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Libri - Scienza E Fede



Titolo: "L'Io e Dio"
Editore: Armando Editore
Autore: Cecilia Costa
Pagine: 145
Ean: 9788883583841
Prezzo: € 14.00

Descrizione:Questo saggio è nato sulla scorta delle riflessioni provocate dalla lettura del saggio di William James "le varie forme della coscienza". Le pagine di questo saggio, pertanto, riflettono un'analisi parziale e circoscritta rispetto alla vasta produzione Jamesiana. Questo studio su un presupposto generale: la centralità strategica che la tematica religiosa riveste all'interno dell'intero impianto scientifico di James e la conseguente influenza che la speculazione, nonchè la tensione personale, per il dato religioso hanno esercitato nella sua esperienza umana

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Titolo: "L'evoluzione darwiniana dell'uomo. Ipotesi vera o falsa?"
Editore: Mimep-Docete
Autore: La Croix Jean-Marie de
Pagine: 96
Ean: 9788884240460
Prezzo: € 12.00

Descrizione:

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Titolo: "Scienza e fede"
Editore: Jaca Book
Autore:
Pagine: 96
Ean: 9788816701809
Prezzo: € 9.30

Descrizione:Con scritti di Gianfranco Dalmasso, Angelo Scola, Wolfhart Pannenberg, Silvano Petrosino, Jacques Arnould, Vincenzo Costa, Francesco D'Agostino, Adriano Pessina, Simona Beretta

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Titolo: "Scienza e fede in dialogo. I fondamenti"
Editore: Claudiana
Autore: McGrath Alister
Pagine: 311
Ean: 9788870164053
Prezzo: € 24.80

Descrizione:Scienza e fede in dialogo esplora il rapporto tra scienze naturali e religione concentrando in particolare l'attenzione sul cristianesimo. Il volume studia il modo in cui religioni e scienze naturali si differenziano e, nondimeno, in una vasta serie di ambiti convergono riguardo a questioni di notevole importanza. L'autore Alister E. McGrath è nato nel 1953. Tra i più noti teologi del nostro tempo, ha iniziato la sua carriera in ambito scientifico con un PhD all'università di Oxford presentando una tesi in biofisica molecolare. In seguito si è dedicato in particolare all'applicazione della teoria dei quanti alla biochimica. Per McGrath è necessario esaminare il rapporto tra la teologia cristiana e le scienze naturali a livello di metodo, vale a dire del modo in cui la realtà viene colta, indagata e rappresentata. Lo studio si dipana da tre punti d'indagine fondamentali: l'inesplicabilità del mondo, il modo in cui la nostra riflessione sulla natura delle cose è controllata o modulata da come sono le cose stesse e infine il modo in cui viene rappresentato il mondo esterno. Di grande interesse per quanti fanno ricerca, studiano e operano nel campo della scienza e della religione, della teologia cristiana e della storia nonché della filosofia della scienza, questo libro è il frutto di oltre vent'anni di studio in ambito scientifico e teologico.

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Titolo: "Dio, la scimmia e il big bang. Alcune sfide lanciate ai cristiani dalla scienza (gdt 282)"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Arnould Jacques
Pagine: 160
Ean: 9788839907820
Prezzo: € 13.00

Descrizione:Per molti dei nostri contemporanei presenta qualche difficoltà l'accettare la descrizione del mondo così come ce la offrono oggi gli scienziati, in particolare i biologi, eredi di Charles Darwin. I creazionisti - questi fondamentalisti che pretendono che il nostro mondo sia stato creato letteralmente in sei giorni - vogliono imporre la Bibbia come un'autorità decisiva in materia scientifica. Altri, senza essere così estremisti, rifiutano qualsiasi teoria che attribuisca al caso un qualsiasi ruolo in seno al vivente e vanno a caccia della più piccola informazione scientifica che confermerebbe la loro visione deterministica della storia del mondo. Sullo sfondo di questi duelli e di queste controversie, si delinea una grossa sfida per il credente: superare le sue paure, cercare di comprendere le poste in gioco della visione evoluzionista del mondo e del vivente, per elaborare un discorso sulla creazione che possa veramente rendere conto della speranza cristiana. In altre parole, «rendere a Cesare quello che è di Cesare, per potere invitare Cesare a rendere, a sua volta, a Dio ciò che è Dio» (Dalmace Leroy). Questo libro vuole innanzi tutto offrire al lettore l'occasione per riflettere sulle sue domande personali (e sulle sue risposte) circa l'origine, il senso e il fine della realtà che è la sua e quella del mondo che lo circonda.

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Titolo: "La teologia dopo Darwin. Elementi per una teologia della creazione in una prospettiva evoluzionista (gdt 270)"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Arnould Jacques
Pagine: 392
Ean: 9788839907707
Prezzo: € 27.00

Descrizione:Se l'idea di evoluzione biologica non è più tabù, tuttavia per numerosi cristiani e cristiane rimane ancora difficile da accettare. E' importante capire quale sia la posta in gioco: l'evoluzionismo rappresenta un nuovo modo di vedere la vita, soprattutto dopo lo sviluppo della genetica. Anche la teologia della creazione può riceverne nuova luce: non più un incantesimo dell'inizio, ma la relazione di origine tra Dio e le sue creature...

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Titolo: "La christian Science"
Editore: Elledici
Autore: Dericquebourg Regis, Zoccatelli Pierluigi
Pagine: 80
Ean: 9788801014310
Prezzo: € 4.65

Descrizione:Fondata negli Stati Uniti dalla "profetessa" Mary Baker Eddy (1821-1910), la Christian Science non ha solo influenzato la vita di migliaia di persone, ma anche la cultura, il giornalismo, l'accostamento alla malattia e alla salute. Quest'ultimo aspetto ne fa, secondo l'analisi esposta nel volume, una tipica "religione di guarigione".

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Titolo: "Teologia della natura (gdt 250)"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Ganoczy Alexandre
Pagine: 480
Ean: 9788839907509
Prezzo: € 33.00

Descrizione:Se nel corso del XIX secolo, l'epoca delle "scienze esatte", e nella prima metà del XX secolo le scienze della natura, da una parte, e la religione e la teologia, dall'altra, vivevano in antagonismo, oggi non è più così. Fra i due mondi è da tempo nato e si sta sempre più sviluppando un intenso dialogo. In questo dialogo Alexandre Ganoczy è da anni attivamente impegnato, e in questo libro espone i risultati del suo impegno, seguendo la linea segnata dai tre classici temi: Dio, natura, essere umano. Sorprendentemente, il dialogo intrattenuto dal teologo, specialmente con i fisici contemporanei, si apre, per così dire, da sé alle grandi tradizioni della mistica, di matrice hinduista, taoista, buddhista o cristiana-occidentale. Ed è proprio nel contesto della riflessione sul mondo inteso come natura che, con un'impostazione totalmente nuova, si ripropone il problema di Dio.

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Titolo: "Fede, scienza e fine del mondo. Come sperare oggi (gdt 241)"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Sanna Ignazio
Pagine: 216
Ean: 9788839907417
Prezzo: € 15.00

Descrizione:È urgente che i vari saperi scientifici e la teologia, nella salvaguardia reciproca della loro identità epistemologica e nell'integrazione dinamica delle loro diverse razionalità, si impegnino nella comune elaborazione di una nuova scienza "umana", per garantire e promuovere la sopravvivenza dell'uomo sulla terra. In questo saggio, l'Autore si propone di presentare il contributo della teologia alla costruzione di questa scienza umana, elaborando una possibile categoria teologica di futuro in dialogo con le scienze naturali.

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Titolo: "Perché la metafisica è necessaria per la scienza e dannosa per la fede (gdt 123)"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Antiseri Dario
Pagine: 176
Ean: 9788839906236
Prezzo: € 12.00

Descrizione:Un documentatissimo saggio sui rapporti fra metafisica e scienza, metafisica e fede.

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Titolo: "L'anima e il suo destino"
Editore: Cortina Raffaello
Autore: Mancuso Vito
Pagine: 323
Ean: 9788860301185
Prezzo: € 22.00

Descrizione:

"Il libro incontrerà opposizioni e critiche, ma sarà difficile parlare di questi argomenti senza tenerne conto", scrive nella prefazione al volume il cardinale Martini. Gli argomenti sono i più classici, l'esistenza e l'immortalità dell'anima, il suo destino di salvezza o perdizione. Del tutto nuova è invece la trattazione, in cui scienza e filosofia assumono il ruolo di interlocutori privilegiati della teologia, configurando una fondazione del concetto di anima immortale di fronte alla coscienza laica. Criticando alcuni dogmi consolidati, il libro affronta l'interrogativo fondamentale che da sempre inquieta la mente degli uomini: se esiste e come sarà la vita dopo la morte. *** Nel suo ultimo libro Vito Mancuso , docente di Teologia moderna e contemporanea alla Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano, espone quello che si può definire un moderno trattato di escatologia. In vari riferimenti sparsi nel corso dell’esposizione, egli concepisce il proprio lavoro come «costruzione di una “teologia laica”, nel senso di rigoroso discorso su Dio, tale da poter sussistere di fronte alla scienza e alla filosofia». Questo «discorso» si sviluppa nel testo, dopo la prefazione del card. Martini, nella quale egli afferma, fra l’altro, «di sentire parecchie discordanze su diversi punti», e un capitolo introduttivo sulle coordinate speculative dell’Autore di circa 50 pagine, in nove capitoli che trattano dell’esistenza dell’anima, della sua origine e immortalità, della salvezza dell’anima, della morte e del giudizio, della terna paradiso/inferno/purgatorio e infine di parusia e giudizio universale. Chiudono una Conclusione e l’indice degli autori citati. Data la mole degli argomenti trattati e lo stile enciclopedico scelto dall’Autore, è praticamente impossibile esporre sinteticamente e commentare le convinzioni, le conclusioni, le proposte, le tirate ironiche e gli stimoli disseminati nel testo . Ci limitiamo qui all’essenziale, col rischio di trascurare cose che possono essere sembrate essenziali all’Autore. Introduzione Nel lungo capitolo introduttivo egli espone uno dopo l’altro i cardini di ciò che intende sviluppare in seguito. In realtà si tratta di un insieme di convinzioni e princìpi in parte decisamente ovvi (quanto alla necessità di aderire alla verità, chi ha mai ammesso che si possa argomentare a partire da falsità o addirittura accettarle?), in parte bisognosi di molti distinguo (sembrerebbe che per l’Autore l’ultima istanza di ogni argomentazione sia l’accordo o almeno il non disaccordo con le scienze positive e ciò è ovviamente discutibile, poiché queste sono in un continuo processo autocorrettivo e spesso non prive di preconcetti e indebite estrapolazioni). Mancuso, seguendo una moda terminologica più del gergo politico e giornalistico che non filosofico, dichiara che il suo referente è la «coscienza laica», intendendo con ciò «la ricerca della verità in sé e per sé» (p. 9). Sarebbe difficile trovare qualche pensatore, dai presocratici a oggi, che abbia un differente concetto di verità: il problema è come si può arrivare alla certezza di aver raggiunto tale verità. Ma forse, come emerge da alcune allusioni, egli è convinto che chi aderisce alla fede cristiana lo faccia tacitando le difficoltà razionali o addirittura senza troppo pensare. L’Autore riassume poi diversi dati e acquisizioni scientifiche relative alla materia, alla sua equivalenza con l’energia, all’evoluzione, che egli ritiene necessario integrare con il concetto di relazione. Diverse volte, in questo capitolo e anche nei seguenti, Mancuso dice di voler essere un pensatore cattolico, un figlio della Chiesa. È perciò assai strano che egli, in un’opera che sostanzialmente vorrebbe essere di teologia, tra le premesse argomentative non faccia alcun riferimento alla metodologia dell’esegesi biblica e a quella propria della teologia cattolica. Sulle conseguenze di questa mancanza torneremo in seguito. Le ultime pagine del primo capitolo possono qui essere tralasciate sia perché difficilmente riassumibili, sia perché le necessarie critiche saranno più evidenti nelle loro conseguenze sui singoli argomenti trattati in seguito. L’«anima spirituale» Nei capitoli seguenti l’Autore espone le sue convinzioni sugli argomenti classici relativi all’anima e al suo destino finale. Innanzitutto, sempre attingendo ad autori del passato a partire dagli antichi egizi fino al recente Catechismo della Chiesa Cattolica, egli si dichiara apertis verbis per l’esistenza dell’anima spirituale nell’uomo arrivato a maturità. Va detto tuttavia che con il termine «anima spirituale» egli intende molte cose, ci pare, più legate a concetti come energia, relazione, libertà, creatività e così via, legati cioè più alla materia, o ai sensi o ancora conseguenze della presenza nell’uomo della dimensione spirituale. Molte osservazioni, derivanti dai più disparati settori della vita, sono condivisibili, altre oscure dal punto di vista concettuale. Quello che però stupisce è la completa assenza di argomenti veri e propri che dimostrino l’esistenza di quella realtà che in tutta la tradizione cristiana si è chiamata anima o spirito. Ovviamente ogni dimostrazione vale all’interno di un sistema logico predefinito; ma poiché, come si è detto, Mancuso non dichiara le sue coordinate logiche, non è possibile giudicarne le asserzioni. È ovvio che la pura assimilazione alle scienze fisico-chimiche contemporanee non potrà mai essere sufficiente allo scopo, poiché il loro oggetto formale sono i dati materiali sensibili e osservabili. Nella sistemazione classica del cattolicesimo la dimostrazione dell’esistenza dell’anima spirituale era demandata alla filosofia, quale ancilla theologiae. Dall’ovvia esistenza nell’uomo dell’intellezione e del conseguente giudizio, che sono operazioni non materiali, ma spirituali, si deduceva la necessità di un principio immateriale nell’uomo, poiché la materia non è capace di operazioni non materiali. Il supporto logico-argomentativo era dato dall’ontologia aristotelico-tomista. Quanto invece alle argomentazioni di Mancuso, non è difficile immaginare che un lettore non digiuno di logica e di filosofia le trovi vaghe e poetiche . Quanto poi al momento dell’infusione dell’anima razionale nel corpo, l’Autore, in buona sostanza, pare far sua la teoria delle formae viales, che la filosofia scolastica aveva ereditato da Aristotele, come conseguenza dell’assioma che ogni forma ha bisogno di una materia adeguatamente preparata a riceverla. Tale teoria però, oltre che per difficoltà teoretiche, è stata abbandonata dalla Chiesa cattolica, perché le operazioni vitali, vegetative e sensibili, per sostenere le quali si invocava la presenza nel feto di un’anima soltanto vegetativa e in seguito soltanto sensibile, possono essere tranquillamente attribuite fin dall’inizio all’(unica) anima razionale, come si fa in seguito nell’esistenza umana matura. A nostro parere l’applicazione dell’assioma sopra ricordato non conduce ad alcuna conclusione sicura, poiché la sproporzione ontologica dell’anima spirituale è totale nei confronti di qualsiasi tipo di materia; non è questione cioè di gradi. Su questo tema stupisce infine il silenzio di Mancuso in merito a tutta quella serie ormai ricchissima di studi sulla fisiologia del cervello per appurare se vi siano operazioni umane non spiegabili con le sole proprietà neurologiche . Notiamo infine che diverse volte nel corso dell’esposizione Mancuso attribuisce alla dottrina ecclesiale l’idea che per essa l’anima sia una sostanza, cosa assolutamente erronea: il famoso asserto per cui l’anima è forma (substantialis) corporis significa che essa non è una sostanza bensì un principium entis; la sostanza è la persona umana . L’origine dell’anima Il testo poi presenta tutto un capitolo (30 pagine) sul problema dell’origine dell’anima. Nonostante il tentativo di distanziarsi anche in questo punto dalle concezioni tradizionali (di cui egli cita tutta una serie), Mancuso in buona sostanza concorda con la dottrina ecclesiale praticamente in tutto, fatta eccezione per l’affermazione che l’anima umana viene creata direttamente da Dio. In proposito va ricordato che tale dottrina non è mai stata definita come dogma di fede; i manuali le danno la qualifica di theologice certa. L’Autore lo ammette, benché non spieghi esattamente il significato di questa nota theologica . La conseguenza di questo fatto è che la dottrina contraria (in questo caso che i genitori trasmettono l’anima al concepito) è accettabile laddove si riesca a dimostrare che le argomentazioni razionali che conducono alla necessità del suo contrario non tengono. Orbene non ci pare che questo riesca all’Autore, ma che anzi quelle classiche siano ancora valide , aggiungendo comunque che l’asserto per cui le anime sono create direttamente da Dio ha anche la funzione di sottolineare che ciò che nasce (con una fenomenologia molto varia e addirittura a volte casuale) in realtà è sempre qualcosa di per sé direttamente voluto da Dio, destinato a dialogare con lui e che quindi non rappresenta mai un progetto solamente storico o fattuale, ma eterno. Mancuso sfrutta qui una sua ricorrente convinzione che lo spirito, in quanto energia, possa derivare dalla materia e contesta l’opposizione classica tra spirito e materia, per cui l’una è il contrario dell’altra. Non è il caso di ribadire questa concezione che, una volta capiti i termini, è ovvia; il problema è che qui, e per tutto il libro, l’Autore opera con un concetto di spirito che non è quello di cui parla tutta la tradizione cristiana. Affermare infatti che esso è energia e appellarsi alla fisica einsteiniana è un’idea perlomeno bizzarra . Come può una realtà estesa, misurabile e presente anche nelle cose e negli animali, essere spirituale? D’altronde Mancuso aveva dichiarato nelle premesse la sua incondizionata adesione al pensiero evolutivo e a Teilhard de Chardin. Citando poi come esempio il noto manuale di Flick e Alszeghy, egli sostiene che nell’argomentazione tradizionale ci sarebbe un circolo vizioso; ma perlomeno nell’edizione finale di tale manuale tutto ciò è affatto assente: l’immortalità dell’anima è detta naturale fin dall’inizio, anche se ovviamente voluta da Dio e quindi, dicono i due dogmatici, può essere creata soltanto da Dio. Foriera di gravi conseguenze etiche è l’affermazione che «non c’è più (nel caso di una vita colpita da una grave malattia o da senilità acuta) l’anima razionale-spirituale» (p. 107): è chiaro che Mancuso confonde la facoltà con il suo esercizio . Immortalità e salvezza dell’anima Il quarto capitolo, di 40 pagine, è dedicato all’immortalità dell’anima. Affastellando citazioni e bons mots (a volte poco pertinenti) di pensatori e scienziati dell’antichità, del Medioevo e moderni, Mancuso arriva alla conclusione che per l’immortalità dell’anima non esistono prove (p. 123 e passim). Senza analizzare i motivi del dogma, egli si sofferma sull’esistenza o meno di un Dio personale e su problemi derivanti dalla domanda spontanea di perennità innata nell’uomo. La definizione, ribadita in tutto il corso del testo, dell’anima come energia impedisce di capire il senso delle dimostrazioni classiche e delle numerose conferme bibliche concernenti l’immortalità dello spirito umano. Non è qui il caso di contestare singole affermazioni del testo, che procede veramente a ruota libera . L’Autore ritiene necessario dedicare poi il quinto capitolo, di 37 pagine, al tema della salvezza dell’anima. Innanzitutto dichiara che tutti i contenuti veicolati dal dogma del peccato originale devono essere riformulati o abbandonati; concretamente Mancuso ritiene corretto parlare soltanto di «peccato del mondo». Prescindendo praticamente dalla teologia paolina, ma ricorrendo a Platone, Anassimandro e Bonhoeffer egli ritiene di dover «rifondare» fede e tradizioni (p. 168). Cercando allora di rispondere alla domanda se dobbiamo ancora essere salvati e se sì, da cosa e come, l’Autore spiega «da noi stessi e dalla vita disordinata (nel senso di sottoposta all’entropia)» (p. 173). Quanto al come, egli proclama che «non è la religione che salva: […] non sono i sacramenti, la Messa, i rosari, i pellegrinaggi, le indulgenze, la Bibbia» (p. 176), e oltre «non c’è alcuna esigenza di credere nella sua [cioè di Gesù] resurrezione dai morti per essere salvi» (p. 183). È ovvio che siamo agli antipodi di ciò che Paolo afferma in 1 Cor 15 e in molti altri passi. Il sesto capitolo, di 18 pagine, è dedicato a «Morte e giudizio». Anche qui Mancuso, sulla base di rudimentali richiami biblici (tra i quali manca il testo principale Gn 2,17; 3,19) definisce i dati tradizionali come contraddittori (cfr p. 189); quanto alla valenza della morte egli, in buona sostanza, va catalogato tra coloro che negano la reale problematicità della morte degli umani , posizione difforme dalla dogmatica cattolica. Sul criterio del giudizio dopo la morte, Mancuso invece di ricordare la classica formula paolina della fides caritate formata preferisce appoggiarsi a Platone, Marc’Aurelio, Pascal, Kant e Simone Weil. I quattro capitoli seguenti, più sintetici dei precedenti, riguardano paradiso, inferno, purgatorio, e parusia e giudizio universale. Anche per il paradiso, la visione beatifica e la risurrezione dei corpi l’Autore compie una completa «demitizzazione», sempre argomentando da alcuni suoi assiomi non ulteriormente discussi quali l’identità tra spirito e materia, la concezione dell’anima come energia e l’eterna validità delle leggi fisiche. Egli stabilisce perciò che la distinzione tra immortalità dell’anima e risurrezione dei corpi è «del tutto infondata» (p. 223), che la concezione per cui le anime dei defunti vivono «un letargo simile alla morte» sarebbe «oggi maggioritaria tra i teologi e ancor più tra i biblisti» (p. 214) e che «la convinzione che nessun intelletto creato può vedere l’essenza di Dio [è] la peggiore delle eresie» (p. 219), che «la credenza della risurrezione della carne appare nella sua inconsistenza fisica e teologica» (p. 225) e così via. Non è qui possibile commentare questa congerie di affermazioni anche perché le argomentazioni ora sono oscure, ora soltanto accennate sulla base di citazioni, di convinzioni e frasi di pensatori di ogni epoca. Ci limitiamo a segnalare che, in contesto escatologico, il termine «eternità» ha due significati assai diversi, soltanto analogici: se si parla di quella di Dio, essa implica l’assenza di ogni successione e di ogni distinzione tra essenza e operazioni , mentre per gli altri esseri spirituali il termine implica la perennità de iure, non solo de facto, ma non esclude la successione temporale e questo risolve alcune antinomie che Mancuso crede di rintracciare nella dogmatica cattolica . Nonostante il profluvio di autori citati, pare che Mancuso non conosca la letteratura collegata al concetto di «risurrezione nella morte», che è la più recente querelle di carattere escatologico in campo cattolico . Venendo poi a parlare dell’inferno, Mancuso dedica praticamente tutto il capitolo (ben 35 pagine) alla confutazione del dogma dell’eternità dello stesso. Anche qui, saltando da Agostino a Tommaso fino a von Balthasar, egli approda alla lapidaria affermazione per cui «parlare di eternità dell’Inferno è una contraddizione assoluta» (p. 263), oltre che poco evangelico. Si tratta dunque di scegliere tra apocatastasi e annichilazione dei reprobi: dopo aver a lungo esposto il pensiero di P. Florenskij, egli resta, per così dire, anceps, dopo aver fatto un peana dell’antinomia annunciata. Il lettore noterà la mancanza di analisi delle numerose affermazioni del Nuovo Testamento, con l’introduzione di errori teologici anche non lievi . Precisiamo qui, se fosse necessario, che la dottrina dell’apocatastasi, oltre che sempre condannata dal Magistero, è anche insostenibile fintantoché si vuol mantenere la reale libertà di ogni essere spirituale anche di fronte all’appello di Dio. Dopo aver definito il purgatorio «una salutare invenzione», Mancuso afferma che l’unica modalità che gli appare «razionalmente legittima» è di concentrarlo nell’istante della morte (p. 279). La parusia infine è da lui definita come maggiormente bisognosa di essere ripensata (cfr p. 289). In definitiva il testo sostiene che non ci sarà alcun ritorno del Gesù glorioso; le frasi corrispondenti del Nuovo Testamento sono errori di Gesù e di Paolo. Per Mancuso è semplice anche spiegare perché «Dio non è mai intervenuto direttamente nella storia» e perché «non tutta la bibbia è parola di Dio»! Conclusione Se per teologia si intende la riflessione dell’intelletto umano illuminato dalla fede sulla Sacra Scrittura e sulle definizioni della Chiesa, allora il nostro giudizio complessivo su questa opera non può che essere negativo. L’assenza quasi totale di una teologia biblica e della recente letteratura teologica non italiana, oltre all’assunzione più o meno esplicita di numerose premesse filosoficamente erronee o perlomeno fantasiose, conduce l’Autore a negare o perlomeno svuotare di significato circa una dozzina di dogmi della Chiesa cattolica. A fronte di una relativa povertà di dati autenticamente teologici, la tecnica di accumulare citazioni da tutto lo scibile umano, oltre al rischio di distorcerne il senso reale ai propri fini poiché esse fanno parte di assetti logici a volte del tutto diversi, non corrisponde affatto alla metodologia teologica tradizionale . In realtà non è facile neanche elencare tutte le matrici che Mancuso alterna e assomma nel corso dell’esposizione (platonismo, razionalismo gnostico, scientismo, eclettismo e così via): quello che comunque domina è il razionalismo convinto che di realtà di cui non si ha alcuna percezione sensibile o decisamente soprannaturali si possa discettare in analogia con le scienze fisico-biologiche. Nel contesto di notevolissima confusione sulla religione e la Chiesa tipica della cultura mediatica contemporanea, questo testo ci sembra che contribuisca ad aumentare tale confusione. L’Autore dichiara la sua disponibilità ad essere corretto: ma ciò, dato lo stile non sistematico e velleitario delle sue affermazioni, non è facile, poiché si può confutare soltanto ciò che è organicamente formulato al di dentro di un preciso assetto epistemologico. (Dal commento scritto da padre Corrado Marucci S.I., docente di Esegesi al Pontificio Istituto Orientale, e apparso sulla rivista “La Civiltà Cattolica”)



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