Libreria cattolica

Ebook - Ebook - Riviste



Titolo: "Il Concilio Vaticano II"
Editore: Lateran University Press
Autore: Nicola Ciola
Pagine:
Ean: 2484300019388
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Da dieci anni la Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense ha proposto con cadenza biennale una serie di Seminari di Studio per i Docenti e i Responsabili degli Istituti associati alla Facoltà di Teologia. Il progetto pluriennale di ricerca e di studio ha toccato il tema Insegnare teologia oggi. L’iniziativa sembrava particolarmente pertinente per la preparazione e l’aggiornamento dei docenti degli Istituti associati a vario titolo alla nostra Facoltà (incorporati, aggregati, affiliati, collegati). Si è trattato di rivisitare, attraverso l’approfondimento delle diverse discipline teologiche, contenuti e metodo delle medesime. E così, ogni due anni, a partire dal 2004 fino al 2012, si sono celebrati ben cinque Seminari di Studio su Insegnare Teologia oggi, dove ogni volta si declinava il tema con le varie branchie del sapere teologico, dalle scienze bibliche e storico-patristiche alla teologia fondamentale e dogmatica, dalle discipline dell’ordo credendi a quelle all’ordo agendi. Basta scorrere le annate della rivista Lateranum dal 2004 al 2012 per rendersi conto di un percorso significativo che era quello di aiutare la formazione e l’aggiornamento dei docenti delle nostre Istituzioni, ben consapevoli che è da lì che si può determinare una vera circolazione di idee e progetti per il futuro.

Esaurito il programma sull’Insegnare Teologia oggi, nel Convegno celebrato tra il 22 e 24 settembre 2014 abbiamo optato per una forma più di carattere tematico e ci siamo domandati quale potesse essere un argomento di interesse comune, pur nella estrema diversità storica e geografica delle chiese rappresentate dalle istituzioni accademiche associate alla PUL: dai paesi dell’Est europeo alle Americhe, dal Nord Europa all’Isola di Guam, da Roma a Gerusalemme.

È sembrato che un tale servizio alla comunione e alla circolazione del sapere teologico, potesse essere – questa volta – quello di una rivisitazione ...



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Titolo: "El Vaticano II como evento, doctrina y estilo"
Editore: Lateran University Press
Autore: Santiago del Cura Elena
Pagine:
Ean: 2484300019395
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

La exposición que se me ha encomendado para este congreso gira en torno al Vaticano II como evento, doctrina y estilo, para poner de manifiesto su alcance y descubrir su entrelazamiento1. Entiendo con ello que a mi exposición le corresponde un carácter más bien introductorio a las intervenciones sucesivas, ya que otras ponencias se ocuparán explícitamente de documentos concretos y de cuestiones más delimitadas y precisas de la asamblea conciliar. Al mismo tiempo, al referirse al concilio en su conjunto, la exposición conlleva una dificultad objetiva, dada la magnitud y diversidad de los textos conciliares. Son además muy abundantes y detallados los estudios sobre el Vaticano II que se han ido publicando2. Por todo ello, reconocer desde el comienzo las limitaciones de la exposición y la modestia de sus pretensiones no es sino confesar una obviedad.

Ateniéndome en cualquier caso a lo indicado en la programación, me centraré en la exposición, valoración y entrelazamiento de los tres términos escogidos como claves interpretativas del concilio Vaticano II: evento, doctrina, estilo. Y, de acuerdo con este propósito, mi intervención se articulará en tres pasos sucesivos: 1) su ubicación en el momento en que nos hallamos hoy respecto al Vaticano II, e.d., la conmemoración de su 50 aniversario, 2) la presentación y el comentario de las tres claves interpretativas mencionadas: evento, doctrina y estilo, 3) el entrelazamiento existente entre ellas, para descubrir así hasta qué punto se hallan entretejidas y qué potencialidades encierran para la asimilación actual del Vaticano II como principio inspirador de la fe y de la vida cristiana.

1. A los 50 años del Vaticano II: ¿qué tareas pendientes de realización?

Parafraseando el título de una reciente obra de G. Routhier3, podemos ver compendiado en esta pregunta el sentido de seguir ocupándonos del concilio Vaticano II hoy, a los cincuenta años de su celebración (2013-2015). Una efemérides que está originando numerosos estudios y conmemoraciones en los diversos ámbitos lingüísticos4, de modo análogo a lo acontecido ya con el XL aniversario y con otros anteriores. La bibliografía respectiva es enorme; baste remitir aquí a los instrumentos de ayuda disponibles5, a los proyectos de investigación6 y a las numerosas obras que van apareciendo7 y que con toda probabilidad se verán incrementadas.

Los cinco lustros transcurridos han dado lugar a distinguir diversas fases en la recepción e interpretación del Vaticano II, fases que no siempre son coincidentes del todo en las periodizaciones de estos cincuenta años ofrecidas por los distintos autores8. Más allá, no obstante, del mayor o menor acierto en la periodización del medio siglo transcurrido, el transfondo de nuestra exposición lo constituyen sobre todo los dos últimos decenios.

Los comentarios de las diversas constituciones, decretos y declaraciones del Vaticano II llevados a cabo en los primeros años postconciliares eran con ...



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Titolo: "Primato e collegialità"
Editore: Lateran University Press
Autore: Severino Dianich
Pagine:
Ean: 2484300019425
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Contesto politico e sviluppi del papato

Che la riflessione teologica non si svolga in vitro, nonostante gli alti livelli di astrazione che essa raggiunge nella sua attività speculativa, nessuno lo ignora. Ma pochi altri temi, propri della fede cattolica, hanno subito una così imponente pressione dall’esterno, oltre che dal contesto culturale anche dalla situazione politica, come è accaduto alla teologia del primato papale.

Se, nonostante la consapevolezza della chiesa romana di un proprio ministero universale, già lucida fin da Leone I e da Gregorio Magno, questo non fu recepito in Oriente, è perché, da quando i cristiani ottennero la libertà e le chiese cominciarono ad avere un ruolo pubblico, il loro protagonista principale sulla scena del mondo fu l’imperatore. Vedi il ruolo, assolutamente decisivo in tutta la serie dei concili ecumenici del primo millennio, svolto dagli imperatori, da Costantino in poi, in forza dell’autorità riconosciuta alla figura di questo “vescovo esterno” o “tredicesimo apostolo”. Né questa gli veniva contestata dai papi di Roma, pur trattandosi di un potere, che poi verrà accanitamente difeso dal papato come suo proprio, quello di convocare e condurre al loro fine i concili ecumenici1. Sarà in Occidente, con l’incoronazione di Carlo Magno e la istituzione di un impero legittimato dal potere papale, che il ruolo dell’imperatore dovrà cedere il primo posto a quello del papa, se pure in una serie infinita di conflitti che si prolungheranno, dopo la fine dell’istituzione imperiale, fino ai rapporti tra il papato e gli stati moderni2. È ben nota l’epica battaglia combattuta da Gregorio VII per la “libertas ecclesiae” rispetto al potere imperiale, per la rivendicazione al solo romano pontefice, sancita nel celebre Dictatus papae, di un’autorità universale, del diritto di fregiarsi delle insegne imperiali e di deporre l’imperatore e, infine, contro la tradizione dei precedenti concili, dell’esclusivo diritto di legittimare la convocazione di un Concilio3. Coerente con questa esigenza di base fu lo sviluppo che contemporaneamente giunse a trasformare il collegio cardinalizio, da istituzione propria della chiesa romana, a organo di governo, assieme al papa, della chiesa universale. Se ne legittimerà il compito a partire dall’Antico Testamento, con riferimento all’ordine dei leviti, ma poi anche dal Nuovo, facendo dei cardinali i successori degli apostoli e soppiantando in tal modo il ruolo dei vescovi, dei patriarchi e dei metropoliti4. L’evidente grave effetto di questi sviluppi sarà il progressivo obnubilamento di una qualsiasi teologia della chiesa locale.

Secondo Klaus Schatz5 la figura del papato, così come oggi la conosciamo, si sviluppa, non a caso, soprattutto dopo la rivoluzione francese, che viene a sconvolgere il millenario assetto dell’ordine sociale in Europa. Era il tempo nel quale nella politica europea il papato aveva raggiunto il punto più basso del suo storico potere, ma in realtà nessun evento quanto la rivoluzione del 1789 avrebbe preparato il suo trionfo, che si celebrerà nel Concilio Vaticano I. Nella grande crisi dell’episcopato francese, diviso fra coloro che avevano prestato giuramento alla Costituzione civile del clero del 1790 e coloro che erano rimasti “refrattari”, con l’appoggio di Napoleone, che pure intendeva proseguire nel radicale riordinamento delle diocesi che vi era stato stabilito, poté assumersi l’autorità di deporre tutti vescovi, creare un nuovo episcopato con una nuova suddivisione diocesana, ridisegnando così la carta geografica di tutta la chiesa di Francia. Solo un papa, nell’esercizio massimo del suo potere sarebbe stato in grado di farlo, diventando così, paradossalmente - secondo Klaus Schatz - il papato stesso rivoluzionario. Effettivamente fu paradossale, ma è vero che, nella lunga stagione della restaurazione, il prestigio e il potere papale crebbe enormemente, risultando il papato, non i vescovi, l’unica istituzione capace di resistere a quel lascito della rivoluzione, ereditato dal gallicanesimo e dal vecchio regalismo (classico supporto anche del conciliarismo), che fu lungo l’Ottocento il giurisdizionalismo ampiamente



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Titolo: "The Churc h-World relationship in Gaudium et Spes: still relevavant?"
Editore: Lateran University Press
Autore: Michael Paul Gallagher
Pagine:
Ean: 2484300019432
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. A new tone and anthropology

The aim of this paper is to discern to what extent the treatment of the church-world relationship in Gaudium et Spes remains fresh and valid fifty years later and to acknowledge ways in which it has become less relevant for today. Obviously we cannot comment on all the chapters of this longest document in conciliar history. Apart from giving some attention to the chapter on culture, I will remain largely within the first part of the text and therefore little will be said about such topics, present in this document, such as politics, economics, peace and even the theme of the family.

There is no need to revisit in detail the historic significance of this pastoral constitution. It is enough to mention some of its original characteristics. As is well known, a document of this kind was not planned before the Council began. Even though Pope John XXIII had clearly indicated that he wanted a different style of council, not primarily to face a doctrinal crisis but to reflect on new pastoral needs, the proposal for a treatment of the relations of the Church ad extra came only at the end of the first session, supported by such leading figures as Cardinal Suenens and Cardinal Montini. The text that eventually emerged three years later is the product of much debate and represents a different wavelength and style to any conciliar text in previous church history. Are these options of disposition and of method still pertinent today? Certainly yes. It is possible to criticize various sections of this long text as weak in themselves or less relevant fifty years later, but the Council’s choice of an overall theological anthropology is surely a permanent achievement and gift to later generations. And here in the Council’s creation of a new tone and a new anthropology we find the key expression of a different relationship between church and world, seeking to listen to the contemporary situation and to understand it before offering any judgements about it.

Let me mention at this stage a challenging thought from Gilles Routhier: the interpretation of Vatican II is not simply a matter of texts and the intentions of their authors. A third perspective should be mentioned, that of ourselves as receivers in our different moment of church history. Therefore our rereading of conciliar texts has to allow for today’s horizon1. Our context is radically different. Our frontiers are changed. Our receptivity is different from the first audience of half a century ago. Therefore we should not be surprised if some aspects of this text seems less actual than it did to its audience of fifty years ago. The more positive question is to identify what remains rich and relevant, and that will be my principal focus here.

Concerning the question of inactuality, let us admit that it is easy to become impatient with the text of Gaudium et Spes and to find reasons for critique or complaint: it is dangerously long and often diffuse; from section to section it can be uneven in quality; with the passage of time inevitably some parts come across as either dated or just predictable. And yet the fundamental intention of the Council was and is important for the Church, and the essential approach of this constitution remains prophetic fifty years later. I mean its theological methodology for reinterpreting the church’s relationship to the contemporary world and in particular its option for an ascending Christian anthropology. As a symbol of this approach is the oft-commented fact that Christ, while mentioned frequently, enters more explicitly at the end of each of the first four chapters of the text, thus crowning and illuminating the text’s account of the human situation today.

There are those who would have preferred a more descending Christology, or a more explicitly theological account of the human condition. But Gaudium et Spes embodied the Council’s desire not only to speak about modern man but to modern man, and this less predictable approach remains permanently valid. On this point it is worth quoting a warning given by the then Archbishop Wojtyla in the 1964 debate on this text, when he advised the Council to avoid ecclesiastical language: otherwise the intended dialogue with the world would simply be soliloquy. («Caveamus autem, ne schema nostrum soliloquium fiat!»2). Indeed it ...



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Titolo: "La paspastoralità del Vaticano II. Limite o risorsa ?"
Editore: Lateran University Press
Autore: Antonio Mastantuono
Pagine:
Ean: 2484300019449
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Nel tempo degli eredi

La celebrazione del cinquantesimo del Vaticano II, segna, secondo G.Routhier1, una tappa significativa nel processo di recezione del Concilio: «entriamo nel tempo degli eredi». La scomparsa (quasi completa) della generazione che ha fatto il Concilio ci pone nella situazione di coloro che ricevono un’eredità di cui poter disporre. E, come accade per ogni eredità, si può dilapidarla, rifiutarla, renderla oggetto di dispute e litigi, oppure accoglierla e farla fruttare. Il miglior modo per essere dei buoni eredi del Vaticano II e renderlo «bussola per il presente e per il futuro della Chiesa» consiste nell’imparare a «pensare con il Vaticano II»2. Ciò richiede di non ridurlo a un insieme di enunciati da preservare e da ripetere, bensì di assumerlo come modo originale di riflessione e come atteggiamento fondamentale, «una maniera d’impadronirsi delle questioni di un’epoca e un metodo per pensare nella fede».

«Se al Vaticano II si guardasse solo come a un aggiornamento della presentazione della dottrina cattolica da sostituire a quella offerta dai manuali nel periodo preconciliare, saremmo degli eredi ben poveri. Se dovessimo considerare il Vaticano II - scrive Routhier - solo nella sua dimensione di corpus dottrinale da preservare, saremmo paragonabili a quel servitore che restituì nella sua integrità il talento che gli era stato affidato. Se, invece, senza trascurare il patrimonio dottrinale che il Concilio ci offre e senza mancare di conoscerlo e approfondirlo, lo si affronta a partire dalle questioni che hanno nutrito la riflessione dei Padri; se riflettiamo con loro e a modo loro sulle questioni che sono state all’origine del loro discorso; se il Concilio viene di nuovo colto come un insieme di intuizioni basilari e di idee creative di cui possiamo far tesoro oggi; se a nostra volta ritroviamo quello stato d’invenzione in cui essi sono stati posti e che è alla fonte di ogni scienza, allora il Vaticano II può, cinquant’anni dopo…»3

parlare alle nostre comunità e segnare il loro cammino.

Secondo Routhier, tre movimenti creativi qualificano la recezione del lascito di un’eredità. Proponendo un’analogia con il problema dell’eredità del tomismo, il teologo canadese delinea il tema dell’eredità conciliare in tre mosse: a) riprendere il modo originale dei Padri conciliari (che gli studi storici ci hanno fatto conoscere) di porre i problemi con il metodo e le risorse che essi hanno messo in opera per prospettare una risposta alle sfide del loro tempo nella interazione tra soggetti, corpus testuale e nuovi lettori (il Vaticano II come stile); b) far emergere l’originalità del Vaticano II, le sue idee creative e le sue intuizioni basilari sia sul versante metodologico che contenutistico (il principio di ...



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Titolo: "Concilio virtuale e concilio reale"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giuseppe Lorizio
Pagine:
Ean: 2484300019494
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

L’incontro con il Concilio Ecumenico Vaticano II risulta, oggi in particolare, ricco di fascino e al tempo stesso problematico, a causa del diffondersi di letture di stampo ideologico, tendenti ad operare una sorta di riduzionismo dell’evento e del dettato conciliare a posizioni ecclesiali e teologiche preconcette e strumentali. Il problema di fondo, che, in sede interpretativa e didattica (ai diversi livelli fino a quello accademico), ci si trova di fronte riguarda la necessità di affrontare l’argomento raccontando un evento o presentando una dottrina. Si tratta - come spesso accade - di un falso dilemma. Il Concilio è stato senz’altro un evento ecclesiale e socio-culturale di immensa portata, che si è cristallizzato e ci viene consegnato in un insieme di scritti dottrinali (che peraltro si pongono su diversi piani di autorevolezza), i quali chiedono di essere letti e interpretati correttamente e nella maniera più esauriente possibile sia da parte dei credenti cattolici, che da quella di altri eventuali destinatari dei testi stessi. Senza il riferimento all’evento conciliare gli elementi di dottrina che il Vaticano II ci offre sarebbero privi del loro humus e del loro contesto e rischierebbero di presentare una serie di teorie avulse e peraltro fra loro difficilmente componibili in un quadro concettuale coerente. Senza la componente dottrinale il Concilio rischia di essere storicisticamente interpretato e depauperato del messaggio che pure ha inteso rivolgere ai fedeli cattolici e a tutti gli uomini di buona volontà. Sembra quindi compito di chi lo accosta avere costantemente presente questa bipolarità fra evento e dottrina e su questi binari proporre ai giovani, che non hanno vissuto la stagione conciliare, e quindi possono apprenderla solo attraverso lo studio delle testimonianze e dei documenti, questo fondamentale momento della storia del Novecento. Un ulteriore elemento da considerare è il clima che si è creato nella chiesa e in particolare a Roma durante i lavori del Vaticano II e che possiamo rappresentarci attraverso due parole: primavera e discussione.

La tavola rotonda che abbiamo pensato all’interno della nostra riflessione sul Vaticano II intende affidare a tre esperti rispettivamente il compito di presentare l’evento conciliare e il suo contesto (lo storico Ph. Chenaux), indicare degli elementi dottrinali decisivi (il teologo N. Ciola) e infine offrirci un’idea del clima, in relazione all’aspetto comunicativo mediatico (il vaticanista F. Zavattaro).



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Titolo: "Deutsche Franziskaner im Ersten Weltkrieg (555-581)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Gisela Fleckenstein OFS
Pagine:
Ean: 2484300019586
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

During World War I, many of the German Franciscans became involved in the war events: as soldiers, paramedics or military chaplains. Some of their convents served as hospitals. Therefore, it became more and more difficult to maintain the ordinary religious observances, and some habits adopted during the war (smoking, use of money…) led to lasting changes in the individual life style of the friars. Most of the German Franciscans were far from any pacifistic attitude which would have questioned the war as such. These and more topics are treated in this short survey, making use of contemporary sources.



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Titolo: "Il cammino ecumenico aperto da Unitatis Redintegratio tra difficoltà e speranze: in dialogo con lOrtodossia"
Editore: Lateran University Press
Autore: Lubomir Zak
Pagine:
Ean: 2484300019470
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Introduzione

Se vi è un documento del Vaticano II elaborato e votato in un momento e in un clima straordinariamente favorevoli dal punto di vista storico-ecclesiale, questo è il decreto sull’ecumenismo. Allo stesso tempo, se vi è un tema che, durante le discussioni degli schemi preparatori dell’Unitatis redintegratio, si è letteralmente materializzato davanti agli occhi dell’assemblea conciliare, manifestando importanza e attualità di prim’ordine, questo è il tema riguardante l’atteggiamento della Chiesa cattolico-romana nei confronti delle Chiese orientali non cattoliche.

Infatti, proprio nel periodo dell’ultima e decisiva fase di gestazione del decreto1 - ossia a partire dalle riunioni di febbraio e marzo del 1964, durante le quali il Segretariato per l’unità dei cristiani, aiutato da alcuni membri delle Commissioni per la Chiesa orientale e per la Dottrina, conferisce al documento il suo aspetto quasi definitivo, fino alle ultime votazioni (nei giorni 10, 11 e 14 novembre) e all’ultimo scrutinio (20 novembre) - iniziano a comparire e a moltiplicarsi quei concreti gesti del “dialogo della carità” tra Paolo VI e Atenagora, patriarca di Costantinopoli, che suscitano stupore e gioia e che vengono colti dai padri conciliari come segni dell’approssimarsi di un’epoca nuova, quella della ritrovata fraternità tra cattolici e ortodossi.

La prima parte del terzo capitolo dell’Unitatis redintegratio (cf. nn. 14-18), in cui il Vaticano II si esprime a proposito delle Chiese orientali non cattoliche, è scritta, discussa e votata sotto l’influsso, anche emotivo, di questi inauditi eventi, molto promettenti - come fece capire lo stesso Paolo VI appena tornato dal pellegrinaggio in Terra Santa, dove si era incontrato con Atenagora2 - per il futuro delle relazioni cattolico-ortodosse. Non sorprende, perciò, se il titolo della prima parte recita: De ecclesiarum orientalium peculiari consideratione, preannunciando - cosa che, invece, non succede nella seconda parte, dedicata alle Chiese e comunità ecclesiali della Riforma (cf. UR nn. 19-23: De ecclesiis et communitatibus ecclesialibus in Occidente seiunctis) - una trattazione elaborata in spirito di apprezzamento, vicinanza e apertura del tutto speciali nei confronti dell’Oriente non cattolico3.

Il susseguirsi, nel dopoconcilio, di concreti e, insieme, simbolici dimostrativi gesti del “dialogo della carità” tra Roma e Costantinopoli impronta fortemente anche i primi anni della ricezione - da parte della Chiesa cattolico-romana e della sua teologia - del decreto sull’ecumenismo, in particolare dei passaggi riguardanti le Chiese orientali non cattoliche. Ciò è inevitabile: la straordinaria rilevanza di eventi come la contemporanea abolizione (il 7 dicembre 1965, alla vigilia della chiusura del Vaticano II) delle scomuniche del 1054, lo scambio di visite tra Roma e Costantinopoli nel 1967, la restituzione all’Oriente di alcune importanti reliquie (tra cui quella di sant’Andrea), il gesto di umiltà di Paolo VI, che nel dicembre 1975 bacia i piedi al metropolita Melitone, rappresentante del patriarcato di Costantinopoli, e altri accadimenti ...



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Titolo: "Tra Osservanza e Controreforma. Le Costituzioni dei monasteri di s. Chiara e di s. Maria della Ripa di Forlì (431-484)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Juri Leoni, OFM
Pagine:
Ean: 2484300019562
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

The life of the monastic communities of the Second Franciscan Order, apart from the Rules of 1253 and 1263, was governed by Ordinationes, Constitutiones or Observances. This practice of relying on Ordinances or Constitutions started within the reform movement of the Observance. In this article, the author offers the edition of two unpublished Constitutions written in the sixteenth century for two monasteries of Poor Clares of the city of Forlì (Italy, Emilia-Romagna): the Monastery of St. Clare and the Monastery of “Santa Maria della Ripa”, also known as “Della Torre”. These documents provide valuable information on the history of the two monasteries: in the first case (Saint Mary), the text sheds light on several disciplinary problems in 1530; whereas in the second (Saint Clare), it witnesses to the involvement of the post-Tridentine local Ordinary who issues a very balanced set of norms.



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Titolo: "In mezzo al guado?"
Editore: Lateran University Press
Autore: Riccardo Burigana
Pagine:
Ean: 2484300019487
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

«Alla luce del cammino di questi decenni, e dei tanti esempi di comunione fraterna tra luterani e cattolici di cui siamo testimoni, confortati dalla fiducia nella grazia che ci viene donata nel Signore Gesù Cristo, sono certo che sapremo portare avanti il nostro cammino di dialogo e di comunione, affrontando anche le questioni fondamentali, come anche nelle divergenze che sorgono in campo antropologico ed etico. Certo, le difficoltà non mancano e non mancheranno, richiederanno ancora pazienza, dialogo, comprensione reciproca, ma non ci spaventiamo! Sappiamo bene - come più volte ci ha ricordato Benedetto XVI - che

«Alla luce del cammino di questi decenni, e dei tanti esempi di comunione fraterna tra luterani e cattolici di cui siamo testimoni, confortati dalla fiducia nella grazia che ci viene donata nel Signore Gesù Cristo, sono certo che sapremo portare avanti il nostro cammino di dialogo e di comunione, affrontando anche le questioni fondamentali, come anche nelle divergenze che sorgono in campo antropologico ed etico. Certo, le difficoltà non mancano e non mancheranno, richiederanno ancora pazienza, dialogo, comprensione reciproca, ma non ci spaventiamo! Sappiamo bene - come più volte ci ha ricordato Benedetto XVI - che l’unità non è primariamente frutto del nostro sforzo, ma dell’azione dello Spirito Santo al quale occorre aprire i nostri cuori con fiducia perché ci conduca sulle vie della riconciliazione e della comunione».

Mi piace iniziare questa mio contributo con le parole di papa Francesco, pronunciate il 21 ottobre 2013, in occasione dell’udienza alla delegazione della Federazione Luterana Mondiale e ai rappresentanti della Commissione per l’unità luterano-cattolica: in questo discorso papa Francesco affrontava il tema dell’unità della Chiesa a partire dall’esperienza del dialogo tra cattolici e luterani, tenendo ben presente come si deve collocare questo dialogo nella prospettiva della celebrazione del 500° anniversario della Riforma tanto che appariva «importante per tutti lo sforzo di confrontarsi in dialogo sulla realtà storica della Riforma, sulle sue conseguenze e sulle risposte che ad essa vennero date». In questo incontro papa Francesco ha parlato di dialogo teologico, di collaborazione fraterna nella pastorale, di ecumenismo spirituale, indicando, qui come altrove, in molti altri dei suoi interventi a favore dell’ulteriore promozione dell’unità visibile della Chiesa, gli elementi fondamentali del dialogo ecumenico; con queste parole papa Bergoglio si poneva in continuità con i suoi immediati successori, da Paolo VI, a Giovanni Paolo I, a Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, che, pur con accenti e modi diversi, hanno fatto dell’unità della Chiesa uno dei compiti primari del magistero petrino, nella fedeltà ai documenti del Vaticano II, alimentando in questo modo la recezione stessa del concilio2.

Proprio a partire dal Vaticano II il dialogo con le Chiese e comunità della Riforma ha assunto una molteplicità di forme, anche per la complessità del mondo che si richiama, in modo più o meno diretto, alla Riforma del XVI secolo, in un processo di continua riforma della riforma, con la comparsa di nuove realtà, talvolta in contrasto con le stesse comunità storiche; il dialogo della Chiesa Cattolica con questo mondo non ha avuto a che fare quindi solo con la sua articolazione territoriale e con la sua organizzazione, ma soprattutto con una dinamicità che, proprio negli ultimi decenni, ha assunto nuove dimensioni con un’ulteriore frammentazione e la nascita di tante comunità; alcune di queste nuove comunità si sono dimostrate seriamente interessate a aprire un dialogo con la Chiesa Cattolica soprattutto per la definizione di una missione condivisa per l’annuncio della Parola di Dio nel mondo mentre ...



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Titolo: "La verità dell'essere e di Dio. Fenomenologia trascendentale e tomismo trascendentale"
Editore: Lateran University Press
Autore: James G. Hart
Pagine:
Ean: 2484300019371
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

Questo studio analizza le convergenze e diversità che nascono dal confronto tra la fenomenologia trascendentale e il tomismo trascendentale. Indipendentemente dai meriti della fenomenologia trascendentale rispetto al tomismo trascendentale, la fede indica una dottrina di base, cioè che tutto ciò che è esiste perché è conosciuto da Dio, cioè è essenzialmente intelligibile. Sia per il tomismo trascendentale, come per la fenomenologia trascendentale vi è un ideale a priori di una conoscenza che unisce scienza e vita, che è già evidente nella meraviglia, nel dubbio e nel questionare. Il guadagno di un simile confronto è voler giustificare come il tomismo trascendentale e la fenomenologia trascendentale coincidono in modo notevole nel riconoscere che il proprio essere in ogni aspetto rivela che si è inadeguati a sé stessi perché si esiste solo nel tendere verso un ideale infinito.

Parole chiave:

fenomenologia trascendentale; tomismo trascendentale; verità; Dio; essere

Abstract

This study analyzes the similarities and differences that arise from the comparison between transcendental phenomenology and transcendental Thomism. Regardless of the merits of transcendental phenomenology with respect to transcendental Thomism, faith points to a basic doctrine, which is that everything there is exists because it is known by God, i.e., essentially intelligible. Both for transcendental Thomism and transcendental phenomenology, there is an a priori ideal of a knowledge that unites science and life, which is already evident in wonder, doubt and questioning. The gain of such a comparison is to try to justify just how transcendental Thomism and transcendental phenomenology coincide significantly in recognizing that one’s own being, in every aspect, reveals its inadequacy to itself because it exists only in moving towards an infinite ideal.

Keywords:

transcendental phenomenology; transcendental Thomism; truth; God; being



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Titolo: "Il contributo ecclesiologico di Umberto Betti alla costituzione Lumen gentium"
Editore: Lateran University Press
Autore: Fermina Álvarez Alonso
Pagine:
Ean: 2484300021282
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Introduduzione

Si è detto che il concilio Vaticano II è stato fatto da grandi e importanti teologi, noti all’epoca per la novità delle loro posizioni teologiche; ma, capovolgendo l’affermazione, possiamo dire che è stato proprio il concilio Vaticano II a rendere grandi alcuni teologi. È il caso del nostro protagonista, il francescano Umberto Betti, chiamato a partecipare ai lavori conciliari non dall’inizio, ma solo successivamente, divenendo un elemento chiave per alcune questioni e una figura di riferimento nella teologia italiana del post-concilio. Occorre precisare che egli fu piuttosto uno storico della teologia, che seppe mettere in evidenza il valore della Tradizione.

1. Note bibiograficficfiche

Umberto Betti nacque a Pieve S. Stefano (Arezzo) il 7 marzo del 1922. Nel 1938 entrò nell’Ordine dei Frati Minori della Toscana, e il 31 dicembre del 1943 fece la professione perpetua al santuario della Verna. Fu ordinato sacerdote a Fiesole tre anni dopo, il 6 aprile del 1946.

Nel 1951 ottenne il Dottorato in Sacra Teologia presso il Pontificio Ateneo Antonianum, e negli anni 1953-54 fu uditore presso l’Università di Lovanio (Belgio). Nel 1954 divenne professore ordinario di Teologia Dogmatica

all’Antonianum e, nel 1961, professore dell’Istituto Patristico Medievale della Pontificia Università Lateranense. Il 3 ottobre dello stesso anno fu chiamato a collaborare alla preparazione del Vaticano II come consultore della Commissione Teologica Preparatoria1. In quanto studioso dei concili, tra le sue principali pubblicazioni figurava il lavoro sulla costituzione dommatica Pastor aeternus del Vaticano I2. Si tratta di un lavoro serio, complesso e dettagliato intorno alle vicende della costituzione, che il Betti presentò anche in vista dell’imminente Vaticano II, con lo scopo di mostrare l’evoluzione dei testi della costituzione Pastor aeternus e la deduzione delle conclusioni dottrinali. A tale scopo si avvalse delle monografie scritte fino ad allora, dai diari del concilio dell’arcivescovo di Lucca, Giulio Arrigoni, OFM e del cardinale Bilio, fino ai documenti inediti della Commissione Teologica Preparatoria conservati nell’Archivio Segreto Vaticano.

Conclusa la prima sessione conciliare (25 marzo del 1963), venne nominato perito da Giovanni XXIII e, un anno dopo, Qualificatore della Sacra Congregazione del Sant’Uffizio. Nel 1967 fu annoverato tra i membri della Commissione per l’aggiornamento della costituzione apostolica Deus scientiarum Dominus; nel 1968 divenne consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede e, nel 1988, anche di quella per i Vescovi.

Negli anni 1966-69 fu Decano della Facoltà di Teologia dell’Antonianum, di cui fu Rettore dal 1975 al 1978. Infine, nel 1991 fu nominato Rettore della Pontificia Università Lateranense, carica che occupò fino al 1995. Fu elevato alla dignità cardinalizia da papa Benedetto XVI nel concistoro del 24 novembre 2007; morì a Fiesole, il 1° aprile del 2009, all’età di 87 anni.

La principale fonte per conoscere da vicino il contributo del Betti al Vaticano II è costituita dal suo Diario, scritto dal 1962 al 1965 durante la celebrazione dell’assise conciliare, e pubblicato insieme al carteggio inedito con il cardinale Florit, arcivescovo di Firenze, dal 1962 al 19783. Nell’appendice del libro vengono riportati alcuni dei suoi articoli pubblicati su «L’Osservatore Romano», elaborati su richiesta di papa Paolo VI con nota telegrafica autografa al Sostituto della Segreteria di Stato: «23.8.69: P. Betti e il Vaticano I»; con essa il papa intendeva dire che egli avrebbe dovuto scrivere sulle prerogative del Romano Pontefice definite dal Vaticano I.

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Titolo: "Le Diario conciliaire de monseigneur Pericle Felici"
Editore: Lateran University Press
Autore: Leo Declerck
Pagine:
Ean: 2484300021312
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Introducducduction

Avec un grand intérêt les historiens de Vatican II peuvent maintenant prendre connaissance du Diario1 de Mgr Pericle Felici (1911-1982), secrétaire général et personnage central du Concile Vatican II.

En fait Mgr Felici avait tenu dans les années 1959-1966 deux journaux:

- 4 Cahiers intitulés Cogitationes cordis mei: un journal spirituel contenant des méditations, des examens de conscience, des réflexions de spiritualité, des prières.

- 8 Agendas qui vont de 1959 à 1966.

Un bref supplément pour l’année 1967 y a été ajouté.

Felici avait confié ces cahiers et agendas manuscrits à Mgr Vincenzo Carbone (1920-2014), un de ses premiers collaborateurs au Secrétariat général du concile, chargé par la suite des archives de ce concile et éditeur infatigable des Acta Synodalia. Il les a dactylographiés ad litteram2 et annotés. Travail d’Hercule, vu l’ampleur des documents et l’écriture difficile à déchiffrer de Felici. De plus Carbone a eu l’idée de rassembler les deux espèces de documents en un texte continu, en suivant la chronologie. En outre il a annoté le Journal en identifiant la plupart des personnes mentionnées et en renvoyant à des documents publiés dans les Acta Synodalia3. La mort, survenue à 94 ans, a

toutefois empêché Mgr Carbone de terminer complètement son travail. C’est grâce au dévouement alerte de Mgr Marchetto, ami de vielle date de Carbone, que le Journal a maintenant été publié. Très utilement celui-ci a écrit une longue présentation qui, dans les pages 10-19, donne un aperçu substantiel des faits les plus intéressants de ce Journal pour l’histoire du concile.

1. Contenunu et quelques caractérisistiques de ce “Diario”

Une partie assez notable, qui reprend les Cogitationes cordis mei, est constituée d’annotations très personnelles nous renseignant surtout sur la vie spirituelle, la dévotion, les états d’âme de Felici. Bien que moins utiles pour l’histoire du concile, elles montrent les oppositions et appuis que Felici a rencontré dans l’exercice de sa fonction. Cela nous fait découvrir la psychologie complexe de Felici, qui lui aussi a connu des périodes de découragement et qui a été confronté à d’assez nombreuses résistances, pas seulement des évêques plus “progressistes” mais aussi – et cela est assez surprenant – de plusieurs milieux de la curie romaine elle-même. Cela aide à nuancer des schémas préconçus ou simplistes.

Les Agendas, en revanche, donnent une masse de données objectives et des faits survenus. Beaucoup sont fort intéressants pour l’histoire en particulier pour la connaissance des audiences des papes Jean XXIII et Paul VI et les relations avec les secrétaires d’État Tardini et Cicognani.

On ne peut que regretter que les notes de Felici sont parfois très sommaires et tendent à se raréfier avec la progression du concile, probablement à cause d’un surcroît de travail.

En fait, la période préconciliaire comporte 298 pages (p. 23-321) et la période conciliaire n’en comporte que 179 (p. 322-501). Il est assez étonnant que la 2e session du concile se réduit à 5 pages (p. 356-361). Serait-ce à attribuer à ses problèmes de santé (épuisement nerveux, scrupules) ressentis pendant les 8 premiers mois de 1963 ?

Le Diario nous donne beaucoup de renseignements sur les acteurs du concile, les papes en premier lieu, mais aussi sur le déroulement des événements. Évidemment il faut confronter la version et les impressions de Felici avec d’autres sources (documents officiels) mais aussi avec des journaux (oude la correspondance) d’autres acteurs pour s’approcher le plus possible de la vérité historique4 . On peut aussi se demander dans quel but ou pour quels destinataires Felici a écrit son journal. Un index onomastique fort utile est ajouté au volume.

2. L’apppport dudu Diario

Nous donnons maintenant – en guise d’illustration – quelques exemples de l’apport du Diario de Felici, importants pour la compréhension de quelques personnalités et du déroulement de certains événements majeurs du concile.

[...]



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Titolo: "Rivista di Vita Spirituale"
Editore: OCD
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300021121
Prezzo: € 8.00

Descrizione:

LAMPADA AI MIEI PASSI

 

Allora io ero con lui come architetto ed

ero la sua delizia ogni giorno, dilettandomi

davanti a lui in ogni istante;

dilettandomi sul globo terrestre,

ponendo le mie delizie tra i figli

dell’uomo.

(Pr 8,30-31)

 

In principio era il gioco. La Sapienza di Dio giocava con il globo

terrestre, come in una cosmica partita di pallone. Poi, dal football,

il Signore passò al nascondino, come si fa con i bambini, manifestandosi

e nascondendosi, ora in un roveto, ora nel mormorio di

un vento leggero. Mosè ed Elia – complici dell’Altissimo in queste “partite”

– ne fecero l’esperienza. Il Deus absconditus è un Dio che cerca e che

vuole essere cercato: un Dio vicino, eppure totalmente Altro, prossimo e

inafferrabile, “secretissime et presentissime”, come diceva sant’Agostino

(Pietro Pisana)



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Titolo: "La scrittura inquieta"
Editore: OCD
Autore: Francesca Maria Berardi
Pagine:
Ean: 2484300021220
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

La legittimazione del carisma di Teresa d’Avila passa

attraverso la supervisione da parte dei direttori

spirituali sulla sua esperienza di mistica, fondatrice,

riformatrice. L’accesso alla scrittura è dunque strettamente

dipendente dal controllo. Tuttavia, nonostante

nasca da un obbligo, sarà la stessa scrittura a dar

voce e forma alle esperienze di Teresa facendo emergere

in lei la certezza della loro veridicità e dell’intima

unione con Dio. La scrittura diventa allora testimonianza

del graduale cammino verso la consapevolezza

di sé, creando così una costante tensione tra

l’obbedienza ai superiori, mai messa in discussione, e

la certezza di avere l’unica approvazione che davvero

conta, quella divina.

 

Introduzione. La decisione della scrittura

Il 27 febbraio 1970 Paolo VI proclamava Dottore della

Chiesa Teresa di Gesù, nata ad Avila, la prima donna cui

è stato conferito un tale riconoscimento. Veniva così definitivamente

e ufficialmente confermata l’universalità e

l’ortodossia della sua dottrina ed esperienza mistica.

Ma il percorso che ha portato Teresa alla canonizzazione

prima (1622), e alla proclamazione a Dottore poi, fino all’acclamazione

come personalità vertice della riforma cattolica, è

stato lungo e tortuoso, costringendo spesso la Santa a trascorrere

la sua esistenza nello strenuo tentativo di difendersi dall’ostilità

di parte di un ambiente circostante che la giudicava inquieta,

vagabonda, disobbediente.

La riabilitazione è infatti avvenuta solo dopo che la sua

esperienza di religiosa, scrittrice, riformatrice, mistica fu controllata,

filtrata, censurata.

È appunto questa necessità di supervisione a spiegare l’accesso

alla scrittura da parte di Teresa, nata da un obbligo e strettamente

dipendente dal controllo su di essa. Rivela infatti l’ansia

e le preoccupazioni dei superiori per questa monaca da molti

giudicata inquieta e pericolosa per le forme potenzialmente incontrollabili

della sua devozione ed esperienza mistica.

Bisogna scavare attentamente nelle esperienze da lei raccontate

e tra le pagine da lei scritte per arrivare a decidere sulla

natura delle emozioni che agitano questa monaca, che tanto fa

parlare di sé. Indagini lunghe e minuziose, inchieste caute e

discrete: a destabilizzare l’istituzione ecclesiastica non è solo la

sua esperienza mistica, ma è anche il ruolo di maestra e guida

per le sue monache, nonché, soprattutto, la sua attività di riformatrice

e di fondatrice.

Controllo, dunque, prima di tutto, sulla sua esperienza

mistica: la ricerca di un legame spirituale più intenso e di un

contatto diretto con Dio appaiono come aspirazioni molto pericolose,

e, se spinte alle estreme conseguenze, potenzialmente

distruttive per la stessa istituzione ecclesiastica.

Controllo, poi, sulla sua attività di maestra d’orazione,

ruolo altrettanto destabilizzante, se esercitato da una donna.

Teresa, una monaca che non conosce il latino, si fa portavoce

di un “suo sapere”, quello lontano, perfino opposto alle certezze

dei teologi, derivante dalla sola esperienza personale, un

sapere “altro”, quasi inciso nell’anima da Dio stesso.

Controllo, infine, sull’attività di fondatrice e riformatrice

del Carmelo: l’aspirazione a una vita cristiana più intimamente

vissuta si trasformerà in azione. In un’epoca in cui qualunque

forma personale di devozione costituisce uno scandalo quasi

inaccettabile, Teresa, una donna, si mostra invece capace di

indicare la strada alla cristianità intera.

È per scongiurare tutti i pericoli che sembra incarnare che

Teresa viene dunque spinta a scrivere ed è il controllo che nasce

da un’imposizione a legittimare l’accesso a un ambito, quello

della scrittura, altrimenti solitamente interdetto alle donne.

Lasciarsi esplorare, esporre la propria esperienza a una

prova di autenticità: la pratica dello scrivere diviene essa stessa

una forma di disciplinamento e auto-disciplinamento.

[...]



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Titolo: "Il volto di Giovanni di Gesù Maria (1564-1615)"
Editore: OCD
Autore: Bruno Moriconi
Pagine:
Ean: 2484300021268
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

All’interno dell’Ordine carmelitano quello del Venerabile

Giovanni di Gesù Maria è un volto tanto luminoso

per santità e ingegno, quanto coperto dalla

nebbia della dimenticanza. Le nomine ricevute in

vita (Maestro dei Novizi, membro dei Trenta Consultori

della Congregazione della Fede, professore di Teologia

e Sacra Scrittura a Napoli, secondo Consigliere

generale, Procuratore dell’Ordine, infine Generale

dell’Ordine) e i numerosi scritti teologici, spirituali

e missionari che egli ci ha lasciato non sono bastati

a renderlo meritevole della memoria dei posteri, né

dell’altezza degli altari della beatificazione. Dunque,

si tratta qui di riflettere sulle cause di questo mancato

riconoscimento, e di invogliare chi ancora poco

ne sa alla riscoperta di questa grandissima figura di

santo e dotto.

 

Chi, magari per caso, ha la fortuna di recarsi al

convento di San Silvestro, sull’altura occidentale

di Montecomprati, abitato dai Carmelitani Scalzi

della Provincia del Centro Italia, più che del titolare

della chiesa (San Silvestro Papa, Vescovo di Roma dal 350

al 335), si sentirà narrare di un santo e dotto religioso, morto

in questo convento il 28 maggio 1615. Un secolo dopo la nascita

di Teresa e quattro secoli prima d’oggi.

1. Il Venerabile

Si chiamava padre Giovanni di Gesù Maria ed era nato

in Spagna nel 1564. Entrato nel Carmelo teresiano, poco

dopo era stato inviato, prima a Genova e, quindi a Roma,

divenendo uno dei più meritevoli pionieri di questo Ordine

in Italia. Per l’esempio di vita, ma anche per i numerosi e

profondi scritti teologici, spirituali e missionari, molti di essi,

conservati in varie biblioteche, sono stati ripubblicati, nella

lingua in cui furono redatti, per lo più in latino e, da questa,

tradotti nelle quattro lingue occidentali più frequentate (italiano,

francese, spagnolo e inglese). Le sue opere, comprese

quelle minori e quelle inedite, che raggiungono l’ottantina

hanno già dato vita a una collana (“Ioannes a Iesu Mariae”) di

più di 50 volumi.

Queste le prime cose che il visitatore interessato del convento

San Silvestro si sente dire di lui. Qualsiasi ascoltatore

resta meravigliato di non aver sentito parlare prima di un

così grande personaggio, ma anche molti degli stessi Carme

litani1, pur essendo al corrente del suo grande peso e valore

all’inizio del nascente Carmelo teresiano in Italia, in parte

dell’Europa e nelle prime missioni dell’Ordine, devono confessare,

da una parte, la propria ignoranza e, dall’altra, rammaricarsi

per la nebbia che ancora copre questa grandissima

figura agli occhi dei più.

È vero che fino a sessanta, settanta anni fa, in molte

Province dell’Ordine, soprattutto le sue due opere relative alla

prima formazione al Carmelo: l’Istruzione dei Novizi (in due volumi,

pubblicati a Roma nel 1598 e nel 1605, e l’Istruzione del

Maestro dei Novizi (pubblicato a Napoli nel 1607), facevano ancora

scuola, ma la sua figura è rimasta come sbriciolata tra le

pieghe della tradizione.

Eppure, per invogliare a riscoprire questa figura di santo e

di dotto, pioniere e capostipite del Carmelo europeo e missionario,

basterebbero due cose. Innanzitutto, la considerazione

in cui era tenuto da chiunque, dall’ultimo fedele ai principi,

da cardinali, da santi fondatori e dallo stesso Papa. Non solo

si avvalevano del suo consiglio, ma andavano a visitarlo nella

celletta del suo convento. In secondo luogo, poi, sarebbe sufficiente

anche un fuggevole sguardo ai titoli dei numerosi suoi

scritti e alle significative e intense tappe della sua vita, conclusasi

appena sorpassati i cinquant’anni.

[...]



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Titolo: "Insegnare agli ignoranti Attualità della tradizione sul Maestro interiore"
Editore:
Autore: Carmela Bianco
Pagine:
Ean: 2484300019241
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Il bisogno di un Padre-Madre nell’amore. 2. La chiesa casa di misericordia:

2.1. Predicare la misericordia; 2.2. Celebrare la misericordia; 2.3. Praticare la misericordia.

3. Ierusalem convertere.

ABSTRACT - Preach, celebrate and practise the mercy. As regards the mercy there is a

triple mission of the church. It has to preach the mercy, has to celebrate the mercy in the

liturgy of the sacraments, in particular in the penitence and in the eucharist, and it has to

practise the mercy in its pastoral approach. This article helps us to go through these paths

and remembers us that it’s always a path of conversion that starts and has to go on the dusty

ways of life. A “outbound” church, in fact, undertakes to meet the mankind, to serve

the mankind, and is sure the man’s flesh is the presence of incarnate God.

KEYWORDS - Mercy, Preach, Celebrate, Practise, Conversion.



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Titolo: "Globalizzazione delle religioni e dialogo"
Editore: Lateran University Press
Autore: Michael Fuss
Pagine:
Ean: 2484300019463
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

A distanza di appena cinque mesi dalla canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II (27 aprile 2014), le figure dei due papi neo-santi offrono un eccellente quadro interpretativo della dichiarazione Nostra aetate a cinquant’anni dalla sua promulgazione.

La parola chiave di Giovanni XXIII sull’“aggiornamento”1 della Chiesa nel Concilio Vaticano II si riflette nell’esordio della dichiarazione Nostra aetate che circoscrive l’attuale epoca storica, segnata dalla globalizzazione, come punto di partenza di una spiritualità interreligiosa. Il contesto teologico della breve dichiarazione indica una svolta antropologica nella lettura dei “segni dei tempi”. È la prima volta che la Chiesa riconosce positivamente l’anelito religioso dei popoli all’interno del mistero della grazia di Cristo.

A partire dalla sua enciclica inaugurale Redemptor hominis (RH), l’intero pontificato di Giovanni Paolo II è centrato attorno ad una nuova auto-coscienza della Chiesa in vista in una “mappa delle religioni” (RH, 10) di cui ha preso atto il Concilio. Tale risvolta nella coscienza della Chiesa si pone in linea con il titolo latino della Nostra aetate che invita ad un nuovo “atteggiamento” (ecclesiae habitudo) nei confronti delle religioni di cui il suo pontificato ha dato ampiamente testimonianza.

L’attualità della Nostra aetate è strettamente collegata con la contestualizzazione del suo titolo che nella versione originale è stato rigorosamente formulato «De ecclesiae habitudine ad religiones non-christianas»2, tradotto approssimativamente nelle principali lingue con una ampia gamma di significati, da «la natura delle sue relazioni con» (italiano), «relationship with» (inglese), «Haltung» (tedesco), «relations avec» (francese), «en qué consiste su relacion con» (spagnolo). A cinquant’anni dalla loro promulgazione è da notare che i testi conciliari spesso non vanno più interpretati strettamente secondo l’ermeneutica storica e filologica, basata sulla versione latina, ma anche in modo trasversale e comparativo, come suggeriscono le diverse sfumature linguistiche delle maggiori traduzioni autorizzate e pubblicate sulla web-site vaticana. Una ricerca di prospettive nuove non può non partire dalla fedeltà alla versione originale.

È precisamente la preferenza della parola habitudo sul poco preciso «la natura delle sue [della Chiesa] relazioni con» che delimita le prospettive autentiche del testo. Non si tratta in primo luogo di una guida pratica o pastorale all’incontro con altri credenti, ma dell’espressione di una nuova spiritualità, di una nuova attitudine e mentalità nei confronti delle culture e tradizioni religiose. Pur indirizzando le altre religioni, il documento verte piuttosto sull’apertura degli stessi cristiani in un contesto globalizzato. Habitudo evoca uno stile di vita nuovo di tutta la Chiesa, nutrita dall’alterità del vasto mondo delle religioni. Ne è testimonianza il fatto che le idee della Nostra aetate si trovano sparse in quasi tutti gli altri documenti conciliari3.

Seconda la terminologia della fenomenologia religiosa la Chiesa qui intende praticare la epochè, una visione rispettosa e riconciliante sugli altri, che mantiene il dovuto distacco dalla propria identità di fede, pur considerandola allo stesso tempo, indispensabile per intuire con empatia ed oggettività la fede degli altri. Sotto questo aspetto il filo conduttore dell’intera dichiarazione è questa nuova habitudo di una “spiritualità dell’incontro interreligioso” che attinge dall’“intento basilare”5 del Concilio ed è destinata ...



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Titolo: "Libertà di coscienza (GS, 2) e libertà religiosa (DH)"
Editore: Lateran University Press
Autore: Piergiorgio Grassi
Pagine:
Ean: 2484300019456
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Può sembrare un accostamento estrinseco sottolineare, in prima battuta, che la Costituzione pastorale Gaudium et spes e la Dichiarazione Dignitatis humanae sono nate in virtù di inedite circostanze1. Com’è noto, non erano state previste come documenti a sé stanti. La Dichiarazione venne alla luce dopo un aspro confronto consumatosi all’interno della Commissione centrale preparatoria: da una parte i sostenitori del testo elaborato dalla Commissione teologica presieduta dal cardinal Ottaviani che avrebbe dovuto costituire il capitolo IX dello schema preparatorio dedicato ai rapporti Chiesa-Stato e che riproponeva la perenne validità del diritto pubblico ecclesiastico; dall’altra coloro che avevano contribuito alla stesura del testo elaborato dal Segretariato per l’unità dei cristiani, retto dal cardinal Agostino Bea, dall’impianto decisamente più pastorale sotto il profilo dei contenuti e del linguaggio. Quest’ultimo documento approdò per la prima volta in assemblea plenaria, alla fine del secondo periodo del Concilio, nel novembre del 1963, come capitolo V dello Schema sull’ecumenismo, “veste ecumenica di garanzia” affidata alla Commissione per il coordinamento del Concilio, affinché l’intera materia rimanesse di competenza del Segretariato. Per uscire dall’impasse di un confronto che rischiava di divenire sempre più confuso e convulso, il baricentro dello schema fu spostato progressivamente dal terreno ecumenico a quello delle libertà civili, dei diritti intersoggettivi, per essere infine stralciato dal Decreto sull’ecumenismo e trasformato in una Dichiarazione a parte.

Anche la Gaudium et spes fu concepita come documento a sé stante dopo il discorso assembleare del cardinal Suenens (2 dicembre 1962) che, su invito di Giovanni XXIII, aveva chiesto di organizzare gli elaborati del periodo preconciliare ed i risultati del dibattito attorno ad un asse centrale in grado di orientare i successivi interventi: il tema della Chiesa di Cristo, luce del mondo, doveva essere affrontato a partire dalle dimensioni costitutive della Chiesa stessa, che si interrogava sulla sua natura e sulla sua relazione con il mondo e doveva dire di sé e della sua risposta alla condizione dell’uomo contemporaneo, alle questioni della giustizia sociale, dell’evangelizzazione dei poveri e della pace. Solo muovendosi in questa duplice direzione la Chiesa avrebbe potuto aprirsi un varco per esser ascoltata e farsi interlocutrice comprensibile nel mondo di oggi, in modo che Cristo Gesù diventasse “via, verità e vita” di chi lo avesse incontrato. L’intervento fu premessa ...

 



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Titolo: "Il rapporto tra giustizia e misericordia"
Editore:
Autore: Gaetano de Simone
Pagine:
Ean: 2484300019234
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Il bisogno di un Padre-Madre nell’amore. 2. La chiesa casa di misericordia:

2.1. Predicare la misericordia; 2.2. Celebrare la misericordia; 2.3. Praticare la misericordia.

3. Ierusalem convertere.

ABSTRACT - Preach, celebrate and practise the mercy. As regards the mercy there is a

triple mission of the church. It has to preach the mercy, has to celebrate the mercy in the

liturgy of the sacraments, in particular in the penitence and in the eucharist, and it has to

practise the mercy in its pastoral approach. This article helps us to go through these paths

and remembers us that it’s always a path of conversion that starts and has to go on the dusty

ways of life. A “outbound” church, in fact, undertakes to meet the mankind, to serve

the mankind, and is sure the man’s flesh is the presence of incarnate God.

KEYWORDS - Mercy, Preach, Celebrate, Practise, Conversion.



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Titolo: "Rivelazione, Scrittura, Tradizione"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giuseppe Lorizio
Pagine:
Ean: 2484300019401
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Una fra le problematiche lasciate aperte dall’ultimo Concilio ecumenico della Chiesa cattolica, che ovviamente non è stata creata dal Concilio, ma era presente nel dibattito teologico precedente e ha trovato prospettive nuove, ma non risolutive, nel dettato in particolare della Dei Verbum, è quella che concerne il rapporto fra i tre termini posti nel titolo del presente contributo, che intendo articolare in tre momenti. Nel primo disegnerò (ovviamente dal mio punto di vista) il quadro storico ed epistemologico in cui si inscrive la costituzione conciliare sulla Rivelazione, mentre nel secondo e nel terzo indicherò due prospettive interpretative, che caratterizzano il modello teologico-fondamentale di riferimento della docenza e della ricerca qui in PUL, ovvero l’orizzonte della sacramentalità della Parola e quello della metafisica agapico-erotica.

Vorrei tuttavia evocare all’inizio del percorso una prospettiva sul nostro approccio agli eventi e dottrine dei Concili ecumenici, indicata da John Henry Newman, il quale, riferendosi al Vaticano I, in coerenza con la sua teoria del concilio dice: «leggete la storia dei concili, questa attesta che sono momenti di grande prova, addirittura di violenza, di intrighi, di battaglie»1 («polemos, il padre di tutte le cose, alcuni rivela come uomini altri come dei», dice Eraclito2), di liti e di compromessi. Se c’è un documento in cui, tra gli altri, il compromesso si fa evidente è proprio la Dei Verbum. Basta considerare il numero 6 che tratta delle verità rivelate, inserito perché altrimenti la corrente teologica della scuola romana non l’avrebbe accettata. Bisognava accontentare un po’ tutti: anche se si ha la maggioranza, la minoranza ha cittadinanza.

Questi confronti e contrasti conciliari sono importanti, sono momenti di cui non bisogna scandalizzarsi: si discute. Come diceva il rabbino Neusner: «La discussione per noi ebrei ha lo stesso valore della liturgia»3, perché nella discussione si incontra la verità, il logos si fa dia-logos, se non discuti vuol dire che non hai nulla da dire, nulla da imparare. Solo allora tutto diventa importante; ecco perché Newman ritiene che un Concilio ha sempre effetti anche imprevisti.

Ci sono due scuole di pensiero a questo riguardo. Quella che si ispira a Newman direbbe: vi è una ricezione e degli effetti più ampi di quelli che non siano previsti o contenuti nei testi o nelle intenzioni di chi il Concilio l’ha vissuto, di chi il Concilio l’ha voluto, quindi, per esempio, del vescovo di Roma e dei vescovi. La scuola bolognese, con Alberto Melloni4, invece direbbe: la ricezione del Concilio, in particolare del Vaticano II, ma non solo, è sempre selettiva, ossia non tutto è stato recepito, il Concilio si recepisce a frammenti. La riforma liturgica, ad esempio, non ha certamente avuto la stessa ricezione di una riforma istituzionale, la Lumen Gentium rispetto alla Sacrosantum Concilium è meno realizzata, la collegialità meno attuata rispetto alla riforma liturgica. Siamo di fronte al problema di una apertura a qualcosa di inatteso. Il problema del Vaticano I era il grande tema dell’infallibilità, e Newman ci ha detto che deve essere completato, anche perché quel Concilio è stato interrotto, non compiuto; se non ci sarà un altro evento conciliare che ci aiuterà a capire l’infallibilità del romano pontefice nell’orizzonte dell’infallibilità della Chiesa (quindi il discorso ecclesiologico), questo dogma rimarrà sospeso e rimarrà problematico, anzi presterà il fianco ad un’interpretazione puramente politica del dogma stesso. L’affermazione dogmatica sull’infallibilità resterebbe una rivalsa determinata dalla perdita del potere temporale, tesi ricorrente nella letteratura e nella storiografia sul Risorgimento. Newman avvertì nettamente la parzialità di quella formulazione dogmatica, perché in quel momento storico non era stata espressa alla luce di un’autentica ecclesiologia, di un ...



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Titolo: "L'immagine della Trinità nell'essere finito. Una riflessione sulla filosofia cristiana di Edith Stein"
Editore: Lateran University Press
Autore: Nicoletta Ghigi
Pagine:
Ean: 2484300019319
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

Obiettivo di questo lavoro è mettere in luce l’analogia tra il concetto di immagine di Edith Stein con quello agostiniano. Come in Agostino, infatti, anche nell’opera della fenomenologa l’essere finito è portatore dell’orma divina. In particolare, nella struttura tripartita dell’essere umano, si rispecchia la struttura dell’Essere trinitario. Per questa ragione, benché finito, l’essere umano è portatore dello spirito e, allo stesso tempo, portatore del telos della creazione di quell’Essere eterno di cui è immagine.

Parole chiave:

Trinità; telos; immagine; spirito; anima

Abstract

The aim of this work is to highlight the similarity between the concept of imagination in Edith Stein with that found in Augustine. Just as with Augustine, in fact, in the work of the phenomenologist “finite being” implies a divine trace. Particularly, the tripartite structure of the human being reflects the structure of Trinitarian Being. For this reason, although finite, the human being is the bearer of the spirit and, at the same time, the bearer of the finality of creation of that eternal Being in whose image he has been made.

Keywords:

Trinity; telos; image; spirit; soul



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Titolo: "Maurice Merleau-Ponty: invocazione dell'Assoluto e filosofia cristiana"
Editore: Lateran University Press
Autore: Gian Luigi Brena
Pagine:
Ean: 2484300019333
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

La critica di ogni assoluto induce Merleau-Ponty a criticare anche la concezione di Dio, tanto che è stato dapprima classificato come ateo. In realtà la sua descrizione dell’esperienza percettiva comprende l’“invocazione” di un Assoluto, che però è assente e inafferrabile. La vita percettiva è oscura anche a se stessa nello stile dell’incarnazione: non concettualizza il mondo ma lo vive in modo corporeo, materiato. Riconoscendo questo vissuto, che precede ogni filosofia e la radica nella storia, è possibile parlare a pieno titolo anche di filosofia cristiana. Essa dovrebbe però descrivere la vita di fede sviluppando una descrizione filosofica con essa coerente.

Parole chiave:

assoluto; rivelazione; invocazione; incarnazione; cristianesimo

Abstract

Criticism of all absolutes induces Merleau-Ponty to criticize the conception of God, so much so that he was first classified as an atheist. In fact, his description of perceptual experience includes the “invocation” of an Absolute, yet which is absent and elusive. The perceptual life is obscure even to itself in the style of the incarnation: it does not conceptualize the world but lives in a bodily, material, way. Recognizing this experience, which precedes all philosophy and grounds it in history, it is possible to talk about Christian philosophy in a real sense. It should, however, describe the life of faith developing a philosophical description consistent with it.

Keywords:

absolute; revelation; invocation; incarnation; Christianity



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Titolo: "Il Venerabile Paolo VI un cristiano esemplare nella carità, fede e speranza"
Editore: OCD
Autore: François-Marie Léthel
Pagine:
Ean: 2484300021244
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Prima di rinunciare al pontificato, papa Benedetto

XVI compie il passo decisivo per la glorificazione di

Paolo VI riconoscendogli le virtù eroiche di fede, speranza

e carità. Morto il 6 agosto 1978 nella Festa

della Trasfigurazione del Signore, Paolo VI è stato

un testimone eroico e geniale di Cristo Luce del mondo,

Luce che splende nelle tenebre. In effetti, l’eroicità

di Paolo VI appare soprattutto nelle grandissime sofferenze

del suo pontificato, sempre vissute nell’Amore

di Cristo, fino alla fine. Con una coscienza chiarissima

di essere Pastore Universale della Chiesa in un

momento importante e difficile della sua storia nel

mondo, individua nelle tre virtù teologali della fede,

speranza e carità le “armi” per superare le “antinomie”

della Chiesa e orientare l’intero Corpo mistico di

Cristo verso la santità.

 

Introduzione

Il nostro papa Benedetto XVI ha riconosciuto le virtù

eroiche di Paolo VI il 20 dicembre 2012. È stato uno degli ultimi

grandi atti del suo pontificato, forse uno dei più importanti,

anche se è avvenuto con molta discrezione, nel nascondimento,

senza pubblicità, proprio nello stesso stile di grande

umiltà, tanto caratteristico di Paolo VI come di Benedetto

XVI! Invece la beatificazione di Giovanni Paolo II, il 1° maggio

2011, era stata in qualche modo l’avvenimento più glorioso

del pontificato di papa Benedetto, come una grande luce che

ha toccato tutto il mondo, nello stile diverso di papa Wojtya.

Personalmente, ho avuto la grande grazia di essere coinvolto

nella preparazione di questa beatificazione, soprattutto con la

predicazione degli esercizi spirituali in Vaticano esattamente

due anni fa1. Ricordiamo che il nostro papa Benedetto era

profondamente legato a Paolo VI, che lo aveva conosciuto al

momento del Concilio e che più tardi lo aveva nominato arcivescovo

di Monaco e cardinale, nel 1977. Tra di loro, c’era

una profonda affinità spirituale e intellettuale. Prima di rinunciare

al pontificato, il nostro amato papa Benedetto ha dunque

compiuto il passo decisivo per la glorificazione di Paolo VI. Il

riconoscimento delle virtù eroiche è infatti l’elemento più importante

in vista della beatificazione e della canonizzazione di

un Servo di Dio, anche se è nascosto, come la parte dell’iceberg

che è immersa nell’oceano.

Nella comunione dei santi, simboleggiata da questo “girotondo”

dipinto dal beato fra Angelico, è evidente che il Venerabile

Paolo VI dà anzitutto la mano al beato Giovanni XXIII

e al beato Giovanni Paolo II. Tra questi due santi Papi “strapopolari”,

Paolo VI si nasconde, tanto che viene facilmente dimenticato.

È stato chiamato infatti «il Papa dimenticato». Così

ha lasciato la precedenza a Giovanni Paolo II sulla via della

beatificazione! Ma adesso, in quest’Anno della fede, ci viene

proposto dal nostro papa Benedetto come esempio luminoso

di fede, speranza e carità, che sono sempre le principali virtù

eroiche riconosciute dalla Chiesa. In questo 50° anniversario

dell’apertura del Concilio Vaticano II, bisogna ricordare, riscoprire

questo grande Papa del Concilio. Se Giovanni XXIII

ha avuto il coraggio profetico di aprire il Concilio Vaticano II,

Paolo VI ha avuto la missione di guidarlo, di concluderlo e di

farlo entrare nella vita della Chiesa nel periodo molto difficile

del post-Concilio.

Prima della sua elezione, Mons. Montini era stato il principale

collaboratore del Venerabile Pio XII come pro-segretario

di Stato. Poi, è stato molto vicino a Giovanni XXIII. Diventato

Papa, è proprio lui che ha creato i cardinali che saranno poi

i suoi successori sulla Sede di Pietro: Albino Luciani, Karol

Wojytya e Joseph Ratzinger.

[...]



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Titolo: "Gesù, volto della misericordia del Padre"
Editore:
Autore: Edoardo Scognamiglio
Pagine:
Ean: 2484300019159
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Tra rinnovamento e tradizione. 2. I precedenti. 3. Un nuovo “paradigma”?

4. La posta in gioco.

ABSTRACT - The “revolution” of mercy in pope Francis. The paradigm of mercy is the

key of pope Francis’ pontificate which continues the magisterium of his predecessors. The

Pope, however, calls the church to greater responsibility. This is not a new doctrine, but a

pastoral practice that through languages and “gestures” may escort the man in this time

in which hope is necessary.

KEYWORDS - Mercy, Reform, Pope Francis, Pastoral conversion, Theology of the

people.



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