Libreria cattolica

Ebook - Ebook - Riviste



Titolo: "Il nuovo Statuto della Commissione degli Episcopati della Comunità Europea (COMECE)"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giorgio Feliciani
Pagine:
Ean: 2484300019999
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario 1. Dalle origini della COMECE al nuovo Statuto. 2. La fisionomia dell’Istituto. I membri. 3. La composizione della Commissione. 4. L’Assemblea. 5. Il Presidente. 6. Il Comitato permanente. 7. Il Segretario generale. 8. Le relazioni dei membri con le rispettive Conferenze episcopali. 9. Le relazioni con la Nunziatura. 10. Le relazioni con l’Unione Europea. 11. Le relazioni con il Consiglio delle Conferenze dei Vescovi d’Europa (CCEE). 12. Le relazioni con altri soggetti. 13. Valutazioni critiche.

Summary 1. From its origin to the new Statute of the COMECE. 2. The physiognomy of the Istitute. The members. 3. The composition of the Commission. 4. The Assembly. 5. The President. 6. The Standing Committee. 7. The Secretary General. 8. Relations of members with their respective Bishops’ Conferences. 9. Relations with the Apostolic Nuncio. 10. Relations with the European Union. 11. Relations with the Council of European Bishops’ Conferences. 12. Relations with oter entities. 13. Critical assessmentes.



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Titolo: "Funzione della comparazione giuridica contemporanea"
Editore: Lateran University Press
Autore: Luis M. Bombín
Pagine:
Ean: 2484300019968
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario 1. Introduzione. 2. Le funzioni del Diritto comparato come prassi dei comparatisti. 3. Lo studio del Diritto comparato nelle Università come Disciplina accademica. 4. Il Diritto comparato come aiuto al lavoro del Legislatore e alla riforma giuridica. 5. L’interpretazione del Diritto nazionale. 6. La ricerca di soluzioni nel Foro e nella pratica degli affari. 7. Il Diritto comparato come strumento di costruzione di nuovi parametri giuridici nelle Sentenze dei Tribunali. 8. Il Diritto comparato come strumento per capire le regole giuridiche (legal rules) e i princìpi generali del Diritto. 9. Il Diritto comparato come contributo alla unificazione e armonizzazione del Diritto. 10. Il Diritto comparato nella dimensione internazionale. 11. Il Diritto comparato nello studio del Diritto canonico.

Summary 1. Introduction. 2. The purposes of Comparative Law as practice of comparative lawyers. 3. The study of Comparative Law as an academic Discipline in the Universities. 4. Comparative Law as an aid to the work of the Lawmaker and legal reform. 5. The interpretation of national Law. 6. The search for solutions in Courts and in the practice of business. 7. Comparative Law as an instrument of construction of new legal parameters in the Judgments of the Courts. 8. Comparative Law as a tool to understand the legal rules and the general principles of Law. 9. Comparative Law as a contribution to the unification and harmonization of Law. 10. Comparative Law in the international dimension. 11. Comparative Law in the study of Canon Law.



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Titolo: "Il discernimento come struttura: il Processo"
Editore: Lateran University Press
Autore: Elena di Bernardo
Pagine:
Ean: 2484300019982
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario Premessa. 1. Il Processo quale struttura “esperenziale” di discernimento. 2. Il concetto di “ordine” e la conoscenza nel Giudizio. 3. Il discernimento nella fase della litiscontestatio. 4. Il principio di selezione delle informazioni nella fase istruttoria del Processo. 5. Le Norme esclusorie. 6. Le istanze di discernimento tra fase preliminare e dibattimento. 7. Discernimento ed attività valutativa del Giudice.

Summary Foreword. 1. The Process as an “experiential” structure of discernment. 2. The concept of “order” and the knowledge in Judgment. 3. Discernment at the stage of litiscontestatio. 4. The principle of information selection in the preliminary stage of the Process. 5. The exclusionary Rules. 6. The instances of discernment between the preliminary stage (pre-Trial) and the hearing (Trial). 7. Discernment and the evaluation activity of the Judge.



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Titolo: "Il Processo come scelta: il Giudice"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giulio Ubertis
Pagine:
Ean: 2484300020032
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario 1. Introduzione. 2. Naturalità del Giudice. 3. Neutralità metodologica del Giudice. 4. Neutralità epistemologica del Processo e ricostruzione fattuale: premesse. 5. Concezione semantica della verità e Processo. 6. Il libero convincimento del Giudice. 7. Logica del Giudice. 8. … ed Epistemologia giudiziaria.

Summary 1. Introduction. 2. Naturalness of the Judge. 3. Methodological neutrality of the Judge. 4. Epistemological neutrality of the Process and factual reconstruction: premises. 5. Semantic concept of truth and Process. 6. Free evaluation of Evidence. 7. Logic of the Judge. 8. … and judicial Epistemology.



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Titolo: "L'ICONA E LA BELLEZZA DI DIO: IL TUTTO NEL FRAMMENTO"
Editore:
Autore: Luciana Siotto
Pagine:
Ean: 2484300018992
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Alcuni concetti fondamentali. 2. Il senso della bellezza per l’icona.

3. La bellezza come compito dell’icona.

 

ABSTRACT - The icon and the God’s beauty: all in the fragment. This article presents

an important relation among Theology, Art and Beauty in order to contemplate the mystery

of God. Icon is a revelation of God that, in the flash of Verb done flesh, is came

among us.

 

KEYWORDS - Beauty, Icon, Theology, Art, Creation.



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Titolo: "Discernere e scegliere nella Chiesa"
Editore: Lateran University Press
Autore: Paolo Gherri
Pagine:
Ean: 2484300019937
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario 1. Una linea di continuità. 2. Scegliere, optare e decidere. 3. Discernimento e scelta. 4. Chiesa e discernimento. 5. Discernimento ed intenzionalità. 6. Conoscenza e discernimento.

Summary 1. A line of continuity. 2. Choosing, determining and deciding. 3. Discernment and choice. 4. Church and discernment. 5. Discernment and intentionality. 6. Knowledge and discernment.



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 471/472"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300018862
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Da Evangelii gaudium/7 (Patrizio Rota Scalabrini)

RUBRICA

Per comunicare meglio

21. I preti scrivono... ma sanno comunicare?/7 (Roberto Laurita)

DOSSIER

Le nostre grandi parole

57 Cuore

1. Cuore: i significati nell’uso corrente (Valeria Boldini)

2. Cuore: quale uso nell’antropologia biblica? (Flavio Dalla Vecchia)

3. Cuore: quale uso nell’antropologia teologica? (Giovanni Ancona)

4. Cuore: indicazioni per la predicazione (Chino Biscontin)

5. Cuore: breve antologia di testi (Benedettine del Monastero «Mater Ecclesiae»)

SUSSIDIO

Veglia di preghiera per un defunto (Silvano Sirboni)

PREPARARE LA MESSA

Dalla 29ª domenica del Tempo ordinario

alla solennità di Cristo, Re dell’universo 45

29ª domenica ordinaria (Antonio Nepi, Madre M. Emmanuel Corradini,

Vittorio Brunello )

30ª domenica ordinaria (Antonio Nepi, Roberto Laurita, Vittorio Brunello)

Tutti i Santi (Antonio Nepi, Chino Biscontin)

Commemorazione dei fedeli defunti (Chino Biscontin)

32ª domenica ordinaria (Antonio Nepi, Giancarlo Paris, Angelo Lameri)

33ª domenica ordinaria (Antonio Nepi, Valeria Boldini, Angelo Lameri)

Gesù Cristo, Re dell’universo (Antonio Nepi, Giovanni Ancona,

Angelo Lameri)



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Titolo: "Il messaggio del ciclo di Elia"
Editore: OCD
Autore: Fabio Roana
Pagine:
Ean: 2484300021152
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Il ciclo di Elia è un testo narrativo e come tale è interpretabile

con gli strumenti che offre l’analisi narrativa,

oltre che con il supporto del metodo storico-critico.

Si può così scoprire che esso ha avuto una lunga

elaborazione, è stato recepito, pensato, trasmesso e,

aggiungiamo, attualizzato e rivissuto. La storia di

Elia, di Acab e degli altri soprattutto ci aiuta, oggi

come allora, a riconoscere Chi è Dio e chi sono i Suoi

che abitano il monte dell’incontro con Lui e le strade

del mondo, qualunque forma questo monte e queste

strade assumano.

 

Terza parte

Attraverso una riflessione sul narratore, sui personaggi,

sulla cornice del racconto e sul lettore, cerchiamo

ora di comprendere il messaggio del ciclo

di Elia. L’analisi si baserà soprattutto sulla sottosezione

1Re 16,29-19,18, vista la sua centralità e l’approfondimento

fatto nella seconda parte dell’articolo.

1. Il narratore

La voce (o l’istanza) narrativa1. Il narratore del ciclo di Elia

racconta questa storia inserendola nell’ampio percorso dei

Libri dei Re, che copre i secoli che vanno da Davide a Ioiachìn,

cioè dal decimo al sesto avanti Cristo. Egli compie con quest’opera

una riflessione storica in forma di narrazione, rimanendo

esterno ai fatti e osservandoli da un punto di vista particolare.

Si può parlare dunque in generale di narratore extradiegetico

(esterno al racconto) ed eterodiegetico (assente dal racconto),

con l’eccezione, per quel che concerne il ciclo di Elia, di casi

come quello di 1Re 18,10.13, in cui il personaggio di Abdia

diventa narratore intradiegetico (interno al racconto), prima

eterodiegetico (assente) e poi omodiegetico (presente nel racconto),

o come quello di 1Re 20,39-40, in cui «uno dei figli

dei profeti» (v. 35) diventa narratore intradiegetico e omodiegetico,

o ancora come quello di 1Re 22,19-23, in cui il profeta

Michea diventa narratore intradiegetico e omodiegetico (presente come semplice testimone; in tutti e tre i casi si tratta comunque

di un narratore secondo). Il narratore primario né usa

la prima persona, né fa parte dell’«universo spazio-temporale

dispiegato dal racconto»2, ma ne è in qualche modo coinvolto

(insieme al lettore), come trapela dalla sua maniera di raccontare

(si veda la distinzione tra i personaggi positivi e negativi),

di esprimere un giudizio storico (in modo chiaro nei brani che

fanno da cornice: 1Re 16,29-33 e 22,41-54) e di riferirsi a certe

fonti condivise (1Re 22,39.46 e 2Re 1,18), rivolgendosi implicitamente

a un tu o a un voi.

Il punto di vista (e la conoscenza) del narratore. Nella sezione

in esame il narratore non dichiara direttamente un suo

giudizio sui personaggi e sugli avvenimenti, ma sintetizza a più

riprese la prospettiva del Signore (JHWH) e riporta le sentenze

dei suoi profeti, selezionando oculatamente gli argomenti che

tratta, come sembra affermare in 1Re 22,39.46 e 2Re 1,18 (si

pensi, per esempio, alla realizzazione delle profezie); la storia

che racconta comunica e suscita una presa di posizione sulle

cose, tanto che studiosi come Marco Liverani o Marco Nobile

devono rimarcare bene la distinzione dei fatti descritti nei Libri

dei Re da quelli che si possono oggi ricostruire attraverso una

ricerca storiografica3.

Ponendo attenzione allo sguardo del narratore, si può dire

che egli svolge una cronaca dall’esterno, fermandosi soltanto

[...]

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Titolo: "Dalla riflessione teologica alla prassi pastorale"
Editore: OCD
Autore: Giuseppe Midili
Pagine:
Ean: 2484300021206
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Sperimentando la necessità di proseguire il percorso

tracciato dal movimento liturgico e dalla riforma

liturgica conciliare, a partire dall’anno pastorale

2010-2011 la diocesi di Roma ha ideato e messo

in atto un progetto pastorale che coniuga insieme

liturgia, catechesi e carità. Il progetto, che ha come

fine quello di creare una “convivenza armonica” tra

teologia liturgica e prassi liturgica in vista di una

partecipazione attiva e cosciente alla celebrazione del

mistero di Cristo da parte di pastori e fedeli, è ancora

in via di evoluzione. Qui si presenta lo sviluppo progettuale

dell’itinerario, tenendo conto delle esigenze

emerse e delle prospettive aperte appunto per la Diocesi

dal papa Benedetto XVI e dal cardinale Vallini.

 

Premesse

La diocesi di Roma, che presiede nell’amore, a partire

dall’anno pastorale 2010-2011 ha ideato e

messo in atto un progetto pastorale che coniuga insieme

le tre linee guida classiche: liturgia, catechesi

e carità. Il percorso iniziale e le sue prosecuzioni sono state

tracciate nel contesto di una riflessione condivisa dei pastori e

dei battezzati e ha messo in luce le priorità e le esigenze della

comunità diocesana. Questo studio vuol presentare lo sviluppo

progettuale dell’itinerario e proporlo non come modello assoluto,

ma piuttosto come prototipo imitabile su cui riflettere per

elaborare itinerari simili, sia a livello di metodologia di studio e

analisi di una situazione pastorale, sia a livello di applicazione

delle scelte emerse e condivise. Il percorso elaborato in sede di

progettazione pastorale può essere utile agli studiosi di liturgia

e pastorale per esaminare l’applicazione di principi teologici,

scaturiti dalla riflessione accademica e scientifica, alla prassi

pastorale della vita di una diocesi concreta, al fine di favorire

l’incremento della vita di fede. L’angolo di osservazione privilegiato

è quello della dimensione pastorale della liturgia: un

criterio che scaturisce da una attenta lettura della Costituzione

Liturgica, a cinquant’anni dalla sua promulgazione1. A questo

proposito, la definizione classica di pastorale liturgica si può reperire

nel contributo di A.M. Roguet, in cui egli scrive: «Poiché

la pastorale è l’arte di governare, istruire e santificare il popolo

fedele, la pastorale liturgica è la parte di quest’arte che consiste

nel farlo partecipare attivamente e coscientemente alla

celebrazione del culto, affinché attinga alla sua fonte il vero

spirito cristiano»2. La liturgia, per sintetizzare in maniera forte

il primo capitolo della Costituzione Sacrosanctum Concilium, è

una realtà in cui i due elementi – teologia liturgica e prassi

pastorale – non sono più riconoscibili, perché hanno dato vita

a un’esperienza, quella celebrativa, che non lascia intravedere

più le singoli componenti, perché è diventata “fatto nuovo”, è

la liturgia della Chiesa3. Sembra invece che persista ancora uno

squilibrio tra la riflessione sulla liturgia (o meglio forse sulla

teologia liturgica), talvolta trattata come dimensione teorica e

astratta, e la prassi pastorale, apparentemente umile e approssimativo

tentativo di applicazione di quei principi elevati.

Volendo offrire una sintesi di tutto il percorso di formazione

liturgica proposto dalla diocesi di Roma negli ultimi

anni, si potrebbe proporre un titolo molto semplice: dalla riflessione

teologica alla prassi pastorale. In questo modo si introduce

nel cammino liturgico un concetto di movimento “da”

un punto “verso” un altro, quasi il moto di oscillazione di un

pendolo, che ha un perno fisso e oscilla lungo il suo tragitto.

Partire dalla riflessione per andare verso la prassi lascerebbe

pensare che esista una frattura tra la riflessione teologica e la

prassi pastorale e quindi siano da investigare le modalità per

creare una nuova “armonica convivenza”. Sembrerebbe esagerato

parlare di “frattura”, piuttosto oggi è sembrato necessario

elaborare un percorso, cioè maturare un itinerario che introduca i

frutti della riflessione teologica nella prassi pastorale, in modo

da garantire che ogni scelta pastorale, anzi tutta la prassi pastorale,

sia animata da una vera linfa di teologia, nello specifico

di teologia liturgica.

[...]



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 469"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300018831
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Per comunicare meglio

21. I preti scrivono... ma sanno comunicare?/7 (Roberto Laurita)

 

DOSSIER

Le nostre grandi parole

56 Santità

1. Santità: contesti e costanti (Valeria Boldini)

2. “Santità” nelle lettere di Pietro (Rinaldo Fabris)

3. Quale Santità per una testimonianza significativa, oggi? (Domenico Agasso jr.)

4. Santità: indicazioni per la predicazione (Chino Biscontin)

5. Santità: breve antologia di testi (Benedettine del Monastero «Mater Ecclesiae»)

SUSSIDIO

Celebrazioni per l’inizio dell’anno catechistico (Roberto Laurita)

 

PREPARARE LA MESSA

Dalla 22ª domenica alla 28ª domenica del Tempo ordinario

22ª domenica ordinaria (Antonio Nepi, + Francesco Lambiasi,Samuele Riva)

23ª domenica ordinaria (Antonio Nepi, Riccardo Barile, Samuele Riva)

24ª domenica ordinaria (Antonio Nepi, + Gianni Ambrosio, Samuele Riva)

25ª domenica ordinaria (Antonio Nepi, Mariella Bombardieri,Samuele Riva)

26ª domenica ordinaria (Antonio Nepi, Lilia Sebastiani, Fabio Trudu)

27ª domenica ordinaria (Antonio Nepi, Maurizio Aliotta, Fabio Trudu)

28ª domenica ordinaria (Antonio Nepi, Cesare Vaiani, Fabio Trudu)



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 470"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300018848
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Introduzione, di Vittorino Gatti 3

1. Successo, efficacia, fecondità nell’azione pastorale, di Ezio Caretti

2. Progettare la pastorale: una moda o una necessità? E l’apertura all’azione di Dio?, di Roberto Laurita

3. Come si manifesta la fecondità di una comunità cristiana nel territorio nel quale vive?, di Battista Borsato

4. Esempi dalle Scritture: la vicenda di Mosè, di Sebastiano Pinto

5. Esempi dalle Scritture: la vicenda di Gesù, di Maurizio Gronchi

6. Esempi dalle Scritture: gli Atti degli Apostoli, di + Carlo Ghidelli

7. Esempi dalla storia della Chiesa: san Francesco, la Regola e il criterio dell’efficacia funzionale, di Chino Biscontin

8. Esempi dalla storia della Chiesa: la fecondità pastorale di san Francesco di Sales, di Gianni Ghiglione

9. Esempi dalla storia della Chiesa: san Vincenzo de’ Paoli, di Nicola Albanesi

10. Ragioni e senso di un piano pastorale parrocchiale, di Roberto Laurita

11. L’attenzione alla persona, per un’azione pastorale feconda, di Carmelo Torcivia

12. La fecondità in catechesi: suggerimenti per una catechesi che sia evangelicamente feconda, di Salv atore Soreca

13. Celebrazioni che trasformano, di Silv ano Sirboni

14. Una predicazione efficace, di Chino Biscontin

15. Una solidarietà attenta e audace, di Antonio Cecconi

16. Per una verifica degli esiti di una programmazione pastorale, di Sergio Lanza (†)

17. L’azione pastorale secondo papa Francesco, di + Gianni Ambrosio



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Titolo: "Rivista di Vita Spirituale"
Editore: OCD
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300021138
Prezzo: € 8.00

Descrizione:

LAMPADA AI MIEI PASSI

Questo comando che oggi ti ordino

non è troppo alto per te, né troppo

lontano da te. Non è nel cielo,

perché tu dica: chi salirà per noi

in cielo?… Non è di là dal mare,

perché tu dica: chi attraverserà per

noi il mare?

(Dt 30,11-13)

 

Il mistero non è qualcosa distaccato da noi stessi, qualcosa

lontano come l’arcobaleno nel cielo; il mistero è lì, fuori

della porta, in tutte le cose che possono essere vedute, non

soltanto là dove vi è più di quanto i nostri sensi possano afferrare…

Il mistero non è un’eccezione ma un’atmosfera che regna

intorno a ogni essere, una condizione spirituale della realtà; non

qualcosa a parte, ma una dimensione dell’esistenza tutta

(Abraham Joshua Heschel)



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300018923
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

EDITORIALE

Il rito, dimensione fondamentale della fede

 

Il rito è il sostrato fertile

da cui ha origine e si sviluppa la religione1.

Il rito non s’inventa, c’è! Non possiamo farne a meno. Se vogliamo strutturare la nostra vita, darle una forma dobbiamo ricorrere al rito. È una modalità di agire che fa uscire dalla dinamica della produttività e del rendimento per farsi essenzialmente comunicazione, stabilisce cioè legami e impronta relazioni. Le dinamiche rituali interessano tutte le età della vita pur dentro le notevoli variabili storico-culturali. Interessa l’esperienza del tempo e della memoria; almeno le più rilevanti come quelle legate ai grandi passaggi della vita (nascita e morte). In tal senso le religioni nascono dai riti, non li precedono. Hanno bisogno del rito per produrre e comunicare senso. E ne devono rispettare la natura e il comportamento. È inevitabile, pena l’insignificanza e il declino della religione stessa. Su questa base antropologica si fonda anche l’importanza del rito nella religione cattolica e la sua centralità nell’esperienza della fede.

Molti si chiedono se il cristianesimo abbia veramente bisogno del rito. Altri ancora interrogano la fede «in» Gesù e «di» Gesù persuasi che tale esperienza implichi la fine proprio dei riti e dello stesso sacro. Anche il lessico cultuale neotestamentario sembra sbilanciarsi dalla parte del culto spirituale rendendo quasi superflua o inutile ogni ritualità. Una deriva legata al convincimento che la fede si costruisca altrove. Ma anche la riflessione moderna sulla religione ha portato a ritenere il rito un agire propedeutico a una religione della «ragione» fatta di giustizia, morale, intelligenza e volontà. Non è questo certo il luogo per analizzare a fondo la questione. Resta che da tali (e altri) processi si sviluppa quella secolarizzazione che prenderà presto la piega estrema che vediamo ancora nella nostra società. Ciò che sorprende, in ogni caso, è che rifiutato il sacro e le istituzioni religione, la società non ha rifiutato i riti, anzi li ha intensificati e incrementati.

Il punto nodale della riflessione odierna sulla liturgia, scaturita dal concilio Vaticano II, sta sì nel suo rapporto con la fede e la teologia, ma anche con la pastorale (migliorare la partecipazione alle celebrazioni). Le riflessioni e il dibattito di questi ultimi anni hanno visto concorrere diverse prospettive: quella teologica (il contenuto), quella teologico-liturgica (la forma), quella pastorale (l’agire celebrativo contestualizzato) e quella antropologica (l’agire simbolico-rituale). Su quest’ultimo versante si pone la monografia che presentiamo.

La bibliografia sul rito è ormai enorme. La questione è affrontata da molteplici punti di vista e ci sembrava superfluo replicare riflessioni. Così ci siamo concentrati su un punto troppo spesso dato per scontato: la liturgia e la ritualità «nella Bibbia». Infatti, se certo lessico biblico sporge nella direzione del culto spirituale, ciò non significa che il rito e la ritualità nella Bibbia si presentino come irrilevanti od opzionali. Anzi. Infatti, se guardiamo anche solo ai due momenti fondamentali della fede nell’Antico e nel Nuovo Testamento notiamo che sono decisamente marcati da due riti: quello della pasqua (Es 12) e quello dell’ultima cena (Mc 14,22-25; Mt 26,26-29; Lc 22,15-20; 1Cor 11,23-26 ) che, per i cattolici, è l’eucaristia. Entrambi sono memoria di un evento, ma anche «riti» che accadono prima dell’evento stesso, quasi a dire che anche il rito concorre a istituire l’evento.

Nel 2014 si è tenuta presso la Casa di spiritualità dei Santuari Antoniani di Camposampiero (PD) l’VIII Settimana biblico-liturgica, che poneva a tema proprio La liturgia e la ritualità nella Bibbia. Abbiamo così volentieri ospitato, e in parte rielaborato, l’esito dei lavori condotti, peraltro, con un consono approccio multidisciplinare ed esperienziale.

Il fascicolo si apre con un primo contributo diJerônimo Pereira Silvache presenta un’analisi del rapporto tra fede e rito. Al cuore dell’esperienza cristiana l’autore colloca la liturgia, locus nel quale il credente può trovare ciò di cui ha bisogno per «il progresso e la gioia della fede» (Fil 1,25). In questo contesto, un ruolo di rilievo è riconosciuto al corpo, elemento non sempre preso nella dovuta considerazione, ma determinante per lo sviluppo di un’autentica spiritualità liturgica.

Con uno studio su La ritualità del quotidiano,Gaetano Comiatioffre un contributo dal punto di vista antropologico, in cui richiama l’importanza del rito non solo in ambito liturgico-sacrale, ma come componente dell’esperienza umana tout court, nei suoi aspetti più quotidiani. Oltre a ciò, a partire dal Benedizionale, l’autore offre spunti di riflessione circa il modo di santificare i diversi momenti della vita.

Il riferimento alla parola di Dio accomuna i tre contributi successivi, in cui si pone a tema un altro rapporto, quello tra Parola e rito.Aldo Martinstudia un argomento tuttora al centro di un serrato dibattito: Gesù e il rito. Muovendo dalla testimonianza dei vangeli, l’autore si sofferma sull’esperienza rituale di Gesù, considerando anche la sua posizione nei confronti delle istituzioni e delle tradizioni religiose del suo ambiente.Maurizio Girolami, invece, si concentra su alcuni eventi decisivi della vita di Gesù, fra i quali il battesimo sulle rive del Giordano. Alla luce del rapporto di Gesù con le Scritture di Israele e del suo stile nella relazione con gli uomini e le donne del suo tempo, l’autore mette in rilievo la posizione di Gesù in merito alla ritualità ebraica. La riflessione diMorenaBaldaccioffre una lettura dell’unzione di Betania, centrata sull’analisi della ritualità descritta nel racconto. Ne emerge un quadro stimolante per la comprensione del significato che gli evangelisti attribuirono a quel gesto, che segnò l’inizio degli ultimi giorni della vita pubblica di Gesù.

Di indole più strettamente liturgica sono i contributi diJoão B. Ferreira De Araújoe diFrancesca Leto. Il primo autore compie un’analisi fenomenologica dell’Evangeliario secondo il rito romano, muovendo da una prospettiva antropologica di ampio respiro, passando per la storia delle religioni, per giungere a una riflessione sulla ritualità in cui è coinvolto il testo sacro. L’architetto e liturguista F. Leto propone, quindi, uno studio sul ruolo e il significato della danza e della musica nella liturgia eucaristica.

Una diversa prospettiva è suggerita daAlessandro Tonioloche apre una “finestra” sulla liturgia ebraica, considerata nella sua dimensione familiare, comunitaria e personale. Il contributo è utile non solo per conoscere i luoghi e i momenti della preghiera nella vita di una comunità ebraica, ma anche per comprendere meglio alcuni aspetti della liturgia cristiana. L’ultimo articolo è un ulteriore contributo diFrancesca Leto. Si tratta della rilettura di un testo di Romano Guardini, frutto di una sua singolare esperienza nel castello di Rothenfels (Germania), insieme all’architetto Rudolf Schwarz. Liturgia e architettura, corpo e rito hanno concorso a strutturare un luogo di intensa esperienza di fede e di vita.

L’Invito alla Lettura– curato daGaetano Comiati, Francesca LetoeAlessandro Toniolo– contiene un ampio repertorio bibliografico, una selezione di opere che possono accompagnare il lettore nell’approfondimento personale delle tematiche oggetto di studio nel presente fascicolo.



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Titolo: "Volto della piccolezza"
Editore: OCD
Autore: Bruno Moriconi
Pagine:
Ean: 2484300021190
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Prima della gloria dell’ebrea Edith Stein il Carmelo

aveva avuto una santa araba della Palestina,

Mariam Baouardy. Non una martire dei campi di

concentramento, ma una testimone della vera umiltà

nella dedizione di una vita trascorsa in ossequio di

Gesù Crocifisso. Una vita punteggiata di segni straordinari,

che tuttavia non sono l’essenza della sua

santità. La grandezza di questa figlia della Chiesa,

«Ponte tra i due polmoni della Chiesa, l’Oriente e

l’Occidente», sta nella sua piccolezza, nella costante

aderenza e nel continuo adempimento delle parole di

Gesù «Se non vi convertirete e non diventerete come i

bambini, non entrerete nel regno dei cieli»(Mt 18,4).

 

Papa Francesco – si leggeva in un comunicato ANSA del 17

maggio 2015 – è arrivato a piazza San Pietro dove sta per cominciare

la celebrazione per la canonizzazione di quattro

donne, due suore della Palestina, una italiana e una francese.

In piazza anche le delegazioni dei tre Paesi. Per la Palestina

è presente il presidente Abu Mazen; a guidare la delegazione

francese è il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve. Le

autorità italiane sono invece rappresentate dal sottosegretario

alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti. Ma è

soprattutto la Palestina a fare festa oggi in Vaticano, anche

perché si tratta delle prime sante di questa terra nell’epoca

moderna. Sono arrivati dal Medio Oriente oltre duemila cristiani.

In piazza anche il Patriarca latino di Gerusalemme,

monsignor Fouad Twal. Fin dalle prime ore di questa mattina

piazza San Pietro era già un tappeto di bandierine verdi-bianche-

nere con il triangolo rosso.

Nel mio recente libro dedicato a svariati “Volti del

Carmelo”1, quello di suor Maria di Gesù Crocifisso,

non vi aveva trovato posto e, confesso, che

è stata una svista assai grave, data la sua testimonianza

formidabile di semplicità e umiltà. Un vero volto di

piccolezza, proprio secondo quanto insegna il Vangelo come

ideale di tutti. «In verità vi dico», ci dice, infatti, Gesù da quelle

pagine, «se non vi convertirete e non diventerete come i bambini,

non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18,4).

Sì, prima della gloria dell’ebrea Edith Stein il Carmelo

aveva avuto una santa araba della Palestina, Mariam Baouardy.

Non una martire dei campi di concentramento, ma una testimone

della vera umiltà nella dedizione di una vita trascorsa

in ossequio di Gesù Crocifisso. Una vita punteggiata anche di

segni straordinari, ma non sono questi – come si legge nella

Lettera Pastorale degli Ordinari Cattolici di Terra Santa in occasione

del 125° della sua morte – «l’essenza della sua santità.

Questa consiste soprattutto nella semplicità e nella spontaneità

della sua vita di unione con Dio. Era analfabeta, ma dettò degli

scritti che manifestano un’esperienza spirituale simile a quella

dei grandi mistici nella storia della Chiesa»2.

«La canonizzazione di Mariam è l’occasione per far conoscere

e diffondere largamente i frutti di santità della Chiesa

d’Oriente», hanno scritto le monache del suo Carmelo di Betlemme.

«Effettivamente», aggiungevano, «Mariam è un Ponte

tra i due polmoni della Chiesa, l’Oriente e l’Occidente. Ella

raggiunge gli uni e gli altri, ricongiungendoli alle loro radici e

invitandoli alla comunione». Battezzata, infatti, nel rito bizantino

della Chiesa melchita, in Egitto parrocchiana della Chiesa

Copta, solo da religiosa entrò nel rito latino della Chiesa d’Occidente.

«Ci sia permesso di augurarci», scriveva nel 1930 un ebreo

convertito, «che questa piccola illetterata possa diventare la patrona

degli intellettuali»3. «Devo confessare di essere rimasto

impressionato», ha scritto, di fatto, Amedée Brunot nella prefazione

al suo libro su Maria di Gesù Crocifisso, «dal fascino che

la giovane mistica araba ha esercitato su numerosi intellettuali

cattolici: Maurice Barrès, Léon Bloy, Francis Jammes, Julien

Green, Jacques Maritain, Louis Massignon, René Schwob…».

[...]



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300018879
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

L’annata 2015 di RPL sta affrontando temi emergenti di pastorale liturgica diversi e non necessariamente

collegati tra i diversi fascicoli. Una realtà che sembra trovare momenti di stanca è la ministerialità dei

diaconi e dei ministri laici istituiti.

 

Studi

A. Zuffi, I ministeri istituiti: status quaestionis 3

Nella diocesi di Bologna il cammino dei ministeri istituiti è iniziato da circa quarant’anni per fare maturare

una ministerialità che sottolineasse le dimensioni fondamentali della Parola, dell’eucaristia e della

carità e per dare alle comunità il volto ecclesiale auspicato dal concilio Vaticano II. L’esercizio del ministero

comporta una visione e una risposta alle nuove esigenze derivanti dal contesto culturale attuale

evitando quindi un’impostazione meramente ritualistica e il rischio del clericalismo.

E. Petrolino, Il diaconato: status quaestionis 10

Con una rapida panoramica si cerca di mostrare quali spinte progettuali e quali intendimenti ecclesiali

hanno segnato i primi quarant’anni di ripristino del ministero diaconale, lasciando intravedere, insieme

alle molte luci, anche qualche zona d’ombra. Il diaconato rappresenta in Italia una risorsa molto grande

che deve essere sempre rimotivata per trovare gli elementi di base comuni a tutte le diocesi.

S. Dianich, Per una teologia del servizio 15

Se uno volesse fare un trattatello di teologia del servizio potrebbe semplicemente copiare il trattato

sulla carità, senza avere nulla di più da dire. Paradossalmente, chi deve comandare deve porsi prima di

tutto in un atteggiamento di obbedienza: sono i bisogni del fratello e della comunità che comandano,

non lui. Nulla di più bello di questo radicale superamento di sé, dal quale sgorga una esaltante libertà

dello spirito, nella gioiosa consapevolezza che è Dio che opera in noi.

M. Vergottini, Una presidenza liturgica affidata a fedeli laici? 20

La chiesa italiana – in ragione del calo numerico del clero (almeno in prospettiva) – si trova oggi in una

condizione di ‘ultima chiamata’ in ordine alla promozione di figure di laici che nel servizio della liturgia

ricoprano uffici ministeriali, con uno stile di dedizione, gratuità e competenza. Seppur in assenza di

presbitero, un’assemblea domenicale deve essere presieduta da una guida autorevole che curi la regia e

predichi la Parola proclamata. Che sia diacono, suora o laico/a, pur che sia.

E. Petrolino, Il diaconato fra teologia, storia e pastorale 26

L’autore, ripercorrendo i documenti dal concilio ad oggi, rilegge il diaconato in stretta connessione

con la teologia della chiesa locale e vede nuove prospettive per il ministero dei diaconi nel servizio del

popolo di Dio nei caseggiati, nelle famiglie, negli ambienti di lavoro e di studio, nelle comunità parrocchiali

con o senza presbitero, nel servizio dei poveri.

M. Perroni, Il ruolo della donna 33

Il crescente interesse per l’ordinazione delle donne al sacerdozio distoglie l’attenzione da altre possibili

forme di ministerialità liturgica femminile. Ciò può essere considerato riduttivo, forse anche non del

tutto corretto. Mette però in risalto qualcosa di assolutamente cruciale per la teologia cattolica dei

ministeri: il vero problema è il conferimento del sacerdozio alle donne oppure la necessità di rivedere

criticamente il processo di sacerdotalizzazione a cui, nel tempo, è andato soggetto tutto l’ordinamento

ecclesiale?

 

Temi pastorali

S. Sirboni, Non chiamiamoli più ‘chierichetti’ 38

I ‘chierichetti’ sono il risultato di una lunga e complessa storia che affonda le sue radici nella prassi più

antica della chiesa. I libri liturgici intendono mantenere un concetto alto della ministerialità, almeno nel

linguaggio. Il che non significa escludere i fanciulli, ma semplicemente evitare che essi appaiano come i

normali e principali attori di questo servizio all’altare.

V. Trapa ni, La ministerialità degli sposi nel Rito del matrimonio 43

La Premessa al rituale tratteggia in sintesi l’identità ministeriale dei nubendi: «Gli sposi, nell’esprimere

il loro consenso, sono ministri della grazia di Cristo. Essi vivono compiutamente la loro ministerialità

partecipando in modo attivo ai diversi momenti della celebrazione». Essi sono ministri del sacramento

in virtù della loro identità battesimale, ma allo stesso tempo viene anche precisata la modalità di svolgimento

di tale ministerialità nel contesto celebrativo specifico del sacramento del matrimonio.

 

Schede per la formazione

G. Sessantini, Il ministero del coro liturgico 48

Non sempre il ruolo ministeriale del coro all’interno delle celebrazioni liturgiche viene correttamente

inteso. La scheda si struttura in una proposta di due incontri formativi. Nel primo si affronta il tema

della ministerialità nella liturgia in generale e in particolare per il coro, con uno sguardo storico. Nel

secondo incontro si approfondisce l’apporto del coro a partire dall’Ordinamento generale del Messale

romano.

 

Sussidi e testi

D. Piazzi, Veglia funebre per un giovane presieduta da un laico 56

Qualche anno fa, dopo diversi mesi di coma, causato da un incidente stradale, morì un giovane della

mia parrocchia di allora. Ne uscì questa veglia di preghiera, tenuta la sera precedente il funerale, unendo

insieme la mia sensibilità e quella di alcuni giovani amici. Nessuno dei sacerdoti, per altri impegni

pastorali poteva presiedere la preghiera in chiesa. Ci pensarono i responsabili parrocchiali di Azione

cattolica alla quale il giovane apparteneva.

 

Segnalazioni

G. Tornambé, Sergio Catalano: l’arte, l’architettura e la fede.

Il punto della situazione 66

Sergio Catalano, domenicano, architetto, formatosi in teologia delle arti è attualmente impegnato nello

studio e nella progettazione dello spazio sacro. Con lui ci intratteniamo su alcuni argomenti riguardanti

l’arte, l’architettura e la liturgia colti tra le pagine della sua ultima pubblicazione: Riflessi divini. Il libro

presenta dieci studi, prodotti dalla riflessione del padre domenicano nel corso del suo soggiorno a Parigi,

tra di loro legati dall’indagine circa le sfide dell’arte in relazione al trascendente e alla fede cristiana

in particolare.



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Titolo: "Cristianesimo mistico?"
Editore: OCD
Autore: Roberto Fornara
Pagine:
Ean: 2484300021169
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Senza arrivare a un’elaborazione sistematica, si elaborano

alcune linee orientative e alcuni criteri di discernimento

del fenomeno mistico cristiano, partendo

da due prospettive diverse e complementari: a livello

ermeneutico, la prospettiva esperienziale e magisteriale

di santa Teresa di Gesù e di san Giovanni della

Croce, entrambi Dottori della Chiesa; a livello metodologico,

una prospettiva di teologia simbolica, prendendo

come punto di riferimento il testo biblico del

roveto ardente (Es 3,1-6), in quanto particolarmente

adatto a fornire elementi utili alla ricerca in oggetto.

 

Se è vero che la mistica cristiana conosce una sua storia

e dunque una sua evoluzione dinamica, è altrettanto

vero che ai nostri giorni la nozione di mistica conosce

un’importanza forse mai raggiunta e un’estensione di

significato mai conosciuta prima d’ora. Qui risiedono le ragioni

principali dell’ambiguità dell’uso sconsiderato del termine,

sia a motivo della sua ampiezza semantica, sia per lo sconfinamento

dal campo strettamente teologico a quello filosofico,

etico, estetico, affettivo, esperienziale. «Il ventunesimo secolo

o sarà mistico o non sarà», aveva profetizzato alcuni decenni

fa A. Malraux, e la sua profezia è universalmente conosciuta

soprattutto grazie alla declinazione rahneriana: «Oggi, se non

si è mistici, non si può essere nemmeno cristiani»1. Non servono

analisi approfondite di tipo teologico, fenomenologico,

filosofico o sociologico per constatare che la profezia si sta

evidentemente realizzando. Ma l’evidenza di fondo è che tale

realizzazione si compie per lo più al di fuori delle vie classiche

o tradizionali. Quale differenza esiste tra una mistica cristiana

e la mistica delle altre esperienze religiose? Si può dare una

mistica autenticamente cristiana al di fuori della mediazione

sacramentale o dell’esperienza ecclesiale? Qual è il confine tra

la portata razionale dell’esperienza mistica e il coinvolgimento

affettivo del soggetto? In che misura la stabilizzazione affettiva

e l’autorealizzazione della persona sono coinvolte nel processo

mistico? Siamo di fronte a una triplice evidenza:

– il concetto e la portata del fenomeno mistico sono in una

fase di evoluzione dinamica e di approfondimento (e

questo non può che essere salutato positivamente);

– tutto ciò che si è detto a proposito di questa evoluzione,

comporta, però, anche molti rischi e numerose ambiguità.

Se il fenomeno mistico è per antonomasia il terreno propizio

dell’ambiguità, suscettibile pertanto del necessario

discernimento (la storia della mistica cristiana sarebbe sufficiente

ad offrire abbondante documentazione in proposito),

mai come in questo periodo la teologia è chiamata a

farsi voce di verità e di discernimento. Parafrasando i due

autori citati, si potrebbe dire: “O la mistica cristiana sarà

autentica, o non sarà”;

– non si può negare, d’altra parte, che anche le esperienze

“mistiche” o pseudomistiche nell’alveo delle tradizionali

chiese cristiane, soffrono molto spesso del contagio di sensazionalismo,

spiritualismo disincarnato, devozionalismo

superficiale, sentimentalismo epidermico. Si rende pertanto

doppiamente necessario un discernimento radicale

del fenomeno mistico2.

Come orientarci in questo lavoro di discernimento della

mistica cristiana?

[...]



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Titolo: "San Giuseppe padre, educatore e capo della Sacra Famiglia in età tridentina e post-tridentina (secoli XVI-XVII)"
Editore: OCD
Autore: Annarosa Dordoni
Pagine:
Ean: 2484300021145
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Uno studio di carattere storico sull’affermarsi della

centralità di san Giuseppe nei secoli XVI-XVII,

che attinge a piene mani al campo dell’iconografia,

della religione e della cultura del tempo per cogliere,

nel loro modularsi, ruoli, compiti e virtù attribuiti a

questa speciale figura di padre.

 

1. Il padre ritrovato

Se la valorizzazione della figura di san Giuseppe promossa

nel XV secolo da Gerson (ma anche con modalità

diverse da Bernardino da Siena e da Bernardino

da Feltre) lasciava intravedere la tensione di una so

cietà «alla ricerca del padre»1, l’epoca tridentina e post-tridentina

può apparire il tempo del «padre ritrovato». Al di là delle

formule, magari suggestive ma pur sempre semplificatrici, sta

il fatto che nei secoli XVI e XVII il rafforzamento del principio

gerarchico e delle preoccupazioni normative, operatosi dietro

la spinta delle istanze disciplinatrici della società ecclesiastica e

civile, comportò anche un’accentuazione della figura paterna,

che si riverberò nell’enfasi attribuita al ruolo di san Giuseppe

come guida, educatore, capo autorevole e vigile della Sacra Famiglia.

Questa attenzione al ruolo paterno di san Giuseppe appare

allo stesso tempo come l’approdo di un processo che prende le

mosse da san Bernardo, cantore delle sollecitudini paterne di

san Giuseppe; si colora, attraverso la sensibilità francescana e

l’influsso delle Meditationes pseudo-bonaventuriane, di accenti

intimistici e si arricchisce quindi di una vena di realistica quotidianità

a contatto con gli ambienti di un’attiva ed emergente

borghesia cittadina. Basti ricordare alcune testimonianze iconografiche

fiorite nel Nord e centro Europa (in particolare in

Borgogna, Germania, Fiandre), spesso influenzate dalla devotio

moderna, dove san Giuseppe esprime la sua intima partecipazione

alla vita della divina famiglia prestandosi a compiere

mansioni umili e concrete, come preparare la zuppa o attizzare

il fuoco, e gesti di paterna sollecitudine.

Il percorso che porta all’affermarsi, nel Cinquecento, della

centralità di san Giuseppe si snoda all’insegna della continuità,

ma anche della discontinuità. Aspetti tradizionali, infatti, permangono

e si intrecciano ad altri inediti, suscitati dal nuovo

clima storico, religioso, culturale. In esso gioca un ruolo anche

l’evoluzione del modello di famiglia che, già avviata nel secondo

Quattrocento2, si afferma e si apre a nuove prospettive.

Anche il tema iconografico della Sacra Famiglia permette

di cogliere, nel suo modularsi, un riflesso di tale evoluzione. Il

passaggio dalla Sacra Parentela alla Sacra Famiglia, iniziato già

nel XV secolo, si va consolidando nel XVI, quando, marginalizzati

o esclusi i personaggi secondari, come sant’Anna, san Gioacchino

e santa Elisabetta, l’attenzione si concentra sul nucleo

familiare rappresentato da Gesù, Maria e Giuseppe, all’interno

del quale la figura del padre detiene un posto centrale.

Sempre più frequenti sono le scene che esaltano la tenerezza

e il vigore di Giuseppe, rappresentato mentre tiene tra le

sue braccia Gesù e lo sorregge3 o mentre – nella veste di nutritor

– gli porge un frutto o un ramo di ciliegie4. Quest’ultimo particolare

ricorre soprattutto nella rappresentazione della fuga

in Egitto o del riposo durante la fuga, tema che conosce una

crescente fortuna proprio a partire dal XVI secolo e si presta a

evidenziare il ruolo di Giuseppe come guida e protettore, così

come le scene del pasto della Sacra Famiglia o del “Benedicite”

o, ancora, della Sacra Famiglia nella bottega del falegname sottolineano

la funzione di Giuseppe come capofamiglia, colui

che presiede alla comunità domestica, stretta attorno a lui secondo

un’ordinata gerarchia di ruoli, e provvede al suo sostentamento.

[...]



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Titolo: "Dei verbum"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300018947
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

EDITORIALE

 

Antico Testamento. Sono solo due parole: «antico» e «testamento»; ma possono dare il via a una riflessione lunga e non scontata.

La parola italiana «testamento» è un calco del latino testamentum, che traduce – nei testi biblici – il greco diathéke, che a sua volta rende l’ebraico berít, «alleanza». Fin dai primi secoli si è usata l’espressione Nuovo Testamento per indicare quei libri che testimoniano la nuova alleanza, fatta da Dio nel sangue di Gesù crocifisso (cf. Lc 22,21); Antico Testamento, invece, è andato a indicare tutti gli altri libri che erano precedenti, quelli che testimoniavano l’alleanza tra Dio e il suo popolo prima di Gesù. Qualcuno, anche nel nostro fascicolo, preferisce parlare di «Primo Testamento», per evitare che sembri un giudizio di valore: come se la prima alleanza fosse ormai vecchia, superata.

Su questi temi, qui appena accennati, si sviluppano i tre articoli biblici del nostro fascicolo. Tiziano Lorenzin “racconta” l’alleanza tra Dio e il suo popolo a partire dai libri dei profeti; è una storia difficile, mai scontata, che ha come orizzonte quello dell’amore sconfinato di Dio. Ed è una storia – come mostra Benedetta Rossi – di cui non si può fare a meno quando si legge la vicenda di Gesù di Nazareth; lo stesso Gesù ne è consapevole, quando veste i panni del maestro che interpreta la sua persona alla luce dell’Antico Testamento. Quello dell’alleanza, ad essere precisi, non è un linguaggio che ricorre molto nel Nuovo Testamento, come mostra Giuseppe Pulcinelli; da quei testi che lo usano (in particolare dalle lettere di Paolo) si riesce comunque a farsi un’idea chiara: i primi cristiani erano consapevoli di essere in profonda continuità con il progetto di alleanza tra Dio e gli uomini rivelato nella storia di Israele.

All’Antico Testamento è dedicato il capitolo quarto della Dei Verbum. Non è all’apparenza un capitolo troppo complicato, com’erano stati i primi tre; anche la storia della redazione lo dimostra (Riccardo Saccenti). Tratta tuttavia temi delicati, anche perché la riflessione teologica circa il rapporto tra Antico e Nuovo Testamento comporta inevitabilmente qualche ricaduta sul dialogo ebraico-cristiano. Gli approfondimenti che vi proponiamo al riguardo sono tre. Il primo, di Sebastiano Pinto, si sofferma ad analizzare il rapporto tra i cristiani e le Scritture ebraiche; il testo della Dei Verbum e altri testi conciliari (come la Nostra Aetate) hanno detto molto sul rapporto tra Antico e Nuovo Testamento, ma hanno anche lasciato spazio alla creatività e alla riflessione dei credenti. Un autore che ha riflettuto molto a tale proposito è Paul Beauchamp, dalla cui opera prende spunto l’articolo di Guido Benzi, che mette in luce come la questione sia uno degli snodi principali della teologia biblica. Matteo Ferrari, invece, si sofferma sulla categoria che più di tutte permette di cogliere la continuità tra Antico e Nuovo Testamento, ossia quella di «storia della salvezza». Non è una categoria perfetta, ma la migliore se si vuole inquadrare la problematica nell’ottica già proposta dal primo capitolo della Dei Verbum, in cui era chiaro che la rivelazione di Dio è storica e non astratta.

La riflessione teologica è solo iniziata nei nostri tre articoli. Può continuare con la bibliografia ragionata di Valeria Poletti o con la proposta di laboratorio di Valentino Bulgarelli. Passando alle altre rubriche, quella di Riccardo Battocchio ci presenta un personaggio che non ha avuto un ruolo diretto nella stesura della Dei Verbum, ma che ha ispirato non poco la riflessione che l’ha preceduta e seguita: Luis Alonso Schökel. Cesare Bissoli continua a presentarci esperienze di apostolato biblico, questa volta riportandoci alcuni titoli dei molti libri che in questi anni sono usciti, a cura del «Settore Apostolato Biblico» dell’Ufficio Catechistico Nazionale. La pagina dedicata all’arte (Marcello Panzanini) ci porta agli inizi del 1500, quando Vittore Carpaccio dipingeva Sant’Agostino nello studio, accompagnato da un cagnolino fedele. Continua, infine, il percorso sul Vangelo secondo Giovanni proposto dall’inserto staccabile.

Anche le rubriche, a modo loro, ci parlano di una storia e di un’alleanza, di una ricerca sempre continua di dialogo tra Dio e l’uomo. Perché il percorso iniziato con l’Antico Testamento non è ancora concluso!

Carlo Broccardo



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Titolo: "Dei verbum"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300018954
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

EDITORIALE

 

Se apriamo la nostra Bibbia nella pagina dell’indice, ci accorgiamo subito che del Nuovo Testamento fanno parte 27 libri: i vangeli, gli Atti degli Apostoli, le lettere di Paolo, la lettera agli Ebrei, le lettere cattoliche (Giacomo, Pietro, Giovanni e Giuda) e l’Apocalisse. La discussione che ha portato al capitolo quinto della Dei Verbum si è però soffermata quasi esclusivamente sui vangeli, e più precisamente sulla loro storicità (Riccardo Saccenti). Non ci stupiamo di questa attenzione particolare, visto che DV 18 afferma: «A nessuno sfugge che tra tutte le Scritture, anche del Nuovo Testamento, i Vangeli meritatamente eccellono, in quanto sono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore».

Come già nei precedenti fascicoli di quest’annata dedicata alla Dei Verbum, i primi articoli (dopo quello sulla storia del testo) li abbiamo dedicati ad approfondire tre espressioni bibliche citate dal testo conciliare. La prima si trova in DV 17 e richiama Rm 1,16: la parola di Dio è «potenza divina per la salvezza di chiunque crede». Va intesa nel senso che la Parola con la “p” maiuscola, proprio perché divina, ha in sé una forza che agisce; sia nel senso che realizza quanto dice (nella persona di Gesù, nell’avvento del regno), sia nel senso che porta al cambiamento coloro che l’ascoltano (Guido Benzi). La seconda espressione biblica deriva da Gv 16,13 e si trova alla fine del capitolo quinto della Dei Verbum; vi si afferma che Gesù inviò agli apostoli «lo Spirito paraclito, il quale doveva introdurli nella pienezza della verità». Queste parole del quarto vangelo vengono applicate a tutti gli scritti del Nuovo Testamento, che sono un itinerario verso la pienezza della verità; perché la parola di Dio non è una realtà statica, da capire una volta per sempre, ma dinamica, da capire e approfondire in continuazione (Maurizio Marcheselli). Infine, il terzo luogo biblico citato dalla Dei Verbum non è un passo specifico, ma l’idea di storia della salvezza che caratterizza l’opera di Luca (vangelo e Atti degli Apostoli), che si trova in DV 19 e a cui va l’approfondimento biblico di Annalisa Guida.

Passiamo poi ad affrontare tre tematiche teologiche emergenti dal capitolo quinto della Dei Verbum. Anzitutto l’affermazione che Gesù si rivela «con opere e parole» (DV 17); per esprimere questo concetto, ripetuto più volte nei documenti conciliari, si è fatto ricorso alla formula latina gestis verbisque, che significa appunto «con opere e parole». Bisogna proprio dire che è stata una formula azzeccata (Luciano Meddi). In secondo luogo, ci fermeremo ad approfondire la questione “scottante” del capitolo, ossia la storicità dei vangeli; è un tema su cui molti autori hanno scritto, sia in passato che in tempi recenti, costringendo chi voglia approfondirlo a leggersi migliaia di pagine; ma è una questione così grossa che rimane ancora un cantiere aperto (Carlo Broccardo). Infine, un articolo che può sembrare tecnico ma non lo è, dedicato ai manoscritti del Nuovo Testamento; è importante questo affondo, perché i manoscritti sono i testimoni materiali più autorevoli e affidabili del Figlio di Dio, che ha voluto farsi uomo, che ha predicato il regno, che non ha scritto nulla, ma ha lasciato che i suoi discepoli scrivessero e riscrivessero di lui.

Su queste tematiche si concentrano, come al solito, le prime rubriche: Valeria Poletti con la bibliografia ragionata; Valentino Bulgarelli con il laboratorio biblico. La nostra scoperta di personaggi legati alla Dei Verbum ci porta a conoscerne uno dei più importanti, il cardinale Agostino Bea (Riccardo Battocchio); mentre la scoperta di esperienze di pastorale biblica ci fa conoscere le donne nella Bibbia (Cesare Bissoli).

Si conclude questo editoriale con l’invito a sfogliare anche la nostra vetrina biblica, a cura della redazione, che ci presenta alcuni volumi recenti su diversi testi e temi biblici; e a non tralasciare l’inserto staccabile, dedicato in questo numero a Gv 3,1-21 (Serena Noceti). Sono due contributi che allargano l’orizzonte oltre il tema del fascicolo e dell’annata, spingendoci sempre un po’ più in là di dov’eravamo arrivati. Con lo stesso stile si presenta anche la scheda dedicata all’arte, che ci accompagna fin dalla copertina con il Ciclo dei pellegrini di Emmaus di Arcabas: un dipinto dai tratti semplici, che evoca la profondità del mistero di un Dio fedele alle sue promesse.

Carlo Broccardo



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Titolo: "L'umanesimo di Giovanni Paolo II"
Editore: OCD
Autore: Angela Anna Tozzi
Pagine:
Ean: 2484300021176
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Giovanni Paolo II mette al centro della sua filosofia

l’esperienza dell’uomo. La sua antropologia parte

dall’esperienza della persona che agisce, e questo tipo

di esperienza costituisce un metodo per avvicinarsi

alla struttura ontologica della persona. Ne consegue

che la persona si conosce e si realizza pienamente soltanto

nell’amore dell’altro, trascendendo il proprio

io e offrendosi liberamente in dono. La via a ciascun

uomo e per il ritorno a Dio è, in ultima analisi,

Cristo.

 

Per studiare il concetto di “umanesimo” negli scritti e

nel “magistero” di Giovanni Paolo II mi sono servita

dei testi riguardanti Persona e Atto1 e ho centrato l’attenzione

su due encicliche molto importanti: Redemptor

Hominis e Dives in Misericordia.

Il vero umanesimo è cristiano ha detto il Concilio, proclamando

che «la più alta ragione della dignità dell’uomo consiste

nella sua vocazione alla comunione con Dio» (GS 9)2.

Senza la trascendenza, non si dà esatta interpretazione

dell’uomo. Il cristianesimo vuole essere lo sviluppo di tutto

l’uomo. Il Concilio sottolinea che, per attuare il proposito della

Chiesa di rendere più umana l’umanità, occorre risanare ed elevare

la dignità della persona umana, consolidare la compagine

della società, immettere un senso più profondo nell’attività

degli uomini (cf GS 40-43). Il Concilio Vaticano II ha ribadito

che, senza l’istanza religiosa e l’aspirazione alla filosofia dell’essere,

che raggiunge l’Assoluto trascendente, non tanto in base

ai dati dell’esperienza offerti dal mondo fenomenico, quanto a

quelli vissuti dalla persona alla luce dell’autocoscienza, non si

può parlare compiutamente di dignità della persona.

Siamo testimoni – scrive con intima soddisfazione Giovanni

Paolo II – di un sintomatico ritorno alla metafisica (filosofia

dell’essere) attraverso l’antropologia integrale. Non si può

pensare adeguatamente l’uomo senza il riferimento, per lui

costitutivo, a Dio. è ciò che san Tommaso definisce actus essendi

con il linguaggio della filosofia dell’esistenza. La filosofia

della religione lo esprime con le categorie dell’esperienza antropologica3.

Ovviamente, Giovanni Paolo II si riferisce alla persona umana

reale, la cui esistenza si risolve sempre in coesistenza nel rapporto

Io-Tu, che condiziona necessariamente la vita e, nella

vita (coniugale, familiare, civile), il dialogo4.

[...] per quanto siano gravi le prevaricazioni del cuore umano,

i guasti provocati dal peccato, le miserie che ne seguono,

tuttavia non c’è creatura che non serbi un germe di bene,

un barlume di verità, e quindi che non avverta il bisogno di

evolversi, di redimersi5.

A lui vogliamo guardare, perché solo in lui, Figlio di Dio,

c’è salvezza, rinnovando l’affermazione di Pietro: «Signore, a

chi andremo? Tu hai parole di vita eterna».

[...]



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Titolo: "Teresa di Gesù: Io discendo da marrani!"
Editore: OCD
Autore: Cristiana Dobner
Pagine:
Ean: 2484300021183
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Uno studio che si presenta come viaggio da Toledo ad

Avila, attraverso i secoli, alla scoperta di prove, ducumenti,

testimonianze e fatti, che attestino l’ascendenza

marrana di Teresa di Gesù. Un’importante occasione

per conoscere, nel rispetto della verità storica,

la verità su Teresa di Gesù e la Chiesa.

 

Mi stupisco nel trovarmi in Avila, «autentico diamante

di pietra grezza, dorata dal sole dei secoli

e da secoli di sole…»1, come scrive Miguel

de Unamuno e nel quadro della Settimana Europea

della Cultura ebrea.

Teresa di Gesù2 costringe a porsi molti interrogativi, a mettersi

in questione e a tentare di dare e darsi qualche risposta.

Voglio considerare la Mater spiritualium sotto un’ottica

specifica che consente di toccare con mano una realtà storica

poco conosciuta e molto volentieri misconosciuta: Teresa, così

amante della verità, dovrebbe affermare “Io discendo da marrani”.

Sarà un viaggio che toccherà due città: Toledo e Avila;

transiterà in secoli diversi e la cui meta sarà il nostro oggi, per

non cadere nella ben nota trappola di una rammemorazione

erudita ma sterile.

Fino a vent’anni fa, in un’opera molto nota di V. Sackville-

West, L’aquila e la colomba, dedicata nella prima parte a Teresa

di Gesù, si leggeva una pagina che può servire da griglia, ma

esattamente all’opposto, nella nostra ricerca. Voglio leggerla

integralmente per far comprendere quanto i pregiudizi abbiano

insabbiato e deformato la storia reale:

L’orgoglio razziale [allora] era fortissimo, non solo per

l’arroganza innata dei Castigliani, ma per il triplice motivo

dell’infiltrazione moresca, dell’odio antiebraico, e dei giudizi

irrevocabili dell’Inquisizione. Perché uno Spagnolo potesse

camminare a testa alta era necessario che egli fosse certo di

possedere un sangue impeccabilmente limpido, limpia san-

gre; quella purezza o limpieza, cioè, che lo facesse giudicare

del tutto esente da ogni infiltrazione inquinatrice giudaica

o maomettana, non solo, ma mondo altresì da ogni vincolo

di discendenza con gente condannata in antico dal tribunale

dell’Inquisizione, colpa questa che non era possibile dissimulare,

poiché il reo era costretto a indossare la divisa gialla

marchiata della croce di Sant’Andrea. Di questo tremendo

castigo i Cepeda erano fortunatamente immuni e nemmeno

la più piccola macchia contaminava il blasone di Alonso de

Cepeda, quello delle due mogli e dei suoi dodici figli. Essi potevano

godere tutti del privilegio o tratamiento dell’hidalgo che

conferiva il prefisso di “Don” e di “Doña”, a seconda del caso,

ma che nel caso di Teresa era più che superfluo poiché la

futura santa dava in escandescenze vere e proprie ogni volta

che qualche ben pensante si rivolgeva a lei chiamandola col

suo titolo. I Cepeda erano al disopra di ogni sospetto, chiusi

nel loro palazzo presso i bastioni che sovrastavano proprio il

vecchio quartiere ebraico, ora deserto3.

Dopo aver ampiamente sorriso, tentiamo di delineare un

tracciato autentico, rispettoso della verità storica che, peraltro,

non sminuirà per nulla la grandezza di Teresa di Gesù, anzi

la renderà aperta al nostro tempo e non ridotta soltanto a un

reperto archeologico.

Si viene creando quindi «una chiave interessante di lettura

della Santa»4 che farà emergere alcune componenti dell’identità

di Teresa, perché la trasmissione della tradizione familiare

non è indifferente nella creazione della personalità e della selfimage

di ciascuno.

[...]



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Titolo: "Apollinaris n. 2/2015"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022678
Prezzo: € 24.00

Descrizione:

INDEX

 

 

I. Apostolica 

Supremum Signaturæ Apostolicæ Tribunal, Decreta 

Cristian Begus, Adnotationes in Decreta 

 

II. Studia 

Javier Belda Iniesta, Il trattamento canonico dell’eretico fino all’epoca medievale 

Simona Segoloni Ruta, Consultare e consigliare nella Chiesa: la stagione conciliare moderna 

 

III. Argumenta

Manuel Jesús Arroba Conde, Le “Litteræ motu proprio datæ” sulla riforma dei Processi di nullità matrimoniale: prima analisi. Alcuni aspetti delle nuove Norme sulle Cause di nullità del Matrimonio

Vincenzo Buonomo, Catholics and Muslims Working Together in the Service of Society: Legal and Institutional Elements for a True Dialogue 

Paolo Gherri, Consultare e consigliare nella Chiesa 

Maurizio Gronchi, Evoluzione del Sinodo dei Vescovi 

Émile Kouveglo, Il Sinodo dei Vescovi nella vita e nel Diritto della Chiesa. Tra “collegialità episcopale” e “sinodalità” 

Ivano Sassanelli, Il Tribunale della Rota Romana nell’odierno sistema processuale canonico

 

V. Bibliographica

Opera recognita 

MoynihanRobert - Somogyi Viktoria, La fiamma della fede. Un dialogo con il Cardinale Petér Erdö, LEV, Città del Vaticano, 2015 

Opera edita 

Opera accepta 

Fontes huius voluminis 

Bibliographia huius voluminis

 

VI. Indices 

Index Canonum CIC 1983 

Index Canonum CCEO 1990 

Index Nominum et Auctorum 

Index generalis



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Titolo: "Supremum Signaturæ Apostolicæ Tribunal"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022692
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

La nuova “Lex propria” del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica all’Art. 11 prevede espressamente la pubblicazione delle “Decisiones selectæ” dello stesso Supremo Tribunale. La Rivista Apollinaris pubblicherà periodicamente Decisioni, corredate dalla traduzione in lingua italiana e da qualche cenno di commento da parte della Rivista stessa.



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Titolo: "Catholics and Muslims Working Together in the Service of Society: Legal and Institutional Elements for a True Dialogue"
Editore: Lateran University Press
Autore: Vincenzo Buonomo
Pagine:
Ean: 2484300022739
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Summary 1. A general overview. 2. The primacy of the human person and human work. 3. The target of global development. 4. The meaning of a true justice. 5. Protecting the environment: human ecology. 6. The great objective of peace. 7. Conclusions.

 

Sommario 1. Uno sguardo generale. 2. Il primato della persona e il lavoro umano. 3. Il traguardo dello sviluppo planetario. 4. Il significato della vera giustizia. 5. La protezione dell’ambiente: l’ecologia umana. 6. Il grande obiettivo della pace. 7. Conclusioni.



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Titolo: "Evoluzione del Sinodo dei Vescovi"
Editore: Lateran University Press
Autore: Maurizio Gronchi
Pagine:
Ean: 2484300022753
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario Premessa. 1. Il Sinodo, forma recente di un metodo antico. 2. Per un bilancio dell’avventura sinodale. 3. Proseguire sulla via del rinnovamento.

 

Summary Foreword. 1. The Synod, recent form of an ancient method. 2. For an evaluation of the Synodal adventure. 3. To continue on the path of renewal.



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