Articoli religiosi

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Titolo: "Servizio della Parola - n. 516"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025273
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

RUBRICA

Per comunicare meglio

58. I casi difficili/27.

Esposti in prima persona, con le proprie vicende personali (R. Laurita)

I nostri modi di dire

18. «Essere testimoni del Vangelo»

1. «Essere testimoni del Vangelo»: i significati impliciti di una frase nota (A. Carrara)

2. «Essere testimoni del Vangelo»: punto di vista teologico (M. Vergottini)

3. Essere testimoni del Vangelo con la vita (D. Rocchetti)

In cammino con Maria

C. Cremonesi

Tempo pasquale 2020

12 aprile / 31 maggio

Domenica di Pasqua (M. Bonelli, S. Toffolon, R. Laurita)

2ª domenica di Pasqua (M. Bonelli, S. Toffolon, R. Laurita)

3ª domenica di Pasqua (M. Bonelli, S. Toffolon, R. Laurita)

4ª domenica di Pasqua (M. Bonelli, S. Toffolon, R. Laurita)

5ª domenica di Pasqua (M. Bonelli, S. Toffolon, R. Laurita)

6ª domenica di Pasqua (M. Bonelli, S. Toffolon, R. Laurita)

Ascensione del Signore (M. Bonelli, S. Toffolon, R. Laurita)

Domenica di Pentecoste (M. Bonelli, S. Toffolon, R. Laurita)

 

58.

I casi difficili /27

Esposti in prima persona,

con le proprie vicende personali

di Roberto Laurita

 

Affrontando il tema della funzione espressiva e del posto dell’«io» nella catechesi, Xavier Thévenot («L’etica dell’atto catechistico. Etica e funzione del linguaggio in catechesi», in Aa.Vv., La morale in catechesi, problematiche e prospettive, Paoline, Milano 1991, pp. 81-106) ricorda che «preoccuparsi di dar testimonianza è preoccuparsi dell’aspettativa degli altri» (p. 90). Ma, paradossalmente, proprio questo far posto all’altro rischia di essere «una manifestazione bella e buona di ciò che alcuni chiamano la ‘malattia dell’idealismo’». Infatti, «quando nella testimonianza l’aspettativa degli altri è instaurata come criterio della qualità di vita del testimone, questi altri si trasformano in oggetti-specchio a servizio dell’immagine ideale del testimone e non in soggetti di comunicazione portatori di una novità di domanda» (p. 91).

• Ecco perché una testimonianza autentica è quella che nasce da una dialettica di rinuncia-scoperta: «rinunciare ad un’immagine totalmente idealizzata di se stessi per scoprire che l’io si sviluppa sempre nell’ambivalenza; rinunciare all’illusione secondo la quale la distanza tra il dire e il fare può essere totalmente abolita per scoprire che la vita umana e cristiana è un’avventura rischiosa in cui io sono incapace di fare tutto quello che dico e di dire tutto quello che faccio; rinunciare a guardarsi nella propria pseudo “profonda indegnità” per scoprire che io sono certamente peccatore, ma peccatore reintegrato da Cristo nella sua dignità di figlio e di figlio di Dio» (ibid.).
• Accettare questa realtà, sempre in divenire, mai compiuta, e vivere la condizione per certi aspetti paradossale dell’esistenza cristiana non è facile. Non lo è neppure per un ministro della Chiesa. Ecco perché è apprezzabile lo sforzo dell’autore della “lettera” che abbiamo fornito nella precedente puntata.
• Ammettere i propri limiti è un’operazione che ci consegna agli occhi degli altri nella nostra nudità e ci sottrae alla facile tentazione di creare una “statua” di noi stessi, senza difetti e senza incrinature, nel vano tentativo di corrispondere pienamente alle loro attese impossibili. 
• Detto questo, però, non possiamo fare a meno di notare come il testo analizzato rimanga forse troppo nel generico e si sottragga alla possibilità di dare un nome concreto, circostanziato, alle “lentezze”, ai “ritardi”, alle “inadempienze”. È chiedere troppo? Porterebbe a pronunziare una confessione pubblica in piena regola? Certo è che più nebulose sono le ammissioni, meno disagevole risulta il modo di procedere perché tutto appare avvolto da una genericità che funge da cortina fumogena. Il dubbio che abbiamo espresso, in ogni caso, nulla toglie al pregio di un tentativo riuscito di chiedere scusa in modo esplicito per i propri difetti e le proprie fragilità.  

*** Abbiamo già avuto modo di affermarlo molte volte nel corso di questa rubrica: il prete, nel suo ministero, è inevitabilmente una persona che vive sotto i riflettori, esposto alle curiosità, alle osservazioni, alle critiche della gente. Le scelte che adotta, le decisioni che prende – da quelle più minute a quelle più importanti – sono tutte sottoposte al vaglio dei suoi parrocchiani, che non sempre si mostrano benevoli e che, in ogni caso, esprimono criteri contrastanti di valutazione. Non di rado un prete si trova, nella cassetta della posta, la lettera di un fedele che esprime richieste, manifesta dissenso, provoca con giudizi taglienti o con qualche rimprovero molto diretto. Per lo più si tratta di comunicazioni anonime. Chi le ha costruite non ha neppure il coraggio di firmarsi, di uscire allo scoperto, di dichiarare la sua identità. Gli basta aver procurato un po’ di sofferenza. Non gli interessa un confronto, un dialogo franco e adulto. Ma qualche volta si ha modo di imbattersi in qualcuno che non si limita a denunciare qualcosa che non va, ma dà prova di un’attenzione benevola perché vede i cambiamenti accaduti e quelli in corso, la situazione complessa e non sempre facile con cui ogni prete si deve misurare quotidianamente. A titolo esemplificativo abbiamo scelto, allora, di proporre uno scambio epistolare tra un parroco e quello che si definisce “un amico”. Ci aiuta a fare un utile esercizio a proposito di comunicazione.   Lettera di un fedele e risposta di don ……. Carissimi, poco tempo fa ho ricevuto una bella lettera che ritengo utile e interessante pubblicare. Di seguito la trascrivo unitamente alla mia risposta. Vi invito a leggerle: penso possano essere per tutti uno spunto di riflessione. Carissimo don ….., è da molto tempo che voglio scriverti questa lettera e finalmente ci sono riuscito. Non sapevo da dove cominciare, perché avevo tante cose in mente che volevo dirti e non sapevo quali scegliere e da dove iniziare. Innanzitutto ti devo dire subito che non ho molta simpatia per [...]



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025280
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

INDICE

Editoriale: Maria, la creazione secondo il sogno di Dio

ALFONSO LANGELLA

La figura di Maria oggi

SIMONA SEGOLONI RUTA

Donne, immaginario mariano e tentativi di risignificazione

DENIS S. KULANDAISAMY

La predestinazione della grazia: creazione e redenzione. Il caso di Maria

CETTINA MILITELLO

Corpo creato e corpo sessuato: l’Immacolata e l’Assunta

SALVATORE M. PERRELLA

Maria, una vita di relazioni

LUCA M. DI GIROLAMO

Maria e la creazione nel Medioevo occidentale: i «titoli» mariani

GIAN MATTEO ROGGIO

Ecologia, creazione e Assunzione della Vergine:

Giovanni Paolo II e Francesco

ANDREA DALL’ASTA

La Dormitio Virginis, tra iconografia bizantina e Caravaggio

GIANCARLO BRUNI

Maria tra creazione e redenzione. Affondi ecumenici

Documentazione: La figura della Vergine e la questione ecologica

(Gian Matteo Roggio)

Invito alla lettura (Silvano M. Danieli)

In libreria

 

Editoriale

Maria, la creazione secondo il sogno di Dio

«Tu sei la terra obbediente, Maria, la creazione che ama e adora»

La Madre del Signore è l’immagine e il simbolo della creazione secondo il sogno di Dio, l’inizio di una nuova creazione, redenta per pura grazia. Un’affermazione ardita, per alcuni forse eccessiva, soprattutto se si guarda a Maria e alla sua creaturalità, soggetta al limite e alla fragilità propria della condizione umana. Una lunga e consolidata tradizione, tuttavia, ha consegnato alla comunità cristiana una simbolica che associa strettamente la Madre del Signore alla creazione. Da una parte, ella rappresenta il creato giunto alla sua perfezione; dall’altra, è la «Regina» (Domina) sulla creazione ancora in cammino nel tempo e nella storia. Su questa tradizione, si innesta anche il magistero di papa Francesco: «Maria, elevata al cielo, è Madre e Regina di tutto il creato. Nel suo corpo glorificato, insieme a Cristo risorto, parte della creazione ha raggiunto tutta la pienezza della sua bellezza» (Laudato si’, 241).
Su
Maria, simbolo della creazione, si concentra il fascicolo. Spesso l’attenzione si focalizza sulle dinamiche storico-salvifiche che vedono coinvolta la Madre di Dio, una dimensione che non può essere ignorata, ma la ricerca teologica ha indicato anche altre prospettive. Particolarmente significativo è il riferimento alla creazione, come polo da associare alla redenzione, un binomio che in Maria si congiunge, in piena continuità: Maria è l’icona della creazione redenta che rimanda non a se stessa, ma orienta all’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Maria è simbolo della creazione perché la “rappresenta” pienamente. Questa “rappresentanza” trova una singolare espressione nei dogmi mariani del XIX e XX secolo – l’Immacolata Concezione e l’Assunzione – nei quali Maria è presentata come la creazione arrivata per sola grazia alla sua forma definitiva. La situazione di privilegio in cui sembra collocarsi Maria trova spiegazione e origine nel rapporto inscindibile con il mistero di Cristo e della sua grazia: tutto sgorga da qui, ad esso conduce, manifestandone l’efficacia potente e inarrestabile. La simbolica mariana è inseparabilmente legata anche al mistero della chiesa, rivelando il fine cui tendono le sue azioni salvifiche, vale a dire la risurrezione dai morti e la piena comunione con Dio. Un’altra dimensione in cui si realizza la “rappresentanza” di Maria riguarda i momenti fondamentali della creazione: il nascere, il crescere, la relazione uomo/donna, il vivere in comunità, il morire (soprattutto nei vangeli di Luca e Giovanni). In tutto ciò Maria conserva la sua piena “laicità”, intesa come ricerca del senso di tutto ciò che le accade, in costante apertura all’azione di Dio. La prospettiva della creazione consente di scorgere il mistero della Madre di Dio non solo nel dogma e nel culto, vale a dire in un contesto cristologico e storico-salvifico, ma anche in rapporto alla dimensione culturale, in particolare quella del nostro tempo. Come osserva Stefano De Fiores, Maria è «una persona rappresentativa, frammento e insieme sintesi in cui si rispecchia il tutto della fede, della chiesa, della
società»
2. Maria, dunque, non è un frammento isolato, ma un tu integrato nell’insieme della vicenda umana, all’interno della storia della salvezza, in cui occupa un posto centrale ma senza esserne il centro, che è sempre e solo il Cristo e in lui il Padre nello Spirito. Il fascicolo si apre con la riflessione di Alfonso Langella, La figura di Maria oggi. Il concilio Vaticano II, la pubblicazione della Marialis cultus di Paolo VI, il contributo dei teologi e i profondi mutamenti che hanno caratterizzato la vita sociale e culturale degli ultimi decenni impongono un modo diverso di considerare la figura e il ruolo della Madre di Dio. Da sempre la simbolica mariana ha giocato un ruolo fondamentale nell’esperienza dei credenti. Non di rado, però, questi simboli hanno subito contaminazioni sessiste e patriarcali. Per Simona Segoloni Ruta, Donne, immaginario mariano e tentativi di risignificazione si rende quindi necessaria una “purificazione” di alcuni simboli mariani per coglierne tutta la loro carica liberante. Il dogma dell’Immacolata Concezione chiama in causa il peccato originale e il mistero della redenzione. Si tratta del mistero di grazia e predestinazione che coinvolge la Vergine, colei che diventerà la madre del Figlio con un atto di misericordia preventiva, fondato sui meriti di Cristo. Su questi e altri aspetti riflette Denis S. Kulandaisamy, La predestinazione della grazia: creazione e redenzione. Il caso di Maria. In alcune rappresentazioni, il corpo di Maria sembra quasi scomparire, lasciando intravvedere una vera e propria operazione di desessualizzazione o di de-femminilizzazione. Il contributo di Cettina Militello, Corpo creato e corpo sessuato: l’Immacolata e l’Assunta si sofferma su queste dinamiche, soprattutto in rapporto a due dogmi
riguardanti la Madre di Dio: la sua Immacolata Concezione e la sua Assunzione al cielo. Tra gli aspetti che accomunano l’esperienza della madre di Gesù a quella di tutte le persone umane, vi è senza dubbio il suo essere immersa in una ricca rete di relazioni. Su questa nodale dimensione si concentra lo studio di
Salvatore M. Perrella, Maria, una vita di relazioni. Tra storia e teologia si colloca Luca M. Di Girolamo, Maria e la creazione nel Medioevo occidentale: i “titoli” mariani. Il Medioevo vede l’uomo immerso nel mistero di Dio e la Madre di Dio come emblema dell’equilibrio tra cielo e terra. Attraverso l’impiego della simbologia e dell’analogia, la riflessione teologica medievale propone un modo peculiare di onorare Maria, senza trascurare il riferimento cristologico. Nella teologia della creazione non mancano allusioni alla simbolica mariana. La tradizione ha indicato nella Madre di Dio il pieno compimento del creato che in lei giunge alla sua perfezione. Su questi aspetti è interessante cogliere il contributo di riflessione offerto da due pontefici, Giovanni Paolo II e Francesco, particolarmente sensibili alla dimensione mariana. È quanto propone nel suo articolo Gian Matteo Roggio, Ecologia, creazione e assunzione della Vergine: Giovanni Paolo II e Francesco. Il tema della raffigurazione di Maria nell’arte bizantina e in quella occidentale è trattato da Andrea Dall’Asta, La Dormitio Virginis, tra iconografia bizantina e Caravaggio. Nei vangeli non vi è alcun cenno ai tratti fisici di Maria né si parla della sua morte. Malgrado ciò, le comunità cristiane hanno sviluppato un’articolata riflessione tanto sul corpo della Madre del Signore che sul suo trapasso dalla morte alla vita. L’ultimo articolo affronta una questione rilevante, se, cioè, Maria abbia qualcosa da dire su creazione e redenzione. La riflessione si distingue per il taglio ecumenico, ambito che in passato si è rivelato “divisivo”, mettendo a dura prova i rapporti tra le diverse confessioni
cristiane. È il contributo di
Giancarlo Bruni, Maria tra creazione e redenzione. Affondi ecumenici. La Documentazione, a cura di Gian Matteo Roggio, propone alcune pagine sul rapporto tra la Vergine Maria e la «questione ecologica ». Il testo, tratto da un’articolata riflessione elaborata nel 1995 dalla Pontificia Facoltà Teologica «Marianum» di Roma, si apprezza ancor oggi non solo per la sua attualità, ma anche per aver profeticamente anticipato diversi temi dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco. La pubblicistica mariologico-mariana è molto ampia: farne un bilancio o evidenziare i contributi più significativi si presenta come un’operazione alquanto ardua, anche per gli addetti ai lavori. Risulta quindi particolarmente prezioso l’ Invito alla lettura, a cura di Silvano M. Danieli, realizzato allo scopo di segnalare le opere più autorevoli al lettore desideroso di accostarsi alla figura di Maria e di addentrarsi – senza smarrirsi – nella “questione” mariana e nelle sue variegate sfumature. Buona lettura. *** «CredereOggi» compie quarant’anni (1980-2020) La nostra rivista inizia una nuova annata e insieme raggiunge un importante traguardo: quarant’anni di storia, in compagnia e a servizio dei lettori. Il contesto odierno è diverso da quello che ha visto i primi passi della rivista: molte cose sono cambiate nel mondo, nella società italiana e nella chiesa. È rimasta immutata, tuttavia, la mission che contraddistingue «CredereOggi»: porsi come ponte tra la ricerca teologica e la comunità ecclesiale. Fin dalla sua fondazione, infatti, la rivista si presenta come strumento di formazione cristiana, nell’intento di fornire un contributo qualificato ma “accessibile” a tutti coloro che
desiderano “pensare” la propria fede. In un mondo, segnato sempre di più dalla rapidità e dalla profondità dei mutamenti sociali, culturali ed economici,
«CredereOggi» conferma il proprio impegno, rimanendo fedele alla propria storia e al proprio stile, nella costante attenzione alla riflessione teologica più autorevole e alle esigenze della comunità ecclesiale, alle prese con sfide inedite, ma da affrontare sempre con fede e intelligenza. «CredereOggi» si rivolge con gratitudine a voi lettori, chiedendo di confermare il vostro apprezzamento e la vostra fiducia e di sottoscrivere anche per quest’anno l’abbonamento: un gesto semplice che ci permetterà di offrire ancora il nostro servizio di divulgazione teologica. Alla beata Vergine Maria, cui è dedicato questo fascicolo, affidiamo il cammino della rivista perché possa contribuire alla crescita della comunità ecclesiale nella comprensione delle cose che riguardano Dio e l’umanità del nostro tempo.



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 515"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024917
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Per comunicare meglio

57. I casi difficili/26.

Esposti in prima persona, con le

proprie vicende personali (R. Laurita)

I nostri modi di dire

17. «... A posto con Dio»

1. «A posto con Dio» (A. Carrara)

2. «A posto con Dio»: il punto di vista biblico (+ Luciano Monari)

3. È possibile sentirsi a posto con Dio? (A. Gaino)

Per scoprire il senso del digiuno

R. Laurita

Tempo di Quaresima 2020

26 febbraio / 11 aprile

Mercoledì delle Ceneri (L. Rossi, M. Della Bianca, R. Laurita)

1ª domenica di Quaresima (L. Rossi, M. Della Bianca, R. Laurita)

2ª domenica di Quaresima (L. Rossi, M. Della Bianca, R. Laurita)

3ª domenica di Quaresima (L. Rossi, M. Della Bianca, R. Laurita)

4ª domenica di Quaresima (L. Rossi, M. Della Bianca, R. Laurita)

5ª domenica di Quaresima (L. Rossi, M. Della Bianca, R. Laurita)

Domenica delle Palme (L. Rossi, M. Della Bianca, R. Laurita)

Giovedì santo (R. Laurita, M. Della Bianca)

Venerdì santo (R. Laurita, M. Della Bianca)

Veglia pasquale (R. Laurita, M. Della Bianca)

 

 

57.

I casi difficili /26

Esposti in prima persona,

con le proprie vicende personali

di Roberto Laurita

In questa puntata proseguiamo l’analisi di un racconto, rintracciato sul sito online di un settimanale diocesano, per poi affrontare un tema spinoso: Come esprimersi quando chi scrive è esposto in prima persona, con le sue vicende personali? Avevamo lasciato la cronaca della seduta del Consiglio Pastorale Parrocchiale (d’ora in poi: CPP) nel momento in cui rilevava come una comunità senza la presenza del prete rischia sia un impoverimento che una disgregazione interna fra i tanti gruppi di volontariato. Ecco perché i membri del CPP invitano a “ritardare” l’istituzione dell’Unità Pastorale, al fine di “preparare meglio il futuro”. Una proposta dettata da saggezza? Chi scrive vi scorge, assieme al suo amico, anche qualcos’altro… E lo fa emergere nel terzo paragrafo: ritardare può diventare un espediente per affossare il progetto. Ecco perché, interpellati, i due “esterni” rispondono bloccando sul nascere quello che potrebbe assurgere a diversivo: «dati i tempi, il progetto appare come improrogabile». Ma non può bastare raggiungere il consenso su questa affermazione. I membri del CPP si spingono oltre: «prepararsi e anche preparare il terreno, con una proficua gradualità, già fin d’ora e concretamente per un nuovo tipo di organizzazione». A questo punto la domanda del parroco, presidente del CPP, fa da detonatore ad un progetto preciso: «Che cosa si può proporre nell’immediato?». Prende così corpo quello che costituisce un vero e proprio vademecum per arrivare all’istituzione di un’Unità Pastorale. Eccone le tappe: • continuare il rapporto di collaborazione tra le parrocchie; • potenziarlo e consolidarlo, superando le resistenze dei parroci (da “catechizzare”); • riunire i consigli pastorali e i consigli degli affari economici in sedute congiunte «per armonizzare bene la vita pastorale» e «mettere le basi per un insieme di pratiche e di usanze che coinvolgono tutte le parrocchie»; • affidare ad uno dei parroci l’incarico di «coordinatore del gregge e delle attività comuni». A questo percorso manca, tuttavia, una tappa decisiva: «attuare incontri con le comunità coinvolte per informarle, creare consenso, indicare gli organismi importanti e necessari…». Ai nostri lettori non sfuggirà che nel testo si invoca due volte l’intervento di qualcuno che vigili. Non si tratta, infatti, di un processo spontaneo. I due estensori non esitano ad indicare il ruolo dei superiori (che evocano con stile dichiaratamente pretesco: “i nostri superiori”), ma anche qualcuno che assicuri un sostegno e un indirizzo alle riunioni proposte. La conclusione mette il sigillo a tutto il componimento: «Francamente, noi due, il Belsito e io, siamo convinti di aver partecipato a un signor momento di Chiesa». Sì, arrivati alla fine, tutti i nostri lettori se ne saranno accorti: siamo dentro una fiction, che non è fantasia [...]



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Titolo: "Concilium - 2020/1"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025204
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Carlos Mendoza-Álvarez – Thierry-Marie Courau, Editoriale

Abstracts 

I. Violenze, resistenze e spiritualità

1. Violenze

1.1 Raúl Zibechi, Accumulazione per furto e violenza sistemica 

Introduzione

I/ Estrattivismo o società estrattiva?

II/ Accumulazione per espropriazione o guerra contro i popoli?

III/ Democrazia o campo di concentramento?

1.2 Gina Marcela Arias Rodríguez – Luis Adolfo Martínez Herrera,

Transizioni, resistenze e movimento delle donne.

Una prospettiva a partire dal caso colombiano 

I/ Scenario di transizione: decalogo di promesse su sfondi instabili

II/ Elementi generali di contesto alla luce delle esperienze di transizione nel caso colombiano

III/ Movimento sociale di donne e resistenze di fronte alla guerra

IV/ A mo’ di chiusura

2. Resistenze

2.1 Gustavo Esteva Figueroa, Prendersi cura della casa comune 

I/ Introduzione

II/ Il modo Greta

III/ Imparare dall’esperienza

IV/ L’insurrezione in corso

1/ Il sentimento antipatriarcale

2/ Il senso delle proporzioni

3/ Buon senso

4/ Sussistenza autonoma

5/ Recupero del suolo e della virtù

V/ Lo spiraglio è aperto

2.2 Susan Abraham, Le donne nelle loro varie lotte: l’attivismo spirituale come conoscenza “altra”

3. Spiritualità

3.1 Sofía Chipana Quispe, Saperi e spiritualità relazionali in Abya Yala

I/ Parola che vive

II/ Sapienze ancestrali in resistenza

1/ Cinque secoli di resistenza

2/ Cosa saremmo stati, se avessimo potuto esserlo?

III/ La sapienza della crescita amorevole della vita

1/ Sapienze reciproche nella crescita della vita

2/ Princìpi e valori eterni

IV/ Il tessuto delle spiritualità relazionali in Abya Yala

1/ Intrecciare le nostre spiritualità

2/ Le fonti delle spiritualità relazionali

V/ Ricercando la reciprocità della guarigione


3.2 Cleusa Caldeira, Teo-quilombismo: resistenze spirituali afro-brasiliane 

Introduzione

I/ Il razzismo come processo di (auto)annientamento

II/ Quilombismo come decolonizzazione radicale

III/ Il “divenire nero” come esperienza ontologica

IV/ Resistenze spirituali: Muquifu e chiesa delle Sante Nere

Considerazioni finali

3.3 José de Jesús Legorreta Zepeda,

Comunità diverse inabitate dalla Rua divina 

I/ Il “sintomo comunitario” come denuncia e costruzione del futuro

II/ E la “comunità ”cristiana?

III/ Comunità di fede, resistenza e “futuri degni” abitati dallo Spirito

3.4 Juan Carlos La Puente Tapia, Resistenze, forza messianica dell’an-archia divina

I/ Evocazioni e provocazioni

II/ Cambiamento epistemico: l’ascolto, l’amicizia e la comunione con le ferite aperte che ci uniscono

III/ Cambiamento antropologico: amicizia nella Vita

IV/ Cambio di temporalità: azioni creatrici, trasgressive e simboliche

V/ Vocazione

VI/ Convocazione

II. Forum teologico 113

1. Alfredo Ferro Medina, Dal Vaticano II al sinodo sull’Amazzonia: verso una Chiesa sinodale

I/ Introduzione

II/ Sinodo come processo

III/ Invito a una conversione ecclesiale e sinodale

IV/ Chiesa in uscita, samaritana e profetica, che difende la vita e se ne prende cura


2. Agenor Brighenti, La riforma della curia romana

I/ Introduzione

II/ Riformare la curia: una rivendicazione che viene da lontano

III/ La riforma della curia: un’attesa di rinnovamento del Vaticano II

IV/ La riforma di Francesco: il primato della sinodalità ecclesiale

V/ A mo’ di conclusione

3. Francis Schüssler Fiorenza, Johann Baptist Metz (1928-2019). In memoriam

III. Rassegna bibliografica internazionale



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025181
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Sommario


Editoriale

Annalisa Guida

SENTIERI DI PAROLE

Sebastiano Pinto

IN PRINCIPIO ERA IL FRAMMENTO

Annalisa Guida

«PRENDI IL LIBRO E DIVORALO»

Laura Invernizzi

LA SCRITTURA DELL’ALLEANZA

Ombretta Pettigiani

LA TORÀ: VIA DI DIO

Guido Benzi

LA «COSCIENZA CANONICA»

DELLA TORÀ

Sebastiano Pinto

BIBLIOGRAFIA RAGIONATA

Furio Biagini

INTERPRETAZIONE EBRAICA

DELLE SCRITTURE

Luca Mazzinghi

IL PENTATEUCO E I CRISTIANI:

UN RAPPORTO DA RICOSTRUIRE

Marco Tibaldi

IL PENTATEUCO NELLA SCUOLA:

LA CREAZIONE

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

Dai monaci editori agli scrittori professionisti

MEN AT WORK

Valeria Poletti

«Per capire la storia, rifarsi ad un tempo remoto»

APOSTOLATO BIBLICO

Alessandro Zavattini

Esperienze narrative e attive con la Bibbia

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Fotogrammi ricchi di teologia:

Mosè sul Monte Sinai, di Bartolo di Freddi

 

_____________________________________________

Editoriale 

Negli ultimi cinque anni la nostra rivista si e occupata di temi biblici trasversali: la costituzione conciliare Dei Verbum sulla divina rivelazione; dodici personaggi (sei dell’Antico e sei del Nuovo Testamento); sentimenti, affetti ed emozioni. Al momento di compiere sessantacinque anni, torniamo a introdurre e accompagnare la lettura di libri della Bibbia. Cominciamo dall’inizio, in senso non solo spaziale (i primi di una serie), ma anche qualitativo (i libri fondanti). Essi infatti rappresentano, nel loro insieme, il punto di partenza di fili tematici che testi successivi riprenderanno come propria trama o che utilizzeranno come spunto per variazioni originali. Il consiglio di redazione ha individuato dodici temi. Quest’anno si approfondiranno: dalla parola al libro; alleanze; famiglie e generazioni; memoria; cibo; legislazione. Il prossimo: terra; servizio; storia e senso della storia; leader, istituzioni e poteri; popolo di Dio; corpo. Si tratta insomma di indicare e aprire varchi d’accesso per entrare con consapevolezza nel Pentateuco. La loro successione non presuppone una scala discendente di importanza, perche tutti attraversano i cinque libri e concorrono in egual misura alla ricchezza del tutto. Forse si puo escludere il primo, quello del presente fascicolo, di chiara natura introduttiva. Sebastiano Pinto lo apre con un articolo che illustra a grandi linee la storia delle ipotesi circa la formazione del Pentateuco, dal Settecento ad oggi, senza sorvolare sulle questioni che rimangono aperte (la rivelazione tra storia e fede, il rapporto tra lettera e Spirito). Complementare ad esso e la bibliografia ragionata, in cui il medesimo autore presenta le introduzioni piu significative e i manuali piu diffusi sul Pentateuco, pubblicati in italiano negli ultimi vent’anni. Annalisa Guida e Marcello Panzanini si concentrano sul supporto fisico, materiale, che ha permesso alla memoria e alla scrittura di Israele di attraversare i secoli e giungere fino a noi. La prima tratteggia la storia del passaggio dal rotolo di papiro al codice in pergamena al libro di carta, soffermandosi sui rotoli del Mar Morto e sugli Exsultet. Il secondo invece contestualizza l’attività degli amanuensi medievali in ambito, soprattutto, monastico, con un accenno ai miniaturisti. Di taglio più biblico i contributi di Laura Invernizzi, Ombretta Pettigiani e Guido Benzi. La prima approfondisce la portata della messa per iscritto della legge dettata da Dio nel libro dell’alleanza da parte di Mosè. Ricorrendo alle categorie della narratologia, evidenzia la contiguità che si crea tra popolo e lettore, così che l’impegno etico, con cui il popolo risponde allo scritto dell’alleanza impegnandosi, diventa per il lettore appello a una ricezione altrettanto entusiasta dello scritto che ha in mano, disponibile a mettere in pratica quanto vi trova, prima ancora di capirlo. Tale contiguità sta all’origine di quello che Guido Benzi chiama «coscienza canonica», cioè il sorgere, nelle comunità in cui nasce la Bibbia, di una convinzione secondo la quale determinati scritti sono normativi per la fede e la vita della comunità stessa. Ombretta Pettigiani, infine, mostra come non sia corretto ridurre il Pentateuco al materiale legislativo in esso contenuto. La legge ha sì un significato profondo e un ruolo importante, ma in quanto pensata dentro qualcosa di più ampio (l’alleanza) e posta a servizio della reciproca appartenenza tra Dio e il suo popolo. Non stupisce dunque che la tradizione ebraica denomini i primi cinque libri come Torà (insegnamento, istruzione), e neppure che sia letta in sinagoga tutta nel corso di un anno. La centralità, che essa occupa nella visione religiosa ebraica, insieme alla torà orale (ovvero il Talmùd), è evidenziata da Furio Biagini, che nel corso dei due anni, apporterà la sua prospettiva di ebreo credente. Ogni numero sarà arricchito anche da rubriche fisse come, per esempio, «Il Pentateuco nella scuola» (Marco Tibaldi) e «Men at work» (Valeria Poletti) sulle riletture che l’arte ha offerto di testi e personaggi del Pentateuco. Dunque, buona lettura.

Marco Zappella



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025211
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale

2 D. Cravero

Media e liturgia:

vigilanza e intelligenza

Studi

4 G. Riva

La logica del digitale

9 P. Benanti

Digitale, presenza, partecipazione

14 N. Valli

Liturgia e tecnica:

storia di amore e diffidenza

19 A. Grillo

Spazio e tempo 3.0

24 M. Belli

Ma la messa in TV «vale»?

29 G. Tornambè

Uso e abuso dei media nella liturgia

34 D. Cravero

Simbolico rituale, simbolico digitale

Formazione

39 M. Rondonotti

Schede

1. Riti e preghiere in digitale

44 V. Scarfia

Liturgia e disabilità: percorsi

1. Riti, media e disabilità

48 A. Giardina

Pietà popolare e liturgia

1. Quaresima e Settimana santa

Sussidi e Testi

53 D. Locatelli

Preparare l’omelia

navigando in rete

57 C. Paniccia

Formarsi on line

62 L. Peyron

Una App per pregare

Segnalazioni

 

Domenico Cravero

Media e liturgia: vigilanza e intelligenza

A suo modo l’era digitale è un segno dei tempi. Costituisce un punto di vista da cui osservare il mutamento delle forme simboliche e il loro diffondersi e consolidarsi. Invenzione tecnica e comportamenti di massa si influenzano reciprocamente. Non sono solo i media che condizionano il costume, è anche la cultura postmoderna che domanda tecnologie nuove. Media e società evolvono indipendentemente ma contemporaneamente. È evidente la direzione: tutto può essere messo a confronto, tutto è possibile diversamente, si può discutere ogni cosa, i giochi sono sempre aperti. La società si presenta senza centro e senza direzioni. Ognuno deve scegliere, a proprio rischio, tra possibilità sempre plurali. La circolarità delle reti si radica nella società aperta. La narrazione diventa pratica di massa, in un’inedita collaborazione tra professionisti e amatori. Si attiva un processo d’inclusione incessante, il cui principio non è gerarchico ma funzionale, non dice che cosa sia vero o giusto ma che cosa piaccia o serva. Nel progressivo indebolimento delle comunità fisiche, cambia anche il concetto e l’esperienza dei legami: il loro numero si misura con i like, la loro intensità con i followers. L’autorevolezza dipende dalla capacità dell’influencer. Cambia anche il processo psicologico dell’identità, che diventa l’arte di rendersi compatibili, cantiere sempre aperto a ogni possibilità. L’individuo contemporaneo è fondamentalmente uno spettatore: le persone si comportano come se fossero guardate, perché sono costantemente connesse. Nella quarta rivoluzione industriale, presenza, partecipazione, mediazione acquistano significati diversi. La tecnologia cambia il modo di intendere la realtà (non più solo fisica, ma anche virtuale e aumentata) dove s’intrecciano in coevoluzione comunicazione e socializzazione, riflessività e partecipazione, pubblico e privato. Nei social, le persone si riducono a profili. Le comunicazioni sono veloci e poco adatte per concentrarsi sulla complessità dei sentimenti. È sempre meno frequente iniziare la conversazione con un: «Come stai?». Viene spontaneo chiedere innanzitutto: «Dove sei?» o «Cosa fai?». Nel progressivo indebolimento delle comunità, gli amici digitali servono per posizionarsi all’interno dei social e capire di chi sono ‘meno’ e di chi sono ‘più’. I flaneur digitali inventano i modi di dire che ci sono, in un orizzonte di possibilità, gestito comunicativamente attraverso la circolarità delle reti, che rendono possibili strati sempre più complessi di reciprocità, anche attraverso la crescita esponenziale di contenuti (testi, audio, foto, video). Si apre una nuova relazione tra comunicazione interpersonale e di massa. L’individuo vive il sociale sempre più come evento. È ovvio domandarsi che cosa diventi l’opera d’arte, nell’epoca della riproducibilità. La liquidità ha però il suo fascino: l’Io si sente più libero, espandibile alla virtualità. Ne fa lo strumento di osservazione del mondo. Si scopre però più solitario. La circolarità delle reti e il mondo liquido che ne consegue, comportano infatti una fatica mentale sovrumana, sempre alla ricerca di oasi di pace. La frammentazione dei rapporti e il politeismo dei valori disincantano il mondo, i riti lo re-incantano perché sono forme dell’affezione. Più le reti dissolvono, più i naufraghi cercano riparo nei riti. Pregare e celebrare nell’era del digitale non è però la stessa cosa di prima. Spazio e tempo nella esperienza del digitale non coincidono con le esigenze dei riti. Le forme espressive della creatività e della libertà dei mondi virtuali si sganciano dai corpi. Ma non c’è rito senza carne. I dispositivi digitali svincolano la comunicazione dalla presenza fisica, frammentano l’esperienza somatica nel virtuale, liberano dalla necessità di sincronizzare i corpi. Le ritualità invece ristabiliscono il corpo intero. Riscattano dalla quotidianità, attraverso performance vere. Realizzano ciò che i media promettono ma compiono solo virtualmente. La liturgia è un atto che chiede partecipazione attiva, non si riduce a orecchi e occhi. Il Dio, fatto carne, tocca il credente nella sua propria carne. Non sussiste nessuna celebrazione sacramentale e liturgica che prescinda dalla materialità. La rivelazione consiste nell’inaugurazione di una possibilità relazionale reale con Dio. Nella realtà virtuale o aumentata, la persona non sta interagendo con nessuno se non con se stesso. L’uso dei media nella liturgia potrebbe rivelarsi presto un abuso e non è rara l’impressione che la tecnologia, pur sofisticata, non sortisca effetto nel creare le condizioni per una vera celebrazione. Tuttavia, non necessariamente i media nella liturgia segnano una regressione. Possono anche imprimere una progressione. Il rapporto con il rito, infatti, non è mai immediato. Ci sono sempre mediazioni, anche nascoste: il vissuto devozionale, la visione teologica, l’inconscio affettivo. Ci vuole vigilanza e intelligenza per restituire ai riti il loro orizzonte complesso.



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025228
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

Editoriale: Una chiesa che si lascia rinnovare

AUGUSTO BARBI

Figure di chiesa nel Nuovo Testamento

VITO MIGNOZZI

Modelli di chiesa fino al Vaticano II. Semi della chiesa che verrà

GIANLUIGI PASQUALE

Il paradigma di riforma della chiesa in papa Francesco

SERENA NOCETI

Nuovi ministeri per una riforma viva

VITO MIGNOZZI

I laici nella chiesa del futuro

SIMONE MORANDINI

La chiesa che verrà: un volto ecumenico, uno stile di dialogo

MASSIMO NARDELLO

Chiesa sinodale

GIACOMO CANOBBIO

Il brevetto perso della salvezza

GIOVANNI GRANDI

Fiducia nell’algoritmo, sfiducia nell’umano?

La sfida del discernimento nell’epoca dei robot

Documentazione: Recuperare la memoria di appartenenza al santo popolo

di Dio - Francesco chiamato a edificare la chiesa

(Gianluigi Pasquale)

Invito alla lettura (Calogero Caltagirone)

In libreria

 

Editoriale

Una chiesa che si lascia rinnovare

L’esortazione apostolica Evangelii gaudium (EG) è attraversata, come da un filo rosso, dall’idea di una riforma della chiesa che a giudizio di molti costituisce l’autentica cifra dell’attuale pontificato. In un mondo provato da difficoltà economiche, morali e culturali, in cui emergono pulsioni disgregative del tessuto sociale (ed ecclesiale) e che ha smarrito l’ethos collettivo, papa Francesco traccia per la chiesa «un cammino di conversione missionaria e pastorale che non può lasciare le cose come stanno» (EG 25). Mutuando le parole di Paolo VI, Francesco indica la via di un «improrogabile rinnovamento ecclesiale», una vera e propria «riforma», da non intendere, però, in senso riduttivo, come semplice revisione delle strutture esistenti (EG 25). Immaginando la chiesa che verrà, l’attuale pontefice afferma: «Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione» (EG 27). Il processo riguarda l’intera compagine ecclesiale e comporta «l’apertura a una permanente riforma di sé per fedeltà a Gesù Cristo», poiché «ogni rinnovamento della chiesa consiste essenzialmente in un’accresciuta fedeltà alla sua vocazione»
Una visuale di ampio respiro, quindi, in cui alla tendenza tutta umana di ripiegarsi su di sé, si contrappone l’immagine di una chiesa «estroversa», che «si sporca le mani», un vero e proprio «ospedale da campo», secondo le efficaci metafore impiegate da papa Francesco per descrivere lo stile del rapporto della comunità dei credenti nei confronti delle miserie dell’umanità. La riforma auspicata dal pontefice, però, non è rivolta solo alle attività
ad extra, ma riguarda anzitutto i soggetti ecclesiali e le loro relazioni all’interno del popolo santo di Dio. I ministri ordinati svolgono un ruolo fondamentale, ma non devono dimenticare che sono al servizio della chiesa, costituita per lo più da cristiani laici, uomini e donne, chiamati anch’essi a offrire la loro testimonianza come credenti in Cristo e battezzati. Non una chiesa “monolitica”, ma una realtà ricca e variegata, in cui le differenze non sono un ostacolo o un motivo divisione, ma la via per valorizzare i doni di ciascuno, nella crescita e nell’edificazione reciproca. «CredereOggi» si inserisce nell’attuale dibattito, offrendo il proprio contributo di riflessione, nella prospettiva suggerita da papa Francesco. La questione della chiesa del futuro investe diversi aspetti, dalla riflessione teologica alla dimensione storica e sociologica, alla prassi pastorale. Il compito è, dunque, tutt’altro che semplice, perché molti sono gli interrogativi, le sfide e i fronti aperti. Nessuna pretesa di esaustività, ma solo il desiderio di affrontare alcuni dei nodi culturali ed ecclesiali non ancora pienamente risolti, lasciando aperta la discussione e proponendo abbozzi, come ulteriore invito all’approfondimento. Il primo contributo, a cura di Augusto Barbi, Figure di chiesa nel Nuovo Testamento, si propone di ritagliare alcune “figure” di chiesa nel primo cristianesimo. Ne emerge un quadro originale e variegato, termine di confronto quanto mai necessario per sollecitare un ripensamento della vita delle comunità cristiane nel nostro tempo. Lungo la storia, la riflessione ecclesiologica ha assunto configurazioni diverse. Attraverso lo strumento interpretativo del “modello”, si posso
(EG 26; cf. UR 6). Infatti, se deve avere grande rilievo la lettura dei “segni dei tempi”, caratterizzati da sfide inedite, difficili non solo da affrontare, ma persino da comprendere, la radice profonda dell’azione riformatrice, nei contenuti come nel metodo e nello stile, è da ricercare nella coscienza che la chiesa ha di sé e del mistero che le è proprio. Dal confronto tra il volto della chiesa così come si presenta oggi e l’immagine di Sposa «santa e immacolata» (Ef 5,27), riflessa nello sguardo del suo Signore, si trovano gli stimoli per “avviare i processi” necessari per l’attuazione della riforma. Non sono mancate le reazioni. Il richiamo del papa è sembrato ad alcuni una forzatura, una proposta inopportuna e destabilizzante, da declinare – nel migliore dei casi – come ottimizzazione della capacità operativo-funzionale di alcuni dicasteri o organismi curiali. Altri, invece, hanno salutato con favore la linea di papa Francesco, cogliendone non solo la necessità o l’opportunità, ma anche la totale sintonia con l’identità stessa della chiesa e della sua missione. In quanto sacramento universale di salvezza, la chiesa non può concepirsi come un’entità rigida, sempre uguale a se stessa, avendo come scopo principale quello di autoperpetuarsi in un sistema rigido che sembra metterla al riparo dalle turbolenze, ma che in realtà la imprigiona, isolandola dal mondo e dalla storia, trasformandola in un museo. Contro questa tentazione, con papa Francesco occorre chiedere «al Signore che liberi la chiesa da coloro che vogliono invecchiarla, fissarla sul passato, frenarla, renderla immobile» (
Christus vivit, 35). La chiesa, infatti, non esiste per sé, ma per annunciare il vangelo “a ogni creatura”, testimoniando nelle parole e nelle opere l’amore misericordioso di Dio per l’umanità, che geme e soffre a causa del peccato e della fragilità della condizione umana, ma che in Gesù Cristo è chiamata alla vita nuova nello Spirito Santo. La chiesa è pienamente se stessa e “ringiovanisce” «quando riceve la forza sempre nuova della parola di Dio, dell’eucaristia, della presenza di Cristo e della forza del suo Spirito ogni giorno» (Christus vivit, 35).
no cogliere i tratti costitutivi della dottrina sulla chiesa nelle diverse stagioni ecclesiali. È quanto si propone di indagare lo studio di
Vito Mignozzi, Modelli di chiesa fino al Vaticano II: semi della chiesa che verrà. Ecclesia semper reformanda, secondo un antico adagio. Papa Francesco ne ha fatto uno dei motivi principali del suo programma di pontificato. Non si tratta, come taluni credono, di una meteora o di un’iniziativa estemporanea: di una riforma cattolica si era già iniziato a parlare nel corso del XX secolo. Sulle radici storiche dell’idea di riforma della chiesa e sul modo particolare di intenderla e attuarla da parte dell’attuale pontefice riflette Gianluigi Pasquale, Il paradigma di riforma della chiesa in papa Francesco. È difficilmente attuabile una riforma della chiesa senza una riflessione sul ministero ordinato alla luce del rinnovamento auspicato dal concilio Vaticano II. Occorrerà prestare attenzione a fattori “strategici” quali le relazioni tra il vescovo e i presbiteri all’interno della chiesa locale, i percorsi formativi proposti nei seminari, la valorizzazione dei diaconi e il ruolo della donna nella comunità ecclesiale. Su questi (e altri) aspetti si sofferma l’analisi di Serena Noceti, Nuovi ministeri per una riforma viva. Nella chiesa dei prossimi anni, quale sarà il ruolo e il contributo dei laici? Non è facile rispondere, per diverse ragioni. Partendo da un’analisi della situazione attuale, è possibile individuare i fattori che hanno prodotto una certa situazione di stallo e indicare i possibili sentieri da percorrere per un sempre più consapevole protagonismo dei laici nella chiesa del futuro. È quanto si propone il contributo di Vito Mignozzi, I laici nella chiesa del futuro. Il Vaticano II ha indicato alla chiesa cattolica il dialogo come via e stile nel rapporto con le altre confessioni cristiane. Il cammino ecumenico si presenta, dunque, come un luogo di verifica della ricezione del concilio, oltre che un’occasione importante per disegnare uno stile
di chiesa alto e dinamico, come suggerisce
Simone Morandini, La chiesa che verrà: un volto ecumenico, uno stile di dialogo. Pensando al futuro, uno dei temi sui quali papa Francesco ha più volte richiamato l’attenzione è sicuramente la sinodalità, vale a dire il coinvolgimento dell’intera comunità ecclesiale nelle decisioni importanti che la riguardano. Il «camminare insieme» è una realtà profondamente radicata nella tradizione della fede e richiama i contenuti più profondi della rivelazione. Correttamente intesa, la sinodalità valorizza il sensus fidei di tutti i membri del popolo Dio e contribuisce all’ascolto ecclesiale della voce dello Spirito. Su questi e altri aspetti della sinodalità, riflette Massimo Nardello, Chiesa sinodale. La chiesa del futuro dovrà affrontare anche la questione soteriologica. In un mondo appiattito sul presente e spesso refrattario a qualsiasi discorso sulla salvezza, la chiesa deve sforzarsi di trovare nuove modalità di proporre l’annuncio. In particolare, la chiesa dovrà confrontarsi con le nuove attese delle persone e con le esperienze delle altre religioni. Su questo delicato argomento, offre un’attenta riflessione Giacomo Canobbio, Il brevetto perso della salvezza. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale si presenta come una delle sfide più significative con cui l’umanità e la chiesa dovranno confrontarsi nei prossimi anni. Tutto ciò si rifletterà inevitabilmente sui processi decisionali, affidati ad algoritmi sempre più sofisticati. Su questo scenario e sul suo impatto sociale ed ecclesiale riflette Giovanni Grandi, Fiducia nell’algoritmo, sfiducia nell’umano? La sfida del discernimento nell’epoca dei robot. Nella Documentazione, a cura di Gianluigi Pasquale, sono riportati due testi dell’attuale pontefice sul «sogno di una chiesa che verrà». Il primo risale al 2006, quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires, il secondo invece riporta alcuni stralci del suo celebre discorso ai giovani in occasione della XXVIII Giornata mondiale della gioventù (Rio de Janeiro, 27 luglio 2013).

Infine, nell’
Invito alla lettura, Calogero Caltagirone propone un’ampia rassegna di bibliografia ecclesiologica, nelle sue diverse articolazioni. Si segnalano le opere più significative che consentiranno di avviare una lettura orientata all’approfondimento personale, senza trascurare prospettive emergenti, ma non sempre rilevabili nella vulgata comune. Buona lettura. *** Il Consiglio di redazione di «CredereOggi» si unisce al cordoglio della chiesa di Adria-Rovigo per la morte di S.E. mons. Lucio Soravito De Franceschi, vescovo emerito, passato da questo mondo al Padre, dopo una lunga malattia († 6 luglio 2019). Sin dalla fondazione e per molti anni, prima e anche dopo la sua consacrazione episcopale, egli ha collaborato con la nostra rivista come membro del Consiglio di redazione e come autore di numerosi articoli, soprattutto di catechetica e pastorale. Ricordiamo con gratitudine e affetto la sua persona, il suo stile rispettoso e gioviale, la passione che nutriva per le «cose che riguardano Dio» (Eb 2,17) e il desiderio di comunicare la Parola con un linguaggio vivace e comprensibile a tutti. Forse anche per questo ha tanto amato la nostra rivista, cui non ha mai fatto mancare il suo prezioso apporto, nonostante gli impegni sempre più numerosi. Il Signore gli mostri il suo volto e gli dia pace.



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025235
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

Editoriale: La tecnica non è mai solo tecnica

SIMONE MORANDINI

Umani, cioè tecnici. Uno sguardo antropologico

SEBASTIANO PINTO

La tecnica. Uno sguardo biblico

GIOVANNI DEL MISSIER

La tecnica e l’umano: playing God?

PAOLO FLORETTA

La rete ci forma?

GAIA DE VECCHI

Teobloggers. «Moralia»: un’esperienza sul campo

GIUSEPPE ZEPPEGNO

Postumano come progetto?

FRANCO VACCARI

I social network e le relazioni personali

MAURIZIO FAGGIONI

Tecniche e fine vita

DOCUMENTAZIONE: Origini e realtà della tecnologia (Simone Morandini)

Teologia e tecnologia: suggestioni cinematografiche (Andrea Bigalli)

Invito alla lettura (Diego Santimone)

In libreria

 

 La tecnica non è mai solo tecnica

«L’umanità è entrata in una nuova era in cui la potenza della tecnologia ci pone di fronte a un bivio» (Laudato si’, n. 102). Con queste parole papa Francesco richiama l’attenzione sul ruolo sempre più rilevante assunto dalla tecnologia nel mondo odierno, ricordando che le sue conquiste hanno segnato una svolta epocale nella storia; al tempo stesso, però, il pontefice segnala l’urgenza di una riflessione sulla “potenza della tecnologia”, vale a dire sulla sua capacità di influenzare tutti gli ambiti dell’attività umana. Papa Francesco traccia un “parallelismo basilare”: «L’indiscutibile beneficio che l’umanità potrà trarre dal progresso tecnologico dipenderà dalla misura in cui le nuove possibilità a disposizione saranno usate in maniera etica»1. Il richiamo è quanto mai opportuno: nelle società moderne, la tecnologia è l’ambiente della vita quotidiana, al punto che la progressiva tecnicizzazione della vita individuale e collettiva è sempre più percepita e vissuta come una realtà “naturale”. La tecnologia rappresenta il volto visibile e concreto del progresso: le sue conquiste hanno contribuito allo sviluppo dell’umanità, liberando risorse e opportunità come mai si era
verificato prima. È facile intuire, però, che la tecnologia è foriera non solo di luci, ma anche di ombre. Le grandi capacità che lo sviluppo della tecnica mette nelle mani dell’uomo hanno sortito risultati non sempre in linea con le attese, mentre in diversi casi le applicazioni sono state asservite a interessi diversi dalla ricerca del bene degli individui o della società. Oltre a ciò, gli studiosi segnalano con preoccupazione «il sorgere nella coscienza collettiva di un affidamento fiduciale e sempre più incondizionato alle analisi fatte dagli strumenti automatici»
2. Ne è prova la tendenza ad affidare a macchine sempre più sofisticate operazioni e decisioni riguardanti la stessa vita umana (diagnosi di malattie, interventi chirurgici eseguiti da robot, gestione di sistemi di controllo e di sicurezza, ecc.). La diffusione del digitale e dell’informatica hanno impresso un’ulteriore accelerazione al processo di tecnologizzazione, ma senza che a ciò corrispondesse una riflessione etica che ne accompagni lo sviluppo, orientandolo secondo un progetto di società a servizio della dignità della persona umana e del bene comune. Come credenti o semplicemente come persone attente ai mutamenti sociali non possiamo assumere un atteggiamento passivo nei confronti dello sviluppo tecnologico e dei suoi contenuti antropologici e valoriali; si pone quindi la necessità di valutare il ruolo e il contributo dell’innovazione tecnologica affinché contribuisca a generare un autentico sviluppo umano. Nei consessi internazionali più autorevoli, gli attori importanti nei vari ambiti delle scienze applicate (tecnologia, robotica, cyber-sicurezza, ecc.) dialogano con la filosofia, l’etica e la teologia morale per «raggiungere dei criteri e dei parametri etici di base, capaci di fornire orientamenti sulle risposte ai problemi etici sollevati dall’uso pervasivo delle tecnologie».
Anche «CredereOggi» entra nel dibattito. Senza alcuna pretesa di esaustività, la rivista intende offrire il proprio contribuito a un nuovo discernimento nei confronti della tecnica e della progressiva tecnologizzazione della vita. In conformità allo stile della rivista, la via è quella del dialogo tra diverse competenze: scienze empiriche, filosofia, teologia. Non potrebbe essere diversamente, dal momento che la tecnologia è una realtà articolata e pluridimensionale. Per lungo tempo si è pensato che l’artefatto tecnologico fosse una semplice estensione delle capacità umane, ma ben presto si è compreso che la questione era più complessa: la tecnologia possiede un potere di trasformazione che va oltre il risultato più immediato sulla materia. In altri termini, «la tecnica non è mai solo tecnica», secondo un’efficace espressione di Benedetto XVI nell’enciclica
Caritas in veritate (n. 69). Porre in relazione tecnologia e teologia significa privilegiare una prospettiva particolare nell’approccio allo sviluppo tecnologico, in cui il punto della riflessione sta non nell’individuare direttamente soluzioni tecniche, ma anzitutto nel far emergere la domanda critica sul senso dell’umano che l’innovazione tecnologica media e sulle modalità che possano garantire uno sviluppo umano autentico. L’approccio teologico alla tecnologia presuppone la considerazione dell’umano e della sua realtà costitutivamente culturale e “tecnica”. Numerosi gli interrogativi che emergono e con i quali la teologia deve confrontarsi, soprattutto nel contesto odierno, profondamente segnato dalla presenza sempre più pervasiva della tecnica. Su questi aspetti riflette Simone Morandini, Umani, cioè tecnici. Uno sguardo antropologico. La narrazione bilica conosce il legame tra tecnica e sapienza, tra sapere e teologia, tra arte e mestieri. A partire dal campo semantico téchne e passando per l’analisi di alcuni testi, Sebastiano Pinto, La tecnica. Uno sguardo biblico, traccia un profilo dell’uomo in quanto essere chiamato a usare con sapienza le proprie risorse intellettuali e pratiche.
La tecnica può perdere il proprio carattere di mezzo per divenire fine e misura di ogni sapere e potere. Il “rischioso gioco della tecnocrazia” può minacciare la dignità umana e rappresentare un pericolo per la stessa sopravvivenza del pianeta. Di fronte ai nuovi scenari che l’impiego della tecnologia dischiude, la teologia è chiamata a una riflessione attenta al fine di governarne le potenzialità e orientarle al bene. È quanto sostiene lo studio di
Giovanni Del Missier, La tecnica e l’umano: playing god. Paolo Floretta, La rete ci forma?, si interroga sulla qualità umanizzante degli ambienti tecnologici e sugli aspetti non sempre positivi dell’uso della rete e delle nuove tecnologie. La riflessione non si ferma ai soli aspetti critici, ma riconosce agli ambienti tecnologici il carattere di loci theologici, da comprendere e abitare in ascolto dello Spirito. Ha senso l’esistenza di un blog teologico? A quali condizioni svolge un servizio ecclesiale? Ma, soprattutto, può promuovere una reale comunicazione generativa? Il blog dell’«Associazione teologica italiana per lo studio della morale» è l’esperienza a partire dalla quale si cerca di cogliere le luci e le ombre del rapporto tra riflessione teologica e nuovi media. È questo il contributo offerto dallo studio di Gaia De Vecchi, Teobloggers. «Moralia»: un’esperienza sul campo. Alcune correnti di pensiero ipotizzano (e auspicano) la creazione di una nuova specie umana “migliorata” grazie alla tecnologia. Si tratta di un variegato movimento culturale, detto genericamente “postumano” che è stato anche definito “la filosofia del nostro tempo”. Un’accurata riflessione su questo nuovo modo di pensare al futuro dell’uomo è offerta dal contributo di Giuseppe Zeppegno, Postumano come progetto? La riflessione critica sul rapporto tra teologia e tecnologia non può ignorare l’impatto dei social network su una dimensione fondamentale dell’esperienza umana, quella delle relazioni. Cosa accade ai fruitori delle tecnologie digitali nell’atto di comunicare con una o più persone?
Vi è piena consapevolezza circa il loro potenziale? Su questi e altri aspetti si sofferma
Franco Vaccari, I social network e le relazioni personali. Anche la morte e il morire, esperienze ineluttabili, hanno a che fare con gli strumenti tecnici resi disponibili dall’ingegno umano. Si dischiudono nuove possibilità, ma anche problemi inediti che investono tutti i soggetti coinvolti, chiamati al difficile confronto con diverse modalità di intendere e vivere la fragilità umana. Sulle sfide poste dalle crescenti capacità tecnologiche nella fine della vita terrena riflette Maurizio Faggioni, Tecniche e fine vita. La Documentazione offre una duplice prospettiva. Simone Morandini riporta una riflessione di David F. Noble (1945-2010) sulle origini della tecnologia e due testi di papa Francesco sulla realtà della tecnica e la conseguente necessità di discernimento. Andrea Bigalli, invece, affronta la questione del rapporto tra teologia e tecnologia in alcune importanti opere cinematografiche. L’ Invito alla lettura, a cura di Diego Santimone, offre un’ampia rassegna bibliografica sui temi del fascicolo. Il contributo è prezioso, perché indica al lettore le opere più significative e aggiornate sulla riflessione teologica riguardante la tecnica e lo sviluppo tecnologico, che costituiscono uno dei tratti caratterizzanti della nostra epoca. Buona lettura.



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025242
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

Editoriale: Tra destino e destinazione

FRANCO GARELLI

Fine o compimento? La morte e il morire nell’opinione degli italiani

PATRIZIO ROTA SCALABRINI

Attesa e forme di compimento della vita. Una panoramica biblica

ALESSANDRO RAVANELLO

Il ritorno dei Novissimi nella riflessione teologica

GIOVANNI ANCONA

La visione religiosa popolare della vita oltre la morte alla prova del dogma

MAURIZIO ALIOTTA

Il discorso sui Novissimi in un contesto plasmato dalla scienza

FRANCESCO BRANCATO

Compimento dell’uomo e della storia nella parusia di Cristo

GIACOMO CANOBBIO

Destinati alla beatitudine. E il fallimento?

LUIGI GIRARDI

La memoria dei defunti nella celebrazione eucaristica

Invito alla lettura (Gianluigi Pasquale)

In libreria

Indice dell’annata 2019

 

Tra destino e destinazione

Il tempo del memento mori è ormai lontano, appartiene a un’altra epoca. Questo almeno secondo uno studio recente sull’atteggiamento degli italiani nei confronti del pensiero sulla morte e gli interrogativi di fondo sull’esistenza. Circa la metà della popolazione riflette sulla morte o sul morire solo saltuariamente, in occasione della perdita di persone care o di figure con un ruolo significativo nel proprio percorso di vita; l’altra metà si divide tra coloro che vi pensano spesso e quelli per i quali, invece, il tema esula dalle preoccupazioni ordinarie. Una situazione analoga si riscontra in merito al tema di questo fascicolo: i Novissimi, termine latino con cui nel linguaggio della teologia cristiana si indicano le quattro realtà definitive che attendono gli esseri umani: morte, giudizio, paradiso e inferno. Non si può dire che queste realtà siano oggetto di un diffuso oblio nella nostra cultura, si tratta però di una materia che assume sempre più i tratti di una realtà nebulosa, difficile da immaginare e da rappresentare. Anche tra i credenti regna spesso l’incertezza su cosa vi sia dopo la morte e non mancano dubbi sulla credenza che ogni uomo risorgerà alla fine dei tempi, sul fatto che la storia umana si concluderà con un giudizio finale e se vi siano o meno il paradiso e l’inferno. Tutto ciò influisce sul modo in cui i credenti affrontano la morte e l’uscita di scena dalla vita terrena, ma anche su come essi vivono l’esistenza quotidiana e definiscono gli orientamenti di fondo che ispirano le grandi scelte della vita. La riflessione teologica si è interrogata sulla destinazione definitiva dell’uomo e il trattato De novissimis ne è la risposta. All’indagine storica, però, non sfugge, come nel corso del tempo, questa dottrina abbia conosciuto alterne fortune: dopo un lungo periodo di consenso, in cui l’orizzonte della vita eterna era percepito come “naturale” e i Novissimi erano tra i motivi più ricorrenti nella catechesi e nella predicazione, da più parti cominciarono a sorgere obiezioni e il discorso sulla condizione finale dell’uomo si ritrovò, almeno in certa misura, ai margini del dibattito teologico. Diversi i fattori che hanno contribuito a mettere in discussione la dottrina sulle «cose ultime»: l’affermarsi nella sensibilità comune della mentalità scientifica che guarda con sospetto a tutto ciò che non supera il vaglio dei metodi sperimentali; l’inadeguatezza di certe descrizioni dell’aldilà mediante rappresentazioni fisico-cosmologiche ritenute ormai “ingenue”; in un mondo provato dallo scandalo del male, la resistenza psicologica da parte dell’uomo contemporaneo al pensiero di un aldilà come luogo di pene e tormenti (Alessandro Ravanello). Ciò spiega, almeno in parte, il fatto che il rinnovamento teologico del Novecento abbia dimostrato una certa reticenza nel suo discorso sui Novissimi. Il mutato contesto culturale, però, non rende obsoleto o superfluo il discorso sulle realtà ultime, ma può (e deve) rappresentare uno stimolo ad articolare diversamente la riflessione. In questa prospettiva, si comprende il fascicolo monografico di «CredereOggi» sul tema dei Novissimi, in cui si tenta di raccogliere le provocazioni della contemporaneità, soprattutto quelle che maggiormente invitano a un ripensamento circa il modo di comprendere e comunicare la riflessione cristiana sulla condizione finale dell’uomo dopo la morte. La scelta non è estemporanea, ma si pone volutamente in sintonia con una tendenza che si può descrivere
con le parole del titolo di un contributo del fascicolo: «Il ritorno dei
Novissimi nella riflessione teologica». La posta in gioco è alta: non si tratta soltanto di restituire all’escatologia il posto d’onore che le compete nella costellazione delle discipline teologiche, ma anche di salvaguardare l’identità umana e la sua specificità, messa in discussione da coloro che teorizzano la fine dell’eccezione umana rispetto agli altri esseri viventi. Rispetto a tutte le altre specie, infatti, l’uomo si distingue per la domanda circa il suo destino (o la sua destinazione) e la continua ricerca di risposte plausibili ai grandi interrogativi della vita e di ciò che viene dopo. Oltre a questo, è oggi più che mai necessario cogliere la singolarità della fede cristiana e del suo messaggio sulle realtà ultime dell’uomo, in un tempo in cui la scienza propone, quasi senza contradditorio, il proprio paradigma interpretativo dell’umano e del reale, e nel quale forme emergenti di spiritualità (basta pensare al mondo New Age) diffondono risposte che raccolgono l’adesione anche di non pochi credenti, confusi e incerti. Il tema della morte e del morire occupa uno spazio rilevante nel dibattito pubblico, eppure l’argomento non è al centro dell’agenda degli istituti demoscopici o dell’interesse dei ricercatori sociali. A fronte di questa carenza conoscitiva si pone lo studio di Franco Garelli, Fine o compimento? La morte e il morire nell’opinione degli italiani. L’uomo biblico è stretto tra l’esperienza dell’incompiutezza e dell’indigenza e l’attesa del compimento del proprio desiderio. Il compimento sperato assume diverse forme: alcune sono centrate su aspettative intraterrene, mentre altre rivolte al superamento della dimensione terrena e contemplano la prospettiva di una vita dopo la morte. Sulle attese dell’uomo biblico riflette Patrizio Rota Scalabrini, Attesa e forma di compimento della vita. Una panoramica biblica. Il tema dei Novissimi non può essere ignorato né sottovalutato dalla riflessione teologica, perché chiama in causa la difesa dell’identità umana, la singolarità della fede cristiana e il senso dell’impegno del credente
per questa terra e in questa storia. Si tratta, piuttosto, di affrontare il discorso con un nuovo linguaggio, prestando attenzione alle esperienze antropologiche fondamentali. È quanto suggerisce
Alessandro Ravanello, Il ritorno dei Novissimi nella riflessione teologica. L’insegnamento dogmatico e la visione popolare circa l’esistenza di una vita dopo la morte si pongono talvolta in dissonanza. Mettere a fuoco i punti problematici e le ragioni di queste differenze è oggi più che mai necessario al fine di elaborare una «pedagogia di evangelizzazione» della visione popolare, in cui siano coinvolte la liturgia, la catechesi e la predicazione. Su questa linea si pone il contributo di Giovanni Ancona, La visione religiosa popolare della vita oltre la morte alla prova del dogma. Dopo il concilio Vaticano II, il discorso sulle realtà ultime (morte, giudizio, paradiso, inferno) ha conosciuto non pochi mutamenti. Trasformazioni culturali e nuove prospettive di analisi richiedono una diversa articolazione della riflessione teologica su questi temi. In modo particolare, le recenti acquisizioni scientifiche hanno prodotto un cambiamento antropologico che pone in questione un certo modo di intendere e proporre l’insegnamento magisteriale sulle questioni “ultime”. Su queste nuove sfide offre una riflessione Maurizio Aliotta, Il discorso sui Novissimi in un contesto plasmato dalla scienza. La chiesa annuncia Cristo morto e risorto e attende la sua venuta finale nella gloria. L’attesa della parusia era molto viva nelle comunità cristiane delle origini, mentre oggi la questione si pone in termini diversi. La riflessione sui Novissimi è in stretto rapporto con l’attesa del ritorno di Cristo, il lievito dell’attesa vigilante e attiva della chiesa, come suggerisce Francesco Brancato, Compimento dell’uomo e della storia nella parusia di Cristo. Il riferimento alle realtà ultime è da intendere non solo come «destino » che determina la vita delle persone, ma anzitutto come «destinazione » alla beatitudine. Se questa è la disposizione di Dio per tutti gli esseri umani, si pone il problema dell’inferno, ossia la possibilità del fallimento della destinazione. Su queste e altre delicate questioni offre il suo contributo di riflessione Giacomo Canobbio, Destinati alla beatitudine. E il fallimento? Il ricordo dei defunti ha un posto stabile nella preghiera eucaristica. Storicamente, questa memoria si è espressa in modalità diverse, ispirate da una certa visione dell’aldilà e dalla percezione della propria indegnità e colpevolezza. La revisione della teologia dei Novissimi e un contesto socio-culturale sempre più sbilanciato sull’aldiquà, però, hanno modificato il modo di vivere la morte e anche di conservarne la memoria. Sul significato del ricordo dei defunti in ambito liturgico si occupa lo studio di Luigi Girardi, La memoria dei defunti nella celebrazione eucaristica. L’ Invito alla lettura, a cura di Gianluigi Pasquale, offre una rassegna bibliografica “ragionata”, segnalando le opere più significative sui Novissimi, tema che la riflessione teologica ha approfondito con numerosi contributi. Al lettore è proposto un percorso attraverso la ricerca più autorevole, con preziose indicazioni sulle caratteristiche peculiari delle opere segnalate. *** Il fascicolo chiude le pubblicazioni del 2019. Come sempre, in questa circostanza, il primo pensiero e la nostra gratitudine va a voi lettori, che anche quest’anno avete condiviso il percorso della rivista, accompagnandolo con la vostra fedeltà e con le numerose testimonianze di apprezzamento per il lavoro compiuto. Ed è sempre a voi, cari lettori, che ci rivolgiamo all’approssimarsi di un traguardo importante: il quarantesimo di «CredereOggi» (1980-2020). Insieme vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno contribuito al conseguimento di questo risultato, un’opera che si può definire “sinodale”, frutto cioè di
“un cammino fatto insieme”, da compagni di viaggio che con passione e competenza si sono posti a servizio della comunità ecclesiale, per la crescita nella fede e nell’intelligenza delle cose di Dio e dell’uomo. Dopo quarant’anni il cammino che attende «CredereOggi» è tutt’altro che concluso: vi chiediamo ancora di sostenerci,
sottoscrivendo l’abbonamento per il 2020 e facendo conoscere la rivista. Sarà così possibile proseguire nel nostro impegno di riflessione e «divulgazione» dei risultati più significativi della ricerca teologica.

Buona lettura.



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Titolo: "Los hermanos laicos en las provincias de México, siglos XVI y XVII. Dos temas por estudiar: evangelización y sociedad (433-468)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Francisco Morales
Pagine:
Ean: 2484300024696
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

The Franciscan provinces in the Americas were founded in the sixteenth century as missionary entities in charge of converting to Christianity the large native populations. The missionary groups, coming from the European provinces, always included lay brothers who participated in the field of catechism, architecture and health care. However, there are very few historical documents to study the missionary activities of the lay brothers in the earliest years of the sixteenth century. Fortunately, thanks to the significant group of colonists who began to take the habit in the American provinces, from the middle of that century, we are able to approach the importance of their role among the friars in the Americas. This article studies the contributions of the lay brothers of the Holy Gospel Province to the process of converting to Christianity the native population of Mexico, as well as their participation in the growth of the Franciscan Order in a colonial society.



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Titolo: "«Carissimo fratello». Documenti a un devoto religioso di san Francesco di fra Carlo da Sezze (469-503)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Juri Leoni
Pagine:
Ean: 2484300024702
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

This contribution offers the edition of a letter of St. Charles of Sezze (1613-70), a lay friar of the Roman Riformati Province; the letter, written on 26th April 1652 and addressed to an unidentifiable Franciscan religious, has been preserved in two editions. Having presented Charles’ epistolary activity and a catalog of his published and unpublished letters, the author moves on to the study of the tradition of the text and the criteria of this edition. The letter bears witness to the role, albeit exceptional in the panorama of 17th-century Franciscanism, of a lay friar in the field of spiritual direction and literary production, of which Charles of Sezze gave ample proof.



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Titolo: "Spiritual Exercises as a Means of Disciplining Lay Brothers? A Bavarian Case of 1722 (with un Unedited Document Transcribed by Dominik Dorfner, OFM) (505-534)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Benedikt Mertens
Pagine:
Ean: 2484300024719
Prezzo: € 5.00

Descrizione:Il presente contributo vuole indagare il caso del manuale di Esercizi spirituali per i fratelli laici francescani, scritto da Simon Schlosser in uso nella Provincia bavarese a partire dal 1722, e la reazione negativa da parte dei frati destinatari. Di tale opposizione si apprende notizia da una lettera circolare dello stesso anno, inviata dal Ministro provinciale, di cui si offre la trascrizione in Appendice. Dopo un’introduzione sulle norme attorno al ritiro annuale, del Manuale di Schlosser viene offerta una descrizione del suo contenuto. L’A. poi prende in esame la lettera del Ministro provinciale, dove si accenna a rumori e critiche circa la proposta del Manuale. Secondo l’analisi dell’A., lo scontento dei fratelli laici dovette dipendere dall’insistenza sulle loro mancanze e dall’immagine complessiva d’inferiorità che di questi ultimi emergeva nel Manuale, strumentalizzato così per il loro disciplinamento. Infine, si cerca di contestualizzare il ‘caso bavarese’ inserendolo tra gli esempi di ‘ribellione’ dei fratelli laici francescani nel XVII e XVIII secolo.

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Titolo: "La obra de Fr. Manuel Barbado sobre los Frailes legos de la Orden Franciscana (1745) (535-568)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Rarael Sanz
Pagine:
Ean: 2484300024726
Prezzo: € 5.00

Descrizione:The author presents and discusses the Compendio Historico, Lego-Seraphico, published by the Spanish lay brother Manuel Barbado in 1745. The work offers a history of the Franciscan Order from the point of view of its outstanding lay brothers who, as missionaries, martyrs, founders, reformers or writers, largely contributed to its success story. Aware of contemporary disputes over the access of lay brothers to leadership positions, their right to vote and their precedence over younger clerics and novices, Barbado defends their standing with reference to the fundamental equality among all friars in the earliest days of the Order. The excellence of the Franciscan lay element is further stressed by the 101 biographical vignettes of Franciscan lay brothers venerated as saints, blessed or venerable, contained in the second and third part of Barbado’s work. All in all, this book is an impressive 18th-century apologetic exaltation and defence of the state of Franciscan lay brothers, composed by a very self-assured member of their own ranks.

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Titolo: "La obra de Fr. Manuel Barbado sobre los Frailes legos de la Orden Franciscana (1745) (535-568)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Rarael Sanz
Pagine:
Ean: 2484300024733
Prezzo: € 5.00

Descrizione:The author presents and discusses the Compendio Historico, Lego-Seraphico, published by the Spanish lay brother Manuel Barbado in 1745. The work offers a history of the Franciscan Order from the point of view of its outstanding lay brothers who, as missionaries, martyrs, founders, reformers or writers, largely contributed to its success story. Aware of contemporary disputes over the access of lay brothers to leadership positions, their right to vote and their precedence over younger clerics and novices, Barbado defends their standing with reference to the fundamental equality among all friars in the earliest days of the Order. The excellence of the Franciscan lay element is further stressed by the 101 biographical vignettes of Franciscan lay brothers venerated as saints, blessed or venerable, contained in the second and third part of Barbado’s work. All in all, this book is an impressive 18th-century apologetic exaltation and defence of the state of Franciscan lay brothers, composed by a very self-assured member of their own ranks.

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Titolo: "Les doléances dun frère laïc de Touraine pictavienne au temps de la Commission des réguliers (569-586)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Pierre Moracchini
Pagine:
Ean: 2484300024740
Prezzo: € 5.00

Descrizione:The author presents, contextualizes and transcribes a letter of 1769 written by Br. François Dubois, a lay brother of the Touraine Pictavienne province at the time of the ‘Commission for Regulars’. The letter aims at defending the rights of the Franciscan lay brothers, esp. the just order of precedence within the community, and deplores the persecution which Dubois and other friars were exposed to because of their protest. Dubois manifests a vivid interest in discussing legal documentation and historical (as well as current) examples, with the aim of showing that the lay brothers’ place in the order isn’t necessarily just at the bottom of the hierarchical ladder. Moracchini also picks up Dubois’ references to a small reform entity within the Touraine Pictavienne province and presents both its history and modus vivendi.

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Titolo: "Die Priester unter den Franziskanerbrüdern vom Hl. Kreuz (587-618)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Michael Ruedin
Pagine:
Ean: 2484300024757
Prezzo: € 5.00

Descrizione:The paper presents the deliberations and struggles around the admission to priesthood in the history of the Franciscan Brothers of the Holy Cross, a TOR community with a distinctive lay charism. After sketching the foundational history since 1862 as well as the circumstances which, in 1937, led to the imposition of a Franciscan First-Order priest as general superior, the author focuses especially on the situation since the 1950s. A recent survey led by the author among members of this community, then, shows how the critical stance of a good part of the lay members as to the admission and role of priests in the Order persists, at least in an attenuated form. The appendix provides transcriptions of crucial documents related to this question, as well as biographical sketches of the nine priestly members of the community up to today.

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Titolo: "Litteras Alexandri domini pape quarti integras [...] perspeximus. Die durch Bischof Eberhard II. von Konstanz beglaubigten Litterae zur Kanonisation Klaras (619-665)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Florian Mair
Pagine:
Ean: 2484300024764
Prezzo: € 5.00

Descrizione:Dopo che tre originali delle Litterae Clara claris preclara per la canonizzazione di Chiara d’Assisi sono stati trovati e nel frattempo pubblicati, il presente contributo è dedicato ad una copia autentica, ossia ad un testo vidimato, conservato a Dresda (Sächsisches Staatsarchiv, Hauptstaatsarchiv Dresden, 10001 Ältere Urkunden, Nr. 559). Il documento in esame porta la più antica data di emissione di un originale, il 18 settembre 1255, ed è stato convalidato da Eberhard II, vescovo di Costanza, in data 29 novembre 1256. L’articolo riflette sulla struttura specifica delle Litterae, sulla loro contestualizzazione letteraria, sulla retorica e, infine, sulla provenienza del documento di Dresda. Non viene esaminato soltanto un esemplare specifico di questa lettera papale, ma vengono fornite anche informazioni sulla storia della trasmissione e sull’interdipendenza dei vari manoscritti delle Litterae. A questa discussione preliminare fa seguito l’edizione critica del testo.

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Titolo: "Studia Patavina 2019/3"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025112
Prezzo: € 11.00

Descrizione:

Editoriale

G. MAZZOCATO, Teologia morale e diritto: un rapporto da ripensare

 

Focus Il rapporto tra morale e diritto: questione ecclesiale, questione civile

F. MAGRO Discernimento, coscienza, norma: verso una “nuova” oggettività morale

F. TODESCAN Diritto e legge nel pensiero giuridico moderno

A. FAVARO Storia e diritto: il principio di affidamento nella legge positiva e le ragioni di una sua critica “prudenziale”

M. VISIOLI Il diritto della chiesa alla prova della temporalità

G. MAZZOCATO Morale, dottrina, diritto e azione pastorale

 

Temi e discussioni

S. DIDONE « Trasmettere la fede in un nuovo “linguaggio parabolico”» (EG 167). Ripensare le parabole del Regno alla luce di una promettente intuizione

G.L. BRENA Amoris laetitia: questioni aperte

D. MIGLIORINI Segni dei tempi, sinodalità “gender”

C. CISCATO Umanità e socialità del diritto. Guido Gonella e i presupposti giuridico-politici della riforma dell’ordinamento penitenziario del 1975

 

Notiziario

P. ZAMPIERI Vita della Facoltà

 

Recensioni e segnalazioni

 

Libri ricevuti



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Titolo: "Studia Patavina 2019/2"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025129
Prezzo: € 11.00

Descrizione:

Editoriale

L. BERTAZZO Percorsi di ricerca spirituale: tra interiorità e intimità

 

Focus Percorsi di ricerca spirituale: tra interiorità e intimità

A. BERTAZZO Tra interiorità e intimità. Alcune riflessioni per un percorso antropologico

R. REPOLE Per una interiorità ospitale

D. LORO Interiorità: una realtà esistenziale necessaria e trasformativa

M. CESCHIA Tra interiorità e intimità: esemplarità di alcuni percorsi spirituali. Simone Weil, Etty Hillesum, Edith Stein

 

Prolusione

Dialogo e autorità tra società e chiesa. Presentazione del testo, a cura di S. Didonè

C. THEOBALD S’entendre dans l’Église et dans la société. Pour une articulation entre autorité et dialogue

 

Temi e discussioni

G. MAGLIO Legittimità della filosofia cristiana: alcuni spunti e prospettive a partire da Étienne Gilson

M. BENAZZATO Cittadini si diventa. Spunti per una teoria della cittadinanza

P. LIA Leopardi: contraddittorietà e sonorità dell’essere

T. CIVETTINI Chi è mio fratello e mia sorella?

 

Recensioni e segnalazioni

 

Libri ricevuti



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Titolo: "Studia Patavina 2019/1"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025136
Prezzo: € 11.00

Descrizione:

Editoriale

L. BERTAZZO Percorsi di ricerca spirituale: tra interiorità e intimità

 

Focus Percorsi di ricerca spirituale: tra interiorità e intimità

A. BERTAZZO Tra interiorità e intimità. Alcune riflessioni per un percorso antropologico

R. REPOLE Per una interiorità ospitale

D. LORO Interiorità: una realtà esistenziale necessaria e trasformativa

M. CESCHIA Tra interiorità e intimità: esemplarità di alcuni percorsi spirituali. Simone Weil, Etty Hillesum, Edith Stein

 

Prolusione

Dialogo e autorità tra società e chiesa. Presentazione del testo, a cura di S. Didonè

C. THEOBALD S’entendre dans l’Église et dans la société. Pour une articulation entre autorité et dialogue

 

Temi e discussioni

G. MAGLIO Legittimità della filosofia cristiana: alcuni spunti e prospettive a partire da Étienne Gilson

M. BENAZZATO Cittadini si diventa. Spunti per una teoria della cittadinanza

P. LIA Leopardi: contraddittorietà e sonorità dell’essere

T. CIVETTINI Chi è mio fratello e mia sorella?

 

Recensioni e segnalazioni

 

Libri ricevuti



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Titolo: "Asprenas n. 3/2019"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025174
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

Presentazione

1. Il fascicolo che offriamo ai lettori è il secondo riguardante il tema della predicazione. Ci siamo proposti, con quest’iniziativa, di contribuire a stimolare la riflessione su tale aspetto tanto importante per la vita pastorale della Chiesa. I lettori, quindi, troveranno qui altri approcci all’argomento per ampliare la prospettiva, senz’alcuna pretesa di esaustività. Intendiamo prendere avvio dal contributo di CARMELA BIANCO, la quale mette in risalto l’impegno della Chiesa, fin dal Concilio di Trento, per formare efficaci predicatori, ossia “comunicatori della buona novella”, in grado di non incartarsi nelle forme del sermone con le sue implicazioni retoriche, in modo da far emergere la «logica della comunicazione colloquiale in situazione» (p. 74). La formazione dei membri del clero, principali attori della predicazione, è sempre stato un notevole problema: da una parte si riscontra l’obbligatorietà di dover fornire un’adeguata preparazione intellettuale – con solide basi filosofiche e teologiche – ai futuri presbiteri, dall’altra permane l’esigenza di prepararli a saper comunicare in maniera semplice e coinvolgente la Scrittura, da attualizzare “qui e ora”, cogliendo le opportunità da essa suggerite di esporre i contenuti dottrinali e morali. È questo un obiettivo fondamentale della predicazione, in primis della sua forma più praticata che è l’omelia. Bianco, pertanto, individua dei profili di carattere educativo e sociale, facendo ricorso anche al proficuo magistero di papa Francesco al riguardo, affinché la predicazione assuma quell’impronta performativa nella vita del credente. D’altronde, la formazione iniziale degli studi teologici non è sufficiente per affrontare le sfide poste da una società ipertecnologica. L’autrice, in conclusione, conferma la necessità per i ministri ordinati non soltanto della formazione permanente, ma anche di esprimere se stessi come coloro che votano la propria esistenza alla causa del Signore e del suo Regno.
Ciò li renderebbe dei veri educatori che, come Gesù, sono coerenti tra il loro dire e il loro agire: questo è senz’altro il modo per aiutare tutti i credenti di una comunità a vivere la buona vita del Vangelo. 2. Una difficoltà che si coglie dai vari interventi è la crisi della fede in una società frammentata come l’attuale. Anche CARMINEMATARAZZO, dal suo punto di vista, affronta la questione. Dopo aver fatto una lettura previa dei dati offerti dal Nuovo Testamento in termini di linguaggio e di prassi, in particolare i Vangeli e gli Atti degli Apostoli, egli riflette sul rapporto tra predicazione ed evangelizzazione che lì si evince in misura molto preponderante. L’autore percepisce un altro elemento non trascurabile per conferire vigore alla predicazione: annunciare Cristo con gioia per suscitare la fede. I lettori del Nuovo Testamento, infatti, notano senza dubbio la gioia delle persone che ricevevano l’annuncio del Vangelo, mentre oggi sembra di constatare una certa stanchezza, una scarsa fantasia narrativa e comunicativa nella predicazione che deforma la sostanza del cristianesimo, facendolo apparire come fede della tristezza, della paura, dei non licet. In realtà, il “Vangelo” è di per se stesso non solo “buona”, ma anche “bella” notizia, arrecante gioia di vivere, perché dischiude tante possibilità all’essere umano che l’accoglie; gli unici limiti percepibili nell’annuncio evangelico riguardano proprio ciò che procura la tristezza della chiusura egoistica e della prevaricazione sugli altri. Sulla scorta dell’Evangelii gaudium, pertanto, Matarazzo presenta in sintesi quali sono i compiti che la Chiesa deve assumersi per rinnovare se stessa e la propria missione in questo difficile tempo di crisi. Molto utile è l’articolo di LUCIANOMEDDI, nel quale si aiuta a superare la convinzione che predicazione e catechesi si distinguano per motivi didattici. Egli precisa bene i termini: «Con annuncio si sottolinea l’insieme delle attività di prima proposta della fede cristiana; la predicazione sembra esprimere più la necessità di dare motivazione e difesa, ma anche attualizzazione e contestualizzazione della visione cristiana della realtà […]. La catechesi, infine, prende come suo compito l’accompagnamento della risposta della persona e gruppi umani alla proposta cristiana » (p. 29). Tuttavia, la crisi che colpisce la narrazione cristiana nel contesto moderno impone di ripensarla in chiave catechetico-pedagogica, con la finalità di formare una personalità cristiana in grado di trasformarsi da semplice recettore di un messaggio in trasmettitore. In altre parole, pur continuando a rimanere discepoli, bisogna che si diventi anche missionari che hanno saputo interiorizzare il messaggio e averlo reso centro della propria esistenza. 3. La centralità della Parola, riscoperta nella Chiesa cattolica, non è questione solamente di comunicazione verbale e di messaggi, bensì anche, se non soprattutto, di testimonianza. EDOARDO SCOGNAMIGLIO, nel suo contributo, insiste su tale sfaccettatura. Naturalmente il suo non è un richiamo moralistico. Piuttosto, occorre trovare le risorse per rivalutare la parola nella comunicazione interpersonale, affinché anche la Parola divina venga considerata per quello che rappresenta veramente: la rivelazione del mistero ineffabile dal quale nasce l’obbedienza della fede. Per rivalutare la parola, dunque, non esiste altra risorsa che la testimonianza, in una corrispondenza più stretta tra “gesta e parole”: soltanto così la fede, che nasce dall’ascolto, può essere credibile e performativa nel contesto dei nostri problematici scenari attuali. Scognamiglio, dunque, recupera l’insegnamento della Verbum Domini, l’esortazione apostolica postsinodale di Benedetto XVI (30-9-2010), e della recente lettera apostolica in forma di motu proprio Aperuit illis (30-9-2019) di Francesco, che mirano a riprendere e rilanciare le intuizioni profetiche della costituzione dogmatica conciliare Dei Verbum. Non è possibile, in queste righe, enumerare tutte le argomentazioni dell’autore. Pertanto, richiamiamo almeno due elementi. Il primo concerne la riscoperta del senso escatologico della vita e del suo annuncio, pur nell’ebrezza tecnologica in cui siamo profondamente immersi. Infatti, anche in questo tempo il kerygma, la predicazione della passione, morte e risurrezione di Gesù, insieme all’attesa del suo avvento glorioso alla fine dei tempi, non può farci smarrire domande e riflessioni sul senso della vita, la quale non può giocarsi interamente qui e ora, bensì richiede la capacità di ajpokaradokiva (cf. Rm 8,19), ossia di “tendere il collo” per guardare verso l’orizzonte escatologico, dal quale “attendiamo la rivelazione dei figli di Dio”. Il secondo elemento richiama la necessità di farsi colloquium, per essere fedeli a quel Dio che «molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Eb 1,1-2a). Al predicare con arte è dedicato il contributo di ANTONIO ASCIONE. Insistendo sulla necessità di recuperare il senso della parola, della sua [...]



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Titolo: "Asprenas n. 4/2019"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025198
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

Edioriale

 L’agenda di questi ultimi mesi presenta, con drammatica urgenza, la questione ambientale. Il cambiamento climatico impensierisce anche i giovani, i quali, soprattutto nelle piazze dei paesi più sviluppati, tengono manifestazioni con la speranza d’indurre i governi a varare politiche per un’economia e uno stile di vita sostenibili. Continua a far discutere, poi, l’enciclica di papa Francesco Laudato si’ (24 maggio 2015), in cui egli si propone «specialmente di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune » (n. 3). Da parte nostra ci siamo già occupati di questo tema, dedicandovi un numero speciale (il fascicolo 3 del 2010); tuttavia, ci rendiamo conto come non sia mai abbastanza riflettervi per sensibilizzare: la “nostra casa comune” è un dono di Dio, è frutto della sua opera creatrice. È Dio stesso ad aver voluto per noi una casa, affinché potesse entrare in relazione con noi. Pertanto, il problema, prima di essere scientifico ed economico, è primariamente antropologico e, in una prospettiva cristiana, teologico. Non si può disgiungere, quindi, l’ecologia ambientale da una prettamente “umana”. In quest’orizzonte si pone il testo della Lectio magistralis, dal titolo Bioetica globale: dignità e diritti umani, tenuta dal cardinale CRESCENZIO SEPE, arcivescovo metropolita di Napoli e gran cancelliere della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, il 29 marzo 2019 in occasione dell’inaugurazione del XXIII anno accademico del CIRB, il Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica. L’obiettivo è una “bioetica globale”, in cui i diritti umani, insieme a quelli di ogni altro essere vivente, vengano tutelati, pensando anche allo scenario, sempre più reale e concreto, che la tecnologia in questo mondo postmoderno ci sta prospettando. La domanda da porre concerne ancora l’umanesimo in una società del futuro, in cui la robotica produce umanoidi in grado di fare quasi tutto quello che l’uomo finora faceva. Vi si aggiungano tutte le problematiche derivanti dalla “rete”, i cui aspetti negativi non vanno sottovalutati. In tal senso, offriamo al lettore il ricco contributo di CARLO BORASI: Quale umanesimo per la società del futuro? Sulla scia di questo filone possiamo segnalare anche l’interessante nota critica di PASQUALE GIUSTINIANI, sul tema Quali connessioni tra etica ed economia?, suscitata dal documento Oeconomicae et pecuniariae quaestiones, che la Congregazione per la Dottrina della Fede e il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale hanno pubblicato congiuntamente il 17 maggio 2018. L’argomento non è di per sé nuovo, perché la discussione sul discernimento etico di taluni aspetti dell’attuale sistema economicofinanziario ha attirato già in passato l’attenzione di teologi e filosofi. Esemplare è stato l’approccio critico e metodologico di Bernard J. F. Lonergan (1904-1984), preso in considerazione da questa nota. Gli articoli appena presentati esprimono la preoccupazione della teologia di fronte alle situazioni del mondo attuale, che corre velocemente verso un futuro in cui la tecnologia la farà sempre più da padrone. La teologia, però, ha anche altri versanti di cui occuparsi. In questo fascicolo, infatti, ospitiamo uno studio di LUIGI ORTAGLIO, che tratta Il defensor vinculi matrimonialis nella tradizione canonica e nell’ordinamento processuale. L’autore, ponendosi nella prospettiva di valorizzare questa figura, della quale traccia un profilo storico, individua il pericolo sussistente nell’attuale prassi giuridica ecclesiastica, che la vedono svilita. Riteniamo, inoltre, di notevole interesse l’ampio contributo di SALVATORE M. PERRELLA, Maria nella lotta contro Satana. L’esperto servita, partendo dalla consapevolezza che mariologia e demonologia hanno subito le conseguenze del processo di demitizzazione, rileva la necessità di dover confrontarsi con tali ambiti, come sollecitano fenomeni non trascurabili quali le apparizioni mariane e gli esorcismi. Perciò, alla luce della ricerca teologica e del magistero, emerge la necessità di attaccarsi al Bene e al Bello per fronteggiare le sfide del male. Chiudono il presente numero i resoconti di due convegni: il primo, di MICHELE GIUSTINIANO (La via della sapienza tra cristianesimo e taoismo), su un convegno, di carattere interreligioso e internazionale, tenutosi nella nostra Sezione lo scorso 7 giugno 2019; il secondo, di GIUSEPPE FALANGA (Liturgia e santità battesimale), circa la 70ª Settimana Liturgica Nazionale, tenutasi a Messina dal 26 al 29 agosto 2019. Auguriamo a chi sfoglierà queste pagine di trovare ancora stimoli e arricchimenti dalla loro lettura.

GAETANO DI PALMA



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Titolo: "Lateranum n. 1/2019"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025259
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

INDICE

Editoriale

Introduzione

Gianluigi Pasquale, Una ragione per credere: Fides et Ratio vent’anni dopo

Relazioni

Achim Schütz, Glauben – Der im höchsten Sinne qualifizierende Akt des Homo humanus

Giovanni Salmeri, La fede come atto umano. Una riflessione a partire da Giovanni Duns Scoto (discussant)

Rino Fisichella, “Fede” e “ragione”: perché la Rivelazione apre alla ragione

Gianluigi Pasquale, Il concetto di Rivelazione nella storia e come storia: quello che “apre alla ragione” (discussant)

Leonardo Messinese, La fede dinanzi all’affermarsi della scienza in Europa

Giuseppe Tanzella-Nitti, La fede dinanzi all’affermarsi delle scienze in Europa (discussant)

Giuseppe Lorizio, “Actus [autem] credentis non terminatur ad enuntiabile sed ad rem”. Il realismo della fede

Patrizia Manganaro, Il realismo della filosofia. Sul pensare fini­to l’infinito (discussant)

Vincent Holzer, La raison à l’épreuve de la christologie

Pierluigi Valenza, Teologia e filosofia della religione di fronte alla rivelazione: un destino parallelo? (discussant)

Flavia Marcacci, «Gaudium aude!». Fides et ratio venti anni dopo come metodo per la ricerca nelle università

Massimo Epis, Il pensare teologico nell’ambito dell’università (discussant)

Conclusione

Gianluigi Pasquale, Una ragione per credere: Fides et Ratio vent’anni dopo

 

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Editoriale

 

In tempi in cui si discetta e si blatera a proposito di post-verità, di fake-news e di nuovo realismo, potrebbe risultare anacronistico il confronto con l’enciclica promulgata da Giovanni Paolo II venti anni or sono, dal titolo Fi­des et ratio. Eppure, proprio in un contesto, sia culturale che ecclesiale come quello attuale, sembra utile, anzi necessario tentare di interpretare questo testo, anche per superarlo, ma soprattutto per accompagnare la fede e la ragione, affinché non prestino entrambe il fianco a nessun genere di fondamentalismo sia credente che laicista.

 

Del resto la vicenda del rapporto fra Chiesa cattolica e filosofia moderna e contemporanea ha del paradossale, ma si tratta del paradosso capace di destare stupore e suscitare attenzione in chi è disposto a leggere e interpretare senza fuorvianti precomprensioni tale vicenda. Allorché infatti la ragione esprime la propria presunzione di “conoscere il tutto” (F. Rosenzweig) e quindi assume un atteggiamento di dominio sul reale e l’umano, il Magistero della Chiesa è lì a ricordarle i propri creaturali limiti e a farle prendere coscienza della propria ra­dicale infermità (un esempio fra tutti la critica al razionalismo contenuta nella Dei Filius del Vaticano I), quando invece la ragione si autoflagella ritenendosi incapace di conoscere alcunché ed assumendo un atteggiamento rinunciatario di fronte alle grandi domande metafisiche, che comunque abitano la coscienza di ogni essere pensante («chi sono? da dove vengo e dove vado? perché la presenza del male? cosa ci sarà dopo questa vita» FeR 1), allora la Chiesa le rammenta che non può abdicare al proprio ruolo e alle proprie prerogative e a spronarla perché osi l’avventura del sapere (basterà ricordare le critiche al fideismo da parte del Magistero ecclesiale).

 

L’enciclica di cui abbiamo celebrato il ventennale, muove piuttosto nella seconda direzione, senza naturalmente dimenticare i rischi derivanti da assurde pretese razionalistiche, e quindi incoraggia il pensiero ad esprimersi al me­glio in questo momento di trapasso culturale, che la Fides et ratio non esita a chiamare di postmodernità, indicandone limiti e potenzialità (cf. FeR 91). Da questo punto di vista va certamente salutato con interesse il fatto che, quando appunto si accinge ad offrire indicazioni relative al postmoderno, l’enciclica adotti un approccio tale da dirimere l’annosa questione che vede contrapporsi il fronte di coloro che leggono la formula (ed evidentemente anche il suo con­tenuto) in senso meramente congiunturale, sostenendo quindi che il termine stia a designare un fenomeno passeggero o una sorta di moda culturale, priva di prospettive di lungo respiro, e quanti al contrario ritengono che il postmo­derno sia invece il nome, se non di una nuova epoca, dato l’imbarazzo stesso a trovare una parola adeguata per questo nostro tempo (postmoderno infatti dice semplicemente rapporto di contiguità cronologica e di superamento antitetico della modernità), almeno di un momento di trapasso epocale, tale da incidere profondamente sulla cultura e sulle coscienze dei nostri contemporanei. Fides et ratio, pur con le dovute cautele, non ha timore di parlare di “epoca della postmodernità”, nella quale emergono fattori autenticamente “nuovi”, «capaci di determinare cambiamenti significativi e durevoli» (FeR 91). E in questa prospettiva la parabola del trapasso dalla modernità alla postmodernità sembra potersi adeguatamente, anche se non esaustivamente, designare nei termini del passaggio dal sistema al frammento, e, in direzione antropologica (e sempre col ricorso a Rosenzweig), dalla figura dell’“uomo col suo bel ramo di pal­ma”, che procede attraverso l’esercizio di una ragione capace di vincere ogni battaglia, all’“io polvere e cenere”, conscio della propria radicale caducità e temporalità, nonché della infermità del proprio pensiero e della propria ragio­ne in ordine alla conoscenza della verità. Certo oggi abbiamo piuttosto a che fare con quella che R. Mordacci ha definito la “condizione neo-moderna”, ma proprio in questa prospettiva si rende necessaria una riflessione come quella messa in campo dall’enciclica.

 

È convinzione profonda della Chiesa che la fede e la ragione possano reciprocamente fecondarsi e per questo debbano armonicamente convivere in un pensiero credente che di volta in volta assumerà connotazioni filosofiche o teologiche, ma che dovrà comunque innestarsi in un orizzonte sapienzia­le unitario, onde evitare il pericolo, appunto postmoderno, di una esasperata frammentazione: «La settorialità del sapere, in quanto comporta un approccio parziale alla verità con la conseguente frammentazione del senso, impedisce l’unità interiore dell’uomo contemporaneo. Come potrebbe la Chiesa non pre­occuparsene? Questo compito sapienziale deriva ai suoi Pastori direttamente dal Vangelo ed essi non possono sottrarsi al dovere di perseguirlo» (FeR 85).

 

In questo senso – come abbiamo cercato di mostrare nella nostra riflessio­ne e in diverse altre occasioni – l’incipit dell’enciclica può davvero costituirne la chiave di lettura più adeguata: «La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità» (FeR 1). Il testo, infatti, da un lato costringe ad evitare ogni forma di integralismo, sia da parte della fede nei confronti della ragione (integralismo fideistico), sia da parte della ragione nei confronti della fede (integralismo razionalistico), ma nello stesso tempo propone una visione contemplativa della verità, nella quale vengano dissolte tutte le forme di pensiero dominante o calcolante e si esprima in tutta la sua arricchente potenza il pensiero meditante, che se è davvero tale non potrà non assumere come proprio punto di Archimede la Rivelazione, che, nel quadro della Fides et ratio, è chiamata al ruolo di principio orientante non solo il sapere teologico, ma anche quello filosofico.

 

La scelta di porre al centro la rivelazione ci sembra oltremodo significa­tiva e tale da conferire al percorso un reale e decisivo orientamento, capace di interpellare il pensiero filosofico della modernità compiuta, della postmoder­nità e della neo-modernità, che non di rado affronta con le proprie categorie e le proprie metodologie proprio questa tematica fondamentale della teologia cristiana. E tuttavia questa scelta non implica una vera e propria svolta, bensì include una posizione ben nota in campo cattolico in ordine al problema della verità, secondo cui questa si definisce per la sua capacità di adaequatio rei et intellectus. Ecco come si esprime il documento a questo proposito: «Questo ruolo sapienziale non potrebbe, peraltro, essere svolto da una filosofia che non fosse essa stessa un sapere autentico e vero, cioè rivolto non soltanto ad aspetti particolari e relativi – siano essi funzionali, formali o utili – del reale, ma alla sua verità totale e definitiva, ossia all’essere stesso dell’oggetto di conoscen­za. Ecco, dunque, una seconda esigenza: appurare la capacità dell’uomo di giungere alla conoscenza della verità; una conoscenza, peraltro, che attinga la verità oggettiva, mediante quella adaequatio rei et intellectus a cui si rife­riscono i Dottori della Scolastica. Questa esigenza, propria della fede, è stata esplicitamente riaffermata dal Concilio Vaticano II: L’intelligenza, infatti, non si restringe all’ambito dei fenomeni soltanto, ma può conquistare la realtà intelligibile con vera certezza, anche se, per conseguenza del peccato, si trova in parte oscurata e debilitata» (FeR 82). L’orizzonte rivelativo lungi quindi dall’escludere quello adeguativo lo include e lo potenzia, sicché la verità come revelatio comprende ed esige la verità come adaequatio quale sua condizione di possibilità e di capacità di attingere la cosa stessa e non semplicemente il suo manifestarsi.

 

Risulta programmatico e decisivo quel passaggio dell’enciclica nel quale, dopo aver messo in guardia dall’adozione di un pensiero meramente fenomeni­sta e quindi relativista, viene affidato agli intellettuali cattolici un compito tan­to arduo quanto affascinante e comunque imprescindibile: quello di percorrere senza cedimenti il travagliato, ma non impossibile cammino, che dal fenomeno conduce al fondamento, dal significato al senso, dalla serie dei come a quella dei perché: «Una grande sfida che ci aspetta al termine di questo millennio è quella di saper compiere il passaggio, tanto necessario quanto urgente, dal fenomeno al fondamento. Non è possibile fermarsi alla sola esperienza; an­che quando questa esprime e rende manifesta l’interiorità dell’uomo e la sua spiritualità, è necessario che la riflessione speculativa raggiunga la sostanza spirituale e il fondamento che la sorregge. Un pensiero filosofico che rifiutasse ogni apertura metafisica, pertanto, sarebbe radicalmente inadeguato a svolgere una funzione mediatrice nella comprensione della Rivelazione» (FeR 83).

 

I contributi offerti nell’ambito del convegno, promosso dalle Facoltà di Teologia e di Filosofia della nostra Università, non si sono limitati all’esegesi dell’enciclica, ma hanno tentato, a partire dalle diverse competenze dei relatori, di muovere da essa per affrontare una serie di problematiche di grande attua­lità e intorno alle quali c’è ancora molto da riflettere e dialogare fra filosofi e teologi, secondo il paradigma di quella “cultura dell’incontro”, tanto cara a papa Francesco, che l’ha riproposta e ribadita nella sua recente visita alla Lateranense del 26 marzo 2019.



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Titolo: "Archivum Franciscanum Historicum"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024689
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

Index

Historia fratrum laicorum in ordine Minorum

FRANCISCO MORALES, OFM. – los hermanos laicos en las provincias de México, siglos XVI y XVII. Dos temas por estudiar: evangelización y sociedad 

JURI LEONI, OFM. – «carissimo fratello». Documenti a un devoto religioso di san Francesco di fra carlo da sezze 

BENEDIKT MERTENS, OFM. – spiritual exercises as a Means of Disciplining lay brothers? A bavarian case of 1722 (with un unedited Document Transcribed by Dominik Dorfner, oFM)

RAFAEL SANZ, OFM. – la obra de Manuel barbado sobre los Frailes legos de la orden Franciscana (1745) 

PIERRE MORACCHINI. – les doléances d’un frère laïc de Touraine pictavienne au temps de la commission des réguliers 

MICHEAL RUEDIN, FFSC. – Die Priester unter den Franziskanerbrüdern vom Hl. kreuz 

Discussiones et documenta

FLORIAN MAIR, OFM. – Litteras domini Alexandri pape quarti integras […] perspeximus. Die durch bischof eberhard II. von konstanz beglaubigten litterae zur kanonisation klaras

Summaria 

Recensiones

LEPPIN, VOLKER. – Franziskus von Assisi. – (Werner Maleczek) 

KLOK, JAN C. – Der lukaskommentar des bonaventura von bagnoregio als Handbuch der franziskanischen spiritualität. – (Johannes baptist Freyer) 

ROBSON, MICHAEL J.P. (ed.). – A biographical register of the Franciscans in the custody of york c. 1229-1539. – (Jens röhrkasten) 

NICOLAI DE AQUAEVILLA [oMin.] sermones moralissimi atque ad populum instruendum utilissimi supra evangelia Dominicarum totius anni. – (Aleksander Horowski) 

RAIMUNDUS LULLUS. – opera selecta. – (rafael ramis barceló) 

COURCELLES, DOMINIQUE DE (éd.). – les formes laïques de la philosophie. raymond lulle dans l’histoire de la philosophie médiévale. – (rafael ramis barceló) 

LOEFKE, CHRISTIAN (bearb.). – Das mittelalterliche Totenbuch der Mühlhäuser Franziskaner. edition und kommentar. – (Florian Mair) 

PAUL, JACQUES. – louis d’Anjou. Prince et franciscain. – (Marco Guida) 

PERE DAGUÍ. – Tractatus formalitatum brevis, Tractatus de differentia. – (carla compagno) 

CAMAIONI, MICHELE. – Il Vangelo e l’Anticristo. bernardino da ochino tra francescanesimo ed eresia (1487-1547). – (Pietro Delcorno) 

DRENAS, ANDREW J.G. – The standard bearer of the roman church. lawrence of brindisi & capuchin Missions in the Holy roman

empire (1599-1613). – (benedict Vadakkekara) 

PIRLET, PIERRE-FRANÇOIS. – le confesseur du Prince dans les Pays-bas espagnols (1598-1659). – (Francisco José García Pérez) 

DUBOIS, PAUL-ANDRÉ (dir.), les récollets en nouvelle-France. Traces et mémoire. – (Pierre Moracchini) 

GUIDI, REMO L. [Fsc]. – Jean-baptiste de la salle oltre l’agiografia devota. – (Giancarlo rocca) 

Notae bibliographicae

Libri ad nos missi

Index alphabeticus

Tabula materiarum

Index auctorum anni 2019



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Titolo: "Miscellanea Francescana n. III-IV/2019"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025266
Prezzo: € 25.00

Descrizione:INDICE
EDITORIALE STUDI TEOLOGICI
Raffaele DI MURO, OFMConv, Le dinamiche della trasformazione spirituale cristiana
Francesco CELESTINO, OFMConv, Il contributo dell’«Evangelii gaudium» per la pastorale e il dialogo interreligioso
Raniero CANTALAMESSA, OFMCap, La misericordia. Testimonianza e missione della Chiesa di oggi
Pio LIBBY, FOH, The Christology of “De Incarnationis dominicae sacramento” of St. Ambrose. An Analysis in the Context of the Early Patristic Christological and Trinitarian Theology 
STUDI FRANCESCANI
Orlando TOMISCO, OFMConv, Il volontarismo di G. Duns Scoto e la pastorale francescana 
Leonhard LEHMANN, OFMCap, La misericordia nell’esperienza e negli scritti di Francesco d’Assisi 
Francesco COSTA, OFMConv, S. Francesco Antonio Fasani scrittore francescano 
EVENTO
François-Marie LÉTHEL, OCD, «Ti porto con me giorno e notte». La spiritualità eucaristica del Cardinale Nguyên Van Thuan
Dinh Anh Nhue NGUYEN, OFMConv, Perdono-amore. Osservazioni introduttive sulla lettura inculturata del Vangelo negli esercizi spirituali del Cardinale Van Thuan 
Stéphane OPPES, OFM, Il venerabile Nguyn Vn Thun, teologo e maestro di speranza cristiana
RECENSIONI 
SEGNALAZIONI 
LIBRI RICEVUTI 
DIRETTIVE PER I COLLABORATORI 


Editoriale
Carissimi lettori, il volume che vi accingete a leggere si caratterizza per la varietà delle tematiche trattate e per la ricchezza che ciascun autore ha offerto a questa edizione. Il fi lo conduttore di ogni contributo è, senza dubbio, rappresentato dalla dimensione pastorale: è la chiave per addentarsi nella lettura di questo numero di Miscellanea Francescana. La pastoralità della Chiesa ha un “sottofondo”, una base: è il cammino di trasformazione cristiana, che ciascun operatore è chiamato a sperimentare per offrire il meglio di sé in un servizio delicato e impegnativo. Non si può annunciare e testimoniare senza aver realizzato un itinerario di evoluzione nel cammino interiore, percorso foriero di certa e stabile crescita nelle vie dello Spirito, caratterizzato da tappe ben precise ed arricchito dalla plurisecolare esperienza della santità universale. Di questo aspetto si occupa Raffaele Di Muro, in un articolo dedicato al processo di maturazione del credente in Cristo. In tema di pastorale ecclesiale non poteva mancare l’apporto autorevole di Papa Francesco, il quale, con la notissima Evangelii Gaudium, ha inciso notevolmente nell’attività missionaria di tutta la Chiesa. Questo asserto è stato provato e descritto da Francesco Celestino, la cui presenza su questa rivista sta diventando piacevolmente ricorrente. Secondo il magistero del Pontefi ce, la pastorale della Chiesa non può fare a meno dell’annuncio della misericordia di Dio. Questa tesi è “sposata” dal noto teologo Raniero Cantalamessa, il quale, in poche ed intense “pennellate”, fa comprendere l’essenza di questo fondamentale dato teologico. I contributi appena descritti compongono la sezione teologica della nostra rivista, sezione completata dalla pubblicazione della seconda parte del testo di Pio Libby, intitolato The Christology of “De incarnationis dominicae sacramento” of St. Ambrose, che conclude il percorso teologico iniziato nel numero precedente della nostra rivista. La sezione degli studi francescani è caratterizzata da un intervento di Orlando Todisco, il quale, dal canto suo, ci dona un contributo particolarmente ricco e interessante su Giovanni Duns Scoto e sull’apporto che quest’ultimo conferisce – ancora oggi – alla famiglia ecclesiale, sempre nell’ambito pastorale. La novità dell’articolo risiede nel fatto che offre una lettura missionaria ed attualizzante circa le teorie del Dottor Sottile, il cui pensiero dona ancora spunti molto preziosi per la Chiesa dei nostri tempi. Questa parte di Miscellanea Francescana è arricchita da uno studio di Leonhard Lehmann, noto e abilissimo francescanista, il quale tratta il tema della misericordia (come scrivevamo, strategico nell’impostazione missionaria di Papa Francesco) negli scritti e nell’esperienza di Francesco di Assisi, evidenziando come questa dimensione teologico-spirituale infl uisca in modo determinante nel suo vissuto interiore ed apostolico. Un omaggio particolare intendiamo offrire al prof. Lehmann il quale, dopo anni di illuminato insegnamento all’Istituto Francescano di Spiritualità (Pontifi cia Università Antonianum) e alla nostra Pontifi cia Facoltà Teologica San Bonaventura - Seraphicum, lascia la docenza, dal momento che ha raggiunto lo stato di “docente emerito”. A lui va la nostra gratitudine, anche in virtù dei tanti suoi interventi, ospitati in passato da Miscellanea Francescana. La sezione dedicata al francescanesimo si completa con il contributo di Francesco Costa su Francesco Antonio Fasani, eminente esponente della santità “conventuale”, presentato nei panni di scrittore. Questo aspetto dell’opera del santo di Lucera è tra i meno conosciuti, pur essendo rilevante sotto il profi lo dei contenuti e della quantità degli scritti. Le pagine della sezione eventi ci propongono la fi gura di un pastore esemplare e tenace: il venerabile cardinale François-Xavier Van Thuan. Si tratta di un personaggio che ha donato alla Chiesa un messaggio di speranza e una testimonianza di coraggio, aspetti di un vissuto particolarmente ricco, sotto il profi lo della qualità teologica e dell’esemplarità, qui analizzati dai tre esperti: François-Marie Léthel, Dinh Anh Nhue Nguyen e Stéphane Oppes. Essi hanno saputo “inquadrare” questo illustre prelato sotto diversi punti di vista scientifi ci, conferendogli ulteriormente signifi - catività. Questi contributi hanno dato lustro ad un convegno, svoltosi nella Pontifi cia Facoltà Teologica San Bonaventura - Seraphicum il 14 giugno 2018 (dal titolo Scoprite la gioia della speranza), sulla fi gura dell’eroico ministro vietnamita. Questa presentazione mi offre l’opportunità di ringraziare Roberto Tamanti, al quale succedo nella direzione editoriale di questa rivista, per l’impegno e l’applicazione dimostrati in questi anni. A lui va l’augurio di ogni bene nella realizzazione dei nuovi progetti recentemente affidatigli. Buona lettura.
Il Direttore

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