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Ebook - Ebook - Riviste



Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023002
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale

2 G. Ambrosio

Diocesi senza parrocchie?

Studi

6 S. Noceti

«Vino nuovo in otri nuovi»

14 D. Vitali

Laici e ministerialità liturgica

20 D. Gianotti

Assemblee domenicali

in assenza del presbitero

24 M. Baldacci

Il segno - assemblea

alla prova della contemporaneità

Esperienze

30 D. Pesenti

Le équipe liturgiche

nelle diocesi svizzere

34 S. Guiziou

La formazione dei laici

per celebrare i funerali

e un Pardon bretone

Formazione

37 P. Bignardi

Laici nella Chiesa

41 F. Feliziani Kannheiser – M. Roselli

L’alfabeto della preghiera: Il pane

Sussidi e testi

48 P. Chiaramello

Liturgia festiva della parola di Dio

Chiese della riforma

57 A. Zell

«Ciascuno metta il dono ricevuto

a servizio degli altri»

Chiese ortodosse

61 A. Dobos

Assemblee di fedeli senza presbitero

nelle chiese ortodosse

Cronaca

65 G. Tornambé

Abitare – Celebrare – Trasformare

Segnalazioni

_______________________________________

Gianni Ambrosio

Diocesi senza parrocchie?

1. Parrocchia: un solo termine

per realtà diverse

Molti anni fa, quando ero studente

a Parigi, la parrocchia che mi ospitava

aveva più di 42.000 abitanti. Quando

sono rientrato in Italia, insieme all’insegnamento

e altre occupazioni pastorali,

divenni parroco di una parrocchia

di un centinaio. Poi andai parroco in

centro città: la parrocchia era di circa

1.000 abitanti ed era frequentata da

molte persone che non risiedevano nel

territorio parrocchiale.

I pochi cenni personali evidenziano

ciò che sappiamo: il termine ‘parrocchia’

vale per realtà molto diverse.

Una varietà dovuta alla storia, alla geografia,

al tipo di attività prevalente,

in particolare alla capacità della parrocchia

di adattarsi e di trasformarsi.

Con lo stesso termine, si denominano

enti assai diversi, ma ogni singola parrocchia

ha la sua personalità giuridica

pubblica, con la propria iscrizione nel

registro delle persone giuridiche e con

il proprio parroco, in qualità di legale
rappresentante. È evidente la tensione

del dispositivo canonico fra l’immagine

tridentina della parrocchia e la sua

figura comunitaria: «Una comunità di

fedeli che viene costituita» nella diocesi,

recita il Codice di Diritto Canonico

(can. 515). Comunque, la parrocchia,

sorta più dalla vita che dai decreti, è

sempre rimasta in piedi nonostante le

molte crisi e i diversi annunci della sua

morte. Ed è sempre stata legata al territorio,

vicina ai cristiani di quel luogo.

2. Flessibilità e adattabilità

La flessibilità e adattabilità della

parrocchia non è solo una sua caratteristica

fondamentale, ma è anche la

sua risorsa. In un certo senso, la parrocchia

riconosce di essere ‘pellegrina’,

vicina alla ‘casa’ dei cristiani che sono

in cammino verso la ‘casa’ definitiva.

Questo dinamismo è la forza di questa

presenza ecclesiale nel territorio.

Papa Francesco lo sottolinea: «La

parrocchia non è una struttura caduca;
proprio perché ha una grande plasticità,

può assumere forme molto diverse

che richiedono la docilità e la creatività

missionaria del pastore e della comunità.

Sebbene certamente non sia l’unica

istituzione evangelizzatrice, se è

capace di riformarsi e adattarsi costantemente,

continuerà ad essere la chiesa

stessa che vive in mezzo alle case

dei suoi figli e delle sue figlie» (Evangelii

gaudium 28, in EV 29, 2134).

Il ‘riunirsi cristiano’ ha conosciuto

e conosce espressioni differenti lungo

la storia. Tuttavia con una stessa definizione

e con una identica normativa

si caratterizza l’aggregazione del ‘noi’

cristiano in una forma che intreccia la

missione e la realtà locale.

3. Parrocchia e assetto

territoriale diocesano

Facendo leva sulla capacità adattiva

della parrocchia, l’assetto territoriale è

stato oggetto di un esercizio di discernimento

teologico-pastorale che ha

favorito la ricomposizione dei luoghi

di aggregazione dei cristiani. La ridefinizione

del ‘noi’ ecclesiale ha mirato a

configurare diversamente l’assetto territoriale

diocesano: si va dalle unità pastorali,

alle nuove parrocchie, alle comunità

pastorali. Il riassetto ha cercato

innanzitutto di favorire la relazione, la

collaborazione e la cooperazione tra

comunità parrocchiali vicine. Inoltre si

è fatta emergere quella ministerialità

diffusa e concreta, spesso già in atto,

mettendo insieme le diverse risorse di

ogni comunità.

Infine ogni realtà parrocchiale è

stata sospinta ad esprimere la corresponsabilità

dei fedeli laici, chiamati a

dare continuità alla vita della propria

comunità, naturalmente lavorando insieme

alle comunità vicine.

Le motivazioni di questi tentativi,

già fatti o in corso, possono essere sintetizzate

in due istanze: da un lato, vi

è l’istanza pastorale, l’esigenza cioè di

incarnarsi nel territorio, abitandolo e

animandolo con l’annuncio e la testimonianza

del vangelo; dall’altro, vi è

l’istanza sociale e culturale che esige

di tener conto della realtà che cambia

profondamente e rapidamente.

Il significato stesso del territorio

è cambiato: non esiste più ‘la’ parrocchia

com’era intesa e vissuta un

tempo, con i suoi confini e le sue tradizioni,

con la sua chiesa, il suo prete

e i suoi beni.

4. Il cammino fatto

è sufficiente?

Ci si chiede se il cammino attuato

sia sufficiente per le esigenze pastorali

odierne, tenendo conto di tutti i dati

in gioco, dalla riduzione drastica dei

sacerdoti alla diminuzione altrettanto

drastica della popolazione, soprattutto

– ma non solo – in contesti collinari

o montani, come anche dei processi

culturali in corso.

Se la parrocchia è stata capace di

reagire alle sopravvenienti situazioni

critiche con ripetuti adattamenti, sarà

in grado di superare quella che è stata

definita «la fine della civiltà parrocchiale

»?

Il cambiamento che è avvenuto

e sta avvenendo sotto i nostri occhi

pare risultare – a noi, che lo stiamo
vivendo – assai più problematico dei

molti cambiamenti avvenuti nel passato,

forse non meno problematici per

chi li ha vissuti. In ogni caso, anche

rispetto alla questione della parrocchia,

vale l’affermazione molto cara

a papa Francesco, espressa anche nel

novembre 2015 durante il Convegno

ecclesiale di Firenze: «Si può dire che

oggi non viviamo un’epoca di cambiamento

quanto un cambiamento d’epoca.

Le situazioni che viviamo oggi

pongono dunque sfide nuove che per

noi a volte sono persino difficili da

comprendere».

5. Ricalibrare solo

le piccole parrocchie

o ‘la’ parrocchia?

Il discernimento della pratica pastorale

rispetto alle nuove sfide è in

atto da tempo nella nostra realtà italiana.

Ma si può dire che i diversi risvolti

del ‘cambiamento d’epoca’ siano

effettivamente considerati? Si può

ritenere che una qualche riscrittura

della parrocchia, anche sotto il profilo

giuridico, sia stata pensata, non solo in

rapporto alle piccole parrocchie, ma a

ogni parrocchia? Occorre riconoscere

che le realizzazioni attuate, spesso anche

coraggiose, sono ancora tentativi

embrionali.

La forza di una ecclesiologia di

comunione ha fornito le giuste motivazioni

per riformulare non solo

l’organizzazione parrocchiale, ma

l’idea stessa dell’istituzione parrocchiale.

Tuttavia sorge l’interrogativo:

nonostante le correzioni di rotta e

gli ampliamenti del ‘noi’, nonostante

l’appello alla corresponsabilità dei fedeli

laici, quel ‘cambiamento d’epoca’

di cui parla papa Francesco non dovrebbe

comportare una fuori-uscita

dal ‘paradigma clericale’, sotteso al

modello parrocchiale?

Più semplicemente: una certa fissazione

sulle problematiche di vita interna

della chiesa non suscita qualche

perplessità? È certamente doverosa

la riorganizzazione delle risorse sia

umane sia culturali e finanziarie, ma

essa appare limitata e insufficiente.

L’esempio concreto viene dalla mia

diocesi di Piacenza-Bobbio. Con fatica,

si sta cercando di accorpare alle

parrocchie più consistenti quelle che

sono quasi prive di vita comunitaria e

spesso anche della celebrazione festiva.

Si cerca anche di unificare alcune

unità pastorali, oggi già insufficienti.

Soprattutto si cerca di favorire la

convergenza pastorale verso un punto

unitario (un ‘centro’, di solito il comune)

che, all’insegna delle antiche

pievi, sia il punto di riferimento e di

convergenza attorno cui costruire la

vita ecclesiale, senza dimenticare le

parrocchie più piccole.

Insieme a papa Francesco, con onestà

«dobbiamo riconoscere che l’appello

alla revisione e al rinnovamento

delle parrocchie non ha ancora dato

sufficienti frutti perché siano ancora

più vicine alla gente, e siano ambiti di

comunione viva e di partecipazione,

e si orientino completamente verso

la missione» (Evangelii gaudium 28,

in EV 29, 2134). Certamente occorre

attendere i frutti con fiducia e con speranza.

Il pellegrino deve tendere verso

la meta senza soffermarsi troppo sulle

difficoltà che il cammino stesso com
porta. Il recupero della dimensione

pellegrinante delle parrocchie aiuterà

ad alleggerire il bagaglio.

L’istanza missionaria della chiesa –

e dunque delle comunità parrocchiali

in uscita – aiuterà a riscoprire ciò che

è fondamentale per non distrarci in

questioni secondarie. Sempre riconoscendo

che non si dà conversione

pastorale e riforma, se non vi è la

conversione sia personale sia comunitaria.

6. Verso nuove modalità

di appartenenza ecclesiale?

L’azione pastorale che realizza qui

e ora il progetto di Dio nella storia

personale e collettiva ha bisogno di

una riflessione saggia e coraggiosa per

rivedere i limiti del ‘noi’ nella forma

parrocchiale. Occorre superare diversi

ostacoli e aiutare la comunità parrocchiale

a svolgere la missione che finora

ha saputo svolgere.

Da tempo ci s’interroga se l’indubbia

‘crisi’ della parrocchia non sia, almeno

per molti aspetti, il riverbero

concreto della ‘crisi’ del cristianesimo

nella nostra società. Nello stesso tempo

alcuni si chiedono, rovesciando la

prospettiva, se la ‘crisi’ del cristianesimo

non sia anche dovuta alla poca

attenzione della parrocchia (e della

chiesa) al rapporto tra vita cristiana e

territorio/spazio pubblico.

Il contesto odierno è diverso da

quello che in altri tempi ha propiziato

lo strutturarsi del ‘noi’ cristiano in

forma parrocchiale. I due interrogativi,

però, si intrecciano e invitano a tenere

insieme i molti aspetti della stessa

questione. Se risulta difficile rendere

praticabile la forma comunitaria della

fede cristiana in una realtà segnata dal

forte individualismo, appare urgente

riconsiderare seriamente tutta l’importanza

dell’appartenenza alla comunità

ecclesiale nel favorire l’identità

cristiana e contrastare la diffusa crisi

della fede.



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023019
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

PERSONAGGI DEL NUOVO TESTAMENTO

4. MARIA E GIUSEPPE

 

Editoriale

Dionisio Candido 

MARIA E GIUSEPPE: 

UNA COPPIA TRA DAVIDE E GESÙ 

 

Guido Benzi 

LE VOCAZIONI DI GIUSEPPE E MARIA: 

MT 1,18-25 E LC 1,26-38 

 

Benedetta Rossi 

MARIA E GIUSEPPE 

NELLA RETE DELLE RELAZIONI 

 

Annalisa Guida 

I VOLTI DI MARIA 

NEL NUOVO TESTAMENTO 

 

Dionisio Candido 

MARIA E GIUSEPPE DOPO LA BIBBIA. 

TAPPE DI UNA STORIA DEGLI EFFETTI 

 

Annalisa Guida 

SULLA SOGLIA, 

CON CORAGGIO E CON CURA: 

LE FIGURE DI MARIA E GIUSEPPE 

 

Valentino Bulgarelli

MARIA E GIUSEPPE: 

UNA FAMIGLIA IN DISCERNIMENTO 

PER SAPERNE DI PIÙ 

 

Marcello Panzanini 

«Chi ascolta la Parola, genera il Cristo» 

 

MEN AT WORK 

Valeria Poletti 

Genitori 

 

APOSTOLATO BIBLICO 

Andrea Albertin 

L’Apostolato biblico nella diocesi di Padova 

 

LA BIBBIA NELLA RIFORMA 

Mara La Posta 

Authorized Version o King James Version (anno 1611) 

VETRINA BIBLICA 

 

ARTE

Marcello Panzanini 

La Madre non ci abbandona mai. 

La Madonna del parto di Piero della Francesca

_________________________________________________

EDITORIALE

 

Maria e Giuseppe, i genitori di Gesù, sono

i due personaggi di cui ci occuperemo

in questo nostro fascicolo di Parole

di Vita. Sono due persone fondamentali

per la vita di Gesù e dunque anche della chiesa, eppure

il Nuovo Testamento parla molto poco di loro;

la tradizione della chiesa invece, dagli scritti apocrifi

fino alla teologia, si è interessata a loro in maniera

più ampia. Ancora più del solito, dunque, dovremo

fare qualche escursione fuori dagli scritti canonici.

Come ormai d’abitudine, un primo articolo pone

le basi su cui poi costruire; ci offre alcuni punti

di riferimento per fare la conoscenza di questa “strana

coppia”, che nel nostro percorso biennale (personaggi

dell’Antico e personaggi del Nuovo Testamento)

è posta in parallelo con il grande re Davide, di cui

Giuseppe è discendente (Dionisio Candido). È specialmente

nei “vangeli dell’infanzia” di Gesù, cioè nei primi

due capitoli di Matteo e di Luca, che Maria e Giuseppe

occupano un certo spazio. Noi ci soffermeremo

in modo particolare sui due racconti di “vocazione”,

quando l’angelo viene da parte di Dio con un messaggio

sia per Maria che per Giuseppe; entrambi, alla

fine, sono chiamati a donare un grembo, una casa

al Figlio di Dio. Questa è la vocazione che li accomuna,

al di là delle differenze che ci sono tra i due

(Guido Benzi). Rimaniamo in scia con questa riflessione

se guardiamo alle relazioni che hanno con gli

altri personaggi dei vangeli; gli evangelisti sono stati

assai discreti a tale proposito, perché la relazione più

importante – sulla quale insistono i loro racconti – è

quella con Gesù e il mistero del suo essere figlio loro

e di Dio (Benedetta Rossi). In particolare, a tale proposito,

il Nuovo Testamento mette a fuoco il ruolo

avuto da Maria. Scavando in profondità ci accorgeremo

che non c’è uniformità tra i vari scritti del Nuovo

Testamento, ma una traiettoria è riconoscibile, sintomo

di una riflessione sbocciata nelle prime comunità

cristiane a proposito del ruolo di Maria nella storia

della salvezza (Annalisa Guida).

Finora siamo rimasti entro i confini degli scritti

canonici; un articolo intero sarà dedicato alla risonanza

che Maria e Giuseppe hanno avuto oltre il

Nuovo Testamento, dai vangeli apocrifi al Vaticano

II (Dionisio Candido).

I due ultimi articoli, prima delle rubriche, ci offrono

alcuni spunti di sintesi. Da un lato guardere-

mo a come sono costruiti narrativamente i due personaggi:

sulla soglia tra Antico e Nuovo, vivono il coraggio

di chi non abbandona anche nella difficoltà,

esprimono la cura che fa crescere e diventare adulti.

Sono dei veri genitori (Annalisa Guida)! Non modelli

ideali da incorniciare e guardare con nostalgia; ma

persone capaci nella realtà della vita familiare di fare

discernimento, per scoprire e custodire la presenza

del Dio con noi (Valentino Bulgarelli).

Le rubriche, ciascuna dal proprio punto di vista,

riprendono molti di questi temi. I Sermoni mariani di

Guerrico d’Igny, per esempio, mettono in luce come

chi ascolta la parola di Dio genera il Cristo, perché

giunge a «concepire dentro l’utero del cuore» (Marcello

Panzanini). “Men at work” ci regala una riflessione-

racconto di come può essere avere un figlio reale

e non immaginato, un figlio che non avrà di sicuro

la vita perfetta che madri e padri desiderano per i

propri ragazzi eppure sarà sempre amato, anche nella

sua incomprensibilità (Valeria Poletti). “La Bibbia

nella Riforma” ci racconta il percorso complicato attraverso

il quale si è giunti alla Authorized Version (o

King James Version), una traduzione ufficiale in inglese

della Bibbia per le comunità della Riforma; anche

in questo caso ci si deve incontrare-scontrare con una

realtà più complicata delle belle idee di partenza (Mara

La Posta). L’“Apostolato biblico” porta l’esperienza

della diocesi di Padova. L’inserto staccabile continua

con una riflessione sul ruolo che la Bibbia può

avere nella scuola: quando diciamo che è importante

che la Bibbia ci sia, non è scontato che intendiamo

la stessa cosa… (Marco Tibaldi).

Come congedo riprenderemo l’immagine di copertina,

la celebre Madonna del parto di Piero della

Francesca. Originariamente il dipinto doveva stare in

un cimitero: la Madre, raffigurata nell’atto di guardare

in basso, verso la bara, garantisce fino alla fine

la sua presenza (Marcello Panzanini). Il nostro augurio

è che queste pagine siano non solo uno strumento

per conoscere meglio Maria e Giuseppe, ma anche

un invito discreto a lasciarsi accompagnare da coloro

che hanno saputo aver cura di Gesù.

Carlo Broccardo



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Titolo: "Archivum Franciscanum Historicum"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022906
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

INDEX

 

1517 • 2017

familia franciscana inter reformas et reformationem (continuabitur)

LUDOVIC VIALLET. – 1517, l’année des brisures. Franciscanisme, luthé -

risme, évangélisme à l’âge des réformes

PACIFICO SELLA, oFM. – alcuni documenti inediti riguardanti il capitolo

“generalissimo” di Roma del 1517

ADAM MCZKA, oFMconv. – i frati Minori conventuali in Polonia prima

e dopo la scissione del 1517

JOHANNES K. SCHLAGETER, oFM. – oberdeutsche Franziskaner in der

frühen reformatorischen Bewegung

 

Discussiones et documenta

PAUL BÖSCH. – die Vita brevior und drei verslegenden als Spiegel verschollener

Franziskus-viten

ANTONIO MURSIA. – il convento di S. Maria di gesù di adernò dei frati

Minori osservanti e i lavori del suo ampliamento (1593-1631)

CAROLINE GALLAND - PieRRe MoRacchini. – Le Mortuologe de la province

Saint-denys des récollets (xviie siècle) (à suivre)

 

Summaria

Recensiones

MOLINA PARRA, NÉSTOR BERNARDO, oFMcap. – el reino de dios en el

pensamiento eclesiológico y escatológico de San Francisco de asís,

según sus escritos y las fuentes hagiográficas de los siglos xiiixiv.

– (Rafael Sanz)

HEINRICH VON AVRANCHES. – die verslegende vom heiligen Franziskus

(Legenda sancti Francisci versificata). – (Florian Mair)

Sedda, FiLiPPo (a cura). – Franciscus Liturgicus. editio fontium saeculi

xiii. – (Johannes Schneider)

Works of St. Bonaventure. commentary on the Sentences: Sacraments. –

(Johannes B. Freyer)

JOHN DUNS SCOTUS. – the Report of the Paris Lecture, Reportatio iv-a.

Latin text and english translation. – (Michael Robson)

ROMANO, MARTA M.M. (a cura). – il Lullismo in italia: itinerario storico-

critico. – (coralba colomba)

LARA, JAIME. – Birdman of assisi: art and the apocalyptic in the colonial

andes. – (Francisco Morales)

ANDERSEN, CLAUSA. – Metaphysik im Barockscotismus. untersuchungen

zum Metaphysikwerk des Bartholomaeus Mastrius. – (thomas

Marschler

MILANESI, MARICA. – vincenzo coronelli cosmographer (1650-1718). –

(giuseppe Buffon)

ZWINGLER, IRMGARD ELISABETH. – zwischen ordensdisziplin und Selbstbehauptung.

der Fall der Münchener klarissin Magdalena Paumann

(1734-1778). – (gisela Fleckenstein)

PIERACCINI, PAOLO. – Padre girolamo golubovich (1865-1941): l’attività

scientifica, il diario e altri documenti inediti. – (giuseppe Buffon)

 

Notae bibliographicae

Libri ad nos missi



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Titolo: "il convento di S. Maria di Gesù di Adernò dei frati Minori osservanti e i lavori del suo ampliamento (1593-1631) (pp. 195-213)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Antonio Mursia
Pagine:
Ean: 2484300022937
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Abstract

The present contribution aims at throwing light on the refurbishment and extension of the Observant friary complex S. Maria di Gesù at Adrano (the ancient Adernò, Sicily), which occurred between 1593 and 1631. In order to better explain the reasons that led the friars to undertake these works, the introduction recalls the spread of the Observant movement in Sicily, the foundation of the Adernò friary in 1466 and the urban restyling of this Etnean town, between the 16th and 17th centuries. The construction work in the church and friary of S. Maria di Gesù can be explored thanks to unpublished records conserved in the Catania State Archives.



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Titolo: "Alcuni documenti inediti riguardanti il capitolo generalissimo di Roma del 1517 (pp. 29-40)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Pacifico Sella, OFM
Pagine:
Ean: 2484300022968
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Abstract

The capitulum generalissimum of 1517, attended by both the Conventuals and the Franciscan Reform branches, led to an institutional split and the creation of the independent Franciscan Order de regulari observantia. The article explores and publishes the correspondence of two ambassadors who reported their observations on the chapter negotiations back home to the Republic of Venice and the Duchy of Ferrara. Another letter published here was written by Cristoforo Numai, the newly elected Observant Minister General and Cardinal, and addressed to his sponsor, the Marquis of Mantua. This correspondence could serve as an incentive to explore new sources to help shed more light on this major event in Franciscan history.  



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Titolo: "1517, lannée des brisures. Franciscanisme, luthé - risme, évangélisme à lâge des réformes (pp. 9-28)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Ludovic Viallet
Pagine:
Ean: 2484300022975
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Abstract

This essay highlights some of the factual and motivational affinities between the Reform initiated by Martin Luther and the Franciscan reform movement. In this light, the opposition of the Franciscan reformers sub ministris in France and in Germany (mainly Coletans and Martinians) against the pressure exercised by the Italian Observants sub vicariis, can be considered as an expression of a more general reserve against a centralized Roman catholicity and papal supremacy. This ultramontane Franciscan concern was partly shared by the national and local political powers and fell on fertile ground among Protestant thinkers. 



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Titolo: "I frati Minori conventuali in Polonia prima e dopo la scissione del 1517 (pp. 41-74)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Adam Mczka, OFMconv
Pagine:
Ean: 2484300022951
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Abstract

The urgent need for reform made the Polish Conventual friars take action before and especially after 1517. The protagonists to initiate and promote the needed reforms were three Italian provincials of the Polish province in the first half of the 16th century: Alberto Fantini, Marco Turri and Franceso Lismanini. As the author of this article shows, Franciscan reform was implemented thanks to a dense network of ecclesial, diplomatic, academic and institutional relationships which led the Conventuals to represent a valid alternative to the rise and affirmation of the Franciscan Observance in Poland. All this did not happen without serious clashes between the two institutional expressions of Franciscanism, clashes which the norms issued by both Order and Papacy only partially managed to contain.



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Titolo: "Die Vita brevior und drei Verslegenden als Spiegel verschollener Franziskus-Viten (pp. 125-194)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Paul Bösch
Pagine:
Ean: 2484300022944
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Abstract

The author analyzes four 13th-century Lives of St Francis which explicitly claim to have as their source the Vita which was written by Thomas of Celano and approved by Pope Gregory IX. He includes the recently found Vita brevior, two legends in Old French verse, and, finally, the Middle High German life written by Lambert of Ratisbon. The article tries to establish a genealogical tree of the oldest Lives of St Francis by examining more than 300 small text units. As a result, the hagiographical development after the canonization of 1228 seems to have been longer and more complex than has been presumed. According to the author, the source for the Vita brevior must have been a provisional version of the Vita beati Francisci, this latter having been completed only after 1232.



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Titolo: "Oberdeutsche Franziskaner in der frühen reformatorischen Bewegung (pp. 75-124)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Johannes K. Schlageter, OFM
Pagine:
Ean: 2484300022920
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Abstract

Within the Upper German Franciscan Province, several friars responded positively to the ideas of the early Reformation and finally left the Order. The article focusses on the 1520s as a decade of transition and presents the life and literary production of John Eberlin of Günzburg, Henry of Kettenbach, John Rott and Conrad Pellikan. The chronicle written by the latter is particularly apt to witness to the personal struggles these friars went through as they first tried to integrate the theology and mindset of the Reformers into their own Franciscan horizon, before they finally left behind their former religious life and eventually became the vanguard of anti-Franciscan polemics.




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Titolo: "Servizio della Parola - n. 487"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022821
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

RUBRICA

PER COMUNICARE MEGLIO

35. I casi difficili/4. Parlare di soldi (Roberto Laurita)

 

DOSSIER

LE NOSTRE GRANDI PAROLE

70 Umiltà

1. Umiltà: il significato nell’uso comune e nel linguaggio

della fede (Valeria Boldini)

2. L’umiltà negli insegnamenti dei Libri sapienziali

(Flavio Dalla Vecchia)

3. L’umiltà come virtù e come valore (Giuseppina De Simone)

4. Umiltà: indicazioni per la predicazione (Chino Biscontin)

5. Umiltà: breve antologia di testi

(Benedettine del Monastero «Mater Ecclesiae»)

 

SUSSIDIO

Una celebrazione per la conclusione dell’anno scolastico

(Roberto Laurita)

 

PREPARARE LA MESSA

Dalla solennità della SS. Trinità alla 16ª domenica del Tempo ordinario

Santissima Trinità (Gabriele Corini, Alessandro Ghersi)

SS. Corpo e Sangue di Cristo (Gabriele Corini, Alessandro Ghersi)

12ª domenica ordinaria (Gabriele Corini, Gianni Colzani, Fabio Trudu)

13ª domenica ordinaria (Gabriele Corini, Ina Siviglia, Fabio Trudu)

14ª domenica ordinaria (Gabriele Corini, Giuseppe Sovernigo,Fabio Trudu)

15ª domenica ordinaria (Gabriele Corini, Mario Torcivia, Vittorio Brunello)

16ª domenica ordinaria (Gabriele Corini, Giancarlo Bruni, Vittorio Brunello)



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022838
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Per una liturgia che includa, senza smarrirsi

Una riscrittura del concilio

Si può individuare chiaramente che cosa è chiesto al linguaggio liturgico oggi? E il magistero, a quale discernimento chiama? Papa Francesco ha ribadito a più riprese e con grande chiarezza che, se un centro strategico si deve individuare nel progetto del suo ponti_cato, questo è senza dubbio in Evangelii gaudium (= EG). Così si è espresso parlando ai Gesuiti nell’ottobre 20161:

 «Vi raccomando l’Evangelii gaudium, che è una cornice. Non è originale, su questo voglio essere molto chiaro.

Mette insieme l’Evangelii nuntiandi e il documento di Aparecida. Pur essendo venuta dopo il Sinodo sull’evangelizzazione, la forza dell’Evangelii gaudium è stata di riprendere quei due documenti e di rinfrescarli per tornare a offrirli su un piatto nuovo. L’Evangelii gaudium è la cornice apostolica della chiesa di oggi. […] Credo che l’Evangelii gaudium vada

approfondita, che ci si debba lavorare nei gruppi di laici, di sacerdoti, nei seminari, perché è l’ariavangelizzatrice che oggi la chiesa vuole avere. Su questo bisogna andare avanti. Non è qualcosa di concluso, come se dicessimo: è andata, ora tocca a Laudato si’. E poi: è andata, adesso c’è Amoris laetitia…».

Evangelii gaudium è dunque la cornice. Le tele si succedono (sia le maggiori, sia gli altri atti e prese di posizione), ma il contesto che le sorregge è questo corposo documento che rilegge l’intera vita ecclesiale con l’ottica della missione. Secondo l’interessante lettura che ne offre Theobald2, EG sarebbe una riscrittura libera e originale del concilio, fatta non da uno dei padri, ma da uno dei _gli del Vaticano II. Questa è l’ipotesi: vista la distanza dal concilio, e la prospettiva di non celebrare un Vaticano III, pare urgente una ripresa stilistica, preparata da Paolo VI, rimasta in latenza per un tempo più preoccupato dell’ossatura dottrinale. EG non è chiaramente un testo dedicato alla liturgica: è notevole che l’unica costituzione conciliare non citata sia Sacrosanctum concilium. Nel progetto di rinnovamento missionario però diventa molto esplicito cosa si chiede al celebrare della chiesa. Nel noto passaggio del n. 24, le azioni ecclesiali (prendere l’iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, frutti_care, festeggiare) culminano nella liturgia:

«La comunità evangelizzatrice gioiosa sa sempre ‘festeggiare’. Celebra e festeggia ogni piccola vittoria, ogni passo avanti  ell’evangelizzazione. L’evangelizzazione gioiosa si fa bellezza nella liturgia in mezzo all’esigenza quotidiana di far progredire il bene. La chiesa evangelizza e si evangelizza con la bellezza della liturgia, la quale è anche celebrazione dell’attività  vangelizzatrice e fonte di un rinnovato impulso a donarsi».

Nel cap. III su «L’annuncio del vangelo », una parte considerevole delle proposte di vita per il popolo di Dio, in [...]



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022845
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Giovanni Battista è il terzo personaggio del

Nuovo Testamento che andiamo a conoscere

meglio, nelle pagine della nostra rivista.

I primi a parlare di lui sono gli evangelisti,

per cui non abbiamo dubbi a porlo tra i personaggi del

Nuovo Testamento; anche se forse – leggendo attentamente

i nostri articoli – ci faremo l’idea di un uomo che

sta sulla soglia, tra i due Testamenti. Chiude l’Antico e

apre il Nuovo, appartenendo ad entrambi.

Come di consueto dedicheremo il grosso degli articoli

ad approfondire alcuni aspetti che emergono dai

testi che parlano di lui. Anzitutto cerchiamo di capire

quali sono questi testi. Le fonti a cui attingere, per avere

un quadro storico della sua persona e del suo messaggio,

sono i vangeli, gli Atti degli apostoli (per quel che riguarda

i suoi discepoli) e l’opera dello storico ebreo Flavio

Giuseppe, vissuto nel I secolo d.C.; si tratta di testi in

cui aspetti storici, letterari e teologici si intrecciano insieme

(Benedetta Rossi). Qual è il ritratto che ne emerge?

Guardiamo anzitutto a quello che scrivono di lui i

quattro vangeli. Essi lo dipingono come un uomo dai

molti volti e sfaccettature: profeta, precursore, battezzatore,

amico dello sposo… È un ritratto complesso, ma

affascinante (Donatella Scaiola). Mettendo a fuoco il

suo rapporto con l’autorità, lo vediamo come un grande

tra i grandi; l’opinione pubblica aveva un’alta considerazione

di lui, perché era capace di parlare agli uomini

del suo tempo – di ogni status e credo – lasciando

un segno nel contesto palestinese del I secolo d.C. Non

ha avuto paura di ergersi come coscienza critica, fedele

alla verità anche quando il rischio era elevato (Sebastiano

Pinto). Il suo rapporto con Gesù, di cui ci parlano

specialmente i vangeli (difficile da interpretare il cosiddetto

Testimonium flavianum, come vedremo), è diverso

a seconda del testo a cui ci si appella: si va dalla sicurezza

con cui il Battista indica in Gesù l’agnello di Dio

nel Vangelo secondo Giovanni all’incertezza inquieta dei

sinottici. Da come si rapporta a Gesù vediamo anche

qual è la sua idea su Dio e sul suo regno che deve compiersi

(Giulio Michelini).

Non è cosa semplice mettere insieme tutti questi dati

in un ritratto unitario. Giovanni Battista, infatti, è il

personaggio del Nuovo Testamento (escluso Gesù, ovviamente!)

su cui abbiamo il maggior numero di dati

purtroppo si tratta spesso, però, di elementi disparati.

Alla fine chi era? Un profeta esigente, forse anche lontano

da Gesù; oppure un amico attento, tutto proiettato

a suscitare la fede in lui (Annalisa Guida)? Di questi

aspetti, il contributo di rilettura catechetico-spirituale

sottolinea la dimensione profetica, che ci spinge a

rivalutare quel sensus fidelium di cui si parlava molto in

teologia fino a qualche anno fa (Valentino Bulgarelli).

Come si può intuire dalle fonti antiche, Giovanni

Battista era un uomo conosciuto e stimato. E lo è stato

a lungo, nei secoli. Lo mostreranno alcuni contributi

in cui viene esplorata la figura di Giovanni oltre i testi

e le epoche bibliche. Non stupisce che di lui parli

Dante, né che la liturgia vi dedichi ben due feste; magari,

però, non ci aspettavamo che fosse così citato nel

Corano, che ne parla in più di una sura (Guido Benzi).

Un monaco cistercense vissuto a cavallo tra il 1100 e il

1200 vi dedica dei bellissimi sermoni, in cui il Battista

appare come l’esempio che ogni monaco deve seguire

(Marcello Panzanini). Per quel che riguarda l’arte, poi,

c’è solo l’imbarazzo della scelta tra tutte le possibili interpretazioni

di questo o quell’episodio della vita – e ancor

più della morte – di Giovanni; i due che abbiamo scelto

sono un dipinto del Domenichino (che fa da copertina

al fascicolo; Marcello Panzanini nella rubrica “Arte”)

e la “confusione” tra Erodiade, Salomè e Giuditta

in alcune rappresentazioni (c’è chi tende a trasformare

tutte le donne in vampiri affamati di vita, come mostra

Valeria Poletti nella rubrica “Men at work”).

Ci staccheremo per un po’ dalla figura del Battista

in alcune rubriche: “Apostolato biblico” porta la testimonianza

della diocesi di Massa Marittima - Piombino;

“La Bibbia nella Riforma” ci racconta la traduzione

italiana della Bibbia fatta da Giovanni Diodati, esule

a Ginevra ma «di nazione lucchese» (Valdo Bertalot);

“Vetrina biblica” spazia, come di consueto, tra le novità

in libreria; infine l’inserto staccabile “La Bibbia a

scuola”, dopo aver proposto alcuni elementi teorici, offre

un esempio di utilizzo della Scrittura, preso dalla vocazione

di Abramo.

Carlo Broccardo



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 486"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022807
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDICE

PER COMUNICARE MEGLIO

34. I casi difficili/3. Parlare di soldi (Roberto Laurita)

DOSSIER

LE NOSTRE GRANDI PAROLE

69 Memoriale

1. Memoriale: il significato del termine nell’uso comune

e nel linguaggio della fede (Valeria Boldini)

2. Memoriale: il significato nelle Sacre Scritture (Sebastiano Pinto)

3. “Celebrando il memoriale”: analisi del termine “memoriale”

in alcuni testi liturgici (Doriano Locatelli)

4. Memoriale: indicazioni per la predicazione (Chino Biscontin)

5. Memoriale: breve antologia di testi

(Benedettine del Monastero «Mater Ecclesiae»)

SUSSIDIO

Celebrazione dell’Eucaristia di prima comunione.

Suggerimenti e avvertenze (Alberto Carrara)

PREPARARE LA MESSA

Dalla domenica di Pasqua alla domenica di Pentecoste

Domenica di Pasqua (Luigi Nason, Simone Toffolon)

2ª domenica di Pasqua (Luigi Nason, Simone Toffolon)

3ª domenica di Pasqua (Luigi Nason, Simone Toffolon)

4ª domenica di Pasqua (Luigi Nason, Simone Toffolon)

5ª domenica di Pasqua (Luigi Nason, Simone Toffolon)

6ª domenica di Pasqua (Luigi Nason, Simone Toffolon)

Ascensione del Signore (Luigi Nason, Simone Toffolon)

Domenica di Pentecoste (Luigi Nason, Simone Toffolon



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022791
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

EDITORIALE

Fanciulli, famiglia, eucaristia: tre

parole che nella pastorale della chiesa

sono correlate e interdipendenti più di

quanto abitualmente si pensi. La crisi

della famiglia è la crisi della chiesa. Infatti

nel Nuovo Testamento la famiglia

è considerata la «chiesa che si riunisce

nella casa» (cfr. 1 Cor 16,19; Rm 16,5;

Col 14,15). Non solo, ma la famiglia è

anche la prima sede della celebrazione

eucaristica, cioè «della presenza di Cristo

seduto alla stessa mensa» (Amoris

laetitia, n. 15). La famiglia è, pertanto,

pure la prima sede della trasmissione

della fede ai figli, «è il luogo dove i genitori

diventano i primi maestri della fede

per i loro figli» (Amoris laetitia, n. 16).

A questa immagine biblica della famiglia,

cioè a questo progetto di Dio sulla

famiglia che noi siamo chiamati a realizzare,

quale concreta situazione corrisponde?

Ci sembra di parlare di un

altro pianeta. Come la pastorale tiene

veramente presente questo ideale e le

mutate situazioni della nostra società?

Non c’è forse il rischio di esaurire le

energie pastorali delle nostre comunità

nel continuare a proporre con zelo

e tenace insistenza attività e schemi

pastorali che non si armonizzano più

con gli stili di vita, né con i diversi linguaggi

del nostro tempo?

La catechesi ai fanciulli può essere

assunta come una cartina di tornasole

per verificare le contraddizioni dell’odierna

pastorale che dovrebbe tenere

strettamente uniti fanciulli, famiglia

ed eucaristia. Ci si rende sempre

più conto che la tradizionale ‘ora di

catechismo’ settimanale per il completamento

dell’iniziazione cristiana

dei fanciulli e dei ragazzi dai sette ai

quattordici anni, non sembra affatto

produrre i frutti tanto sperati. Da oltre

mezzo secolo ci si lamenta, e con

ragione, che dopo il completamento

dell’iniziazione cristiana i ragazzi,

pienamente ‘introdotti’ nella chiesa,

per la stragrande maggioranza paradossalmente

scompaiono… E con

loro anche quei genitori che durante

gli anni di catechismo si erano resi abbastanza

presenti sia agli incontri di

formazione sia all’assemblea eucaristica

domenicale. Se poi qualche parroco,

con tanto zelo e tanta speranza, ha

pensato di collocare l’ora settimanale

di catechismo la domenica mattina

così da favorire (o costringere?) genitori

e figli a partecipare alla messa

domenicale, sembra che la medicina

sia risultata sovente poco efficace se

non addirittura peggiore della malattia

da curare. Infatti, il catechismo rischia

in tal modo di apparire una specie di

subdolo ricatto. Chi ricorda ancora la

ricorrente esortazione che almeno da

alcuni decenni sollecita una profonda

«conversione pastorale» (cfr. Comunicare

il vangelo in un modo che cambia, n.

46)? Conversione che non può prescindere

dall’esperienza dell’eucaristia

domenicale, vertice di quella liturgia

che è «luogo educativo e rivelativo» della

fede, della chiesa e dell’identità del

cristiano (cfr. ibid., n. 47).

Pertanto, questo numero della nostra

rivista, come mostra la stessa

sequenza degli argomenti affrontati,

pone alcuni interrogativi per orientare

una più radicale riflessione sull’iniziazione

cristiana dei fanciulli a partire

dalla loro progressiva partecipazione

all’assemblea eucaristica domenicale.

L’iniziazione cristiana è fondamentalmente

iniziazione all’eucaristia, come

dimostra l’originaria successione dei

tre sacramenti. Per questo la graduale

e attiva partecipazione dei fanciulli

alla messa è più importante dell’ora di

catechismo. Come attuare questo fondamentale

itinerario di carattere esperienziale?

Non si tratta di cambiare la

messa e tanto meno di infantilizzarla

come purtroppo talvolta succede in

tutta buona fede. Fin dal 1975 la Congregazione

per il culto divino ha emanato

un Direttorio, quale appendice

autorevole del Messale Romano, per la

celebrazione della messa con fanciulli.

In esso si offrono ampie possibilità

di adattamento per quanto riguarda

i testi, i gesti, gli atteggiamenti e gli

elementi visivi. È, tuttavia, opportuno

tenere ben presente che il Direttorio

distingue le messe celebrate nei giorni

feriali, con finalità propedeutiche, dalla

messa domenicale dove i fanciulli,

previamente formati, partecipano insieme

agli adulti alla messa della comunità.

Distinzione di cui non sempre

si è tenuto sufficientemente conto con

il rischio di infantilizzare tutto il rito.

Presentiamo quindi alcune esperienze,

italiane ed estere, per la preparazione

dei fanciulli e dei ragazzi a

un’attiva e consapevole partecipazione

alla messa. Sono tentativi e, come

tali, non privi di aspetti discutibili, ma

che possono suggerire nuove esperienze

in questo settore.

Alcuni interventi allargano lo sguardo

al linguaggio simbolico che non riguarda

solo i fanciulli, ma anche gli

adulti. Siamo proprio sicuri che certi

riti e certi simboli dicano ai cristiani

di oggi quello che dicevano ai cristiani

del primo millennio o dell’epoca barocca?

Da quale età è bene che i fanciulli

prendano parte alla messa con

gli adulti e a quali condizioni? Le problematiche

pastorali che riguardano lo

stretto e inscindibile rapporto tra fanciulli,

famiglia ed eucaristia non sono

presenti solo nel mondo cattolico, ma

anche nelle comunità ortodosse ed

evangeliche come dimostrano le testimonianze

riportate. Come sempre

la nostra rivista, oltre a favorire l’approfondimento

del tema, offre anche

sussidi pratici per cercare di dare una

risposta ai tanti interrogativi. La pastorale

è sempre e fondamentalmente ricerca.

È la dinamica dell’incarnazione.

Silvano Sirboni



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Titolo: "Concilium 2-2017 - La Riforma"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022814
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Editoriale

Il 1517 segna l’inizio della cosiddetta Riforma: il monaco

agostiniano tedesco Martin Lutero pubblica 95 tesi con le

quali intende sollecitare una discussione sull’indulgenza e sul

sacramento della penitenza. Le tesi mostrano che le domande

teologiche di Lutero riguardavano direttamente anche le strutture

del potere ecclesiastico. Infatti, per fermarci soltanto alla

controversia sull’indulgenza: come potrebbe essere annunciata

la libera grazia di Dio nei confronti dell’umana colpa del peccato

se le lettere di indulgenza dovevano essere acquistate, in

modo da aiutare i dignitari ecclesiastici a ripianare dei debiti

finanziari? Ma poi anche: come potrebbe essere coltivata la

parola di Dio in una chiesa in cui il popolo di Dio fosse escluso

dall’interpretazione della sacra Scrittura, della testimonianza

della parola di Dio, e non potesse mai accostarsi alla Bibbia

nella propria madrelingua? Il fatto che i processi avviati su tali

questioni avessero effetti che non si limitarono all’ambito intraecclesiale,

trasformò la Riforma in un evento che ha cambiato

il mondo, dando impulso alla formazione degli stati nazionali,

all’elaborazione di differenti concezioni della separazione

tra stato e chiesa, alla tolleranza religiosa (anche a prezzo di

cruente guerre di religione), al riconoscimento della libertà

dell’individuo.

Rispetto a una lunga tradizione che prevedeva un controprofilo

cattolico e una marcata differenziazione nei confronti

del protestantesimo, il concilio Vaticano II ha rappresentato

una svolta, in quanto con esso si è affermato un approccio

ecumenico e sono state riprese impellenti questioni teologiche

e pratiche che sono comuni a tutte le confessioni cristiane. Se

ne può addirittura ricavare l’impressione che alcune richieste

centrali di Lutero – il primato della parola di Dio, l’accessibilità

alla sacra Scrittura nelle molte lingue del mondo, il sacerdozio

di tutti i fedeli, la concezione del ministero come servizio nella

chiesa, solo per nominarne alcune – siano finalmente entrate

nella chiesa cattolica!

Il presente fascicolo di Concilium si colloca su questa linea

ecumenica e cerca di proseguirla in una prospettiva globale e

inclusiva. I primi tre contributi si occupano della Riforma come

avvenimento storico e ne esaminano le conseguenze. Heinz

Schilling ricolloca il riformatore di Wittenberg nel contesto

storico della sua entrata in scena, in un’epoca di cui si sottolinea

con vigore l’estraneità rispetto all’attuale percezione del

mondo, postmoderna e occidentale. Come conseguenze della

Riforma, Schilling descrive un’antagonizzazione confessionale,

ma così facendo delinea allo stesso tempo lo sviluppo di una

differenziazione religiosa e culturale. Erik Borgman esamina

le ricostruzioni storiche della Riforma e delle sue conseguenze

partendo dall’ambito anglosassone. Egli utilizza questo

passaggio per dischiudere e preparare questioni teologiche

fondamentali che oggi andrebbero ulteriormente elaborate.

Borgman si preoccupa in modo particolare di ricordare i rivoluzionari

radicali che hanno fortemente richiamato l’attenzione

sul problema di un mondo violento e quindi irredento. Daniel

Jeyaraj delinea la storia della missione protestante in India e

con ciò illustra, come esempio di un caso specifico, le conseguenze

della Riforma molto al di là dell’Europa. Jeyaraj pone

un accento particolare sulla storia di un rispettoso rapporto dei

missionari europei con le tradizioni indiane e sulle molteplici

forme dell’inculturazione del cristianesimo nel subcontinente

indiano.

I tre contributi successivi affrontano la teologia di Martin

Lutero. Manuel Santos Noya si dedica ad alcuni versetti

delle lettere di Paolo, nei quali la traduzione tedesca di Lutero

diverge in modo marcato dal testo greco o latino, e collega la

riformulazione alla nuova certezza di Lutero circa il senso più

profondo della Scrittura, ma rimanda anche a possibili problemi

di trasmissione del testo. Lidija Matoševi riprende il tema

dell’indulgenza con un interesse sistematico-teologico. Ella fa

vedere che nella critica di Lutero al sistema delle indulgenze

del suo tempo si possono riscoprire due visioni non negoziabili

della teologia medievale: l’idea della chiesa come una comunione

dei santi e, collegata a questa, la solidarietà con gli uomini

e le donne che vivono veramente in condizioni di indigenza.

Ulrich Duchrow si adopera empaticamente a radicalizzare la

Riforma. Se, attingendo ai vari scritti di Lutero, si raccoglie la

sua radicale critica al primo capitalismo e la si collega alla critica

sociale della Bibbia, si può ottenere una base per una critica

radicale dell’economia in prospettiva protestante, una critica

che è ricca inoltre di collegamenti interreligiosi. In considerazione

dei giudizi distruttivi di Lutero su ebrei e musulmani è

indispensabile invece operare una critica radicale dello stesso

riformatore.

Le chiese luterane di tutto il mondo sono unite nella Federazione

luterana mondiale. L’attuale presidente della FLM, il

vescovo Munib Younan, descrive questa comunione di chiese

nelle sue strutture fondamentali, presenta le sfide attuali e,

in particolare, prende posizione sul problema della rilevanza

che può spettare anche per il futuro alla differenziazione del

cristianesimo nelle sue diverse confessioni. Come aspetto

centrale della realizzazione della giustizia che deriva dalla

giustificazione per la fede, egli cita la giustizia di genere e

il documento programmatico della FLM emanato su questo

tema nel 2015. Vi si ricollega il contributo di Elaine Neuenfeldt,

la quale presenta i primi risultati di una ricerca che la

FLM ha compiuto nel 2015/16 tra le sue chiese membri e nella

quale è stata affrontata la questione dell’inclusione delle donne,

sia nel ministero ordinato sia nelle sedi decisionali delle

rispettive chiese. Si intravvedono in molte chiese del mondo

promettenti sviluppi, come pure si osservano ancora presenti

degli ostacoli strutturali o si assiste addirittura a dei passi

indietro nella disponibilità a consentire alle donne la piena

partecipazione al ministero ordinato.

I contributi di Dorothea Sattler e Jürgen Moltmann possono

essere letti come un dialogo ecumenico. Dorothea Sattler

delinea gli sviluppi avutisi nel dialogo tra luterani e cattolici

dopo il concilio Vaticano II, e lo fa come rappresentante cattolica

di una teologia ecumenica: riassume quindi i risultati

centrali del dialogo tra la FLM e il Pontificio Consiglio per la

promozione dell’unità dei cristiani, auspicando la prosecuzione

dei dialoghi sui diversi piani. Jürgen Moltmann ricorda dal

canto suo che Lutero non ha invitato al dialogo, ma ha sfidato

alla disputa, e si batte da una prospettiva protestante perché si

continui ad affrontare col coraggio della controversia le grandi

questioni aperte che si pongono nel confronto con la chiesa cattolica,

ma anche tra le stesse chiese nate dalla Riforma.

Il Forum del presente fascicolo riporta due contributi che

si confrontano col tema, oggi attuale nella chiesa cattolica, del

diaconato femminile e mostrano così, a modo loro, che il tema

della giustizia di genere possiede una dimensione ecumenica.

Lo studio di natura storica di Sarah Röttger ricorda donne

con poteri vescovili; il contributo seguente, di carattere praticoteologico,

a firma di Phyllis Zagano, considera una inevitabile

necessità il diaconato femminile collegato all’ordinazione

sacramentale. Infine troviamo una breve commemorazione

dell’arcivescovo di São Paulo (Brasile) e teologo della liberazione

noto in tutto il mondo, Paulo Evaristo Arns, che è mancato

nel dicembre del 2016.

 

Marie-Theres Wacker - Münster (Germania)

 Felix Wilfred - Madras (India)

Andrés Torres Queiruga - Santiago de Compostela (Spagna)



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022784
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

EDITORIALE

Gesù. Come non dedicare un fascicolo al

più importante dei personaggi del Nuovo

Testamento? Tutti gli altri, infatti, in un

modo o nell’altro ruotano attorno a lui,

che del Nuovo Testamento è senza dubbio il centro.

Detto questo, rimane la fatica di decidere da che

parte guardare a Gesù; sono così tanti gli scritti che

ogni anno escono su di lui, in tutte le parti del mondo,

da ogni punto di vista – anche dai più strampalati…

Appartenente ad un popolo che all’epoca non

aveva alcun valore nello scacchiere internazionale, infatti,

ha trascorso una vita tutto sommato breve e per

la maggior parte “nascosta”, senza attirare l’attenzione

delle masse; ma quando ha iniziato ad agire e parlare

in pubblico, ha dato origine ad un movimento

(di persone e di idee) che duemila anni dopo non si

è ancora fermato. È senza dubbio uno dei personaggi

più importanti della storia universale (Carlo Broccardo).

Da che punto di vista approcciare una figura

così complessa? In queste pagine rimarremo fedeli

all’impostazione della nostra rivista e approfondiremo

la persona di Gesù a partire dalla sacra Scrittura;

ci fermeremo prevalentemente sul Nuovo Testamento,

sebbene non si possa capire Gesù senza considerare

anche le Scritture di Israele (Annalisa Guida).

Pensando a Gesù, i primi libri che vengono in

mente sono i vangeli; sono infatti una specie di biografia

del Nazareno. Sono quattro: la tradizione della

chiesa ci ha lasciato non un unico ritratto di Gesù,

ma quattro schizzi del suo volto. Così ci ricordiamo

che Gesù è sempre “altrove”, che nessuna biografia

– per quanto autorizzata – “dice tutto” di lui (Laura

Invernizzi). Avendo a nostra disposizione solo poche

decine di pagine, abbiamo scelto di soffermarci su un

aspetto in particolare di Gesù, e cioè sul fatto che è

stato un uomo di relazioni. Quel tratto della sua vita

che i vangeli ci raccontano è scandito da molti incontri:

con le folle, gli amici, gli avversari (Paolo Mascilongo).

La relazione sicuramente più importante, su

cui tutte le altre si fondano, è quella con Dio, il Padre.

Per approfondire questo aspetto dovremo tenere

insieme non solo i quattro vangeli, ma anche gli

altri scritti del Nuovo Testamento, dove la “figliolanza

divina” di Gesù viene approfondita a più riprese (Edoardo M. Palma). Questa apertura agli altri scritti

del Nuovo Testamento ci porterà a leggere alcuni dei

più famosi testi cristologici; sono passi molto belli e

densi di significato, che tutt’oggi trovano ampio spazio

nella celebrazione liturgica – oltre che nella riflessione

teologica (Guido Benzi).

Tutti questi contributi, chi in un modo chi nell’altro,

riportano continuamente l’attenzione su un

aspetto centrale: il mistero dell’incarnazione; Gesù

cioè è una persona, e una persona umana. La nostra

fede non si può ridurre ad un capire qualche cosa, né

ad un comportarsi in un certo modo; l’esperienza di

fede è l’incontro con la persona di Gesù, incontro che

genera gioia (Valentino Bulgarelli). Non è facile tenere

insieme questo aspetto, cioè la vera umanità di Gesù,

con il fatto che Gesù non è semplicemente una persona

umana; è veramente uomo, ma non è solamente

uomo. Gesù è anche Dio. È un mistero grande, su

cui noi ci affacciamo solo un po’ attraverso la rubrica

“Per saperne di più” (Marcello Panzanini), che racconta

alcuni passaggi storici dolorosi (ma necessari?), in

cui si è arrivati a discussioni anche molto accese, che

talora sono sfociate perfino nella violenza, proprio a

proposito della natura umana e divina di Gesù. Non

c’è niente da fare: la persona di Gesù ha creato molte

discussioni; ma non solo nel senso problematico appena

evidenziato. Ha anche ispirato molti artisti, come

ci ricordano la rubrica “Men at work”, che spazia

da Alda Merini a Bruce Springsteen (Valeria Poletti),

e la rubrica “Arte”, che si concentra sul protiro della

cattedrale di Ferrara (Marcello Panzanini).

Come già nel numero precedente, avremo ancora

un approfondimento su “La Bibbia nella Riforma”,

che ci presenterà questa volta la Bibbia di Martin Lutero

(Valdo Bertalot); l’“Apostolato biblico” ci racconterà

invece l’esperienza della diocesi di Andria. Sono

due ciliegine su una torta che può essere solo un assaggio,

essendo dedicata al più bello e complesso dei

personaggi che affronteremo quest’anno. Nella speranza

– anzi, nella certezza – che tutti noi vi ritorneremo

ancora, più volte, nel corso della nostra vita.

Carlo Broccardo



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Titolo: "Concilium 1-2017: Come praticare il dialogo fra culture e religioni"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022562
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Editoriale

 

Il nostro pianeta è formato da universi culturali e religiosi

molto differenti. Che cosa accade quando essi si trovano

a confronto? Come si incontrano e dialogano quando il loro

approccio razionale e la loro percezione del mondo sono singolari?

Che cosa accade quando un cinese recepisce un modo

di pensare europeo le cui strutture linguistiche e raziocinanti

sono state costruite, elaborate, nel corso dei secoli? E reciprocamente?

Più in generale, come si pensa e si comunica in una

cultura particolare, in una tradizione religiosa specifica, in un

mondo determinato? Come farsi comprendere dagli altri? Ed è

possibile comprenderli?

Questi interrogativi, onnipresenti nel mondo contemporaneo

globalizzato e sottoposto alla prova della moltiplicazione

e dell’accelerazione degli incontri, possono trasformarsi in

autentici shock culturali, ma sono di una importanza primordiale

per la ricerca teologica e anche per numerosi altri ambiti,

a cominciare dalla riflessione politica. Infatti, se le comunicazioni

rendono le persone apparentemente sempre più vicine,

i conflitti basati su visioni del mondo diverse non cessano, allo

stesso tempo, di svilupparsi. Per reazione essi conducono a ripiegamenti,

a rifiuti e a forme di esclusione, alla costruzione di

chiusure, di barriere, di muri.

Questo numero di Concilium intende trattare la questione

della singolarità delle razionalità culturali e religiose, del loro

possibile dialogo e della sua importanza per la teologia del

nostro tempo. Scegliamo di designare con “razionalità” una

visione, un approccio, una percezione razionale singolare della

realtà. Una razionalità è qui compresa come un insieme di

grammatiche intrecciate tra di loro, di strutture mentali acquisite

per apprendere e rendere conto di ciò di cui si fa esperienza

e che si viene a conoscere.

Il tema non è nuovo. Se ne sono impadronite discipline

molto differenti, dalla filosofia alla sociologia, passando per

l’antropologia, la linguistica e la storia, nel cercare di determinare

ciò che porta all’incontro di razionalità diverse e, per

alcuni studi, quali sarebbero le modalità di un dialogo costruttivo.

Tuttavia, sono ancora pochi i lavori collettivi disponibili

rispondenti alla duplice necessità di incrociare gli approcci e le

discipline, da una parte, e di rendere conto delle aree culturali

e religiose differenti, dall’altra. Inoltre, la questione è raramente

considerata dal punto di vista dell’incontro religioso – o la

religione vi appare come una semplice categoria della cultura.

Quanto alla teologia, ha scarsamente affrontato la questione

di petto, quand’anche la chiesa vi si confronti da tempo per

forza di cose. La missione, la storia dei testi e delle dottrine,

l’ermeneutica, l’inculturazione, l’evangelizzazione, per citare

solo questi, sono altrettanti campi che tale dinamismo agita in

profondità.

I/ Proporre un cambiamento di paradigma

Il Congresso tenuto a Parigi nel giugno 2016, organizzato

da Concilium insieme con l’Istituto di scienze e di teologia delle

religioni (ISTR) del Theologicum (la Facoltà di teologia e scienze

religiose dell’Institut Catholique di Parigi) e con l’Ordine dei

domenicani nel quadro del suo ottavo centenario, si è proposto

di partire dall’ipotesi che il riconoscimento della singolarità

culturale e religiosa di un mondo, con i suoi aspetti irriducibili

ad altri mondi, non è un problema o un ostacolo ad un dialogo

autentico. Al contrario, prendere coscienza della singolarità

altrui è uno degli atteggiamenti decisivi per avanzare in una

conoscenza più adeguata di sé e per la costruzione di un progetto

comune di società.

[...]



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022876
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

EDITORIALE

 

Dalla polis alla città globale

 

 

All’uomo che cavalca lungamente per terreni selvatici viene desiderio di una città.

(I. Calvino, Città invisibili. Isidora)

 

Italo Calvino dedicò alla città, alle sue rappresentazioni e al suo mistero, alle ragioni della sua esistenza e del suo divenire, i racconti che compongono Le città invisibili. Nei racconti che Marco Polo fa a Kublai Kan, imperatore dei Tartari, sono racchiuse, come dice l’autore stesso: «Le ragioni segrete che hanno portato gli uomini a vivere nelle città, ragioni che potranno valere al di là di tutte le crisi. Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni di un linguaggio; le città sono luoghi di scambio [...] ma questi scambi non sono soltanto scambi i merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi». A quasi cinquant’anni dalla pubblicazione di questo «libro poliedrico» (come le città che descrive) le parole poetiche di Calvino appaiono ricche di numerose suggestioni per comprendere il senso permanente dell’edificare città e vivere come cittadini, come anche capaci di delineare profeticamente l’apparire di nuove figure di città, come avvenuto a partire già dalla fine del XX secolo.

Sempre più la città è la casa in cui abita la famiglia umana. I trend demografici – richiamati, tra l’altro, dal contributo di Italo De Sandre – narrano di un’umanità che concentra gran parte della propria crescita proprio negli spazi urbani, in una dinamica che ne ridefinisce contemporaneamente la forma e il senso.

È tempo allora di ripensare attentamente la città, di tornare a leggerne le dinamiche, di cogliere le nuove sfide che essa pone alle scienze sociali, ma anche alla teologia e alla pastorale. In tale direzione guarda questo numero di «CredereOggi», teso a interpretare alcune delle tensioni che interessano oggi la condizione urbana che viviamo.

Leggere la città

 

Ogni nuova Clarice, compatta come un corpo vivente con i suoi odori e il suo respiro, sfoggia come un monile, quel che resta delle antiche Clarici frammentarie e morte.

(I. Calvino, Città invisibili. Clarice)

Non di questo è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato [...] ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee di una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre...

(I. Calvino, Città invisibili. Zaira)

 

Già abbiamo accennato al primo dato che emerge dai diversi contributi: l’umanità è ormai fondamentalmente urbana. È un dato legato, tra l’altro, alla crescita della produttività nel settore agricolo, che ha fatto collassare l’offerta di lavoro in tale ambito, favorendo quindi uno spostamento apparentemente irreversibile verso le città. E così le città crescono: se un secolo fa solo Londra superava il milione di abitanti, oggi sono tante le megalopoli che superano di un ordine di grandezza tale soglia. Vengono così a crearsi ambiti e spazi di vita senza precedenti nella storia dell’umanità, in cui possono attivarsi reti di relazioni e possibilità di incontro assolutamente inedite. Non a caso il meticciato – di persone, di culture, di gastronomie... – si presenta come una delle forme qualificanti della quotidianità urbana contemporanea. Essa, però, si caratterizza anche per l’emergere crescente di problemi per la stessa scala dell’interazione: sempre più la città e i suoi abitanti sono esposti al rischio dell’anonimato e dell’anomia, in una pluralità che spesso si vive accanto senza sapersi relazionare. Non casuale, in tal senso, il diffondersi di una violenza urbana che assume spesso forme quotidiane, sommerse, quasi banali, per esplodere talvolta invece con modalità eclatanti. La città, insomma, è anche luogo in cui più evidente appare lo scarto – in termini di qualità di vita, ma anche, sempre più, di opportunità per migliorarla – tra il centro e la periferia.

E tuttavia pur in mezzo a tali contraddizioni la città rimane luogo critico per interpretare l’umanità di questo tempo ed è davvero essenziale comprenderne l’evoluzione. È nelle città, infatti, che crescono dinamiche culturali, talvolta ambivalenti, ma spesso profondamente innovative (e l’articolo di Claudio Monge orienta a cogliere tutta la complessità di tali dinamiche) e anticipatrici di trends che poi si diffondono a velocità esponenziale. La stessa cultura della comunicazione digitale (su cui si sofferma il contributo di Paolo Benanti) ha proprio nelle città il suo peculiare ambiente vitale, quasi a espanderne l’orizzonte anche aldilà della prossimità fisica, rendendole così costitutivamente globali.

Ma la città vive anche di una propria corposa fisicità, che si manifesta tra l’altro nell’impatto ambientale che essa comporta per il territorio; come evidenzia il contributo di Silvia Mantovani, non è certo casuale che tra le grandi sfide cui devono far fronte i city manager contemporanei – ma anche gli amministratori di piccoli agglomerati – vi sia proprio quella di garantire la sostenibilità di ambienti che spesso sono assai poco ospitali per chi li abita. Forse anche per questo è proprio dalle città che vengono anche proposte e innovazioni per contenere il consumo di ambiente, con soluzioni che talvolta anticipano e ispirano l’azione di governi ed entità sovranazionali.

Non stupisce, dunque, che alla città sia stata dedicata una corposa riflessione negli ultimi decenni, da parte di autori dotati di diverse competenze; le preziose indicazioni per la lettura di Riccardo Battocchio consentono di orientarsi in esse. Neppure stupisce l’attenzione che il tema ha ricevuto dal cinema, come attesta il prezioso sondaggio condotto da Andrea Bigalli ed Eugenia Romano, che spazia da Pier Paolo Pasolini a John Carpenter. Ma si potrebbero pure aggiungere a tali costellazioni le spettrali città future di Philip K. Dick (cf. Blade Runner di Ridley Scott) o della fantascienza cyberpunk, tesa ad anticipare alcune delle tendenze che il presente lascia solo presagire.

Leggere teologicamente...

 

Lo sguardo percorre le vie come pagine scritte: la città dice tutto quello che devi pensare ti fa ripetere il suo discorso, e mentre credi di visitare Tamara non fai che registrare i nomi con cui essa definisce se stessa e tutte le sue parti. Come veramente sia la città sotto questo fitto involucro di segni, cosa contenga o nasconda, l’uomo esce da Tamara senza averlo saputo.

(I. Calvino, Città invisibili. Tamara)

 

Il contributo di Sebastiano Pinto medita due icone bibliche che consentono di interpretare anche teologicamente tale complessa realtà: quelle di Gerusalemme e quella di Babilonia. Se la prima porta inscritto già nel nome il riferimento alla pace e alla convivenza, la seconda richiama quella dimensione di negatività caotica già espressa dalla torre di Babele. Se la prima evoca una convivenza accogliente nel segno del diritto, la seconda è connotata dall’esclusione, dalla violenza e dall’oppressione nei confronti del giusto (e la crocifissione di Gesù ne è la manifestazione più nitida).

Eppure, nell’interpretare la realtà della città, la presa d’atto dell’ambivalenza non costituisce l’ultima parola: «Dio ci attende nelle nostre città» ci ricorda papa Francesco, a segnalare che è solo l’immersione nella concretezza ambivalente di tale realtà che consente di fare esperienza di quell’umanità in cui vive il Signore incarnato. Non a caso l’esortazione apostolica Evangelii gaudium al n. 87 parla di una «mistica» fatta «di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio». La concretezza di tale riferimento è del resto soprattutto un modo di dar corpo nel nostro tempo a quell’antropologia relazionale cui faceva riferimento il n. 24 della costituzione conciliare Gaudium et spes, dove ricordava che l’essere umano non può ritrovare se stesso se non nella concretezza della relazione, nel volto dell’altro incontrato.

Nel momento in cui la città si presenta come possibilità di interazione umana, è impossibile non scommettere su di essa. Non stupisce allora la presenza di una corposa riflessione teologica sulla città, presentata nel contributo di Serena Noceti attraverso il riferimento ad alcune figure qualificate. In tale direzione orienta del resto anche la forte presenza di immagini legate alla città nell’immaginario biblico dell’escatologia: la convivenza nella pace al cospetto di Dio si dà in una città, in forma conviviale. L’evoluzione della figura della città, l’emergere di world cities accanto a mega città, il diffondersi di un approccio urbanizzato al vivere sociale sollecitano a un ripensamento complessivo la teologia. In particolare, l’antropologia teologica è guidata a riflettere sul suo oggetto (non un anthropos soggetto individuale al centro, ma un soggetto collettivo e plurale); l’ecclesiologia è invitata a ripensare cosa comporti l’essere chiesa locale e a quali cambiamenti sia condotta la figura aggregativa di base, più tipica dell’esperienza cattolica (la parrocchia pensata sulla base del domicilio); la teologia pastorale è condotta ad assumere una parola profetica sulla città e sulle diseguaglianze crescenti che contrassegnano le megalopoli contemporanee.

... per una prassi rinnovata

 

Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra.

(I. Calvino, Città invisibili)

A Melania, ogni volta che si entra in piazza, ci si trova in mezzo a un dialogo... chi si affaccia alla piazza in momenti successivi sente che di atto in atto il dialogo cambia, anche se le vie degli abitanti di Melania sono troppo brevi per accorgersene.

(I. Calvino, Città invisibili. Melania)

 

Possiamo allora cercare di comprendere cosa significhi tentare di anticipare in pratiche concrete una tale figura di città. L’ambivalenza che abbiamo rilevato si traduce in invito all’azione, per una presenza nella città che sappia renderla abitabile. Due direzioni vengono esplorate in questo numero: da un lato, le indicazioni pastorali presenti nel saggio di Paolo Asolan, delineate sull’invito di papa Francesco a ripensare le forme dell’annuncio del vangelo centrandole sulle periferie; dall’altro, la riflessione sull’etica civile elaborata da un gruppo di soggetti della società civile e richiamata da Simone Morandini. Si aggiungono poi le essenziali indicazioni di Claudia Manenti sulla rilevanza della forma architettonica in ordine alla vita buona nelle città.

La sfida in cui essi convergono è quella di contribuire a far crescere uomini e donne civili, capaci di concludere alleanze corresponsabili per la cura della città, praticando forme di identità accogliente, costruendo un legame sinergico tra lo spazio urbano e il suo territorio, orientando alla sostenibilità i tempi della vita assieme. Certo, la megalopoli contemporanea non è più la polis greca, in cui l’agorà poteva essere immediato spazio di incontro tra tutti gli abitanti, né il comune medievale con la sua istanza di innovazione legata a pratiche condivise. La sfida è quella di raccogliere quanto tali esperienze hanno da offrirci, per dar loro forma in un contesto diverso, ricco di sfide e di promesse, per costruire buone convivenze in comunità aperte e resilienti.

Perché, come scrive Italo Calvino, parlando di Irene, la città il cui nome è «pace»:

La città per chi passa senza entrarci è una, e un’altra per chi ne è preso e non ne esce; una è la città in cui si arriva per la prima volta, un’altra quella che si lascia per non tornare; ognuna merita un nome diverso, forse di Irene ho già parlato sotto altri nomi; forse non ho parlato che di Irene (I. Calvino, Città invisibili. Irene).

 

Simone Morandini

Serena Noceti



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Titolo: "Realistische und illusorische Theologie bei Martin Luther (bis 1518)"
Editore: Lateran University Press
Autore: Lothar Vogel
Pagine:
Ean: 2484300020803
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Abstract

This study analyzes the theological conceptions of reality and illusion held by Martin Luther until 1518. Inspired by the mystics, especially Johannes Tauler, by Augustine (De spiritu et littera), and by the humanist exegetical approach to the Bible, Luther developed his «theology of the cross» as an interpretive key for perceiving the activity of God in the world in terms of a hidden spiritual action sub contraria specie, which is accessible only by faith. From this viewpoint, he criticized scholastic theology, conventional religious practice, canon law, and exterior «ceremonies» because he detected conscious or unconscious illusionism in all of them. Through a philological analysis of biblical language and thought, he endeavored to develop an alternative conception of religious and ecclesiastical life based on the fully trustworthy «promise» of Christ. In 1517-1518, when the debate on indulgences began, this kind of theological thinking gave a crucial impulse to the historical process that is generally called the «Reformation». Also deserving of attention is the fact that in the years 1513-1518 Luther repeatedly stylized himself as an apologist of the Roman Catholic faith against what he defined as the arrogant rigorist view of the Czech Brethren. In truth, however, this confrontation also contributed to the formation of Luther’s theological thought.

Keywords

Böhmische Brüder; Kreuzestheologie; Martin Luther; Mystik; JohannesTauler

Abstract

Questo studio si propone di analizzare le concezioni di realtà e illusione affermate da Martin Lutero fino al 1518. Ispirato dalla mistica (e in particolare da Johannes Tauler), da Agostino (De spiritu et littera) e dall’approccio umanista al testo della Bibbia, il teologo di Wittenberg sviluppò la sua «teologia della croce» come una chiave per interpretare l’intervento di Dio nel mondo nei termini di un’azione che avviene sub contraria specie ed è percepibile esclusivamente nella fede. Da questo punto di vista, la sua critica alla teologia scolastica, alla prassi religiosa convenzionale, al diritto canonico e alle «cerimonie» hanno un denominatore comune nell’accusa di un illusionismo inconsapevole o consapevole. Adoperando un’analisi filologica del testo biblico, Lutero tentò di elaborare una concezione alternativa di vita religiosa ed ecclesiastica basata sulla «promessa» di Cristo, considerata la sola istanza pienamente affidabile. Quando nel 1517-18 si aprì il dibattito sulle indulgenze, questo tipo di pensiero teologico fornì impulsi teologici decisivi al processo storico della Riforma. Merita inoltre attenzione che negli anni 1513-18 Lutero si presenta ripetutamente come apologeta della fede cattolica contro ciò che considerava la visione arrogante e rigorista dei Fratelli boemi. In realtà, però, questo confronto ugualmente contribuì alla formazione del pensiero teologico di Lutero.

Parole-chiave

Böhmische Brüder; Kreuzestheologie; Martin Luther; Mystik; JohannesTauler

 

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Hans Schneider zum 75. Geburtstag

«Unter deinem hochberühmten Namen» – so wandte sich am 31. Oktober 1517 der Wittenberger Augustinereremit und Theologe Martin Luther an Erzbischof Albrecht von Brandenburg – «gehen päpstliche Ablässe für die Kirchenfabrik von St. Peter um». In diesem Brief, dem die 95 Thesen als Anlage beigelegt waren, beklagte Luther, dass die Ablasspredigt im Volk irrige Meinungen und Heilserwartungen verursache. Angesichts dessen wies Luther den Erzbischof darauf hin, dass dieser die seelsorgerliche Verantwortung für das Entstehen dieser Auffassungen übernehmen müsse, denn «durch die falschen Märchen und Versprechungen von Straferlassen» (per illas falsas veniarum fabulas & promissiones) werde das Volk zu falscher Sicherheit verleitet. In dieser Schlüsselsituation seiner Biographie brachte Luther also eine Unterscheidung zwischen illusorischer und wirklichkeitsgemäßer Kirchenlehre zum Ausdruck. Auf der Seite des Illusorischen kam die institutionell legitimierte Kampagne des Petersablasses zu stehen, die seit 1515 im mitteldeutschen Raum im Gange war. Als realitätsgemäßen Ansatz charakterisierte Luther hingegen in diesem Brief das Leitbild der «engen Pforte» zum Heil. In Anlehnung an Philipper 2,12 erklärte er, dass die Christen sich «mit Furcht und Zittern» um ihr Heil mühen müssten1.

Die Zielsetzung dieses Beitrags ist, das hier angedeutete Realitätskriterium anhand einiger früher Aussagen Luthers näher zu fassen. Dabei sollen besonders zwei Argumentationslinien verfolgt werden: die Rezeption der Mystik sowie die ekklesiologische Reflexion.

1. Die Rezeption der Mystik

Zuerst ist festzuhalten, dass Luthers Unterscheidung zwischen fiktiver und realer Theologie mit seiner Mystik-Rezeption zusammenhängt. In den Psalmen-Scholien (1513/15) veranlasst ihn Psalm 65,1 («Gott, man lobt dich in der Stille») dazu, eine «ekstatische und negative Theologie» als die wahre und vollkommene Theologie zu propagieren und sie der unvollkommenen «affirmativen Theologie» gegenüberzustellen. Unter ausdrücklicher Berufung auf den Areopagiten leitet Luther daher aus dem Psalmwort eine Einladung dazu ab, über die denkerische Sphäre (super omnem cogitatum, vgl. Phil 4,7) hinauszugehen und in das «Dunkel» einzutreten. Sein Urteil über die affirmative Theologie ist dabei ambivalent. Einerseits wirft er ihr schon hier Anmaßung bei der Disputation und Assertion de Divinis vor, was seine spätere Aristoteles- und Scholastik-Kritik antizipiert. Andererseits bezeichnet er die affirmative Theologie als «Milch», d.h. als geistliche Speise der Anfänger im Glauben, die den «Wein» der negativen Theologie noch nicht ertragen2. Die Scholastik stellt diesem Text zufolge also eine legitime Durchgangsstation dar. Strukturelle Analogien zu diesem Gedankengang zeigen die Glossen, die Luther um 1515/16 in einen Druck von Taulerpredigten des Jahres 1508 einfügte. Hier unterscheidet er zwei Gestalten der Gottesgeburt in der Seele: eine moralische und eine kontemplative, für die er Marta und Maria (vgl. Lk 10,38-42) als Paradigmen anführt. Auf der zweiten Ebene lokalisiert er die «mystische Theologie», die er mit Jean Gerson als sapientia experimentalis et non doctrinalis definiert sowie als «eigentliche Theologie» und als «eine verborgene Angelegenheit» (negotium absconditum) bezeichnet3. Während die Analogie zwischen beiden Texten auf der abschließenden Ebene unverkennbar ist (negative Theologie – Verborgenheit), geht es auf dem Niveau der Vorläufigkeit einmal um Spekulation und einmal um Ethik. Allerdings wird Luther beide Themenbereiche wenige Jahre später auf der Heidelberger Disputation eng miteinander verschränken (s.u. Kap. 4).

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Titolo: "La figura di Maria la Madre di Dio nei Concilî. Tra il primo e il secondo millennio"
Editore: Lateran University Press
Autore: Pierluigi Sguazzardo
Pagine:
Ean: 2484300020810
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Estratto

L’articolo, seppure in forma sintetica, intende offrire una rilettura dello sviluppo del dogma mariano e della conseguente riflessione mariologica tra il I e il II millennio fino alle soglie del Concilio Vaticano II. Suddiviso in due sezioni, nella prima esso cerca di illustrare le diverse immagini di Maria che sono state elaborate nel corso dei secoli per annunciare il mistero. Nella seconda sezione, invece, l’attenzione è rivolta più da vicino ai temi della storia del dogma e alle conseguenze sul piano dell’intelligenza della fede a riguardo di questo mistero.

Parole chiavi

Teologia dogmatica; Mariologia; Cristologia; Maria; Madre di Dio; Storia; Concilî.

Abstract

Though brief, this article intends to offer a re-reading of the development of Marian dogma and consequent Mariological reflection between the first and second millennia and up to the start of the Second Vatican Council. Divided into two sections, the first part seeks to illustrate the various images of Mary elaborated throughout the centuries to proclaim the mystery, while in the second section, greater attention is given to themes in the history of dogma and to consequences on the level of the knowledge of faith concerning this mystery.

Keywords

Systematic Theology; Mariology; Christology; Mary; Mother of God; History; Councils

 

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Il dogma mariano e la conseguente riflessione mariologica si sono lentamente, ma costantemente, sviluppati nel corso della storia della Chiesa, secondo un duplice orientamento che ne costituisce anche la cifra caratteristica. Da un lato, infatti, «la Madre di Gesù, progressivamente, ha occupato un posto singolare ed eminente nella fede e nella spiritualità cristiana tanto orientale che occidentale»1. Mentre, dall’altro lato, questa crescita si è manifestata come il risultato di tutta una serie di tensioni e controversie paragonabili al ritmo e al movimento di una marea che prima sale, talora impetuosamente, e poi si calma portando, però, sempre più lontano nella comprensione del mistero2.

Tuttavia, se si vuole realmente cogliere la portata di questo movimento e, correlativamente, si intende mettere a tema ed illustrare alcune acquisizioni conciliari circa la figura di Maria tra il primo e il secondo millennio, è necessario anteporre a queste note una premessa metodologica. Infatti, il dogma mariano non è una realtà che si colloca al di fuori o al di sopra della storia degli uomini, quanto piuttosto esso vive e si evolve entro il triplice contesto della cultura, della storia della Chiesa e della teologia, che sono proprie del tempo nel quale avviene la sua maturazione3.

Di conseguenza, il contributo che qui intendiamo presentare sarà necessariamente caratterizzato dalla seguente struttura:

- dapprima, si cercherà di illustrare le differenti immagini di Maria che, nel corso dei secoli, sono state elaborate in correlazione al contesto generale (culturale) e specifico (ecclesiale) nei quali esse sono sorte;

- quindi, si cercherà di analizzare lo sviluppo del dogma mariano nei diversi Concilî che si sono susseguiti nel corso della storia della Chiesa, secondo la classica suddivisione tra Concilî della Chiesa antica, del medioevo e dell’epoca moderna;

- per giungere, così, a delineare alcuni temi della mariologia, che costituiranno il riferimento fondamentale della riflessione teologica e magisteriale anche durante la celebrazione del Vaticano II.

1. Le rappresentazioni della Vergine Maria nel corso dei secoli

Come già si è avuto modo di sottolineare nell’introduzione, per comprendere lo sviluppo del dogma mariano nel corso dei secoli è importante prima di tutto, considerare il contesto generale (culturale) e quello specifico (ecclesiale) nei quali l’immagine di Maria si è venuta delineando. Infatti, non solo le vicende della teologia, ma anche i vari movimenti culturali che si sono susseguiti nel corso della storia Chiesa, consentono di spiegare le differenti modalità di approccio al mistero della persona e della vicenda di Maria che si sono alternate nel tempo4.

Tutto questo ci permetterà di giungere ad un doppio risultato per ciò che concerne il nostro tema5:

- da un lato, infatti, sarà possibile evidenziare la continuità che sussiste tra i singoli modelli della riflessione mariologica nel corso dei secoli e la figura di Maria così come è delineata nella Scrittura, nonché gli arricchimenti e gli sviluppi di essa per l’azione del medesimo Spirito che guida la Chiesa.

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Titolo: "Servizio della Parola - n. 484"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022395
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Per comunicare meglio

32. I casi difficili/1. Parlare di soldi (Roberto Laurita)

 

DOSSIER

Le nostre grandi parole

67 Riscatto

1. Riscatto: dal linguaggio comune al linguaggio religioso

(Valeria Boldini)

2. “Riscatto” nelle lettere di san Paolo (Stefano Romanello)

3. Per una comprensione teologica di “riscatto” (Maurizio Gronchi)

4. Riscatto: indicazioni per la predicazione (Chino Biscontin)

5. Riscatto: breve antologia di testi (Benedettine del Monastero «Mater Ecclesiae»)

 

SUSSIDIO

Scuola dell’infanzia e l’esperienza del pregare

(Mario Della Giovanna)

 

PREPARARE LA MESSA

Dal Battesimo del Signore alla 8ª domenica ordinaria

Battesimo dl Signore (Stefano Zeni, Roberto Laurita)

2ª domenica ordinaria (Gabriele Corini, Paola Bignardi, Morena Baldacci)

3ª domenica ordinaria (Gabriele Corini, Luciano Manicardi, Morena Baldacci)

4ª domenica ordinaria (Gabriele Corini, Luigi Alici, Gabriele Tornambé)

5ª domenica ordinaria (Gabriele Corini, Daniele Rocchetti,Gabriele Tornambé)

6ª domenica ordinaria (Gabriele Corini, Paolo Ferliga, Elena Massimi)

7ª domenica ordinaria (Gabriele Corini, Ernesto Olivero, Elena Massimi)

8ª domenica ordinaria (Gabriele Corini, Savino Pezzotta, Giuseppe Midili)



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Titolo: "Lateranum n. 1/2017"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846511218
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

Articoli

Romano Penna, Martin Lutero e la Lettera di Paolo ai Romani

Lothar Vogel, Realistische und illusorische Theologie bei Martin Luther (bis 1518) 

Pierluluigi Sguazzardo, La figura di Maria la Madre di Dio nei Concilî. Tra il primo e il secondo millennio 

Francesco Testaferri, Le Saulchoir: una teologia che fa “scuola” 

Rocccco Buttiglione, Amoris Laetitia. Risposte ai critici 

 

Focus su Amoris Laetitia

Nunzio Galantino, Amoris Laetitia e forme del sapere 

Laura Viscardi – Claudio Gentili, Amoris Laetitia: una nuova era per la teologia del matrimonio 

Susy Zanardo, La forza della vulnerabilità. Riflessioni a margine di Amoris Laetitia 

Adriano Fabris, Amoris Laetitia: un approccio antropologico

 

Editoriale

In questo primo fascicolo 2017 della nostra rivista ci proponiamo innanzitutto di continuare la riflessione che accompagna il processo di avvicinamento alla memoria dei 500 anni della riforma luterana, in attesa del Congresso internazionale, che la nostra Facoltà di Teologia celebrerà in ottobre. A tal proposito proponiamo un prosieguo del discorso sul rapporto fra Lutero e le Scritture, questa volta focalizzato sulla sua interpretazione della Lettera ai Romani e un approccio storico alla questione del realismo della teologia del riformatore. Il primo approfondimento è affidato alla competenza esegetica di Romano Penna, il secondo all’acribia storica e storiografica di Lothar Vogel.

Intendiamo inoltre mettere a fuoco la problematica teologica sollevata dalla recente esortazione apostolica postsinodale Amoris Laetitia, che, a nostro avviso, non interpella soltanto la teologia pastorale e la morale, ma trasversalmente chiede di essere pensata e recepita nella teologia speculativa, nella filosofia e nelle scienze umane, come ha mostrato il recente simposio, organizzato dall’ufficio per la pastorale familiare della Conferenza Episcopale Italiana, di cui riportiamo la relazione base del segretario generale mons. Nunzio Galantino, le risultanze dei tavoli di lavoro e una riflessione per ciascuno di essi. Completa il quadro un articolato saggio del prof. Rocco Buttiglione, che affronta le questioni più discusse e più problematiche che il documento ha sollevato, proponendo soluzioni per nulla scontate, né semplicemente ripetitive del passato.

Tra le questioni epistemologiche che il documento pone, decisiva ci sembra quella relativa all’assenso che tale pronunciamento magisteriale richiede al teologo e al credente. Spesso (ovviamente non sempre) la domanda è posta da chi si sente o ritiene – non sappiamo quanto sinceramente – disorientato, non solo da quest’ultimo pronunciamento, ma da tutto lo stile e il magistero dell’attuale vescovo di Roma. Si tratta dello stesso “disorientamento” che si è avvertito rispetto all’ultimo Concilio, dunque va letto ed interpretato perché non incancrenisca. E d’altra parte va sottolineato che il disorientamento è piuttosto una cifra della nostra situazione storica ed esistenziale, che la Chiesa è chiamata di volta in volta ad orientare, indicando semplicemente Il Cristo Signore e il suo vangelo. Nel caso specifico non abbiamo avvertito affatto disorientamento nel popolo santo di Dio, se non in alcune frange fondamentaliste, mentre nella gente credente abbiamo avuto modo di registrare piuttosto gratitudine ed attenzione al messaggio sinodale prima e pontificio poi.

Una prima indicazione di prospettiva va espressa nel senso che, lungi dal riproporre una contrapposizione fra il livello dottrinale e quello pastorale dei documenti magisteriali, va perseguita e sempre di nuovo proposta un’interpretazione inclusiva della dottrina nell’agire ecclesiale. Pertanto l’aggettivo “pastorale” non indica qualcosa di meno di “dottrinale”, bensì include sempre la dottrina, anche allorché si rivolge alla prassi. Del resto non esistono formulazioni meramente dottrinali della fede, perché ogni verità di fede è sempre e comunque una verità storico-salvifica. E questa prospettiva interpretativa va applicata al Vaticano II, che spesso si è voluto relativizzare ritenendolo meramente pastorale, come agli altri interventi del magistero.

Le indicazioni pastorali di questa esortazione includono una dottrina, quale quella che nasce dalla rivelazione e si sviluppa nell’insegnamento della chiesa, esposta con un linguaggio vivo e gioioso (la perfetta letizia di Francesco), che non ignora i drammi e le ferite, ma su di essi si china non con atteggiamento di condanna, ma di pietas evangelica.

In secondo luogo va sottolineato che la prassi di esprimere i contenuti dei sinodi attraverso un documento del vescovo di Roma, in qualità di pastore della chiesa universale, nella forma dell’esortazione apostolica non è da intendersi come un voler scavalcare la sinodalità stessa, bensì come un sigillo, che custodisce e conferisce autorevolezza massima ai lavori del sinodo stesso. La prima di queste esortazioni risale al 1974 ed è stata l’Evangelii nuntiandi di Paolo VI. Queste esortazioni hanno dunque valore di magistero ordinario e chiedono l’assenso dei fedeli in quanto promulgate dal vescovo di Roma e non vanno relativizzate e poste in subordine rispetto ad altri interventi. Né il termine “esortazione” deve far pensare a qualcosa di semplicemente parenetico, come ad esempio le omelie di santa Marta, ma a una raccomandazione di orientamento per la vita stessa della chiesa tutta. Certamente non possiamo scorgere in questi pronunciamenti i tratti dell’infallibilità (ben difficile da realizzarsi ed esprimersi in senso stretto), ma manchiamo di onestà intellettuale se non li riteniamo veri e propri documenti del magistero ordinario. Del resto era dello stesso genere la Familiaris consortio (1983), cui qualcuno incautamente si appella per gettare fango sull’attuale testo che affronta lo stesso tema. Inoltre l’aggettivo “apostolica” che si affianca al sostantivo “esortazione” dice che qui è in gioco l’apostolicità della Chiesa, coralmente espressa nella sinodalità e nel servizio del vescovo di Roma.

I criteri per interpretare il documento sono esposti nelle stesse premesse, allorché ad esempio si invita all’equilibrio capace di superare sia «un desiderio sfrenato di cambiare tutto senza sufficiente riflessione o fondamento» sia «l’atteggiamento che pretende di risolvere tutto applicando normative generali o traendo conclusioni eccessive da alcune riflessioni teologiche» (n. 2). Ed inoltre mi sembra particolarmente significativo quel passaggio introduttivo, nel quale si afferma che «non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero. Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano. Questo succederà fino a quando lo Spirito ci farà giungere alla verità completa (cfr Gv 16,13), cioè quando ci introdurrà perfettamente nel mistero di Cristo e potremo vedere tutto con il suo sguardo. Inoltre, in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali. Infatti, “le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale […] ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato”» (n. 3).

Il punto che maggiormente ha suscitato interesse e vivacizzato il dibattito, ossia la questione dei sacramenti, così come viene richiamata in una nota, chiede attenzione e corretta interpretazione teologica: «A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa» (n. 305), testo accompagnato dalla famosa nota 351: «In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, “ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore” (Esort. ap. Evangelii gaudium [24 novembre 2013], 44: AAS 105 [2013], 1038). Ugualmente segnalo che l’Eucaristia “non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli” (ibid., 47: 1039)».

Nell’esperienza del peccato e in quella della grazia infatti non si dà mai una astratta ed estranea oggettività (dogmatismo moralistico), né una mera soggettività (relativismo), bensì si tratta sempre del rapporto fra la realtà oggettiva e la coscienza del soggetto. Ed è proprio per questo che nella sapienza e nella tradizione della Chiesa la riconciliazione passa attraverso la confessione personale dei peccati, in modo che il ministro possa illuminare il fedele ed aiutarlo nel discernimento in cui è in gioco questo rapporto. Come anche appartiene alla sapienza e alla tradizione ecclesiale considerare l’eucaristia non solo panis angelorum ma, proprio perché nutrimento del corpo spesso ferito e martoriato, panis viatorum, altrimenti dovremmo aspettare di essere nella perfezione per poterci nutrire alla mensa eucaristica. Si tratta infatti del panis angelorum factus cibus viatorum. Così la Chiesa prega e così crede: lex orandi = lex credendi.



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 485"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022548
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDICE

PER COMUNICARE MEGLIO

33. I casi difficili/2. Parlare di soldi (Roberto Laurita)

 

DOSSIER

LE NOSTRE GRANDI PAROLE

68 Mortificazione

1. Mortificazione: il significato del termine nella nostra cultura

e nell’esperienza cristiana (Valeria Boldini)

2. «Mortificate le azioni del corpo» (Rm 8,13):

la mortificazione nelle Scritture (Giuseppe Pulcinelli)

3. Come parlare sensatamente di mortificazione, oggi (Ezio Bolis)

4. Mortificazione: indicazioni per la predicazione (Chino Biscontin)

5. Mortificazione: breve antologia di testi

(Benedettine del Monastero «Mater Ecclesiae»)

 

SUSSIDIO

Ma tu non avevi lacrime... Via crucis

(Luigi Guglielmoni – Fausto Negri)

 

PREPARARE LA MESSA

Dal mercoledì delle ceneri alla Veglia pasquale

Mercoledì delle ceneri (Luigi Nason, Giulio Osto)

1ª domenica di quaresima (Luigi Nason, Giulio Osto)

2ª domenica di quaresima (Luigi Nason, Giulio Osto)

3ª domenica di quaresima (Luigi Nason, Giulio Osto)

4ª domenica di quaresima (Luigi Nason, Giulio Osto)

5ª domenica di quaresima (Luigi Nason, Giulio Osto)

Domenica delle palme (Luigi Nason, Giulio Osto)

Giovedì santo (Giulio Osto)

Venerdì santo (Giulio Osto)

Veglia pasquale (Giulio Osto



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Titolo: "Amoris Laetitia. Risposte ai critici"
Editore: Lateran University Press
Autore: Rocco Buttiglione
Pagine:
Ean: 2484300020834
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Estratto

L’autore, dopo una attenta analisi di alcuni significativi aspetti dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia di papa Francesco, propone una sintesi delle riflessioni che alcuni studiosi hanno pubblicato successivamente all’uscita del documento papale. Attraverso la critica a tali riflessioni, egli giunge così a delineare una più equilibrata proposta di interpretazione del testo magisteriale che se, da un lato, tiene conto della novità del documento, dall’altro lato consente di vederne la continuità con l’insegnamento della Chiesa per ciò che concerne le tematiche del matrimonio e della famiglia.

Parole chiavi

Papa Francesco; Amoris Laetitia; Matrimonio; Famiglia; Ermeneutica

Abstract

After a careful analysis of some significant aspects of Pope Francis’ post-synodal Apostolic Exhortation Amoris Laetitia, the author offers a synthesis of the reflections published by various scholars after the promulgation of this papal document. By critiquing these reflections, he thus arrives at a more balanced proposal for interpreting the magisterial text, one which, on the one hand, recognizes the document’s originality, and on the other, allows us to see its continuity with Church teaching concerning marriage and family.

Keywords

Pope Francis; Amoris Laetitia; Marriage; Family; Hermeneutics

 

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La Esortazione Apostolica Amoris Laetitia (AL) è stata accolta in genere favorevolmente dal popolo cristiano. Essa ha ricevuto però anche forti critiche da parte di alcuni che vi hanno visto una rottura con l’insegnamento tradizionale della Chiesa ed una contraddizione con il depositum fidei e con l’insegnamento di S. Giovanni Paolo II.

Io vorrei tentare di rispondere a queste critiche, in uno spirito fraterno di comune ricerca della verità. Il compito mi è facilitato dal fatto che uno dei critici, quello indubbiamente che ha prodotto la critica più acuta ed approfondita, il Prof. Josef Seifert, è per me un amico di una vita. Prenderò come punto di riferimento il suo articolo Die Freude der Liebe: Freuden, Betrübnisse und Hoffnungen1. Divideremo adesso la nostra argomentazione in due parti. Nella prima spiegheremo alcuni aspetti dell’impianto fondamentale della Esortazione, gli aspetti sui quali appunto si dirigono soprattutto le critiche. Nella seconda affronteremo direttamente alcune delle critiche.

1. Alcuni aspetti controversi di Amoris Laetitia

Il vero centro della controversia è l’affermazione della nota 351 al n. 305 che dice che in alcune circostanze dei divorziati risposati possono essere ammessi ai sacramenti. Il testo è così importante che vale la pena di leggerlo per intero:

«A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti – dice il Papa – è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa» (AL). La nota 351 aggiunge: «In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti».

Su queste poche righe si è concentrata la polemica, e da queste poche righe io intendo partire, recuperando in corso d’opera alcuni dei contenuti di questa Esortazione Apostolica così ricca di insegnamenti. Cercheremo di leggere il tutto nel frammento, seguendo la grande lezione di H.U. von Balthasar2. Naturalmente non ci riusciremo del tutto e ci tocca lasciare ad altre mani, senz’altro più esperte, il compito di offrire un commentario completo ed una esposizione puntuale di questo testo magisteriale.

Vediamo prima di tutto quello che il Papa non dice. Contrariamente a quello che ha voluto leggere qualche commentatore entusiasta (e qualche altro commentatore scandalizzato) il Papa non dice che adesso i divorziati risposati possono senz’altro accedere ai sacramenti o che viene meno il principio generale per cui atti sessuali al di fuori del matrimonio costituiscono materia grave di peccato. Il Papa è lontanissimo dalla ideologia per la quale la sfera sessuale è sottratta al giudizio morale e la sessualità è una questione meramente privata. È attraverso l’esercizio della sessualità che la maggior parte di noi impara concretamente cosa vuol dire uscire dal carcere del proprio egoismo e vivere la vita come dono amando una persona dell’altro sesso, generando dei figli, costruendo quella fondamentale realtà di comunione che si chiama famiglia. Questo per la Chiesa è un sacramento che si chiama matrimonio. Il sesso è una delle energie fondamentali della vita. È come l’acqua: propriamente incanalata genera frutti di ogni genere, se esce dagli argini può diventare una tremenda forza distruttiva, se ristagna e imputridisce produce malattie e morte. Per questo la Chiesa non rinuncerà mai ad occuparsene ed a sottoporlo ad una regola morale.

1.1. Le condizioni generali del peccato mortale

A me sembra che il Papa abbia voluto ricordare un principio generale del Catechismo della Chiesa Cattolica e sollecitarne una più compiuta ed attenta applicazione pastorale. Il Catechismo ci dice che perché ci sia un peccato mortale sono necessarie tre condizioni: la materia grave, la piena avvertenza ed il deliberato consenso.



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Titolo: "Le Saulchoir: una teologia che fa scuola"
Editore: Lateran University Press
Autore: Francesco Testaferri
Pagine:
Ean: 2484300020827
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Estratto

L’articolo intende presentare la nascita e il profilo della cosiddetta scuola di Le Saulchoir dei Padri Domenicani francesi. Dopo un’opportuna contestualizzazione, necessaria a cogliere il quadro dei problemi del tempo, viene presentato l’apporto arrecato dai reggenti Gardeil e Lemonnyer e puntualizzata la collaborazione data dal celebre Mandonnet. Infine, seguendo l’opera di Chenu, si delinea una sintesi del percorso metodologico e teologico che ebbe espressione in quella sede. Nelle conclusioni, l’esempio di Le Saulchoir viene valorizzato per riflettere anche sull’odierna sfida al sapere accademico-teologico.

Parole chiave

Le Saulchoir; Storia della teologia contemporanea; Chenu; Metodo storico in teologia

Abstract

This paper presents the birth and profile of the so-called school of the French Dominicans: Le Saulchoir. After providing the proper context required to understand the problems of the day, the contributions of the leaders Gardeil and Lemonnyer are presented, giving attention also to the involvement of Mandonnet. Finally, interpreting the work of Chenu, the aim is to summarize the methodological and theological expressions assumed in that school. In the conclusion, the example of Le Saulchoir is accentuated in order to reflect on current challenges to academic theology.

Keywords

Le Saulchoir; History of Contemporary Theology; Chenu; Historical Method in Theology

 

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All’inizio del XX secolo, in un clima abbastanza convulso sia per la vita civile francese che per quella ecclesiale, prese forma la scuola domenicana di Le Saulchoir che riuscì a dare un notevole impulso alla teologia del Novecento e a promuovere, accogliere e formare, fra altri, teologi del calibro di Gardeil, Chenu e Congar. Senza cadere nel rischio di mitizzazioni o distorsioni indebite, per altro già intercettate lucidamente da autorevoli studiosi e interpreti1, scopo del presente articolo è quello di tratteggiare un profilo essenziale della scuola di Le Saulchoir cogliendo senz’altro abbondanti spunti dall’opera di Chenu ad essa dedicata, ma cercando altresì di comporre, servendosi di altri richiami, un quadro organico utile a delineare la novità di questa scuola che si presenta come raccolta di molteplici istanze e intuizioni che la precedettero, la resero possibile e ne risultarono anche in eredità2.

Per assicurare un risultato efficace seguiremo un percorso storico-genetico, partendo da un’inquadratura generale, passando per una storia particolare, per concludere con alcune essenziali valutazioni teologiche complessive.

1. Il contesto

A partire dagli anni Quaranta dell’Ottocento il p. Lacordaire dell’ordine dei Predicatori aveva profuso un notevole impegno nella predicazione suscitando inattesi entusiasmi in una Francia attraversata da non pochi moti laicisti e istinti di restaurazione3. Al contempo egli aveva letteralmente lottato per la libertà degli Ordini religiosi e in particolare per la libertà d’insegnamento, incontrando difficoltà e resistenze sul piano politico-istituzionale. Di fatto il suo impegno nella rivitalizzazione dell’Ordine, a partire dall’offerta di una solida formazione, fu importante sul piano culturale e favorì l’istituzione presso Notre Dame di Chalais negli anni 1844-1849 di una scuola formativa4. Questo evento fu il significativo inizio di un percorso che avrebbe poi conosciuto ulteriori sviluppi. Il destino della formazione, nella quale il Padre riponeva somma fiducia, fu contrassegnato nei decenni successivi da un’esigenza di spostamento sia per far fronte a difficoltà contingenti sia per rispondere alle istanze sempre nuove che da varie direzioni si facevano innanzi. Con la fondazione della provincia di Tolosa dei Domenicani, fu creato un nuovo collegio di studi a Flavigny presso il quale cominciò a delinearsi l’opera di grande vigore intellettuale del p. Ambroise Gardeil5. Con l’espulsione dei religiosi dalla Francia decretata nel 1903, a partire dal 1904 la scuola allora in funzione, reggente p. Gardeil, fu trasferita in territorio belga a qualche chilometro dalla frontiera francese presso un convento cistercense a Kain-la-Tombe nella località chiamata “Le Saulchoir”, vale a dire “il Saliceto”6. Qui prese il via per l’Ordine dei Domenicani e per il loro insegnamento una stagione nuova di vita, grazie alla quale il pensiero teologico del Novecento ricevette sostanziosi nutrimenti in vista di un rinnovamento necessario.

La “nascita” della scuola di Le Saulchoir – se di nascita si può parlare – è dunque da un lato immediatamente connessa con la complessa situazione politica e con i provvedimenti restrittivi presi nei confronti dei religiosi, dall’altro lato risulta collegata con alcuni problemi dei quali è indispensabile rendere conto almeno essenzialmente per delineare il contesto immediato nel quale la nuova scuola cominciò a sviluppare il proprio percorso identitario.



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