Articoli religiosi

Ebook - Ebook - Riviste



Titolo: "Rassegna di Teologia n. 3/2018"
Editore: Collegium Professorum Sectionis Sancti Aloisii
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025631
Prezzo: € 13.00

Descrizione:

FOCUS

Armando Nugnes, Ripartire dalla santità.

Un invito alla lettura di Gaudete et exsultate

L’esortazione Gaudete et exsultate di papa Francesco, che prosegue

le riflessioni di Evangelii gaudium e Placuit Deo, invita la

Chiesa a rimettere al centro della sua vita e dell’azione pastorale

la chiamata universale alla santità.

Gaudete et exsultate - Papa Francesco - Salvezza - Santità - Vocazione

STUDI

Carlo Lorenzo Rossetti, Il transumanesimo.

Contributo per un discernimento cristiano

Per comprendere il fenomeno transumanista occorre un’operazione

di discernimento cristiano, per evitare il rischio che si crei

un “Uomo nuovo” senza Dio e senza Cristo.

Antropologia - Cristo - Evangelii nuntiandi - Humanae vitae - Natura - Paolo

VI - Populorum progressio - Progresso integrale - Transumanesimo

Paolo Gamberini SJ, La fede cristiana in prospettiva

post-teistica

L’assunzione critica da parte della teologia del teismo personale,

che permette una comprensione di Dio riferita alla creaturalità,

può consentire un ripensamento della teologia da un punto di

vista post-teistico.

Azione divina - Creazione - Dio - Post-teismo - Rivelazione - Teismo

Marcello Brunini, In cammino verso la sinodalità

ecclesiale sospinti da papa Francesco

Papa Francesco ha riproposto la necessità per la Chiesa di essere

una comunità sinodale, enucleando alcuni atteggiamenti che

possono dare “forma” spirituale e pastorale al processo sinodale.

Ascolto - Dialogo - Discernimento - Popolo di Dio - Sinodalità

Alessandro Gargiulo, Linee di percorso teologico sui

sentieri della coscienza. L’approccio fenomenologico e il

dialogo tra teologia e scienza sperimentale

L’autore indica una prospettiva per superare la dialettica tra teologia

e scienza attraverso la descrizione della coscienza e dei limiti

di approccio al suo mistero e tratta il tema della fenomenologia

con riferimento a Husserl e a Marion.

Coscienza - Fenomenologia - Relazione - Scienza - Soggetto saturo
NOTE E DISCUSSIONI

Mario Imperatori SJ, La storicità nella teologia.

La feconda eredità teologica del Novecento

Lo studio di G.L. Pasquale su Teoria e teologia della storia, documentando

il ruolo della teologia della storia nello sviluppo della teologia

italiana del Novecento, ne evidenzia anche le implicazioni

teoretiche.

Cristologia e storia - Secolarizzazione - Storia e trascendenza - Teologia

della storia - Teologia italiana

PROVOCAZIONI

Giuseppe Guglielmi, Teologia storica

Una teologia storiograficamente matura è in grado di cogliere

svolte e continuità nella tradizione della Chiesa e di far fronte al

compito di attualizzare la fede nella condizione presente.

Passato - Sistematica - Situazione presente - Storiografia teologica - Teologia

positiva

RUBRICHE

Presentiamo un libro

Enrico Brancozzi, Oltre Congar. La connotazione cristologico-

battesimale del cristiano testimone

Il testo di Marco Vergottini, Il cristiano testimone. Congedo

dalla teologia del laicato, propone una lettura dei fedeli laici

nell’insieme di una globale assunzione di responsabilità, attraverso

la categoria della «testimonianza»,

Pietro Cognato, Teologia morale in cantiere. A partire

da una recente pubblicazione di S. Leone sull’etica

sessuale

L’intento di Salvino Leone, autore di Il rinnovamento dell’etica

sessuale, è di istruire un discorso che metta a tema alcune distinzioni

come la natura del giudizio morale, la logica argomentativa,

i principi e le prospettive di fondo della teologia morale.

Forum ATI

Rodrigue Gildas Gbedjinou, La Chiesa, sacramento di

salvezza nel contesto teologico africano

Nelle culture africane, determinate dalla relazione cosmoteandrica,

la salvezza s’intende come vittoria nella lotta della vita

contro ogni forma di «non-vita». Questa dinamica richiede dalla

Chiesa in Africa di proporsi come sacramento di salvezza.



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Titolo: "Rassegna di Teologia n. 4/2018"
Editore: Collegium Professorum Sectionis Sancti Aloisii
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025648
Prezzo: € 13.00

Descrizione:

FOCUS

Gianfranco Matarazzo SJ, Castita e vita della Chiesa oggi

L’intervento riflette su alcune delle sfide spirituali e teologiche implicate

da una castità consacrata di ispirazione ignaziana vissuta

nell’attuale contesto ecclesiale e culturale.

Abusi - Carisma - Castità consac rata - Gesuiti - san Luigi Gonzaga

Mario Imperatori SJ, Abusi sessuali nella Chiesa

e ambivalenza dell’eros: una provocazione per la fede

L’attuale misconoscimento della distinzione sessuale feconda

comporta lo sprofondare nell’eros abbandonato a se stesso, che

proprio gli abusi testimoniano presente nel cuore stesso della

Chiesa.

Chiesa - Distinzione sessuale - Eros - Fede - Scandal i

STUDI

Gaetano Piccolo SJ, L’efficacia filosofica del racconto

A partire dall’opera di Ricoeur Tempo e racconto, e attraverso alcuni

scritti di Agamben e di Eco sulla narrazione, l’articolo prova

a indagare il rapporto tra le azioni umane e la loro possibilità di

essere narrate.

Linguagg io - Metaf isica - Racc onto - Real tà - Ricoeur

Vincenzo Di Pilato, I “luoghi teologici” nel Vaticano II.

Manovre di dislocazione

La norma suprema della fede cristiana, il Dei Verbum fattosi carne

in Cristo Gesù che continua ad agire nello Spirito Santo sino alla

fine dei tempi, col Vaticano II sembra aver smarrito il suo carattere

escatologico, esaurendosi nelle sue forme gnoseologiche.

Cano - Metodo - Transdisciplinarità - Vaticano II

Maurizio Gronchi, Dai primordi della salvezza

al mistero della croce. Lineamenti di cristologia

nel pensiero di Zoltan Alszeghy

Il gesuita ungherese Zoltán Alszeghy, alla luce di una comprensione

dinamica dell’universo, attribuisce alla causalità personale di

Cristo una centralità che vede connesse protologia ed escatologia.

Alszeghy - Cristologia - Mistero della croce - Peccato originale – Salvezza
Nicola Gardusi, Il primato del momento narrativo

nel linguaggio e nel metodo teologico di Ghislain Lafont

Nel suo volume sulla storia della teologia cattolica, Ghislain Lafont

parla di «una rinnovata considerazione del linguaggio e del

metodo teologico» e individua “itinerari” e “forme” che la teologia

ha proposto per il tema della Rivelazione.

Itinerari e forme della teologia - Lafont - Nuovo linguagg io e metodo teologico

- Teologia e antropologia - Teologia narrativa

NOTE E DISCUSSIONI

Emilio Salvatore, Il kerygma: cerniera tra teologia

e pastorale

A partire dall’uso recente del termine nel magistero di papa Francesco,

l’autore ripresenta il kerygma come cerniera tra la teologia

e la pastorale, dopo averne tracciato la traiettoria nel corso della

storia della teologia.

Eva ngelizzazione - Kerygma – Papa Francesco – Pastorale - Predicazione

di Paolo

PROVOCAZIONI

Francesco Paolo Monaco, Paolo Dall’Oglio SJ,

testimone del dialogo in Siria

Una breve biografia di padre Dall’Oglio e una sintetica ricostruzione

delle vicende siriane degli ultimi decenni dimostrano come

per uscire dalla situazione drammatica della guerra civile sia percorribile

la via del dialogo.

Dall’Oglio - Dialogo - Islam - Mar Musa - Siria

RUBRICHE

Presentiamo un libro

Cloe Taddei Ferretti, Ministero ordinato e diacone:

una problematica ecclesiale

Il libro di Serena Noceti, Diacone. Quale ministero per quale

Chiesa?, è una raccolta di saggi sulla questione dell’ammissione

delle donne al diaconato, considerata all’interno del dibattito

sul ministero ordinato.

Basilio Petra, I Canones Poenitentiales: un’opera preziosa

per studiare e comprendere la prassi penitenziale

tra V e XII secolo

I Canones poenitentiales di G.A. Di Donna sono un prezioso

strumento di lavoro che raccoglie sinotticamente testi penitenziali

latini, greci e slavi, collocabili tra il V e il XII secolo.



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Titolo: "Rassegna di Teologia n. 2/2019"
Editore: Collegium Professorum Sectionis Sancti Aloisii
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025662
Prezzo: € 13.00

Descrizione:

FOCUS

Pino Di Luccio SJ, Presentazione

Accoglienza - Dialogo - Gioia - Luce - Verità

STUDI

Mario Imperatori SJ, Kerygma e Spirito delle Beatitudini.

Dialogo interreligioso in contesto globale

Dialogo interreligioso - Kerygma - Martirio - Religione -

Spiritualità

Marco Ronconi, Alcune riflessioni a partire

da un confronto tra Aeterni Patris e Veritatis gaudium

Aeterni Patris - Forma della Chiesa - Godibilità - Studi ecclesiastici

- Veritatis gaudium

Domenico Marafioti SJ, Documento sulla Fratellanza

umana. Una lettura ragionata

Cultura del dialogo - Collaborazione per la pace - Convivenza

- Fratellanza - Pluralismo

Nicola Rotundo, La casa comune alla luce della Parola di

Dio. L’istanza ecologica come dato congruente con la rivelazione

biblica

Custodia del creato - Morale ecologica - Questione antropologica

- Redenzione – Responsabilità

Matteo Prodi, La Chiesa e il sociale:

due documenti decisivi

Fratellanza - Nuova Umanità - Islam - Profezia - Sociale

PROVOCAZIONI

Leonardo Lepore, Rifiuto e accoglienza.

Una lettura attualizzante di Es 1-2

Accoglienza – Esodo – Faraone – Mosè – Rifiuto

RUBRICHE

Presentiamo un libro

Agostino Porreca, La teologia del popolo:

modello di teologia inculturata e in contesto



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Titolo: "Rassegna di Teologia n. 3/2019"
Editore: Collegium Professorum Sectionis Sancti Aloisii
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025679
Prezzo: € 13.00

Descrizione:

STUDI

Enrico Cattaneo SJ, Dal presbitero al sacerdote:

un problema antico e nuovo

Istituzione - Lutero - Presbitero - Sacerdozio - Spiritualità

Gennaro Niola, Alfonso Maria de’ Liguori e il tema

della coscienza nel panorama filosofico moderno

Coscienza - Equiprobabilismo - Individuo - Libertà - Storicismo

Simone Duchi, Cosa resta della beata visio Dei?

Apogeo e critica di una metafora

Escatologia - Ineffabilità - Mediazione di Cristo - Rivelazione

- Visione beatifica

Angelo Maria Vitale, Augustini sententiam propugnare:

gli agostiniani nelle polemiche tra molinisti e giansenisti

Agostiniani eremitani - Enrico Noris - Fulgenzio Bellelli -

Giansenismo - Molinismo

Emanuele Iula SJ, Istituzioni giuste e istituzioni generative:

un confronto con Paul Ricoeur

Etica - Generatività - Intergenerazionalità - Istituzione -

Trasmissione

NOTE E DISCUSSIONI

Lorenzo Marcello Gilardi, La formazione

della persona adulta

Adulti - Andragogia - Formazione - Pedagogia – Ratio
Bartolomeo Puca, L’arte del “raccontare”

nella letteratura paolina

Dicibilità di Dio - Esperienza - Narrazione - Racconto - Vita

PROVOCAZIONI

Leonardo Lepore, La coperta di Urano.

Conversazione con i giovani: viaggio e stelle

Desideri - Gioia - Giovani - Impegno - Scelta di vita

RUBRICHE

Presentiamo un libro

Francesco Del Pizzo, L’“avventura umana e sacerdotale”

di don Lorenzo Milani

Mario Imperatori SJ, La disabilita tra teologia

e prassi islamo-cristiana



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Titolo: "Rassegna di Teologia n. 4/2019"
Editore: Collegium Professorum Sectionis Sancti Aloisii
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025686
Prezzo: € 13.00

Descrizione:

FOCUS

Mario Imperatori SJ, A proposito di ecologia integrale.

Alcune considerazioni teologiche

Creazione - Ecologia integrale - Ecologismo - Mistero di Dio

- Transdisciplinarietà

STUDI

Roberto Di Ceglie, La non credenza incolpevole.

Una risorsa per i credenti?

Divine hiddenness - Esistenza di Dio - Non credenti non prevenuti

e incolpevoli - Schellenberg - Sofferenza dei non credenti

Francesco Vespasiano, Il concetto di popolo e la Chiesa

di papa Francesco

Chiesa - Papa Francesco - Popolo - Populismo - Ultimi

Francesco Malaguti, L’epoca d’oro della scienza araba

e la rivoluzione scientifica mancata

Fede e ragione - Islam - Rivoluzione scientifica - Scienza araba

- Scienza moderna

Secondo Bongiovanni SJ, Presenza responsoriale. Diventare

persona

Identità - Interiorità - Persona - Relazione - Riconoscimento

Angelo Biscardi, Natura, grazia, cultura. Quale “natura”

per l’antropologia teologica di oggi?

Anima - Cultura - Grazia - Natura – Storicità

NOTE E DISCUSSIONI

Giancarlo Vergano, Il cammino dell’iniziazione cristiana

e il singolare “momento” del matrimonio cristiano

Amoris laetitia - Iniziazione cristiana - Matrimonio cristiano -

Sacramento - Soggetto

Dario Garribba, La città e le origini cristiane

Città - Identità cristiana - Mediterraneo - Origini del cristianesimo

- Prime comunità

RUBRICHE

Presentiamo un libro

Nicola Salato, Dentro la storia. Il dibattito tra storia

e teologia in un recente libro di Giuseppe Guglielmi



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Titolo: "Rassegna di Teologia n. 1/2020"
Editore: Collegium Professorum Sectionis Sancti Aloisii
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025693
Prezzo: € 13.00

Descrizione:

FOCUS

Gabriele Fadini, La giustizia che libera la verità. Su alcuni

temi filosofico-teologici desunti dal martirio dei gesuiti

dell’UCA

Attualità/possibilità - Ellacuría - Gesuiti dell’UCA - Oggettività

- Realtà storica

STUDI

Laura Dalfollo, Vita consacrata e missione: nuova evangelizzazione

e sfide nella società di oggi

Formazione - Media - Nuova evangelizzazione - Pastorale -

Vita consacrata

Simone Duchi, O res mirabilis: quel pane è il corpo di

Cristo. Invito a un duplice realismo

Consustanziale - Cristologia - Eucaristia - Presenza reale -

Transustanziazione

Vincenzo Serpe, L’oltre-necessità di Dio nella proposta teologica

di Jüngel: l’eredità della filosofia moderna nella disciplina

teologica

Croce - Filosofia e teologia - Mistero dell’abbandono di Gesù

- Morte di Dio - Parola di Dio

Diego Gracia, Il potere del reale: tra X. Zubiri e I. Ellacuría

Crisi della rag ione - Intelligenza senziente - Liberazione - Realtà

- Religa zione

Giuseppe Guglielmi, Il lato notturno della realtà:

Certeau interprete di Foucault

Epistemologia - Mistica - Realtà - Storia – Tradizione


NOTE E DISCUSSIONI

Evangelos Venizelos, Bible and Constitution: Thoughts

on the political theology

Constitution - Democracy - Modernity - Political Theology -

Social ethics

Alessio Lembo, Realtà, povertà, martirio.

Note a partire da Xavier Zubiri e Ignacio Ellacuría

Filosofia della storia - Liberazione - Martirio - Realtà -

Povertà

PROVOCAZIONI

José Manuel Pereira de Almeida, Il dolore degli altri

Coesistenza - Con-passione - Dolore - Relazioni terapeutiche -

Responsabilità personale

RUBRICHE

Presentiamo un libro

Agostino Porreca, La Chiesa del Regno. Su un recente

saggio di ecclesiologia di N. Salato

Carlo Lorenzo Rossetti, La metamorfosi dei diritti

dell’uomo



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Titolo: "Rassegna di Teologia n. 2/2020"
Editore: Collegium Professorum Sectionis Sancti Aloisii
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025709
Prezzo: € 13.00

Descrizione:

FOCUS

Rocco Pititto, Per una teologia dell’accoglienza

nel contesto del Mediterraneo ai tempi del coronavirus.

La via alla santità di don Francesco Mottola

Accoglienza - Mediterraneo - Misticismo - Santità - Teologia

STUDI

Armando Nugnes, Metamorfosi dell’umano…

e della teologia? Per uno sviluppo dei percorsi

del Congresso Nazionale dell’ATI 2019

Crisi - Escatologia - Metamorfosi - Teologia - Umano

Mario Imperatori SJ, La struttura nuziale della persona

umana. Tra Scrittura, Tradizione e contesto postmoderno

Figlio/Sposo - Nuzialità - Persona - Relazione - Tradizione

Vincenzo Anselmo SJ, I racconti delle origini: Vangelo

della creazione. Una lettura di Genesi 1–2 nella prospettiva

dell’ecologia integrale

Adam - Creazione - Ecologia integrale - Genesi - Laudato si

Matteo Prodi, Tre lettere dei Vescovi sul Mezzogiorno italiano

Chiesa - Giustizia - Mezzogiorno - Storia - Sviluppo

Carmelo Torcivia, Le forme della fede popolare

alla luce della nuova inculturazione occidentale

Comunicazione della fede - Fede popolare - Inculturazione della

fede - Pastorale - Post-modernità
NOTE E DISCUSSIONI

Giuseppe Lorizio, «Beati gli operatori di pace» (Mt 5,9).

Il contributo della Teologia alle Scienze della Pace

Antagonismo - Conflitto - Congettura - Pace - Teodicea

Presentiamo un libro

Nicola Salato OFMcap, La Chiesa nell’ontologia relazionale

e trinitaria

Marianna Esposito, Una pratica vivente generativa di

legami. Sul saggio di Emanuele Iula Nous, les fils de la

deconstruction. Essai d’éthique générative

In memoriam

Anna Carfora - Cloe Taddei ferretti, La presenza

femminile nella Sezione San Luigi: storia e riflessione



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025563
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

INDICE

Editoriale

Federico Giuntoli

I CODICI LEGISLATIVI DEL PENTATEUCO

Filippo Serafini

IL DECALOGO, PEGNO

DI FEDELTÀ ALL’ALLEANZA

Stefano Mazzoni

UNA LEGGE PER LA LIBERTÀ:

ANNO SABBATICO E GIUBILEO

Donatella Scaiola

IMITARE DIO: IL CODICE DI SANTITÀ

Andrea Albertin

SANTA O SPAZZATURA?

LA LEGGE NELL’ANNUNCIO DI PAOLO

Maurizio Girolami

IL COMANDAMENTO CHE SI COMPIE

NELL’AMORE AL PROSSIMO

Furio Biagini

«NON È NEI CIELI»: LA LEGGE EBRAICA

COME SANTIFICAZIONE DELLA VITA

Nadia Toschi Vespasiani

PERCHÉ VIVIATE E SIATE FELICI

Marco Tibaldi

IL PENTATEUCO NELLA SCUOLA:

UNA LEGGE PER RIMANERE LIBERI

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Le piaghe d’Egitto e i comandamenti

RILETTURE

Valeria Poletti

Leggi e legge

APOSTOLATO BIBLICO

Alessandro Zavattini

Il teatro biblico di Venezia

VETRINA BIBLICA

INDICE ANNATA 2020

ARTE

Marcello Panzanini

Il mio cuore arde d’amore per la tua Legge

 

 

Editoriale

Non c’e popolo che non abbia un insieme normativo, che ne regoli le relazioni e le istituzioni. Essendo il Pentateuco il testo alla base dell’identita di Israele, non sorprende riscontrare in esso vario materiale legislativo, per lo piu raggruppato in tempi e frangenti diversi. Esso si distingue dai Codici impostisi nell’Europa continentale a partire dall’epoca napoleonica: le raccolte legislative presenti nel Pentateuco, infatti, non vanno intese alla stregua di un corpo organico e sistematico comprensivo di tutte le norme pertinenti ai vari rami del diritto. Inoltre, per quanto affine alla produzione normativa dei popoli vicini, la legislazione del Pentateuco ha caratteristiche proprie. Infatti, si fonda su una figura giuridica che pero viene interpretata in chiave teologica: il rapporto tra Yhwh e il suo popolo si basa sul modulo della berit, cioe l’impegno reciproco ma ineguale tra i due contraenti, sancito dal dono della Tora da parte di Yhwh, e dalla sua accettazione da parte di Israele. Ne deriva che, fatto unico nella storia delle religioni antiche, e la divinita stessa la fonte primaria del diritto e, per certi aspetti, anche della sua giurisprudenza. Dai Babilonesi ai Romani passando per i Greci il diritto e politico, cioe sgorga dalla citta (polis) degli uomini e la regola; nel Pentateuco invece e teo-logia, cioe fluisce dalla bocca di Dio (non per caso i dieci comandamenti nel linguaggio biblico sono definiti le dieci parole) e ne esalta il potere sul suo popolo. Fra le molteplici conseguenze derivanti da questa prospettiva, se ne possono individuare quattro. Anzitutto, non e casuale che il materiale legislativo si intrecci con quello narrativo: sarebbe un errore considerare quest’ultimo meno vincolante di quello, oppure il primo meno edificante del secondo. Le parti narrative tracciano la cornice di senso entro cui si muovono le singole disposizioni; le prime sono le radici da cui traggono linfa le seconde. A mo’ d’esempio, si pensi al racconto dell’esodo e alla statuizione della sacralita del sabato al culmine della creazione del tutto. In secondo luogo, si dovrebbe essere piu cauti nel proporre il decalogo come codice etico valido per l’umanita. Un’attenta analisi ne mostra la dipendenza (letteraria e ideale) dal rapporto di reciproco impegno sancito al Sinai tra Yhwh e Israele. Diversamente, sfumerebbe la forte impronta esodica del decalogo e passerebbe in secondo piano la centralita che in esso hanno quel tipo di famiglia e il sabato. In terzo luogo, non sorprende piu che al centro della legislazione del Pentateuco stia il santuario, o tenda del convegno. L’aspetto sociale si salda con quello religioso, la dimensione civile con quella cultuale. La normazione non risponde ad astratti principi giuridici, non punta ad assicurare a ciascuno il suo, come aspirano a fare la Repubblica di Platone o i giuristi romani. Il punto di ricaduta della Tora e, invece, la santita del popolo, chiamato a ospitare al suo centro il Santo. Non ha dunque alcun senso (ed e l’ultima conseguenza) etichettare l’ebraismo come la religione afflitta da legalismo. Nel corso del tempo, privato di elementi distintivi come lo Stato, il Tempio e la Terra, esso ha individuato nella Tora e soprattutto nell’arte della sua interpretazione e applicazione (halaka) la realta che lo contraddistingue rispetto agli altri popoli e che gli traccia la via per passare dal terreno al divino. La halaka, cioe l’insieme delle prescrizioni che traducono nel quotidiano i precetti biblici, e – come significa in ebraico – cammino , percorso. Alla Legge va abbinato non lo scalpello dello scultore, ma lo zaino del viandante. Acutamente i rabbini, a proposito di Es 32,16 (La scrittura era scrittura di Dio, scolpita sulle tavole), osservano che la Legge e incisa nella pietra da parte a parte, cioe ha la forma di un vuoto. Pertanto, non leggere charut (scolpita), bensi cherut (liberta) (Pirqe Avot 6,2). Insomma, l’ultimo fascicolo di quest’anno delinea un percorso ricco di spunti e di provocazioni. Dunque, buona lettura.

Marco Zappella



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Titolo: "Asprenas n. 3/2020"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025723
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

INDICE

Presentazione

GAETANO DI PALMA

Girolamo traduttore e interprete della Bibbia

MARIO IADANZA

Girolamo agiografo

GIUSEPPE CARUSO

Girolamo polemista

RICCARDO MAISANO

Il “senso spirituale” dell’uomo di studio

MARIAFRANCESCA BERRETTI

San Girolamo nell’iconografia dal VI al XVII secolo

 

Presentazione

1. Il 30 settembre del 420, come gran parte degli storici sostiene, a

Betlemme concluse la sua vicenda terrena un uomo che ha apportato

uno dei più grandi e cospicui lasciti culturali e spirituali alla Chiesa latina:

Girolamo. Il suo è un nome di derivazione greca, hierós ónyma, ossia

“nome sacro”. Talvolta gli si aggiunge Eusebio, “pio”, che era il nome

di suo padre, e anche Sofronio, in greco “saggio”, “prudente”. Sembra,

però, che quest’ultimo provenga dalla confusione fatta in alcuni

manoscritti con il nome di un suo amico, un monaco che ha tradotto alcune

opere geronimiane in greco. Egli morì lontano dalla sua patria,

dov’era nato circa settantatré anni prima da una famiglia benestante,

nella quale, come scrive nella Lettera 82, 2, era stato nutrito nella culla

dai genitori con latte cattolico. Lasciò questo mondo dopo aver visto

morire le persone più care che lo avevano accompagnato e sostenuto

nel suo progetto di stabilirsi a Betlemme e di fondarvi monasteri: la matrona

Paola, defunta nel 406, e la figlia di costei, Eustochio, un anno prima

di lui, entrambe ricordate nel Martirologio romano.

Di colui che ha lasciato scritti importanti ai posteri, commentari,

lettere, opere polemiche e agiografiche, e al quale si deve la traduzione

in latino della Bibbia, chiamata Vulgata, non poteva passare inosservato

il sedicesimo centenario della morte. Nessuna meraviglia, dunque, se

papa Francesco abbia pubblicato il 30 settembre la lettera apostolica

Scripturae Sacrae affectus. Il papa ha più volte, durante questi anni, invitano

i cristiani ad abbeverarsi alle fonti della Parola di Dio. Infatti,

l’anno anniversario della morte di san Girolamo era stato da lui inaugurato

con un’altra lettera apostolica, Aperuit illis, con la quale viene istituita

la “Domenica della Parola di Dio”, da celebrarsi nella terza domenica

del tempo ordinario, in concomitanza con la Settimana di preghiera

per l’unità dei cristiani. Inoltre, all’annuncio del Vangelo, fonte della

gioia e ispirazione dell’agire dei cristiani, papa Francesco ha dedicato

l’esortazione apostolica Evangelii gaudium, tra i primi frutti del suo intenso

pontificato.

Il primo papa a promulgare un documento sul dotto eremita di Betlemme

è stato Benedetto XV. Parliamo della famosa lettera enciclica

Spiritus Paraclitus, emanata il 15 settembre 1920, in occasione del quindicesimo

centenario della morte del santo, nella quale il papa, che aveva

gridato nel deserto dell’incomprensione a favore della pace in occasione

del primo conflitto mondiale, affermò: «È universalmente riconosciuto

l’eccelso posto tenuto da san Girolamo nel quale la Chiesa cattolica riconosce

e venera il più grande dottore di cui il Cielo le abbia fatto dono

per l’interpretazione delle Sacre Scritture» (Enchiridion Biblicum 440).

A tale scopo, Benedetto XV offre una sintesi della vita, dell’insegnamento

sulla Scrittura, sia teorico sia pratico e spirituale, dello Stridonense,

citando spesso i suoi scritti, da cui emerge la forte personalità di

quest’uomo che divenne già ai suoi tempi un punto di riferimento per

tanti desiderosi di approfondire la Bibbia e di capirne il significato. In

continuità con quanto illustrato nella Spiritus Paraclitus, papa Francesco

esorta così i lettori della Scripturae Sacrae affectus: «Per una piena comprensione

della personalità di san Girolamo è necessario coniugare due

dimensioni caratteristiche della sua esistenza di credente: da un lato, l’assoluta

e rigorosa consacrazione a Dio, con la rinuncia a qualsiasi umana

soddisfazione, per amore di Cristo crocifisso (cf. 1Cor 2,2; Fil 3,8.10);

dall’altro, l’impegno di studio assiduo, volto esclusivamente a una sempre

più piena comprensione del mistero del Signore. È proprio questa duplice

testimonianza, mirabilmente offerta da san Girolamo, che viene

proposta come modello: per i monaci, innanzitutto, perché chi vive di

ascesi e di preghiera venga sollecitato a dedicarsi all’assiduo travaglio

della ricerca e del pensiero; per gli studiosi, poi, che devono ricordare che

il sapere è valido religiosamente solo se fondato sull’amore esclusivo

per Dio, sulla spoliazione di ogni umana ambizione e di ogni mondana

aspirazione» (Paragrafo La chiave sapienziale del suo ritratto).

2. Ci sono, pertanto, validissimi motivi per i quali la nostra Rivista

di teologia dedicasse un numero speciale a san Girolamo, con il proposito

di offrire ai lettori, in particolare agli studenti, un suo profilo, perché,

come diremo, egli sembra essere stato dimenticato. Infatti, il progredire

degli studi biblici e le traduzioni della Bibbia nelle lingue nazionali

ha oscurato l’opera di questo “padre”, il quale ha avuto il merito di […]



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Titolo: "Miscellanea Francescana n. III-IV/2020"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025730
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

Editoriale

Studi teologici

Daniela Del Gaudio, SFI, La cristologia di Gal 4,4 e la concretezza

storica dell’incarnazione del Verbo in prospettiva redentiva

Francesco Celestino, OFMConv, Vocazione e missione dei laici.

Un paradigma generativo per le comunità

Tomasz Szymczak, OFMConv, La misericordia divina nel dialogo

di Efrem il Siro con un suo discepolo. De misericordia divina

tractatus primus et secundus

Studi francescani

Luciano Bertazzo, OFMConv, Gli studi francescani: percorsi storici

e riflessione storiografi ca. Tra frate Francesco e frate Antonio

Raffaele Di Muro, OFMConv, Il cammino missionario di san Massimiliano

Kolbe in Giappone

Orlando Todisco, OFMConv, Tra la volontà di potenza e la volontà

di libertà. Lo spazio del pensare francescano

Valentín Redondo, OFMConv, El hermano guardián. Consideraciones

desde el carisma franciscano y las Constituciones franciscanas

de los siglos XIII y XIV

Evento

Emanuele Rimoli, OFMConv, Prefazione

Kathleen Warren, SFO, Cinque pilastri per la pace e la fratellanza umana

Yahya Pallavicini, La bontà secondo la dottrina islamica

 Gianfranco Ravasi, Bellezza, via del dialogo e dell’incontro

Paola Francesca, PSG, La fratellanza umana. Incontrarsi, riconoscersi, accogliersi

 

EDITORIALE

Carissimi lettori, dopo la pubblicazione di un numero celebrativo di Miscellanea Francescana, dedicato interamente alla fi gura di Giovanni Paolo II nel centenario della sua nascita, la nostra rivista torna al suo “solito” stile, caratterizzato dall’approfondimento di tematiche teologiche e francescane di rilievo e di attualità, ben studiate ed esposte da ottimi studiosi che ci onoriamo di ospitare.

La sezione teologica viene aperta da un contributo di Daniela Del Gaudio, la quale espone la pericope paolina di Gal 4,4-5 nella prospettiva mariologica nonché in relazione al mistero dell’incarnazione del Verbo. L’autrice presenta detto suo approfondimento al fine di evidenziare che il brano di san Paolo di cui tratta, esprime una mariologia in germe inquadrata sotto i profili trinitario, cristologico, soteriologico, ecclesiologico ed antropologico. Il ruolo della Vergine Maria è indubbiamente fondamentale nella storia della salvezza e coinvolge “dall’interno” la natura umana. Come è avvenuto nei recenti numeri, Francesco Celestino si produce in un lavoro in cui appaiono sempre forti ed interessanti le “tonalità” catechetiche e pastorali dell’oggi della Chiesa. Egli colloca il suo studio nell’attualità teologica legata al contributo dei laici nella comunità ecclesiale, alla luce dei contenuti del Concilio Vaticano II, del magistero di Papa Francesco, di quanto prodotto dal dicastero che un tempo rispondeva al nome di Pontificio Consiglio per i Laici e delle elaborazioni della contemporanea riflessione teologica. Lo studioso dona al lettore “il polso” della trattazione scientifica circa questa nevralgica tematica post conciliare. Tomasz Szymczak tratterà un tema di grande attualità teologica: la misericordia. Questo argomento è stato affrontato da un personaggio del calibro di Efrem il Siro e, in modo specifi co, in un “Dialogo” con un suo discepolo intitolato Misericordia divina tractatus primus et secundus. Questo studioso, non nuovo a pubblicazioni su Miscellanea Francescana, off re al lettore un primo tentativo di traduzione in lingua italiana del summenzionato Dialogo, tentativo che va certamente ad arricchire la presente edizione della nostra rivista, dal momento che si tratta di un intervento assolutamente originale. Un contributo di Luciano Bertazzo inaugura la sezione degli studi francescani. Questo suo intervento, nel quale fa il punto circa la situazione
dei percorsi storici e della riflessione storiografi ca degli studi sulle fi gure di Francesco di Assisi e Antonio di Padova, ha inaugurato ufficialmente l’anno accademico della Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura”, rendendo omaggio al santo taumaturgo nel ricordo dell’ottavo centenario nel suo ingresso nella famiglia serafi ca. La sua disamina è puntuale, ricca di contenuti ed esaustiva. Detto articolo conferisce al lettore la possibilità di un valido aggiornamento sul procedere degli approfondimenti su fi gure basilari della famiglia serafi ca. Il 2020 è l’anno nel quale si ricorda il novantesimo anniversario dell’inizio della missione giapponese di san Massimiliano Kolbe. Raffaele Di Muro ha inteso offrire al lettore l’opportunità di apprezzare la strategia missionaria del santo in terra nipponica, a partire dalle lettere da lui scritte ai suoi superiori. Detto articolo rivela la ricchezza e la pregnanza del messaggio e della spiritualità dell’indimenticato francescano polacco con particolare riferimento al suo modus operandi in campo apostolico. Orlando Todisco ci consegna, come di consueto, una chiave di lettura di tratti importanti della filosofia francescana. Il suo contributo ci svela in che modo il pensiero degli esponenti della famiglia serafi ca tratta realtà contrapposte quali la prospettiva del dominio e la quella del servizio, ovvero l’essere come autoaffermazione e l’essere come donazione. Detto pensare, come ampiamente provato dal nostro autore, afferma il passaggio dall’autoaffermazione all’autodonazione dell’essere. La sezione dedicata al francescanesimo si conclude con la prima parte di un lungo articolo di Valentín Redondo, il quale tratta della fi gura del guardiano, secondo gli scritti di Francesco e nella successiva tradizione legislativa caratterizzata dalle costituzioni dell’Ordine. Il volume presenta gli atti simposio, svoltosi il 31 ottobre 2019, intitolato “La fratellanza umana sui passi di frate Francesco e del Sultano Al-Kamil (Damietta 1219 – Abu Dhabi 2019)”. Emanuele Rimoli, organizzatore di questa assise, ne ha qui curato la pubblicazione degli atti. Infine, questa edizione di Miscellanea Francescana presenta un numero molto elevato di recensioni e la cosa è indubbiamente normale dal momento che, nel numero celebrativo precedente, non erano presenti. Questa sezione è molto abbondante e rende onore alla notevole mole di pubblicazioni scientifiche prodotte nell’ultimo anno. Buona lettura!

Il Direttore



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Titolo: "Concilium - 2020/5"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025556
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

INDCE

Margareta Gruber – Po-Ho Huang

Gianluca Montaldi, Editoriale 

Abstracts 

I. Diversamente abile: per una chiesa cui tutti possano appartenere 

1. Introduzione

Johannes S. Reinders, Teologia e studi sulla disabilità: una dolente rivalutazione

I/ Introduzione – II/ Il lavoro pionieristico di Eiesland – III/ Alla

larga dalla “religione” – IV/ La subordinazione della teologia –

V/ Un approccio teologico non apologetico – VI/ In conclusione

2. Leggere criticamente le nostre tradizioni

2.1 Veronica Donatello, Catechesi per persone con disabilità. Uno sguardo al cammino della Chiesa cattolica in Italia 

I/ Il contesto: la discussione sulle disabilità – II/ L’attenzione

della catechesi alle persone con disabilità – III/ Una catechesi

inclusiva
2.2 Markus Schiefer Ferrari, Una lettura storpiata: approcci per una interpretazione critica dei racconti biblici di guarigione dal punto di vista della dis/abilità. L’esempio di Mc 7,31-37

I/ Pensare in modo nuovo la dis/abilità: conseguenze ermeneutiche

dei Dis/ability Studies – II/ Idee normalizzanti: prospettiva

medico-antropologica – III/ Possibilità di riconoscimento: prospettiva

spirituale-cristologica – IV/ Visioni di pienezza: prospettiva

escatologico-soteriologica – V/ Offerte esclusive: prospettiva

inclusiva, dalla critica della dis/abilità

2.3 Luca Badetti, Affrontare la disabilità.

La storia della prassi pastorale

analizzata attraverso i modelli di Chiesa

I/ Introduzione – II/ Quadro generale della costruzione e dell’identità

della disabilità nel corso del tempo – III/ La chiesa come

diakonía e la disabilità: prendersi cura della disabilità – IV/ La

chiesa sacramentale e istituzionale: rappresentare e affrontare la

disabilità – V/ La chiesa come araldo: annunciare la disabilità –

VI/ La chiesa come comunità di discepoli: un cammino inclusivo

di appartenenza

2.4 Huang, Po-ho, Ricostruire la missione cristiana

dalla prospettiva dei “diversamente abili discriminati” 

I/ Introduzione – II/ Disabili e manipolazione del potere – III/

Rivisitare il concetto cristiano di imago Dei – IV/ Ripensare la

natura della missione a partire dall’attenzione per le “persone

diversamente abili discriminate” – V/ Re-immaginare il regno

di Dio trasformando chiese e comunità in chiese e comunità

inclusive – VI/ Chiesa inclusiva e missione cristiana inclusiva

3. Ripensare l’umano

3.1 Anne Masters, Ripensare la carità 

I/ Le riserve rispetto alla carità – II/ Diritti vs carità – III/ Ripensare

la carità – IV/ La dignità umana rivendica la carità

3.2 Stephen Arulampalam, Vivere insieme

nella famiglia di Dio. Dalla prospettiva

delle persone con disabilità
I/ Introduzione – II/ Quale ecumenismo? – III/ Quale disabile?

– IV/ Disabilità e religione – V/ Disabilità e chiesa – VI/ La

comprensione biblica della disabilità – VII/ I disabili e l’eucaristia

– VIII/ La teologia a partire dalla prospettiva della disabilità

– IX/ Politica del corpo – X/ Immagine di Dio e disabilità – XI/

Conclusione

3.3 Naeimeh Pourmohammadi, Verso una teologia

della disabilità nel cristianesimo e nell’islam 

I/ Teologia cristiana della disabilità – II/ La disabilità nelle fonti

islamiche primarie – III/ La disabilità nella vita e nell’insegnamento

(al-sra) del Profeta e degli imm – IV/ La disabilità nelle

scienze islamiche, e in particolare nella giurisprudenza islamica

– V/ La disabilità nella cultura e nella civiltà islamica – VI/ La

disabilità nel governo islamico: l’ayatollah Khomeini

3.4 Bernhard Nitsche, Disabilità e compimento 

I/ Vivere nelle disabilità – II/ La bontà della propria vita – III/

Antropologia biblica: la persona integra – IV/ Fenomenologia

filosofica: il concetto di corpo – V/ Risurrezione e trasformazione

nella morte – VI/ Il messaggio biblico della trasformazione

4. Riformare la chiesa

4.1 Samuel George, Storia e considerazioni

sull’Ecumenical Disability Advocates Network

del Consiglio ecumenico delle Chiese

Introduzione – I/ Breve storia dell’EDAN – II/ Disabilità, teologia

e missione della chiesa – Conclusione

4.2 Talitha Cooreman-Guittin, «Trovare qualcosa

da far fare a Benedetta». Quale posto per donne

con diversità intellettiva nella liturgia eucaristica? 

Introduzione – I/ Applicare le regole: l’istruzione Redemptionis

sacramentum – II/ Sacerdote, profeta e re… – III/ Il sacerdozio

comune dei fedeli – IV/ L’irruzione di Dio nelle nostre vite e la

dimensione estetica della liturgia – Conclusione
4.3 Miriam Spies, Immaginazione liturgica

a tutto campo. Possibilità di ruoli di leadership

per persone con disabilità

I/ Perfezione e leadership – II/ Un tempo liturgico “storpiato” –

III/ Presiedere alla comunione

4.4 Martin M. Lintner, Relazioni solidali

come eterotopie di salvezza per persone

con (e senza) disabilità 

I/ Osservazioni terminologiche preliminari come introduzione

– II/ Invalidità, vulnerabilità e relazionalità – III/ L’aspirazione

a una vita realizzata – IV/ Una società solidale come eterotopia

salutare

II. Forum teologico 

Margareta Gruber, Sacramento

per un mondo malato. Riflessioni

sul lockdown sacramentale durante la pandemia

I/ Due voci profetiche – II/ Una nuova comprensione della sacramentalità

e del ministero ordinato? – III/ Rilevanza delle donne

per una chiesa diaconale

III. Rassegna bibliografica internazionale 

IV. Indice dell’annata 2020 

 

Editoriale

Non appena ci si domanda cosa sia la disabilità, e ancor più quando cerchiamo di definire una persona disabile, insorgono molte difficoltà: prescindendo dalla distinzione tra “fisico” e “mentale”, quand’è che un impedimento o una disfunzione si trasforma in una disabilità che caratterizza l’esistenza di una persona? È qui determinante una funzione (assente o insufficiente) del corpo? Poiché il “mio” corpo è essenzialmente finito, cos’è che davvero limita la mia esistenza e il mio corpo? La disabilità, se vogliamo continuare a utilizzare questa parola, dipende dall’età, dalla situazione, dalla famiglia, e tocca tutti i livelli dell’esistenza umana: corpo, mente, apprendimento, comportamento… e religione. La base di questa riflessione è pertanto l’antropologia: anzi, l’antropologia delle religioni potrebbe aiutare o negare l’identità delle persone. Dal punto di vista della teologia critica, è innanzitutto importante analizzare cosa, nella storia del pensiero, ha differenziato il “diverso” o, più direttamente, quali sono state e seguitano ad essere le condizioni che escludono dal bene comune le persone che non vogliono o non possono essere assimilate o “normalizzate”. Tra questi presupposti, vi sono anche le posizioni di svariate religioni e, in particolare, la percezione che il cristianesimo ha avuto e tutt’ora ha delle malattie e delle limitazioni quali conseguenze di una storia di peccato. Atteggiamenti come questi e altri simili pongono una sanzione concreta e concorrono a configurare la paura pre-religiosa della diversità: a partire da qui, contribuiscono a creare la figura del “mostro”, della “strega”, del “disgraziato” (letteralmente, privo di grazia) che devono essere nascosti, fatti sparire. Soprattutto, nella società moderna liberale e consumista, una certa spiritualità e una certa teologia portano con sé anche il rischio di approvare con la propria benedizione l’ideale di un corpo e di un’esistenza secondo i canoni di una perfezione (an)e- stetizzante, destinata a generare soltanto ulteriore sofferenza. Al contrario, riformare la chiesa equivale a costruire una chiesa nel segno dell’ospitalità. Su questo punto, si tratta di dar voce alle esperienze positive che si dimostrano resistenti a qualunque forma di normalizzazione del diverso. Riteniamo, tuttavia, che sia importante dar voce anche alle famiglie e alle persone che vivono le proprie vite in compagnia di un’invalidità permanente. Troppo spesso le persone non disabili pregiudicano questo discorso. Lasciare la parola agli altri potrebbe rivelarsi probabilmente istruttivo e di certo meno paternalistico; può aiutare la teologia a ripensare in profondità la sua antropologia e la sua visione della chiesa. Dopotutto, peccare significa ribellarsi al fatto che il limite costituisce il centro del giardino (D. Bonhoeffer), che diversità e identità contribuiscono assieme al pieno sviluppo umano, che il valore di una persona è la capacità di condividere la fragilità del nostro essere creati, che è grazia. Quando pensiamo a delle capacità diverse stiamo di fatto pensando a delle questioni di potere e stiamo chiedendo la possibilità di migliorare (empower) le persone. Gli articoli del presente fascicolo sono divisi in quattro parti. La sezione introduttiva contiene soltanto il testo di Hans S. Reinders, a cui abbiamo chiesto di presentare la teologia della disabilità in quanto tale; e il suo saggio evidenzia la tensione creata dagli studi sulla disabilità in campo teologico. La seconda parte offre una lettura critica delle nostre tradizioni: dal punto di vista della catechesi e della formazione (Veronica A. Donatello), dell’ermeneutica biblica (Markus Schiefer Ferrari), della teologia sistematica (Luca Badetti) e della comprensione ecclesiale (Po-Ho Huang). Partire dalla prospettiva delle persone disabili dona nuove occasioni di riflessione. Un ripensamento dell’umanità è il compito che si prefigge la terza parte.
Si tratta di rivedere le nostre idee di cosa significhi essere umani e quale sia la funzione della sua storia (Bernhard Nitsche). Per esempio, ripensare il modello della carità può anche contribuire a migliorare il percorso per la difesa dei diritti delle persone con disabilità a partire dalla nostra comune dignità (Anne Masters) e dal nostro vivere in solidarietà e compassione in una casa comune (Stephen Arulampalam). Da questo punto di vista, la teologia cristiana può offrire un modello anche al di fuori della propria tradizione (Naeimeh Pourmohammadi). La quarta parte propone alcune provocazioni per continuare la riflessione teologica. Un breve commento del lavoro svolto in questi anni dal Consiglio ecumenico delle chiese (Samuel George) aiuta a mettere in luce quanto già viene fatto a livello mondiale. Due contributi prendono come punto di partenza la posizione delle persone disabili nella liturgia (Talitha Cooreman- Guittin) e nel ministero (Miriam Spies), due aree sensibili che si rivelano non di rado dei momenti in cui vari discorsi possono risultare falsificati. Il progetto di questo fascicolo termina con uno sguardo sull’eterotopia dei luoghi in cui il volto buono della solidarietà può essere mostrato e nei quali siamo confortati dalla speranza di essere guariti nelle nostre ferite (Martin M. Lintner). Mentre stavamo ideando e costruendo questo fascicolo di Concilium siamo stati toccati da due avvenimenti in particolare. Il primo riguarda la notizia degli abusi commessi da Jean Vanier. Sebbene questi crimini li abbia commessi contro donne adulte e non disabili, la sua figura certamente ne rimane segnata e i suoi scritti e il suo pensiero ne ricevono una luce del tutto spiacevole: come testimoniato dal presente numero, non possiamo agire in compartimenti stagni, ma l’intersezionalità dei problemi ci costringe ad avere uno sguardo critico che punta alla trasformazione strutturale del problema. Dobbiamo riconoscere i meriti dell’Arca per aver avuto il coraggio di svolgere un’indagine indipendente e trasparente sull’accaduto1. La seconda pietra d’inciampo è stata la pandemia che ha colpito tanto duramente il mondo intero recandogli danno nel suo insieme. Ci siamo sentiti fiaccati nelle nostre possibilità: non solo noi, sapendo che gran parte dell’umanità si trova ancora in questa situazione. Abbiamo vissuto confinati, tagliati fuori dalle decisioni, impediti negli spostamenti e guardati a vista. La normalità si è fatta anormale, o forse abbiamo soltanto visto più chiaramente che mai quelle barriere e quelle divisioni che la cosiddetta normalità è in grado di innalzare. L’egoismo del mondo ricco ha sperimentato la violenza delle sue società volgersi contro di sé. Ciò non ci consente di relativizzare la questione della disabilità, ma di affermare che essa è un’espressione della violenza della società moderna: lo stato di eccezione (G. Agamben) ha svelato il proprio potere globalizzante. La chiesa non ne è immune. Margareta Gruber Po-Ho Huang Gianluca Montaldi Vallendar (Germania) Tainan (Taiwan) Brescia (Italia) (traduzione dall’inglese di Chiara Benedetti)



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Titolo: "Rassegna di Teologia n. 1/2019"
Editore: Collegium Professorum Sectionis Sancti Aloisii
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025655
Prezzo: € 13.00

Descrizione:

FOCUS

Lorenzo Gasparro Cssr, Tentazione o prova? Considerazioni

alla luce di una riformulazione del Padre Nostro

Ambiguità - Padre Nostro - Prova - Tentazione - Traduzione

STUDI

Simone Duchi, Verita di Dio e liberta di Gesu: la logica

d’un rapporto, il senso d’una storia di salvezza

Cristologia - Incarnazione - Libertà di Gesù - Paradosso - Rivelazione

Vincenzo Anselmo SJ, Non e caduta in terra nessuna

delle parole di Yhwh (2Re 10,10). La rivoluzione di Ieu:

violenza degli uomini o compimento della Parola divina?

Compimento - Ieu - Parola - Profeti - Violenza

Edward G. Farrugia SJ, Chiese autocefale e modelli di autocefalia:

il caso dell’Ucraina

Autocefalia - Autonomia - Chiesa madre - Territorio canonico

Secondo Bongiovanni SJ, Uomo e linguaggio. La singolarita

del linguaggio umano tra cooperazione e manifestazione

Cooperazione - Evoluzione - Linguaggio - Logos - Singolarità

(umana)

Philippe Capelle-Dumont, Rivelazione e alleanza. Prospettive

fenomenologiche e implicazioni teologiche

Alleanza - Evento - Fenomeno - Libertà – Rivelazione

NOTE E DISCUSSIONI

Claudio Tarditi, La religione come fenomeno: confronti

Autoaffezione - Fenomenologia - Henry - Intenzionalità - Vita

PROVOCAZIONI

Giorgio Jossa, Storia e teologia nella ricerca del Gesu storico

Gesù - Ratzinger - Storia - Teologia - Vangeli

RUBRICHE

Presentiamo un libro

Angelo Biscardi, Il corpo sessuato di Gesu e di Maria.

Tra sessualita liquida e sfide del gender

Carlo Lorenzo Rossetti, Pensare la nascita tra filosofia

e teologia



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 523"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025525
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDICE

Così credono i giovani 

1. Giovani: chi sono? (P. Bignardi) 3 

I nostri modi di dire 

23. «Siamo tutti fratelli» 11 

1. Siamo tutti fratelli (A. Carrara) 12 

2. La fratellanza nella fede in san Paolo (G. Benzi) 16 

3. Siamo tutti fratelli? Vivere la fratellanza oggi (C. Cremonesi) 21 

Traccia per la novena di Natale 

(F. Negri, L. Guglielmoni) 27 

Tempo di Avvento e tempo di Natale 

29 novembre 2020 1 gennaio 2021 37 

1ª domenica di Avvento (A. Guida, G. Osto, R. Laurita) 41 

2ª domenica di Avvento (A. Guida, G. Osto, R. Laurita) 59 

Immacolata Concezione (A. Guida, G. Osto, R. Laurita) 78 

3ª domenica di Avvento (A. Guida, G. Osto, R. Laurita) 96

4ª domenica di Avvento (A. Guida, G. Osto, R. Laurita) 114 

Natale del Signore (A. Guida, G. Osto, R. Laurita) 132 

Santa Famiglia (A. Guida, G. Osto, R. Laurita) 168 

Maria Madre di Dio (A. Guida, R. Laurita, G. Osto) 187



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025495
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale


2 D. Piazzi

Per tornare alla vita

Studi

4 M. Barbagli

Morire oggi nei paesi occidentali

7 G . Cavagnoli

La morte e il lutto nel RE

11 F. Trudu

I riti esequiali

16 R . De Zan

Il Lezionario delle esequie: teologie bibliche

21 D. Cravero

Esequie e kérygma

26 L . Della Pietra

Riti antichi e nuovi

31 P. Tomatis

Accompagnare e celebrare il lutto

36 E . Massimi

Cantare nelle esequie

Formazione

41 R . Barile

Dalla Parola all’intercessione

1. Avvento e Natale

49 C. Gangemi

Liturgia e disabilità: percorsi

5. Non mi dimenticare

R . Lauricella

54 Pietà popolare e liturgia

5. I presepi viventi

Sussidi e testi

59 G . Cipollone

Parola di Dio e vita del defunto

65 R . Barile

Nuove risorse

per le esequie cristiane

Inserto online

R . Barile

Preghiere dei fedeli per l’Avvento e il Natale

 


Editoriale 

Che «cultura» hanno gli occidentali e quindi, nolenti o volenti, i cristiani occidentali? Che senso danno al nascere, al vivere, al morire? La cartina al tornasole è quasi sempre come si muore e come si supera il lutto. Come è strana la vita: la capisci se non fai della morte una variabile impazzita, ma l’ultima delle tue esperienze. Non sono un sociologo né uno psicologo, ma mi accorgo che tanto dello scenario della morte dai tempi della mia infanzia ad oggi è cambiato, ma nello stesso tempo è rimasto tale e quale. Questo tale e quale è l’uomo, sia pur credente, ma l’uomo che accetta o rifiuta il morire, l’uomo che ascolta o deride le grandi risposte che le religioni sottintendono ai loro riti. Poi l’imprevedibile. Noi, generazione di immortali, siamo stati costretti a fare i conti non solo con l’inevitabile e personale mortalità, ma con l’inenarrabile moria collettiva. Venerdì santo 10 aprile, ore 10.25: in talare perché non sai mai se ti fermano per controlli, vado al cimitero. Scendo dall’auto e davanti al cancello chiuso 7/8 capannelli di parenti… due signore ti chiedono se sei il parroco di… No, non lo sono. Entro. Percorro quasi fino in fondo il camposanto, là nella zona nuova per accogliere le ceneri della zia di miei ex giovani di parrocchia. Quindici minuti: io e tre nipoti. Percepisci il dolore più spesso della nebbia padana d’inverno. Vedi gli occhi bassi e stanchi per le troppe assistenze a esequie accorciate, vedi il rispetto nell’addetto che, senza riti d’ingresso, portali spalancati e suono dell’organo, consegna l’urna ai parenti davanti a un loculo sbrecciato. Eppure si prega; siamo pochi, ma la comunità e la solidarietà nel rito di commiato non è assente. Il salmo, i pochi versetti della Scrittura, l’orazione sulle ceneri, mescolati con il dolore e l’affetto condiviso, parlano, non sono muti e arcaici. Poi si esce, e ti accorgi che in pochi minuti nel corridoio dell’ingresso centrale si sono allineati quattro carri funebri, saluti con un triste cenno del capo i tuoi confratelli, e realizzi che si son celebrati cinque «funerali» contemporanei in un quarto d’ora. È qui che la morte, non la morte del singolo, ma la morte di troppi grida, più che il libro di Giobbe, la non misurabilità del dolore e l’assordante silenzio dell’Eterno, che onnipotente sembra proprio non esserlo. Lì misuri la realtà della notizia che guadagna lo […]



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Titolo: "Concilium - 2020/4"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025501
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Editoriale

 

Catherine Cornille – Daniel Franklin PilarioMile Babic´, Editoriale

I. Segni di speranza nel dialogo islamo-cristiano

1. Dichiarazioni e documenti ufficiali

1.1 , Wilhelmus ValkenbergNostra aetate e gli incontri di amicizia

I/ «Con stima»: un apprezzamento nuovo per i musulmani

II/ La chiesa cattolica e il dialogo dopo Nostra aetate

III/ Giovanni Paolo II e Benedetto XVI

IV/ Dialogo e fraternità umana: papa Francesco

1.2 , Vebjørn L. HorsfjordUna parola comune tra noi e voi: un testo latore di speranza

I/ Contenuto e background

II/ Il processo di dialogo innescato da Una parola comune

III/ Commenti critici

IV/ Teologia e tecnologia

V/ Una Nostra aetate islamica?

VI/ Una ermeneutica della buona volontà

VII/ Contro-narrazione e azione pubblica

VIII/ Un latore di speranza

1.3 , Joshua RalstonLa migrazione come kairósper il dialogo protestante-musulmano

I/ Le migrazioni, da crisi umanitaria a minaccia islamica

II/ Prese di posizione e documenti delle chiese: sviluppi

III/ A mo’ di conclusione

2. Speranza nel sacrificio e nella solidarietà

2.1 William Skudlarek, Dialogo monastico-musulmano

I/ Christian de Chergé

II/ Il discorso di Christian de Chergé

III/ Il dialogo monastico-musulmano con i musulmani sciiti

IV/ Caratteristiche del dialogo monastico-musulmano

V/ Uno sguardo al futuro

2.2 , Christian S. KrokusMartirio e speranza nel dialogo islamo-cristiano

I/ Martirio della carità o incarnazione continua?

II/ Il dialogo islamo-cristiano

III/ Un martirio di speranza?

3. Segni di speranza in diverse parti del mondo

3.1 , Albertus Bagus LaksanaSegni di speranza nelle relazioni fra cristiani e musulmani in Indonesia

I/ Religione, identità e vita pubblica

II/ Movimento musulmano inclusivo e teologia

III/ Nelle comunità cristiane segni di speranza

IV/ Conclusione

3.2 Klaus von Stosch, La collaborazione accademica in Germania

I/ Nuovi orizzonti esegetici e storici

II/ Nuovi orizzonti in sistematica e in filosofia

III/ Nuovi orizzonti grazie a una teologia comparata, dialogica e interattiva

3.3 , Laurie JohnstonLa “Scuola del dialogo” belga

I/ La sfida della convivenza con il credente musulmano

II/ Un nuovo curriculum scolastico: la “Scuola cattolica del dialogo”

III/ Quale il dovere dei cattolici rispetto alla fede dei musulmani?

3.4 , Claudio MongeDialogo islamo-cristiano: iniziative dal basso in Turchia

I/ Intenzioni di dialogo e vicende politiche

II/ Gli sviluppi, in anni più vicini a noi

III/ La forza dei gesti e della condivisione nelle due visite papali

3.5 Marinus Chijioke Iwuchukwu, La collaborazione per la pace in Nigeria

I/ Organizzazioni che lavorano per stabilire relazioni islamo-cristiane sostenibili

II/ Un nuovo ordine nelle relazioni islamo-cristiane

III/ Conclusione

3.6 , Jean DruelOspitalità e reciprocità in Egitto

I/ Collaborazioni di istituzioni islamiche con l’Istituto domenicano di studi orientali

II/ Due segni di speranza

III/ Per concludere

IV/ Postfazione

4. Speranza per il futuro delle relazioni islamo-cristiane

4.1 , Daniel A. MadiganUn desiderio condiviso per una visione universale

I/ Negare l’universalità

II/ Negare la particolarità

III/ Inchinarsi alla realtà e trarne il meglio

IV/ Riconoscere le particolarità

1/ Ideali e realtà

2/ Nuove possibilità accademiche

3/ Le Scritture o la Parola

V/ Riconoscere l’universalismo

4.2 , Asma AfsaruddinUna cultura condivisa di giustizia e riconciliazione

I/ Giustizia, giustizia e giustizia!

II/ Sviluppare un’ermeneutica coranica di relazioni interreligiose

III/ L’attivismo interreligioso di fronte all’islamofobia e il suo impatto sulle relazioni fra musulmani e cristiani

IV/ Osiamo nutrire speranza?

II. Forum: Teologia pubblica nell’era digitale

1. , Stephen OkeyChi partecipa al dialogo teologico digitale?

I/ I vari tipi di pubblico, rimodellati dal digitale

II/ L’impatto digitale sulla pratica pubblica della teologia

III/ Conclusione

2. , Katherine G. SchmidtI millennials e la teologia pubblica in un’era digitale

I/ Il “come” della teologia nell’era digitale

II/ Il “dove” della teologia in un’era digitale

III/ A titolo di esempio

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

 

Editoriale

 

La relazione tra islam e cristianesimo, nonostante o proprio a causa del fatto che le due religioni sono strettamente lega­te dal punto di vista storico e teologico, viene generalmente rappresentata in termini di disaccordi, tensioni e conflitti. Dalle crociate all’attuale guerra al terrorismo, l’attenzione si è concentrata perlopiù sulle differenze teologiche apparen­temente inconciliabili tra le due religioni e sull’inevitabile dissenso politico e sociale tra di esse, che è stato ulteriormente fomentato della retorica dello “scontro di civiltà”, la quale si è guadagnata un ampio consenso sin dalla fine del XX secolo. Questa narrazione dominante potrebbe condurre a un certo grado di avvilimento e sconforto in rapporto alla possibilità di una convivenza pacifica e armoniosa e di un dialogo di reci­proco arricchimento tra le due religioni. È dunque importante contrapporre a questa narrazione le storie di personaggi, avve­nimenti, movimenti o di pratiche che incarnino l’amore sincero e il rispetto dell’altro religioso, dell’apprendimento reciproco e dell’impegno per un bene comune superiore.

Vi sono degli esempi del genere lungo tutto il corso della storia, dall’imperatore indiano Akbar (1542-1605) allo studioso francese Louis Massignon (1883-1962), dall’epoca della Convi­vencia nella Spagna medioevale alla coesistenza relativamente pacifica tra cristiani e musulmani in Indonesia. Molte persone sono al momento impegnate, in gruppo o singolarmente, in svariate modalità di dialogo costruttivo attraverso progetti sociali, scambi teologici e ricerche visionarie. È importante richia­mare l’attenzione su questi progetti così da attingervi speranza e ispirazione per il futuro delle relazioni islamo-cristiane.

Questo fascicolo di Concilium tratta degli sviluppi recenti e attuali nei rapporti fra cristiani e musulmani. Nella prima sezione si illustrano e si commentano le dichiarazioni rilasciate dai rappresentanti ufficiali di entrambe le tradizioni: la dichia­razione del Vaticano II Nostra aetate, le azioni e gli interventi dei pontefici da parte cristiana e il documento del 2007, Una parola comune tra noi e voi, dal versante musulmano. Questi testi dimostrano l’amicizia crescente da parte dei rappresentanti uf­ficiali di entrambe le tradizioni e un desiderio sincero di prati­care un’ermeneutica della buona volontà e dell’ospitalità. Sva­riati articoli di questo numero si riferiscono poi in particolare al Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convi­venza comune, firmato congiuntamente da papa Francesco e dal grande imam dell’Università di al-Azhar, Amad al-ayyib, nel febbraio 2019. Questo documento denuncia con forza tutti gli atti di violenza commessi in nome della religione e dichiara «di adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio». Un dialogo che viene spesso trascurato è quello tra le chiese protestanti e l’islam. L’immigrazione di molti mu­sulmani nei Paesi europei nel corso degli ultimi cinque anni ha sollecitato queste chiese a sviluppare anch’esse delle linee-guida più chiare per il dialogo.

Nella seconda sezione della parte monografica del fasci­colo ci si concentra su dei modelli importanti per l’amicizia e l’impegno tra cristiani e musulmani, e in particolare sulla fi­gura di Christian de Chergé, il monaco e priore trappista la cui vita e la cui morte sono diventate un’attestazione d’amore per il prossimo musulmano. La sua testimonianza è stata d’ispirazio­ne per l’invito rivolto ai musulmani al dialogo intermonastico, il quale ha aperto la porta a un coinvolgimento spirituale più profondo fra le due tradizioni in varie parti del mondo. La stes­sa concezione di de Chergé e la sua esperienza del “martirio della carità” come consacrazione di tutta la propria vita all’a­more di Dio e all’amore del prossimo, può essere considerata un’espressione di speranza teologale.



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025518
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

Indice

Editoriale: Dio nella vita quotidiana

GIUSEPPE BELLIA (†)

La lettura sapienziale biblica: un’inculturazione mai conclusa

LUCA MAZZINGHI

Il saggio nel mondo biblico: maestro e discepolo

SEBASTIANO PINTO

La Sapienza personificata: quando il medium è il messaggio

(Pr 8,22-31 e Sir 24,1-22)

MARTINO SIGNORETTO

Il giovane inesperto tra donna Sapienza e donna Follia

GRAZIA PAPOLA

Giobbe: si può amare Dio per nulla?

SERAFINO PARISI

Qohelet: quale ironia salverà il mondo?

MARIA CARMELA PALMISANO

Siracide: il timore del Signore è principio della sapienza

LUCA MAZZINGHI

L’escatologia del libro della Sapienza

DINH ANH NHUE NGUYEN

Gesù il saggio di Dio e la Sapienza divina nei vangeli sinottici.

Una presentazione

SIMONE MORANDINI - SERENA NOCETI

La sapienza: recezioni teologiche

Invito alla lettura (Tiziano Lorenzin)

In libreria

 

Editoriale

Dio nella vita quotidiana

Dio è raggiungibile attraverso l’esperienza della vita quotidiana. Questa convinzione ispira la tradizione sapienziale biblica che trova la sua espressione privilegiata nei libri che compongono il «Pentateuco sapienziale»: Giobbe, Proverbi, Qohelet, Siracide e Sapienza. Il Dio d’Israele che parla attraverso i profeti ed è presente nel tempio e nella Torah, custodita e annunciata dai sacerdoti, è il Signore della vita quotidiana e risponde alle domande degli uomini mediante i saggi da lui ispirati. La vita umana è frammentata, dispersa e segnata dalle contraddizioni, ma il sapiente è in grado di cogliervi la presenza e l’azione divina che ne rivelano il senso, conferendo unità a tutto ciò che accade. All’interno del canone biblico, i libri sapienziali si segnalano per una caratteristica del tutto originale: la loro autorevolezza – come osserva Giuseppe Bellia – si fonda non sull’imponenza di teofanie o di oracoli profetici, ma sulla forza suasiva delle argomentazioni tratte dall’esperienza e dall’eredità culturale e teologica dei padri. Tutto ciò rende unica la figura del sapiente (akam) che non si indirizza a Israele a partire dalla «parola del Signore che gli fu rivolta» (Ger 1,2) né come guida in nome di Dio. Il suo contributo è diverso: a differenza del capo, del sacerdote o del profeta, egli si presenta come “semplice” pedagogo, che propone ciò che ha compreso della vita, indica la via che conduce al successo e mette in guardia da ciò che invece porta a sicuro fallimento. Nel libro dei Proverbi, da molti considerato il testo “archetipo” della letteratura sapienziale biblica, il saggio emerge come figura centrale nella vita comunitaria: la sua funzione sociale e teologica si realizza nell’insegnamento, attraverso il quale egli comunica il proprio sapere e la propria esperienza, con affabile autorevolezza ma anche con umiltà, consapevole dei limiti personali e di ogni conoscenza umana. Più di altri, egli sa che molto è ciò che sfugge all’osservazione e spesso è difficile comprendere ciò che è bene per sé e per gli altri: «Agli occhi dell’uomo tutte le sue opere sembrano pure, ma chi scruta gli spiriti è il Signore» (Pr 16,2; 21,2). Lo scopo è pratico: spesso nei panni di padre/maestro, il sapiente non comanda, non impone ma cerca di persuadere il figlio/ discepolo a fidarsi della sapienza consegnata a Israele, insegnando i precetti del ben vivere, insieme alla fede dei padri, in un percorso che ha come sbocco la benedizione e la pace. Di preferenza, l’esortazione si rivolge al giovane inesperto, che deve guardarsi da vari pericoli, tra i quali spicca l’antifigura dello stolto, vero modello negativo da cui rifuggire, per trovare la gioia nella ricerca assidua della sapienza, nel quadro di una relazione che assume i contorni del rapporto personale, se non addirittura sponsale. La letteratura sapienziale è stata a lungo considerata “minore” rispetto ad altre parti della Scrittura, come il Pentateuco o i libri profetici. L’interesse per la sapienza biblica nasce dalla scoperta che la riflessione sapienziale non era una prerogativa d’Israele: in tutto l’Oriente antico essa godeva di grande prestigio e popolarità, come testimonia il patrimonio letterario dell’Egitto e della Mesopotamia. Gli studiosi parlano di una «sapienza internazionale», caratterizzata dalla predilezione per gli ambiti profani della vita e orientata al ben vivere e alla buona educazione. Spesso l’intento principale consisteva nell’insegnare il modo di essere felici e avere successo, con una vita conforme all’ordine cosmico. I saggi della Bibbia conoscevano questa letteratura e vi hanno attinto, ma conservando un’identità propria e inconfondibile. Il confronto tra la riflessione sapienziale del vicino Oriente antico e la corrispondente tradizione d’Israele rivela un’evidente affinità e numerosi punti di contatto, ma fa anche emergere il genio del popolo eletto. I sapienti di Israele non assimilarono passivamente la produzione sapienziale dei popoli vicini, ma la recepirono in modo selettivo, “inculturandola” con intelligenza nel contesto della fede dei padri. È questa, certamente, una delle indicazioni “di metodo” più preziose che la sapienza biblica ha consegnato alla propria epoca e a quelle successive. La riflessione dei sapienti d’Israele non si limitò, però, a una semplice ripetizione di quanto ricevuto dalle generazioni precedenti: le situazioni della vita e le contraddizioni della storia provocarono un approfondimento e una rilettura del dato tradizionale. Tutto ciò portò alla “crisi” della sapienza: non tutto quello che accadeva nella vita di una persona o del popolo poteva essere compreso e giustificato solo a partire da una condotta morale tenuta in precedenza. In altre parole, il divario tra la “retribuzione” sperata e quella sperimentata poneva non pochi interrogativi all’uomo biblico che, attraverso l’esperienza di Giobbe e le riflessioni di Qohelet, sperimentava i limiti dell’insegnamento tradizionale, connotato da semplificazioni teologiche che ne rivelavano l’inadeguatezza, soprattutto nell’urto con la realtà dura e contraddittoria della vita quotidiana. La teodicea fino ad allora conosciuta veniva messa in discussione, l’immagine del “Dio della retribuzione” ne usciva scossa, ponendo le basi e le premesse per una nuova conoscenza di Dio, che solo una nuova rivelazione divina poteva donare dall’alto. Il fascicolo offre uno strumento agile ed essenziale che accompagna il lettore alla scoperta (o alla riscoperta) del mondo della sapienza biblica, una delle sezioni più suggestive delle Scritture. L’approccio è quello a più voci, in cui a ciascun autore è stato richiesto di illustrare un aspetto particolare della riflessione sapienziale: diverse tessere di uno stesso mosaico da cui emerge il volto antico e sempre nuovo della Sapienza. […]



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Titolo: "Studia Patavina 2020/2"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025457
Prezzo: € 11.00

Descrizione:

Sommario

 

Editoriale

F. PESCE La sfida della vita insieme in un mondo di individui

 

 

Focus L’interdisciplinarità della pastorale familiare.

Riflessioni a procedere dall’esperienza del Centro della famiglia di Treviso

F. PESCE Come accompagnare una coppia quando accompagniamo una coppia? Nodi teologici a partire da un percorso di formazione al matrimonio

M. CUSINATO Percorso famiglia fertile. Un servizio multidisciplinare di accompagnamento per il superamento dell’infertilità di coppia

A. BORDIGNON L’impegno di politiche familiari integrate nella dottrina sociale e le scienze socio-politiche

W. COLESSO- Accompanying the separated, divorced, and reS. FILIPPETTO married in a pastoral context: fostering dialogue between psychology and spirituality

G. MARENGO Matrimonio e famiglia: l’esperienza interroga la teologia

Temi e discussioni

L. VOLTOLIN Covid-19: la forma ecclesiale alle prese con la rivoluzione digitale

S. DIDONÈ Parlare di Dio per immagini? Il “caso serio” delle parabole di Gesú

A. MIRANDA Si ea perscrutemur attentius. L’esegesi dei significati riposti nei Discorsi di Agostino

Notiziario

G. ZAMBON Mons. Eugenio Ravignani e il cammino della teologia nel Triveneto

Rassegna bibliografica

A. RAVANELLO Una via per pensare i Novissimi oggi

Recensioni e segnalazioni

Libri ricevuti



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Titolo: "Asprenas n. 2/2020"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025488
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

INDICE

Presentazione

MICHELE FALABRETTI

Dai documenti sinodali alla mentalità progettuale della pastorale giovanile in Italia

PASQUALE INCORONATO

Il “grande annuncio” di Cristo ai giovani. Chiesa ed educazione alla fede

FRANCESCO DEL PIZZO

La dimensione intergenerazionale della Christus vivit

SERGIO MASSIRONI

Solo gli evangelizzati evangelizzano. La prima generazione del millennio modificherà il cattolicesimo?

MICHELE TRIDENTE

Una Chiesa giovane per i giovani. Prospettive d’impegno alla luce della Christus vivit

 

 

PRESENTAZIONE 

1. Il rapporto tra la Chiesa e i giovani sembra agli occhi di tutti quasi definitivamente incrinato: non è un mistero che le realtà aggregative giovanili si siano assottigliate ed è un ricordo lontano quello delle festose e affollate “Giornate della Gioventù” introdotte da san Giovanni Paolo II. Non è raro sentire parole di nostalgia per la bella presenza dei giovani nelle assemblee liturgiche, con i loro canti vivaci. Le parrocchie, dove una volta animavano le celebrazioni e l’attività pastorale tanti giovani, adesso sono per la maggior parte popolate da anziani e, quando va bene, da un gruppo di motivati adulti. La recente ricerca di Franco Garelli, pubblicata nel libro Gente di poca fede. Il sentimento religioso nell’Italia incerta di Dio, illustra un fenomeno che non sfugge a una pur empirica osservazione: la crescita dell’agnosticismo e dell’ateismo tra i giovani. D’altronde, negli ultimi anni diversi studiosi avevano lanciato quest’allarme. È senz’altro vero che non sono pochi i bambini e gli adolescenti che incrociano gli ambienti ecclesiali, o per il catechismo o per attività formative e di tempo libero: si pensi all’esperienza degli oratori. Tuttavia, si riscontra la difficoltà di rendere solido un processo di socializzazione religiosa, perché appena possibile essi se ne vanno, percependo nella formazione cattolica la fatica di raccordarsi al loro sentire. Quei giovani religiosamente attivi sono parte di nuclei qualificati alquanto ristretti, più rispettati dai coetanei che seguiti. La ricerca di Garelli si concentra sull’Italia, ma nel resto del mondo occidentale la situazione non è diversa. S’impone per la Chiesa un compito difficile, soprattutto pensando che si vuole intervenire quando molte delle pecore sono ormai “fuggite dall’ovile”. Arrendersi, però, non è mai un atteggiamento produttivo, perché soltanto le giovani generazioni possono raccogliere il testimone per continuare a trasmettere la fede nel futuro. Inoltre, dalle loro fila nascono non solo quelle vocazioni di totale dedizione alla causa del […]



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 521/522"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025464
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Sommario

La nuova traduzione del Padre nostro e del Gloria: ragioni e prospettive (C. Broccardo)

I nostri modi di dire

22. Bisogna rassegnarsi

1. “Bisogna rassegnarsi”. Come e a chi? (A. Carrara)

2. Rassegnazione, resistenza e reazione in Isaia (R. Caruso)

3. Quando si sperimenta l’impotenza (P. Bignardi)

Per una celebrazione al cimitero il giorno dei Santi (R. Laurita)

Dalla 28ª ordinaria a Cristo, Re dell’universo

11 ottobre / 22 novembre

28ª domenica ordinaria (G. Boscolo, V. Albanesi, A. Lameri)

29ª domenica ordinaria (G. Boscolo, R. Cananzi, A. Lameri)

30ª domenica ordinaria (G. Boscolo, G. De Simone, S. Riva)

Tutti i Santi (G. Boscolo, R. Laurita)

Commemorazione dei fedeli defunti (R. Laurita)

32ª domenica ordinaria (G. Boscolo, E. Caretti, A. Lameri)

33ª domenica ordinaria (G. Boscolo, M. Amadini, V. Brunello)

Gesù Cristo, Re dell’universo (G. Boscolo, S. Petrosino, S. Riva)

 

Rubrica

La nuova traduzione del Padre nostro e del Gloriaragioni e prospettive

di Carlo Broccardo

Ricordo ancora piacevolmente il tardo pomeriggio di qualche anno fa quando, camminando per i chiostri del seminario, mi è capitato di incontrare uno dei responsabili della formazione permanente del clero. L’équipe incaricata aveva già organizzato e pubblicizzato alcune settimane residenziali, alle quali aveva dato un titolo bello ed evocativo, tratto dal Sal 37: «Abita la terra e vivi con fede». Poco dopo, però, era uscita la nuova traduzione ufficiale della Bibbia, la cosiddetta “CEI 2008”, che aveva cambiato completamente la frase: «Abiterai la terra e vi pascolerai con sicurezza» (Sal 37,3). «Come mai hanno cambiato così tanto?», mi si chiese. In realtà la CEI 2008 non ha modificato più di tanto la traduzione precedente. Certo, le differenze si notano maggiormente nei testi poetici, come i Salmi o gli inni del Nuovo Testamento; ma per il resto è addirittura probabile che molti dei nostri parrocchiani non si siano neanche accorti che c’è una traduzione nuova. Ora però, con la nuova traduzione del Messale, capiterà che verranno cambiate alcune parole del Padre nostro e del Gloria, adattandole alla CEI 2008. Finché si tratta del salmo responsoriale è un conto; ma quando si toccano testi così noti è difficile che il cambiamento passi inosservato. Non è un caso, infatti, che da quando le modifiche sono state annunciate (novembre 2018) ci sono state molte reazioni, spesso contrastanti tra di loro, e sono stati scritti anche molti articoli sia scientifici che di carattere divulgativo. Noi qui non vogliamo sviscerare tutti i risvolti del caso, né affrontare tutte le possibili traduzioni alternative. Ci proponiamo semplicemente di capire quali sono le differenze tra la precedente traduzione e la nuova, e perché sia stato utile il cambiamento.

Il disegno d’amore di Dio

È la notte di Natale e siamo nella regione intorno a Betlemme, dove oggi sorge la città di Bayt-Sahur, quando un angelo del Signore annuncia ad alcuni pastori che è nato Gesù, un Salvatore, che è Cristo Signore: «E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama”» (Lc 2,13-14). Tutti noi abbiamo in mente la traduzione latina: Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis, tradotta in italiano: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà». La differenza con la nuova traduzione si nota subito: da «uomini di buona volontà» si è passati a «uomini che egli ama». Su cosa si fonda tale cambiamento? Il vangelo secondo Luca usa un’espressione molto densa. Alla lettera suona così: «sulla terra pace negli uomini della benevolenza». Ora, la parola “benevolenza”, in greco eudokía, può avere due significati. Il primo è quello che troviamo per esempio in Fil 2,15: «Alcuni, è vero, predicano Cristo anche per invidia e spirito di contesa, ma altri […]



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025471
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Indice

Editoriale 

Claudio Balzaretti 

QUANDO MANGIARE NON È SOLO NUTRIRSI 

Gianni Carozza 

LATTE E MIELE: UNA TERRA «PROMESSA» 

Giacomo Violi 

AGNELLO, ERBE AMARE E AZZIMI: ES 12 E LA CENA PASQUALE 

Paolo Messina 

CARNE ALLA SERA E PANE AL MATTINO: LA DIETA DI ISRAELE NEL DESERTO 

Claudio Balzaretti 

TUTTO È BUONO, MA NON TUTTO È PURO 

Dinh Anh Nhue Nguyen

OFFERTE RITUALI NELLA LEGGE D’ISRAELE

Furio Biagini

MANGIARE KASHÈR: UN EQUILIBRIO ETICO

Paolo Mascilongo

OMNIA MUNDA MUNDIS: CIBO E PURITÀ TRA AT E NT

Marco Tibaldi

IL PENTATEUCO NELLA SCUOLA: IL LINGUAGGIO DEL CIBO E IL GUSTO

RILETTURE

Valeria Poletti

Tutti a tavola

APOSTOLATO BIBLICO

Alessandro Zavattini

Bibliodrammatica a Pescara

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Vi fermate a cena?

 

 

Editoriale

Un mondo, una storia, una cultura… in quattro lettere. Tale e la pervasivita del cibo nella costruzione tanto di una civilta come di una religione. Non si tratta soltanto di ingerire un alimento. In quel gesto e in quel che lo precede si incrociano fisiologia ed ecologia, si condizionano economia e sociologia, si plasmano antropologia e teologia. A cio non si sottrae la storia della salvezza, che pare avere come sottotesto la storia della dietologia: dal primordiale sistema alimentare vegano (Adamo), a quello carnivoro con limiti (Noe), a quello basato sulla distinzione tra alimenti puri e impuri (Levitico). Tra le righe di episodi familiari, come per esempio quello di Caino e Abele, si possono leggere gruppi umani e regimi alimentari diversi e in concorrenza tra loro. La stessa solennita di Pasqua prevede un menu in cui confluiscono due culture e due diete: l’agnello dei pastori seminomadi e gli azzimi degli agricoltori sedentari. Se i patriarchi affidano la loro esistenza ai parti di greggi e mandrie, Israele invece trarra energia dai frutti dei campi. La sovrapposizione e l’interdipendenza tra alleanza, Legge e terra fanno si che quest’ultima si trasformi nel luogo ideale in cui la prima si concretizza e la seconda si rispetta. Non per caso i due comandi rivolti alla coppia primordiale rispetto al suolo sono coltivare e custodire, che in ebraico si possono intendere anche come servire (Yhwh) e osservare (la Tora). L’abitare su quel suolo e attenersi alle norme emanate al Sinai permettono a Israele di mostrarsi sul palcoscenico del mondo come il popolo che appartiene totalmente a Yhwh, anticipazione nella storia di quel che sara il destino finale di tutti i popoli. In quest’ottica rientra anche un certo modo di consumare i pasti e, soprattutto, un certo modo di considerare i cibi. La spiritualita ebraica ha preso lo spunto soprattutto da un catalogo contenuto nell’undicesimo capitolo del libro del Levitico per elaborare un reticolato di disposizioni rispettando le quali bevande e cibi sono considerati adatti (questo il significato del termine tecnico ebraico kasher) per essere assunti da un ebreo osservante. Non si tratta di tabu alimentari: non possiedono intrinseche proprieta negative, come lascerebbe intendere il qualificativo impuro, abitualmente usato per tradurre il corrispettivo termine ebraico; ci si astiene come espressione del proprio amore verso la persona amata. Il non mangiare indiscriminatamente tutto solo perche e a portata di mano (o di coltello) richiama il fedele a una relazione personale con Dio creatore della vita; l’uomo deve ricordarsi di essere il guardiano e il protettore di quella vita. Seguire una determinata dieta o certe pratiche culinarie, allora come oggi, diventa elemento distintivo di un singolo o di un gruppo (la genuinita richiama l’appartenenza al proprio genus, stirpe); possono addirittura evidenziare l’appartenenza a un territorio e, perche no, una posizione politico-culturale (gli acquisti a chilometri zero come argine alla globalizzazione). Tutto cio evidenzia la carica simbolica e teologica che il cibo assume in un sistema religioso, tanto da divenirne fattore costitutivo. Lo ricordano: il sofisticato sistema rituale, la cui puntigliosa regolamentazione si ritrova in ampia parte del Pentateuco e la cui finalita risiede nella santificazione di Israele e nella comunione di esso con Yhwh; cosi come la centralita che il banchetto eucaristico assume non solo per la spiritualita del singolo, ma soprattutto per l’autocomprensione dei seguaci di Gesu. Per la Sinagoga e per la Chiesa pasto e rito, convito e liturgia si intrecciano, con il primo elemento che da la cornice e il secondo che la espande fuori del tempo e dello spazio. Non per caso, quindi, questo fascicolo e abbracciato dall’icona de L’ospitalita di Abramo, dove i tre angeli ospitati e la Trinita, il pasto e la divina liturgia, Abramo e il popolo di Dio si sovrappongono visivamente e si rimandano teologicamente l’uno all’altro. Come Antico e Nuovo Testamento.

Buona lettura.



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 518"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025358
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDEX

Per comunicare meglio

60. I casi difficili/29

Esposti in prima persona, con le proprie

vicende personali (R. Laurita)

I nostri modi di dire

20. Gesù accoglie tutti

1. «Gesù accoglie tutti». L’accoglienza,

le porte chiuse e le città murate (A. Carrara)

2. «Gesù accoglie tutti». tutti, ma proprio tutti? (D. Albarello)

3. Per un’accoglienza generosa e intelligente (M. Ambrosini)

Il giardino del mondo

Un invito a meravigliarsi, custodire, coltivare la vita (C. Cremonesi)

Dalla 16ª alla 20ª ordinaria

19 luglio / 16 agosto

16ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, M. Torcivia, M. Orizio)

17ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, P. Bignardi, M. Orizio)

18ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, + F.G. Brambilla, A. Ghersi)

19ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, L. Alici, A. Ghersi)

Assunzione della Vergine Maria (M. D’Agostino, S. Cumia)

20ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, L. Vantini, A. Ghersi)

 

60.

I casi difficili /29

Esposti in prima persona,

con le proprie vicende personali

di Roberto Laurita

Nella precedente puntata abbiamo sviluppato l’analisi della risposta di un prete alla lettera anonima di “un Amico” che gli era stata inviata. Ci aveva colpito il piglio diretto, la schiettezza del dialogo, il contrappunto tra il passato e il presente, il contenuto riguardante vita cristiana e ministero sacerdotale. A proposito di quest’ultimo tema potremmo domandarci: qual è la sorgente di questo modo di vedere il servizio presbiterale? Perché la coscienza dei propri limiti («non essere sempre all’altezza della missione ricevuta»), dell’alto ideale che si propone («essere prete secondo il cuore di Dio e le giuste esigenze della gente») non lo fa sprofondare nel pessimismo o nei sensi di colpa? Le ragioni sono due e vengono esplicitate da due frasi, collocate una dopo l’altra, che costituiscono un po’ i cardini di tutto il discorso:

• «So che il Signore è con me e che è Lui che mi ha chiamato ad essere prete e che non mi abbandona mai».
• «Poi trovo affetto, collaborazione, vicinanza, sostegno da molte persone e questo fa sì che non mi sento mai solo, anche nei momenti difficili e impegnativi». Così, paradossalmente, grazie a questi due punti di riferimento, accade che anche l’essere considerati «una razza in via di estinzione» non fa paura e si è «pienamente d’accordo» nel ravvisare anche nella crisi numerica dei preti «un segno di Dio» e «una provvidenza».

 5. Ma c’è un altro aspetto che vorremmo segnalare ai nostri lettori e che colpisce in questo testo: l’equilibrio tra razionale e affettivo, tra intelligenza e sentimenti. Questo equilibrio è forse possibile proprio perché manca qualsiasi atteggiamento dotto, qualsiasi riferimento alla dottrina, qualsiasi citazione di documenti della gerarchia cattolica o di autori molto considerati. Le citazioni evangeliche sono ridotte all’osso. Il capitale simbolico è evocato in modo sobrio e con parole proprie. La presentazione di Gesù consiste in alcune pennellate appassionate: «dava gratis da mangiare a chi veniva ad ascoltarlo»; «stupiva con i suoi miracoli»; ma anche «chiedeva qualcosa di impegnativo »; «non demordeva»; «entrava in tutte le case, parlava a tutti dell’amore del Padre, non aveva paura di “perdere tempo”». È un Gesù, comunque, che non assicura il successo immediato, ieri come oggi. Lui stesso, infatti, ha sperimentato il calo di consenso e il fallimento: «quasi tutti si tiravano indietro e se la svignavano elegantemente, proprio come avviene adesso». Si evoca il Vangelo, certo, ma per constatare che la religione che ognuno si inventa «spesso non è la religione del Vangelo». E quando si parla della Pasqua, del Cristo risorto, si ammette che «dovrebbe rivoluzionare la nostra vita», «dovrebbe lasciare il segno ogni volta che arriva, con le sue proposte sconvolgenti». Non sfugga ai lettori, comunque, il modo in cui è presentato il Mistero pasquale. Nessuna concessione all’apologetica, ma piuttosto la presentazione delle coordinate che esso può assumere nell’esistenza quotidiana: «amate i vostri nemici»; «fate del bene a tutti»; «perdonate sempre a tutti».
Nulla di dotto, dunque, in tutto questo. C’è invece l’esercizio dell’intelligenza, che legge in profondità la propria storia individuale e quella più grande in cui si è immersi. Lo abbiamo già rilevato nei passaggi dal passato (ieri, un tempo) al presente (oggi), nel riconoscere le difficoltà, nel non ignorare pregi e difetti delle comunità in cui ci si trova a vivere, nel segnalare l’indifferenza, la fede “fai da te”, le “mille altre cose per la testa” e i “mille problemi” (con quello religioso che «non è certamente tra i primi della lista»). E anche la noia a messa («una funzione noiosa e che non dice nulla»). Non c’è solo lucidità, tuttavia, in queste analisi, c’è anche fede e speranza. Lo abbiamo segnalato proprio mettendo in luce la passione e la simpatia, l’ottimismo che trasuda dalle righe, insieme ai sentimenti. Questo prete che risponde al suo interlocutore non li nasconde perché sono parte importante del suo ministero: la contentezza («sono molto contento di essere prete»; «sono contento di essere parroco»), il rincrescimento, ma anche la fiducia («non mi abbandona mai»). E poi l’affetto, la vicinanza (fatta di collaborazione e sostegno), la gratitudine [...]



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 519"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025402
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Per comunicare meglio

61. L’umorismo

fa bene alla comunicazione (R. Laurita)

I nostri modi di dire

21. Dio ti vede

1. L’umanità coram Deo. Un incontro di sguardi

(A. Carrara)

2. Lo sguardo di Dio. Una panoramica biblica

(P. Rota Scalabrini)

3. Tra visibile e invisibile. Educare a stare

alla presenza di Dio (A. Augelli)

Sulla soglia di una nuova partenza

Sussidio per l’inizio dell’anno pastorale

in parrocchia (R. Laurita)

Dalla 21ª alla 27ª ordinaria

23 agosto / 4 ottobre

21ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, R. Maiolini, S. Cumia)

22ª domenica ordinaria (G. Boscolo, M. Gronchi, S. Cumia)

23ª domenica ordinaria (G. Boscolo, D. Vivian, S. Cumia)

24ª domenica ordinaria (G. Boscolo, L. Eusebi, G. Tornambé)

25ª domenica ordinaria (G. Boscolo, A. Carrara, G. Tornambé)

26ª domenica ordinaria (G. Boscolo, A. Cencini, G. Tornambé)

27ª domenica ordinaria (G. Boscolo, E. Olivero, V. Brunello)

 

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RUBRICA 

61. L’umorismo

fa bene alla comunicazione

di Roberto Laurita

Ci sono quattro virtù cristiane:

la fede, la speranza,

la carità e il buonumore

(Robert Hugh Benson, 1871 – 1914,

scrittore e presbitero inglese, proveniente dalla Chiesa anglicana)

Questa è l’ultima puntata della rubrica che ha accompagnato

per alcuni anni i lettori di Servizio della Parola e chi scrive ha

scelto di consacrarla ad un tema importante per ogni comunicazione:

l’umorismo o humour che dir si voglia. E quel procedimento

che di esso talora si nutre e che è la provocazione.

Una forza e un dono

Lo humour è una forza perché non c’è arma migliore per disarmare

la vita, in ciò che essa ha di più crudele, ma anche gli altri,

in quello che recano di più nocivo.

Avere il senso dell’umorismo vuol dire prendere le distanze,

relativizzare, cogliere innanzitutto l’aspetto divertente o assurdo

di alcuni aspetti di un’azione o di un discorso.
Ma l’umorismo è anche un dono: che cosa c’è di più bello di

far ridere? E quale ricompensa è più grande di uno scoppio di

risa?

Far ridere significa smuovere, emozionare: costituisce dunque

il segno di una comunicazione riuscita. Non è un caso se la creazione

pubblicitaria e i creativi in generale amano lo humour: in

effetti si tratta di uno dei migliori vettori di idee, uno dei mezzi di

espressione e di scambio più forti. Crea una connivenza tra l’emittente

e il destinatario e garantisce così l’impatto cercato.

L’umorismo è profondamente umano. Noi abbiamo perciò il

dovere di farne un buon uso. Nella vita come nella pubblicità.

Perché esiste anche un altro riso, questa volta crudele e violento,

e un altro humour, feroce, che è parente della derisione.

Fondato sul rifiuto dell’altro, del suo aspetto, dei suoi valori, è

un ripiegarsi su se stessi in cui lo scherno, la derisione nasconde

male la sua causa che è la paura e il rifiuto della diversità, la negazione

della differenza.

Essere credenti non è una faccenda triste

E tutti siamo invitati a scoprire che “fede” fa rima veramente

con “gioia”.

Il giorno dopo la morte di Raymond Devos, umorista franco-

belga, cabarettista e comico, venerdì 16 giugno 2006, Bruno

Frappat scriveva sul giornale La Croix: «[...] il riso dilata non “la

milza” ma lo spirito, il cuore, e fa passare un po’ di aria nei nostri

atteggiamenti chiusi, bloccati, nelle nostre posizioni troppo serie,

nel nostro modo di considerare quello che facciamo e diciamo

con eccessiva gravità. Il riso non relativizza ciò che è serio per

abbassare l’uomo, ma l’apre ad una maggiore umanità: per distendere

l’anima, donarle un maggior respiro, maggior ampiezza,

proprio come fa un trampolino». Certo, Charles Péguy ha

scritto che il Figlio di Dio non era disceso dal cielo per raccontarci

delle storielle. Ma anche le storielle possono consentirci di

entrare nella serietà dell’amore di Dio per ognuno dei suoi figli.

Interrogato sul ruolo dello humour nella vita di un papa, Benedetto

XVI ha risposto, ridendo: «Non sono il tipo che ha sempre

una storiella divertente da raccontare! Ma trovo che è molto
importante saper cogliere gli aspetti divertenti della vita e la sua

dimensione gioiosa e non prendere tutto in modo tragico, e direi

che questo è anche necessario per il mio ministero. Uno scrittore

ha detto che gli angeli possono volare perché non si prendono

troppo sul serio. E noi potremmo volare un po’ di più se non

ci dessimo delle grandi arie».

Il gusto di provocare

La provocazione fa parte integrante dell’arte di comunicare.

Interpella, risveglia chi si è addormentato ed altri sonnolenti

che campano su quella che pretendono sia l’evidenza. I pubblicitari

l’utilizzano. Tutti ricordano le differenti campagne di Benetton

che ha “giocato” con parole sensibili, come il razzismo o

l’AIDS. E, in Francia, non dimenticano la campagna della Banque

National de Paris: «Il vostro denaro m’interessa», che aveva

sia attratto che provocato reazioni di rifiuto.

a) Che cosa significa provocare?

La provocazione appartiene al grido che interpella e ridesta,

ma anche all’appello, alla richiesta di aiuto o alla resistenza.

Provocare vuol dire dunque interpellare qualcuno che avrebbe

la tendenza a non vedere, perché non si assopisca, non si

addormenti, ma è anche per l’emittente-provocatore un mezzo

per ricordare al mondo la sua esistenza, farsi intendere e far

passare un messaggio. C’è, dunque, nella provocazione, una formidabile

e insopprimibile volontà di comunicare come di essere

riconosciuti.

I provocatori sono degli artisti. Bisogna essere artista per

essere provocatore perché la provocazione è creativa, esce

dall’ordinario e rompe con esso, realizza un avvenimento.

b) Il procedimento della provocazione

Tecnicamente la provocazione è un procedimento. Mette

insieme tre funzioni del linguaggio, qui allargate alla comunicazione

(Roman Jakobson): la funzione espressiva (centrata

sull’emittente), la funzione conativa (orientata verso il destinatario),

la funzione fatica (focalizzata sul contatto).



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 520"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025419
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDICE

Introduzione: di Chino Biscontin .

1. La situazione

1.1 La relazione con Gesù qualifica

in modo essenziale la fede cristiana

di + Franco Giulio Brambilla

1.2 In che direzione va oggi il senso di Dio

di Lucio Pinkus .

1.3 La chiesa: via od ostacolo nel rapporto con Gesù?

di Paola Bignardi .

1.4 Il capitolo IV di Christus vivit

e l’accesso emotivo a Gesù

di Paola Bignardi .

1.5 Predicare Gesù, il Cristo. Una riflessione

a partire dall’impianto catechistico in Italia

di Roberto Laurita

2. Noi predichiamo Gesù Cristo

2.1 Noi predichiamo Gesù Cristo crocifisso e risorto

di Sergio De Marchi .

2.2 Annunciare Gesù come Salvatore, oggi

di Maurizio Gronchi .

2.3 Predicare Gesù manifestazione di Dio

di Massimo Epis
2.4 Parlare di Gesù come mediatore

tra Dio e gli uomini

di Roberto Del Riccio .

2.5 Annunciare Gesù vivente nella gloria

di Simona Segoloni Ruta

3. Come predicare Gesù Cristo

3.1 Paolo predica Gesù Cristo

di Antonio Landi

3.2 Come san Giovanni predica Gesù

di Andrea Albertin .

3.3 Atti 2 come esempio di predicazione su Gesù

di Alessandro Gennari .

3.4 Come parlare dei miracoli di Gesù

di Paolo Mascilongo

3.5 Come parlare del “fallimento”

della missione di Gesù

di Severino Dianich

3.6 Come parlare della risurrezione di Gesù, oggi!

di Andrea Toniolo

3.7 Come parlare della presenza di Gesù, oggi

di Antonio Montanari

3.8 Il predicatore consapevole

di parlare di Gesù alla sua presenza

di Luciano Manicardi .

3.9 Uno stile celebrativo

che apra all’incontro con Gesù

di Paolo Tomatis

 

 


INTRODUZIONE

di Chino Biscontin

Quando ci siamo riuniti, come Consiglio di Direzione di questa nostra rivista, la situazione in cui ci trovavamo non lasciava nemmeno lontanamente prevedere quello che sta accadendo ora, mentre scrivo questa introduzione. Siamo nel pieno di una terribile pandemia che fa ammalare, uccide, altera le relazioni, interviene sui servizi, sulla produzione di beni, sul contesto sociale, sulla politica, sulle relazioni internazionali. Tutto fa temere che la pandemia non cesserà molto presto, anche se schiere di ricercatori stanno indagando e lavorando su interventi farmacologici e su possibili vaccini. Anche la predicazione ha dovuto e deve ancora fare i conti con questo scombussolamento, che sta facendo traballare certezze, modi di pensare, scale di valori, e che inoltre interviene sui nostri sentimenti, anche quelli più profondi. E non solo la predicazione, ma l’intero apparato di ricomprensione del Vangelo e delle sue conseguenze va rimesso in cantiere. Solo per fare qualche cenno: sarà urgente ricomprendere alla luce dell’insegnamento e del comportamento di Gesù in che cosa consista la “salvezza” di cui parliamo: bisognerà dilatare di molto la comprensione. Sarà urgente una robusta riflessione su come dobbiamo andare verso Dio: con quali immagini, a partire da quali esperienze, con quali comprensioni. Il che esigerà una maniera diversa di attingere luce dalle Scritture. Dal punto di vista della comprensione della Chiesa, della sua missione, di
come svolgerla, di come comprendere quella che chiamiamo salvezza e altro ancora, bisognerà dilatare gli orizzonti tenendo conto che l’azione di Dio riguarda il Regno annunciato da Gesù, che va oltre i confini della Chiesa, che in essa può anche trovare ostacoli e che riguarda quei beni ai quali nella Chiesa non si dà sempre un’importanza adeguata. Che dire nel frattempo? La prima cosa che mi viene in mente è che dobbiamo contrastare con decisione ed energia chi afferma che questa pandemia è un castigo di Dio e che Dio, dunque, avrebbe in essa una parte attiva. È una bestemmia e come tale va trattata (papa Francesco). Così pure va contrastato ogni tentativo di andare a trovare nella Bibbia “profezie” riguardo a ciò che ci sta capitando, quasi che la cosa fosse prestabilita e programmata da tempo. La seconda cosa è che questa infezione è un male e come tale va considerata. Sarebbe stato meglio che non ci fosse mai stata. Non condivido il modo di parlarne di chi la interpreta come un’occasione positiva, un’opportunità di un qualche bene che ci è data. Dal male può venire solo del male che, se trova in noi una qualche alleanza, anche sotto forma di minimizzazione o di mancato impegno per farvi fronte, può anche dilatarsi e diventare un male ancora più grande. Perciò non è ben indirizzato lo sforzo di chi cerca un senso a ciò che ci sta capitando, se per “senso” si intende qualcosa di positivo, di buono. Il male può essere simboleggiato dal buio, e dal buio non ci si può attendere luce. Stiamo vivendo una sfida radicale e le domande sensate sono quelle che indirizzano la ricerca, le motivazioni, l’azione per farvi fronte, per far indietreggiare l’immensa valanga di male che ci è rovinata addosso. Certo, essa pone delle domande fondamentali sul piano della fede, che possono essere riassunte in queste due: Perché Dio permette tutto questo? Perché Dio non interviene? Se con la parola “permette” si intende che Dio avrebbe potuto impedire tutto questo e non lo ha fatto, si ritorna alla bestemmia di cui sopra. Per cui la vera domanda è la seconda: Perché Dio non è intervenuto e non interviene?
La risposta va cercata nell’interazione tra la libertà di Dio e la libertà degli uomini. Dio ci ha creati liberi e lealmente rispetta la nostra libertà. E noi possiamo usare male la libertà, provocando il male. Da parte di Dio, il suo impegno è la sua azione nelle nostre coscienze mediante lo Spirito Santo. Qui sta l’impegno di Dio nel passato e nel presente: ispirazione, sostegno, ripresa in seguito a delle nostre scelte sbagliate, perdono e non castigo, e così via. Chi ha occhi di fede, vede il suo impegno in questo senso, che è immenso, fedele e costante: la Bibbia è testimonianza di questo. Vedo l’impegno di Dio nell’eroismo sorprendente che stanno dimostrando medici, infermieri, tecnici, dirigenti e tanti altri ancora per curare i malati, per frenare il contagio, per trovare un rimedio. Non è casuale che papa Francesco continuamente volga e faccia volgere lo sguardo in quella direzione: la trasparenza verso Gesù di tutti costoro, agli occhi di chi vede, è del tutto evidente. L’impegno di Dio che qui si vede, mediato dalle libertà di chi, consapevole o meno, lo asseconda, è davvero grandissimo. Un’ulteriore domanda potrebbe essere questa: affidando la libertà agli uomini, Dio non ha corso un rischio troppo grande? Chi risponde di sì a questa domanda deve assumersi la responsabilità di dire che sarebbe stato meglio non creare gli esseri umani. Personalmente rifiuto questo modo di pensare, perché lo vedo suggerito dal male e non dall’amore verso la gente o da un modo corretto di pensare Dio. La misericordia di Dio consiste nel restare fedele all’umanità anche quando molti uomini fanno del male, e questa sua fedeltà nel volerci bene nonostante tutto ispira un grande amore per l’umanità, nonostante tutto. È quello che si vede nei medici, negli infermieri e in tutti gli altri di cui ho parlato. Il male nel quale ci troviamo, oltre che nell’inevitabile fragilità di esseri limitati quali noi siamo, ha le sue radici in comportamenti sbagliati da parte nostra. Alcune di queste radici possiamo vederle e le abbiamo viste anche in queste settimane negli opportunismi e nei calcoli fatti sulla pelle delle persone, da parte di chi ama il proprio denaro e il proprio potere più di quanto
abbia a cuore la sorte degli altri. Altre radici si infilano dentro i meandri dei secoli, dentro la vastità dell’umanità, e non sono individuabili. È su questo punto che il male che ci sta colpendo sfida la nostra reazione. È dalla nostra reazione, non dal male, che può venire un qualche bene. Reazione di riconsiderazione generale del nostro modo di pensare, di valutare, di decidere, di comportarci. Ma su questo punto mi pare che le riflessioni si moltiplichino e che molte di esse vadano nella direzione giusta: riconsiderare il nostro rapporto con Dio, riconsiderare il rapporto tra di noi, riconsiderare il rapporto con l’ambiente naturale, i rapporti sociali, politici, internazionali. È certo che una fede limpida, vissuta con sincerità e lealtà, riflettuta responsabilmente ha molti doni da fare. Anzitutto quello della bontà disposta a pagare un prezzo alto per il prossimo, il rispetto rigoroso per gli altri in tutti i rapporti sociali, una speranza che non viene meno anche in mezzo a tante difficoltà, pericoli e di fronte alla paura. Dio non ha impedito quel male terribile che è stata l’uccisione di Gesù; ma egli l’ha sostenuto, perché avesse la forza di consegnare agli uomini il proprio insegnamento, con le parole e con l’esempio, e con esso un’apertura totale alla fede in Dio. La sfida «scendi dalla croce» è sulla bocca di chi non amava e non capiva Gesù, e non era aperto a Dio. Naturalmente va escluso che l’uccisione di Gesù, in quanto male, sia stata voluta e programmata da Dio, come “castigo” per i peccati degli uomini. Non è l’uccisione di Gesù che manifesta l’opera di Dio, al contrario manifesta il suo rifiuto; è la volontà di Gesù di portarci il dono che Dio aveva messo nelle sue mani, dono indispensabile perché la storia degli uomini non fosse un insensato cumulo di cattiverie e di vittoria del male nelle sue mille e mille forme, che lo ha portato a non tirarsi indietro quando per farlo si esponeva a rischi mortali; l’opera di Dio si manifesta in questa eroica fedeltà nella bontà di Gesù. Un’ulteriore possibile domanda riguarda i miracoli. Dio li ha compiuti, Gesù li ha compiuti, attraverso i santi sono avvenuti. Perché Dio non usa i miracoli? È una domanda alla quale non
trovo risposta, dato il fatto che i miracoli non risultano la maniera ordinaria di Dio per darci una mano, ma “segnali” che, nonostante tutto, la nostra situazione non gli è sfuggita di mano. In questo senso non vedo i miracoli come qualcosa di “magico” che noi possiamo provocare, se siamo capaci di realizzare certe condizioni; né vedo in essi una linea logica che ci possa far intravedere come afferrarne la forza. Rimangono unicamente nelle mani di Dio come “segni”. Alla fine, come tutti gli interrogativi posti alla fede dal male, qualunque esso sia, la speranza ci è data dalla partecipazione del Figlio di Dio alle nostre tragedie umane e dalla risurrezione di Colui che era stato crocifisso: aveva affidato la sua vita nelle mani del Padre prima di spirare, quelle mani si sono dimostrate affidabili. Il “miracolo” della risurrezione di Gesù è il “segnale” supremo che, anche quando siamo immersi in un male più grande, anche quando dobbiamo affrontare la malattia, anche quando si affaccia la morte, possiamo dire a Dio: «Padre, nelle tue mani è la mia vita». È questo l’atto più alto, più limpido e supremo della fede: un totale affidamento a Dio, cosicché non vi sia più alcuna ombra tra lui e noi. Personalmente fra le tante immagini che mi aiutano a pensare Dio nella fede e a pregare, è il vederlo come un’immensa, infinita risorsa di positività: di vita, di amore, di coraggio, di speranza, di perdono e di tutto ciò che è umanamente bene, di tutto ciò che può far fronte a ciò che è umanamente male. Gesù, il Figlio di Dio sorto come uomo in mezzo a noi, partecipe leale della nostra esistenza, anche nella sua esposizione alla sofferenza, anche nella sua esposizione alla morte, lui come rivelazione suprema di chi Dio vuole essere per noi e di chi noi siamo per lui, lui come Signore risuscitato da Dio e vivente, lui personalmente è la nostra “salvezza” nel senso più pieno della parola, in tutte, proprio tutte, le dimensioni in cui come esseri umani abbiamo bisogno di essere salvati.



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Titolo: "Asprenas n. 1/2020"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025440
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

EDITORIALE

L’anno 2020 ha riservato al mondo intero una sorpresa davvero sgradita:

una terribile pandemia che dalla Cina si è diffusa dappertutto, colpendo

in maniera devastante il nostro Paese. Il Covid-19, questo il nome dell’invisibile

e terribile nemico, ha avuto il potere di bloccare i rapporti sociali e

l’economia, imponendo a tutti una forzata quarantena e mettendo in seria

difficoltà la politica. Dopo un primo momento di disorientamento in questa

situazione inedita, le strutture ecclesiali si sono industriate, utilizzando i mezzi

che la tecnologia ha messo a disposizione, per non far mancare il necessario

sostegno spirituale e culturale. I canali televisivi, inoltre, hanno reso possibile

seguire le celebrazioni svoltesi in una basilica di San Pietro vuota di

popolo ma colma dell’aspettativa di “salvezza” di milioni di persone. Vi è stata,

quindi, l’opportunità di ascoltare la parola di papa Francesco, il quale ha

incoraggiato e ha esortato a sentirsi più fratelli nella solidarietà.

Proprio cominciando da quella piazza San Pietro, e dal colonnato che

esprime un abbraccio, presentiamo al lettore il testo della Prolusione di

monsignor FILIPPO IANNONE, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi

Legislativi, tenuta il 29 ottobre 2019 in occasione dell’inaugurazione dell’anno

accademico della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Parafrasando

il motto Ecclesia semper reformanda, l’arcivescovo spiega il cammino

di riforma della Curia romana intrapreso dopo il Concilio Vaticano II

e che sta giungendo a un punto di svolta durante questo pontificato. La sfida

è rendere quest’organismo di governo un vero strumento di comunione a

servizio dell’unità della Chiesa.

Se questo è l’obiettivo della riforma, occorre chiedersi quale tipo di

umanità trova di fronte a sé la Chiesa. Gli studi e le note critiche di questo

fascicolo ce ne danno uno spaccato. Indubbiamente si tratta di un’umanità

accecata dal fuoco “purgatoriale”, soprattutto dopo quest’esperienza di pandemia

che lascia una lunga scia di morti avvenute nella solitudine e di lutti

vissuti senza poter dare l’ultimo saluto. Come scrive PASQUALE GIUSTINIANI

presentando l’ultima raccolta poetica di Antonio Di Nola, saranno «gli occhi

di chi, come Di Nola e, prima di lui, come la nottola di Minerva, saprà porsi

nell’ombra dello spirito, dove la rivelazione potrebbe pur sempre accadere;

ma a condizione di non pretendere di elaborare troppo presto una dottrina

sul come dovrebbe essere il mondo» (pp. 98-99). Comunque, un’umani -

tà alla quale non basterà rifugiarsi nella psicanalisi per “guarire” veramente,

perché avrà bisogno di aprirsi un’altra via, quella dell’incontro con Dio.

È questa la lettura del celebre romanzo di Thomas Mann, La montagna

incantata, che ci offre il bel contributo di EUGENIO BASTIANON.

I credenti non devono considerarsi esclusi dalla necessità di ripensare

e riformulare la loro fede, per dialogare in modo più significativo con il

mondo. È l’intelligente provocazione raccolta e illustrata nell’articolo di

ADOLPHUS EKEDIMMA AMAEFULE, che per noi ha letto il romanzo di Chimamanda

Ngozi Adichie, Purple Hibiscus, nel quale si prospetta la sfida

posta alla teologia cattolica nel contesto attuale. In tal senso, la Chiesa è

esortata a non considerarsi turris eburnea e societas perfecta, bensì luogo

in cui incontrare la bellezza, l’accoglienza e, soprattutto, il Signore Gesù che

perdona. Allo stesso tempo, la Chiesa deve far maturare la coscienza che il

genere umano è vocato a essere custode del creato, in quanto ne è il “cuore

pulsante”, come scrive nel suo studio ALESSANDRO SEVERINO. Egli inquadra

il problema ecologico nell’orizzonte della riflessione teologica, coniugando

la Summa theologiae di Tommaso d’Aquino con l’enciclica Laudato si’ – di

cui ricorre il quinto anniversario dalla promulgazione – e sostenendo la necessità

di una conversione teologica previa a una conversione ecologica.

L’ultimo studio che presentiamo è di NICOLA DI BIANCO, dedicato a

Myriam di Magdala. L’autore ne offre un profilo, con linguaggio nitido, in

cui si cerca di liberarla da stereotipi e mistificazioni di non pochi studi recenti,

per collocarla nel contesto discepolare e nella fedele sequela che l’ha

fatta rinascere come “apostola degli apostoli”. Chiudiamo questo numero di

Asprenas con un’intervista di GIUSEPPE FALANGA al vescovo di Noto, monsignor

Antonio Staglianò, circa la Pop-Theology, in cui il presule configura

un nuovo modo per avvicinare i giovani – e non solo i giovani – alla fede.

Con l’auspicio di aver reso un servizio utile ai lettori, venendo incontro

a qualche loro domanda e stimolando delle curiosità, auguriamo loro di affrontare

con autentico spirito cristiano questa fase della vita, con la speranza

di uscirne trasformati e con lo sguardo più solidale e penetrante.

GAETANO DI PALMA



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025433
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

M. Gallo

Il Messale del Vaticano II

Studi

 M. Belli

I paradossi dell’inculturazione

 C.U. Cortoni

Modelli di inculturazione liturgica:

la lezione della storia

 A . Bucciol

Il Missal Romano in Brasile

 B. Mariolle

Francia: il «Rito dei funerali»

 M. Klöckener

Le Preghiere eucaristiche «svizzere»

 J. B. Likolo

Il Missel Romain per lo Zaire

 A . Lameri

Il Messale italiano 2020:

i criteri della traduzione

 L . Della Pietra

La traduzione: pregi e criticità

 P. Tomatis

La struttura e la grafica

 G. Cavagnoli

Le Collette «italiane»

 F. Feliziani Kannheiser

La messa dei fanciulli

 D. Ekisa – J.-J. Fresnillo

Messali rivisti: esperienze di ricezione

Formazione

 E . Massimi

Schede

4. Il canto del presidente

 F. Pestelli

Liturgia e disabilità: percorsi

4. La persona disabile: dono o fastidio?

 V . Trapani

Pietà popolare e liturgia

4. Canti devozionali e liturgia

Sussidi e testi

 S . Sirboni

Dal Messale al rito

 D. Piazzi

Che cosa cambia per i fedeli?

 

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EDIRTORIALE

Marco Gallo

Il Messale Romano

del concilio Vaticano II

1. Inculturazione: un cantiere permanente. Che cosa succede ad una chiesa che riceve una nuova edizione del libro liturgico più importante? Ed in quale contesto della chiesa italiana giunge questo Messale? Il numero di Rivista di pastorale liturgica che i lettori hanno tra le mani è tutto dedicato all’accompagnamento di questo delicato avvenimento. Mentre andiamo in stampa, il Messale 2020 non è ancora apparso ufficialmente, ma per decisione dei vescovi sarà utilizzabile da subito e diventerà obbligatorio tra non molti mesi, il 4 aprile 2021, Pasqua del Signore. I nostri abbonati non troveranno un approccio analitico esaustivo delle quasi 1200 pagine del testo. Rileggiamo invece l’evento sotto la chiave della responsabilità di inculturazione a cui il Messale italiano 2020 risponde. I riti liturgici, al pari di tutte le altre azioni fondamentali del vivere cristiano, intrattengono un rapporto dinamico con le culture: il vivere cristiano non divora la cultura e non ne è divorato. In continuità con una storia della liturgia in cui la questione è sempre stata oggetto di lavoro anche appassionato, questa terza edizione italiana è da accogliere, chiaramente, non come l’apparire di un nuovo Messale, ma come l’approfondirsi dell’inculturazione in Italia del Messale di Paolo VI. 2. Lingua liturgica e ars celebrandi. È bene ricordare che – al pari delle altre lingue volgari – per la prima volta nella sua quasi millenaria storia l’italiano è stato sfidato a diventare ciò che mai è stato: una lingua liturgica per l’eucaristia, e non solo per i sacramentali e la devozione. Dal 1973 ad oggi, non sono ancora del tutto consolidate le strutture del linguaggio liturgico proprio italiano: i livelli necessari con le loro differenze (carattere eucologico, evocativo, informativo, omiletico, meditativo), i toni ed i codici (il silenzio, il canto, il corpo, l’interazione con lo spazio). La lingua non è uno strumento, è un modo dinamico di stare al mondo, di vivere il tempo, di diventare lode del Cristo totale verso il Padre. Al pari della centrale questione linguistica, anche la pratica del celebrare, l’ars celebrandi, ha ancora bisogno di tempi di maturazione. Con una suggestiva immagine, François Cassingena-Trévedy (Te igitur 2007) dice che si passa dal canone dell’obbedienza del celebrante per il Messale di Pio V («un missel-miroir», un vero oggetto transizionale, potentissimo e paradossalmente assente dalla teologia!), al canone della ricerca del celebrante di Paolo VI («un missel- chemin» che è spazioso, lavora sulla comunità e sul presidente). Secondo una felice espressione di Louis-Marie Chauvet, ripresa a sua volta da Jean-Luc Marion, questo spostamento chiede alla comunità celebrante di prendere l’iniziativa e molto lavorare, per poter finalmente perdere l’iniziativa: la partecipazione attiva si rivela nella sua maturità di permettere che si perda il controllo, come avviene nelle azioni vitali, quali l’amare, il generare, il nutrirsi, il danzare. Questo non era immediatamente visibile nel 1969: il Messale italiano 2020 procede delicato e netto su questa faglia linguistica e pratica. 3. Una ricezione obbediente ma tiepida? Progettare una robusta pastorale liturgica. Facendo tesoro di recenti ed analoghe esperienze di altre chiese nazionali, il nuovo Messale in lingua italiana si teme che corra il rischio di essere accolto in modo obbediente (le comunità lo adotteranno) e tiepido (non susciterà molte reazioni). L’impresa ci consegna una nuova edizione di qualità, eppure non così attesa dalle comunità. Pesano tra i tanti motivi, senza dubbio, le non facili vicende dei nuovi Lezionari (2007) e del Rito delle Esequie (2011) – diversa è la storia degli effetti del Rito del Matrimonio (2004) – che hanno registrato più perplessità che entusiasmo, la poca condivisione dei motivi che hanno portato ad una nuova edizione del Messale, forse persino il disagio per una spesa economica. Si tratterà dunque di lasciarsi ispirare da altri progetti (ne troverete di gustosi nella rivista) per progettare una robusta pastorale liturgica, ma anche di saper cogliere lo specifico di questo tempo. Il libro liturgico giunge nelle comunità che celebrano in regime di distanziamento sociale, dovuto alla situazione d’emergenza sanitaria non ancora risolta. Questa situazione rende più difficoltoso il ricorso agli strumenti consueti di istruzione liturgica (convegni, incontri, eventi), ma lascia aperto un ventaglio di esperienze creative possibili, anche in questa stagione di celebrazioni dalla gestualità più sobria e persino innaturale. L’innegabile povertà delle nostre assemblee ad ingresso contingentato, senza tatto, con movimenti rituali ridotti e con una ministerialità impoverita chiede uno straordinario lavoro di creatività e lascia aperti spazi non facili da procurare: la nuova più abbondante ed indispensabile ministerialità di accoglienza, i tempi più distesi della preparazione, di arrivo anticipato nell’aula, la dispersione della schola come lievito nell’assemblea, il rimando dialettico fra strumenti digitali ed azioni in presenza fisica. Questa stagione che si apre è un necessario prolungamento del Movimento liturgico, prolungamento affidato al nostro delicato discernimento.



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