Libreria cattolica

Ebook - Parole Di Vita



Titolo: "Personaggi dell'Antico Testamento"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019739
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Il 2015 è stato l’anno della Dei Verbum, la costituzione

dogmatica del Vaticano II «sulla divina

rivelazione». Giocoforza, ci siamo soffermati

ad approfondire insieme questo documento

fondamentale; senza però abbandonare il nostro stile

consueto, cioè continuando a leggere il testo biblico:

se vi ricordate, ad ogni fascicolo abbiamo affrontato

quei brani della sacra Scrittura che – di capitolo in

capitolo – sono citati all’interno del testo conciliare.

Per il 2016 non abbiamo anniversari da ricordare.

C’è il cambiamento della casa editrice che pubblica

la nostra rivista, ma tutto rimane invariato per

quel che riguarda il contenuto di queste pagine. Abbiamo

solo deciso, per i prossimi due anni, di introdurre

non un libro specifico della Bibbia, ma alcuni

personaggi tra i più importanti: per il 2016 saranno

personaggi dell’Antico Testamento, per il 2017 del

Nuovo. Ma non cambia la sostanza: il nostro scopo

sarà sempre quello di leggere insieme il testo della

Bibbia, una pagina alla volta.

Iniziamo con Giacobbe, uno dei patriarchi. Un

primo articolo, firmato da Germano Galvagno, serve

da introduzione: ci mostra come Giacobbe è presentato

nei capitoli della Genesi a lui dedicati, ma anche

come si parla di lui negli altri libri biblici e perché è

un personaggio storicamente così importante per il

popolo di Israele. In ogni fascicolo avremo un primo

articolo introduttivo, che ci aiuti a farci un’idea generale;

seguiranno gli approfondimenti.

In questo numero, Davide Arcangeli si sofferma

sul capitolo 25 della Genesi, quello che racconta la

nascita di due gemelli già in lotta tra di loro fin dal

grembo materno: Giacobbe ed Esaù. Il racconto biblico

ci parla di due fratelli, lasciandoci però intendere

che si tratta anche del difficile rapporto tra i due

popoli che da loro discendono: Israele ed Edom. Sottotraccia

si parla dei due popoli anche nel brano successivo,

quello in cui Giacobbe «ruba» con l’inganno

la benedizione paterna, che spettava ad Esaù. È

un modo per ricordare che uno solo dei due popoli

è quello benedetto da Dio: Israele (Federico Giuntoli).

Come si può immaginare, Esaù vuole uccidere il

fratello ingannatore, ed è così che Giacobbe inizia un

lungo viaggio tra la terra promessa e la terra dei padri,

nella regione della Mesopotamia. All’andata c’è

una sosta forzata nella notte, presso Betel, durante la

quale Giacobbe riceve da Dio una promessa bellissima,

che fa eco a quella di Abramo: una terra in cui

abitare e una discendenza numerosa (Benedetta Rossi).

C’è poi una tappa ben più lunga, che il patriarca è

costretto a fare presso Labano, suo parente; per poter

sposare l’amata Rachele, è costretto a lavorare per lui

ben quattordici anni: l’ingannatore viene ingannato

(Guido Benzi). Nel viaggio di ritorno, l’ormai adulto

Giacobbe fa due incontri. Il primo è con Dio, presso

il torrente Iabbok: quella notte cambierà per sempre

la sua vita, trasformando il giovane ingannatore

nel padre del popolo di Israele (Dionisio Candido). Il

secondo incontro è con il fratello Esaù. Era preparato

a tutto, Giacobbe, ma non a quello che accadrà:

Esaù gli va incontro, gli si getta al collo e piange di

gioia. Pace fatta? Almeno il segno di una convivenza

possibile, tra persone e tra popoli (Sebastiano Pinto).

Come si può vedere, leggeremo parecchi brani

dal libro della Genesi. E poi ci prenderemo il lusso di

due articoli sintetici. In ogni fascicolo, Annalisa Guida

scriverà una sintesi «narrativa» del personaggio che

stiamo conoscendo; Valentino Bulgarelli ne prenderà

le caratteristiche salienti e presenterà una riflessione

catechetico-spirituale. Abbiamo pensato di arricchire

così il nostro consueto studio dei testi biblici.

Avremo poi, come d’abitudine, una rubrica dell’Apostolato

Biblico, curata dal suo responsabile nazionale

(Dionisio Candido); una vetrina biblica, in cui trovare

suggerimenti per nuove letture (a cura della redazione);

un paio di pagine dedicate ad un’opera d’arte

relativa al nostro personaggio (Marcello Panzanini),

a cui va aggiunta una bibliografia ragionata dedicata

ad ogni forma di arte (Valeria Poletti); un inserto

staccabile con spunti per un lavoro di gruppo (a cura

di Marcello Panzanini e Valeria Poletti).

Può bastare? Buona lettura, dunque, a nome di

tutta la redazione.

Carlo Broccardo



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Titolo: "Dei verbum"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300018947
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

EDITORIALE

 

Antico Testamento. Sono solo due parole: «antico» e «testamento»; ma possono dare il via a una riflessione lunga e non scontata.

La parola italiana «testamento» è un calco del latino testamentum, che traduce – nei testi biblici – il greco diathéke, che a sua volta rende l’ebraico berít, «alleanza». Fin dai primi secoli si è usata l’espressione Nuovo Testamento per indicare quei libri che testimoniano la nuova alleanza, fatta da Dio nel sangue di Gesù crocifisso (cf. Lc 22,21); Antico Testamento, invece, è andato a indicare tutti gli altri libri che erano precedenti, quelli che testimoniavano l’alleanza tra Dio e il suo popolo prima di Gesù. Qualcuno, anche nel nostro fascicolo, preferisce parlare di «Primo Testamento», per evitare che sembri un giudizio di valore: come se la prima alleanza fosse ormai vecchia, superata.

Su questi temi, qui appena accennati, si sviluppano i tre articoli biblici del nostro fascicolo. Tiziano Lorenzin “racconta” l’alleanza tra Dio e il suo popolo a partire dai libri dei profeti; è una storia difficile, mai scontata, che ha come orizzonte quello dell’amore sconfinato di Dio. Ed è una storia – come mostra Benedetta Rossi – di cui non si può fare a meno quando si legge la vicenda di Gesù di Nazareth; lo stesso Gesù ne è consapevole, quando veste i panni del maestro che interpreta la sua persona alla luce dell’Antico Testamento. Quello dell’alleanza, ad essere precisi, non è un linguaggio che ricorre molto nel Nuovo Testamento, come mostra Giuseppe Pulcinelli; da quei testi che lo usano (in particolare dalle lettere di Paolo) si riesce comunque a farsi un’idea chiara: i primi cristiani erano consapevoli di essere in profonda continuità con il progetto di alleanza tra Dio e gli uomini rivelato nella storia di Israele.

All’Antico Testamento è dedicato il capitolo quarto della Dei Verbum. Non è all’apparenza un capitolo troppo complicato, com’erano stati i primi tre; anche la storia della redazione lo dimostra (Riccardo Saccenti). Tratta tuttavia temi delicati, anche perché la riflessione teologica circa il rapporto tra Antico e Nuovo Testamento comporta inevitabilmente qualche ricaduta sul dialogo ebraico-cristiano. Gli approfondimenti che vi proponiamo al riguardo sono tre. Il primo, di Sebastiano Pinto, si sofferma ad analizzare il rapporto tra i cristiani e le Scritture ebraiche; il testo della Dei Verbum e altri testi conciliari (come la Nostra Aetate) hanno detto molto sul rapporto tra Antico e Nuovo Testamento, ma hanno anche lasciato spazio alla creatività e alla riflessione dei credenti. Un autore che ha riflettuto molto a tale proposito è Paul Beauchamp, dalla cui opera prende spunto l’articolo di Guido Benzi, che mette in luce come la questione sia uno degli snodi principali della teologia biblica. Matteo Ferrari, invece, si sofferma sulla categoria che più di tutte permette di cogliere la continuità tra Antico e Nuovo Testamento, ossia quella di «storia della salvezza». Non è una categoria perfetta, ma la migliore se si vuole inquadrare la problematica nell’ottica già proposta dal primo capitolo della Dei Verbum, in cui era chiaro che la rivelazione di Dio è storica e non astratta.

La riflessione teologica è solo iniziata nei nostri tre articoli. Può continuare con la bibliografia ragionata di Valeria Poletti o con la proposta di laboratorio di Valentino Bulgarelli. Passando alle altre rubriche, quella di Riccardo Battocchio ci presenta un personaggio che non ha avuto un ruolo diretto nella stesura della Dei Verbum, ma che ha ispirato non poco la riflessione che l’ha preceduta e seguita: Luis Alonso Schökel. Cesare Bissoli continua a presentarci esperienze di apostolato biblico, questa volta riportandoci alcuni titoli dei molti libri che in questi anni sono usciti, a cura del «Settore Apostolato Biblico» dell’Ufficio Catechistico Nazionale. La pagina dedicata all’arte (Marcello Panzanini) ci porta agli inizi del 1500, quando Vittore Carpaccio dipingeva Sant’Agostino nello studio, accompagnato da un cagnolino fedele. Continua, infine, il percorso sul Vangelo secondo Giovanni proposto dall’inserto staccabile.

Anche le rubriche, a modo loro, ci parlano di una storia e di un’alleanza, di una ricerca sempre continua di dialogo tra Dio e l’uomo. Perché il percorso iniziato con l’Antico Testamento non è ancora concluso!

Carlo Broccardo



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Titolo: "Dei verbum"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300018954
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

EDITORIALE

 

Se apriamo la nostra Bibbia nella pagina dell’indice, ci accorgiamo subito che del Nuovo Testamento fanno parte 27 libri: i vangeli, gli Atti degli Apostoli, le lettere di Paolo, la lettera agli Ebrei, le lettere cattoliche (Giacomo, Pietro, Giovanni e Giuda) e l’Apocalisse. La discussione che ha portato al capitolo quinto della Dei Verbum si è però soffermata quasi esclusivamente sui vangeli, e più precisamente sulla loro storicità (Riccardo Saccenti). Non ci stupiamo di questa attenzione particolare, visto che DV 18 afferma: «A nessuno sfugge che tra tutte le Scritture, anche del Nuovo Testamento, i Vangeli meritatamente eccellono, in quanto sono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore».

Come già nei precedenti fascicoli di quest’annata dedicata alla Dei Verbum, i primi articoli (dopo quello sulla storia del testo) li abbiamo dedicati ad approfondire tre espressioni bibliche citate dal testo conciliare. La prima si trova in DV 17 e richiama Rm 1,16: la parola di Dio è «potenza divina per la salvezza di chiunque crede». Va intesa nel senso che la Parola con la “p” maiuscola, proprio perché divina, ha in sé una forza che agisce; sia nel senso che realizza quanto dice (nella persona di Gesù, nell’avvento del regno), sia nel senso che porta al cambiamento coloro che l’ascoltano (Guido Benzi). La seconda espressione biblica deriva da Gv 16,13 e si trova alla fine del capitolo quinto della Dei Verbum; vi si afferma che Gesù inviò agli apostoli «lo Spirito paraclito, il quale doveva introdurli nella pienezza della verità». Queste parole del quarto vangelo vengono applicate a tutti gli scritti del Nuovo Testamento, che sono un itinerario verso la pienezza della verità; perché la parola di Dio non è una realtà statica, da capire una volta per sempre, ma dinamica, da capire e approfondire in continuazione (Maurizio Marcheselli). Infine, il terzo luogo biblico citato dalla Dei Verbum non è un passo specifico, ma l’idea di storia della salvezza che caratterizza l’opera di Luca (vangelo e Atti degli Apostoli), che si trova in DV 19 e a cui va l’approfondimento biblico di Annalisa Guida.

Passiamo poi ad affrontare tre tematiche teologiche emergenti dal capitolo quinto della Dei Verbum. Anzitutto l’affermazione che Gesù si rivela «con opere e parole» (DV 17); per esprimere questo concetto, ripetuto più volte nei documenti conciliari, si è fatto ricorso alla formula latina gestis verbisque, che significa appunto «con opere e parole». Bisogna proprio dire che è stata una formula azzeccata (Luciano Meddi). In secondo luogo, ci fermeremo ad approfondire la questione “scottante” del capitolo, ossia la storicità dei vangeli; è un tema su cui molti autori hanno scritto, sia in passato che in tempi recenti, costringendo chi voglia approfondirlo a leggersi migliaia di pagine; ma è una questione così grossa che rimane ancora un cantiere aperto (Carlo Broccardo). Infine, un articolo che può sembrare tecnico ma non lo è, dedicato ai manoscritti del Nuovo Testamento; è importante questo affondo, perché i manoscritti sono i testimoni materiali più autorevoli e affidabili del Figlio di Dio, che ha voluto farsi uomo, che ha predicato il regno, che non ha scritto nulla, ma ha lasciato che i suoi discepoli scrivessero e riscrivessero di lui.

Su queste tematiche si concentrano, come al solito, le prime rubriche: Valeria Poletti con la bibliografia ragionata; Valentino Bulgarelli con il laboratorio biblico. La nostra scoperta di personaggi legati alla Dei Verbum ci porta a conoscerne uno dei più importanti, il cardinale Agostino Bea (Riccardo Battocchio); mentre la scoperta di esperienze di pastorale biblica ci fa conoscere le donne nella Bibbia (Cesare Bissoli).

Si conclude questo editoriale con l’invito a sfogliare anche la nostra vetrina biblica, a cura della redazione, che ci presenta alcuni volumi recenti su diversi testi e temi biblici; e a non tralasciare l’inserto staccabile, dedicato in questo numero a Gv 3,1-21 (Serena Noceti). Sono due contributi che allargano l’orizzonte oltre il tema del fascicolo e dell’annata, spingendoci sempre un po’ più in là di dov’eravamo arrivati. Con lo stesso stile si presenta anche la scheda dedicata all’arte, che ci accompagna fin dalla copertina con il Ciclo dei pellegrini di Emmaus di Arcabas: un dipinto dai tratti semplici, che evoca la profondità del mistero di un Dio fedele alle sue promesse.

Carlo Broccardo



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Titolo: "Dei verbum"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300018893
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

EDITORIALE

 

Giunti al terzo capitolo della Dei Verbum

ormai lo schema di fondo si sta delineando

in modo chiaro: dopo aver tracciato

le linee fondamentali della rivelazione nel

cap. 1 (che cosa vuol dire che Dio si rivela a noi?), dopo

aver affrontato la questione problematica del rapporto

tra Scrittura e tradizione nel cap. 2 (sono forse

due “fonti” distinte della rivelazione di Dio? O non

si tratta piuttosto della stessa unica “scaturigine”?),

ora, con il cap. 3, il documento conciliare approfondisce

la natura particolare della sacra Scrittura. Semplificando,

possiamo dire che risponde a due domande:

in che senso i libri biblici sono parola di Dio? E,

in quanto tali, come vanno interpretati?

Forse avrete notato che, nei nostri articoli, quando

parliamo di sacra Scrittura usiamo la “S” maiuscola.

La Dei Verbum ci ricorda infatti che i libri biblici,

pur essendo stati scritti da autori umani, hanno

Dio per autore. Sono parola di Dio. Sono ispirati.

E cioè? La questione dell’ispirazione dei testi sacri è

stata molto dibattuta nella storia; l’articolo di Valentino

Bulgarelli la affronta dal punto di vista teologicocatechetico:

in un contesto culturale in cui si mette

in discussione il fatto che l’umano sia capace di entrare

in relazione con il divino, il concetto di ispirazione

dice proprio il contrario, parlandoci dei testi

sacri come espressione di una profonda interazione

tra l’uomo e Dio. La Bibbia è sia parola di Dio che

parola di uomini; è tutte e due le cose insieme. Proprio

per questo non va letta in modo fondamentalista,

come se fosse un distillato di sapienza calato

dal cielo. Sebastiano Pinto ci aiuta a riflettere sul fatto

che la Bibbia è parola di Dio in parole umane, è

scritta con linguaggi legati a un certo periodo storico

e pertanto va interpretata. Sono tre i criteri indicati

da DV 12: l’unità delle Scritture, la tradizione

e l’analogia della fede. Verrebbe da chiedersi perché

Dio ha parlato con parole umane, soggette alla difficoltà

dell’interpretazione; la risposta si trova nell’ultimo

numero del capitolo, DV 13, in cui si introduce

l’idea della «divina condiscendenza» (cf. articolo

di Guido Benzi): Dio comunica con parole umane affinché noi uomini lo possiamo comprendere, così

come il Verbo eterno di Dio si è fatto uomo perché

noi lo potessimo incontrare. È il dogma dell’incarnazione

che illumina la realtà della Scrittura: come

Gesù è vero Dio e vero uomo, così la Scrittura è vera

parola di Dio e vera parola di uomini.

Come base di una così profonda riflessioneteologica,

il capitolo terzo della Dei Verbum utilizza alcuni

testi bibliciche vengono approfonditi nella prima

parte del nostro fascicolo, dopo l’ormai abituale articolo

sulla storia della redazione del testo (di Riccardo

Saccenti). In DV 11 trova posto l’affermazione della

2Pietro, che cioè «nessuna scrittura profetica va soggetta

a privata spiegazione»; la Bibbia è una Scrittura

da scrutare(Francesco Bargellini). Non meno importanti

sono i riferimenti ad altri passi del Nuovo Testamento,

tra i quali leggeremo in particolare 2Tm

3,16: «Tutta la Scrittura è ispirata da Dio»; l’articolo

di Pasquale Basta approfondirà i testi dando anche

uno sguardo all’ultimo documento della Pontificia

Commissione Biblica, intitolato Ispirazionee verità

della sacra Scrittura. Infine, approfondendo da un

punto di vista esegetico quanto già accennato dalla

prospettiva della teologia, Dionisio Candido farà una

carrellata ragionata dei vari metodi dell’esegesi biblica,

oltre che una riflessione sull’importanza di avere

un metodo di lettura.

È anche questo un fascicolo denso, impegnativo;

del resto, siamo al cuore della Dei Verbum. Sperando

che – giunti alla fine degli articoli – abbiateil desiderio

dicontinuarel’approfondimento, vi proponiamo

le nostre rubriche ormai conosciute: la «bibliografia

ragionata» di Valeria Poletti; il«laboratorio biblico-teologico»

di Valentino Bulgarelli; le«figure di biblistie

teologi» di Riccardo Battocchio (che presenterà Joseph

Ratzinger); la «Dei Verbum nella pastorale» di Cesare

Bissoli; la «Bibbia nell’arte» di Marcello Panzanini. Per

chi volesse seguire un itinerario in un gruppo di lettura,

c’è sempre l’inserto staccabile di Serena Noceti.

Carlo Broccardo



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Titolo: "Dei verbum"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300018558
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

EDITORIALE

 

In latino il secondo capitolo della Dei Verbum porta il titolo De divinae revelationis transmissione, che tradotto significa «circa la trasmissione della divina rivelazione». Di fatto viene affrontato un argomento che all’epoca era oggetto di non poche controversie, ossia il rapporto fra sacra Scrittura e tradizione. È un tema che ha richiesto un cambiamento di mentalità, una modifica nel modo di pensare Dio e la rivelazione; è un argomento che ha domandato alla chiesa di fare un salto di qualità.

Il punto di partenza è mostrato molto bene nell’articolo introduttivo di Riccardo Saccenti, che tratteggia la storia redazionale del testo; viene ripreso anche nell’ultimo articolo di questo nostro fascicolo (Pierluigi Ferrari), che approfondisce proprio la questione che stava alla base: la cosiddetta teoria delle «due fonti». La domanda di partenza è: qual è la sorgente, la fonte della rivelazione? In un contesto polemico verso il mondo della Riforma, la teologia cattolica aveva sviluppato l’idea che le fonti della rivelazione fossero due: non solo la sacra Scrittura, ma anche la sacra tradizione. Con la Dei Verbum il Concilio è riuscito a scardinare questa impostazione e a riconoscere che non si possono contrapporre Scrittura e tradizione. È proprio l’idea di rivelazione racchiusa nel capitolo primo della Dei Verbum che impone il cambiamento: Dio non ci fa conoscere idee, concetti o comandi; a Dio piace rivelare se stesso, invitarci alla comunione con sé; e questa rivelazione scaturisce tanto dalla Scrittura quanto dalla tradizione, che sono indissolubilmente intrecciate fra di loro. Nella comprensione di molti il termine «tradizione» evoca una situazione di rigidità e immobilità; la Dei Verbum invece ci ricorda che la tradizione non c’entra nulla con il tradizionalismo; la tradizione è una realtà vivente (Luca Mazzinghi). Sono diversi i soggetti che la fanno progredire; tra questi un ruolo particolare è svolto dal magistero dei vescovi, che è per la maturazione della fede e per la crescita della chiesa (Serena Noceti).

Fin qui abbiamo visto l’articolo storico e i tre contributi teologici del nostro fascicolo. Ci sono anche, secondo l’impostazione che abbiamo iniziato a conoscere nel numero precedente della rivista, tre articoli più strettamente biblici, che affrontano i testi della Scrittura citati dal capitolo secondo della Dei Verbum. Il primo è costituito da alcuni versetti di 2Corinzi (Guido Benzi); dalle parole di Paolo emerge un’idea di tradizione strutturata in due momenti: una traditio (il Padre che dona il Figlio ed il Figlio che si dona) ed una redditio (l’«Amen» del credente). Ancora a Paolo attinge il secondo articolo, che facendo riferimento a più testi mostra come la tradizione sia una realtà viva e vivificante: è la parola di Gesù che l’apostolo trasmette alle sue comunità, affinché su essa siano fondate e da essa vengano nutrite e custodite (Francesco Bargellini). Infine, un terzo contributo viene dal famoso sommario di At 2, che racconta la comunità di Gerusalemme come caratterizzata da fedeltà e comunione fraterna; senza una comunità viva e orante, che ha custodito, trasmesso e testimoniato quanto sperimentato dell’agire di Dio nella storia degli uomini, non ci sarebbe stato alcun libro sacro (Annalisa Guida)! 

Su questi temi ritornano il «laboratorio biblico» di Valentino Bulgarelli così come la «scheda biblica» di Serena Noceti (che prende il via dalla preghiera di Gesù in Gv 17). Continuando con le rubriche, faremo poi conoscenza con un’altra delle «figure di biblisti e teologi intorno alla Dei Verbum», il francescano Umberto Betti (Riccardo Battocchio); così come potremo ascoltare ancora la testimonianza di Cesare Bissoli su «la Dei Verbum nella pastorale», in particolare sull’impegno dell’apostolato biblico. E sempre sul biblico rimarremo con i volumi presentati nella nostra «vetrina» e con la scheda artistica di Marcello Panzanini, che ci illustrerà il San Girolamo nello studio di Antonello da Messina. 

Anche per questo secondo fascicolo l’argomento è vasto; nella speranza che i nostri assaggi riescano ad affascinarvi, vi auguriamo di continuare la lettura – magari, per i più coraggiosi, attraverso uno dei titoli presentati nella rubrica «per leggere la Dei Verbum» (Valeria Poletti). 

Carlo Broccardo



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Titolo: "Un annuncio di salvezza"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Maurizio Marcheselli
Pagine:
Ean: 2484300017810
Prezzo: € 2.00

Descrizione:

Il Nuovo Testamento è annuncio di salvezza; i 27 scritti che compongono il canone neotestamentario non s’interessano genericamente a Gesù di Nazaret, quanto piuttosto al Cristo «per noi», a ciò che la sua vicenda ha implicato e implica per l’esistenza dell’uomo. Ciò che fa l’unità del Nuovo Testamento è certamente il Cristo, ma il Cristo in quanto mediatore di salvezza e di vita. Cristologia e soteriologia sono inseparabili.

Gli otto scritti di cui si è occupata quest’annata di Parole di Vita fanno uso di un lessico differenziato per esprimere ciò che chiamiamo «salvezza»; lo stesso fenomeno, d’altro canto, contrassegna gli altri libri del canone neotestamentario.



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Titolo: "Novità cristiana: la comunità si racconta"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Sebastiano Pinto
Pagine:
Ean: 2484300017827
Prezzo: € 2.00

Descrizione:

Il nuovo si contrappone naturalmente al vecchio, così come l’antico al moderno. Esiste una tensione innegabile tra il passato giudaico dal quale provengono i cristiani e l’inedito delle loro comunità. In queste pagine vogliamo leggere le dinamiche che guidano l’approdo verso la novità cristiana emersa in quest’annata dedicata agli scritti apostolici, sottolineando l’attualità di un processo sempre aperto e attuale.

 



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Titolo: "Camminare nella storia. La sfida dei cristiani di seconda e terza generazione"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Annalisa Guida
Pagine:
Ean: 2484300017858
Prezzo: € 2.00

Descrizione:

Al termine di questa annata, partita con la sfida di rileggere testi apparentemente messi insieme solo perché “rimanenze” del Nuovo Testamento finora non oggetto di analisi da parte della nostra rivista, cerchiamo di trarre alcune conclusioni.

Le otto lettere che abbiamo chiamato «scritti apostolici» (alcune delle quali, in parte o in toto, ascrivibili piuttosto al genere omiletico, soprattutto Ebrei e 1Pietro) sono testi scritti da credenti della seconda o terza generazione cristiana. Tale contestualizzazione storica deve farci immaginare una tipologia alquanto precisa e al contempo plurima delle comunità di origine dei testi che abbiamo letto: tutte hanno dovuto affrontare la sfida di vivere la fede nella storia e ciascuna, a suo modo e nelle peculiari condizioni ecclesiali e geopolitiche che le appartenevano, ha dovuto far fronte a problemi, domande, difficoltà, obiezioni nuove.

Quale legame, allora, con la Chiesa delle origini che ricostruiamo, per esempio, dagli Atti o con le comunità destinatarie delle lettere paoline autentiche? Lo scorrere del tempo, la distanza (non solo fisica) da Gerusalemme, la morte della prima generazione apostolica e di tutti i testimoni oculari non rischiavano di indebolire il contatto con il kerygma primitivo? Dov’era finito l’entusiasmo delle origini? Come vivere il presente e l’ordinario, pur mantenendo il cuore teso verso lo straordinario e il futuro?

In breve, mi sembra possano essere sintetizzate così alcune delle sfide che le comunità e i cristiani della seconda e terza generazione cristiana hanno dovuto affrontare, e di cui i nostri scritti apostolici sono una preziosa testimonianza, tanto più stimolante se ne consideriamo, in prospettiva, la grande attualità per la vita delle nostre chiese, che hanno estremizzato proprio quella condizione di “posteriorità”, di “mondanizzazione”, di “ferialità” a tratti banalizzata.



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Titolo: "Gesù come «centro» della parola di Dio"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Guido Benzi
Pagine:
Ean: 2484300018534
Prezzo: € 2.00

Descrizione:

Il Concilio sottolinea il fatto che Gesù «è» la pienezza della rivelazione: è sia il messaggero, sia il contenuto del messaggio. Questo mostra come in lui tutte le scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento trovino la loro pienezza, senza venire superate.
    La Dei Verbum (DV), approvata nell’ultima fase del Concilio Vaticano II, riflette per giudizio unanime dei commentatori tutta l’impostazione cristocentrica del Concilio1. Fin dal Proemio, citando 1Gv 1,2-3, il documento focalizza la sua attenzione sulla centralità di Cristo e sull’esperienza che l’Apostolo ha fatto di lui, di seguito in DV 2 si mettono in evidenza due distinti caratteri della rivelazione di Dio: la relazione di comunione tra Dio e gli uomini, attraverso il Cristo, e la storicità della rivelazione stessa.
    Alla fine poi del medesimo paragrafo il Cristo è chiamato «il mediatore e la pienezza di tutta intera la rivelazione». Egli è il «mediatore» in quanto è l’inviato del Padre, la cui venuta è preparata da tutto l’Antico Testamento, ed è la «pienezza» in quanto Dio si rivela in lui.



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Titolo: "Dio parla intrattenendosi e invitando alla comunione. Qual è allora il senso del parlare?"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Salvatore Currò
Pagine:
Ean: 2484300018527
Prezzo: € 2.00

Descrizione:

Nell’impatto con la rivelazione, il linguaggio umano si apre alla sua misura alta. Non si parla solo per comunicare qualcosa. Il parlare è innanzitutto relazione, contatto, evento sonoro e corporeo, chiamata ad accogliere e amare.
    Se Dio ha parlato agli uomini e se continua a parlare, ci devono essere tracce di questo evento nel linguaggio umano. E se Dio ha parlato agli uomini «per mezzo di uomini» e «alla maniera umana» (Dei Verbum, n. 12), il linguaggio degli uomini deve essersi arricchito, deve aver sperimentato la ricchezza dell’ispirazione divina, o deve aver trovato la misura alta della sua umanità. Se il fenomeno della rivelazione o del Dio-che-parla appartiene al mondo, pur non provenendo dal mondo, è necessario chiedersi se esso non abbia in qualche modo contagiato o alterato o umanizzato il linguaggio in quanto tale. Qual è allora il senso del linguaggio, del parlare, della parola? Quali sono i tratti di un linguaggio secondo la rivelazione? Qual è il senso di una parola “ispirata” dalla parola di Dio o che “contiene” la parola di Dio? Quali aperture sull’umanità del linguaggio vengono dalla rivelazione?



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Titolo: "Rivelazione e comunione nella prima lettera di Giovanni"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Dionisio Candido
Pagine:
Ean: 2484300018497
Prezzo: € 2.00

Descrizione:

Con la citazione di 1Gv 1, il proemio della Dei Verbum traccia la cornice biblica dell’intero documento: la Chiesa è la comunità vivente che fa esperienza del Cristo, parola di Dio, colui che rivela il Padre e introduce nella comunione divina.

 

Le prime parole della Dei Verbum (DV) sono tra le più note dei documenti del Concilio Vaticano II e a ragione ne sono state considerate come l’introduzione generale. Non a caso, il n. 1 è detto Proemio ed è spesso citato semplicemente con questa dizione.

 

Dagli atti e dalle cronache conciliari si apprende che il proemio non faceva parte del primo schema presentato in aula nel 1962. In realtà, si tratta di un testo “finale”, frutto dell’ampia e approfondita riflessione che è via via maturata all’interno del Concilio stesso.

 

In poche dense battute si descrive la natura non solo di quella particolare assemblea che è il Concilio, ma soprattutto della Chiesa intera. E la sua natura è posta proprio in relazione alla parola di Dio, nella cornice della rivelazione che Dio ha affidato alla Chiesa. La Dei Verbum dimostra così di voler tenere insieme vari registri: biblico, teologico, ecclesiologico e cristologico.

 

Il proemio, in particolare, si apre coraggiosamente con una citazione biblica tratta dalla prima lettera di Giovanni (1Gv 1,2-3) e prosegue con una citazione patristica degli scritti di sant’Agostino (De catechizandis rudibus IV, 8): un modo per affermare il primato della parola di Dio, mentre si indica anche il percorso di assimilazione della Bibbia nella vita della Chiesa.



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Titolo: "Sacerdozio e culto: tra attesa e compimento"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Giuseppe De Virgilio
Pagine:
Ean: 2484300017834
Prezzo: € 2.00

Descrizione:

Ebrei e 1Pietro contengono un importante sviluppo della relazione tra «sacerdozio e culto». Offrendo una visione unitaria di tale binomio, ci proponiamo di cogliere gli aspetti di novità emergenti dall’approfondimento teologico delle due lettere.



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Titolo: "Il discernimento negli scritti apostolici"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Dionisio Candido
Pagine:
Ean: 2484300017803
Prezzo: € 2.00

Descrizione:

Interrogato provocatoriamente dai farisei sulla fine dei tempi, Gesù aveva risposto: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!» (Lc 17,20-21). Nel tempo in cui le prime generazioni cristiane attendevano il ritorno del Risorto, queste parole del Maestro dovevano suonare come una consolazione ed un ammonimento. All’attesa spasmodica e disordinata della fine bisognava imparare a sostituire una lettura sapienziale del qui ed ora (cf. Lc 12,54-57): l’ossessione per la fine doveva cedere il passo al discernimento tra vera e falsa fede, tra spiriti buoni e cattivi, tra luce e tenebra.

Quelli che possono essere definiti gli scritti apostolici del Nuovo Testamento sembrano rispondere, tra l’altro, proprio alla preoccupazione di una lettura sapienziale della storia delle comunità cristiane e del mondo alla luce del Vangelo. Attingendo alla vita di Gesù e all’insegnamento degli apostoli, le prime generazioni della Chiesa danno vita così ad una vera e propria “grammatica del discernimento”, che dal canone scritturistico arriverà fino alla migliore agiografia cristiana.



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Titolo: "Scritti apostolici"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300017766
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Erano i primi giorni del 2014 quando noi della redazione di Parole di Vita abbiamo lanciato una sfida; per quest’anno – vi abbiamo detto – leggeremo insieme la lettera agli Ebrei, la lettera di Giacomo, le due lettere di Pietro, quella di Giuda e le tre lettere di Giovanni. Si tratta di otto lettere (anche se per alcune di esse è meglio parlare di omelie) scritte da credenti della seconda o terza generazione cristiana, appartenenti a comunità che si trovano ad affrontare la sfida di vivere la fede nella storia e rispondono ai molti quesiti e problemi nuovi appellandosi all’insegnamento degli apostoli. Per questo abbiamo dato come titolo all’annata: Scritti apostolici.

La sfida era questa: riuscire a mostrarvi che tali scritti, seppure molto brevi (a parte Ebrei), presentano riflessioni teologiche tutt’altro che superficiali o secondarie; e poi che non sono un’accozzaglia di rimasugli. Il sesto e ultimo fascicolo del 2014 serve proprio a tale scopo: guardare con un unico colpo d’occhio quegli otto libri biblici che abbiamo approfondito uno ad uno e vedere come ci siano dei temi ricorrenti, declinati di volta in volta con sfumature differenti ma uguali nella sostanza. Li abbiamo raccolti attorno a otto parole-chiave.

Storia. Man mano che ci si allontana dall’età apostolica, si presentano per le comunità cristiane nuove sfide; ai pastori il compito di invitare all’unità, alla memoria e alla perseveranza: la fede chiede di vivere nella storia e nelle sue novità (Annalisa Guida).

Relazioni. Quale stile caratterizza la vita dei cristiani di seconda e terza generazione? Le nostre otto lettere descrivono le comunità tra luci e ombre, mostrando come la relazione con i fratelli all’interno della comunità sia una sfida decisiva (Benedetta Rossi).

Sacerdozio. Si profila all’orizzonte una grande novità, rispetto all’Antico Testamento: solo Cristo è il sommo sacerdote, mediatore perfetto tra Dio e gli uomini, e quindi ciascun credente è chiamato a esercitare un «culto esistenziale»: la vera liturgia è quella della vita (Giuseppe De Virgilio).

Novità. Le comunità cristiane delle origini si confrontano spesso con l’esperienza di fede d’Israele, specialmente attraverso gli scritti dell’Antico Testamento. La percezione è quella di un nuovo che non ha bisogno di “rottamare” l’antico; non si tratta della sostituzione di un mondo considerato vecchio, ma di ripensare l’esperienza che ha forgiato la fede dei padri, i cui tratti salienti restano validi anche per i cristiani (Sebastiano Pinto).

Salvezza. Il Nuovo Testamento utilizza una grande varietà di immagini per esprimere l’annuncio di fondo: «Dio ci ha salvati in Cristo Gesù» (Maurizio Marcheselli). I nostri scritti, in particolare, utilizzano il lessico dei rapporti sociali (salvezza come redenzione), quello del culto (espiazione), del nascere e del vivere (nuova nascita e vita eterna).

Discernimento. Ispirandosi alla vita di Gesù e all’insegnamento degli apostoli, le otto lettere-omelie insistono molto sul fatto che la volontà di Dio non è sempre immediata da conoscere; occorre essere adulti nella fede e impegnarsi per discernere ciò che Dio ci chiede oggi (Dionisio Candido).

Amore. Uno dei temi che attraversa gli scritti che abbiamo approfondito è quello dell’amore; specialmente Giacomo e Giovanni lo sottolineano, mostrando come l’amore non sia separato dal comandamento; perché l’amore è sempre una realtà molto concreta e pratica (Donatella Scaiola).

Escatologia. Verso quale meta sono incamminati l’umanità e l’universo intero? Giudizio, fine della storia, parusía (cioè ritorno glorioso di Cristo alla fine del mondo) sono temi che i nostri scritti coniugano con una loro originalità, come quando parlano della discesa di Cristo agli inferi o della partecipazione dell’universo alla vittoria finale (Tiziano Lorenzin).

Sono queste le otto parole con cui ci congediamo a conclusione del 2014. Non senza nominare ancora una volta le rubriche: il «laboratorio biblico» di Valentino Bulgarelli; «Bibbia on the web» di Annalisa Guida; l’«apostolato biblico» di Dionisio Candido; la «vetrina biblica» a cura della redazione; «Bibbia nell’arte» di Marcello Panzanini (e l’inserto staccabile di Serena Noceti e Stefano Dommi, che non c’è in quest’ultimo fascicolo ma che ricordiamo comunque.)

Con l’augurio e la speranza di avervi ancora con noi per il 2015.

 

Carlo Broccardo



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Titolo: "Stile di relazioni: la misura della giustizia cristiana"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Benedetta Rossi
Pagine:
Ean: 2484300017841
Prezzo: € 2.00

Descrizione:

Subito dopo la formula di apertura e i saluti iniziali, la seconda lettera di Giovanni attesta una locuzione singolare, presente altrove solo in 3Gv 3-4: «camminare nella verità». Queste le parole indirizzate dal presbitero alla «Signora eletta»: «Mi sono molto rallegrato di aver trovati alcuni tuoi figli che camminano nella verità» (2Gv 4). Il verbo «camminare» (peripatéin) fa riferimento ad una concreta condotta di vita, che nasce da «un principio interno di verità» e si attua nella fedeltà al «comandamento che abbiamo ricevuto dal Padre» (v. 4). Il comandamento, «quello ricevuto fin da principio» (v. 5), trova la sua esplicitazione nell’amore reciproco, nel quale si invita a camminare: «il comandamento che avete appreso da principio è questo: camminate nell’amore» (v. 6). Il richiamo tra le due espressioni «camminare nella verità» e «camminare nell’amore» suggerisce come la verità, dalla quale scaturisce la vita cristiana, non si configuri semplicemente come un contenuto intellettuale; si tratta piuttosto di un’esperienza che si traduce in un concreto stile di vita e – ancora più precisamente – in una specifica modalità di vivere la relazione: quella dell’amore reciproco. Questo è il criterio di fondo che anima le relazioni e stabilisce l’appartenenza alla comunità dei credenti: «Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre» (1Gv 2,9).

L’amore reciproco, anima delle relazioni, si declina in una serie di indicazioni pratiche che regolano i diversi ambiti di relazione. Troviamo così indicazioni inerenti all’impiego dei beni e delle ricchezze, così come riferimenti al comportamento nei confronti di categorie sociali più deboli e svantaggiate. Viene, inoltre, evidenziata la difficoltà nella relazione tra i diversi membri della comunità, abitata frequentemente da passioni divisive e laceranti.



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Titolo: "La fede come accoglienza della rivelazione"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Vincenzo Di Pilato
Pagine:
Ean: 2484300018541
Prezzo: € 2.00

Descrizione:

La fede non concerne, dal punto di vista formale, la sola ortodossia. Essa va inseparabilmente agganciata all’ortoprassi, ovvero all’adesione della libertà alla verità della rivelazione data nella forma della persona storica di Gesù, il Cristo.
    Leggendo i Vangeli si resta a prima vista sorpresi dal fatto che i primi attestatori della figliolanza divina di Gesù siano nientemeno che i demoni. Essi si rivelano in tal modo come esseri capaci astutamente, tra l’altro, di non negare a parole la verità su Dio, bensì di piegarla per i propri egoistici interessi! Scrive l’autore del Vangelo più antico:
    Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse (Mc 3,11-12).
    Per questo motivo Agostino di Ippona sosteneva che il «credere in Dio» inteso come adesione personale a Dio o come movimento verso Dio, fosse superiore al «credere che Dio esista»1. Paradossalmente, i demoni “conoscono” prima e meglio degli uomini che Dio esiste, ma non sono (più) capaci di amarlo, ovvero di seguirne l’esempio di una donazione estrema priva di tornaconto personale. Nella concezione biblica, il diavolo («colui che disgrega») è quell’essere incapace di interconnettere amore (agápe), fede e conoscenza (cf. 1Gv 4,7b-8). La conoscenza di Dio, e quindi la fede del discepolo, crescono nella misura in cui cresce in lui l’agápe. È questa l’unica via per la “divinizzazione” dell’uomo che eviti di cadere nella tentazione di «essere come Dio» (cf. Gen 3,5).



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Titolo: "Ascoltando e proclamando. La redazione del proemio e del primo capitolo della Dei Verbum"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Riccardo Saccetti
Pagine:
Ean: 2484300018480
Prezzo: € 2.00

Descrizione:

La Dei Verbum si apre con un breve proemio dedicato al relazione fra parola di Dio e Chiesa e con un primo capitolo sulla nozione di rivelazione. Questi testi emergono da una storia redazionale complessa che attraversa tutta la storia del Vaticano II.

 

L’ascolto e la proclamazione della parola di Dio come proprium della missione della Chiesa, l’autorivelazione di Dio agli uomini, la continuità fra Antico Israele e Vangelo all’interno di un’unica storia di salvezza, il ruolo della fede nel cogliere l’interezza della rivelazione, sono questi i tratti distintivi dei primi numeri della Dei Verbum. La costituzione dogmatica, approvata dal Concilio Vaticano II il 18 novembre 1965, fissava, già nel proemio e nel primo capitolo, quelli che sarebbero stati i nodi teologici e pastorali di un’ampia e distesa trattazione.

 

La storia della Dei Verbum è stata oggetto di studi fin dagli anni immediatamente successivi alla conclusione del Concilio, da parte di chi, come Umberto Betti, fu protagonista della stesura del testo. In anni più recenti una ricostruzione dettagliata delle varie stratificazioni testuali è stata offerta da Riccardo Burigana e si deve a Christoph Theobald un “reinquadramento” della costituzione che ne fa il cuore del corpus conciliare e lo specchio della storia del Vaticano II, di cui riflette aspettative, crisi, timori, compromessi e prospettive.



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Titolo: "Amore"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Donatella Scaiola
Pagine:
Ean: 2484300017797
Prezzo: € 2.00

Descrizione:

Il titolo di questo contributo è insieme semplice e molto complesso sia perché il termine «amore» è uno dei più usati e abusati che esistano, sia perché l’ambito di studio riguarda due epistole, rispettivamente la prima lettera di Giovanni e quella di Giacomo, che a prima vista appaiono molto distanti tra loro. L’obiettivo del presente fascicolo è inoltre ambizioso: si intende infatti proporre un percorso di ripresa e di sintesi di questioni affrontate in maniera analitica all’interno di altri numeri dell’annata per far emergere un possibile filo rosso di natura teologica che attraversa e collega scritti apparentemente assai diversi tra loro.

Senza naturalmente forzare i testi biblici, cercheremo dunque di mostrare alcuni collegamenti trasversali che ruotano attorno ad un certo numero di parole chiave, tra le quali, appunto, «amore». Il termine e le sue possibili relazioni vengono qui studiati all’interno delle due lettere già in precedenza menzionate, la prima Giovanni e Giacomo, considerate esempio emblematico di un percorso che potrebbe idealmente essere proseguito e verificato all’interno degli altri scritti che sono stati presi in esame nella presente annata.

 



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Titolo: "Un enigma intrigante: il concetto di mistero nella lettera agli Efesini e ai Colossesi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Aldo Martin
Pagine:
Ean: 2484300018503
Prezzo: € 2.00

Descrizione:

La disamina dei testi di Efesini e Colossesi relativi al «mistero» rivela una molteplicità di accezioni, che sono armonizzabili tra loro attorno a un concetto originale: il progetto divino di unificazione dell’umanità e del cosmo.

 

Nel numero 2 della Dei Verbum incontriamo una frase in cui compare un termine assai curioso: «Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà (cf. Ef 1,19)». Ma cosa significa precisamente «mistero»?

 

Quando si ascoltano programmi televisivi o si scorrono i titoli di un giornale, è abbastanza facile imbattersi nella parola «mistero», che, a seconda dei contesti in cui viene pronunciata, si presenta realmente con volti molto differenti: un delitto di difficile soluzione, una questione religiosa incomprensibile, un luogo affascinante da visitare, l’orizzonte inesplorato della ricerca scientifica, una narrazione fantastica (mystery fiction), un inquietante fenomeno paranormale.

 

Sappiamo che mystérion significa «cosa nascosta, segreta» e che deriva dal verbo mýein, «esser chiuso, serrato». I «misteri», poi, riguardavano le conoscenze dell’universo di alcune dottrine filosofiche e le pratiche occulte dei culti esoterici. Ora, guardando al Nuovo Testamento1 e, in particolare, alle lettere agli Efesini e ai Colossesi, il termine «mistero», affiora in più occasioni: come va inteso? Con una delle sfumature sopraelencate o con nessuna di esse? Per rispondere al quesito circa il senso inteso dall’autore (o autori) delle due lettere, bisogna condurre un’indagine serrata sui testi.



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Titolo: "Il futuro dell'uomo e del mondo. Giudizio, parusia, discesa nel regno della morte, fine della storia"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Tiziano Lorenzin
Pagine:
Ean: 2484300017780
Prezzo: € 2.00

Descrizione:

L’uomo d’oggi è costretto soprattutto dai problemi economici a immergersi nella esistenza di ogni giorno. Il futuro gli sembra oscuro. Nella Scrittura egli può trovare le indicazioni chiare circa la meta verso la quale la sua vita è diretta.



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Titolo: "Dio comunica con noi nel Figlio: per tutti una vita in pienezza (Gv 1,1-18)"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Andrea Albertin
Pagine:
Ean: 2484300018510
Prezzo: € 2.00

Descrizione:

Il Dio inaccessibile ha scelto di parlare e di comunicarsi all’essere umano attraverso Gesù. Il suo “dirsi” suscita sovrabbondanza di vita per chi l’accoglie nella fede.

 

Il prologo del quarto Vangelo vanta il merito di essere uno dei testi biblici che maggiormente attira l’attenzione degli specialisti. Il ritmo poetico dei versetti, interrotti da alcuni passaggi in prosa (Gv 1,6-8.15), i “salti” di idee espresse con un linguaggio non omogeneo, l’ipotesi di un inno precedente rielaborato dall’evangelista sono dati che segnalano la complessità del brano e, di conseguenza, danno filo da torcere in vista di un’adeguata interpretazione.

 

A livello letterario, il prologo non anticipa gli argomenti principali del racconto evangelico, né contiene il primo episodio della vita di Gesù. La sua funzione, piuttosto, consiste nell’offrire al lettore le coordinate fondamentali entro cui la storia deve essere compresa, evidenziando la posta in gioco e il significato della narrazione che prenderà il via. Come si evince dall’analisi, l’idea di «rivelazione» funge da perno del nostro brano e dell’intero quarto Vangelo.



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Titolo: "In principio: dall'eternità alla storia"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Annalisa Guida
Pagine:
Ean: 2484300016851
Prezzo: € 2.00

Descrizione:

Iniziare la lettura di 1Giovanni è un po’ come rimettersi ad ascoltare il Vangelo di Giovanni e in particolare il suo prologo, ma apparentemente “riveduto e semplificato” per un uditorio più familiare, con un tono meno poetico e più esperienziale. Anzi, potrebbe addirittura sembrare che 1Giovanni sia una sorta di omelia composta a partire dal prologo giovanneo, oppure che il secondo sia una riscrittura poetica e altamente simbolica della prima.Comunque ci si decida, fatto sta che la vicinanza tra i due testi e l’effetto riecheggiante che il lettore di entrambi non può non percepire impongono di supporre una stretta affinità di composizione e di riflessione teologica, sebbene con alcuni distinguo. Il lessico e i simboli condivisi, infatti, pur tanto vicini e in taluni casi addirittura identici, riflettono usi e referenti talvolta differenti, al punto tale che è stata da sempre molto discussa la datazione relativa dei due testi, non mancando addirittura chi attribuirebbe alla 1Giovanni un carattere finanche più “primitivo” di quello del Vangelo.



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Titolo: "I cristiani dell'ultima ora, tra amore del Padre e desideri del mondo (1Gv 2,7-28)"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Davide Arcangeli
Pagine:
Ean: 2484300016875
Prezzo: € 2.00

Descrizione:

La prima lettera di Giovanni presenta uno sviluppo argomentativo complesso, in cui i temi principali vengono circolarmente recuperati e approfonditi. Ad esempio, il tema dell’amore, centrale in 2,15-17, viene successivamente ripreso in 3,11-24 e in 4,7-5,4a; il tema dell’unzione in relazione a Cristo e all’anticristo, presente in 2,18-27, ritorna in 4,1-6 a riguardo del discernimento dello Spirito e in 5,4b-12 a riguardo della fede nel figlio di Dio.Non è impresa semplice individuare e isolare le sezioni di questa lettera, dal momento che il flusso argomentativo è continuo. Ci sono stati infatti diversi tentativi, che partono o dall’analisi retorica classica (Giurisato) o, più recentemente, dall’analisi retorica semitica (Oniszczuk), ma nessuno di questi si è imposto tra gli studiosi.Proprio i versetti che esamineremo nel dettaglio (2,15-17) sollevano molti dubbi e questioni circa la loro appartenenza alla sezione che precede (1,5-2,11). Infatti la contrapposizione della luce e delle tenebre, introdotta in 1,5 viene mantenuta solo fino a 2,11 e viene sostituita in 2,15-17 dalla contrapposizione tra mondo e Padre. Nei vv. 12-15a si trova invece un’esortazione rivolta ai padri, ai figli e ai giovani.



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Titolo: "«Alla signora eletta». Leggere 2Giovanni in prospettiva ecumenica"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Serena Noceti
Pagine:
Ean: 2484300016905
Prezzo: € 2.00

Descrizione:

Il 21 novembre 1964 veniva solennemente promulgato il Decreto Unitatis redintegratio (UR): il Concilio Vaticano II dichiarava con questo documento la sua volontà di partecipare a quel cammino ecumenico cominciato all’inizio del Novecento, che vedeva coinvolte Chiese protestanti e ortodosse, e indicava le motivazioni, i principi, le forme che riteneva essenziali per un dialogo fecondo in vista dell’unità piena e visibile dei cristiani e delle Chiese.



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Titolo: "Dio è luce: camminiamo nella luce (1Gv 1,5-3,10)"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Matteo Fossati
Pagine:
Ean: 2484300016868
Prezzo: € 2.00

Descrizione:

Nella prima lettera di Giovanni sono molti gli indizi che rivelano la preoccupazione dell’autore per una crisi interna alla comunità alla quale si sta rivolgendo. Egli parla della presenza di «molti anticristi» usciti dalle fila dei propri seguaci (1Gv 2,18-19), «falsi profeti» (4,1) che ingannano i credenti (2,26; 3,7) predicando dottrine mendaci, non conformi a quanto le vere guide della comunità giovannea hanno ricevuto – attraverso la predicazione del discepolo amato – «da principio» (1,1; 2,7.24; 3,11), ossia da Gesù stesso (cf. 1,5; 2,18.25.27; 3,23).



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