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Titolo: "La diócesis de Nueva Cáceres (Filipinas) en 1655 según un informe de su obispo electo fray Antonio de San Gregorio, OFM (pp. 347-370)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Cayetano Sánchez Fuertes
Pagine:
Ean: 2484300024535
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Summary

The author presents the life and works of the Spanish friar Antonio de San Gregorio (1594-1661), a member of the St Gregory Province in the Philippines. His appointment to the bishopric of Nueva Cáceres in South-Eastern Luzon shows in exemplary fashion the difficult itinerary from the choice of a bishop candidate by the Spanish king to his consecration and actual episcopal ministry in this remote part of the Catholic world. As a matter of fact, fray Antonio was never consecrated bishop, since the papal nomination bull did not reach him in time. Nevertheless, he administered his diocese as bishop-elect from the early 1650s. The author then transcribes and comments upon a report on the diocese of Nueva Cáceres, which fray Antonio addressed to the Spanish king in 1655. He deplores the precarious material and pastoral state of his diocese and includes a plea for a more adequate distribution of parishes between secular and regular clergy. The second appendix consists of the transcription of a letter by the Cámera de Índias of 1660, which supports fray Antonio’s request for financial help to pay for the issuing and shipping of the lacking papal bull.



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Titolo: "Asprenas n. 2/2019"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024467
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

PRESENTAZIONE

1. Il 14 settembre del 410, giorno della memoria di san Cipriano di Cartagine, esaltando la coraggiosa testimonianza di questo martire es - pressa con la predicazione e con gli scritti, sant’Agostino affermava: «Numquid propter paucos dies vitae huius quiescere debet ministerium cordis et linguae nostrae? Absit» (Discorso 313/E, § 7). Il vescovo d’Ippona definisce la predicazione come un “servizio” coinvolgente le risorse sia interiori, il “cuore”, sia esteriori, la “lingua”, metonimicamente da intendersi rispettivamente per “carità” e “parola”. Non esista alcuna giustificazione, nemmeno il pericolo della persecuzione e della morte, che possa far cessare il servizio della carità insegnata dalla parola e della parola trasfigurata in atto d’amore. Abbiamo esordito con tale riferimento per introdurre questo fascicolo della nostra Rivista, il primo di due che nell’anno in corso dedicheremo al tema mai abbastanza discusso della predicazione. In questi nostri tempi, infatti, si riscontra una sua grande crisi, perché da taluni confusa con la catechesi, da altri con la mera esegesi di testi biblici, da altri ancora con esortazioni moralistiche o addirittura con lo spazio utilizzabile per poter “personalizzare” con il proprio stile istrionesco un elemento tanto rilevante per la comunicazione e la maturazione della fede dei credenti. La predicazione è sempre stata al centro dell’attenzione, sia nell’ambito giudaico che in quello cristiano. Il Libro di Neemia narra la lettura pubblica della Legge a Gerusalemme, avvenuto il primo giorno del settimo mese sulla piazza presso la Porta delle Acque (cf. Ne 8,1-2). Compito di Esdra e dei leviti suoi collaboratori era non solo “proclamare”, ma anche “far intendere”, quindi “spiegare” la parola di Dio al popolo: si noti l’impiego del verbo bîn, “capire”, coniugato all’hifil, la forma causativa, cioè “far comprendere”. D’altronde, vogliamo accennare che secondo la tradizione anticotestamentaria il sacerdote aveva già in epoca preesilica l’incombenza di spiegare la legge: «Insegnano i tuoi decreti a Giacobbe e la tua legge a Israele» (Dt 33,10a). Insegnare predicando la Torah per i sacerdoti costituisce un dovere, benché i profeti – a loro volta dediti per vocazione esclusiva a mediare la parola divina – siano costretti a rilevare le loro inadempienze al riguardo (cf. Mic 3,11; Ger 18,18; Ez 7,26). Valga come esempio l’esplicita considerazione di Mal 2,7: «Infatti le labbra del sacerdote devono custodire la scienza e dalla sua bocca si ricerca l’istruzione, perché egli è messaggero del Signore degli eserciti». L’istituzione della sinagoga ha fin dalle sue origini avuto quale nucleo fondamentale del proprio culto proprio la lettura della Legge e la sua spiegazione. Per limitarci all’antichità, riferiamo una bella testimonianza di Filone d’Alessandria: «Sono soliti apprendere (ajnadidavskontai) queste leggi in ogni momento, ma soprattutto ogni settimo giorno. Perché il settimo giorno è reputato sacro, e in questo giorno si astengono da qualunque altro lavoro e si recano in luoghi sacri che chiamano sinagoghe. Là, disposti in file a seconda dell’età, i più giovani dietro ai più anziani, si siedono in modo conveniente alla situazione, pronti all’ascolto. Allora uno prende i libri e legge, e un altro tra quelli di maggiore esperienza avanza e spiega (ajnadidavskei) ciò che non è facilmente comprensibile» (Quod omnis probus liber sit 81-82). Altrove egli, sempre parlando di ciò che avviene di sabato nelle sinagoghe, così scrive: «Ma un sacerdote che sia presente o uno degli anziani, legge loro le sante leggi e le spiega punto per punto (kaqΔ e{kaston ejxhgei`tai) più o meno fino al tardo pomeriggio, quando se ne vanno dopo aver ricavato sia una precisa conoscenza delle leggi sacre, sia un notevole miglioramento nella pietà» (Hypothetica 7,13). L’obiettivo della predicazione sinagogale è ancora precisato in un altro luogo da Filone, il quale afferma che chi parla nella sinagoga «non fa vanto d’abilità oratoria come i retori e i sofisti di oggi, ma ricerca l’esattezza nell’esposizione (diermhneuvwn ajkrivbeian) dei suoi pensieri, esattezza che non si limita a scalfire l’udito, ma, attraverso di esso, raggiunge l’anima e vi rimane salda (ejpi; yuchvn e[rcetai kai; bebaivw" ejpimevnei)» (De vita contemplativa 31). 2. Anche il Nuovo Testamento ricorda la pratica della predicazione nelle sinagoghe (cf. ad esempio Lc 4,15-28). In tal senso, interprete originale della predicazione, pur ampiamente praticata anche al di fuori dei luoghi sacri, è stato Gesù di Nazaret, come si dirà nel nostro articolo. Il suo stile inconfondibile, in cui l’aspetto narrativo (le parabole) riveste un ruolo preponderante, la sua innegabile capacità di creare comunione pur parlando a tante persone, il suo tema, quello del regno di Dio, declinabile nei suoi rivoli di amore, riconciliazione, giustizia, preghiera e altro ancora, ne fanno un autentico maestro. Egli, inoltre, inizia la sua vita pubblica cominciando ad affermare che «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,31), suscitando ammirazione e meraviglia, e prima di ascendere al cielo spiega ai discepoli tutto ciò che si riferiva a lui nelle Scritture (cf. Lc 24,27.44-5), provocando ardore nel cuore e gioia. D’altronde, la sua stessa vita è “predicazione”, avendo comunicato il Vangelo con parole e opere. Sulla scia del Maestro di Nazaret, i suoi discepoli eserciteranno il servizio della predicazione per esporre il messaggio della salvezza. Gli Atti degli Apostoli presentano quali figure principali di predicatori Pietro e Paolo di Tarso. A quest’ultimo e al suo discorso nella sinagoga di Antiochia di Pisidia è dedicato il contributo di ANTONIO LANDI. In quell’occasione l’apostolo ripercorre le tappe della storia della salvezza e le attese profetiche in riferimento alla risurrezione di Cristo: questo si rivela un utile suggerimento per chi è chiamato oggi a illustrare il mistero di Cristo, aiutando chi ascolta a interpretare la propria vita alla luce del Vangelo. L’annotazione di Filone riguardante una predicazione che raggiunga l’anima non è ignota ai cristiani delle origini. Gli Atti degli Apostoli rilevano che, ascoltato il discorso di Pietro in occasione della Pentecoste, gli astanti «si sentirono trafiggere il cuore» e subito chiesero a lui e agli altri apostoli che cosa fare. Sorse ben presto, però, il problema del modo in cui si poteva presentare il contenuto del messaggio evangelico, affinché esso riuscisse a fidem facere et animos impellere: conquistare la fiducia dal punto di vista razionale e convincere [...] 



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Titolo: "Concilium - 2019/3"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024412
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Linda Hogan – Michelle Becka – Joao J. Vila-Chã,

Editoriale. Fra apocalittici e integrati

Abstracts

I. Tecnologia: fra apocalisse e integrazione

1. La tecnologia: questioni fondamentali

1.1 Paul Dumouchel, L’impatto della tecnologia: fondamenti antropologici

I/ Introduzione

II/ Riflessioni sulla tecnologia

III/ Tecnologia?

IV/ Tecnologie e affordance

1.2 Benedikt Paul Göcke, Gli ideali dell’umanità alla luce della biologia di sintesi e dell’intelligenza artificiale

I/ Le potenzialità dell’intelligenza artificiale e della biologia di sintesi

1/ Le potenzialità dell’intelligenza artificiale

2/ Le potenzialità della biologia di sintesi

II/ Il ritorno alla filosofia della storia

1/ Opportunità e problematiche delle nuove tecnologie

2/ Che fare? Il ritorno alla filosofia della storia

1.3 Paolo Benanti, Intelligenze artificiali, robot,bio-ingegneria e cyborg: nuove sfide teologiche?

I/ Nuovi artefatti

1/ Machina sapiens?

2/ Vita sintetica?

3/ Superumani?

II/ Inedite sfide

1/ Una nuova realtà?

2/ Una nuova umanità?

III/ Uno sguardo conclusivo

1.4 Dominik Burkard, Scienza e Chiesa: scontro implacabile? Un parere dal punto di vista della storia della Chiesa

I/ La fisica: il “caso Galilei” e le conseguenze

II/ La medicina: il decreto e il processo romano contro le streghe come “modernizzazione”

III/ L’evoluzione: un altro peccato originale contro la scienza?

IV/ L’approccio quantitativo: un esito che fa riflettere e i tentativi di spiegarlo

V/ Conclusioni

2. Razionalità tecnologica e critica post-coloniale

2.1 Peter Kanyandago, Persistenza del colonialismo e tecnologia moderna. Una riflessione antropologica da una prospettiva africana

I/ Introduzione

II/ Tecnologia africana

III/ Le radici cristiane occidentali

della colonizzazione e della negazione

1/ Le tre bolle papali

2/ Conseguenze delle bolle

3/ Persistenza del colonialismo nella tecnologia

IV/ Soluzioni e approcci al problema

2.2 Kuruvilla Pandikattu, Tecnologia e valori culturali.Prospettive dall’India

I/ Amartya Sen su democrazia, sviluppo e tecnologia

II/ Shashi Tharoor su tradizione indiana e tecnologia

III/ Chetan Bhagat sulla cultura del call center

IV/ Pranjal Sharma sulla quarta rivoluzione industriale

V/ Attingere alla saggezza dell’India

VI/ Conclusioni

3. La tecnologia al servizio dell’umanità

3.1 Sharon A. Bong, La tecnologia al servizio dell’umanità.Prospettive su genere e inclusione

I/ L’umano al centro della creazione

II/ Decentrare l’umano rispetto alla creazione

3.2 Janina Loh, Responsabilità vecchie o responsabilità nuove? I pro e i contro

di una trasformazione della responsabilità

I/ Introduzione

II/ Diversi approcci alla responsabilità

III/ I casi più complessi e meno trasparenti

1/ Una “rete di responsabilità?

2/ Un ripensamento più profondo del dato antropologico?

IV/ Spetta a noi decidere

3.3 Jacob Erickson, Creatività tossica, tempo profondo e piacere morale: una ecospiritualità della tecnologia .

I/ Per una spiritualità ecologica della tecnologia

II/ Riconoscere una creatività tossica

III/ Praticare una “consapevolezza temporale” profonda

IV/ Ripensare il piacere (in senso morale) di creare

 

II. Forum teologico

1. Enrico Galavotti, Istanze del rinnovamento teologico a partire dal Vaticano II

I/ Una teologia… conclusa

II/ Una teologia ridefinita nello statuto e nei compiti

III/ Una teologia in cammino permanente

IV/ La teologia e il tratto di strada che ancora resta da compiere

2. Leonardo Paris, Teologia in Italia oggi

I/ Contesto

II/ Caratteristiche

III/ La teologia italiana per l’Italia

IV/ La teologia italiana per la chiesa italiana

V/ La teologia italiana per l’Europa e per il mondo

3. Séamus P. Finn, Linee-guida per un investimento conforme alla fede

I/ Il contesto vaticano

II/ La prassi dell’investimento conforme alla fede

III/ Il processo in corso

IV/ Conclusioni

4. Jon Sobrino, Óscar Romero: essere umano,cristiano e arcivescovo esemplare

I/ «Monsignor Romero ha detto la verità»

II/ «Ha difeso noi poveri»

III/ «E per questo l’hanno ucciso»

 

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

Editoriale

Fra apocalittici e integrati

L’onnipresenza e la convergenza delle tecnologie, insieme alla velocità del loro sviluppo, comportano che molti di noi non siano consapevoli della portata del loro impatto e delle sfide filosofiche e comunitarie che possono porre. Alcuni commentatori mettono in guardia rispetto a un futuro distopico, in cui gli esseri umani saranno rimpiazzati da superintelligenze e si aggraveranno la polarizzazione e la disuguaglianza. Altri anticipano un futuro di maggiore ricchezza, di superiori opportunità e di progressi scientifici significativi. Man mano che lo sviluppo tecnologico supera nuovi traguardi, quindi, è di vitale importanza che la sua valenza, la sua importanza e il suo impatto siano tenuti in considerazione. Questo richiederà forme di riflessione pluridisciplinari, dal momento che i risvolti controversi e le opportunità positive rappresentate dalla tecnologia influiscono su tutti gli aspetti della vita umana. Naturalmente gli esseri umani da molto si cimentano con la natura e l’importanza della tecnologia, e con le sue implicazioni per la comprensione del nostro posto nel mondo, pertanto queste questioni non sono del tutto nuove1. Anzi, la riflessione sulla natura di questa relazione è stata una caratteristica costante del pensiero cristiano2. Nel corso dei secoli i cristiani hanno perseguito progressi tecnologici, convinti come sono che l’aumento della conoscenza umana sia una nobile vocazione, mentre molti degli scienziati e dei tecnologi più influenti hanno tratto ispirazione e motivazione dalle loro visioni cristiane del mondo3. Tuttavia, come sosteneva Jacques Ellul, negli ultimi decenni si è assistito a un’inversione di rotta, per cui il fascino della tecnologia che si fondava su una visione del mondo cristiana è stato riordinato e ora rischia di non essere più a servizio dell’umanità. Inoltre si può sostenere che i recenti sviluppi tecnologici ci abbiano portati ai limiti estremi della comprensione umana, quindi taluni interrogativi sulla natura umana, sull’antropologia teologica e filosofica, come pure certe domande sul futuro umano e sull’escatologia, sono ora posti in modi che prima non erano contemplati. Anche le dimensioni etiche e politiche della rivoluzione tecnologica sono diventate temi di pubblico interesse. In ogni era l’etica ha dovuto cimentarsi con i limiti superiori della tecnologia. Oggi l’attenzione è sull’intelligenza artificiale, sulla manipolazione genetica e sui big data. Tuttavia i comuni cittadini dubitano di essere in grado di deliberare e di decidere su questi temi, dal momento che la nostra conoscenza è costantemente superata dai progressi tecnologici. L’uomo della strada si preoccupa anche dei valori e delle priorità che definiscono la direzione degli sviluppi tecnologici – ossia quali temi sono considerati urgenti e chi decide. Si può ancora parlare di caratteristiche vincolanti dell’essere umano quando gli sviluppi tecnologici hanno il potenziale di incidere così profondamente sull’identità e sulla personalità umana? Il futuro del lavoro subirà una rivoluzione simile a quella del XVIII e XIX secolo?
Come possono i cittadini influire sulla forma futura della società quando l’attitudine per l’innovazione tecnologica è preponderante nella proprietà privata? Gli interrogativi etici e politici sollevati dalla tecnologia non riguardano solo il futuro della scienza, ma anche fondamentalmente il modello di società cui aspiriamo e i valori in base ai quali vogliamo vivere. Questo numero di Concilium cerca di esplorare le molteplici dimensioni e sfaccettature dei progressi tecnologici attraverso una lente filosofica e teologica, prendendo in considerazione una serie di temi correlati. Si apre con un saggio di Paul Dumouchel intitolato L’impatto della tecnologia. Fondamenti antropologici. L’autore si interroga su come interpretare la tecnologia nel suo rapporto con gli esseri umani e le loro attività. Questa domanda fondamentale è stata posta e ha avuto risposte in periodi storici diversi, e nelle sue riflessioni Dumouchel evidenzia le implicazioni della lettura in chiave hegeliana di questa domanda e la sua risposta alla stessa, con particolare riferimento all’immaginario teologico e politico occidentale. Dumouchel critica le analisi che esteriorizzano la tecnologia e la trattano come un’invenzione distinta e separata dall’attività umana. La tecnologia dovrebbe essere invece concettualizzata come una forma dell’attività umana, non come un artefatto o un prodotto. Egli attinge al concetto gibsoniano di “opportunità di azione” (affordance) per sostenere che le tecnologie si possono intendere come «le varie attività attraverso le quali gli umani addomesticano e materializzano le affordance», ricalibrando così la relazione umana con la tecnologia. Inoltre egli sostiene che questa ricollocazione ha delle implicazioni non solo per il modo in cui intendiamo noi stessi come specie, ma anche per come si valutano le dimensioni etiche e politiche della tecnologia. Anzi, Dumouchel è molto critico nei confronti delle analisi etiche che vedono le questioni attraverso la lente del singolo utente, e auspica un’analisi più completa che valorizzi le dimensioni politiche ed etiche di questo aspetto dell’attività umana. Mentre Dumouchel prende in considerazione la relazione umana alla tecnologia, in senso lato, e come la si può concettualizzare, Benedikt Göcke si concentra specificamente sui recentissimi sviluppi dell’intelligenza artificiale e della biologia sintetica. Questo autore affronta la natura innovativa dei [...]



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Titolo: "Da Porta di Mestitia a Porta di Paradiso: Giacomo da Belgioioso (1618) e le sue meditazioni della Passione (pp. 315-345)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Benedikt Mertens, Maria Grazia Simoncini in Fabris
Pagine:
Ean: 2484300024504
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Summary

This paper sheds light on a nearly forgotten Early modern Franciscan manual containing meditations on the Passion on a weekly basis and its author, Giacomo da Beligioso, a member of the Reformed Custody of Pavia. A survey shows that this work had, under two different names, twelve editions ranging from 1610 to 1793, which were mainly published in Turin. After a presentation of the characteristics of these editions, as to the developments of their contents and illustrations, the editio princeps of this book finds a more thorough analysis in the context of contemporary Catholic and—more specifically—Franciscan spiritual literature. As a result, whereas this manual proved to be a valid example of a Franciscan affective approach to the Passion in the early 17th century, its editorial success—as much as the traceable effective readership throughout two centuries—is somewhat surprising, given the changed spiritual climate during the Catholic Enlightenment period.



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Titolo: "FRATRES IN ITINERE: DIPLOMAZIA E MISSIONE DEI FRATI FRANCESCANI NEL CATHAY"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Luciano Bertazzo
Pagine:
Ean: 2484300024788
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Nel 2018 si è celebrato il 7° centenario dell’inizio del viaggio di frate Odorico da Pordenone OMin; del viaggio ci ha lasciato una relazione dettata, al suo rientro nel 1330, nel convento di Sant’Antonio a Padova, a frate Guglielmo da Solagna, per esplicito ordine del ministro provinciale frate Guidotto da Bassano. Il dettato costituisce una delle relazioni di viaggio tra le più fortunate e note del medioevo, a fi anco di quella più conosciuta di Marco Polo relativa al suo viaggio compiuto tra 1271 e 1295. È noto che la relazione di Odorico poté raggiungere la corte papale avignonese, diramandosi da questa in una nutrita serie di ulteriori copie in più idiomi, che hanno reso possibile solo in tempi recenti (2016) un’edizione critica del testo. Il contributo offre i dati essenziali della biografi a e della raccolta dei miracoli di Odorico, oggetto di culto fi n dal momento della morte, anche se per varie vicende non fu mai aperto un processo formale di canonizzazione. Disponiamo oggi di un’edizione critica della vita e dei miracoli, curata da Andrea Tilatti nel 2004, oltre ai dati della ricognizione effettuata nel 2002 sul suo corpo, conservato in un’arca marmorea nella chiesa del Carmine di Udine, qui trasferita dalla chiesa di San Francesco dopo la soppressione del convento. La relazione odoriciana viene letta nel quadro più ampio delle relazioni diplomatiche che la Sede Apostolica cercò, fi n dalla metà del Duecento, di stabilire con il popolo mongolo dei Tartari, che con rapide e violente incursioni erano giunti fi no ai confi ni dell’Europa. Varie furono le missioni, sia da parte del sovrano francese san Luigi IX come quella affi data a frate Guglielmo di Rubruck OMin, sia papali affi date ai frati Predicatori e ai frati Minori, eseguite da frate Giovanni da Pian del Carpine, che ci ha lasciato un’importante Historia Mongalorum; missione proseguita nella seconda metà del Duecento più tardi da frate Giovanni da Montecorvino entrato in relazioni cordiali con la corte mongola, fi no a costituire nei territori cinesi una consolidata presenza cattolica, con la relativa gerarchia. La Relatio di Odorico va letta nel quadro globale di relazioni che legano il mondo francescano con quello cinese, particolarmente in quella fase di consolidare stabilmente una presenza cattolica perseguita per trentacinque anni da Giovanni da Montecorvino († 1328) consacrato vescovo di Khanbaliq e “patriarca dell’Oriente”. Progetti dissoltisi allorché la dinastia mongola favorevole ai cattolici venne ribaltata dalla dinastia cinese Ming, che chiuse ogni rapporto con l’Occidente fi no al XVI secolo. 

Parole chiave: Odorico da Pordenone OMin, Mongoli, Cina: relazioni diplomatiche papali, Giovanni da Pian del Carpine OMin, Giovanni da Montecorvino, missioni francescane nel Cathay.

Summary – In 2018, the 700th anniversary of the journey of Friar Odoric of Pordenone OMin was celebrated. On returning to the friary of St. Anthony in Padua in 1330, he left a verbal report of the journey with friar William of Solagna, by clear instruction of the Minister Provincial Friar Guidotto of Bassano. The transcript is one of the most fortunate and well-known accounts of travel in the Middle Ages, alongside the more famous one of Marco Polo concerning his journey made between 1271 and 1295.
It is known that Odoric’s report was able to reach the Avignon papal court, branching out from this into a series of further copies in several languages, which made a critical edition of the text possible only in recent times (2016). The contribution offers the essential documents of Odoric’s biography and the collection of miracles, and how he became an object of devotion from the moment of death. Although, as a result of various events, a formal canonization process was never opened. Today we have a critical edition of the life and miracles, curated by Andrea Tilatti in 2004, along with the details of the examination carried out on his body in 2002, preserved in a marble sarcophagus in the church of Carmine (Our Lady of Mount Carmel) in Udine, which was transferred from the church of Saint Francis after the suppression of the friary. The Odoric reference is read in the broader framework of diplomatic relations that the Apostolic See sought, as early as the middle of the thirteenth century, to establish with the Mongolian Tartars, who had reached Europe’s borders with rapid and violent raids. There were numerous missions, on the part of the French sovereign Saint Louis IX as well as the one entrusted to Brother William of Rubruck OMin, both papal-entrusted to the Friars Preachers and to the Friars Minor, accomplished by friar John of Pian de Carpine, who left us an important Historia Mongalorum; the mission continued later in the second half of the thirteenth century by friar John of Montecorvino who entered into cordial relations with the Mongol court, to the point of constituting a consolidated Catholic presence in the Chinese territories, with the relavant hierarchy. The account of Odoric must be read in the global framework of relations that bind the Franciscan world with the Chinese one, particularly in that phase of consolidating a Catholic presence followed for thirty-fi ve years by John of Montecorvino († 1328) consecrated bishop of Khanbaliq and “patriarch of the Orient”. Projects were dissolved in favour of Catholics, when the Mongol dynasty was overturned by the Chinese Ming dynasty, which closed all relations with the West until the 16th century.

Keywords: Odoric of Pordenone OMin, Mongols, China: papal diplomatic relations, John of Pian de Carpine OMin, John of Montecorvino, Franciscan missions in Cathay.

 



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Titolo: "LEVANGELIZZAZIONE SECONDO S. BONAVENTURA"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Andrea Di Maio
Pagine:
Ean: 2484300024795
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Il desiderio di comunicare il Vangelo ai cristiani e ai non cristiani ha caratterizzato il francescanesimo delle origini. L’esperienza apparentemente infruttuosa della predicazione di Francesco al Sultano e il martirio dei protomartiri francescani in Marocco portarono, nel successivo processo di istituzionalizzazione dell’Ordine, sia a una idealizzazione, sia a una trasformazione dell’opera di evangelizzazione, a cui Bonaventura diede una signifi cativa sistemazione teorica e pratica.

Parole chiave: evangelizzazione, testimonianza, predicazione, missioni.

 

Summary – The desire to communicate the Gospel to Christians and non-Christians has characterized the origins of Franciscanism. The apparently unsuccessful experience of the preaching of Francis to the Sultan and the martyrdom of the Franciscan protomartyrs in Morocco had brought, in the subsequent process of the institutionalization of the Order, both a nostalgia and a transformation of the work of evangelization, to which St. Bonaventure gave a signifi cant theoretical and practical plan.

Keywords: evangelization, testimony, preaching, missions.

 

 





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Titolo: "L IO E LOMBRA"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Andrea Gentile
Pagine:
Ean: 2484300024801
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Ognuno di noi è seguito da un’ombra. Questo mondo, che sta sotto e dietro la maschera della persona e dell’agire sociale, Jung lo ha chiamato, con un’espressione che ricorda Dostoevskij, i «sotterranei dell’anima». Il dualismo tra l’io e l’ombra ci porta a vivere dei confl itti interiori e a sperimentare delle “situazioni- limite”. Il “naufragio” è la fi gura fi losofi ca con cui Jaspers defi nisce il senso ultimo dell’esistenza umana: le “situazioni-limite” sembrano essere labirinti senza via uscita, ma allo stesso tempo contengono in sé la possibilità di essere superate. Sono momenti cruciali in cui, nonostante la diffi coltà e l’incertezza, possiamo vedere delineato più chiaramente l’orizzonte e il senso della nostra vita: tutto ciò che dà senso e signifi cato alla nostra esistenza. Come ha osservato Viktor Frankl, è sorprendente e incoraggiante vedere come le persone, anche ferite, possono fi orire dopo aver vissuto esperienze limite: scoprono le loro capacità, le potenzialità più profonde fi no a quel momento nascoste nell’ombra. È come se, dopo la grande scossa della vita, trovassero il potenziale più puro e idiosincratico che vive in loro. E dopo averlo trovato, decidono di vivere sulla base di questo, senza perderlo lungo la strada, mostrando e condividendo con il resto degli umani quanto di più profondo e autentico è potenzialmente connaturato nel loro essere.

Parole chiave: situazioni-limite, ombra, tempo interiore, naufragio, soglia, esperienze limite. 

Summary – Every one of us is followed by a shadow. This world, which is both under and behind the mask of the persona and social action, which Jung had called it, with an expression that Dostoevsky renames, the “basements of the soul”. The dualism between the ego and the shadow leads us to experience inner confl icts and “limit situations”. The “shipwreck” is the philosophical fi gure with which Jaspers defi nes the ultimate meaning of human existence: the “limit situations” seem to be labyrinths with no way out, nevertheless at the same time contain the possibility of being overcome. These are crucial moments in which, despite diffi culty and uncertainty, we can see more clearly the horizon and the meaning of our life: all that gives meaning and signifi cance to our existence. As Viktor Frankl observed, it is surprising and encouraging to see how people, even wounded, can fl ourish after experiencing limitless experiences: they discover their abilities, the deepest potential previously hidden in the shadows. It is as if, after the great shock of life, they fi nd the purest and most distinctive potential that lives in them. And after having found it, they decide to live on the basis of this, without losing it along the way, showing and sharing with the rest of human beings the most profound and authentic is potentially inherent in their being.

Keywords: limit situations, shadow, inner time, shipwreck, threshold, limit experiences.



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Titolo: "NARBONNE E NEMI"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Timothy Kulbicki
Pagine:
Ean: 2484300024818
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Come le famose Costituzioni di Narbonne del 1260 erano più una sintesi degli sviluppi dei decenni precedenti che qualcosa di completamente nuovo, così anche le Costituzioni Francescane Conventuali del 2019, approvate dal Capitolo Generale Straordinario tenuto a Nemi nel 2018. La sintesi di questi sviluppi si può trovare nei primi due articoli delle nuove Costituzioni, dai quali tutte le successive revisioni fl uiscono piuttosto senza interruzioni. Includono: l’Ordine come religio; una fraternità ‘fraterna’; la minoritas come modo caratteristico di seguire Gesù povero e umile; la dimensione conventuale, sia nella vita fraterna che nella missione; la dimensione mariana e kolbiana che promuove sia la santità che la missione; e un modo di pensare teologicamente in communio.

Parole chiave: Costituzioni, Bonaventura, fraternità, minorità, conventualità.

Summary – In the same way that the famous Constitutions of Narbonne of 1260 were more of a synthesis of developments of prior decades than anything completely novel, so too the Conventual Franciscan Constitutions of 2019, as approved by an Extraordinary General Chapter held at Nemi in 2018. The synthesis of these developments can be found in the fi rst two articles of the new Constitutions; all the revisions fl ow rather seamlessly from the opening pair. They include: the Order as a religio; a fraternal brotherhood; minoritas as a characteristic way of following the poor and humble Jesus; the Conventual dimension, both in fraternal life and in mission; the Marian and Kolbean dimensions which promote both holiness and mission; and a way of thinking theologically in communio.

Keywords: Constitutions, Bonaventure, brotherhood, minoritas, conventual dimension.



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Titolo: "THE CHRISTOLOGY OF DE INCARNATIONIS DOMINICAE SACRAMENTO OF ST. AMBROSE"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Pio Libby
Pagine:
Ean: 2484300024825
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Questo studio della De incarnationis dominicae sacramento mostra Ambrogio di Milano come un uomo che si è applicato con zelo allo studio della fede e che aveva una chiara comprensione delle tradizioni teologiche sia dell’Oriente che dell’Occidente. Riconobbe anche i problemi inerenti alle eresie del suo tempo e si oppose vigorosamente a tutti gli errori della fede apostolica. Accettò il confl itto per difendere la piena divinità di Gesù Cristo come uguale al Padre, mentre allo stesso tempo non era soddisfatto di sostenere solo che assunse la vera carne, ma sviluppò ulteriormente questa comprensione per spiegare che prese un completa e perfetta natura umana che includeva un’anima razionale. Ambrogio sosteneva una piena divinità e una piena umanità, rimanendo entrambi perfetti e immutati in se stessi, uniti nell’unico Figlio divino di Dio. Nonostante questa grande intuizione del mistero dell’Incarnazione, tuttavia, non ha avuto pieno successo nel mantenere la dualità pur esprimendo l’unità. Forse le sue preoccupazioni pastorali non gli hanno concesso il tempo di addentrarsi in speculazioni oltre a quello che riguardava direttamente i problemi in questione, ma egli non offre una vera visione di come le nature interagiscano tra loro in conseguenza della loro unione in Cristo. L’unica impresa di questo genere che è stata fatta riguardo alla conoscenza di Cristo ci lascia l’impressione che il principio di Ambrogio della dualità delle nature fosse messo a rischio. Alla fi ne capiamo che Ambrogio non può portarci oltre la dichiarazione che le due perfette nature della divinità e dell’umanità sono unite nell’unico Gesù Cristo, che è il divino Figlio di Dio. Ciò non dovrebbe prescindere dal fatto che questa è una grande impresa in sé e per sé e riconosciamo che Ambrogio ha dato un grande contributo allo sviluppo teologico dell’Incarnazione, offrendo intuizioni che hanno permesso ai teologi e ai Concili che seguirono di appellarsi a lui come un grande maestro di ortodossia.

Parole chiave: Ambrogio di Milano, arianesimo, apollinarismo, cristologia, divinità, umanità, incarnazione, natura, persona, Trinità.

Summary – This study of the De incarnationis dominicae sacramento shows Ambrose of Milan as a man who applied himself most zealously to studying the faith and had a clear understanding of the theological traditions of both East and West. He also recognized the inherent problems of the heresies of his day and opposed all errors to the Apostolic faith vigorously. He took up the fi ght to defend the full divinity of Jesus Christ as being equal to the Father, while at the same time not being satisfi ed to maintain only that He assumed true fl esh but further developed this understanding in order to explain that He took on a complete and perfect human nature that included a rational soul. Ambrose argued for a full divinity and a full humanity, both remaining perfect and unchanged in themselves, united in the one divine Son of God. Despite this great insight into the mystery of the Incarnation, however, he was not completely successful in maintaining the duality while expressing the unity. Perhaps his pastoral concerns did not afford him the time to enter into speculation beyond that which directly addressed the problems at hand, but he offers no real insight into how the natures interacted with one another in consequence of their union in Christ. The only such venture being made with regards to the knowledge of Christ, leaves us with the impression that Ambrose’s own principle of the duality of natures was put at risk. In the end we understand that Ambrose can take us no further than the declaration that the two perfect natures of divinity and humanity are united in the one and the same Jesus Christ, who is the divine Son of God. This should not discount the fact that this is a great feat in and of itself and we acknowledge that Ambrose made a great contribution to the theological development of the Incarnation, offering insights that allowed the theologians and Councils that followed to appeal to him as a great teacher of orthodoxy.

Keywords: Ambrose of Milan, Arianism, Apollinarianism, Christology, divinity, humanity, Incarnation, nature, persona, Trinity.



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Titolo: "VENERABLE JOSEPH VITHAYATHIL: A MODEL FOR SPIRITUAL DIRECTORS"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Vinaya Varghese
Pagine:
Ean: 2484300024832
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – L’obiettivo di questo studio è quello di indagare sul Venerabile Joseph Vithayathil, che è considerato e riconosciuto come uno dei più zelanti ed entusiasti sacerdoti che appartengono alla Chiesa Syro-Malabarese in India e che si è interamente dedicato al ministero di direzione spirituale. L’approfondimento teologico e spirituale della vita e degli scritti di p. Joseph Vithayathil prova che, prima di tutto, era una guida per se stesso. Il suo modo di vita ascetico, le rigorose osservanze degli esercizi spirituali quotidiani e l’intimità con Gesù nell’Eucaristia, ecc. lo stimolarono a raggiungere l’energia interiore per essere un’ispirazione e una guida per tutti. Nel corso di settant’anni della sua vita sacerdotale, attraverso il suo ministero pastorale di direzione spirituale, ha guidato molti sulla via della santità. Ha dedicato una grande quantità di tempo ed energie al lavoro di direzione spirituale, cercando di condurre gli altri ad una penetrazione profonda del mistero dell’amore di Dio nelle loro vite. Questo articolo cerca di presentare p. Joseph Vithayathil come un direttore spirituale competente in tre aree del suo ministero sacerdotale. In primo luogo, come direttore spirituale della Beata Mariam Thresia, una mistica, fondatrice della Congregazione della Sacra Famiglia (CHF), in secondo luogo, come cofondatore e guida spirituale delle sorelle della Sacra Famiglia e, in terzo luogo, come parroco che ha guidato il suo popolo come un buon pastore attraverso i verdi pascoli. Questo studio ritrae la sua vita virtuosa come modello per tutti i sacerdoti e le persone consacrate, che affrontano molte sfi de nel loro ministero pastorale e che si sforzano di diventare guide spirituali più competente e sante.

Parole chiave: direzione spirituale/direttore spirituale, Joseph Vithayathil, Mariam Thresia, suore Sacra Famiglia, virtù.

Summary – The objective of this study is to examine Venerable Joseph Vithayathil, who is considered and recognized as one of the most zealous and enthusiastic priests belonging to the Syro-Malabar Church in India and who has dedicated himself entirely to the ministry of spiritual direction. The theological and spiritual study of the life and writings of Fr. Joseph Vithayathil proves that, fi rst of all, he was a guide for himself. His ascetic way of life, the rigorous observances of daily spiritual exercises and his intimacy with Jesus in the Eucharist, etc. stimulated him to reach the inner energy to be an inspiration and a guide for all. During the seventy years of his priestly life, through his pastoral ministry of spiritual direction, he led many on the path of holiness. He dedicated a great deal of time and energy to the work of spiritual direction, trying to lead others to a deeper permeation of the mystery of God’s love in their lives. This article attempts to present Fr. Joseph Vithayathil as a competent spiritual director in three areas of his priestly ministry. Firstly, as spiritual director of Blessed Mariam Thresia, a mystic, founder of the Congregation of the Holy Family (CHF), secondly, as co-founder and spiritual guide of the sisters of the Holy Family and, thirdly, as parish priest who led his people like a good shepherd through the green pastures. This study portrays his virtuous life as a model for all priests and consecrated persons who face many challenges in their pastoral ministry and who strive to become more competent and holy spiritual guides.

Keywords: spiritual direction/spiritual director, Joseph Vithayathil, Mariam Thresia, Holy Family Sisters, virtues.



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Titolo: "DUNS SCOTUS, PAUL VI AND MICHAEL RAMSEY"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Edward J. Ondrako
Pagine:
Ean: 2484300024849
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Summary – St. Francis of Assisi’s mission to rebuild the Church has its faithful interpretation in the works of his theologian disciples especially St. Bonaventure and Bl. John Duns Scotus. During Vatican Council II, Pope Paul VI and the Archbishop of Canterbury Michael Ramsey seized the moment to renew Christian witness that belongs to the Church universal and is founded on the love of learning and desire for God. Part One explores the groundwork of Paul VI to make accessible the Franciscan School represented by St. Bonaventure and Bl. John Duns Scotus to heal the earthquake of the Reformation. Michael Ramsey joined the chorus of voices. Part Two amplifi es Paul VI’s discovery of Duns Scotus as a preeminently valid way of thinking about rebuilding the Church. Michael Ramsey joined in by employing the Anglican quest for holiness. Perennial questions remain: how to heal hurt that comes from a misbegotten exercise of power; how to restore any uniqueness in the relationship with those who are hurt; how to forgive and to undevastate? More than a half century later, this essay suggests Paul VI and Michael Ramsey were convinced: Vatican II is irreplaceable!

Keywords: Scotism, Vatican II, Alma Parens, Kantianism, Hegelianism.

Sommario – La missione di san Francesco d’Assisi di ricostruire la Chiesa ha la sua fedele interpretazione nelle opere dei suoi discepoli teologi, in particolare San Bonaventura e il B. Duns Scoto. Durante il Concilio Vaticano II, Papa Paolo VI e l’Arcivescovo di Canterbury, Michael Ramsey, hanno colto l’occasione per rinnovare la testimonianza cristiana che appartiene alla Chiesa universale e si fonda sull’amore per il sapere e il desiderio di Dio. La prima parte esplora le basi di Paolo VI per rendere accessibile la Scuola francescana rappresentata da San Bonaventura e dal Beato Scoto, per guarire il “terremoto” della Riforma. Michael Ramsey si unì al coro di voci. La seconda parte amplifi ca la scoperta di Duns Scoto da parte di Paolo VI, come un modo preminentemente valido di pensare alla ricostruzione della Chiesa. Michael Ramsey si è unito assumendo la ricerca anglicana per la santità. Rimangono le domande perenni: come guarire il dolore che deriva da un esercizio di potere sbagliato; come ripristinare ogni unicità nella relazione con coloro che sono feriti; come perdonare e ricostruire? Più di mezzo secolo dopo, questo saggio suggerisce che Paolo VI e Michael Ramsey erano convinti: il Vaticano II è insostituibile!

Parole chiave: scotismo, Vaticano II, Alma Parens, kantismo, hegelismo.



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Titolo: "COME OLIO LUNGO I BORDI"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Vincenzo Rosito
Pagine:
Ean: 2484300024856
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Questo saggio, partendo dalla lettura del volume di Domenico Paoletti, Paolo VI testimone dell’amore. Attualità e profezia, raccoglie alcune considerazioni sulla testimonianza cristiana nel mondo contemporaneo. La categoria di testimonianza è una chiave importante per leggere il cammino di rinnovamento e di conversione delle chiese. Attraverso il magistero di Paolo VI e di papa Francesco si può rinvenire un nuovo lessico della testimonianza ecclesiale. Fondamentali, a tal proposito, sono le categorie di corpo, popolo e laboratorio.

Parole chiave: testimonianza, Paolo VI, corpo, popolo, laboratorio. 

Summary – This composition, starting from the reading of Domenico Paoletti’s book, Paul VI, Witness of Love… Reality and Prophecy, contains some considerations on Christian witness in the contemporary world. The category of witness is an important key to interpreting the path of renewal and conversion of churches. Through the magisterium of Paul VI and Pope Francis a new lexicon of ecclesial witness can be conceived. Fundamental in this regard are the categories of the body, people and laboratory.

Keywords: testimony, Paul VI, body, people, workshop.



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Titolo: "ED ECCO IO SONO CON VOI"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Cosimo Scordato
Pagine:
Ean: 2484300024863
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Il Corpus triforme dell’eucarestia (ovvero il corpo di Cristo risorto, il corpo della Chiesa in cammino e il corpo di coloro che hanno affrontato la morte) fa da sfondo teologico e culturale alla costruzione architettonica della basilica di Assisi e di tante altre chiese antiche; ciò ha pure consentito l’esplicitazione programmatica dello spazio celebrativo nella basilica superiore, inferiore e quella successiva del corpo del Santo di Assisi. La celebrazione dell’eucaristia, a sua volta, tiene insieme il complesso programma iconografi co che, pur risentendo delle variazioni successive riconducibili a una certa enfatizzazione del carisma di Francesco e dell’Ordine Francescano, e pur con qualche ‘allentamento’ devozionale successivo, ritrova la sua unità nella comunione dei Santi, ovvero nella permanente realizzazione sacramentale dell’unica Chiesa, celeste e terrestre, che presieduta dal Risorto e animata dal suo Spirito di santità, è in cammino verso il Padre.

Parole chiavi: architettura, Eucaristia, iconologia e iconografi a, Francesco d’Assisi, Bonaventura.

Summary – The threefold form of the Eucharist (or the body of the risen Christ, the body of the Church on the move, and the body of those who have faced death) is the theological and cultural background to the architectural construction of the Basilica of Assisi and of many other ancient churches; this also allowed the schematic clarifi cation of the space celebrated in the Upper, Lower Church and successively of the body of the Saint of Assisi. The celebration of the Eucharist, in turn, holds together the complex iconographic programme which, although affected by the continual variations attributable to a certain emphasis on the charism of Francis and the Franciscan Order, and although with some later ‘devotional’ relaxation, fi nds the its unity in the communion of saints, or in the permanent sacramental realization of the one Church, celestial and terrestrial, which presided over by the Risen One and animated by his Spirit of holiness, is on the way to the Father.

Keywords: architecture, Eucharist, iconology and iconography, Francis of Assisi, Bonaventure.



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Titolo: "IL PLATONISMO DI BESSARIONE E DI BONAVENTURA"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Orlando Todisco
Pagine:
Ean: 2484300024870
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – La ricerca verte sul platonismo di Bessarione e insieme sulle conseguenti ripercussioni sul problema del Filioque al concilio di Firenze (1439). L’ipotesi del prolungato e sterile dibattito sul Filioque in tale concilio pare sia da riporre nel platonismo, segnato da una razionalità tipicamente occidentale, ben distante – ed è il secondo aspetto di questa ricerca – dall’indole sostanzialmente mistica del platonismo di Bonaventura, alle prese con lo stesso problema, ma con ben altro risultato, nel concilio di Lione del 1274. Si tratta, in breve, di rispondere a tale interrogativo: come mai l’uno – Bessarione – non riesce nell’obiettivo di superare i dissapori dottrinali circa il Filioque, mentre l’altro – Bonaventura – aveva conseguito l’obiettivo due secoli prima realizzando una comunione sostanziale tra le due Chiese? La risposta, che qui si tenta di sostenere, è che Bessarione è un orientale la cui formazione dottrinale ha preso una piega chiaramente occidentale; Bonaventura, invece, è un occidentale la cui prospettiva fi losofi co-teologica ha un’anima profondamente francescana e cioè orientale e occidentale insieme. Da qui i momenti della ricerca: 1. Il platonismo che accomuna e 2. Il platonismo che oppone Bessarione a Bonaventura; 3. Le ripercussioni di queste due versioni sull’articolazione dell’orizzonte teologico entro cui il problema del Filioque viene discusso nei Concili prima di Lione, poi di Firenze.

Parole chiave: platonismo, Filioque, perichoresis, cointimitas, teologia orientale, teologia occidentale.

Summary – The research focuses on the Platonism of Bessarione together with the consequent repercussions on the Filioque problem at the Council of Florence (1439). The hypothesis of the prolonged and sterile debate on the Filioque in this council seems to be placed in Platonism, marked by a rationality that is typically Western, very distant, and is the second aspect of this research; from the substantially mystical nature of Platonism in Bonaventure struggling to the same problem but with a very different result in the Council of Lyon in 1274. In short, it is a matter of answering the following question: how is it that Bessarione fails to overcome the doctrinal disagreements about the Filioque, while Bonaventure, two centuries earlier, had achieved the aim of reaching a substantial communion between the two Churches? The answer which is attempted here, is that Bessarione is an Easterner [of the Eastern Church] whose doctrinal formation has taken a clearly Western turn; Bonaventure, on the other hand, is a Westerner [of the Western Church] whose philosophical-theological perspective has a profoundly Franciscan soul, that is both Eastern and Western. Therefore the results of the research: 1. Platonism that unites and 2. Platonism that opposes Bessarione to Bonaventure; 3. The repercussions of these two versions on the articulation of the theological horizon within which the problem of the Filioque discussed in the Councils: fi rst at Lyon and then Florence.

Keywords: Platonism, Filioque, perichoresis, cointimitas, eastern theology, western theology.



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024450
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

SOMMARIO

SENTIMENTI NELLA BIBBIA

ODIO E AVVERSIONE

Editoriale

Roberta Ronchiato

L’ODIO E LE SUE LEGGI

Luca Mazzinghi

«SE TU AVESSI ODIATO QUALCOSA,

O DIO, NON L’AVRESTI CREATA»

Piero Stefani

HO AMATO GIACOBBE E ODIATO ESAÙ

Maurizio Marcheselli

QUANDO AL DISCEPOLO

È CHIESTO DI ODIARE

Davide Arcangeli

IL SENTIMENTO DELL’ODIO

NELLA LETTERATURA GIOVANNEA

Donatella Scaiola

CARBONI ARDENTI

SULLA TESTA DEL NEMICO: È POLITICAMENTE CORRETTO?

Francesco Scanziani

ODIARE: “S-FIGURARE” L’UMANO.

PER UN DISCORSO TEOLOGICO

Valentino Bulgarelli

EVANGELIZZARE CON GESTI ELOQUENTI

DI PERDONO

Monica Cornali

ORIGINE E DINAMICHE DELL’ODIO

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Agostino e Donato: amore e odio?

MEN AT WORK

Valeria Poletti

L’odio, sentimento possente e primordiale

APOSTOLATO BIBLICO

Veronica Donatello

Domenica della Parola e disabilità

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

L’odio e la tomba. La Deposizione nel sepolcro

di Lorenzo Lotto

 

 

 EDITORIALE  Buffa storia quella dell’odio in ambito cristiano. Per secoli ci si affanna per liberarsene, con ardite argomentazioni teologiche e con sudati sforzi ascetici, e si finisce con il constatare che questo sentimento pervade tanto l’Antico quanto il Nuovo Testamento! Accade cosi che nell’epoca del politicamente corretto, che ha indotto a definire in ambito penale perfino aggravanti di condotte legate all’odio (hate speech, hate crimes), si proceda a togliere dalla preghiera ufficiale della chiesa cattolica, cioe la Liturgia delle Ore, passi di salmi cosiddetti imprecatori: fatti risuonare in italiano, potrebbero turbare la sensibilita di credenti, divenuti suscettibili verso qualunque espressione violenta (Donatella Scaiola). La stessa letteratura teologica attuale quasi non dedica spazio all’odio: come opportunamente rileva Francesco Scanziani, nella pubblicistica postconciliare non troviamo monografie sull’argomento ne esso compare tra le voci dei principali dizionari teologici in lingua italiana, se non con qualche richiamo nei manuali di morale. Le piccole eccezioni confermano la regola. Del resto, gia l’autore del libro della Sapienza si era premurato di allontanare da Dio il sospetto di nutrire una letale avversione nei confronti degli Egiziani, o piu in generale dei nemici dei giusti, elaborando un’articolata ed efficace teodicea (Luca Mazzinghi). Come trattare allora l’odio nei testi sacri? Piu precisamente: come interpretare quei testi che ne parlano? Il presente fascicolo cerca di formulare alcune risposte e di offrire alcuni suggerimenti. Il primo e sicuramente quello di tenere conto del vocabolario: in ebraico come in italiano, non tutte le volte che si ricorre al verbo “odiare” si intende esprimere un sentimento di astio. Basti pensare all’affermazione del profeta Malachia ripresa, capovolta, da Paolo in Rm 9,13: Ho amato Giacobbe e odiato Esau. Con essa l’Apostolo delle genti sintetizza una storia della salvezza dall’andamento paradossale ma coerente (Piero Stefani). Oppure si ricordi la moglie odiata: l’espressione, in se un ossimoro, indica quella moglie che il marito ama di meno, prediligendone un’altra, ma non necessariamente di sprezzandola. In sua difesa accorre la legislazione che cerca di canalizzare e governare un sentimento cosi impetuoso (Roberta Ronchiato). Tanto impetuoso e pervasivo che la psicologia ci insegna che esso condivide con l’amore le stesse caratteristiche: intimita (negata), passione, impegno. In base a quali di queste caratteristiche si attivano e a come si combinano, si avra un odio freddo, caldo o gelido (Monica Cornali). Da parte loro la tradizione biblica e quella spirituale insegnano che l’odio puo essere verso Dio, il prossimo, se stessi. Se questi tre assi, saldati tra loro dall’amore, configurano la struttura comunionale dell’uomo, allora l’odio si rivela come forza autodistruttiva che s-figura l’umano. Il gioco di parole non paia lezioso: Francesco Scanziani con efficacia ricorda lo sfigurarsi artistico ed esistenziale di Dorian Gray nel romanzo di Oscar Wilde. La tradizione biblica ci ricorda anche un sano odio verso se stessi. Gesu in persona lo raccomanda ai suoi discepoli: Chi odia la propria vita… la conserva per la vita eterna (Gv 12,25). Sulle valenze semantiche e teologiche di “odiare” e di “vita” in Giovanni e in Luca (14,26) si sofferma Maurizio Marcheselli. Egli sottolinea come odiare la propria esistenza in questo mondo significa non ritenerla un assoluto, non considerarla un bene che va sempre e comunque anteposto a ogni altra cosa. Infine, Valeria Poletti ci suggerisce due riletture moderne di questo sentimento possente e primordiale . La prima si ritrova nel film L’odio di Matthieu Kassovitz. La seconda nella poesia di Wisawa Szymborska dal semplice titolo L’odio, descritto all’inizio come sempre efficiente e in forma, per chiudere dicendo che ha la vista acuta del cecchino / e guarda risoluto al futuro / – lui solo. Insomma, ci offre una geniale e completa fenomenologia dell’odio… senza alcun odio. Ed e il miglior antidoto. Dunque, buona lettura! Marco Zappella



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 508"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024429
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

RUBRICA

Per comunicare meglio

52. I casi difficili/21. Presentare una novità (Roberto Laurita)

DOSSIER

I nostri modi di dire

12 «Dio è onnipotente»

1. «Dio è onnipotente: il significato,

al di là dell’ovvietà (Alberto Carrara)

2. «Quanto è grande il tuo Nome»: Traiettorie patristiche di traduzione e interpretazione (Cristina Simonelli)

3. Potenza e impotenza di Dio (Alberto Cozzi)

SUSSIDIO

Un sorso di acqua fresca per te, che sei entrato in questa chiesa… (Roberto Laurita)

PREPARARE LA MESSA

Dalla 17ª domenica alla 21ª domenica del Tempo ordinario

17a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Paola Bignardi, Giulio Osto)

18a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Francesco Stoppa, Giulio Osto)

19a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Cristina Pasqualini, Giulio Osto)

Assunzione di Maria (Alessandro Gennari, Giulio Osto)

20a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Ezio Caretti, Giulio Osto)

21a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Luigi F. Pizzolato, Giulio Osto)



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024580
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

Editoriale

Il volto della chiesa che serve

Con la promulgazione della Costituzione sulla chiesa Lumen gentium (21 novembre 1964), i padri conciliari stabilirono che «il diaconato potrà in futuro essere ristabilito come grado proprio e permanente della gerarchia» (LG 29). Così, dopo secoli di oblio, nella chiesa d’Occidente riapparve la figura ministeriale del diaconato «permanente». Come si può facilmente immaginare, non si trattò di una decisione estemporanea, ma il frutto dell’articolata riflessione che aveva preceduto i lavori del concilio. Già alcune voci della ricerca teologica più autorevole ritenevano che «un ripristino del diaconato nella chiesa fosse senz’altro auspicabile e urgente» (Karl Rahner nel 1957). Ancor prima, verso gli anni Trenta del secolo scorso, in Germania il movimento «Caritas» sosteneva la reistituzione del diaconato permanente, mentre in Francia gli studi storici e teologici concordavano nel suggerire il recupero di una figura ministeriale e di una prassi attestate fin dai primi secoli. Oltre a ciò, alcuni teologi si erano già espressi a favore del ripristino della struttura tripartita del ministero ordinato, mentre appariva sempre più stretto il legame tra servizio liturgico e prassi caritativa. Anche dal mondo missionario – a motivo della penuria di sacerdoti e delle nuove emergenze sociali e pastorali –, vescovi e operatori pastorali ne sollecitavano il ripristino.

Da più parti, dunque, si erano levate voci in favore della reistituzione del diaconato, tuttavia, come osserva Serena Noceti nel suo contributo, «i padri conciliari non hanno voluto ripristinare una prassi del primo millennio, ma riconsiderare una figura ministeriale, che contribuisse al ripensamento complessivo del ministero ordinato e che fosse rispondente ai mutati bisogni pastorali». Se un grande passo era stato compiuto, molto però restava da fare. Su diverse questioni non vi era ancora piena chiarezza: ad esempio, l’identità e lo specifico del diaconato nel mutato contesto sociale ed ecclesiale; il rapporto tra la sacramentalità del diaconato e la sua natura “laicale” e, ancora, la formazione e la condizione di vita del diacono permanente in rapporto alla scelta celibataria o matrimoniale. Anche riguardo alle funzioni dei diaconi coesistevano opinioni diverse: alcuni pensavano a un “collaboratore” del presbitero sempre più oberato di compiti amministrativi; altri individuavano come principale ambito “operativo” del diacono il suo impegno nel mondo; per altri ancora, il raggio d’azione del diacono doveva essere più ampio e spaziare dall’impegno caritativo e sociale alla catechesi, fino all’animazione di comunità cristiane in assenza di presbitero e alla sua funzione nella liturgia (matrimoni, battesimi ed esequie). Per un quadro teologico più organico e sistematico bisognò attendere l’opera collettiva Diaconia in Christo, a cura di Karl Rahner e Herbert Vorgrimler (Freiburg 1962), voluto dall’episcopato tedesco in vista del concilio, allo scopo di sostenere la richiesta del ripristino del diaconato. Il concilio dedicò molta attenzione alla questione: tre delle dieci commissioni che operarono nella fase preparatoria si interessarono al diaconato, auspicandone il ripristino. Si fronteggiarono due schieramenti opposti: l’uno decisamente contrario alla reviviscenza del diaconato, l’altro invece favorevole. Il concilio si pronunciò a favore di quest’ultima linea, inaugurando una nuova stagione ecclesiale caratterizzata dall’apporto della “nuova” figura ministeriale.

Ripristinando il diaconato, il concilio non intendeva semplicemente replicare una figura antica, bensì ripensare una figura ministeriale adeguata all’oggi, che fosse in accordo sia con la tradizione sia con le mutate condizioni ecclesiali e pastorali. Come noto, riguardo al diaconato la stagione postconciliare è stata segnata da resistenze e rifiuti, insieme a una comprensione talvolta limitata e strumentale della novità in atto, anche se non sono mancate reali aperture che hanno trasformato l’azione pastorale della chiesa. Ormai a cinquant’anni dalle prime ordinazioni diaconali1, «CredereOggi » ritiene maturi i tempi per una riflessione su questa “rinata” figura ministeriale, la sua identità e la sua missione, nel tentativo di mettere in luce quanto è stato recepito dei desiderata dei padri conciliari, i nodi problematici tuttora irrisolti e soprattutto individuare il contributo dei diaconi alla crescita del popolo di Dio, in un contesto sociale e pastorale in continua evoluzione. L’approccio tiene conto di una pluralità di prospettive, non solo perché questo è lo stile della nostra rivista, ma perché sembra l’unica via da percorrere per comprendere la peculiare fisionomia del diaconato e del diacono, figura articolata e complessa, nel definire la quale entrano in gioco numerosi elementi. L’articolo di apertura offre uno sguardo panoramico sul diaconato, la sua collocazione nella chiesa italiana e alcuni dei rischi connessi alla sua ricezione, spessa contrassegnata da soluzioni di breve respiro, ripiegate sulle necessità più immediate. Il ripristino del diaconato offre, invece, la possibilità di immaginare un volto diverso della chiesa, più diaconale. Queste e altre suggestioni sono proposte da Luca Bressan, Il diaconato. Questioni aperte.

Il travagliato percorso storico del diaconato riserva non poche sorprese e permette di cogliere il carattere “profetico” della scelta compiuta dai padri conciliari che ne vollero con forza la rinascita, favorendo anche il sorgere di un nuovo modo di comprendere e vivere la diaconia della chiesa. È questo il contributo di Enzo Petrolino, Diaconi e diaconia. Una panoramica storica. Per comprendere la figura ministeriale del diaconato è imprescindibile il riferimento al concilio Vaticano II che ne ha deliberato in modo solenne il ripristino, dopo secoli dalla sua scomparsa. Diversi i testi in cui si parla della figura del diacono, delle sue relazioni fondamentali con il vescovo, i presbiteri e il popolo di Dio e delle sue funzioni nella vita ecclesiale. Un’articolata riflessione su questi aspetti è proposta da Serena Noceti, «De diaconis silere non possumus». I diaconi secondo il concilio Vaticano II. I testi e i segni racchiusi nei libri liturgici non riguardano solo la dimensione rituale, ma mettono in luce anche diversi aspetti dell’identità e della missione del diacono. In altri termini, il libro liturgico si rivela imprescindibile non solo per la celebrazione, ma anche per la vita, come ricorda nel suo contributo Manlio Sodi, Pensare il diaconato a partire dalla liturgia. A giudizio di Alphonse Borras, Il diaconato tra teoria e prassi, si può comprendere il diaconato, nel suo esercizio permanente, solo nel contesto della chiesa locale e della sua missione, e in stretto rapporto con gli altri ministeri, in primis il presbiterato. Secondo l’autore, il diaconato è ancora prigioniero di un’impropria considerazione “sacerdotale” che lascia in ombra alcune sue caratteristiche peculiari. Chi è il diacono? Di che cosa si occupa? Qual è la sua funzione? È un sostituto del prete o è un’altra cosa? A partire da un’indagine realizzata dall’Osservatorio socio-religioso Triveneto, è possibile parlare dei diaconi in modo induttivo, ricostruendo cioè l’esperienza concreta del diaconato in una chiesa diocesana particolare. È il contributo di

Monica Chilese, Input da un’indagine sul diaconato permanente realizzata nel Triveneto. L’articolo di Luca Garbinetto, La formazione dei diaconi in Italia si propone di segnalare al lettore i riferimenti fondamentali per comprendere gli itinerari formativi dei futuri diaconi nelle diocesi italiane. I documenti magisteriali sono il punto di partenza, ma un contributo prezioso proviene anche dalla ricca esperienza maturata nei decenni postconciliari dalla chiesa italiana. Oltre alla formazione iniziale, si insiste sui percorsi formativi successivi all’ordinazione, una formazione continua più che mai necessaria per una costante verifica del vissuto ministeriale. Non poteva mancare un contributo alla riflessione su una questione che vede impegnata la comunità ecclesiale, quella relativa al cosiddetto «diaconato femminile». Sullo stato della ricerca e sulle prospettive future offre un suo studio Cristina Simonelli, Donne diacono. Una singolare attualità. Nella Documentazione, Il servizio dei diaconi, Donata Horak commenta la lettera apostolica Omnium in mentem (26 ottobre 2009) di papa Benedetto XVI contenente una riformulazione dei canoni 1008-1009 del Codice di diritto canonico. I cambiamenti introdotti riflettono un modo peculiare di intendere il diaconato, soprattutto nel suo rapporto con gli altri gradi del ministero ordinato. Con l’Invito alla lettura, Enzo Petrolino consegna al lettore un’ampia rassegna bibliografica sul diaconato e alle varie questioni ad esso collegate, soprattutto quelle per le quali la discussione è ancora aperta. Si tratta di uno strumento prezioso che consente di approfondire la conoscenza di una figura ministeriale chiamata a offrire in misura sempre maggiore il proprio contributo nella vita della comunità ecclesiale. Buona lettura.



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024474
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

INDICE

Editoriale

 M. Roselli

Tirare avanti o spingersi oltre?

Studi

 G. Bezze

Perché adulti senza cresima?

 I . Seghedoni

Il Secondo Annuncio e il Sacramento Secondo

 A. Matteo

La fede è ancora possibile per un adulto!

 M. Gioia

Cresima, mobilità e appartenenza

 K. Cazzaro

La cresima degli adulti: una esperienza svizzera

 M. Roselli

La cresima degli adulti: una esperienza italiana

 M. Gallo

Celebrare la cresima degli adulti

Sussidi e testi

 M. Roselli

Un ritiro spirituale con cresimandi adulti

 A. Costabile

Celebrare la penitenza con cresimandi adulti

Formazione

 M. Gallo – S. Sirboni

La Messa e il Messale

4. Il gesto spirituale

 G. Tornambè

«È veramente cosa buona e giusta»

4. «Eccomi, sono la serva del Signore»

Dibattiti

 M. Augé – A. Grillo

Usi e abusi in liturgia: a proposito di RPL 3/2019

 

EDITORIALE

Michele Roselli

Tirare avanti o spingersi oltre?

Sono diverse le persone che, non avendo completato l’iniziazione cristiana da ragazzi, chiedono di ricevere la confermazione. Spesso, questa domanda sorge in vista del matrimonio o della richiesta di impegno come padrino o madrina del battesimo o della cresima di un parente o di un amico. Per questo essa è, frequentemente, una domanda urgente, fatta per necessità, che raramente manifesta il desiderio di (ri)cominciare un cammino di fede e che riduce il sacramento della cresima a «sacramento del certificato». Come accogliere queste domande? Ci si deve accontentare di amministrare il sacramento con il minor dispendio di tempi e di energie da parte di tutti, oppure si può tentare di favorire un progresso? Lo sappiamo, almeno teoricamente, questa seconda opzione è la più evangelica. Ma è realisticamente sostenibile a fronte di scarso interesse (almeno in apparenza), di un agire pastorale obeso e di un numero di operatori che si assottiglia? Ed ancora: come accompagnare la domanda dei sacramenti perché essi non siano soltanto cerimonie? Quali sono i tentativi in atto? Qual è il compito iniziatico e mistagogico richiesto da questa sfida? Infine, come la teologia più recente afferma, i sacramenti sono «riti che danno forma alla vita». Allora è lecito domandarsi: quali deformazioni derivano da un processo disordinato che, dopo avere compromesso l’unità sacramentale di battesimo, confermazione ed eucaristia, la diluisce in un arco di tempo più o meno lungo e trasforma il secondo sacramento nel terzo o nel quarto? In altri termini, che cosa cambia ricevere la cresima da adulti? E che cosa questo cambia per la chiesa?

Il percorso
 Per tentare di offrire qualche cenno di risposta alle domande presentate, questo numero della rivista offre una breve ricognizione. G. Bezze problematizza le questioni legate all’età, alla collocazione e all’ordine dei sacramenti dei percorsi di iniziazione cristiana dei ragazzi e ricostruisce la storia recente della questione. L’inadeguatezza delle proposte catechistiche e rituali rivolte ai ragazzi può provocare un abbandono dei percorsi dopo l’eucaristia e la richiesta della cresima in età adulta. I. Seghedoni assume come linea di partenza il disordine (teologico) dei nostri percorsi di IC e mette in luce i limiti di una tale comprensione. Propositivamente mostra che la possibilità di un annuncio del vangelo di libertà si radica sulla capacità di puntare sulla simbolica della cresima non come sacramento del compimento, ma come sacramento non necessario. M. Roselli e K. Cazzaro raccontano l’esperienza dell’accompagnamento di adulti verso la cresima. Tali percorsi devono tenere aperte diverse vie di accesso al mistero (K. Cazzaro). Ciò domanda anche di prendere sul serio tutte le dimensioni dell’esperienza cristiana (M. Roselli) ed in particolare il potenziale iniziatico della liturgia, il cui codice rituale dovrebbe essere attivato il prima possibile e non solo nella messa di celebrazione del sacramento. (M. Gallo).

La cresima di adulti richiede tempo e domanda da adulti
 Ci vuole tempo per fare evolvere e convertire le rappresentazioni di fede. Ci vuole tempo e ritmo – accoglienza e decisione, conversione, preghiera – per camminare verso la cresima. Questo vale anche per i migranti e li può aiutare a far evolvere le motivazioni di richiesta del sacramento da mezzo di integrazione sociale a segno del dono di Dio. Ci vuole tempo anche per stare nelle dinamiche ecclesiali e comunitarie che il sacramento significa. L’accoglienza della domanda di sacramento può essere occasione per ragionare sui modi in cui la chiesa si fa carico dell’adulto.

Almeno due piste per continuare
 La domanda della cresima da adulti è appello alla comunità che ci manca o che sembra essere altrove. Anche relativamente ai percorsi di completamento d’iniziazione cristiana può valere la diagnosi che vale per l’iniziazione cristiana in generale. Essa è una questione ecclesiologica, non soltanto pastorale e neppure solo catechistica. Domanda di ritrovare un protagonismo dell’intera comunità ecclesiale, perché tutti – lo sappiano o meno – sono testimoni di fede per coloro che sono generati alla fede. Riconosciuto l’attuale disordine teologico delle tappe sacramentali della IC ed ammesso che sul panorama attuale incidono questioni pedagogiche e tradizionali, aldilà delle posizioni che ciascuno liberamente può sostenere, il punto assodato che la prassi ci rinvia è che un ritrovato ordine teologico nella collocazione nell’ordine dei sacramenti non garantisce la continuità del cammino. In questo senso parrebbe più promettente lavorare per manifestare l’unità di battesimo, confermazione ed eucaristia. Si tratterebbe di uscire dalla visione lineare dei sacramenti a vantaggio di una visione concentrica, tipica dell’era patristica, e di mostrare il legame della cresima con gli altri due sacramenti della IC e la centralità dell’eucaristia come compimento non solo dei tre sacramenti della IC, ma dell’intero settenario sacramentale.  



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Titolo: "Miscellanea Francescana n. I-II/2019"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024771
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

Editoriale

Studi filosofici 

Orlando Todisco, OFMConv, Il platonismo di Bessarione e di Bonaventura. Rifl essi nella vicenda del “Filioque”

Andrea Gentile, L’ io e l’ombra. Il tempo interiore e le “situazionilimite”

Studi teologici

Pio Libby, FoH, The Christology of “De Incarnationis dominicae sacramento” of St. Ambrose. An Analysis in the Context of the Early Patristic Christological and Trinitarian Theology

Edward J. Ondrako, OFMConv, Duns Scotus, Paul VI and Michael Ramsey. Making Accessible Their Witness to Christian Unity

Vincenzo Rosito, Come olio lungo i bordi. Rifl essioni sulla testimonianza cristiana a partire dal volume di Domenico Paoletti, “Paolo VI testimone dell’amore. Attualità e profezia”

Vinaya Varghese, CHF, Venerable Joseph Vithayathil: A Model for Spiritual Directors. Theological and Spiritual Investigation on His Life and Writings

Studi francescani

 

Andrea Di Maio, L’evangelizzazione secondo s. Bonaventura. Testimonianza, predicazione, missione

Luciano Bertazzo, OFMConv, “Fratres in itinere”: diplomazia e missione dei frati francescani nel Cathay. L’esemplarità di Odorico da Pordenone
Cosimo Scordato, “Ed ecco io sono con voi…”. Dall’Eucaristia il complesso basilicale di San Francesco d’Assisi

Timothy Kulbicki, OFMConv, Narbonne e Nemi. Le Costituzioni francescane di s. Bonaventura e quelle odierne

Recensioni

Segnalazioni

Libri ricevuti

Direttive per i collaboratori

 

 

Editoriale

Sono dieci gli articoli, di diverso tenore e ampiezza, che costituiscono il presente volume di Miscellanea, insieme a numerose e qualificate recensioni, come d’abitudine; gli articoli sono a carattere filosofi co, teologico e francescano. La prima sezione comprende due studi filosofi ci e si apre con il contributo di Orlando Todisco, su una tematica, e dei personaggi, che in verità trattano questioni filosofi che, teologiche, anche ecumeniche. Infatti lo studio verte sul rapporto tra il platonismo di s. Bonaventura e del card. Bessarione (sec. XV), in merito alla vexata quaestio del Filioque nel concilio di Firenze. L’autore si chiede come mai Bessarione non riuscì nell’obiettivo di superare i dissapori dottrinali circa il Filioque, mentre Bonaventura lo aveva conseguito due secoli prima, realizzando una comunione sostanziale tra le due Chiese. La tesi sostenuta è che Bessarione è un orientale la cui formazione dottrinale ha preso una piega chiaramente occidentale; Bonaventura, invece, è un occidentale la cui prospettiva filosofi co-teologica ha un’anima profondamente francescana e cioè orientale e occidentale insieme. Il secondo studio è di Andrea Gentile e riguarda il dualismo tra l’io e la sua ombra (nell’accezione di C. G. Jung), che ci porta a vivere dei conflitti interiori e a sperimentare delle “situazioni-limite”: labirinti senza via uscita, ma che allo stesso tempo contengono in sé la possibilità di essere superate. Infatti è sorprendente e incoraggiante vedere come le persone, anche ferite, possono fiorire dopo aver vissuto esperienze limite (V. Frankl): scoprono le loro capacità, le potenzialità più profonde fi no a quel momento nascoste nell’ombra. È come se, dopo la grande scossa della vita, trovassero il potenziale più puro che vive in loro. La seconda sezione è costituita da quattro articoli di contenuto teologico, e si apre con la prima parte di un lavoro di Pio Libby (la seconda sarà pubblicata nel prossimo volume della rivista), su un’opera di s. Ambrogio (De incarnationis dominicae sacramento), letta in chiave cristologica. Il vescovo di Milano sosteneva una piena divinità e una piena umanità di Cristo, rimanendo entrambi perfetti e immutati in se stessi, uniti nell’unico Figlio divino di Dio. Tuttavia egli non offre una vera visione di come le nature interagiscano tra loro in conseguenza della loro unione in Cristo. La sua riflessione non può portarci oltre la dichiarazione che le due perfette nature della divinità e dell’umanità sono unite nell’unico Gesù Cristo, che è il divino Figlio di Dio, ma questa è una grande impresa in sé e per sé: Ambrogio ha dato un grande contributo allo sviluppo teologico dell’Incarnazione, offrendo intuizioni che hanno permesso ai teologi e ai Concili che seguirono di appellarsi a lui come un grande maestro di ortodossia. Il secondo contributo, di Edward Ondrako, propone una lettura originale tra Scoto, Paolo VI e Michael Ramsey (arcivescovo anglicano di Canterbury ai tempi del Concilio) sul tema dell’unità della chiesa. Infatti durante il Vaticano II Paolo VI e Ramsey hanno colto l’occasione per rinnovare la testimonianza cristiana che appartiene alla Chiesa universale e si fonda sull’amore per il sapere e il desiderio di Dio. Il terzo articolo della sezione è di Vincenzo Rosito, che nella circostanza della presentazione del volume di Domenico Paoletti su Paolo VI, in occasione della sua canonizzazione, ha offerto una riflessione sulla testimonianza cristiana nel mondo contemporaneo. Si tratta di una categoria chiave per leggere il cammino di rinnovamento e di conversione delle Chiese. Attraverso il magistero di Paolo VI e, oggi, di papa Francesco, si può rinvenire un nuovo lessico della testimonianza ecclesiale. L’ultimo studio di questa sezione è tratto dalla tesi di dottorato presentata nella Facoltà San Bonaventura da Vinaya Varghese, sulla fi gura del venerabile Joseph Vithayathil, della Chiesa Syro-Malabarica, proposto come modello di padre spirituale, per la sua vita ed i suoi scritti. Egli fu direttore spirituale esemplare in tre aree del suo ministero sacerdotale. In primo luogo, come direttore spirituale della Beata Mariam Thresia, una mistica, fondatrice della Congregazione della Sacra Famiglia, in secondo luogo, come cofondatore e guida spirituale delle sorelle della Sacra Famiglia e, in terzo luogo, come parroco che ha guidato il suo popolo come un buon pastore attraverso i verdi pascoli. La terza ed ultima sezione comprende quattro articoli a carattere francescano. Il primo è di Andrea di Maio, che ci fa tornare al Dottore Serafi co s. Bonaventura, relativamente al tema dell’evangelizzazione. Infatti il desiderio di comunicare il Vangelo ai cristiani e ai non cristiani ha caratterizzato il francescanesimo delle origini, desiderio che poi, nel successivo processo di istituzionalizzazione dell’Ordine, si è in parte idealizzato, in parte trasformato soprattutto ad opera di s. Bonaventura, il quale diede una significativa sistemazione teorica e pratica all’opera missionaria di evangelizzazione. Il secondo lavoro, di Luciano Bertazzo, in ideale continuità con il precedente, ci mostra una attualizzazione storica dell’ideale missionario del francescanesimo, nell’opera di Odorico da Pordenone (sec. XIV). Il contributo offre i dati essenziali della biografi a e della raccolta dei miracoli di Odorico, oggetto di culto fi n dal momento della morte, anche se per varie vicende non fu mai aperto un processo formale di canonizzazione. La relazione odoriciana viene letta nel quadro più ampio delle relazioni diplomatiche che la Sede Apostolica cercò, fi n dalla metà del Duecento, di stabilire con il popolo mongolo dei Tartari, che con rapide e violente incursioni erano giunti fi no ai confi ni dell’Europa. Il successivo contributo è di Cosimo Scordato, il quale propone una lunga, originale e stimolante lettura eucaristica della basilica S. Francesco di Assisi, con il supporto di fonti letterarie francescane e teologiche. L’articolo, preludio di un volume che sarà corredato di immagini, sostiene che il Corpus triforme dell’eucarestia fa da sfondo teologico e culturale alla costruzione architettonica della basilica di Assisi e di tante altre chiese antiche. La celebrazione dell’eucaristia, a sua volta, tiene insieme il complesso programma iconografi co che ritrova la sua unità nella comunione dei Santi, ovvero nella permanente realizzazione sacramentale dell’unica Chiesa, celeste e terrestre che, presieduta dal Risorto e animata dal suo Spirito di santità, è in cammino verso il Padre. Infine l’ultimo articolo di questa sezione è una riflessione di Timothy Kulbicki sulle nuove Costituzioni dei Frati Minori Conventuali, da poco approvate, lette in una sorta di sinossi con quelle di Narbonne (1260) ai tempi del generalato di s. Bonaventura. L’autore sostiene che le Costituzioni attuali sono più una sintesi degli sviluppi dei decenni precedenti che qualcosa di completamente nuovo, come accaduto 750 anni fa. Tale sintesi si può trovare nei primi due articoli delle nuove Costituzioni, da cui tutto procede. Come detto in apertura, il volume è completato da recensioni e segnalazioni, che permettono di orientarsi nel mondo delle nuove pubblicazioni, soprattutto francescane. A tutti i lettori, abbonati, cultori di teologia e di francescanesimo, auguriamo buona lettura.

Il Direttore



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Titolo: "Verso un Institutum mixtum? La questione dellaccesso dei frati non chierici agli uffici di governo nellOrdine dei Frati Minori (nota storico-giuridica) (pp. 5-20)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Priamo Etzi
Pagine:
Ean: 2484300024566
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Summary

This short contribution takes paragraph 61 of John Paul II’s Apostolic Exhortation Vita Consecrata (VC) as its starting point. In addition to Clerical and Lay Religious Institutes, VC also recognizes the canonical possibility of the existence of so-called “mixed” Institutes, in which all members—regardless of whether they are cleric or lay—have the same rights regarding access to offices of governance. Through a concise but chronologically wide-ranging examination of the principal Franciscan sources, supported by specialized historical-juridical studies on the subject, the article attempts to show how this new category (in which the Order of Friars Minor, currently identified by the Church as a Clerical Institute, hopes to be included as soon as possible) would better correspond to the original identity of the Franciscan Order as envisaged by Francis of Assisi in his Rule: a Fraternity open to cleric and lay friars without distinction.



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Titolo: "The Minorite Vocation of the fratres laici in the Franciscan Order (13th - early 14th Centuries) (pp. 21-124)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Michael F. Cusato
Pagine:
Ean: 2484300024559
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Sommario

Il contributo presenta nella prima parte il ruolo subordinato dei conversi tra i benedettini cluniacensi, i cisterciensi e i domenicani. In tale contesto emerge la novità della fraternitas di Francesco d’Assisi come movimento di penitenti laici, il cui sviluppo sino alla morte del fondatore viene indagato nella seconda parte. Come dimostra l’evoluzione della Regola ‘non bollata’, la fraternità in espansione doveva tenere ormai conto della presenza di frati chierici, fatto che come tale però non creava notevoli distinzioni (ad es., tutti portavano lo stesso abito e avevano accesso al servizio di ministro) e non minacciava l’unica vocazione minoritica-penitenziale. Dall’altro lato, le direttive del Lateranense IV sulla formazione ed approvazione dei predicatori, come anche i tentativi dei chierici di imporre le loro prerogative, andavano creando una nuova situazione, illustrata nella terza parte: come dimostrano le prime Costituzioni generali, l’ammissione dei frati laici, spesso destinati ai servizi domestici in conventi focalizzati sulla pastorale urbana, veniva ormai guardata con sospetto se non ostacolata. L’esempio di frate Egidio, la letteratura agiografica non ufficiale o ancora la testimonianza d’Angelo Clareno lasciano intravedere una certa opposizione a questa tendenza generale e fanno del frate laico l’esponente della fedeltà all’ideale del facere penitentiam, in solidarietà con i bisognosi e con le popolazioni contadine.



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Titolo: "Miscellanea Francescana n. III-IV/2018"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024481
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

INIDCE

Editoriale

STUDI FRANCESCANI
Orlando Todisco, La libertà fonte inspirativa della metafisica di G. Duns Scoto
Francesco Costa, Giovanni Pesce frate minore conventuale vescovo di Catania (1431-1447)
Giuseppe Buffon, Francescani e politica al femminile nel XVII secolo. Euristica, diplomazia e pietà
Felice Autieri, La tomba di san Francesco. Storia del bicentenario della sua scoperta (1818-2018)

STUDI BIBLICI
Dinh Anh Nhue Nguyen, Il Gesù misericordioso ma anche severo nel Vangelo di Luca. Rilievi introduttivi per una completa "cristologia della misericordia" nei vangeli
Tomasz Szymczak, La "Vetus Syra" del Vangelo di Matteo

STUDI TEOLOGICI
Francesco Scialpi, Il rito della professione religiosa in occidente. Excursus storico
Francesco Celestino, I giovani allaricerca del senso della vita. Una proposta di cammino francescano
Raffaele Di Muro, La vocazione all'amore e la pienezza della gioia cristiana

EVENTO
Fabrizio Meroni, La missio ad gentes interessa ancora? Una riflessione teologico-pastorale. Alcune osservazioni iniziali
Recensioni
Segnalazioni
Libri ricevuti



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024399
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Michelangelo Priotto

L’ESODO COME MERAVIGLIA DI DIO

Luca Mazzinghi

«OSSERVA L’ARCOBALENO:

QUANTO È BELLO

NEL SUO SPLENDORE!»

Guido Benzi

LO STUPORE DI FRONTE A UN FATTO

«MAI UDITO»: IL SERVO SOFFERENTE

Paolo Mascilongo

MERAVIGLIA E STUPORE

DI FRONTE A GESÙ

Gian Luca Carrega

LA VIRTÙ CHE INVECCHIA PRESTO:

OSSERVAZIONI EVANGELICHE

SULLA GRATITUDINE

Antonio Landi

GRATITUDINE ED EUCARISTIA

NELL’EPISTOLARIO PAOLINO

Riccardo Battocchio

UNA MALATTIA

E IL SUO POSSIBILE RIMEDIO

Valentino Bulgarelli

STUPORE, TRASMISSIONE DELLA FEDE

E BELLEZZA

Monica Cornali

GRATI FINO ALLA MORTE

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Dallo stupore alla vita monastica: san Longino

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Stupore e stupori

APOSTOLATO BIBLICO

Sebastiano Pinto

La domenica della Bibbia: cosa fare

VETRINA BIBLICA

Arte

Marcello Panzanini

Le coppe, le giare, lo stupore: Le nozze di Cana


 

 Editoriale

 Tra le numerose malattie che affliggono lo spirito contemporaneo, si potrebbe annoverare anche la athaumasia, cioe quell’incapacita di stupirsi, di riconoscere che la novita e non solo possibile ma anche reale. In effetti la tecnologia potrebbe indurre a ritenere che, se qualcosa ci appare come una sorpresa, lo si deve soltanto alla nostra scarsa conoscenza delle possibilita insite nel sistema (Riccardo Battocchio). Eppure, a dare retta alle indagini demoscopiche, le persone, almeno in Italia, possiedono ancora una grande capacita di meravigliarsi, soprattutto per le piccole cose di ogni giorno. Insomma, la meraviglia fa parte del nostro quotidiano perche reazione ed emozione profondamente umana (Valeria Poletti). Del resto gia Platone e Aristotele ritenevano che gli uomini avessero cominciato a filosofare spinti dalla meraviglia, in particolare di fronte al vertiginoso problema dell’origine dell’ordine della natura. Se non puo derivare dal caso, esso dev’essere il prodotto dell’azione intelligente e finalisticamente orientata di un qualche demiurgo divino. Anche nella Bibbia la contemplazione del cosmo era motivo di stupore e di riflessione, non su un qualunque generico demiurgo divino, ma su un Dio personale preesistente al cosmo e, percio, suo creatore. I testi di alcuni Salmi, di Siracide e del libro della Sapienza lo stanno a testimoniare. L’ordine del cosmo suscita ammirazione contemplativa (da Francesco d’Assisi a papa Francesco), antidoto al pessimismo cosmico di un Giacomo Leopardi (Luca Mazzinghi). L’intervento mirabile operato alle origini si ripete, poi, nella storia di Israele, sotto forma di liberazione (del popolo in Esodo, del singolo credente nei Salmi); lo stupore paralizzante di fronte alla malvagita dell’oppressore si scioglie in grata e pubblica confessione della potenza divina (Michelangelo Priotto). I mirabilia Dei, cioe le gesta stupefacenti di Dio, possono pero manifestarsi anche attraverso figure controverse: lo sbigottimento sgorga da una lettura erroneamente negativa di un evento o di una persona. Dinanzi al Servo di Yhwh ci si mette la mano sulla bocca e si fischia di scherno considerandolo un reietto da Dio. Lo stupore diventa sconcerto: dopo aver perseguitato un innocente, lo si deve riconoscere come salvatore! I testimoni, attoniti e scornati di fronte a un fatto mai a essi raccontato e a un annuncio che mai avevano udito (Is 52,15), sono guariti proprio dal sacrificio del Servo (Guido Benzi). Lo stupore dunque collima con la fede e con il suo contrario. Ecco perche, se c’e un sentimento che i vangeli descrivono con ampiezza e intensita, questo e di certo lo stupore. Ogni evangelista tratta questa emozione secondo modalita e modulazioni proprie ma a tutti e comune la convinzione che non e con la meraviglia che si manifesta la piena adesione a Gesu. Essa, alla fine, risulta insufficiente a garantire la comprensione e la sequela di Gesu (Paolo Mascilongo). Infine, se come detto all’inizio la capacita di meravigliarsi nasce dalla consapevolezza che il mondo avrebbe anche potuto non essere voluto, ed e stato voluto perche e stato voluto e la motivazione di questa volonta sta nell’amore (Romano Guardini), allora lo stupore si accompagna sempre alla gratitudine verso Colui che ha posto in essere questo mondo e questa storia d’amore. La psicologia ci insegna che il dare con altruismo e il ricevere con riconoscenza fanno parte dello sviluppo umano. Quelle persone, che hanno attivato la capacita di essere riconoscenti, sono anche in grado di perseguire con gioia gli obiettivi che si sono proposte e sopportano meglio le difficolta che la vita presenta loro (Monica Cornali). Al biblista subito viene alla mente l’esempio di Paolo, per il quale il ringraziamento investe la sua esperienza apostolica a livello teologico, cristologico ed ecclesiale. Le primitive comunita cristiane videro nella gratitudine lo stile che le contraddistingueva sul piano personale e relazionale, tanto che arriveranno a chiamare eucharistia (ringraziamento, riconoscenza) la celebrazione fondante e fondamentale della cena del Signore (Antonio Landi). Insomma, il presente fascicolo ci propone un percorso sorprendente e ne dobbiamo essere grati ai diversi autori. Dunque, buona lettura. 

Marco Zappella  

 

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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024405
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

INDICE

Editoriale

2 G. Tornambé

Lex orandi,lex credendi e… lex agendi

Studi

4 M. Augé

L’inculturazione dopo Magnum principium

9 G. Laiti

«La realtà è più importante dell’idea», anche in liturgia

11 G. Drouin

Nuove presidenze, nuova ecclesiologia?

19 A. Grillo

Solo abusi?

24 F. Di Molfetta

Rituali e non rituali:

«Proclamiamo la tua risurrezione»

28 D. Piazzi

Nuova eucologia: sempre un abuso?

32 C. Franco

«O altro canto approvato dall’autorità ecclesiastica»

37 M. Gallo – M. Roselli

Posso inventare riti? Catechesi e liturgia al camposcuola

Formazione

43 M. Roselli – S. Soreca

Formare gli operatori pastorali

3. Fede, liturgia e prassi

50 M. Gallo – S. Sirboni

La Messa e il Messale

3. I molti ministeri nella messa

55 D. Piazzi

«È veramente cosa buona e giusta»

3. La pienezza della gioia pasquale

Sussidi e testi

59 M. Gallo

Benedizione degli zainetti

66 A. Magnani

Celebrare la prima confessione

 

EDITORIALE

Gabriele Tornambé

Lex orandi, lex credendi e… lex agendi?

Il noto assioma di Prospero d’Aquitania (390-455), Lex orandi, lex credendi, continua a manifestare interesse nell’euristica della teologia. Una prima possibilità di lettura di questo principio va nel senso in cui è costruita l’espressione; l’interpretazione che ne segue è che la legge della preghiera determina la legge della fede. Quest’ultima trovava nell’espressione rituale e celebrativa della chiesa il suo momento fontale: d’esempio in tale ambito sono la proclamazione dei dogmi dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione di Maria. Ma esiste anche la lettura inversa che dà il primato all’aspetto dommatico; in questo secondo caso la preghiera si rivelerebbe manifestazione della fede creduta; così troviamo chiaramente affermato in Mediator Dei e in Vicesimus quintus annus. La speculazione teologica ed i documenti magisteriali hanno reso questa espressione di fatto biunivoca, sebbene non manchino, nel dibattito attuale in merito ad essa, i partigiani della prima sulla seconda maniera di leggerla ed interpretarla. La questione rischia di complicarsi quando a questi elementi ne aggiungiamo un terzo, quello della lex agendi o lex vivendi. Questi sono diventati indistintamente espressione della “prassi” della chiesa. Ma di quale prassi si tratta? C’è chi ha interpretato la lex agendi come la dimensione etica indispensabile per ogni azione celebrativa, e chi ha voluto riferirla all’agire liturgico propriamente detto, preferendo dare una colorazione etica specificamente alla lex vivendi. Senza volere entrare nel dibattito sull’uso di una o dell’altra lex, ci domandiamo se la prassi condensata nell’espressione lex agendi/vivendi non possa piuttosto essere interpretata come l’azione pastorale della chiesa nel suo declinarsi ordinario delle comunità diocesane, parrocchiali, religiose. La lex agendi/vivendi, così compresa ed articolata agli altri due elementi dell’assioma del monaco marsigliese, continuerebbe a conservare la validità dell’espressione e, soprattutto, permetterebbe ancora una lettura in entrambi i sensi fuori da ogni fuorviante interpretazione? In effetti, non mancano esempi di chi sostiene che le prassi della comunità cristiana possano essere fonte di riflessione teologica e che siano suscettibili di divenire teologia (pratica): è il metodo che si sono date alcune Università del Nord-America per la ricerca in teologia pastorale. Se consideriamo l’elemento lex agendi/vivendi come il milieu dell’agire e del vivere di una determinata comunità ecclesiale, allora saremmo portati a prendere in considerazione i diversi luoghi e culture in cui è presente la chiesa e non potremmo esimerci dal considerare i relativi processi di inculturazione in cui la fede è tradotta per risultare accessibile, e la celebrazione adattata perché i fedeli possano parteciparvi tutti pienamente. Ci sembrerebbe, allora, che la validità dell’assioma del segretario di papa Leone Magno, arricchito del terzo elemento e letto in un senso come in un altro, continuerebbe ugualmente ad esistere. Ci confortano in tale interpretazione gli sforzi d’inculturazione della celebrazione eucaristica in realtà come lo Zaire o il Brasile, dove non ci stupiamo di riscontrare che elementi culturali caratterizzanti la cultura di questi Paesi abbiano trovato spazio nei messali canonicamente approvati, e come, per ritus et preces, si riveli una teologia del popolo di Dio ed una rinnovata consapevolezza di partecipazione ed esercizio della ministerialità, di cui i documenti conciliari avevano posto le basi. Se, sempre in tale direzione, guardiamo a quanto realizzato dalle diverse Conferenze Episcopali nazionali (o linguistiche), ci accorgeremo come l’adattamento dei rituali abbia comportato l’introduzione di alcuni gesti favorendo una considerevole diversità nei riti che non ha in alcun modo compromesso la celebrazione dell’unico mistero pasquale del Cristo morto e risorto. Non sono forse queste espressioni del felice esito di nuove situazioni ed esigenze pastorali (lex agendi/ vivendi) che, con i tempi necessari per coglierle, chiarificarle ed integrarle, portano alla sintesi di nuovi linguaggi verbali e non verbali (lex orandi) illuminando in modo rinnovato la fede viva professata dall’unica chiesa presente nella pluralità delle comunità ecclesiali (lex credendi), senza negare alcun tratto della verità trasmessa e conservata nei secoli dalla chiesa?



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Titolo: "Concilium - 2019/2"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024375
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Thierry-Marie Courau – Susan Abraham – Mile Babic´,

Editoriale. Religioni e populismi

Abstracts

I. Populismo e religione

1. Alcune situazioni a livello mondiale

1.1 Mile Babic´, Populismo e religione in Bosnia-Erzegovina

I/ Che cos’è il populismo?

II/ Il populismo nei Paesi ex socialisti

III/ Le radici profonde del populismo

IV/ Ruggero Bacone: ostacoli al riconoscimento del vero

V/ La paura come base delle logiche populiste

VI/ Una risposta teologica al populismo

VII/ Conclusione

1.2 Francis Gonsalves, Populismo e nazionalismo religioso in India

I/ Introduzione

II/ Storiografia in India: muovere guerra in nome

di un passato primordiale incontaminato

III/ I simbolismi nella costruzione e nella distruzione dell’India

8 Indice

IV/ Definirsi o essere definiti? Questioni di identità

V/ Censurare la stampa, soffocare il dissenso e divinizzare il leader

VI/ La stolta trinità di neoliberismo, nazionalismo religioso e forze di polizia

VII/ Conclusione

1.3 Dilek Sarmis, Islam e populismo nella storia della Turchia. Dalla centralità del referente islamico alla sua nazionalizzazione

I/ La Turchia repubblicana

II/ Kemalismo e religione

III/ L’educazione religiosa

IV/ L’associazione tra religione e nazionalismo

V/ Conclusione

2. Due analisi

2.1 François Mabille, Il populismo religioso, nuova metamorfosi della crisi della politica

I/ Il marcatore religioso fatto proprio dalla politica

II/ La religione, gli immaginari e i simboli

III/ La figura ambivalente del tribuno

IV/ Conclusione

2.2 Susan Abraham, Populismo maschilista e cristianesimo tossico negli Stati Uniti

I/ La democrazia in pericolo

II/ Demagogia maschilista

III/ La mascolinità che dà spettacolo

IV/ Ristabilire la democrazia

3. Le sfide lanciate al populismo dalla teologia

3.1 Marida Nicolaci, Il “popolo di Dio” e i suoi idoli nell’Uno e l’Altro Testamento. Come la Scrittura sfida la retorica populista

I/ Alcuni elementi introduttivi

II/ Il “popolo di Dio” nell’orizzonte dei popoli

III/ Il popolo di Dio, le sue guide e i suoi idoli

IV/ «Noi speravamo che fosse lui

che avrebbe liberato Israele…» (Lc 24,21)

V/ Conclusione

3.2 Andreas Lob-Hüdepohl, «Ponti, non barriere»Le potenzialità della speranza cristiana contro il populismo di destra

I/ Il “massimo” contro il “minimo”…

II/ Paura dell’incertezza profonda

III/ «Non c’è da preoccuparsi…»: per una soggettività politica

carica di speranze

IV/ “Popolo di popoli”: contro i tentativi usurpatori

dei populisti a danno dei cristiani

V/ Speranza cristiana come costruzione di ponti

3.3 Franz Gmainer-Pranzl, Populismo di destra e cattolicità: un’analisi ecclesiologica

I/ Lo scontro delle civiltà come nuova “grande narrazione”?

II/ L’impronta dell’universalitatis character:

una missione di alto livello

III/ Appello a un nuovo “coraggio della cattolicità”

3.4 Carmelo Dotolo, I paradossi del populismo e il contributo della Chiesa alla democrazia. Ipotesi di percorso

I/ Democrazia e populismo: un conflitto ermeneutico

II/ Il populismo, un capitolo sui generis di teologia politica?

III/ Chiesa e spazio pubblico (una premessa epistemologica)

IV/ La Weltanschauung cristiana per una nuova narrazione

del mondo e della società

1/ La cura dell’éthos della comunità 

2/ La relazione diritti-doveri al servizio della fraternità 

3/ L’esercizio dialogico tra le culture e le religioni

4/ Un’economia attenta all’ecologia integrale

V/ Postilla non conclusiva: l’eterotopia del popolo di Dio

II Forum teologico 157

1. Cathleen Kaveny, L’estate della vergognaI cattolici americani e l’ultima ondata della crisi degli abusi sessuali

I/ La crisi degli abusi sessuali del clero

nella coscienza cattolica americana

II/ L’estate della vergogna

III/ Un problematico cambiamento di paradigma

IV/ Fare i conti con il nuovo paradigma

2. Bruno Cadoré, Dall’ascolto al dialogo. Dopo il sinodo dei vescovi su giovani, fede e discernimento vocazionale

I/ Tre momenti del dialogo sinodale

II/ Tre problemi latenti

III/ Tre temi su cui continuare il “dialogo con i giovani”

sottolineato dal sinodo

III. Rassegna bibliografica internazionale


 

Editoriale

Religioni e populismi

Quando sorge il populismo? In un senso esistenziale, sorge quando le persone pensano di essere perdute, di aver perso o di stare per perdere sogni, vantaggi, statuti, posizioni, dimensioni essenziali della propria vita, interessi personali o di gruppo, spesso acquisiti attraverso lotte o sforzi precedenti, oppure quando le persone si sentono minacciate sul vivo. Il populismo sembra apparire ogni volta che emerge la percezione di una crisi di convivenza in un contesto pluralistico e/o quando degli specifici gruppi di popolazione collegati a un territorio si sentono ignorati dai sistemi politici o economici globali. Può insinuarsi la nostalgia per un passato immaginato, che va a soppiantare ogni sforzo a favore di un futuro per tutti. I gruppi serrano le proprie fila in un atteggiamento difensivo, anziché aprirsi ed accogliere gli altri. Sofferenze, frustrazioni, paure e rancori si accumulano e si intersecano, rafforzandosi a vicenda. Prende il sopravvento un senso di dolorosa ingiustizia. La lamentela diventa il modo dell’autoaffermazione. E per questi gruppi di popolazione emergono dei “salvatori”. Senz’altro dotati come oratori e come manipolatori di sistemi simbolici e mediatici, costoro sfruttano senza difficoltà i sentimenti popolari di paura e impotenza. Applicando il principio colonialista del divide et impera, questi tribuni abili nella manipolazione fanno di alcune fasce della popolazione dei capri espiatori e, usando i social media, questa diventa la loro strategia preferenziale di controllo sociale e politico. Le loro argomentazioni poggiano sulle manipolazioni semplicistiche di categorie binarie di divisione sociale e politica e sono formulate con un vocabolario elementare, scelto apposta come espressione di una leadership “che parla chiaro”. Nondimeno, si tratta anche di persone inclini a grandiosi gesti di rozzezza e violenza, gesti amplificati mille volte perché catturati da mezzi di comunicazione affamati di sensazionalismo, che li catapultano verso un livello di visibilità ancor più grande. Di conseguenza, tale comportamento sensazionalista e offensivo viene percepito come proprio del “popolo” in opposizione ad un gruppo elitario, istruito o ricco. Quanti appartengono all’élite sono presentati come corrotti1, lontani dalle realtà sociali del “popolo” e privi di contatto con la vita ordinaria. Nella critica oltraggiosa e offensiva alle élite, una sconfitta simbolica delle stesse viene rappresentata a guisa di spettacolo per la televisione: esibendosi in ingiurie e insolenze all’indirizzo delle élite, il leader populista si presenta come un’alternativa credibile allo status quo. Questi capipopolo si accreditano come salvatori di un ordine nazionale e globale facendo abilmente riferimento ad un passato aureo che può essere riesumato e a un futuro sfavillante in cui lo status quo, indiscusso, risulta trovare confermata solidità. Qui, identità, religione e culture diventano pietre miliari emotive. Forme di nativismo, di nazionalismo e di politiche identitarie vengono utilizzate allo scopo di consolidare il sentimento popolare contro bersagli facilmente indentificati: gli “stranieri” e gli immigrati. La religione nelle mani dei populisti, quindi, riveste un particolare interesse per i teologi. L’uso della religione come arnese per strutturare la collettività nativista e nazionalista si è rivelato particolarmente efficace in varie parti del mondo. Questo potere politico che sfrutta la religione attinge ad un senso tradizionalista delle religioni storiche come rappresentanti della tradizione, appunto, della stabilità e dell’identità. I leader [...]

 

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