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Libri
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Titolo: "A Changing Humanity"
Editore: Pontificio Istituto Biblico
Autore: Samuele Sangalli
Pagine: 312
Ean: 9788878393462
Prezzo: € 22.00

Descrizione:The "Sinderesi School" dedicated his annual research (2015-2016) to investigate "fast-paced living a new model of being". In fact, humanity has passed from a slow and static world to a fast and interconnected way of living. This change has consequences in dealing with space and time, in shaping a culture, in regulating daily work and, most of all, in searching for the meaning of human existence. These were the main fields of investigation, and are here presented as the fruits of a shared intellectual journey. The first section of this collection three lectures regarding the different approaches to human changing, made by the eastern and Western cultural traditions. the second part gathers the findings of a shared and intensive debate on the various aspect of human life mentioned above. Overall , this book shows how humanity is charged with an unprecedented "stewardship of the earth" that could be assumed only in a reasonable spirit of dialogue and mutual understanding.

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Titolo: "La politica inframondiale"
Editore:
Autore: Ferrara Pasquale
Pagine:
Ean: 9788831108515
Prezzo: € 28.00

Descrizione:Dinamiche e connessioni verso un nuovo progetto politico internazionale. Dalla caduta del Muro di Berlino (1989) ad oggi, passando per l'attacco alle Torri Gemelle (2001), lo scenario politico internazionale è cambiato profondamente. L'espressione "politica inframondiale" tenta di cogliere la situazione di stretta interconnessione che ormai si registra tra le varie aree del mondo, e che va ben al di là della globalizzazione. Da un assetto "bipolare", si è passati infatti ad un contesto "multipolare" segnato dalle grandi incongruenze globali. Ulrich Beck ci ha ricordato come la società contemporanea globale si trovi a dover affrontare i medesimi rischi, che non tengono conto delle frontiere nazionali: pensiamo ai cambiamenti climatici o alle crisi economiche e finanziarie. La politica, pertanto, se vuole essere all'altezza delle trasformazioni in corso nei vari ambiti dell'attività umana, non può più essere pensata solo all'interno di un contesto locale, e persino nazionale. Per, una nuova alleanza più inclusiva e paritaria, che va oltre le alleanze militari ed economiche esistenti.Frutto di una trentennale esperienza di diplomatico di professione, Ferrara si propone una riflessione interdisciplinare sulle dinamiche della politica internazionale nel quarto di secolo seguito alla liquidazione della guerra fredda: un percorso critico e analitico che combina elementi di analisi empirica e spunti di teoria normativa, con un costante riferimento agli eventi della politica internazionale

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Titolo: "Significato e dignità dell'uomo nel confronto interculturale"
Editore: Armando Editore
Autore:
Pagine: 208
Ean: 9788866772712
Prezzo: € 18.00

Descrizione:

L’epoca storica attuale presenta uno scenario che oscilla tra la possibilità di uno scontro delle civiltà e quella di un autentico dialogo interculturale: perché quest’ultimo si possa realizzare occorre superare la concezione normativa della civiltà, per cui una, di solito quella occidentale, viene elevata a modello universale, condannando le altre o all’assimilazione o alla distruzione. Lo scopo di questo volume è quello di avviare una riflessione su tale tematica nella convinzione che ciò sia necessario per affrontare in maniera consapevole le incognite del nostro futuro globale.



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Titolo: "Cina, la società armoniosa"
Editore: Jaca Book
Autore: Ngai Pun
Pagine: 200
Ean: 9788816411753
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

Dietro le vetrine del Made in China si intravvede ben poco delle condizioni di vita e di lavoro di quanti producono nell’Officina del mondo. Questo libro di Pun Ngai e di vari coautori getta un fascio di luce sulle condizioni delle operaie e degli operai cinesi ormai inseriti nel capitalismo globale. Non dalla campagna alla città, ma dalle campagne alle enormi fabbriche-dormitorio: questo è l’attuale destino per i migranti interni in Cina, un destino che trova una forte ed epocale contestazione. Con l’ingresso dell’economia cinese nell’arena internazionale alla fine degli anni Settanta, lo stato e in generale la sfera pubblica si sono progressivamente disimpegnati dall’area della protezione sociale, con la conseguenza di un ritorno a condizioni di lavoro tipiche di un passato che non passa, sebbene dissimulate da prodotti ad alta tecnologia. Perduta la comunità originaria, gli ex contadini inurbati nelle periferie delle metropoli hanno creato nuovi legami in un processo di proletarizzazione tutt’altro che concluso. Se le prime generazioni di migranti chiedevano senza rivendicare, le nuove generazioni vivono un’enorme divaricazione tra le aspettative di vita e le esperienze di lavoro, e rivendicano. Con o senza una contrattazione formale, questa forza lavoro ha così tentato e in parte è riuscita a porre dei limiti allo sfruttamento. Nel colossale processo di inurbamento e di industrializzazione, quella cinese è una classe operaia presente a se stessa.

Vengono qui esaminati i temi delle grandi migrazioni interne verso l’industria, del regime di fabbrica-dormitorio per le giovani e i giovani migranti, della radicalizzazione degli scioperi della nuova classe operaia e delle sue insorgenze collettive. Inoltre sono affrontati sia lo spinoso tema del sub-appalto e della violenza che lo accompagna, sia quello dello sfruttamento nelle punte di diamante dell’elettronica, come ad esempio alla Foxconn (azienda fornitrice della Apple), dove le neoassunte devono firmare l’impegno a non suicidarsi.

I diversi saggi guardano con altri occhi al miracolo del capitale in versione cinese, alle trasformazioni dello stato e alle forme delle lotte operaie. Si è lontani dalla «società armoniosa» della propaganda ufficiale. La divergenza tra il successo dell’accumulazione e le condizioni di lavoro nelle fabbriche verdi rimanda a un’instabilità che non è sanabile con la pur meritevole recente riforma del Codice del lavoro. Dall’interno della Cina e grazie alle ricerche sul campo coordinate da Pun Ngai, il volume porta alla conoscenza del pubblico italiano un’esperienza collettiva di enormi dimensioni che è sempre più connessa al nostro presente e ancor più al nostro futuro.



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Titolo: "Dialogo tra civilta' e secolarizzazione"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Brena Gian Luigi
Pagine: 200
Ean: 9788825031850
Prezzo: € 19.00

Descrizione:Uno studio sul principio del dialogo esteso alle relazioni interculturali, localli e globali.

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Titolo: "La fame: perchè?"
Editore: Libreria Editrice Fiorentina
Autore: François de Ravignan
Pagine: 120
Ean: 9788865000694
Prezzo: € 14.00

Descrizione:

Il problema della fame è presente molto spesso nelle nostre vite di occidentali indaffarati solo come una cattiva coscienza un po’ vaga. Eppure non si pensa che la fame nel terzo mondo è divenuta endemica a causa della colonizzazione da parte dell’Occidente e che tutte le politiche e le tecniche usate per combatterla non hanno fatto altro che incrementarla. “La fame: perché?”, traduzione italiana dal francese dell’agronomo e studioso François de Ravignan, fornisce un quadro esaustivo sui caratteri della fame nel mondo d’oggi soffermandosi sul ruolo essenziale dei contadini nell’affermare la loro dignità facendo regredire la fame. “I contadini poveri - afferma de Ravignan - hanno enormemente innovato, moltiplicando le loro associazioni, precisando le loro rivendicazioni, rendendo efficaci le loro azioni. (...) Sicché si può chiedere se non siamo già all’alba di un risveglio politico dalle conseguenze impreviste”.



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Titolo: "Sociologia delle relazioni internazionali"
Editore: Lateran University Press
Autore: De Simone Gaetano, Taiani Gennaro
Pagine: 292
Ean: 9788846507631
Prezzo: € 28.00

Descrizione:Le Relazioni Internazionali si destreggiano tra fattori culturali, economici, politici, religiosi, etnici,giuridici e si innervano nel tessuto sociale, di quella che oggi possiamo chiamare società globalizzata. Ed è questo il motivo principale, per cui le Relazioni Internazionali, suscitano l'interesse e lo studio da parte di una disciplina come la Sociologia, in una sua specializzazione specifica che è la Sociologia delle Relazioni Internazionali, da cui prende il titolo il presente lavoro. Le Relazioni Internazionali, eccedono dal dato giuridico e si legano a tutti questi fattori succitati formando una disciplina originale, obbligata ad intercettare vari segmenti delle realtà internazionali che richiede una vasta indagine su una pluralità di fattori. Il nostro lavoro in sintonia con le finalità perseguite dalla stessa collana Lineamenta Iuris, oltre ad arricchire lo spessore del dibattito accademico, si pone il compito di fornire un valido strumento adatto alla formazione universitaria. Il testo risulta suddiviso in tre parti e dodici capitoli. La prima parte del testo si occupa delle Relazioni Internazionali in quanto scienza autonoma, del nuovo assetto geopolitico e delle mutazioni delle Relazioni stesse, spaziando dall'Europa all'America, dal continente asiatico a quello africano, fino al Medio Oriente. La seconda parte tratta del fenomeno della globalizzazione, del concetto di multiculturalismo e pluralismo, di problematiche quali il fondamentalismo e il relativismo. La terza ed ultima parte affronta il dibattito, ormai almeno teoricamente inarrestabile, su una global governance democratica. L'ultimo capitolo, nel rispecchiare il nostro profilo umano e accademico in sintonia con l'Istituzione universitaria di cui facciamo parte, è dedicato alle posizioni e alle riflessioni della Dottrina Sociale della Chiesa in merito alle tematiche affrontate.

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Titolo: "Bric. Brasile, Russia, India, Cina alla guida dell'economia globale"
Editore: Il Mulino
Autore: Goldstein Andrea
Pagine: 169
Ean: 9788815150615
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

Nato dalla fantasia di una banca d'affari come un semplice artificio di marketing, l'acronimo Bric è ormai diventato sinonimo dello spostamento dell'ago della bilancia dell'economia mondiale dai paesi industrializzati alle economie emergenti. Grazie all'impressionante crescita registrata negli ultimi anni, Brasile, Russia, India e Cina hanno ridotto la povertà e incorporato centinaia di milioni di persone nella classe media. Un risultato ottenuto grazie alla globalizzazione, al commercio e agli investimenti, ma seguendo un percorso originale, in cui le politiche pubbliche hanno sostenuto la trasformazione dell'economia. Un processo che ha creato molti vincitori, non esente tuttavia da conseguenze negative in termini di diseguaglianze e utilizzo di risorse esauribili. Conoscere a fondo le dinamiche emergenti dell'economia mondiale, qui descritte nelle loro luci ed ombre, aiuta a fare scelte importanti senza cadere preda delle facili sirene del protezionismo e della xenofobia.



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Titolo: "Come si governa il mondo"
Editore: Fazi Editore
Autore: Khanna Parag
Pagine: 358
Ean: 9788864112244
Prezzo: € 19.00

Descrizione:

Come si governa un mondo senza confini? Quali forze politiche, economiche e sociali riusciranno a influire sul futuro del pianeta? Come si affronteranno le crisi economiche ed energetiche, i conflitti armati, la fame, le malattie e le catastrofi ambientali nei prossimi anni? In un'epoca globalizzata, segnata da pulsioni disgregatrici, i vecchi equilibri e le sole organizzazioni internazionali risultano sempre più incapaci di gestire le relazioni tra Stati e tra territori e persone. Dal declino degli USA in atto sta nascendo un "ecosistema ipercomplesso", un "Medioevo postmoderno" nel quale "l'Est non sostituirà l'Ovest, la Cina non sostituirà l'America e il Pacifico non spodesterà l'Atlantico". Se fare buona diplomazia significa stabilire rapporti in ogni modo possibile, ecco allora che avranno un ruolo sempre più importante tutti quei soggetti o gruppi di pressione che ben conoscono i meccanismi attraverso cui passano le decisioni di oggi e di domani. In un lungo viaggio che abbraccia l'Asia e il Medio Oriente, l'Europa, l'Africa e le Americhe, tra operose ONG, filantropi alla ribalta, pragmatiche multinazionali ed efficaci partnership pubblico-private Parag Khanna, enfant prodige delle relazioni internazionali, racconta i protagonisti e le sfide della geopolitica del XXI secolo.



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Titolo: "Tradizioni giuridiche nel mondo"
Editore: Il Mulino
Autore: Glenn Patrick
Pagine: 674
Ean: 9788815149251
Prezzo: € 45.00

Descrizione:

Alla competizione per la globalizzazione concorrono oggi tre principali candidati: l'Occidente, l'Islam e l'Asia orientale. Nessuno è in grado di prevedere il risultato di questa gara. Imbrigliati in forme di pensiero che scaturiscono dal colonialismo dei secoli XVIII e XIX, rischiamo di vedere la globalizzazione come mera espansione dell'influenza occidentale. In realtà è in corso una sostenuta islamizzazione (un quinto della popolazione mondiale è oggi di fede musulmana) mentre nel management e nelle relazioni industriali si assiste ad una crescente diffusione di tecniche organizzative asiatiche. È dunque improbabile che ci si stia dirigendo verso una singola cultura mondiale e cosmopolita. Il volume ricostruisce le sette maggiori tradizioni giuridiche presenti nel mondo, "figlie" di quelle religiose (indigena, talmudica, islamica, hindu, confuciana, civil law, common law). Di ognuna vengono esaminate le concezioni fondamentali, le istituzioni, il metodo, le affinità reciproche e le divergenze.



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Titolo: "Dagli Appennini alle Ande"
Editore: Jaca Book
Autore: Vasapollo Luciano
Pagine: 232
Ean: 9788816409750
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

La situazione attuale ci obbliga a recuperare e inventare nuove e diverse modalità di convivenza, con processi educativi, culturali e politici che riconsiderino radicalmente il concetto stesso di sviluppo, praticando un cambiamento di paradigma: dal capitale fondato sulla crescita esponenziale dei profitti che si concentrano in poche mani alla valorizzazione dei fattori umani, sociali e ambientali di cui le civiltà contadine e i popoli originari, da sempre, sono promotori. Le loro forme di organizzazione sociale, basate su un sistema di coesistenza tra natura e uomo, non sono state liquidate perché incompatibili con il progresso o la modernità, ma perché incompatibili con la concentrazione dei beni in base alle leggi di mercato, che ancora oggi continuano a voler sopprimere l’educazione e il mondo socio-economico contadino, i popoli indigeni, la loro cultura, la loro natura, il loro socialismo precapitalista, la Madre Terra (Pacha Mama). S’intende che la categoria del «Sud», in questo libro, non riguarda solo una collocazione geografica, e nemmeno una ormai tradizionale categoria socio-economica, che identifica i paesi sottosviluppati con il «Sud del mondo». Facendo la spola tra le due sponde dell’Oceano, attraverso un volo ideale dagli Appennini alle Ande, raccontando storie e pratiche secolari dei cafoni del nostro Meridione e degli indios boliviani, emerge in queste pagine lo spaccato di un’educazione e una pratica sociopolitica di popoli capaci di un equilibrio produttivo con la natura, di saggezza redistributiva nell’amministrazione di ricchezze e risorse, portatrici di un’idea alternativa di progresso che non si appiattisce sulla ricerca del profitto. Ma non è un libro nostalgico, bensì una proposta educativa oltre che sociale e politica: dietro la rappresentazione di quello che abbiamo perduto nella larga mareggiata capitalista, c’è la consapevolezza di ciò che è sopravvissuto. E di ciò che può - e deve - essere riconquistato alla civiltà dei popoli per una nuova socialità del XXI secolo, si chiami questa giustizia, socialismo, Pacha Mama.



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Titolo: "I fondamentalismi nell'era della globalizzazione"
Editore: Studium
Autore: Sanna Ignazio
Pagine: 264
Ean: 9788838241277
Prezzo: € 18.00

Descrizione:Il fenomeno della globalizzazione è ormai un dato con cui le società civili e le comunità religiose devono fare i conti. L'economia, l'arte, lo sport, la politica, la religione, vivono o subiscono i condizionamenti di questa forma particolare di interdipendenza. Il presente volume intende esaminare i fondamentalismi alla luce del fenomeno della globalizzazione, la quale, in varie forme, provoca e condiziona la nascita di rivendicazioni socio- religiose. Il testo si divide in due parti. La prima riporta i saggi che prendono in esame soggetti, processi, contraddizioni vecchie e nuove della globalizzazione e delinea il quadro della globalizzazione, con i suoi inevitabili riflessi sociali e culturali e le pesanti ricadute sul mondo dell'economia, della politica, dei diritti e della comunicazione. Nella seconda parte si passa ad esaminare il problema particolare dei fondamentalismi, che hanno acuito le rivendicazioni identitarie e sono ragione di continui conflitti e tensioni internazionali.

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Titolo: "L'Inganno"
Editore: Cantagalli Edizioni
Autore: Sbai Souad
Pagine: 248
Ean: 9788882724665
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

Qual è il senso della diversità culturale oggi e quali sono i rischi e le implicazioni che ne derivano, in termini di limitazioni alle libertà individuali e ai diritti civili fondamentali? Souad Sbai riconosce nella condizione delle donne musulmane residenti in Occidente il fallimento della "società multiculturale", in cui l'indifferenza si traveste da tolleranza per scaricare il peso della responsabilità e nascondere un'incapacità di fondo nel mettere a fuoco problemi e soluzioni.

PREFAZIONE
di Gaetano Quagliariello

Souad Sbai scrive da una prospettiva illuminista. Si batte “per una politica dei lumi” e, contro l’oscurantismo dell’islam più estremista, si appella alla ragione. Individua nella libertà dell’uomo – e, nel caso in specie, ancor più della donna – la bussola che deve guidare l’azione di chi s’impegna in politica. Concepisce lo spazio pubblico come un ambito nel quale le sfere di autonomia delle persone siano costantemente destinate ad ampliarsi. E con questa dinamica, in fondo, identifica il progresso.

Per correttezza e per lealtà nei confronti di Souad, alla quale mi lega una profonda amicizia, dico subito che la mia prospettiva non coincide del tutto con la sua. Banalizzando potrei affermare che lei è più progressista di me e, se non si offende, che è più di sinistra.

A differenza sua, io non credo al primato della “ragion pura”. Ho persino l’ardire di ritenere che sia un errore – e un rischio – rivolgere lo sguardo sempre e solo verso il futuro. Credo, infatti, in una libertà temperata, regolata dalla responsabilità più che dal diritto. E che, per questo, sappia fare i conti con quella sedimentazione di saggezza che si condensa nella tradizione. Una libertà che sappia darsi dei limiti rispettando le identità che i costruttivisti del nuovo secolo, con l’aiuto di quanti hanno eletto il progresso tecnico-scientifico a religione, vorrebbero invece abrogare.

Insomma, mettiamola così: Souad è una liberale progressista sostenuta da un concetto di ragione che concede poco alle sensazioni, alle emozioni e ancor di meno alle convenzioni che io ritengo, invece, far parte del nostro Dna. Io, se proprio debbo classificarmi, mi definirei un liberale conservatore convinto che la ragione illuministica (quella dei lumi, per l’appunto) sia in grado di generare mostri. E, per questo, fautore di quel senso di responsabilità che si genera solo se si nutre rispetto per la propria origine, la propria identità, le convenzioni della propria comunità.

Non è una distanza da poco. Leggendo questo libro me ne sono reso conto ancor di più: pur essendo d’accordo sul “contesto”, tante volte mi è successo di segnare con un punto interrogativo questa o quella affermazione. Non ho dunque potuto fare a meno di chiedermi: perché due persone con un corredo d’idee almeno in parte diverso si trovano a militare dalla stessa parte? Perché fanno le stesse battaglie e condividono in buona parte gli stessi obbiettivi? Ci stiamo sbagliando noi - Suad e io - o c’è qualcosa di più profondo che giustifica questa vicinanza?

Una risposta soddisfacente, io credo, la si può trovare solo se consideriamo il contesto epocale nel quale da qualche decennio ci siamo infilati, e di cui non tutti hanno consapevolezza. Viviamo nella società globale, è una banalità. Ciò implica che tutto corre più veloce: le notizie, le transazioni economiche, le decisioni, i mutamenti culturali. E incomparabili rispetto al passato divengono anche i fenomeni governati dalle curve demografiche. Tra questi, ovviamente, innanzitutto l’immigrazione e l’integrazione.

Inutile, a tal proposito, provare a recuperare dati e soluzioni che ci giungono dalle esperienze novecentesche. Si finirebbe presto fuori strada. Perché allora il contesto era quello post-coloniale e le ricette venivano ancora influenzate dalle peculiari caratteristiche della stagione degli Imperi. Oggi tutto è cambiato, per contesto geo-politico, dimensioni, proporzioni. E tra questi mutamenti ce n’è uno in particolare con il quale “i progressisti” faticano a fare i conti, al punto che, nella prospettiva di liberalizzare l’islam, essi sono portati a puntare in modo eccessivo sulle avanguardie intellettuali dei dissidenti e degli irregolari: persone eccezionali che spesso s’immolano in percorsi eroici ma da cui non credo possa giungere “la soluzione” alla crisi di civiltà che stiamo attraversando.

Il mutamento più profondo – le cui avvisaglie si sono viste già partire dagli anni Ottanta del secolo scorso – riguarda infatti quel processo di secolarizzazione della società in virtù del quale la religione si sarebbe dovuta presto ridurre a un incidente nella storia dell’umanità. Gli illuministi d’autre fois avevano puntato fortemente sulla sua ineluttabilità. E invece il processo si è interrotto e addirittura invertito: a nord come a sud, a oriente ma anche a occidente.

Se si volessero immortalare i cambiamenti del costume, tra le immagini che hanno impressionato la pellicola degli ultimi decenni troveremmo senz’altro masse imponenti di fedeli inchinati verso la Mecca. Ma anche le adunate di giovani con i jeans e le chitarre in attesa della parola del Papa. Si potrebbe disquisire a lungo sulla profondità di questo fenomeno e sulla sua parentela con la vera fede. Non di meno, però, nessuno potrà negare che esso attesti un profondo bisogno di senso, al quale la ragione da sola non sa dare soddisfazione.

A questo punto si pone un problema. Questo ritorno della religione preconizzato da André Malraux (uno che aveva provato le inebrianti sensazioni della droga ideologica ed era riuscito a liberarsene), che si produce sotto i nostri occhi da quasi un quarantennio, è indiscusso e indiscutibile per quel che concerne il mondo non cristiano e in particolare in quello islamico. Anche se qualcuno lo volesse negare, dalla rivoluzione khomeinista in poi vi sono i cambiamenti di regime non meno che la diffusione dei veli e dei burqua ad attestarlo. Diviene invece sconveniente – politicamente scorretto, per dirla con più chiarezza – sostenerlo qui da noi. Chi osa farlo passa per retrogrado, servo dei preti, baciapile. E questo diffuso negazionismo rappresenta una delle prime cause di quella “contaminazione asimmetrica” che rischia di far smarrire alla società occidentale la sua tenuta, ancor prima che la sua identità. Si corre il rischio, insomma, di trasformarci tutti in una enorme Olanda, con fenomeni di liberalizzazione estrema che convivono, nelle stesse strade, con un processo di islamizzazione per niente strisciante.

Le culture, infatti, non sono immobili. E, con grande scorno di tanti neo-positivisti, non evolvono neppure solo in linea retta verso sorti sempre più progressive. La storia si è incaricata d’insegnarcelo. Esse a differenza delle religioni – e in particolare di quelle rivelate – si modificano, s’influenzano a vicenda, si contaminano. Perché tutto ciò non accada a senso unico, però, vi è bisogno del rispetto, che è cosa ben più seria della tolleranza. Rispetto verso gli altri ma rispetto anche per se stessi, per le proprie origini, per la propria identità.

Questa convinzione spinge a perseguire, più che un’evoluzione dell’islam per linee interne, una nuova consapevolezza dell’Occidente. Consapevolezza della sua forza in senso politico-culturale, ancor più che in senso economico o geo-politico. Perché le grandi svolte della storia, con buona pace di tante vedove inconsolabili del marxismo, sono state sempre provocate da idee e ideali. Qui risiede forse un altro punto di distinzione rispetto alla prospettiva di Souad. Lei infatti, nel libro, si rifà spesso e volentieri all’individuo e alla sua sfera. Io preferisco senza tentennamenti parlare di persona. Perché l’identità, come le idee, sono qualcosa che appartiene al singolo. Ma diventano rilevanti nello spazio pubblico quando si fanno patrimonio condiviso dei corpi intermedi e da qui giungono a fecondare realtà comunitarie nelle quali la persona resti la misura imprescindibile.

Non c’è dunque da scandalizzarsi di fronte alle conseguenze del risveglio religioso del mondo islamico. Né è lecito rivolgersi a quel mondo sollecitando un dialogo, impossibile da accettare da loro come da noi qualora esso implichi una rivisitazione in prospettiva sincretistica di quei dogmi che per ogni religione rivelata non possono essere oggetto di confronto e tanto meno merce di baratto. Meglio, molto meglio puntare su un’altra prospettiva pretendendo che in Occidente le religioni – tutte le religioni – non vengano considerate “affare privato” da dover nascondere sotto l’obbligo di un velo di ipocrisia quando non proprio sotto il burqa di un multiculturalismo malinteso. Meglio, molto meglio battersi affinché le religioni siano chiamate a irrorare lo spazio pubblico regolato dai nostri costumi, dalle nostre Carte fondamentali, dalle nostre leggi, dai nostri tribunali. È altro – state tranquilli – rispetto al patriottismo costituzionale. È la rivendicazione di una identità che negli anni si è fatta Stato e che, per questo, cerca in tutti i modi di scongiurare che al riparo da occhi indiscreti e con la complicità del dogma illuminista della “religione come fatto privato” si compiano misfatti nei confronti della dignità della persona, soprattutto se essa è debole.

Questa è la grande contraddizione di un Occidente che non crede più a niente: in nome di una tolleranza astratta e di un concetto di equivalenza delle culture che si decontestualizza fino a smarrire i suoi ancoraggi storici, si finisce per restare disarmati al cospetto di pratiche che negano l’eguaglianza, la dignità della donna, i diritti del minore. È come se i progressisti e coloro che, nonostante i tanti rovesci, continuano a credere nelle sorti progressive della storia, dicessero: segregate pure le donne musulmane, riducetele in schiavitù, fate subire loro l’abominio della poligamia, fate lavorare i bambini cinesi a Prato per dieci ore ma, per favore, fatelo “in privato”, lontano dai nostri occhi, e non ci mettete nella condizione di modificare le nostre visioni sull’identità, sul relativismo, sul multiculturalismo.

Troppo comodo. Chi è onesto, come lo è Souad, non può accettarlo. La sua fede nella ragione la porta a verificare se quel mondo che si vorrebbe governato dalla ragione astratta sia veramente il miglior mondo possibile. E se le risposta è no – come attestano le tante storie di donne narrate nelle pagine seguenti – ecco che la sua battaglia si avvicina a quella di un liberale conservatore. Souad è una illuminista politicamente scorretta. Con lei potrò litigare sul velo – se “teoricamente” sia giusto negarlo o meno – ma non su ciò che sia giusto fare per liberare dal giogo i più deboli, ovvero le vittime del politicamente corretto. Oltre le propensioni ideali c’è l’onestà. Quella che ti porta a vedere le cose come sono e a comportarti di conseguenza.

ESTRATTO DAL PRIMO CAPITOLO

Senza diritti per le donne non c’è civiltà

Il rispetto della diversità culturale, quando viene utilizzato come alibi ideologico per garantire la protezione assoluta e acritica delle culture e delle comunità, corre il rischio di prescindere dal valore della persona nella sua individualità. Accade oggi che le donne dell’Islam radicale, strette in contesti culturali di stampo patriarcale ed estremisti, non vengono tutelate dei loro diritti più elementari.

La donna musulmana, umiliata da un’interpretazione rigida della propria fede e residente in Occidente non gode degli stessi diritti di chi appartiene a culture e religioni diverse. I modelli culturali a cui deve riferirsi non possono essere sottoposti a critica: suonerebbe, alle orecchie di alcuni “progressisti”, politicamente scorretto e immediatamente stigmatizzato.

Chi non mostra l’onestà intellettuale di dire di no a questi rigidi parametri di giudizio, si rende così complice di una disuguaglianza intollerabile, che condanna le islamiche a rimanere una sorta di “corpo estraneo”, non integrabile nelle società occidentali.

Per meglio mettere a fuoco i fenomeni negativi di un modo di pensare ostile, è necessario, prima, analizzare in maniera approfondita e articolata il concetto stesso del significato di diversità culturale o, più semplicemente, “multiculturalismo”, il senso e le implicazioni concrete che derivano, in termini di limitazione dei fondamentali diritti, dal dominio, dall’oppressione nell’esistenza sofferente di tante vite innocenti.

Dallo sviluppo sociopolitico degli eventi storicamente accertati e dai dati statistici, possiamo capire meglio come il “multiculturalismo dogmatico”, in voga in alcuni ambienti democratico-progressisti, ma lontani dai problemi e dalla vita reale dei migranti, nasconda un’ideologia pericolosa.

Se, da una parte, questo tema offre l’occasione di parlare di storie di violenze, di soprusi e di dolore, dall’altra offre l’opportunità per dedicare la massima attenzione alla figura e alla dignità della donna nel suo alto valore simbolico e paradigmatico.

Dalle donne arrivano testimonianze per la conoscenza del fenomeno. La messa a fuoco della problematicità.

Vividi, emblematici i loro racconti. Immigrate in Europa, pensavano di appartenere a un’élite di tradizione, costumi e religione. Hanno applicato inizialmente in modo rigido parametri, spesso radical-estremisti, della loro formazione religiosa. Solo dopo, rasserenate dal clima pacifico, tollerante, attratte dal benessere, dalla libertà, incuriosite dalla complessità del modo di vita occidentale, hanno intrapreso un percorso liberatorio, non solo da islamiche, ma soprattutto da e come donne.



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Titolo: "Il multiculturalismo"
Editore: Il Mulino
Autore: Savidan Patrick
Pagine: 100
Ean: 9788815139603
Prezzo: € 11.00

Descrizione:

La diversità etnoculturale non è una novità, perché è da sempre parte integrante della storia dell'umanità. Nuova è tuttavia l'attenzione che lo stato deve necessariamente usare verso le diversità che caratterizzano la popolazione. In un mondo globalizzato come il nostro, diviene pressante il bisogno di rivalutare il legame fra libertà individuale e cultura d'appartenenza. Ma come prendere in considerazione le differenze senza produrre diseguaglianze? Nel rispondere a tale interrogativo, l'autore traccia un profilo del modello multiculturalista illustrandone il senso e la portata, e valutando le sue virtù, i suoi limiti e i rischi che esso comporta.



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Titolo: "Il Macrofenomeno Migratorio e la Globalizzazione"
Editore: Libreria Editrice Vaticana
Autore: Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti
Pagine: 182
Ean: 9788820983789
Prezzo: € 15.00

Descrizione:A cinque anni dalla promulgazione dell'Istruzione Erga migrantes caritas Christi, (documento dedicato alla sollecitudine della Chiesa verso tutti coloro che lasciano la terra natia) il Pontificio Consiglio della Pastorale per i migranti e gli itineranti ha contribuito alla sua ricezione con un Congresso mondiale sul tema "Una risposta pastorale al fenomeno migratorio nell'era della globalizzazione", tenutosi in Vaticano dal 9 al 12 novembre 2009. Questo volume costituisce l'ultimo "Quaderno Universitario" contenente il commento a tale congresso e affronta il fenomeno migratorio contemporaneo nella sua complessità, legato quindi alla sfera economica, sociale, politica, culturale, sanitaria e di sicurezza.I contributi presenti nel volume sono del Prof. Stefano Zamagni dell'Università di Bologna, dell'Ambasciatore W.L. Swing, Direttore Generale dell'Organizzazione Int.le per le migrazioni, del Prof. Jorge A. Bustamnte, Relatore Speciale delle Nazioni Unite, del Prof. Abdelkader Sid Ahmed dell'Università di Parigi, e dei Proff. Demetrios Papademetriou e Donald Kerwin, rispettivamente Presidente e Vice-Presidente del Migration Policy Institute di Washington D.C.

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Titolo: "Conversazioni sugli idoli della modernità"
Editore: ESD Edizioni Studio Domenicano
Autore: Schooyans Michel
Pagine: 256
Ean: 9788870947502
Prezzo: € 16.00

Descrizione:I fatti recenti della cronaca mondiale provocano spesso smarrimento, angoscia, disgusto e turbamento. Le troppe violenze e gli abusi a cui si è costretti ad assistere suscitano la domanda fondamentale: chi è l'uomo? Chi è l'essere umano in quanto tale? Domanda che può sembrare puramente filosofica o scontata, ma che si rivela invece seria e mai davvero esplicitata.In questo libro-intervista, un pensatore tra i più autorevoli e informati ci offre uno spaccato di fenomeni quali: la globalizzazione dell'economia (in termini di distribuzione delle risorse, migrazioni di popoli interi e conseguenti problemi di convivenza e intolleranza culturale e religiosa, fino al terrorismo internazionale); la nuova concezione del diritto (i diritti fondamentali dell'uomo, l'esistenza e i limiti del diritto naturale, il concetto di sovranità nazionale e l'importanza delle relazioni internazionali); le politiche demografiche (controllo delle nascite, sterilizzazione coatta non informata, aborto, eutanasia e ruolo dei medici nella società civile); l'autorevolezza e il ruolo di certi organismi internazionali (ONU, FMI, OMS e Banca Mondiale). Fenomeni tra loro tutti strettamente intrecciati. Dalle argomentazioni dell'Autore emerge continuamente, tra le righe, il quesito iniziale. E siamo portati alla conclusione che, nel passato come nel presente, quando l'uomo dimentica Dio, lo rifiuta e lo esclude dalla vita delle nazioni, dai programmi di ricerca e dagli scambi economici e culturali, viene aperta la strada a conflitti e a violenze senza pari. Trascurando la cultura della vita, affiora presto o tardi la cultura della morte, che prende il sopravvento e si radica negli ordinamenti giuridici e nelle istituzioni. Nascono nuovi idoli nei quali l'uomo cerca un surrogato del Dio appena perduto: si resta estasiati davanti a tecnologie prodigiose, tanto spettacolari quanto pretesto di manipolazioni; si immagina di volare su Marte, perché del mondo ci si sente già padroni; s'inventano nuove realtà e i media tentano di costruire nuove verità. Idoli che però esigono, per essere seguiti, nuovi sacrifici umani.

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Titolo: "Globalismo e antiglobalismo"
Editore: Il Mulino
Autore:
Pagine: 320
Ean: 9788815126115
Prezzo: € 23.00

Descrizione:

In un'epoca di profondi cambiamenti, che non trovano facili spiegazioni nelle ideologie tradizionali e nelle teorie generali, si ricorre all'idea di globalizzazione per affrontare le questioni più disparate. Come orientarsi in un dibattito spesso confuso e frastornante? Ci aiuta questo libro, che traccia anzitutto la storia del concetto; delinea poi le diverse posizioni in campo, riconducibili alle opzioni "globalista" e "scettica"; mostra come esse non esauriscano la complessità del fenomeno, di cui vengono seguite le diverse ramificazioni culturali, economiche, politiche, sociali.



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Titolo: "Per un'antropologia della mobilità"
Editore: Jaca Book
Autore: Augé Marc
Pagine: 96
Ean: 9788816409309
Prezzo: € 12.00

Descrizione:

Contro le ideologie dell'era contemporanea, a favore di un mondo in cui le differenze contano
Noi non viviamo in un mondo compiuto, del quale non avremmo che da celebrare la perfezione. L’idea stessa di democrazia è sempre incompiuta, sempre da conquistare. Nel concetto di globalizzazione, e in coloro che si richiamano ad esso, c’è un’idea di compiutezza del mondo e di arresto del tempo che denota un’assenza di immaginazione e un invischiamento nel presente profondamente contrari allo spirito scientifico e alla morale politica. Oggi occorre ripensare la frontiera, questa realtà continuamente negata e continuamente riaffermata. Occorre ripensare il concetto di frontiera per cercare di comprendere le contraddizioni che colpiscono la storia contemporanea. Una frontiera non è uno sbarramento: è un passaggio. Le frontiere non si cancellano mai, si ritracciano. La frontiera ha sempre una dimensione temporale: è la forma dell’avvenire e, forse, della speranza. Non dovrebbero dimenticarlo gli ideologi del mondo contemporaneo che, di volta in volta, soffrono di eccessivo ottimismo o di eccessivo pessimismo, in ogni caso di troppa arroganza.



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Titolo: "Democrazia dei popoli"
Editore: Morcelliana Edizioni
Autore: Attilio Franchi
Pagine: 128
Ean: 9788837224448
Prezzo: € 12.00

Descrizione:Proseguendo nella ricerca iniziata con La città originaria, Metafisica della politica, Metafisica del giusto, l'autore si interroga sui fondamenti della democrazia nel tempo della globalizzazione. Uno spazio che obbliga a considerare non i singoli ma i popoli - i «molti» - come soggetti dei processi di democratizzazione, tanto che anche gli altri concetti chiave della filosofia politica - giustizia, diritti, libertà - vanno rideclinati al plurale, in un tentativo di pensare la democrazia sotto la forma di un «esistenziale»: condizione affinché ciascuno, in dialogo con i tanti volti del prossimo, trovi nel convivere la forma più autentica di riconoscimento.

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Titolo: "Open access. Conoscenza aperta e società dell'informazione"
Editore: Il Mulino
Autore: Paccagnella Luciano
Pagine: 200
Ean: 9788815136701
Prezzo: € 16.00

Descrizione:

Nella nostra società si confrontano due modelli di conoscenza. Quello "aperto", che ha le sue radici nell'affrancamento della scienza moderna dalla magia e dalla religione, trova oggi espressione nel successo di internet e nella proposta del software libero e open source, ma anche in diverse altre esperienze: il rifiuto dell'Unione Europea di brevettare il software (come invece accade negli Stati Uniti), la legge italiana sui farmaci generici, la scelta di rendere pubblici i risultati della ricerca sul genoma umano. Il modello "chiuso" si è invece affermato negli ultimi tre decenni con l'industria del software, la privatizzazione della ricerca scientifica, l'estensione della proprietà intellettuale e in generale una visione della conoscenza come prodotto industriale. Tra questi due modelli sta a noi scegliere. Anche orfani, almeno dopo Kuhn, di una visione finalistica del sapere umano, rimaniamo infatti responsabili delle conseguenze che le nostre opzioni educative, morali e politiche avranno sulle generazioni future. Incentivare la cooperazione, lo scambio, l'imitazione creativa è cosa assai diversa dall'erigere barriere tecnologiche e legali attorno a forme di conoscenza pronte per l'uso, corredate da rassicuranti certificati di affidabilità rilasciati da autorità impersonali e remote.



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Titolo: "Occhio al futuro"
Editore: Cantagalli Edizioni
Autore: Gianni Pasquarelli
Pagine:
Ean: 9788882724993
Prezzo: € 14.00

Descrizione:

La politica deve tenere conto dei cambiamenti della storia e dei problemi che inevitabilmente sorgono a cagione di essi per la societa' e per la convivenza umana. Il nostro pianeta e il nostro modo di vivere cambiano velocemente esigendo risposte tempestive a problemi sempre piu' complessi.



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Titolo: "La memoria del possibile"
Editore: Jaca Book
Autore: Pezzella Mario
Pagine: 352
Ean: 9788816408739
Prezzo: € 32.00

Descrizione:

Oltre la fantasmagoria dello spettacolo e delle merci, di fronte alla violenza e allo sfruttamento, la riflessione filosofica cerca nel passato l'imprevedibilità del presente
Alla fine del secolo passato - nell'euforia dilagante della New Economy e dei processi finanziari globali - l'idea della fine della storia divenne senso comune: sembrava possibile una sorta di "capitalismo pacificato", disposto a superare ogni conflitto e a rimodulare giocosamente le memorie e gli stili del passato. Le tragedie del '900 potevano essere dimenticate: una "realtà virtuale", immateriale, prometteva di liberarci dai pesi del corpo e della materia, divulgando l'illusione che la violenza e lo sfruttamento fossero sul punto di svanire dalla storia, lasciando il posto a una pace universale. Certo, già allora per credere a tale utopia bisognava essere ciechi alla contemporanea distruzione delle altre culture in ogni parte del mondo o salutarla come un progresso benefico e inevitabile. Oggi è fin troppo facile dire che nessuna utopia ha subito più cruda smentita. Questa constatazione ci impone l'esigenza di dare un'altra lettura e un'altra teoria di quegli stessi fenomeni: perché il lavoro immateriale non ha prodotto forme di liberazione ma colonizzazione e sfruttamento delle capacità mentali dell'uomo? Perché fuori dell'Europa si concentra comunque una densità ed una violenza di sfruttamento che non ha nulla da invidiare all'accumulazione originaria della prima rivoluzione idustriale? Perché la tecnica digitale invece di potenziare la comunicazione tra gli uomini, crea uno spazio astratto in cui i singoli faticano a mantenere la propria identità? Questo libro rievoca autori e forme di pensiero del '900 che possono aiutarci a rispondere a tali domande e propone una riflessione sulla società dello spettacolo sia nella sua forma democratica che in quella totalitaria. Il possibile è ciò che sorge oltra la fantasmagoria dello spettacolo e delle merci, che, seducendo la nostra immaginazione, ci lascia al contempo schiavi di una esistenza immutabile.

 



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Titolo: "Fabbriche galleggianti"
Editore: Jaca Book
Autore: Di fronte e attraverso
Pagine: 296
Ean: 9788816408555
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

 

Un libro di denuncia e insieme di alta sociologia per dar voce ad un malessere della globalizzazione troppo spesso passato sotto silenzio, quello dei nuovi schiavi del mare
Della globalizzazione parecchio si è scritto, molto meno dei trasporti che la rendono possibile. I trasporti marittimi contano per circa il 95% in termini di tonnellaggio e per il 66% in termini di valore del commercio mondiale. Essi sono garantiti da 1,2 milioni di marittimi, di cui circa 750.000 sono in qualsiasi momento a bordo, mentre i rimanenti sono in posizione di stand by. Invisibili ai più, i marittimi sono spesso rimasti in penombra anche nella ricerca sociale.
Questo libro rende conto delle trasformazioni recenti sperimentate dai marittimi a livello internazionale e in particolare nell'area del Mediterraneo e del Mar Nero.
Mentre il mondo appare sempre più piccolo e compresso, la gente di mare si sente più sola. La vita a terra è, infatti, sovente un miraggio che può durare anche mesi e gli scali sono diventati sempre più brevi. La gamma delle condizioni di ingaggio si è dilatata e le distanze sociali a bordo e nei tempi di attesa si sono moltiplicate. La casualità incide fortemente nel vissuto e nell'impossibilità di guardare al proprio futuro, mentre a bordo prevale spesso una socialità obbligata.
È un navigare a vista durante il quale le vite che reggono il commercio mondiale sono date per scontate. Ma queste vite non sono polvere di stelle, bensì individui che hanno storicamente maturato e continuano a maturare un linguaggio ben più globalizzato di quello prevalente oggi fra i terricoli.

 



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Titolo: "Un'altra globalizzazione. La sfida delle migrazioni transnazionali"
Editore: Il Mulino
Autore: Ambrosini Maurizio
Pagine: 247
Ean: 9788815124067
Prezzo: € 20.00

Descrizione:Molto è stato detto in questi anni sulla globalizzazione economica, politica, culturale. Si avverte anzi qualche stanchezza in un dibattito soggetto all'inevitabile ciclo delle mode intellettuali. Un aspetto, però, non è ancora stato approfondito come meriterebbe: mentre risulta ormai un luogo comune predicare la libera circolazione di capitali, merci, prodotti mediali e idee, si tende invece a pensare che i confini dovrebbero restare chiusi alle persone, o almeno a quelle che si spostano da sud a nord nella drammatica geografia della sperequazione planetaria. A questa chiusura si controbatte con l'idea dell'emigrazione come risposta dei diseredati alla globalizzazione prepotente degli interessi dominanti. Interpretazione suggestiva, che rischia tuttavia di lasciare nell'ombra il fatto che i migranti sono richiesti dalle economie sviluppate per colmare i vuoti nei "lavori delle cinque P": precari, pesanti, pericolosi, poco pagati, penalizzati socialmente. Questo studio assume un punto di vista che considera i migranti come attori della globalizzazione, esplorando la comoplessa trama di legami che travalicano le frontiere, influenzano le società di provenienza, riplasmano l'identità dei migranti stessi e anche quella dei paesi che li accolgono.

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Titolo: "Prima del prossimo attacco"
Editore: Vita e Pensiero Edizioni
Autore: Bruce Ackerman
Pagine: 260
Ean: 9788834314364
Prezzo: € 20.00

Descrizione:I fatti che hanno seguito l'11 settembre mostrano come ogni nuovo attacco terroristico faccia scattare di riflesso provvedimenti repressivi, innescando un circolo vizioso che rischia di condurre a una vera e propria devastazione delle libertà civili nel corso del XXI secolo. Con uno sguardo lucido e lungimirante sul futuro, Bruce Ackerman propone in questo libro un'alternativa ben precisa e praticabile: una ‘costituzione di emergenza' che permetta ai governi (e in particolare al governo degli Stati Uniti) di intraprendere ‘azioni eccezionali' per contrastare il rischio di nuovi attacchi, ma allo stesso tempo impedisca misure permanenti che vadano a detrimento delle libertà civili.Con la sua ‘costituzione di emergenza' Ackerman smaschera i pericoli nascosti dietro la nota affermazione che «stiamo combattendo una guerra al terrore» e non esita a criticare apertamente le posizioni che, accettando un'idea ‘bellica' del problema, hanno finito per appoggiare un allargamento abnorme dei poteri presidenziali.A sostegno della sua proposta, egli porta esempi concreti di provvedimenti di emergenza adottati nelle costituzioni di diverse nazioni, dalla Francia al Sudafrica. Analizzando poi in particolare la risposta britannica agli attacchi terroristici, trae la conclusione che nessun Paese oggi è sufficientemente attrezzato per affrontare quella che si presenta come la sfida determinante di questo inizio secolo: sconfiggere il terrorismo e contemporaneamente preservare le libertà fondamentali, ovvero tenere insieme concetti come democrazia, diritti civili, sicurezza nazionale.Bruce Ackerman offre un libro importante, notevole per la capacità di unire in maniera puntuale e brillante la conoscenza del diritto e un'analisi politica acuta e coraggiosa: un testo essenziale per chiunque si interroghi e cerchi una risposta non scontata sul futuro (e sulla forza) della democrazia di fronte alla minaccia del terrorismo.

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