detestare come gente losca, idolatra e immonda. Tornare in Egitto allora, agli occhi di coloro per i quali l'esodo era l'appropriato avvio di qualunque cosa fosse ebraica, era una caduta, una discesa nella sfacciata idolatria. I profeti Ezechiele e Geremia, quest'ultimo anche dopo essere andato in Egitto egli stesso, avevano messo in guardia contro questa ricaduta, questo disebraicizzarsi. Coloro che avrebbero ceduto, ammoniva Geremia, sarebbero divenuti «oggetto di esecrazione, di orrore, di maledizione e di scherno».

 



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Titolo: "Religioni e relazioni internazionali"
Editore:
Autore: Ferrara Pasquale
Pagine:
Ean: 9788831101837
Prezzo: € 16.50

Descrizione:

L'incidenza delle Religioni nelle relazioni internazionali, un ruolo chiave nella promozione di forme organizzate di collaborazione internazionale. Lo scenario politico e sociale internazionale è oggi in profonda trasformazione. L'attentato alle Torri Gemelle, la globalizzazione, l'emergere di nuovi giganti economici hanno ridisegnato il quadro geopolitico mondiale. In tale contesto gli analisti di politica internazionale guardano con sempre maggiore interesse alle religioni come ad un elemento chiave. Alcuni importanti processi che vedono coinvolti come attori importanti le religioni infatti ne hanno determinato la riapparizione sulla scena pubblica: come elemento talvolta problematico (ad esempio la rivoluzione islamica in Iran, l'11 settembre 2001 e la minaccia del terrorismo di Al Qaeda) o come straordinaria risorsa per il ruolo sempre più rilevante nella promozione di forme organizzate di collaborazione internazionale. L'Autore, grazie anche ad una ampia e lunga esperienza diplomatica, offre una lettura originale, approfondita e ben documentata dell'incidenza delle religioni nelle relazioni internazionali attuali.



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Titolo: "Dialogo sull'Islam tra un padre e un figlio"
Editore: Fazi
Autore: Tessore Dag, Tessore Alberto
Pagine: XVI-399
Ean: 9788876253164
Prezzo: € 18.00

Descrizione:

L'Islam, che conta oltre un miliardo e mezzo di fedeli nel mondo, presenta oggi molti volti. A occupare la scena nei media sono spesso i suoi aspetti più minacciosi, le sue interpretazioni che sfociano nel fanatismo e nel fondamentalismo, specie nel Medio Oriente, che attraversa una fase di transizione in seguito alla Primavera araba. Ma di certo non è questa l'unica espressione della religione islamica, che ha una grande storia cosmopolita. Dal desiderio di offrire dell'Islam un ritratto contemporaneo a tutto tondo nasce questo dialogo tra un padre, Alberto, e un figlio, Dag, agnostico, antropologo e viaggiatore il primo, religioso, esperto di testi sacri e linguista il secondo. Il figlio ha deciso di vivere con la sua famiglia nelle montagne del Marocco, il padre abita nelle campagne sabine, ma entrambi riconoscono che in un mondo globale il dialogo interreligioso è un nodo decisivo per la convivenza tra i popoli. Per questo si confrontano con affetto, seppure con grande divergenza di opinioni, toccando nel libro tutte le questioni più spinose che rendono i rapporti tra musulmani e cristiani spesso complicati, se non conflittuali: dalla concezione della donna alla poligamia, dall'ortodossia intransigente alla pretesa di detenere la verità, dalle forme di preghiera alla minaccia del terrorismo di matrice religiosa. Introduzione di Franco Cardini.



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Titolo: "Shintoismo"
Editore: EMI Editrice Missionaria Italiana
Autore: Tiziano Tosolini
Pagine: 160
Ean: 9788830721562
Prezzo: € 12.00

Descrizione:Presentazione rigorosa e divulgativa al tempo stesso di una «religione» (propriamente non lo è) che ha tanto contribuito alla definizione dell'identità nipponica, senza trascurare i punti più critici, come il suo sostegno fornito in passato all'ideologia nazionalista e militarista. Lo shintoismo reggerà alle sfide dei cambiamenti sociali del presente?

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Titolo: "L'eccesso"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: Cristiana Dobner
Pagine: 112
Ean: 9788810104972
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Per il cardinale Carlo Maria Martini, Israele non è stato «un tema fra gli altri» e lo sguardo su Gerusalemme non si è collocato sul piano della ricerca astratta o della curiosità intellettuale, ma si è nutrito di una certezza: la priorità del popolo ebraico nel disegno di Dio.

L'intento del libro - vincitore del Premio internazionale Carlo Maria Martini 2013 - è di cogliere nella riflessione del cardinale, anche attraverso una selezione di testi poco noti, il luogo teologico e teologale - Gerusalemme, eccesso - da cui è scaturito il suo impegno per il dialogo ebraico-cristiano, ma anche il suo ruolo, come biblista e come arcivescovo di Milano, nelle concrete relazioni tra cristiani ed ebrei. «Un ritardo che ci deve pesare molto - sosteneva Martini - è il non aver considerato vitale la nostra relazione con il popolo ebraico. La Chiesa, ciascuno di noi, le nostre comunità, non possono capirsi e definirsi se non in relazione alle radici sante della nostra fede, e quindi al significato del popolo ebraico nella storia, alla sua missione e alla sua chiamata permanente».

 

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Da Gerusalemme verso Gerusalemme...

Carlo Maria Martini volle, fra le domande drammatiche e ineludibili che intessono la vita di ciascuno, affrontarne una specifica:

[...] tu, che dici di Gerusalemme? In che rapporto ti senti con Gerusalemme? (GS 18).

Nella catena della tradizione, quale heilige Kette, sacra catena, come affermò Hans Georg Gadamer, saldata da tutti gli anelli formati nei secoli da chi amava Israele, si inserisce anche Carlo Maria Martini, credente, dapprima come gesuita, biblista e rettore dell'Istituto biblico, poi come cardinale della diocesi di Milano e suo pastore, perché Israele, per il card. Martini, non è un tema fra altri.

Egli non si pose su di un piano di ricerca astratta, di curiosità intellettuale, di campo da indagare, di speculazione, ma su quello di una certezza: la priorità d'Israele nel disegno di Dio, perché senza Israele non esiste un disegno di Dio per l'umanità, pur all'interno di una precisa epistemologia teologica, in grado anche di dare risposta a un interrogativo soggiacente alla vita della Chiesa: come si è costituita l'immagine di Israele nei secoli?

Sempre all'interno di una questione d'accenti non di esclusività e non alla scoperta di microtemi ma di una sola grande passione, all'interno quindi di una tipologia di scrittura particolare e personale. Non si tratta neppure di una pazienza filosofante o, almeno, non solo di questa componente, pur necessaria per elaborare e strutturare, ma di un passo compiuto oltre, che sbilancia molto più in là e molto più profondamente: si tratta di un radicamento biblico ed ebraico. Se non è un tema però, che cos'è?

Intendo lasciarmi interrogare da Carlo Maria Martini e liberare la mia coscienza di credente e la mia riflessione teologica perché possa diventare trasparente e coerente, nel quadro di una ricerca rigorosa sul Martini biblista, teologo e amante di Israele, non in chiave di ricerca storica che si chini sui loci alieni, sulle external sources, ma direttamente sul dialogo ebraico-cristiano, riflesso e praticato da una persona il cui parteciparvi viene ritenuto «emblematico di una recezione personale».

Massimo Giuliani, da pensatore e studioso di ebraismo, indica con quale taglio entrare nel vivo della riflessione e della testimonianza:

Martini dà voce a una sensibilità biblica più che teologica (anche se scindere le due è un po' pretestuoso).

D'altra parte, è ben noto come qualsiasi riflessione teologica debba partire dalla Parola rivelata e poi articolarsi in una dimensione teologica, in cui non serva semplicemente da auctoritas ma ne sia linfa vitale.

Lucidamente Carlo Maria Martini affermava:

[...] un ritardo che ci deve pesare molto, ad esempio, è il non aver considerato vitale la nostra relazione con il popolo ebraico. La Chiesa, ciascuno di noi, le nostre comunità, non possono capirsi e definirsi se non in relazione alle radici sante della nostra fede, e quindi al significato del popolo ebraico nella storia, alla sua missione e alla sua chiamata permanente (PO 79).

Per chiunque sia alla ricerca di nuovi modelli per comprendere il mistero d'Israele e la Chiesa e viverlo, penetrare nel dono che è stato Carlo Maria Martini — come personalità appartiene agli eventi fondatori — è una restituzione e si inserisce nella memoria dei padri nella fede:

[...] il cammino da fare è ancora lungo. Occorrerà un sempre maggiore approfondimento da parte della teologia cattolica (ma anche del pensiero ebraico), tenendo ben presente che Israele è un mistero, il mistero di Israele — come lo chiamavano Maritain e tanti altri studiosi di queste realtà — Israele non è qualcosa che si possa ridurre a equazione matematica, non è una domanda che ammetta risposte semplici. È qualcosa che continuamente rimette in moto la coscienza sui grandi valori dell'essere e del non essere, di Dio e del non senso. È un mistero che continuamente ci rimette in questione. Per questo è così affascinante, così difficile. È un mistero nodale della storia umana e anche la Chiesa lo riconosce come sua misteriosa origine (CA 69-70).

Mistero non chiuso in se stesso, abbozzolato e quindi solo da riscontrare e accettare ineluttabilmente, sì realtà sfuggente, che non si lascia circoscrivere e prendere in mano, perché altrimenti sarebbe chiuso e concluso. Realtà pur sempre plasmabile e plasmatrice, che coinvolge e qualifica non solo un segmento della storia del mondo e dell'umanità ma si sporge molto più in là:

[...] la realtà misteriosa di Israele si proietta su un futuro lontano. È un mistero che si muove verso la pienezza come il cristianesimo e l'umanità tutta (CA 70).

Egli era consapevole di una realtà, del posto e del ruolo che [...] a Israele è affidato nel piano divino di salvezza: si tratta di un compito teologico di primaria importanza.

Compito che certamente deve rispondere a parametri rigorosi per risultare attendibile, di più, egli ha saputo trasferire idee, proposte, priorità valoriali, formulazioni teologiche, su di un altro piano, le ha incarnate nella sua postura, nel suo vissuto, in un vitale contesto teologale. Solo da qui gli è stato possibile contagiare, avendo dato ascolto alla locuzione originale della sua coscienza di credente.

Ne consegue una diversità di accenti, paralleli alle diversità delle fasi della sua vita, da cogliere nella rete dei sottili rapporti fra preghiera, studio, vita personale e vita da pastore, che abita ogni momento del quotidiano.



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Titolo: "Non possiamo non dirci ecumenici"
Editore: Gabrielli Editori
Autore: Salvarani Brunetto
Pagine: 244
Ean: 9788860992277
Prezzo: € 16.00

Descrizione:Questa introduzione all'ecumenismo di Brunetto Salvarani «unisce passione e rigore, fornisce gli strumenti per discernere i tempi del cammino ecumenico. Dalla storia recente dell'ecumenismo, in cui si scorge l'azione dello Spirito santo, l'autore risale a quello che chiama "il protoscisma", il peccato originale della frattura tra ebrei e cristiani: l'incapacità così spesso mostrata dalle chiese di vivere una storia fraterna ha forse le sue radici nell'ideologia del "rigetto" di Israele da parte di Dio e della sua sostituzione con la chiesa, che non cessa di definirsi escludendo l'altra tradizione cristiana. Le vicende storiche dello scisma tra Oriente e Occidente (1054), della riforma protestante, sono rilette nella prospettiva aperta per la chiesa cattolica dal Concilio Vaticano II, "inizio di un nuovo inizio" per l'ecumenismo. Oggi il problema dell'ecumenismo, dell'unità dei cristiani, non può essere disgiunto da quello dell'annuncio della buona notizia del vangelo agli uomini che attendono una parola di pace, di speranza, di fiducia nella vita».Dalla Prefazione di ENZO BIANCHI

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Titolo: "«Ricordati dei giorni del mondo»"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: Giuseppe Laras
Pagine: 272
Ean: 9788810207079
Prezzo: € 17.50

Descrizione:L'inesausto «pensare» di Israele sembra trovarsi al crocevia tra la riflessione speculativa di natura più propriamente filosofica, l'esegesi - talvolta «avventurosa» - dei testi biblici e talmudici, le intuizioni mistiche della qabbalah e la sterminata produzione della normativa rabbinica, la halakhah. L'opera si propone di guidare il lettore in un viaggio lungo e affascinante, spesso sorprendente e inatteso, finalizzato a cogliere i momenti e le figure fondamentali del pensiero ebraico, avventura religiosa e intellettuale qui presentata e spiegata da un grande maestro.

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