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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022869
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

EDITORIALE

 

La via sacra dell’ospitalità

Non si trova la verità,

se non praticando l’ospitalità1

 

L’ospitalità è una tradizione con radici antiche, una pratica che ha attraversato la storia e le culture, una realtà che ha plasmato la vita quotidiana di popoli e individui, rendendo possibile lo sviluppo della civiltà. Da sempre un legame unisce l’ospitalità alla dimensione religiosa: «L’ospite è sacro», gode della protezione divina e lo si deve accogliere, ponendosi al suo servizio con rispetto e cordialità.

Nella cultura odierna la situazione è profondamente mutata. L’ospitalità non è più un incontro con Dio, come per Abramo a Mamre (cf. Gen 18): in molti casi è intesa semplicemente come un «intrattenere parenti e amici». Il concetto di ospitalità è stato “ristretto” e si assiste ormai alla sua deformazione. Come osserva Maria Poggi Johnson2, oggi si parla di «industria dell’ospitalità», mentre nella pubblicistica si dispensano consigli sul come “ricevere”, ma al solo scopo di far colpo sull’ospite, se non addirittura di metterlo in soggezione. Nulla di più estraneo alla visione “tradizionale” dell’ospitalità.

Ma il volto del mondo è in continuo cambiamento e con l’arrivo di masse di profughi che bussano alle porte dell’Europa, in fuga dalla guerra, alla ricerca di un futuro migliore, si rende necessario un ulteriore ripensamento del concetto di ospitalità. La crisi umanitaria di cui siamo testimoni, spesso impotenti, pone come improrogabile l’esigenza di elaborare concetti “nuovi” che permettano di comprendere le condizioni di un’umanità alle prese con le sfide della globalizzazione e al contempo di attivare processi per la costruzione di tale umanità.

Avviata sui sentieri della nuova evangelizzazione, la comunità ecclesiale è chiamata a dare il proprio contributo, elaborando “nuove” forme di azione pastorale, nella consapevolezza che il movimento delle persone produce non solo disagi, ma propone nuove sfide insieme a nuove opportunità. In particolare, il fenomeno interessa le chiese locali, che devono confrontarsi con una presenza crescente di persone giunte da altre aree geografiche e culturali; persone che chiedono ospitalità non solo alle istituzioni civili, ma anche alle comunità cristiane.

Si tratta di fenomeni complessi, di cui devono occuparsi le normative nazionali e internazionali, ma sono anche realtà che possono inaugurare una stagione nuova e rappresentare un terreno fertile per le nostre società, soprattutto per le comunità ecclesiali, non nel senso di un vago spiritualismo o di un ingenuo buonismo, ma nella certezza che anche in questo tempo lo straniero porta con sé una benedizione. Occorre mettersi alla scuola di Abramo che accolse Dio stesso nella persona di tre sconosciuti, giunti alla sua tenda «nell’ora più calda della giornata», vale a dire nel momento meno indicato per fare o ricevere visite. L’anziano patriarca, che non li aveva chiamati né invitati, semplicemente alzò gli occhi, li vide e chiese loro «la grazia di non passare oltre» (Gen 18,1-3).

Il fascicolo pone al centro della riflessione l’ospitalità, argomento oggi più che mai dibattuto, ma anche una categoria ampia da affrontare attraverso un approfondimento interdisciplinare, poiché interessa più campi e dimensioni, senza tuttavia appartenere compiutamente a nessuno di essi.

Il primo contributo è di Francesco Spagna, La sfida dell’accoglienza. L’ospitalità da una prospettiva storica e antropologica. Muovendo dalle intuizioni di Emmanuel Lévinas e Jacques Derrida, lo studio contestualizza il fenomeno dell’ospitalità in prospettiva interreligiosa, a partire dall’antichità. Sono messe in evidenza le trasformazioni dell’ospitalità nel mondo moderno, per arrivare alla realtà contemporanea e ai problemi causati dall’attuale crisi umanitaria.

Umberto Curi, Accoglienza e ospitalità. L’altro che è in noi ricorda come nella cultura antica lo straniero si identificasse immediatamente con l’ospite. Di particolare interesse la xenia, l’insieme delle norme che il mondo greco aveva elaborato per regolare il rapporto con lo xenos, lo straniero in cerca di ospitalità. Il tema dell’accoglienza trovò espressione anche nei miti e nelle riflessioni degli antichi filosofi, ponendo in luce il carattere “ospitale” dell’Occidente, almeno per un millennio.

La riflessione sul dato scritturistico è proposta da Germano Scaglioni, «Ama lo straniero» (Dt 10,18). L’ospitalità nella Bibbia. Lo studio coglie l’originalità del modo in cui la rivelazione biblica comprende e vive l’ospitalità, pratica che caratterizzò non solo l’esperienza storica di Israele, ma anche il ministero di Gesù e la vita delle prime comunità cristiane.

Lorenzo Biagi studia il rapporto Etica e ospitalità, due termini il cui senso è da ripensare. L’autore mostra come l’etica porti in se stessa la radice dell’ospitalità, ma allo stesso tempo come solo attraverso l’accoglienza dell’altro, nel rispetto della sua identità, si possa realizzare un progetto e una pratica di convivialità. Identità e differenza non sono nemiche dell’ospitalità, a condizione che nessuna sia rivendicata unilateralmente, ignorando l’altra.

L’ospitalità possiede anche un “profilo” politico e giuridico. Su questi aspetti si sofferma il contributo di Vincenzo Rosito, L’ospitalità come categoria politica. Esiste un diritto all’ospitalità? Anche per questo aspetto entrano in gioco diversi modi di considerare l’ospite e di rapportarsi con lui, ma la sfida – secondo l’autore – consiste nel rendere possibile una «comunità di pratiche ospitali», in cui ciascuno possa dare il proprio contributo.

L’ospitalità non è una realtà statica, ma una facoltà umana da perfezionare. Si tratta di un dinamismo, un itinerario da percorrere, in vista della maturità; un potenziale da coltivare, poiché non raggiunge il proprio compimento se non attraverso un impegno paziente. È ciò che Anna Bissi sostiene nel suo studio sulle Dinamiche psicologiche dell’ospitalità.

Oltre a essere una pratica virtuosa, l’ospitalità è anche una spiritualità, in cui Dio non si comprende come controfigura della giustizia umana, ma secondo l’immagine evangelica di colui che fa piovere sui giusti e gli ingiusti. Nel suo articolo, La spiritualità dell’ospitalità, Marco Dal Corso propone un «credere ospitale» che si impegna nella costruzione di un mondo non più dominato dalla logica del risentimento o dal rifiuto della differenza.

L’ultimo contributo è di Fabio Scarsato, L’ospitalità nella vita religiosa e nella tradizione francescana. La pratica dell’ospitalità non è mai stata un’esclusiva dei soli religiosi, ma è nella vita consacrata che essa ha trovato l’humus ideale per svilupparsi, assumendo varie forme nel corso del tempo. Dopo un excursus sul monachesimo dei primi secoli, lo studio si concentra sulla tradizione che prese avvio da san Francesco e da santa Chiara, per metterne in luce gli aspetti più innovativi ed originali.

Nella Documentazione, a cura di Placido Sgroi, sono presentate le riflessioni di due note autrici – Luce Irigaray e Maria Poggi Johnson –, diverse per orientamento e formazione culturale, ma concordi nel sottolineare un aspetto importante: l’ospitalità richiede la pluralità, non la fusione.

Infine, sempre Placido Sgroi, nell’Invito alla lettura, propone una rassegna bibliografica, ampia e articolata, per consentire al lettore l’avvio di un percorso personale di approfondimento sul tema complesso e stimolante della monografia.

Con questo non pensiamo certo di aver esaurito tutti gli aspetti della questione. Abbiamo voluto solo riflettere su una prassi per molti desueta, comunque problematica, certamente interessante oggi dal momento che realizza l’incontro tra le differenze senza limitare le identità. Buona lettura.



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Titolo: "L'irremissibilità del peccato degli angeli secondo Alessandro di Hales (pp. 585-596)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Mateusz J. Wierzbicki
Pagine:
Ean: 2484300022517
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

The topic of the irremissibility of the angels’s sins, already treated by Origen, Augustine and Gregory the Great, was analyzed in depth by Alexander of Hales, especially in his quaestio De peccato primi angeli. By a series of arguments, the Doctor irrefragabilis discusses the difference between angelic and human nature, showing that the angel adheres to the evil he has chosen in an immutable and eternal way. Therefore, the definite choice of evil is entirely respected by divine justice and, consequently, the sin of the angel remains irremissible. Human beings, instead, despite their natural fragility and inclination towards evil, are always capable of conversion to the good. God’s mercy, therefore, can manifest its grandeur in pardoning each human sin.



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Titolo: "«Mores et acta clericorum» al Concilio Lateranense IV"
Editore: Lateran University Press
Autore: Roberto Nardin
Pagine:
Ean: 2484300020735
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

«È questa Pasqua, cioè la “fase”, il passaggio, che ho desiderato ardentemente di mangiare con voi. Di essa in Esodo (12,11) si dice: “Lo mangerete in fretta: è la Pasqua del Signore”. Si legge nel libro dei Re (2Re 23,23), ed è chiarissimamente riportato nel libro delle cronache (2Cr 35,1), che nel diciottesimo anno di regno del re Giosia fu restaurato il tempio e fu celebrata la “Fase”, come non accadeva in Israele dai tempi dei giudici e dei re. Volesse il cielo che questo nostro diciottesimo anno di pontificato sia restaurato il tempio del Signore, che è la Chiesa, e celebrata la “Fase” o Pasqua, cioè questo solenne concilio per mezzo del quale avvenga il passaggio dai vizi alle virtù».

(Innnnocenzo III , Sermone di apertura del Concilio Lateranense IV)

«Ut clericorum mores et actus in melius reformentur»

(Concilio Lateranensnse IV , Costituzione 14a)

1. Introduzione

In continuità con la riforma gregoriana, tra gli scopi del Concilio Lateranense IV il papa Innocenzo III pone, nella bolla Vineam Domini (19 aprile 1213) con la quale convoca il Concilio, estirpare i vizi, seminare le virtù, correggere gli abusi e riformare i costumi1 per un rinnovamento spirituale nella Chiesa. Nel sermone di apertura del Concilio, Desiderio desideravi (11 novembre 1215) lo stesso Papa ritorna sulla dimensione spirituale quale momento centrale in riferimento ai tre livelli con i quali rilegge la “Pasqua” colta come passaggio corporeo (liberare la Terra Santa), spirituale (la riforma della Chiesa) ed eterno (escatologico), sottolineando, incisivamente, che «qualsiasi corruzione nel popolo deriva infatti principalmente dal clero»2, evidenziando, così, quale tra le componenti ecclesiali – clero, religiosi e laici, secondo la tripartizione, ordines, della ecclesia – dovesse avere l’attenzione normativa del Concilio che stava per iniziare.

Con il presente contributo si vuole focalizzare, quindi, una tematica di primo piano del Lateranense IV. L’indagine intende evidenziare come lo stesso Concilio abbia letto lo status dei costumi del clero dell’epoca e quali rimedi abbia definito per riformarli. Prendendo spunto dalla frase di apertura della Costituzione 14a, posta ad esergo del presente contributo, «Ut clericorum mores et actus in melius reformentur»3, si articola la breve ricerca in due parti più una terza conclusiva. Nei primi due momenti si illustra l’analisi della situazione (prima parte: «clericorum mores et actus») e la normativa riformatrice del Lateranense IV (seconda parte: «Ut […] in melius reformentur») in riferimento alla vita clericorum. Infine, nel terzo e conclusivo momento, si cercano di cogliere le chiavi di lettura teologiche con cui il Lateranense IV ha legiferato in merito alla riforma morale del clero.

Nel Lateranense IV “i costumi” e il comportamento del clero sono trattati in particolare nella sezione che comprende le Costituzioni dalla 14a alla 21a, a cui dobbiamo aggiungere le Costituzioni dalla 63a alla 66a che trattano della simonia.

Per un quadro completo, tuttavia, occorre considerare anche ciò che precede e ciò che segue la sezione specifica sopra evocata, ossia, rispettivamente, la trattazione della disciplina ecclesiastica, dalla Costituzione 6a alla 13a, e la normativa sull’elezione dei vescovi e l’amministrazione dei benefici, dalla Costituzione 23a alla 32a.

2. I costumi del clero al Concilio Lateranense IV: «[…] clericorum mores et actus (Cost. 14a)» (Cost. 14a-21a)

Focalizzando la nostra attenzione alla sezione centrale e specifica sul nostro tema (Cost. 14a-21a)4, la Costituzione 14a affronta subito la questione dell’incontinenza dei ministri sacri come elemento prioritario della riforma dei costumi, per cui si afferma che affinché i costumi e il comportamento del clero siano riformati al meglio, tutti cerchino di vivere nella continenza e nella castità, soprattutto coloro che hanno ricevuto gli ordini sacri5. La stessa Costituzione stabilisce delle punizioni qualora il clero sia incontinente, come rileva già nel titolo (De incontinentia clericorum punienda). Nel testo si prevede che l’incontinenza porti alla sospensione (hac de causa suspensus) del chierico reo che può trasformarsi, riprendendo quanto già stabilito dal precedente Concilio, il Lateranense III, al canone 116, nella perdita perpetua dell’ufficio e dei benefici ecclesiastici qualora il membro del clero pretendesse di celebrare i divini misteri (divina celebrare praesumpserit), accumulando, così, una duplice colpa (pro hac duplici culpa perpetuo deponatur).

[...]



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Titolo: "Romano pontefice ed episcopato nel Lateranense IV"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giovanni Tangorra
Pagine:
Ean: 2484300020698
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Inserita all’interno di un ampio programma sugli scopi e l’importanza del Lateranense IV, questa riflessione gravita intorno alle principali costituzioni conciliari sul papato e sull’episcopato. Il mio primo accorgimento metodologico è stato di situarle all’interno dell’ecclesiologia innocenziana che, oltre all’interesse storico, contribuisce a chiarirle; il secondo è di aver tenuto presenti alcune dottrine del concilio Vaticano II, evitando trasposizioni anacronistiche. Il Lateranense IV va preso per quello che effettivamente è stato e ha detto, e gli 800 anni di distanza non sono trascurabili. Il fatto che ne stiamo celebrando la memoria, attesta però che esso è riuscito a varcare la soglia della lettera. Si tratta quindi anche di capire perché questo è avvenuto. Dopo una premessa introduttiva, utile a entrare nel clima dell’epoca (1), mi soffermerò su aspetti di ecclesiologia generale (2), sul papato (3) e sull’episcopato (4), terminando con un breve bilancio.

1. Il tempo

Anche se il trattato nascerà di lì a poco, e cioè nel XIV secolo, almeno secondo le caratteristiche sistematiche odierne, non si ha difficoltà a riassumere l’ecclesiologia di Innocenzo III (†1216) in due categorie che la riflessione contemporanea adopera per dire il punto di svolta del Vaticano II: piramidale (o gerarcologica) e giuridica. Il paragone della piramide risale a Gilberto di Limerick (†1139) che descrive i membri della Chiesa in linea ascendente, procedendo dalla base popolosa dei carnali verso la cima aguzza occupata dai pastori e dai monaci1. La sua prospettiva è teologico-spirituale, e segue la visione medioevale di classificare le persone in relazione alla loro vicinanza con le cose celesti, ma in ambienti ecclesiastici assumerà ben presto un carattere giuridico. La nascita del diritto è la vera novità del tempo. Tra il 1140 e il 1142 esso assiste alla comparsa della Concordantia discordantium canonum Gratiani, pietra miliare di una svolta giuridica, che mette ordine nei vari aspetti della vita e delle relazioni ecclesiali. I concili divengono luoghi di emanazione di norme, e il papa stesso assume il nuovo ruolo di legislatore, beneficiando di un potere universale che lo situa al posto più alto della piramide. L’ecclesiologia dei secoli tra il XII e il XIII si colloca in questo quadro, che Gérard Fransen riepiloga tramite «una crescita continua dell’influenza e della potenza pontificale, con il diritto canonico quale strumento di questa egemonia»2.

L’erosione del regime feudale da parte dell’organizzazione municipale, lo sviluppo economico-sociale con la nascita della borghesia, e una forte mobilità, derivante da nuove forme di comunicazione, fanno però registrare in questi stessi secoli un risveglio comunitario, che può spiegare il ritorno dei concili universali dopo un lungo periodo di assenza, di cui quattro Lateranensi nel breve spazio tra il 1123 e il 1215. L’alto medioevo fu un’epoca di ripresa collettiva, che coinvolse vasti strati della popolazione, a partire dalla ricerca intellettuale, con la nascita delle università a Bologna, Oxford, Salerno, e a Parigi, che avvia il periodo d’oro della teologia, vedendo brillare le stelle di Pietro Abelardo, Pietro Lombardo e Pietro Cantore3. Ed è a Parigi, al momento regolata da uno studio pratico ed esegetico, che troviamo il giovane Giovanni Lotario dei conti di Segni in cerca di specializzazione teologica. Da papa ne diverrà il maggior promotore e organizzatore4. I movimenti sociali e intellettuali furono accompagnati dal fervore spirituale, esercitato dalla riforma monastica, con personaggi della misura di Bernardo di Chiaravalle (†1153) e la creazione di numerosi centri, dove spicca il monastero di Cluny. Se da una parte essi furono funzionali al papato, a fronte di un episcopato e di un clero ancora largamente sottomessi ai prìncipi, servirono pure ad avviare quel processo di reformatio in capite et in membris che attraverserà tutto il medioevo.

[...]

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Titolo: "La libertà di religione: un diritto umano conteso"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Heiner Bielefeldt
Pagine:
Ean: 2484300020360
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Sintesi:

La libertà di religione è un diritto umano oggetto di contese. Violazioni di questo diritto avvengono da parte di organi statali o di attori non statali e si manifestano in varie forme che, da procedimenti penali formali, passando attraverso vessazioni amministrative, giungono ad azioni spontanee o orchestrate di mobbing. Le costellazioni di colpevole e vittima variano da paese a paese, sebbene i drammi più gravi accadano attualmente in Medio Oriente. La libertà di religione è però contesa non soltanto nella prassi, ma anche in linea di principio. Di fronte a tali minacce, il presente articolo rimanda alla funzione irrinunciabile della libertà di religione nel contesto complessivo dei diritti umani.

 

Parole chiave: libertà di religione, diritti umani



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Titolo: "La libertà di religione come sfida per religione e società"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Hans-Georg Ziebert
Pagine:
Ean: 2484300020377
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Sintesi:

Il diritto alla libertà di religione rende possibile agli individui religiosi la libera pratica della loro religione e tutela allo stesso tempo gli altri di fronte a possibili conseguenze negative della religione. Questo diritto formula i princìpi per trattare la pluralità religiosa e rappresenta uno strumento centrale per il mantenimento della pace sociale e politica. La migliore garanzia per la libertà di religione è offerta dallo stato laico.

 

Parole chiave: libertà di religione, diritti umani, laicità



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Titolo: "L'importanza permanente della libertà di religione"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Erik Borgman
Pagine:
Ean: 2484300020384
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Sintesi:

La libertà religiosa è importante perché è la verità e la giustizia a cui
dobbiamo prestare obbedienza, non l’immagine della verità e della
giustizia che i nostri stati sostengono o la nostra cultura o il nostro interesse
personale mettono al primo posto. Tuttavia la democrazia liberale tende a
pensare queste cose come garanzia per la libertà e tende a chiedere a
ognuno di sottomettersi ai suoi valori. Ed è così infatti che presenta se
stessa come una nuova religione istituita. Il presente contributo sostiene,
con la Dichiarazione universale dei diritti umani, che dovremmo considerare
il diritto alla libertà religiosa come inalienabile, sebbene la convinzione
religiosa ci possa aborrire per ragioni molto plausibili.

 

Parole chiave: libertà di religione, diritti umani, laicità

 



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Titolo: "Concilium 4-2016: La libertà religiosa"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Thierry-Marie Courau, Mile Babic, João Vila-Chã
Pagine:
Ean: 2484300020346
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Sintesi:

L’insieme dei contributi di questo numero di Concilium sulla libertà religiosa sono
attraversati dall’esame della libertà secondo un punto di vista negativo o positivo,
nonché dall’articolazione delle polarità della fede e della religione, dell’individuo
e della comunità, della libertà e della responsabilità. Inizialmente gli autori
ricorrono all’esperienza del mondo europeo di tradizione cristiana, sia dell’Oriente
sia dell’Occidente, poi passano a considerare ciò che accade nei mondi
musulmani, in Asia, in America latina, al fine di fondare una validità universale
e inalienabile dei diritti umani in materia religiosa.

 

Parole chiave: libertà di religione, diritti umani

 

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Editoriale

Nell’Evo moderno, la civiltà occidentale ha proclamato l’inviolabilità

della dignità di ogni essere umano. Questa dignità

è protetta nel modo migliore dal nostro rispetto delle libertà e

dei diritti umani. La libertà è l’essenza stessa dell’essere umano,

mentre la libertà fondamentale è la libertà di coscienza che

include la libertà di religione e la libertà di credo e di visione

del mondo (Weltanschauung). Non può esserci imposta la coscienza,

né potrebbe esserci imposto un credo. Nei paesi democratici

occidentali per lo più si rispetta la libertà di coscienza e

di religione; tuttavia è possibile notare una certa parzialità nella

comprensione delle libertà dei singoli esseri umani. Gli stati

e le società borghesi proteggono la libertà; tuttavia non la fondano:

piuttosto la presuppongono. La libertà è intesa in termini

negativi, più che altro come separazione di un individuo dagli

altri, e perfino come negazione degli altri. Quindi è una libertà

negativa, intendendo con ciò la libertà da costrizione esterna,

ma non dalla costrizione interna. Dobbiamo ammettere che

questo è soltanto un aspetto della libertà. Se la libertà si limita

alla negazione di tutto ciò che ci circonda, se non è capace di

diventare positiva, ovvero libertà per qualcosa e per qualcuno,

per alcuni valori e per altre persone, allora una tale libertà impoverisce

gli esseri umani, poiché è incapace di comunicazione

e collaborazione con gli altri.

 

I/ La libertà positiva

Hannah Arendt sostiene che Giovanni Duns Scoto è il più

grande pensatore della libertà nella filosofia occidentale e che

solo Kant può essere considerato pari a Scoto nella sua lealtà

incondizionata alla libertà. Scoto scrive che si danno due inclinazioni

in ogni libera volontà: inclinazione verso il proprio

vantaggio (affectio commodi) e inclinazione verso la giustizia

(affectio iustitiae). Per Scoto, entrambe queste inclinazioni sono

libere. L’inclinazione verso la giustizia frena e modera l’inclinazione

verso il proprio vantaggio personale. Questa inclinazione

verso la giustizia ci rende capaci di amare ciò che merita di

essere amato. Questa è la libertà che è inerente alla volontà. In

latino leggiamo: Innata, quae est ingenita libertas, secundum quam

potest velle aliquod bonum non ordinatum ad se. Quindi l’inclinazione

verso la giustizia è un’inclinazione innata, l’inclinazione

sulla base della quale la nostra volontà può desiderare un bene

che non è ordinato a noi stessi, cioè in cui la nostra volontà si

mostra capace di elevarsi al di sopra del nostro naturale egoismo

ed egocentrismo.

Per Scoto, le nozioni fondamentali sono la nozione di ordo

(ordine), cioè ordine essenziale (ordo essentialis), e quella di

ordinatum (ordinato, organizzato). Di conseguenza vi sono due

ordini: l’ordine ad se e l’ordine ad alterum (l’ordine dell’amore).

Nel primo, Dio, le persone e tutti gli esseri, nonché l’intera

realtà, esistono per servire l’io umano. In questo ordine, Dio è

ridotto a servitore dell’uomo. Nel pensiero filosofico europeo

a partire da Aristotele, ogni essere si sforza di preservare se

stesso, di migliorare e di realizzare se stesso. Dieter Henrich

ha dimostrato che, nella filosofia dell’Età moderna, l’istinto

predominante è quello della sopravvivenza di sé (Selbsterhaltungstrieb).

Entrambi questi estremi – l’egoismo totale e l’altruismo

totale – erano presenti nell’Età antica e nel Medioevo

– e sono presenti ancora oggi. Entrambi sono violenti. Ogni

altruismo estremo (o misticismo) che sminuisce o annulla la

natura umana o l’io individuale, non rappresenta nient’altro

che violenza contro l’uomo. Parimenti, ogni manifestazione di

egoismo estremo che riduce tutto all’io di un individuo, non

rappresenta nient’altro che violenza contro gli altri e contro noi

stessi.

Scoto offre una soluzione ingegnosa, distinguendo e collegando

entrambe queste inclinazioni nella volontà. Entrambe

sono importanti, ma l’inclinazione verso la giustizia è più sublime

dell’inclinazione verso il vantaggio: Nobilior est affectio

iustitiae, quam commodi […], cum “amare aliquid in se” sit actus

liberior et magis communicativus quam “desiderare illud sibi”. L’inclinazione

verso la giustizia è più sublime dell’inclinazione

verso il vantaggio, poiché amare qualcosa in sé, un qualche

bene in sé, è un atto più libero e più comunicativo che non

desiderare un vantaggio per noi stessi. Questo atto è più libero

e più comunicativo perché si eleva al di sopra del nostro

egoismo (la nostra schiavitù verso l’io) e perché ci collega agli

altri. La speranza (la virtù della speranza) migliora la nostra

inclinazione verso noi stessi, mentre l’amore migliora la nostra

inclinazione verso la giustizia, cioè verso un bene più alto e più

sublime, ovvero la nostra inclinazione verso l’altro come Altro.

Scoto evidenzia semplicemente che la libertà positiva è più

sublime di quella negativa, ma egli non la annulla. Da questa

presa di posizione deriva il fatto che la libertà sublime dà origine

a una sublime connessione con gli altri e con l’Altro assoluto, 

la connessione che chiamiamo amore.

[...]



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 483"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020339
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

PER COMUNICARE MEGLIO

31. I preti scrivono... ma sanno comunicare?/17 (Roberto Laurita)

DOSSIER

 

LE NOSTRE GRANDI PAROLE

66 Miracolo

1. Miracolo: tra fraintendimenti possibili e necessità

di conversione (Valeria Boldini)

2. «Proprio in questo sta il meraviglioso…» (Gv 9,30):

Racconti di miracoli nel Nuovo Testamento (Marida Nicolaci)

3. Una comprensione teologica e pastorale dei miracoli

(Giuseppe Tanzella-Nitti)

4. Miracolo: breve antologia di testi

(Benedettine del Monastero «Mater Ecclesiae»)

 

SUSSIDIO

Cinque minuti con te. Un Avvento con i ragazzi

(Roberto Laurita)

 

PREPARARE LA MESSA

Tempo di Avvento e tempo di Natale

1ª domenica di Avvento (Stefano Zeni, Roberto Laurita)

2ª domenica di Avvento (Stefano Zeni, Roberto Laurita)

Immacolata Concezione (Stefano Zeni, Roberto Laurita)

3ª domenica di Avvento (Stefano Zeni, Roberto Laurita)

4ª domenica di Avvento (Stefano Zeni, Roberto Laurita)

Natale del Signore (Stefano Zeni, Roberto Laurita)

Maria Madre di Dio (Stefano Zeni, Roberto Laurita)

Epifania del Signore (Stefano Zeni, Roberto Laurita)

 

_____________________________________________________

La Rubrica per comunicare meglio

 

31.

I preti scrivono…

ma sanno comunicare?/17

Davanti ai conflitti

(nella vita interparrocchiale)

di ROBERTO LAURITA

 

Nelle puntate precedenti abbiamo evocato quei contrasti che

nascono all’interno di una comunità cristiana, ma anche nei suoi

rapporti con la società civile, o con privati cittadini. I motivi sono

i più diversi. Il testo che abbiamo presentato era la risposta

del parroco a qualcuno che aveva contestato gli orari con cui

venivano suonate le campane perché disturbavano il sonno.

In questo intervento vorremmo invece gettare uno sguardo

su quei conflitti che nascono all’interno di un vicariato e riguardano

i rapporti esistenti tra parrocchie ed associazioni. Nel caso

che presentiamo, un evento, organizzato dalla pastorale giovanile

vicariale, è stato di fatto boicottato da un’associazione che

pur partecipava al coordinamento.

Se osiamo cimentarci con un testo un po’ delicato è perché

ci è stato espressamente richiesto da uno dei responsabili che,
tra l’altro, ci scrive: «Le vorrei chiedere la cortesia, quando avrà

tempo, di “smantellarmi” la mail qui sotto. Vorrei me la potesse

“commentare” in modo da poter imparare qualcosa di utile

“sulla mia pelle”».

È lo stesso ad offrirci un quadro dell’accaduto: «Sono uno

dei responsabili della pastorale giovanile vicariale e assieme ad

un bellissimo gruppo di laici (Azione Cattolica, Scouts d’Europa,

Agesci, Comunione e Liberazione, Circolo Noi e Salesiani)

creiamo alcune iniziative per la città di ……… ed il vicariato.

In particolare un evento alla nona edizione, che tutti sanno che

c’è, l’unico previsto in un anno per tutti i diversi gruppi, fissato

da anni in calendario, sempre la stessa settimana di febbraio, in

calendario da settembre, segnato, presentato, organizzato… è

stato fondamentalmente boicottato da una delle associazioni (il

tema era “Gesù”) cioè hanno fatto controvoglia l’attività preparatoria

prevista (un piccolo questionario) e non si sono presentati…

tanto era un sabato libero dalla normale attività e pazienza

se non facciamo formazione… e se l’evento “istituzionale”

è disponibile. Un po’ delusi, in me e negli altri collaboratori è

emerso il desiderio di manifestare un po’ di disagio per tale immotivata

assenza. D’accordo col responsabile diocesano dell’associazione

e con quello della Pastorale giovanile diocesana, presente

all’incontro, abbiamo scritto questa mail. Io l’ho impostata,

qualcuno l’ha “incattivita” un po’, poi l’abbiamo mitigata… e

infine l’abbiamo firmata.

Ha creato parecchio sconquasso. A me piace l’idea di un gruppo

di laici diversi che chieda ad altri laici impegnati… “perché

non ne avete approfittato? ci dispiace non foste presenti…”».

Ed ecco il documento, cioè la lettera rivolta ai responsabili

dell’Associazione.

[...]



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Titolo: "Il vangelo della dignità dell'uomo. Dignitatis humanae, una provocazione continua"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Roman A. Siebenrock
Pagine:
Ean: 2484300020353
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Sintesi:

Dopo la collocazione storica e una interpretazione della dichiarazione nell’insieme del concilio, come esempio di una “teologia attenta ai segni dei tempi”, il significato permanente di Dignitatis humanae viene visto nel fatto che la chiesa può realizzare il vangelo solo ponendosi al servizio della dignità e della libertà degli esseri umani.

 

Parole chiave: Dignitatis humanae, dignità, diritti

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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022852
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

EDITORIALE

 

La fede, tra ragione ed emozione

 

«Con il cuore infatti si crede»

(Rm 10,10)

 

Per molti, credenti e non credenti, la fede è anzitutto un insieme di conoscenze, una realtà in rapporto con la sola sfera intellettiva, un «edificio» che poggia esclusivamente sul ragionamento attorno alla trascendenza. Il mondo delle emozioni, invece, è percepito come un elemento accessorio, spesso anche come una potenziale minaccia alla solidità della fede, un fattore di disturbo che può introdurre incertezza e “volatilità” nel rapporto con Dio, improntato al rispetto rigoroso di una dottrina assoluta, cioè svincolata da tutto ciò che è mutevole e cangiante, come il vissuto emotivo.

Se, però, poniamo attenzione alla dimensione esperienziale della fede, diversi sono gli aspetti su cui concentrare la riflessione. In particolare, non si può fare a meno di notare che il vissuto emotivo gioca un ruolo significativo nella vita del credente, perché la fede non è riconducibile solo a rielaborazioni mentali, ma si nutre di ricordi, eventi, parole incisive, relazioni dinamiche. Gli studiosi sottolineano, infatti, che il credere non appartiene solo all’ordine degli eventi puramente intellettivi (intellectus fidei), ma coinvolge anche i sensi spirituali, seguendo una logica affettiva e dinamica che trova il suo primo e naturale sviluppo nell’intimo della coscienza (affectus fidei).

Anche nella sacra Scrittura e nelle azioni liturgiche, l’atto di fede – al suo nascere, come nel suo perdurare nel tempo e nelle prove – è strettamente associato all’esperienza sensoriale: il sentire, l’ascoltare, il toccare hanno un impatto diretto sul vissuto emotivo dell’uomo chiamato a prestare l’omaggio della propria fede al mistero che si rivela. Ci si chiede: il vissuto interiore, mediante i sentimenti e le emozioni che lo connotano, conferendo colore e calore alla fede nelle sue espressioni, come può contribuire a una crescita ordinata e armoniosa della coscienza credente? Ancora: è possibile un dialogo fecondo tra la fede, resa attenta e sensibile dalla qualità dell’affectus, e la sfera della real-tà materiale che “colpisce” il soggetto, provocandolo a una reazione, secondo lo stile proprio del credente?

Il fascicolo intende rispondere a questi e ad altri interrogativi che nascono dalla riflessione sul vissuto emotivo dell’esperienza di fede, proponendo ai lettori un itinerario interdisciplinare, con l’auspicio che esso rappresenti anche un percorso di approfondimento di una «questione tanto intrigante quanto intricata» (L. Girardi). Il fascicolo accoglie i contributi di diversi studiosi, proposti in occasione del corso Credere con passione. Esperienza di fede e vissuto emotivo. Il corso, realizzato a cura dell’Istituto Teologico «S. Antonio Dottore» di Padova, si è svolto presso la Casa di Spiritualità dei Santuari Antoniani di Camposampiero (Padova), dal 26 al 28 giugno 2015. Agli organizzatori, la sentita gratitudine della nostra rivista.

Il fascicolo si apre con il contributo di Dario Ventura, Incontrare il sacro tra meraviglia, eros e bellezza. A partire dall’evento cristologico e muovendosi attraverso la filosofia, la letteratura e la storia delle religioni, l’autore riflette su una convinzione che da sempre accompagna l’esperienza di ogni credente: la possibilità di riconoscere nella forma sensibile del mondo le tracce della presenza di Dio e dello Spirito creatore.

Il secondo articolo, Credere con passione. Esperienza di fede e vissuto emotivo, studia il rapporto tra emozione, sentimento ed esperienza religiosa, insieme al ruolo che l’emozione svolge nella formazione di una coscienza di fede. Antonio Bertazzo ricorda che il credere non riguarda soltanto la sfera razionale né si riduce alla sola morale, ma già nel suo nascere coinvolge la dinamica affettiva, le emozioni, i sentimenti.

Nella sua riflessione, Emozione, tra antropologia e teologia, Giorgio Bonaccorso considera tre dimensioni dell’esperienza religiosa: il sacro, il mito, il rito. Si tratta di fattori fondamentali che l’autore coglie nel loro rapporto con la dinamica emotiva del soggetto, superando una concezione «problematica», retaggio della tradizione occidentale (e non solo), secondo cui l’emozione mal si concilia con la dimensione noetica ed etica. La Sacra Scrittura e la tradizione liturgica concordano, invece, nell’apprezzamento del legame tra fede ed emozioni.

La «febbre ardente» del sentire religioso. L’attualità di William James propone la rilettura di una delle opere più significative del noto filosofo e psicologo statunitense: Le varie forme dell’esperienza religiosa. Per Valerio Bortolin, benché datata (fu data alle stampe nel 1902) e segnata da prospettive spesso unilaterali, l’opera di W. James (1842-1910) ha il merito di indicare al nostro tempo – e alla chiesa di oggi – l’esigenza di una religione fondata sull’autenticità, insieme alla convinta valorizzazione del carattere personale di una fede chiamata ormai a esprimersi «nella febbre ardente dell’individuale sentire religioso e non in scialbe abitudini».

Nel suo contributo: L’esperienza biblica. L’emozione di credere, Roberta Ronchiato pone in rilievo il ruolo fondamentale che le Scritture riconoscono al rapporto tra emozioni e fede, sia alla sua origine come nel suo perdurare. Attraverso lo studio di alcuni passi dell’Antico e del Nuovo Testamento, si coglie la peculiare sensibilità degli autori sacri che – diversamente dall’uomo contemporaneo – non conoscono la dicotomia «affetti-ragione», ma fanno del cuore tanto il «luogo» delle emozioni che la sede del raziocinio.

Di taglio cristologico è lo studio di Gilberto Depeder: «Un corpo mi hai preparato» (Eb 10,5). Affetto e obbedienza filiali in Gesù di Nazaret. La ricerca si focalizza sull’esperienza religiosa di Gesù, un aspetto che la recente indagine teologica ha rivalutato, anche alla luce di un approccio fenomenologico in cristologia. L’offerta e il sacrificio di Gesù per gli uomini («questo è il mio corpo... per voi») non si comprendono se non a partire dal suo radicarsi nell’amore del Padre, in una relazione totalizzante, nella quale egli era pienamente coinvolto, in termini di affetto e obbedienza filiali.

«Il credere è qualcosa che “ci” tocca, è affectus in senso letterale». È quanto sostiene Andrea Toniolo nel suo articolo Credere con passione. Emozioni e ragioni della fede. Nell’esperienza del credente, il nesso tra il mondo delle emozioni e la sfera della ragione è intrinseco alla dinamica della fede: pathos e logos si devono distinguere, ma non si possono separare, pena una fede priva di corpo, astratta e senza alcuna incidenza sulla realtà. Solo una fede «sentita» genera vita e significato.

Luogo privilegiato in cui si esprime e alimenta la fede è la liturgia. Anche in questo ambito, però, il vissuto emotivo non ha sempre ricevuto la dovuta considerazione; anzi, non di rado, il mondo delle emozioni è stato emarginato, riducendo la partecipazione all’azione liturgica a un mero adempimento precettistico e formale. Luigi Girardi in Liturgia e partecipazione emotiva sottolinea come il coinvolgimento partecipativo dei fedeli sia strettamente legato al recupero di un corretto rapporto con la dimensione emotiva. Solo così la liturgia può tornare a essere «la prima e indispensabile fonte dalla quale i fedeli possono attingere il genuino spirito cristiano» (SC 14).

L’ultimo contributo si intitola Con «la vera carne della nostra umanità e fragilità» (2Lf 4). L’itinerario dei sensi spirituali nella prospettiva francescana. Marzia Ceschia si concentra sul vissuto emotivo di Francesco d’Assisi e di due sue discepole: Chiara d’Assisi e Angela da Foligno. Nella reciprocità tra cognitio e affectus, la via francescana si presenta come autentica sapientia cordis, in cui l’umanità di Cristo diviene modello e paradigma per il credente, plasmandone il «sentire», fino a fargli esclamare: «Per me vivere è Cristo» (Fil 1,21).

Nella Documentazione, a cura di Antonio Bertazzo, sono presentati alcuni testi tratti da Pensieri e parole di Charles de Foucauld, da cui emerge la fede, vissuta con passione, nel pieno coinvolgimento di pensiero, affetti e azione, di un uomo totalmente immedesimato nel Cristo vivente, principio unico e personale della sua esperienza di credente.

Sempre a cura di Antonio Bertazzo, completa il fascicolo l’Invito alla lettura, una guida preziosa nella vasta bibliografia sui temi trattati.

[...]

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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022067
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

EDITORIALE


Shir Hasshirím è il titolo ebraico di quel libro

che in italiano chiamiamo, traducendo alla

lettera, Cantico dei Cantici. Potremmo tradurre

anche Il canto più bello o Il canto sublime,

perché grammaticalmente l’espressione Shir

Hasshirím è un superlativo. Risuona ancora pieno di

significato il commento di Rabbi Aqiba (vissuto tra

il I e il II secolo d.C.): «Il mondo intero non vale il

giorno in cui il Cantico dei Cantici è stato donato a

Israele; tutti gli scritti infatti sono santi, ma il Cantico

dei Cantici (Shir Hasshirím) è il santo dei santi (Qodésh

Haqqodashím)».

L’articolo introduttivo di Benedetta Rossi presenterà

non solo le qualità letterarie e poetiche del libro,

ma anche la storia dell’interpretazione; com’è possibile

– ci si chiede – che un libro che è in buona sostanza

un canto d’amore tra l’amato e l’amata sia entrato

tanto nel canone ebraico quanto in quello cristiano,

cioè sia considerato un libro sacro? In che senso

è parola di Dio? Anche Mario Cucca, presentando le

prime parole del Cantico, ritornerà sulla questione,

mettendo bene a fuoco come sia rischiosa la separazione

tra sacro e profano; il Cantico afferma infatti

che il carattere sacro è intrinseco all’amore umano.

Entrando più approfonditamente nelle dinamiche

del “racconto” (la forma letteraria è quella della poesia,

ma una poesia che racconta l’amore), Ombretta

Pettigiani ci mostra come la ricerca dell’amato/a sia

uno dei temi fondamentali che si snoda lungo tutto

il Cantico; l’amore vi è infatti descritto come desiderio

e attesa, anelito paziente e appassionato, unione

che sempre rimanda ad una nuova e più profonda ricerca.

Guido Benzi conduce la nostra attenzione alle

parole di lui, l’amato, che descrive con espressioni di

rara poesia l’amata del suo cuore; utilizzando le tecniche

dei componimenti poetici dell’antico Oriente,

il Cantico non ha paura di indugiare nella descrizione

del corpo dell’amata, certamente la più bella agli

occhi del suo amore. Anche Luca Mazzinghi si sofferma

sul corpo femminile così come viene descritto

nel Cantico; ci mostra come il poeta si serva quasi

ad ogni verso di simboli tratti dal mondo della creazione,

ma anche della geografia della terra promessa.

Tiziano Lorenzin, leggendo per noi l’epilogo del

Cantico dei Cantici, ritorna a riflettere sull’interpretazione

del testo, che rivela significati diversi a seconda

della cornice entro cui lo si interpreta. L’immagine

di copertina, come spiegato nella rubrica di arte

(Marcello Panzanini), è un bell’esempio di rilettura

del Cantico; per ulteriori approfondimenti si possono

vedere la rubrica “Per leggere e rileggere” (Valeria

Poletti) e l’intero inserto centrale (Marcello Panzanini

e Valeria Poletti).

A questo punto il nostro lettore potrebbe chiedersi:

che c’entra un fascicolo sul Cantico dei Cantici,

in quest’annata dedicata ai personaggi dell’Antico

Testamento? La risposta viene dai due articoli di Sebastiano

Pinto e Annalisa Guida. Il legame di coppia

nel Cantico è descritto a ben vedere con tratti inediti,

se pensiamo al testo fondamentale di Gen 2–3: protagonista

dell’amore, infatti, è la donna! È lei che prende

l’iniziativa: intraprendente nella parola, nel movimento,

finanche audace nella sfera erotica. La donna

del Cantico, la Sulammita «bruna ma bella»: è lei

il centro di questo nostro ultimo fascicolo dedicato ai

personaggi dell’Antico Testamento, tra tutti probabilmente

il più affascinante e sorprendente.

Spesso il mondo cristiano ha faticato a parlare

degli affetti, concedendo la precedenza all’intelligenza

e alla volontà; oggigiorno, al contrario, il rischio è

che si enfatizzi così tanto la sfera affettiva da lasciarla

priva di un progetto di vita. La sfida, come mostra

Valentino Bulgarelli, è quella di “evangelizzare gli affetti”,

cioè di integrare ogni dimensione della persona

nel cammino di fede (catechistico in particolare).

Non si tratta forse della stessa sfida che il Cantico dei

Cantici ha portato avanti nei secoli? Lasciar parlare

Dio attraverso l’esperienza dell’amore.

Ci congediamo così dai nostri lettori, osando condurli

fuori da quel che forse ci si aspetta da una rivista

di apostolato biblico; ma rimanendo ben dentro

a quello che è il canone delle Scritture, cioè quei libri

– quei personaggi – che le comunità di Israele e

poi le Chiese hanno riconosciuto come parola di Dio.

Carlo Broccardo



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 481/482"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020285
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

RUBRICA

Per comunicare meglio

30. I preti scrivono... ma sanno comunicare?/16 (Roberto Laurita)

 

DOSSIER

Le nostre grandi parole

65 Persona

1. Persona: tra significato comune

e visioni antropologiche (Valeria Boldini)

2. Il volto di Dio nei salmi (Roberto Vignolo)

3. Persona in antropologia teologica (Giovanni Ancona)

4. Persona: indicazioni per la predicazione (Chino Biscontin)

5. Persona: breve antologia di testi

(Benedettine del Monastero «Mater Ecclesiae»)

 

SUSSIDIO

Va’ e vivi la misericordia! Adorazione eucaristica a conclusione

del Giubileo della misericordia (Luigi Guglielmoni e Fausto Negri)

 

PREPARARE LA MESSA

Dalla 29ª domenica del Tempo ordinario

alla solennità di Cristo Re dell’universo

29ª Domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Alessandro Castegnaro, Samuele Riva)

30ª Domenica ordinaria (Gianluigi Corti, suor Miriam, Samuele Riva)

31ª Domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Luciano Manicardi, Samuele Riva)

Tutti i Santi (Gianluigi Corti, Samuele Riva)

Commemorazione dei fedeli defunti (Roberto Laurita)

32ª Domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Giovanni Ancona, Vittorio Brunello)

33ª Domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Maurizio Aliotta, Pierino Boselli)

Gesù Cristo, Re dell’universo (Gianluigi Corti, Maurizio Gronchi, Pierino Boselli)



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020292
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Studi

E. Aceti, Educare e formare oggi 

In tutte le epoche si sono susseguite crisi che hanno segnato passaggi dolorosi, spesso sfociati in nuove

prospettive, rese possibili dall’educare. Partiamo dai segnali di sfida che il contesto ci presenta. Poi individueremo

i pre-giudizi e le idee erronee che abbiamo in testa. Chiuderemo con uno sguardo attento

ai cinque cardini educativi che motivano la voglia di andare avanti nei nostri figli.

 

A. Grillo, Il movimento liturgico: la liturgia pedagogia della Chiesa 

Il movimento liturgico ha permesso la riscoperta di una ‘dimensione pedagogica’ dei riti, che ha bisogno

di essere ricompresa bene, senza ‘autoritarismo liturgico’, né ‘indifferenza per l’esteriore’. Il

compito primario è quello di una ricalibratura del rapporto tra riforma e iniziazione, perché la comune

umanità possa dare testimonianza della sporgenza della grazia nella Parola e nel sacramento.

 

M. Gallo, Formazione liturgica: l’attualità di R. Guardini 

Protagonista di una vicenda intellettuale e pastorale ricchissima, Guardini insegna un approccio al rito

ancora oggi decisamente originale. La liturgia vi emerge non come un evento a cui cercare una spiegazione

e un senso, piuttosto come possibile fonte di significato, in quanto azione che dà forma all’esistenza

credente, perché è letta a sua volta come ciò che prende forma dalla rivelazione.

 

G. Biancardi, La liturgia fonte e contenuto della catechesi 

Oggi, superato il passato, la catechetica non ha dubbi nel considerare la liturgia come fonte e contenuto

irrinunciabili per la catechesi, poiché è la lex orandi che fonda la lex credendi. Così la catechesi può calibrare

l’attenzione alla dimensione antropologica, essere più efficace nella traditio, arricchire i linguaggi

e trovare varie occasioni di primo annuncio. Tutto nel rispetto di una corretta metodologia come, per

esempio, l’esigenza di superare il verbalismo catechistico, a favore del linguaggio e dell’esperienza

rituale.

 

Temi pastorali

A. Meneghetti, Linguaggi rituali ed educazione del credente 

Nella complessità moderna i linguaggi rituali che hanno cresciuto generazioni e generazioni, producono

processi incompleti. Eppure la liturgia crede di poter essere ancora terreno di trasformazioni per i

credenti secondo la forma-immagine di Cristo incontrato nella celebrazione. L’articolo riafferma questa

possibilità dentro a un programma rituale in un susseguirsi dinamico di gradi e di passaggi che favoriscono

la partecipazione.

M. Roselli, La formazione liturgica nella catechesi dei ragazzi 

L’autore mostra i vantaggi provenienti dalla valorizzazione della ‘condizione liturgica’ dei percorsi

iniziatici. Indica poi alcune attenzioni utili per educare i ragazzi a una corretta sensibilità liturgica, in riferimento

alla partecipazione piena all’eucaristia. Si tratta non di un almanacco di risposte, ma di criteri

per la progettazione della catechesi affidati alla comunità.

 

Schede per la formazione

A. Lameri, La formazione biblica dell’assemblea liturgica 

L’autore offre due schede utili per la formazione dei lettori. Nella prima sintetizza il valore teologico

della proclamazione liturgica della Scrittura, nella seconda fornisce, in un breve schema, i criteri di

composizione del Lezionario festivo e feriale.


F. Gomiero, «Un canto nella notte mi ritorna nel cuore» (Sal 76[77],7) 

C’è una forza formativa del canto anche se, assillati da mille altre emergenze pastorali, non si è avuto

ancora il tempo di sperimentare a largo raggio i benefici che può procurare a livello umano, ancor prima

che a livello liturgico ed ecclesiale, un’adeguata formazione musicale offerta a tutti, non soltanto a

qualche coretto. Non bisogna, però, darsi per vinti.

 

Anno santo

G. Midili, Itinerari di perdono nella devozione popolare 

L’esortazione apostolica Evangelii gaudium ha segnato la riscoperta della pietà popolare come occasione

per l’annuncio del vangelo ai semplici. Nell’anno giubilare è sembrato opportuno rileggere alcune

pratiche che il santo popolo fedele di Dio ha elaborato e assunto per esprimere la propria richiesta di

perdono e sperimentare la misericordia del Padre.

 

Sussidi e testi

L. Favretto, Il nuovo Adamo. Educare con l’arte: due itinerari 

A. Parisi, Cantare l’uomo nuovo 


Cronaca

L. d’Ayala Valva, Il concilio pan-ortodosso, pentecoste di comunione 



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020308
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

 

Esdra e Neemia non sono i primi due personaggi

dell’Antico Testamento che ci vengono

in mente, quando pensiamo a qualche pagina

della Bibbia che conosciamo a memoria…

Ma non vogliamo dimenticare quello che abbiamo

letto l’anno scorso, approfondendo la Dei Verbum:

tutta la sacra Scrittura è ispirata da Dio, in ogni

sua pagina; tutta la Bibbia è dunque parola di Dio,

non solo le pagine più limpide e facili da comprendere.

Raccogliamo dunque la sfida e avviciniamoci a

questi due personaggi semi-sconosciuti, per vedere

quale parola Dio ci può rivolgere attraverso di loro.

Anzitutto dovremo fare un po’ di chiarezza dal

punto di vista storico, perché è sicura la collocazione

di massima (siamo dopo il grande esilio del 597/587-

538 a.C., durante il dominio dei Persiani), ma non

lo sono i dettagli. Ci aiuterà in questo il primo articolo,

di Tiziano Lorenzin. In quell’articolo e ancora

di più in quelli che seguiranno si vedrà come Esdra e

Neemia (dai quali prendono il nome due libri della

Bibbia, appunto Esdra e Neemia) abbiano avuto fondamentalmente

la vocazione di “ricostruttori”: hanno

dovuto riedificare tanto le rovine di Gerusalemme

quanto il morale del popolo di Israele, entrambi a terra

dopo la sconfitta del 597/587 e gli anni di esilio.

Esdra era un sacerdote inviato dal re persiano a

Gerusalemme con il compito di riorganizzare il culto

del tempio secondo i criteri contenuti nella legge

di Dio, la Toráh (Simone Paganini). Il cap. 8 del libro

di Neemia racconta di quando tutto il popolo, sotto

la guida di Esdra, si è posto di fronte alla legge di

Dio; l’episodio è come l’apice e il simbolo di tutto il

percorso di ricostruzione: il popolo liberato riconosce

la propria identità solo di fronte alla parola del suo

Dio (Guido Benzi). Si tratta dunque non solo di riedificare

i muri caduti, ma anche di ripensare la propria

fede; da questo punto di vista l’incontro con la

religione persiana ha portato – e non è poca cosa! – a

sottolineare molto l’unicità e la trascendenza di Dio

(Sebastiano Pinto).

Neemia, da parte sua, era un personaggio influente

alla corte del re di Persia; preoccupato perché la ri-

costruzionein patria non continuava come sperato,

si fa mandare ufficialmente a sovrintendere i lavori; è

un laico in missione (Lucio Sembrano). Dimostra tutta

la sua abilità di stratega e di politico quando riesce

contemporaneamente a ricostruire le mura della città

e a difendersi dalle offese e dagli attacchi dei “nemici”

che non vedevano bene la rinascita del popolo

di Dio (Carlo Broccardo).

Certo, ci sono passaggi nella vita e nel messaggio

di Esdra e Neemia che lasciano perplessi noi lettori

moderni. Si insiste tanto, per esempio, nella difesa

della propria identità, fino a costringere coloro

che avevano sposato donne non ebree a rimandarle

a casa; oggi non condivideremmo la loro scelta, ma

dobbiamo collocarla nel contesto storico in cui è stata

fatta: un popolo che usciva distrutto dall’esilio babilonese.

Possiamo anche “imparare” da quello che

hanno fatto: è sempre necessario attualizzare la parola

di Dio, che non è una formula magica che risolve

ogni problema, ma un messaggio da capire e rendere

vivo oggi (Donatella Scaiola e Valentino Bulgarelli).

Forse l’immagine delle mura è proprio quella che

rende meglio, in sintesi, i due personaggi di Esdra e

Neemia e i due libri che ne portano il nome: le mura

proteggono e difendono, rafforzando l’identità; le

mura dividono, separando chi sta dentro da chi sta

fuori. Esdra e Neemia sono uomini dei confini, con

tutto ciò che questo comporta (Annalisa Guida).

Non è stato facile per i nostri autori trovare riferimenti

ad Esdra e Neemia nelle arti. Qualcosa c’è, come

testimoniato dalla copertina e dalla relativa spiegazione

di Marcello Panzanini. Si può recuperare l’interesse

per la Scrittura, colto nel commento di Beda

il Venerabile (Marcello Panzanini nell’inserto staccabile),

così come l’amore per Gerusalemme (nella rubrica

di Valeria Poletti).

Alla fine, lo vedrà il nostro lettore, anche questi

due personaggi così al confine delle nostre perlustrazioni

bibliche hanno qualcosa – o forse molto

– da dire!

 

Carlo Broccardo



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 479"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020087
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Per comunicare meglio

29. I preti scrivono... ma sanno comunicare?/15 (Roberto Laurita)

 

DOSSIER

Le nostre grandi parole

64 Legge

1. Legge: significato del termine nell’uso comune

e nel linguaggio religioso (Valeria Boldini)

2. «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge

o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare

pieno compimento» (Mt 5,17) (Rosanna Virgili)

3. Legge e coscienza (Maurizio Chiodi)

4. Legge: indicazioni per la predicazione (Chino Biscontin)

5. Legge: breve antologia di testi

(Benedettine del Monastero «Mater Ecclesiae»)

 

SUSSIDIO

Ritiro spirituale del Consiglio pastorale

all’inizio del nuovo anno pastorale (Battista Borsato)

 

PREPARARE LA MESS

Dalla 22ª domenica alla 28ª domenica del Tempo ordinario

22ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Cristina Simonelli, Massimo Orizio)

23ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti,

Gilberto Gillini e Mariateresa Zattoni, Massimo Orizio)

24ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Vinicio Albanesi, Massimo Orizio)

25ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Giuseppe Anzani, Daniele Piazzi)

26ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Giulio Albanese, Daniele Piazzi)

27ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Paola Bignardi, Daniele Piazzi)

28ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Mario Torcivia, Daniele Piazzi



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 480"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020070
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Introduzione, di Vittorino Gatti

1. Avere cura di cammini di fede in parrocchiadi Alberto Carrara

 

Sulle soglie della fede

2. Esplicitare e dilatare interrogativi e curiosità

accogliere dubbi e perplessità, di Dario Vivian

3. Occasioni che si creano in pastorale per aprire alla fede:

far emergere i racconti del proprio vissuto di fede, di Roberto Laurita

4. Parrocchia e missione: un ossimoro?, di Enzo Biemmi

 

Introdurre al vissuto della fede

5. Accostare alla lettura dei vangeli, avendo come finalità

l’accendersi di un incontro personale con Gesù

che possa maturare in una relazione che continua, di Ludwig Monti

6. Introdurre alla preghiera e alla celebrazione liturgica,

di Loris Della Pietra

7. Vivere la comunità con relazioni

di amicizia e di collaborazione, di Battista Borsato


Verso la maturazione della fede

8. La differenza cristiana, di Roberto Repole

9. Illimpidire e rafforzare la coscienza morale cristiana,

di Aristide Fumagalli

10. Prevedere difficoltà e resistenze,

assistere nelle tentazioni e cadute, sostenere la fedeltà,

di + Lucio Soravito

11. Vivere di fede in questo mondo, di Massimo Epis

 

Racconti

12. Narrazioni di scoperta o riscoperta

della gioia del Vangelo,

narrazioni di vissuti di fede autentici,

narrazioni di smarrimenti della fede, di Giancarlo Paris 



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020117
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Studi

S. PETROSINO, Il dramma dell’abitare 

Che cosa significa abitare? E perché l’abitare deve essere considerato come un gesto antropologicamente

sempre drammatico? Partendo dal testo heideggeriano l’articolo si propone di evidenziare i tratti

essenziali dell’abitare umano prestando particolare attenzione al lógos biblico e alla definizione in esso

contenuto: abitare è coltivare-e-custodire (Gen 2,15).

 

F. BERTELLINI, Una terra da abitare 

Israele è chiamato ad ‘abitare con fede’ la terra. Fondamentale è la distinzione simbolica tra ‘dominare’

e ‘abitare’. Anche la terra perduta nell’esilio deve essere ritrovata, abitandola non come padroni, ma

come ospiti di Dio. La pienezza del ritorno si ha con Gesù, il pellegrino e l’ospite, che dà vita a una

comunità di uomini e donne capaci di abitare con fede in ogni terra, pur vivendo da stranieri.

 

C. MARGARIA, L’abitare di Gesù 

L’articolo indaga l’abitare di Gesù lasciandosi condurre dal filo del racconto evangelico per far emergere

non tanto ciò che Gesù fa, ma molto più precisamente come Gesù accoglie la vita, la impara e la

abita. Dall’inizio fino al dramma della sua morte e alla gioia della risurrezione quella vita ci è narrata

come possibilità di gratitudine al vivere nell’appassionante gioco di incontri, abitando il dato centrale di

ogni umanità: il bisogno dell’altro, delle cose, di Dio.

 

P. TOMATIS, Nel mondo senza essere del mondo: l’abitare liturgico 

Il cristiano è chiamato a vivere nel mondo senza essere del mondo. In questa tensione ci domandiamo

quale sia l’apporto della liturgia in relazione al nostro abitare nel tempo e nello spazio degli uomini.

Nella tensione tra storia ed escatologia, la liturgia insegna ad abitare il mondo scoprendolo abitato da

Cristo e dalla sua grazia, in virtù dei suoi linguaggi ‘liminali’.

 

L. MANICARDI, ‘Abitare’ l’assemblea per stare nel mondo 

L’eucaristia ha qualcosa da dire circa l’etica cristiana, le modalità di abitare il mondo da parte della

chiesa, il come vivere quotidianamente le relazioni interpersonali, sociali, politiche, storiche? La risposta

è netta: sì. E queste modalità di abitare il mondo appaiono già nell’assemblea eucaristica.

 

Temi pastorali

P. CHIARAMELLO, «Nobile semplicità». Uno stile celebrativo sobrio testimonianza di una chiesa povera

e per i poveri 

Per uno stile celebrativo sobrio, nobile e semplice, testimonianza di una chiesa povera e per i poveri,

c’è bisogno di cura della celebrazione nella sua verità. Occorre dare molta attenzione all’assemblea;

bisogna recuperare la preghiera dei fedeli come ‘litania della carità’ e la presentazione dei doni come

autentico luogo di attenzione alle necessità della chiesa e dei poveri.

 

E. SAPORI, Celebrare in contesti di fragilità 

Il Verbo di Dio, «che è venuto ad abitare in mezzo a noi», quale medico delle anime e dei corpi diventa

esempio non solo di donazione, ma anche di ascolto dei sofferenti. Le celebrazioni terranno conto delle

situazioni particolari delle persone, con la preghiera che preveda non solo la messa, ma anche celebrazioni

della parola di Dio e/o con la recita dei salmi del malato o della bontà e misericordia di Dio.

 

D. GIANOTTI, Prendersi cura delle piccole comunità 

Come far sì che la chiesa abiti e si prenda cura di comunità piccole e disperse? L’autore risponde chiedendo

nuove ministerialità che custodiscano l’edificio chiesa, una ritualità più snella dell’eucaristia e

maggiore varietà di celebrazioni liturgiche o devozionali.

Schede per la formazione

 

M. DI BENEDETTO, La natura sociale e politica dell’atto liturgico.

Spunti di catechesi liturgica 

A fronte del rischio sempre nuovo di strumentalizzare le celebrazioni per altri scopi, l’autore cerca

di ritrovare la dimensione politica e sociale della liturgia fondandosi sulla natura cristologica e antropologica

dell’atto liturgico. Sottolineando l’intelligenza liturgica del raduno in assemblea, degli spazi

celebrativi, del cammino rituale e del linguaggio verbale, si cerca di rintracciare il senso evangelico

dell’impegno dei cristiani nel mondo.

 

Anno santo

R. BARILE, Chiedere, ottenere, dare misericordia:

le tre forme del sacramento della Penitenza 

 

Sussidi e testi

G. VENTURI, Prendersi cura della fragilità. Traccia di ritiro spirituale

per i volontari della Caritas 

 

Cronaca

G. DI NAPOLI, Pontificio Ateneo S. Anselmo. La decretale

di papa Innocenzo I a Decenzio vescovo di Gubbio 

 

Segnalazioni

P. BIGNARDI, Giovani e liturgia: riflessioni dopo una indagine



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020100
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

 

 

EDITORIALE

 

Davide. Il suo nome attraversa tutta la Bibbia:

dai libri storici al salterio, dai vangeli

all’Apocalisse. Musicista, guerriero,

amante, padre, re: un personaggio dai

mille volti (Dionisio Candido). Chi di noi può dire di

non averne mai sentito parlare, prima di aprire questo

fascicolo di Parole di Vita? La sfida che vogliamo

raccogliere, come al nostro solito, è quella di presentarvi

un ritratto il più possibile completo, che tenga

conto di molte – se non di tutte – le pagine bibliche

che ci parlano del re Davide. Sarà un rivisitare episodi

già noti e, allo stesso tempo, un aprire porte su

aspetti meno conosciuti della sua storia.

Nella Bibbia Davide fa la sua comparsa nei panni

di un ragazzo, addetto a sorvegliare il gregge di suo

padre Iesse. Ma subito si mostra che in quei panni

c’è spazio per un guerriero forte e astuto, che riesce

ad abbattere l’enorme filisteo, Golia, e che non avrà

timore di usare la violenza per unificare e difendere

il suo regno. Purtroppo, alla fine egli rimarrà imbrigliato

dalla violenza, che gli “rovinerà” gli ultimi anni

di regno (Paolo Messina). Ma non conviene che corriamo

subito alla fine: torniamo piuttosto al periodo

in cui Davide era già stato unto re da Samuele, ma

sul trono sedeva ancora Saul. In quel periodo fiorisce

l’amicizia con Gionata, il figlio di Saul; la serenità del

loro essere amici è raccontata anche nell’immagine di

copertina, di Cima da Conegliano (Marcello Panzanini).

Il protagonista di questa bella amicizia però non

è Davide, sempre un po’ “freddo”, bensì Gionata: nel

suo modo di agire appare uno degli esempi più alti di

amore gratuito e disinteressato, con tratti che fanno

pensare allo stile di Gesù (Donatella Scaiola). Di quel

periodo della vita di Davide non possiamo tralasciare

il difficile rapporto con Saul; potremmo quasi dire

che Davide mostra di aver imparato da Gionata,

perché – pur avendone l’opportunità – non uccide

colui che lo perseguita. È vero che fin dai primi anni

c’è molta violenza nel suo curriculum, ma quel giorno

nel deserto di Giuda il perdono fiorisce inatteso

sul terreno della violenza (Dionisio Candido).

 

SOMMARIO

4. Davide

Editoriale

Dionisio Candido

DAVIDE, TRA STORIA

E RILETTURE BIBLICHE

Paolo Messina

DAVIDE RE VIOLENTO?

IL POTERE DELLA VIOLENZA

E LA VIOLENZA DEL POTERE

Donatella Scaiola

L’AMICIZIA TRA DAVIDE E GIONATA:

UN QUADRO REALISTICO?

Dionisio Candido

LA SCELTA DI DAVIDE (1 SAM 24):

VIOLENZA E PERDONO

NEL RAPPORTO CON SAUL

Benedetta Rossi

ALL’OMBRA DEL POTERE.

DAVIDE, LE SUE DONNE E I SUOI FIGLI

Francesco Bargellini

MISERIA E NOBILTÀ DI DAVIDE

Tiziano Lorenzin

DAVIDE E LA CITTÀ SANTA

Annalisa Guida

UN UOMO

SECONDO IL CUORE DI DIO.

LA COSTRUZIONE DEL PERSONAGGIO

Valentino Bulgarelli

LA MISERICORDIA DI DIO

E LA FRAGILITÀ DI DAVIDE

PER LEGGERE E RILEGGERE

Valeria Poletti

Davide nelle arti

APOSTOLATO BIBLICO

Dionisio Candido

Alcuni orientamenti operativi

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Il compiacimento dell’anima? È l’amicizia



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Titolo: "Concilium 3-2016: La sofferenza e Dio"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Luiz Carlos Susin, Solange Lefebvre, Daniel Franklin Pilario, Diego Irrarázaval
Pagine:
Ean: 2484300020315
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Sintesi:

Pensare la sofferenza è, anzitutto, rendersi solidali con chi soffre e preoccuparsi dell’assistenza premurosa e della giustizia. Ma la sofferenza solleva questioni che accrescono tanto il dolore quanto l’urgenza dell’attenzione da prestare. Da una parte c’è un’enorme varietà di sofferenze umane: biologiche, psicologiche, sociali; dall’altra, tali sofferenze producono una varietà di reazioni perfino opposte, dalla pietà all’odio, dalla paralisi legata alla delusione, fino all’impegno attivo. Ma soprattutto il carattere eccessivo della sofferenza solleva questioni che oltrepassano la filosofia e l’etica e coinvolgono la dimensione religiosa.

Parole chiave: sofferenza, teodicea, ingiustizia



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Titolo: "Lateranum n. 2-3/2016"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846511232
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

Prolusione

Nicola Ciola, Le ragioni del Lateranense IV e le sue possibili riletture “teologiche”

 

Relazioni

Giululia Barone, Innocenzo III teologo e riformatore 

Sergio P. Bonanni, Teologia ed ermeneutica dell’alterità. Il dibattito medievale fino al Concilio Lateranense IV 

Riccccardo Ferri, I sermoni tenuti da Innocenzo III durante il Lateranense IV 

Antonio Pitta, Quali riferimenti e quale ermeneutica biblica al Concilio Lateranense IV? 

Pierluluigi Sguazzardo, I principali contenuti dogmatici del Lateranense IV 

Danilo Mazzoleni, L’iconografia del Concilio Lateranense IV nei saloni sistini in Vaticano 

Giuseppe Lorizio, La professione di fede (Firmiter credimus) “quarto simbolo della Chiesa”? Riflessione speculativa 

Santiago del Cura Elena, “Nemo nisi sacerdos”: Sacerdote y Eucaristia en la profesión de fe del IV concilio de Letrán (1215) 

Giovanni Tangorra, Romano pontefice ed episcopato nel Lateranense IV

Antonio Sabetta, I temi “recoepti” del Lateranense IV in prospettiva storico-teologica 

Natale Loda, La legislazione del 1215 del Concilio Lateranense IV. I greci e i cristiani orientali fra tradizione ed innovazione del diritto canonico 

Renzo Gerardi, “Regimen animarum”, predicazione e disciplina dei sacramenti al concilio Lateranense IV 

Roberto Nardin, «Mores et acta clericorum» al Concilio Lateranense IV 

Claudio Canonici, Hoc salutare statutum frequenter in ecclesiis publicetur. La ricezione del canone XXI De confessione nella normativa sinodale pre-tridentina (secoli XIII-XV) 

Alvaro Cacccciotti, Gli Ordini mendicanti. Riforme e innovazioni nella vita religiosa al tempo di Innocenzo III 

Luigi Michele de Palmlma, Eresia e repressione: la Crociata contro gli Albigesi 

Philippe Chenaux, Chiesa ed ebrei secondo le decretali del Lateranense IV 

Lubomir ak, Il Lateranense IV. Bilanci e prospettive

 

 

Editoriale

Il 30 novembre 1215 nella Basilica di San Giovanni in Laterano si chiuse il Concilio Lateranense IV. È sembrato doveroso alla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense, così da vicino legata alla sede del vescovo di Roma in Laterano, soffermarsi a riflettere, nell’VIII centenario di quell’evento (1215-2015), sul lascito del più importante concilio del medioevo e tra i più significativi della storia della chiesa. 

Il presente fascicolo contiene gli Atti del Simposio che si è svolto nella Pontificia Università Lateranense il 30 novembre e l’1 dicembre 2015 in occasione appunto degli 800 anni di quell’assise. Il Simposio si era prefissato due scopi: anzitutto voleva far emergere il valore del contributo delle ricerche sul Lateranense IV. Esso non può essere sottaciuto, per il suo rilevante apporto sul piano teologico e canonistico, specialmente in relazione con l’impegno di riforma della Chiesa e di rinnovamento spirituale della vita dei fedeli. 

Nello stesso tempo il Simposio ha cercato di operare una ri-lettura del Lateranense IV soprattutto in prospettiva teologica. Si è inteso cioè far emergere la fecondità di temi e formule che hanno accompagnato la storia della teologia, per far sì che quell’eredità possa dire qualcosa di significativo per noi oggi. I temi teologici maggiormente trattati nel Simposio hanno riguardano Dio come sostanza, la Trinità, la dottrina della analogia, della creazione de nihilo, l’ecclesiologia, la teologia sacramentaria, cioè quei capitoli della professione di fede che continuano ad interrogare oggi la riflessione teologica.

 Questo peculiare angolo visuale “teologico” non poteva però prescindere dalla storia e dai suoi significati. Hanno trovano così spazio quegli argomenti che fecero del Lateranense IV il crocevia di eventi epocali e concrete risposte a situazioni nuove che si stavano venendo a creare nella chiesa di quel tempo e dalle quali anche oggi vi è da imparare nel processo di riforma della chiesa. 

Nel giudizio degli storici il Lateranense IV costituisce «la più importante codificazione canonica realizzata prima del concilio di Trento. Dogma, morale, disciplina e organizzazione della chiesa sono oggetto di decisioni che costituiscono un notevole adattamento dei principi tradizionali alla situazione presente» (A. Fliche). Nel IV Concilio Lateranense va pertanto riscontrata «una tappa essenziale di quel generale processo di riorganizzazione pastorale, caratterizzato da una linea di attenzione verso le esigenze religiose di fondo del popolo cristiano, quali si erano venute prospettando in conseguenza degli esiti della riforma gregoriana e dei nuovi sviluppi della società» (M. Sensi).

Nicola Ciola



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 478"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020049
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

 

RUBRICA

Per comunicare meglio

28. I preti scrivono... ma sanno comunicare?/14 (Roberto Laurita)

DOSSIER

Le nostre grandi parole

63 Castità

1. Castità: nel linguaggio e nella sensibilità diffusa

della cultura odierna (Valeria Boldini)

2. L’insegnamento biblico sulla castità (Patrizio Rota Scalabrini)

3. La castità nella teologia morale cattolica, oggi (Maurizio Chiodi)

4. Castità: indicazioni per la predicazione (Chino Biscontin)

5. Castità: breve antologia di testi

(Benedettine del Monastero «Mater Ecclesiae»)

SUSSIDIO

Nel segno della misericordia. Una giornata di ritiro

durante un campo estivo per adolescenti (Roberto Laurita)

PREPARARE LA MESSA

Dalla 16ª domenica alla 21ª domenica del Tempo ordinario

16ª Domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Walther Ruspi, Vittorio Brunello)

17ª Domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Antonio Gentili, Vittorio Brunello)

18ª Domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Giuseppe Sovernigo,

Vittorio Brunello)

19ª Domenica ordinaria

(Gianluigi Corti, + Gianni Ambrosio, Angelo Lameri)

20ª Domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Sergio Nicolli, Angelo Lameri)

Assunzione di Maria (Gianluigi Corti, Angelo Lameri)

21ª Domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Giovanni Ancona,

Angelo Lameri



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020216
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

EDITORIALE

 

Il gender, una questione che ci interpella

Un vero e proprio «conflitto simbolico, politico e pratico»1 si è aperto intorno alla «questione del genere», con innegabili risvolti di ordine culturale, teologico, educativo, sociale e giuridico. Del dibattito che ne è scaturito, i media non di rado hanno fornito una rappresentazione a tinte manichee, favorendo la polarizzazione dei fronti contrapposti, con il risultato che è sotto gli occhi di tutti: semplificazione del problema, fraintendimenti, barricate ideologiche.

In questo panorama, in cui la logica della contrapposizione sembra prevalere su quella dell’ascolto, il fascicolo intende dare spazio a una riflessione articolata, rispettosa della complessità, nella convinzione che in merito al gender, vi sono certamente alcune interpretazioni non condivisibili, soprattutto alla luce di una visione antropologica cristiana, ma anche «istanze che meritano di essere seriamente considerate», come osservato in una nota dell’Ufficio scuola della diocesi di Padova (2015), consultabile nella rubrica Documentazione.

Sul modo di intendere la «questione del genere» non vi è accordo. Secondo un’efficace sintesi di Chiara Giaccardi, per alcuni «l’ideologia gender esiste ed è unica» (posizione dei «no gender»), mentre per altri, «l’ideologia gender non esiste ed è una invenzione di chi non accetta i cambiamenti (tesi dei “pro gender”)»2. Posta in modo così riduttivo, la contrapposizione rischia di far perdere di vista il nodo della questione, che si può così riassumere: «Quale rapporto intrattenere con la nostra dimensione biologica, in un tempo in cui i confini di ciò che è “naturale” si sono ridefiniti e sono continuamente forzati in ogni direzione?»3.

Nel dibattito mediatico, sembra prevalere una visione del gender nella sua versione più radicale. Secondo questa impostazione, il genere è una pura costruzione sociale, mentre il dato biologico assume un rilievo secondario: ciò che veramente conta è la scelta dell’individuo. Si tratta, come noto, delle posizioni assunte da frange estreme del femminismo di genere, posizioni rifiutate anche da coloro che alla riflessione sul gender hanno fornito un contributo fondamentale (la stessa Judith Butler ha preso le distanze da queste tesi).

Con tutto questo, però, non si può banalizzare né considerare superflua la discussione sul gender, derubricando la questione a semplice espressione di minoranze ideologizzate. La storia è lì a ricordarci che sull’asse delle differenze di genere, lungo i secoli – ma ancor oggi in diverse parti del mondo – si sono praticate discriminazioni, «giustificando» le diseguaglianze unicamente in rapporto all’appartenenza a un sesso piuttosto che a un altro. Detto altrimenti, se da una parte, occorre riconoscere il proprium del maschile e del femminile, rispettando e valorizzando le diversità, a partire dal dato biologico, dall’altra, la difesa dei «confini naturali» non può più significare la marginalizzazione del femminile. Si tratta di rivedere posizioni astratte, che ignorano come l’essere umano sia sempre un «essere situato» in una cultura, una storia, uno spazio, ma ancor prima in un corpo sessuato. Da più parti, ormai, si coglie il carattere datato di certe «narrazioni» della femminilità e della mascolinità, consapevolezza che deve tradursi in uno stimolo alla ricerca di nuovi linguaggi e modalità espressive che valorizzino lo specifico di ciascun sesso, in un’epoca segnata da nuove modalità dell’essere. In questa direzione, si muovono i contributi ospitati nel fascicolo.

Con Voci della differenza sessuale: genere, differenza, differenze, Lucia Vantini prende in esame termini che rimandano a epistemologie, visioni del mondo e pratiche molto distanti tra loro. Come si può facilmente intuire, si tratta di nodi cruciali nella comprensione dell’umano, ma non sempre intesi allo stesso modo: per alcuni, essi esprimono una felice attenzione alla dualità dei generi, per altri, invece, rappresentano segni di disgregazione della civiltà.

Dopo aver richiamato le differenti interpretazioni del gender, Serena Noceti, nell’articolo L’antropologia incompiuta, propone il «genere» come categoria analitico-critica capace di veicolare un’interpretazione culturale, storica, simbolica delle differenze sessuali, necessaria a una re-visione del pensiero teologico sull’anthropos.

Uno sguardo sociologico sul genere, campo di conflitti è il titolo del contributo di Italo De Sandre, per il quale non si può comprendere il dibattito sulle questioni intorno al genere, senza uno sguardo ai soggetti coinvolti, ai loro valori, alle paure e agli obiettivi che li caratterizzano. Non solo, però, in rapporto al presente, ma anche con un’attenta considerazione delle dinamiche storiche, insieme alla pluralità dei contesti culturali, in cui si osservano diversi modi di concepire i ruoli sessuali.

Marinella Perroni riflette su Uomini e donne nella Bibbia, tema in apparenza semplice e lineare. In realtà, nella storia dell’interpretazione del testo biblico, il rilievo attribuito alle figure maschili e femminili è stato molto diverso. Riguardo ai personaggi femminili, il riconoscimento del loro valore letterario e teologico è un’acquisizione recente degli studi esegetico-teologici, mentre sul versante delle figure maschili resta ancora molto da chiarire riguardo a ciò che significa e comporta la loro maschilità.

Pier Davide Guenzi affronta la questione del rapporto tra Genere e magistero. Prendendo le mosse dall’unico riferimento al lemma gender nell’esortazione apostolica postsinodale Amoris laetitia (n. 56), l’articolo considera la questione «genere» nei documenti ascrivibili al magistero della chiesa cattolica nell’arco dell’ultimo ventennio: dall’intervento della Santa Sede alla IV Conferenza mondiale sulla donna, promossa dall’ONU (Pechino, 1995) sino ai due recenti sinodi sulla famiglia (2014-2015).

Respingendo una concezione dissociata e strumentale del corpo rispetto allo spirito, Aristide Fumagalli propone un saggio sull’Antropologia dei corpi sessuati. Ne emerge un approccio simbolico del corpo, in forza del quale – osserva l’autore – «la persona non riduttivamente ha un corpo, ma è corporea». In questa prospettiva, il corpo maschile e quello femminile incarnano ed esprimono diverse disposizioni spirituali che pur non essendo esclusive dell’uno o dell’altra, ne forniscono però la caratterizzazione.

Maschile e femminile nella storia delle religioni e i problemi del gender offre, invece, una panoramica sul modo in cui alcune tradizioni religiose hanno compreso e declinato la differenza di genere. Tra le varie suggestioni offerte da Aldo Natale Terrin, è da segnalare la proposta di un’«epistemologia al femminile», istanza culturale più che mai attuale e necessaria per conseguire un equilibrio che in passato non è stato sempre raggiunto.

L’articolo di Placido Sgroi, «Nato da donna». Un percorso fra teologia e maschilità, risponde a un interrogativo che si può così formulare: come mettere insieme maschilità e teologia? Quattro le tappe che hanno segnato questo singolare percorso, tappe sulle quali si concentra l’autore, suggerendo preziosi spunti di riflessione: paternità, filialità, parzialità e reciprocità.

Infine, uno sguardo critico al presente, muovendo da una prospettiva originale. In Identità, differenze. Note a margine del dibattito sul gender, Elisabetta Musi esamina il confronto in atto nel nostro paese circa le questioni di genere. Lo scopo non è prendere una posizione piuttosto che un’altra, ma individuare gli interrogativi di fondo e i presupposti – spesso impliciti e non sempre riconoscibili –, a partire dai quali si sviluppa il dibattito.

Nella Documentazione, come abbiamo detto, si trova una nota a cura dell’Ufficio scuola della diocesi di Padova, pubblicata nel 2015, in risposta a richieste di chiarimento in merito alla «questione del gender». L’intervento considera diversi aspetti della questione, soffermandosi in modo particolare sulle ricadute in ambito educativo delle problematiche di genere.

L’Invito alla lettura propone un ricco repertorio bibliografico, organizzato da Rita Torti, nella forma di un vero e proprio «percorso ragionato», attraverso la presentazione critica delle opere che hanno segnato la riflessione sui diversi aspetti delle questioni affrontate nel fascicolo.



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Titolo: "Archivum Franciscanum Historicum"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020124
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

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Titolo: "La silloge bonaventuriana del ms. isidoriano 1/73 (3-45)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Felice Accrocca
Pagine:
Ean: 2484300020131
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

While MS 1/73 at Collegio S. Isidoro, Rome, had been studied by L. Lemmens and E. Pásztor for some important early Franciscan texts that it contains (the Intentio regulae, the Verba Francisci and the Speculum perfectionis), this article now transcribes the extracts of Bonaventure’s Legenda maior present in the same manuscript at ff. 58v-78v and highlights some of its characteristics. The compiler of these extracta moralia et devota, the author concludes, might be situated in the early Observance movement, offering spiritual texts for friars in a hermitage setting or, at least, for those less concerned with pastoral activities. 



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