Articoli religiosi

Ebook - Ebook - Riviste



Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024603
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

INDEX

 

Editoriale

 E. Massimi

Arte e liturgia: una relazione «complicata»

Studi

 S. Catalano

Arte e liturgia per chi?

 A . Mela

Arte e partecipazione nel contesto attuale

 V. Pennasso

Comunità, committenti, progettisti

 R. Mastroianni

La liturgia a lezione d’arte

 G. Zanchi

La potenzialità dell’artistico e i bisogni della formazione

 M. Brunini

Costruire una chiesa: l’esperienza di Viareggio

 F. Gaddini

L’adeguamento di una cattedrale: l’esperienza di Pescia

 G. Boselli

Il percorso dei Convegni di Bose

Sussidi e testi

 D. Piazzi

Le benedizioni dei «luoghi» liturgici

Formazione

 M. Roselli – S. Soreca

Formare gli operatori pastorali

5. Arte e liturgia

 M. Gallo – S. Sirboni

La Messa e il Messale

5. La preghiera eucaristica

 D . Piazzi

«È veramente cosa buona e giusta»

5. La nostra vocazione pasquale

Anniversario

Cronaca

 

 

Editoriale

 

Elena Massimi

Arte e liturgia:una relazione «complicata»

«Come il pescatore cattura il pesce con amo ed esca, così proprio con tropari e canti il diavolo spinge il monaco alla vanagloria, al desiderio di riuscire gradito, alla ricerca del piacere e ben presto all’impurità; infatti il canto non ha nulla a che fare con il monaco che desidera davvero la salvezza» 1. Questo breve passaggio di P. Everghetinós ben manifesta il peculiare e delicato rapporto, a cui è dedicato il presente fascicolo di RPL, che la liturgia intrattiene con l’arte. Liturgia e arte, infatti, utilizzano i diversi linguaggi, verbali e non, in modalità simboliche simili, trasfigurandoli; per questo motivo l’esperienza religiosa e quella estetica sono molto vicine – molto profondo è infatti il rapporto tra liturgia e bellezza. Potremmo affermare che la liturgia stessa è opera d’arte 2. Tutto ciò però non è esente da problemi: i linguaggi dell’arte nella liturgia possono, a seconda di come vengono messi in opera, aiutarci ad entrare nel mistero o addirittura distrarci da esso; per questo motivo P. Everghetinós affermava che il canto non ha niente a che fare con chi desidera la salvezza. Di tali dinamiche erano ben coscienti i Padri della chiesa, come Agostino, che ben attento, almeno nel caso della musica, confessava: «Quando mi capita di sentirmi mosso più dal canto che dalle parole cantate, confesso di commettere un peccato da espiare, e allora preferirei non udir cantare» 3. Potremmo affermare che l’arte è nella liturgia epifania del mistero, solo se è realmente a servizio di quest’ultimo e non viceversa. Purtroppo lungo la storia la graduale incomprensione di cosa fosse la liturgia, della sua natura e delle sue dinamiche, ha portato la liturgia stessa ad essere a servizio dell’arte, sua ancella, a divenire occasione per comporre, per costruire, per dipingere, per scolpire… Tutto ciò ha dato vita a opere meravigliose, che sicuramente elevano l’animo alla trascendenza, ma che sono espressione dell’artista, del suo sentimento religioso. La liturgia, invece, «è impressione di Dio sull’uomo più che espressione del sentimento dell’uomo verso Dio»4. Estendendo a tutta l’arte quanto SC 112 dice della musica, l’arte deve essere strettamente unita [...]



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 510"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024443
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Ripensare l’omelia

 

anno LI

Introduzione: L’omelia va curata

di Chino Biscontin .

1. Dalla parte di chi ascolta:

impressioni, valutazioni, richieste

di Cecilia Cremonesi

2. Tra i propositi del predicatore

e le aspettative degli ascoltatori

di Roberto Laurita .

3. La genesi del genere omiletico

di + Francesco Lambiasi

4. Alcuni esempi di predicazione

4.1 I molti volti della predicazione

negli Atti degli apostoli

di Carlo Broccardo .

4.2 L’ars homiletica di Gregorio Magno

di Guido Innocenzo Gargano

4.3 Antonio di Padova l’egregius predicator

di Luciano Bertazzo .

4.4 «La verità è sempre alla portata di tutti».

La predicazione di don Primo Mazzolari

di Bruno Bignami .

4.5. Papa Francesco e l’omelia

di Giovanni Gennari .

5. La natura sacramentale della predicazione liturgica

Alla luce della Verbum Domini e del Direttorio omiletico

di Silvano Sirboni .

6. La predicazione nell’orizzonte dell’ecclesiologia

del popolo di Dio in Evangelii Gaudium

di Giovanni Rota .

7. Omelia e attualizzazione delle Scritture

di Carmelo Torcivia .

8. L’omelia nel contesto liturgico di cui è parte

di Doriano Locatelli

9. L’omelia nel contesto della pastorale parrocchiale

di Ezio Caretti

10. Dieci accorgimenti per una buona omelia

di Vittorio Peri

11. Parlerò al suo cuore. Predicazione, racconto, fede

di Giuliano Zanchi

12. Omelia e immagini

di Ermes Ronchi .

13. Omelia e linguaggio che comunica

di Simona Borello

14. L’omelia e i suoi obiettivi

di Chino Biscontin .

15. Suggerimenti pratici in Evangelii Gaudium

di Chino Biscontin .

16. Del buon uso di fonti e sussidi

di Simona Borello

17. Analisi di alcune omelie

di Roberto Laurita .

18. Per una spiritualità del predicatore

di Sandro Panizzolo

 

Introduzione

L’OMELIA VA CURATA

di Chino Biscontin

Va curata nel senso che per fare una buona omelia la preparazione deve essere accurata. Va curata nel senso che non poche omelie sono afflitte da difetti che, come ogni malattia, vanno curati. Papa Francesco, in EG 135 afferma: «L’omelia è la pietra di paragone per valutare la vicinanza e la capacità d’incontro di un Pastore con il suo popolo. Di fatto, sappiamo che i fedeli le danno molta importanza; ed essi, come gli stessi ministri ordinati, molte volte soffrono, gli uni ad ascoltare e gli altri a predicare. È triste che sia così. L’omelia può essere realmente un’intensa e felice esperienza dello Spirito, un confortante incontro con la Parola, una fonte costante di rinnovamento e di crescita». Se preparata con cura, nella fede e a servizio della fede, l’omelia può dunque essere, sia per il predicatore che per i destinatari, una felice esperienza dello Spirito, una esperienza “mistica” così come concepisce la mistica Francesco, e cioè non riservata a contemplativi a tempo pieno e con modalità straordinarie, ma come esperienza della vicinanza di Dio anche nell’ordinarietà della vita. Ne ha parlato in modo incantevole ed efficace anche nell’esortazione apostolica Gaudete et exultate. Il predicatore può fare l’esperienza, davvero felice, che la Parola passa attraverso di lui, attraversa la sua anima e la sua coscienza, per giungere all’assemblea celebrante. E l’assemblea può fare l’esperienza, altrettanto felice e che a volte si manifesta con un silenzio fondo e compreso, di cui parla s. Paolo: «Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti» (1 Ts 2,13). [...]



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Titolo: "Frati francescani pittori nello Stato di Milano del Seicento (pp. 215-234)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Andrea Spiriti
Pagine:
Ean: 2484300024511
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Summary

This paper aims to describe the artistic activity of some Franciscan lay brothers in the 17th century, a phenomenon of which, as the author shows, significant examples were found in the State of Milan during the Spanish era and especially in the recently established Milan Province of the frati riformati. The employment of the lay brothers and the use of their artistic skills had obvious economic implications for their communities and responded to the need to convey important spiritual, theological and identity-related values of the religious family to which they belonged. In particular, the author examines the careers of the Franciscan painters Fra Girolamo Cottica da Premana and Fra Emanuele da Como, whose significant artistic interventions in Dongo (S. Maria delle Lacrime) and in Rome (S. Francesco a Ripa) are presented.



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Titolo: "Brüder ohne Stimme: Auf der Suche nach den Laienbrüder unter den Sächsischen Franziskanern in Mittelalter und frühreformatorischer Zeit (pp. 169-214)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Bernd Schmies
Pagine:
Ean: 2484300024528
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Summary

We know of the strong lay element in the early Saxony province of the Friars Minor through Jordan of Giano’s chronicle. Although, through the consolidation process of the medieval Saxony province, lay brothers have to withdraw from an engagement in pastoral care and positions of leadership, they still occupy a prominent place in the provincial miracle and example literature as examples of accomplished Friars Minor. For the Late Middle Ages, the author examines their traces mostly in necrologies, wills, and, during the early Reformation, in the documents mentioning the allocations made to them by the local magistrates to alleviate the former friars’ transition to the secular life. Information on the Saxon lay brothers, the author has to conclude, remains quite fragmented, their trades (porters, cooks, shoemakers, master builders, painters…) being rarely mentioned; a specific problem is to clearly identify the fratres laici within the larger family of each convent, composed also of servi, famuli and perhaps tertiaries.



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Titolo: "Le converse delle Clarisse: carattere e mutazioni lungo i secoli (pp. 125-168)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Mauro Papalini
Pagine:
Ean: 2484300024542
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Summary

Clare of Assisi provided at San Damiano a space for religious women who, despite their diversity (literate vs illiterate and intern vs extern sisters), were treated with the same dignity, based on their common profession. Using contemporary sources, this paper first follows the complicated historical developments which led to a great variety of (professed or oblate) sisters and their employments and appellations throughout the middle ages. In post-Tridentine times, then, most Clarian communities worked with the model choir sisters vs lay or converse sisters, with the latter being assigned the hard manual work within the convent and the particular service to privileged noble sisters or rich pensionaries. They had to wear a white veil, take meals and pray apart from the other sisters and were deprived of the right to vote. Only the massive return to the rule of St Clare in the 20th century and the impulse of Vatican II brought about a change of mentality which led to the abolition of this divisive system within the cloister. A final section presents early modern spiritual exhortations addressed to the converses which further cement their inferior status, but also hagiographical writings that highlight their mystical experiences as a rare area in which the converse sisters could gain attention.



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Titolo: "Franciscan Servants, Tertiaries and Lay Brothers in Nineteenth-Century Ireland (pp. 235-314)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Stephen OKane
Pagine:
Ean: 2484300024573
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Sommario

Il contributo indaga le ragioni della scarsa presenza di fratelli laici nella Provincia irlandese dei frati Minori durante il XIX sec. Per i lavori domestici, le piccole comunità (raramente più di tre frati) si rifecero all’aiuto di personale laico o, più avanti nel secolo, di terziari perpetui, mentre sono reperibili nelle fonti soltanto sei fratelli laici del primo Ordine. Tra le ragioni di questa anomalia si può indicare la mancanza di una vita stabile e comune nelle fraternità, contesto in cui la presenza di fratelli laici avrebbe potuto essere valorizzata. D’altra parte, la ricca corrispondenza rilevata nell’archivio generale romano e in quello provinciale irlandese rivela le attitudini clericali e di superiorità tra i sacerdoti del primo ordine così da non accettare facilmente dei laici come uguali nella stessa fraternità. Infatti, sono documentate le reazioni negative davanti alla richiesta di vari terziari di far professione nel primo ordine. Alla fine del secolo, però, la Curia generale insistette sulla promozione dei fratelli laici come elemento importante nella riforma della vita regolare. L’autore offre uno studio pionieristico su un argomento spesso trascurato.



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 509"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024436
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

RUBRICA

Per comunicare meglio

53. I casi difficili/22. Presentare una novità (Roberto Laurita)

DOSSIER

I nostri modi di dire

13 «Dio mi ha castigato»

1. «Dio mi ha castigato»: quale immagine di Dio è in gioco?

(Alberto Carrara)

2. Dio castiga? La prospettiva biblica (Patrizio Rota Scalabrini)

3. Le sventure sono un castigo di Dio? (Angelo Brusco)

SUSSIDIO

Il Santo Rosario. Proposte di animazione e arricchimento

(Luigi Guglielmoni e Fausto Negri)

PREPARARE LA MESSA

Dalla 22ª domenica alla 28ª domenica del Tempo ordinario

22a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Cecilia Cremonesi, Angelo Lameri)

23a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Paola Bignardi, Angelo Lameri)

24a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Alberto Carrara, Angelo Lameri)

25a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Gino Mazzoli, Angelo Lameri)

26a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Nicoletta Gatti, Vittorio Brunello)

27a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Ezio Caretti, Vittorio Brunello)

28a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Maurizio Aliotta, Vittorio Brunello)



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Titolo: "Archivum Franciscanum Historicum"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024498
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

INDEX

Historia fratrum laicorum in ordine minorum (continuabitur)

Priamo Etzi, oFm. – Verso un Institutum mixtum? La questione dell’accesso dei frati non chierici agli uffici di governo nell’ordine dei Frati minori (nota storico-giuridica)

MichaeL F. Cusato, oFm. – the minorite Vocation of the fratres laici in the Franciscan order (13th - early 14th centuries)

Mauro Papalini. – Le converse delle clarisse: carattere e mutazioni lungo i secoli

Bernd Schmies. – Brüder ohne stimme: auf der suche nach den Laienbrüdern unter den sächsischen Franziskanern in mittelalter und frühreformatorischer zeit

Andrea Spiriti. – Frati francescani pittori nello stato di milano del seicento

Stephen o’Kane, oFm. – Franciscan servants, tertiaries and Lay Brothers in nineteenth-century irelandù

Discussiones et documenta

Benedikt Mertens, oFm - maria grazia simoncini in FaBris. – da Porta di Mestitia Porta di Paradiso: giacomo da Belgioioso (†1618) e le sue meditazioni della Passione

Cayetano Sánchez Fuertes, oFm. – La diócesis de nueva cáceres (Filipinas) en 1655 según un informe de su obispo electo fray antonio de san gregorio, oFm

Summaria

Recensiones

Bolgia, Claudia. – reclaiming the roman capitol. santa maria in aracoeli from the altar of augustus to the Franciscans, ca. 500-1450. – (Juri Leoni)

Dezza, Ernesto [oFm]. – La teoria modale di giovanni duns scoto. Il caso della relazione tra creatura e creatore e la condizione di beatitudine. – (Francesco Pica)

Mcnamer, Sarah. – meditations on the Life of christ: The Short Italian Text. – (Pietro delcorno)

Austin, Amy M. - Johnston, marK d. (eds). – a companion to ramon Llull and Lullism. – (coralba colomba)

Petri Thomae [omin.] Quaestiones de ente. – (claus a. andersen)

Galamb, György (ed.). – Franciscan observance between italy and central europe. Proceedings of international conference, 4-6 december 2014. Franciscan monastery of szeged-alsóváros (hungary). – (mónika molnár)

Arthur, Kathleen G. – Women, art and observant Franciscan Piety. caterina Vigri and the Poor clares in early modern Ferrara. – (Juri Leoni)

Solvi, Daniele. – il canone agiografico di san Bernardino (post 1460). - (Juri Leoni)

Rivero Cabrera, Arelis. – commitment Beyond rules: Franciscans in colonial cuba, 1531-1842. – (rafael sanz)

Po-chia Hsia, ronnie (ed.). – a companion to early modern catholic global missions. – (Benedikt mertens)

Péano, Pierre, oFm. – Les Franciscains dans le sud-est de la France. Les Provinces Franciscaines de ProVence et de Lyon 1217- 1943. – (Pierre moracchini)

Rex Galindo, David. – to sin no more. Franciscans and conversion in the hispanic World, 1683-1830. – (Francisco morales) .

Notae bibliographicae

Libri ad nos missi



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Titolo: "La diócesis de Nueva Cáceres (Filipinas) en 1655 según un informe de su obispo electo fray Antonio de San Gregorio, OFM (pp. 347-370)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Cayetano Sánchez Fuertes
Pagine:
Ean: 2484300024535
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Summary

The author presents the life and works of the Spanish friar Antonio de San Gregorio (1594-1661), a member of the St Gregory Province in the Philippines. His appointment to the bishopric of Nueva Cáceres in South-Eastern Luzon shows in exemplary fashion the difficult itinerary from the choice of a bishop candidate by the Spanish king to his consecration and actual episcopal ministry in this remote part of the Catholic world. As a matter of fact, fray Antonio was never consecrated bishop, since the papal nomination bull did not reach him in time. Nevertheless, he administered his diocese as bishop-elect from the early 1650s. The author then transcribes and comments upon a report on the diocese of Nueva Cáceres, which fray Antonio addressed to the Spanish king in 1655. He deplores the precarious material and pastoral state of his diocese and includes a plea for a more adequate distribution of parishes between secular and regular clergy. The second appendix consists of the transcription of a letter by the Cámera de Índias of 1660, which supports fray Antonio’s request for financial help to pay for the issuing and shipping of the lacking papal bull.



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Titolo: "Asprenas n. 2/2019"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024467
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

PRESENTAZIONE

1. Il 14 settembre del 410, giorno della memoria di san Cipriano di Cartagine, esaltando la coraggiosa testimonianza di questo martire es - pressa con la predicazione e con gli scritti, sant’Agostino affermava: «Numquid propter paucos dies vitae huius quiescere debet ministerium cordis et linguae nostrae? Absit» (Discorso 313/E, § 7). Il vescovo d’Ippona definisce la predicazione come un “servizio” coinvolgente le risorse sia interiori, il “cuore”, sia esteriori, la “lingua”, metonimicamente da intendersi rispettivamente per “carità” e “parola”. Non esista alcuna giustificazione, nemmeno il pericolo della persecuzione e della morte, che possa far cessare il servizio della carità insegnata dalla parola e della parola trasfigurata in atto d’amore. Abbiamo esordito con tale riferimento per introdurre questo fascicolo della nostra Rivista, il primo di due che nell’anno in corso dedicheremo al tema mai abbastanza discusso della predicazione. In questi nostri tempi, infatti, si riscontra una sua grande crisi, perché da taluni confusa con la catechesi, da altri con la mera esegesi di testi biblici, da altri ancora con esortazioni moralistiche o addirittura con lo spazio utilizzabile per poter “personalizzare” con il proprio stile istrionesco un elemento tanto rilevante per la comunicazione e la maturazione della fede dei credenti. La predicazione è sempre stata al centro dell’attenzione, sia nell’ambito giudaico che in quello cristiano. Il Libro di Neemia narra la lettura pubblica della Legge a Gerusalemme, avvenuto il primo giorno del settimo mese sulla piazza presso la Porta delle Acque (cf. Ne 8,1-2). Compito di Esdra e dei leviti suoi collaboratori era non solo “proclamare”, ma anche “far intendere”, quindi “spiegare” la parola di Dio al popolo: si noti l’impiego del verbo bîn, “capire”, coniugato all’hifil, la forma causativa, cioè “far comprendere”. D’altronde, vogliamo accennare che secondo la tradizione anticotestamentaria il sacerdote aveva già in epoca preesilica l’incombenza di spiegare la legge: «Insegnano i tuoi decreti a Giacobbe e la tua legge a Israele» (Dt 33,10a). Insegnare predicando la Torah per i sacerdoti costituisce un dovere, benché i profeti – a loro volta dediti per vocazione esclusiva a mediare la parola divina – siano costretti a rilevare le loro inadempienze al riguardo (cf. Mic 3,11; Ger 18,18; Ez 7,26). Valga come esempio l’esplicita considerazione di Mal 2,7: «Infatti le labbra del sacerdote devono custodire la scienza e dalla sua bocca si ricerca l’istruzione, perché egli è messaggero del Signore degli eserciti». L’istituzione della sinagoga ha fin dalle sue origini avuto quale nucleo fondamentale del proprio culto proprio la lettura della Legge e la sua spiegazione. Per limitarci all’antichità, riferiamo una bella testimonianza di Filone d’Alessandria: «Sono soliti apprendere (ajnadidavskontai) queste leggi in ogni momento, ma soprattutto ogni settimo giorno. Perché il settimo giorno è reputato sacro, e in questo giorno si astengono da qualunque altro lavoro e si recano in luoghi sacri che chiamano sinagoghe. Là, disposti in file a seconda dell’età, i più giovani dietro ai più anziani, si siedono in modo conveniente alla situazione, pronti all’ascolto. Allora uno prende i libri e legge, e un altro tra quelli di maggiore esperienza avanza e spiega (ajnadidavskei) ciò che non è facilmente comprensibile» (Quod omnis probus liber sit 81-82). Altrove egli, sempre parlando di ciò che avviene di sabato nelle sinagoghe, così scrive: «Ma un sacerdote che sia presente o uno degli anziani, legge loro le sante leggi e le spiega punto per punto (kaqΔ e{kaston ejxhgei`tai) più o meno fino al tardo pomeriggio, quando se ne vanno dopo aver ricavato sia una precisa conoscenza delle leggi sacre, sia un notevole miglioramento nella pietà» (Hypothetica 7,13). L’obiettivo della predicazione sinagogale è ancora precisato in un altro luogo da Filone, il quale afferma che chi parla nella sinagoga «non fa vanto d’abilità oratoria come i retori e i sofisti di oggi, ma ricerca l’esattezza nell’esposizione (diermhneuvwn ajkrivbeian) dei suoi pensieri, esattezza che non si limita a scalfire l’udito, ma, attraverso di esso, raggiunge l’anima e vi rimane salda (ejpi; yuchvn e[rcetai kai; bebaivw" ejpimevnei)» (De vita contemplativa 31). 2. Anche il Nuovo Testamento ricorda la pratica della predicazione nelle sinagoghe (cf. ad esempio Lc 4,15-28). In tal senso, interprete originale della predicazione, pur ampiamente praticata anche al di fuori dei luoghi sacri, è stato Gesù di Nazaret, come si dirà nel nostro articolo. Il suo stile inconfondibile, in cui l’aspetto narrativo (le parabole) riveste un ruolo preponderante, la sua innegabile capacità di creare comunione pur parlando a tante persone, il suo tema, quello del regno di Dio, declinabile nei suoi rivoli di amore, riconciliazione, giustizia, preghiera e altro ancora, ne fanno un autentico maestro. Egli, inoltre, inizia la sua vita pubblica cominciando ad affermare che «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,31), suscitando ammirazione e meraviglia, e prima di ascendere al cielo spiega ai discepoli tutto ciò che si riferiva a lui nelle Scritture (cf. Lc 24,27.44-5), provocando ardore nel cuore e gioia. D’altronde, la sua stessa vita è “predicazione”, avendo comunicato il Vangelo con parole e opere. Sulla scia del Maestro di Nazaret, i suoi discepoli eserciteranno il servizio della predicazione per esporre il messaggio della salvezza. Gli Atti degli Apostoli presentano quali figure principali di predicatori Pietro e Paolo di Tarso. A quest’ultimo e al suo discorso nella sinagoga di Antiochia di Pisidia è dedicato il contributo di ANTONIO LANDI. In quell’occasione l’apostolo ripercorre le tappe della storia della salvezza e le attese profetiche in riferimento alla risurrezione di Cristo: questo si rivela un utile suggerimento per chi è chiamato oggi a illustrare il mistero di Cristo, aiutando chi ascolta a interpretare la propria vita alla luce del Vangelo. L’annotazione di Filone riguardante una predicazione che raggiunga l’anima non è ignota ai cristiani delle origini. Gli Atti degli Apostoli rilevano che, ascoltato il discorso di Pietro in occasione della Pentecoste, gli astanti «si sentirono trafiggere il cuore» e subito chiesero a lui e agli altri apostoli che cosa fare. Sorse ben presto, però, il problema del modo in cui si poteva presentare il contenuto del messaggio evangelico, affinché esso riuscisse a fidem facere et animos impellere: conquistare la fiducia dal punto di vista razionale e convincere [...] 



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Titolo: "Concilium - 2019/3"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024412
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Linda Hogan – Michelle Becka – Joao J. Vila-Chã,

Editoriale. Fra apocalittici e integrati

Abstracts

I. Tecnologia: fra apocalisse e integrazione

1. La tecnologia: questioni fondamentali

1.1 Paul Dumouchel, L’impatto della tecnologia: fondamenti antropologici

I/ Introduzione

II/ Riflessioni sulla tecnologia

III/ Tecnologia?

IV/ Tecnologie e affordance

1.2 Benedikt Paul Göcke, Gli ideali dell’umanità alla luce della biologia di sintesi e dell’intelligenza artificiale

I/ Le potenzialità dell’intelligenza artificiale e della biologia di sintesi

1/ Le potenzialità dell’intelligenza artificiale

2/ Le potenzialità della biologia di sintesi

II/ Il ritorno alla filosofia della storia

1/ Opportunità e problematiche delle nuove tecnologie

2/ Che fare? Il ritorno alla filosofia della storia

1.3 Paolo Benanti, Intelligenze artificiali, robot,bio-ingegneria e cyborg: nuove sfide teologiche?

I/ Nuovi artefatti

1/ Machina sapiens?

2/ Vita sintetica?

3/ Superumani?

II/ Inedite sfide

1/ Una nuova realtà?

2/ Una nuova umanità?

III/ Uno sguardo conclusivo

1.4 Dominik Burkard, Scienza e Chiesa: scontro implacabile? Un parere dal punto di vista della storia della Chiesa

I/ La fisica: il “caso Galilei” e le conseguenze

II/ La medicina: il decreto e il processo romano contro le streghe come “modernizzazione”

III/ L’evoluzione: un altro peccato originale contro la scienza?

IV/ L’approccio quantitativo: un esito che fa riflettere e i tentativi di spiegarlo

V/ Conclusioni

2. Razionalità tecnologica e critica post-coloniale

2.1 Peter Kanyandago, Persistenza del colonialismo e tecnologia moderna. Una riflessione antropologica da una prospettiva africana

I/ Introduzione

II/ Tecnologia africana

III/ Le radici cristiane occidentali

della colonizzazione e della negazione

1/ Le tre bolle papali

2/ Conseguenze delle bolle

3/ Persistenza del colonialismo nella tecnologia

IV/ Soluzioni e approcci al problema

2.2 Kuruvilla Pandikattu, Tecnologia e valori culturali.Prospettive dall’India

I/ Amartya Sen su democrazia, sviluppo e tecnologia

II/ Shashi Tharoor su tradizione indiana e tecnologia

III/ Chetan Bhagat sulla cultura del call center

IV/ Pranjal Sharma sulla quarta rivoluzione industriale

V/ Attingere alla saggezza dell’India

VI/ Conclusioni

3. La tecnologia al servizio dell’umanità

3.1 Sharon A. Bong, La tecnologia al servizio dell’umanità.Prospettive su genere e inclusione

I/ L’umano al centro della creazione

II/ Decentrare l’umano rispetto alla creazione

3.2 Janina Loh, Responsabilità vecchie o responsabilità nuove? I pro e i contro

di una trasformazione della responsabilità

I/ Introduzione

II/ Diversi approcci alla responsabilità

III/ I casi più complessi e meno trasparenti

1/ Una “rete di responsabilità?

2/ Un ripensamento più profondo del dato antropologico?

IV/ Spetta a noi decidere

3.3 Jacob Erickson, Creatività tossica, tempo profondo e piacere morale: una ecospiritualità della tecnologia .

I/ Per una spiritualità ecologica della tecnologia

II/ Riconoscere una creatività tossica

III/ Praticare una “consapevolezza temporale” profonda

IV/ Ripensare il piacere (in senso morale) di creare

 

II. Forum teologico

1. Enrico Galavotti, Istanze del rinnovamento teologico a partire dal Vaticano II

I/ Una teologia… conclusa

II/ Una teologia ridefinita nello statuto e nei compiti

III/ Una teologia in cammino permanente

IV/ La teologia e il tratto di strada che ancora resta da compiere

2. Leonardo Paris, Teologia in Italia oggi

I/ Contesto

II/ Caratteristiche

III/ La teologia italiana per l’Italia

IV/ La teologia italiana per la chiesa italiana

V/ La teologia italiana per l’Europa e per il mondo

3. Séamus P. Finn, Linee-guida per un investimento conforme alla fede

I/ Il contesto vaticano

II/ La prassi dell’investimento conforme alla fede

III/ Il processo in corso

IV/ Conclusioni

4. Jon Sobrino, Óscar Romero: essere umano,cristiano e arcivescovo esemplare

I/ «Monsignor Romero ha detto la verità»

II/ «Ha difeso noi poveri»

III/ «E per questo l’hanno ucciso»

 

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

Editoriale

Fra apocalittici e integrati

L’onnipresenza e la convergenza delle tecnologie, insieme alla velocità del loro sviluppo, comportano che molti di noi non siano consapevoli della portata del loro impatto e delle sfide filosofiche e comunitarie che possono porre. Alcuni commentatori mettono in guardia rispetto a un futuro distopico, in cui gli esseri umani saranno rimpiazzati da superintelligenze e si aggraveranno la polarizzazione e la disuguaglianza. Altri anticipano un futuro di maggiore ricchezza, di superiori opportunità e di progressi scientifici significativi. Man mano che lo sviluppo tecnologico supera nuovi traguardi, quindi, è di vitale importanza che la sua valenza, la sua importanza e il suo impatto siano tenuti in considerazione. Questo richiederà forme di riflessione pluridisciplinari, dal momento che i risvolti controversi e le opportunità positive rappresentate dalla tecnologia influiscono su tutti gli aspetti della vita umana. Naturalmente gli esseri umani da molto si cimentano con la natura e l’importanza della tecnologia, e con le sue implicazioni per la comprensione del nostro posto nel mondo, pertanto queste questioni non sono del tutto nuove1. Anzi, la riflessione sulla natura di questa relazione è stata una caratteristica costante del pensiero cristiano2. Nel corso dei secoli i cristiani hanno perseguito progressi tecnologici, convinti come sono che l’aumento della conoscenza umana sia una nobile vocazione, mentre molti degli scienziati e dei tecnologi più influenti hanno tratto ispirazione e motivazione dalle loro visioni cristiane del mondo3. Tuttavia, come sosteneva Jacques Ellul, negli ultimi decenni si è assistito a un’inversione di rotta, per cui il fascino della tecnologia che si fondava su una visione del mondo cristiana è stato riordinato e ora rischia di non essere più a servizio dell’umanità. Inoltre si può sostenere che i recenti sviluppi tecnologici ci abbiano portati ai limiti estremi della comprensione umana, quindi taluni interrogativi sulla natura umana, sull’antropologia teologica e filosofica, come pure certe domande sul futuro umano e sull’escatologia, sono ora posti in modi che prima non erano contemplati. Anche le dimensioni etiche e politiche della rivoluzione tecnologica sono diventate temi di pubblico interesse. In ogni era l’etica ha dovuto cimentarsi con i limiti superiori della tecnologia. Oggi l’attenzione è sull’intelligenza artificiale, sulla manipolazione genetica e sui big data. Tuttavia i comuni cittadini dubitano di essere in grado di deliberare e di decidere su questi temi, dal momento che la nostra conoscenza è costantemente superata dai progressi tecnologici. L’uomo della strada si preoccupa anche dei valori e delle priorità che definiscono la direzione degli sviluppi tecnologici – ossia quali temi sono considerati urgenti e chi decide. Si può ancora parlare di caratteristiche vincolanti dell’essere umano quando gli sviluppi tecnologici hanno il potenziale di incidere così profondamente sull’identità e sulla personalità umana? Il futuro del lavoro subirà una rivoluzione simile a quella del XVIII e XIX secolo?
Come possono i cittadini influire sulla forma futura della società quando l’attitudine per l’innovazione tecnologica è preponderante nella proprietà privata? Gli interrogativi etici e politici sollevati dalla tecnologia non riguardano solo il futuro della scienza, ma anche fondamentalmente il modello di società cui aspiriamo e i valori in base ai quali vogliamo vivere. Questo numero di Concilium cerca di esplorare le molteplici dimensioni e sfaccettature dei progressi tecnologici attraverso una lente filosofica e teologica, prendendo in considerazione una serie di temi correlati. Si apre con un saggio di Paul Dumouchel intitolato L’impatto della tecnologia. Fondamenti antropologici. L’autore si interroga su come interpretare la tecnologia nel suo rapporto con gli esseri umani e le loro attività. Questa domanda fondamentale è stata posta e ha avuto risposte in periodi storici diversi, e nelle sue riflessioni Dumouchel evidenzia le implicazioni della lettura in chiave hegeliana di questa domanda e la sua risposta alla stessa, con particolare riferimento all’immaginario teologico e politico occidentale. Dumouchel critica le analisi che esteriorizzano la tecnologia e la trattano come un’invenzione distinta e separata dall’attività umana. La tecnologia dovrebbe essere invece concettualizzata come una forma dell’attività umana, non come un artefatto o un prodotto. Egli attinge al concetto gibsoniano di “opportunità di azione” (affordance) per sostenere che le tecnologie si possono intendere come «le varie attività attraverso le quali gli umani addomesticano e materializzano le affordance», ricalibrando così la relazione umana con la tecnologia. Inoltre egli sostiene che questa ricollocazione ha delle implicazioni non solo per il modo in cui intendiamo noi stessi come specie, ma anche per come si valutano le dimensioni etiche e politiche della tecnologia. Anzi, Dumouchel è molto critico nei confronti delle analisi etiche che vedono le questioni attraverso la lente del singolo utente, e auspica un’analisi più completa che valorizzi le dimensioni politiche ed etiche di questo aspetto dell’attività umana. Mentre Dumouchel prende in considerazione la relazione umana alla tecnologia, in senso lato, e come la si può concettualizzare, Benedikt Göcke si concentra specificamente sui recentissimi sviluppi dell’intelligenza artificiale e della biologia sintetica. Questo autore affronta la natura innovativa dei [...]



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Titolo: "Da Porta di Mestitia a Porta di Paradiso: Giacomo da Belgioioso (1618) e le sue meditazioni della Passione (pp. 315-345)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Benedikt Mertens, Maria Grazia Simoncini in Fabris
Pagine:
Ean: 2484300024504
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Summary

This paper sheds light on a nearly forgotten Early modern Franciscan manual containing meditations on the Passion on a weekly basis and its author, Giacomo da Beligioso, a member of the Reformed Custody of Pavia. A survey shows that this work had, under two different names, twelve editions ranging from 1610 to 1793, which were mainly published in Turin. After a presentation of the characteristics of these editions, as to the developments of their contents and illustrations, the editio princeps of this book finds a more thorough analysis in the context of contemporary Catholic and—more specifically—Franciscan spiritual literature. As a result, whereas this manual proved to be a valid example of a Franciscan affective approach to the Passion in the early 17th century, its editorial success—as much as the traceable effective readership throughout two centuries—is somewhat surprising, given the changed spiritual climate during the Catholic Enlightenment period.



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Titolo: "FRATRES IN ITINERE: DIPLOMAZIA E MISSIONE DEI FRATI FRANCESCANI NEL CATHAY"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Luciano Bertazzo
Pagine:
Ean: 2484300024788
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Nel 2018 si è celebrato il 7° centenario dell’inizio del viaggio di frate Odorico da Pordenone OMin; del viaggio ci ha lasciato una relazione dettata, al suo rientro nel 1330, nel convento di Sant’Antonio a Padova, a frate Guglielmo da Solagna, per esplicito ordine del ministro provinciale frate Guidotto da Bassano. Il dettato costituisce una delle relazioni di viaggio tra le più fortunate e note del medioevo, a fi anco di quella più conosciuta di Marco Polo relativa al suo viaggio compiuto tra 1271 e 1295. È noto che la relazione di Odorico poté raggiungere la corte papale avignonese, diramandosi da questa in una nutrita serie di ulteriori copie in più idiomi, che hanno reso possibile solo in tempi recenti (2016) un’edizione critica del testo. Il contributo offre i dati essenziali della biografi a e della raccolta dei miracoli di Odorico, oggetto di culto fi n dal momento della morte, anche se per varie vicende non fu mai aperto un processo formale di canonizzazione. Disponiamo oggi di un’edizione critica della vita e dei miracoli, curata da Andrea Tilatti nel 2004, oltre ai dati della ricognizione effettuata nel 2002 sul suo corpo, conservato in un’arca marmorea nella chiesa del Carmine di Udine, qui trasferita dalla chiesa di San Francesco dopo la soppressione del convento. La relazione odoriciana viene letta nel quadro più ampio delle relazioni diplomatiche che la Sede Apostolica cercò, fi n dalla metà del Duecento, di stabilire con il popolo mongolo dei Tartari, che con rapide e violente incursioni erano giunti fi no ai confi ni dell’Europa. Varie furono le missioni, sia da parte del sovrano francese san Luigi IX come quella affi data a frate Guglielmo di Rubruck OMin, sia papali affi date ai frati Predicatori e ai frati Minori, eseguite da frate Giovanni da Pian del Carpine, che ci ha lasciato un’importante Historia Mongalorum; missione proseguita nella seconda metà del Duecento più tardi da frate Giovanni da Montecorvino entrato in relazioni cordiali con la corte mongola, fi no a costituire nei territori cinesi una consolidata presenza cattolica, con la relativa gerarchia. La Relatio di Odorico va letta nel quadro globale di relazioni che legano il mondo francescano con quello cinese, particolarmente in quella fase di consolidare stabilmente una presenza cattolica perseguita per trentacinque anni da Giovanni da Montecorvino († 1328) consacrato vescovo di Khanbaliq e “patriarca dell’Oriente”. Progetti dissoltisi allorché la dinastia mongola favorevole ai cattolici venne ribaltata dalla dinastia cinese Ming, che chiuse ogni rapporto con l’Occidente fi no al XVI secolo. 

Parole chiave: Odorico da Pordenone OMin, Mongoli, Cina: relazioni diplomatiche papali, Giovanni da Pian del Carpine OMin, Giovanni da Montecorvino, missioni francescane nel Cathay.

Summary – In 2018, the 700th anniversary of the journey of Friar Odoric of Pordenone OMin was celebrated. On returning to the friary of St. Anthony in Padua in 1330, he left a verbal report of the journey with friar William of Solagna, by clear instruction of the Minister Provincial Friar Guidotto of Bassano. The transcript is one of the most fortunate and well-known accounts of travel in the Middle Ages, alongside the more famous one of Marco Polo concerning his journey made between 1271 and 1295.
It is known that Odoric’s report was able to reach the Avignon papal court, branching out from this into a series of further copies in several languages, which made a critical edition of the text possible only in recent times (2016). The contribution offers the essential documents of Odoric’s biography and the collection of miracles, and how he became an object of devotion from the moment of death. Although, as a result of various events, a formal canonization process was never opened. Today we have a critical edition of the life and miracles, curated by Andrea Tilatti in 2004, along with the details of the examination carried out on his body in 2002, preserved in a marble sarcophagus in the church of Carmine (Our Lady of Mount Carmel) in Udine, which was transferred from the church of Saint Francis after the suppression of the friary. The Odoric reference is read in the broader framework of diplomatic relations that the Apostolic See sought, as early as the middle of the thirteenth century, to establish with the Mongolian Tartars, who had reached Europe’s borders with rapid and violent raids. There were numerous missions, on the part of the French sovereign Saint Louis IX as well as the one entrusted to Brother William of Rubruck OMin, both papal-entrusted to the Friars Preachers and to the Friars Minor, accomplished by friar John of Pian de Carpine, who left us an important Historia Mongalorum; the mission continued later in the second half of the thirteenth century by friar John of Montecorvino who entered into cordial relations with the Mongol court, to the point of constituting a consolidated Catholic presence in the Chinese territories, with the relavant hierarchy. The account of Odoric must be read in the global framework of relations that bind the Franciscan world with the Chinese one, particularly in that phase of consolidating a Catholic presence followed for thirty-fi ve years by John of Montecorvino († 1328) consecrated bishop of Khanbaliq and “patriarch of the Orient”. Projects were dissolved in favour of Catholics, when the Mongol dynasty was overturned by the Chinese Ming dynasty, which closed all relations with the West until the 16th century.

Keywords: Odoric of Pordenone OMin, Mongols, China: papal diplomatic relations, John of Pian de Carpine OMin, John of Montecorvino, Franciscan missions in Cathay.

 



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Titolo: "LEVANGELIZZAZIONE SECONDO S. BONAVENTURA"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Andrea Di Maio
Pagine:
Ean: 2484300024795
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Il desiderio di comunicare il Vangelo ai cristiani e ai non cristiani ha caratterizzato il francescanesimo delle origini. L’esperienza apparentemente infruttuosa della predicazione di Francesco al Sultano e il martirio dei protomartiri francescani in Marocco portarono, nel successivo processo di istituzionalizzazione dell’Ordine, sia a una idealizzazione, sia a una trasformazione dell’opera di evangelizzazione, a cui Bonaventura diede una signifi cativa sistemazione teorica e pratica.

Parole chiave: evangelizzazione, testimonianza, predicazione, missioni.

 

Summary – The desire to communicate the Gospel to Christians and non-Christians has characterized the origins of Franciscanism. The apparently unsuccessful experience of the preaching of Francis to the Sultan and the martyrdom of the Franciscan protomartyrs in Morocco had brought, in the subsequent process of the institutionalization of the Order, both a nostalgia and a transformation of the work of evangelization, to which St. Bonaventure gave a signifi cant theoretical and practical plan.

Keywords: evangelization, testimony, preaching, missions.

 

 





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Titolo: "L IO E LOMBRA"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Andrea Gentile
Pagine:
Ean: 2484300024801
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Ognuno di noi è seguito da un’ombra. Questo mondo, che sta sotto e dietro la maschera della persona e dell’agire sociale, Jung lo ha chiamato, con un’espressione che ricorda Dostoevskij, i «sotterranei dell’anima». Il dualismo tra l’io e l’ombra ci porta a vivere dei confl itti interiori e a sperimentare delle “situazioni- limite”. Il “naufragio” è la fi gura fi losofi ca con cui Jaspers defi nisce il senso ultimo dell’esistenza umana: le “situazioni-limite” sembrano essere labirinti senza via uscita, ma allo stesso tempo contengono in sé la possibilità di essere superate. Sono momenti cruciali in cui, nonostante la diffi coltà e l’incertezza, possiamo vedere delineato più chiaramente l’orizzonte e il senso della nostra vita: tutto ciò che dà senso e signifi cato alla nostra esistenza. Come ha osservato Viktor Frankl, è sorprendente e incoraggiante vedere come le persone, anche ferite, possono fi orire dopo aver vissuto esperienze limite: scoprono le loro capacità, le potenzialità più profonde fi no a quel momento nascoste nell’ombra. È come se, dopo la grande scossa della vita, trovassero il potenziale più puro e idiosincratico che vive in loro. E dopo averlo trovato, decidono di vivere sulla base di questo, senza perderlo lungo la strada, mostrando e condividendo con il resto degli umani quanto di più profondo e autentico è potenzialmente connaturato nel loro essere.

Parole chiave: situazioni-limite, ombra, tempo interiore, naufragio, soglia, esperienze limite. 

Summary – Every one of us is followed by a shadow. This world, which is both under and behind the mask of the persona and social action, which Jung had called it, with an expression that Dostoevsky renames, the “basements of the soul”. The dualism between the ego and the shadow leads us to experience inner confl icts and “limit situations”. The “shipwreck” is the philosophical fi gure with which Jaspers defi nes the ultimate meaning of human existence: the “limit situations” seem to be labyrinths with no way out, nevertheless at the same time contain the possibility of being overcome. These are crucial moments in which, despite diffi culty and uncertainty, we can see more clearly the horizon and the meaning of our life: all that gives meaning and signifi cance to our existence. As Viktor Frankl observed, it is surprising and encouraging to see how people, even wounded, can fl ourish after experiencing limitless experiences: they discover their abilities, the deepest potential previously hidden in the shadows. It is as if, after the great shock of life, they fi nd the purest and most distinctive potential that lives in them. And after having found it, they decide to live on the basis of this, without losing it along the way, showing and sharing with the rest of human beings the most profound and authentic is potentially inherent in their being.

Keywords: limit situations, shadow, inner time, shipwreck, threshold, limit experiences.



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Titolo: "NARBONNE E NEMI"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Timothy Kulbicki
Pagine:
Ean: 2484300024818
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Come le famose Costituzioni di Narbonne del 1260 erano più una sintesi degli sviluppi dei decenni precedenti che qualcosa di completamente nuovo, così anche le Costituzioni Francescane Conventuali del 2019, approvate dal Capitolo Generale Straordinario tenuto a Nemi nel 2018. La sintesi di questi sviluppi si può trovare nei primi due articoli delle nuove Costituzioni, dai quali tutte le successive revisioni fl uiscono piuttosto senza interruzioni. Includono: l’Ordine come religio; una fraternità ‘fraterna’; la minoritas come modo caratteristico di seguire Gesù povero e umile; la dimensione conventuale, sia nella vita fraterna che nella missione; la dimensione mariana e kolbiana che promuove sia la santità che la missione; e un modo di pensare teologicamente in communio.

Parole chiave: Costituzioni, Bonaventura, fraternità, minorità, conventualità.

Summary – In the same way that the famous Constitutions of Narbonne of 1260 were more of a synthesis of developments of prior decades than anything completely novel, so too the Conventual Franciscan Constitutions of 2019, as approved by an Extraordinary General Chapter held at Nemi in 2018. The synthesis of these developments can be found in the fi rst two articles of the new Constitutions; all the revisions fl ow rather seamlessly from the opening pair. They include: the Order as a religio; a fraternal brotherhood; minoritas as a characteristic way of following the poor and humble Jesus; the Conventual dimension, both in fraternal life and in mission; the Marian and Kolbean dimensions which promote both holiness and mission; and a way of thinking theologically in communio.

Keywords: Constitutions, Bonaventure, brotherhood, minoritas, conventual dimension.



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Titolo: "THE CHRISTOLOGY OF DE INCARNATIONIS DOMINICAE SACRAMENTO OF ST. AMBROSE"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Pio Libby
Pagine:
Ean: 2484300024825
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Questo studio della De incarnationis dominicae sacramento mostra Ambrogio di Milano come un uomo che si è applicato con zelo allo studio della fede e che aveva una chiara comprensione delle tradizioni teologiche sia dell’Oriente che dell’Occidente. Riconobbe anche i problemi inerenti alle eresie del suo tempo e si oppose vigorosamente a tutti gli errori della fede apostolica. Accettò il confl itto per difendere la piena divinità di Gesù Cristo come uguale al Padre, mentre allo stesso tempo non era soddisfatto di sostenere solo che assunse la vera carne, ma sviluppò ulteriormente questa comprensione per spiegare che prese un completa e perfetta natura umana che includeva un’anima razionale. Ambrogio sosteneva una piena divinità e una piena umanità, rimanendo entrambi perfetti e immutati in se stessi, uniti nell’unico Figlio divino di Dio. Nonostante questa grande intuizione del mistero dell’Incarnazione, tuttavia, non ha avuto pieno successo nel mantenere la dualità pur esprimendo l’unità. Forse le sue preoccupazioni pastorali non gli hanno concesso il tempo di addentrarsi in speculazioni oltre a quello che riguardava direttamente i problemi in questione, ma egli non offre una vera visione di come le nature interagiscano tra loro in conseguenza della loro unione in Cristo. L’unica impresa di questo genere che è stata fatta riguardo alla conoscenza di Cristo ci lascia l’impressione che il principio di Ambrogio della dualità delle nature fosse messo a rischio. Alla fi ne capiamo che Ambrogio non può portarci oltre la dichiarazione che le due perfette nature della divinità e dell’umanità sono unite nell’unico Gesù Cristo, che è il divino Figlio di Dio. Ciò non dovrebbe prescindere dal fatto che questa è una grande impresa in sé e per sé e riconosciamo che Ambrogio ha dato un grande contributo allo sviluppo teologico dell’Incarnazione, offrendo intuizioni che hanno permesso ai teologi e ai Concili che seguirono di appellarsi a lui come un grande maestro di ortodossia.

Parole chiave: Ambrogio di Milano, arianesimo, apollinarismo, cristologia, divinità, umanità, incarnazione, natura, persona, Trinità.

Summary – This study of the De incarnationis dominicae sacramento shows Ambrose of Milan as a man who applied himself most zealously to studying the faith and had a clear understanding of the theological traditions of both East and West. He also recognized the inherent problems of the heresies of his day and opposed all errors to the Apostolic faith vigorously. He took up the fi ght to defend the full divinity of Jesus Christ as being equal to the Father, while at the same time not being satisfi ed to maintain only that He assumed true fl esh but further developed this understanding in order to explain that He took on a complete and perfect human nature that included a rational soul. Ambrose argued for a full divinity and a full humanity, both remaining perfect and unchanged in themselves, united in the one divine Son of God. Despite this great insight into the mystery of the Incarnation, however, he was not completely successful in maintaining the duality while expressing the unity. Perhaps his pastoral concerns did not afford him the time to enter into speculation beyond that which directly addressed the problems at hand, but he offers no real insight into how the natures interacted with one another in consequence of their union in Christ. The only such venture being made with regards to the knowledge of Christ, leaves us with the impression that Ambrose’s own principle of the duality of natures was put at risk. In the end we understand that Ambrose can take us no further than the declaration that the two perfect natures of divinity and humanity are united in the one and the same Jesus Christ, who is the divine Son of God. This should not discount the fact that this is a great feat in and of itself and we acknowledge that Ambrose made a great contribution to the theological development of the Incarnation, offering insights that allowed the theologians and Councils that followed to appeal to him as a great teacher of orthodoxy.

Keywords: Ambrose of Milan, Arianism, Apollinarianism, Christology, divinity, humanity, Incarnation, nature, persona, Trinity.



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Titolo: "VENERABLE JOSEPH VITHAYATHIL: A MODEL FOR SPIRITUAL DIRECTORS"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Vinaya Varghese
Pagine:
Ean: 2484300024832
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – L’obiettivo di questo studio è quello di indagare sul Venerabile Joseph Vithayathil, che è considerato e riconosciuto come uno dei più zelanti ed entusiasti sacerdoti che appartengono alla Chiesa Syro-Malabarese in India e che si è interamente dedicato al ministero di direzione spirituale. L’approfondimento teologico e spirituale della vita e degli scritti di p. Joseph Vithayathil prova che, prima di tutto, era una guida per se stesso. Il suo modo di vita ascetico, le rigorose osservanze degli esercizi spirituali quotidiani e l’intimità con Gesù nell’Eucaristia, ecc. lo stimolarono a raggiungere l’energia interiore per essere un’ispirazione e una guida per tutti. Nel corso di settant’anni della sua vita sacerdotale, attraverso il suo ministero pastorale di direzione spirituale, ha guidato molti sulla via della santità. Ha dedicato una grande quantità di tempo ed energie al lavoro di direzione spirituale, cercando di condurre gli altri ad una penetrazione profonda del mistero dell’amore di Dio nelle loro vite. Questo articolo cerca di presentare p. Joseph Vithayathil come un direttore spirituale competente in tre aree del suo ministero sacerdotale. In primo luogo, come direttore spirituale della Beata Mariam Thresia, una mistica, fondatrice della Congregazione della Sacra Famiglia (CHF), in secondo luogo, come cofondatore e guida spirituale delle sorelle della Sacra Famiglia e, in terzo luogo, come parroco che ha guidato il suo popolo come un buon pastore attraverso i verdi pascoli. Questo studio ritrae la sua vita virtuosa come modello per tutti i sacerdoti e le persone consacrate, che affrontano molte sfi de nel loro ministero pastorale e che si sforzano di diventare guide spirituali più competente e sante.

Parole chiave: direzione spirituale/direttore spirituale, Joseph Vithayathil, Mariam Thresia, suore Sacra Famiglia, virtù.

Summary – The objective of this study is to examine Venerable Joseph Vithayathil, who is considered and recognized as one of the most zealous and enthusiastic priests belonging to the Syro-Malabar Church in India and who has dedicated himself entirely to the ministry of spiritual direction. The theological and spiritual study of the life and writings of Fr. Joseph Vithayathil proves that, fi rst of all, he was a guide for himself. His ascetic way of life, the rigorous observances of daily spiritual exercises and his intimacy with Jesus in the Eucharist, etc. stimulated him to reach the inner energy to be an inspiration and a guide for all. During the seventy years of his priestly life, through his pastoral ministry of spiritual direction, he led many on the path of holiness. He dedicated a great deal of time and energy to the work of spiritual direction, trying to lead others to a deeper permeation of the mystery of God’s love in their lives. This article attempts to present Fr. Joseph Vithayathil as a competent spiritual director in three areas of his priestly ministry. Firstly, as spiritual director of Blessed Mariam Thresia, a mystic, founder of the Congregation of the Holy Family (CHF), secondly, as co-founder and spiritual guide of the sisters of the Holy Family and, thirdly, as parish priest who led his people like a good shepherd through the green pastures. This study portrays his virtuous life as a model for all priests and consecrated persons who face many challenges in their pastoral ministry and who strive to become more competent and holy spiritual guides.

Keywords: spiritual direction/spiritual director, Joseph Vithayathil, Mariam Thresia, Holy Family Sisters, virtues.



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Titolo: "DUNS SCOTUS, PAUL VI AND MICHAEL RAMSEY"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Edward J. Ondrako
Pagine:
Ean: 2484300024849
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Summary – St. Francis of Assisi’s mission to rebuild the Church has its faithful interpretation in the works of his theologian disciples especially St. Bonaventure and Bl. John Duns Scotus. During Vatican Council II, Pope Paul VI and the Archbishop of Canterbury Michael Ramsey seized the moment to renew Christian witness that belongs to the Church universal and is founded on the love of learning and desire for God. Part One explores the groundwork of Paul VI to make accessible the Franciscan School represented by St. Bonaventure and Bl. John Duns Scotus to heal the earthquake of the Reformation. Michael Ramsey joined the chorus of voices. Part Two amplifi es Paul VI’s discovery of Duns Scotus as a preeminently valid way of thinking about rebuilding the Church. Michael Ramsey joined in by employing the Anglican quest for holiness. Perennial questions remain: how to heal hurt that comes from a misbegotten exercise of power; how to restore any uniqueness in the relationship with those who are hurt; how to forgive and to undevastate? More than a half century later, this essay suggests Paul VI and Michael Ramsey were convinced: Vatican II is irreplaceable!

Keywords: Scotism, Vatican II, Alma Parens, Kantianism, Hegelianism.

Sommario – La missione di san Francesco d’Assisi di ricostruire la Chiesa ha la sua fedele interpretazione nelle opere dei suoi discepoli teologi, in particolare San Bonaventura e il B. Duns Scoto. Durante il Concilio Vaticano II, Papa Paolo VI e l’Arcivescovo di Canterbury, Michael Ramsey, hanno colto l’occasione per rinnovare la testimonianza cristiana che appartiene alla Chiesa universale e si fonda sull’amore per il sapere e il desiderio di Dio. La prima parte esplora le basi di Paolo VI per rendere accessibile la Scuola francescana rappresentata da San Bonaventura e dal Beato Scoto, per guarire il “terremoto” della Riforma. Michael Ramsey si unì al coro di voci. La seconda parte amplifi ca la scoperta di Duns Scoto da parte di Paolo VI, come un modo preminentemente valido di pensare alla ricostruzione della Chiesa. Michael Ramsey si è unito assumendo la ricerca anglicana per la santità. Rimangono le domande perenni: come guarire il dolore che deriva da un esercizio di potere sbagliato; come ripristinare ogni unicità nella relazione con coloro che sono feriti; come perdonare e ricostruire? Più di mezzo secolo dopo, questo saggio suggerisce che Paolo VI e Michael Ramsey erano convinti: il Vaticano II è insostituibile!

Parole chiave: scotismo, Vaticano II, Alma Parens, kantismo, hegelismo.



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Titolo: "COME OLIO LUNGO I BORDI"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Vincenzo Rosito
Pagine:
Ean: 2484300024856
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Questo saggio, partendo dalla lettura del volume di Domenico Paoletti, Paolo VI testimone dell’amore. Attualità e profezia, raccoglie alcune considerazioni sulla testimonianza cristiana nel mondo contemporaneo. La categoria di testimonianza è una chiave importante per leggere il cammino di rinnovamento e di conversione delle chiese. Attraverso il magistero di Paolo VI e di papa Francesco si può rinvenire un nuovo lessico della testimonianza ecclesiale. Fondamentali, a tal proposito, sono le categorie di corpo, popolo e laboratorio.

Parole chiave: testimonianza, Paolo VI, corpo, popolo, laboratorio. 

Summary – This composition, starting from the reading of Domenico Paoletti’s book, Paul VI, Witness of Love… Reality and Prophecy, contains some considerations on Christian witness in the contemporary world. The category of witness is an important key to interpreting the path of renewal and conversion of churches. Through the magisterium of Paul VI and Pope Francis a new lexicon of ecclesial witness can be conceived. Fundamental in this regard are the categories of the body, people and laboratory.

Keywords: testimony, Paul VI, body, people, workshop.



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Titolo: "ED ECCO IO SONO CON VOI"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Cosimo Scordato
Pagine:
Ean: 2484300024863
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Il Corpus triforme dell’eucarestia (ovvero il corpo di Cristo risorto, il corpo della Chiesa in cammino e il corpo di coloro che hanno affrontato la morte) fa da sfondo teologico e culturale alla costruzione architettonica della basilica di Assisi e di tante altre chiese antiche; ciò ha pure consentito l’esplicitazione programmatica dello spazio celebrativo nella basilica superiore, inferiore e quella successiva del corpo del Santo di Assisi. La celebrazione dell’eucaristia, a sua volta, tiene insieme il complesso programma iconografi co che, pur risentendo delle variazioni successive riconducibili a una certa enfatizzazione del carisma di Francesco e dell’Ordine Francescano, e pur con qualche ‘allentamento’ devozionale successivo, ritrova la sua unità nella comunione dei Santi, ovvero nella permanente realizzazione sacramentale dell’unica Chiesa, celeste e terrestre, che presieduta dal Risorto e animata dal suo Spirito di santità, è in cammino verso il Padre.

Parole chiavi: architettura, Eucaristia, iconologia e iconografi a, Francesco d’Assisi, Bonaventura.

Summary – The threefold form of the Eucharist (or the body of the risen Christ, the body of the Church on the move, and the body of those who have faced death) is the theological and cultural background to the architectural construction of the Basilica of Assisi and of many other ancient churches; this also allowed the schematic clarifi cation of the space celebrated in the Upper, Lower Church and successively of the body of the Saint of Assisi. The celebration of the Eucharist, in turn, holds together the complex iconographic programme which, although affected by the continual variations attributable to a certain emphasis on the charism of Francis and the Franciscan Order, and although with some later ‘devotional’ relaxation, fi nds the its unity in the communion of saints, or in the permanent sacramental realization of the one Church, celestial and terrestrial, which presided over by the Risen One and animated by his Spirit of holiness, is on the way to the Father.

Keywords: architecture, Eucharist, iconology and iconography, Francis of Assisi, Bonaventure.



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Titolo: "IL PLATONISMO DI BESSARIONE E DI BONAVENTURA"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Orlando Todisco
Pagine:
Ean: 2484300024870
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – La ricerca verte sul platonismo di Bessarione e insieme sulle conseguenti ripercussioni sul problema del Filioque al concilio di Firenze (1439). L’ipotesi del prolungato e sterile dibattito sul Filioque in tale concilio pare sia da riporre nel platonismo, segnato da una razionalità tipicamente occidentale, ben distante – ed è il secondo aspetto di questa ricerca – dall’indole sostanzialmente mistica del platonismo di Bonaventura, alle prese con lo stesso problema, ma con ben altro risultato, nel concilio di Lione del 1274. Si tratta, in breve, di rispondere a tale interrogativo: come mai l’uno – Bessarione – non riesce nell’obiettivo di superare i dissapori dottrinali circa il Filioque, mentre l’altro – Bonaventura – aveva conseguito l’obiettivo due secoli prima realizzando una comunione sostanziale tra le due Chiese? La risposta, che qui si tenta di sostenere, è che Bessarione è un orientale la cui formazione dottrinale ha preso una piega chiaramente occidentale; Bonaventura, invece, è un occidentale la cui prospettiva fi losofi co-teologica ha un’anima profondamente francescana e cioè orientale e occidentale insieme. Da qui i momenti della ricerca: 1. Il platonismo che accomuna e 2. Il platonismo che oppone Bessarione a Bonaventura; 3. Le ripercussioni di queste due versioni sull’articolazione dell’orizzonte teologico entro cui il problema del Filioque viene discusso nei Concili prima di Lione, poi di Firenze.

Parole chiave: platonismo, Filioque, perichoresis, cointimitas, teologia orientale, teologia occidentale.

Summary – The research focuses on the Platonism of Bessarione together with the consequent repercussions on the Filioque problem at the Council of Florence (1439). The hypothesis of the prolonged and sterile debate on the Filioque in this council seems to be placed in Platonism, marked by a rationality that is typically Western, very distant, and is the second aspect of this research; from the substantially mystical nature of Platonism in Bonaventure struggling to the same problem but with a very different result in the Council of Lyon in 1274. In short, it is a matter of answering the following question: how is it that Bessarione fails to overcome the doctrinal disagreements about the Filioque, while Bonaventure, two centuries earlier, had achieved the aim of reaching a substantial communion between the two Churches? The answer which is attempted here, is that Bessarione is an Easterner [of the Eastern Church] whose doctrinal formation has taken a clearly Western turn; Bonaventure, on the other hand, is a Westerner [of the Western Church] whose philosophical-theological perspective has a profoundly Franciscan soul, that is both Eastern and Western. Therefore the results of the research: 1. Platonism that unites and 2. Platonism that opposes Bessarione to Bonaventure; 3. The repercussions of these two versions on the articulation of the theological horizon within which the problem of the Filioque discussed in the Councils: fi rst at Lyon and then Florence.

Keywords: Platonism, Filioque, perichoresis, cointimitas, eastern theology, western theology.



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024450
Prezzo: € 4.50

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SOMMARIO

SENTIMENTI NELLA BIBBIA

ODIO E AVVERSIONE

Editoriale

Roberta Ronchiato

L’ODIO E LE SUE LEGGI

Luca Mazzinghi

«SE TU AVESSI ODIATO QUALCOSA,

O DIO, NON L’AVRESTI CREATA»

Piero Stefani

HO AMATO GIACOBBE E ODIATO ESAÙ

Maurizio Marcheselli

QUANDO AL DISCEPOLO

È CHIESTO DI ODIARE

Davide Arcangeli

IL SENTIMENTO DELL’ODIO

NELLA LETTERATURA GIOVANNEA

Donatella Scaiola

CARBONI ARDENTI

SULLA TESTA DEL NEMICO: È POLITICAMENTE CORRETTO?

Francesco Scanziani

ODIARE: “S-FIGURARE” L’UMANO.

PER UN DISCORSO TEOLOGICO

Valentino Bulgarelli

EVANGELIZZARE CON GESTI ELOQUENTI

DI PERDONO

Monica Cornali

ORIGINE E DINAMICHE DELL’ODIO

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Agostino e Donato: amore e odio?

MEN AT WORK

Valeria Poletti

L’odio, sentimento possente e primordiale

APOSTOLATO BIBLICO

Veronica Donatello

Domenica della Parola e disabilità

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

L’odio e la tomba. La Deposizione nel sepolcro

di Lorenzo Lotto

 

 

 EDITORIALE  Buffa storia quella dell’odio in ambito cristiano. Per secoli ci si affanna per liberarsene, con ardite argomentazioni teologiche e con sudati sforzi ascetici, e si finisce con il constatare che questo sentimento pervade tanto l’Antico quanto il Nuovo Testamento! Accade cosi che nell’epoca del politicamente corretto, che ha indotto a definire in ambito penale perfino aggravanti di condotte legate all’odio (hate speech, hate crimes), si proceda a togliere dalla preghiera ufficiale della chiesa cattolica, cioe la Liturgia delle Ore, passi di salmi cosiddetti imprecatori: fatti risuonare in italiano, potrebbero turbare la sensibilita di credenti, divenuti suscettibili verso qualunque espressione violenta (Donatella Scaiola). La stessa letteratura teologica attuale quasi non dedica spazio all’odio: come opportunamente rileva Francesco Scanziani, nella pubblicistica postconciliare non troviamo monografie sull’argomento ne esso compare tra le voci dei principali dizionari teologici in lingua italiana, se non con qualche richiamo nei manuali di morale. Le piccole eccezioni confermano la regola. Del resto, gia l’autore del libro della Sapienza si era premurato di allontanare da Dio il sospetto di nutrire una letale avversione nei confronti degli Egiziani, o piu in generale dei nemici dei giusti, elaborando un’articolata ed efficace teodicea (Luca Mazzinghi). Come trattare allora l’odio nei testi sacri? Piu precisamente: come interpretare quei testi che ne parlano? Il presente fascicolo cerca di formulare alcune risposte e di offrire alcuni suggerimenti. Il primo e sicuramente quello di tenere conto del vocabolario: in ebraico come in italiano, non tutte le volte che si ricorre al verbo “odiare” si intende esprimere un sentimento di astio. Basti pensare all’affermazione del profeta Malachia ripresa, capovolta, da Paolo in Rm 9,13: Ho amato Giacobbe e odiato Esau. Con essa l’Apostolo delle genti sintetizza una storia della salvezza dall’andamento paradossale ma coerente (Piero Stefani). Oppure si ricordi la moglie odiata: l’espressione, in se un ossimoro, indica quella moglie che il marito ama di meno, prediligendone un’altra, ma non necessariamente di sprezzandola. In sua difesa accorre la legislazione che cerca di canalizzare e governare un sentimento cosi impetuoso (Roberta Ronchiato). Tanto impetuoso e pervasivo che la psicologia ci insegna che esso condivide con l’amore le stesse caratteristiche: intimita (negata), passione, impegno. In base a quali di queste caratteristiche si attivano e a come si combinano, si avra un odio freddo, caldo o gelido (Monica Cornali). Da parte loro la tradizione biblica e quella spirituale insegnano che l’odio puo essere verso Dio, il prossimo, se stessi. Se questi tre assi, saldati tra loro dall’amore, configurano la struttura comunionale dell’uomo, allora l’odio si rivela come forza autodistruttiva che s-figura l’umano. Il gioco di parole non paia lezioso: Francesco Scanziani con efficacia ricorda lo sfigurarsi artistico ed esistenziale di Dorian Gray nel romanzo di Oscar Wilde. La tradizione biblica ci ricorda anche un sano odio verso se stessi. Gesu in persona lo raccomanda ai suoi discepoli: Chi odia la propria vita… la conserva per la vita eterna (Gv 12,25). Sulle valenze semantiche e teologiche di “odiare” e di “vita” in Giovanni e in Luca (14,26) si sofferma Maurizio Marcheselli. Egli sottolinea come odiare la propria esistenza in questo mondo significa non ritenerla un assoluto, non considerarla un bene che va sempre e comunque anteposto a ogni altra cosa. Infine, Valeria Poletti ci suggerisce due riletture moderne di questo sentimento possente e primordiale . La prima si ritrova nel film L’odio di Matthieu Kassovitz. La seconda nella poesia di Wisawa Szymborska dal semplice titolo L’odio, descritto all’inizio come sempre efficiente e in forma, per chiudere dicendo che ha la vista acuta del cecchino / e guarda risoluto al futuro / – lui solo. Insomma, ci offre una geniale e completa fenomenologia dell’odio… senza alcun odio. Ed e il miglior antidoto. Dunque, buona lettura! Marco Zappella



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 508"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024429
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

RUBRICA

Per comunicare meglio

52. I casi difficili/21. Presentare una novità (Roberto Laurita)

DOSSIER

I nostri modi di dire

12 «Dio è onnipotente»

1. «Dio è onnipotente: il significato,

al di là dell’ovvietà (Alberto Carrara)

2. «Quanto è grande il tuo Nome»: Traiettorie patristiche di traduzione e interpretazione (Cristina Simonelli)

3. Potenza e impotenza di Dio (Alberto Cozzi)

SUSSIDIO

Un sorso di acqua fresca per te, che sei entrato in questa chiesa… (Roberto Laurita)

PREPARARE LA MESSA

Dalla 17ª domenica alla 21ª domenica del Tempo ordinario

17a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Paola Bignardi, Giulio Osto)

18a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Francesco Stoppa, Giulio Osto)

19a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Cristina Pasqualini, Giulio Osto)

Assunzione di Maria (Alessandro Gennari, Giulio Osto)

20a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Ezio Caretti, Giulio Osto)

21a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Luigi F. Pizzolato, Giulio Osto)



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024580
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

Editoriale

Il volto della chiesa che serve

Con la promulgazione della Costituzione sulla chiesa Lumen gentium (21 novembre 1964), i padri conciliari stabilirono che «il diaconato potrà in futuro essere ristabilito come grado proprio e permanente della gerarchia» (LG 29). Così, dopo secoli di oblio, nella chiesa d’Occidente riapparve la figura ministeriale del diaconato «permanente». Come si può facilmente immaginare, non si trattò di una decisione estemporanea, ma il frutto dell’articolata riflessione che aveva preceduto i lavori del concilio. Già alcune voci della ricerca teologica più autorevole ritenevano che «un ripristino del diaconato nella chiesa fosse senz’altro auspicabile e urgente» (Karl Rahner nel 1957). Ancor prima, verso gli anni Trenta del secolo scorso, in Germania il movimento «Caritas» sosteneva la reistituzione del diaconato permanente, mentre in Francia gli studi storici e teologici concordavano nel suggerire il recupero di una figura ministeriale e di una prassi attestate fin dai primi secoli. Oltre a ciò, alcuni teologi si erano già espressi a favore del ripristino della struttura tripartita del ministero ordinato, mentre appariva sempre più stretto il legame tra servizio liturgico e prassi caritativa. Anche dal mondo missionario – a motivo della penuria di sacerdoti e delle nuove emergenze sociali e pastorali –, vescovi e operatori pastorali ne sollecitavano il ripristino.

Da più parti, dunque, si erano levate voci in favore della reistituzione del diaconato, tuttavia, come osserva Serena Noceti nel suo contributo, «i padri conciliari non hanno voluto ripristinare una prassi del primo millennio, ma riconsiderare una figura ministeriale, che contribuisse al ripensamento complessivo del ministero ordinato e che fosse rispondente ai mutati bisogni pastorali». Se un grande passo era stato compiuto, molto però restava da fare. Su diverse questioni non vi era ancora piena chiarezza: ad esempio, l’identità e lo specifico del diaconato nel mutato contesto sociale ed ecclesiale; il rapporto tra la sacramentalità del diaconato e la sua natura “laicale” e, ancora, la formazione e la condizione di vita del diacono permanente in rapporto alla scelta celibataria o matrimoniale. Anche riguardo alle funzioni dei diaconi coesistevano opinioni diverse: alcuni pensavano a un “collaboratore” del presbitero sempre più oberato di compiti amministrativi; altri individuavano come principale ambito “operativo” del diacono il suo impegno nel mondo; per altri ancora, il raggio d’azione del diacono doveva essere più ampio e spaziare dall’impegno caritativo e sociale alla catechesi, fino all’animazione di comunità cristiane in assenza di presbitero e alla sua funzione nella liturgia (matrimoni, battesimi ed esequie). Per un quadro teologico più organico e sistematico bisognò attendere l’opera collettiva Diaconia in Christo, a cura di Karl Rahner e Herbert Vorgrimler (Freiburg 1962), voluto dall’episcopato tedesco in vista del concilio, allo scopo di sostenere la richiesta del ripristino del diaconato. Il concilio dedicò molta attenzione alla questione: tre delle dieci commissioni che operarono nella fase preparatoria si interessarono al diaconato, auspicandone il ripristino. Si fronteggiarono due schieramenti opposti: l’uno decisamente contrario alla reviviscenza del diaconato, l’altro invece favorevole. Il concilio si pronunciò a favore di quest’ultima linea, inaugurando una nuova stagione ecclesiale caratterizzata dall’apporto della “nuova” figura ministeriale.

Ripristinando il diaconato, il concilio non intendeva semplicemente replicare una figura antica, bensì ripensare una figura ministeriale adeguata all’oggi, che fosse in accordo sia con la tradizione sia con le mutate condizioni ecclesiali e pastorali. Come noto, riguardo al diaconato la stagione postconciliare è stata segnata da resistenze e rifiuti, insieme a una comprensione talvolta limitata e strumentale della novità in atto, anche se non sono mancate reali aperture che hanno trasformato l’azione pastorale della chiesa. Ormai a cinquant’anni dalle prime ordinazioni diaconali1, «CredereOggi » ritiene maturi i tempi per una riflessione su questa “rinata” figura ministeriale, la sua identità e la sua missione, nel tentativo di mettere in luce quanto è stato recepito dei desiderata dei padri conciliari, i nodi problematici tuttora irrisolti e soprattutto individuare il contributo dei diaconi alla crescita del popolo di Dio, in un contesto sociale e pastorale in continua evoluzione. L’approccio tiene conto di una pluralità di prospettive, non solo perché questo è lo stile della nostra rivista, ma perché sembra l’unica via da percorrere per comprendere la peculiare fisionomia del diaconato e del diacono, figura articolata e complessa, nel definire la quale entrano in gioco numerosi elementi. L’articolo di apertura offre uno sguardo panoramico sul diaconato, la sua collocazione nella chiesa italiana e alcuni dei rischi connessi alla sua ricezione, spessa contrassegnata da soluzioni di breve respiro, ripiegate sulle necessità più immediate. Il ripristino del diaconato offre, invece, la possibilità di immaginare un volto diverso della chiesa, più diaconale. Queste e altre suggestioni sono proposte da Luca Bressan, Il diaconato. Questioni aperte.

Il travagliato percorso storico del diaconato riserva non poche sorprese e permette di cogliere il carattere “profetico” della scelta compiuta dai padri conciliari che ne vollero con forza la rinascita, favorendo anche il sorgere di un nuovo modo di comprendere e vivere la diaconia della chiesa. È questo il contributo di Enzo Petrolino, Diaconi e diaconia. Una panoramica storica. Per comprendere la figura ministeriale del diaconato è imprescindibile il riferimento al concilio Vaticano II che ne ha deliberato in modo solenne il ripristino, dopo secoli dalla sua scomparsa. Diversi i testi in cui si parla della figura del diacono, delle sue relazioni fondamentali con il vescovo, i presbiteri e il popolo di Dio e delle sue funzioni nella vita ecclesiale. Un’articolata riflessione su questi aspetti è proposta da Serena Noceti, «De diaconis silere non possumus». I diaconi secondo il concilio Vaticano II. I testi e i segni racchiusi nei libri liturgici non riguardano solo la dimensione rituale, ma mettono in luce anche diversi aspetti dell’identità e della missione del diacono. In altri termini, il libro liturgico si rivela imprescindibile non solo per la celebrazione, ma anche per la vita, come ricorda nel suo contributo Manlio Sodi, Pensare il diaconato a partire dalla liturgia. A giudizio di Alphonse Borras, Il diaconato tra teoria e prassi, si può comprendere il diaconato, nel suo esercizio permanente, solo nel contesto della chiesa locale e della sua missione, e in stretto rapporto con gli altri ministeri, in primis il presbiterato. Secondo l’autore, il diaconato è ancora prigioniero di un’impropria considerazione “sacerdotale” che lascia in ombra alcune sue caratteristiche peculiari. Chi è il diacono? Di che cosa si occupa? Qual è la sua funzione? È un sostituto del prete o è un’altra cosa? A partire da un’indagine realizzata dall’Osservatorio socio-religioso Triveneto, è possibile parlare dei diaconi in modo induttivo, ricostruendo cioè l’esperienza concreta del diaconato in una chiesa diocesana particolare. È il contributo di

Monica Chilese, Input da un’indagine sul diaconato permanente realizzata nel Triveneto. L’articolo di Luca Garbinetto, La formazione dei diaconi in Italia si propone di segnalare al lettore i riferimenti fondamentali per comprendere gli itinerari formativi dei futuri diaconi nelle diocesi italiane. I documenti magisteriali sono il punto di partenza, ma un contributo prezioso proviene anche dalla ricca esperienza maturata nei decenni postconciliari dalla chiesa italiana. Oltre alla formazione iniziale, si insiste sui percorsi formativi successivi all’ordinazione, una formazione continua più che mai necessaria per una costante verifica del vissuto ministeriale. Non poteva mancare un contributo alla riflessione su una questione che vede impegnata la comunità ecclesiale, quella relativa al cosiddetto «diaconato femminile». Sullo stato della ricerca e sulle prospettive future offre un suo studio Cristina Simonelli, Donne diacono. Una singolare attualità. Nella Documentazione, Il servizio dei diaconi, Donata Horak commenta la lettera apostolica Omnium in mentem (26 ottobre 2009) di papa Benedetto XVI contenente una riformulazione dei canoni 1008-1009 del Codice di diritto canonico. I cambiamenti introdotti riflettono un modo peculiare di intendere il diaconato, soprattutto nel suo rapporto con gli altri gradi del ministero ordinato. Con l’Invito alla lettura, Enzo Petrolino consegna al lettore un’ampia rassegna bibliografica sul diaconato e alle varie questioni ad esso collegate, soprattutto quelle per le quali la discussione è ancora aperta. Si tratta di uno strumento prezioso che consente di approfondire la conoscenza di una figura ministeriale chiamata a offrire in misura sempre maggiore il proprio contributo nella vita della comunità ecclesiale. Buona lettura.



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