Articoli religiosi

Ebook - Studia Patavina



Titolo: "Studia Patavina 2012/3"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024955
Prezzo: € 11.00

Descrizione:

Editoriale

G. Mazzocato

Il dialogo interreligioso: le istanze della fede cristiana e le sfide della prassi pastorale

Focus

V. Sottana

La cristologia alla prova del pluralismo religioso. Questioni teorico-sistematiche nel dibattito recente

V. Bortolin

Quale universalismo per le religioni monoteistiche?

E. Riparelli

Percorsi di dialogo interreligioso: R. Panikkar, E. Lévinas, P. Ricoeur

G. Zatti

Identità di fede e testimonianza cristiana nel quadro pluralistico delle religioni. Semplici appunti di viaggio

G. Manzato

Una geografia umana in mutamento

E. Pace

Il dialogo interreligioso in un tempo di conflitti

Ricerche

G. Bonaccorso

Il «pratico» in teologia secondo la prospettiva antropologica

A. Bertazzo

Spirituale in quanto umano? Alcuni tratti del complesso rapporto tra esperienza spirituale e neuroscienze

Temi e discussioni

P. Tomatis

Accende lumen sensibus. Per un’estetica dei sensi spirituali

G. Trabucco

Corpo e atto. Quale fenomenologia per una teologia della coscienza pratica

L. Parisoli

Velamento e svelamento: racconti fondatori e fantasmi di conoscenza

Notiziario

P. Zampieri

Vita della Facoltà

Recensioni e segnalazioni

Libri ricevuti

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Virgilio Sottana

La cristologia alla prova del pluralismo religioso. Questioni teorico-sistematiche nel dibattito recente

Il presente contributo si propone di raccogliere il guadagno essenziale del dibattito recente circa le implicazioni cristologiche di una teologia cristiana delle religioni, a partire dalla celebre svolta pluralistica. È in gioco infatti, da un lato, la necessità di chiarire la pertinenza teologica dell’istanza pluralistica per rapporto all’esperienza religiosa universale; dall’altro, la pretesa cristologica di unicità e universalità salvifica attestata dalla fede della chiesa in Gesú Cristo Figlio di Dio incarnato. Dopo una ripresa dei termini essenziali del dibattito, si procede a illustrare le questioni teorico-sistematiche implicate, per delineare infine i tratti essenziali di un’ermeneutica cristologica del pluralismo religioso, secondo quanto maturato recentemente nel panorama teologico italiano.

Christology facing religious pluralism

This contribution collects the achieved improvements du e to recent debates where Christological implications are related to a Christian theology of religions. The starting point comes from the well known pluralistic turn. On one hand we need to explain the theological relevance of pluralistic expectations resulting from a universal religious experience. On the other hand, there is the Christological claim to uniqueness and redeeming universality witnessed by the Church faith in Jesus Christ, God’s incarnated son. After examining the debate terms, theoretical-systematic questions focus on the Christological hermeneutics of religious pluralism also in accordance with what has recently emerged in Italian theoretical culture.

 

Valerio Bortolin

Quale universalismo per le religioni monoteistiche?

Le grandi religioni monoteistiche sono anche, per loro natura, religioni universalistiche. Oggi tuttavia, da piú parti, si contesta il loro «universalismo monistico», tendenzialmente violento, nel nome di un «universalismo pluralistico», capace di coniugare la tensione all’universalità con il rispetto delle differenze. L’articolo si propone di mettere in luce la possibilità di un ripensamento dell’universalismo monoteistico, che, nel recupero della sua natura originaria, mostri la sua capacità di essere all’altezza dei tempi. La trascendenza di Dio, testimoniata dai monoteismi nella loro dialettica tra esclusivismo e inclusivismo, se, da una parte, suscita l’incondizionatezza dell’amore, dall’altra, permette di intendere l’universale come universalizzabile e universalizzante.

Which universalism for monotheistic religions?

The main monotheistic religions are essentially universalistic but their monistic universalism often leading to violence is often disputed in the name of a pluralistic universalism which tries to match this universality tendency with the respect of differences. This article highlights how monotheistic universalism must be reconsidered because in its going back to its original nature it shows how it is able to keep up with times. On one’s side God’s transcendence witnessed by monotheisms in their exclusivism-inclusivism dialectics awakes unconditioned love. On the other side it allows to intend universalism as universable and universing.

 

Enrico Riparelli

Percorsi di dialogo interreligioso: R. Panikkar, E. Lévinas, P. Ricoeur

Nel presente studio si intendono esplorare tre diversi orientamenti del dialogo interreligioso proposti da insigni pensatori dei nostri tempi: R. Panikkar, E. Lévinas e P. Ricoeur. Data l’estrema varietà delle situazioni dialogiche che si configurano negli incontri tra uomini di fedi diverse, la teoria e la pratica del dialogo interreligioso sono chiamate a porsi in ascolto del contesto specifico, a promuovere un dialogo «riconoscente» con l’altro e ad attivare un ampio spettro di risposte in sintonia con la pluralità dei segni dei tempi. Nel nostro studio accoglieremo con viva attenzione il contributo dei tre autori all’incontro delle tradizioni culturali e religiose dell’umanità, pur non esimendoci dal rilevare alcuni elementi delle loro proposte che appaiono meno convincenti.

Ways of inter-religious dialogue: R. Panikkar, E. Lévinas, P. Ricoeur

In this study we intend to explore three different trends of religious dialogues as they are proposed by some famous thinkers of our time: R. Panikkar, E. Lévinas and P. Ricoeur. Several and various situations have appeared at the meetings among people of different faiths; for this reason theory and practice of inter-religious dialogue are called to: listen to specific contexts; promote a «recognizing» dialogue with the other; activate a wide range of answers attuned to the pluralistic signs of times. In our study we focus on the contributions of these three authors at the meeting on mankind’s cultural and religious traditions. However we cannot help remarking how a few elements of their proposals are less convincing.

 

Giuliano Zatti

Identità di fede e te stimonianza cristiana nel quadro pluralistico delle religioni. Semplici appunti di viaggio

Il contesto interreligioso attuale chiede di pensare seriamente la fede, di recepire con attenzione la fede degli altri e di intravedere con ostinazione le strade di una reale ospitalità. Nel contributo, questi immancabili punti di riferimento per la teologia e per la pastorale vengono costruiti attorno ad alcune suggestioni bibliche: Gerusalemme, Babilonia e l’Egitto sono spazi che evocano situazioni di conflitto, di timore reciproco, di mai sopiti contrasti, ma sono altrettanti «luoghi» che attendono di essere inseriti in una «geografia» comune dello Spirito. Il riferimento finale alla Roma imperiale aggiunge un’ulteriore località alla mappa futura della comunità ecclesiale, impegnata a chiarire il senso e le modalità del suo modo di porsi dentro le situazioni interreligiose odierne.

Faith identity and Christian witness in the pluralistic picture of religions. Simple journey notes

The present inter-religious context confirms that faith must be reconsidered. Attention must be drawn on the other’s faith. Finally the ways of a real hospitality must be persistently looked for. In this contribution, several references to theology and pastoral are built up around some biblical suggestions: Jerusalem, Babylon and Egypt evoke conflicts, mutual fears, never appeased clashes. At the same time these places expect to be inserted in a common «geography» of Spirit. The final reference to imperial Rome adds another site to the map of future ecclesial community which will be called to explain meaning and methods necessary to face current inter-religious situations.

 

Giuseppe Manzato

Una geografia umana in mutamento

Il pluralismo culturale è, soprattutto, figlio dei fenomeni migratori: migrare è un verbo e un fenomeno che da sempre accompagna i popoli per trovare lavoro, sicurezza, vita. L’articolo propone una lettura delle cause che danno origine all’immigrazione e presenta alcuni modelli di integrazione delle minoranze etnoculturali adottati nei principali paesi europei, storicamente interessati da consistenti e consolidati flussi migratori in ingresso: Francia, Olanda, Germania, Gran Bretagna; con uno sguardo, infine, all’Italia.

A human geography in progress

First of all, cultural pluralism is the fruit of migrations; to migrate is both a verb and a phenomenon accompanying peoples looking for safety, work and life. This article considers the causes of migration and presents some models of ethnic-cultural minority-integrations as they are adopted in the most important European countries which are historically involved in significant and well-rooted in-coming migrations: France, Netherlands, Germany, Great Britain. Finally we consider the Italian situation.

 

Enzo Pace

Il dialogo interreligioso in un tempo di conflitti

Per le grandi religioni storiche di respiro mondiale la globalizzazione pone molte sfide. Una delle piú importanti riguarda proprio il dialogo interreligioso. Esso diventa paradossalmente piú necessario proprio quando sembra diventare sempre piú difficile. Nello spostamento di grandi masse di popolazione da aree meno favorite a quelle relativamente piú ricche del mondo, anche quelle società che potevano vantare una relativa omogeneità religiosa si trovano a doversi confrontare con la presenza di donne e uomini che professano altre fedi. Persone di fedi un tempo percepite come lontane, diventano i vicini della porta accanto. Qui sta la radice dei conflitti di valore che si moltiplicano in molte società contemporanee, fra persone che cominciano a guardarsi con diffidenza e ostilità, classificandosi reciprocamente come entità astratte, in antitesi, eredi di conflitti della memoria di lunga durata.

Le religioni nella società globalizzata possono correre il rischio di esaltare eccessivamente la loro funzione d’essere depositarie delle memorie collettive di popoli interi. Le religioni diventano, in tal caso, l’ultima certezza dell’identità in un tempo in cui il senso di sradicamento e lo sradicamento reale delle persone aumentano. Ci si aggrappa alla corda di Dio non solo e non tanto perché si desidera mantenersi saldi nella fede, quanto piuttosto perché, in molti casi, la fede appare come l’ultima risorsa di senso che resta agli individui, che non riescono piú a rintracciare, nel mondo in cui vivono, le caratteristiche sociali e culturali dell’ambiente in cui sono nati e vissuti. Non cadere nella trappola della riduzione della religione a semplice ma potente ed efficace marcatore delle identità collettive è un compito alto che le grandi religioni storiche sono chiamate a evitare, scri vendo una nuova pagina del dialogo.

Inter-religious dialogue in a conflict period

Globalization poses several challenges to the great historical world-wide religions. Inter-religious dialogue is a highly important goal and the more it is difficult to be achieved, the more it is necessary. When large human masses pass from poor areas to richer ones, religiously homogeneous communities get in contact with people of other faiths. Distant faiths are now professed by our neighbours. This is the root of value conflicts which multiply in modern societies among people looking at each other with fear and hostility, while they mutually classify themselves as abstract entities, heirs of remote conflicts.

In globalized societies, religions risk to enhance their being the depositaries of collective memories for whole peoples. They become the last certainty of old identities while the feeling of eradication and real uprooting in creases all the time. People do not turn to God because of their faith but because their faith is the last resource for individuals who cannot find their natal milieu and must live far away from their culture and society.

 

Giorgio Bonaccorso

Il «pratico» in teologia secondo la prospettiva antropologica

L’articolo individua nell’azione il tema centrale del pratico in teologia e lo declina in riferimento al corpo e al linguaggio. Il primato accordato al corpo consente di riconoscere nell’azione una modalità originaria della coscienza, con la c onseguenza che la fede è un’espressione della coscienza a condizione di profilarsi come azione. Il pratico in teologia significa quindi che la teologia non risponde al proprio compito di riflettere sulla fede se non parte dall’azione che genera la fede. L’azione, però, è tale se esprime qualcosa, ossia se si coniuga col linguaggio, verbale e non verbale. Da ciò emerge che il pratico in teologia si traduce nell’esame delle espressioni verbali e non verbali della fede. L’azione, in quanto corpo e linguaggio, rende ragione della modalità piú autentica della fede e implica una teologia che tenga costantemente presente tale modalità.

Practical theology according to an anthropological view

This article considers action as the main theme of practical in theology. It conjugates this action with reference to body and language. The importance given to the body leads to consider action as an original modality of conscience. Consequently faith is an expression of conscience whenever it actuates itself as an action. In theology practical means that theology does not fulfi l its task of reflecting on faith if it does not start with a faith-generating action. But action is such when it expresses something; that is when it is conjugated with a verbal and non-verbal language. Henceforth in theology practical consists in examining verbal and non-verbal expressions of faith. Being action body and language, it justifies the most authentic modality of faith and implies a theology always considering this modality.

 

Antonio Bertazzo

Spirituale in quanto umano? Alcuni tratti del complesso rapporto tra esperienza spirituale e neuroscienze

La religione appare uno dei temi sempre piú al cent ro dell’attenzione culturale e scientifica di questi ultimi anni. L’interesse appare sempre piú acceso in seguito non solo agli eventi, talvolta disastrosi, del fondamentalismo religioso, ma soprattutto per le scoperte scientifiche proposte dalle neuroscienze e dall’insieme di orientamenti paralleli che sostengono la ricerca che ha per oggetto principale il cervello. Le nuove scoperte a questo riguardo orientano a una interpretazione della religione e del vissuto di fede dell’uomo, indipendentemente dalla religione di appartenenza. La tensione al trascendente appartiene alla mente e, come tale, sembra essere frutto di meccanismi neurali. La provocazione delle neuroscienze, secondo una visione piú complessa e non riduzionistica, permette di riconoscere l’esperienza religiosa e spirituale come profondamente umana. Tuttavia, il principio teologico e storico dell’Incarnazione nel cristianesimo permette di affermare che la nozione di corporeità entra necessariamente nell’esperienza spirituale.

The spiritual as Human? Some aspects of the complex relationship between spiritual experience and neuroscience

Religion is one of the subjects increasingly in the center of culture and science in recent years. The interest is increasingly not only on events, sometimes disastrous surrounding religious fundamentalism, but also for the scientific discoveries of neuroscience and proposals from the set of parallel orientations that support research that has as its principal aim the brain. In this regard, the new findings orient to an interpretation of religion and the lived faith of man, regardless of his religion. Tension forward the transcendent belongs to the mind and, as such, appears to be the result of neural mechanisms. The challenge of neuroscience, according to a more complex and non-reductionist vision, can recognize religious and spiritual experience as deepl y human. However, the theological and historical principle of Incarnation in Christianity affirms that corporeity enters necessarily in spiritual experience.

 

Paolo Tomatis

Accende lumen sensibus. Per un’estetica dei sensi spirituali

La piena reintegrazione della sensibilità nell’esperienza e nella sapienza della fede, dopo secoli di rimozione e sospetto, passa attraverso un serio approfondimento della via estetica in teologia, in filosofia e in quelle esperienze antropologiche particolarmente significative dal punto di vista simbolico (quali l&rsquo ;arte, il gioco, il rito…), che mostrano l’originario intreccio del senso con i sensi. Attraverso il ricorso alle categorie di implicazione ed eccedenza, lo studio ripercorre la dialettica sensibile della Rivelazione e della fede, per evidenziare i dinamismi e le principali figure di una spiritualità del sensibile.

Accende lumen sensibus. For an aesthetics of spiritual senses

After centuries of removal and suspicion, the full reintegration of sensitivity in experience and in faith wisdom passes through a serious study of the aesthetic pathway in theology, in philosophy and in those particularly significant aesthetic experiences which have a symbolic value (art, games, rite…). They show the original mingling of senses and sensitivity. Going back to categories of implication and excess, this study re-examine the sensitive dialectics of Revelation and faith to highlight dynamisms and main figures of a spirituality of sensitivity.

 

Giovanni Trabucco

Corpo e atto. Quale fenomenologia per una teologia della coscienza pratica

Si riprende in questa sede un dibattito avviato nella rivista Teologia, perché esso porta sulla questione dell’atto, centrale anche nell’interesse al tema del pratico, che caratterizza la ricerca della Facoltà teologica del Triveneto. Si considerano specificamente tre questioni o tre aspetti della stessa questione, che nella loro reciproca implicazione devono essere mantenuti distinti: la problematica dell’atto e delle sue condizioni; la restituzione del rapporto etico/metaetico, cio&egrav e; la giustificazione della qualità teologale di ogni atto vero; e l’interrogazione circa l’attitudine della fenomenologia a garantire la correlazione e l’autonomia della filosofia e della teologia e perciò la decisività dell’atto per l’evidenza della coscienza.

Body and act. What phenomenology for a theology of practical conscience

A debate which has been started in «Teologia» is resumed here, because it leads to the question of act, central even to the interest in the theme of practical, which characterizes the research of Facoltà teologica of Triveneto. Three questions or three aspects of the only question are specifically considered, which in their reciprocal implication must be kept distinct: the problems of act and its conditions; the restitution of ethics/metaethics relationship, that is the justification of the theologal quality of any true act; and the interrogation about the aptitude of phenomenology for ensuring the correlation and the autonomy of philosophy and theology and therefore the decisiveness of act as to the evidence of conscience&# 46;

 

Luca Parisoli

Velamento e svelamento: racconti fondatori e fantasmi di conoscenza

I racconti sull’origine delle cose contengono dei moniti vigorosi e radicali contro l’accondiscendenza verso le pulsioni di conoscenza assoluta, verso l’idea che tutto possa essere svelato. Dopo avere proposto una lettura non-antireligiosa della psicoanalisi lacaniana e bioniana, si utilizzano strumenti psicoanalitici per comprendere la portata del messaggio profondo veicolato da racconti come quello del peccato originale, nella tradizione cristiana, e di Lilith, nella tradizione ebraica. Il quadro antropologico che ne eme rge, sorretto anche da analisi di un filosofo della scienza come Feyerabend e dalla lettura simbolica di un prodotto della cultura diffusa contemporanea come l’anime Neon Genesis Evangelion, ribadisce l’attualità di tali racconti fondatori e la loro forza nella costituzione dell’umano.

Veiling and unveiling: founding tales and knowledge ghosts

The tales of the origin of things offer vigorous and radical admonitions against a consent toward surrendering to an absolute knowledge and to the idea that everything can be unveiled. After proposing a non anti-religious reading of lacanian and bionian psychology, we use psychoanalytic instruments to understand the relevance of the deep message carried on by tales such as the Original Sin tale in the Christian tradition, and by Lilith’s one in the Hebraic tradition. The emerging anthropological picture is supported by the analysis of the science philosopher Feyerabend and by the symbolic reading of wide-spread contemporary cultural products like anime Neon Genesis Evangelion. Thus this picture can reaffirm the topical value of this founding tales and their strength in the constitution of human.

 



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Titolo: "Studia Patavina 2011/3"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024924
Prezzo: € 11.00

Descrizione:

STUDIA PATAVINA

 

Anno LVIII – n. 3 Settembre-Dicembre 2011

 

Presentazione

 

A. Mattiazzo

 

Studia Patavina, tra ieri e oggi

 

G. Mazzocato

 

La linea editoriale di Studia patavina

 

Editoriali

 

A. Scola

 

Chiesa universale e chiesa locale. Il dinamismo della «communio»

 

A. Toniolo

 

Stato e statuto della teologia in Italia in seguito al riordino degli studi teologici

 

Focus

 

R. Tommasi

 

Teologia pastorale e istanze del pratico . La riflessione teologico-pastorale nella Facoltà teologica del Triveneto

 

L. Fanin

 

Valore e ruolo del vissuto in teologia spirituale

 

V. Bortolin

 

Religiosità e questione del senso. La filosofia della religione tra scienze della religione e teologia

 

P. Benvenuti

 

La convenzione tra Università degli studi di Padova e Facoltà teologica del Triveneto: radici storiche, motivazioni e prospettive

 

Temi e discussioni

 

P. Henrici

 

La teologia, volto pubblico della fede

 

C. Simonelli

 

Vite intrise di silenzio

 

S. Zucal

 

Dal silenzio alla parola

 

V. Zani

 

Insegnamento della religione cattolica o insegnamento delle religioni?

 

Osservatorio Triveneto

 

L. Soravito

 

Verso il convegno ecclesiale triveneto «Aquileia 2»

 

R. Marangoni

 

«Aquileia 2»: le chiese del Nordest in cammino verso il secondo convegno

 

A. Castegnaro

 

Indagine sociologica sulla religiosità nella regione ecclesiastica triveneta

 

Notiziario

 

P. Zampieri

 

Vita della Facoltà

 

 

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Antonio Mattiazzo

 

Studia Patavina tra ieri e oggi

 

Il breve contributo ripercorre le tappe della rivista che in oltre cinquant’anni di vita è cresciuta in qualità scientifica e nella considerazione del mondo accademico. Nata da una felice intuizione del vescovo di Padova mons. Girolamo Bortignon, Studia patavina si è avvalsa, fin dal comitato di redazione, di competenze e collaborazioni di docenti dell’Università e della Facoltà teologica. L’articolo registra tre passaggi di specializzazione: dal 1954 essa è pubblicata come «rivista di filosofia e teologia»; dal 1968 diventa «rivista di scienze religiose»; dal terzo numero del 2011 è «la» rivista della Facoltà teologica del Trive neto con l’auspicio di continuare il suo servizio di dialogo fra teologia e filosofia, teologia e scienza, teologia e cultura, tra Facoltà teologica e Università.

 

Studia Patavina between yesterday and today

 

The brief contribution retraces the stages of the journal, which in over fifty years of its existence has improved in scientific quality and in consideration of the academic world. Born of the happy intuition of the Bishop of Padua, Mons. Girolamo Bortignon, Studia patavina since then availed itself by the redaction committee, the collaboration of the competent lecturers of the University and of the theological faculty. The article of the journal records three passages of specialization: from 1954 it was published as «rivista di filosofia e teologia» (“journal of philosophy and theology”); from 1968 it became «rivista di scienze religiose»; (“journal of religious sciences”); and from the third number of 2011, it is “the” journal of the theological faculty of Triveneto with the aim to continue its service of dialogue between theology and philosophy, theology and science, theology and culture and between the faculty of theology and the University.

 

 

 

Giuseppe Mazzocato

 

La linea editoriale

 

Il direttore illustra la linea editoriale di Studia patavina, che da questo numero diventa la rivista della Facoltà teologica del Triveneto. Essa sarà il luogo in cui si riverseranno con più immediatezza i frutti della ricerca, dove matureranno gli indirizzi teorici e assumerà una più precisa configurazione la Facoltà stessa, che la rivista mira a rappresentare presso il più vasto pubblico possibile sia nell’ambiente accademico e culturale che in quello ecclesiale e sociale. Come espressione di una facoltà a rete (con undici Istituti superiori di scienze religiose collegati e cinque Istituti teologici affiliati nelle regioni del Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige) Studia patavina inoltre vuol essere strumento di promozione e spazio di pubblicazione di ricerche e contributi dei docenti di tutte le sedi, oltre a mantenere la ricca tradizione di dialogo con le università e gli istituti culturali, che da Padova si intende allargare a tutto il Triveneto.

 

The editorial line

 

The director illustrates the editorial line of Studia patavina, and from this number it becomes the journal of the Theological Faculty of Triveneto. This will become the place where the fruits of research will over flow with more spontaneity, where the theoretical trends will be matured, and the same Faculty will assume a more precise configuration, that the journal aims to represent at the widest audience possible, that may be in the academic and cultural ambient and in the ecclesial and social milieu. As an expression of a faculty connected with networks (with eleven high schools of religious sciences connected and five theological institutes affiliated in the region of Veneto, F riuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige) Studia patavina further-more wants to be the instrument of promotion and space for the publication of research and contributions of lecturers in all the branches, in addition to maintain the rich tradition of dialogue with the University and the cultural institutes which is intended to expand from Padova to the whole Triveneto.

 

 

 

Angelo Scola

 

Chiesa universale e chiesa locale. Il dinamismo della communio

 

Partendo dall’impostazione teologica data dall’insegnamento autorevole del concilio vaticano II sulla chiesa, di cui la communio è evidenziata come una delle nozioni chiave dell’ecclesiologia, l’articolo compie poi un passo, di carattere più prettamente pastorale, nel descrivere che cosa significa che l’ecclesia avviene qui e ora in una chiesa locale/particolare o, per semplificare, in una diocesi. Questa riflessione sul farsi storico del mistero della chiesa che trova la sua origine nella Trinità, permette di dire simultaneamente l’identità ricevuta dalla chiesa – essa è tale in quanto donata a se stessa dalla Trinità – e la sua indole essenzialmente missionaria. Si tratta di una strada privilegiata per educarsi a una coscienza adeguata del ministero ecclesiale, e in questo sta, a ben vedere, l’essenza dell’azione ecclesiale, cioè della pastorale. E dove, se non in essa, il ministro ordinato può vivere la sua vocazione e la sua missione?

 

Universal and Local Church: the dynamism of communion

 

Departing from the theological foundation laid by the authoritative teaching of the Second Vatican Council on the “Church,” in which communion is highlighted as one of the key notions of ecclesiology, the article then takes a step in a more purely pastoral character, in describing what it means to say that the Church is here and now in a local or particular church or for simplification, in a diocese. This reflection on the historical development of the mystery of the Church that finds its origin in the Trinity does permit s to say simultaneously the identity received by the Church – this is such as it is endowed by the Trinity itself – and its nature is essentially missionary. It is a privileged way to educate oneself in an adequate consciousness of the church’s ministry, and in this stands clearly, the essence of the church’s action, i.e. that of pastoral care. And where, if not in this, can the ordained minister live his vocation and his mission?

 

Andrea Toniolo

 

Stato e statuto della teologia in Italia, in seguito al riordino degli studi teologici

 

Se il tratto peculiare della teologia italiana è il suo carattere pastorale, non astratto dal tessuto religioso e dall’esperienza credente, la situazione moderna e post-moderna, con il venire meno del supporto autorevole alla verità cristiana dato dalla societas cristiana, pone il pensiero teologico nella necessità di entrare nello spazio pubblico, a confronto con gli strati più profondi della collettività, razionali, emotivi, mediatici. La teologia oggi è interpellata dal contesto culturale, sociale, interreligioso, politico; il mondo delle professioni e il mondo del lavoro, d’altra parte, chiedono non solo competenze tecniche ma anche sguardi dotati di senso. Per una facoltà teologica, allora, la sfida da cogliere è quella della formazione attraverso la qualità dello studio: quanto più metterà a fuoco i punti nodali di un processo formativo di qualità, tanto più sarà capace di entrare in dialogo con la società e il contesto multiculturale e mulireligioso odierno.

 

State and statute of theology in Italy, following the reorganization of theological studies

 

If the pe culiar trait of Italian theology has its pastoral character, not abstract from religious material and the experience of faith, the modern and post-modern situation, with the less authoritative support given to Christian truth by the societas christiana, (Christian Society), makes the theological thoughts in need to enter into public space, in confrontation with more profound layers of the collectivity, rational, emotional and media. Today, the theology is challenged by the cultural, social, interreligious, political contexts; on the other hand, the world of profession and the world of labour require not only technical competence but also sensible looks. For a faculty of theology, therefore, the challenge is to capture the education through the quality of studies: the more focus will be put on the nodal points of qualitative process of education, the more will it be capable to enter in dialogue with civil society, and with the multi-culture and multi-religious context of our days.

 

 

 

Roberto Tommasi

 

Teologia pastorale e istanze del pratico. La riflessione teologico-pastorale nella Facoltà teologica del Triveneto

 

L’articolo presenta i tratti fondamentali della riflessione teologico-pastorale che orientano la ricer­ca e l’insegnamento nella Facoltà teologica del Triveneto. Chiarito il senso della teologia pastora­le come riflessione teologica a partire dalla e finalizzata alla prassi della chiesa ed evidenziatone il punto focale consistente nell’indagine dell’esistere cristiano, il testo passa a mostrare l’architettoni­ca del piano di studi del ciclo di specializzazione in teologia pastorale. Elaborata in quest’ottica la teologia pastorale, dialogando con la «tradizione» della fede e con la cultura attuale, è in grado di co­niugare la sua istanza riflessiva con un’anima pratica offrendosi quale luogo di analisi scientifi­ca e insieme quale spazio di formazione umana ed ecclesiale.

 

Pastoral theology and instances of practice. The theological pastoral reflection in the Theological Faculty of Triveneto

 

The article presents the fundamental features of the theological pastoral reflection that orientate the research and teaching in the Theological Faculty of Triveneto. Clarified the meaning of the pastoral theology as theological reflection beginning from the purpose to the practice of the Church and highlighting its consistent focal point in the survey of Christian existence, the text goes further to show the architectural plan of studies in the course of specialization in pastoral theology. Developed in this perspective, pastoral theology, in dialogue with the “tradition” of faith and with the contemporary cu lture is capable of marrying his reflective demand with a practical soul offering it a place of scientific analysis, together with a space for human and ecclesial education.

 

 

 

Luciano Fanin

 

Valore e ruolo del vissuto in teologia spirituale

 

La teologia spirituale è impegnata a fotografare il volto dell’uomo spirituale, a partire da una condivisibile definizione di essa. Attinge alla pagina biblica le prime indicazioni e successivamente alla tradizione viva del credente. Una volta precisato il suo metodo, ha la possibilità di delimitare il proprio campo teologico di competenza. Attualmente si muove nel solco di scienza teologica indipendente con addentellati interdisciplinari e intradisciplinari. Punto di arrivo è giungere a cogliere con verità il vissuto spirituale (cristiano), nel quale gioca un ruolo determinante l’esperienza in quanto tale, elemento di non facile definizione non solo per la teologia in quanto tale, ma anche per la filosofia e le molteplici scienze umane (storia, sociologia, psicologia…). In questo percorso di ricerca e di studio tuttavia ha la possibilità di evidenziare il valore unico del vissuto in teologia spirituale.

 

Value and role of lived-experience in spiritual theology

 

Spiritual theology is committed to photograph the face of a spiritual man, to start with its shared definition. It draws the first signs from the biblical account and then subsequently from the living tradition of the faithful. Once its method is specified, it has the opportunity to define the proper field of theological jurisdiction. Currently it is moving on the track of independent theological science with both inter and intra disciplinary connections. The main arrival point is to be able to grasp with truth the Christian lived spiritual experience, in which the experience itself plays a determining role, an element that is not easily defined not only for theology as such, but also for philosophy and many other human sciences (History, Sociology, Psychology…). In this process of research and studies, however, there is the possibility to highlight the unique value of the lived-experience in spiritual theology.

 

 

 

Valerio Bortolin

 

Religiosità e questione del senso. La filosofia della religione tra scienze della religione e teologia

 

La tesi fondamentale di questo contributo è che la filosofia della religione si interessi primariamente non tanto della religione, quanto piuttosto della «religiosità», intendendo con tale termine quella struttura antropologica che rappresenta la condizione di possibilità della stessa religione. L’esistenza umana infatti è di per sé trascendenza, apertura a quella dimensione di mistero che sembra caratterizzare l’essere delle cose al di là della loro nuda datità. A tale struttura devono essere riferiti pure quel presupposto e quella ricerca di un senso ultimo che esprimono il modo tipicamente uma no di stare al mondo, presupposto e ricerca che appaiono essere operanti anche nel momento in cui vengono negati. A partire da tale impostazione si può stabilire quale rapporto la filosofia della religione possa avere sia con le «scienze della religione» che con la teologia. L’idea di fondo che viene qui sostenuta è che la filosofia della religione, mentre «fonda» lo spazio della religione, mettendo in evidenza il rapporto originario tra l’uomo e l’essere, impedisca pure, sia alle «scienze della religione» che alla teologia, di costituirsi come delle forme di sapere di carattere dogmatico, pur se di segno diametralmente opposto.

 

Religiosity and the question of meaning. Philosophy of religion between religious sciences and theology

 

The fundamental thesis in this contribution is that the philosophy of religion is not primarily concerned about religion, but rather than about the religiosity, intending in such terms the anthropological structure represents the condition for the possibility of the same religion. The human existence in fact, by its very nature is transcendental, opened to the dimension of the mystery that seems to characterize the being of things beyond their bare (nature). To this structure the presupposition and the research must also be referred for its ultimate meaning that expresses typically the way human beings are in the world, presupposition and research that appear to be operating even at the moment in which they are being denied. To start from such a setting, it can be established what relationship philosophy of religion could have with both “science of religion” and theology. The basic idea sustained here is that philosophy of religion, while it “creates” space for religion, pointing out the original relationship between man and being, also prevents as well, both in the science of religion and theology, to establish itself as the forms of knowledge of dogmatic character, even if its sign is diametrically opposed.

 

 

 

Piero Benvenuti

 

La convenzione tra Università degli studi di Padova e Facoltà teologica del Triveneto: radici storiche, motivazioni e prospettive

 

Il 2 marzo 2011 a Padova, in occasione del Dies academicus della Facoltà teologica del Triveneto, il gran cancelliere card. Angelo Scola e il magnifico rettore dell’Università di Padova prof. Giuseppe Zaccaria hanno firmato un accordo quadro di collaborazione tra le due istituzioni. La convenzione prevede la possibilità per gli studenti di acquisire crediti formativi frequentando corsi opzionali di entrambe le università e pone le basi per avviare varie attività in cooperazione, sia didattiche che di ricerca. È un nuovo terreno fertile di dialogo e di riconciliazione tra due culture, la scientifica e l’umanistica, partendo dalla base, cioè dalla formazione professionale dei giovani.

 

The contract between the University of Studies of Padova and the Theological Faculty of Triveneto: the historical foundations, motivations and prospects.

 

On 2 March 2011 in Padova, on the occasion of Dies academicus (academic day) of the Theological Faculty of Triveneto, the Grand Chancellor card. Angelo Scola and the Rector Magnificus of the University of Padova, prof. Giuseppe Zaccaria have signed an agreement stating the terms of collaboration between the two institutions. The contract foresees the possibility of the students acquiring formative credit in attending optional courses of both Universities and lays the foundations for the opening up of various activities in cooperation both in teaching and in the making of research. It is a new fertile ground for dialogue and reconciliation between two cultures: Sciences and Humanities, starting off from the basis, i.e. of the professional formation of young people.

 

 

 

Peter Henrici

 

La teologia, volto pubblico della fede

 

Dopo un breve sguardo sulla storia della teologia e sulle radici che ne hanno costituito, nello scorrere del tempo, il volto pubblico (la dimensione comunitaria della fede, la lotta contro le eresie, l’ingresso della teologia nelle università), l’articolo indica il campo universitario come il più importante fra quelli in cui la teologia ha esercitato ed esercita una funzione pubblica, come interlocutore valido e autor evole. Gli altri due luoghi di pubblico confronto in cui la teologia è chiamata in causa oggi sono: l’ambito del dialogo ecumenico e interreligioso, da esercitare sul terreno comune del discorso razionale su Dio e sul rapporto tra Dio e il genere umano; e la dimensione politica, dove la teologia, come discorso razionale e coerente, può essere intesa anche da chi non crede e dove, innanzitutto, è testimonianza personale, il volto pubblico, appunto, della fede del teologo.

 

Theology, the public face of faith

 

After a brief look on the history of theology and the roots upon which they are founded, within the space of time, the public face (the communal dimension of faith, the struggle against heresies, the entrance of theology in the Universities), the article points to the sector of university as the most important among those where theology has exercised and still exercises a public function as a valid and authoritative interlocutor. The other two places of public debate in which theology is called to be re sponsible today are: the field of ecumenical and interreligious dialogue, to be exercised on common ground of rational discourse on God and on the relationship between God and mankind; the political dimension, where theology, as a rational and coherent discourse, can be understood also by those who do not believe and where, above all, it is a personal testimony, a public face, in fact, the faith of the theologian.

 

 

 

Cristina Simonelli

 

Vite intrise di silenzio

 

Intrise di silenzio sono chiamate a essere le vite degli uomini e delle donne perché la parola possa offrirsi alla storia con autenticità, coraggio e umiltà. Di questo orizzonte si richiamano qui alcuni temi: la possibilità di attribuire a Dio stesso il binomio «parola/silenzio», soprattutto attraverso la riflessione ebraica del secolo scorso; la relazione fra parola e silenzio nella teologia in quanto riflessione critica sulla fede, e infine nel vissuto spirituale. Quest’ultimo aspetto è supportato dalle parole di don Diana e di suor Emanuela della Madre di Dio: franchezza politica e accoglienza del grido del mondo rendono pronunciabile la parola.

 

Drenched in silence Lives

 

Men and women lives are called to be drenched in silence so that words ma y be offered to history in authenticity, courage and humility. The article concerns the following items: the binomial syntagma word/silence referred to God himself – issue carried out mainly thorough last century Jewish thought; the relationship between word and silence in theology, as critical reflection on faith and, finally, in spiritual lived-experience. Don Diana’s and sister Emmanuela of the Mother of God’s words support the last point of view: political parrhêsia and world’s cry pregnancy let word be uttered.

 

 

 

Silvano Zucal

 

Dal silenzio alla parola

 

Utilizzando le preziose lezioni sul silenzio di pensatori come Max Picard, Romano Guardini, Pedro Laín Entralgo, María Zambrano, l’autore propone un’articolata fenomenologia del silenzio e della tipologia dei silenzi: silenzio autentico e illusorio, silenzio come dimensione dell’interiorità, silenzio in rapporto al sacro, silenzio in Dio e di Dio. Oggi si assiste a una vera e propria fuga dalla parola perché non è più generata dal silenzio. Silenzio e parola stanno infatti in una delicata relazione dialettica di opposizione polare: senza lo sbocco verbale il silenzio decade a mutismo solipsistico, senza la rigenerazione permanente nel silenzio la parola è condannata a essere chiacchiera e mero brusìo verbale. La persona può trovare il proprio destino d’autenticità esistenziale e di relazioni dialogiche solo in un ritmo sinfonico di silenzio-parola. E solo nel silenzio potrà darsi l’ascolto del Verbo.

 

From silence to word

 

Using the precious teachings on silence by thinkers such as Max Picard, Romano Guardini, Pedro Laìn Entralgo, Maria Zambrano, the author proposes an articulated phenomenology and taxonomy of silence: authentic and illusory silence, silence as a dimension of interiority, silence in relation to the sacred, silence in God and of God. Today a real escape from the word is experienced because the word is no longer generated by silence. Silence and word stand in fact in a delicate dialectical relation of polar opposition (Gegensatz). Without a verbal utterance, silence becomes mutism and solipsism; without the permanent regeneration of silence, word degenerates into mere gossip and buzz. The person can only find his/her own destiny of existential authenticity and of dialogical relation in a silence-Word symphonic rhythm. Heeding the word is possible only in silence.

 

 

 

Vincenzo Zani

 

Insegnamento della religione cattolica o insegnamento delle religioni?

 

La natura confessionale dell’insegnamento della religione cattolica si inserisce nel doveroso impegno di elaborazione pedagogica ed e ducativa della chiesa affinché la sua azione evangelizzatrice tenda a realizzare un umanesimo plenario. L’insegnamento religioso nell’ambito della scuola, sia essa cattolica oppure statale, va visto in connessione con l’educazione cattolica e col diritto delle famiglie ad avere per i propri figli una formazione integrale. Tale principio è contestuale al concetto della libertà religiosa e dello stato veramente democratico che, in quanto tale, si pone al servizio dei cittadini, di tutti i cittadini, nel rispetto dei loro diritti e delle loro convinzioni religiose.

 

Teaching of Catholic religion or teaching of religions?

 

The sectarian nature of the teaching of catholic religion is inserted into the required commitment to elaborate the pedagogical and formative development of the church, so that her evangelizing action may tend s to realize a plenary (full) humanism. Religious teaching in schools, whether it is catholic or state, must be seen in connection with catholic education and with rights of the families to give their children an integral education. This principle is contextual to the concept of religious freedom and of the truly democratic state, which is involved as much as in the service of its citizens, of all citizens, in respect of their rights and of their religious convictions.

 

 

 

Lucio Soravito

 

Verso il convengo ecclesiale triveneto «Aquileia 2»

 

Renato Marangoni

 

«Aquileia 2 »: le chiese del Nordest in cammino verso il secondo convegno

 

Alessandro Castegnaro

 

Indagine sociologica sulla religiosità nella regine ecclesiastica triveneta

 

In vista del secondo convegno di Aquileia (13-15 aprile 2012) si propongono tre contributi, di taglio teologico-pastorale e sociologico, che tracciano le motivazioni, gli obiettivi e il cammino che le chiese del Triveneto stanno percorrendo.

 

In view of the second conference of Aquileia (13-15 April 2012), three contributions are proposed in the line of pastoral-theological and sociological, that trace the motivations and objectives, and the journey that the churches in Triveneto are making at the moment.



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