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Ebook - Lateranum



Titolo: "Libertà di coscienza (GS, 2) e libertà religiosa (DH)"
Editore: Lateran University Press
Autore: Piergiorgio Grassi
Pagine:
Ean: 2484300019456
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Può sembrare un accostamento estrinseco sottolineare, in prima battuta, che la Costituzione pastorale Gaudium et spes e la Dichiarazione Dignitatis humanae sono nate in virtù di inedite circostanze1. Com’è noto, non erano state previste come documenti a sé stanti. La Dichiarazione venne alla luce dopo un aspro confronto consumatosi all’interno della Commissione centrale preparatoria: da una parte i sostenitori del testo elaborato dalla Commissione teologica presieduta dal cardinal Ottaviani che avrebbe dovuto costituire il capitolo IX dello schema preparatorio dedicato ai rapporti Chiesa-Stato e che riproponeva la perenne validità del diritto pubblico ecclesiastico; dall’altra coloro che avevano contribuito alla stesura del testo elaborato dal Segretariato per l’unità dei cristiani, retto dal cardinal Agostino Bea, dall’impianto decisamente più pastorale sotto il profilo dei contenuti e del linguaggio. Quest’ultimo documento approdò per la prima volta in assemblea plenaria, alla fine del secondo periodo del Concilio, nel novembre del 1963, come capitolo V dello Schema sull’ecumenismo, “veste ecumenica di garanzia” affidata alla Commissione per il coordinamento del Concilio, affinché l’intera materia rimanesse di competenza del Segretariato. Per uscire dall’impasse di un confronto che rischiava di divenire sempre più confuso e convulso, il baricentro dello schema fu spostato progressivamente dal terreno ecumenico a quello delle libertà civili, dei diritti intersoggettivi, per essere infine stralciato dal Decreto sull’ecumenismo e trasformato in una Dichiarazione a parte.

Anche la Gaudium et spes fu concepita come documento a sé stante dopo il discorso assembleare del cardinal Suenens (2 dicembre 1962) che, su invito di Giovanni XXIII, aveva chiesto di organizzare gli elaborati del periodo preconciliare ed i risultati del dibattito attorno ad un asse centrale in grado di orientare i successivi interventi: il tema della Chiesa di Cristo, luce del mondo, doveva essere affrontato a partire dalle dimensioni costitutive della Chiesa stessa, che si interrogava sulla sua natura e sulla sua relazione con il mondo e doveva dire di sé e della sua risposta alla condizione dell’uomo contemporaneo, alle questioni della giustizia sociale, dell’evangelizzazione dei poveri e della pace. Solo muovendosi in questa duplice direzione la Chiesa avrebbe potuto aprirsi un varco per esser ascoltata e farsi interlocutrice comprensibile nel mondo di oggi, in modo che Cristo Gesù diventasse “via, verità e vita” di chi lo avesse incontrato. L’intervento fu premessa ...

 



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Titolo: "Rivelazione, Scrittura, Tradizione"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giuseppe Lorizio
Pagine:
Ean: 2484300019401
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Una fra le problematiche lasciate aperte dall’ultimo Concilio ecumenico della Chiesa cattolica, che ovviamente non è stata creata dal Concilio, ma era presente nel dibattito teologico precedente e ha trovato prospettive nuove, ma non risolutive, nel dettato in particolare della Dei Verbum, è quella che concerne il rapporto fra i tre termini posti nel titolo del presente contributo, che intendo articolare in tre momenti. Nel primo disegnerò (ovviamente dal mio punto di vista) il quadro storico ed epistemologico in cui si inscrive la costituzione conciliare sulla Rivelazione, mentre nel secondo e nel terzo indicherò due prospettive interpretative, che caratterizzano il modello teologico-fondamentale di riferimento della docenza e della ricerca qui in PUL, ovvero l’orizzonte della sacramentalità della Parola e quello della metafisica agapico-erotica.

Vorrei tuttavia evocare all’inizio del percorso una prospettiva sul nostro approccio agli eventi e dottrine dei Concili ecumenici, indicata da John Henry Newman, il quale, riferendosi al Vaticano I, in coerenza con la sua teoria del concilio dice: «leggete la storia dei concili, questa attesta che sono momenti di grande prova, addirittura di violenza, di intrighi, di battaglie»1 («polemos, il padre di tutte le cose, alcuni rivela come uomini altri come dei», dice Eraclito2), di liti e di compromessi. Se c’è un documento in cui, tra gli altri, il compromesso si fa evidente è proprio la Dei Verbum. Basta considerare il numero 6 che tratta delle verità rivelate, inserito perché altrimenti la corrente teologica della scuola romana non l’avrebbe accettata. Bisognava accontentare un po’ tutti: anche se si ha la maggioranza, la minoranza ha cittadinanza.

Questi confronti e contrasti conciliari sono importanti, sono momenti di cui non bisogna scandalizzarsi: si discute. Come diceva il rabbino Neusner: «La discussione per noi ebrei ha lo stesso valore della liturgia»3, perché nella discussione si incontra la verità, il logos si fa dia-logos, se non discuti vuol dire che non hai nulla da dire, nulla da imparare. Solo allora tutto diventa importante; ecco perché Newman ritiene che un Concilio ha sempre effetti anche imprevisti.

Ci sono due scuole di pensiero a questo riguardo. Quella che si ispira a Newman direbbe: vi è una ricezione e degli effetti più ampi di quelli che non siano previsti o contenuti nei testi o nelle intenzioni di chi il Concilio l’ha vissuto, di chi il Concilio l’ha voluto, quindi, per esempio, del vescovo di Roma e dei vescovi. La scuola bolognese, con Alberto Melloni4, invece direbbe: la ricezione del Concilio, in particolare del Vaticano II, ma non solo, è sempre selettiva, ossia non tutto è stato recepito, il Concilio si recepisce a frammenti. La riforma liturgica, ad esempio, non ha certamente avuto la stessa ricezione di una riforma istituzionale, la Lumen Gentium rispetto alla Sacrosantum Concilium è meno realizzata, la collegialità meno attuata rispetto alla riforma liturgica. Siamo di fronte al problema di una apertura a qualcosa di inatteso. Il problema del Vaticano I era il grande tema dell’infallibilità, e Newman ci ha detto che deve essere completato, anche perché quel Concilio è stato interrotto, non compiuto; se non ci sarà un altro evento conciliare che ci aiuterà a capire l’infallibilità del romano pontefice nell’orizzonte dell’infallibilità della Chiesa (quindi il discorso ecclesiologico), questo dogma rimarrà sospeso e rimarrà problematico, anzi presterà il fianco ad un’interpretazione puramente politica del dogma stesso. L’affermazione dogmatica sull’infallibilità resterebbe una rivalsa determinata dalla perdita del potere temporale, tesi ricorrente nella letteratura e nella storiografia sul Risorgimento. Newman avvertì nettamente la parzialità di quella formulazione dogmatica, perché in quel momento storico non era stata espressa alla luce di un’autentica ecclesiologia, di un ...



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Titolo: "Lateranum n. 2/2015"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846510594
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

Introduzione

Nicola Ciola, Il Concilio Vaticano II. Una rilettura teologica in chiave prospettica a cinquant’anni dalla sua celebrazione

 

Relazioni

Santiago del Cura Elena, El Vaticano II como evento, doctrina y estilo. Su significado y entrelazamiento

Giuseppe Lorizio, Rivelazione, Scrittura, Tradizione

Giovanni Tangorra, Una categoria conciliare dibattuta: il “Popolo di Dio”

Severino Dianich, Primato e collegialità. L’eredità incompiuta del Concilio Vaticano II

Michael Paul Gallagher, The Church-World relationship in Gaudium et Spes: still relevant?

Antonio Mastantuono, La “pastoralità” del Vaticano II. Limite o risorsa?

Piergiorgio Grassi, Libertà di coscienza (GS, 2) e libertà religio¬sa (DH)

MichaelFuss, Globalizzazione delle religioni e dialogo. L’attualità della Nostra aetate

Lubomir Zak, Il cammino ecumenico aperto da Unitatis Redintegratio tra difficoltà e speranze: in dialogo con l’Ortodossia

Riccardo Burigana, In mezzo al guado? Il dialogo ecumenico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese e comunità della Riforma

 



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Titolo: "Una categoria conciliar e dibattuta: il Popolo di Dio"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giovanni Tangorra
Pagine:
Ean: 2484300019418
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Una teoria abbastanza condivisa è l’impossibilità di racchiudere la dottrina sulla Chiesa in una sola formula, ciò spiega i molteplici approcci e la difficoltà a comporre sintesi organiche soddisfacenti. La tradizione ci ha però consegnato un patrimonio consistente di immagini che consentono un autentico viaggio ecclesiologico. Alcune di esse hanno assunto un rilievo maggiore e sono scolpite nella memoria: popolo di Dio, corpo (sposa) di Cristo, tempio dello Spirito, società, sacramento, comunione1. Il fatto che ciascuna abbia una sua storia, una sua configurazione, e, più ancora, che siano tutte presenti nel Vaticano II, suggerisce il criterio della non esclusione. Tuttavia la tentazione di assumere uno strumento unico è forte, di modo che «l’ecclesiologia concepita secondo un sano ed equilibrato proposito integratore rimane, oggi, più una necessità sentita che una necessità soddisfatta»2.

Non è detto, comunque, che il lavoro debba sfociare in un’asettica neutralità, anche perché se non tutte si escludono, le varie nozioni non sono nemmeno sinonimi. Qui ci occuperemo del “popolo di Dio”, espressione ben conosciuta alla Scrittura, ai padri e alla liturgia, meno al tempo del Vaticano II, per cui la sua presenza, addirittura come titolo di un capitolo del suo De Ecclesia, desta una certa sorpresa. L’immagine dominante che emerge dagli stessi vota e dall’opinione pubblica di allora era il “corpo di Cristo”, impostasi con il magistero di Pio XII e già intervenuta a purificare le asperità della concezione societaria. La sorpresa è però solo relativa, perché vari autori avevano cercato di riportare l’attenzione su un’idea destinata a diventare centrale, e che in fase di recezione si è trasformata in una questione disputata. Scopo del mio intervento è di ricostruire questa storia seguendo la direttrice del Vaticano II, e sintetizzandola in tre atti: ascesa, decadenza e risalita.

1. Gestazione di un’idea

La visione classica è racchiusa nella nozione di societas. Intervenuta come forma di reazione, quasi in coincidenza con la nascita del trattato, essa ha assicurato beni come la visibilità, l’autonomia e l’unità, ma ...



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Titolo: "Lateranum n. 3/2014"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846510280
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

Articoli

 

Robert Dodaro, Augustine on enjoying one’s neighbor: uti-frui once again

 

Bartolomeo Pirone, Crocifissione e morte di Gesù nell’Islàm

 

Rodoljub S. Kubat, Allegoresis as a method of demythologization

 

Gianluigi Pasquale, L’interrogativo teologico posto alla storia dal concetto di “periodo assiale” in Karl Jaspers

 

Miguel de Salis, La ricezione postconciliare della Lumen gen­tium: piste per superare l’impasse

 

Paolo Selvadagi, Missione, dialogo e intercultura nel contesto italiano

 

Lubomir Zak, Interpretazioni evangelicali del Vaticano II. Nota su una recente pubblicazione



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Titolo: "Augustine on enjoying ones neighbor: uti-frui once again"
Editore: Lateran University Press
Autore: Robert Dodaro
Pagine:
Ean: 2484300018206
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

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Titolo: "Crocifissione e morte di Gesù nell'Islàm"
Editore: Lateran University Press
Autore: Bartolomeo Pirone
Pagine:
Ean: 2484300018213
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

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Titolo: "Allegoresis as a method of demythologization"
Editore: Lateran University Press
Autore: Rodoljub S. Kubat
Pagine:
Ean: 2484300018220
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

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Titolo: "L'interrogativo teologico posto alla storia dal concetto di periodo assiale in Karl Jaspers"
Editore: Lateran University Press
Autore: Gianluigi Pasquale
Pagine:
Ean: 2484300018237
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

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Titolo: "La ricezione postconciliare della Lumen gen­tium: piste per superare l'impasse"
Editore: Lateran University Press
Autore: Miguel de Salis
Pagine:
Ean: 2484300018244
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

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Titolo: "Interpretazioni evangelicali del Vaticano II. Nota su una recente pubblicazione"
Editore: Lateran University Press
Autore: Lubomir Zak,
Pagine:
Ean: 2484300018268
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

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Titolo: "Missione, dialogo e intercultura nel contesto italiano"
Editore: Lateran University Press
Autore: Paolo Selvadagi
Pagine:
Ean: 2484300018251
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

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Titolo: "Lateranum n. 3/2015"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846511157
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

Articoli

Giuseppe Lorizio, Faith in Christ Jesus Generates a New Humanism 

Serge-Thomas Bonino, La Lumen Ecclesiae del beato Paolo VI 

Vittorino Grossi, A proposito di un’etica (?) della bugia in Agostino d’Ippona. De mendacio (394/5), Contra mendacium (420)

Giuseppe Franco, Joseph Höffner e gli ordinamenti economici alla luce della Dottrina Sociale Cristiana

Pascal Ide, Une lecture polysémique de la nature. Trois propositions pour un discours des méthodes. I 

Alejandro Bertolini, Existiendo en el Espíritu. La imprescindible dimensión pneumatológica de la Antropología trinitaria

Omaggio a Marcello Bordoni

 

Note

Carlo Lorenzo Rossetti, Cura della natura per un vero progresso. Una lettura della Laudato si’ di papa Francesco



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Titolo: "Faith in Christ Jesus Generates a New Humanism"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giuseppe Lorizio
Pagine:
Ean: 2484300020452
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Estratto

The article reiterates the address to the V Congress of the Italian Church (in Florence, November 2015). It indicates guidelines towards a new humanism that is founded on the new covenant instituted by Christ and meant to be lived and actualized in the Church and in the world. The establishment of this new covenant puts the ecclesial action of our communities in a state of continual conversion, pushing us to go beyond a pastoral ministry founded on structures, moving us towards care for persons. In particular, re-reading the Christ-event through the light of the covenant concerns: the covenant between man and nature, between man and woman, between generations, between peoples, between religions, between citizens and institutions, and between Christ and the Church.

Keywords:

Church; New Humanism: covenant; pastoral conversion; Christ-event.

 

Abstract

L’articolo riproduce la relazione al V Convegno della Chiesa Italiana (Firenze, novembre 2015). Esso indica alcune linee di un nuovo umanesimo che si fonda sulla nuova alleanza, realizzatasi in Cristo, che va vissuta e attualizzata nell’oggi della Chiesa e del mondo. L’attualizzazione di questa nuova alleanza, pone l’agire ecclesiale delle nostre comunità in uno stato di conversione, spinge a superare una pastorale fondata sulle strutture muovendo verso l’attenzione alle persone. In particolare l’alleanza alla cui luce rileggere l’evento Cristo concerne: l’alleanza uomo-natura, uomo-donna, l’alleanza tra le generazioni, fra popoli, fra religioni, fra cittadino e istituzioni, fra Cristo e Chiesa

Parole chiave:

Chiesa; nuovo umanesimo: alleanza; conversione pastorale; evento Cristo.

 

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0. Introduction

Our being “here” and “now” invites us to think. The “here” of Florence – “like a blossoming tree, which has its trunk and branches in the Piazza de’ Signori, but the roots bring forth new vitalities from the limpid and fertile valleys” (Rinuccio’s aria in Gianni Schicchi) – immerses us in a context rich with the fruits of historical humanism. We are here, not as tourists, but rather to question ourselves on behalf of our ecclesial communities about the significance of the Gospel and of history in our present day. Our purpose is to rediscover the historical roots of humanism, and even more importantly, the roots of the “new” humanism recovered by faith in Christ Jesus, which unites us without homogenizing us and challenges us without oppressing us.

We are talking about a “humanism” that risks being mistaken because it is hidden among the different forms of humanism present in the global village, just as the truth risks being confused with opinions and the Eucharist can be lost among common bread (cf. B. Pascal quoted by Fides et Ratio, 13). Each of us, every cell of the Church, is charged with the task of revealing the absolute novelty of that which is human, which is witnessed to by the Gospel and incarnated in Jesus of Nazareth. The perception of this radical and perennial newness prevents a merely humanistic reduction of the faith, a faith called to live on the frontiers and map the terrain in a daily martyria (witness), which is both personal and communal. While it is true that “the more Christian we are, the more human we are,” it is not automatically true that “the more human we are, the more Christian we are.” The act of faith and the action of grace lead us further into that dynamic which Dante calls trasumanare, or “beyond the human,” which the Florentine poet finds impossible to capture and express in words and concepts.

Faith in Christ Jesus does not simply accommodate, contemplate, and perhaps imitate what is human-historical knowledge would suffice for this; rather, faith sees and professes the human and divine in a deep personal unity, which engages us both within and beyond history.

The last and definitive Covenant is accomplished in the person of the Incarnate Word, joining God and man, the Eternal and time, and the Infinite and the finite. This (hypostatic) union, when understood by faith, generates a humanism that the famous, twentieth-century theologian Karl Rahner did not hesitate to define as “concrete” and so new that one could say it is “non-human” – not in the sense of anti-human, but beyond-the-human, or “supernatural.” It involves contemplating and living the paradox of “the concrete universal,” admirably described by that other great thinker of the last century, Hans Urs von Balthasar. To make this covenant, God became a nomad through the gift of the Son, in order to meet a nomadic people. He pitched his tent among us in the ecclesial form of a field hospital, where wounds are healed, illnesses cured, and each person encountered and redeemed. Thus, the experience of migration becomes the time and place of experiencing the presence of God, who becomes flesh and blood in solidarity with us. It is the place and time of the unique, new covenant that extends beyond the nomadism of the wandering Aramean and is made present in the different forms of the current human condition—a condition impressionably represented by Pope Francis, who began his greeting to the White House by presenting himself as the son of an immigrant (Sept. 25, 2015). God becomes nomadic to meet man in his essential poverty, devoid of masks, roles, superstructures, and trappings that threaten to obscure his profound identity. It is the condition of the wandering family of Nazareth, obliged to lay the newborn in a manger “because there was no place [oÙk Ãn aÙto‹j tÒpoj] for them in the inn” (Lk 2:7); it is the nomadism of the Son of Man, who, unlike the foxes and birds, “has nowhere to lay his head” (Mt 8:20; Lk 9:58).

[...]

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Titolo: "La Lumen Ecclesiae del beato Paolo VI"
Editore: Lateran University Press
Autore: Serge-Thomas Bonino
Pagine:
Ean: 2484300020469
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Estratto

Il contributo ripercorre la Lumen Ecclesiae di Paolo VI sottolineandone il valore e l’importanza malgrado l’impatto limitato nel rinnovamento del tomismo in direzione di un “tomismo vivente” superando finalmente il tomismo “fondamentalista” e quello d’ispirazione. In particolare dalla lettera emerge l’esperienza di una maggiore considerazione del contesto storico-dottrinale dell’opera di San Tommaso, l’invito alla lettura dei testi più che dei commenti, l’importanza del realismo filosofico e della concezione tomista del rapporto fra natura e grazia

Parole chiave:

Tomismo; Tommaso d’Aquino; Paolo VI; Realismo filosofico

Abstract

This article reviews the Apostolic Letter of Pope Paul VI, Lumen Ecclesiae, and underscores its importance notwithstanding the limited impact that it had in renewing Thomism in the direction of a “living Thomism” through the overcoming of a “fundamentalist” Thomism. Specifically, the Letter promotes the emergence of a wider consideration of the historical-doctrinal context of the works of St. Thomas, and it invites an interpretation of the texts rather than the commentaries written about them, while it also stresses the importance of philosophical realism and of the Thomistic conception of the relationship between nature and grace.

Keywords:

Thomism; Thomas Aquinas; Paul VI; Philosophical Realism

 

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Il 1974 è per il tomismo un anno cerniera, e non soltanto a causa delle numerose celebrazioni intorno al settimo centenario della morte di san Tommaso. Il 1974 segna l’inizio di una lenta resurrezione del tomismo dopo un periodo di forti turbolenze. Difatti, dodici anni prima, nell’ottobre 1962, l’assemblea conciliare, rigettando gli schemi preparatori elaborati da una Commissione teologica che era, in gran parte, l’emanazione del tomismo romano del Sant’Uffizio, aveva segnato la fine di un certo tomismo. Si legge in una lettera contemporanea (17 dicembre 1962) del futuro Cardinale Georges Cottier a Jacques Maritain:

«I teologi romani hanno fatto un terribile favore a san Tommaso; i loro progetti di cui il rigetto era prevedibile (e, spesso, meno male), riflettevano il linguaggio dei manuali, e, più gravemente, erano l’espressione di una teologia a base di san Roberto Bellarmino, di encicliche e di diritto canonico, tutto ciò che ovunque, sia per ignoranza sia per malafede, si confonde col “tomismo”, con la scolastica. Ne risulta che tutte le altre scuole, comprese le più inquietanti, trionfano»1.

Quindi, fu la morte del tomismo? Certo, no. Mutatur, non tollitur. Il tomismo cambia, non sparisce. Il sistema che affonda negli anni Sessanta non è il tomismo come tale ma una certa figura del tomismo, quella che, iniziata da Leone XIII, era stata poi utilizzata come strumento di normalizzazione dottrinale nella lotta anti-modernista. Figura che viene talvolta chiamata neo-scolastica o neo-tomismo. Per quanto sia diversificato (il tomismo di Leone XIII non è esattamente quello di san Pio X), questo neo-tomismo viene caratterizzato da almeno cinque tratti principali. Primo, si interessa più alla filosofia che alla teologia, perché il suo obiettivo principale è di proporre una filosofia alternativa alla filosofia moderna che sia suscettibile di fornire i fondamenti di una civiltà cristiana integrale. Secondo, questa filosofia tomista ricostituita viene considerata come una variante cristiana, battezzata, dell’aristotelismo. Terzo, temendo soprattutto questa forma di relativismo che si chiama storicismo, cioè la teoria secondo la quale una dottrina è così intrinsecamente legata al contesto storico della sua elaborazione che essa smette di essere valida fuori da questo contesto, il neo-tomismo tende a presentare un san Tommaso astorico, distaccato dalla storia. Quarto, san Tommaso è letto come l’iniziatore di una tradizione, una scuola, da cui è inseparabile e che costituisce un criterio ermeneutico sicuro per interpretare il suo pensiero. Infine, quinto, il tomismo serve ad una normalizzazione autoritaria dell’insegnamento ecclesiastico.

Nel contesto del venir meno di questo neo-tomismo, la lettera Lumen Ecclesiae, primo documento magisteriale così autorevole sul tomismo dopo il Vaticano II, appare come il segno e lo strumento dell’emergere di una nuova figura del tomismo. Senza rinnegare gli apporti positivi del neo-tomismo, il beato Paolo VI invita ad un «aggiornamento (accomodata renovatio) dell’eredità scolastico-tomistica» (26). Nell’intenzione del papa, questo aggiornamento del tomismo si situa nel contesto di quello più generale del Vaticano II, nella prospettiva di ciò che Benedetto XVI chiamerà ermeneutica della continuità.

In questo breve intervento, tratterò soltanto tre aspetti della Lumen Ecclesiae; essi corrispondono a tre domande. Primo, quale tipo di tomismo il beato Paolo VI intende promuovere tramite questa lettera; Secondo, cosa diviene in questo nuovo contesto l’autorità speciale finora riconosciuta dalla Chiesa a san Tommaso d’Aquino; Terzo, quarant’anni dopo la Lumen Ecclesiae, quali sono gli apporti più recenti degli studi tomistici che manifestano tanto la dimensione profetica quanto i limiti della Lumen?

[...]

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Titolo: "A proposito di unetica (?) della bugia in Agostino d'Ippona. De mendacio (394/5), Contra mendacium (420)"
Editore: Lateran University Press
Autore: Vittorino Grossi
Pagine:
Ean: 2484300020476
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Estratto

L’articolo mette in luce la riflessione di sant’Agostino intorno all’etica della menzogna e della verità. Una questione che si rivela molto complessa in quanto deve tener conto delle due opere che il Vescovo di Ippona ha dedicato al tema: De mendacio (394/395), Contra mendacium (420) e del percorso di riflessione intellettuale da lui compiuto nell’intervallo di tempo che le separa. Si giunge così a evidenziare il passaggio da una certa intransigenza e perentorietà del primo scritto, ad una soluzione più attenta alla dimensione pastorale del secondo: l’esigenza della verità deve tener conto del contenuto, della forma nella quale esso è trasmesso, ed anche dell’interlocutore perché la veritas sia sempre anche salus.

Parole-chiave:

Agostino d’Ippona; De Mendacio; Contra mendacium; etica; teologia morale; teologia pastorale; menzogna; verità

 

Abstract

This article focuses on St. Augustine’s reflection on ethical questions concerning truth telling and lying. This question in Augustine is complicated inasmuch as it involves treatment of two works that he dedicated to this theme: De mendacio (394/395) and Contra mendacium (420), as well as the intellectual journey that he undertook during the intervening years. By comparing these two writings one can detect movement in Augustine’s thought from a certain intransigence, evidenced in the earlier work, to a solution more attentive to the pastoral dimension in the later work, in which Augustine makes clear that the moral exigence in favor of telling the truth should take into account the content, the form in which it is transmitted and the receiver of the communication, in order that truth telling (veritas) is always also salutary (salus).

Keywords:

Augustine of Hippo, De mendacio; Contra mendacium, Ethics, Moral Theology, Pastoral Theology; Lying; Truth

 

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Il voler parlare di un’etica della bugia in Agostino d’Ippona è voler dire qualcosa circa il suo pensiero sull’etica del dire la verità, impresa molto complessa data la sua progressiva acquisizione in merito dal tempo del presbiterato (391-395) ai suoi ultimi scritti (426-430). In questa ricerca analizziamo il De mendacio, uno scritto da presbitero degli anni 394-395, e il Contra mendacium scritto invece da vescovo oltre vent’anni dopo (nel 420). Ne vediamo la problematica, il supporto biblico della sua posizione, la sua definitiva acquisizione circa la normativa etica del dire la verità cristiana nei suoi ultimi scritti (427-430), quindi anche oltre il Contra mendacium del 420.

1. La problematica

Il problema della menzogna al tempo di Agostino interessava, oltre come problema morale, principalmente come problema biblico, e cioè se la Bibbia contenga o meno qualche menzogna o almeno una sua simulazione. Nei tempi moderni per la “menzogna” ci si rifà al problema esploso alla fine del 1700 con lo scritto di Beniamin Constant de Rebeque (1767-1830, amico di Madame de Staël) Delle reazioni politiche, un piccolo trattato in cui dall’angolazione filosofica si prende in considerazione il tema della menzogna. Constant, ragionando dei principi universali, che per ancorarsi alla vita necessitano di un punto di appoggio, ricavò l’assioma: «Dire la verità è un dovere, ma solo nei confronti di chi ha diritto alla verità».

Con tale affermazione il filoso francese si opponeva all’accreditata logica di Immanuel Kant (1724-1804) per il quale bisogna sempre dire la verità: «Persino – egli sosteneva – di fronte a degli assassini che vi chiedessero se il vostro amico, che lo stanno inseguendo, si sia rifugiato in casa vostra, la menzogna sarebbe un crimine». Kant rispose a Constant con lo scritto Su un presunto diritto di mentire per amore dell’umanità riaffermando la sua posizione:

«Chiunque mente, per quanto buone siano le sue intenzioni, ha l’obbligo di assumersi le responsabilità delle conseguenze che ne derivano. […] È pertanto un sacro precetto della ragione – precetto che si impone incondizionatamente ed è irriducibile a ogni ordine di convenienza – essere veritieri (onesti) in ogni dichiarazione».

La polemica è approdata nei nostri tempi anche nell’editoria italiana con il volume, I. Kant - B. Constant, Il diritto di mentire1 e di I. di Mendiola, Elogio della menzogna2, che rivendica il diritto a mentire come una protezione contro il mondo e il suo non-senso3. Per avallare siffatta posizione, cioè la positività della menzogna che, nei nostri tempi, chiede sempre più spazio anche sul piano strettamente etico, s’invoca la menzogna culturale quale ruolo della bugia in politica, in economia e nella società in genere. In tale ottica, nel tentativo di coinvolgervi anche la Chiesa, l’editoria riporta all’attenzione il volume di Thomas Hobbes, Historia ecclesiastica, in cui la condanna del potere papale viene veicolata dalla domanda: «di quante menzogne ha avuto bisogno la chiesa nella storia?»4.

Quanto alla bugia in politica, divenuta sistema necessario per alcuni, nel 1974 Alessandro Solzenicyn ai dirigenti sovietici lanciò l’appello di Vivere senza menzogna. Lo scrisse il 12 febbraio del 1974, qualche ora prima che venisse arrestato e mandato in esilio5. In esso lo scrittore russo espone i principi morali di lettura della storia della Russia legata all’Occidente. Su quella provocante posizione ben presto si accese in Occidente un vasto dibattito all’interno delle diverse correnti politiche e culturali. Solzenicyn parla di guerre che si fanno per “una ideologia morta”, essendo la Russia e l’Occidente caduti in un “vicolo cieco”.

[...]



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Titolo: "Joseph Höffner e gli ordinamenti economici alla luce della Dottrina Sociale Cristiana"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giuseppe Franco
Pagine:
Ean: 2484300020483
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Estratto

Il teologo, sociologo ed economista tedesco Joseph Höffner (1906-1987), è una delle figure centrali del cattolicesimo sociale del XX secolo in Germania. Il presente contributo prende in considerazione le sue analisi dedicate ai vari ordinamenti economici nella prospettiva della Dottrina Sociale Cristiana. Saranno discussi i modelli economici legati al liberalismo del laissez-faire, il neoliberalismo e il socialismo. Di particolare importanza riveste il confronto con l’Ordoliberalismo della Scuola di Friburgo e l’Economia Sociale di Mercato, di cui si mettono in evidenza le affinità e le convergenze con la prospettiva dell’etica cristiana. Inoltre, si argomenta a quali condizioni l’economia di mercato rappresenti per la Dottrina Sociale Cristiana la forma efficiente e giusta dell’ordinamento economico che sia degna dell’uomo.

Parole Chiave:

Dottrina Sociale Cristiana, Etica dell’economia, Liberalismo del laissez-faire, Ordoliberalismo, Economia Sociale di Mercato

Abstract

The theologian, German sociologist and economist Joseph Höffner (1906-1987), is one of the central figures of social Catholicism of the twentieth century in Germany. This paper examines his analysis of various economic orders from the perspective of the social doctrine of the Church. We discuss business models related to laissez-faire liberalism, neo-liberalism and socialism. Of particular importance is the comparison between the “ordoliberalism” of the Freiburg School and the social market economy, which reveals the similarities and convergences with the perspective of Christian ethics. Moreover, the paper argues the conditions in which a market economy represents an efficient and fair economic order that nevertheless is worthy of man when judged according to Christian social teaching.

Keywords:

Christian social teaching, business ethics, liberalism of laissez-faire, ordoliberalism, social market economy

 

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Introduzione

Joseph Höffner (1906-1987), teologo, sociologo ed economista, è una delle figure centrali del cattolicesimo sociale del XX secolo in Germania. Höffner ha dedicato una particolare attenzione alle radici storiche del pensiero sociale cristiano, analizzando in modo particolare le concezioni etiche, economiche, giuridiche e sociali della Scolastica. Egli, inoltre, ha offerto numerosi studi sullo sviluppo del cattolicesimo sociale, sullo statuto epistemologico della Dottrina Sociale Cristiana (= DSC), come anche sulle questioni connesse al diritto naturale, alla politica sociale e al ruolo della famiglia. Nel seguente contributo saranno prese in considerazione le valutazioni che Höffner ha operato dei diversi ordinamenti economici e sociali alla luce della DSC, quali il liberalismo del laissez-faire, il neoliberalismo, il socialismo, l’Ordoliberalismo e l’Economia Sociale di Mercato (= ESM), indicando soprattutto le affinità e le convergenze della DSC con le ultime due concezioni.

Höffner ha contribuito al consolidamento e alla diffusione della prospettiva dell’Ordoliberalismo della Scuola di Friburgo e può essere considerato a buon ragione un fautore e padre fondatore della Soziale Marktwirtschaft. Egli non soltanto ha creato dei ponti tra Ordoliberalismo, Economia Sociale di Mercato e DSC, ma è stato una delle personalità più influenti che hanno contribuito alla loro elaborazione concettuale e realizzazione pratica, in particolare riguardo alla costituzione dello Stato e della politica sociale e all’applicazione del principio di sussidiarietà nell’ordinamento sociale ed economico tedesco.

La situazione economica, politica e sociale dei primi decenni del XX secolo rappresenta lo sfondo storico del lavoro scientifico di Höffner. L’intensificarsi della crisi internazionale dopo la prima guerra mondiale, l’esperienza della crisi economica tra le due guerre, l’ascesa dei regimi totalitari del nazismo, del fascismo e del socialismo, lo scoppio della seconda guerra mondiale, la degenerazione storica del capitalismo e del liberalismo, e l’acuirsi della questione sociale spingono Höffner, come anche i suoi contemporanei esponenti dell’Ordoliberalismo, a porsi delle domande sulla questione dell’ordine politico e sociale e sulla possibilità di come costituire un ordinamento economico efficiente e degno dell’uomo. Nell’elaborazione della sua concezione dell’etica economica Höffner inquadra il suo discorso all’interno della DSC, tenendo conto della natura e dei compiti dell’economia. Höffner e gli Ordoliberali si chiedono quale sia quell’ordinamento economico che possa corrispondere al fine intrinseco dell’economia.

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Titolo: "Une lecture polysémique de la nature. Trois propositions pour un discours des méthodes. I"
Editore: Lateran University Press
Autore: Pascal Ide
Pagine:
Ean: 2484300020490
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Estratto

Le discours sur la nature est aujourd’hui dans une situation paradoxale : d’un côté, il est presque exclusivement scientifique ; de l’autre, les approches du cosmos demeurent multiples : certes scientifique, mais aussi philosophique, écologique, esthétique, psychologique, théologique, etc. L’article se propose d’accueillir cette diversité (polysémie) et d’en offrir une vision synthétique. Après un bref parcours historique (première partie), il progresse en trois temps, de plus en plus englobants, ponctués par des tableaux récapitulatifs. La première unification, univoque, qui concerne les cosmologies philosophiques et les sciences de la nature, s’organisent autour de trois perspectives complémentaires, atomiste, substantialiste et holistique (deuxième partie). La deuxième partie de l’article explorera les deux autres unifications.

Termes-clés:

Nature, sciences de la nature, cosmologie philosophique, cosmologie théologique, unité, méthode, transdisciplinarité, transcendantaux, être comme amour.

 

Abstract

Discourse on nature today finds itself in a paradoxical situation. On the one hand it is almost exclusively scientific. On the other hand approaches to the universe remain manifold: some are scientific, but at the same time philosophical, ecological, aesthetical, psychological, theological, etc. This article welcomes this polysemeity and offers a synthetic account of it. Following a brief historical outline (first part), the article develops in three movements, each one more encompassing. The first unification, univocal, which concerns philosophical cosmologies and natural sciences, is organized around three complementary perspectives: atomist, substantialist and holistic (second part). The second part of the article explores the other two unifications.

Keywords:

Nature, Natural Sciences, Philosophical Cosmology, Theological Cosmology, Unity, Cross-disciplinary Method, Transcendentals, Being as Loving

 

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« La philosophie naturelle se vit attribuer la plus petite part dans le soin des hommes.

Et, pourtant, c’est elle qu’il faut regarder comme la grande mère des sciences ».

« Nous avons perdu toute la poésie de l’univers ».

 

L’intelligence de la nature se trouve aujourd’hui dans une situation paradoxale. D’un côté, la lecture qui est donnée du cosmos est exclusivement scientifique ; le seul discours audible, reçu, relève des sciences empirico-formelles. Et même si ces propos plus théoriques sont maintenant presque toujours doublés de discours d’ordre pratique qui relèvent de la responsabilité éthique (précisément, écologique), les seconds s’étayent sur les premiers. Je retiendrai deux signes révélateurs de cette univocisation de l’approche cosmologique. Pendant des siècles, la nature fut l’objet d’études précises et précieuses de la part des philosophes qui, d’ailleurs, ne distinguaient pas, comme on le fait aujourd’hui, philosophie et sciences de la nature. Depuis quelques décennies – pour se limiter à la France4 –, les chaires de philosophie de la nature se sont raréfiées, au point de disparaître totalement au profit de chaires de philosophie des sciences – ce qui délivre un double enseignement implicite : seule la science est habilitée à parler de la nature de manière rigoureuse, les anciennes cosmologies philosophiques sont discréditées ; la philosophie est dépossédée d’un contenu propre, pour en demeurer à un discours réflexif sur les conclusions des sciences, l’épistémologie, les méthodes, etc. Corrélatif de cet effacement institutionnel, se rencontre la quasi-disparition des colloques de philosophie de la nature5. En fait, cet effondrement ne date pas d’aujourd’hui : « Si l’on s’en tient à la conception qui semble prévaloir aujourd’hui, la philosophie de la nature a pratiquement cessé d’exister – dit Norbert A. Luyten voici une soixantaine d’années. On est assez généralement d’avis que la science de la nature s’est très avantageusement substituée à la philosophie de la nature. L’étude de la nature est laissée à la seule science, tandis que le rôle de la philosophie se réduit à être une théorie de la science »6. Et l’auteur illustre son propos en observant que le xie Congrès international de philosophie où il intervient, en 1953, le programme ne laisse aucune place à la philosophie de la nature, mais bien à la philosophie des sciences de la nature, alors que le congrès précédent, daté de 1948, avait réservé une section à cette même cosmologie philosophique7. Enfin, l’affaissement institutionnel s’accompagne d’un appauvrissement éditorial, non pas absolu, mais relatif : livres et articles continuent à paraître en philosophie de la nature ut sic8 ; mais cette littérature paraît indigente comparativement aux ouvrages ou aux manuels d’épistémologie ou d’histoire de la philosophie des sciences et, bien entendu, la bibliographie étrangère, par exemple, anglophone9 ou, moins connue, italophone10, en cosmologie philosophique.

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Titolo: "Existiendo en el Espíritu. La imprescindible dimensión pneumatológica de la Antropología trinitaria"
Editore: Lateran University Press
Autore: Alejandro Bertolini
Pagine:
Ean: 2484300020506
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Estratto

Partendo da un contesto latinoamericano dove la comprensione esistenziale dello Spirito è prevalente, l’autore sottolinea il necessario riferimento alla pneumatologia sistematica per delineare un’antropologia trinitaria. Muovendo da una descrizione delle caratteristiche dello Spirito Santo nella sua relazione con Gesù, l’autore prova a concentrare l’attenzione sulla posizione dello Spirito Santo nella vita immanente del Dio Triuno in modo da proiettare l’impatto di queste nozioni su una rinnovata antropologia, basata su due pilastri: l’identità aperta e la divinizzazione come umanizzazione.

Parole chiave

Spirito Santo; America Latina; Pneumatologia sitematica; identità aperta; divinizzazione come umanizzazione

 

Abstract

From a Latin American context, in which the existential understanding of the Spirit predominates, the Author highlights the necessary reference to systematic pneumatology in order to sketch a trinitarian anthropology. Moving from a description of the Holy Spirit’s features in its relation with Jesus, the Author focuses attention on the position of the third person in the immanent life of the triune God in order to project the impact of these notions on a renewed anthropology, one built on two pillars: open identity and divinization as humanization.

Keywords

Holy Spirit; Latin America; Systematic Pneumatology; Open Identity; Divinization as Humanization

 

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Los gemidos y primicias del Espíritu, según el documento resultante de la Conferencia Episcopal de Medellín1, están presentes en los sufrimientos y las esperanzas de las transformaciones que animaron la vida de la iglesia latinoamericana desde la mitad del siglo XX. Desde entonces, el emerger eclesial del pueblo de este subcontinente es percibido como la recepción del Concilio Vaticano II, especialmente de su carácter pentecostal2.

Las claves que permiten esta lectura son muchas: la acción liberadora que reemplaza la pasividad de los sometidos, la conciencia de libertad respecto de la potencia opresora, la fuerza de la palabra que reemplaza el mutismo resignado de los vencidos, la acción transformadora del evangelio que toca la dimensión social del pueblo y lo promueve hacia una vida intregral e integrada, la recuperación de la historia como espacio de la experiencia de Dios, etc. En el fondo de la praxis latinomericana subyace dinámicamente la tercera persona de la Trinidad impregnando la historia y abriéndola desde dentro a la trascendencia3. Por esta razón un texto fundamental de esta tradición invita a beber del propio pozo4, dando por sentado el carácter radicalmente teologal de esta teología contextuada5.

Dicho esto, muchos autores coinciden en el predominio de una comprensión del Espíritu de corte vivencial6. La reflexión sistemática sobre el “Des conocido más allá del Verbo” se encuentra todavía en estado larvario7, y esto se debe en parte a el carácter “evasivo”8 del objeto material de este potencial estudio, en parte a la lógica dependencia que esta disciplina tiene respecto de la teología trinitaria, cuyo estadio de madurez luego de su explosión creativa9 en el siglo pasado está apenas asentándose. Se agrega a esta cuestión el talante “ortopráctico” que ha mostrado siempre la teología latinoamericana, decididamente más orientada al aquí y ahora como escenario propio de la historia de la salvación, que a la teo-logía entendida de forma clásica como la vida de Dios en sí mismo. Más liberación que especulación, y en todo caso: especulación para la liberación.

Pero lo cierto es que la circulación hermenéutica entre historia y teo-logía hace al mismo dinamismo interno de la inteligencia de la fe. Si es cierto que en estas latitudes no se puede hacer teología fecunda sino es a partir de la revelación concreta del Crucificado en los crucificados, (historia de salvación) también es cierto que este primer contacto y conocimiento nos dice algo de lo que Dios es en sí mismo (teo-logía). Contemplando estos dos polos inescindibles, hemos de decir con G. Lafont10, que en la dimensión más teórica y especulativa de la teología estriba la posibilidad de interpretar y expresar más auténticamente la manifestación de Dios en la historia.

El ritmo anábico y catábico del pensar teológico es simultáneamente cristológico y pneumatológico. Es en el misterio del Verbo encarnado (GS 22), en su estructura calcedónica, que se nos revela la clave hermenéutica11 del hombre y la creación entera. Y es pneumatológico por dos motivos: porque el Espíritu es el único horizonte en el quién nos encontramos con Cristo, y porque le es propio conducirnos hacia la plenitud de la Verdad (Jn 16,12-14), a su anchura, longitud y profundidad (Ef 3,18).

Y esto tiene particular interés para nosotros, dado que en este caso que nos ocupa objeto y actor del movimiento teológico coinciden: si hemos de considerar al hombre en su relacionalidad trinitaria, su existencia como nueva creatura en el Espíritu es la premisa fundamental. Esto implica asomarnos a los rasgos del Espíritu en su relación con Jesús (1), barruntar luego su posición en el misterio de Dios trino (2) para finalmente posar la atención sobre el hombre a fin de constatar el impacto de algunos de los rasgos relevados en su comprensión trinitaria.

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Titolo: "Cura della natura per un vero progresso. Una lettura della Laudato si di papa Francesco"
Editore: Lateran University Press
Autore: Carlo Lorenzo Rossetti,
Pagine:
Ean: 2484300020520
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Gesù Cristo, essenza del cristianesimo

«Il tema dell’identità di Gesù Cristo ci porta al cuore dell’essenza del cristianesimo, al fondamento della Chiesa cristiana e della sua missione nel mondo. Possiamo dire che, con esso, affrontiamo pure il perenne valore della pretesa della verità del “cristocentrismo della fede”»1. Questa affermazione in un saggio del 2002 mette bene in evidenza come la cristologia sia stata veramente il cuore della teologia di Marcello Bordoni. Indirettamente, lo dimostrano anche gli stessi titoli delle due opere pubblicate in occasione del suo settantesimo e ottantesimo compleanno2. La sua opera cristologica è costituita dalla trilogia: Gesù di Nazareth Signore e Cristo. Saggio di cristologia sistematica, I. Problemi di metodo; II. Gesù il fondamento della cristologia; III. Il Cristo annunciato dalla Chiesa3. Questa trilogia è stata sintetizzata nel volume Gesù di Nazareth. Presenza. Memoria. Attesa4, e in seguito proposta come cristologia pneumatologica in La Cristologia nell’orizzonte dello Spirito5.

Il contesto culturale delle rivoluzioni di fine secolo XX nel quale il Bordoni ha insegnato e scritto di cristologia, è quello in cui dominava lo slogan: Gesù sì, Chiesa no. A partire da questo slogan, si è intensificata la lotta alla chiesa cattolica, contro la quale sono stati scritti diversi libri. In essi dominano le accuse di ingerenza nel potere secolare, di provocazione di guerre, di rovina dei bambini, e, ultima, d’invenzione del Dio cristiano. Non è un caso che il sottotitolo di uno degli ultimi libri su Gesù, di Paolo Flores D’Arcais, reciti: L’invenzione del Dio cristiano6, e il suo tono sia costantemente polemico, per non dire offensivo, nei confronti della chiesa cattolica e del papa. Il paradosso di tutta questa propaganda, tuttavia, è che con l’abbandono della Chiesa non è aumentato l’interesse per Gesù. Lo dimostra, tra gli altri aspetti, il poco interesse per la conoscenza dei Vangeli. Si presta maggiore interesse per il dialogo ragione e fede, per i temi eticamente sensibili, per la promozione della pace e la difesa dei diritti umani. Molto spesso, la Chiesa è vista come un’agenzia umanitaria e Gesù come un maestro di morale.

2. Sintesi tra cristologia dal basso e cristologia dall’alto

Nell’ambito del mio intervento, vorrei richiamare brevemente tre aspetti presenti nella cristologia di Bordoni: una sapiente sintesi tra cristologia dal basso e cristologia dall’alto; una chiara riaffermazione dell’unicità salvifica di Cristo; l’attenta considerazione della molteplicità delle mediazioni.

La sintesi tra storia e fede, tra cristologia dal basso e cristologia dall’alto, la troviamo contenuta già nel titolo stesso del primo volume: Gesù di Nazareth Signore e Cristo, ed è stata riproposta, in qualche modo, anche dal volume di R. Penna, Gesù di Nazareth, la sua storia, la nostra fede7. Per quanto riguarda la cristologia dal basso, sappiamo come teologi, filologi ed esegeti, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, si siano cimentati nella ricerca su Gesù, uomo vissuto in Palestina e condannato alla pena della crocifissione da Ponzio Pilato nel primo secolo della nostra era. Queste analisi, volte ad approfondire la storicità della vita terrena di Gesù e che si sono susseguite in un incalzare di tre distinte tappe (old, new e third quest), hanno prodotto una grande quantità di immagini di Cristo. Esse, in un movimento “a pendolo”, hanno avuto un’oscillazione che ha portato a considerare Cristo da moralista a fazioso politico e rivoluzionario, da mago a filosofo, da asceta mistico a fondatore di una nuova religione; il tutto avendo come sfondo o come contesto i vangeli analizzati sotto l’egida delle norme del metodo storico-critico. Bordoni ha sapientemente evitato gli estremismi e gli assolutismi di queste tesi e, nell’approccio al mistero di Gesù, ha perseverato in una impostazione armonica di storia e fede. Il mistero del Cristo non è stato mai banalizzato o razionalizzato, bensì investigato ed esposto nel rispetto della sua valenza soprannaturale. Bordoni è stato sempre consapevole dell’eccedenza della fede, per cui il “di più” della persona divina di Gesù di Nazareth, del suo essere Signore e Cristo, non può essere esaurito dalle categorie della sapienza umana. Queste hanno ridotto Gesù Cristo ad uno dei tanti maestri di umanità e moralità della storia. Ma la salvezza dell’uomo non può essere garantita da un maestro di morale in più; bensì da un salvatore, che dimostri di essere l’unico salvatore necessario.

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Titolo: "Omaggio a Marcello Bordoni"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020513
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

L’inaugurazione del “Fondo librario Marcello Bordoni” e la dedicazione di un’aula nella Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense al docente, avvenuta il 26 Febbraio 2015, è stata occasione per fare memoria del maestro che tanto ha illustrato l’istituzione che lo ha visto prima allievo e poi protagonista nell’insegnamento e nella ricerca per tutta la vita.

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Titolo: "SAN GIOVANNI XXIII E LA PONTIFICIA UNIVERSITÀ LATERANENSE"
Editore: Lateran University Press
Autore: Enrico dal Covolo
Pagine:
Ean: 2484300017056
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

La vita di san Giovanni XXIII ebbe diversi punti di contatto, importanti e significativi, con la storia del Pontificio Ateneo Lateranense.
    La frequenza accademica
    Anzitutto il chierico Roncalli frequentò l’Ateneo (nell’antica sede dell’Apollinare) dal 1901 al 1904, anche se fu costretto a interrompere per un anno la frequenza accademica.
    Dal novembre 1901 al novembre 1902, infatti, dovette prestare il suo servizio militare nel reggimento 73° della brigata Lombardia.
    Si laureò poi in Sacra Teologia il 13 luglio 1904. Aveva conseguito il baccalaureato il 25 giugno 1901 e la licenza il 25 giugno 1903.
    Neppure un mese dopo il dottorato, il 10 agosto 1904, Roncalli fu ordinato sacerdote a Roma nella chiesa di Santa Maria in Monte Santo di piazza del Popolo.
    Nell’ottobre del medesimo anno, sempre nell’Ateneo Lateranense, don Angelo iniziò a frequentare i corsi di Diritto canonico. Ma dovette interromperli pochi mesi dopo, perché il nuovo Vescovo di Bergamo, mons. Giacomo Maria Radini Tedeschi, lo volle accanto a sé come segretario particolare.
    Riferendosi a quegli anni di studio intenso e di robuste esperienze spirituali, il santo papa lasciò scritto nel suo Giornale dell’anima:
    «Iddio sembra proprio abbia prodigato verso di me le sue cure più delicate e materne, mi abbia tratto da tante difficoltà, e attraverso mille grazie mi abbia condotto sin qui a Roma, per qualche suo scopo singolare».



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Titolo: "LA CANONIZZAZIONE DI GIOVANNI XXIII (1881-1963)"
Editore: Lateran University Press
Autore: Angelo Amato
Pagine:
Ean: 2484300017063
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Una canonizzazione inaspettata
      È stupefacente l’onda di santità che ha investito il Papato in questi ultimi tempi con la canonizzazione di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II. A ciò si aggiungono i processi di beatificazione di Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo I. Sembra che i Pontefici Romani, seguendo i primi papi della Chiesa, tutti martiri e santi, vogliano motivare la verità del loro magistero pastorale con la lezione sempre vincente e convincente della loro santità.
      La causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II, pur essendo stata abbastanza rapida, ha seguito, sostanzialmente, l’iter canonico normale, anche se con due significative agevolazioni: l’esenzione dei cinque anni per l’inizio del processo e una corsia preferenziale per la valutazione delle virtù e dei miracoli. La canonizzazione di Giovanni XXIII, invece, è giunta improvvisa e forse anche inaspettata.
      Come si è giunti a questo traguardo? Il 3 giugno 2013, la Postulazione Generale dell’Ordine dei Frati Minori, che fin dall’inizio ha seguito la Causa di Canonizzazione di Giovanni XXIII, nella ricorrenza del 50° anniversario della sua morte e dell’inizio del Concilio Vaticano II, ha rivolto a Papa Francesco una supplica, per ottenere la canonizzazione del Papa Roncalli, chiedendo di adottare pro gratia una procedura speciale. Tale iter abbreviato veniva sollecitato in considerazione dell’eccezionale vastità del culto liturgico (concesso dalla Santa Sede a diverse diocesi del mondo) e della estesissima fama sanctitatis et signorum; della richiesta di alcuni Padri del Concilio Vaticano II che, subito dopo la morte del Papa buono, auspicarono la sua immediata Canonizzazione come atto dello stesso Concilio; dell’indiscussa attualità della figura e dell’opera di Giovanni XXIII3.
      Papa Francesco, prima di accedere alla petizione, ha voluto che la Congregazione delle Cause dei Santi esaminasse la supplica, elaborasse la Positio e sottoponesse la questione alla Sessione Ordinaria dei Padri Cardinali e Vescovi del Dicastero.



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Titolo: "À LA LIMITE DE LA PHÉNOMÉNALITÉ"
Editore: Lateran University Press
Autore: Nicola Reali
Pagine:
Ean: 2484300017070
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Penser philosophiquement l’eucharistie ou penser eucharistiquement la philosophie ?
    Prendre en considération, du point de vue de la philosophie, une question théologique ainsi considérable et remarquable comme celle de l’eucharistie, correspond évidemment au tentative d’envisager une “ philosophie de l’eucharistie ”. Toutefois, cette démarche peut se concevoir au moins de deux façons différentes, vu que parler de “ philosophie de l’eucharistie ” c’est se demander comment la philosophie peut réfléchir sur le sacrement de l’eucharistie, mais parler de “ philosophie de l’eucharistie ”, c’est aussi s’interroger sur le genre de philosophie qui jaillit de la prise en considération du phénomène sui generis qu’est l’eucharistie. De fait, selon la conception que l’on a du génitif “ de l’eucharistie ”, on peut entamer un parcours de réflexion qui tend à mettre en évidence ce qu’on peut (ou ne peut pas) dire philosophiquement du sacrement de l’eucharistie ou bien ce que le sacrement de l’eucharistie peut (ou ne peut pas) dire de la philosophie (à la philosophie). Dans le premier cas, on se trouve face à une tentative de penser philosophiquement l’eucharistie et, dans le second, face au travail de penser eucharistiquement la philosophie.



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Titolo: "KREATIVE KRAFT AUS DEM SCHWEIGEN"
Editore: Lateran University Press
Autore: Achim Schütz
Pagine:
Ean: 2484300017087
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Vor einigen Monaten, näherhin am 5. Juni 2013, jährte sich zum 125. Male der Geburtstag von Max Picard; am 3. Oktober 2015 werden es fünfzig Jahre, dass er verstarb2. Der studierte Arzt entfaltete seine Kreativität nicht auf dem Fachgebiet seines Berufes im engeren Sinne; er war vor allem ein origineller Denker und Buchautor, der in seinen Schriften weisheitliche Betrachtungen zu Zeitfragen und zu abgelegenen bzw. vergessenen Themen anstellte3. Unter seinen Publikationen sticht vor allem „Die Welt des Schweigens“4 hervor, ein Werk, das im Jahre 1948 erstveröffentlicht wurde und das in vielerlei Hinsicht die Reife tiefschürfender Überlegungen hervortreten lässt.
    Gewiss muss diese Schrift zunächst als zeitgeschichtliche Reaktion auf die schrecklichen Erfahrungen des Zweiten Weltkriegs angesehen werden: Angesichts des erlebten Übermaßes an Grauen kann sich global nur eine fassungslose Stille ausbreiten5. Die Angemessenheit des Schweigens wird von Picard dann jedoch auf die unterschiedlichsten Situationen hin gewendet und in ihrer umfangreichen Bedeutung entfaltet. Bei weitem geht es dem sensiblen Mediziner nicht nur um den therapeutischen Wert der Stille6. Schweigen hat generell Sinn. Schweigen birgt in sich Sinn und stiftet ihn7. Im Schweigen liegt ein Potential, das leider allzu häufig übergangen wird.
    Die vorliegenden Ausführungen wagen den Versuch, eine bescheidene Skizze für eine (theologische) Lehre vom Schweigen zu entwerfen. Es geht zunächst darum, gezielt anthropologische Beobachtungen zusammenzustellen und herausragende Orte des Schweigens im Kontext menschlichen Daseins aufzusuchen; ein besonderes Augenmerk gilt in diesem Zusammenhang auftretenden Fehlformen, welche Qualität und Niveau des Lebens nicht selten ungut, ja bösartig verkehren. Danach sollen einige systematische Wendungen erfolgen, welche den zentralen Begriff in seiner Aussagekraft über die göttliche Wirklichkeit zur Anschauung bringen. Abschließend werden die spekulativen Grundlogiken des Schweigens in ihrer formalen wie inhaltlichen Relevanz zusammenfassend herausgeschält und konkret in den Rahmen einer Festkultur gestellt, welche um die Notwendigkeit bereichernd neuschöpferischer Ruhe weiß. Insgesamt weiß sich der anstehende Gang der Überlegungen einem phänomenologisch beschreibenden Ausschreiten verpflichtet, das besonders die existentielle Relevanz des Themas hervortreten lassen möchte.



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