Articoli religiosi

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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019500
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

 

Studi

A. Torres Queiruga, La preghiera cristiana, oggi

La preghiera è un elemento talmente centrale e fondamentale nella vita religiosa da superare qualsiasi

tentativo di darne una definizione precisa. In essa la persona vive in modo consapevole il suo vivo,

ma difficile, rapporto con il divino. Tutto ciò si riflette nella preghiera e allo stesso tempo si configura

grazie al suo esercizio. Essendo presente da sempre in tutte le religioni, assume modalità specifiche in

ciascuna. Non a caso si parla della preghiera cristiana.

 

L. Balzarin, Pregare nei ritmi del giorno

Il tempo che viviamo oggi sembra essere scandito non più da ritmi naturali, ma dagli orari di lavoro,

dai ritmi meccanici dei macchinari, dalla scaletta dei programmi televisivi o, più semplicemente, dall’orologio.

In questo contesto la libera preghiera del cuore sembra faticare ad inserirsi e il «pregate senza

interruzione» di 1 Ts 5,17 stonare alquanto. In realtà tra tempo e preghiera si dà una stretta interazione

che può essere attivata oggi come ieri.

 

G. Cavagnoli, La liturgia delle Ore: problemi aperti

Abbiamo posto all’autore tante domande: da chi e come viene usata la liturgia delle Ore? I preti? E

i laici? I contenuti della liturgia delle Ore sono ancora attuali? La sua struttura così com’è si riesce a

pregarla oggi? Dall’articolo emergono problemi e proposte.

 

E. Segatt i, I nuovi gruppi di preghiera 

L’emergere, il diffondersi e il qualificarsi di gruppi sorti per pregare o in ricerca di preghiera non è

una novità nell’intero percorso bimillenario del cristianesimo. Riveste piuttosto tratti specifici lungo

il variare dei tempi. La preghiera diviene così quasi il luogo privilegiato per manifestarne lo spirito, le

priorità emergenti e non di rado i drammi lungo la storia. Qualcosa di analogo si verifica anche per l’attuale

fiorire di gruppi di preghiera all’interno, intorno e persino al di là delle comunità di consolidata

tradizione.

 

P.A. Muroni, Le pubblicazioni sulla liturgia delle Ore

dal concilio Vaticano II a oggi: rassegna critica

I contributi sulla liturgia delle Ore sono caratterizzati da differenti approcci: si va dai contributi di

taglio storico che offrono uno spaccato sullo sviluppo della preghiera della chiesa, ai lavori scientifici

che si soffermano maggiormente sull’analisi delle fonti, specie bibliche, patristiche ed eucologiche, ai

contributi che offrono un approccio maggiormente teologico e a quelli di impianto più pastorale e

spirituale. Tenteremo di offrirne una rassegna, certamente non esaustiva, nei principali studi in ambito

internazionale.

 

Schede per la formazione

F. Gomiero, Cantare i salmi

I salmi non sono solo delle preghiere da recitare nelle varie situazioni della vita del popolo di Dio e personali,

ma sono prima di tutto dei canti. Il loro contesto normale è la preghiera pubblica, comunitaria,

in famiglia, nella sinagoga e nel tempio, e la forma normale di usarli è quella del canto. Quando sono

entrati nella liturgia cristiana hanno mantenuto queste caratteristiche. Nel corso dei due millenni, però,

qualcosa è cambiato nella consapevolezza dei cristiani.

 

Sussidi e testi

G. Boselli – L. Monti, I criteri di traduzione del salterio di Bose

La consapevolezza che fin dall’inizio ha guidato la traduzione del salterio di Bose è che la cantabilità

di un salmo risiede anzitutto nella musicalità delle parole, nella vocalità del testo e solo in un secondo

tempo nella melodia salmica che viene scelta per salmodiare il salmo. La melodia salmica non fa altro

che porsi al servizio della musicalità del testo e consentire di accedere all’atto del salmodiare.

E. Massimi, Pregare in attesa del Natale

La novena di Natale è nata per comunicare ai fedeli quelle ricchezze della liturgia ufficiale a cui non

potevano accedere. La novena proposta ha come destinatari preadolescenti e adolescenti, appartenenti

ai gruppi di catechesi parrocchiale, e si compone, come il testo tradizionale, di testi della liturgia

dell’Avvento e delle ferie che vanno dal 17 al 24 dicembre tratti dal Messale Romano, dal Lezionario, e

dalla Liturgia delle Ore.

 

Cronaca

A. Ghersi, Eucaristia Matrimonio Famiglia

66a Settimana liturgica nazionale

E. Massimi, La liturgia delle Ore: una riforma incompiuta.

43a Settimana di studio dell’APL



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Titolo: "A proposito del movimento dell'osservanza Francescana in sicilia"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Antonio Mursia
Pagine:
Ean: 2484300019661
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

L a comparsa del movimento dell’osservanza francescana in Sicilia è

un problema che solo di recente si è incominciato a esaminare in maniera

scientifi ca. Gli studi maturati nel corso della prima metà del ventesimo secolo,

anzitutto quelli fi oriti all’interno degli ambienti culturali del medesimo

ordine francescano siciliano (ofm), miravano a presentare questa forma

di vita radicata nell’isola già a partire dalla metà del Trecento, a opera

di frate Michele da Piazza e di un anonimo manipolo di religiosi. Di questo

avviso era Agostino Gioia, un frate dell’ex Provincia Osservante dell’Immacolata

Concezione (Val di Mazara), il quale, in un contributo edito nel

1940, asseriva che, «in Sicilia, l’Osservanza fece sentire i suoi primi vagiti

nel convento di Piazza Armerina, ove brillava di casta luce il concittadino

P. Michele».1 Lo storico francescano, sulla scorta di alcune notizie riportate

da frate Pietro Tognoletto2 e da Rocco Pirri,3 restituiva inoltre l’elenco dei

primi conventi osservanti fondati in Sicilia prima del rientro nell’isola del

beato Matteo di Agrigento, avvenuto quasi sicuramente nel 1425. Il convento

di s. Maria di Gesù di Piazza (Armerina), insieme a quelli di Ferla, Modica,

Catania e Nicosia furono enumerati da Agostino Gioia e da Ambrogio

Cardella (altro frate e storico dell’ex Provincia Osservante dell’Immacolata

Concezione di Val di Mazara), quali prove inconfutabili per dimostrare

che «molto prima dell’epoca del b. Matteo, l’Osservanza aveva fi ssate

le sue radici nel fertilissimo Regno di Sicilia».4 Il ruolo assegnato al beato

Matteo da parte dei due storici francescani siciliani, che si rifacevano

alle parole di Vito Maria Amico, era quello di propagator del movimento

dell’osservanza nell’isola.

Un contributo fondamentale per lo studio del beato Matteo di Agrigento

e di conse guenza per le indagini sulle origini e sull’espansione del movimento

dell’osservanza in Si cilia giunse da un altro frate siciliano, Agostino

Amore ofm, un religioso intimamente le gato alle vicende del francescanesimo

isolano e in generale alla storia del cristianesimo della sua regione,

ma, al contrario dei due storici precedenti, formatosi a Roma in primis presso

il Pontifi cio Ateneo Antoniano e poi al Pontifi cio Istituto per l’archeologia

cristiana e dunque alla Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di

Roma La Sapienza.5 Agostino Amore, a metà del Novecento, riuscì a rintracciare,

all’interno dell’Archivio della Corona d’Aragona di Barcellona,

un con sistente corpus di documenti relativi alla corrispondenza che il beato

Mat teo intrattenne con i sovrani iberici.6 Alcuni anni dopo ...



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Titolo: "Il capitolo generale di Pisa 1263"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Emil Kumka
Pagine:
Ean: 2484300019654
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

L’origine del Capitolo dell’Ordine Francescano va ricercata nel quadro

dei primi incontri che la peculiare forma di vita della nascente fraternità

comportava per spontanea esigenza. Tommaso da Celano nella sua prima

biografi a di san Francesco così racconta questi incontri, il loro scopo e

la loro articolazione:

Ma passato breve tempo, san Francesco, desiderando di rivederli tutti, pregò

il Signore, il quale raccoglie i fi gli dispersi d’Israele (Is 11,12), che si degnasse

nella sua misericordia di riunirli presto. Prendendo il cibo insieme manifestano

calorosamente la loro gioia nel rivedere il pio pastore e la loro meraviglia

per aver avuto il medesimo pensiero. Raccontano poi i benefi ci ricevuti

dal misericordioso Signore e chiedono e ottengono umilmente la correzione e

la penitenza dal beato padre per le eventuali colpe di negligenza o di ingratitudine.

Allora il beato Francesco, stringendo a sé i fi gli con grande amore, cominciò

a manifestare a loro i suoi propositi e ciò che il Signore gli aveva rivelato

(1Cel 30)2.

È ora il momento di concentrare l’attenzione soprattutto sull’Ordine che Francesco

suscitò col suo amore e vivifi cò con la sua professione. Proprio lui infatti

fondò l’Ordine dei frati minori, ed ecco in quale occasione gli diede tale

nome. Mentre si scrivevano nella Regola quelle parole: «Siano minori», appena

l’ebbe udite esclamò: «Voglio che questa Fraternità sia chiamata Ordine dei

frati minori» (1Cel 38)3.

Avendo disprezzato tutte le cose terrene ed essendo immuni da qualsiasi amore

egoistico, dal momento che riversavano tutto l’affetto del cuore in seno alla

comunità, cercavano con tutto l’impegno di donare perfi no se stessi per venire

incontro alle necessità dei fratelli. Erano felici quando potevano riunirsi, più felici

quando stavano insieme; ma era per tutti pesante il vivere separati, amaro

il distacco, doloroso il momento dell’addio (1Cel 39)4.

La crescita del numero dei frati porta un cambiamento e gli spontanei

incontri divennero annuali. Già nel 1216 Giacomo da Vitry afferma che:

Gli uomini di questa «religione» con notevole vantaggio convengono una volta

l’anno nel luogo stabilito per rallegrarsi nel Signore e magiare insieme. Qui,

avvalendosi del consiglio delle persone esperte, formulano e promulgano le loro

leggi sante e confermate dal signor papa5.

Nel 1217 c’è l’istituzione delle province religiose proprio durante il capitolo

di Pentecoste. E ciò provoca la codifi cazione dell’obbligo del capitolo

triennale del Ministro generale con i ministri provinciali e del capitolo annuale

nelle province. Infatti la Regola non bollata del 1221 così prescrive:

Ogni anno ciascun ministro possa riunirsi con i suoi frati, ovunque piaccia a loro,

nella festa di san Michele arcangelo, per trattare delle cose che riguardano Dio.

Ma tutti i ministri che sono nelle regioni d’oltremare e d’oltralpe, vengano una

volta ogni tre anni, e gli altri ministri una volta all’anno al capitolo di Pentecoste

presso la chiesa di Santa Maria della Porziuncola, a meno che dal ministro

e servo di tutta la fraternità non sia stato ordinato diversamente (Rnb XVIII)6.

Il Capitolo di Pisa celebrato a Pentecoste, il 20 maggio del 1263, fu il

XXII Capitolo generale, secondo notizie documentate e verifi cabili. Nel

1257 durante il Capitolo generale celebrato a Roma, Bonaventura da Bagnoregio

fu eletto ministro dell’Ordine Minoritico. Lungo il suo generalato,

tra il 1257-1274, convocò cinque capitoli, nel 1260 a Narbona, nel 1263

a Pisa, nel 1266 a Parigi, nel 1269 ad Assisi e nel 1272 a Lione.

Il Capitolo pisano ebbe un ruolo importante per la famiglia minoritica,

poiché toccò alcuni temi che fi no ad oggi hanno avuto le loro risonanze nella

storia dell’Ordine e non solo. Tuttavia, mancano gli atti capitolari, che non

si sono conservati e sono, fi no ad oggi, sconosciuti, se non nella sola parte

liturgica. In forza delle testimonianze indirette e, a volte, implicite, si possono

individuare quattro temi certi e un quinto di più diffi cile collocazione

storica. Si tratta delle seguenti problematiche: l’approvazione della Legenda



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Titolo: "Utilizzo del modello alternativo del DSM-5 per la valutazione della personalità in ambito canonico"
Editore: Lateran University Press
Autore: Francncesco Dentale
Pagine:
Ean: 2484300020919
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommmmario 1.

Introduzione. 2. I disturbi di personalità nel DSM-5. 3. Implicazioni per la Perizia in ambito canonico.

Summary 1.

Introduction. 2. Personality disorders according to DSM-5. 3. Implications for the expert Report in Canon Law field.

 

1. Introduzione

«Che la comportamentalità umana – e pertanto conoscenza e volontà (e quindi Consenso) – possa essere disturbata o alterata da specifiche patologie connesse alla fisiologia generale di un soggetto è cosa acquisita da secoli e la Scienza medica – anche forense – ha ormai assestato una buona quantità di elementi di riferimento in merito, tanto diagnostici che clinici. Cosa ben diversa accade davanti a persone clinicamente sane ma le cui condotte – generali o specifiche – evidenzino almeno serie difficoltà soprattutto nel gestire i reali “contenuti” della propria volontà. Lo sviluppo negli ultimi cinquant’anni degli strumenti nosografico-descrittivi su base statistica (cfr. DSM) ha certamente offerto importanti chiavi di lettura di quest’ampia fascia problematica che si estende tra la patologia vera e propria e l’equilibrio maturo e consapevole. Non di meno ciascuno ‘funziona’ poi a modo proprio in base alla struttura della personalità, biografia e convinzioni interiori che lo caratterizzano e contraddistinguono individualmente, sottraendolo in parte o assoggettandolo maggiormente ad una serie – soprattutto – di dinamiche che ne condizionano anche in modo radicale le capacità o tipologie discrezionali o volitive coinvolgendo altre aree esistenziali quali quella affettiva e quella spirituale»2.

Il passo citato dal testo introduttivo ai lavori della IX Giornata canonistica interdisciplinare rimanda all’esigenza di individuare degli strumenti utili a valutare i profili della personalità degli individui, ponendo l’accento sullo studio intensivo del caso singolo, piuttosto che su quelle pratiche nomotetiche volte ad espletare una funzione diagnostica più consona alle pratiche squisitamente psichiatriche. Inoltre, viene proposto un rinvio a quella popolazione di individui che, pur essendo sani, possono presentare delle specifiche che ne compromettono la discrezionalità di giudizio e/o le capacità matrimoniali. Tutto questo nell’ambito del Diritto canonico rimanda all’annosa questione dell’immaturità affettiva mentre nell’ambito del DSM rimanda in primis ai criteri ed agli strumenti utili alla valutazione dei disturbi di personalità.

In ambito canonico, le categorie nosografiche del sistema DSM sono considerate come una delle basi scientifiche per diagnosticarli, così come per valutarne l’impatto sulle capacità matrimoniali. In relazione a questo ultimo punto Barbieri, Luzzago e Musselli3 hanno sottolineato come alcuni disturbi di personalità (ad esempio quelli schizoide e schizotipico) possono determinare un grave difetto nella discrezione di giudizio circa i reciproci diritti/doveri matrimoniali (cfr. Can. 1095, 2), mentre in generale, tutti i PD (= disturbi della personalità) elencati nel “DSM-IV-TR”4 possono essere alla base di un giudizio di incapacità ad assumere e mantenere gli oneri coniugali (cfr. Can. 1095, 3). A fronte di questi nessi, apparentemente dati per scontati fra “categorie diagnostiche” da una parte e “incapacità giuridiche” dall’altra, è necessario ricordare come non vi sia nel Diritto canonico una correlazione automatica fra diagnosi di qualsiasi disturbo mentale e sue conseguenze sul piano giuridico. Il rischio di tale automatismo sarebbe quello di togliere agli individui con disturbi psichici tutte le capacità residue che sono invece considerate come sempre presenti, anche se non necessariamente sufficienti all’esercizio dei doveri coniugali. All’opposto l’assenza di disturbi conclamati non necessariamente significa il raggiungimento di un sufficiente livello di maturazione sul piano affettivo ed interpersonale, condizione necessaria all’assunzione di responsabilità coniugale. Perciò, nella valutazione peritale, viene innanzitutto richiesto di evidenziare il modo in cui la malattia (nel nostro caso i disturbi di personalità) possa aver compromesso quelle capacità ritenute indispensabili per una scelta responsabile e per un adeguato svolgimento della vita matrimoniale anche a prescindere dalla presenza o meno di una diagnosi conclamata.

[...]



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Titolo: "Miscellanea Francescana n. III-IV/2015"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019593
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

EDITORIALE

Offriamo a tutti i lettori e abbonati di Miscellanea Francescana il presente

fascicolo, il secondo dell’anno 2015, contenente articoli e contributi

raccolti in tre sezioni.

La prima è dedicata a studi relativi alla storia e teologia francescana.

Apre la sezione il contributo di Emil Kumka, sul capitolo generale di

Pisa del 1263, che ebbe un ruolo importante per la famiglia minoritica,

poiché toccò alcuni temi che fi no ad oggi hanno avuto le loro risonanze

nella storia dell’Ordine, cioè l’approvazione della Legenda maior e della

Legenda minor su san Francesco di s. Bonaventura; le norme e le rubriche

liturgiche per i Minori; la questione del Secondo Ordine (damianite); la

questione dell’aumento strutturale dell’Ordine di due province religiose.

Il secondo lavoro è di Antonio Mursia e riguarda il movimento dell’Osservanza

francescana in Sicilia e la fi gura del beato Matteo di Agrigento,

da considerarsi a buon diritto “quinta colonna dell’Osservanza”, poiché di

fatto egli fu il propagatore del movimento francescano in Sicilia e in generale

nei domini della corona aragonese.

Restiamo in Sicilia con il terzo articolo, di Francesco Costa, sulla fi gura

di p. Filippo Rotolo OFMConv, di cui viene pubblicata la seconda e ultima

parte. Per la sua presentazione rimandiamo al precedente fascicolo di

Miscellanea.

Con il saggio di Orlando Todisco ci spostiamo dalla storia alla rifl essione

fi losofi ca, di ispirazione francescana. Infatti egli ci introduce all’antropologia

francescana, attraverso un percorso originale e ardito, che parte dal

chiedersi se possa essere l’uomo il futuro di Dio e giunge all’epilogo nella

considerazione della libertà come responsabilità, la cui gravità si impone

nella misura in cui si è consapevoli che ciò che mettiamo in atto contribuisce

alla tessitura della tenda stessa di Dio nel tempo.

Chiude questa sezione il contributo di Domenico Paoletti che ci invita a

leggere la Laudato si’ di papa Francesco avendo il Cantico delle creature

di s. Francesco come motivo ispiratore del testo. Infatti il Poverello di Assisi,

più che amico della natura, è il cristiano cantore del creato tale da essere

riconosciuto l’esempio per eccellenza, bello e motivante, della cura per

ciò che è debole e di una ecologia integrale vissuta con gioia e autenticità.

La seconda sezione, dedicata a questioni aperte, si apre con il breve e

denso saggio di Giuseppe D’Acunto, che intende ripercorrere sintetica

mente l’interpretazione della festa che ci viene da alcuni autori contemporanei,

i quali ne hanno evidenziato il nesso con l’arte, il divino, il culto,

l’otium e la guerra.

Segue l’articolo dedicato alla fi gura e al pensiero del noto antropologo

del sacro Julien Ries, ad opera di Francesco Celestino, che sviluppa il suo

pensiero a partire dalla tesi fondamentale dell’autore, cioè l’affermazione

che l’essere umano è homo religiosus et symbolicus, e attraverso l’apertura

al Mistero egli può comprendere se stesso.

L’ultimo contributo di questa sezione, da parte di Francesco Targonski,

ci conduce dentro una tematica sempre attuale e delicata, cioè il sacramento

della Penitenza, letto in prospettiva giudiziaria e medicinale o psicologico-

terapeutica. Queste due prospettive non si escludono né si oppongono

l’una all’altra, bensì si completano intimamente, dando in risultato una

completa visione e prassi del sacramento.

La terza sezione contiene due documenti che per la prima volta vengono

pubblicati, in originale o in traduzione. Il primo di essi, ad opera di Tomasz

Szymczak, è la prima versione italiana delle Antifone sulla Natività

del Signore di Simone il Vasaio, poeta siriaco, morto nel 514, autore poco

conosciuto, sia perché il corpo delle sue opere è limitato a nove brevi inni

in cui canta la Natività del Signore, sia perché è stato preceduto dai più

grandi, come Efrem il Siro, cui a volte viene paragonato.

Il secondo è la trascrizione completa, corredata da ampia introduzione e

ricche note, del manoscritto in latino di p. Arsenius Platner sulla Provincia

religiosa OFMConv di Stiria e Carinzia. Il lavoro, condotto con maestria e

pazienza da Igor Salmi, ci permette di attingere al testo originale e quindi

di conoscere la storia di detta Provincia, partendo dall’inizio dell’Ordine

Francescano nel secolo XIII, dalla sua rapida diffusione in Europa fi no

all’odierno territorio austriaco meridionale, sloveno e italiano nordorientale,

ove sorse la provincia indipendente durante il XVI secolo, e ci conduce

fi no al 1766, l’anno in cui fu redatto dal padre maestro e teologo Arsenius

Platner di Graz (1710-1781).

Chiudono il fascicolo i due interventi di S.E. mons. Ennio Antonelli,

pronunciati in occasione dell’inaugurazione del presente anno accademico

2015-16, cioè l’omelia durante la celebrazione eucaristica, da lui presieduta,

e la successiva prolusione.

A tutti i nostri abbonati a lettori auguriamo buon anno 2016 e un santo

Giubileo della Misericordia.

Il Direttore



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Titolo: "Personaggi dell'Antico Testamento"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019739
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Il 2015 è stato l’anno della Dei Verbum, la costituzione

dogmatica del Vaticano II «sulla divina

rivelazione». Giocoforza, ci siamo soffermati

ad approfondire insieme questo documento

fondamentale; senza però abbandonare il nostro stile

consueto, cioè continuando a leggere il testo biblico:

se vi ricordate, ad ogni fascicolo abbiamo affrontato

quei brani della sacra Scrittura che – di capitolo in

capitolo – sono citati all’interno del testo conciliare.

Per il 2016 non abbiamo anniversari da ricordare.

C’è il cambiamento della casa editrice che pubblica

la nostra rivista, ma tutto rimane invariato per

quel che riguarda il contenuto di queste pagine. Abbiamo

solo deciso, per i prossimi due anni, di introdurre

non un libro specifico della Bibbia, ma alcuni

personaggi tra i più importanti: per il 2016 saranno

personaggi dell’Antico Testamento, per il 2017 del

Nuovo. Ma non cambia la sostanza: il nostro scopo

sarà sempre quello di leggere insieme il testo della

Bibbia, una pagina alla volta.

Iniziamo con Giacobbe, uno dei patriarchi. Un

primo articolo, firmato da Germano Galvagno, serve

da introduzione: ci mostra come Giacobbe è presentato

nei capitoli della Genesi a lui dedicati, ma anche

come si parla di lui negli altri libri biblici e perché è

un personaggio storicamente così importante per il

popolo di Israele. In ogni fascicolo avremo un primo

articolo introduttivo, che ci aiuti a farci un’idea generale;

seguiranno gli approfondimenti.

In questo numero, Davide Arcangeli si sofferma

sul capitolo 25 della Genesi, quello che racconta la

nascita di due gemelli già in lotta tra di loro fin dal

grembo materno: Giacobbe ed Esaù. Il racconto biblico

ci parla di due fratelli, lasciandoci però intendere

che si tratta anche del difficile rapporto tra i due

popoli che da loro discendono: Israele ed Edom. Sottotraccia

si parla dei due popoli anche nel brano successivo,

quello in cui Giacobbe «ruba» con l’inganno

la benedizione paterna, che spettava ad Esaù. È

un modo per ricordare che uno solo dei due popoli

è quello benedetto da Dio: Israele (Federico Giuntoli).

Come si può immaginare, Esaù vuole uccidere il

fratello ingannatore, ed è così che Giacobbe inizia un

lungo viaggio tra la terra promessa e la terra dei padri,

nella regione della Mesopotamia. All’andata c’è

una sosta forzata nella notte, presso Betel, durante la

quale Giacobbe riceve da Dio una promessa bellissima,

che fa eco a quella di Abramo: una terra in cui

abitare e una discendenza numerosa (Benedetta Rossi).

C’è poi una tappa ben più lunga, che il patriarca è

costretto a fare presso Labano, suo parente; per poter

sposare l’amata Rachele, è costretto a lavorare per lui

ben quattordici anni: l’ingannatore viene ingannato

(Guido Benzi). Nel viaggio di ritorno, l’ormai adulto

Giacobbe fa due incontri. Il primo è con Dio, presso

il torrente Iabbok: quella notte cambierà per sempre

la sua vita, trasformando il giovane ingannatore

nel padre del popolo di Israele (Dionisio Candido). Il

secondo incontro è con il fratello Esaù. Era preparato

a tutto, Giacobbe, ma non a quello che accadrà:

Esaù gli va incontro, gli si getta al collo e piange di

gioia. Pace fatta? Almeno il segno di una convivenza

possibile, tra persone e tra popoli (Sebastiano Pinto).

Come si può vedere, leggeremo parecchi brani

dal libro della Genesi. E poi ci prenderemo il lusso di

due articoli sintetici. In ogni fascicolo, Annalisa Guida

scriverà una sintesi «narrativa» del personaggio che

stiamo conoscendo; Valentino Bulgarelli ne prenderà

le caratteristiche salienti e presenterà una riflessione

catechetico-spirituale. Abbiamo pensato di arricchire

così il nostro consueto studio dei testi biblici.

Avremo poi, come d’abitudine, una rubrica dell’Apostolato

Biblico, curata dal suo responsabile nazionale

(Dionisio Candido); una vetrina biblica, in cui trovare

suggerimenti per nuove letture (a cura della redazione);

un paio di pagine dedicate ad un’opera d’arte

relativa al nostro personaggio (Marcello Panzanini),

a cui va aggiunta una bibliografia ragionata dedicata

ad ogni forma di arte (Valeria Poletti); un inserto

staccabile con spunti per un lavoro di gruppo (a cura

di Marcello Panzanini e Valeria Poletti).

Può bastare? Buona lettura, dunque, a nome di

tutta la redazione.

Carlo Broccardo



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Titolo: "Il «Cantico delle creature» fonte ispiratrice della «Laudato sì» di papa Francesco"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Domenico Paoletti
Pagine:
Ean: 2484300019678
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Mi è stata chiesta una lettura teologica del Cantico delle creature tra storia(la relazione del prof. Dalarun) e poesia (l’intervento del prof. Bertoni).Una domanda che sorge subito: Cosa c’entra la teologia con la questioneecologica? E questa è la questione a tema del nostro Festival francescano,raccogliendo la sollecitazione, anzi la provocazione dell’enciclica Laudatosi’ di papa Francesco. Il mio intervento si inserisce all’interno di questo interrogativo,avendo davanti il testo del Cantico delle creature e sullo sfondol’enciclica Laudato si’.Quando parliamo del creato, si presenta al nostro sguardo interiore l’affrescodi Giotto raffi gurante san Francesco nella nota predica agli uccelli.È stato naturale per Giovanni Paolo II proclamare il poverello di Assisipatrono dell’ecologia, ma occorre non cadere nell’ideologia che in Francescoesalta quasi solo il precursore dell’ambientalismo, recidendo la radicevitale della sua fede.Restano sempre di una chiarezza veritativa le parole pronunciate da BenedettoXVI quando, nel chiedersi dove Francesco abbia attinto il suo stile,affermava come «non era solo un ambientalista o un pacifi sta. Era soprattuttoun uomo convertito»1. Qui è la chiave per capire Francesco e perimparare a custodire il creato nel senso più integrale del termine. Francesco,convertitosi a Gesù Cristo, scopre la gioia di vivere in armonia con sestesso, con l’altro e con l’intero creato. La sua attenzione non è rivolta allasalvaguardia della natura come la intendiamo oggi, in quanto il Cantico difrate Sole ha al centro la lode del Creatore. Francesco loda, benedice e invitaa custodire il creato, in particolare a non eclissare il lodato che è ...



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019913
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

EDITORIALE

 

Le persone che Gesù incontra

Il proposito di dedicare un fascicolo della rivista a Gesù Cristo, Signore delle relazioni nasce dalla semplice intuizione della fede che considera la persona di Gesù sotto il profilo dei diversi legami che si vengono a stabilire con lui. Al lemma relazione, tra le varie accezioni, il dizionario fa corrispondere una definizione di questo tipo: «Connessione o corrispondenza che intercorre, in modo essenziale o accidentale, tra due o più enti; con riferimento a persone o a gruppi, come rapporto, legame o vincolo reciproco». Si tratta, dunque, di tentare una ricognizione fenomenologica del ventaglio di relazioni che videro coinvolte con Gesù le persone del suo tempo e coloro che oggi continuano a confidare nella sua presenza attraverso la fede. Tra le relazioni è quella tra Gesù e la sua chiesa che ne sigilla con certezza la permanenza indissolubile, nel cui seno i credenti sono generati, custoditi e accompagnati lungo i sentieri della storia.

La prospettiva che caratterizza l’indagine è la signoria di Gesù, il suo essere Signore crocifisso, risorto e vivente, cui – oggi come in ogni tempo – si volge lo sguardo del credente, nella speranza di incrociare quegli occhi che scrutano con amore le profondità del cuore umano, con ardente desiderio di offrire salvezza, di donare gioia, di rinnovare la vita. Come ha affermato papa Francesco in occasione del recente Convegno nazionale della chiesa italiana:

È la contemplazione del volto di Gesù morto e risorto che ricompone la nostra umanità, anche di quella frammentata per le fatiche della vita, o segnata dal peccato. Non dobbiamo addomesticare la potenza del volto di Cristo. Il volto è l’immagine della sua trascendenza. È il misericordiae vultus. Lasciamoci guardare da Lui. Gesù è il nostro umanesimo. Facciamoci inquietare sempre dalla sua domanda: «Voi, chi dite che io sia?» (Mt 16,15)1.

Da come si risponde a questo interrogativo derivano conseguenze esistenziali, come la sequela, l’indifferenza, l’opposizione. I Vangeli ci danno ampia prova di queste variazioni. Come in ogni relazione tra persone avviene una reciproca esposizione: sia chi domanda sia chi risponde rivela in certo modo se stesso, si consegna all’altro, si scopre; accettando di incontrare il volto dell’altro ognuno manifesta il proprio. Nei giorni della sua vita terrena, Gesù ha fatto questa esperienza di reciprocità incontrando volti, toccando cuori, accostando corpi. Dentro la reciprocità si affaccia la rivelazione: nell’incontro con l’uomo Gesù si svela il Figlio di Dio agli occhi della fede.

Questa esperienza è possibile anche per noi oggi? Possiamo davvero entrare in relazione con Gesù in modo simile a quello di coloro che lo hanno incontrato duemila anni fa?

Una via per approfondire la relazione credente con Gesù consiste nel riprendere alcune tracce evangeliche e storiche che la tradizione ci ha consegnato, nella prospettiva della contemporaneità. Pertanto, l’intento dei contributi del fascicolo è di introdurre il lettore a ciò che sant’Ignazio di Loyola definisce come la composizione di luogo:

Qui è da notare che nella contemplazione o meditazione visiva, come sarebbe contemplare Cristo che è visibile, la composizione consisterà nel vedere con la vista dell’immaginazione il luogo materiale dove sta la cosa che voglio contemplare. Dico il luogo materiale come sarebbe un tempio o un monte dove si trova (secondo ciò che voglio contemplare) Gesù Cristo o la Madonna2.

Si tratta, dunque, di ripercorrere alcuni luoghi in cui Gesù si manifesta come Signore delle relazioni, in modo da percepirne l’attualità, per coglierne la provocazione e recepire lo stimolo ad avanzare nella sua sequela come discepoli.

Il primo contributo del fascicolo su Le relazioni personali di Gesù, ai margini della Third Quest, di Carlo Bazzi, prende in esame alcuni autori (Marcus J. Borg, Halvor Moxnes, Adriana Destro, Mauro Pesce) che delineano una visione ricca della persona umana e delle sue relazioni intorno a Gesù. Queste visioni dell’uomo evangelico possono allargare orizzonte ed esistenza all’uomo contemporaneo a una dimensione.

L’intento del contributo di Massimo Nardello su Cristo, Signore e servo della relazione è quello di mettere in evidenza come la natura divina di Gesù e il suo singolare rapporto con il Padre non rappresentino affatto degli ostacoli al suo rapporto con le persone, ma al contrario siano la condizione della sua originale e unica capacità di amarle.

Nell’articolo di Mario Bracci su Gesù, colui che nello Spirito si è detto Figlio e ci ha dato il Padre suo è la relazione come mistero di vita divina trinitaria a essere presa in considerazione: il Figlio la rivela come reciprocità che vive nel dono libero che il Padre fa di sé in lui per lo Spirito, e come dono che Gesù nello Spirito liberamente fa di sé al Padre e agli uomini.

Il saggio di Paolo Mascilongo, La relazione tra Gesù e i Dodici. Un’indagine di narrativa biblica, studia la relazione tra Gesù e i Dodici avvalendosi degli strumenti dell’analisi narrativa. In particolare, l’articolo si concentra sul vangelo di Marco, alla ricerca delle principali caratteristiche della trama e della caratterizzazione del personaggio dei Dodici.

Le relazioni tra Gesù e le donne nella tradizione evangelica, prese in esame da Annalisa Guida, sono caratterizzate da autenticità, rispetto, promozione, misericordia. Le donne sono incontrate, liberate, esaudite, guarite, riportate alla vita, inviate e responsabilizzate. La portata innovatrice e liberatrice dell’atteggiamento di Gesù verso di loro non trova eguali né nel giudaismo coevo né nel cristianesimo primitivo (e successivo).

 

Nel quadro de La relazione di Gesù con i poveri e i ricchi, offerto dal saggio di Enzo Galli, emerge con chiarezza la sua predilezione per gli emarginati, per coloro che agli occhi degli uomini contano poco o niente, i più vulnerabili, ai quali Gesù mostra la particolare premura di Dio attraverso due fondamentali atteggiamenti: la compassione e la libertà.

L’articolo di Amaury Begasse de Dahem indaga La relazione salvifica universale di Gesù Cristo. Iniziata nella creazione ordinata all’uomo, dispiegata nella storia delle alleanze, mediante l’elezione di uno per i molti, la salvezza storico-cosmica, universale e singolare, è una visitazione trasfigurante e un incontro liberante. Voluta dal Padre, realizzata in Gesù Cristo, “universale concreto” e nel suo corpo ecclesiale, comunicata dallo Spirito, la comunione salvifica al mistero pasquale è inclusivamente offerta alla libertà di ogni uomo, in modo da poter “sperare per tutti”.

Paolo Trianni illustra La comprensione odierna di Cristo nella relazione con le religioni, mostrando come, a partire dal Concilio ecumenico Vaticano II, oggi è possibile impostare una cristologia aperta, dialogica e improntata all’interculturalità. Al suo interno, infatti, è nata una teologia delle religioni che presenta la figura di Gesù in termini universali. La comprensione attuale di Cristo è legata – e non può non legarsi – alla sfida rappresentata dalle religioni non cristiane.

Nel saggio conclusivo, Laura Capantini, affronta Il momento dell’incontro. L’intersoggettività come categoria interpretativa della spiritualità di Cristo e dei cristiani. Le più recenti ricerche in ambito di neuroscienze e psicologia dello sviluppo rivelano che l’intersoggettività costituisce una dimensione fondamentale e ineludibile per lo sviluppo della mente e della coscienza dell’essere umano. L’autrice propone di considerarla come una categoria interpretativa utile a gettare luce sul peculiare percorso di formazione della coscienza e della spiritualità di Gesù e come elemento caratterizzante il momento dell’incontro con Cristo per le donne e gli uomini di ogni tempo.

Nella Documentazione, curata da Pierluigi Sguazzardo, viene esposta La cristologia della Parola in Verbum Domini, nn. 12-13, attraverso il concetto di Verbum abbreviatum. Con questa espressione, i padri della chiesa hanno inteso mostrare come Gesù Cristo sia la Parola breve, cioè colui che, mediante l’incarnazione, ha reso visibile e definitivamente comprensibile ciò che prima era sparso e ancora oscuro nella molteplicità delle precedenti Scritture.

L’Invito alla lettura, sempre a cura di Pierluigi Sguazzardo, presenta un ottimo repertorio bibliografico di cristologia, ripartito tra il problema del metodo, i manuali, alcune proposte sistematiche e altri studi.

Maurizio Gronchi

 

* * *

 

Con questo fascicolo, «CredereOggi» inaugura la «quarta serie» della sua storia ormai più che trentennale e si presenta ai lettori con una nuova veste grafica, risultato di un accurato lavoro di restyling. Nuova copertina con nuovi colori, pagina più ariosa e leggibile per assicurare alla nostra rivista un «movimento» grafico complessivo, che indichi apertura verso il nuovo, ma in continuità con lo stile sobrio e «pulito» di sempre.

La proposta del nuovo aspetto grafico, tuttavia, guarda oltre la mera cifra estetica, è una vera e propria scommessa sul futuro: nelle tormentate condizioni attuali dell’editoria religiosa, «CredereOggi» va in controtendenza e rilancia. L’avvio di una nuova fase significa anzitutto fiducia nella «missione» della rivista e della sua specificità nel panorama teologico ed ecclesiale italiano e, al tempo stesso, un rinnovato impegno nei confronti dei lettori, ai quali si intende offrire un servizio sempre più qualificato e autorevole.

Ringraziamo l’editrice, la redazione e tutti coloro che hanno favorito, incoraggiato e reso possibile la realizzazione del nuovo progetto grafico, ma il ringraziamento più grande è – ancora una volta – per i lettori, che hanno accompagnato fedelmente il cammino di «CredereOggi» in questi anni. Confidiamo che il loro sostegno non venga meno, particolarmente attraverso la sottoscrizione dell’abbonamento e l’aiuto per la sua diffusione.

Buona lettura.

 

Germano Scaglionidirettore



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Titolo: "Ecclesiologia fondamentale del Vaticano II. Spunti di riflessione alla luce della ricezione della Lumen gentium"
Editore: Lateran University Press
Autore: Lubomir Zak
Pagine:
Ean: 2484300020414
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Estratto

Alla luce di una sintetica disamina delle differenti linee di interpretazione della Lumen gentium emerse durante il periodo postconciliare, l’Autore riflette sull’attualità della costituzione, intravedendola non tanto nelle singole prese di posizione o nelle formulazioni del documento quanto piuttosto nell’impostazione di fondo delle sue principali idee e intuizioni. Si parte dal presupposto che tale impostazione – da considerare una sorta di “ecclesiologia fondamentale” – si stagli con sufficiente chiarezza quando la dottrina del Vaticano II viene interpretata nell’orizzonte del dinamico fundamentum fidei: l’autorivelazione di Dio triuno in Gesù Cristo (cfr. DV). Facendo riferimento a K. Rahner, in particolare alla sua ermeneutica del “simbolo reale” riferito al Cristo e alla Chiesa, l’Autore mette in luce come una conseguente interpretazione teologico-fondamentale della Lumen gentium, svolta alla luce della verità della Rivelazione trinitaria, sia in grado di continuare a stimolare l’attuale ricerca ecclesiologica, spingendola verso nuovi promettenti sviluppi.

Parole chiave:

Concilio Vaticano II; Lumen gentium; Dei Verbum; Teologia della Rivelazione; Simbolo reale; Karl Rahner

 

Abstract

In the light of a synthetic analysis of the different lines of interpretation of Lumen gentium that have emerged during the post-conciliar period, the Author reflects on the relevance of the Constitution not so much by taking into account the individual positions assumed by the document, or the various formulations within it, as much as the fundamental perspective offered by its principle ideas and intuitions. Basic to this approach is the presupposition that this foundational perspective – which can be considered as a kind of “fundamental ecclesiology” – stands out with sufficient clarity when the teaching of Vatican II is interpreted against the horizon of a dynamic fundamentum fidei: the self-revelation of the triune God in Jesus Christ (cfr. Dei Verbum). By referring to K. Rahner, in particular to his hermeneutic of the “Real Symbol” with reference to Christ and the Church, the Author demonstrates how a consequential fundamental theological interpretation of Lumen gentium, attentive to the truth of trinitarian Revelation, continues to stimulate current ecclesiological research, advancing it toward new, promising developments.

Keywords:

Second Vatican Council; Lumen gentium; Dei Verbum; Theology of Revelation; Real symbol; Karl Rahner

 

_________________________________________________________

1. La questione dell’attualità della costituzione

I cinquant’anni di ricezione del Vaticano II attestano che la Lumen gentium è uno dei documenti più studiati e più discussi dell’intero corpus dei testi conciliari. Il che non sorprende, trattandosi di una delle quattro costituzioni elaborate e approvate durante «un concilio eminentemente ecclesiologico»2. Il Vaticano II è stato, infatti, «un concilio della chiesa sulla chiesa»3, essendo stata proprio questa sia il soggetto che l’oggetto di autorevoli enunciati dei padri conciliari4.

La storia della ricezione della Lumen gentium5 è caratterizzata dall’intrecciarsi e contrastarsi di differenti e, in certi casi, antitetiche prospettive di interpretazione, ma anche dalla permanente e simultanea presenza di differenti soggetti e ambienti di azione interpretativa. Quanto alla differenza delle prospettive, essa si è potuta notare anche recentemente in occasione del di battito sul Vaticano II come concilio di rottura o di continuità con la tradizione della chiesa6, durante il quale la Lumen gentium, assieme a qualche altro documento conciliare, fungeva da corpus delicti di primaria importanza. La costituzione veniva considerata, da parte di alcuni teologi e storici, un testo di rottura, contenente un’ecclesiologia totalmente nuova, del tutto diversa rispetto al passato; altri studiosi invece la classificavano come un documento di ininterrotta continuità dottrinale, al punto da poterla persino considerare una sorta di prolungamento dell’ecclesiologia del Concilio di Trento e del Vaticano I. Ai poli più estremi di tali divergenti posizioni si sono collocati coloro che affermano, chi con soddisfazione, chi con critica e disapprovazione, che la Lumen gentium rappresenti una linea di confine che taglia in due la dottrina cattolico-romana, dividendola tra il prima e il dopo, tra una versione passata e una versione attuale; ma anche coloro che tengono a ribadire che ogni nuova interpretazione della costituzione dovrebbe essere sottoposta al giudizio correttivo della dottrina sulla chiesa portata avanti, senza alcun cambiamento, dai concili e dai pontefici antecedenti al Vaticano II.

Quanto alla presenza di differenti soggetti e ambienti di azione interpretativa, va ricordato che la ricezione della Lumen gentium ha visto e continua a vedere impegnati, simultaneamente, il Magistero pontificio (con gli ausiliari, tra cui la Congregazione per la Dottrina della fede e la Commissione teologica internazionale), i teologi cattolici e quelli di altre confessioni, le commissioni miste del dialogo ecumenico, nonché gli ambienti rappresentati dalle esperienze ecclesiali promosse dai movimenti ecclesiali7 e, prima ancora, da alcune chiese particolari (nazionali e continentali)8 che, in misura non indifferente, hanno contribuito e tuttora contribuiscono alla maturazione di originali e valide scelte interpretative.

Ormai da mezzo secolo ogni capitolo della costituzione è stato e continua a essere oggetto di minuziose analisi e di numerosi interventi interpretativi da parte di tutti i suddetti soggetti, i quali, rivestiti di sensibilità teologiche non univoche, hanno individuato nel corpo delle formulazioni della Lumen gentium temi, idee e affermazioni che, alcuni subito altri con il passare del tempo, si sono profilati quali vere e proprie quaestiones disputatae e, con ciò, quali grandi e praticamente permanenti cantieri di lavoro. Si pensi, ad esempio, all’idea della chiesa descritta al n. 8 della costituzione con l’utilizzo della locuzione subsistit in; al tema del rapporto tra laici e chierici inscritto, al n. 10, nella cornice della relazione di unità nella differenza tra sacerdozio comune e sacerdozio ministeriale; al tema extra Ecclesiam nulla salus sviluppato, ai nn. 14-16, nell’orizzonte dell’idea dell’ordinatio ad populum Dei dei non cattolici; al tema del rapporto tra romano pontefice e vescovi inserito, al n. 22, nel contesto della trattazione sul collegio episcopale; al tema, al n. 23, del rapporto tra chiesa universale e chiese particolari (o locali), e via discorrendo.



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Titolo: "Il diritto romano nella formazione della società cristiana"
Editore:
Autore: Gianluca Lopresti
Pagine:
Ean: 2484300020254
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Diritto romano e cristianesimo. 2. I provvedimenti sull’astrologia,

la magia e la superstizione. 3. L’introduzione della domenica e delle feste cristiane. 4. Il

diritto di famiglia: 4.1. Matrimonio e divorzio; 4.2. Aborto e adozione. 5. La schiavitù.

6. Conclusioni.

 

ABSTRACT - The Roman Law in the creation of the Christian society. The pagan society

of the Roman Empire reached very high levels of education. In this society, nevertheless,

there were slavery, murders in public arenas and the deification of man. This dark side of

the pagan society was caused by immorality and by a wrong relationship with God. The

new laws of the Christian emperors introduced Christian ethics that make pagan society

more humane and introduced the principles that are the basis of the modern society.

 

KEYWORDS - Christianity, Christian Ethics, Roman Empire, Pagan Society, Roman

Law.



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Titolo: "Identità sessuale, cervello e corpo"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019104
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

L’analisi degli studi scientifici mostra invece che l’interpretazione di risultati neurologici è guidata da presupposizioni sociali piuttosto che dai dati empirici puri. Il contributo mostra come anche nelle scienze il “sesso” non viene affatto “scoperto”, ma piuttosto “costruito”, senza che si debba con ciò negare il dato di fatto biologico, che non procede lungo la linea della differenza tra i sessi, ma evidenzia piuttosto la grande ampiezza tra i poli idealizzati di maschilità e femminilità. La teologia farebbe bene a prendere atto della ricerca scientifica per stabilire i suoi propri giudizi su una base migliore.

 

Parole chiave: cervello, sessualità, gender

 



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Titolo: "Il ministero della riconciliazione in 2Cor 5,20b"
Editore:
Autore: Gaetano di Palma
Pagine:
Ean: 2484300019180
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Riconciliazione e ritorno a Dio. 2. La riconciliazione dai LXX al

Nuovo Testamento. 3. La collocazione della pericope. 4. Caritas Christi urget nos. 5. La

riconciliazione con Dio mediante Cristo. 6. Gli ambasciatori della riconciliazione. 7. Il

presbitero e la riconciliazione.

ABSTRACT - The ministry of reconciliation in 2 Co 5,20b. The reconciliation to God

is the main purpose of the ExtraordinaryJubilee of Mercy, that was indicted by pope

Francis. At first in this article the author examines the concept and the vocabulary of reconciliation

in Old and New Testament; then he annotates a famous passage of the Second

Letter to the Corinthians, where the apostle Paul explains that «he made the sinless

one a victim for sin, so that in him we might become the uprightness of God» (2 Co 5,21).

The cross of Christ is the means of reconciliation to God and Paul with his collaborators

are the ambassadors of this beautiful information. In our times the priests are the ambassadors

of reconciliation. Their office will be the more effective as they will be reconciled

to God.

KEYWORDS - Reconciliation, Ambassador, Priest, Jubilee, Mercy.



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Titolo: "La carità pastorale in sant'Agostino"
Editore:
Autore: Luigi Longobardo
Pagine:
Ean: 2484300019197
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Il valore della misericordia. 2. Essere preti per interesse. 3. L’amore

per i peccatori e la correzione fraterna. 4. La misericordia verso tutti. 5. Il ministero sacerdotale

come servizio. 6. Il ministero della Parola.

ABSTRACT - The pastoral charity in saint Augustine. In his widest literary production,

Augustine has often dealt with the theme of love/charity. In this short contribution it is

taken into consideration only one aspect of the care to testify charity. Inspired by the

evangelical teachings, the bishop of Hippo suggests thoughtful insights that are still valid

in the present times and useful to priests and bishops in the practice of mercy during their

service as ministers.

KEYWORDS - Pastoral charity, Mercy, Service, Ministry of the Word, Augustine.



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Titolo: "Misericordia e bene comune"
Editore:
Autore: Francesco del Pizzo
Pagine:
Ean: 2484300019227
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Il bisogno di un Padre-Madre nell’amore. 2. La chiesa casa di misericordia:

2.1. Predicare la misericordia; 2.2. Celebrare la misericordia; 2.3. Praticare la misericordia.

3. Ierusalem convertere.

ABSTRACT - Preach, celebrate and practise the mercy. As regards the mercy there is a

triple mission of the church. It has to preach the mercy, has to celebrate the mercy in the

liturgy of the sacraments, in particular in the penitence and in the eucharist, and it has to

practise the mercy in its pastoral approach. This article helps us to go through these paths

and remembers us that it’s always a path of conversion that starts and has to go on the dusty

ways of life. A “outbound” church, in fact, undertakes to meet the mankind, to serve

the mankind, and is sure the man’s flesh is the presence of incarnate God.

KEYWORDS - Mercy, Preach, Celebrate, Practise, Conversion.



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Titolo: "Il fondamento della teleologia. Riflessioni di Edmund Husserl su Dio"
Editore: Lateran University Press
Autore: Angela Ales Bellllo
Pagine:
Ean: 2484300019272
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

Nell’articolo si fa il punto sulla questione di Dio in Edmund Husserl, sia attraverso una lettura diretta dei testi del fenomenologo, sia in riferimento alla letteratura su questo tema, che, sebbene scarsa, è presente, e si estende dai filosofi che hanno conosciuto direttamente Husserl, come Strasser, fino alle recenti interpretazioni, come quella di Housset. La riflessione su Dio proposta da Husserl implica la conoscenza di tutte le sue analisi di tipo gnoseologico, etico e religioso, perché l’obiettivo del fenomenologo non è mai stato quello di dimostrarne l’esistenza, piuttosto di mostrare che l’indagine, anche se condotta in varie prospettive e su argomenti diversi, giungeva necessariamente ad ammettere un assoluto, da lui francamente definito: Dio. Sebbene l’argomento non sia trattato da Husserl in modo continuo e sistematico, l’importanza di tale questione metafisica non è secondaria, ma serve a illuminare e rendere coerenti tutte le minuziose analisi fenomenologiche da lui condotte.

Parole chiave:

Dio; teologia; hyletica; noetica; religione

Abstract

The article looks at the question of God in Edmund Husserl, beginning from a direct reading of the texts of the phenomenologist, both in reference to the literature on this issue, which, although limited is still present, and extending to the philosophers who have known directly Husserl, such as Strasser, until more recent interpretations, such as that of Housset. The reflection of God proposed by Husserl implies knowledge of all its analysis of an epistemological kind, ethical and religious, because the goal of the phenomenologist has never been to prove the existence of God, rather to show that the investigation, although conducted in different perspectives and on different topics, necessarily concluded to admit an absolute, which he called God. Although the topic is not treated by Husserl continuously and systematically, the importance of this metaphysical question is not secondary, but rather used to illuminate and make consistent all detailed phenomenological analysis he conducted.

Keywords:

God; theology; truth; noetic; religion



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Titolo: "La ricerca di Dio in Max Scheler"
Editore: Lateran University Press
Autore: Franco Bosio
Pagine:
Ean: 2484300019289
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

Il pensiero di Max Scheler è sempre stato fin dalle origini mosso dalla ricerca di Dio. Dopo un primo periodo teistico-personalistico nel quale la Trascnedenza di Dio è assicurata dal primato della Persona umana nel mondo dello Spirito, Scheler si è rivolto a partire dal 1922 ad una prospettiva “panenteistica”, nella quale Dio appare piuttosto come una sovrapersonale Deitas, che incontra in sé una lotta sorda e confusa fra lo “Spirito”, regno delle idealità e delle forme, e l’“impulso”, il Drang, energia e inconsapevole slancio verso la sua realizzazione. Dio si rivela e si esprime nell’uomo che diviene il cooperatore della sua realizzazione e della sua autoconsapevolezza. Tuttavia, nonostante un’indubbia svolta verso l’immanentismo, non mancano ancora forti spunti di trascendenza in Dio. L’itinerario filosofico di Scheler è altamente appassionante, anche per le sue incertezze e per le questioni che rimangono irrisolte e rappresenta uno dei massimi esempi di ricerca metafisico-teologica del secolo XX. Sono presenti influssi consistenti di Spinoza, dell’idealismo tedesco, di Schopenhauer e di Eduard von Hartmann oltreché una certa vena neognostica.

Parole chiave:

Dio; spirito; impotenza; persona; Deitas

Abstract

The thought of Max Scheler has since its beginning always been driven by the search for God. After a first period in which the theistic-personalistic transcendence of God is assured by the primacy of the human person in the world of the Spirit, from 1922 onwards Scheler advanced a “pantheistic” perspective, in which God appears rather as a non-personal Deitas, which conceals in itself a deaf and confusing struggle between the “Spirit”, the realm of ideals and forms, and the “impulse”, the Drang, energy and unconscious momentum towards its realization. God reveals and expresses the man who becomes the collaborator of his realization and of his self-awareness. However, despite an undeniable shift towards immanence, there are still strong ideas of transcendence in God. The philosophical journey of Scheler is highly passionate, even given its uncertainties and questions that remain unresolved and is one of the greatest examples of metaphysical and theological research of the twentieth century. There are significant influences of Spinoza, of German idealism, Schopenhauer and Eduard von Hartmann in addition to a certain neo-gnostic undercurrent.

Keywords:

God; spirit; impotence; person; Deitas



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Titolo: "Dio nella fenomenologia ermeneutica della vita effettiva e dell'esistenza di Martin Heidegger"
Editore: Lateran University Press
Autore: Friedrich-Wilhelm von Herrmann
Pagine:
Ean: 2484300019296
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

Nella prima parte dell’articolo, sulla base delle prime lezioni friburghesi, l’autore mostra quale fosse il “programma” heideggeriano circa la “vera filosofia della religione”: interpretare l’esperienza di vita cristiana espressa nelle lettere di Paolo in modo ermeneutico-fenomenologico e cioè in relazione alle strutture fondamentali della “vita effettiva”. Nella seconda parte si svolge la tesi che, per la questione su “Dio nella fenomenologia”, è di capitale importanza la messa in luce della “fede” cristiana come “modo di esistere” dell’essere umano.

Parole chiave:

fenomenologia della religione; vita effettiva; temporalità; esistenza nella fede cristiana; parusia

Abstract

In the first part of the article, on the basis of the early lessons at Fribourg, the author discloses the Heideggerian “program” concerning the “true philosophy of religion”: to interpret the experience of the Christian life expressed in St. Paul’s letters in an hermeneutical-phenomenological way, that is to say, in relation to the fundamental structures of the “effective life”. The second part develops the thesis that, for the question about “God in phenomenology”, it is greatly important to highlight Christian “faith” as a “way of existing” of human beings.

Keywords:

Phenomenology of religion; effective life; temporality; existence in Christian faith; transparency



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Titolo: "Adolf Reinach e il fenomeno religioso"
Editore: Lateran University Press
Autore: Michael Konrad
Pagine:
Ean: 2484300019302
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

Questo studio intende spiegare le annotazioni di Adolf Reinach su alcuni atti e atteggiamenti umani di fronte a Dio. I frammenti del fenomenologo tedesco non offrono una trattazione sistematica di filosofia della religione, ma aiutano a superare alcuni pregiudizi contro la fede. Reinach descrive e analizza il fenomeno “presentimento” e altri vissuti religiosi, come il “sentirsi protetto da Dio”, la gratitudine verso di Lui e la preghiera. Questi vissuti rivelano Dio, ma anche la natura dell’io.

Parole chiave:

fenomenologia della religione; Dio; presentimento; vissuti religiosi; io

Abstract

This study aims to explain the reflections of Adolf Reinach concerning some human acts and attitudes with respect to God. The fragments of the German phenomenologist do not offer a systematic philosophy of religion, but help to overcome some prejudices against the faith. Reinach describes and analyzes the phenomenon of “premonition” and other religious experiences, such as “feeling protected by God”, gratitude towards Him and prayer. These experiences reveal God, but also the nature of the self.

Keyword:

phenomenology of religion; God; premonition; religious experiences;



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Titolo: "Jean-Paul Sartre: Dio"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giovanni Invitto
Pagine:
Ean: 2484300019326
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

Sartre nei primi anni di diffusione del suo pensiero, fu accusato di perversione e di immoralismo. Può essere letto come colui che ha cercato di scorgere i fondamenti di una morale-senza Dio, visto che l’ateismo, fede, cioè certezza indimostrabile razionalmente, alternativa alla fede positiva in un Dio, rendeva ancora più doverosa la costruzione di una morale. Sartre è esplicito: il desiderio di essere Dio, cioè di essere causa sui, comporta la coscienza di trovarsi all’interno della tradizione che va dal cristianesimo a Hegel, anche se Sartre dichiara il superamento dei confini del cristianesimo. È la conclusione, perché si è conclusa una vita che ha progettato di ricordare, «la passione inutile» dell’uomo: quella di voler essere Dio.

Parole chiave:

morale; Dio; causa sui; passione; essere Dio

Abstract

In the early development of his thought, Sartre was accused of perversion and immorality. His work can be read as trying to work out the foundations of a morality without God, since atheism, faith, i.e., rationally unprovable certainty, an alternative to a positive faith in God, necessitated even more the construction of a morality. Sartre is explicit: the desire to be God, that is to be causa sui, involves the consciousness of finding oneself within the tradition that extends from Christianity to Hegel, although Sartre declared the overcoming of the boundaries of Christianity. This is the conclusion, because it ended a life that was designed to remember, «the useless passion» of man: that of wanting to be God.

Keywords:

moral; God; causa sui; passion; to be God



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Titolo: "La questione di Dio in alcuni sviluppi del pensiero fenomenologico"
Editore: Lateran University Press
Autore: Leonardo Messinese
Pagine:
Ean: 2484300019364
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

Il problema di Dio ha trovato ampio spazio all’interno del pensiero fenomenologico del Novecento e continua ad averlo tuttora. L’articolo discute alcune tra le più significative posizioni che sono emerse, incominciando da quelle che sono maggiormente critiche rispetto al modo in cui il problema di Dio è stato affrontato dal pensiero metafisico nella sua impostazione più classica. A tale proposito ci si sofferma su Lévinas e Marion. Successivamente si prende in considerazione la prospettiva che era stata avanzata da Edith Stein la quale, invece, dopo avere discusso la “filosofia esistenziale” di Heidegger, anche riguardo a tale tema aveva cercato di coniugare armonicamente fenomenologia e metafisica. Le valutazioni critiche dell’autore cercano di mettere in evidenza sia le ragioni portate dai tre filosofi in ordine a un ripensamento del tema di Dio in filosofia, sia l’effettivo valore delle argomentazioni da essi addotte nelle rispettive teologie filosofiche.

Parole chiave:

intenzionalità; donazione; fede; conoscenza filosofica; filosofia cristiana

Abstract

The problem of God has found ample space within the phenomenological thought of the twentieth century and it continues to this day. The article discusses some of the most significant positions that have emerged, beginning with those that are most critical to the way in which the problem of God was addressed by metaphysical thinking in its more classical formulation. In this regard we focus on Levinas and Marion. Afterwards, the article takes into account the perspective that had been advanced by Edith Stein who, however, after discussing the “existential philosophy” of Heidegger, had tried to combine harmoniously phenomenology and metaphysics. The critical assessments of the author attempt to highlight both the reasons given by these three philosophers in order to rethink the issue of God in philosophy, and the actual value of the arguments put forward by them in their philosophical theologies.

Keywords:

Intentionality; giving; faith; philosophical knowledge; Christian philosophy



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Titolo: "Il Concilio Vaticano II"
Editore: Lateran University Press
Autore: Nicola Ciola
Pagine:
Ean: 2484300019388
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Da dieci anni la Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense ha proposto con cadenza biennale una serie di Seminari di Studio per i Docenti e i Responsabili degli Istituti associati alla Facoltà di Teologia. Il progetto pluriennale di ricerca e di studio ha toccato il tema Insegnare teologia oggi. L’iniziativa sembrava particolarmente pertinente per la preparazione e l’aggiornamento dei docenti degli Istituti associati a vario titolo alla nostra Facoltà (incorporati, aggregati, affiliati, collegati). Si è trattato di rivisitare, attraverso l’approfondimento delle diverse discipline teologiche, contenuti e metodo delle medesime. E così, ogni due anni, a partire dal 2004 fino al 2012, si sono celebrati ben cinque Seminari di Studio su Insegnare Teologia oggi, dove ogni volta si declinava il tema con le varie branchie del sapere teologico, dalle scienze bibliche e storico-patristiche alla teologia fondamentale e dogmatica, dalle discipline dell’ordo credendi a quelle all’ordo agendi. Basta scorrere le annate della rivista Lateranum dal 2004 al 2012 per rendersi conto di un percorso significativo che era quello di aiutare la formazione e l’aggiornamento dei docenti delle nostre Istituzioni, ben consapevoli che è da lì che si può determinare una vera circolazione di idee e progetti per il futuro.

Esaurito il programma sull’Insegnare Teologia oggi, nel Convegno celebrato tra il 22 e 24 settembre 2014 abbiamo optato per una forma più di carattere tematico e ci siamo domandati quale potesse essere un argomento di interesse comune, pur nella estrema diversità storica e geografica delle chiese rappresentate dalle istituzioni accademiche associate alla PUL: dai paesi dell’Est europeo alle Americhe, dal Nord Europa all’Isola di Guam, da Roma a Gerusalemme.

È sembrato che un tale servizio alla comunione e alla circolazione del sapere teologico, potesse essere – questa volta – quello di una rivisitazione ...



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Titolo: "El Vaticano II como evento, doctrina y estilo"
Editore: Lateran University Press
Autore: Santiago del Cura Elena
Pagine:
Ean: 2484300019395
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

La exposición que se me ha encomendado para este congreso gira en torno al Vaticano II como evento, doctrina y estilo, para poner de manifiesto su alcance y descubrir su entrelazamiento1. Entiendo con ello que a mi exposición le corresponde un carácter más bien introductorio a las intervenciones sucesivas, ya que otras ponencias se ocuparán explícitamente de documentos concretos y de cuestiones más delimitadas y precisas de la asamblea conciliar. Al mismo tiempo, al referirse al concilio en su conjunto, la exposición conlleva una dificultad objetiva, dada la magnitud y diversidad de los textos conciliares. Son además muy abundantes y detallados los estudios sobre el Vaticano II que se han ido publicando2. Por todo ello, reconocer desde el comienzo las limitaciones de la exposición y la modestia de sus pretensiones no es sino confesar una obviedad.

Ateniéndome en cualquier caso a lo indicado en la programación, me centraré en la exposición, valoración y entrelazamiento de los tres términos escogidos como claves interpretativas del concilio Vaticano II: evento, doctrina, estilo. Y, de acuerdo con este propósito, mi intervención se articulará en tres pasos sucesivos: 1) su ubicación en el momento en que nos hallamos hoy respecto al Vaticano II, e.d., la conmemoración de su 50 aniversario, 2) la presentación y el comentario de las tres claves interpretativas mencionadas: evento, doctrina y estilo, 3) el entrelazamiento existente entre ellas, para descubrir así hasta qué punto se hallan entretejidas y qué potencialidades encierran para la asimilación actual del Vaticano II como principio inspirador de la fe y de la vida cristiana.

1. A los 50 años del Vaticano II: ¿qué tareas pendientes de realización?

Parafraseando el título de una reciente obra de G. Routhier3, podemos ver compendiado en esta pregunta el sentido de seguir ocupándonos del concilio Vaticano II hoy, a los cincuenta años de su celebración (2013-2015). Una efemérides que está originando numerosos estudios y conmemoraciones en los diversos ámbitos lingüísticos4, de modo análogo a lo acontecido ya con el XL aniversario y con otros anteriores. La bibliografía respectiva es enorme; baste remitir aquí a los instrumentos de ayuda disponibles5, a los proyectos de investigación6 y a las numerosas obras que van apareciendo7 y que con toda probabilidad se verán incrementadas.

Los cinco lustros transcurridos han dado lugar a distinguir diversas fases en la recepción e interpretación del Vaticano II, fases que no siempre son coincidentes del todo en las periodizaciones de estos cincuenta años ofrecidas por los distintos autores8. Más allá, no obstante, del mayor o menor acierto en la periodización del medio siglo transcurrido, el transfondo de nuestra exposición lo constituyen sobre todo los dos últimos decenios.

Los comentarios de las diversas constituciones, decretos y declaraciones del Vaticano II llevados a cabo en los primeros años postconciliares eran con ...



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Titolo: "Primato e collegialità"
Editore: Lateran University Press
Autore: Severino Dianich
Pagine:
Ean: 2484300019425
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Contesto politico e sviluppi del papato

Che la riflessione teologica non si svolga in vitro, nonostante gli alti livelli di astrazione che essa raggiunge nella sua attività speculativa, nessuno lo ignora. Ma pochi altri temi, propri della fede cattolica, hanno subito una così imponente pressione dall’esterno, oltre che dal contesto culturale anche dalla situazione politica, come è accaduto alla teologia del primato papale.

Se, nonostante la consapevolezza della chiesa romana di un proprio ministero universale, già lucida fin da Leone I e da Gregorio Magno, questo non fu recepito in Oriente, è perché, da quando i cristiani ottennero la libertà e le chiese cominciarono ad avere un ruolo pubblico, il loro protagonista principale sulla scena del mondo fu l’imperatore. Vedi il ruolo, assolutamente decisivo in tutta la serie dei concili ecumenici del primo millennio, svolto dagli imperatori, da Costantino in poi, in forza dell’autorità riconosciuta alla figura di questo “vescovo esterno” o “tredicesimo apostolo”. Né questa gli veniva contestata dai papi di Roma, pur trattandosi di un potere, che poi verrà accanitamente difeso dal papato come suo proprio, quello di convocare e condurre al loro fine i concili ecumenici1. Sarà in Occidente, con l’incoronazione di Carlo Magno e la istituzione di un impero legittimato dal potere papale, che il ruolo dell’imperatore dovrà cedere il primo posto a quello del papa, se pure in una serie infinita di conflitti che si prolungheranno, dopo la fine dell’istituzione imperiale, fino ai rapporti tra il papato e gli stati moderni2. È ben nota l’epica battaglia combattuta da Gregorio VII per la “libertas ecclesiae” rispetto al potere imperiale, per la rivendicazione al solo romano pontefice, sancita nel celebre Dictatus papae, di un’autorità universale, del diritto di fregiarsi delle insegne imperiali e di deporre l’imperatore e, infine, contro la tradizione dei precedenti concili, dell’esclusivo diritto di legittimare la convocazione di un Concilio3. Coerente con questa esigenza di base fu lo sviluppo che contemporaneamente giunse a trasformare il collegio cardinalizio, da istituzione propria della chiesa romana, a organo di governo, assieme al papa, della chiesa universale. Se ne legittimerà il compito a partire dall’Antico Testamento, con riferimento all’ordine dei leviti, ma poi anche dal Nuovo, facendo dei cardinali i successori degli apostoli e soppiantando in tal modo il ruolo dei vescovi, dei patriarchi e dei metropoliti4. L’evidente grave effetto di questi sviluppi sarà il progressivo obnubilamento di una qualsiasi teologia della chiesa locale.

Secondo Klaus Schatz5 la figura del papato, così come oggi la conosciamo, si sviluppa, non a caso, soprattutto dopo la rivoluzione francese, che viene a sconvolgere il millenario assetto dell’ordine sociale in Europa. Era il tempo nel quale nella politica europea il papato aveva raggiunto il punto più basso del suo storico potere, ma in realtà nessun evento quanto la rivoluzione del 1789 avrebbe preparato il suo trionfo, che si celebrerà nel Concilio Vaticano I. Nella grande crisi dell’episcopato francese, diviso fra coloro che avevano prestato giuramento alla Costituzione civile del clero del 1790 e coloro che erano rimasti “refrattari”, con l’appoggio di Napoleone, che pure intendeva proseguire nel radicale riordinamento delle diocesi che vi era stato stabilito, poté assumersi l’autorità di deporre tutti vescovi, creare un nuovo episcopato con una nuova suddivisione diocesana, ridisegnando così la carta geografica di tutta la chiesa di Francia. Solo un papa, nell’esercizio massimo del suo potere sarebbe stato in grado di farlo, diventando così, paradossalmente - secondo Klaus Schatz - il papato stesso rivoluzionario. Effettivamente fu paradossale, ma è vero che, nella lunga stagione della restaurazione, il prestigio e il potere papale crebbe enormemente, risultando il papato, non i vescovi, l’unica istituzione capace di resistere a quel lascito della rivoluzione, ereditato dal gallicanesimo e dal vecchio regalismo (classico supporto anche del conciliarismo), che fu lungo l’Ottocento il giurisdizionalismo ampiamente



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Titolo: "The Churc h-World relationship in Gaudium et Spes: still relevavant?"
Editore: Lateran University Press
Autore: Michael Paul Gallagher
Pagine:
Ean: 2484300019432
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. A new tone and anthropology

The aim of this paper is to discern to what extent the treatment of the church-world relationship in Gaudium et Spes remains fresh and valid fifty years later and to acknowledge ways in which it has become less relevant for today. Obviously we cannot comment on all the chapters of this longest document in conciliar history. Apart from giving some attention to the chapter on culture, I will remain largely within the first part of the text and therefore little will be said about such topics, present in this document, such as politics, economics, peace and even the theme of the family.

There is no need to revisit in detail the historic significance of this pastoral constitution. It is enough to mention some of its original characteristics. As is well known, a document of this kind was not planned before the Council began. Even though Pope John XXIII had clearly indicated that he wanted a different style of council, not primarily to face a doctrinal crisis but to reflect on new pastoral needs, the proposal for a treatment of the relations of the Church ad extra came only at the end of the first session, supported by such leading figures as Cardinal Suenens and Cardinal Montini. The text that eventually emerged three years later is the product of much debate and represents a different wavelength and style to any conciliar text in previous church history. Are these options of disposition and of method still pertinent today? Certainly yes. It is possible to criticize various sections of this long text as weak in themselves or less relevant fifty years later, but the Council’s choice of an overall theological anthropology is surely a permanent achievement and gift to later generations. And here in the Council’s creation of a new tone and a new anthropology we find the key expression of a different relationship between church and world, seeking to listen to the contemporary situation and to understand it before offering any judgements about it.

Let me mention at this stage a challenging thought from Gilles Routhier: the interpretation of Vatican II is not simply a matter of texts and the intentions of their authors. A third perspective should be mentioned, that of ourselves as receivers in our different moment of church history. Therefore our rereading of conciliar texts has to allow for today’s horizon1. Our context is radically different. Our frontiers are changed. Our receptivity is different from the first audience of half a century ago. Therefore we should not be surprised if some aspects of this text seems less actual than it did to its audience of fifty years ago. The more positive question is to identify what remains rich and relevant, and that will be my principal focus here.

Concerning the question of inactuality, let us admit that it is easy to become impatient with the text of Gaudium et Spes and to find reasons for critique or complaint: it is dangerously long and often diffuse; from section to section it can be uneven in quality; with the passage of time inevitably some parts come across as either dated or just predictable. And yet the fundamental intention of the Council was and is important for the Church, and the essential approach of this constitution remains prophetic fifty years later. I mean its theological methodology for reinterpreting the church’s relationship to the contemporary world and in particular its option for an ascending Christian anthropology. As a symbol of this approach is the oft-commented fact that Christ, while mentioned frequently, enters more explicitly at the end of each of the first four chapters of the text, thus crowning and illuminating the text’s account of the human situation today.

There are those who would have preferred a more descending Christology, or a more explicitly theological account of the human condition. But Gaudium et Spes embodied the Council’s desire not only to speak about modern man but to modern man, and this less predictable approach remains permanently valid. On this point it is worth quoting a warning given by the then Archbishop Wojtyla in the 1964 debate on this text, when he advised the Council to avoid ecclesiastical language: otherwise the intended dialogue with the world would simply be soliloquy. («Caveamus autem, ne schema nostrum soliloquium fiat!»2). Indeed it ...



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Titolo: "La paspastoralità del Vaticano II. Limite o risorsa ?"
Editore: Lateran University Press
Autore: Antonio Mastantuono
Pagine:
Ean: 2484300019449
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Nel tempo degli eredi

La celebrazione del cinquantesimo del Vaticano II, segna, secondo G.Routhier1, una tappa significativa nel processo di recezione del Concilio: «entriamo nel tempo degli eredi». La scomparsa (quasi completa) della generazione che ha fatto il Concilio ci pone nella situazione di coloro che ricevono un’eredità di cui poter disporre. E, come accade per ogni eredità, si può dilapidarla, rifiutarla, renderla oggetto di dispute e litigi, oppure accoglierla e farla fruttare. Il miglior modo per essere dei buoni eredi del Vaticano II e renderlo «bussola per il presente e per il futuro della Chiesa» consiste nell’imparare a «pensare con il Vaticano II»2. Ciò richiede di non ridurlo a un insieme di enunciati da preservare e da ripetere, bensì di assumerlo come modo originale di riflessione e come atteggiamento fondamentale, «una maniera d’impadronirsi delle questioni di un’epoca e un metodo per pensare nella fede».

«Se al Vaticano II si guardasse solo come a un aggiornamento della presentazione della dottrina cattolica da sostituire a quella offerta dai manuali nel periodo preconciliare, saremmo degli eredi ben poveri. Se dovessimo considerare il Vaticano II - scrive Routhier - solo nella sua dimensione di corpus dottrinale da preservare, saremmo paragonabili a quel servitore che restituì nella sua integrità il talento che gli era stato affidato. Se, invece, senza trascurare il patrimonio dottrinale che il Concilio ci offre e senza mancare di conoscerlo e approfondirlo, lo si affronta a partire dalle questioni che hanno nutrito la riflessione dei Padri; se riflettiamo con loro e a modo loro sulle questioni che sono state all’origine del loro discorso; se il Concilio viene di nuovo colto come un insieme di intuizioni basilari e di idee creative di cui possiamo far tesoro oggi; se a nostra volta ritroviamo quello stato d’invenzione in cui essi sono stati posti e che è alla fonte di ogni scienza, allora il Vaticano II può, cinquant’anni dopo…»3

parlare alle nostre comunità e segnare il loro cammino.

Secondo Routhier, tre movimenti creativi qualificano la recezione del lascito di un’eredità. Proponendo un’analogia con il problema dell’eredità del tomismo, il teologo canadese delinea il tema dell’eredità conciliare in tre mosse: a) riprendere il modo originale dei Padri conciliari (che gli studi storici ci hanno fatto conoscere) di porre i problemi con il metodo e le risorse che essi hanno messo in opera per prospettare una risposta alle sfide del loro tempo nella interazione tra soggetti, corpus testuale e nuovi lettori (il Vaticano II come stile); b) far emergere l’originalità del Vaticano II, le sue idee creative e le sue intuizioni basilari sia sul versante metodologico che contenutistico (il principio di ...



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