Articoli religiosi

Ebook - Ebook - Riviste



Titolo: "Concilium - 2019/3"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024412
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Linda Hogan – Michelle Becka – Joao J. Vila-Chã,

Editoriale. Fra apocalittici e integrati

Abstracts

I. Tecnologia: fra apocalisse e integrazione

1. La tecnologia: questioni fondamentali

1.1 Paul Dumouchel, L’impatto della tecnologia: fondamenti antropologici

I/ Introduzione

II/ Riflessioni sulla tecnologia

III/ Tecnologia?

IV/ Tecnologie e affordance

1.2 Benedikt Paul Göcke, Gli ideali dell’umanità alla luce della biologia di sintesi e dell’intelligenza artificiale

I/ Le potenzialità dell’intelligenza artificiale e della biologia di sintesi

1/ Le potenzialità dell’intelligenza artificiale

2/ Le potenzialità della biologia di sintesi

II/ Il ritorno alla filosofia della storia

1/ Opportunità e problematiche delle nuove tecnologie

2/ Che fare? Il ritorno alla filosofia della storia

1.3 Paolo Benanti, Intelligenze artificiali, robot,bio-ingegneria e cyborg: nuove sfide teologiche?

I/ Nuovi artefatti

1/ Machina sapiens?

2/ Vita sintetica?

3/ Superumani?

II/ Inedite sfide

1/ Una nuova realtà?

2/ Una nuova umanità?

III/ Uno sguardo conclusivo

1.4 Dominik Burkard, Scienza e Chiesa: scontro implacabile? Un parere dal punto di vista della storia della Chiesa

I/ La fisica: il “caso Galilei” e le conseguenze

II/ La medicina: il decreto e il processo romano contro le streghe come “modernizzazione”

III/ L’evoluzione: un altro peccato originale contro la scienza?

IV/ L’approccio quantitativo: un esito che fa riflettere e i tentativi di spiegarlo

V/ Conclusioni

2. Razionalità tecnologica e critica post-coloniale

2.1 Peter Kanyandago, Persistenza del colonialismo e tecnologia moderna. Una riflessione antropologica da una prospettiva africana

I/ Introduzione

II/ Tecnologia africana

III/ Le radici cristiane occidentali

della colonizzazione e della negazione

1/ Le tre bolle papali

2/ Conseguenze delle bolle

3/ Persistenza del colonialismo nella tecnologia

IV/ Soluzioni e approcci al problema

2.2 Kuruvilla Pandikattu, Tecnologia e valori culturali.Prospettive dall’India

I/ Amartya Sen su democrazia, sviluppo e tecnologia

II/ Shashi Tharoor su tradizione indiana e tecnologia

III/ Chetan Bhagat sulla cultura del call center

IV/ Pranjal Sharma sulla quarta rivoluzione industriale

V/ Attingere alla saggezza dell’India

VI/ Conclusioni

3. La tecnologia al servizio dell’umanità

3.1 Sharon A. Bong, La tecnologia al servizio dell’umanità.Prospettive su genere e inclusione

I/ L’umano al centro della creazione

II/ Decentrare l’umano rispetto alla creazione

3.2 Janina Loh, Responsabilità vecchie o responsabilità nuove? I pro e i contro

di una trasformazione della responsabilità

I/ Introduzione

II/ Diversi approcci alla responsabilità

III/ I casi più complessi e meno trasparenti

1/ Una “rete di responsabilità?

2/ Un ripensamento più profondo del dato antropologico?

IV/ Spetta a noi decidere

3.3 Jacob Erickson, Creatività tossica, tempo profondo e piacere morale: una ecospiritualità della tecnologia .

I/ Per una spiritualità ecologica della tecnologia

II/ Riconoscere una creatività tossica

III/ Praticare una “consapevolezza temporale” profonda

IV/ Ripensare il piacere (in senso morale) di creare

 

II. Forum teologico

1. Enrico Galavotti, Istanze del rinnovamento teologico a partire dal Vaticano II

I/ Una teologia… conclusa

II/ Una teologia ridefinita nello statuto e nei compiti

III/ Una teologia in cammino permanente

IV/ La teologia e il tratto di strada che ancora resta da compiere

2. Leonardo Paris, Teologia in Italia oggi

I/ Contesto

II/ Caratteristiche

III/ La teologia italiana per l’Italia

IV/ La teologia italiana per la chiesa italiana

V/ La teologia italiana per l’Europa e per il mondo

3. Séamus P. Finn, Linee-guida per un investimento conforme alla fede

I/ Il contesto vaticano

II/ La prassi dell’investimento conforme alla fede

III/ Il processo in corso

IV/ Conclusioni

4. Jon Sobrino, Óscar Romero: essere umano,cristiano e arcivescovo esemplare

I/ «Monsignor Romero ha detto la verità»

II/ «Ha difeso noi poveri»

III/ «E per questo l’hanno ucciso»

 

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

Editoriale

Fra apocalittici e integrati

L’onnipresenza e la convergenza delle tecnologie, insieme alla velocità del loro sviluppo, comportano che molti di noi non siano consapevoli della portata del loro impatto e delle sfide filosofiche e comunitarie che possono porre. Alcuni commentatori mettono in guardia rispetto a un futuro distopico, in cui gli esseri umani saranno rimpiazzati da superintelligenze e si aggraveranno la polarizzazione e la disuguaglianza. Altri anticipano un futuro di maggiore ricchezza, di superiori opportunità e di progressi scientifici significativi. Man mano che lo sviluppo tecnologico supera nuovi traguardi, quindi, è di vitale importanza che la sua valenza, la sua importanza e il suo impatto siano tenuti in considerazione. Questo richiederà forme di riflessione pluridisciplinari, dal momento che i risvolti controversi e le opportunità positive rappresentate dalla tecnologia influiscono su tutti gli aspetti della vita umana. Naturalmente gli esseri umani da molto si cimentano con la natura e l’importanza della tecnologia, e con le sue implicazioni per la comprensione del nostro posto nel mondo, pertanto queste questioni non sono del tutto nuove1. Anzi, la riflessione sulla natura di questa relazione è stata una caratteristica costante del pensiero cristiano2. Nel corso dei secoli i cristiani hanno perseguito progressi tecnologici, convinti come sono che l’aumento della conoscenza umana sia una nobile vocazione, mentre molti degli scienziati e dei tecnologi più influenti hanno tratto ispirazione e motivazione dalle loro visioni cristiane del mondo3. Tuttavia, come sosteneva Jacques Ellul, negli ultimi decenni si è assistito a un’inversione di rotta, per cui il fascino della tecnologia che si fondava su una visione del mondo cristiana è stato riordinato e ora rischia di non essere più a servizio dell’umanità. Inoltre si può sostenere che i recenti sviluppi tecnologici ci abbiano portati ai limiti estremi della comprensione umana, quindi taluni interrogativi sulla natura umana, sull’antropologia teologica e filosofica, come pure certe domande sul futuro umano e sull’escatologia, sono ora posti in modi che prima non erano contemplati. Anche le dimensioni etiche e politiche della rivoluzione tecnologica sono diventate temi di pubblico interesse. In ogni era l’etica ha dovuto cimentarsi con i limiti superiori della tecnologia. Oggi l’attenzione è sull’intelligenza artificiale, sulla manipolazione genetica e sui big data. Tuttavia i comuni cittadini dubitano di essere in grado di deliberare e di decidere su questi temi, dal momento che la nostra conoscenza è costantemente superata dai progressi tecnologici. L’uomo della strada si preoccupa anche dei valori e delle priorità che definiscono la direzione degli sviluppi tecnologici – ossia quali temi sono considerati urgenti e chi decide. Si può ancora parlare di caratteristiche vincolanti dell’essere umano quando gli sviluppi tecnologici hanno il potenziale di incidere così profondamente sull’identità e sulla personalità umana? Il futuro del lavoro subirà una rivoluzione simile a quella del XVIII e XIX secolo?
Come possono i cittadini influire sulla forma futura della società quando l’attitudine per l’innovazione tecnologica è preponderante nella proprietà privata? Gli interrogativi etici e politici sollevati dalla tecnologia non riguardano solo il futuro della scienza, ma anche fondamentalmente il modello di società cui aspiriamo e i valori in base ai quali vogliamo vivere. Questo numero di Concilium cerca di esplorare le molteplici dimensioni e sfaccettature dei progressi tecnologici attraverso una lente filosofica e teologica, prendendo in considerazione una serie di temi correlati. Si apre con un saggio di Paul Dumouchel intitolato L’impatto della tecnologia. Fondamenti antropologici. L’autore si interroga su come interpretare la tecnologia nel suo rapporto con gli esseri umani e le loro attività. Questa domanda fondamentale è stata posta e ha avuto risposte in periodi storici diversi, e nelle sue riflessioni Dumouchel evidenzia le implicazioni della lettura in chiave hegeliana di questa domanda e la sua risposta alla stessa, con particolare riferimento all’immaginario teologico e politico occidentale. Dumouchel critica le analisi che esteriorizzano la tecnologia e la trattano come un’invenzione distinta e separata dall’attività umana. La tecnologia dovrebbe essere invece concettualizzata come una forma dell’attività umana, non come un artefatto o un prodotto. Egli attinge al concetto gibsoniano di “opportunità di azione” (affordance) per sostenere che le tecnologie si possono intendere come «le varie attività attraverso le quali gli umani addomesticano e materializzano le affordance», ricalibrando così la relazione umana con la tecnologia. Inoltre egli sostiene che questa ricollocazione ha delle implicazioni non solo per il modo in cui intendiamo noi stessi come specie, ma anche per come si valutano le dimensioni etiche e politiche della tecnologia. Anzi, Dumouchel è molto critico nei confronti delle analisi etiche che vedono le questioni attraverso la lente del singolo utente, e auspica un’analisi più completa che valorizzi le dimensioni politiche ed etiche di questo aspetto dell’attività umana. Mentre Dumouchel prende in considerazione la relazione umana alla tecnologia, in senso lato, e come la si può concettualizzare, Benedikt Göcke si concentra specificamente sui recentissimi sviluppi dell’intelligenza artificiale e della biologia sintetica. Questo autore affronta la natura innovativa dei [...]



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024580
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

Editoriale

Il volto della chiesa che serve

Con la promulgazione della Costituzione sulla chiesa Lumen gentium (21 novembre 1964), i padri conciliari stabilirono che «il diaconato potrà in futuro essere ristabilito come grado proprio e permanente della gerarchia» (LG 29). Così, dopo secoli di oblio, nella chiesa d’Occidente riapparve la figura ministeriale del diaconato «permanente». Come si può facilmente immaginare, non si trattò di una decisione estemporanea, ma il frutto dell’articolata riflessione che aveva preceduto i lavori del concilio. Già alcune voci della ricerca teologica più autorevole ritenevano che «un ripristino del diaconato nella chiesa fosse senz’altro auspicabile e urgente» (Karl Rahner nel 1957). Ancor prima, verso gli anni Trenta del secolo scorso, in Germania il movimento «Caritas» sosteneva la reistituzione del diaconato permanente, mentre in Francia gli studi storici e teologici concordavano nel suggerire il recupero di una figura ministeriale e di una prassi attestate fin dai primi secoli. Oltre a ciò, alcuni teologi si erano già espressi a favore del ripristino della struttura tripartita del ministero ordinato, mentre appariva sempre più stretto il legame tra servizio liturgico e prassi caritativa. Anche dal mondo missionario – a motivo della penuria di sacerdoti e delle nuove emergenze sociali e pastorali –, vescovi e operatori pastorali ne sollecitavano il ripristino.

Da più parti, dunque, si erano levate voci in favore della reistituzione del diaconato, tuttavia, come osserva Serena Noceti nel suo contributo, «i padri conciliari non hanno voluto ripristinare una prassi del primo millennio, ma riconsiderare una figura ministeriale, che contribuisse al ripensamento complessivo del ministero ordinato e che fosse rispondente ai mutati bisogni pastorali». Se un grande passo era stato compiuto, molto però restava da fare. Su diverse questioni non vi era ancora piena chiarezza: ad esempio, l’identità e lo specifico del diaconato nel mutato contesto sociale ed ecclesiale; il rapporto tra la sacramentalità del diaconato e la sua natura “laicale” e, ancora, la formazione e la condizione di vita del diacono permanente in rapporto alla scelta celibataria o matrimoniale. Anche riguardo alle funzioni dei diaconi coesistevano opinioni diverse: alcuni pensavano a un “collaboratore” del presbitero sempre più oberato di compiti amministrativi; altri individuavano come principale ambito “operativo” del diacono il suo impegno nel mondo; per altri ancora, il raggio d’azione del diacono doveva essere più ampio e spaziare dall’impegno caritativo e sociale alla catechesi, fino all’animazione di comunità cristiane in assenza di presbitero e alla sua funzione nella liturgia (matrimoni, battesimi ed esequie). Per un quadro teologico più organico e sistematico bisognò attendere l’opera collettiva Diaconia in Christo, a cura di Karl Rahner e Herbert Vorgrimler (Freiburg 1962), voluto dall’episcopato tedesco in vista del concilio, allo scopo di sostenere la richiesta del ripristino del diaconato. Il concilio dedicò molta attenzione alla questione: tre delle dieci commissioni che operarono nella fase preparatoria si interessarono al diaconato, auspicandone il ripristino. Si fronteggiarono due schieramenti opposti: l’uno decisamente contrario alla reviviscenza del diaconato, l’altro invece favorevole. Il concilio si pronunciò a favore di quest’ultima linea, inaugurando una nuova stagione ecclesiale caratterizzata dall’apporto della “nuova” figura ministeriale.

Ripristinando il diaconato, il concilio non intendeva semplicemente replicare una figura antica, bensì ripensare una figura ministeriale adeguata all’oggi, che fosse in accordo sia con la tradizione sia con le mutate condizioni ecclesiali e pastorali. Come noto, riguardo al diaconato la stagione postconciliare è stata segnata da resistenze e rifiuti, insieme a una comprensione talvolta limitata e strumentale della novità in atto, anche se non sono mancate reali aperture che hanno trasformato l’azione pastorale della chiesa. Ormai a cinquant’anni dalle prime ordinazioni diaconali1, «CredereOggi » ritiene maturi i tempi per una riflessione su questa “rinata” figura ministeriale, la sua identità e la sua missione, nel tentativo di mettere in luce quanto è stato recepito dei desiderata dei padri conciliari, i nodi problematici tuttora irrisolti e soprattutto individuare il contributo dei diaconi alla crescita del popolo di Dio, in un contesto sociale e pastorale in continua evoluzione. L’approccio tiene conto di una pluralità di prospettive, non solo perché questo è lo stile della nostra rivista, ma perché sembra l’unica via da percorrere per comprendere la peculiare fisionomia del diaconato e del diacono, figura articolata e complessa, nel definire la quale entrano in gioco numerosi elementi. L’articolo di apertura offre uno sguardo panoramico sul diaconato, la sua collocazione nella chiesa italiana e alcuni dei rischi connessi alla sua ricezione, spessa contrassegnata da soluzioni di breve respiro, ripiegate sulle necessità più immediate. Il ripristino del diaconato offre, invece, la possibilità di immaginare un volto diverso della chiesa, più diaconale. Queste e altre suggestioni sono proposte da Luca Bressan, Il diaconato. Questioni aperte.

Il travagliato percorso storico del diaconato riserva non poche sorprese e permette di cogliere il carattere “profetico” della scelta compiuta dai padri conciliari che ne vollero con forza la rinascita, favorendo anche il sorgere di un nuovo modo di comprendere e vivere la diaconia della chiesa. È questo il contributo di Enzo Petrolino, Diaconi e diaconia. Una panoramica storica. Per comprendere la figura ministeriale del diaconato è imprescindibile il riferimento al concilio Vaticano II che ne ha deliberato in modo solenne il ripristino, dopo secoli dalla sua scomparsa. Diversi i testi in cui si parla della figura del diacono, delle sue relazioni fondamentali con il vescovo, i presbiteri e il popolo di Dio e delle sue funzioni nella vita ecclesiale. Un’articolata riflessione su questi aspetti è proposta da Serena Noceti, «De diaconis silere non possumus». I diaconi secondo il concilio Vaticano II. I testi e i segni racchiusi nei libri liturgici non riguardano solo la dimensione rituale, ma mettono in luce anche diversi aspetti dell’identità e della missione del diacono. In altri termini, il libro liturgico si rivela imprescindibile non solo per la celebrazione, ma anche per la vita, come ricorda nel suo contributo Manlio Sodi, Pensare il diaconato a partire dalla liturgia. A giudizio di Alphonse Borras, Il diaconato tra teoria e prassi, si può comprendere il diaconato, nel suo esercizio permanente, solo nel contesto della chiesa locale e della sua missione, e in stretto rapporto con gli altri ministeri, in primis il presbiterato. Secondo l’autore, il diaconato è ancora prigioniero di un’impropria considerazione “sacerdotale” che lascia in ombra alcune sue caratteristiche peculiari. Chi è il diacono? Di che cosa si occupa? Qual è la sua funzione? È un sostituto del prete o è un’altra cosa? A partire da un’indagine realizzata dall’Osservatorio socio-religioso Triveneto, è possibile parlare dei diaconi in modo induttivo, ricostruendo cioè l’esperienza concreta del diaconato in una chiesa diocesana particolare. È il contributo di

Monica Chilese, Input da un’indagine sul diaconato permanente realizzata nel Triveneto. L’articolo di Luca Garbinetto, La formazione dei diaconi in Italia si propone di segnalare al lettore i riferimenti fondamentali per comprendere gli itinerari formativi dei futuri diaconi nelle diocesi italiane. I documenti magisteriali sono il punto di partenza, ma un contributo prezioso proviene anche dalla ricca esperienza maturata nei decenni postconciliari dalla chiesa italiana. Oltre alla formazione iniziale, si insiste sui percorsi formativi successivi all’ordinazione, una formazione continua più che mai necessaria per una costante verifica del vissuto ministeriale. Non poteva mancare un contributo alla riflessione su una questione che vede impegnata la comunità ecclesiale, quella relativa al cosiddetto «diaconato femminile». Sullo stato della ricerca e sulle prospettive future offre un suo studio Cristina Simonelli, Donne diacono. Una singolare attualità. Nella Documentazione, Il servizio dei diaconi, Donata Horak commenta la lettera apostolica Omnium in mentem (26 ottobre 2009) di papa Benedetto XVI contenente una riformulazione dei canoni 1008-1009 del Codice di diritto canonico. I cambiamenti introdotti riflettono un modo peculiare di intendere il diaconato, soprattutto nel suo rapporto con gli altri gradi del ministero ordinato. Con l’Invito alla lettura, Enzo Petrolino consegna al lettore un’ampia rassegna bibliografica sul diaconato e alle varie questioni ad esso collegate, soprattutto quelle per le quali la discussione è ancora aperta. Si tratta di uno strumento prezioso che consente di approfondire la conoscenza di una figura ministeriale chiamata a offrire in misura sempre maggiore il proprio contributo nella vita della comunità ecclesiale. Buona lettura.



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024450
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

SOMMARIO

SENTIMENTI NELLA BIBBIA

ODIO E AVVERSIONE

Editoriale

Roberta Ronchiato

L’ODIO E LE SUE LEGGI

Luca Mazzinghi

«SE TU AVESSI ODIATO QUALCOSA,

O DIO, NON L’AVRESTI CREATA»

Piero Stefani

HO AMATO GIACOBBE E ODIATO ESAÙ

Maurizio Marcheselli

QUANDO AL DISCEPOLO

È CHIESTO DI ODIARE

Davide Arcangeli

IL SENTIMENTO DELL’ODIO

NELLA LETTERATURA GIOVANNEA

Donatella Scaiola

CARBONI ARDENTI

SULLA TESTA DEL NEMICO: È POLITICAMENTE CORRETTO?

Francesco Scanziani

ODIARE: “S-FIGURARE” L’UMANO.

PER UN DISCORSO TEOLOGICO

Valentino Bulgarelli

EVANGELIZZARE CON GESTI ELOQUENTI

DI PERDONO

Monica Cornali

ORIGINE E DINAMICHE DELL’ODIO

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Agostino e Donato: amore e odio?

MEN AT WORK

Valeria Poletti

L’odio, sentimento possente e primordiale

APOSTOLATO BIBLICO

Veronica Donatello

Domenica della Parola e disabilità

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

L’odio e la tomba. La Deposizione nel sepolcro

di Lorenzo Lotto

 

 

 EDITORIALE  Buffa storia quella dell’odio in ambito cristiano. Per secoli ci si affanna per liberarsene, con ardite argomentazioni teologiche e con sudati sforzi ascetici, e si finisce con il constatare che questo sentimento pervade tanto l’Antico quanto il Nuovo Testamento! Accade cosi che nell’epoca del politicamente corretto, che ha indotto a definire in ambito penale perfino aggravanti di condotte legate all’odio (hate speech, hate crimes), si proceda a togliere dalla preghiera ufficiale della chiesa cattolica, cioe la Liturgia delle Ore, passi di salmi cosiddetti imprecatori: fatti risuonare in italiano, potrebbero turbare la sensibilita di credenti, divenuti suscettibili verso qualunque espressione violenta (Donatella Scaiola). La stessa letteratura teologica attuale quasi non dedica spazio all’odio: come opportunamente rileva Francesco Scanziani, nella pubblicistica postconciliare non troviamo monografie sull’argomento ne esso compare tra le voci dei principali dizionari teologici in lingua italiana, se non con qualche richiamo nei manuali di morale. Le piccole eccezioni confermano la regola. Del resto, gia l’autore del libro della Sapienza si era premurato di allontanare da Dio il sospetto di nutrire una letale avversione nei confronti degli Egiziani, o piu in generale dei nemici dei giusti, elaborando un’articolata ed efficace teodicea (Luca Mazzinghi). Come trattare allora l’odio nei testi sacri? Piu precisamente: come interpretare quei testi che ne parlano? Il presente fascicolo cerca di formulare alcune risposte e di offrire alcuni suggerimenti. Il primo e sicuramente quello di tenere conto del vocabolario: in ebraico come in italiano, non tutte le volte che si ricorre al verbo “odiare” si intende esprimere un sentimento di astio. Basti pensare all’affermazione del profeta Malachia ripresa, capovolta, da Paolo in Rm 9,13: Ho amato Giacobbe e odiato Esau. Con essa l’Apostolo delle genti sintetizza una storia della salvezza dall’andamento paradossale ma coerente (Piero Stefani). Oppure si ricordi la moglie odiata: l’espressione, in se un ossimoro, indica quella moglie che il marito ama di meno, prediligendone un’altra, ma non necessariamente di sprezzandola. In sua difesa accorre la legislazione che cerca di canalizzare e governare un sentimento cosi impetuoso (Roberta Ronchiato). Tanto impetuoso e pervasivo che la psicologia ci insegna che esso condivide con l’amore le stesse caratteristiche: intimita (negata), passione, impegno. In base a quali di queste caratteristiche si attivano e a come si combinano, si avra un odio freddo, caldo o gelido (Monica Cornali). Da parte loro la tradizione biblica e quella spirituale insegnano che l’odio puo essere verso Dio, il prossimo, se stessi. Se questi tre assi, saldati tra loro dall’amore, configurano la struttura comunionale dell’uomo, allora l’odio si rivela come forza autodistruttiva che s-figura l’umano. Il gioco di parole non paia lezioso: Francesco Scanziani con efficacia ricorda lo sfigurarsi artistico ed esistenziale di Dorian Gray nel romanzo di Oscar Wilde. La tradizione biblica ci ricorda anche un sano odio verso se stessi. Gesu in persona lo raccomanda ai suoi discepoli: Chi odia la propria vita… la conserva per la vita eterna (Gv 12,25). Sulle valenze semantiche e teologiche di “odiare” e di “vita” in Giovanni e in Luca (14,26) si sofferma Maurizio Marcheselli. Egli sottolinea come odiare la propria esistenza in questo mondo significa non ritenerla un assoluto, non considerarla un bene che va sempre e comunque anteposto a ogni altra cosa. Infine, Valeria Poletti ci suggerisce due riletture moderne di questo sentimento possente e primordiale . La prima si ritrova nel film L’odio di Matthieu Kassovitz. La seconda nella poesia di Wisawa Szymborska dal semplice titolo L’odio, descritto all’inizio come sempre efficiente e in forma, per chiudere dicendo che ha la vista acuta del cecchino / e guarda risoluto al futuro / – lui solo. Insomma, ci offre una geniale e completa fenomenologia dell’odio… senza alcun odio. Ed e il miglior antidoto. Dunque, buona lettura! Marco Zappella



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Miscellanea Francescana n. III-IV/2018"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024481
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

INIDCE

Editoriale

STUDI FRANCESCANI
Orlando Todisco, La libertà fonte inspirativa della metafisica di G. Duns Scoto
Francesco Costa, Giovanni Pesce frate minore conventuale vescovo di Catania (1431-1447)
Giuseppe Buffon, Francescani e politica al femminile nel XVII secolo. Euristica, diplomazia e pietà
Felice Autieri, La tomba di san Francesco. Storia del bicentenario della sua scoperta (1818-2018)

STUDI BIBLICI
Dinh Anh Nhue Nguyen, Il Gesù misericordioso ma anche severo nel Vangelo di Luca. Rilievi introduttivi per una completa "cristologia della misericordia" nei vangeli
Tomasz Szymczak, La "Vetus Syra" del Vangelo di Matteo

STUDI TEOLOGICI
Francesco Scialpi, Il rito della professione religiosa in occidente. Excursus storico
Francesco Celestino, I giovani allaricerca del senso della vita. Una proposta di cammino francescano
Raffaele Di Muro, La vocazione all'amore e la pienezza della gioia cristiana

EVENTO
Fabrizio Meroni, La missio ad gentes interessa ancora? Una riflessione teologico-pastorale. Alcune osservazioni iniziali
Recensioni
Segnalazioni
Libri ricevuti



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024405
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

INDICE

Editoriale

2 G. Tornambé

Lex orandi,lex credendi e… lex agendi

Studi

4 M. Augé

L’inculturazione dopo Magnum principium

9 G. Laiti

«La realtà è più importante dell’idea», anche in liturgia

11 G. Drouin

Nuove presidenze, nuova ecclesiologia?

19 A. Grillo

Solo abusi?

24 F. Di Molfetta

Rituali e non rituali:

«Proclamiamo la tua risurrezione»

28 D. Piazzi

Nuova eucologia: sempre un abuso?

32 C. Franco

«O altro canto approvato dall’autorità ecclesiastica»

37 M. Gallo – M. Roselli

Posso inventare riti? Catechesi e liturgia al camposcuola

Formazione

43 M. Roselli – S. Soreca

Formare gli operatori pastorali

3. Fede, liturgia e prassi

50 M. Gallo – S. Sirboni

La Messa e il Messale

3. I molti ministeri nella messa

55 D. Piazzi

«È veramente cosa buona e giusta»

3. La pienezza della gioia pasquale

Sussidi e testi

59 M. Gallo

Benedizione degli zainetti

66 A. Magnani

Celebrare la prima confessione

 

EDITORIALE

Gabriele Tornambé

Lex orandi, lex credendi e… lex agendi?

Il noto assioma di Prospero d’Aquitania (390-455), Lex orandi, lex credendi, continua a manifestare interesse nell’euristica della teologia. Una prima possibilità di lettura di questo principio va nel senso in cui è costruita l’espressione; l’interpretazione che ne segue è che la legge della preghiera determina la legge della fede. Quest’ultima trovava nell’espressione rituale e celebrativa della chiesa il suo momento fontale: d’esempio in tale ambito sono la proclamazione dei dogmi dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione di Maria. Ma esiste anche la lettura inversa che dà il primato all’aspetto dommatico; in questo secondo caso la preghiera si rivelerebbe manifestazione della fede creduta; così troviamo chiaramente affermato in Mediator Dei e in Vicesimus quintus annus. La speculazione teologica ed i documenti magisteriali hanno reso questa espressione di fatto biunivoca, sebbene non manchino, nel dibattito attuale in merito ad essa, i partigiani della prima sulla seconda maniera di leggerla ed interpretarla. La questione rischia di complicarsi quando a questi elementi ne aggiungiamo un terzo, quello della lex agendi o lex vivendi. Questi sono diventati indistintamente espressione della “prassi” della chiesa. Ma di quale prassi si tratta? C’è chi ha interpretato la lex agendi come la dimensione etica indispensabile per ogni azione celebrativa, e chi ha voluto riferirla all’agire liturgico propriamente detto, preferendo dare una colorazione etica specificamente alla lex vivendi. Senza volere entrare nel dibattito sull’uso di una o dell’altra lex, ci domandiamo se la prassi condensata nell’espressione lex agendi/vivendi non possa piuttosto essere interpretata come l’azione pastorale della chiesa nel suo declinarsi ordinario delle comunità diocesane, parrocchiali, religiose. La lex agendi/vivendi, così compresa ed articolata agli altri due elementi dell’assioma del monaco marsigliese, continuerebbe a conservare la validità dell’espressione e, soprattutto, permetterebbe ancora una lettura in entrambi i sensi fuori da ogni fuorviante interpretazione? In effetti, non mancano esempi di chi sostiene che le prassi della comunità cristiana possano essere fonte di riflessione teologica e che siano suscettibili di divenire teologia (pratica): è il metodo che si sono date alcune Università del Nord-America per la ricerca in teologia pastorale. Se consideriamo l’elemento lex agendi/vivendi come il milieu dell’agire e del vivere di una determinata comunità ecclesiale, allora saremmo portati a prendere in considerazione i diversi luoghi e culture in cui è presente la chiesa e non potremmo esimerci dal considerare i relativi processi di inculturazione in cui la fede è tradotta per risultare accessibile, e la celebrazione adattata perché i fedeli possano parteciparvi tutti pienamente. Ci sembrerebbe, allora, che la validità dell’assioma del segretario di papa Leone Magno, arricchito del terzo elemento e letto in un senso come in un altro, continuerebbe ugualmente ad esistere. Ci confortano in tale interpretazione gli sforzi d’inculturazione della celebrazione eucaristica in realtà come lo Zaire o il Brasile, dove non ci stupiamo di riscontrare che elementi culturali caratterizzanti la cultura di questi Paesi abbiano trovato spazio nei messali canonicamente approvati, e come, per ritus et preces, si riveli una teologia del popolo di Dio ed una rinnovata consapevolezza di partecipazione ed esercizio della ministerialità, di cui i documenti conciliari avevano posto le basi. Se, sempre in tale direzione, guardiamo a quanto realizzato dalle diverse Conferenze Episcopali nazionali (o linguistiche), ci accorgeremo come l’adattamento dei rituali abbia comportato l’introduzione di alcuni gesti favorendo una considerevole diversità nei riti che non ha in alcun modo compromesso la celebrazione dell’unico mistero pasquale del Cristo morto e risorto. Non sono forse queste espressioni del felice esito di nuove situazioni ed esigenze pastorali (lex agendi/ vivendi) che, con i tempi necessari per coglierle, chiarificarle ed integrarle, portano alla sintesi di nuovi linguaggi verbali e non verbali (lex orandi) illuminando in modo rinnovato la fede viva professata dall’unica chiesa presente nella pluralità delle comunità ecclesiali (lex credendi), senza negare alcun tratto della verità trasmessa e conservata nei secoli dalla chiesa?



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024399
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Michelangelo Priotto

L’ESODO COME MERAVIGLIA DI DIO

Luca Mazzinghi

«OSSERVA L’ARCOBALENO:

QUANTO È BELLO

NEL SUO SPLENDORE!»

Guido Benzi

LO STUPORE DI FRONTE A UN FATTO

«MAI UDITO»: IL SERVO SOFFERENTE

Paolo Mascilongo

MERAVIGLIA E STUPORE

DI FRONTE A GESÙ

Gian Luca Carrega

LA VIRTÙ CHE INVECCHIA PRESTO:

OSSERVAZIONI EVANGELICHE

SULLA GRATITUDINE

Antonio Landi

GRATITUDINE ED EUCARISTIA

NELL’EPISTOLARIO PAOLINO

Riccardo Battocchio

UNA MALATTIA

E IL SUO POSSIBILE RIMEDIO

Valentino Bulgarelli

STUPORE, TRASMISSIONE DELLA FEDE

E BELLEZZA

Monica Cornali

GRATI FINO ALLA MORTE

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Dallo stupore alla vita monastica: san Longino

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Stupore e stupori

APOSTOLATO BIBLICO

Sebastiano Pinto

La domenica della Bibbia: cosa fare

VETRINA BIBLICA

Arte

Marcello Panzanini

Le coppe, le giare, lo stupore: Le nozze di Cana


 

 Editoriale

 Tra le numerose malattie che affliggono lo spirito contemporaneo, si potrebbe annoverare anche la athaumasia, cioe quell’incapacita di stupirsi, di riconoscere che la novita e non solo possibile ma anche reale. In effetti la tecnologia potrebbe indurre a ritenere che, se qualcosa ci appare come una sorpresa, lo si deve soltanto alla nostra scarsa conoscenza delle possibilita insite nel sistema (Riccardo Battocchio). Eppure, a dare retta alle indagini demoscopiche, le persone, almeno in Italia, possiedono ancora una grande capacita di meravigliarsi, soprattutto per le piccole cose di ogni giorno. Insomma, la meraviglia fa parte del nostro quotidiano perche reazione ed emozione profondamente umana (Valeria Poletti). Del resto gia Platone e Aristotele ritenevano che gli uomini avessero cominciato a filosofare spinti dalla meraviglia, in particolare di fronte al vertiginoso problema dell’origine dell’ordine della natura. Se non puo derivare dal caso, esso dev’essere il prodotto dell’azione intelligente e finalisticamente orientata di un qualche demiurgo divino. Anche nella Bibbia la contemplazione del cosmo era motivo di stupore e di riflessione, non su un qualunque generico demiurgo divino, ma su un Dio personale preesistente al cosmo e, percio, suo creatore. I testi di alcuni Salmi, di Siracide e del libro della Sapienza lo stanno a testimoniare. L’ordine del cosmo suscita ammirazione contemplativa (da Francesco d’Assisi a papa Francesco), antidoto al pessimismo cosmico di un Giacomo Leopardi (Luca Mazzinghi). L’intervento mirabile operato alle origini si ripete, poi, nella storia di Israele, sotto forma di liberazione (del popolo in Esodo, del singolo credente nei Salmi); lo stupore paralizzante di fronte alla malvagita dell’oppressore si scioglie in grata e pubblica confessione della potenza divina (Michelangelo Priotto). I mirabilia Dei, cioe le gesta stupefacenti di Dio, possono pero manifestarsi anche attraverso figure controverse: lo sbigottimento sgorga da una lettura erroneamente negativa di un evento o di una persona. Dinanzi al Servo di Yhwh ci si mette la mano sulla bocca e si fischia di scherno considerandolo un reietto da Dio. Lo stupore diventa sconcerto: dopo aver perseguitato un innocente, lo si deve riconoscere come salvatore! I testimoni, attoniti e scornati di fronte a un fatto mai a essi raccontato e a un annuncio che mai avevano udito (Is 52,15), sono guariti proprio dal sacrificio del Servo (Guido Benzi). Lo stupore dunque collima con la fede e con il suo contrario. Ecco perche, se c’e un sentimento che i vangeli descrivono con ampiezza e intensita, questo e di certo lo stupore. Ogni evangelista tratta questa emozione secondo modalita e modulazioni proprie ma a tutti e comune la convinzione che non e con la meraviglia che si manifesta la piena adesione a Gesu. Essa, alla fine, risulta insufficiente a garantire la comprensione e la sequela di Gesu (Paolo Mascilongo). Infine, se come detto all’inizio la capacita di meravigliarsi nasce dalla consapevolezza che il mondo avrebbe anche potuto non essere voluto, ed e stato voluto perche e stato voluto e la motivazione di questa volonta sta nell’amore (Romano Guardini), allora lo stupore si accompagna sempre alla gratitudine verso Colui che ha posto in essere questo mondo e questa storia d’amore. La psicologia ci insegna che il dare con altruismo e il ricevere con riconoscenza fanno parte dello sviluppo umano. Quelle persone, che hanno attivato la capacita di essere riconoscenti, sono anche in grado di perseguire con gioia gli obiettivi che si sono proposte e sopportano meglio le difficolta che la vita presenta loro (Monica Cornali). Al biblista subito viene alla mente l’esempio di Paolo, per il quale il ringraziamento investe la sua esperienza apostolica a livello teologico, cristologico ed ecclesiale. Le primitive comunita cristiane videro nella gratitudine lo stile che le contraddistingueva sul piano personale e relazionale, tanto che arriveranno a chiamare eucharistia (ringraziamento, riconoscenza) la celebrazione fondante e fondamentale della cena del Signore (Antonio Landi). Insomma, il presente fascicolo ci propone un percorso sorprendente e ne dobbiamo essere grati ai diversi autori. Dunque, buona lettura. 

Marco Zappella  

 

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Concilium - 2019/2"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024375
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Thierry-Marie Courau – Susan Abraham – Mile Babic´,

Editoriale. Religioni e populismi

Abstracts

I. Populismo e religione

1. Alcune situazioni a livello mondiale

1.1 Mile Babic´, Populismo e religione in Bosnia-Erzegovina

I/ Che cos’è il populismo?

II/ Il populismo nei Paesi ex socialisti

III/ Le radici profonde del populismo

IV/ Ruggero Bacone: ostacoli al riconoscimento del vero

V/ La paura come base delle logiche populiste

VI/ Una risposta teologica al populismo

VII/ Conclusione

1.2 Francis Gonsalves, Populismo e nazionalismo religioso in India

I/ Introduzione

II/ Storiografia in India: muovere guerra in nome

di un passato primordiale incontaminato

III/ I simbolismi nella costruzione e nella distruzione dell’India

8 Indice

IV/ Definirsi o essere definiti? Questioni di identità

V/ Censurare la stampa, soffocare il dissenso e divinizzare il leader

VI/ La stolta trinità di neoliberismo, nazionalismo religioso e forze di polizia

VII/ Conclusione

1.3 Dilek Sarmis, Islam e populismo nella storia della Turchia. Dalla centralità del referente islamico alla sua nazionalizzazione

I/ La Turchia repubblicana

II/ Kemalismo e religione

III/ L’educazione religiosa

IV/ L’associazione tra religione e nazionalismo

V/ Conclusione

2. Due analisi

2.1 François Mabille, Il populismo religioso, nuova metamorfosi della crisi della politica

I/ Il marcatore religioso fatto proprio dalla politica

II/ La religione, gli immaginari e i simboli

III/ La figura ambivalente del tribuno

IV/ Conclusione

2.2 Susan Abraham, Populismo maschilista e cristianesimo tossico negli Stati Uniti

I/ La democrazia in pericolo

II/ Demagogia maschilista

III/ La mascolinità che dà spettacolo

IV/ Ristabilire la democrazia

3. Le sfide lanciate al populismo dalla teologia

3.1 Marida Nicolaci, Il “popolo di Dio” e i suoi idoli nell’Uno e l’Altro Testamento. Come la Scrittura sfida la retorica populista

I/ Alcuni elementi introduttivi

II/ Il “popolo di Dio” nell’orizzonte dei popoli

III/ Il popolo di Dio, le sue guide e i suoi idoli

IV/ «Noi speravamo che fosse lui

che avrebbe liberato Israele…» (Lc 24,21)

V/ Conclusione

3.2 Andreas Lob-Hüdepohl, «Ponti, non barriere»Le potenzialità della speranza cristiana contro il populismo di destra

I/ Il “massimo” contro il “minimo”…

II/ Paura dell’incertezza profonda

III/ «Non c’è da preoccuparsi…»: per una soggettività politica

carica di speranze

IV/ “Popolo di popoli”: contro i tentativi usurpatori

dei populisti a danno dei cristiani

V/ Speranza cristiana come costruzione di ponti

3.3 Franz Gmainer-Pranzl, Populismo di destra e cattolicità: un’analisi ecclesiologica

I/ Lo scontro delle civiltà come nuova “grande narrazione”?

II/ L’impronta dell’universalitatis character:

una missione di alto livello

III/ Appello a un nuovo “coraggio della cattolicità”

3.4 Carmelo Dotolo, I paradossi del populismo e il contributo della Chiesa alla democrazia. Ipotesi di percorso

I/ Democrazia e populismo: un conflitto ermeneutico

II/ Il populismo, un capitolo sui generis di teologia politica?

III/ Chiesa e spazio pubblico (una premessa epistemologica)

IV/ La Weltanschauung cristiana per una nuova narrazione

del mondo e della società

1/ La cura dell’éthos della comunità 

2/ La relazione diritti-doveri al servizio della fraternità 

3/ L’esercizio dialogico tra le culture e le religioni

4/ Un’economia attenta all’ecologia integrale

V/ Postilla non conclusiva: l’eterotopia del popolo di Dio

II Forum teologico 157

1. Cathleen Kaveny, L’estate della vergognaI cattolici americani e l’ultima ondata della crisi degli abusi sessuali

I/ La crisi degli abusi sessuali del clero

nella coscienza cattolica americana

II/ L’estate della vergogna

III/ Un problematico cambiamento di paradigma

IV/ Fare i conti con il nuovo paradigma

2. Bruno Cadoré, Dall’ascolto al dialogo. Dopo il sinodo dei vescovi su giovani, fede e discernimento vocazionale

I/ Tre momenti del dialogo sinodale

II/ Tre problemi latenti

III/ Tre temi su cui continuare il “dialogo con i giovani”

sottolineato dal sinodo

III. Rassegna bibliografica internazionale


 

Editoriale

Religioni e populismi

Quando sorge il populismo? In un senso esistenziale, sorge quando le persone pensano di essere perdute, di aver perso o di stare per perdere sogni, vantaggi, statuti, posizioni, dimensioni essenziali della propria vita, interessi personali o di gruppo, spesso acquisiti attraverso lotte o sforzi precedenti, oppure quando le persone si sentono minacciate sul vivo. Il populismo sembra apparire ogni volta che emerge la percezione di una crisi di convivenza in un contesto pluralistico e/o quando degli specifici gruppi di popolazione collegati a un territorio si sentono ignorati dai sistemi politici o economici globali. Può insinuarsi la nostalgia per un passato immaginato, che va a soppiantare ogni sforzo a favore di un futuro per tutti. I gruppi serrano le proprie fila in un atteggiamento difensivo, anziché aprirsi ed accogliere gli altri. Sofferenze, frustrazioni, paure e rancori si accumulano e si intersecano, rafforzandosi a vicenda. Prende il sopravvento un senso di dolorosa ingiustizia. La lamentela diventa il modo dell’autoaffermazione. E per questi gruppi di popolazione emergono dei “salvatori”. Senz’altro dotati come oratori e come manipolatori di sistemi simbolici e mediatici, costoro sfruttano senza difficoltà i sentimenti popolari di paura e impotenza. Applicando il principio colonialista del divide et impera, questi tribuni abili nella manipolazione fanno di alcune fasce della popolazione dei capri espiatori e, usando i social media, questa diventa la loro strategia preferenziale di controllo sociale e politico. Le loro argomentazioni poggiano sulle manipolazioni semplicistiche di categorie binarie di divisione sociale e politica e sono formulate con un vocabolario elementare, scelto apposta come espressione di una leadership “che parla chiaro”. Nondimeno, si tratta anche di persone inclini a grandiosi gesti di rozzezza e violenza, gesti amplificati mille volte perché catturati da mezzi di comunicazione affamati di sensazionalismo, che li catapultano verso un livello di visibilità ancor più grande. Di conseguenza, tale comportamento sensazionalista e offensivo viene percepito come proprio del “popolo” in opposizione ad un gruppo elitario, istruito o ricco. Quanti appartengono all’élite sono presentati come corrotti1, lontani dalle realtà sociali del “popolo” e privi di contatto con la vita ordinaria. Nella critica oltraggiosa e offensiva alle élite, una sconfitta simbolica delle stesse viene rappresentata a guisa di spettacolo per la televisione: esibendosi in ingiurie e insolenze all’indirizzo delle élite, il leader populista si presenta come un’alternativa credibile allo status quo. Questi capipopolo si accreditano come salvatori di un ordine nazionale e globale facendo abilmente riferimento ad un passato aureo che può essere riesumato e a un futuro sfavillante in cui lo status quo, indiscusso, risulta trovare confermata solidità. Qui, identità, religione e culture diventano pietre miliari emotive. Forme di nativismo, di nazionalismo e di politiche identitarie vengono utilizzate allo scopo di consolidare il sentimento popolare contro bersagli facilmente indentificati: gli “stranieri” e gli immigrati. La religione nelle mani dei populisti, quindi, riveste un particolare interesse per i teologi. L’uso della religione come arnese per strutturare la collettività nativista e nazionalista si è rivelato particolarmente efficace in varie parti del mondo. Questo potere politico che sfrutta la religione attinge ad un senso tradizionalista delle religioni storiche come rappresentanti della tradizione, appunto, della stabilità e dell’identità. I leader [...]

 

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Servizio della Parola - n. 507"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024382
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDICE

RUBRICA

Per comunicare meglio

51. I casi difficili/20. Parlare di se stessi

al termine del ministero

in una comunità (Roberto Laurita)

DOSSIER

I nostri modi di dire

11 «La vita è una ruota»

1. «La vita è una ruota»: continuità e discontinuità

nella percezione del tempo (Alberto Carrara)

2. «La vita è una ruota»: la testimonianza biblica

di Qohelet (Flavio Dalla Vecchia)

3. La parola silenziosa e forte delle pietre (Lodovico Maule)

SUSSIDIO

Celebriamo un anno di scuola (Guido Novella)

PREPARARE LA MESSA

Dalla solennità della SS. Trinità

alla 16ª domenica del Tempo ordinario

Santissima Trinità (Alessandro Gennari, Chino Biscontin)

SS. Corpo e Sangue di Cristo (Alessandro Gennari, Chino Biscontin)

13a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Mario Torcivia, Massimo Orizio)

14a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, + Luciano Monari, Massimo Orizio)

15a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Vinicio Albanesi, Massimo Orizio)

16a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Alberto Carrara, Massimo Orizio)



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Asprenas n. 1/2019"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024351
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

EDITORIALE

I momenti difficili che la Chiesa sta attraversando producono molta sofferenza in quanti, ogni giorno, s’impegnano a testimoniare il Vangelo nella propria vita e con le loro parole. Non è difficile dedurre che essi avvertano come sia diventato poco credibile l’annuncio a fronte delle notizie dei numerosi scandali. È per tale motivo che occorre ritrovare conforto, energia e slancio dall’esempio di uomini, come san Paolo di Tarso, per i quali la vocazione, pur tra le prevedibili e inevitabili difficoltà, è vissuta con la gioia di chi non solo partecipa alle sofferenze di Cristo, ma perfino le porta a compimento sulla propria carne, per conformarsi a lui in vista del bene dei credenti: «Infatti, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione. Quando siamo tribolati, è per la vostra consolazione e salvezza; quando siamo confortati, è per la vostra consolazione, la quale si dimostra nel sopportare con forza le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo» (2Cor 1,5-6). Con questo spirito proponiamo lo studio di SALVATORE INFANTINO, il quale individua una linea di collegamento tra il corpo di carne di Cristo e la carne dell’apostolo a vantaggio del corpo di Cristo che cammina nella storia, cioè la Chiesa. L’impegno speso affinché la Parola corra, si diffonda e sia glorificata si riscontra in progetti e azioni pastorali di tante Chiese locali, come si evince dalla nota critica di CARMINE MATARAZZO riguardante la lettera pastorale del vescovo di Teggiano-Policastro, in cui si prospetta un più deciso coinvolgimento dei laici nella missione evangelizzatrice della Chiesa. Sulla medesima linea è anche l’articolo di ORESTE RINALDI, nel quale si propongono percorsi utili a far ritrovare nei giovani il gusto della partecipazione più piena e consapevole alla liturgia e, così, andare incontro al loro desiderio di cercare Dio e renderli missionari nei loro complessi mondi. L’evangelizzazione passa anche per la via della bellezza e della ricerca dei semina Verbi. La nostra Rivista vi dedica sempre molta attenzione e, infatti, pure in questo fascicolo pubblichiamo uno studio denso e documentato di ANTONIO ASCIONE dal titolo Il potere teologico della letteratura, che percorre soprattutto il dibattito svoltosi negli ultimi decenni, da cui emerge da un lato che «saper ascoltare il mistero è frutto della parola poetica, che apre l’udito dello spirito e penetra nel cuore» (p. 32) e dall’altro che «la teologia, chiamata a operare una mediazione culturale della rivelazione, non deve dunque perdere di vista la letteratura, non solo perché espressione della cultura umana, ma anche perché manifesta un potere teologico straordinario nella “parola”» (p. 34). Se la letteratura serve a esplorare l’umano, allora risulterà molto interessante la lettura del contributo, postumo, di CIRO STANZIONE su L’utopia di una società giusta in alcuni testi della letteratura greca. In questo numero ospitiamo, infine, una nota di ALFONSO LANGELLA su due recenti pubblicazioni in ambito mariologico, che esplorano tale disciplina sul versante biblico, in particolare il Vangelo dell’infanzia di Luca, e su quello magisteriale, esaminando i documenti pontifici sulla preghiera del Rosario. Ci sembra di concludere veramente bene: la Madre del Signore, infatti, ispira chi annunzia il Vangelo a essere missionario di bellezza e preghiera per il bene della Chiesa.

 GAETANO DI PALMA



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Concilium - 2019/1"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024320
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Markus Büker – Alina Krause – Linda Hogan,

Editoriale. Lo sviluppo globale in un mondo

sempre più urbanizzato.

Abstracts

I. Città e sviluppo globale 23

1. L’umanità in movimento

Dirk Messner, Il secolo delle città.

Percorsi verso la sostenibilità

I/ Introduzione

II/ L’urbanizzazione e la “Grande trasformazione

verso la sostenibilità”

III/ Una indicazione normativa per la trasformazione

verso una “società di città mondiali”che sia sostenibile

2. Riflessioni teologiche sull’urbanizzazione

e le sue sfide

2.1 Martin Ebner, I primi cristiani come disturbatori

della quiete pubblica nelle città. Esperimenti e visioni

degli inizi sull’utilità della fede cristiana

per l’organizzazione della società

I/ Il battesimo abolisce le dicotomie sociali

II/ Le ecclesiae di Dio e il diritto civico dei battezzati

III/ I sogni della signoria di Cristo e l’infiltrazione sovversiva

nelle strutture imperiali romane

IV/ L’architettura della città di Dio

e le realistiche utopie cristiane

V/ Prospettive

2.2 Margit Eckholt, Imparare a vivere l’ospitalità.

Fondamenti teologici dell’annuncio di fede

nel pluralismo delle grandi città

I/ Introduzione: la fede nelle «nuove culture»

delle grandi città

II/ Conversione ecclesiale: fondamenti ecclesiologici

sulle tracce del Vaticano II e della conferenza di Medellín

1/ I reciproci richiami tra Lumen gentium e Gaudium et spes

2/ Libertà e liberazione in Gesù Cristo

3/ Una nuova teologia pubblica nello «spazio in movimento»

della città

III/ L’ospitalità nella “città d’arrivo”

2.3 Felix Wilfred, Trasformare le nostre città.

Il ruolo pubblico della fede e della teologia

I/ La città e le sue opportunità

II/ Il contesto urbano degli interventi teologici

III/ Interculturalismo e capitale sociale

IV/ Il grido dei poveri nelle città

V/ Dalla città intelligente alla città compassionevole

VI/ Città ed ecologia

VII/ Soggetti di ispirazione religiosa e soggetti non governativi

VIII/ La sfida alla teologia

IX/ Conclusione

3. Riflessioni etiche sull’urbanizzazione e le sue sfide

3.1 Michelle Becka, La città in prospettiva

di responsabilità globale.

Riflessioni etico-sociali dalla Germania

I/ La sostenibilità sia locale che globale

II/ Le reti di città come attori speciali

III/ Vivere insieme in città

IV/ L’integrazione

3.2 Daniel Franklin Pilario, Fede e religione

nelle megalopoli globalizzate. Uno sguardo da Manila

I/ Le avventure della religione nella città

II/ La vita religiosa a livello popolare

III/ La chiesa istituzionale e la religione pubblica

IV/ Conclusione

3.3 Linda Hogan, Globalizzazione, urbanizzazione

e bene comune

I/ La globalizzazione e i suoi impatti

II/ Le sfide etiche della globalizzazione

III/ Urbanizzazione e pluralismo

IV/ La costruzione di un terreno comune

4. La prassi della creazione di spazi umani

4.1 Stephan de Beer, Liberazione dello sviluppo urbano

e Chiesa sudafricana. Una riflessione critica,

in dialogo con David Korten e Gustavo Gutiérrez

I/ La città del (post-)apartheid

II/ Urbanizzazione, alloggi e problema dei senzatetto

III/ Gesù, migrante e senza fissa dimora, nei bassifondi urbani:

una questione di fede e teologia

IV/ Liberare lo sviluppo della città:

approfondire l’impatto urbano

1/ Le quattro generazioni di Korten

2/ La liberazione integrale di Gutiérrez

V/ La chiesa urbana a Tshwane

VI/ Imperativi urgenti per un programma

teologico urbano (post-)apartheid

4.2 Georg Stoll, Il contributo delle organizzazioni

della società civile alla trasformazione.

Gli effetti del lavoro delle ong: il caso di Misereor

I/ Dinamiche di cambiamento globale

II/ Le città come luoghi del cambiamento globale

e la loro conformazione trasformativa

III/ La trasformazione: cosa ci si aspetta

da una ong come Misereor

4.3 Lorena Zárate, Vivere con dignità e in pace.

La mobilitazione sociale per il diritto alla casa

e il diritto alla città

I/ Un solo mondo… con città dal doppio volto

II/ La formazione di reti internazionali,

lo sviluppo di trasformazioni locali

III/ Sfide ed opportunità davanti a noi

4.4 Marco Kusumawijaya, Il terzo Paradiso

I/ Giustizia e comunità

II/ La città è una comunità?

III/ Ottimismo

4.5 Luiz Kohara, La periferia in centro

I/ La lotta dei poveri per il centro della città

II/ L’attività del Centro Gaspar Garcia

in rapporto alla periferia presente in centro

II. Forum teologico 155

Michael Seewald, Pena di morte, dottrina della Chiesa

e sviluppo del dogma. Considerazioni sulla modifica

al Catechismo proposta da papa Francesco

Introduzione

I/ La chiesa cattolica e la pena di morte: schizzi storici

1/ L’atteggiamento della chiesa verso la pena di morte

nell’ambito giuridico statale

2/ La pena di morte per i cristiani eretici

3/ La legittimità della pena di morte,

insegnamento permanente della chiesa?

II/ La decisione di Francesco: la dignità della persona

III/ La crisi della cosmesi di continuità magisteriale

Uno sguardo conclusivo

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

 

 

 

 

Editoriale

Lo sviluppo globale

in un mondo

sempre più urbanizzato

L’Agenda 2030 e l’Accordo di Parigi impegnano la comunità

internazionale a compiere cambiamenti significativi e di

vasta portata per affrontare le attuali minacce alla vita e alla

coesistenza prima che sia troppo tardi. In linea di massima tutti

concordano sulla necessità di questo impegno. L’umanità sta

superando i limiti del pianeta. Per esempio: i sistemi di produzione

basati sul carbone e sull’uso intensivo delle risorse

e gli stili di vita prevalenti non sono sostenibili. La presenza

di rifugiati dal Medio Oriente e dall’Africa dimostra che i

problemi globali della guerra, del fallimento delle istituzioni

governative e della mancanza di prospettive si fanno presenti

anche nel contesto europeo. L’emergere in tutto il mondo di

governi autoritari e di movimenti populisti, e in alcuni casi

di estremismi di destra, chiama in causa la funzionalità delle

democrazie tradizionali. Come assicurare che tutti gli esseri

umani possano vivere in un ambiente naturale e sociale intatto,

e che nessuno sia lasciato indietro? Tutti – ciascuno secondo le

proprie specifiche responsabilità e i mezzi a propria disposizione

– sono chiamati a svolgere una parte nelle soluzioni comuni
che abbracciano i continenti, le religioni e gli strati sociali. Che

ruolo svolgono le religioni in questo contesto?

Per molti decenni l’impegno per gli aiuti allo sviluppo e

alla cooperazione è stato considerato una questione di giustizia

distributiva o di carità da parte di un “Nord evoluto” verso

un “Sud sottosviluppato”. Si parlava di “crescita e sviluppo

per ridurre le distanze”, nel senso che il “Sud povero” doveva

aprirsi a un modello esistente e integrarsi nel sistema prevalente

dei paesi industrializzati del cosiddetto “Nord evoluto”,

basato sul capitalismo e sul fondamentalismo commerciale.

Oggi questa interpretazione non è più sostenibile: non solo la

conoscenza dei complessi meccanismi causali che legano “sviluppo”

e “sottosviluppo” getta nuova luce sulla relazione tra

Nord e Sud, ma anzi la consapevolezza crescente degli impatti

fondamentalmente negativi di questa relazione compromette

la forza esplicativa e la legittimità del paradigma stesso dello

sviluppo – e quindi la polarità tra Nord e Sud. Problemi come

la fame, il cambiamento climatico e tutte le forme di violenza

strutturale si possono comprendere solo in un contesto globale.

L’espansione globale del meccanismo dell’esternalizzazione

attraverso il quale i paesi industrializzati “evoluti” dislocano i

costi e i rischi sociali e ambientali del proprio sviluppo in altre

regioni (nel “Sud”) e più in là nel tempo sta raggiungendo il

limite. Nella misura in cui le distanze nel tempo e nello spazio

si contraggono ed emergono mercati veramente globali, appare

evidente che il concetto di “esterno” implicato dalla “esternalizzazione”

è sempre stato un’illusione. Gli esseri umani e la

natura, il cui sfruttamento è stato ed è parte integrante dello

sviluppo del Nord, non restano più all’“esterno”. Non si può

più rispondere all’interrogativo su come operare nella nostra

vita comune per il bene di tutti e di ciascuno e di tutte le generazioni

(anche quelle future) usando una bussola il cui ago

indichi sempre il “Nord”.

Le differenze tra Nord e Sud, nondimeno, rimangono. Non

solo tra i diversi stili di vita delle persone, ma anche nelle loro

opportunità fondamentali: l’accesso alle risorse, il riconoscimento

dei diritti umani, l’alimentazione, la salute, l’educazione,

le aspettative di vita, la sicurezza e la partecipazione politica

ed economica. Inoltre queste differenze sono amplificate nel
contesto della rapida urbanizzazione che ha accompagnato la

globalizzazione e che sta trasformando le identità, gli stili di

vita e le visioni del mondo.

Che l’urbanizzazione stia trasformando il nostro mondo è

già evidente nelle statistiche ed è l’oggetto del saggio di apertura

di Dirk Messner su una “umanità che è in movimento”.

Messner sottolinea che il XXI secolo sarà il secolo delle città e

che la forza di questo slancio urbanistico influirà in primo luogo

sui paesi in via di sviluppo e sulle economie emergenti in

Asia e in Africa. Pertanto, sostiene l’autore, se si vuole affrontare

il cambiamento climatico e implementare l’Agenda 2030,

si potrà farlo solo nel contesto di prospettive e strategie urbane

nuove e diverse. I modelli di progresso, il consumo di risorse,

le forme di associazionismo politico e di governo, la natura del

lavoro, la cultura e il pluralismo [...]



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Servizio della Parola - n. 506"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024344
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

SOMMARIO

RUBRICA

Per comunicare meglio

50. I casi difficili/19. Parlare di se stessi

al termine del ministero

in una comunità (Roberto Laurita)

DOSSIER

I nostri modi di dire

10 «Tutto è grazia»

1. «Tutto è grazia»: oscillazione della fede

tra il banale e il tragico (Alberto Carrara)

2. Grazia e disgrazia (Francesco Miano)

3. Come identificare una grazia (Mario Torcivia)

SUSSIDIO

Una proposta di Rosario meditato (Roberto Laurita)

PREPARARE LA MESSA

Dalla domenica di Pasqua alla domenica di Pentecoste

Domenica di Pasqua (Lorenzo Rossi, Roberto Laurita)

2a domenica di Pasqua (Lorenzo Rossi, Roberto Laurita)

3a domenica di Pasqua (Lorenzo Rossi, Roberto Laurita)

4a domenica di Pasqua (Lorenzo Rossi, Roberto Laurita)

5a domenica di Pasqua (Lorenzo Rossi, Roberto Laurita)

6a domenica di Pasqua (Lorenzo Rossi, Roberto Laurita)

Ascensione del Signore (Lorenzo Rossi, Roberto Laurita)

Domenica di Pentecoste (Lorenzo Rossi, Roberto Laurita)



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024368
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale

2 M. Gallo

Attenzioni recuperate

Studi

4 W. Ruspi

Una comunità che accoglie

8 G. Mariani

Iniziare alla liturgia con la liturgia

16 G. Routhier

Evangelizzazione e celebrazione

21 P. E. De Prisco

Catecumeni all’assemblea

domenicale

26 G. Di Donna

«Il regno di Dio è vicino»

31 F. Marg heri

Parola e preghiera

36 J. Pinheiro

«Mantenere» nei misteri celebrati

Formazione

41 M. Roselli – S. Soreca

Formare gli operatori pastorali

2. Il modello catecumenale

48 M. Gallo – S. Sirboni

La Messa e il Messale

2. Lo spazio liturgico

54 G. Tornambè

«È veramente cosa buona e giusta»

2. La gioia della Pasqua

Sussidi e testi

60 M. Muth

Celebrazioni per catecumeni

66 F. Marg heri

La prima confessione dei neofiti

69 J. Pinheiro

I Vespri in albis deponendis

Santa Sede

73 La liturgia, via maestra

Cronaca

 

Marco Gallo

Attenzioni recuperate e buone pratiche liturgiche

Con una battuta, un vescovo francese raccontava di aver avuto spesso l’impressione di leggere, sul viso dei suoi preti, al presentarsi nelle loro parrocchie di un adulto che chiedeva il battesimo, lo stesso entusiasmo di quando si guasta il riscaldamento in chiesa; vi leggeva un perplesso: «Come posso risolvere la cosa il prima possibile?». Non è certamente la norma, né in Francia, né da noi. È però vero che al catecumenato occorre prestare un’attenzione crescente. L’impegno dei liturgisti non può esser limitato all’elaborazione dei rituali, del RICA e dei suoi adattamenti. Tutto il processo di evangelizzazione è un processo celebrativo. Dopo 25 anni: come sta il catecumenato in Italia? La Chiesa italiana ha celebrato nel 2018 i venticinque anni di lavoro del Servizio Nazionale per il catecumenato, aperto presso l’Ufficio Catechistico Nazionale nel 1993. In un convegno sobrio e denso (Roma, 28-29 aprile 2018), si è colta l’occasione per rileggere con i primi testimoni la storia recente e per rilanciare alcune urgenze, in ascolto dei neofiti e delle diocesi partecipanti. La presenza dei catecumeni adulti nelle comunità italiane è in costante crescita e si dimostra fonte di nuove ministerialità e linguaggi. Non solo i “nuovi italiani” bussano alle porte delle parrocchie, ma anche giovani non battezzati da bambini con genitori allontanatisi dal tessuto ecclesiale o cresciuti in altre esperienze religiose. Ad essi è offerto normalmente un serio percorso di almeno due anni, scandito in passaggi e celebrazioni, quasi ovunque strutturato sul RICA. Non mancano documenti orientativi, sussidi e testi utili elaborati negli anni1. Il servizio ha fatto tesoro di un intenso dialogo con analoghe esperienze in Europa. Comparata ad altre esperienze del catecumenato moderno, l’esperienza italiana è recente e non sembra diventata popolare, né esemplare nella pastorale, resta un’eccezione nella vita ordinaria della parrocchia. La sua presenza è percepita da alcuni pastori come un problema da risolvere in fretta, manca ancora una ministerialità sufficiente ad un vero accompagnamento, la comunità non partecipa al percorso e, dato doloroso, non di rado chi riceve Battesimo, Cresima ed accesso all’Eucaristia, presto smette di frequentare la comunità eucaristica che l’ha accolto. I battezzati adulti restano solo se … Una interessante ricerca (F. Gyombolai- Kocsis, A. Kézdy 2010, 2017) presentata nell’incontro europeo dei Servizi per il Catecumenato (Eurocat) svoltosi nel 2017 a Pécs, in Ungheria, identificava principalmente cinque aree con le quali gli adulti intervistati giustificavano la loro conversione religiosa: la conversione dopo un trauma, quella per relazione e contatto personale, la conversione compensativa rispetto a qualcosa avvertito come mancante, quella per ricerca di senso e l’ingresso in famiglie, gruppi o comunità credenti. Il dato più interessante dell’inchiesta era però relativo alla fedeltà dei neofiti dopo il battesimo. Il gruppo incomparabilmente più stabile dopo l’iniziazione cristiana è quello convertito dopo il contatto con famiglie, gruppi o comunità, seguito dagli adulti che dichiaravano di aver iniziato la conversione per una relazione personale con un credente. Anche per il numero crescente dei catecumeni tra i migranti in Europa, soprattutto nei paesi germanofoni, il legame tra stabilità ed effettiva relazione con le comunità parrocchiali è confermato – facendo del lento processo di catecumenato una sorprendente forma di integrazione anche sociale e culturale. I cantieri aperti Si tratta dunque di notare quali siano i cantieri effettivamente aperti o da aprire in rapporto al catecumenato. Prima di tutto, è necessario incoraggiare le comunità: i catecumeni sono giovani, sono portatori di domande vivificanti, suscitano con la loro presenza una insospettabile rinascita di linguaggi, ministeri e ritmi. Ogni diocesi poi, attivando un significativo Servizio per il catecumenato, può oggi fruire di strumenti per la formazione e per la condivisione di buone pratiche, così da porsi accanto con efficacia alle parrocchie. Nel percorso che si vive con i catecumeni, sono da approfondire le varie dinamiche della conversione, a partire dal non scontato coraggio di proporre la fede diventando finalmente missionari in uscita. Nel processo di evangelizzazione, quindi, sono da maturare attenzioni al linguaggio simbolico e celebrativo che non risultavano ancora del tutto a punto nella letteratura di alcuni decenni fa, e quindi assenti nei sussidi oggi in uso. In tal senso, questo numero della rivista propone non solo la riflessione a sostegno di tali pratiche ma anche diversi esempi concreti e già in atto. [...]



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024337
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

SOMMARIO

I SENTIMENTI NELLA BIBBIA

PREOCCUPAZIONE, AFFANNO, ANSIA

Editoriale

Marco Zappella

GLI AFFANNI “BEN TEMPERATI”

DELL’UOMO GIUSTO

Sebastiano Pinto

«MOLTA SAPIENZA, MOLTO AFFANNO»?

Donetalla Scaiola

PREOCCUPAZIONE E AFFANNO

NEI SALMI: QUALCHE ESEMPIO

Carlo Broccardo

«PER LA VOSTRA VITA

NON AFFANNATEVI»

Michele Marcato

LA PREOCCUPAZIONE DI PAOLO

PER L’ANNUNCIO DEL VANGELO

Annalisa Guida

I TEMPI NUOVI E LA FINE DELL’AFFANNO

Leonardo Paris

IL SOGNO DI ADAMO –

IL SOGNO DI CRISTO

Valentino Bulgarelli

GLI ANTIDOTI CONTRO

LE PREOCCUPAZIONI

Monica Cornali

L’ATTENZIONE DEL CUORE

COME ANTIDOTO ALLA PAURA

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

La morte del Battista: un affaire politico,

parola di Giuseppe Flavio

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Gesù davanti alle nostre preoccupazioni e ansie

APOSTOLATO BIBLICO

Sebastiano Pinto

La domenica della Bibbia: quando celebrarla

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

A buon intenditor basta… uno sguardo:

La predica di san Giovanni Battista, di P. Bruegel

 

 

 

EDITORIALE

 

Tra i tanti racconti o miti antropogonici, che cioe narrano l’origine dell’uomo, la tradizione latina ce ne ha trasmesso uno, che non ha avuto la medesima fortuna di altri,

ma che appare altrettanto significativo. Ci parla di quel che successe a Cura, un personaggio della mitologia romana il cui nome significa preoccupazione, inquietudine,

ansia. Mentre attraversa un fiume, vede del fango argilloso; lo afferra e, senza seguire uno schema preciso, comincia a modellare un pupazzo, che prende vita grazie

al soffio vitale insufflatogli da Giove, di passaggio da quelle parti. A quel punto i due cominciano a questionare perche ognuno vuole imporre al fantoccio il proprio

nome; a litigare con loro s’aggiunge Terra. Per ricomporre la bega, si appellano a Saturno come giudice, il quale sentenzia: Tu, Giove, gli hai dato il soffio vitale:

una volta morto, prenditi, dunque, l’anima. Tu, Terra, gli hai prestato il corpo: ricevi, dunque, le sue spoglie. Tu, Cura, l’hai plasmato per prima: lo possiederai

durante tutta la sua esistenza.

Per quanto riguarda il nome, si chiamera uomo (homo) perche dal terreno (humus) e stato formato. Il racconto proietta alle origini e collega al volere degli dei una

dimensione squisitamente umana: cioe la preoccupazione, l’inquietudine, l’ansia. Con Heidegger, la filosofia contemporanea parla della cura come della struttura

fondamentale dell’esistenza sotto forma di prendersi cura, degli oggetti, e di avere cura, degli altri. La psicologia e le neuroscienze ci mostrano come lo stress

sia funzionale al mantenimento dell’equilibrio tra organismo e ambiente, ma possa diventare disfunzionale quando la sollecitazione e troppo lunga, fino a generare

psicopatologie.

Quello che oggi viviamo con consapevolezza “scientifica” e stato vissuto e descritto nella Bibbia con accenti e prospettive diverse, ma collocabili su due direttrici: una

preoccupazione nei confronti del presente e una nei confronti del futuro. Alla prima vanno ricondotte le vicissitudini di Tobi (Marco Zappella), le situazioni degli oranti

del Salterio (Donatella Scaiola), le riflessioni sapienziali di Qoelet (Sebastiano Pinto), le esortazioni di Gesu dal carattere sapienziale-filosofico (Carlo Broccardo): tutte

trovano in Dio il loro punto di soluzione. Affidare a Lui la propria esistenza equivale a trovarle un senso, cioe un significato e una direzione; deporre in Lui ogni

preoccupazione aiuta a recuperare quella leggerezza di vivere che il salmista traduce con il dono (divino!) del sonno, perche l’ansia prosciuga ogni leggerezza

(Valeria Poletti).

Il Nuovo Testamento ha il suo detonatore nella persona di Gesu profeta del Regno, cioe la proposta divina che fa intersecare la linea del futuro con quella del presente.

E proprio su questa direttrice si collocano quei passi (di Atti e di Apocalisse) in cui si invita a guardare al futuro non come tempo del giudizio disperante, ma come

tempo del ristoro, della consolazione, quando si potra sentire di nuovo la freschezza sui volti arsi dal dolore e dalla sofferenza (Annalisa Guida e inserto di Marco Tibaldi).

In questo orizzonte va collocata la preoccupazione di Paolo non solo di annunciare la salvezza nel Crocifisso risorto, ma anche di presentare ogni sua comunita al Signore

che viene come vergine casta (Michele Marcato). Nella rilettura teologica offerta da Leonardo Paris si evidenzia come preoccupazione, affanno e ansia non siano in se

male. Anzi, concernono anche il Dio di Gesu. Nella vicenda di quest’ultimo si percepisce l’ansia del Padre perche nessuno vada perduto. Dio non e il meno, ma il piu

coinvolto. Per cui l’ideale cristiano non e quello di un uomo e una donna tranquilli e inscalfibili; il cristiano e bene che sia preoccupato, che corra e si affanni. Cio che

muove questa corsa pero dev’essere non la disperazione, ma il riflesso dello sguardo paterno e materno di Dio che per tutti si preoccupa. In altri termini, il vero

antidoto alla paura sta nell’amore (Monica Cornali). Non si tratta solo di prendere coscienza dei nostri vissuti e degli schemi mentali con cui percepiamo e reagiamo

alla realta; bisogna trovare un itinerario del cuore, cosi che il cuore trovi il suo tesoro: Nell’amore non c’e timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perche il

timore suppone un castigo e chi teme non e perfetto nell’amore (1 Gv 4,18).

Dunque, buona lettura.

 

Marco Zappella



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Servizio della Parola - n. 505"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024290
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDICE

Per comunicare meglio

49. I casi difficili/18. Parlare di se stessi al termine del ministero

in una comunità (Roberto Laurita) 3

DOSSIER

I nostri modi di dire

9 «Disprezzare il mondo»

1. Pro e contro il disprezzo del mondo (Alberto Carrara) 13

2. «Disprezzare il mondo»: un ideale di perfezione? (Ezio Bolis) 16

3. Disprezzare il mondo? Uno sguardo positivo

sul presente e sul futuro (Savino Pezzotta) 20

SUSSIDIO

Le sette parole di Gesù in croce (Pier Giordano Cabra) 27

PREPARARE LA MESSA

Dal Mercoledì delle ceneri alla Veglia pasquale 49

Mercoledì delle ceneri (Lorenzo Rossi, Samuele Riva) 51

1ª domenica di quaresima (Lorenzo Rossi, Samuele Riva) 68

2ª domenica di quaresima (Lorenzo Rossi, Samuele Riva) 85

3ª domenica di quaresima (Lorenzo Rossi, Samuele Riva) 103

4ª domenica di quaresima (Lorenzo Rossi, Samuele Riva) 121

5ª domenica di quaresima (Lorenzo Rossi, Samuele Riva) 140

Domenica delle palme (Lorenzo Rossi, Samuele Riva) 158

Triduo Pasquale (Pierino Boselli) 173

Giovedì santo (Pierino Boselli) 174

Venerdì santo (Pierino Boselli) 181

Veglia Pasquale (Pierino Boselli) 187

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024313
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

INDICE

 

Editoriale

2 R. Barile

Il male tra spiegazioni e mistero

Studi

5 C. Doglio

Il male nell’Antico Testamento

9 G .L. Carrega

Il male nel Nuovo Testamento

13 A . Mastantuono

Le maschere del male

18 G . Di Donna

La lotta luminosa: il catecumenato

24 A . Lameri

Liberati dal giogo del male:

Quaresima e Tempo pasquale

30 D. Messina

Il male nel Rito della Penitenza

35 P. Sorc i

Il male: l’unzione degli infermi

40 R. Barile

Il male: gli esorcismi

Nota

45 V. Mignozzi

Preghiere e messe di guarigione

Formazione

48 M. Roselli – S. Soreca

Formare gli operatori pastorali

1. Il male nella liturgia

55 M. Gallo – S. Sirboni

La Messa e il Messale

1. Laboratori per iniziare

61 D. Piazzi

«È veramente cosa buona e giusta»

1. Celebrare rinnovati

il mistero pasquale

Sussidi e testi

67 E . Sapori (a cura di)

La comunione ai malati

 

EDITORIALE

Il male tra spiegazioni e mistero

 

Partiamo dall’icona della prima evangelizzazione di Gesù con annuncio

della parola, guarigione delle malattie, azione di scacciare i demoni (cfr.

Mt 4,23-24; 9,35; Mc 1,39; Lc 6,17-18). Non solo il secondo e il terzo intervento

sono rimedio ad un male: loè anche il ministero della parola, dal

momento che secondo Mt 4,14-17 l’epifania di Gesù è luce per chi abita

nelle tenebre e nell’ombra di morte. Il CCC, che sta a mezzo tra l’opera

di Gesù Cristo e la sua continuazione nella chiesa, fa apparire il male prima

come fisico e poi come morale: il che corrisponde alla nostra esperienza e

permette di inquadrare l’azione della liturgia nonché gli articoli di questo

numero.

Il male fisico

La questione del male scatta con la creazione e con la domanda: se tutto

è stato creato da Dio e con sapienza, perché il male? Il male fisico permette

una prima definizione come assenza di bene. È la posizione di Tommaso: «Si

può cominciare a parlare del male partendo dal concetto di bene (...) e non

resta che dire che con male si intende assenza di bene»; «il male in se stesso

non è qualcosa», «non può che essere nel bene (...) il soggetto del male è il

bene»; anche i demoni sono naturaliter buoni e sono diventati cattivi solo per

un atto di volontà (Sth I, q. 48, a. 1; I, q. 48, a. 3; De Malo q. 1, a. 2; q. 16, a

2; D 800. Cfr. anche Lateranense IV nel 1215). Precisare la non consistenza

ontologica del male non è pedanteria, altrimenti si spalanca la porta alla soluzione

dei due principi alla pari, tentazione avvincente e facile.

Tornando alle citazioni bibliche, va segnalato che i vangeli riportano un

intervento di Gesù sugli elementi materiali: la tempesta sedata e il cammino

sulle acque (Mt 8,23-27; Mc 4,35-41; Lc 8,22-25; Mt 14,25; Mc 6,45-50; Gv

6,19); inoltre si dà una certa relazione fuori dell’ordinario tra le cose di questo

mondo e il ministero del Signore. Si considerino il fico seccato (Mt 21,18-

19; Mc 11,20-21), la moltiplicazione [...]



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024283
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

INDICE

Editoriale 2

Mario Cucca

DALLA PADRONANZA ALL’ALTERITÀ,

DAL GODIMENTO AL DESIDERIO 4

Cristiano D’Angelo

LA PROFEZIA DI FRONTE AL DELIRIO

DEI POTENTI (1 RE 21) 10

Benedetta Rossi

LA PASSIONE PER LA PAROLA

(GER 20,7-18) 16

Donatella Scaiola

LA SEDUZIONE, ESPRESSIONE

DEL DESIDERIO? 21

Davide Arcangeli

IL PERCORSO DEL DESIDERIO

IN GESÙ DI NAZARET 27

Stefano Romanello

LA VOLONTÀ DEBILITATA:

RM 7,7-25 32

Lucia Vantini

DESIDERIO E PASSIONI:

SINTESI TEOLOGICA 37

Valentino Bulgarelli

LA CATECHESI PER UN RISVEGLIO

DEL DESIDERIO DI DIO 41

Monica Cornali

DESIDERARE CON PASSIONE 45

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

Quando il desiderio ci viene dall’alto:

La vita in Cristo di Nicola Cabasilas 50

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Appassionanti passioni 52

APOSTOLATO BIBLICO

Sebastiano Pinto

La domenica della Bibbia 54

VETRINA BIBLICA 55

ARTE

Marcello Panzanini

Una passione sconvolgente:

il Noli me tangere di Tiziano 59

 

EDITORIALE

Prosegue il lungo e articolato percorso di illustrazione

dei sentimenti nella Bibbia, che si

chiuderà con l’ultimo numero di quest’anno.

Mettere a fuoco il desiderio equivale a

confrontarsi con uno dei sentimenti umani più ambigui.

Basta sfogliare un dizionario dei sinonimi, per

accorgersi di come «desiderare» può caricarsi di valenze

semantiche (con i conseguenti risvolti comportamentali)

assai diversificate: appetire, ambire, bramare,

agognare, amare; oppure: smaniare, anelare, sospirare

per, aspirare a.

Anche nell’Antico Testamento traspare questa ambivalenza.

Nel rapporto di coppia il desiderio può distorcersi

in presa di possesso dell’uno sull’altra (Gen

2,23) oppure evolversi in relazione tra i due soggetti

(Cantico dei cantici). Il passaggio, non solo linguistico

ma anche relazionale, dal monologo (Adamo) al

dialogo (gli amanti), è condizione indispensabile per

preservare e rafforzare l’alterità dei soggetti in campo

(Mario Cucca). Si contempla poi il caso di una coppia

dominata da una tale brama di possesso da schiacciare,

anche fisicamente, ogni alterità: lo si può notare

nella vicenda di Nabot e la sua vigna, prede di

Acab e Gezabele, a loro volta prede assetate di potere

e inebriate da esso. A contrastarli si erge il profeta

Elia, munito della forza di Yhwh e, perciò, unico

argine alla cupidigia dei potenti (Cristiano D’Angelo).

Per sua natura il profeta è portavoce della parola divina

ma anche «portato» da essa. Geremia, per esempio,

dà voce e corpo al suo innamoramento della Parola,

che come fuoco lo consuma: nella sua vicenda,

testimoniata in modo vibrante in Ger 20,7-18, attrazione

e seduzione si alternano a forza e sopraffazione

(Benedetta Rossi). Ben diverse sono le dinamiche che

regolano il gioco della seduzione femminile come risposta

al desiderio maschile. Figure di eroine come

Tamar e Giuditta disinnescano con astuzia i disegni

di Giuda e di Oloferne, mettendo la propria persona

a repentaglio per la discendenza e sopravvivenza

di Israele. Rut e la donna di valore dell’encomio finale

del libro dei Proverbi mostrano inoltre una donna

che non è desiderabile tanto per la sua avvenenza,

quanto per la sua intraprendenza (Donatella Scaiola). [...]



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Nouveaux Regards sur la « question franciscaine » (317-364)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: FRANÇOIS DELMAS-GOYON
Pagine:
Ean: 2484300024092
Prezzo: € 5.00

Descrizione:Otto anni dopo la pubblicazione di François d’Assise. Écrits, Vies, témoignages, una gran parte dei progressi fatti da Jacques Dalarun, Sylvain Piron e l’autore riguardo l’identificazione dei documenti inviati dai tre compagni l’11 agosto 1246, la struttura della Compilazione di Assisi e gli sviluppi dei ricordi annotati da fra Leone, rimangono ancora sconosciuti nella comunità scientifica. Questo articolo espone questi progressi e risponde alle critiche che sono state avanzate alla nuova edizione francese delle Fonti Francescane. Evidenzia inoltre le notevoli conseguenze derivanti dal ricorso ad un «setaccio extrafino» nell’analisi letteraria della Compilazione di Assisi, che consente di proporre un’interpretazione innovativa della natura e del significato delle narrazioni che comprendono l’espressione: nos qui cum eo fuimus.

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Note sur Léon et Rufin, lécriture et le corps (365-375)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: SYLVAIN PIRON
Pagine:
Ean: 2484300024108
Prezzo: € 5.00

Descrizione:Questa breve nota amplia la riflessione proposta nel precedente articolo di F. Delmas-Goyon (cf. AFH 111 [2018] 317-364) sul rapporto tra i tre firmatari della Lettera di Greccio, un testo collettivo che enuncia un’azione e una volontà comune e che avrà un unico redattore, fra Leone. Questa lettera era accompagnata da un dossier di documenti contenenti i «fiori più belli», ovvero i ricordi dei primi compagni, annotati da fra Leone su fogli di pergamena cuciti successivamente insieme, e la Leggenda dei tre compagni, trasmessa da fra Rufino. Nell’ultima parte del testo, l’A. mostra che Leone e Rufino contribuirono, ciascuno per la sua parte e con metodi diversi, allo stesso progetto, che doveva ricordare quale fosse stata la presenza fisica di Francesco, in vista dell’«edificazione di coloro che vogliono imitare il suo esempio».

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Recto assumpto tramite: A Recovered Papal Letter, Prohibiting the Friars Minor to Interfere with Clares Sister (377-423)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: GERARD PIETER FREEMAN
Pagine:
Ean: 2484300024115
Prezzo: € 5.00

Descrizione:Recto assumpto tramite (RectoAT) è una lettera papale ‘misteriosa’ del 1253 di cui non esiste nessuna copia. L’unica nostra conoscenza dei suoi contenuti risale ad un riassunto contenuto nei Firmamenta trium ordinum (1512) che però propone delle affermazioni storicamente insostenibili. Lo storico L. Oliver aveva dichiarato nel 1912 che la RectoAT doveva essere un falso. Nessuno ha mai contraddetto lo storico francescano fino ad oggi, quando una clarissa irlandese ha recentemente segnalato l’esistenza di una traduzione inglese della RectoAT, presente in due piccole collezioni di scritti normativi del 1658 e 1665 e destinate alle clarisse di Gravelines. L’articolo esamina il testo, concludendo che si tratta probabilmente di un’accurata traduzione di una autentica lettera papale. Abbozza poi i diversi ruoli che questo documento ‘misterioso’ ha svolto dal 1512 fino ai nostri giorni.

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Asprenas n. 3-4/2018"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024306
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

Editoriale

Ogni anno donatoci dalla grazia del Signore si valuta facendone un bilancio

ponderato. Poniamo nella colonna delle entrate tutti gli avvenimenti

positivi, che hanno recato vantaggio, prestigio, guadagno economico, avanzamento

di carriera, mentre nella colonna delle uscite collochiamo le battute

d’arresto, gli incidenti di percorso, qualche problema di salute…

Chiudendo questo fascicolo doppio di Asprenas per darlo alle stampe e

trovandoci al termine di un anno come il 2018, non possiamo pure noi non

tracciare un breve bilancio, dal quale risulta ancora una volta che la teologia

non rimane alla finestra, ma si cala nelle ansie, nelle gioie, nei dolori e

nelle speranze della chiesa intera. L’anno ormai al termine, infatti, è stato

senz’altro colmo di amarezze e di sconcerto per le numerosissime e gravissime

colpe di tanti uomini, perfino ai più alti livelli, che avrebbero dovuto servire

Dio e il suo popolo con dedizione e disinteresse. Nella Prima Lettera di

Pietro si esortano i “presbiteri” con queste parole: «Pascete il gregge di Dio

a voi affidato, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace

a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come

padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E

quando apparirà il Pastore supremo, riceverete la corona della gloria che

non appassisce» (5,2-4).

Sarebbe ingeneroso, tuttavia, marcare quest’anno in maniera così negativa,

perché lo Spirito ha donato molteplici situazioni e occasioni in cui il

volto della chiesa può risplendere nella sua più luminosa bellezza. È il caso

della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, sul tema

I giovani, la fede e il discernimento vocazionale (Roma, 3-28 ottobre). È

stata una grande testimonianza data dalla chiesa al mondo intero, che non

si occupa dei giovani se non per sfruttarli, per proporne un’immagine falsa

di giovanilismo, orientato solo al consumismo, all’imposizione di mode poco

rispettose della decenza, senza invece ascoltarne la voce, le vere esigenze

esistenziali, il loro bisogno di esprimere la loro creatività per la trasformazione

del mondo.

Aver coinvolto i giovani per prendere coscienze delle loro istanze, dei

loro sogni, ma anche del loro autentico desiderio di costruire una società a

misura di uomo e una chiesa più fedele ai suoi ideali evangelici, rappresenta

una proposta profetica in questo mondo nel quale la tecnocrazia prende il

sopravvento e diminuiscono gli spazi di democrazia. Ci auguriamo con il

nuovo anno di vedere ancora la chiesa essere protagonista, facendo risuonare

la parola del Vangelo alle orecchie dell’umanità, bisognosa di ritrovare la

pace, la solidarietà, la fraternità e di contemplare lo splendore del volto paterno di Dio.

Per realizzare questo, è necessario che la comunità ecclesiale torni a impegnarsi

seriamente a educare al gusto dei valori etici ed estetici testimoniati

dalla Bibbia, considerando il ruolo, la diffusione che essa ha avuto e,

in prospettiva, il potenziale positivo che ha ancora per il bene della popolazione

nel nostro Paese. È quanto propone il contributo di Ernesto BORGHI,

Leggere i Vangeli in una prospettiva di educazione all’umano. L’autore,

prendendo spunto da alcuni brani del Vangelo di Matteo, ne fa un confronto

basato su interrogativi con i quali, dopo un necessario inquadramento

esegetico, si cerca di far emergere orizzonti compatibili con la vita quotidiana

a livello comunitario e individuale, in vista di una maturazione educativa

cristiana nella logica della libertà e della responsabilità[...]



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024238
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

INDICE

 

Editoriale: La riflessione continua 3-7

ROBERTO TAMANTI

A cinquant’anni da Humanae vitae: continuità e novità 9-24

LUISA E PAOLO BENCIOLINI

La ricezione di Humanae vitae tra il popolo di Dio 25-39

RAMÓN LUCAS LUCAS

A cinquant’anni dall’Humanae vitae: la questione antropologica

rimane aperta 41-59

PIETRO COGNATO

Significato unitivo e generativo dell’amore coniugale.

Per un’etica della responsabilità 61-76

STEFANO ZAMBONI

Il magistero per il discernimento: Humanae vitae e Amoris laetitia 77-94

NADIA TOSCHI VESPASIANI

«Sub luce Evangelii et humanae experientiae». La ricezione

di Humanae vitae in alcuni manuali di teologia morale 95-128

ANTONIO GIRALDO FIDALGO

Humanae vitae. Approccio in prospettiva latinoamericana 129-142

LUCIA VANTINI

Asimmetria tra maternità e paternità.

Riflessioni a partire dall’Humanae vitae 143-154

Documentazione: «Amore coniugale e rinnovamento conciliare» -

«L’amore fecondo e responsabile» - «La sessualità

umana nella Humanae vitae» (Roberto Tamanti)

 

 

EDITORIALE

 

La riflessione continua

Non solo una ricorrenza formale. A cinquant’anni dalla sua pubblicazione

da parte di Paolo VI (25 luglio 1968), la lettera enciclica

Humanae vitae sul gravissimo dovere di trasmettere la vita umana

continua a far discutere. Dopo una gestazione lunga e complessa,

l’enciclica fu accolta all’insegna della critica. Fin dai suoi primi passi,

infatti, il cammino di ricezione di Humanae vitae è stato tutt’altro che

lineare: contestazioni, polemiche, distinguo su numerosi punti, insieme

a prese di distanza anche da parte di alcuni episcopati nazionali. Nata

come riflessione sui principi fondamentali riguardanti il matrimonio e

la procreazione, l’enciclica si trasformò ben presto in «segno di contraddizione

», vero e proprio terreno di scontro tra chi ne affermava il valore

profetico e coloro invece che ne denunciavano i limiti e le incongruenze.

Il contesto culturale in cui fu proposta – gli albori della contestazione

del Sessantotto – non favorì l’accoglienza serena ed equilibrata di un

documento che affrontava un tema controverso, ma decisivo per il futuro

dell’umanità.

In ambito pastorale, la situazione si è rivelata altrettanto problematica,

facendo registrare in molti casi un evidente scollamento tra le

indicazioni del magistero e la vita concreta dei fedeli, chiamati alla

trasmissione della vita nel contesto familiare cristiano, ma spesso lontani
o ignari dello spirito più autentico di
Humanae vitae. Alcuni commentatori

hanno parlato anche di uno «scisma sommerso» all’interno della

chiesa cattolica o almeno in alcuni suoi settori, critici verso i contenuti

specifici dell’Humanae vitae (ad esempio, la ribadita immoralità

dell’uso degli anticoncezionali e il ricorso esclusivo ai metodi naturali),

come sull’opportunità di un intervento magisteriale su una questione

per la quale non sembrava essere in gioco la relazione immediata con

Dio. Cinquant’anni dopo, molte cose sono cambiate: mutamenti profondi

e imprevedibili hanno investito tutti gli ambiti della vita umana,

dal piano sociale e culturale a quello economico, politico e tecnologico.

La stessa chiesa e la teologia hanno compiuto un lungo cammino

dopo Humanae vitae: sui temi affrontati dall’enciclica, vi sono stati

ulteriori interventi del magistero, fino all’ultimo in ordine di tempo,

l’esortazione apostolica Amoris laetitia di papa Francesco, che pur non

trattando in modo specifico della procreazione della coppia colloca la

riflessione su questo tema a partire da un approccio nuovo alla teologia

e alla pastorale della famiglia.

In occasione di questo importante anniversario, la nostra rivista

offre una riflessione articolata e multidisciplinare, in cui si mettono

a fuoco alcuni dei punti nevralgici che hanno segnato il dibattito su

Humanae vitae, insieme a una lettura che colloca l’enciclica nel contesto

odierno, caratterizzato da dinamiche ecclesiali e sociali con un

impatto molto diverso rispetto al tempo della sua pubblicazione, come

ad esempio il diverso ruolo assunto dalle donne e il notevole sviluppo

delle scienze nel campo del dominio dei processi naturali. La riflessione

si sofferma anche sull’insegnamento di Humanae vitae per il futuro,

segnalando sfide, opportunità e possibili evoluzioni.

È l’auspicio di Benedetto XVI nel quarto decennale dell’enciclica:

«Quanto era vero ieri, rimane vero anche oggi, […] ma la chiesa

non può esonerarsi dal riflettere in maniera sempre nuova e appro
fondita sui principi fondamentali che riguardano il matrimonio e la

procreazione»1.

Il primo contributo intitolato A cinquant’anni da Humanae vitae:

continuità e novità è di Roberto Tamanti. Si tratta di un bilancio

su questo testo magisteriale, alla ricerca delle acquisizioni ormai «definitive

» della dottrina sulla teologia del matrimonio e la sua finalità

procreativa, insieme alla riflessione su alcuni aspetti ancora oggetto di

dibattito.

Dall’esperienza maturata presso un consultorio familiare, proviene

il contributo di Luisa e Paolo Benciolini, La ricezione di Humanae

vitae tra il popolo di Dio. Due i momenti nella vita ecclesiale presi

in esame: gli anni immediatamente precedenti e successivi all’Humanae

vitae (1968) e la fase preparatoria al primo dei due sinodi sulla

famiglia (2014).

Humanae vitae non pone solo questioni morali e pastorali, ma

anche e soprattutto antropologiche. In questa prospettiva, per alcuni

commentatori l’enciclica ha rappresentato un’involuzione antropologica

rispetto alla linea personalista del concilio Vaticano II, mentre per altri

vi si troverebbero problematiche ormai superate. Di diverso avviso

è Ramón Lucas Lucas, A cinquant’anni dall’Humanae vitae: la

questione antropologica rimane aperta.

La riflessione sul significato dell’amore coniugale rappresenta sicuramente

uno dei contributi più significativi di Humanae vitae. Nel

suo articolo: Significato unitivo e generativo dell’amore coniugale.

Per un’etica della responsabilità, Pietro Cognato entra nel vivo del

dibattito e propone un approccio fenomenologico-analitico come via per

rendere comprensibile la verità dell’amore coniugale, individuandone

gli addentellati con la fede cristiana. [...]



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024269
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

INDICE

 Editoriale: Dalla proscrizione al discernimento 3-7

CRISTINA SIMONELLI

Eresia: all’incrocio di molte vie 9-22

GABRIELE BOCCACCINI

Eresia? Una prospettiva ebraica 23-39

PASQUALE BASTA

L’Evangelo quadriforme come forma dell’ortodossia 41-54

PIERO STEFANI

Gesù eretico 55-67

WALTER MAGNONI

Eresie. Non solo idee 68-80

CRISTINA SIMONELLI

Evidentemente eretici. Procedimenti di costruzione dell’altro 81-92

SIMONE MORANDINI

Il dialogo ecumenico: decostruire «eresia»? 93-108

LUCIA VANTINI

Sospettare nel bene e nel male 109-121

Documentazione: Logiche escludenti (Cristina Simonelli) 123-130

Invito alla lettura (Aleksander Horowski) 131-139

 

EDITORIALE

Dalla proscrizione al discernimento

In necessariis unitas,

in dubiis libertas,

in omnibus caritas.

Eresia è un termine che evoca antiche controversie dottrinali, contrapposizioni

che hanno segnato il cammino del pensiero cristiano, già

a partire dai primi secoli. La storia ci ha consegnato figure eminenti

che in nome della fedeltà alla vera fede hanno accettato lo scontro con

coloro che la negavano o la mettevano in dubbio, giungendo anche

a subire la persecuzione, l’esilio, addirittura la morte. Ma quello di

«eretico» è anche l’epiteto con cui, in modo semplicistico e sbrigativo, si

è qualificato l’avversario di turno. Non soltanto, dunque, la custodia

dei significati evangelici, di ciò che è essenziale e irrinunciabile, ma

anche uno spauracchio da agitare per mettere a tacere voci scomode o

semplicemente non allineate con il pensiero dominante.
Il termine ha diversi significati. Nel pensiero greco-ellenistico,
hairesis

indicava scelta, scuola di pensiero, via specifica di sapienza, ma

anche opzione pratica, percorso di vita. Nel mondo giudaico, secondo

la testimonianza di Giuseppe Flavio, il termine designava invece i

partiti o i movimenti (esseni, farisei, sadducei) che caratterizzavano il

panorama religioso al tempo di Gesù (I secolo d.C.). Assente nei vangeli,

il termine «eresia» compare negli Atti degli Apostoli (5,17; 26,5), ma

è soprattutto a partire dall’epistolario paolino che assume una connotazione

negativa, come fattore divisivo nella comunità cristiana (1Cor

11,18-19; Gal 5,20). Nella Lettera a Tito (3,9-11) e nella seconda

Lettera di Pietro (2,1), il termine «eresia» assunse, invece, il significato

di deviazione perniciosa del pensiero. Con questa nuova accezione ebbe

inizio una copiosa letteratura antieretica, come testimoniato, ad esempio,

dalle opere di Giustino (Trattato contro tutte le eresie), Ireneo

(Esposizione e confutazione della falsa gnosi [noto come Adversus

haereses]), Tertulliano (La prescrizione contro gli eretici), ecc.

È ancora questa l’idea prevalente nella mentalità odierna: l’eresia

intesa come «deviazione dottrinale», in contrapposizione a un nucleo

essenziale, rappresentato da ciò che è ritenuto come ortodossia. La ricerca,

tuttavia, ha evidenziato una realtà più complessa e articolata.

A lungo si è ritenuto che all’origine del fenomeno, prima ci fosse l’ortodossia,

da cui solo in un secondo momento, come deviazione colpevole

o deliberata, si sarebbe distaccata l’eresia. Il tradizionale modello

«luce-ombra» (precedenza della retta dottrina che di riflesso porta con

sé la denuncia dell’errore) fu criticato da Walter Bauer (1934), il quale

interpretò l’eresia come un fenomeno complesso nel quale intervengono

più fattori, anche se non dello stesso valore o peso (cf. Cristina Simonelli).

L’osservazione dello studioso tedesco fece comprendere che di fronte

all’eresia occorre muoversi con intelligenza evangelica, con capacità

critica, con attitudine ermeneutica o detto altrimenti con profondo

discernimento.
Non di rado invece si è affrontata la questione dell’eresia ricorrendo

a indebite semplificazioni. Ciò è accaduto nell’antichità, ma anche,

per motivi diversi, in epoca moderna e contemporanea, dove – alla luce

della cultura del sospetto – il fenomeno è stato archiviato come operazione

ideologica, compiuta dalle strutture ecclesiastiche, interessate unicamente

ad affermare il proprio potere. Come ha ricordato Giovanni

Paolo II, in occasione del grande giubileo dell’anno 2000, la storia ha

registrato anche violenze pubbliche nella lotta contro le eresie. D’altro

canto, però, non sono mancati esempi positivi, se non illuminanti, come

nel caso del processo che ha portato alla formazione del canone delle

Scritture. Riguardo ai vangeli, il processo è stato «plurale, inclusivo,

ma non equivoco» (Cristina Simonelli), salvaguardando l’originalità

di ogni vangelo, senza mettere in secondo piano l’eccedenza dell’evento

Cristo rispetto alle testimonianze dei singoli autori.

Discernimento è allora la parola chiave: si tratta di allargare lo

sguardo su molteplici piani e considerare la vita cristiana nel suo insieme,

senza respingere le domande né l’interrogazione costante, nella

consapevolezza del carattere provvisorio e perfettibile delle formule e

delle regole. È quanto insegnato da Tommaso d’Aquino per il quale

l’atto della fede non è rivolto agli enunciati, ma alla realtà creduta2.

Ed è quanto si propone il presente fascicolo: presentare una riflessione

ampia e articolata sull’eresia, tema da non rubricare semplicemente

come retaggio del passato, ma che richiede un approccio attento alla

complessità, investigando non solo sulle forme che essa ha assunto nel

corso dei secoli, ma cercando anche di comprenderne le cause profonde

e le declinazioni nel contesto culturale ed ecclesiale dei nostri giorni. [...] 



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024252
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

INDICE

Editoriale: Denaro, dimensione spirituale e sostenibilità 3-7

ALESSANDRA SMERILLI

Di cosa vive la chiesa oggi: tra teologia, pastorale e sostenibilità 9-24

ENNIO APECITI

La storia del «sovvenire» letta in parallelo con la storia della chiesa

nel fondamento della parola di Dio 25-40

GIUSEPPE DE VIRGILIO

Paolo e la sostenibilità economica delle «sue» comunità 41-55

ITALO DE SANDRE

Chiesa, denaro, solidarietà: intenzioni e responsabilità 57-70

GIULIO CARPI

La raccolta di fondi come evangelizzazione: il fundraising 71-83

GIOVANNI DALPIAZ

Crescita e declino nella presenza sociale degli istituti di vita consacrata 84-96

MARTÍN CARBAJO NÚÑEZ

Sostenibilità economica della famiglia francescana 97-114

VANNA CERETTA - GABRIELE PIPINATO

La gestione economica, luogo di annuncio credibile 115-131

Documentazione: Bilancio: comunicazione e trasparenza

(Vanna Ceretta - Germano Scaglioni) 133-139

Invito alla lettura (Oreste Bazzichi) 141-150

 

EDITORIALE

Denaro,

dimensione spirituale e sostenibilità

Il mondo oggi non richiede alla comunità ecclesiale di non avere

beni, ma di gestirli nella trasparenza, nel rispetto delle leggi e a servizio

delle diverse forme di povertà. È anche quanto sostiene papa Francesco:

«La trasparente e professionale gestione delle risorse economiche è

immagine di una vera famiglia che cammina nella corresponsabilità

e solidarietà tra i suoi membri e con i poveri»1. Come dimostra la

cronaca, la gestione dei beni è un banco di prova per la chiesa, chiamata

a testimoniare il Vangelo anche nell’amministrazione economica,

consapevole che si tratta non di una questione marginale, ma di un

vero e proprio luogo di annuncio e di verifica della propria credibilità.

Nulla di nuovo. Il primo dissidio all’interno della comunità cristiana

negli Atti degli Apostoli non fu di ordine dottrinale, ma di

carattere economico, come ricorda la vicenda di Anania e Saffìra (At

5,1-11). La fede in Gesù Cristo e l’annuncio del Vangelo furono gli

elementi distintivi della comunità di Gerusalemme, ma ben presto i
primi cristiani impararono che non era possibile ignorare la dimensione

economica, in concreto l’attenzione alla comunione dei beni, senza che

ciò generasse disagi e tensioni (l’assistenza quotidiana alle vedove di

lingua greca: At 6,1-2).

Non basta dunque offrire “servizi spirituali”, operare in gratuità o

essere animati da nobili intenzioni: sono necessarie trasparenza e ragionevolezza

nel legare mezzi e fini, rendendo conto delle proprie scelte,

delle azioni concrete e dei risultati ottenuti. Solo così potrà nascere e

consolidarsi una cultura della corresponsabilità e della fiducia verso gli

organismi che agiscono nella chiesa o a suo nome, soprattutto quando

sono in gioco la solidarietà e la carità cristiana.

Talvolta in ambito ecclesiale (ma non solo), sul denaro e l’economia

prevalgono invece giudizi morali generici e superficiali che ignorano le

dinamiche etiche e comunicative dell’agire economico: nel modo in cui

si dispone concretamente dei beni si producono messaggi non verbali

che pesano, segnali forti rispetto ai quali le spiegazioni verbali possono

risultare superflue, e spesso non essere nemmeno credute (cf. Italo De

Sandre). Nella prassi ordinaria della chiesa questi aspetti rimangono

in gran parte non esplicitati, non chiariti, pensando che si tratti di

questioni di competenza delle autorità canoniche o dei soli addetti ai

lavori, tenuti peraltro al segreto d’ufficio.

La questione non riguarda solo i “vertici”. Tra i fedeli il senso di

appartenenza è spesso fragile e i rapporti con l’istituzione ecclesiastica,

ad esempio la parrocchia, sono spesso on demand, cioè limitati a una

prestazione da richiedere (la celebrazione di una messa, un battesimo,

un funerale, ecc.). Il riconoscimento di far parte di un “noi” concreto,

una comunità precisa, solo in rari casi si traduce in corresponsabilità

che preveda la partecipazione ai costi e ai benefici di ciò che la comunità

è o fa. Alcuni vescovi e parroci hanno avviato processi di condivisione

nel progettare, decidere, realizzare e valutare le azioni pastorali,

ma non si tratta ancora di una prassi diffusa: laddove, però, questo è
avvenuto, sembra che l’atteggiamento della comunità ecclesiale abbia

iniziato a mutare, prendendo coscienza di un nuovo modo di percepire

e vivere l’esperienza della fede in senso più comunitario.

La scarsa trasparenza delle organizzazioni ecclesiastiche, unita alla

prassi impersonale di sostegno delle confessioni religiose in Italia, ha

contribuito invece alla creazione di una distanza non facile da superare,

nonostante i progressi da parte degli organi competenti (ad esempio,

la comunicazione della Conferenza episcopale italiana in merito alla

gestione del gettito derivante dall’ottoxmille). La sfida consiste nel tener

insieme gli ideali, la gratuità e la sostenibilità. In altre parole, si

tratta di realizzare la propria missione, crescendo e sviluppandosi senza

soffocare le motivazioni ideali. Non è semplice, ma neppure impossibile:

armonizzare sostenibilità e fedeltà ai propri ideali richiede uno

sguardo ampio che abbia ben chiara la meta cui tendere, con un’idea

sullo sviluppo delle opere, senza snaturare elementi fondamentali come

la gratuità e l’attenzione ai più poveri.

La rivista dedica questo fascicolo monografico alla sostenibilità economica

della chiesa, nella convinzione che riflettere sul rapporto tra

denaro-economia e vita quotidiana della chiesa sia un impegno non

più dilazionabile, ma da affrontare con intelligenza evangelica, capacità

critica e professionalità. Ogni realtà ecclesiastica, quando valuta

e decide come disporre delle proprie risorse economiche, non può venir

meno alla fedeltà al messaggio evangelico: è in gioco la credibilità stessa

del ministero pastorale e della testimonianza di fede.

Il movente economico non è all’origine dell’agire ecclesiale e delle sue

diverse articolazioni organizzative, ma queste non possono durare nel

tempo senza una buona gestione delle risorse. In un mondo complesso

e in rapido mutamento, si tratta di cogliere ciò che tiene insieme gli

ideali e la sostenibilità, con scelte di governance coerenti con la propria

missione. È quanto sostiene Alessandra Smerilli, Di che cosa vive

la chiesa oggi: tra teologia, pastorale e sostenibilità. [...] 



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Il Buon Gesù di Orvieto. Fondazione, sviluppo e consolidamento di un monastero di clarisse in Età Moderna (455-505)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: CLARA M. FUSCIELLO, OSC
Pagine:
Ean: 2484300024139
Prezzo: € 5.00

Descrizione:The “Buon Gesù” in Orvieto, founded in 1559, is an example of a Poor Clare monastery of the Modern Age, in a town belonging to the Papal States. The monastery was born out of an initiative of the municipal administration for poor young girls; it experienced a long period of growth and prosperity thanks to an endowment by Muzio Cappelletti. His bequest was meant to provide dowries for young girls taking the veil without financial means, yet these dowries were actually given to Orvieto’s eminent families. The article highlights, by means of archival sources, the close ties between Orvieto’s leading classes and the monastery, which had become an alternative solution within the strategies of marital alliances. Yet, these same links exposed the “Buon Gesù” to the dialectic of the political and economic interests of the local power. These dynamics have been sufficiently studied. It then gives an outline of the internal life from an economic and liturgical point of view, highlighting practices which differed from the ecclesiastical norm

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Servizio della Parola - n. 503"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023842
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDICE

Per comunicare meglio

47. I casi difficili/16. Parlare di se stessi all’inizio del ministero

in una comunità (Roberto Laurita)

DOSSIER

I nostri modi di dire

7 «È nato Gesù Bambino»

1. «È nato Gesù Bambino». Natale: la differenza cristiana

(Alberto Carrara)

2. È nato per noi un Bambino, un figlio ci è stato donato

(Doriano Locatelli)

3. Come parlare in modo corretto e comprensibile oggi

di “incarnazione”? (Roberto Ferrari)

SUSSIDIO

Per attuare il Natale. Tre racconti (Roberto Laurita)

PREPARARE LA MESSA

Tempo di Avvento e tempo di Natale

1ª domenica di Avvento (Antonio Landi, Pierino Boselli)

Immacolata Concezione (Antonio Landi, Pierino Boselli)

2ª domenica di Avvento (Antonio Landi, Pierino Boselli)

3ª domenica di Avvento (Antonio Landi, Pierino Boselli)

4ª domenica di Avvento (Antonio Landi, Pierino Boselli)

Natale del Signore (Antonio Landi, Pierino Boselli)

Santa Famiglia (Antonio Landi, Pierino Boselli)

Maria Madre di Dio (Antonio Landi, Pierino Boselli)

Epifania del Signore (Antonio Landi, Pierino Boselli) 



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO


 
TORNA SU