Articoli religiosi

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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024474
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

INDICE

Editoriale

 M. Roselli

Tirare avanti o spingersi oltre?

Studi

 G. Bezze

Perché adulti senza cresima?

 I . Seghedoni

Il Secondo Annuncio e il Sacramento Secondo

 A. Matteo

La fede è ancora possibile per un adulto!

 M. Gioia

Cresima, mobilità e appartenenza

 K. Cazzaro

La cresima degli adulti: una esperienza svizzera

 M. Roselli

La cresima degli adulti: una esperienza italiana

 M. Gallo

Celebrare la cresima degli adulti

Sussidi e testi

 M. Roselli

Un ritiro spirituale con cresimandi adulti

 A. Costabile

Celebrare la penitenza con cresimandi adulti

Formazione

 M. Gallo – S. Sirboni

La Messa e il Messale

4. Il gesto spirituale

 G. Tornambè

«È veramente cosa buona e giusta»

4. «Eccomi, sono la serva del Signore»

Dibattiti

 M. Augé – A. Grillo

Usi e abusi in liturgia: a proposito di RPL 3/2019

 

EDITORIALE

Michele Roselli

Tirare avanti o spingersi oltre?

Sono diverse le persone che, non avendo completato l’iniziazione cristiana da ragazzi, chiedono di ricevere la confermazione. Spesso, questa domanda sorge in vista del matrimonio o della richiesta di impegno come padrino o madrina del battesimo o della cresima di un parente o di un amico. Per questo essa è, frequentemente, una domanda urgente, fatta per necessità, che raramente manifesta il desiderio di (ri)cominciare un cammino di fede e che riduce il sacramento della cresima a «sacramento del certificato». Come accogliere queste domande? Ci si deve accontentare di amministrare il sacramento con il minor dispendio di tempi e di energie da parte di tutti, oppure si può tentare di favorire un progresso? Lo sappiamo, almeno teoricamente, questa seconda opzione è la più evangelica. Ma è realisticamente sostenibile a fronte di scarso interesse (almeno in apparenza), di un agire pastorale obeso e di un numero di operatori che si assottiglia? Ed ancora: come accompagnare la domanda dei sacramenti perché essi non siano soltanto cerimonie? Quali sono i tentativi in atto? Qual è il compito iniziatico e mistagogico richiesto da questa sfida? Infine, come la teologia più recente afferma, i sacramenti sono «riti che danno forma alla vita». Allora è lecito domandarsi: quali deformazioni derivano da un processo disordinato che, dopo avere compromesso l’unità sacramentale di battesimo, confermazione ed eucaristia, la diluisce in un arco di tempo più o meno lungo e trasforma il secondo sacramento nel terzo o nel quarto? In altri termini, che cosa cambia ricevere la cresima da adulti? E che cosa questo cambia per la chiesa?

Il percorso
 Per tentare di offrire qualche cenno di risposta alle domande presentate, questo numero della rivista offre una breve ricognizione. G. Bezze problematizza le questioni legate all’età, alla collocazione e all’ordine dei sacramenti dei percorsi di iniziazione cristiana dei ragazzi e ricostruisce la storia recente della questione. L’inadeguatezza delle proposte catechistiche e rituali rivolte ai ragazzi può provocare un abbandono dei percorsi dopo l’eucaristia e la richiesta della cresima in età adulta. I. Seghedoni assume come linea di partenza il disordine (teologico) dei nostri percorsi di IC e mette in luce i limiti di una tale comprensione. Propositivamente mostra che la possibilità di un annuncio del vangelo di libertà si radica sulla capacità di puntare sulla simbolica della cresima non come sacramento del compimento, ma come sacramento non necessario. M. Roselli e K. Cazzaro raccontano l’esperienza dell’accompagnamento di adulti verso la cresima. Tali percorsi devono tenere aperte diverse vie di accesso al mistero (K. Cazzaro). Ciò domanda anche di prendere sul serio tutte le dimensioni dell’esperienza cristiana (M. Roselli) ed in particolare il potenziale iniziatico della liturgia, il cui codice rituale dovrebbe essere attivato il prima possibile e non solo nella messa di celebrazione del sacramento. (M. Gallo).

La cresima di adulti richiede tempo e domanda da adulti
 Ci vuole tempo per fare evolvere e convertire le rappresentazioni di fede. Ci vuole tempo e ritmo – accoglienza e decisione, conversione, preghiera – per camminare verso la cresima. Questo vale anche per i migranti e li può aiutare a far evolvere le motivazioni di richiesta del sacramento da mezzo di integrazione sociale a segno del dono di Dio. Ci vuole tempo anche per stare nelle dinamiche ecclesiali e comunitarie che il sacramento significa. L’accoglienza della domanda di sacramento può essere occasione per ragionare sui modi in cui la chiesa si fa carico dell’adulto.

Almeno due piste per continuare
 La domanda della cresima da adulti è appello alla comunità che ci manca o che sembra essere altrove. Anche relativamente ai percorsi di completamento d’iniziazione cristiana può valere la diagnosi che vale per l’iniziazione cristiana in generale. Essa è una questione ecclesiologica, non soltanto pastorale e neppure solo catechistica. Domanda di ritrovare un protagonismo dell’intera comunità ecclesiale, perché tutti – lo sappiano o meno – sono testimoni di fede per coloro che sono generati alla fede. Riconosciuto l’attuale disordine teologico delle tappe sacramentali della IC ed ammesso che sul panorama attuale incidono questioni pedagogiche e tradizionali, aldilà delle posizioni che ciascuno liberamente può sostenere, il punto assodato che la prassi ci rinvia è che un ritrovato ordine teologico nella collocazione nell’ordine dei sacramenti non garantisce la continuità del cammino. In questo senso parrebbe più promettente lavorare per manifestare l’unità di battesimo, confermazione ed eucaristia. Si tratterebbe di uscire dalla visione lineare dei sacramenti a vantaggio di una visione concentrica, tipica dell’era patristica, e di mostrare il legame della cresima con gli altri due sacramenti della IC e la centralità dell’eucaristia come compimento non solo dei tre sacramenti della IC, ma dell’intero settenario sacramentale.  



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Titolo: "Verso un Institutum mixtum? La questione dellaccesso dei frati non chierici agli uffici di governo nellOrdine dei Frati Minori (nota storico-giuridica) (pp. 5-20)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Priamo Etzi
Pagine:
Ean: 2484300024566
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Summary

This short contribution takes paragraph 61 of John Paul II’s Apostolic Exhortation Vita Consecrata (VC) as its starting point. In addition to Clerical and Lay Religious Institutes, VC also recognizes the canonical possibility of the existence of so-called “mixed” Institutes, in which all members—regardless of whether they are cleric or lay—have the same rights regarding access to offices of governance. Through a concise but chronologically wide-ranging examination of the principal Franciscan sources, supported by specialized historical-juridical studies on the subject, the article attempts to show how this new category (in which the Order of Friars Minor, currently identified by the Church as a Clerical Institute, hopes to be included as soon as possible) would better correspond to the original identity of the Franciscan Order as envisaged by Francis of Assisi in his Rule: a Fraternity open to cleric and lay friars without distinction.



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Titolo: "The Minorite Vocation of the fratres laici in the Franciscan Order (13th - early 14th Centuries) (pp. 21-124)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Michael F. Cusato
Pagine:
Ean: 2484300024559
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Sommario

Il contributo presenta nella prima parte il ruolo subordinato dei conversi tra i benedettini cluniacensi, i cisterciensi e i domenicani. In tale contesto emerge la novità della fraternitas di Francesco d’Assisi come movimento di penitenti laici, il cui sviluppo sino alla morte del fondatore viene indagato nella seconda parte. Come dimostra l’evoluzione della Regola ‘non bollata’, la fraternità in espansione doveva tenere ormai conto della presenza di frati chierici, fatto che come tale però non creava notevoli distinzioni (ad es., tutti portavano lo stesso abito e avevano accesso al servizio di ministro) e non minacciava l’unica vocazione minoritica-penitenziale. Dall’altro lato, le direttive del Lateranense IV sulla formazione ed approvazione dei predicatori, come anche i tentativi dei chierici di imporre le loro prerogative, andavano creando una nuova situazione, illustrata nella terza parte: come dimostrano le prime Costituzioni generali, l’ammissione dei frati laici, spesso destinati ai servizi domestici in conventi focalizzati sulla pastorale urbana, veniva ormai guardata con sospetto se non ostacolata. L’esempio di frate Egidio, la letteratura agiografica non ufficiale o ancora la testimonianza d’Angelo Clareno lasciano intravedere una certa opposizione a questa tendenza generale e fanno del frate laico l’esponente della fedeltà all’ideale del facere penitentiam, in solidarietà con i bisognosi e con le popolazioni contadine.



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Titolo: "Miscellanea Francescana n. I-II/2019"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024771
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

Editoriale

Studi filosofici 

Orlando Todisco, OFMConv, Il platonismo di Bessarione e di Bonaventura. Rifl essi nella vicenda del “Filioque”

Andrea Gentile, L’ io e l’ombra. Il tempo interiore e le “situazionilimite”

Studi teologici

Pio Libby, FoH, The Christology of “De Incarnationis dominicae sacramento” of St. Ambrose. An Analysis in the Context of the Early Patristic Christological and Trinitarian Theology

Edward J. Ondrako, OFMConv, Duns Scotus, Paul VI and Michael Ramsey. Making Accessible Their Witness to Christian Unity

Vincenzo Rosito, Come olio lungo i bordi. Rifl essioni sulla testimonianza cristiana a partire dal volume di Domenico Paoletti, “Paolo VI testimone dell’amore. Attualità e profezia”

Vinaya Varghese, CHF, Venerable Joseph Vithayathil: A Model for Spiritual Directors. Theological and Spiritual Investigation on His Life and Writings

Studi francescani

 

Andrea Di Maio, L’evangelizzazione secondo s. Bonaventura. Testimonianza, predicazione, missione

Luciano Bertazzo, OFMConv, “Fratres in itinere”: diplomazia e missione dei frati francescani nel Cathay. L’esemplarità di Odorico da Pordenone
Cosimo Scordato, “Ed ecco io sono con voi…”. Dall’Eucaristia il complesso basilicale di San Francesco d’Assisi

Timothy Kulbicki, OFMConv, Narbonne e Nemi. Le Costituzioni francescane di s. Bonaventura e quelle odierne

Recensioni

Segnalazioni

Libri ricevuti

Direttive per i collaboratori

 

 

Editoriale

Sono dieci gli articoli, di diverso tenore e ampiezza, che costituiscono il presente volume di Miscellanea, insieme a numerose e qualificate recensioni, come d’abitudine; gli articoli sono a carattere filosofi co, teologico e francescano. La prima sezione comprende due studi filosofi ci e si apre con il contributo di Orlando Todisco, su una tematica, e dei personaggi, che in verità trattano questioni filosofi che, teologiche, anche ecumeniche. Infatti lo studio verte sul rapporto tra il platonismo di s. Bonaventura e del card. Bessarione (sec. XV), in merito alla vexata quaestio del Filioque nel concilio di Firenze. L’autore si chiede come mai Bessarione non riuscì nell’obiettivo di superare i dissapori dottrinali circa il Filioque, mentre Bonaventura lo aveva conseguito due secoli prima, realizzando una comunione sostanziale tra le due Chiese. La tesi sostenuta è che Bessarione è un orientale la cui formazione dottrinale ha preso una piega chiaramente occidentale; Bonaventura, invece, è un occidentale la cui prospettiva filosofi co-teologica ha un’anima profondamente francescana e cioè orientale e occidentale insieme. Il secondo studio è di Andrea Gentile e riguarda il dualismo tra l’io e la sua ombra (nell’accezione di C. G. Jung), che ci porta a vivere dei conflitti interiori e a sperimentare delle “situazioni-limite”: labirinti senza via uscita, ma che allo stesso tempo contengono in sé la possibilità di essere superate. Infatti è sorprendente e incoraggiante vedere come le persone, anche ferite, possono fiorire dopo aver vissuto esperienze limite (V. Frankl): scoprono le loro capacità, le potenzialità più profonde fi no a quel momento nascoste nell’ombra. È come se, dopo la grande scossa della vita, trovassero il potenziale più puro che vive in loro. La seconda sezione è costituita da quattro articoli di contenuto teologico, e si apre con la prima parte di un lavoro di Pio Libby (la seconda sarà pubblicata nel prossimo volume della rivista), su un’opera di s. Ambrogio (De incarnationis dominicae sacramento), letta in chiave cristologica. Il vescovo di Milano sosteneva una piena divinità e una piena umanità di Cristo, rimanendo entrambi perfetti e immutati in se stessi, uniti nell’unico Figlio divino di Dio. Tuttavia egli non offre una vera visione di come le nature interagiscano tra loro in conseguenza della loro unione in Cristo. La sua riflessione non può portarci oltre la dichiarazione che le due perfette nature della divinità e dell’umanità sono unite nell’unico Gesù Cristo, che è il divino Figlio di Dio, ma questa è una grande impresa in sé e per sé: Ambrogio ha dato un grande contributo allo sviluppo teologico dell’Incarnazione, offrendo intuizioni che hanno permesso ai teologi e ai Concili che seguirono di appellarsi a lui come un grande maestro di ortodossia. Il secondo contributo, di Edward Ondrako, propone una lettura originale tra Scoto, Paolo VI e Michael Ramsey (arcivescovo anglicano di Canterbury ai tempi del Concilio) sul tema dell’unità della chiesa. Infatti durante il Vaticano II Paolo VI e Ramsey hanno colto l’occasione per rinnovare la testimonianza cristiana che appartiene alla Chiesa universale e si fonda sull’amore per il sapere e il desiderio di Dio. Il terzo articolo della sezione è di Vincenzo Rosito, che nella circostanza della presentazione del volume di Domenico Paoletti su Paolo VI, in occasione della sua canonizzazione, ha offerto una riflessione sulla testimonianza cristiana nel mondo contemporaneo. Si tratta di una categoria chiave per leggere il cammino di rinnovamento e di conversione delle Chiese. Attraverso il magistero di Paolo VI e, oggi, di papa Francesco, si può rinvenire un nuovo lessico della testimonianza ecclesiale. L’ultimo studio di questa sezione è tratto dalla tesi di dottorato presentata nella Facoltà San Bonaventura da Vinaya Varghese, sulla fi gura del venerabile Joseph Vithayathil, della Chiesa Syro-Malabarica, proposto come modello di padre spirituale, per la sua vita ed i suoi scritti. Egli fu direttore spirituale esemplare in tre aree del suo ministero sacerdotale. In primo luogo, come direttore spirituale della Beata Mariam Thresia, una mistica, fondatrice della Congregazione della Sacra Famiglia, in secondo luogo, come cofondatore e guida spirituale delle sorelle della Sacra Famiglia e, in terzo luogo, come parroco che ha guidato il suo popolo come un buon pastore attraverso i verdi pascoli. La terza ed ultima sezione comprende quattro articoli a carattere francescano. Il primo è di Andrea di Maio, che ci fa tornare al Dottore Serafi co s. Bonaventura, relativamente al tema dell’evangelizzazione. Infatti il desiderio di comunicare il Vangelo ai cristiani e ai non cristiani ha caratterizzato il francescanesimo delle origini, desiderio che poi, nel successivo processo di istituzionalizzazione dell’Ordine, si è in parte idealizzato, in parte trasformato soprattutto ad opera di s. Bonaventura, il quale diede una significativa sistemazione teorica e pratica all’opera missionaria di evangelizzazione. Il secondo lavoro, di Luciano Bertazzo, in ideale continuità con il precedente, ci mostra una attualizzazione storica dell’ideale missionario del francescanesimo, nell’opera di Odorico da Pordenone (sec. XIV). Il contributo offre i dati essenziali della biografi a e della raccolta dei miracoli di Odorico, oggetto di culto fi n dal momento della morte, anche se per varie vicende non fu mai aperto un processo formale di canonizzazione. La relazione odoriciana viene letta nel quadro più ampio delle relazioni diplomatiche che la Sede Apostolica cercò, fi n dalla metà del Duecento, di stabilire con il popolo mongolo dei Tartari, che con rapide e violente incursioni erano giunti fi no ai confi ni dell’Europa. Il successivo contributo è di Cosimo Scordato, il quale propone una lunga, originale e stimolante lettura eucaristica della basilica S. Francesco di Assisi, con il supporto di fonti letterarie francescane e teologiche. L’articolo, preludio di un volume che sarà corredato di immagini, sostiene che il Corpus triforme dell’eucarestia fa da sfondo teologico e culturale alla costruzione architettonica della basilica di Assisi e di tante altre chiese antiche. La celebrazione dell’eucaristia, a sua volta, tiene insieme il complesso programma iconografi co che ritrova la sua unità nella comunione dei Santi, ovvero nella permanente realizzazione sacramentale dell’unica Chiesa, celeste e terrestre che, presieduta dal Risorto e animata dal suo Spirito di santità, è in cammino verso il Padre. Infine l’ultimo articolo di questa sezione è una riflessione di Timothy Kulbicki sulle nuove Costituzioni dei Frati Minori Conventuali, da poco approvate, lette in una sorta di sinossi con quelle di Narbonne (1260) ai tempi del generalato di s. Bonaventura. L’autore sostiene che le Costituzioni attuali sono più una sintesi degli sviluppi dei decenni precedenti che qualcosa di completamente nuovo, come accaduto 750 anni fa. Tale sintesi si può trovare nei primi due articoli delle nuove Costituzioni, da cui tutto procede. Come detto in apertura, il volume è completato da recensioni e segnalazioni, che permettono di orientarsi nel mondo delle nuove pubblicazioni, soprattutto francescane. A tutti i lettori, abbonati, cultori di teologia e di francescanesimo, auguriamo buona lettura.

Il Direttore



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024580
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

Editoriale

Il volto della chiesa che serve

Con la promulgazione della Costituzione sulla chiesa Lumen gentium (21 novembre 1964), i padri conciliari stabilirono che «il diaconato potrà in futuro essere ristabilito come grado proprio e permanente della gerarchia» (LG 29). Così, dopo secoli di oblio, nella chiesa d’Occidente riapparve la figura ministeriale del diaconato «permanente». Come si può facilmente immaginare, non si trattò di una decisione estemporanea, ma il frutto dell’articolata riflessione che aveva preceduto i lavori del concilio. Già alcune voci della ricerca teologica più autorevole ritenevano che «un ripristino del diaconato nella chiesa fosse senz’altro auspicabile e urgente» (Karl Rahner nel 1957). Ancor prima, verso gli anni Trenta del secolo scorso, in Germania il movimento «Caritas» sosteneva la reistituzione del diaconato permanente, mentre in Francia gli studi storici e teologici concordavano nel suggerire il recupero di una figura ministeriale e di una prassi attestate fin dai primi secoli. Oltre a ciò, alcuni teologi si erano già espressi a favore del ripristino della struttura tripartita del ministero ordinato, mentre appariva sempre più stretto il legame tra servizio liturgico e prassi caritativa. Anche dal mondo missionario – a motivo della penuria di sacerdoti e delle nuove emergenze sociali e pastorali –, vescovi e operatori pastorali ne sollecitavano il ripristino.

Da più parti, dunque, si erano levate voci in favore della reistituzione del diaconato, tuttavia, come osserva Serena Noceti nel suo contributo, «i padri conciliari non hanno voluto ripristinare una prassi del primo millennio, ma riconsiderare una figura ministeriale, che contribuisse al ripensamento complessivo del ministero ordinato e che fosse rispondente ai mutati bisogni pastorali». Se un grande passo era stato compiuto, molto però restava da fare. Su diverse questioni non vi era ancora piena chiarezza: ad esempio, l’identità e lo specifico del diaconato nel mutato contesto sociale ed ecclesiale; il rapporto tra la sacramentalità del diaconato e la sua natura “laicale” e, ancora, la formazione e la condizione di vita del diacono permanente in rapporto alla scelta celibataria o matrimoniale. Anche riguardo alle funzioni dei diaconi coesistevano opinioni diverse: alcuni pensavano a un “collaboratore” del presbitero sempre più oberato di compiti amministrativi; altri individuavano come principale ambito “operativo” del diacono il suo impegno nel mondo; per altri ancora, il raggio d’azione del diacono doveva essere più ampio e spaziare dall’impegno caritativo e sociale alla catechesi, fino all’animazione di comunità cristiane in assenza di presbitero e alla sua funzione nella liturgia (matrimoni, battesimi ed esequie). Per un quadro teologico più organico e sistematico bisognò attendere l’opera collettiva Diaconia in Christo, a cura di Karl Rahner e Herbert Vorgrimler (Freiburg 1962), voluto dall’episcopato tedesco in vista del concilio, allo scopo di sostenere la richiesta del ripristino del diaconato. Il concilio dedicò molta attenzione alla questione: tre delle dieci commissioni che operarono nella fase preparatoria si interessarono al diaconato, auspicandone il ripristino. Si fronteggiarono due schieramenti opposti: l’uno decisamente contrario alla reviviscenza del diaconato, l’altro invece favorevole. Il concilio si pronunciò a favore di quest’ultima linea, inaugurando una nuova stagione ecclesiale caratterizzata dall’apporto della “nuova” figura ministeriale.

Ripristinando il diaconato, il concilio non intendeva semplicemente replicare una figura antica, bensì ripensare una figura ministeriale adeguata all’oggi, che fosse in accordo sia con la tradizione sia con le mutate condizioni ecclesiali e pastorali. Come noto, riguardo al diaconato la stagione postconciliare è stata segnata da resistenze e rifiuti, insieme a una comprensione talvolta limitata e strumentale della novità in atto, anche se non sono mancate reali aperture che hanno trasformato l’azione pastorale della chiesa. Ormai a cinquant’anni dalle prime ordinazioni diaconali1, «CredereOggi » ritiene maturi i tempi per una riflessione su questa “rinata” figura ministeriale, la sua identità e la sua missione, nel tentativo di mettere in luce quanto è stato recepito dei desiderata dei padri conciliari, i nodi problematici tuttora irrisolti e soprattutto individuare il contributo dei diaconi alla crescita del popolo di Dio, in un contesto sociale e pastorale in continua evoluzione. L’approccio tiene conto di una pluralità di prospettive, non solo perché questo è lo stile della nostra rivista, ma perché sembra l’unica via da percorrere per comprendere la peculiare fisionomia del diaconato e del diacono, figura articolata e complessa, nel definire la quale entrano in gioco numerosi elementi. L’articolo di apertura offre uno sguardo panoramico sul diaconato, la sua collocazione nella chiesa italiana e alcuni dei rischi connessi alla sua ricezione, spessa contrassegnata da soluzioni di breve respiro, ripiegate sulle necessità più immediate. Il ripristino del diaconato offre, invece, la possibilità di immaginare un volto diverso della chiesa, più diaconale. Queste e altre suggestioni sono proposte da Luca Bressan, Il diaconato. Questioni aperte.

Il travagliato percorso storico del diaconato riserva non poche sorprese e permette di cogliere il carattere “profetico” della scelta compiuta dai padri conciliari che ne vollero con forza la rinascita, favorendo anche il sorgere di un nuovo modo di comprendere e vivere la diaconia della chiesa. È questo il contributo di Enzo Petrolino, Diaconi e diaconia. Una panoramica storica. Per comprendere la figura ministeriale del diaconato è imprescindibile il riferimento al concilio Vaticano II che ne ha deliberato in modo solenne il ripristino, dopo secoli dalla sua scomparsa. Diversi i testi in cui si parla della figura del diacono, delle sue relazioni fondamentali con il vescovo, i presbiteri e il popolo di Dio e delle sue funzioni nella vita ecclesiale. Un’articolata riflessione su questi aspetti è proposta da Serena Noceti, «De diaconis silere non possumus». I diaconi secondo il concilio Vaticano II. I testi e i segni racchiusi nei libri liturgici non riguardano solo la dimensione rituale, ma mettono in luce anche diversi aspetti dell’identità e della missione del diacono. In altri termini, il libro liturgico si rivela imprescindibile non solo per la celebrazione, ma anche per la vita, come ricorda nel suo contributo Manlio Sodi, Pensare il diaconato a partire dalla liturgia. A giudizio di Alphonse Borras, Il diaconato tra teoria e prassi, si può comprendere il diaconato, nel suo esercizio permanente, solo nel contesto della chiesa locale e della sua missione, e in stretto rapporto con gli altri ministeri, in primis il presbiterato. Secondo l’autore, il diaconato è ancora prigioniero di un’impropria considerazione “sacerdotale” che lascia in ombra alcune sue caratteristiche peculiari. Chi è il diacono? Di che cosa si occupa? Qual è la sua funzione? È un sostituto del prete o è un’altra cosa? A partire da un’indagine realizzata dall’Osservatorio socio-religioso Triveneto, è possibile parlare dei diaconi in modo induttivo, ricostruendo cioè l’esperienza concreta del diaconato in una chiesa diocesana particolare. È il contributo di

Monica Chilese, Input da un’indagine sul diaconato permanente realizzata nel Triveneto. L’articolo di Luca Garbinetto, La formazione dei diaconi in Italia si propone di segnalare al lettore i riferimenti fondamentali per comprendere gli itinerari formativi dei futuri diaconi nelle diocesi italiane. I documenti magisteriali sono il punto di partenza, ma un contributo prezioso proviene anche dalla ricca esperienza maturata nei decenni postconciliari dalla chiesa italiana. Oltre alla formazione iniziale, si insiste sui percorsi formativi successivi all’ordinazione, una formazione continua più che mai necessaria per una costante verifica del vissuto ministeriale. Non poteva mancare un contributo alla riflessione su una questione che vede impegnata la comunità ecclesiale, quella relativa al cosiddetto «diaconato femminile». Sullo stato della ricerca e sulle prospettive future offre un suo studio Cristina Simonelli, Donne diacono. Una singolare attualità. Nella Documentazione, Il servizio dei diaconi, Donata Horak commenta la lettera apostolica Omnium in mentem (26 ottobre 2009) di papa Benedetto XVI contenente una riformulazione dei canoni 1008-1009 del Codice di diritto canonico. I cambiamenti introdotti riflettono un modo peculiare di intendere il diaconato, soprattutto nel suo rapporto con gli altri gradi del ministero ordinato. Con l’Invito alla lettura, Enzo Petrolino consegna al lettore un’ampia rassegna bibliografica sul diaconato e alle varie questioni ad esso collegate, soprattutto quelle per le quali la discussione è ancora aperta. Si tratta di uno strumento prezioso che consente di approfondire la conoscenza di una figura ministeriale chiamata a offrire in misura sempre maggiore il proprio contributo nella vita della comunità ecclesiale. Buona lettura.



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Titolo: "FRATRES IN ITINERE: DIPLOMAZIA E MISSIONE DEI FRATI FRANCESCANI NEL CATHAY"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Luciano Bertazzo
Pagine:
Ean: 2484300024788
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Nel 2018 si è celebrato il 7° centenario dell’inizio del viaggio di frate Odorico da Pordenone OMin; del viaggio ci ha lasciato una relazione dettata, al suo rientro nel 1330, nel convento di Sant’Antonio a Padova, a frate Guglielmo da Solagna, per esplicito ordine del ministro provinciale frate Guidotto da Bassano. Il dettato costituisce una delle relazioni di viaggio tra le più fortunate e note del medioevo, a fi anco di quella più conosciuta di Marco Polo relativa al suo viaggio compiuto tra 1271 e 1295. È noto che la relazione di Odorico poté raggiungere la corte papale avignonese, diramandosi da questa in una nutrita serie di ulteriori copie in più idiomi, che hanno reso possibile solo in tempi recenti (2016) un’edizione critica del testo. Il contributo offre i dati essenziali della biografi a e della raccolta dei miracoli di Odorico, oggetto di culto fi n dal momento della morte, anche se per varie vicende non fu mai aperto un processo formale di canonizzazione. Disponiamo oggi di un’edizione critica della vita e dei miracoli, curata da Andrea Tilatti nel 2004, oltre ai dati della ricognizione effettuata nel 2002 sul suo corpo, conservato in un’arca marmorea nella chiesa del Carmine di Udine, qui trasferita dalla chiesa di San Francesco dopo la soppressione del convento. La relazione odoriciana viene letta nel quadro più ampio delle relazioni diplomatiche che la Sede Apostolica cercò, fi n dalla metà del Duecento, di stabilire con il popolo mongolo dei Tartari, che con rapide e violente incursioni erano giunti fi no ai confi ni dell’Europa. Varie furono le missioni, sia da parte del sovrano francese san Luigi IX come quella affi data a frate Guglielmo di Rubruck OMin, sia papali affi date ai frati Predicatori e ai frati Minori, eseguite da frate Giovanni da Pian del Carpine, che ci ha lasciato un’importante Historia Mongalorum; missione proseguita nella seconda metà del Duecento più tardi da frate Giovanni da Montecorvino entrato in relazioni cordiali con la corte mongola, fi no a costituire nei territori cinesi una consolidata presenza cattolica, con la relativa gerarchia. La Relatio di Odorico va letta nel quadro globale di relazioni che legano il mondo francescano con quello cinese, particolarmente in quella fase di consolidare stabilmente una presenza cattolica perseguita per trentacinque anni da Giovanni da Montecorvino († 1328) consacrato vescovo di Khanbaliq e “patriarca dell’Oriente”. Progetti dissoltisi allorché la dinastia mongola favorevole ai cattolici venne ribaltata dalla dinastia cinese Ming, che chiuse ogni rapporto con l’Occidente fi no al XVI secolo. 

Parole chiave: Odorico da Pordenone OMin, Mongoli, Cina: relazioni diplomatiche papali, Giovanni da Pian del Carpine OMin, Giovanni da Montecorvino, missioni francescane nel Cathay.

Summary – In 2018, the 700th anniversary of the journey of Friar Odoric of Pordenone OMin was celebrated. On returning to the friary of St. Anthony in Padua in 1330, he left a verbal report of the journey with friar William of Solagna, by clear instruction of the Minister Provincial Friar Guidotto of Bassano. The transcript is one of the most fortunate and well-known accounts of travel in the Middle Ages, alongside the more famous one of Marco Polo concerning his journey made between 1271 and 1295.
It is known that Odoric’s report was able to reach the Avignon papal court, branching out from this into a series of further copies in several languages, which made a critical edition of the text possible only in recent times (2016). The contribution offers the essential documents of Odoric’s biography and the collection of miracles, and how he became an object of devotion from the moment of death. Although, as a result of various events, a formal canonization process was never opened. Today we have a critical edition of the life and miracles, curated by Andrea Tilatti in 2004, along with the details of the examination carried out on his body in 2002, preserved in a marble sarcophagus in the church of Carmine (Our Lady of Mount Carmel) in Udine, which was transferred from the church of Saint Francis after the suppression of the friary. The Odoric reference is read in the broader framework of diplomatic relations that the Apostolic See sought, as early as the middle of the thirteenth century, to establish with the Mongolian Tartars, who had reached Europe’s borders with rapid and violent raids. There were numerous missions, on the part of the French sovereign Saint Louis IX as well as the one entrusted to Brother William of Rubruck OMin, both papal-entrusted to the Friars Preachers and to the Friars Minor, accomplished by friar John of Pian de Carpine, who left us an important Historia Mongalorum; the mission continued later in the second half of the thirteenth century by friar John of Montecorvino who entered into cordial relations with the Mongol court, to the point of constituting a consolidated Catholic presence in the Chinese territories, with the relavant hierarchy. The account of Odoric must be read in the global framework of relations that bind the Franciscan world with the Chinese one, particularly in that phase of consolidating a Catholic presence followed for thirty-fi ve years by John of Montecorvino († 1328) consecrated bishop of Khanbaliq and “patriarch of the Orient”. Projects were dissolved in favour of Catholics, when the Mongol dynasty was overturned by the Chinese Ming dynasty, which closed all relations with the West until the 16th century.

Keywords: Odoric of Pordenone OMin, Mongols, China: papal diplomatic relations, John of Pian de Carpine OMin, John of Montecorvino, Franciscan missions in Cathay.

 



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Titolo: "Concilium - 2019/3"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024412
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Linda Hogan – Michelle Becka – Joao J. Vila-Chã,

Editoriale. Fra apocalittici e integrati

Abstracts

I. Tecnologia: fra apocalisse e integrazione

1. La tecnologia: questioni fondamentali

1.1 Paul Dumouchel, L’impatto della tecnologia: fondamenti antropologici

I/ Introduzione

II/ Riflessioni sulla tecnologia

III/ Tecnologia?

IV/ Tecnologie e affordance

1.2 Benedikt Paul Göcke, Gli ideali dell’umanità alla luce della biologia di sintesi e dell’intelligenza artificiale

I/ Le potenzialità dell’intelligenza artificiale e della biologia di sintesi

1/ Le potenzialità dell’intelligenza artificiale

2/ Le potenzialità della biologia di sintesi

II/ Il ritorno alla filosofia della storia

1/ Opportunità e problematiche delle nuove tecnologie

2/ Che fare? Il ritorno alla filosofia della storia

1.3 Paolo Benanti, Intelligenze artificiali, robot,bio-ingegneria e cyborg: nuove sfide teologiche?

I/ Nuovi artefatti

1/ Machina sapiens?

2/ Vita sintetica?

3/ Superumani?

II/ Inedite sfide

1/ Una nuova realtà?

2/ Una nuova umanità?

III/ Uno sguardo conclusivo

1.4 Dominik Burkard, Scienza e Chiesa: scontro implacabile? Un parere dal punto di vista della storia della Chiesa

I/ La fisica: il “caso Galilei” e le conseguenze

II/ La medicina: il decreto e il processo romano contro le streghe come “modernizzazione”

III/ L’evoluzione: un altro peccato originale contro la scienza?

IV/ L’approccio quantitativo: un esito che fa riflettere e i tentativi di spiegarlo

V/ Conclusioni

2. Razionalità tecnologica e critica post-coloniale

2.1 Peter Kanyandago, Persistenza del colonialismo e tecnologia moderna. Una riflessione antropologica da una prospettiva africana

I/ Introduzione

II/ Tecnologia africana

III/ Le radici cristiane occidentali

della colonizzazione e della negazione

1/ Le tre bolle papali

2/ Conseguenze delle bolle

3/ Persistenza del colonialismo nella tecnologia

IV/ Soluzioni e approcci al problema

2.2 Kuruvilla Pandikattu, Tecnologia e valori culturali.Prospettive dall’India

I/ Amartya Sen su democrazia, sviluppo e tecnologia

II/ Shashi Tharoor su tradizione indiana e tecnologia

III/ Chetan Bhagat sulla cultura del call center

IV/ Pranjal Sharma sulla quarta rivoluzione industriale

V/ Attingere alla saggezza dell’India

VI/ Conclusioni

3. La tecnologia al servizio dell’umanità

3.1 Sharon A. Bong, La tecnologia al servizio dell’umanità.Prospettive su genere e inclusione

I/ L’umano al centro della creazione

II/ Decentrare l’umano rispetto alla creazione

3.2 Janina Loh, Responsabilità vecchie o responsabilità nuove? I pro e i contro

di una trasformazione della responsabilità

I/ Introduzione

II/ Diversi approcci alla responsabilità

III/ I casi più complessi e meno trasparenti

1/ Una “rete di responsabilità?

2/ Un ripensamento più profondo del dato antropologico?

IV/ Spetta a noi decidere

3.3 Jacob Erickson, Creatività tossica, tempo profondo e piacere morale: una ecospiritualità della tecnologia .

I/ Per una spiritualità ecologica della tecnologia

II/ Riconoscere una creatività tossica

III/ Praticare una “consapevolezza temporale” profonda

IV/ Ripensare il piacere (in senso morale) di creare

 

II. Forum teologico

1. Enrico Galavotti, Istanze del rinnovamento teologico a partire dal Vaticano II

I/ Una teologia… conclusa

II/ Una teologia ridefinita nello statuto e nei compiti

III/ Una teologia in cammino permanente

IV/ La teologia e il tratto di strada che ancora resta da compiere

2. Leonardo Paris, Teologia in Italia oggi

I/ Contesto

II/ Caratteristiche

III/ La teologia italiana per l’Italia

IV/ La teologia italiana per la chiesa italiana

V/ La teologia italiana per l’Europa e per il mondo

3. Séamus P. Finn, Linee-guida per un investimento conforme alla fede

I/ Il contesto vaticano

II/ La prassi dell’investimento conforme alla fede

III/ Il processo in corso

IV/ Conclusioni

4. Jon Sobrino, Óscar Romero: essere umano,cristiano e arcivescovo esemplare

I/ «Monsignor Romero ha detto la verità»

II/ «Ha difeso noi poveri»

III/ «E per questo l’hanno ucciso»

 

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

Editoriale

Fra apocalittici e integrati

L’onnipresenza e la convergenza delle tecnologie, insieme alla velocità del loro sviluppo, comportano che molti di noi non siano consapevoli della portata del loro impatto e delle sfide filosofiche e comunitarie che possono porre. Alcuni commentatori mettono in guardia rispetto a un futuro distopico, in cui gli esseri umani saranno rimpiazzati da superintelligenze e si aggraveranno la polarizzazione e la disuguaglianza. Altri anticipano un futuro di maggiore ricchezza, di superiori opportunità e di progressi scientifici significativi. Man mano che lo sviluppo tecnologico supera nuovi traguardi, quindi, è di vitale importanza che la sua valenza, la sua importanza e il suo impatto siano tenuti in considerazione. Questo richiederà forme di riflessione pluridisciplinari, dal momento che i risvolti controversi e le opportunità positive rappresentate dalla tecnologia influiscono su tutti gli aspetti della vita umana. Naturalmente gli esseri umani da molto si cimentano con la natura e l’importanza della tecnologia, e con le sue implicazioni per la comprensione del nostro posto nel mondo, pertanto queste questioni non sono del tutto nuove1. Anzi, la riflessione sulla natura di questa relazione è stata una caratteristica costante del pensiero cristiano2. Nel corso dei secoli i cristiani hanno perseguito progressi tecnologici, convinti come sono che l’aumento della conoscenza umana sia una nobile vocazione, mentre molti degli scienziati e dei tecnologi più influenti hanno tratto ispirazione e motivazione dalle loro visioni cristiane del mondo3. Tuttavia, come sosteneva Jacques Ellul, negli ultimi decenni si è assistito a un’inversione di rotta, per cui il fascino della tecnologia che si fondava su una visione del mondo cristiana è stato riordinato e ora rischia di non essere più a servizio dell’umanità. Inoltre si può sostenere che i recenti sviluppi tecnologici ci abbiano portati ai limiti estremi della comprensione umana, quindi taluni interrogativi sulla natura umana, sull’antropologia teologica e filosofica, come pure certe domande sul futuro umano e sull’escatologia, sono ora posti in modi che prima non erano contemplati. Anche le dimensioni etiche e politiche della rivoluzione tecnologica sono diventate temi di pubblico interesse. In ogni era l’etica ha dovuto cimentarsi con i limiti superiori della tecnologia. Oggi l’attenzione è sull’intelligenza artificiale, sulla manipolazione genetica e sui big data. Tuttavia i comuni cittadini dubitano di essere in grado di deliberare e di decidere su questi temi, dal momento che la nostra conoscenza è costantemente superata dai progressi tecnologici. L’uomo della strada si preoccupa anche dei valori e delle priorità che definiscono la direzione degli sviluppi tecnologici – ossia quali temi sono considerati urgenti e chi decide. Si può ancora parlare di caratteristiche vincolanti dell’essere umano quando gli sviluppi tecnologici hanno il potenziale di incidere così profondamente sull’identità e sulla personalità umana? Il futuro del lavoro subirà una rivoluzione simile a quella del XVIII e XIX secolo?
Come possono i cittadini influire sulla forma futura della società quando l’attitudine per l’innovazione tecnologica è preponderante nella proprietà privata? Gli interrogativi etici e politici sollevati dalla tecnologia non riguardano solo il futuro della scienza, ma anche fondamentalmente il modello di società cui aspiriamo e i valori in base ai quali vogliamo vivere. Questo numero di Concilium cerca di esplorare le molteplici dimensioni e sfaccettature dei progressi tecnologici attraverso una lente filosofica e teologica, prendendo in considerazione una serie di temi correlati. Si apre con un saggio di Paul Dumouchel intitolato L’impatto della tecnologia. Fondamenti antropologici. L’autore si interroga su come interpretare la tecnologia nel suo rapporto con gli esseri umani e le loro attività. Questa domanda fondamentale è stata posta e ha avuto risposte in periodi storici diversi, e nelle sue riflessioni Dumouchel evidenzia le implicazioni della lettura in chiave hegeliana di questa domanda e la sua risposta alla stessa, con particolare riferimento all’immaginario teologico e politico occidentale. Dumouchel critica le analisi che esteriorizzano la tecnologia e la trattano come un’invenzione distinta e separata dall’attività umana. La tecnologia dovrebbe essere invece concettualizzata come una forma dell’attività umana, non come un artefatto o un prodotto. Egli attinge al concetto gibsoniano di “opportunità di azione” (affordance) per sostenere che le tecnologie si possono intendere come «le varie attività attraverso le quali gli umani addomesticano e materializzano le affordance», ricalibrando così la relazione umana con la tecnologia. Inoltre egli sostiene che questa ricollocazione ha delle implicazioni non solo per il modo in cui intendiamo noi stessi come specie, ma anche per come si valutano le dimensioni etiche e politiche della tecnologia. Anzi, Dumouchel è molto critico nei confronti delle analisi etiche che vedono le questioni attraverso la lente del singolo utente, e auspica un’analisi più completa che valorizzi le dimensioni politiche ed etiche di questo aspetto dell’attività umana. Mentre Dumouchel prende in considerazione la relazione umana alla tecnologia, in senso lato, e come la si può concettualizzare, Benedikt Göcke si concentra specificamente sui recentissimi sviluppi dell’intelligenza artificiale e della biologia sintetica. Questo autore affronta la natura innovativa dei [...]



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Titolo: "Miscellanea Francescana n. III-IV/2018"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024481
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

INIDCE

Editoriale

STUDI FRANCESCANI
Orlando Todisco, La libertà fonte inspirativa della metafisica di G. Duns Scoto
Francesco Costa, Giovanni Pesce frate minore conventuale vescovo di Catania (1431-1447)
Giuseppe Buffon, Francescani e politica al femminile nel XVII secolo. Euristica, diplomazia e pietà
Felice Autieri, La tomba di san Francesco. Storia del bicentenario della sua scoperta (1818-2018)

STUDI BIBLICI
Dinh Anh Nhue Nguyen, Il Gesù misericordioso ma anche severo nel Vangelo di Luca. Rilievi introduttivi per una completa "cristologia della misericordia" nei vangeli
Tomasz Szymczak, La "Vetus Syra" del Vangelo di Matteo

STUDI TEOLOGICI
Francesco Scialpi, Il rito della professione religiosa in occidente. Excursus storico
Francesco Celestino, I giovani allaricerca del senso della vita. Una proposta di cammino francescano
Raffaele Di Muro, La vocazione all'amore e la pienezza della gioia cristiana

EVENTO
Fabrizio Meroni, La missio ad gentes interessa ancora? Una riflessione teologico-pastorale. Alcune osservazioni iniziali
Recensioni
Segnalazioni
Libri ricevuti



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024399
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Michelangelo Priotto

L’ESODO COME MERAVIGLIA DI DIO

Luca Mazzinghi

«OSSERVA L’ARCOBALENO:

QUANTO È BELLO

NEL SUO SPLENDORE!»

Guido Benzi

LO STUPORE DI FRONTE A UN FATTO

«MAI UDITO»: IL SERVO SOFFERENTE

Paolo Mascilongo

MERAVIGLIA E STUPORE

DI FRONTE A GESÙ

Gian Luca Carrega

LA VIRTÙ CHE INVECCHIA PRESTO:

OSSERVAZIONI EVANGELICHE

SULLA GRATITUDINE

Antonio Landi

GRATITUDINE ED EUCARISTIA

NELL’EPISTOLARIO PAOLINO

Riccardo Battocchio

UNA MALATTIA

E IL SUO POSSIBILE RIMEDIO

Valentino Bulgarelli

STUPORE, TRASMISSIONE DELLA FEDE

E BELLEZZA

Monica Cornali

GRATI FINO ALLA MORTE

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Dallo stupore alla vita monastica: san Longino

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Stupore e stupori

APOSTOLATO BIBLICO

Sebastiano Pinto

La domenica della Bibbia: cosa fare

VETRINA BIBLICA

Arte

Marcello Panzanini

Le coppe, le giare, lo stupore: Le nozze di Cana


 

 Editoriale

 Tra le numerose malattie che affliggono lo spirito contemporaneo, si potrebbe annoverare anche la athaumasia, cioe quell’incapacita di stupirsi, di riconoscere che la novita e non solo possibile ma anche reale. In effetti la tecnologia potrebbe indurre a ritenere che, se qualcosa ci appare come una sorpresa, lo si deve soltanto alla nostra scarsa conoscenza delle possibilita insite nel sistema (Riccardo Battocchio). Eppure, a dare retta alle indagini demoscopiche, le persone, almeno in Italia, possiedono ancora una grande capacita di meravigliarsi, soprattutto per le piccole cose di ogni giorno. Insomma, la meraviglia fa parte del nostro quotidiano perche reazione ed emozione profondamente umana (Valeria Poletti). Del resto gia Platone e Aristotele ritenevano che gli uomini avessero cominciato a filosofare spinti dalla meraviglia, in particolare di fronte al vertiginoso problema dell’origine dell’ordine della natura. Se non puo derivare dal caso, esso dev’essere il prodotto dell’azione intelligente e finalisticamente orientata di un qualche demiurgo divino. Anche nella Bibbia la contemplazione del cosmo era motivo di stupore e di riflessione, non su un qualunque generico demiurgo divino, ma su un Dio personale preesistente al cosmo e, percio, suo creatore. I testi di alcuni Salmi, di Siracide e del libro della Sapienza lo stanno a testimoniare. L’ordine del cosmo suscita ammirazione contemplativa (da Francesco d’Assisi a papa Francesco), antidoto al pessimismo cosmico di un Giacomo Leopardi (Luca Mazzinghi). L’intervento mirabile operato alle origini si ripete, poi, nella storia di Israele, sotto forma di liberazione (del popolo in Esodo, del singolo credente nei Salmi); lo stupore paralizzante di fronte alla malvagita dell’oppressore si scioglie in grata e pubblica confessione della potenza divina (Michelangelo Priotto). I mirabilia Dei, cioe le gesta stupefacenti di Dio, possono pero manifestarsi anche attraverso figure controverse: lo sbigottimento sgorga da una lettura erroneamente negativa di un evento o di una persona. Dinanzi al Servo di Yhwh ci si mette la mano sulla bocca e si fischia di scherno considerandolo un reietto da Dio. Lo stupore diventa sconcerto: dopo aver perseguitato un innocente, lo si deve riconoscere come salvatore! I testimoni, attoniti e scornati di fronte a un fatto mai a essi raccontato e a un annuncio che mai avevano udito (Is 52,15), sono guariti proprio dal sacrificio del Servo (Guido Benzi). Lo stupore dunque collima con la fede e con il suo contrario. Ecco perche, se c’e un sentimento che i vangeli descrivono con ampiezza e intensita, questo e di certo lo stupore. Ogni evangelista tratta questa emozione secondo modalita e modulazioni proprie ma a tutti e comune la convinzione che non e con la meraviglia che si manifesta la piena adesione a Gesu. Essa, alla fine, risulta insufficiente a garantire la comprensione e la sequela di Gesu (Paolo Mascilongo). Infine, se come detto all’inizio la capacita di meravigliarsi nasce dalla consapevolezza che il mondo avrebbe anche potuto non essere voluto, ed e stato voluto perche e stato voluto e la motivazione di questa volonta sta nell’amore (Romano Guardini), allora lo stupore si accompagna sempre alla gratitudine verso Colui che ha posto in essere questo mondo e questa storia d’amore. La psicologia ci insegna che il dare con altruismo e il ricevere con riconoscenza fanno parte dello sviluppo umano. Quelle persone, che hanno attivato la capacita di essere riconoscenti, sono anche in grado di perseguire con gioia gli obiettivi che si sono proposte e sopportano meglio le difficolta che la vita presenta loro (Monica Cornali). Al biblista subito viene alla mente l’esempio di Paolo, per il quale il ringraziamento investe la sua esperienza apostolica a livello teologico, cristologico ed ecclesiale. Le primitive comunita cristiane videro nella gratitudine lo stile che le contraddistingueva sul piano personale e relazionale, tanto che arriveranno a chiamare eucharistia (ringraziamento, riconoscenza) la celebrazione fondante e fondamentale della cena del Signore (Antonio Landi). Insomma, il presente fascicolo ci propone un percorso sorprendente e ne dobbiamo essere grati ai diversi autori. Dunque, buona lettura. 

Marco Zappella  

 

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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024405
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

INDICE

Editoriale

2 G. Tornambé

Lex orandi,lex credendi e… lex agendi

Studi

4 M. Augé

L’inculturazione dopo Magnum principium

9 G. Laiti

«La realtà è più importante dell’idea», anche in liturgia

11 G. Drouin

Nuove presidenze, nuova ecclesiologia?

19 A. Grillo

Solo abusi?

24 F. Di Molfetta

Rituali e non rituali:

«Proclamiamo la tua risurrezione»

28 D. Piazzi

Nuova eucologia: sempre un abuso?

32 C. Franco

«O altro canto approvato dall’autorità ecclesiastica»

37 M. Gallo – M. Roselli

Posso inventare riti? Catechesi e liturgia al camposcuola

Formazione

43 M. Roselli – S. Soreca

Formare gli operatori pastorali

3. Fede, liturgia e prassi

50 M. Gallo – S. Sirboni

La Messa e il Messale

3. I molti ministeri nella messa

55 D. Piazzi

«È veramente cosa buona e giusta»

3. La pienezza della gioia pasquale

Sussidi e testi

59 M. Gallo

Benedizione degli zainetti

66 A. Magnani

Celebrare la prima confessione

 

EDITORIALE

Gabriele Tornambé

Lex orandi, lex credendi e… lex agendi?

Il noto assioma di Prospero d’Aquitania (390-455), Lex orandi, lex credendi, continua a manifestare interesse nell’euristica della teologia. Una prima possibilità di lettura di questo principio va nel senso in cui è costruita l’espressione; l’interpretazione che ne segue è che la legge della preghiera determina la legge della fede. Quest’ultima trovava nell’espressione rituale e celebrativa della chiesa il suo momento fontale: d’esempio in tale ambito sono la proclamazione dei dogmi dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione di Maria. Ma esiste anche la lettura inversa che dà il primato all’aspetto dommatico; in questo secondo caso la preghiera si rivelerebbe manifestazione della fede creduta; così troviamo chiaramente affermato in Mediator Dei e in Vicesimus quintus annus. La speculazione teologica ed i documenti magisteriali hanno reso questa espressione di fatto biunivoca, sebbene non manchino, nel dibattito attuale in merito ad essa, i partigiani della prima sulla seconda maniera di leggerla ed interpretarla. La questione rischia di complicarsi quando a questi elementi ne aggiungiamo un terzo, quello della lex agendi o lex vivendi. Questi sono diventati indistintamente espressione della “prassi” della chiesa. Ma di quale prassi si tratta? C’è chi ha interpretato la lex agendi come la dimensione etica indispensabile per ogni azione celebrativa, e chi ha voluto riferirla all’agire liturgico propriamente detto, preferendo dare una colorazione etica specificamente alla lex vivendi. Senza volere entrare nel dibattito sull’uso di una o dell’altra lex, ci domandiamo se la prassi condensata nell’espressione lex agendi/vivendi non possa piuttosto essere interpretata come l’azione pastorale della chiesa nel suo declinarsi ordinario delle comunità diocesane, parrocchiali, religiose. La lex agendi/vivendi, così compresa ed articolata agli altri due elementi dell’assioma del monaco marsigliese, continuerebbe a conservare la validità dell’espressione e, soprattutto, permetterebbe ancora una lettura in entrambi i sensi fuori da ogni fuorviante interpretazione? In effetti, non mancano esempi di chi sostiene che le prassi della comunità cristiana possano essere fonte di riflessione teologica e che siano suscettibili di divenire teologia (pratica): è il metodo che si sono date alcune Università del Nord-America per la ricerca in teologia pastorale. Se consideriamo l’elemento lex agendi/vivendi come il milieu dell’agire e del vivere di una determinata comunità ecclesiale, allora saremmo portati a prendere in considerazione i diversi luoghi e culture in cui è presente la chiesa e non potremmo esimerci dal considerare i relativi processi di inculturazione in cui la fede è tradotta per risultare accessibile, e la celebrazione adattata perché i fedeli possano parteciparvi tutti pienamente. Ci sembrerebbe, allora, che la validità dell’assioma del segretario di papa Leone Magno, arricchito del terzo elemento e letto in un senso come in un altro, continuerebbe ugualmente ad esistere. Ci confortano in tale interpretazione gli sforzi d’inculturazione della celebrazione eucaristica in realtà come lo Zaire o il Brasile, dove non ci stupiamo di riscontrare che elementi culturali caratterizzanti la cultura di questi Paesi abbiano trovato spazio nei messali canonicamente approvati, e come, per ritus et preces, si riveli una teologia del popolo di Dio ed una rinnovata consapevolezza di partecipazione ed esercizio della ministerialità, di cui i documenti conciliari avevano posto le basi. Se, sempre in tale direzione, guardiamo a quanto realizzato dalle diverse Conferenze Episcopali nazionali (o linguistiche), ci accorgeremo come l’adattamento dei rituali abbia comportato l’introduzione di alcuni gesti favorendo una considerevole diversità nei riti che non ha in alcun modo compromesso la celebrazione dell’unico mistero pasquale del Cristo morto e risorto. Non sono forse queste espressioni del felice esito di nuove situazioni ed esigenze pastorali (lex agendi/ vivendi) che, con i tempi necessari per coglierle, chiarificarle ed integrarle, portano alla sintesi di nuovi linguaggi verbali e non verbali (lex orandi) illuminando in modo rinnovato la fede viva professata dall’unica chiesa presente nella pluralità delle comunità ecclesiali (lex credendi), senza negare alcun tratto della verità trasmessa e conservata nei secoli dalla chiesa?



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Titolo: "Concilium - 2019/2"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024375
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Thierry-Marie Courau – Susan Abraham – Mile Babic´,

Editoriale. Religioni e populismi

Abstracts

I. Populismo e religione

1. Alcune situazioni a livello mondiale

1.1 Mile Babic´, Populismo e religione in Bosnia-Erzegovina

I/ Che cos’è il populismo?

II/ Il populismo nei Paesi ex socialisti

III/ Le radici profonde del populismo

IV/ Ruggero Bacone: ostacoli al riconoscimento del vero

V/ La paura come base delle logiche populiste

VI/ Una risposta teologica al populismo

VII/ Conclusione

1.2 Francis Gonsalves, Populismo e nazionalismo religioso in India

I/ Introduzione

II/ Storiografia in India: muovere guerra in nome

di un passato primordiale incontaminato

III/ I simbolismi nella costruzione e nella distruzione dell’India

8 Indice

IV/ Definirsi o essere definiti? Questioni di identità

V/ Censurare la stampa, soffocare il dissenso e divinizzare il leader

VI/ La stolta trinità di neoliberismo, nazionalismo religioso e forze di polizia

VII/ Conclusione

1.3 Dilek Sarmis, Islam e populismo nella storia della Turchia. Dalla centralità del referente islamico alla sua nazionalizzazione

I/ La Turchia repubblicana

II/ Kemalismo e religione

III/ L’educazione religiosa

IV/ L’associazione tra religione e nazionalismo

V/ Conclusione

2. Due analisi

2.1 François Mabille, Il populismo religioso, nuova metamorfosi della crisi della politica

I/ Il marcatore religioso fatto proprio dalla politica

II/ La religione, gli immaginari e i simboli

III/ La figura ambivalente del tribuno

IV/ Conclusione

2.2 Susan Abraham, Populismo maschilista e cristianesimo tossico negli Stati Uniti

I/ La democrazia in pericolo

II/ Demagogia maschilista

III/ La mascolinità che dà spettacolo

IV/ Ristabilire la democrazia

3. Le sfide lanciate al populismo dalla teologia

3.1 Marida Nicolaci, Il “popolo di Dio” e i suoi idoli nell’Uno e l’Altro Testamento. Come la Scrittura sfida la retorica populista

I/ Alcuni elementi introduttivi

II/ Il “popolo di Dio” nell’orizzonte dei popoli

III/ Il popolo di Dio, le sue guide e i suoi idoli

IV/ «Noi speravamo che fosse lui

che avrebbe liberato Israele…» (Lc 24,21)

V/ Conclusione

3.2 Andreas Lob-Hüdepohl, «Ponti, non barriere»Le potenzialità della speranza cristiana contro il populismo di destra

I/ Il “massimo” contro il “minimo”…

II/ Paura dell’incertezza profonda

III/ «Non c’è da preoccuparsi…»: per una soggettività politica

carica di speranze

IV/ “Popolo di popoli”: contro i tentativi usurpatori

dei populisti a danno dei cristiani

V/ Speranza cristiana come costruzione di ponti

3.3 Franz Gmainer-Pranzl, Populismo di destra e cattolicità: un’analisi ecclesiologica

I/ Lo scontro delle civiltà come nuova “grande narrazione”?

II/ L’impronta dell’universalitatis character:

una missione di alto livello

III/ Appello a un nuovo “coraggio della cattolicità”

3.4 Carmelo Dotolo, I paradossi del populismo e il contributo della Chiesa alla democrazia. Ipotesi di percorso

I/ Democrazia e populismo: un conflitto ermeneutico

II/ Il populismo, un capitolo sui generis di teologia politica?

III/ Chiesa e spazio pubblico (una premessa epistemologica)

IV/ La Weltanschauung cristiana per una nuova narrazione

del mondo e della società

1/ La cura dell’éthos della comunità 

2/ La relazione diritti-doveri al servizio della fraternità 

3/ L’esercizio dialogico tra le culture e le religioni

4/ Un’economia attenta all’ecologia integrale

V/ Postilla non conclusiva: l’eterotopia del popolo di Dio

II Forum teologico 157

1. Cathleen Kaveny, L’estate della vergognaI cattolici americani e l’ultima ondata della crisi degli abusi sessuali

I/ La crisi degli abusi sessuali del clero

nella coscienza cattolica americana

II/ L’estate della vergogna

III/ Un problematico cambiamento di paradigma

IV/ Fare i conti con il nuovo paradigma

2. Bruno Cadoré, Dall’ascolto al dialogo. Dopo il sinodo dei vescovi su giovani, fede e discernimento vocazionale

I/ Tre momenti del dialogo sinodale

II/ Tre problemi latenti

III/ Tre temi su cui continuare il “dialogo con i giovani”

sottolineato dal sinodo

III. Rassegna bibliografica internazionale


 

Editoriale

Religioni e populismi

Quando sorge il populismo? In un senso esistenziale, sorge quando le persone pensano di essere perdute, di aver perso o di stare per perdere sogni, vantaggi, statuti, posizioni, dimensioni essenziali della propria vita, interessi personali o di gruppo, spesso acquisiti attraverso lotte o sforzi precedenti, oppure quando le persone si sentono minacciate sul vivo. Il populismo sembra apparire ogni volta che emerge la percezione di una crisi di convivenza in un contesto pluralistico e/o quando degli specifici gruppi di popolazione collegati a un territorio si sentono ignorati dai sistemi politici o economici globali. Può insinuarsi la nostalgia per un passato immaginato, che va a soppiantare ogni sforzo a favore di un futuro per tutti. I gruppi serrano le proprie fila in un atteggiamento difensivo, anziché aprirsi ed accogliere gli altri. Sofferenze, frustrazioni, paure e rancori si accumulano e si intersecano, rafforzandosi a vicenda. Prende il sopravvento un senso di dolorosa ingiustizia. La lamentela diventa il modo dell’autoaffermazione. E per questi gruppi di popolazione emergono dei “salvatori”. Senz’altro dotati come oratori e come manipolatori di sistemi simbolici e mediatici, costoro sfruttano senza difficoltà i sentimenti popolari di paura e impotenza. Applicando il principio colonialista del divide et impera, questi tribuni abili nella manipolazione fanno di alcune fasce della popolazione dei capri espiatori e, usando i social media, questa diventa la loro strategia preferenziale di controllo sociale e politico. Le loro argomentazioni poggiano sulle manipolazioni semplicistiche di categorie binarie di divisione sociale e politica e sono formulate con un vocabolario elementare, scelto apposta come espressione di una leadership “che parla chiaro”. Nondimeno, si tratta anche di persone inclini a grandiosi gesti di rozzezza e violenza, gesti amplificati mille volte perché catturati da mezzi di comunicazione affamati di sensazionalismo, che li catapultano verso un livello di visibilità ancor più grande. Di conseguenza, tale comportamento sensazionalista e offensivo viene percepito come proprio del “popolo” in opposizione ad un gruppo elitario, istruito o ricco. Quanti appartengono all’élite sono presentati come corrotti1, lontani dalle realtà sociali del “popolo” e privi di contatto con la vita ordinaria. Nella critica oltraggiosa e offensiva alle élite, una sconfitta simbolica delle stesse viene rappresentata a guisa di spettacolo per la televisione: esibendosi in ingiurie e insolenze all’indirizzo delle élite, il leader populista si presenta come un’alternativa credibile allo status quo. Questi capipopolo si accreditano come salvatori di un ordine nazionale e globale facendo abilmente riferimento ad un passato aureo che può essere riesumato e a un futuro sfavillante in cui lo status quo, indiscusso, risulta trovare confermata solidità. Qui, identità, religione e culture diventano pietre miliari emotive. Forme di nativismo, di nazionalismo e di politiche identitarie vengono utilizzate allo scopo di consolidare il sentimento popolare contro bersagli facilmente indentificati: gli “stranieri” e gli immigrati. La religione nelle mani dei populisti, quindi, riveste un particolare interesse per i teologi. L’uso della religione come arnese per strutturare la collettività nativista e nazionalista si è rivelato particolarmente efficace in varie parti del mondo. Questo potere politico che sfrutta la religione attinge ad un senso tradizionalista delle religioni storiche come rappresentanti della tradizione, appunto, della stabilità e dell’identità. I leader [...]

 

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Titolo: "Servizio della Parola - n. 507"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024382
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDICE

RUBRICA

Per comunicare meglio

51. I casi difficili/20. Parlare di se stessi

al termine del ministero

in una comunità (Roberto Laurita)

DOSSIER

I nostri modi di dire

11 «La vita è una ruota»

1. «La vita è una ruota»: continuità e discontinuità

nella percezione del tempo (Alberto Carrara)

2. «La vita è una ruota»: la testimonianza biblica

di Qohelet (Flavio Dalla Vecchia)

3. La parola silenziosa e forte delle pietre (Lodovico Maule)

SUSSIDIO

Celebriamo un anno di scuola (Guido Novella)

PREPARARE LA MESSA

Dalla solennità della SS. Trinità

alla 16ª domenica del Tempo ordinario

Santissima Trinità (Alessandro Gennari, Chino Biscontin)

SS. Corpo e Sangue di Cristo (Alessandro Gennari, Chino Biscontin)

13a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Mario Torcivia, Massimo Orizio)

14a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, + Luciano Monari, Massimo Orizio)

15a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Vinicio Albanesi, Massimo Orizio)

16a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Alberto Carrara, Massimo Orizio)



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Titolo: "Asprenas n. 1/2019"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024351
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

EDITORIALE

I momenti difficili che la Chiesa sta attraversando producono molta sofferenza in quanti, ogni giorno, s’impegnano a testimoniare il Vangelo nella propria vita e con le loro parole. Non è difficile dedurre che essi avvertano come sia diventato poco credibile l’annuncio a fronte delle notizie dei numerosi scandali. È per tale motivo che occorre ritrovare conforto, energia e slancio dall’esempio di uomini, come san Paolo di Tarso, per i quali la vocazione, pur tra le prevedibili e inevitabili difficoltà, è vissuta con la gioia di chi non solo partecipa alle sofferenze di Cristo, ma perfino le porta a compimento sulla propria carne, per conformarsi a lui in vista del bene dei credenti: «Infatti, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione. Quando siamo tribolati, è per la vostra consolazione e salvezza; quando siamo confortati, è per la vostra consolazione, la quale si dimostra nel sopportare con forza le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo» (2Cor 1,5-6). Con questo spirito proponiamo lo studio di SALVATORE INFANTINO, il quale individua una linea di collegamento tra il corpo di carne di Cristo e la carne dell’apostolo a vantaggio del corpo di Cristo che cammina nella storia, cioè la Chiesa. L’impegno speso affinché la Parola corra, si diffonda e sia glorificata si riscontra in progetti e azioni pastorali di tante Chiese locali, come si evince dalla nota critica di CARMINE MATARAZZO riguardante la lettera pastorale del vescovo di Teggiano-Policastro, in cui si prospetta un più deciso coinvolgimento dei laici nella missione evangelizzatrice della Chiesa. Sulla medesima linea è anche l’articolo di ORESTE RINALDI, nel quale si propongono percorsi utili a far ritrovare nei giovani il gusto della partecipazione più piena e consapevole alla liturgia e, così, andare incontro al loro desiderio di cercare Dio e renderli missionari nei loro complessi mondi. L’evangelizzazione passa anche per la via della bellezza e della ricerca dei semina Verbi. La nostra Rivista vi dedica sempre molta attenzione e, infatti, pure in questo fascicolo pubblichiamo uno studio denso e documentato di ANTONIO ASCIONE dal titolo Il potere teologico della letteratura, che percorre soprattutto il dibattito svoltosi negli ultimi decenni, da cui emerge da un lato che «saper ascoltare il mistero è frutto della parola poetica, che apre l’udito dello spirito e penetra nel cuore» (p. 32) e dall’altro che «la teologia, chiamata a operare una mediazione culturale della rivelazione, non deve dunque perdere di vista la letteratura, non solo perché espressione della cultura umana, ma anche perché manifesta un potere teologico straordinario nella “parola”» (p. 34). Se la letteratura serve a esplorare l’umano, allora risulterà molto interessante la lettura del contributo, postumo, di CIRO STANZIONE su L’utopia di una società giusta in alcuni testi della letteratura greca. In questo numero ospitiamo, infine, una nota di ALFONSO LANGELLA su due recenti pubblicazioni in ambito mariologico, che esplorano tale disciplina sul versante biblico, in particolare il Vangelo dell’infanzia di Luca, e su quello magisteriale, esaminando i documenti pontifici sulla preghiera del Rosario. Ci sembra di concludere veramente bene: la Madre del Signore, infatti, ispira chi annunzia il Vangelo a essere missionario di bellezza e preghiera per il bene della Chiesa.

 GAETANO DI PALMA



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Titolo: "Concilium - 2019/1"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024320
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Markus Büker – Alina Krause – Linda Hogan,

Editoriale. Lo sviluppo globale in un mondo

sempre più urbanizzato.

Abstracts

I. Città e sviluppo globale 23

1. L’umanità in movimento

Dirk Messner, Il secolo delle città.

Percorsi verso la sostenibilità

I/ Introduzione

II/ L’urbanizzazione e la “Grande trasformazione

verso la sostenibilità”

III/ Una indicazione normativa per la trasformazione

verso una “società di città mondiali”che sia sostenibile

2. Riflessioni teologiche sull’urbanizzazione

e le sue sfide

2.1 Martin Ebner, I primi cristiani come disturbatori

della quiete pubblica nelle città. Esperimenti e visioni

degli inizi sull’utilità della fede cristiana

per l’organizzazione della società

I/ Il battesimo abolisce le dicotomie sociali

II/ Le ecclesiae di Dio e il diritto civico dei battezzati

III/ I sogni della signoria di Cristo e l’infiltrazione sovversiva

nelle strutture imperiali romane

IV/ L’architettura della città di Dio

e le realistiche utopie cristiane

V/ Prospettive

2.2 Margit Eckholt, Imparare a vivere l’ospitalità.

Fondamenti teologici dell’annuncio di fede

nel pluralismo delle grandi città

I/ Introduzione: la fede nelle «nuove culture»

delle grandi città

II/ Conversione ecclesiale: fondamenti ecclesiologici

sulle tracce del Vaticano II e della conferenza di Medellín

1/ I reciproci richiami tra Lumen gentium e Gaudium et spes

2/ Libertà e liberazione in Gesù Cristo

3/ Una nuova teologia pubblica nello «spazio in movimento»

della città

III/ L’ospitalità nella “città d’arrivo”

2.3 Felix Wilfred, Trasformare le nostre città.

Il ruolo pubblico della fede e della teologia

I/ La città e le sue opportunità

II/ Il contesto urbano degli interventi teologici

III/ Interculturalismo e capitale sociale

IV/ Il grido dei poveri nelle città

V/ Dalla città intelligente alla città compassionevole

VI/ Città ed ecologia

VII/ Soggetti di ispirazione religiosa e soggetti non governativi

VIII/ La sfida alla teologia

IX/ Conclusione

3. Riflessioni etiche sull’urbanizzazione e le sue sfide

3.1 Michelle Becka, La città in prospettiva

di responsabilità globale.

Riflessioni etico-sociali dalla Germania

I/ La sostenibilità sia locale che globale

II/ Le reti di città come attori speciali

III/ Vivere insieme in città

IV/ L’integrazione

3.2 Daniel Franklin Pilario, Fede e religione

nelle megalopoli globalizzate. Uno sguardo da Manila

I/ Le avventure della religione nella città

II/ La vita religiosa a livello popolare

III/ La chiesa istituzionale e la religione pubblica

IV/ Conclusione

3.3 Linda Hogan, Globalizzazione, urbanizzazione

e bene comune

I/ La globalizzazione e i suoi impatti

II/ Le sfide etiche della globalizzazione

III/ Urbanizzazione e pluralismo

IV/ La costruzione di un terreno comune

4. La prassi della creazione di spazi umani

4.1 Stephan de Beer, Liberazione dello sviluppo urbano

e Chiesa sudafricana. Una riflessione critica,

in dialogo con David Korten e Gustavo Gutiérrez

I/ La città del (post-)apartheid

II/ Urbanizzazione, alloggi e problema dei senzatetto

III/ Gesù, migrante e senza fissa dimora, nei bassifondi urbani:

una questione di fede e teologia

IV/ Liberare lo sviluppo della città:

approfondire l’impatto urbano

1/ Le quattro generazioni di Korten

2/ La liberazione integrale di Gutiérrez

V/ La chiesa urbana a Tshwane

VI/ Imperativi urgenti per un programma

teologico urbano (post-)apartheid

4.2 Georg Stoll, Il contributo delle organizzazioni

della società civile alla trasformazione.

Gli effetti del lavoro delle ong: il caso di Misereor

I/ Dinamiche di cambiamento globale

II/ Le città come luoghi del cambiamento globale

e la loro conformazione trasformativa

III/ La trasformazione: cosa ci si aspetta

da una ong come Misereor

4.3 Lorena Zárate, Vivere con dignità e in pace.

La mobilitazione sociale per il diritto alla casa

e il diritto alla città

I/ Un solo mondo… con città dal doppio volto

II/ La formazione di reti internazionali,

lo sviluppo di trasformazioni locali

III/ Sfide ed opportunità davanti a noi

4.4 Marco Kusumawijaya, Il terzo Paradiso

I/ Giustizia e comunità

II/ La città è una comunità?

III/ Ottimismo

4.5 Luiz Kohara, La periferia in centro

I/ La lotta dei poveri per il centro della città

II/ L’attività del Centro Gaspar Garcia

in rapporto alla periferia presente in centro

II. Forum teologico 155

Michael Seewald, Pena di morte, dottrina della Chiesa

e sviluppo del dogma. Considerazioni sulla modifica

al Catechismo proposta da papa Francesco

Introduzione

I/ La chiesa cattolica e la pena di morte: schizzi storici

1/ L’atteggiamento della chiesa verso la pena di morte

nell’ambito giuridico statale

2/ La pena di morte per i cristiani eretici

3/ La legittimità della pena di morte,

insegnamento permanente della chiesa?

II/ La decisione di Francesco: la dignità della persona

III/ La crisi della cosmesi di continuità magisteriale

Uno sguardo conclusivo

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

 

 

 

 

Editoriale

Lo sviluppo globale

in un mondo

sempre più urbanizzato

L’Agenda 2030 e l’Accordo di Parigi impegnano la comunità

internazionale a compiere cambiamenti significativi e di

vasta portata per affrontare le attuali minacce alla vita e alla

coesistenza prima che sia troppo tardi. In linea di massima tutti

concordano sulla necessità di questo impegno. L’umanità sta

superando i limiti del pianeta. Per esempio: i sistemi di produzione

basati sul carbone e sull’uso intensivo delle risorse

e gli stili di vita prevalenti non sono sostenibili. La presenza

di rifugiati dal Medio Oriente e dall’Africa dimostra che i

problemi globali della guerra, del fallimento delle istituzioni

governative e della mancanza di prospettive si fanno presenti

anche nel contesto europeo. L’emergere in tutto il mondo di

governi autoritari e di movimenti populisti, e in alcuni casi

di estremismi di destra, chiama in causa la funzionalità delle

democrazie tradizionali. Come assicurare che tutti gli esseri

umani possano vivere in un ambiente naturale e sociale intatto,

e che nessuno sia lasciato indietro? Tutti – ciascuno secondo le

proprie specifiche responsabilità e i mezzi a propria disposizione

– sono chiamati a svolgere una parte nelle soluzioni comuni
che abbracciano i continenti, le religioni e gli strati sociali. Che

ruolo svolgono le religioni in questo contesto?

Per molti decenni l’impegno per gli aiuti allo sviluppo e

alla cooperazione è stato considerato una questione di giustizia

distributiva o di carità da parte di un “Nord evoluto” verso

un “Sud sottosviluppato”. Si parlava di “crescita e sviluppo

per ridurre le distanze”, nel senso che il “Sud povero” doveva

aprirsi a un modello esistente e integrarsi nel sistema prevalente

dei paesi industrializzati del cosiddetto “Nord evoluto”,

basato sul capitalismo e sul fondamentalismo commerciale.

Oggi questa interpretazione non è più sostenibile: non solo la

conoscenza dei complessi meccanismi causali che legano “sviluppo”

e “sottosviluppo” getta nuova luce sulla relazione tra

Nord e Sud, ma anzi la consapevolezza crescente degli impatti

fondamentalmente negativi di questa relazione compromette

la forza esplicativa e la legittimità del paradigma stesso dello

sviluppo – e quindi la polarità tra Nord e Sud. Problemi come

la fame, il cambiamento climatico e tutte le forme di violenza

strutturale si possono comprendere solo in un contesto globale.

L’espansione globale del meccanismo dell’esternalizzazione

attraverso il quale i paesi industrializzati “evoluti” dislocano i

costi e i rischi sociali e ambientali del proprio sviluppo in altre

regioni (nel “Sud”) e più in là nel tempo sta raggiungendo il

limite. Nella misura in cui le distanze nel tempo e nello spazio

si contraggono ed emergono mercati veramente globali, appare

evidente che il concetto di “esterno” implicato dalla “esternalizzazione”

è sempre stato un’illusione. Gli esseri umani e la

natura, il cui sfruttamento è stato ed è parte integrante dello

sviluppo del Nord, non restano più all’“esterno”. Non si può

più rispondere all’interrogativo su come operare nella nostra

vita comune per il bene di tutti e di ciascuno e di tutte le generazioni

(anche quelle future) usando una bussola il cui ago

indichi sempre il “Nord”.

Le differenze tra Nord e Sud, nondimeno, rimangono. Non

solo tra i diversi stili di vita delle persone, ma anche nelle loro

opportunità fondamentali: l’accesso alle risorse, il riconoscimento

dei diritti umani, l’alimentazione, la salute, l’educazione,

le aspettative di vita, la sicurezza e la partecipazione politica

ed economica. Inoltre queste differenze sono amplificate nel
contesto della rapida urbanizzazione che ha accompagnato la

globalizzazione e che sta trasformando le identità, gli stili di

vita e le visioni del mondo.

Che l’urbanizzazione stia trasformando il nostro mondo è

già evidente nelle statistiche ed è l’oggetto del saggio di apertura

di Dirk Messner su una “umanità che è in movimento”.

Messner sottolinea che il XXI secolo sarà il secolo delle città e

che la forza di questo slancio urbanistico influirà in primo luogo

sui paesi in via di sviluppo e sulle economie emergenti in

Asia e in Africa. Pertanto, sostiene l’autore, se si vuole affrontare

il cambiamento climatico e implementare l’Agenda 2030,

si potrà farlo solo nel contesto di prospettive e strategie urbane

nuove e diverse. I modelli di progresso, il consumo di risorse,

le forme di associazionismo politico e di governo, la natura del

lavoro, la cultura e il pluralismo [...]



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 506"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024344
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

SOMMARIO

RUBRICA

Per comunicare meglio

50. I casi difficili/19. Parlare di se stessi

al termine del ministero

in una comunità (Roberto Laurita)

DOSSIER

I nostri modi di dire

10 «Tutto è grazia»

1. «Tutto è grazia»: oscillazione della fede

tra il banale e il tragico (Alberto Carrara)

2. Grazia e disgrazia (Francesco Miano)

3. Come identificare una grazia (Mario Torcivia)

SUSSIDIO

Una proposta di Rosario meditato (Roberto Laurita)

PREPARARE LA MESSA

Dalla domenica di Pasqua alla domenica di Pentecoste

Domenica di Pasqua (Lorenzo Rossi, Roberto Laurita)

2a domenica di Pasqua (Lorenzo Rossi, Roberto Laurita)

3a domenica di Pasqua (Lorenzo Rossi, Roberto Laurita)

4a domenica di Pasqua (Lorenzo Rossi, Roberto Laurita)

5a domenica di Pasqua (Lorenzo Rossi, Roberto Laurita)

6a domenica di Pasqua (Lorenzo Rossi, Roberto Laurita)

Ascensione del Signore (Lorenzo Rossi, Roberto Laurita)

Domenica di Pentecoste (Lorenzo Rossi, Roberto Laurita)



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024368
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale

2 M. Gallo

Attenzioni recuperate

Studi

4 W. Ruspi

Una comunità che accoglie

8 G. Mariani

Iniziare alla liturgia con la liturgia

16 G. Routhier

Evangelizzazione e celebrazione

21 P. E. De Prisco

Catecumeni all’assemblea

domenicale

26 G. Di Donna

«Il regno di Dio è vicino»

31 F. Marg heri

Parola e preghiera

36 J. Pinheiro

«Mantenere» nei misteri celebrati

Formazione

41 M. Roselli – S. Soreca

Formare gli operatori pastorali

2. Il modello catecumenale

48 M. Gallo – S. Sirboni

La Messa e il Messale

2. Lo spazio liturgico

54 G. Tornambè

«È veramente cosa buona e giusta»

2. La gioia della Pasqua

Sussidi e testi

60 M. Muth

Celebrazioni per catecumeni

66 F. Marg heri

La prima confessione dei neofiti

69 J. Pinheiro

I Vespri in albis deponendis

Santa Sede

73 La liturgia, via maestra

Cronaca

 

Marco Gallo

Attenzioni recuperate e buone pratiche liturgiche

Con una battuta, un vescovo francese raccontava di aver avuto spesso l’impressione di leggere, sul viso dei suoi preti, al presentarsi nelle loro parrocchie di un adulto che chiedeva il battesimo, lo stesso entusiasmo di quando si guasta il riscaldamento in chiesa; vi leggeva un perplesso: «Come posso risolvere la cosa il prima possibile?». Non è certamente la norma, né in Francia, né da noi. È però vero che al catecumenato occorre prestare un’attenzione crescente. L’impegno dei liturgisti non può esser limitato all’elaborazione dei rituali, del RICA e dei suoi adattamenti. Tutto il processo di evangelizzazione è un processo celebrativo. Dopo 25 anni: come sta il catecumenato in Italia? La Chiesa italiana ha celebrato nel 2018 i venticinque anni di lavoro del Servizio Nazionale per il catecumenato, aperto presso l’Ufficio Catechistico Nazionale nel 1993. In un convegno sobrio e denso (Roma, 28-29 aprile 2018), si è colta l’occasione per rileggere con i primi testimoni la storia recente e per rilanciare alcune urgenze, in ascolto dei neofiti e delle diocesi partecipanti. La presenza dei catecumeni adulti nelle comunità italiane è in costante crescita e si dimostra fonte di nuove ministerialità e linguaggi. Non solo i “nuovi italiani” bussano alle porte delle parrocchie, ma anche giovani non battezzati da bambini con genitori allontanatisi dal tessuto ecclesiale o cresciuti in altre esperienze religiose. Ad essi è offerto normalmente un serio percorso di almeno due anni, scandito in passaggi e celebrazioni, quasi ovunque strutturato sul RICA. Non mancano documenti orientativi, sussidi e testi utili elaborati negli anni1. Il servizio ha fatto tesoro di un intenso dialogo con analoghe esperienze in Europa. Comparata ad altre esperienze del catecumenato moderno, l’esperienza italiana è recente e non sembra diventata popolare, né esemplare nella pastorale, resta un’eccezione nella vita ordinaria della parrocchia. La sua presenza è percepita da alcuni pastori come un problema da risolvere in fretta, manca ancora una ministerialità sufficiente ad un vero accompagnamento, la comunità non partecipa al percorso e, dato doloroso, non di rado chi riceve Battesimo, Cresima ed accesso all’Eucaristia, presto smette di frequentare la comunità eucaristica che l’ha accolto. I battezzati adulti restano solo se … Una interessante ricerca (F. Gyombolai- Kocsis, A. Kézdy 2010, 2017) presentata nell’incontro europeo dei Servizi per il Catecumenato (Eurocat) svoltosi nel 2017 a Pécs, in Ungheria, identificava principalmente cinque aree con le quali gli adulti intervistati giustificavano la loro conversione religiosa: la conversione dopo un trauma, quella per relazione e contatto personale, la conversione compensativa rispetto a qualcosa avvertito come mancante, quella per ricerca di senso e l’ingresso in famiglie, gruppi o comunità credenti. Il dato più interessante dell’inchiesta era però relativo alla fedeltà dei neofiti dopo il battesimo. Il gruppo incomparabilmente più stabile dopo l’iniziazione cristiana è quello convertito dopo il contatto con famiglie, gruppi o comunità, seguito dagli adulti che dichiaravano di aver iniziato la conversione per una relazione personale con un credente. Anche per il numero crescente dei catecumeni tra i migranti in Europa, soprattutto nei paesi germanofoni, il legame tra stabilità ed effettiva relazione con le comunità parrocchiali è confermato – facendo del lento processo di catecumenato una sorprendente forma di integrazione anche sociale e culturale. I cantieri aperti Si tratta dunque di notare quali siano i cantieri effettivamente aperti o da aprire in rapporto al catecumenato. Prima di tutto, è necessario incoraggiare le comunità: i catecumeni sono giovani, sono portatori di domande vivificanti, suscitano con la loro presenza una insospettabile rinascita di linguaggi, ministeri e ritmi. Ogni diocesi poi, attivando un significativo Servizio per il catecumenato, può oggi fruire di strumenti per la formazione e per la condivisione di buone pratiche, così da porsi accanto con efficacia alle parrocchie. Nel percorso che si vive con i catecumeni, sono da approfondire le varie dinamiche della conversione, a partire dal non scontato coraggio di proporre la fede diventando finalmente missionari in uscita. Nel processo di evangelizzazione, quindi, sono da maturare attenzioni al linguaggio simbolico e celebrativo che non risultavano ancora del tutto a punto nella letteratura di alcuni decenni fa, e quindi assenti nei sussidi oggi in uso. In tal senso, questo numero della rivista propone non solo la riflessione a sostegno di tali pratiche ma anche diversi esempi concreti e già in atto. [...]



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024337
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

SOMMARIO

I SENTIMENTI NELLA BIBBIA

PREOCCUPAZIONE, AFFANNO, ANSIA

Editoriale

Marco Zappella

GLI AFFANNI “BEN TEMPERATI”

DELL’UOMO GIUSTO

Sebastiano Pinto

«MOLTA SAPIENZA, MOLTO AFFANNO»?

Donetalla Scaiola

PREOCCUPAZIONE E AFFANNO

NEI SALMI: QUALCHE ESEMPIO

Carlo Broccardo

«PER LA VOSTRA VITA

NON AFFANNATEVI»

Michele Marcato

LA PREOCCUPAZIONE DI PAOLO

PER L’ANNUNCIO DEL VANGELO

Annalisa Guida

I TEMPI NUOVI E LA FINE DELL’AFFANNO

Leonardo Paris

IL SOGNO DI ADAMO –

IL SOGNO DI CRISTO

Valentino Bulgarelli

GLI ANTIDOTI CONTRO

LE PREOCCUPAZIONI

Monica Cornali

L’ATTENZIONE DEL CUORE

COME ANTIDOTO ALLA PAURA

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

La morte del Battista: un affaire politico,

parola di Giuseppe Flavio

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Gesù davanti alle nostre preoccupazioni e ansie

APOSTOLATO BIBLICO

Sebastiano Pinto

La domenica della Bibbia: quando celebrarla

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

A buon intenditor basta… uno sguardo:

La predica di san Giovanni Battista, di P. Bruegel

 

 

 

EDITORIALE

 

Tra i tanti racconti o miti antropogonici, che cioe narrano l’origine dell’uomo, la tradizione latina ce ne ha trasmesso uno, che non ha avuto la medesima fortuna di altri,

ma che appare altrettanto significativo. Ci parla di quel che successe a Cura, un personaggio della mitologia romana il cui nome significa preoccupazione, inquietudine,

ansia. Mentre attraversa un fiume, vede del fango argilloso; lo afferra e, senza seguire uno schema preciso, comincia a modellare un pupazzo, che prende vita grazie

al soffio vitale insufflatogli da Giove, di passaggio da quelle parti. A quel punto i due cominciano a questionare perche ognuno vuole imporre al fantoccio il proprio

nome; a litigare con loro s’aggiunge Terra. Per ricomporre la bega, si appellano a Saturno come giudice, il quale sentenzia: Tu, Giove, gli hai dato il soffio vitale:

una volta morto, prenditi, dunque, l’anima. Tu, Terra, gli hai prestato il corpo: ricevi, dunque, le sue spoglie. Tu, Cura, l’hai plasmato per prima: lo possiederai

durante tutta la sua esistenza.

Per quanto riguarda il nome, si chiamera uomo (homo) perche dal terreno (humus) e stato formato. Il racconto proietta alle origini e collega al volere degli dei una

dimensione squisitamente umana: cioe la preoccupazione, l’inquietudine, l’ansia. Con Heidegger, la filosofia contemporanea parla della cura come della struttura

fondamentale dell’esistenza sotto forma di prendersi cura, degli oggetti, e di avere cura, degli altri. La psicologia e le neuroscienze ci mostrano come lo stress

sia funzionale al mantenimento dell’equilibrio tra organismo e ambiente, ma possa diventare disfunzionale quando la sollecitazione e troppo lunga, fino a generare

psicopatologie.

Quello che oggi viviamo con consapevolezza “scientifica” e stato vissuto e descritto nella Bibbia con accenti e prospettive diverse, ma collocabili su due direttrici: una

preoccupazione nei confronti del presente e una nei confronti del futuro. Alla prima vanno ricondotte le vicissitudini di Tobi (Marco Zappella), le situazioni degli oranti

del Salterio (Donatella Scaiola), le riflessioni sapienziali di Qoelet (Sebastiano Pinto), le esortazioni di Gesu dal carattere sapienziale-filosofico (Carlo Broccardo): tutte

trovano in Dio il loro punto di soluzione. Affidare a Lui la propria esistenza equivale a trovarle un senso, cioe un significato e una direzione; deporre in Lui ogni

preoccupazione aiuta a recuperare quella leggerezza di vivere che il salmista traduce con il dono (divino!) del sonno, perche l’ansia prosciuga ogni leggerezza

(Valeria Poletti).

Il Nuovo Testamento ha il suo detonatore nella persona di Gesu profeta del Regno, cioe la proposta divina che fa intersecare la linea del futuro con quella del presente.

E proprio su questa direttrice si collocano quei passi (di Atti e di Apocalisse) in cui si invita a guardare al futuro non come tempo del giudizio disperante, ma come

tempo del ristoro, della consolazione, quando si potra sentire di nuovo la freschezza sui volti arsi dal dolore e dalla sofferenza (Annalisa Guida e inserto di Marco Tibaldi).

In questo orizzonte va collocata la preoccupazione di Paolo non solo di annunciare la salvezza nel Crocifisso risorto, ma anche di presentare ogni sua comunita al Signore

che viene come vergine casta (Michele Marcato). Nella rilettura teologica offerta da Leonardo Paris si evidenzia come preoccupazione, affanno e ansia non siano in se

male. Anzi, concernono anche il Dio di Gesu. Nella vicenda di quest’ultimo si percepisce l’ansia del Padre perche nessuno vada perduto. Dio non e il meno, ma il piu

coinvolto. Per cui l’ideale cristiano non e quello di un uomo e una donna tranquilli e inscalfibili; il cristiano e bene che sia preoccupato, che corra e si affanni. Cio che

muove questa corsa pero dev’essere non la disperazione, ma il riflesso dello sguardo paterno e materno di Dio che per tutti si preoccupa. In altri termini, il vero

antidoto alla paura sta nell’amore (Monica Cornali). Non si tratta solo di prendere coscienza dei nostri vissuti e degli schemi mentali con cui percepiamo e reagiamo

alla realta; bisogna trovare un itinerario del cuore, cosi che il cuore trovi il suo tesoro: Nell’amore non c’e timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perche il

timore suppone un castigo e chi teme non e perfetto nell’amore (1 Gv 4,18).

Dunque, buona lettura.

 

Marco Zappella



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 505"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024290
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDICE

Per comunicare meglio

49. I casi difficili/18. Parlare di se stessi al termine del ministero

in una comunità (Roberto Laurita) 3

DOSSIER

I nostri modi di dire

9 «Disprezzare il mondo»

1. Pro e contro il disprezzo del mondo (Alberto Carrara) 13

2. «Disprezzare il mondo»: un ideale di perfezione? (Ezio Bolis) 16

3. Disprezzare il mondo? Uno sguardo positivo

sul presente e sul futuro (Savino Pezzotta) 20

SUSSIDIO

Le sette parole di Gesù in croce (Pier Giordano Cabra) 27

PREPARARE LA MESSA

Dal Mercoledì delle ceneri alla Veglia pasquale 49

Mercoledì delle ceneri (Lorenzo Rossi, Samuele Riva) 51

1ª domenica di quaresima (Lorenzo Rossi, Samuele Riva) 68

2ª domenica di quaresima (Lorenzo Rossi, Samuele Riva) 85

3ª domenica di quaresima (Lorenzo Rossi, Samuele Riva) 103

4ª domenica di quaresima (Lorenzo Rossi, Samuele Riva) 121

5ª domenica di quaresima (Lorenzo Rossi, Samuele Riva) 140

Domenica delle palme (Lorenzo Rossi, Samuele Riva) 158

Triduo Pasquale (Pierino Boselli) 173

Giovedì santo (Pierino Boselli) 174

Venerdì santo (Pierino Boselli) 181

Veglia Pasquale (Pierino Boselli) 187

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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024283
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

INDICE

Editoriale 2

Mario Cucca

DALLA PADRONANZA ALL’ALTERITÀ,

DAL GODIMENTO AL DESIDERIO 4

Cristiano D’Angelo

LA PROFEZIA DI FRONTE AL DELIRIO

DEI POTENTI (1 RE 21) 10

Benedetta Rossi

LA PASSIONE PER LA PAROLA

(GER 20,7-18) 16

Donatella Scaiola

LA SEDUZIONE, ESPRESSIONE

DEL DESIDERIO? 21

Davide Arcangeli

IL PERCORSO DEL DESIDERIO

IN GESÙ DI NAZARET 27

Stefano Romanello

LA VOLONTÀ DEBILITATA:

RM 7,7-25 32

Lucia Vantini

DESIDERIO E PASSIONI:

SINTESI TEOLOGICA 37

Valentino Bulgarelli

LA CATECHESI PER UN RISVEGLIO

DEL DESIDERIO DI DIO 41

Monica Cornali

DESIDERARE CON PASSIONE 45

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

Quando il desiderio ci viene dall’alto:

La vita in Cristo di Nicola Cabasilas 50

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Appassionanti passioni 52

APOSTOLATO BIBLICO

Sebastiano Pinto

La domenica della Bibbia 54

VETRINA BIBLICA 55

ARTE

Marcello Panzanini

Una passione sconvolgente:

il Noli me tangere di Tiziano 59

 

EDITORIALE

Prosegue il lungo e articolato percorso di illustrazione

dei sentimenti nella Bibbia, che si

chiuderà con l’ultimo numero di quest’anno.

Mettere a fuoco il desiderio equivale a

confrontarsi con uno dei sentimenti umani più ambigui.

Basta sfogliare un dizionario dei sinonimi, per

accorgersi di come «desiderare» può caricarsi di valenze

semantiche (con i conseguenti risvolti comportamentali)

assai diversificate: appetire, ambire, bramare,

agognare, amare; oppure: smaniare, anelare, sospirare

per, aspirare a.

Anche nell’Antico Testamento traspare questa ambivalenza.

Nel rapporto di coppia il desiderio può distorcersi

in presa di possesso dell’uno sull’altra (Gen

2,23) oppure evolversi in relazione tra i due soggetti

(Cantico dei cantici). Il passaggio, non solo linguistico

ma anche relazionale, dal monologo (Adamo) al

dialogo (gli amanti), è condizione indispensabile per

preservare e rafforzare l’alterità dei soggetti in campo

(Mario Cucca). Si contempla poi il caso di una coppia

dominata da una tale brama di possesso da schiacciare,

anche fisicamente, ogni alterità: lo si può notare

nella vicenda di Nabot e la sua vigna, prede di

Acab e Gezabele, a loro volta prede assetate di potere

e inebriate da esso. A contrastarli si erge il profeta

Elia, munito della forza di Yhwh e, perciò, unico

argine alla cupidigia dei potenti (Cristiano D’Angelo).

Per sua natura il profeta è portavoce della parola divina

ma anche «portato» da essa. Geremia, per esempio,

dà voce e corpo al suo innamoramento della Parola,

che come fuoco lo consuma: nella sua vicenda,

testimoniata in modo vibrante in Ger 20,7-18, attrazione

e seduzione si alternano a forza e sopraffazione

(Benedetta Rossi). Ben diverse sono le dinamiche che

regolano il gioco della seduzione femminile come risposta

al desiderio maschile. Figure di eroine come

Tamar e Giuditta disinnescano con astuzia i disegni

di Giuda e di Oloferne, mettendo la propria persona

a repentaglio per la discendenza e sopravvivenza

di Israele. Rut e la donna di valore dell’encomio finale

del libro dei Proverbi mostrano inoltre una donna

che non è desiderabile tanto per la sua avvenenza,

quanto per la sua intraprendenza (Donatella Scaiola). [...]



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024313
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

INDICE

 

Editoriale

2 R. Barile

Il male tra spiegazioni e mistero

Studi

5 C. Doglio

Il male nell’Antico Testamento

9 G .L. Carrega

Il male nel Nuovo Testamento

13 A . Mastantuono

Le maschere del male

18 G . Di Donna

La lotta luminosa: il catecumenato

24 A . Lameri

Liberati dal giogo del male:

Quaresima e Tempo pasquale

30 D. Messina

Il male nel Rito della Penitenza

35 P. Sorc i

Il male: l’unzione degli infermi

40 R. Barile

Il male: gli esorcismi

Nota

45 V. Mignozzi

Preghiere e messe di guarigione

Formazione

48 M. Roselli – S. Soreca

Formare gli operatori pastorali

1. Il male nella liturgia

55 M. Gallo – S. Sirboni

La Messa e il Messale

1. Laboratori per iniziare

61 D. Piazzi

«È veramente cosa buona e giusta»

1. Celebrare rinnovati

il mistero pasquale

Sussidi e testi

67 E . Sapori (a cura di)

La comunione ai malati

 

EDITORIALE

Il male tra spiegazioni e mistero

 

Partiamo dall’icona della prima evangelizzazione di Gesù con annuncio

della parola, guarigione delle malattie, azione di scacciare i demoni (cfr.

Mt 4,23-24; 9,35; Mc 1,39; Lc 6,17-18). Non solo il secondo e il terzo intervento

sono rimedio ad un male: loè anche il ministero della parola, dal

momento che secondo Mt 4,14-17 l’epifania di Gesù è luce per chi abita

nelle tenebre e nell’ombra di morte. Il CCC, che sta a mezzo tra l’opera

di Gesù Cristo e la sua continuazione nella chiesa, fa apparire il male prima

come fisico e poi come morale: il che corrisponde alla nostra esperienza e

permette di inquadrare l’azione della liturgia nonché gli articoli di questo

numero.

Il male fisico

La questione del male scatta con la creazione e con la domanda: se tutto

è stato creato da Dio e con sapienza, perché il male? Il male fisico permette

una prima definizione come assenza di bene. È la posizione di Tommaso: «Si

può cominciare a parlare del male partendo dal concetto di bene (...) e non

resta che dire che con male si intende assenza di bene»; «il male in se stesso

non è qualcosa», «non può che essere nel bene (...) il soggetto del male è il

bene»; anche i demoni sono naturaliter buoni e sono diventati cattivi solo per

un atto di volontà (Sth I, q. 48, a. 1; I, q. 48, a. 3; De Malo q. 1, a. 2; q. 16, a

2; D 800. Cfr. anche Lateranense IV nel 1215). Precisare la non consistenza

ontologica del male non è pedanteria, altrimenti si spalanca la porta alla soluzione

dei due principi alla pari, tentazione avvincente e facile.

Tornando alle citazioni bibliche, va segnalato che i vangeli riportano un

intervento di Gesù sugli elementi materiali: la tempesta sedata e il cammino

sulle acque (Mt 8,23-27; Mc 4,35-41; Lc 8,22-25; Mt 14,25; Mc 6,45-50; Gv

6,19); inoltre si dà una certa relazione fuori dell’ordinario tra le cose di questo

mondo e il ministero del Signore. Si considerino il fico seccato (Mt 21,18-

19; Mc 11,20-21), la moltiplicazione [...]



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Titolo: "Nouveaux Regards sur la « question franciscaine » (317-364)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: FRANÇOIS DELMAS-GOYON
Pagine:
Ean: 2484300024092
Prezzo: € 5.00

Descrizione:Otto anni dopo la pubblicazione di François d’Assise. Écrits, Vies, témoignages, una gran parte dei progressi fatti da Jacques Dalarun, Sylvain Piron e l’autore riguardo l’identificazione dei documenti inviati dai tre compagni l’11 agosto 1246, la struttura della Compilazione di Assisi e gli sviluppi dei ricordi annotati da fra Leone, rimangono ancora sconosciuti nella comunità scientifica. Questo articolo espone questi progressi e risponde alle critiche che sono state avanzate alla nuova edizione francese delle Fonti Francescane. Evidenzia inoltre le notevoli conseguenze derivanti dal ricorso ad un «setaccio extrafino» nell’analisi letteraria della Compilazione di Assisi, che consente di proporre un’interpretazione innovativa della natura e del significato delle narrazioni che comprendono l’espressione: nos qui cum eo fuimus.

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Titolo: "Note sur Léon et Rufin, lécriture et le corps (365-375)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: SYLVAIN PIRON
Pagine:
Ean: 2484300024108
Prezzo: € 5.00

Descrizione:Questa breve nota amplia la riflessione proposta nel precedente articolo di F. Delmas-Goyon (cf. AFH 111 [2018] 317-364) sul rapporto tra i tre firmatari della Lettera di Greccio, un testo collettivo che enuncia un’azione e una volontà comune e che avrà un unico redattore, fra Leone. Questa lettera era accompagnata da un dossier di documenti contenenti i «fiori più belli», ovvero i ricordi dei primi compagni, annotati da fra Leone su fogli di pergamena cuciti successivamente insieme, e la Leggenda dei tre compagni, trasmessa da fra Rufino. Nell’ultima parte del testo, l’A. mostra che Leone e Rufino contribuirono, ciascuno per la sua parte e con metodi diversi, allo stesso progetto, che doveva ricordare quale fosse stata la presenza fisica di Francesco, in vista dell’«edificazione di coloro che vogliono imitare il suo esempio».

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Titolo: "Recto assumpto tramite: A Recovered Papal Letter, Prohibiting the Friars Minor to Interfere with Clares Sister (377-423)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: GERARD PIETER FREEMAN
Pagine:
Ean: 2484300024115
Prezzo: € 5.00

Descrizione:Recto assumpto tramite (RectoAT) è una lettera papale ‘misteriosa’ del 1253 di cui non esiste nessuna copia. L’unica nostra conoscenza dei suoi contenuti risale ad un riassunto contenuto nei Firmamenta trium ordinum (1512) che però propone delle affermazioni storicamente insostenibili. Lo storico L. Oliver aveva dichiarato nel 1912 che la RectoAT doveva essere un falso. Nessuno ha mai contraddetto lo storico francescano fino ad oggi, quando una clarissa irlandese ha recentemente segnalato l’esistenza di una traduzione inglese della RectoAT, presente in due piccole collezioni di scritti normativi del 1658 e 1665 e destinate alle clarisse di Gravelines. L’articolo esamina il testo, concludendo che si tratta probabilmente di un’accurata traduzione di una autentica lettera papale. Abbozza poi i diversi ruoli che questo documento ‘misterioso’ ha svolto dal 1512 fino ai nostri giorni.

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Titolo: "Asprenas n. 3-4/2018"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024306
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

Editoriale

Ogni anno donatoci dalla grazia del Signore si valuta facendone un bilancio

ponderato. Poniamo nella colonna delle entrate tutti gli avvenimenti

positivi, che hanno recato vantaggio, prestigio, guadagno economico, avanzamento

di carriera, mentre nella colonna delle uscite collochiamo le battute

d’arresto, gli incidenti di percorso, qualche problema di salute…

Chiudendo questo fascicolo doppio di Asprenas per darlo alle stampe e

trovandoci al termine di un anno come il 2018, non possiamo pure noi non

tracciare un breve bilancio, dal quale risulta ancora una volta che la teologia

non rimane alla finestra, ma si cala nelle ansie, nelle gioie, nei dolori e

nelle speranze della chiesa intera. L’anno ormai al termine, infatti, è stato

senz’altro colmo di amarezze e di sconcerto per le numerosissime e gravissime

colpe di tanti uomini, perfino ai più alti livelli, che avrebbero dovuto servire

Dio e il suo popolo con dedizione e disinteresse. Nella Prima Lettera di

Pietro si esortano i “presbiteri” con queste parole: «Pascete il gregge di Dio

a voi affidato, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace

a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come

padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E

quando apparirà il Pastore supremo, riceverete la corona della gloria che

non appassisce» (5,2-4).

Sarebbe ingeneroso, tuttavia, marcare quest’anno in maniera così negativa,

perché lo Spirito ha donato molteplici situazioni e occasioni in cui il

volto della chiesa può risplendere nella sua più luminosa bellezza. È il caso

della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, sul tema

I giovani, la fede e il discernimento vocazionale (Roma, 3-28 ottobre). È

stata una grande testimonianza data dalla chiesa al mondo intero, che non

si occupa dei giovani se non per sfruttarli, per proporne un’immagine falsa

di giovanilismo, orientato solo al consumismo, all’imposizione di mode poco

rispettose della decenza, senza invece ascoltarne la voce, le vere esigenze

esistenziali, il loro bisogno di esprimere la loro creatività per la trasformazione

del mondo.

Aver coinvolto i giovani per prendere coscienze delle loro istanze, dei

loro sogni, ma anche del loro autentico desiderio di costruire una società a

misura di uomo e una chiesa più fedele ai suoi ideali evangelici, rappresenta

una proposta profetica in questo mondo nel quale la tecnocrazia prende il

sopravvento e diminuiscono gli spazi di democrazia. Ci auguriamo con il

nuovo anno di vedere ancora la chiesa essere protagonista, facendo risuonare

la parola del Vangelo alle orecchie dell’umanità, bisognosa di ritrovare la

pace, la solidarietà, la fraternità e di contemplare lo splendore del volto paterno di Dio.

Per realizzare questo, è necessario che la comunità ecclesiale torni a impegnarsi

seriamente a educare al gusto dei valori etici ed estetici testimoniati

dalla Bibbia, considerando il ruolo, la diffusione che essa ha avuto e,

in prospettiva, il potenziale positivo che ha ancora per il bene della popolazione

nel nostro Paese. È quanto propone il contributo di Ernesto BORGHI,

Leggere i Vangeli in una prospettiva di educazione all’umano. L’autore,

prendendo spunto da alcuni brani del Vangelo di Matteo, ne fa un confronto

basato su interrogativi con i quali, dopo un necessario inquadramento

esegetico, si cerca di far emergere orizzonti compatibili con la vita quotidiana

a livello comunitario e individuale, in vista di una maturazione educativa

cristiana nella logica della libertà e della responsabilità[...]



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024221
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

INDCE

 

Editoriale: Desiderio umano e divino 3-6

LUIGI BERZANO

L’incredibile bisogno di pregare. Forme di preghiera nel contesto

della quarta secolarizzazione 7-21

ALDO N. TERRIN

La preghiera come istinto religioso 23-43

SANDRO DALLE FRATTE

La preghiera: l’uomo parla a Dio o Dio si rivolge all’uomo? 45-60

LORIS DELLA PIETRA

I linguaggi della preghiera 61-74

MARIA VITTORIA CERUTTI

La crisi della preghiera nell’antichità greco-romana 75-93

VALERIO BORTOLIN (†)

L’efficacia intrinseca della preghiera in William James 95-108

JURI LEONI

La preghiera del Signore nei primi tre secoli del cristianesimo 109-122

LEONHARD LEHMANN

L’orazione di san Francesco sul Padre Nostro 123-136

Documentazione: Un respiro universale di preghiera

Il valore della preghiera umana (Raffaele Di Muro) 137-142

Invito alla lettura (Aldo N. Terrin - Raffaele Di Muro)

 

EDITORIALE

Desiderio umano e divino

Signore, insegnaci a pregare

(Lc 11,1)

La secolarizzazione e le ideologie non hanno annullato il bisogno di

spiritualità e contatto con Dio. Molti uomini e donne del nostro tempo

non trovano più solo nella razionalità, nella scienza o nella tecnologia

il senso della vita e dell’agire e si volgono con rinnovato interesse al

soprannaturale o alla trascendenza. Anche sulla scena mondiale, si

riaffacciano le religioni, con il loro peculiare alfabeto di regole e usanze,

sulle quali, forse con troppa fretta, si era invocato il de profundis.

A ben vedere, non potrebbe essere altrimenti, perché il rapporto con

il divino accompagna da sempre il percorso dell’umanità nella storia:

mutano le forme e lo stile attraverso cui si esprime, ma il desiderio (e il

bisogno) dello spirituale permane, anche se non manca mai la voce di

chi grida che «gli dèi hanno abbandonato il mondo» (Marcel Gauchet).

Con il presente fascicolo, «CredereOggi» offre il proprio contributo

alla riflessione su un aspetto che riguarda l’esperienza umana e spirituale

di milioni di persone e unisce come un sottile filo rosso le più diverse

espressioni cultuali e religiose: la preghiera, il medium con cui l’uomo
e la donna di ogni tempo e luogo tentano di mettersi in rapporto con

il mistero da cui si sentono avvolti.

La preghiera è una realtà primordiale e insieme uno dei tratti costitutivi

dell’ homo religiosus, «un istinto che esiste in fondo a ciascuno

di noi. E non è meno inesplicabile degli altri» (George Bernanos). Da

un punto di vista antropologico, osserva Aldo N. Terrin, «l’esperienza

della preghiera è una realtà naturale, come il respiro; comporta un’immediatezza

che non ha bisogno di riflessioni preliminari, in quanto

precede ogni pensiero: è un “proto-pensiero”». Se poi ci si pone in una

prospettiva teologica, il tema si amplia ulteriormente, facendosi ancor

più coinvolgente. In ambito cristiano, ad esempio, l’azione del pregare

si arricchisce di nuovi orizzonti di significato e trova la sua origine

nell’ascolto di Dio, che precede il nostro sforzo: prima della ricerca

umana, infatti, c’è la rivelazione di Dio che ha «alzato il velo» e si è

fatto conoscere all’uomo. Non a caso, Yhwh loda il giovane re Salomone

che aveva chiesto una cosa sola: il dono di un cuore in ascolto (1Re 3,9).

Lo aveva compreso anche Agostino: «Non lo cercheresti se egli non ti

avesse cercato per primo».

Non tutto, però, è semplice come sembra. A uno sguardo attento, la

preghiera suscita numerosi interrogativi che non possono essere ignorati,

soprattutto dai credenti più sensibili e avveduti, anche perché oggi la

comprensione del “fenomeno” si colloca all’interno di una religiosità

che non si identifica più necessariamente con le proposte offerte dalla

tradizione, in primis quella cristiana. Oltre a ciò, la preghiera è anzitutto

un’esperienza che “si vive”, ma non può mancare il momento della

riflessione. Essa è anche una realtà da conoscere e apprendere («Signore,

insegnaci a pregare»: Lc 11,1), nella consapevolezza delle difficoltà e

delle obiezioni che possono affiorare dentro e fuori il cuore dell’uomo.

È qui che si innesta l’apporto del fascicolo: senza alcuna pretesa di

esaustività (impossibile, considerata l’ampiezza del tema), si affronta

l’argomento della preghiera, muovendo da un approccio multidiscipli
nare, in cui ciascuno degli autori tratta un aspetto particolare, nell’intento

di offrire al lettore un quadro essenziale, ma comunque utile per

coglierne alcuni degli aspetti e delle dinamiche fondamentali.

Apre la riflessione il contributo di Luigi Berzano, L’incredibile

bisogno di pregare. Forme di preghiera nel contesto della quarta

secolarizzazione. Sebbene non manchino segnali contrastanti, secondo

la sociologia della religione, la preghiera continuerà anche in futuro,

proponendosi in nuove forme, perché essa dà un senso alla vita individuale

e comunitaria.

La preghiera è un istinto «originario» dell’homo religiosus, un

qualcosa di immediato e di esperienziale, attraverso cui si esprime

il riconoscimento del mondo come un tutto significativo in rapporto

al divino. Su questa prospettiva antropologica, offre il suo contributo

Aldo N. Terrin, La preghiera come istinto religioso.

Un diffuso antropologismo rinchiude l’uomo nell’esclusiva ricerca

di sé, anche nella preghiera. Si rende, dunque, necessario un cammino

di purificazione per fare verità nella relazione tra Dio e l’uomo, superando

i possibili ostacoli. È quanto sostiene Sandro Dalle Fratte,

La preghiera: l’uomo parla a Dio o Dio si rivolge all’uomo?

Preghiera e linguaggio è il binomio al centro della riflessione di

Loris Della Pietra, I linguaggi della preghiera. Non basta l’intenzione,

la preghiera deve essere detta e vissuta perché nel dire avviene

il dialogo tra l’orante e il destinatario della preghiera stessa. Secondo

l’autore occorre riscoprire la forza e il dinamismo del dire, come «luogo»

in cui si manifesta la tensione del soggetto verso il mondo e verso Dio.

Maria Vittoria Cerutti, La crisi della preghiera nell’antichità

greco-romana inquadra il tema della preghiera entro le coordinate

proprie del mondo greco e di quello romano, sotto il profilo storicoreligioso.

Ne emerge una riflessione sulla possibilità o impossibilità della

preghiera, e sui modelli del divino elaborati nella storia del pensiero

religioso greco-romano antico. [...] 



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