Articoli religiosi

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Titolo: "Studia Patavina 2019/3"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025112
Prezzo: € 11.00

Descrizione:

Editoriale

G. MAZZOCATO, Teologia morale e diritto: un rapporto da ripensare

 

Focus Il rapporto tra morale e diritto: questione ecclesiale, questione civile

F. MAGRO Discernimento, coscienza, norma: verso una “nuova” oggettività morale

F. TODESCAN Diritto e legge nel pensiero giuridico moderno

A. FAVARO Storia e diritto: il principio di affidamento nella legge positiva e le ragioni di una sua critica “prudenziale”

M. VISIOLI Il diritto della chiesa alla prova della temporalità

G. MAZZOCATO Morale, dottrina, diritto e azione pastorale

 

Temi e discussioni

S. DIDONE « Trasmettere la fede in un nuovo “linguaggio parabolico”» (EG 167). Ripensare le parabole del Regno alla luce di una promettente intuizione

G.L. BRENA Amoris laetitia: questioni aperte

D. MIGLIORINI Segni dei tempi, sinodalità “gender”

C. CISCATO Umanità e socialità del diritto. Guido Gonella e i presupposti giuridico-politici della riforma dell’ordinamento penitenziario del 1975

 

Notiziario

P. ZAMPIERI Vita della Facoltà

 

Recensioni e segnalazioni

 

Libri ricevuti



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024665
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

SOMMARIO

Editoriale

Sebastiano Pinto

I SENTIMENTI ALLO SCOPERTO: GESTIONE DEL POTERE E AFFETTIVITÀ

Dionisio Candido

LA BELLA, I VIZIOSI E IL SAGGIO. LA STORIA DI SUSANNA

Jean Paul Lieggi

UN GESÙ AFFETTIVO

Andrea Albertin

L’IDEALE DELL’AMORE FRATERNO O L’AMORE FRATERNO IDEALE?

Lucia Vantini

IL “GENERE” DELLE EMOZIONI NELLA BIBBIA

Antonio Montanari

CENSURA E SUBLIMAZIONE DEI SENTIMENTI?

Paolo Gamberini

IL DESIDERIO DI DIO PER LE CREATURE, IL DESIDERIO DELLE CREATURE PER DIO

Gaetano Piccolo

COMINCIARE DAI SENTIMENTI

Maria Rita Serio

EDUCARE ED EDUCARSI ALLE EMOZIONI E AL DESIDERIO

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

L’altra Samaritana e l’altro marito

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Sentimenti ed emozioni

APOSTOLATO BIBLICO

Sebastiano Pinto

La domenica della Bibbia: il rosario biblico

VETRINA BIBLICA 54

ARTE

Marcello Panzanini

Uno spettacolo (s)co(i)nvolgente:

La Samaritana al pozzo di Annibale Carracci

 

 

EDITORIALE

Un luogo comune s’è annidato nel pensiero moderno: ogni religione, in particolare il cattolicesimo, condurrebbe alla alessitimia e alla anaffettività, cioè renderebbe incapaci di vivere e manifestare emozioni. Che in questo pregiudizio qualcosa non funzioni, quanto meno nei confronti del cristianesimo, lo si può intuire dal fatto che la figura rivelatrice del Dio cristiano, ovvero Gesù, sulla base delle stesse testimonianze evangeliche, appare come una persona non solo in grado di stabilire relazioni affettive, ma soprattutto capace di annunciare il suo messaggio coinvolgendo e lasciandosi coinvolgere emotivamente (Jean Paul Lieggi). La sua carne e il suo corpo sono l’espressione spirituale di Dio; nei suoi gesti, in particolare nel suo toccare, si manifesta il desiderio di Dio che si dona in tutto quello che può (Paolo Gamberini). Anche in ciò il profeta di Nazaret assume e rielabora in modo originale la teologia e la spiritualità dell’Antico Testamento. Nei diversi fascicoli proposti nel corso di questi due anni abbiamo avuto modo di entrare nel «mondo magmatico, difficile da definire e precisare, eppure molto umano» (Carlo Broccardo nell’Editoriale del gennaio 2018) dei sentimenti e delle passioni. Moti dell’animo non solo umano, ma anche divino. Non per caso, come fa notare Catherine Chalier citata da Lucia Vantini, la Scrittura si apre e si chiude con l’immagine di Dio che asciuga le lacrime del suo popolo, prima, e che, alla fine, terge le lacrime di tutti, facendo nuova ogni cosa. La sfida della teologia e della spiritualità contemporanee consiste dunque nel (ri)scoprire la portata sovversiva e rigenerante dei sentimenti e nell’imparare a intravedervi una qualità essenziale della fede. Del resto, si può ripercorrere la storia del vissuto religioso raggomitolando o dipanando il filo dei sentimenti (Antonio Montanari): da Agostino di Ippona che privilegia lo stile affettivo appreso dalle Scritture, contrapponendolo consapevolmente a quello dei filosofi, le cui pagine «non sanno mostrare il volto di un così grande amore e nemmeno le lacrime
della confessione» (Confessioni 7,21,27) a Ignazio di Loyola, che ha fondato le regole per il discernimento proprio sulla interazione esistente tra pensiero e sentimento (Gaetano Piccolo; perciò nel primo fascicolo del 2018 aveva proposto il neologismo «pensimento»). La sua intuizione, sistematizzata negli Esercizi spirituali, ha trovato conferma nei risultati ottenuti dalle neuroscienze: la dimensione emotiva è la base affinché il soggetto possa provare sentimenti, e i sentimenti, a loro volta, sono il punto di incontro tra emozione e pensiero. A ragion veduta Daniel Goleman ha introdotto il concetto di intelligenza emotiva e descrive le emozioni come «il motore e la ragione primaria del nostro comportamento, la bussola ultima che ci guida nelle scelte fondamentali, il termometro di quanto siano felici di ciò che ci circonda e di come stiamo affrontando l’esistenza ». Conoscere e valutare le emozioni significa pensare e decidere meglio. Lo illustrano al meglio due vicende: nel tormentato rapporto tra Saul e Davide, l’assunzione di potere e di leadership esige una sapiente gestione delle emozioni in vista di una equilibrata conduzione della cosa pubblica (Sebastiano Pinto); il penultimo capitolo del libro di Daniele narra di come due anziani restino vittime prima della loro incapacità di verbalizzare sentimenti negativi, poi della comune strategia di violenza e di menzogna nei confronti di Susanna (Dionisio Candido). Insomma, decisivo risulta educare ed educarsi alle emozioni e al desiderio, condizione imprescindibile sul piano della psicologia per imparare l’empatia e crescere nell’altruismo (Maria Rita Serio) e sul piano della teologia e della mistica per incrociare il desiderio di Dio per le creature con il desiderio delle creature per Dio (Paolo Gamberini). Ripercorrere in questi due anni, sulla scorta dell’Antico e del Nuovo Testamento, le dinamiche emotive e passionali dell’incrociarsi dei due desideri è stato arricchente e appassionante. Dunque, buona lettura di quest’ultimo numero.

Marco Zappella



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Titolo: "Concilium - 2019/5"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024658
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Stefanie Knauss – Carlos Mendoza-Álvarez,

Editoriale. Teorie queer e teologie:

una introduzione

Abstracts

I. Teologie queer: diventare il corpo queer di Cristo

1. Dati fondativi

1.1 André S. Musskopf, Più queer di così!

I/ Introduzione

II/ L’emergere del queer

III/ Una contestualizzazione di queer

IV/ Queer in azione

V/ Teologicamente queer

1.2 Susannah Cornwall, Prospettive di teologia costruttiva: che cos’è la teologia queer?

I/ Introduzione: che cosa sono le teologie queer?

II/ Queerizzare la traduzione e l’esegesi

III/ Questionare la decenza, la marginalità e il potere nei discorsi teologici

IV/ Interrogare la tradizione storica cristiana

V/ Recenti sviluppi nella teologia queer

VI/ Conclusioni

2. Esperienze

2.1 Murph Murphy, Queer è Dio

2.2 Paul Uchechukwu, Il volere di Dio

2.3 Lukas Avendaño, Lettera di un indio renitente

I/ Affacciandoci sulla “muxeità”

II/ La “muxeità” come pratica sovversiva

III/ Per concludere

3. Teologie

3.1 Gwynn Kessler, La teologia ebraica queer

in parabole I/ Introduzione

II/ Fluidità di genere

III/ Performatività di genere

IV/ Il genere e i generi di Dio

V/ Conclusione

3.2 Carmenmargarita Sánchez de Léon,

I molteplici corpi di Gesù

I/ Introduzione

II/ Qual è il corpo di Cristo?

III/ Sarebbe uomo?

IV/ Gesù mi disturba

V/ La vita di Brian

VI/ Gira voce…

VII/ A mo’ di chiusura

3.3 Sharon A. Bong, Ecclesiologia: diventare il corpo di Cristo in Asia – un corpo queerpostcoloniale, (eco)femminista

I/ Introduzione

II/ Oltre il binomio maschile/femminile

III/ Oltre il binomio eteronormativo/non-eteronormativo

IV/ Conclusioni

3.4 Nontando Hadebe, «Da Nazaret può venire qualcosa di buono?» – «Vieni e vedi!». Un invito al dialogo fra teorie queer e teologie africane

I/ Introduzione

II/ Il contesto: la condizione delle persone queer in alcune parti dell’Africa

III/ Quattro caratteristiche della teoria queer

IV/ L’invito in risposta alla resistenza

V/ «Vieni e vedi»: teologie africane e teorie queer

VI/ Conclusioni

3.5 Ángel F. Méndez-Montoya, L’amore negli ultimi tempi. L’iscrizione escatologica nei corpi affini a un desiderio infinitamente queer

I/ Disfare semiotiche corporee egemoniche e violente

II/ Intravedere teo-logicamente l’escatologia

nel fluire del presente di un corpo queer

III/ Queerizzare i corpi abietti

3.6 Marilú Rojas Salazar, Liturgia queer

I/ Introduzione

II/ La performatività come pratica liturgica politica

III/ Il corpo, la mensa del desiderio eucaristico

IV/ L’erotica, forza di pienezza e resistenza

V/ I simboli nella liturgia queer

3.7 Gerald O. West – Charlene van der Walt, Una (introduzione alla) Bibbia queer

I/ Introduzione

II/ La struttura queer del secondo racconto di creazione (Gen 2)

III/ Interrogare e queerizzare Gen 19 con Gen 18

IV/ Un Giuseppe queer (Gen 37)

V/ Conclusioni: un percorso biblico queer 3.8 Shanon Shah, Teologie musulmane queer

I/ Introduzione

II/ Persone musulmane queer e lo “scontro di civiltà”

III/ Una tipologia postcoloniale di teologie musulmane queer

IV/ La varietà delle teologie musulmane queer contemporanee

1/ Letture dissidenti

2/ Letture resistenti

3/ Letture culturali

4/ Letture nazionaliste

5/ Letture liberazioniste

6/ Letture dissenzienti

7/ Letture status quo

V/ Conclusione: teologie musulmane queer, politica e potere

II. Forum teologico

Conrado Zepeda Miramontes, Gli esili nel villaggio globale e la compassione politica

I/ Introduzione

II/ La compassione politica

III/ A mo’ di conclusione

Reynaldo D. Raluto, L’imperativo della riforestazione per combattere il cambiamento climatico in Asia

I/ Introduzione

II/ I due principali fattori dell’aumento di gas serra nell’atmosfera

III/ La deforestazione in Asia come urgente preoccupazione ecologica

IV/ La distruzione delle foreste naturali come peccato ambientale

V/ L’imperativo di una restituzione ecologica

VI/ La riforestazione come riparazione per i peccati ecologici

III. Rassegna bibliografica internazionale

IV. Indice dell’annata 2019


Editoriale

Teorie queer e teologie: una introduzione

 Che cos’è la teologia queer? Di cosa si occupa? E come possiamo immaginare il corpo di Cristo in una prospettiva queer? Sono queste alcune delle questioni che verranno approfondite nel presente fascicolo di Concilium. Le teologie queer s’ispirano all’analisi critica della teoria queer che è emersa verso la fine del XX secolo dalle esperienze di soggetti e soggettività emarginati a causa della loro sessualità non normativa (gay, lesbiche, bisessuali) o dell’identità di genere (transessuale, intersessuale, non binaria). Come mostrato dal saggio introduttivo di André Musskopf, la teoria queer ha iniziato con il mettere in discussione l’assunto secondo cui categorie identitarie quali il genere e la sessualità sono naturali e immutabili. Rifacendosi a Michel Foucault e alle teorie decostruzioniste, le teoriche queer1 sostengono che i processi di naturalizzazione delle categorie binarie costruite socialmente non sono disinteressati, bensì servono a mantenere in essere i rapporti di potere politici, le strutture capitaliste, il patriarcato e i sistemi epistemologici. Laddove la chimera di identità naturali e stabili fornisce il fondamento per la costruzione di gerarchie e sistemi di oppressione e sfruttamento, delle identità mutevoli e instabili vengono percepite come una minaccia: esse “disturbano” lo status quo e quanti ne traggono beneficio. Fungendo da ponte tra la sfera accademica, i movimenti sociali e le questioni sociali e politiche concrete, la teoria queer è sempre stata un progetto tanto teorico quanto politico per il suo interesse verso i corpi emarginati, sofferenti a causa della violenza fisica, epistemologica, politica e psicologica. La qual cosa è evidente ancora oggi, quando il “fare e disfare (undoing)” critico operato dalla teoria queer rispetto alle categorie di differenza, ai processi di othering [il “rendere altro”] e ai rapporti di oppressione, dopo essersi focalizzato sul genere e la sessualità in Occidente si estende verso il Sud epistemico per includere l’appartenenza etnica, la razza, la classe, la disabilità e altre categorie utilizzate per classificare ed emarginare degli individui nelle loro interazioni intersezionali, all’interno del contesto più ampio del progetto decoloniale2. La teoria queer ha così apportato degli importanti contributi per comprendere l’intreccio di identità, desideri, modi di conoscere, politiche, economie e, non ultimo, religioni. Ed è qui che le teologie queer iniziano il loro lavoro critico e costruttivo. Il contributo di Susannah Cornwall fornisce una panoramica del settore, indica alcuni dei risultati e le sfide da affrontare per il futuro3. Per le teologie queer l’esperienza di oppressione vissuta da persone LGBTIQ+4 nella chiesa e nella società svolge un’influenza performativa, ed è per questo che includiamo nel presente fascicolo le testimonianze di tre individui – Murph Murphy, Paul Uchechukwu e Lukas Avendaño – che eludono le categorie normative occidentali di genere, sessualità e spiritualità. Essi ci parlano coraggiosamente delle loro [...]



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Titolo: "Lateranum n. 1/2019"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025259
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

INDICE

Editoriale

Introduzione

Gianluigi Pasquale, Una ragione per credere: Fides et Ratio vent’anni dopo

Relazioni

Achim Schütz, Glauben – Der im höchsten Sinne qualifizierende Akt des Homo humanus

Giovanni Salmeri, La fede come atto umano. Una riflessione a partire da Giovanni Duns Scoto (discussant)

Rino Fisichella, “Fede” e “ragione”: perché la Rivelazione apre alla ragione

Gianluigi Pasquale, Il concetto di Rivelazione nella storia e come storia: quello che “apre alla ragione” (discussant)

Leonardo Messinese, La fede dinanzi all’affermarsi della scienza in Europa

Giuseppe Tanzella-Nitti, La fede dinanzi all’affermarsi delle scienze in Europa (discussant)

Giuseppe Lorizio, “Actus [autem] credentis non terminatur ad enuntiabile sed ad rem”. Il realismo della fede

Patrizia Manganaro, Il realismo della filosofia. Sul pensare fini­to l’infinito (discussant)

Vincent Holzer, La raison à l’épreuve de la christologie

Pierluigi Valenza, Teologia e filosofia della religione di fronte alla rivelazione: un destino parallelo? (discussant)

Flavia Marcacci, «Gaudium aude!». Fides et ratio venti anni dopo come metodo per la ricerca nelle università

Massimo Epis, Il pensare teologico nell’ambito dell’università (discussant)

Conclusione

Gianluigi Pasquale, Una ragione per credere: Fides et Ratio vent’anni dopo

 

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Editoriale

 

In tempi in cui si discetta e si blatera a proposito di post-verità, di fake-news e di nuovo realismo, potrebbe risultare anacronistico il confronto con l’enciclica promulgata da Giovanni Paolo II venti anni or sono, dal titolo Fi­des et ratio. Eppure, proprio in un contesto, sia culturale che ecclesiale come quello attuale, sembra utile, anzi necessario tentare di interpretare questo testo, anche per superarlo, ma soprattutto per accompagnare la fede e la ragione, affinché non prestino entrambe il fianco a nessun genere di fondamentalismo sia credente che laicista.

 

Del resto la vicenda del rapporto fra Chiesa cattolica e filosofia moderna e contemporanea ha del paradossale, ma si tratta del paradosso capace di destare stupore e suscitare attenzione in chi è disposto a leggere e interpretare senza fuorvianti precomprensioni tale vicenda. Allorché infatti la ragione esprime la propria presunzione di “conoscere il tutto” (F. Rosenzweig) e quindi assume un atteggiamento di dominio sul reale e l’umano, il Magistero della Chiesa è lì a ricordarle i propri creaturali limiti e a farle prendere coscienza della propria ra­dicale infermità (un esempio fra tutti la critica al razionalismo contenuta nella Dei Filius del Vaticano I), quando invece la ragione si autoflagella ritenendosi incapace di conoscere alcunché ed assumendo un atteggiamento rinunciatario di fronte alle grandi domande metafisiche, che comunque abitano la coscienza di ogni essere pensante («chi sono? da dove vengo e dove vado? perché la presenza del male? cosa ci sarà dopo questa vita» FeR 1), allora la Chiesa le rammenta che non può abdicare al proprio ruolo e alle proprie prerogative e a spronarla perché osi l’avventura del sapere (basterà ricordare le critiche al fideismo da parte del Magistero ecclesiale).

 

L’enciclica di cui abbiamo celebrato il ventennale, muove piuttosto nella seconda direzione, senza naturalmente dimenticare i rischi derivanti da assurde pretese razionalistiche, e quindi incoraggia il pensiero ad esprimersi al me­glio in questo momento di trapasso culturale, che la Fides et ratio non esita a chiamare di postmodernità, indicandone limiti e potenzialità (cf. FeR 91). Da questo punto di vista va certamente salutato con interesse il fatto che, quando appunto si accinge ad offrire indicazioni relative al postmoderno, l’enciclica adotti un approccio tale da dirimere l’annosa questione che vede contrapporsi il fronte di coloro che leggono la formula (ed evidentemente anche il suo con­tenuto) in senso meramente congiunturale, sostenendo quindi che il termine stia a designare un fenomeno passeggero o una sorta di moda culturale, priva di prospettive di lungo respiro, e quanti al contrario ritengono che il postmo­derno sia invece il nome, se non di una nuova epoca, dato l’imbarazzo stesso a trovare una parola adeguata per questo nostro tempo (postmoderno infatti dice semplicemente rapporto di contiguità cronologica e di superamento antitetico della modernità), almeno di un momento di trapasso epocale, tale da incidere profondamente sulla cultura e sulle coscienze dei nostri contemporanei. Fides et ratio, pur con le dovute cautele, non ha timore di parlare di “epoca della postmodernità”, nella quale emergono fattori autenticamente “nuovi”, «capaci di determinare cambiamenti significativi e durevoli» (FeR 91). E in questa prospettiva la parabola del trapasso dalla modernità alla postmodernità sembra potersi adeguatamente, anche se non esaustivamente, designare nei termini del passaggio dal sistema al frammento, e, in direzione antropologica (e sempre col ricorso a Rosenzweig), dalla figura dell’“uomo col suo bel ramo di pal­ma”, che procede attraverso l’esercizio di una ragione capace di vincere ogni battaglia, all’“io polvere e cenere”, conscio della propria radicale caducità e temporalità, nonché della infermità del proprio pensiero e della propria ragio­ne in ordine alla conoscenza della verità. Certo oggi abbiamo piuttosto a che fare con quella che R. Mordacci ha definito la “condizione neo-moderna”, ma proprio in questa prospettiva si rende necessaria una riflessione come quella messa in campo dall’enciclica.

 

È convinzione profonda della Chiesa che la fede e la ragione possano reciprocamente fecondarsi e per questo debbano armonicamente convivere in un pensiero credente che di volta in volta assumerà connotazioni filosofiche o teologiche, ma che dovrà comunque innestarsi in un orizzonte sapienzia­le unitario, onde evitare il pericolo, appunto postmoderno, di una esasperata frammentazione: «La settorialità del sapere, in quanto comporta un approccio parziale alla verità con la conseguente frammentazione del senso, impedisce l’unità interiore dell’uomo contemporaneo. Come potrebbe la Chiesa non pre­occuparsene? Questo compito sapienziale deriva ai suoi Pastori direttamente dal Vangelo ed essi non possono sottrarsi al dovere di perseguirlo» (FeR 85).

 

In questo senso – come abbiamo cercato di mostrare nella nostra riflessio­ne e in diverse altre occasioni – l’incipit dell’enciclica può davvero costituirne la chiave di lettura più adeguata: «La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità» (FeR 1). Il testo, infatti, da un lato costringe ad evitare ogni forma di integralismo, sia da parte della fede nei confronti della ragione (integralismo fideistico), sia da parte della ragione nei confronti della fede (integralismo razionalistico), ma nello stesso tempo propone una visione contemplativa della verità, nella quale vengano dissolte tutte le forme di pensiero dominante o calcolante e si esprima in tutta la sua arricchente potenza il pensiero meditante, che se è davvero tale non potrà non assumere come proprio punto di Archimede la Rivelazione, che, nel quadro della Fides et ratio, è chiamata al ruolo di principio orientante non solo il sapere teologico, ma anche quello filosofico.

 

La scelta di porre al centro la rivelazione ci sembra oltremodo significa­tiva e tale da conferire al percorso un reale e decisivo orientamento, capace di interpellare il pensiero filosofico della modernità compiuta, della postmoder­nità e della neo-modernità, che non di rado affronta con le proprie categorie e le proprie metodologie proprio questa tematica fondamentale della teologia cristiana. E tuttavia questa scelta non implica una vera e propria svolta, bensì include una posizione ben nota in campo cattolico in ordine al problema della verità, secondo cui questa si definisce per la sua capacità di adaequatio rei et intellectus. Ecco come si esprime il documento a questo proposito: «Questo ruolo sapienziale non potrebbe, peraltro, essere svolto da una filosofia che non fosse essa stessa un sapere autentico e vero, cioè rivolto non soltanto ad aspetti particolari e relativi – siano essi funzionali, formali o utili – del reale, ma alla sua verità totale e definitiva, ossia all’essere stesso dell’oggetto di conoscen­za. Ecco, dunque, una seconda esigenza: appurare la capacità dell’uomo di giungere alla conoscenza della verità; una conoscenza, peraltro, che attinga la verità oggettiva, mediante quella adaequatio rei et intellectus a cui si rife­riscono i Dottori della Scolastica. Questa esigenza, propria della fede, è stata esplicitamente riaffermata dal Concilio Vaticano II: L’intelligenza, infatti, non si restringe all’ambito dei fenomeni soltanto, ma può conquistare la realtà intelligibile con vera certezza, anche se, per conseguenza del peccato, si trova in parte oscurata e debilitata» (FeR 82). L’orizzonte rivelativo lungi quindi dall’escludere quello adeguativo lo include e lo potenzia, sicché la verità come revelatio comprende ed esige la verità come adaequatio quale sua condizione di possibilità e di capacità di attingere la cosa stessa e non semplicemente il suo manifestarsi.

 

Risulta programmatico e decisivo quel passaggio dell’enciclica nel quale, dopo aver messo in guardia dall’adozione di un pensiero meramente fenomeni­sta e quindi relativista, viene affidato agli intellettuali cattolici un compito tan­to arduo quanto affascinante e comunque imprescindibile: quello di percorrere senza cedimenti il travagliato, ma non impossibile cammino, che dal fenomeno conduce al fondamento, dal significato al senso, dalla serie dei come a quella dei perché: «Una grande sfida che ci aspetta al termine di questo millennio è quella di saper compiere il passaggio, tanto necessario quanto urgente, dal fenomeno al fondamento. Non è possibile fermarsi alla sola esperienza; an­che quando questa esprime e rende manifesta l’interiorità dell’uomo e la sua spiritualità, è necessario che la riflessione speculativa raggiunga la sostanza spirituale e il fondamento che la sorregge. Un pensiero filosofico che rifiutasse ogni apertura metafisica, pertanto, sarebbe radicalmente inadeguato a svolgere una funzione mediatrice nella comprensione della Rivelazione» (FeR 83).

 

I contributi offerti nell’ambito del convegno, promosso dalle Facoltà di Teologia e di Filosofia della nostra Università, non si sono limitati all’esegesi dell’enciclica, ma hanno tentato, a partire dalle diverse competenze dei relatori, di muovere da essa per affrontare una serie di problematiche di grande attua­lità e intorno alle quali c’è ancora molto da riflettere e dialogare fra filosofi e teologi, secondo il paradigma di quella “cultura dell’incontro”, tanto cara a papa Francesco, che l’ha riproposta e ribadita nella sua recente visita alla Lateranense del 26 marzo 2019.



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Titolo: "Concilium - 2019/4"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024634
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Michel Andraos – Geraldo Luiz De Mori

Bernardeth Caero Bustillos, Editoriale.

Perché un numero di Concilium su popoli indigeni e cristianesimi

Abstracts

I. Popoli indigeni e cristianesimi

1. Visioni teologiche, spirituali e pastorali indigene

1.1 Sherry Balcombe, Spiritualità delle popolazioni aborigene. Una testimonianza dall’Australia

I/ Nel segno di un legame con la Terra

II/ Questo è l’insegnamento dei Lore

III/ La nostra fede è il nostro legame con il Paese e con tutto ciò che Dio ha creato

1.2 Atiliano A. Ceballos Loeza, La resistenza spirituale dei popoli oriundi

I/ Introduzione

II/ Riti e cerimonie

III/ Colonizzazione e neocolonizzazione

IV/ Un futuro doloroso, ma incoraggiante

V/ A mo’ di conclusione
1.3 Ernestina López Bac, L’“altare maya”come esperienza teologica e interreligiosa

I/ Introduzione

II/ Esperienze teologiche, ecumeniche e pratiche

III/ L’altare maya, simbolo della spiritualità comunitaria ed ecocentrica

IV/ Invito dei popoli indigeni di Abya Yala a pregare con il cuore sull’altare maya

1/ Ritessere le vie della vita e della storia

2/ La via dell’est

3/ La via dell’ovest

4/ La via del nord

5/ La via del sud

6/ Il centro, luogo del “Cuore Cielo – Cuore della Terra”

V/ Conclusione

1.4 Sofía Chipana Quispe, La Bibbia nei processi andini di decolonizzazione e interculturalità

I/ Alcune parole necessarie…

II/ La superiorità della Bibbia nelle riletture andine

III/ Una decolonizzazione necessaria della teologia andina

IV/ Interculturalità e Bibbia

V/ Conclusione

1.5 Harry Lafond, La Chiesa e le popolazioni indigene del Canada. Una visione Cree della Chiesa

e la mia esperienza come cattolico Cree

I/ La chiesa e le popolazioni indigene del Canada

II/ Conversazione di Harry Lafond con Michel Andraos

2. Dialoghi con i cristianesimi: prospettive regionali

2.1 Laurenti Magesa, Dalla frantumazione all’integralità. Guarire una Chiesa ferita in un continente ferito e modellare un cristianesimo africano del futuro

I/ Il paradigma fondamentale per l’evangelizzazione

II/ Le origini del cristianesimo etnocentrico caucasico

III/ Conseguenze sull’identità cristiana africana

IV/ Recupero della vista: la cultura come via per l’autentica evangelizzazione
V/ «Àlzati e cammina»: rafforzamento della libertà dal giogo della schiavitù culturale

VI/ Guardando al futuro

2.2 Alejandro Castillo Morga, L’orizzonte pedagogico a partire dall’etica dei popoli indigeni.

Il progetto del Centro di arti e mestieri per i popoli originari del Messico

I/ Introduzione

II/ I popoli originari nell’epoca della Modernità e del colonialismo

III/ Interpellanza etica dei popoli originari

IV/ L’etica indigena come discorso critico per una prospettiva pedagogica

V/ Il progetto del Centro di arti e mestieri per i popoli originari del Messico

VI/ Conclusione

2.3 Paulo Suess – José Agnaldo Gomes,

La causa indigena come critica della “ragione coloniale”

I/ I sopravvissuti e il loro Paese

II/ Condizioni di sopravvivenza

III/ Crollo della ragione coloniale

IV/ Il sinodo per l’Amazzonia come svolta decoloniale

2.4 Michel Andraos, Decolonizzare la relazione con le popolazioni indigene. Sfide teologiche e pastorali a lungo termine: una riflessione dal Canada

I/ Introduzione

II/ Le scuse non bastano

III/ Un compito per la teologia

IV/ Le sfide del futuro secondo teologi e studiosi indigeni

V/ Riconciliazione, dialogo, decolonizzazione

3. Riflessioni pastorali e teologiche

3.1 Karl M. Gaspar, Contesto ambientale, impoverimento e contrasti. Il caso della popolazione indigena di Bislig (Filippine)
I/ Introduzione

II/ Antropologia e sviluppo

III/ Provincia del Surigao del Sur

IV/ L’estrazione mineraria nella provincia

V/ La diocesi di Tandag

VI/ La parrocchia di Bislig

VII/ Miniere di carbone

VIII/ Applicazione e approvazione del certificato

di dominio ancestrale

IX/ Conclusioni

3.2 Diego Irarrázaval, Saperi autoctoni di rilevanza universale

I/ Introduzione

II/ Categorie egemoniche e conoscenze di ciascun popolo

III/ Resilienza indigena a carattere universale

IV/ Conclusione

II. Forum teologico

Celam – Dipartimento Cultura ed Educazione, «Cristo stesso è indigeno, nei membri del suo corpo». Messaggio finale dell’incontro degli operatori pastorali nativi dei popoli originari

Bernardeth Carmen Caero Bustillos,

«Vedendo e sentendo la realtà dei popoli originari…»

José Bartolomé Gómez Martínez,

«Una chiesa con un volto indigeno»

Geraldo De Mori, Soggetti dell’evangelizzazione e della storia

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

Editoriale

Perché un numero di Concilium su popoli indigeni e cristianesimi

Sia la relazione di tipo coloniale fra cristianesimi e popoli indigeni sia le “evangelizzazioni” violente rendono non più dilazionabile, da parte della chiesa odierna, il dialogo e la solidarietà con quei popoli. Negli anni Novanta, in occasione della commemorazione del cinquecentesimo anniversario della conquista delle Americhe, le popolazioni indigene avevano attirato una qualche attenzione delle chiese del mondo, attenzione che tuttavia oggi appare definitivamente scemata. Le questioni politiche, sociali, culturali, pastorali e teologiche sollevate all’epoca dalle popolazioni indigene non sono state, in gran parte, affrontate adeguatamente e spesso vengono nuovamente spinte ai margini. Una delle questioni più urgenti, che richiede oggi impegno e attenzione pastorale, è la nuova (ma anche vecchia) situazione coloniale dell’estrattivismo in terre indigene, per foraggiare il mercato globale, a spese della Madre Terra e del sostentamento di molte comunità indigene nel mondo. La situazione in Amazzonia è uno degli esempi più eloquenti di ciò che sta accadendo a livello globale. Il sinodo speciale che si terrà di qui a poco, «Amazzonia: nuovi cammini per la chiesa e per una ecologia integrale», è un passo nella giusta direzione, neccessario da tempo, per avviarsi a un’azione pastorale al fine di costruire delle relazioni eque con le popolazioni indigene e con la Madre Terra. Per tutte queste ragioni, il tema «Popoli indigeni e cristianesimi» su Concilium ci sembra di grande attualità. Negli ultimi decenni il magistero ufficiale della chiesa cattolica e i papi hanno espresso solidarietà ai movimenti di autodeterminazione dei popoli indigeni, hanno riaffermato i loro diritti e hanno chiesto un cambio di atteggiamento da parte della chiesa nei loro confronti. Recentemente, papa Francesco si è scusato con le popolazioni indigene delle Americhe per la partecipazione della chiesa cattolica alla violenza coloniale (cf. i suoi interventi a Santa Cruz, in Bolivia, nel 2015, e a San Cristóbal de Las Casas, in Messico, nel 2016). Più di recente, il Documento preparatorio per il sinodo sulla regione panamazzonica ha assunto un approccio simile e molte chiese si sono impegnate ad avviare nuove relazioni con le popolazioni indigene. È ancora assente (o quasi), tuttavia, una riflessione teologica sistematica su cosa significhi veramente decolonizzare la teologia e il ministero pastorale. Cosa si intende per teologie e ministeri pastorali con le popolazioni indigene? Come immaginiamo queste nuove e giuste relazioni all’interno delle chiese? E perché queste teologie non sono avanzate in modo significativo negli ultimi decenni? A far data almeno dai primi anni Novanta i teologi indigeni e i loro sostenitori in ambito ecclesiale sono riusciti in ogni caso a dire la loro, articolando le loro esperienze, rivendicando un posto e una voce all’interno delle chiese e chiedendo che si instaurasse un dialogo davvero reciproco e interculturale tra le loro culture e tradizioni spirituali e le forme di cristianesimo imposte dall’Occidente. Vogliono appartenere alle chiese in quanto popoli indigeni. Ci dicono che la saggezza, le esperienze di vita, le spiritualità e le teologie degli indigeni hanno qualcosa di prezioso da offrire al nostro mondo e alle chiese, in particolare in questo momento in cui si incrociano molteplici crisi globali – ecologiche, economiche, securitarie, politiche, spirituali, ecclesiali ecc. Per anni e anni i movimenti indigeni nel mondo hanno resistito ai sistemi economici e politici neoliberali e neocoloniali. Questi sistemi – come essi chiariscono [...]



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 511-512"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024597
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDEX

Per comunicare meglio

54. I casi difficili/23. Presentare una novità (Roberto Laurita

DOSSIER

I nostri modi di dire

 14 «Il nostro fratello è già in paradiso»

1. «Il nostro fratello è già in paradiso»

(Alberto Carrara

2. Il “paradiso”: prospettiva teologica (Giovanni Ancona

3. La predicazione sui “novissimi” (Giacomo Canobbio

SUSSIDIO

Chi cerca la felicità?. «Si avvicinarono a Lui...»

(Massimo Pirovano

PREPARARE LA MESSA

Dalla 29ª domenica ordinaria alla solennità di Cristo, Re dell’universo 

29a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, + Gianni Ambrosio, Michele Roselli) 

30a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Paola Bignardi, Michele Roselli) 

Tutti i Santi (Alessandro Gennari, Martino Della Bianca) 

Commemorazione dei fedeli defunti (Martino Della Bianca) 

31a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Cecilia Cremonesi, Daniele Piazzi) 

32a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Ina Siviglia, Daniele Piazzi) 

33a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Maria Agnese Moro, Gabriele Tornambé) 

Gesù Cristo, Re dell’universo

(Alessandro Gennari, Michele Nicoletti, Gabriele Tornambé)

 

 

Per comunicare meglio

54. I casi difficili /23

Presentare una novità

di Roberto Laurita

Nel testo presentato nella puntata precedente, avevamo rilevato come i problemi connessi con la nascita di un’Unità pastorale di fatto non appaiano.

Naturalmente la gran parte dello spazio di quell’intervista è consacrato ad illustrare le ragioni ideali che stanno alla base dell’Unità pastorale, che è «una forma di comunione, collaborazione e corresponsabilità tra due o più parrocchie». Il patrimonio simbolico mobilitato è di tutto rispetto (1 Cor 12 e Ef 4,12-16), con citazioni anche corpose (alcune righe). Gli obiettivi sono decisamente cristologici: comunione «innanzitutto con il Signore Gesù»; corresponsabilità come modo per volgere «le pluralità di attitudini a svilupparsi nell’armonia dell’unico intento: andare a Cristo e condurre a Cristo». Anche l’impianto ecclesiologico è solido. Il fine è «il sostegno e la valorizzazione di tutti i cristiani» perché ognuno «ha un dono “particolare” per il bene di tutti» e si tratta di «diventare più cristiani insieme», prendendosi cura gli uni degli altri. Del resto la Chiesa è «un corpo vivo e vivente». Che cosa pensare globalmente di questo documento?

[...]

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Titolo: "Servizio della Parola - n. 513"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024627
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

SOMMARIO

Per comunicare meglio

55. I casi difficili/24.

Presentare una novità (R. Laurita) 3

I nostri modi di dire

15. «Annunciare a tutti la buona novella» 11

1. «Annunciare a tutti la buona novella»:

il dramma dell’annuncio cristiano (A. Carrara) 13

2. «Annunciare a tutti la buona novella»:

il significato dell’espressione (M. Menin) 17

3. L’essenziale dell’annuncio cristiano (M. Aliotta) 21

Festa delle famiglie

Celebriamo gli anniversari (R. Laurita) 29

Avvento - Natale 2019

1 dicembre / 5 Gennaio

1ª domenica di Avvento (G.L. Carrega, R. Laurita) 57

Immacolata Concezione (G.L. Carrega, R. Laurita) 78

3ª domenica di Avvento (G.L. Carrega, R. Laurita) 100

4ª domenica di Avvento (G.L. Carrega, R. Laurita) 121

Natale del Signore (G.L. Carrega, R. Laurita) 142

Santa Famiglia (G.L. Carrega, R. Laurita) 179

Maria Madre di Dio (G.L. Carrega, R. Laurita) 201

2ª domenica dopo Natale (G.L. Carrega, R. Laurita) 221

 

55.

I casi difficili /24

Presentare una novità

di Roberto Laurita 

 

Abbiamo terminato la puntata precedente esaminando un

documento episcopale che introduce un nuovo assetto pastorale

che comporta il riordino dei vicariati (foranie) e l’istituzione

delle Unità pastorali.

Abbiamo già fatto notare che queste non provocano problemi

tra i fedeli quando, al di là di alcune nuove collaborazioni,

lasciano intatta la situazione per quanto riguarda la presenza

dei preti. È il caso di due parrocchie che vengono a formare

un’Unità pastorale, ma mantenendo ognuna il proprio parroco

residente.

Le cose vanno diversamente quando viene a mancare il parroco

residente e quindi è giocoforza che i cristiani di una comunità

usufruiscano del ministero del prete in modo diverso, accordandosi

con le esigenze di altre parrocchie.

In tale frangente un momento di smarrimento è più che comprensibile.

Come reagire? Quali parole usare per aiutare a superare

un momento difficile, che tuttavia può diventare anche

un’occasione di crescita?
Al proposito vorremmo presentare ai nostri lettori due documenti

molto diversi tra loro. Entrambi, però, non possono essere

ricondotti alla penna di un prete o solo ad essa.

Il Centro di Orientamento Pastorale (COP) è nato dalla vivacità

intellettuale di mons. Grazioso Ceriani e dell’ambiente

cattolico milanese ed è legato alla realtà della parrocchia e della

pastorale italiana. È attualmente costituito da un gruppo di

“amici” vescovi, sacerdoti e laici strutturati in assemblea, consiglio,

presidenza. Il COP cerca di contribuire allo sviluppo della

ricerca e dello studio pastorale in Italia, propone opzioni pastorali,

aiuta la vita delle parrocchie e delle Unità pastorali, incoraggiando

lo sviluppo degli organismi di partecipazione (dalla

scheda della Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali).

Nel 2010 il COP ha trattato il tema delle ‘nuove comunità cristiane’.

Al termine dei lavori, oltre al libro degli Atti del convegno

è stata pubblicata questa lettera.

Ai parrocchiani rimasti senza prete

Carissimi,

siete rimasti senza prete. Vi siete accorti subito, anche se da una

vita non andavate in chiesa, perché in casa c’è sempre una nonna

che, ogni mattina, lascia tutto e va a messa finché le gambe la reggono,

oppure perché il paese è piccolo e si sa sempre tutto di tutti,

anche se non vi interessa più di tanto. Il governo taglia di tutto:

insegnanti, ufficio postale, servizi di trasporto… e la chiesa taglia

sui preti. Cercheremo di sopravvivere; vorrà dire che come dobbiamo

andare al supermercato a fondo valle ci andremo anche a

fare qualche festa in qualche chiesa.

Alcuni di voi però hanno ancora un filino di fede, e sono dispiaciuti

perché il prete era sempre [...]



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024603
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

INDEX

 

Editoriale

 E. Massimi

Arte e liturgia: una relazione «complicata»

Studi

 S. Catalano

Arte e liturgia per chi?

 A . Mela

Arte e partecipazione nel contesto attuale

 V. Pennasso

Comunità, committenti, progettisti

 R. Mastroianni

La liturgia a lezione d’arte

 G. Zanchi

La potenzialità dell’artistico e i bisogni della formazione

 M. Brunini

Costruire una chiesa: l’esperienza di Viareggio

 F. Gaddini

L’adeguamento di una cattedrale: l’esperienza di Pescia

 G. Boselli

Il percorso dei Convegni di Bose

Sussidi e testi

 D. Piazzi

Le benedizioni dei «luoghi» liturgici

Formazione

 M. Roselli – S. Soreca

Formare gli operatori pastorali

5. Arte e liturgia

 M. Gallo – S. Sirboni

La Messa e il Messale

5. La preghiera eucaristica

 D . Piazzi

«È veramente cosa buona e giusta»

5. La nostra vocazione pasquale

Anniversario

Cronaca

 

 

Editoriale

 

Elena Massimi

Arte e liturgia:una relazione «complicata»

«Come il pescatore cattura il pesce con amo ed esca, così proprio con tropari e canti il diavolo spinge il monaco alla vanagloria, al desiderio di riuscire gradito, alla ricerca del piacere e ben presto all’impurità; infatti il canto non ha nulla a che fare con il monaco che desidera davvero la salvezza» 1. Questo breve passaggio di P. Everghetinós ben manifesta il peculiare e delicato rapporto, a cui è dedicato il presente fascicolo di RPL, che la liturgia intrattiene con l’arte. Liturgia e arte, infatti, utilizzano i diversi linguaggi, verbali e non, in modalità simboliche simili, trasfigurandoli; per questo motivo l’esperienza religiosa e quella estetica sono molto vicine – molto profondo è infatti il rapporto tra liturgia e bellezza. Potremmo affermare che la liturgia stessa è opera d’arte 2. Tutto ciò però non è esente da problemi: i linguaggi dell’arte nella liturgia possono, a seconda di come vengono messi in opera, aiutarci ad entrare nel mistero o addirittura distrarci da esso; per questo motivo P. Everghetinós affermava che il canto non ha niente a che fare con chi desidera la salvezza. Di tali dinamiche erano ben coscienti i Padri della chiesa, come Agostino, che ben attento, almeno nel caso della musica, confessava: «Quando mi capita di sentirmi mosso più dal canto che dalle parole cantate, confesso di commettere un peccato da espiare, e allora preferirei non udir cantare» 3. Potremmo affermare che l’arte è nella liturgia epifania del mistero, solo se è realmente a servizio di quest’ultimo e non viceversa. Purtroppo lungo la storia la graduale incomprensione di cosa fosse la liturgia, della sua natura e delle sue dinamiche, ha portato la liturgia stessa ad essere a servizio dell’arte, sua ancella, a divenire occasione per comporre, per costruire, per dipingere, per scolpire… Tutto ciò ha dato vita a opere meravigliose, che sicuramente elevano l’animo alla trascendenza, ma che sono espressione dell’artista, del suo sentimento religioso. La liturgia, invece, «è impressione di Dio sull’uomo più che espressione del sentimento dell’uomo verso Dio»4. Estendendo a tutta l’arte quanto SC 112 dice della musica, l’arte deve essere strettamente unita [...]



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024610
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

SOMMARIO

SENTIMENTI NELLA BIBBIA

GIOIA

Editoriale

Ester Abbattista

«HAI MUTATO IL MIO LAMENTO

IN DANZA»: STERILITÀ FECONDE

Donatella Scaiola

DIO GIOCA CON IL LEVIATÀN

Sebastiano Pinto

QOELET HA MAI RISO?

Laura Invernizzi

LE ESPRESSIONI DELLA GIOIA

Lucio Sembrano

LA GIOIA DEL VANGELO

IRROMPE NEL MONDO

Annalisa Guida

LA GIOIA DI GESÙ

Marinella Perroni

PAOLO, LIETO IN OGNI TRIBOLAZIONE

Serena Noceti

LA GIOIA DI GESÙ E DEI DISCEPOLI.

UNA SFIDA ALLA TEOLOGIA

Valentino Bulgarelli

LA GIOIA. INDICAZIONI PER UNA

EVANGELIZZAZIONE “ATTRAENTE”

Monica Cornali

LA GRAMMATICA PSICOLOGICA

DI GIOIA E FELICITÀ

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

La gioia è un dono di Dio:

I Cento capitoli gnostici di Diadoco di Fotice

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Il vizio della tristezza

APOSTOLATO BIBLICO

Sebastiano Pinto

La domenica della Bibbia nella liturgia eucaristica

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

La gioia dell’incontro inaspettato.

Il tesoro trovato di Maria Cavazzini Fortini

 

EDITORIALE

Non si può non condividere l’opinione di chi sostiene che tutto il Nuovo Testamento sia un grido di gioia. Scorrendo i quattro vangeli, dall’annuncio della venuta di Gesù (Mt 12) ai racconti di risurrezione, risuona l’eco di tale grido (Lucio Sembrano). L’irruzione della bella notizia, che il profeta di Nazaret proclama e incarna, provoca una gioia incontenibile in chi è disponibile ad accogliere e a prendere sul serio la venuta del regno di Dio. Lo stesso Gesù manifesta nella quotidianità quanto sia gioiosa un’esistenza conquistata e ispirata dal vangelo: non disdegna momenti di piacevole convivialità e non esita ad affermare che in cielo si fa festa ogni qualvolta chi era perduto si lascia ritrovare. Persino nell’imminenza della straziante fine indica nella gioia la beatitudine derivante dal rapporto di amore e di comunione con il Padre (Annalisa Guida). Essa non esclude la sofferenza; la trasfigura. È il mistero pasquale a fondarla. Paolo annunciatore intrepido della stoltezza della croce e testimone piagato della indomabile fragilità dell’annuncio cristiano vede strettamente intrecciati gioia e ministero apostolico: né la prima né il secondo sono sentimenti autoindotti o frutti di una scelta; l’una e l’altro rispondono a una necessità intrinseca dell’essere discepoli. Il fondamento cristologico ha una ricaduta ecclesiologica: come si evince da 2 Cor 1,24, l’unica finalità della fatica apostolica è collaborare alla gioia della fede dei credenti (Marinella Perroni). Sorprendentemente nel corso dei secoli la teologia e la spiritualità non hanno saputo approfittare di questi filoni teologici e di queste corpose testimonianze delle origini (con san Filippo Neri come eccezione a confermare la regola). Bisogna dunque arrivare a papa Francesco per trovare un pontefice che metta al centro del suo magistero questa dimensione della vita cristiana, come si deduce dai titoli dei suoi scritti più incisivi (Evangelii gaudium, Veritatis gaudium, Gaudete et exultate, Laudato si’, Amoris laetitia). Si tratta non so lo di riscoprire un lessico, ma soprattutto di impostare una riflessione che ponga al centro la gioia come sfida per l’antropologia teologica, sollecitazione alla cristologia, invito alla ecclesiologia, in una cornice escatologica (Serena Noceti). Così il cristianesimo potrà fuoriuscire dal bozzolo di religione del risentimento e della paura, della rinuncia e delle passioni tristi, in cui in parte si è rinchiuso e in parte lo hanno (ingiustamente) ficcato i cosiddetti maestri del sospetto, Nietzsche in particolare. È dunque importante ripensare il cristianesimo partendo dalla sua essenza di buona notizia per l’uomo e vedere come potrebbe far rinascere la speranza negli uomini di oggi che si sentono attanagliati da un senso di precarietà esistenziale (Valentino Bulgarelli). A tal fine va proposta una evangelizzazione “attraente” che presuppone e propone un’immagine di Dio meno azzimata e composta di quella modellata sull’Essere aristotelico immobile e impassibile. Un’immagine di Dio più vicina a quella presente nell’Antico Testamento. Qui non solo si dà largo spazio alle esperienze di gioia con un vocabolario ricco e variegato (Laura Invernizzi), con storie di sterilità feconde (Ester Abbattista) e con riflessioni di carattere sapienziale (Sebastiano Pinto), ma soprattutto della gioia di Dio si parla con variazioni e sottolineature stimolanti e sorprendenti. Egli gioisce del suo popolo ridendosela dei suoi nemici (cioè affrancandolo da essi) e accogliendolo in un rinnovato rapporto sponsale. Inoltre, gioisce delle sue opere, come si afferma nel Sal 104, dove si arriva a descrivere Dio che giocherella con il Leviatàn, immagine ludica del Signore che si compiace anche delle creature che l’uomo giudica più temibili (Donatella Scaiola). Per dirla con Jürgen Moltmann, «Il riso dell’universo è l’estasi di Dio». Insomma, tutto questo e altri approfondimenti si potranno trovare nel presente numero. Dunque, buona lettura! Marco Zappella



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 510"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024443
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Ripensare l’omelia

 

anno LI

Introduzione: L’omelia va curata

di Chino Biscontin .

1. Dalla parte di chi ascolta:

impressioni, valutazioni, richieste

di Cecilia Cremonesi

2. Tra i propositi del predicatore

e le aspettative degli ascoltatori

di Roberto Laurita .

3. La genesi del genere omiletico

di + Francesco Lambiasi

4. Alcuni esempi di predicazione

4.1 I molti volti della predicazione

negli Atti degli apostoli

di Carlo Broccardo .

4.2 L’ars homiletica di Gregorio Magno

di Guido Innocenzo Gargano

4.3 Antonio di Padova l’egregius predicator

di Luciano Bertazzo .

4.4 «La verità è sempre alla portata di tutti».

La predicazione di don Primo Mazzolari

di Bruno Bignami .

4.5. Papa Francesco e l’omelia

di Giovanni Gennari .

5. La natura sacramentale della predicazione liturgica

Alla luce della Verbum Domini e del Direttorio omiletico

di Silvano Sirboni .

6. La predicazione nell’orizzonte dell’ecclesiologia

del popolo di Dio in Evangelii Gaudium

di Giovanni Rota .

7. Omelia e attualizzazione delle Scritture

di Carmelo Torcivia .

8. L’omelia nel contesto liturgico di cui è parte

di Doriano Locatelli

9. L’omelia nel contesto della pastorale parrocchiale

di Ezio Caretti

10. Dieci accorgimenti per una buona omelia

di Vittorio Peri

11. Parlerò al suo cuore. Predicazione, racconto, fede

di Giuliano Zanchi

12. Omelia e immagini

di Ermes Ronchi .

13. Omelia e linguaggio che comunica

di Simona Borello

14. L’omelia e i suoi obiettivi

di Chino Biscontin .

15. Suggerimenti pratici in Evangelii Gaudium

di Chino Biscontin .

16. Del buon uso di fonti e sussidi

di Simona Borello

17. Analisi di alcune omelie

di Roberto Laurita .

18. Per una spiritualità del predicatore

di Sandro Panizzolo

 

Introduzione

L’OMELIA VA CURATA

di Chino Biscontin

Va curata nel senso che per fare una buona omelia la preparazione deve essere accurata. Va curata nel senso che non poche omelie sono afflitte da difetti che, come ogni malattia, vanno curati. Papa Francesco, in EG 135 afferma: «L’omelia è la pietra di paragone per valutare la vicinanza e la capacità d’incontro di un Pastore con il suo popolo. Di fatto, sappiamo che i fedeli le danno molta importanza; ed essi, come gli stessi ministri ordinati, molte volte soffrono, gli uni ad ascoltare e gli altri a predicare. È triste che sia così. L’omelia può essere realmente un’intensa e felice esperienza dello Spirito, un confortante incontro con la Parola, una fonte costante di rinnovamento e di crescita». Se preparata con cura, nella fede e a servizio della fede, l’omelia può dunque essere, sia per il predicatore che per i destinatari, una felice esperienza dello Spirito, una esperienza “mistica” così come concepisce la mistica Francesco, e cioè non riservata a contemplativi a tempo pieno e con modalità straordinarie, ma come esperienza della vicinanza di Dio anche nell’ordinarietà della vita. Ne ha parlato in modo incantevole ed efficace anche nell’esortazione apostolica Gaudete et exultate. Il predicatore può fare l’esperienza, davvero felice, che la Parola passa attraverso di lui, attraversa la sua anima e la sua coscienza, per giungere all’assemblea celebrante. E l’assemblea può fare l’esperienza, altrettanto felice e che a volte si manifesta con un silenzio fondo e compreso, di cui parla s. Paolo: «Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti» (1 Ts 2,13). [...]



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Titolo: "Frati francescani pittori nello Stato di Milano del Seicento (pp. 215-234)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Andrea Spiriti
Pagine:
Ean: 2484300024511
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Summary

This paper aims to describe the artistic activity of some Franciscan lay brothers in the 17th century, a phenomenon of which, as the author shows, significant examples were found in the State of Milan during the Spanish era and especially in the recently established Milan Province of the frati riformati. The employment of the lay brothers and the use of their artistic skills had obvious economic implications for their communities and responded to the need to convey important spiritual, theological and identity-related values of the religious family to which they belonged. In particular, the author examines the careers of the Franciscan painters Fra Girolamo Cottica da Premana and Fra Emanuele da Como, whose significant artistic interventions in Dongo (S. Maria delle Lacrime) and in Rome (S. Francesco a Ripa) are presented.



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Titolo: "Brüder ohne Stimme: Auf der Suche nach den Laienbrüder unter den Sächsischen Franziskanern in Mittelalter und frühreformatorischer Zeit (pp. 169-214)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Bernd Schmies
Pagine:
Ean: 2484300024528
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Summary

We know of the strong lay element in the early Saxony province of the Friars Minor through Jordan of Giano’s chronicle. Although, through the consolidation process of the medieval Saxony province, lay brothers have to withdraw from an engagement in pastoral care and positions of leadership, they still occupy a prominent place in the provincial miracle and example literature as examples of accomplished Friars Minor. For the Late Middle Ages, the author examines their traces mostly in necrologies, wills, and, during the early Reformation, in the documents mentioning the allocations made to them by the local magistrates to alleviate the former friars’ transition to the secular life. Information on the Saxon lay brothers, the author has to conclude, remains quite fragmented, their trades (porters, cooks, shoemakers, master builders, painters…) being rarely mentioned; a specific problem is to clearly identify the fratres laici within the larger family of each convent, composed also of servi, famuli and perhaps tertiaries.



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Titolo: "Le converse delle Clarisse: carattere e mutazioni lungo i secoli (pp. 125-168)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Mauro Papalini
Pagine:
Ean: 2484300024542
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Summary

Clare of Assisi provided at San Damiano a space for religious women who, despite their diversity (literate vs illiterate and intern vs extern sisters), were treated with the same dignity, based on their common profession. Using contemporary sources, this paper first follows the complicated historical developments which led to a great variety of (professed or oblate) sisters and their employments and appellations throughout the middle ages. In post-Tridentine times, then, most Clarian communities worked with the model choir sisters vs lay or converse sisters, with the latter being assigned the hard manual work within the convent and the particular service to privileged noble sisters or rich pensionaries. They had to wear a white veil, take meals and pray apart from the other sisters and were deprived of the right to vote. Only the massive return to the rule of St Clare in the 20th century and the impulse of Vatican II brought about a change of mentality which led to the abolition of this divisive system within the cloister. A final section presents early modern spiritual exhortations addressed to the converses which further cement their inferior status, but also hagiographical writings that highlight their mystical experiences as a rare area in which the converse sisters could gain attention.



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Titolo: "Franciscan Servants, Tertiaries and Lay Brothers in Nineteenth-Century Ireland (pp. 235-314)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Stephen OKane
Pagine:
Ean: 2484300024573
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Sommario

Il contributo indaga le ragioni della scarsa presenza di fratelli laici nella Provincia irlandese dei frati Minori durante il XIX sec. Per i lavori domestici, le piccole comunità (raramente più di tre frati) si rifecero all’aiuto di personale laico o, più avanti nel secolo, di terziari perpetui, mentre sono reperibili nelle fonti soltanto sei fratelli laici del primo Ordine. Tra le ragioni di questa anomalia si può indicare la mancanza di una vita stabile e comune nelle fraternità, contesto in cui la presenza di fratelli laici avrebbe potuto essere valorizzata. D’altra parte, la ricca corrispondenza rilevata nell’archivio generale romano e in quello provinciale irlandese rivela le attitudini clericali e di superiorità tra i sacerdoti del primo ordine così da non accettare facilmente dei laici come uguali nella stessa fraternità. Infatti, sono documentate le reazioni negative davanti alla richiesta di vari terziari di far professione nel primo ordine. Alla fine del secolo, però, la Curia generale insistette sulla promozione dei fratelli laici come elemento importante nella riforma della vita regolare. L’autore offre uno studio pionieristico su un argomento spesso trascurato.



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 509"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024436
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

RUBRICA

Per comunicare meglio

53. I casi difficili/22. Presentare una novità (Roberto Laurita)

DOSSIER

I nostri modi di dire

13 «Dio mi ha castigato»

1. «Dio mi ha castigato»: quale immagine di Dio è in gioco?

(Alberto Carrara)

2. Dio castiga? La prospettiva biblica (Patrizio Rota Scalabrini)

3. Le sventure sono un castigo di Dio? (Angelo Brusco)

SUSSIDIO

Il Santo Rosario. Proposte di animazione e arricchimento

(Luigi Guglielmoni e Fausto Negri)

PREPARARE LA MESSA

Dalla 22ª domenica alla 28ª domenica del Tempo ordinario

22a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Cecilia Cremonesi, Angelo Lameri)

23a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Paola Bignardi, Angelo Lameri)

24a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Alberto Carrara, Angelo Lameri)

25a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Gino Mazzoli, Angelo Lameri)

26a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Nicoletta Gatti, Vittorio Brunello)

27a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Ezio Caretti, Vittorio Brunello)

28a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Maurizio Aliotta, Vittorio Brunello)



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Titolo: "Archivum Franciscanum Historicum"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024498
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

INDEX

Historia fratrum laicorum in ordine minorum (continuabitur)

Priamo Etzi, oFm. – Verso un Institutum mixtum? La questione dell’accesso dei frati non chierici agli uffici di governo nell’ordine dei Frati minori (nota storico-giuridica)

MichaeL F. Cusato, oFm. – the minorite Vocation of the fratres laici in the Franciscan order (13th - early 14th centuries)

Mauro Papalini. – Le converse delle clarisse: carattere e mutazioni lungo i secoli

Bernd Schmies. – Brüder ohne stimme: auf der suche nach den Laienbrüdern unter den sächsischen Franziskanern in mittelalter und frühreformatorischer zeit

Andrea Spiriti. – Frati francescani pittori nello stato di milano del seicento

Stephen o’Kane, oFm. – Franciscan servants, tertiaries and Lay Brothers in nineteenth-century irelandù

Discussiones et documenta

Benedikt Mertens, oFm - maria grazia simoncini in FaBris. – da Porta di Mestitia Porta di Paradiso: giacomo da Belgioioso (†1618) e le sue meditazioni della Passione

Cayetano Sánchez Fuertes, oFm. – La diócesis de nueva cáceres (Filipinas) en 1655 según un informe de su obispo electo fray antonio de san gregorio, oFm

Summaria

Recensiones

Bolgia, Claudia. – reclaiming the roman capitol. santa maria in aracoeli from the altar of augustus to the Franciscans, ca. 500-1450. – (Juri Leoni)

Dezza, Ernesto [oFm]. – La teoria modale di giovanni duns scoto. Il caso della relazione tra creatura e creatore e la condizione di beatitudine. – (Francesco Pica)

Mcnamer, Sarah. – meditations on the Life of christ: The Short Italian Text. – (Pietro delcorno)

Austin, Amy M. - Johnston, marK d. (eds). – a companion to ramon Llull and Lullism. – (coralba colomba)

Petri Thomae [omin.] Quaestiones de ente. – (claus a. andersen)

Galamb, György (ed.). – Franciscan observance between italy and central europe. Proceedings of international conference, 4-6 december 2014. Franciscan monastery of szeged-alsóváros (hungary). – (mónika molnár)

Arthur, Kathleen G. – Women, art and observant Franciscan Piety. caterina Vigri and the Poor clares in early modern Ferrara. – (Juri Leoni)

Solvi, Daniele. – il canone agiografico di san Bernardino (post 1460). - (Juri Leoni)

Rivero Cabrera, Arelis. – commitment Beyond rules: Franciscans in colonial cuba, 1531-1842. – (rafael sanz)

Po-chia Hsia, ronnie (ed.). – a companion to early modern catholic global missions. – (Benedikt mertens)

Péano, Pierre, oFm. – Les Franciscains dans le sud-est de la France. Les Provinces Franciscaines de ProVence et de Lyon 1217- 1943. – (Pierre moracchini)

Rex Galindo, David. – to sin no more. Franciscans and conversion in the hispanic World, 1683-1830. – (Francisco morales) .

Notae bibliographicae

Libri ad nos missi



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Titolo: "La diócesis de Nueva Cáceres (Filipinas) en 1655 según un informe de su obispo electo fray Antonio de San Gregorio, OFM (pp. 347-370)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Cayetano Sánchez Fuertes
Pagine:
Ean: 2484300024535
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Summary

The author presents the life and works of the Spanish friar Antonio de San Gregorio (1594-1661), a member of the St Gregory Province in the Philippines. His appointment to the bishopric of Nueva Cáceres in South-Eastern Luzon shows in exemplary fashion the difficult itinerary from the choice of a bishop candidate by the Spanish king to his consecration and actual episcopal ministry in this remote part of the Catholic world. As a matter of fact, fray Antonio was never consecrated bishop, since the papal nomination bull did not reach him in time. Nevertheless, he administered his diocese as bishop-elect from the early 1650s. The author then transcribes and comments upon a report on the diocese of Nueva Cáceres, which fray Antonio addressed to the Spanish king in 1655. He deplores the precarious material and pastoral state of his diocese and includes a plea for a more adequate distribution of parishes between secular and regular clergy. The second appendix consists of the transcription of a letter by the Cámera de Índias of 1660, which supports fray Antonio’s request for financial help to pay for the issuing and shipping of the lacking papal bull.



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Titolo: "Asprenas n. 2/2019"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024467
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

PRESENTAZIONE

1. Il 14 settembre del 410, giorno della memoria di san Cipriano di Cartagine, esaltando la coraggiosa testimonianza di questo martire es - pressa con la predicazione e con gli scritti, sant’Agostino affermava: «Numquid propter paucos dies vitae huius quiescere debet ministerium cordis et linguae nostrae? Absit» (Discorso 313/E, § 7). Il vescovo d’Ippona definisce la predicazione come un “servizio” coinvolgente le risorse sia interiori, il “cuore”, sia esteriori, la “lingua”, metonimicamente da intendersi rispettivamente per “carità” e “parola”. Non esista alcuna giustificazione, nemmeno il pericolo della persecuzione e della morte, che possa far cessare il servizio della carità insegnata dalla parola e della parola trasfigurata in atto d’amore. Abbiamo esordito con tale riferimento per introdurre questo fascicolo della nostra Rivista, il primo di due che nell’anno in corso dedicheremo al tema mai abbastanza discusso della predicazione. In questi nostri tempi, infatti, si riscontra una sua grande crisi, perché da taluni confusa con la catechesi, da altri con la mera esegesi di testi biblici, da altri ancora con esortazioni moralistiche o addirittura con lo spazio utilizzabile per poter “personalizzare” con il proprio stile istrionesco un elemento tanto rilevante per la comunicazione e la maturazione della fede dei credenti. La predicazione è sempre stata al centro dell’attenzione, sia nell’ambito giudaico che in quello cristiano. Il Libro di Neemia narra la lettura pubblica della Legge a Gerusalemme, avvenuto il primo giorno del settimo mese sulla piazza presso la Porta delle Acque (cf. Ne 8,1-2). Compito di Esdra e dei leviti suoi collaboratori era non solo “proclamare”, ma anche “far intendere”, quindi “spiegare” la parola di Dio al popolo: si noti l’impiego del verbo bîn, “capire”, coniugato all’hifil, la forma causativa, cioè “far comprendere”. D’altronde, vogliamo accennare che secondo la tradizione anticotestamentaria il sacerdote aveva già in epoca preesilica l’incombenza di spiegare la legge: «Insegnano i tuoi decreti a Giacobbe e la tua legge a Israele» (Dt 33,10a). Insegnare predicando la Torah per i sacerdoti costituisce un dovere, benché i profeti – a loro volta dediti per vocazione esclusiva a mediare la parola divina – siano costretti a rilevare le loro inadempienze al riguardo (cf. Mic 3,11; Ger 18,18; Ez 7,26). Valga come esempio l’esplicita considerazione di Mal 2,7: «Infatti le labbra del sacerdote devono custodire la scienza e dalla sua bocca si ricerca l’istruzione, perché egli è messaggero del Signore degli eserciti». L’istituzione della sinagoga ha fin dalle sue origini avuto quale nucleo fondamentale del proprio culto proprio la lettura della Legge e la sua spiegazione. Per limitarci all’antichità, riferiamo una bella testimonianza di Filone d’Alessandria: «Sono soliti apprendere (ajnadidavskontai) queste leggi in ogni momento, ma soprattutto ogni settimo giorno. Perché il settimo giorno è reputato sacro, e in questo giorno si astengono da qualunque altro lavoro e si recano in luoghi sacri che chiamano sinagoghe. Là, disposti in file a seconda dell’età, i più giovani dietro ai più anziani, si siedono in modo conveniente alla situazione, pronti all’ascolto. Allora uno prende i libri e legge, e un altro tra quelli di maggiore esperienza avanza e spiega (ajnadidavskei) ciò che non è facilmente comprensibile» (Quod omnis probus liber sit 81-82). Altrove egli, sempre parlando di ciò che avviene di sabato nelle sinagoghe, così scrive: «Ma un sacerdote che sia presente o uno degli anziani, legge loro le sante leggi e le spiega punto per punto (kaqΔ e{kaston ejxhgei`tai) più o meno fino al tardo pomeriggio, quando se ne vanno dopo aver ricavato sia una precisa conoscenza delle leggi sacre, sia un notevole miglioramento nella pietà» (Hypothetica 7,13). L’obiettivo della predicazione sinagogale è ancora precisato in un altro luogo da Filone, il quale afferma che chi parla nella sinagoga «non fa vanto d’abilità oratoria come i retori e i sofisti di oggi, ma ricerca l’esattezza nell’esposizione (diermhneuvwn ajkrivbeian) dei suoi pensieri, esattezza che non si limita a scalfire l’udito, ma, attraverso di esso, raggiunge l’anima e vi rimane salda (ejpi; yuchvn e[rcetai kai; bebaivw" ejpimevnei)» (De vita contemplativa 31). 2. Anche il Nuovo Testamento ricorda la pratica della predicazione nelle sinagoghe (cf. ad esempio Lc 4,15-28). In tal senso, interprete originale della predicazione, pur ampiamente praticata anche al di fuori dei luoghi sacri, è stato Gesù di Nazaret, come si dirà nel nostro articolo. Il suo stile inconfondibile, in cui l’aspetto narrativo (le parabole) riveste un ruolo preponderante, la sua innegabile capacità di creare comunione pur parlando a tante persone, il suo tema, quello del regno di Dio, declinabile nei suoi rivoli di amore, riconciliazione, giustizia, preghiera e altro ancora, ne fanno un autentico maestro. Egli, inoltre, inizia la sua vita pubblica cominciando ad affermare che «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,31), suscitando ammirazione e meraviglia, e prima di ascendere al cielo spiega ai discepoli tutto ciò che si riferiva a lui nelle Scritture (cf. Lc 24,27.44-5), provocando ardore nel cuore e gioia. D’altronde, la sua stessa vita è “predicazione”, avendo comunicato il Vangelo con parole e opere. Sulla scia del Maestro di Nazaret, i suoi discepoli eserciteranno il servizio della predicazione per esporre il messaggio della salvezza. Gli Atti degli Apostoli presentano quali figure principali di predicatori Pietro e Paolo di Tarso. A quest’ultimo e al suo discorso nella sinagoga di Antiochia di Pisidia è dedicato il contributo di ANTONIO LANDI. In quell’occasione l’apostolo ripercorre le tappe della storia della salvezza e le attese profetiche in riferimento alla risurrezione di Cristo: questo si rivela un utile suggerimento per chi è chiamato oggi a illustrare il mistero di Cristo, aiutando chi ascolta a interpretare la propria vita alla luce del Vangelo. L’annotazione di Filone riguardante una predicazione che raggiunga l’anima non è ignota ai cristiani delle origini. Gli Atti degli Apostoli rilevano che, ascoltato il discorso di Pietro in occasione della Pentecoste, gli astanti «si sentirono trafiggere il cuore» e subito chiesero a lui e agli altri apostoli che cosa fare. Sorse ben presto, però, il problema del modo in cui si poteva presentare il contenuto del messaggio evangelico, affinché esso riuscisse a fidem facere et animos impellere: conquistare la fiducia dal punto di vista razionale e convincere [...] 



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Titolo: "Da Porta di Mestitia a Porta di Paradiso: Giacomo da Belgioioso (1618) e le sue meditazioni della Passione (pp. 315-345)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Benedikt Mertens, Maria Grazia Simoncini in Fabris
Pagine:
Ean: 2484300024504
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Summary

This paper sheds light on a nearly forgotten Early modern Franciscan manual containing meditations on the Passion on a weekly basis and its author, Giacomo da Beligioso, a member of the Reformed Custody of Pavia. A survey shows that this work had, under two different names, twelve editions ranging from 1610 to 1793, which were mainly published in Turin. After a presentation of the characteristics of these editions, as to the developments of their contents and illustrations, the editio princeps of this book finds a more thorough analysis in the context of contemporary Catholic and—more specifically—Franciscan spiritual literature. As a result, whereas this manual proved to be a valid example of a Franciscan affective approach to the Passion in the early 17th century, its editorial success—as much as the traceable effective readership throughout two centuries—is somewhat surprising, given the changed spiritual climate during the Catholic Enlightenment period.



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Titolo: "LEVANGELIZZAZIONE SECONDO S. BONAVENTURA"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Andrea Di Maio
Pagine:
Ean: 2484300024795
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Il desiderio di comunicare il Vangelo ai cristiani e ai non cristiani ha caratterizzato il francescanesimo delle origini. L’esperienza apparentemente infruttuosa della predicazione di Francesco al Sultano e il martirio dei protomartiri francescani in Marocco portarono, nel successivo processo di istituzionalizzazione dell’Ordine, sia a una idealizzazione, sia a una trasformazione dell’opera di evangelizzazione, a cui Bonaventura diede una signifi cativa sistemazione teorica e pratica.

Parole chiave: evangelizzazione, testimonianza, predicazione, missioni.

 

Summary – The desire to communicate the Gospel to Christians and non-Christians has characterized the origins of Franciscanism. The apparently unsuccessful experience of the preaching of Francis to the Sultan and the martyrdom of the Franciscan protomartyrs in Morocco had brought, in the subsequent process of the institutionalization of the Order, both a nostalgia and a transformation of the work of evangelization, to which St. Bonaventure gave a signifi cant theoretical and practical plan.

Keywords: evangelization, testimony, preaching, missions.

 

 





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Titolo: "L IO E LOMBRA"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Andrea Gentile
Pagine:
Ean: 2484300024801
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Ognuno di noi è seguito da un’ombra. Questo mondo, che sta sotto e dietro la maschera della persona e dell’agire sociale, Jung lo ha chiamato, con un’espressione che ricorda Dostoevskij, i «sotterranei dell’anima». Il dualismo tra l’io e l’ombra ci porta a vivere dei confl itti interiori e a sperimentare delle “situazioni- limite”. Il “naufragio” è la fi gura fi losofi ca con cui Jaspers defi nisce il senso ultimo dell’esistenza umana: le “situazioni-limite” sembrano essere labirinti senza via uscita, ma allo stesso tempo contengono in sé la possibilità di essere superate. Sono momenti cruciali in cui, nonostante la diffi coltà e l’incertezza, possiamo vedere delineato più chiaramente l’orizzonte e il senso della nostra vita: tutto ciò che dà senso e signifi cato alla nostra esistenza. Come ha osservato Viktor Frankl, è sorprendente e incoraggiante vedere come le persone, anche ferite, possono fi orire dopo aver vissuto esperienze limite: scoprono le loro capacità, le potenzialità più profonde fi no a quel momento nascoste nell’ombra. È come se, dopo la grande scossa della vita, trovassero il potenziale più puro e idiosincratico che vive in loro. E dopo averlo trovato, decidono di vivere sulla base di questo, senza perderlo lungo la strada, mostrando e condividendo con il resto degli umani quanto di più profondo e autentico è potenzialmente connaturato nel loro essere.

Parole chiave: situazioni-limite, ombra, tempo interiore, naufragio, soglia, esperienze limite. 

Summary – Every one of us is followed by a shadow. This world, which is both under and behind the mask of the persona and social action, which Jung had called it, with an expression that Dostoevsky renames, the “basements of the soul”. The dualism between the ego and the shadow leads us to experience inner confl icts and “limit situations”. The “shipwreck” is the philosophical fi gure with which Jaspers defi nes the ultimate meaning of human existence: the “limit situations” seem to be labyrinths with no way out, nevertheless at the same time contain the possibility of being overcome. These are crucial moments in which, despite diffi culty and uncertainty, we can see more clearly the horizon and the meaning of our life: all that gives meaning and signifi cance to our existence. As Viktor Frankl observed, it is surprising and encouraging to see how people, even wounded, can fl ourish after experiencing limitless experiences: they discover their abilities, the deepest potential previously hidden in the shadows. It is as if, after the great shock of life, they fi nd the purest and most distinctive potential that lives in them. And after having found it, they decide to live on the basis of this, without losing it along the way, showing and sharing with the rest of human beings the most profound and authentic is potentially inherent in their being.

Keywords: limit situations, shadow, inner time, shipwreck, threshold, limit experiences.



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Titolo: "NARBONNE E NEMI"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Timothy Kulbicki
Pagine:
Ean: 2484300024818
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Come le famose Costituzioni di Narbonne del 1260 erano più una sintesi degli sviluppi dei decenni precedenti che qualcosa di completamente nuovo, così anche le Costituzioni Francescane Conventuali del 2019, approvate dal Capitolo Generale Straordinario tenuto a Nemi nel 2018. La sintesi di questi sviluppi si può trovare nei primi due articoli delle nuove Costituzioni, dai quali tutte le successive revisioni fl uiscono piuttosto senza interruzioni. Includono: l’Ordine come religio; una fraternità ‘fraterna’; la minoritas come modo caratteristico di seguire Gesù povero e umile; la dimensione conventuale, sia nella vita fraterna che nella missione; la dimensione mariana e kolbiana che promuove sia la santità che la missione; e un modo di pensare teologicamente in communio.

Parole chiave: Costituzioni, Bonaventura, fraternità, minorità, conventualità.

Summary – In the same way that the famous Constitutions of Narbonne of 1260 were more of a synthesis of developments of prior decades than anything completely novel, so too the Conventual Franciscan Constitutions of 2019, as approved by an Extraordinary General Chapter held at Nemi in 2018. The synthesis of these developments can be found in the fi rst two articles of the new Constitutions; all the revisions fl ow rather seamlessly from the opening pair. They include: the Order as a religio; a fraternal brotherhood; minoritas as a characteristic way of following the poor and humble Jesus; the Conventual dimension, both in fraternal life and in mission; the Marian and Kolbean dimensions which promote both holiness and mission; and a way of thinking theologically in communio.

Keywords: Constitutions, Bonaventure, brotherhood, minoritas, conventual dimension.



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Titolo: "THE CHRISTOLOGY OF DE INCARNATIONIS DOMINICAE SACRAMENTO OF ST. AMBROSE"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Pio Libby
Pagine:
Ean: 2484300024825
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Questo studio della De incarnationis dominicae sacramento mostra Ambrogio di Milano come un uomo che si è applicato con zelo allo studio della fede e che aveva una chiara comprensione delle tradizioni teologiche sia dell’Oriente che dell’Occidente. Riconobbe anche i problemi inerenti alle eresie del suo tempo e si oppose vigorosamente a tutti gli errori della fede apostolica. Accettò il confl itto per difendere la piena divinità di Gesù Cristo come uguale al Padre, mentre allo stesso tempo non era soddisfatto di sostenere solo che assunse la vera carne, ma sviluppò ulteriormente questa comprensione per spiegare che prese un completa e perfetta natura umana che includeva un’anima razionale. Ambrogio sosteneva una piena divinità e una piena umanità, rimanendo entrambi perfetti e immutati in se stessi, uniti nell’unico Figlio divino di Dio. Nonostante questa grande intuizione del mistero dell’Incarnazione, tuttavia, non ha avuto pieno successo nel mantenere la dualità pur esprimendo l’unità. Forse le sue preoccupazioni pastorali non gli hanno concesso il tempo di addentrarsi in speculazioni oltre a quello che riguardava direttamente i problemi in questione, ma egli non offre una vera visione di come le nature interagiscano tra loro in conseguenza della loro unione in Cristo. L’unica impresa di questo genere che è stata fatta riguardo alla conoscenza di Cristo ci lascia l’impressione che il principio di Ambrogio della dualità delle nature fosse messo a rischio. Alla fi ne capiamo che Ambrogio non può portarci oltre la dichiarazione che le due perfette nature della divinità e dell’umanità sono unite nell’unico Gesù Cristo, che è il divino Figlio di Dio. Ciò non dovrebbe prescindere dal fatto che questa è una grande impresa in sé e per sé e riconosciamo che Ambrogio ha dato un grande contributo allo sviluppo teologico dell’Incarnazione, offrendo intuizioni che hanno permesso ai teologi e ai Concili che seguirono di appellarsi a lui come un grande maestro di ortodossia.

Parole chiave: Ambrogio di Milano, arianesimo, apollinarismo, cristologia, divinità, umanità, incarnazione, natura, persona, Trinità.

Summary – This study of the De incarnationis dominicae sacramento shows Ambrose of Milan as a man who applied himself most zealously to studying the faith and had a clear understanding of the theological traditions of both East and West. He also recognized the inherent problems of the heresies of his day and opposed all errors to the Apostolic faith vigorously. He took up the fi ght to defend the full divinity of Jesus Christ as being equal to the Father, while at the same time not being satisfi ed to maintain only that He assumed true fl esh but further developed this understanding in order to explain that He took on a complete and perfect human nature that included a rational soul. Ambrose argued for a full divinity and a full humanity, both remaining perfect and unchanged in themselves, united in the one divine Son of God. Despite this great insight into the mystery of the Incarnation, however, he was not completely successful in maintaining the duality while expressing the unity. Perhaps his pastoral concerns did not afford him the time to enter into speculation beyond that which directly addressed the problems at hand, but he offers no real insight into how the natures interacted with one another in consequence of their union in Christ. The only such venture being made with regards to the knowledge of Christ, leaves us with the impression that Ambrose’s own principle of the duality of natures was put at risk. In the end we understand that Ambrose can take us no further than the declaration that the two perfect natures of divinity and humanity are united in the one and the same Jesus Christ, who is the divine Son of God. This should not discount the fact that this is a great feat in and of itself and we acknowledge that Ambrose made a great contribution to the theological development of the Incarnation, offering insights that allowed the theologians and Councils that followed to appeal to him as a great teacher of orthodoxy.

Keywords: Ambrose of Milan, Arianism, Apollinarianism, Christology, divinity, humanity, Incarnation, nature, persona, Trinity.



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Titolo: "VENERABLE JOSEPH VITHAYATHIL: A MODEL FOR SPIRITUAL DIRECTORS"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Vinaya Varghese
Pagine:
Ean: 2484300024832
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – L’obiettivo di questo studio è quello di indagare sul Venerabile Joseph Vithayathil, che è considerato e riconosciuto come uno dei più zelanti ed entusiasti sacerdoti che appartengono alla Chiesa Syro-Malabarese in India e che si è interamente dedicato al ministero di direzione spirituale. L’approfondimento teologico e spirituale della vita e degli scritti di p. Joseph Vithayathil prova che, prima di tutto, era una guida per se stesso. Il suo modo di vita ascetico, le rigorose osservanze degli esercizi spirituali quotidiani e l’intimità con Gesù nell’Eucaristia, ecc. lo stimolarono a raggiungere l’energia interiore per essere un’ispirazione e una guida per tutti. Nel corso di settant’anni della sua vita sacerdotale, attraverso il suo ministero pastorale di direzione spirituale, ha guidato molti sulla via della santità. Ha dedicato una grande quantità di tempo ed energie al lavoro di direzione spirituale, cercando di condurre gli altri ad una penetrazione profonda del mistero dell’amore di Dio nelle loro vite. Questo articolo cerca di presentare p. Joseph Vithayathil come un direttore spirituale competente in tre aree del suo ministero sacerdotale. In primo luogo, come direttore spirituale della Beata Mariam Thresia, una mistica, fondatrice della Congregazione della Sacra Famiglia (CHF), in secondo luogo, come cofondatore e guida spirituale delle sorelle della Sacra Famiglia e, in terzo luogo, come parroco che ha guidato il suo popolo come un buon pastore attraverso i verdi pascoli. Questo studio ritrae la sua vita virtuosa come modello per tutti i sacerdoti e le persone consacrate, che affrontano molte sfi de nel loro ministero pastorale e che si sforzano di diventare guide spirituali più competente e sante.

Parole chiave: direzione spirituale/direttore spirituale, Joseph Vithayathil, Mariam Thresia, suore Sacra Famiglia, virtù.

Summary – The objective of this study is to examine Venerable Joseph Vithayathil, who is considered and recognized as one of the most zealous and enthusiastic priests belonging to the Syro-Malabar Church in India and who has dedicated himself entirely to the ministry of spiritual direction. The theological and spiritual study of the life and writings of Fr. Joseph Vithayathil proves that, fi rst of all, he was a guide for himself. His ascetic way of life, the rigorous observances of daily spiritual exercises and his intimacy with Jesus in the Eucharist, etc. stimulated him to reach the inner energy to be an inspiration and a guide for all. During the seventy years of his priestly life, through his pastoral ministry of spiritual direction, he led many on the path of holiness. He dedicated a great deal of time and energy to the work of spiritual direction, trying to lead others to a deeper permeation of the mystery of God’s love in their lives. This article attempts to present Fr. Joseph Vithayathil as a competent spiritual director in three areas of his priestly ministry. Firstly, as spiritual director of Blessed Mariam Thresia, a mystic, founder of the Congregation of the Holy Family (CHF), secondly, as co-founder and spiritual guide of the sisters of the Holy Family and, thirdly, as parish priest who led his people like a good shepherd through the green pastures. This study portrays his virtuous life as a model for all priests and consecrated persons who face many challenges in their pastoral ministry and who strive to become more competent and holy spiritual guides.

Keywords: spiritual direction/spiritual director, Joseph Vithayathil, Mariam Thresia, Holy Family Sisters, virtues.



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Titolo: "DUNS SCOTUS, PAUL VI AND MICHAEL RAMSEY"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Edward J. Ondrako
Pagine:
Ean: 2484300024849
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Summary – St. Francis of Assisi’s mission to rebuild the Church has its faithful interpretation in the works of his theologian disciples especially St. Bonaventure and Bl. John Duns Scotus. During Vatican Council II, Pope Paul VI and the Archbishop of Canterbury Michael Ramsey seized the moment to renew Christian witness that belongs to the Church universal and is founded on the love of learning and desire for God. Part One explores the groundwork of Paul VI to make accessible the Franciscan School represented by St. Bonaventure and Bl. John Duns Scotus to heal the earthquake of the Reformation. Michael Ramsey joined the chorus of voices. Part Two amplifi es Paul VI’s discovery of Duns Scotus as a preeminently valid way of thinking about rebuilding the Church. Michael Ramsey joined in by employing the Anglican quest for holiness. Perennial questions remain: how to heal hurt that comes from a misbegotten exercise of power; how to restore any uniqueness in the relationship with those who are hurt; how to forgive and to undevastate? More than a half century later, this essay suggests Paul VI and Michael Ramsey were convinced: Vatican II is irreplaceable!

Keywords: Scotism, Vatican II, Alma Parens, Kantianism, Hegelianism.

Sommario – La missione di san Francesco d’Assisi di ricostruire la Chiesa ha la sua fedele interpretazione nelle opere dei suoi discepoli teologi, in particolare San Bonaventura e il B. Duns Scoto. Durante il Concilio Vaticano II, Papa Paolo VI e l’Arcivescovo di Canterbury, Michael Ramsey, hanno colto l’occasione per rinnovare la testimonianza cristiana che appartiene alla Chiesa universale e si fonda sull’amore per il sapere e il desiderio di Dio. La prima parte esplora le basi di Paolo VI per rendere accessibile la Scuola francescana rappresentata da San Bonaventura e dal Beato Scoto, per guarire il “terremoto” della Riforma. Michael Ramsey si unì al coro di voci. La seconda parte amplifi ca la scoperta di Duns Scoto da parte di Paolo VI, come un modo preminentemente valido di pensare alla ricostruzione della Chiesa. Michael Ramsey si è unito assumendo la ricerca anglicana per la santità. Rimangono le domande perenni: come guarire il dolore che deriva da un esercizio di potere sbagliato; come ripristinare ogni unicità nella relazione con coloro che sono feriti; come perdonare e ricostruire? Più di mezzo secolo dopo, questo saggio suggerisce che Paolo VI e Michael Ramsey erano convinti: il Vaticano II è insostituibile!

Parole chiave: scotismo, Vaticano II, Alma Parens, kantismo, hegelismo.



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