Libreria cattolica

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Titolo: "Studia Patavina 2019/3"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025112
Prezzo: € 11.00

Descrizione:

Editoriale

G. MAZZOCATO, Teologia morale e diritto: un rapporto da ripensare

 

Focus Il rapporto tra morale e diritto: questione ecclesiale, questione civile

F. MAGRO Discernimento, coscienza, norma: verso una “nuova” oggettività morale

F. TODESCAN Diritto e legge nel pensiero giuridico moderno

A. FAVARO Storia e diritto: il principio di affidamento nella legge positiva e le ragioni di una sua critica “prudenziale”

M. VISIOLI Il diritto della chiesa alla prova della temporalità

G. MAZZOCATO Morale, dottrina, diritto e azione pastorale

 

Temi e discussioni

S. DIDONE « Trasmettere la fede in un nuovo “linguaggio parabolico”» (EG 167). Ripensare le parabole del Regno alla luce di una promettente intuizione

G.L. BRENA Amoris laetitia: questioni aperte

D. MIGLIORINI Segni dei tempi, sinodalità “gender”

C. CISCATO Umanità e socialità del diritto. Guido Gonella e i presupposti giuridico-politici della riforma dell’ordinamento penitenziario del 1975

 

Notiziario

P. ZAMPIERI Vita della Facoltà

 

Recensioni e segnalazioni

 

Libri ricevuti



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Titolo: "Studia Patavina 2019/2"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025129
Prezzo: € 11.00

Descrizione:

Editoriale

L. BERTAZZO Percorsi di ricerca spirituale: tra interiorità e intimità

 

Focus Percorsi di ricerca spirituale: tra interiorità e intimità

A. BERTAZZO Tra interiorità e intimità. Alcune riflessioni per un percorso antropologico

R. REPOLE Per una interiorità ospitale

D. LORO Interiorità: una realtà esistenziale necessaria e trasformativa

M. CESCHIA Tra interiorità e intimità: esemplarità di alcuni percorsi spirituali. Simone Weil, Etty Hillesum, Edith Stein

 

Prolusione

Dialogo e autorità tra società e chiesa. Presentazione del testo, a cura di S. Didonè

C. THEOBALD S’entendre dans l’Église et dans la société. Pour une articulation entre autorité et dialogue

 

Temi e discussioni

G. MAGLIO Legittimità della filosofia cristiana: alcuni spunti e prospettive a partire da Étienne Gilson

M. BENAZZATO Cittadini si diventa. Spunti per una teoria della cittadinanza

P. LIA Leopardi: contraddittorietà e sonorità dell’essere

T. CIVETTINI Chi è mio fratello e mia sorella?

 

Recensioni e segnalazioni

 

Libri ricevuti



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Titolo: "Studia Patavina 2019/1"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025136
Prezzo: € 11.00

Descrizione:

Editoriale

L. BERTAZZO Percorsi di ricerca spirituale: tra interiorità e intimità

 

Focus Percorsi di ricerca spirituale: tra interiorità e intimità

A. BERTAZZO Tra interiorità e intimità. Alcune riflessioni per un percorso antropologico

R. REPOLE Per una interiorità ospitale

D. LORO Interiorità: una realtà esistenziale necessaria e trasformativa

M. CESCHIA Tra interiorità e intimità: esemplarità di alcuni percorsi spirituali. Simone Weil, Etty Hillesum, Edith Stein

 

Prolusione

Dialogo e autorità tra società e chiesa. Presentazione del testo, a cura di S. Didonè

C. THEOBALD S’entendre dans l’Église et dans la société. Pour une articulation entre autorité et dialogue

 

Temi e discussioni

G. MAGLIO Legittimità della filosofia cristiana: alcuni spunti e prospettive a partire da Étienne Gilson

M. BENAZZATO Cittadini si diventa. Spunti per una teoria della cittadinanza

P. LIA Leopardi: contraddittorietà e sonorità dell’essere

T. CIVETTINI Chi è mio fratello e mia sorella?

 

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Titolo: "Asprenas n. 3/2019"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025174
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

Presentazione

1. Il fascicolo che offriamo ai lettori è il secondo riguardante il tema della predicazione. Ci siamo proposti, con quest’iniziativa, di contribuire a stimolare la riflessione su tale aspetto tanto importante per la vita pastorale della Chiesa. I lettori, quindi, troveranno qui altri approcci all’argomento per ampliare la prospettiva, senz’alcuna pretesa di esaustività. Intendiamo prendere avvio dal contributo di CARMELA BIANCO, la quale mette in risalto l’impegno della Chiesa, fin dal Concilio di Trento, per formare efficaci predicatori, ossia “comunicatori della buona novella”, in grado di non incartarsi nelle forme del sermone con le sue implicazioni retoriche, in modo da far emergere la «logica della comunicazione colloquiale in situazione» (p. 74). La formazione dei membri del clero, principali attori della predicazione, è sempre stato un notevole problema: da una parte si riscontra l’obbligatorietà di dover fornire un’adeguata preparazione intellettuale – con solide basi filosofiche e teologiche – ai futuri presbiteri, dall’altra permane l’esigenza di prepararli a saper comunicare in maniera semplice e coinvolgente la Scrittura, da attualizzare “qui e ora”, cogliendo le opportunità da essa suggerite di esporre i contenuti dottrinali e morali. È questo un obiettivo fondamentale della predicazione, in primis della sua forma più praticata che è l’omelia. Bianco, pertanto, individua dei profili di carattere educativo e sociale, facendo ricorso anche al proficuo magistero di papa Francesco al riguardo, affinché la predicazione assuma quell’impronta performativa nella vita del credente. D’altronde, la formazione iniziale degli studi teologici non è sufficiente per affrontare le sfide poste da una società ipertecnologica. L’autrice, in conclusione, conferma la necessità per i ministri ordinati non soltanto della formazione permanente, ma anche di esprimere se stessi come coloro che votano la propria esistenza alla causa del Signore e del suo Regno.
Ciò li renderebbe dei veri educatori che, come Gesù, sono coerenti tra il loro dire e il loro agire: questo è senz’altro il modo per aiutare tutti i credenti di una comunità a vivere la buona vita del Vangelo. 2. Una difficoltà che si coglie dai vari interventi è la crisi della fede in una società frammentata come l’attuale. Anche CARMINEMATARAZZO, dal suo punto di vista, affronta la questione. Dopo aver fatto una lettura previa dei dati offerti dal Nuovo Testamento in termini di linguaggio e di prassi, in particolare i Vangeli e gli Atti degli Apostoli, egli riflette sul rapporto tra predicazione ed evangelizzazione che lì si evince in misura molto preponderante. L’autore percepisce un altro elemento non trascurabile per conferire vigore alla predicazione: annunciare Cristo con gioia per suscitare la fede. I lettori del Nuovo Testamento, infatti, notano senza dubbio la gioia delle persone che ricevevano l’annuncio del Vangelo, mentre oggi sembra di constatare una certa stanchezza, una scarsa fantasia narrativa e comunicativa nella predicazione che deforma la sostanza del cristianesimo, facendolo apparire come fede della tristezza, della paura, dei non licet. In realtà, il “Vangelo” è di per se stesso non solo “buona”, ma anche “bella” notizia, arrecante gioia di vivere, perché dischiude tante possibilità all’essere umano che l’accoglie; gli unici limiti percepibili nell’annuncio evangelico riguardano proprio ciò che procura la tristezza della chiusura egoistica e della prevaricazione sugli altri. Sulla scorta dell’Evangelii gaudium, pertanto, Matarazzo presenta in sintesi quali sono i compiti che la Chiesa deve assumersi per rinnovare se stessa e la propria missione in questo difficile tempo di crisi. Molto utile è l’articolo di LUCIANOMEDDI, nel quale si aiuta a superare la convinzione che predicazione e catechesi si distinguano per motivi didattici. Egli precisa bene i termini: «Con annuncio si sottolinea l’insieme delle attività di prima proposta della fede cristiana; la predicazione sembra esprimere più la necessità di dare motivazione e difesa, ma anche attualizzazione e contestualizzazione della visione cristiana della realtà […]. La catechesi, infine, prende come suo compito l’accompagnamento della risposta della persona e gruppi umani alla proposta cristiana » (p. 29). Tuttavia, la crisi che colpisce la narrazione cristiana nel contesto moderno impone di ripensarla in chiave catechetico-pedagogica, con la finalità di formare una personalità cristiana in grado di trasformarsi da semplice recettore di un messaggio in trasmettitore. In altre parole, pur continuando a rimanere discepoli, bisogna che si diventi anche missionari che hanno saputo interiorizzare il messaggio e averlo reso centro della propria esistenza. 3. La centralità della Parola, riscoperta nella Chiesa cattolica, non è questione solamente di comunicazione verbale e di messaggi, bensì anche, se non soprattutto, di testimonianza. EDOARDO SCOGNAMIGLIO, nel suo contributo, insiste su tale sfaccettatura. Naturalmente il suo non è un richiamo moralistico. Piuttosto, occorre trovare le risorse per rivalutare la parola nella comunicazione interpersonale, affinché anche la Parola divina venga considerata per quello che rappresenta veramente: la rivelazione del mistero ineffabile dal quale nasce l’obbedienza della fede. Per rivalutare la parola, dunque, non esiste altra risorsa che la testimonianza, in una corrispondenza più stretta tra “gesta e parole”: soltanto così la fede, che nasce dall’ascolto, può essere credibile e performativa nel contesto dei nostri problematici scenari attuali. Scognamiglio, dunque, recupera l’insegnamento della Verbum Domini, l’esortazione apostolica postsinodale di Benedetto XVI (30-9-2010), e della recente lettera apostolica in forma di motu proprio Aperuit illis (30-9-2019) di Francesco, che mirano a riprendere e rilanciare le intuizioni profetiche della costituzione dogmatica conciliare Dei Verbum. Non è possibile, in queste righe, enumerare tutte le argomentazioni dell’autore. Pertanto, richiamiamo almeno due elementi. Il primo concerne la riscoperta del senso escatologico della vita e del suo annuncio, pur nell’ebrezza tecnologica in cui siamo profondamente immersi. Infatti, anche in questo tempo il kerygma, la predicazione della passione, morte e risurrezione di Gesù, insieme all’attesa del suo avvento glorioso alla fine dei tempi, non può farci smarrire domande e riflessioni sul senso della vita, la quale non può giocarsi interamente qui e ora, bensì richiede la capacità di ajpokaradokiva (cf. Rm 8,19), ossia di “tendere il collo” per guardare verso l’orizzonte escatologico, dal quale “attendiamo la rivelazione dei figli di Dio”. Il secondo elemento richiama la necessità di farsi colloquium, per essere fedeli a quel Dio che «molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Eb 1,1-2a). Al predicare con arte è dedicato il contributo di ANTONIO ASCIONE. Insistendo sulla necessità di recuperare il senso della parola, della sua [...]



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Titolo: "Archivum Franciscanum Historicum"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024689
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

Index

Historia fratrum laicorum in ordine Minorum

FRANCISCO MORALES, OFM. – los hermanos laicos en las provincias de México, siglos XVI y XVII. Dos temas por estudiar: evangelización y sociedad 

JURI LEONI, OFM. – «carissimo fratello». Documenti a un devoto religioso di san Francesco di fra carlo da sezze 

BENEDIKT MERTENS, OFM. – spiritual exercises as a Means of Disciplining lay brothers? A bavarian case of 1722 (with un unedited Document Transcribed by Dominik Dorfner, oFM)

RAFAEL SANZ, OFM. – la obra de Manuel barbado sobre los Frailes legos de la orden Franciscana (1745) 

PIERRE MORACCHINI. – les doléances d’un frère laïc de Touraine pictavienne au temps de la commission des réguliers 

MICHEAL RUEDIN, FFSC. – Die Priester unter den Franziskanerbrüdern vom Hl. kreuz 

Discussiones et documenta

FLORIAN MAIR, OFM. – Litteras domini Alexandri pape quarti integras […] perspeximus. Die durch bischof eberhard II. von konstanz beglaubigten litterae zur kanonisation klaras

Summaria 

Recensiones

LEPPIN, VOLKER. – Franziskus von Assisi. – (Werner Maleczek) 

KLOK, JAN C. – Der lukaskommentar des bonaventura von bagnoregio als Handbuch der franziskanischen spiritualität. – (Johannes baptist Freyer) 

ROBSON, MICHAEL J.P. (ed.). – A biographical register of the Franciscans in the custody of york c. 1229-1539. – (Jens röhrkasten) 

NICOLAI DE AQUAEVILLA [oMin.] sermones moralissimi atque ad populum instruendum utilissimi supra evangelia Dominicarum totius anni. – (Aleksander Horowski) 

RAIMUNDUS LULLUS. – opera selecta. – (rafael ramis barceló) 

COURCELLES, DOMINIQUE DE (éd.). – les formes laïques de la philosophie. raymond lulle dans l’histoire de la philosophie médiévale. – (rafael ramis barceló) 

LOEFKE, CHRISTIAN (bearb.). – Das mittelalterliche Totenbuch der Mühlhäuser Franziskaner. edition und kommentar. – (Florian Mair) 

PAUL, JACQUES. – louis d’Anjou. Prince et franciscain. – (Marco Guida) 

PERE DAGUÍ. – Tractatus formalitatum brevis, Tractatus de differentia. – (carla compagno) 

CAMAIONI, MICHELE. – Il Vangelo e l’Anticristo. bernardino da ochino tra francescanesimo ed eresia (1487-1547). – (Pietro Delcorno) 

DRENAS, ANDREW J.G. – The standard bearer of the roman church. lawrence of brindisi & capuchin Missions in the Holy roman

empire (1599-1613). – (benedict Vadakkekara) 

PIRLET, PIERRE-FRANÇOIS. – le confesseur du Prince dans les Pays-bas espagnols (1598-1659). – (Francisco José García Pérez) 

DUBOIS, PAUL-ANDRÉ (dir.), les récollets en nouvelle-France. Traces et mémoire. – (Pierre Moracchini) 

GUIDI, REMO L. [Fsc]. – Jean-baptiste de la salle oltre l’agiografia devota. – (Giancarlo rocca) 

Notae bibliographicae

Libri ad nos missi

Index alphabeticus

Tabula materiarum

Index auctorum anni 2019



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024665
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

SOMMARIO

Editoriale

Sebastiano Pinto

I SENTIMENTI ALLO SCOPERTO: GESTIONE DEL POTERE E AFFETTIVITÀ

Dionisio Candido

LA BELLA, I VIZIOSI E IL SAGGIO. LA STORIA DI SUSANNA

Jean Paul Lieggi

UN GESÙ AFFETTIVO

Andrea Albertin

L’IDEALE DELL’AMORE FRATERNO O L’AMORE FRATERNO IDEALE?

Lucia Vantini

IL “GENERE” DELLE EMOZIONI NELLA BIBBIA

Antonio Montanari

CENSURA E SUBLIMAZIONE DEI SENTIMENTI?

Paolo Gamberini

IL DESIDERIO DI DIO PER LE CREATURE, IL DESIDERIO DELLE CREATURE PER DIO

Gaetano Piccolo

COMINCIARE DAI SENTIMENTI

Maria Rita Serio

EDUCARE ED EDUCARSI ALLE EMOZIONI E AL DESIDERIO

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

L’altra Samaritana e l’altro marito

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Sentimenti ed emozioni

APOSTOLATO BIBLICO

Sebastiano Pinto

La domenica della Bibbia: il rosario biblico

VETRINA BIBLICA 54

ARTE

Marcello Panzanini

Uno spettacolo (s)co(i)nvolgente:

La Samaritana al pozzo di Annibale Carracci

 

 

EDITORIALE

Un luogo comune s’è annidato nel pensiero moderno: ogni religione, in particolare il cattolicesimo, condurrebbe alla alessitimia e alla anaffettività, cioè renderebbe incapaci di vivere e manifestare emozioni. Che in questo pregiudizio qualcosa non funzioni, quanto meno nei confronti del cristianesimo, lo si può intuire dal fatto che la figura rivelatrice del Dio cristiano, ovvero Gesù, sulla base delle stesse testimonianze evangeliche, appare come una persona non solo in grado di stabilire relazioni affettive, ma soprattutto capace di annunciare il suo messaggio coinvolgendo e lasciandosi coinvolgere emotivamente (Jean Paul Lieggi). La sua carne e il suo corpo sono l’espressione spirituale di Dio; nei suoi gesti, in particolare nel suo toccare, si manifesta il desiderio di Dio che si dona in tutto quello che può (Paolo Gamberini). Anche in ciò il profeta di Nazaret assume e rielabora in modo originale la teologia e la spiritualità dell’Antico Testamento. Nei diversi fascicoli proposti nel corso di questi due anni abbiamo avuto modo di entrare nel «mondo magmatico, difficile da definire e precisare, eppure molto umano» (Carlo Broccardo nell’Editoriale del gennaio 2018) dei sentimenti e delle passioni. Moti dell’animo non solo umano, ma anche divino. Non per caso, come fa notare Catherine Chalier citata da Lucia Vantini, la Scrittura si apre e si chiude con l’immagine di Dio che asciuga le lacrime del suo popolo, prima, e che, alla fine, terge le lacrime di tutti, facendo nuova ogni cosa. La sfida della teologia e della spiritualità contemporanee consiste dunque nel (ri)scoprire la portata sovversiva e rigenerante dei sentimenti e nell’imparare a intravedervi una qualità essenziale della fede. Del resto, si può ripercorrere la storia del vissuto religioso raggomitolando o dipanando il filo dei sentimenti (Antonio Montanari): da Agostino di Ippona che privilegia lo stile affettivo appreso dalle Scritture, contrapponendolo consapevolmente a quello dei filosofi, le cui pagine «non sanno mostrare il volto di un così grande amore e nemmeno le lacrime
della confessione» (Confessioni 7,21,27) a Ignazio di Loyola, che ha fondato le regole per il discernimento proprio sulla interazione esistente tra pensiero e sentimento (Gaetano Piccolo; perciò nel primo fascicolo del 2018 aveva proposto il neologismo «pensimento»). La sua intuizione, sistematizzata negli Esercizi spirituali, ha trovato conferma nei risultati ottenuti dalle neuroscienze: la dimensione emotiva è la base affinché il soggetto possa provare sentimenti, e i sentimenti, a loro volta, sono il punto di incontro tra emozione e pensiero. A ragion veduta Daniel Goleman ha introdotto il concetto di intelligenza emotiva e descrive le emozioni come «il motore e la ragione primaria del nostro comportamento, la bussola ultima che ci guida nelle scelte fondamentali, il termometro di quanto siano felici di ciò che ci circonda e di come stiamo affrontando l’esistenza ». Conoscere e valutare le emozioni significa pensare e decidere meglio. Lo illustrano al meglio due vicende: nel tormentato rapporto tra Saul e Davide, l’assunzione di potere e di leadership esige una sapiente gestione delle emozioni in vista di una equilibrata conduzione della cosa pubblica (Sebastiano Pinto); il penultimo capitolo del libro di Daniele narra di come due anziani restino vittime prima della loro incapacità di verbalizzare sentimenti negativi, poi della comune strategia di violenza e di menzogna nei confronti di Susanna (Dionisio Candido). Insomma, decisivo risulta educare ed educarsi alle emozioni e al desiderio, condizione imprescindibile sul piano della psicologia per imparare l’empatia e crescere nell’altruismo (Maria Rita Serio) e sul piano della teologia e della mistica per incrociare il desiderio di Dio per le creature con il desiderio delle creature per Dio (Paolo Gamberini). Ripercorrere in questi due anni, sulla scorta dell’Antico e del Nuovo Testamento, le dinamiche emotive e passionali dell’incrociarsi dei due desideri è stato arricchente e appassionante. Dunque, buona lettura di quest’ultimo numero.

Marco Zappella



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Titolo: "Asprenas n. 4/2019"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025198
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

Edioriale

 L’agenda di questi ultimi mesi presenta, con drammatica urgenza, la questione ambientale. Il cambiamento climatico impensierisce anche i giovani, i quali, soprattutto nelle piazze dei paesi più sviluppati, tengono manifestazioni con la speranza d’indurre i governi a varare politiche per un’economia e uno stile di vita sostenibili. Continua a far discutere, poi, l’enciclica di papa Francesco Laudato si’ (24 maggio 2015), in cui egli si propone «specialmente di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune » (n. 3). Da parte nostra ci siamo già occupati di questo tema, dedicandovi un numero speciale (il fascicolo 3 del 2010); tuttavia, ci rendiamo conto come non sia mai abbastanza riflettervi per sensibilizzare: la “nostra casa comune” è un dono di Dio, è frutto della sua opera creatrice. È Dio stesso ad aver voluto per noi una casa, affinché potesse entrare in relazione con noi. Pertanto, il problema, prima di essere scientifico ed economico, è primariamente antropologico e, in una prospettiva cristiana, teologico. Non si può disgiungere, quindi, l’ecologia ambientale da una prettamente “umana”. In quest’orizzonte si pone il testo della Lectio magistralis, dal titolo Bioetica globale: dignità e diritti umani, tenuta dal cardinale CRESCENZIO SEPE, arcivescovo metropolita di Napoli e gran cancelliere della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, il 29 marzo 2019 in occasione dell’inaugurazione del XXIII anno accademico del CIRB, il Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica. L’obiettivo è una “bioetica globale”, in cui i diritti umani, insieme a quelli di ogni altro essere vivente, vengano tutelati, pensando anche allo scenario, sempre più reale e concreto, che la tecnologia in questo mondo postmoderno ci sta prospettando. La domanda da porre concerne ancora l’umanesimo in una società del futuro, in cui la robotica produce umanoidi in grado di fare quasi tutto quello che l’uomo finora faceva. Vi si aggiungano tutte le problematiche derivanti dalla “rete”, i cui aspetti negativi non vanno sottovalutati. In tal senso, offriamo al lettore il ricco contributo di CARLO BORASI: Quale umanesimo per la società del futuro? Sulla scia di questo filone possiamo segnalare anche l’interessante nota critica di PASQUALE GIUSTINIANI, sul tema Quali connessioni tra etica ed economia?, suscitata dal documento Oeconomicae et pecuniariae quaestiones, che la Congregazione per la Dottrina della Fede e il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale hanno pubblicato congiuntamente il 17 maggio 2018. L’argomento non è di per sé nuovo, perché la discussione sul discernimento etico di taluni aspetti dell’attuale sistema economicofinanziario ha attirato già in passato l’attenzione di teologi e filosofi. Esemplare è stato l’approccio critico e metodologico di Bernard J. F. Lonergan (1904-1984), preso in considerazione da questa nota. Gli articoli appena presentati esprimono la preoccupazione della teologia di fronte alle situazioni del mondo attuale, che corre velocemente verso un futuro in cui la tecnologia la farà sempre più da padrone. La teologia, però, ha anche altri versanti di cui occuparsi. In questo fascicolo, infatti, ospitiamo uno studio di LUIGI ORTAGLIO, che tratta Il defensor vinculi matrimonialis nella tradizione canonica e nell’ordinamento processuale. L’autore, ponendosi nella prospettiva di valorizzare questa figura, della quale traccia un profilo storico, individua il pericolo sussistente nell’attuale prassi giuridica ecclesiastica, che la vedono svilita. Riteniamo, inoltre, di notevole interesse l’ampio contributo di SALVATORE M. PERRELLA, Maria nella lotta contro Satana. L’esperto servita, partendo dalla consapevolezza che mariologia e demonologia hanno subito le conseguenze del processo di demitizzazione, rileva la necessità di dover confrontarsi con tali ambiti, come sollecitano fenomeni non trascurabili quali le apparizioni mariane e gli esorcismi. Perciò, alla luce della ricerca teologica e del magistero, emerge la necessità di attaccarsi al Bene e al Bello per fronteggiare le sfide del male. Chiudono il presente numero i resoconti di due convegni: il primo, di MICHELE GIUSTINIANO (La via della sapienza tra cristianesimo e taoismo), su un convegno, di carattere interreligioso e internazionale, tenutosi nella nostra Sezione lo scorso 7 giugno 2019; il secondo, di GIUSEPPE FALANGA (Liturgia e santità battesimale), circa la 70ª Settimana Liturgica Nazionale, tenutasi a Messina dal 26 al 29 agosto 2019. Auguriamo a chi sfoglierà queste pagine di trovare ancora stimoli e arricchimenti dalla loro lettura.

GAETANO DI PALMA



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Titolo: "Lateranum n. 1/2019"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025259
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

INDICE

Editoriale

Introduzione

Gianluigi Pasquale, Una ragione per credere: Fides et Ratio vent’anni dopo

Relazioni

Achim Schütz, Glauben – Der im höchsten Sinne qualifizierende Akt des Homo humanus

Giovanni Salmeri, La fede come atto umano. Una riflessione a partire da Giovanni Duns Scoto (discussant)

Rino Fisichella, “Fede” e “ragione”: perché la Rivelazione apre alla ragione

Gianluigi Pasquale, Il concetto di Rivelazione nella storia e come storia: quello che “apre alla ragione” (discussant)

Leonardo Messinese, La fede dinanzi all’affermarsi della scienza in Europa

Giuseppe Tanzella-Nitti, La fede dinanzi all’affermarsi delle scienze in Europa (discussant)

Giuseppe Lorizio, “Actus [autem] credentis non terminatur ad enuntiabile sed ad rem”. Il realismo della fede

Patrizia Manganaro, Il realismo della filosofia. Sul pensare fini­to l’infinito (discussant)

Vincent Holzer, La raison à l’épreuve de la christologie

Pierluigi Valenza, Teologia e filosofia della religione di fronte alla rivelazione: un destino parallelo? (discussant)

Flavia Marcacci, «Gaudium aude!». Fides et ratio venti anni dopo come metodo per la ricerca nelle università

Massimo Epis, Il pensare teologico nell’ambito dell’università (discussant)

Conclusione

Gianluigi Pasquale, Una ragione per credere: Fides et Ratio vent’anni dopo

 

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Editoriale

 

In tempi in cui si discetta e si blatera a proposito di post-verità, di fake-news e di nuovo realismo, potrebbe risultare anacronistico il confronto con l’enciclica promulgata da Giovanni Paolo II venti anni or sono, dal titolo Fi­des et ratio. Eppure, proprio in un contesto, sia culturale che ecclesiale come quello attuale, sembra utile, anzi necessario tentare di interpretare questo testo, anche per superarlo, ma soprattutto per accompagnare la fede e la ragione, affinché non prestino entrambe il fianco a nessun genere di fondamentalismo sia credente che laicista.

 

Del resto la vicenda del rapporto fra Chiesa cattolica e filosofia moderna e contemporanea ha del paradossale, ma si tratta del paradosso capace di destare stupore e suscitare attenzione in chi è disposto a leggere e interpretare senza fuorvianti precomprensioni tale vicenda. Allorché infatti la ragione esprime la propria presunzione di “conoscere il tutto” (F. Rosenzweig) e quindi assume un atteggiamento di dominio sul reale e l’umano, il Magistero della Chiesa è lì a ricordarle i propri creaturali limiti e a farle prendere coscienza della propria ra­dicale infermità (un esempio fra tutti la critica al razionalismo contenuta nella Dei Filius del Vaticano I), quando invece la ragione si autoflagella ritenendosi incapace di conoscere alcunché ed assumendo un atteggiamento rinunciatario di fronte alle grandi domande metafisiche, che comunque abitano la coscienza di ogni essere pensante («chi sono? da dove vengo e dove vado? perché la presenza del male? cosa ci sarà dopo questa vita» FeR 1), allora la Chiesa le rammenta che non può abdicare al proprio ruolo e alle proprie prerogative e a spronarla perché osi l’avventura del sapere (basterà ricordare le critiche al fideismo da parte del Magistero ecclesiale).

 

L’enciclica di cui abbiamo celebrato il ventennale, muove piuttosto nella seconda direzione, senza naturalmente dimenticare i rischi derivanti da assurde pretese razionalistiche, e quindi incoraggia il pensiero ad esprimersi al me­glio in questo momento di trapasso culturale, che la Fides et ratio non esita a chiamare di postmodernità, indicandone limiti e potenzialità (cf. FeR 91). Da questo punto di vista va certamente salutato con interesse il fatto che, quando appunto si accinge ad offrire indicazioni relative al postmoderno, l’enciclica adotti un approccio tale da dirimere l’annosa questione che vede contrapporsi il fronte di coloro che leggono la formula (ed evidentemente anche il suo con­tenuto) in senso meramente congiunturale, sostenendo quindi che il termine stia a designare un fenomeno passeggero o una sorta di moda culturale, priva di prospettive di lungo respiro, e quanti al contrario ritengono che il postmo­derno sia invece il nome, se non di una nuova epoca, dato l’imbarazzo stesso a trovare una parola adeguata per questo nostro tempo (postmoderno infatti dice semplicemente rapporto di contiguità cronologica e di superamento antitetico della modernità), almeno di un momento di trapasso epocale, tale da incidere profondamente sulla cultura e sulle coscienze dei nostri contemporanei. Fides et ratio, pur con le dovute cautele, non ha timore di parlare di “epoca della postmodernità”, nella quale emergono fattori autenticamente “nuovi”, «capaci di determinare cambiamenti significativi e durevoli» (FeR 91). E in questa prospettiva la parabola del trapasso dalla modernità alla postmodernità sembra potersi adeguatamente, anche se non esaustivamente, designare nei termini del passaggio dal sistema al frammento, e, in direzione antropologica (e sempre col ricorso a Rosenzweig), dalla figura dell’“uomo col suo bel ramo di pal­ma”, che procede attraverso l’esercizio di una ragione capace di vincere ogni battaglia, all’“io polvere e cenere”, conscio della propria radicale caducità e temporalità, nonché della infermità del proprio pensiero e della propria ragio­ne in ordine alla conoscenza della verità. Certo oggi abbiamo piuttosto a che fare con quella che R. Mordacci ha definito la “condizione neo-moderna”, ma proprio in questa prospettiva si rende necessaria una riflessione come quella messa in campo dall’enciclica.

 

È convinzione profonda della Chiesa che la fede e la ragione possano reciprocamente fecondarsi e per questo debbano armonicamente convivere in un pensiero credente che di volta in volta assumerà connotazioni filosofiche o teologiche, ma che dovrà comunque innestarsi in un orizzonte sapienzia­le unitario, onde evitare il pericolo, appunto postmoderno, di una esasperata frammentazione: «La settorialità del sapere, in quanto comporta un approccio parziale alla verità con la conseguente frammentazione del senso, impedisce l’unità interiore dell’uomo contemporaneo. Come potrebbe la Chiesa non pre­occuparsene? Questo compito sapienziale deriva ai suoi Pastori direttamente dal Vangelo ed essi non possono sottrarsi al dovere di perseguirlo» (FeR 85).

 

In questo senso – come abbiamo cercato di mostrare nella nostra riflessio­ne e in diverse altre occasioni – l’incipit dell’enciclica può davvero costituirne la chiave di lettura più adeguata: «La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità» (FeR 1). Il testo, infatti, da un lato costringe ad evitare ogni forma di integralismo, sia da parte della fede nei confronti della ragione (integralismo fideistico), sia da parte della ragione nei confronti della fede (integralismo razionalistico), ma nello stesso tempo propone una visione contemplativa della verità, nella quale vengano dissolte tutte le forme di pensiero dominante o calcolante e si esprima in tutta la sua arricchente potenza il pensiero meditante, che se è davvero tale non potrà non assumere come proprio punto di Archimede la Rivelazione, che, nel quadro della Fides et ratio, è chiamata al ruolo di principio orientante non solo il sapere teologico, ma anche quello filosofico.

 

La scelta di porre al centro la rivelazione ci sembra oltremodo significa­tiva e tale da conferire al percorso un reale e decisivo orientamento, capace di interpellare il pensiero filosofico della modernità compiuta, della postmoder­nità e della neo-modernità, che non di rado affronta con le proprie categorie e le proprie metodologie proprio questa tematica fondamentale della teologia cristiana. E tuttavia questa scelta non implica una vera e propria svolta, bensì include una posizione ben nota in campo cattolico in ordine al problema della verità, secondo cui questa si definisce per la sua capacità di adaequatio rei et intellectus. Ecco come si esprime il documento a questo proposito: «Questo ruolo sapienziale non potrebbe, peraltro, essere svolto da una filosofia che non fosse essa stessa un sapere autentico e vero, cioè rivolto non soltanto ad aspetti particolari e relativi – siano essi funzionali, formali o utili – del reale, ma alla sua verità totale e definitiva, ossia all’essere stesso dell’oggetto di conoscen­za. Ecco, dunque, una seconda esigenza: appurare la capacità dell’uomo di giungere alla conoscenza della verità; una conoscenza, peraltro, che attinga la verità oggettiva, mediante quella adaequatio rei et intellectus a cui si rife­riscono i Dottori della Scolastica. Questa esigenza, propria della fede, è stata esplicitamente riaffermata dal Concilio Vaticano II: L’intelligenza, infatti, non si restringe all’ambito dei fenomeni soltanto, ma può conquistare la realtà intelligibile con vera certezza, anche se, per conseguenza del peccato, si trova in parte oscurata e debilitata» (FeR 82). L’orizzonte rivelativo lungi quindi dall’escludere quello adeguativo lo include e lo potenzia, sicché la verità come revelatio comprende ed esige la verità come adaequatio quale sua condizione di possibilità e di capacità di attingere la cosa stessa e non semplicemente il suo manifestarsi.

 

Risulta programmatico e decisivo quel passaggio dell’enciclica nel quale, dopo aver messo in guardia dall’adozione di un pensiero meramente fenomeni­sta e quindi relativista, viene affidato agli intellettuali cattolici un compito tan­to arduo quanto affascinante e comunque imprescindibile: quello di percorrere senza cedimenti il travagliato, ma non impossibile cammino, che dal fenomeno conduce al fondamento, dal significato al senso, dalla serie dei come a quella dei perché: «Una grande sfida che ci aspetta al termine di questo millennio è quella di saper compiere il passaggio, tanto necessario quanto urgente, dal fenomeno al fondamento. Non è possibile fermarsi alla sola esperienza; an­che quando questa esprime e rende manifesta l’interiorità dell’uomo e la sua spiritualità, è necessario che la riflessione speculativa raggiunga la sostanza spirituale e il fondamento che la sorregge. Un pensiero filosofico che rifiutasse ogni apertura metafisica, pertanto, sarebbe radicalmente inadeguato a svolgere una funzione mediatrice nella comprensione della Rivelazione» (FeR 83).

 

I contributi offerti nell’ambito del convegno, promosso dalle Facoltà di Teologia e di Filosofia della nostra Università, non si sono limitati all’esegesi dell’enciclica, ma hanno tentato, a partire dalle diverse competenze dei relatori, di muovere da essa per affrontare una serie di problematiche di grande attua­lità e intorno alle quali c’è ancora molto da riflettere e dialogare fra filosofi e teologi, secondo il paradigma di quella “cultura dell’incontro”, tanto cara a papa Francesco, che l’ha riproposta e ribadita nella sua recente visita alla Lateranense del 26 marzo 2019.



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Titolo: "Miscellanea Francescana n. III-IV/2019"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025266
Prezzo: € 25.00

Descrizione:INDICE
EDITORIALE STUDI TEOLOGICI
Raffaele DI MURO, OFMConv, Le dinamiche della trasformazione spirituale cristiana
Francesco CELESTINO, OFMConv, Il contributo dell’«Evangelii gaudium» per la pastorale e il dialogo interreligioso
Raniero CANTALAMESSA, OFMCap, La misericordia. Testimonianza e missione della Chiesa di oggi
Pio LIBBY, FOH, The Christology of “De Incarnationis dominicae sacramento” of St. Ambrose. An Analysis in the Context of the Early Patristic Christological and Trinitarian Theology 
STUDI FRANCESCANI
Orlando TOMISCO, OFMConv, Il volontarismo di G. Duns Scoto e la pastorale francescana 
Leonhard LEHMANN, OFMCap, La misericordia nell’esperienza e negli scritti di Francesco d’Assisi 
Francesco COSTA, OFMConv, S. Francesco Antonio Fasani scrittore francescano 
EVENTO
François-Marie LÉTHEL, OCD, «Ti porto con me giorno e notte». La spiritualità eucaristica del Cardinale Nguyên Van Thuan
Dinh Anh Nhue NGUYEN, OFMConv, Perdono-amore. Osservazioni introduttive sulla lettura inculturata del Vangelo negli esercizi spirituali del Cardinale Van Thuan 
Stéphane OPPES, OFM, Il venerabile Nguyn Vn Thun, teologo e maestro di speranza cristiana
RECENSIONI 
SEGNALAZIONI 
LIBRI RICEVUTI 
DIRETTIVE PER I COLLABORATORI 


Editoriale
Carissimi lettori, il volume che vi accingete a leggere si caratterizza per la varietà delle tematiche trattate e per la ricchezza che ciascun autore ha offerto a questa edizione. Il fi lo conduttore di ogni contributo è, senza dubbio, rappresentato dalla dimensione pastorale: è la chiave per addentarsi nella lettura di questo numero di Miscellanea Francescana. La pastoralità della Chiesa ha un “sottofondo”, una base: è il cammino di trasformazione cristiana, che ciascun operatore è chiamato a sperimentare per offrire il meglio di sé in un servizio delicato e impegnativo. Non si può annunciare e testimoniare senza aver realizzato un itinerario di evoluzione nel cammino interiore, percorso foriero di certa e stabile crescita nelle vie dello Spirito, caratterizzato da tappe ben precise ed arricchito dalla plurisecolare esperienza della santità universale. Di questo aspetto si occupa Raffaele Di Muro, in un articolo dedicato al processo di maturazione del credente in Cristo. In tema di pastorale ecclesiale non poteva mancare l’apporto autorevole di Papa Francesco, il quale, con la notissima Evangelii Gaudium, ha inciso notevolmente nell’attività missionaria di tutta la Chiesa. Questo asserto è stato provato e descritto da Francesco Celestino, la cui presenza su questa rivista sta diventando piacevolmente ricorrente. Secondo il magistero del Pontefi ce, la pastorale della Chiesa non può fare a meno dell’annuncio della misericordia di Dio. Questa tesi è “sposata” dal noto teologo Raniero Cantalamessa, il quale, in poche ed intense “pennellate”, fa comprendere l’essenza di questo fondamentale dato teologico. I contributi appena descritti compongono la sezione teologica della nostra rivista, sezione completata dalla pubblicazione della seconda parte del testo di Pio Libby, intitolato The Christology of “De incarnationis dominicae sacramento” of St. Ambrose, che conclude il percorso teologico iniziato nel numero precedente della nostra rivista. La sezione degli studi francescani è caratterizzata da un intervento di Orlando Todisco, il quale, dal canto suo, ci dona un contributo particolarmente ricco e interessante su Giovanni Duns Scoto e sull’apporto che quest’ultimo conferisce – ancora oggi – alla famiglia ecclesiale, sempre nell’ambito pastorale. La novità dell’articolo risiede nel fatto che offre una lettura missionaria ed attualizzante circa le teorie del Dottor Sottile, il cui pensiero dona ancora spunti molto preziosi per la Chiesa dei nostri tempi. Questa parte di Miscellanea Francescana è arricchita da uno studio di Leonhard Lehmann, noto e abilissimo francescanista, il quale tratta il tema della misericordia (come scrivevamo, strategico nell’impostazione missionaria di Papa Francesco) negli scritti e nell’esperienza di Francesco di Assisi, evidenziando come questa dimensione teologico-spirituale infl uisca in modo determinante nel suo vissuto interiore ed apostolico. Un omaggio particolare intendiamo offrire al prof. Lehmann il quale, dopo anni di illuminato insegnamento all’Istituto Francescano di Spiritualità (Pontifi cia Università Antonianum) e alla nostra Pontifi cia Facoltà Teologica San Bonaventura - Seraphicum, lascia la docenza, dal momento che ha raggiunto lo stato di “docente emerito”. A lui va la nostra gratitudine, anche in virtù dei tanti suoi interventi, ospitati in passato da Miscellanea Francescana. La sezione dedicata al francescanesimo si completa con il contributo di Francesco Costa su Francesco Antonio Fasani, eminente esponente della santità “conventuale”, presentato nei panni di scrittore. Questo aspetto dell’opera del santo di Lucera è tra i meno conosciuti, pur essendo rilevante sotto il profi lo dei contenuti e della quantità degli scritti. Le pagine della sezione eventi ci propongono la fi gura di un pastore esemplare e tenace: il venerabile cardinale François-Xavier Van Thuan. Si tratta di un personaggio che ha donato alla Chiesa un messaggio di speranza e una testimonianza di coraggio, aspetti di un vissuto particolarmente ricco, sotto il profi lo della qualità teologica e dell’esemplarità, qui analizzati dai tre esperti: François-Marie Léthel, Dinh Anh Nhue Nguyen e Stéphane Oppes. Essi hanno saputo “inquadrare” questo illustre prelato sotto diversi punti di vista scientifi ci, conferendogli ulteriormente signifi - catività. Questi contributi hanno dato lustro ad un convegno, svoltosi nella Pontifi cia Facoltà Teologica San Bonaventura - Seraphicum il 14 giugno 2018 (dal titolo Scoprite la gioia della speranza), sulla fi gura dell’eroico ministro vietnamita. Questa presentazione mi offre l’opportunità di ringraziare Roberto Tamanti, al quale succedo nella direzione editoriale di questa rivista, per l’impegno e l’applicazione dimostrati in questi anni. A lui va l’augurio di ogni bene nella realizzazione dei nuovi progetti recentemente affidatigli. Buona lettura.
Il Direttore

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Titolo: "Concilium - 2019/4"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024634
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Michel Andraos – Geraldo Luiz De Mori

Bernardeth Caero Bustillos, Editoriale.

Perché un numero di Concilium su popoli indigeni e cristianesimi

Abstracts

I. Popoli indigeni e cristianesimi

1. Visioni teologiche, spirituali e pastorali indigene

1.1 Sherry Balcombe, Spiritualità delle popolazioni aborigene. Una testimonianza dall’Australia

I/ Nel segno di un legame con la Terra

II/ Questo è l’insegnamento dei Lore

III/ La nostra fede è il nostro legame con il Paese e con tutto ciò che Dio ha creato

1.2 Atiliano A. Ceballos Loeza, La resistenza spirituale dei popoli oriundi

I/ Introduzione

II/ Riti e cerimonie

III/ Colonizzazione e neocolonizzazione

IV/ Un futuro doloroso, ma incoraggiante

V/ A mo’ di conclusione
1.3 Ernestina López Bac, L’“altare maya”come esperienza teologica e interreligiosa

I/ Introduzione

II/ Esperienze teologiche, ecumeniche e pratiche

III/ L’altare maya, simbolo della spiritualità comunitaria ed ecocentrica

IV/ Invito dei popoli indigeni di Abya Yala a pregare con il cuore sull’altare maya

1/ Ritessere le vie della vita e della storia

2/ La via dell’est

3/ La via dell’ovest

4/ La via del nord

5/ La via del sud

6/ Il centro, luogo del “Cuore Cielo – Cuore della Terra”

V/ Conclusione

1.4 Sofía Chipana Quispe, La Bibbia nei processi andini di decolonizzazione e interculturalità

I/ Alcune parole necessarie…

II/ La superiorità della Bibbia nelle riletture andine

III/ Una decolonizzazione necessaria della teologia andina

IV/ Interculturalità e Bibbia

V/ Conclusione

1.5 Harry Lafond, La Chiesa e le popolazioni indigene del Canada. Una visione Cree della Chiesa

e la mia esperienza come cattolico Cree

I/ La chiesa e le popolazioni indigene del Canada

II/ Conversazione di Harry Lafond con Michel Andraos

2. Dialoghi con i cristianesimi: prospettive regionali

2.1 Laurenti Magesa, Dalla frantumazione all’integralità. Guarire una Chiesa ferita in un continente ferito e modellare un cristianesimo africano del futuro

I/ Il paradigma fondamentale per l’evangelizzazione

II/ Le origini del cristianesimo etnocentrico caucasico

III/ Conseguenze sull’identità cristiana africana

IV/ Recupero della vista: la cultura come via per l’autentica evangelizzazione
V/ «Àlzati e cammina»: rafforzamento della libertà dal giogo della schiavitù culturale

VI/ Guardando al futuro

2.2 Alejandro Castillo Morga, L’orizzonte pedagogico a partire dall’etica dei popoli indigeni.

Il progetto del Centro di arti e mestieri per i popoli originari del Messico

I/ Introduzione

II/ I popoli originari nell’epoca della Modernità e del colonialismo

III/ Interpellanza etica dei popoli originari

IV/ L’etica indigena come discorso critico per una prospettiva pedagogica

V/ Il progetto del Centro di arti e mestieri per i popoli originari del Messico

VI/ Conclusione

2.3 Paulo Suess – José Agnaldo Gomes,

La causa indigena come critica della “ragione coloniale”

I/ I sopravvissuti e il loro Paese

II/ Condizioni di sopravvivenza

III/ Crollo della ragione coloniale

IV/ Il sinodo per l’Amazzonia come svolta decoloniale

2.4 Michel Andraos, Decolonizzare la relazione con le popolazioni indigene. Sfide teologiche e pastorali a lungo termine: una riflessione dal Canada

I/ Introduzione

II/ Le scuse non bastano

III/ Un compito per la teologia

IV/ Le sfide del futuro secondo teologi e studiosi indigeni

V/ Riconciliazione, dialogo, decolonizzazione

3. Riflessioni pastorali e teologiche

3.1 Karl M. Gaspar, Contesto ambientale, impoverimento e contrasti. Il caso della popolazione indigena di Bislig (Filippine)
I/ Introduzione

II/ Antropologia e sviluppo

III/ Provincia del Surigao del Sur

IV/ L’estrazione mineraria nella provincia

V/ La diocesi di Tandag

VI/ La parrocchia di Bislig

VII/ Miniere di carbone

VIII/ Applicazione e approvazione del certificato

di dominio ancestrale

IX/ Conclusioni

3.2 Diego Irarrázaval, Saperi autoctoni di rilevanza universale

I/ Introduzione

II/ Categorie egemoniche e conoscenze di ciascun popolo

III/ Resilienza indigena a carattere universale

IV/ Conclusione

II. Forum teologico

Celam – Dipartimento Cultura ed Educazione, «Cristo stesso è indigeno, nei membri del suo corpo». Messaggio finale dell’incontro degli operatori pastorali nativi dei popoli originari

Bernardeth Carmen Caero Bustillos,

«Vedendo e sentendo la realtà dei popoli originari…»

José Bartolomé Gómez Martínez,

«Una chiesa con un volto indigeno»

Geraldo De Mori, Soggetti dell’evangelizzazione e della storia

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

Editoriale

Perché un numero di Concilium su popoli indigeni e cristianesimi

Sia la relazione di tipo coloniale fra cristianesimi e popoli indigeni sia le “evangelizzazioni” violente rendono non più dilazionabile, da parte della chiesa odierna, il dialogo e la solidarietà con quei popoli. Negli anni Novanta, in occasione della commemorazione del cinquecentesimo anniversario della conquista delle Americhe, le popolazioni indigene avevano attirato una qualche attenzione delle chiese del mondo, attenzione che tuttavia oggi appare definitivamente scemata. Le questioni politiche, sociali, culturali, pastorali e teologiche sollevate all’epoca dalle popolazioni indigene non sono state, in gran parte, affrontate adeguatamente e spesso vengono nuovamente spinte ai margini. Una delle questioni più urgenti, che richiede oggi impegno e attenzione pastorale, è la nuova (ma anche vecchia) situazione coloniale dell’estrattivismo in terre indigene, per foraggiare il mercato globale, a spese della Madre Terra e del sostentamento di molte comunità indigene nel mondo. La situazione in Amazzonia è uno degli esempi più eloquenti di ciò che sta accadendo a livello globale. Il sinodo speciale che si terrà di qui a poco, «Amazzonia: nuovi cammini per la chiesa e per una ecologia integrale», è un passo nella giusta direzione, neccessario da tempo, per avviarsi a un’azione pastorale al fine di costruire delle relazioni eque con le popolazioni indigene e con la Madre Terra. Per tutte queste ragioni, il tema «Popoli indigeni e cristianesimi» su Concilium ci sembra di grande attualità. Negli ultimi decenni il magistero ufficiale della chiesa cattolica e i papi hanno espresso solidarietà ai movimenti di autodeterminazione dei popoli indigeni, hanno riaffermato i loro diritti e hanno chiesto un cambio di atteggiamento da parte della chiesa nei loro confronti. Recentemente, papa Francesco si è scusato con le popolazioni indigene delle Americhe per la partecipazione della chiesa cattolica alla violenza coloniale (cf. i suoi interventi a Santa Cruz, in Bolivia, nel 2015, e a San Cristóbal de Las Casas, in Messico, nel 2016). Più di recente, il Documento preparatorio per il sinodo sulla regione panamazzonica ha assunto un approccio simile e molte chiese si sono impegnate ad avviare nuove relazioni con le popolazioni indigene. È ancora assente (o quasi), tuttavia, una riflessione teologica sistematica su cosa significhi veramente decolonizzare la teologia e il ministero pastorale. Cosa si intende per teologie e ministeri pastorali con le popolazioni indigene? Come immaginiamo queste nuove e giuste relazioni all’interno delle chiese? E perché queste teologie non sono avanzate in modo significativo negli ultimi decenni? A far data almeno dai primi anni Novanta i teologi indigeni e i loro sostenitori in ambito ecclesiale sono riusciti in ogni caso a dire la loro, articolando le loro esperienze, rivendicando un posto e una voce all’interno delle chiese e chiedendo che si instaurasse un dialogo davvero reciproco e interculturale tra le loro culture e tradizioni spirituali e le forme di cristianesimo imposte dall’Occidente. Vogliono appartenere alle chiese in quanto popoli indigeni. Ci dicono che la saggezza, le esperienze di vita, le spiritualità e le teologie degli indigeni hanno qualcosa di prezioso da offrire al nostro mondo e alle chiese, in particolare in questo momento in cui si incrociano molteplici crisi globali – ecologiche, economiche, securitarie, politiche, spirituali, ecclesiali ecc. Per anni e anni i movimenti indigeni nel mondo hanno resistito ai sistemi economici e politici neoliberali e neocoloniali. Questi sistemi – come essi chiariscono [...]



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 511-512"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024597
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDEX

Per comunicare meglio

54. I casi difficili/23. Presentare una novità (Roberto Laurita

DOSSIER

I nostri modi di dire

 14 «Il nostro fratello è già in paradiso»

1. «Il nostro fratello è già in paradiso»

(Alberto Carrara

2. Il “paradiso”: prospettiva teologica (Giovanni Ancona

3. La predicazione sui “novissimi” (Giacomo Canobbio

SUSSIDIO

Chi cerca la felicità?. «Si avvicinarono a Lui...»

(Massimo Pirovano

PREPARARE LA MESSA

Dalla 29ª domenica ordinaria alla solennità di Cristo, Re dell’universo 

29a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, + Gianni Ambrosio, Michele Roselli) 

30a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Paola Bignardi, Michele Roselli) 

Tutti i Santi (Alessandro Gennari, Martino Della Bianca) 

Commemorazione dei fedeli defunti (Martino Della Bianca) 

31a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Cecilia Cremonesi, Daniele Piazzi) 

32a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Ina Siviglia, Daniele Piazzi) 

33a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Maria Agnese Moro, Gabriele Tornambé) 

Gesù Cristo, Re dell’universo

(Alessandro Gennari, Michele Nicoletti, Gabriele Tornambé)

 

 

Per comunicare meglio

54. I casi difficili /23

Presentare una novità

di Roberto Laurita

Nel testo presentato nella puntata precedente, avevamo rilevato come i problemi connessi con la nascita di un’Unità pastorale di fatto non appaiano.

Naturalmente la gran parte dello spazio di quell’intervista è consacrato ad illustrare le ragioni ideali che stanno alla base dell’Unità pastorale, che è «una forma di comunione, collaborazione e corresponsabilità tra due o più parrocchie». Il patrimonio simbolico mobilitato è di tutto rispetto (1 Cor 12 e Ef 4,12-16), con citazioni anche corpose (alcune righe). Gli obiettivi sono decisamente cristologici: comunione «innanzitutto con il Signore Gesù»; corresponsabilità come modo per volgere «le pluralità di attitudini a svilupparsi nell’armonia dell’unico intento: andare a Cristo e condurre a Cristo». Anche l’impianto ecclesiologico è solido. Il fine è «il sostegno e la valorizzazione di tutti i cristiani» perché ognuno «ha un dono “particolare” per il bene di tutti» e si tratta di «diventare più cristiani insieme», prendendosi cura gli uni degli altri. Del resto la Chiesa è «un corpo vivo e vivente». Che cosa pensare globalmente di questo documento?

[...]

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Titolo: "Servizio della Parola - n. 513"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024627
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

SOMMARIO

Per comunicare meglio

55. I casi difficili/24.

Presentare una novità (R. Laurita) 3

I nostri modi di dire

15. «Annunciare a tutti la buona novella» 11

1. «Annunciare a tutti la buona novella»:

il dramma dell’annuncio cristiano (A. Carrara) 13

2. «Annunciare a tutti la buona novella»:

il significato dell’espressione (M. Menin) 17

3. L’essenziale dell’annuncio cristiano (M. Aliotta) 21

Festa delle famiglie

Celebriamo gli anniversari (R. Laurita) 29

Avvento - Natale 2019

1 dicembre / 5 Gennaio

1ª domenica di Avvento (G.L. Carrega, R. Laurita) 57

Immacolata Concezione (G.L. Carrega, R. Laurita) 78

3ª domenica di Avvento (G.L. Carrega, R. Laurita) 100

4ª domenica di Avvento (G.L. Carrega, R. Laurita) 121

Natale del Signore (G.L. Carrega, R. Laurita) 142

Santa Famiglia (G.L. Carrega, R. Laurita) 179

Maria Madre di Dio (G.L. Carrega, R. Laurita) 201

2ª domenica dopo Natale (G.L. Carrega, R. Laurita) 221

 

55.

I casi difficili /24

Presentare una novità

di Roberto Laurita 

 

Abbiamo terminato la puntata precedente esaminando un

documento episcopale che introduce un nuovo assetto pastorale

che comporta il riordino dei vicariati (foranie) e l’istituzione

delle Unità pastorali.

Abbiamo già fatto notare che queste non provocano problemi

tra i fedeli quando, al di là di alcune nuove collaborazioni,

lasciano intatta la situazione per quanto riguarda la presenza

dei preti. È il caso di due parrocchie che vengono a formare

un’Unità pastorale, ma mantenendo ognuna il proprio parroco

residente.

Le cose vanno diversamente quando viene a mancare il parroco

residente e quindi è giocoforza che i cristiani di una comunità

usufruiscano del ministero del prete in modo diverso, accordandosi

con le esigenze di altre parrocchie.

In tale frangente un momento di smarrimento è più che comprensibile.

Come reagire? Quali parole usare per aiutare a superare

un momento difficile, che tuttavia può diventare anche

un’occasione di crescita?
Al proposito vorremmo presentare ai nostri lettori due documenti

molto diversi tra loro. Entrambi, però, non possono essere

ricondotti alla penna di un prete o solo ad essa.

Il Centro di Orientamento Pastorale (COP) è nato dalla vivacità

intellettuale di mons. Grazioso Ceriani e dell’ambiente

cattolico milanese ed è legato alla realtà della parrocchia e della

pastorale italiana. È attualmente costituito da un gruppo di

“amici” vescovi, sacerdoti e laici strutturati in assemblea, consiglio,

presidenza. Il COP cerca di contribuire allo sviluppo della

ricerca e dello studio pastorale in Italia, propone opzioni pastorali,

aiuta la vita delle parrocchie e delle Unità pastorali, incoraggiando

lo sviluppo degli organismi di partecipazione (dalla

scheda della Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali).

Nel 2010 il COP ha trattato il tema delle ‘nuove comunità cristiane’.

Al termine dei lavori, oltre al libro degli Atti del convegno

è stata pubblicata questa lettera.

Ai parrocchiani rimasti senza prete

Carissimi,

siete rimasti senza prete. Vi siete accorti subito, anche se da una

vita non andavate in chiesa, perché in casa c’è sempre una nonna

che, ogni mattina, lascia tutto e va a messa finché le gambe la reggono,

oppure perché il paese è piccolo e si sa sempre tutto di tutti,

anche se non vi interessa più di tanto. Il governo taglia di tutto:

insegnanti, ufficio postale, servizi di trasporto… e la chiesa taglia

sui preti. Cercheremo di sopravvivere; vorrà dire che come dobbiamo

andare al supermercato a fondo valle ci andremo anche a

fare qualche festa in qualche chiesa.

Alcuni di voi però hanno ancora un filino di fede, e sono dispiaciuti

perché il prete era sempre [...]



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024610
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

SOMMARIO

SENTIMENTI NELLA BIBBIA

GIOIA

Editoriale

Ester Abbattista

«HAI MUTATO IL MIO LAMENTO

IN DANZA»: STERILITÀ FECONDE

Donatella Scaiola

DIO GIOCA CON IL LEVIATÀN

Sebastiano Pinto

QOELET HA MAI RISO?

Laura Invernizzi

LE ESPRESSIONI DELLA GIOIA

Lucio Sembrano

LA GIOIA DEL VANGELO

IRROMPE NEL MONDO

Annalisa Guida

LA GIOIA DI GESÙ

Marinella Perroni

PAOLO, LIETO IN OGNI TRIBOLAZIONE

Serena Noceti

LA GIOIA DI GESÙ E DEI DISCEPOLI.

UNA SFIDA ALLA TEOLOGIA

Valentino Bulgarelli

LA GIOIA. INDICAZIONI PER UNA

EVANGELIZZAZIONE “ATTRAENTE”

Monica Cornali

LA GRAMMATICA PSICOLOGICA

DI GIOIA E FELICITÀ

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

La gioia è un dono di Dio:

I Cento capitoli gnostici di Diadoco di Fotice

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Il vizio della tristezza

APOSTOLATO BIBLICO

Sebastiano Pinto

La domenica della Bibbia nella liturgia eucaristica

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

La gioia dell’incontro inaspettato.

Il tesoro trovato di Maria Cavazzini Fortini

 

EDITORIALE

Non si può non condividere l’opinione di chi sostiene che tutto il Nuovo Testamento sia un grido di gioia. Scorrendo i quattro vangeli, dall’annuncio della venuta di Gesù (Mt 12) ai racconti di risurrezione, risuona l’eco di tale grido (Lucio Sembrano). L’irruzione della bella notizia, che il profeta di Nazaret proclama e incarna, provoca una gioia incontenibile in chi è disponibile ad accogliere e a prendere sul serio la venuta del regno di Dio. Lo stesso Gesù manifesta nella quotidianità quanto sia gioiosa un’esistenza conquistata e ispirata dal vangelo: non disdegna momenti di piacevole convivialità e non esita ad affermare che in cielo si fa festa ogni qualvolta chi era perduto si lascia ritrovare. Persino nell’imminenza della straziante fine indica nella gioia la beatitudine derivante dal rapporto di amore e di comunione con il Padre (Annalisa Guida). Essa non esclude la sofferenza; la trasfigura. È il mistero pasquale a fondarla. Paolo annunciatore intrepido della stoltezza della croce e testimone piagato della indomabile fragilità dell’annuncio cristiano vede strettamente intrecciati gioia e ministero apostolico: né la prima né il secondo sono sentimenti autoindotti o frutti di una scelta; l’una e l’altro rispondono a una necessità intrinseca dell’essere discepoli. Il fondamento cristologico ha una ricaduta ecclesiologica: come si evince da 2 Cor 1,24, l’unica finalità della fatica apostolica è collaborare alla gioia della fede dei credenti (Marinella Perroni). Sorprendentemente nel corso dei secoli la teologia e la spiritualità non hanno saputo approfittare di questi filoni teologici e di queste corpose testimonianze delle origini (con san Filippo Neri come eccezione a confermare la regola). Bisogna dunque arrivare a papa Francesco per trovare un pontefice che metta al centro del suo magistero questa dimensione della vita cristiana, come si deduce dai titoli dei suoi scritti più incisivi (Evangelii gaudium, Veritatis gaudium, Gaudete et exultate, Laudato si’, Amoris laetitia). Si tratta non so lo di riscoprire un lessico, ma soprattutto di impostare una riflessione che ponga al centro la gioia come sfida per l’antropologia teologica, sollecitazione alla cristologia, invito alla ecclesiologia, in una cornice escatologica (Serena Noceti). Così il cristianesimo potrà fuoriuscire dal bozzolo di religione del risentimento e della paura, della rinuncia e delle passioni tristi, in cui in parte si è rinchiuso e in parte lo hanno (ingiustamente) ficcato i cosiddetti maestri del sospetto, Nietzsche in particolare. È dunque importante ripensare il cristianesimo partendo dalla sua essenza di buona notizia per l’uomo e vedere come potrebbe far rinascere la speranza negli uomini di oggi che si sentono attanagliati da un senso di precarietà esistenziale (Valentino Bulgarelli). A tal fine va proposta una evangelizzazione “attraente” che presuppone e propone un’immagine di Dio meno azzimata e composta di quella modellata sull’Essere aristotelico immobile e impassibile. Un’immagine di Dio più vicina a quella presente nell’Antico Testamento. Qui non solo si dà largo spazio alle esperienze di gioia con un vocabolario ricco e variegato (Laura Invernizzi), con storie di sterilità feconde (Ester Abbattista) e con riflessioni di carattere sapienziale (Sebastiano Pinto), ma soprattutto della gioia di Dio si parla con variazioni e sottolineature stimolanti e sorprendenti. Egli gioisce del suo popolo ridendosela dei suoi nemici (cioè affrancandolo da essi) e accogliendolo in un rinnovato rapporto sponsale. Inoltre, gioisce delle sue opere, come si afferma nel Sal 104, dove si arriva a descrivere Dio che giocherella con il Leviatàn, immagine ludica del Signore che si compiace anche delle creature che l’uomo giudica più temibili (Donatella Scaiola). Per dirla con Jürgen Moltmann, «Il riso dell’universo è l’estasi di Dio». Insomma, tutto questo e altri approfondimenti si potranno trovare nel presente numero. Dunque, buona lettura! Marco Zappella



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024603
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

INDEX

 

Editoriale

 E. Massimi

Arte e liturgia: una relazione «complicata»

Studi

 S. Catalano

Arte e liturgia per chi?

 A . Mela

Arte e partecipazione nel contesto attuale

 V. Pennasso

Comunità, committenti, progettisti

 R. Mastroianni

La liturgia a lezione d’arte

 G. Zanchi

La potenzialità dell’artistico e i bisogni della formazione

 M. Brunini

Costruire una chiesa: l’esperienza di Viareggio

 F. Gaddini

L’adeguamento di una cattedrale: l’esperienza di Pescia

 G. Boselli

Il percorso dei Convegni di Bose

Sussidi e testi

 D. Piazzi

Le benedizioni dei «luoghi» liturgici

Formazione

 M. Roselli – S. Soreca

Formare gli operatori pastorali

5. Arte e liturgia

 M. Gallo – S. Sirboni

La Messa e il Messale

5. La preghiera eucaristica

 D . Piazzi

«È veramente cosa buona e giusta»

5. La nostra vocazione pasquale

Anniversario

Cronaca

 

 

Editoriale

 

Elena Massimi

Arte e liturgia:una relazione «complicata»

«Come il pescatore cattura il pesce con amo ed esca, così proprio con tropari e canti il diavolo spinge il monaco alla vanagloria, al desiderio di riuscire gradito, alla ricerca del piacere e ben presto all’impurità; infatti il canto non ha nulla a che fare con il monaco che desidera davvero la salvezza» 1. Questo breve passaggio di P. Everghetinós ben manifesta il peculiare e delicato rapporto, a cui è dedicato il presente fascicolo di RPL, che la liturgia intrattiene con l’arte. Liturgia e arte, infatti, utilizzano i diversi linguaggi, verbali e non, in modalità simboliche simili, trasfigurandoli; per questo motivo l’esperienza religiosa e quella estetica sono molto vicine – molto profondo è infatti il rapporto tra liturgia e bellezza. Potremmo affermare che la liturgia stessa è opera d’arte 2. Tutto ciò però non è esente da problemi: i linguaggi dell’arte nella liturgia possono, a seconda di come vengono messi in opera, aiutarci ad entrare nel mistero o addirittura distrarci da esso; per questo motivo P. Everghetinós affermava che il canto non ha niente a che fare con chi desidera la salvezza. Di tali dinamiche erano ben coscienti i Padri della chiesa, come Agostino, che ben attento, almeno nel caso della musica, confessava: «Quando mi capita di sentirmi mosso più dal canto che dalle parole cantate, confesso di commettere un peccato da espiare, e allora preferirei non udir cantare» 3. Potremmo affermare che l’arte è nella liturgia epifania del mistero, solo se è realmente a servizio di quest’ultimo e non viceversa. Purtroppo lungo la storia la graduale incomprensione di cosa fosse la liturgia, della sua natura e delle sue dinamiche, ha portato la liturgia stessa ad essere a servizio dell’arte, sua ancella, a divenire occasione per comporre, per costruire, per dipingere, per scolpire… Tutto ciò ha dato vita a opere meravigliose, che sicuramente elevano l’animo alla trascendenza, ma che sono espressione dell’artista, del suo sentimento religioso. La liturgia, invece, «è impressione di Dio sull’uomo più che espressione del sentimento dell’uomo verso Dio»4. Estendendo a tutta l’arte quanto SC 112 dice della musica, l’arte deve essere strettamente unita [...]



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 510"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024443
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Ripensare l’omelia

 

anno LI

Introduzione: L’omelia va curata

di Chino Biscontin .

1. Dalla parte di chi ascolta:

impressioni, valutazioni, richieste

di Cecilia Cremonesi

2. Tra i propositi del predicatore

e le aspettative degli ascoltatori

di Roberto Laurita .

3. La genesi del genere omiletico

di + Francesco Lambiasi

4. Alcuni esempi di predicazione

4.1 I molti volti della predicazione

negli Atti degli apostoli

di Carlo Broccardo .

4.2 L’ars homiletica di Gregorio Magno

di Guido Innocenzo Gargano

4.3 Antonio di Padova l’egregius predicator

di Luciano Bertazzo .

4.4 «La verità è sempre alla portata di tutti».

La predicazione di don Primo Mazzolari

di Bruno Bignami .

4.5. Papa Francesco e l’omelia

di Giovanni Gennari .

5. La natura sacramentale della predicazione liturgica

Alla luce della Verbum Domini e del Direttorio omiletico

di Silvano Sirboni .

6. La predicazione nell’orizzonte dell’ecclesiologia

del popolo di Dio in Evangelii Gaudium

di Giovanni Rota .

7. Omelia e attualizzazione delle Scritture

di Carmelo Torcivia .

8. L’omelia nel contesto liturgico di cui è parte

di Doriano Locatelli

9. L’omelia nel contesto della pastorale parrocchiale

di Ezio Caretti

10. Dieci accorgimenti per una buona omelia

di Vittorio Peri

11. Parlerò al suo cuore. Predicazione, racconto, fede

di Giuliano Zanchi

12. Omelia e immagini

di Ermes Ronchi .

13. Omelia e linguaggio che comunica

di Simona Borello

14. L’omelia e i suoi obiettivi

di Chino Biscontin .

15. Suggerimenti pratici in Evangelii Gaudium

di Chino Biscontin .

16. Del buon uso di fonti e sussidi

di Simona Borello

17. Analisi di alcune omelie

di Roberto Laurita .

18. Per una spiritualità del predicatore

di Sandro Panizzolo

 

Introduzione

L’OMELIA VA CURATA

di Chino Biscontin

Va curata nel senso che per fare una buona omelia la preparazione deve essere accurata. Va curata nel senso che non poche omelie sono afflitte da difetti che, come ogni malattia, vanno curati. Papa Francesco, in EG 135 afferma: «L’omelia è la pietra di paragone per valutare la vicinanza e la capacità d’incontro di un Pastore con il suo popolo. Di fatto, sappiamo che i fedeli le danno molta importanza; ed essi, come gli stessi ministri ordinati, molte volte soffrono, gli uni ad ascoltare e gli altri a predicare. È triste che sia così. L’omelia può essere realmente un’intensa e felice esperienza dello Spirito, un confortante incontro con la Parola, una fonte costante di rinnovamento e di crescita». Se preparata con cura, nella fede e a servizio della fede, l’omelia può dunque essere, sia per il predicatore che per i destinatari, una felice esperienza dello Spirito, una esperienza “mistica” così come concepisce la mistica Francesco, e cioè non riservata a contemplativi a tempo pieno e con modalità straordinarie, ma come esperienza della vicinanza di Dio anche nell’ordinarietà della vita. Ne ha parlato in modo incantevole ed efficace anche nell’esortazione apostolica Gaudete et exultate. Il predicatore può fare l’esperienza, davvero felice, che la Parola passa attraverso di lui, attraversa la sua anima e la sua coscienza, per giungere all’assemblea celebrante. E l’assemblea può fare l’esperienza, altrettanto felice e che a volte si manifesta con un silenzio fondo e compreso, di cui parla s. Paolo: «Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti» (1 Ts 2,13). [...]



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Titolo: "Frati francescani pittori nello Stato di Milano del Seicento (pp. 215-234)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Andrea Spiriti
Pagine:
Ean: 2484300024511
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Summary

This paper aims to describe the artistic activity of some Franciscan lay brothers in the 17th century, a phenomenon of which, as the author shows, significant examples were found in the State of Milan during the Spanish era and especially in the recently established Milan Province of the frati riformati. The employment of the lay brothers and the use of their artistic skills had obvious economic implications for their communities and responded to the need to convey important spiritual, theological and identity-related values of the religious family to which they belonged. In particular, the author examines the careers of the Franciscan painters Fra Girolamo Cottica da Premana and Fra Emanuele da Como, whose significant artistic interventions in Dongo (S. Maria delle Lacrime) and in Rome (S. Francesco a Ripa) are presented.



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Titolo: "Brüder ohne Stimme: Auf der Suche nach den Laienbrüder unter den Sächsischen Franziskanern in Mittelalter und frühreformatorischer Zeit (pp. 169-214)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Bernd Schmies
Pagine:
Ean: 2484300024528
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Summary

We know of the strong lay element in the early Saxony province of the Friars Minor through Jordan of Giano’s chronicle. Although, through the consolidation process of the medieval Saxony province, lay brothers have to withdraw from an engagement in pastoral care and positions of leadership, they still occupy a prominent place in the provincial miracle and example literature as examples of accomplished Friars Minor. For the Late Middle Ages, the author examines their traces mostly in necrologies, wills, and, during the early Reformation, in the documents mentioning the allocations made to them by the local magistrates to alleviate the former friars’ transition to the secular life. Information on the Saxon lay brothers, the author has to conclude, remains quite fragmented, their trades (porters, cooks, shoemakers, master builders, painters…) being rarely mentioned; a specific problem is to clearly identify the fratres laici within the larger family of each convent, composed also of servi, famuli and perhaps tertiaries.



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Titolo: "Le converse delle Clarisse: carattere e mutazioni lungo i secoli (pp. 125-168)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Mauro Papalini
Pagine:
Ean: 2484300024542
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Summary

Clare of Assisi provided at San Damiano a space for religious women who, despite their diversity (literate vs illiterate and intern vs extern sisters), were treated with the same dignity, based on their common profession. Using contemporary sources, this paper first follows the complicated historical developments which led to a great variety of (professed or oblate) sisters and their employments and appellations throughout the middle ages. In post-Tridentine times, then, most Clarian communities worked with the model choir sisters vs lay or converse sisters, with the latter being assigned the hard manual work within the convent and the particular service to privileged noble sisters or rich pensionaries. They had to wear a white veil, take meals and pray apart from the other sisters and were deprived of the right to vote. Only the massive return to the rule of St Clare in the 20th century and the impulse of Vatican II brought about a change of mentality which led to the abolition of this divisive system within the cloister. A final section presents early modern spiritual exhortations addressed to the converses which further cement their inferior status, but also hagiographical writings that highlight their mystical experiences as a rare area in which the converse sisters could gain attention.



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Titolo: "The Minorite Vocation of the fratres laici in the Franciscan Order (13th - early 14th Centuries) (pp. 21-124)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Michael F. Cusato
Pagine:
Ean: 2484300024559
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Sommario

Il contributo presenta nella prima parte il ruolo subordinato dei conversi tra i benedettini cluniacensi, i cisterciensi e i domenicani. In tale contesto emerge la novità della fraternitas di Francesco d’Assisi come movimento di penitenti laici, il cui sviluppo sino alla morte del fondatore viene indagato nella seconda parte. Come dimostra l’evoluzione della Regola ‘non bollata’, la fraternità in espansione doveva tenere ormai conto della presenza di frati chierici, fatto che come tale però non creava notevoli distinzioni (ad es., tutti portavano lo stesso abito e avevano accesso al servizio di ministro) e non minacciava l’unica vocazione minoritica-penitenziale. Dall’altro lato, le direttive del Lateranense IV sulla formazione ed approvazione dei predicatori, come anche i tentativi dei chierici di imporre le loro prerogative, andavano creando una nuova situazione, illustrata nella terza parte: come dimostrano le prime Costituzioni generali, l’ammissione dei frati laici, spesso destinati ai servizi domestici in conventi focalizzati sulla pastorale urbana, veniva ormai guardata con sospetto se non ostacolata. L’esempio di frate Egidio, la letteratura agiografica non ufficiale o ancora la testimonianza d’Angelo Clareno lasciano intravedere una certa opposizione a questa tendenza generale e fanno del frate laico l’esponente della fedeltà all’ideale del facere penitentiam, in solidarietà con i bisognosi e con le popolazioni contadine.



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Titolo: "Verso un Institutum mixtum? La questione dellaccesso dei frati non chierici agli uffici di governo nellOrdine dei Frati Minori (nota storico-giuridica) (pp. 5-20)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Priamo Etzi
Pagine:
Ean: 2484300024566
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Summary

This short contribution takes paragraph 61 of John Paul II’s Apostolic Exhortation Vita Consecrata (VC) as its starting point. In addition to Clerical and Lay Religious Institutes, VC also recognizes the canonical possibility of the existence of so-called “mixed” Institutes, in which all members—regardless of whether they are cleric or lay—have the same rights regarding access to offices of governance. Through a concise but chronologically wide-ranging examination of the principal Franciscan sources, supported by specialized historical-juridical studies on the subject, the article attempts to show how this new category (in which the Order of Friars Minor, currently identified by the Church as a Clerical Institute, hopes to be included as soon as possible) would better correspond to the original identity of the Franciscan Order as envisaged by Francis of Assisi in his Rule: a Fraternity open to cleric and lay friars without distinction.



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Titolo: "Franciscan Servants, Tertiaries and Lay Brothers in Nineteenth-Century Ireland (pp. 235-314)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Stephen OKane
Pagine:
Ean: 2484300024573
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Sommario

Il contributo indaga le ragioni della scarsa presenza di fratelli laici nella Provincia irlandese dei frati Minori durante il XIX sec. Per i lavori domestici, le piccole comunità (raramente più di tre frati) si rifecero all’aiuto di personale laico o, più avanti nel secolo, di terziari perpetui, mentre sono reperibili nelle fonti soltanto sei fratelli laici del primo Ordine. Tra le ragioni di questa anomalia si può indicare la mancanza di una vita stabile e comune nelle fraternità, contesto in cui la presenza di fratelli laici avrebbe potuto essere valorizzata. D’altra parte, la ricca corrispondenza rilevata nell’archivio generale romano e in quello provinciale irlandese rivela le attitudini clericali e di superiorità tra i sacerdoti del primo ordine così da non accettare facilmente dei laici come uguali nella stessa fraternità. Infatti, sono documentate le reazioni negative davanti alla richiesta di vari terziari di far professione nel primo ordine. Alla fine del secolo, però, la Curia generale insistette sulla promozione dei fratelli laici come elemento importante nella riforma della vita regolare. L’autore offre uno studio pionieristico su un argomento spesso trascurato.



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 509"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024436
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

RUBRICA

Per comunicare meglio

53. I casi difficili/22. Presentare una novità (Roberto Laurita)

DOSSIER

I nostri modi di dire

13 «Dio mi ha castigato»

1. «Dio mi ha castigato»: quale immagine di Dio è in gioco?

(Alberto Carrara)

2. Dio castiga? La prospettiva biblica (Patrizio Rota Scalabrini)

3. Le sventure sono un castigo di Dio? (Angelo Brusco)

SUSSIDIO

Il Santo Rosario. Proposte di animazione e arricchimento

(Luigi Guglielmoni e Fausto Negri)

PREPARARE LA MESSA

Dalla 22ª domenica alla 28ª domenica del Tempo ordinario

22a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Cecilia Cremonesi, Angelo Lameri)

23a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Paola Bignardi, Angelo Lameri)

24a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Alberto Carrara, Angelo Lameri)

25a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Gino Mazzoli, Angelo Lameri)

26a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Nicoletta Gatti, Vittorio Brunello)

27a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Ezio Caretti, Vittorio Brunello)

28a domenica ordinaria

(Alessandro Gennari, Maurizio Aliotta, Vittorio Brunello)



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Titolo: "Archivum Franciscanum Historicum"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024498
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

INDEX

Historia fratrum laicorum in ordine minorum (continuabitur)

Priamo Etzi, oFm. – Verso un Institutum mixtum? La questione dell’accesso dei frati non chierici agli uffici di governo nell’ordine dei Frati minori (nota storico-giuridica)

MichaeL F. Cusato, oFm. – the minorite Vocation of the fratres laici in the Franciscan order (13th - early 14th centuries)

Mauro Papalini. – Le converse delle clarisse: carattere e mutazioni lungo i secoli

Bernd Schmies. – Brüder ohne stimme: auf der suche nach den Laienbrüdern unter den sächsischen Franziskanern in mittelalter und frühreformatorischer zeit

Andrea Spiriti. – Frati francescani pittori nello stato di milano del seicento

Stephen o’Kane, oFm. – Franciscan servants, tertiaries and Lay Brothers in nineteenth-century irelandù

Discussiones et documenta

Benedikt Mertens, oFm - maria grazia simoncini in FaBris. – da Porta di Mestitia Porta di Paradiso: giacomo da Belgioioso (†1618) e le sue meditazioni della Passione

Cayetano Sánchez Fuertes, oFm. – La diócesis de nueva cáceres (Filipinas) en 1655 según un informe de su obispo electo fray antonio de san gregorio, oFm

Summaria

Recensiones

Bolgia, Claudia. – reclaiming the roman capitol. santa maria in aracoeli from the altar of augustus to the Franciscans, ca. 500-1450. – (Juri Leoni)

Dezza, Ernesto [oFm]. – La teoria modale di giovanni duns scoto. Il caso della relazione tra creatura e creatore e la condizione di beatitudine. – (Francesco Pica)

Mcnamer, Sarah. – meditations on the Life of christ: The Short Italian Text. – (Pietro delcorno)

Austin, Amy M. - Johnston, marK d. (eds). – a companion to ramon Llull and Lullism. – (coralba colomba)

Petri Thomae [omin.] Quaestiones de ente. – (claus a. andersen)

Galamb, György (ed.). – Franciscan observance between italy and central europe. Proceedings of international conference, 4-6 december 2014. Franciscan monastery of szeged-alsóváros (hungary). – (mónika molnár)

Arthur, Kathleen G. – Women, art and observant Franciscan Piety. caterina Vigri and the Poor clares in early modern Ferrara. – (Juri Leoni)

Solvi, Daniele. – il canone agiografico di san Bernardino (post 1460). - (Juri Leoni)

Rivero Cabrera, Arelis. – commitment Beyond rules: Franciscans in colonial cuba, 1531-1842. – (rafael sanz)

Po-chia Hsia, ronnie (ed.). – a companion to early modern catholic global missions. – (Benedikt mertens)

Péano, Pierre, oFm. – Les Franciscains dans le sud-est de la France. Les Provinces Franciscaines de ProVence et de Lyon 1217- 1943. – (Pierre moracchini)

Rex Galindo, David. – to sin no more. Franciscans and conversion in the hispanic World, 1683-1830. – (Francisco morales) .

Notae bibliographicae

Libri ad nos missi



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Titolo: "La diócesis de Nueva Cáceres (Filipinas) en 1655 según un informe de su obispo electo fray Antonio de San Gregorio, OFM (pp. 347-370)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Cayetano Sánchez Fuertes
Pagine:
Ean: 2484300024535
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Summary

The author presents the life and works of the Spanish friar Antonio de San Gregorio (1594-1661), a member of the St Gregory Province in the Philippines. His appointment to the bishopric of Nueva Cáceres in South-Eastern Luzon shows in exemplary fashion the difficult itinerary from the choice of a bishop candidate by the Spanish king to his consecration and actual episcopal ministry in this remote part of the Catholic world. As a matter of fact, fray Antonio was never consecrated bishop, since the papal nomination bull did not reach him in time. Nevertheless, he administered his diocese as bishop-elect from the early 1650s. The author then transcribes and comments upon a report on the diocese of Nueva Cáceres, which fray Antonio addressed to the Spanish king in 1655. He deplores the precarious material and pastoral state of his diocese and includes a plea for a more adequate distribution of parishes between secular and regular clergy. The second appendix consists of the transcription of a letter by the Cámera de Índias of 1660, which supports fray Antonio’s request for financial help to pay for the issuing and shipping of the lacking papal bull.



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Titolo: "Asprenas n. 2/2019"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024467
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

PRESENTAZIONE

1. Il 14 settembre del 410, giorno della memoria di san Cipriano di Cartagine, esaltando la coraggiosa testimonianza di questo martire es - pressa con la predicazione e con gli scritti, sant’Agostino affermava: «Numquid propter paucos dies vitae huius quiescere debet ministerium cordis et linguae nostrae? Absit» (Discorso 313/E, § 7). Il vescovo d’Ippona definisce la predicazione come un “servizio” coinvolgente le risorse sia interiori, il “cuore”, sia esteriori, la “lingua”, metonimicamente da intendersi rispettivamente per “carità” e “parola”. Non esista alcuna giustificazione, nemmeno il pericolo della persecuzione e della morte, che possa far cessare il servizio della carità insegnata dalla parola e della parola trasfigurata in atto d’amore. Abbiamo esordito con tale riferimento per introdurre questo fascicolo della nostra Rivista, il primo di due che nell’anno in corso dedicheremo al tema mai abbastanza discusso della predicazione. In questi nostri tempi, infatti, si riscontra una sua grande crisi, perché da taluni confusa con la catechesi, da altri con la mera esegesi di testi biblici, da altri ancora con esortazioni moralistiche o addirittura con lo spazio utilizzabile per poter “personalizzare” con il proprio stile istrionesco un elemento tanto rilevante per la comunicazione e la maturazione della fede dei credenti. La predicazione è sempre stata al centro dell’attenzione, sia nell’ambito giudaico che in quello cristiano. Il Libro di Neemia narra la lettura pubblica della Legge a Gerusalemme, avvenuto il primo giorno del settimo mese sulla piazza presso la Porta delle Acque (cf. Ne 8,1-2). Compito di Esdra e dei leviti suoi collaboratori era non solo “proclamare”, ma anche “far intendere”, quindi “spiegare” la parola di Dio al popolo: si noti l’impiego del verbo bîn, “capire”, coniugato all’hifil, la forma causativa, cioè “far comprendere”. D’altronde, vogliamo accennare che secondo la tradizione anticotestamentaria il sacerdote aveva già in epoca preesilica l’incombenza di spiegare la legge: «Insegnano i tuoi decreti a Giacobbe e la tua legge a Israele» (Dt 33,10a). Insegnare predicando la Torah per i sacerdoti costituisce un dovere, benché i profeti – a loro volta dediti per vocazione esclusiva a mediare la parola divina – siano costretti a rilevare le loro inadempienze al riguardo (cf. Mic 3,11; Ger 18,18; Ez 7,26). Valga come esempio l’esplicita considerazione di Mal 2,7: «Infatti le labbra del sacerdote devono custodire la scienza e dalla sua bocca si ricerca l’istruzione, perché egli è messaggero del Signore degli eserciti». L’istituzione della sinagoga ha fin dalle sue origini avuto quale nucleo fondamentale del proprio culto proprio la lettura della Legge e la sua spiegazione. Per limitarci all’antichità, riferiamo una bella testimonianza di Filone d’Alessandria: «Sono soliti apprendere (ajnadidavskontai) queste leggi in ogni momento, ma soprattutto ogni settimo giorno. Perché il settimo giorno è reputato sacro, e in questo giorno si astengono da qualunque altro lavoro e si recano in luoghi sacri che chiamano sinagoghe. Là, disposti in file a seconda dell’età, i più giovani dietro ai più anziani, si siedono in modo conveniente alla situazione, pronti all’ascolto. Allora uno prende i libri e legge, e un altro tra quelli di maggiore esperienza avanza e spiega (ajnadidavskei) ciò che non è facilmente comprensibile» (Quod omnis probus liber sit 81-82). Altrove egli, sempre parlando di ciò che avviene di sabato nelle sinagoghe, così scrive: «Ma un sacerdote che sia presente o uno degli anziani, legge loro le sante leggi e le spiega punto per punto (kaqΔ e{kaston ejxhgei`tai) più o meno fino al tardo pomeriggio, quando se ne vanno dopo aver ricavato sia una precisa conoscenza delle leggi sacre, sia un notevole miglioramento nella pietà» (Hypothetica 7,13). L’obiettivo della predicazione sinagogale è ancora precisato in un altro luogo da Filone, il quale afferma che chi parla nella sinagoga «non fa vanto d’abilità oratoria come i retori e i sofisti di oggi, ma ricerca l’esattezza nell’esposizione (diermhneuvwn ajkrivbeian) dei suoi pensieri, esattezza che non si limita a scalfire l’udito, ma, attraverso di esso, raggiunge l’anima e vi rimane salda (ejpi; yuchvn e[rcetai kai; bebaivw" ejpimevnei)» (De vita contemplativa 31). 2. Anche il Nuovo Testamento ricorda la pratica della predicazione nelle sinagoghe (cf. ad esempio Lc 4,15-28). In tal senso, interprete originale della predicazione, pur ampiamente praticata anche al di fuori dei luoghi sacri, è stato Gesù di Nazaret, come si dirà nel nostro articolo. Il suo stile inconfondibile, in cui l’aspetto narrativo (le parabole) riveste un ruolo preponderante, la sua innegabile capacità di creare comunione pur parlando a tante persone, il suo tema, quello del regno di Dio, declinabile nei suoi rivoli di amore, riconciliazione, giustizia, preghiera e altro ancora, ne fanno un autentico maestro. Egli, inoltre, inizia la sua vita pubblica cominciando ad affermare che «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,31), suscitando ammirazione e meraviglia, e prima di ascendere al cielo spiega ai discepoli tutto ciò che si riferiva a lui nelle Scritture (cf. Lc 24,27.44-5), provocando ardore nel cuore e gioia. D’altronde, la sua stessa vita è “predicazione”, avendo comunicato il Vangelo con parole e opere. Sulla scia del Maestro di Nazaret, i suoi discepoli eserciteranno il servizio della predicazione per esporre il messaggio della salvezza. Gli Atti degli Apostoli presentano quali figure principali di predicatori Pietro e Paolo di Tarso. A quest’ultimo e al suo discorso nella sinagoga di Antiochia di Pisidia è dedicato il contributo di ANTONIO LANDI. In quell’occasione l’apostolo ripercorre le tappe della storia della salvezza e le attese profetiche in riferimento alla risurrezione di Cristo: questo si rivela un utile suggerimento per chi è chiamato oggi a illustrare il mistero di Cristo, aiutando chi ascolta a interpretare la propria vita alla luce del Vangelo. L’annotazione di Filone riguardante una predicazione che raggiunga l’anima non è ignota ai cristiani delle origini. Gli Atti degli Apostoli rilevano che, ascoltato il discorso di Pietro in occasione della Pentecoste, gli astanti «si sentirono trafiggere il cuore» e subito chiesero a lui e agli altri apostoli che cosa fare. Sorse ben presto, però, il problema del modo in cui si poteva presentare il contenuto del messaggio evangelico, affinché esso riuscisse a fidem facere et animos impellere: conquistare la fiducia dal punto di vista razionale e convincere [...] 



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