Articoli religiosi

Libri - Ebraismo



Titolo: "Shoah, Ruanda due lezioni parallele"
Editore: Giuntina
Autore: Niccolò Rinaldi
Pagine: 74
Ean: 9788880575504
Prezzo: € 8.50

Descrizione:

"Memoria", "unicità", "mai più": moniti che dopo la Shoah vengono messi in discussione dal Ruanda del 1994, un genocidio dei nostri tempi, il primo della società globale. Il massacro di oltre 800.000 tutsi e hutu moderati non è mai stato un "conflitto tribale", come all'epoca qualcuno provò a definirlo, ma un genocidio che ripercorre molte delle modalità dello sterminio nazista degli ebrei, di cui è un "figlio maggiore". Dal cuore dell'Europa al cuore dell'Africa, la meccanica dei due genocidi si può confrontare in un percorso in venti "stazioni", con somiglianze stridenti e alcune differenze, comprese le responsabilità di una parte dell'Occidente che in Ruanda, cinquant'anni dopo la Shoah, si ritrova meno sicuro dei suoi antidoti politici e culturali che considerava acquisiti. Le due lezioni parallele sono un percorso a specchio ricco di riscontri inaspettati e inquietanti, che rende ancora più attuale la terribile lezione della Shoah e svela menzognee ipocrisie del nostro tempo.



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Titolo: "Il problema di Is 66,5 nella tradizione biblica e nell'identità ebraico-cristiana"
Editore: Angelicum University Press
Autore: Pagano Gianpaolo
Pagine: 195
Ean: 9788888660646
Prezzo: € 22.00

Descrizione:Il libro riguarda l'esame del testo di Is 66,5, interpretato sia nel suo contesto che nelle interpretazioni ebraiche e cristiane. Esso però si inserisce nell'ambito di un problema generale, ampliamente discusso, che riguarda i rapporti tra Ebrei e Cristiani, o più propriamente le convergenze e tensioni di Giudei e Cristiani, prima e dopo il sorgere dello stesso Cristianismo, derivato appunto dal Giudaismo.

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Titolo: "I volti di cenere"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: Piero Stefani
Pagine: 64
Ean: 9788810555385
Prezzo: € 6.50

Descrizione:Nelle testimonianze dei sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti, il corpo - definitivamente trasformatosi in fumo e cenere per i «sommersi» - occupa sempre uno spazio centrale. Nel suo consumarsi e piagarsi esso è il luogo delle cicatrici eloquenti, della violenza subita, dello sforzo per la sopravvivenza, ma anche della carne spogliata della possibilità e della libertà di testimoniare qualcosa di «altro», come accade ai martiri. Il numero tatuato sul braccio delle vittime era, nella prospettiva di chi lo ha progettato, l'impronta tangibile della condizione di sottoumanità dei deportati, un marchio che espropria del «nome proprio» impedendo ad ognuno di diventare dignitosamente, umanamente, un «tu». Nella distruzione dei corpi, Auschwitz costringe i testimoni e i superstiti a ritrovare una parola irrimediabilmente privata della sua integrità, a riacquistare, per quanto possibile, le voci; a ridare lineamenti di volti umani a chi è stato reso fumo e cenere. E quindi, paradossalmente, a recuperare il fiato dei corpi dei vecchi e dei bambini - i primi a perire perché custodi della memoria e del futuro - riannodando i fili spezzati della continuità di un popolo.

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Titolo: "La scuola dell'odio"
Editore: Ancora
Autore: Renzo Fracalossi
Pagine: 320
Ean: 9788851414535
Prezzo: € 19.00

Descrizione:

Queste pagine raccolgono, in forma semplice e divulgativa, le vicende dell’antisemitismo nel vecchio continente, fin dalle sue origini, e di cui ci giunge traccia già con il Libro di Ester. Il tentativo è quello di spiegare come la persecuzione antiebraica e la Shoah non siano fenomeni ristretti al XX secolo e confinati dentro le ideologie nazista e fascista, bensì siano una «nota di bordone» che accompagna e ritma tutta la storia europea, fino ai giorni nostri. «Ignorare» quanto accaduto nei secoli in Spagna come in Francia, in Inghilterra come in Germania e nell’est slavo diventa, spesso, terreno di facile coltura per la non remota possibilità del ripetersi non solo dei drammi singoli e collettivi, ma anche di quei dannosi luoghi comuni che hanno plasmato – e tutt’ora forgiano – un certo sentire collettivo, reso più acuto dalla difficoltà economica mondiale di quest’epoca.



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Titolo: "Chi è ebreo?"
Editore: Bonanno
Autore: Eliezer Ben-Rafael
Pagine: 332
Ean: 9788863180114
Prezzo: € 30.00

Descrizione:

La domanda che Ben Gurion poneva nella sua lettera ai cinquanta intellettuali del mondo ebraico - che lui stesso definì "I saggi di Israele", che vivevano sia nella Diaspora che in Israele ed erano rappresentativi delle maggiori correnti di pensiero dell'ebraismo del tempo - era in verità molto specifica e faceva riferimento a una categoria marginale, ma obbligava chi avrebbe risposto a mettere in gioco concetti molto più ampli, come il problema dei confini sociali dell'ebraismo. Chi è incluso? Chi è escluso? Come si diventa ebrei e come si smette di esserlo? La domanda era esplicita: chi e cosa è un ebreo.



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Titolo: "Dopo il fumo. «Sono il n. A 5384 di Birkenau»"
Editore: Morcelliana Edizioni
Autore: Liana Millu
Pagine: 112
Ean: 9788837228637
Prezzo: € 10.00

Descrizione:«La lunga vita di Liana Millu è paragonabile, per alcuni versi, a quella di questa sua opera: solo il passare degli anni ha fatto sì che la sua straordinaria parola udita a viva voce o fissata sulla carta, ampliasse via via il numero degli ascoltatori e dei lettori chiamati a custodire quel messaggio e quindi a onorare quella persona. Ciò avviene quando il tempo della esistenza di Liana si sta facendo breve. Questa situazione in lei si riflette in una parola sempre più carica di una compassione profonda, tutelata da un senso supremo della misura; di contro, nell'ascoltatore tale condizione da un lato aumenta lo struggimento, mentre, dall'altro, rafforza in lui la convinzione di essere coinvolto in un evento nel momento stesso in cui sta udendo delle parole: ora a lui stesso è stato affidato il compito di testimoniare, imperativo a cui ormai può sottrarsi solo percorrendo l'infida via del tradimento».Dalla Prefazione di Piero Stefani

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Titolo: "Gli abitanti del ghetto di Roma"
Editore: Viella
Autore:
Pagine: 287
Ean: 9788867283491
Prezzo: € 27.00

Descrizione:

La Descriptio Hebreorum presentata in queste pagine è un documento di valore eccezionale per la storia della comunità ebraica romana: costituisce infatti l'unico "censimento" della popolazione ebraica residente nel ghetto di Roma fino a oggi conosciuto per il periodo che va dal 1555 (data della creazione del "claustro degli ebrei") al 1796 (anno a cui risalgono gli elenchi degli appartenenti alle singole Scole, che forniscono una cifra complessiva di 3.617 individui). Voluta dalle autorità pontificie per motivi fiscali e "scoperta" grazie all'incrocio tra i documenti conservati nell'Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma e nell'Archivio di Stato di Roma, la rilevazione venne effettuata tra il 27 luglio e il 17 agosto 1733. Compiuta strada per strada, casa per casa, essa numera e descrive tutte le famiglie e le persone di entrambi i sessi e di ogni età (per un totale di 4.059 individui e 892 nuclei familiari) che nell'estate del 1733 risiedevano nel ghetto di Roma. Si tratta di un documento di estremo rilievo anche per una valutazione complessiva della popolazione romana, all'interno della quale gli ebrei rappresentavano una presenza costante a partire dal II secolo a. C, ma che erano esclusi per motivi religiosi da quella fonte preziosa per lo studio della popolazione di età moderna costituita, per i cristiani, dai libri parrocchiali e in particolare dagli "stati delle anime", diffusamente redatti a partire dalla metà del XVII secolo.



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Titolo: "Sono stato un numero"
Editore: Giuntina
Autore: Roberto Riccardi
Pagine: 165
Ean: 9788880573272
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

Questo libro racconta la vita di Alberto Sed dalla nascita ai giorni nostri. Rimasto orfano di padre da bambino, Alberto è stato per anni in collegio. Le leggi razziali del 1938 gli hanno impedito di proseguire gli studi. Il 16 ottobre 1943 è sfuggito alla retata effettuata nel ghetto di Roma. È stato catturato in seguito, insieme alla madre e alle sorelle Angelica, Fatina ed Emma. Dopo il transito da Fossoli, la famiglia è giunta ad Auschwitz su un carro bestiame. Emma e la madre, giudicate inabili al lavoro nella selezione condotta all'arrivo, sono finite subito nella camera a gas. Angelica, un mese prima della fine della guerra, è stata sbranata dai cani per il divertimento delle SS. Solo Fatina è tornata, segnata da ferite profonde: ha assistito alla fine terribile di Angelica ed è stata sottoposta agli esperimenti del dottor Mengele. Alberto è sopravvissuto a varie selezioni, alla fame, alle torture, all'inverno, alle marce della morte. Ha partecipato per un pezzo di pane ad incontri di pugilato fra prigionieri organizzati la domenica per un pubblico di SS con le loro donne. Dopo essere scampato a un bombardamento, è stato liberato a Dora nell'aprile 1945. Tornato a Roma, superate le difficoltà di reinserimento, ha iniziato a lavorare nel commercio dei metalli e si è sposato. Ha tre figlie, sette nipoti e tre pronipoti.



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Titolo: "«Questo ascensore è vietato agli ebrei»"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: Olga Focherini
Pagine: 144
Ean: 9788810558324
Prezzo: € 12.00

Descrizione:Negli ultimi anni della seconda guerra mondiale, una rete clandestina di soccorso opera in provincia di Modena per aiutare gli ebrei perseguitati dal nazismo. Ne fanno parte uomini di diversa fede politica e religiosa, che non esitano a mettere a repentaglio la loro vita per salvare centinaia di persone altrimenti destinate alla morte nei campi di concentramento.Odoardo Focherini (1909-1944) è uno di questi: giornalista cattolico, padre di sette figli, viene arrestato, deportato e troverà la morte nel campo di lavoro di Hersbruck. Insignito della medaglia di Giusto fra le nazioni dallo Stato d'Israele e della medaglia d'oro al merito civile dalla Repubblica italiana, beatificato dalla Chiesa cattolica nel 2013, Focherini viene raccontato in questo libro dalla figlia primogenita Olga, che per anni ha conservato e promosso la memoria paterna. Una testimonianza in presa diretta che intreccia storia e ricordi sullo sfondo di uno dei periodi più bui del ventesimo secolo.

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Titolo: "Un clarinetto nel Lager"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Aldo Valerio Cacco, Patrizio Zanella
Pagine: 200
Ean: 9788825029734
Prezzo: € 18.00

Descrizione:

Come molti soldati italiani, anche Aldo Valerio Cacco dopo l'8 settembre 1943 rifiutò di aderire alla Repubblica di Salò. Venne deportato in Germania, prima nel Lager Fürstenberg am Oder poi a Mittelbau-Dora (1943-1945). Molti soldati trovarono la morte per le terribili condizioni di prigionia, altri si inventarono mille modi per restare in vita: Aldo Valerio Cacco suonava il clarinetto. Al momento della cattura aveva solo diciannove anni e teneva sottobraccio il suo strumento musicale: fu la sua «risorsa» che gli permise di sopravvivere alla terribile esperienza dei Lager nazisti. Queste pagine raccolgono il suo intenso e struggente diario scritto durante la prigionia, insieme a un puntuale e dettagliato commento storico sugli IMI (Internati Militari Italiani), per comprendere ciò che la storiografia italiana ha dimenticato a lungo.

PREMESSA ALLA SECONDA EDIZIONE

Sono sostanzialmente quattro le ragioni che giustificano la presente edizione rivista e ampliata rispetto a quella del 2009.

La prima. Se i testi relativi al Diario sono rimasti gli stessi, nel raccontare la sua odissea di deportato in molte città italiane sono emersi, dalla memoria di Aldo Valerio Cacco, ricordi, sfumature e approfondimenti inediti che arricchiscono e integrano il suo vissuto di deportato.

La seconda. Nella prima edizione, l’eccidio di Guben era appena accennato. Il libro è stato letto da una donna che porta il nome di un’ebrea eliminata nei pressi del Lager. Al momento della nascita il padre, internato a Fúrstenberg, scelse volutamente il nome ebraico Myriam per ricordarne la memoria. I nuovi elementi acquisiti, anche di parte tedesca, confermano nei dettagli la brutalità dell’esecuzione operata dai nazisti.

La terza. Alla presente edizione sono stati aggiunti altri capitoli – gli ultimi due – che mettono in evidenza l’impatto del clarinetto in chi ha potuto ascoltare le sue note musicali unite alla testimonianza di Valerio Cacco. Nei teatri e nelle scuole lo strumento commuove e regala emozioni stemperate soltanto dagli applausi.

La quarta. La notorietà del nostro testimone è cresciuta, ma l’uomo è rimasto lo stesso. Fra i tanti encomi riscossi, quello del presidente Giorgio Napolitano che nel frattempo lo ha insignito del titolo di «Cavaliere della Repubblica» e gli ha riconosciuto la Medaglia d’onore di prigioniero IMI internato in Germania. Superati i novant’anni, Cacco continua a suonare il suo «piffero» facendo riflettere studenti e adulti avidi di sapere, conoscere e sentire da vicino la sua parola.

In questi cinque anni numerose sono state le testimonianze di persone che hanno voluto conoscere da vicino il Valerio. Una fra le tante ci sembra possa costituire una sintesi efficace: «Avevo due motivazioni per leggere questo libro. Una dovuta al fatto che amo questo strumento musicale (e lo sto pure studiando!), l’altra che anche mio padre, ora 89enne, ha vissuto pure lui l’esperienza della deportazione in Germania. Il libro ha risposto alle mie attese; molto ben fatte anche le parti “storiche” che ben descrivono il contesto in cui si svolse la tragica esperienza del Sig. Valerio descritta nel suo diario. L’ho letto tutto d’un fiato e l’ho già dato a mio padre, che lo sta “divorando” e che diverrà sicuramente occasione per ennesimi racconti su quella tragica epoca ormai lontana, la cui memoria è bene tenere quanto più viva possibile per riconoscere ed evitare in tempo tragedie analoghe (Artemio Morani, 22 febbraio 2010)». Sono righe che da sole giustificano questo secondo sforzo editoriale. Alle Edizioni Messaggero Padova il ringraziamento per la lungimiranza e la disponibilità a prestare ancora una volta i tipi che servono a far conoscere quello che disse un giovane studente dopo averlo conosciuto: «Un uomo vero!».

 

INTRODUZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE

Dopo l’8 settembre 1943 molti soldati italiani rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò. Deportati in Germania, molti di loro trovarono la morte per le terribili condizioni di prigionia, altri si inventarono le risorse per sopravvivere. La «risorsa» di Aldo Valerio Cacco fu un clarinetto, che i tedeschi non gli tolsero mai perché anche a loro piaceva sentirlo suonare.

Al momento della deportazione Aldo Cacco, da tutti conosciuto come «Valerio», aveva solo diciannove anni, la musica se la portava già nel sangue per motivi familiari. Riesce a tenere con sé nascosta nel sottofondo dell’astuccio del clarinetto la sua agenda, dove riporta le tappe più salienti della prigionia. Catturato il 9 settembre 1943, farà ritorno in patria l’1 agosto 1945 dopo essere stato «ospite» in due Lager: Fürstenberg am Oder e MittelbauDora, nelle gallerie della morte, a Nordhausen in Turingia.

Il testo racconta due anni di vita di Valerio Cacco «schiavo di Hitler», internato numero 307569, tramite gli appunti di un uomo che scelse di non tradire la propria coscienza per rimanere fedele al giuramento di servire il Re e la Patria. Collaborare con il Terzo Reich o aderire a Salò avrebbe garantito migliori condizioni di vita, ma ben pochi prigionieri accettarono il ricatto, e Cacco fu tra questi assieme a tanti altri.

In queste pagine è possibile ripercorrere inoltre l’odissea degli oltre 600 mila soldati costretti al lavoro forzato nei vari Lager in Germania per sostituire i tedeschi chiamati alle armi nel disperato tentativo di risollevare le sorti ormai segnate del conflitto. Nel giro di poche settimane, i soldati italiani (ritenuti traditori), finirono con l’occupare l’ultimo gradino della gerarchia sociale. Privi di ogni garanzia giuridica e sottoposti a continue minacce e maltrattamenti, i militari italiani combatterono nei campi di concentramento una lunga, rischiosa, dolorosa e snervante battaglia «riportando alla fine una vittoria morale e politica che non ha precedenti nella storia militare».

Nel portare alla luce questo diario-documento mi sono limitato a pochissimi interventi di correzione per rendere comprensibile il testo. Nel suo insieme ho voluto rispettare la sintassi dello scritto – anche se talvolta può sembrare a svantaggio dello stile – perché riflette l’uomo che ancora oggi (per chi lo conosce) così si esprime e comunica, cioè con frasi dal sapore aforistico, ricche di sapienza, secche e immediate, senza interlocuzioni o subordinate. Da queste pagine emerge il valore di una testimonianza che si aggiunge a quella di tanti altri internati. Dopo la liberazione non si vollero ascoltare, e oggi – come ha scritto Tadeusz Borowski sopravvissuto al Lager di Auschwitz – «noi non possiamo permetterci il lusso di dimenticare».

 

RINGRAZIAMENTI

Ogni ricerca storica non è mai il risultato di una persona sola. Sento pertanto il dovere di ringraziare: la Biblioteca nazionale di Lipsia, il direttore dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea di Cuneo, e altre persone disponibili a chiarire ogni dubbio connesso alla lingua tedesca: la famiglia Kirsch: Walter, Agnes, Ralf; Johannes Wiedenhóver e Manfred Schmitz di Leverkusen. La pubblicazione delle foto del Lager di Fürstenberg sono state possibili grazie al signor Friedrich Veitl responsabile editoriale della casa editrice Metropol Verlag di Berlino al quale indirizzo la mia gratitudine. A Myriam Oggioni un grazie riconoscente per le nuove informazioni acquisite sull’eccidio delle donne ebree di Guben. A «Valerio» l’abbraccio più forte per essersi fidato della mia proposta di pubblicare i suoi Appunti e aver riletto pagine che fanno soffrire perché appartengono a un vissuto fatto di violenza e morte (le note virgolettate sono sue aggiunte).



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Titolo: "Il silenzio di Abram"
Editore: Laterza
Autore: Marcello Kalowski
Pagine: VIII-154
Ean: 9788858116999
Prezzo: € 16.00

Descrizione:

Ogni volta che posso chiedo a mio padre di parlarmi di Lodz, della sua famiglia, di Auschwitz. Nel farlo sollevo automaticamente la manica della sua camicia, mettendo a nudo il numero tatuato sul suo braccio. Mentre mi parla continuo a fissare quel numero che diventa uno schermo capace di trasformare istantaneamente le sue parole in immagini. Le poche cose che mi racconta, della sua infanzia felice, dell'abbrutimento nel ghetto che aveva prosciugato persino le lacrime che sarebbe stato giusto versare per la morte del padre, dell'ultimo sguardo rivoltogli dalla madre, degli incubi che popolavano le notti ad Auschwitz, me le dice sorridendo. Per i pochi che sono riusciti ad uscirne vivi, e sicuramente per mio padre, dopo Auschwitz è iniziata un'altra esistenza che in nessun caso è riuscita a costruire un ponte sospeso che li collegasse alla vita precedente. Sono io che debbo costruire quel ponte, perché la sua esistenza, subita e vissuta con coraggio, e le contraddizioni, le incertezze, le angosce, le sue debolezze acquistino il senso e la dignità che meritano.



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Titolo: "Auschwitz e la Croce"
Editore: OCD
Autore:
Pagine: 32
Ean: 9788872295960
Prezzo: € 6.00

Descrizione:Ci sono momenti nella storia in cui il male è dilagante: non è soltanto un gesto isolato, ma un modo di dominare su razze e nazioni. Roberto Guarneri affronta per i più piccoli la scottante questione del male chiamato nazismo, filtrandolo attraverso la delicata arte del racconto e la storia di due ebrei che ad Auschwitz hanno unito il loro destino alla Croce di Cristo: Edith Stein e Massimiliano Kolbe.

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Titolo: "L'ora blu delle fiabe"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Ilse Weber Herlinger
Pagine: 160
Ean: 9788831544696
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

Il libro raccoglie 20 fiabe ebraiche, pubblicate nel 1929 in Cecoslovacchia, quando l'autrice, Ilse Herlinger era una giovane promessa della letteratura dell'infanzia degli anni Venti.Quando, l'8 febbraio 1942 viene deportata a Theresienstadt, Ilse, nella certezza di poter essere di aiuto nel ghetto, si presenta subito come infermiera e assume la direzione del reparto riservato ai bambini malati, assistendoli come fossero suoi figli.Pensava sempre a come poter offrire ai suoi assistiti un motivo di gioia, come nell'ora blu delle fiabe, un momento tanto atteso dai bambini, prima di prendere sonno, quando Ilse cercava di ricreare in un ambiente di quotidiano orrore, il calore e l'ordine di una casa per sempre perduta.In un universo, in cui i piccoli ebrei di Theresienstadt sono costretti a una convivenza forzata con la morte, la voce di zia Ilse - come la chiamavano - ferma il tempo e li accompagna in luoghi d'incanto.



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Titolo: "E Dio sorrise"
Editore: Morcelliana Edizioni
Autore:
Pagine: 112
Ean: 9788837228019
Prezzo: € 11.00

Descrizione:

Nella Bibbia ricorrono numerose le immagini di Dio: ha occhi per guardare, orecchi per ascoltare, bocca per parlare e, come ci ricorda questo libro, per sorridere. Anzi, Paolo De Benedetti nella Prefazione afferma che, in quanto Dio è amore, il suo rapporto con gli uomini è legato soprattutto alle sue labbra che sorridono. Se la storia della salvezza parte dal riso di Sara di fronte alla promessa divina, a lei sterile e anziana, di una sterminata discendenza, la Bibbia - e in particolare la Bibbia ebraica - non manca di humour, emerso dalla recente attenzione alle sue dimensioni letterarie. Ma l'origine dell'umorismo che caratterizza l'animo ebraico è da rintracciarsi nella tradizione orale della Torah e nelle procedure della letteratura talmudica con le sue serie di domande e risposte destinate a sfociare in altre domande e i suoi aneddoti spesso paradossali e irrealistici. Un'ironia biblico-teologica, dissacrante ma mai in antagonismo alla fede, si ritrova anche nella tradizione popolare americana: innumerevoli film, fumetti e cartoni sono l'espressione di una libertà nella religione di cui l'umorismo è parte essenziale.



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Titolo: "Visti di uscita e biglietti di entrata"
Editore: Giuntina
Autore: Zygmunt Bauman
Pagine: 79
Ean: 9788880575658
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Dal Settecento, in Europa, agli ebrei si chiede di assimilarsi. In cambio si promette loro l'eguaglianza. Due secoli dopo quella parabola finirà con milioni di morti. In mezzo, come racconta Bauman, il percorso è stato accidentato: quanto più gli ebrei vanno in cerca dell'assimilazione, tanto più la diffidenza nei loro confronti cresce. Zygmunt Bauman, in questo suo testo del 1988, analizza i meccanismi culturali che stanno dietro alle richieste che le società nazionali europee, soprattutto quella tedesca, hanno rivolto agli ebrei tra Ottocento e Novecento per accoglierli, ma senza mai rimuovere le proprie diffidenze. La conseguenza fu che ancora prima dello sterminio anche i volenterosi che aspiravano all'assimilazione si trovarono in una "terra di nessuno", sospesi nel niente. Spesso furono i primi a cadere.



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Titolo: "L' invenzione marrana"
Editore: Giuntina
Autore: Elia Boccara
Pagine: 130
Ean: 9788880575689
Prezzo: € 14.00

Descrizione:

In Spagna l'ondata persecutoria antiebraica del 1391, con le sue successive propaggini, provocò un susseguirsi di conversioni, quasi sempre insincere. La cacciata degli ebrei del 1492 provocò da una parte una grande fuga dal paese e dall'altra una nuova messe di conversioni da parte di coloro che non si sentivano attrezzati per una partenza verso l'ignoto. In Portogallo, nel 1497, la scelta fra esilio e conversione fu resa impossibile e il battesimo fu impartito a forza a tutti gli ebrei. Nacque così in tutta l'Iberia l'avventura marrana, variamente vissuta a seconda dei casi e dei luoghi, comunque foriera di nuovi atteggiamenti religiosi segreti, spesso vere e proprie invenzioni. Questo vale per i conversos rimasti nelle rispettive patrie iberiche, che le stesse istituzioni distinguevano ufficialmente, anche dopo varie generazioni, come nuovi-cristiani, considerati inferiori rispetto ai vetero-cristiani e bollati in quanto ritenuti portatori di un sangue impuro. Ma in modi diversi, e non uniformi, il fenomeno marranico si manifestava ancora tra coloro che, dopo varie generazioni di conversione forzata, fuggivano nelle Terre di Libertà, dove era possibile la pratica dell'ebraismo. Questo libro è una somma di vari saggi recentemente pubblicati in alcune riviste, opportunamente riordinati ed aggiornati, in modo di dare, anche a un grande pubblico, un assaggio di quel grande fenomeno culturale che è il marranesimo.



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Titolo: "Ripensare il cristianesimo"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: Eugene Korn
Pagine: 120
Ean: 9788810207109
Prezzo: € 11.00

Descrizione:Il testo tratta del rapporto tra ebrei e cristiani dal punto di vista ebraico. È la traduzione del saggio Rethinking Christianity. Rabbinic Positions and Possibilities costituente l'ottavo capitolo del volume Jewish Theology and World Religions, recentemente edito presso i tipi de The Littman Library Civilization, Oxford, UK - Portland.Nelle sue pagine il rabbino Korn illustra l'evolversi della riflessione rabbinica in relazione al cristianesimo dall'antichità ai giorni nostri, mettendo in evidenza, con chiarezza e puntualità, le difficoltà e le speranze inerenti al dialogo ebraico-cristiano. Il libro si divide essenzialmente in due parti. Nella prima l'autore fa una carrellata storica sulla posizione del cristianesimo nella teologia ebraica evidenziando la diversità di posizioni enunciate dai rabbini nel corso dei secoli: posizioni che vanno dalla completa apertura verso il cristianesimo al suo netto rifiuto. La conclusione è che l'atteggiamento di apertura o chiusura dipende non dalla posizione normativa/teologica ebraica, ma dalle condizioni economiche e sociali di volta in volta succedutesi nel tempo. La seconda parte tratta del rapporto tra ebrei e cristiani oggi, dopo l'Olocausto e il concilio Vaticano II. L'invito ai cristiani è di accettare il dialogo con gli ebrei cercando di capire, nel campo politico, l'importanza che ha per la loro esistenza lo Stato d'Israele dal cui riconoscimento e dalla cui accettazione non si può prescindere per un proficuo interscambio con gli ebrei.Per la prima volta in Italia appaiono con compiutezza, nella loro eterogeneità, riflessioni afferenti alla teologia rabbinica e alla normativa ebraica tradizionale (halakhah) a proposito dei rapporti tra ebrei e cristiani: una letteratura per lo più ignota al pubblico italiano, che chiunque si occupi di dialogo ebraico-cristiano dovrebbe conoscere.

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Titolo: "L'esegesi veterotestamentaria e la liturgia"
Editore: Cittadella
Autore: Braulik Georg
Pagine: 300
Ean: 9788830813823
Prezzo: € 19.50

Descrizione:L'inedita relecture che Braulik offre del rapporto tra il salterio ebraico e la liturgia cristiana ci fa ripensare non solo la liturgia delle ore, ma anche i motivi biblici della celebrazione eucaristica nonchè la sacramentalità dell'Antica Alleanza. Con testo tedesco a fronte.

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Titolo: "«Ricordati dei giorni del mondo» vol.2"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: Giuseppe Laras
Pagine: 384
Ean: 9788810207086
Prezzo: € 26.50

Descrizione:L'inesausto «pensare» di Israele sembra trovarsi al crocevia tra la riflessione speculativa di natura più propriamente filosofica, l'esegesi - talvolta «avventurosa» - dei testi biblici e talmudici, le intuizioni mistiche della qabbalah e la sterminata produzione della normativa rabbinica, la halakhah. L'opera si propone di guidare il lettore in un viaggio lungo e affascinante, spesso sorprendente e inatteso, finalizzato a cogliere i momenti e le figure fondamentali del pensiero ebraico, avventura religiosa e intellettuale qui presentata e spiegata da un grande maestro.

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Titolo: "Interpretazioni giudaiche della «Storia di Noè»"
Editore: Urbaniana University Press
Autore: Giovanni Rizzi
Pagine: 288
Ean: 9788840150338
Prezzo: € 24.00

Descrizione:

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Titolo: "La storia degli ebrei"
Editore: Mondadori
Autore: Simon Schama
Pagine: 581
Ean: 9788804643654
Prezzo: € 30.00

Descrizione:

Nel giugno del 1242, a Parigi, davanti a una folla urlante e a frati raccolti in preghiera, migliaia di pergamene inchiostrate recanti lettere ebraiche arsero sulle pire scoppiettanti diffondendo lungo le rive della Senna un dolciastro fetore animale. Sui roghi, innalzati per volontà di re Luigi IX il Santo, avvampavano le copie del Talmud.

La parola di Dio, proprio come i corpi viventi che cadevano tra le braccia dell'Inquisizione, bruciava nelle fiamme. Iniziava così, per il Popolo del Libro, un'altra pagina della sua storia millenaria di sofferenze e persecuzioni. Eppure, come ci ricorda Simon Schama, docente alla Columbia University, questa storia non si consumò solo nel lutto e nelle fughe improvvise, nelle costanti minacce di annientamento e nell'oppressione. Quella del popolo ebraico è soprattutto una storia di resistenza, di creatività, di gioia. Una continua, e a tratti disperata, affermazione della vita sulle avversità più spaventose. In queste pagine si dipana quindi una straordinaria epopea, fatta di gente comune e di poeti, di autori biblici e medici illustri, di miniaturisti e mercanti, di cartografi e filosofi. Un caleidoscopio di microstorie in cui si accendono candele, si intonano canti, si affrontano viaggi perigliosi in terre incognite alla ricerca di spezie e pietre preziose, si studiano, si custodiscono e si perpetuano le parole del Libro. Un racconto che abbraccia millenni e continenti...

 

PREFAZIONE

Non posso dire di non essere stato avvertito. «Figlio mio» ammonisce con gelida saggezza il predicatore dell'Ecclesiaste «scrivere molti libri e studiare troppo è una fatica per il corpo.» Chiunque si avventuri nella storia ebraica dev'essere consapevole, a rischio di scoraggiarsi, delle immense catene montuose di studi in più volumi che torreggiano alle sue spalle. Quarant'anni fa, tuttavia, accettai di portare a termine uno di questi studi, una storia degli ebrei rimasta incompiuta alla morte dell'autore, Cecil Roth, che aveva dedicato l'intera vita all'argomento. A quel tempo stavo lavorando a un libro sui Rothschild e la Palestina. Insieme a un amico e collega all'Università di Cambridge, Nicholas de Lange, studioso di filosofia ebraica della tarda antichità e traduttore di Amos Oz, mi ero formato a spese degli studenti in storia post-biblica grazie a un seminario informale che tenevamo nelle mie stanze al Christ's College. Per un paio d'ore, dopo cena, mentre schiacciavamo noci e scherzavamo, bevendo bicchieri di vino e coppe traboccanti di parole ebraiche, accoglievamo nella nostra piccola compagnia saggi, falsi messia, poeti e agitatori.

Ma Nicholas e io avevamo organizzato quegli incontri per una ragione seria. Rabbini a parte, gli studenti di storia o letteratura non avevano nessuno, ci sembrava, con cui incontrarsi per parlare di cultura ebraica, segno di quanto essa fosse divenuta estranea all'università. Quando mi giunse l'invito a portare a termine il volume di Roth, inoltre, ulteriori urgenti motivi spingevano a voler creare un collegamento fra la storia degli ebrei e quella diti tti. Era il 1973, e si era appena combattuta la guerra arabo-israeliana dello Yon Kippur. Nonostante il successo militare di Israele, l'umore era cupo: il conflitto era stato molto duro, specie durante l'audace avanzata egiziana oltre il canale di Suez e nel Sinai. Le sabbie erano diventate mobili;qualcosa che era sembrato sicuro non lo era più. Gli anni che seguirono videro la storiografia ebraica, a entrambe le estremità della sua plurimillenaria cronologia, autocriticare ferocemente il trionfalismo. L'archeologia biblica prese una piega radicalmente scettica. Su quanto era esattamente avvenuto fra ebrei e palestinesi nel 1948 iniziarono a circolare verità dolorose. La prolungata occupazione e, poi, la sfida della prima intifada divennero realtà ineludibili. Parlare con non ebrei di storia ebraica senza impantanarsi nella storia del conflitto israelo-palestinese era ormai impossibile. E sopra ogni altra cosa, comprensibilmente, continuava ad aleggiare la tragica nuvola di fumo dei forni crematori. Le dimensioni senza pari di quella catastrofe sembravano chiedere silenzio di fronte alla sua enormità, sia agli ebrei sia ai gentili.

Ma, quale ne sia il costo, spezzare il silenzio non è un'opzione per uno storico. Pensavo che scrivendo una storia postmedievale rivolta al grande pubblico, che desse tutto il suo peso alle esperienze condivise, non sempre e soltanto a persecuzioni e massacri, avrei potuto fungere da interlocutore, convincere i lettori (e i responsabili dei programmi di studio in storia) che nessuna storia, su qualunque regione del mondo o epoca si focalizzasse, poteva dirsi completa senza una storia ebraica, e che in quest'ultima c'era molto di più che pogrom e rabbini, una cronaca popolata da antiche vittime e moderni conquistatori.

Era questa l'inclinazione in cui ero cresciuto. Mio padre era ossessionato in pari misura dalla storia ebraica e da quella britannica, e gli sembrava che andassero a braccetto. 

Oppure: chi aveva azzeccato i suoi ebrei? Walter Scott o George Eliot, il Dickens caricaturale di Oliver Twist o il Dickens sentimentale del Nostro comune amico? Ormeggiavamo sotto i salici alle prese con il dolore di Shylock. È dai miei genitori, inoltre, che ho ereditato l'idea che l'Antico Testamento sia la prima storia scritta in assoluto; che, nonostante tutte le sue licenze poetiche, a cominciare dai miracoli, sia lo snodarsi di schiavitù e liberazioni, hybris regali e ribellioni filiali, assedi e distruzioni, imposizioni e violazioni della legge: il modello su cui si sarebbe foggiata ogni altra storia successiva. Se mio padre ne avesse scritta una, si sarebbe chiamata «Da Mosè alla Magna Charta». Ma non la scrisse.

E nemmeno io, non nel 1973. Ci provai, portando avanti la narrazione di Cecil Roth, ma, quale che ne sia il motivo, l'innesto non fece presa. Dopodiché passai quarant'anni a errare, non esattamente nel deserto, ma in regioni lontane dal mio retroterra ebraico: Olanda e South Carolina, Skara Brae e la Parigi giacobina. Ma, per tutto quel tempo, i lineamenti della storia che avrei potuto raccontare rimasero sempre presenti, sia pur flebilmente, nei miei pensieri e ricordi, come parenti che mi tiravano delicatamente ma con insistenza per la manica a matrimoni o funerali di famiglia (cosa che a volte avvenne). Mai sottovalutare il potere di una zia ebrea, né tanto meno il muto, paziente rimprovero di una madre.

Così, nel 2009, quando Adam Kemp della BBC organizzò un incontro per parlarmi di un'idea per un nuovo documentario televisivo a puntate «che ti affascinerà o detesterai», sapevo in qualche modo, ancora prima che gli uscisse una parola di bocca, che cosa mi aspettava. Ci fu, lo ammetto, un fugace momento in cui mi sentii Giona.

Questa volta la storia porta dietro di sé il potere persuasivo della televisione, e attraverso i due media, scrittura e filmati, organicamente interconnessi ma non identici, speravo di costruire proprio quel ponte fra pubblico ebreo e pubblico non ebreo che sembrava in qualche modo avermi eluso quarant'anni prima.

Nonostante le sfide incommensurabili che ha posto (tre millenni di storia in cinque ore di televisione e due libri), si è trattato di un grande e appassionante lavoro, e tale lo sento tuttora. Per quanto impari al compito di raccontare questa storia, sono stato felice di raccontarla, non da ultimo perché a livello di fonti, visive e testuali, tanto è cambiato nel corso degli ultimi decenni. Ritrovamenti archeologici, soprattutto iscrizioni del periodo biblico, hanno dato un'idea nuova di come quel testo, divenuto patrimonio di gran parte dell'umanità, sia venuto alla luce. Da un capo all'altro del mondo ebraico si sono scoperti mosaici che modificano radicalmente non solo la nostra idea di che cosa fossero una sinagoga e il culto ebraico, ma di quanto questa religione avesse in comune nelle sue forme con il paganesimo e il cristianesimo delle origini. Senza forzare la narrazione fino a farne una favoletta consolatoria, e senza sottovalutare le tante sofferenze che l'hanno bagnata di lacrime, la storia che si racconta qui è una storia di eroismo della vita quotidiana quanto di grandi tragedie. Questo libro e questo documentario televisivo sono pieni di quelle piccole rivelazioni che, il prosaico accanto al poetico, danno il senso di una cultura: uno scarabocchio su una pagina di esercizi di ebraico di un bambino del Cairo medievale; una battaglia fra gatti e topi su una Bibbia spagnola sontuosamente miniata; la dote di commovente povertà portata da una schiava egizia del V secolo a.C. nell'andare sposa a un funzionario del locale tempio ebraico; l'aggravarsi della situazione vista da un ufficiale in ansiosa attesa in una fortezza su una collina, man mano che i babilonesi avanzano; le risonanti parole della benedizione sacerdotale incise in ebraico arcaico su un minuscolo amuleto d'argento risalente al regno di Giosia.

Banale vita quotidiana. Ma la storia degli ebrei è stata tutto tranne che banale. Ciò che gli ebrei hanno vissuto, e sono in qualche modo sopravvissuti per raccontare, è la versione più intensa nota alla storia umana di avversità subite anche da altri popoli; una versione che parla di resistenza perenne di una cultura al suo annientamento, di ricostruzioni di case e habitat, di una prosa e poesia della vita scritte nel succedersi di sradica-menti e aggressioni. È questo a rendere tale storia particolare e universale a un tempo, eredità comune di ebrei e non ebrei allo stesso modo, un'immagine della nostra comune umanità. In tutto il suo splendore e la sua degradazione, le sue ripetute tribolazioni e la sua infinita creatività, la storia riportata nelle pagine che seguono rimane, per tanti e tanti versi, una delle grandi meraviglie del mondo.

 

ESTRATTO DAL PRIMO CAPITOLO

IN EGITTO

In principio — non il principio immaginato da patriarchi e profeti, e certamente non il principio dell'intero universo, solo il principio documentato degli ebrei comuni — in quel principio, un padre e una madre erano preoccupati per il figlio.

Il ragazzo, un soldato, si chiamava Shelomam, versione aramaica del mio nome ebraico, Shelomo. Il nome di suo padre era Osea, secondo nome del mio aba. I Da allora sono passati due millenni e mezzo. Era il 475 a.C., il decimo anno del regno di Serse, re achemenide di Persia che, sebbene copertosi di sangue in Grecia, dominava ancora l'Egitto, dove Shelomam e Osea vivevano. Serse sarebbe rimasto sul trono un altro decennio prima di essere assassinato dal suo più fido ufficiale, Artabano Ircano, con la complicità di un eunuco. Gesù di Nazaret non sarebbe nato che mezzo millennio dopo. A credere ai diversi autori della Bibbia ebraica, erano passati circa ottocento anni da quando Mosè aveva guidato gli israeliti schiavi dall'Egitto nelle montagne del deserto dove, in possesso delle leggi ricevute direttamente da Yahweh, anzi, scritte con il Suo stesso dito, si erano mutati, malgrado ricorrenti flirt con l'idolatria e la smania di avere tanti altri dèi, in qualcosa di simile a ebrei.

L'esodo dalla valle alluvionale del Nilo, la fine della schiavitù straniera, fu presentato dagli autori biblici come la condizione per divenire pienamente israeliti. Essi immaginarono il viaggio come un'ascesa, sia topografica sia morale. Era su alture pietrose, tappe sulla via che porta in cielo, che YHWH, come Yahweh era scritto, aveva rivelato Se stesso (o almeno la Sua schiena), rendendo il volto di Mosè caldo e splendente di radiosità riflessa. Fin dall'inizio (sia nella versione biblica sia in quella archeologica), gli ebrei furono gente di collina. In ebraico, emigrare in Israele è ancora aliyah, un salire. Gerusalemme era inimmaginabile nella bassa pianura fluviale. I fiumi erano torbidi di tentazioni; il mare era ancora peggio, traboccante di mostri coperti di squame. Coloro che ne abitavano le rive o ne solcavano le onde (come i fenici e i greci) erano da detestare come gente losca, idolatra e immonda. Tornare in Egitto allora, agli occhi di coloro per i quali l'esodo era l'appropriato avvio di qualunque cosa fosse ebraica, era una caduta, una discesa nella sfacciata idolatria. I profeti Ezechiele e Geremia, quest'ultimo anche dopo essere andato in Egitto egli stesso, avevano messo in guardia contro questa ricaduta, questo disebraicizzarsi. Coloro che avrebbero ceduto, ammoniva Geremia, sarebbero divenuti «oggetto di esecrazione, di orrore, di maledizione e di scherno».

 



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Titolo: "Andare per ghetti e giudecche"
Editore: Il Mulino
Autore: Anna Foa
Pagine: 122
Ean: 9788815252029
Prezzo: € 12.00

Descrizione:

Esplorare la geografia degli insediamenti ebraici in Italia significa percorrere quasi duemila anni di storia, imbattendosi in presenze ora sradicate per sempre, ora interrotte ma ripristinate dopo secoli, ora rimaste quasi immutate. Si comincia con le giudecche, i quartieri aperti dove gli ebrei si mescolavano ai cristiani, senza limitazioni, per arrivare ai ghetti, ovvero i quartieri chiusi da mura e portoni in cui gli ebrei vissero la loro separatezza fino ai tempi moderni.



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Titolo: "«Ricordati dei giorni del mondo»"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: Giuseppe Laras
Pagine: 272
Ean: 9788810207079
Prezzo: € 17.50

Descrizione:L'inesausto «pensare» di Israele sembra trovarsi al crocevia tra la riflessione speculativa di natura più propriamente filosofica, l'esegesi - talvolta «avventurosa» - dei testi biblici e talmudici, le intuizioni mistiche della qabbalah e la sterminata produzione della normativa rabbinica, la halakhah. L'opera si propone di guidare il lettore in un viaggio lungo e affascinante, spesso sorprendente e inatteso, finalizzato a cogliere i momenti e le figure fondamentali del pensiero ebraico, avventura religiosa e intellettuale qui presentata e spiegata da un grande maestro.

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Titolo: "Il sabato"
Editore: Morcelliana Edizioni
Autore:
Pagine: 224
Ean: 9788837227876
Prezzo: € 16.00

Descrizione:La cultura del "fine settimana" affonda le proprie radici nelle Scritture, dai valori delle quali è andata però progressivamente allontanandosi. Di più, oggi lo stesso weekend, secolarizzazione del tempo biblico, rischia di essere a propria volta secolarizzato, disciolto nel tempo frammentato e continuo che caratterizza il presente. Sorge allora l'esigenza di far luce, con i saggi qui raccolti, su questa eredità dimenticata, di origine giudaico-cristiana, da cui deriva la scansione settimanale di un tempo coronato dal sabato.Proprio in quanto settimo, il sabato - o la domenica pensata come sabato cristiano -, pur essendo diverso da tutti gli altri giorni, ha bisogno dei precedenti sei per essere tale. Sono la cessazione, la quiete e il riposo a delimitare e completare l'opera che li ha preceduti. La separazione che introducono, oltre a dare pienezza al compiersi della creazione, porta a misurarsi con il senso del limite, tra umano e divino.Ecco perché parlare del sabato, a partire dalla Bibbia ebraica e cristiana, significa riflettere sul tempo, di Dio e degli uomini, interiore e collettivo.

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Titolo: "Volgi la «Torah» e rivolgila, che tutto è in essa"
Editore: Jaca Book
Autore: Patrizio Alborghetti
Pagine: XII-130
Ean: 9788816412620
Prezzo: € 12.00

Descrizione:

Lo studio della "Torah" è il compito fondamentale dell'uomo, in questo impegno egli trova la propria realizzazione e la felicità: questo il cuore pulsante del volume, che l'autore ci restituisce. Spaziando dalle fonti alle feste ad autori come Maimonide, Rashi e Leibowitz, Alborghetti illumina la dinamicità e la creatività del pensiero ebraico. Tale pensiero è affidato alla responsabilità di ogni nuova generazione, che deve farlo rivivere. La "Torah" diviene così indagine continua, e Dio entra in un rapporto vitale con la storia dell'uomo.



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