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Ebook - Ebook - Riviste



Titolo: "Misericordia per tutti in Rm 11,25-32. La vocazione dIsraele e le genti nel disegno di Dio"
Editore:
Autore: Antonio Landi
Pagine:
Ean: 2484300019173
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Essere sensibile. 2. Grembo di fanciulla.

ABSTRACT - Mercy in Ugaritic literature and Hebrew Bible. The following paper provides

a purely lexicographical analysis on the root rh≥m in the North-West Semitic context

and, specifically, in Ugaritic and biblical literature. Beyond the generic acknowledgement

of the human “visceral” aspect, this study demonstrates through some Ugaritic

texts the semantic evolution of the root. It won’t refer to motherhood as a compassionate

“visceral” condition, rh≥m is connected with the idea of “virginal womb”. In fact, the

word rh≥m in Ugaritic is metonymically translated by “girl” and the use of the noun as

goddess Anat’s epithet, “the virgin”, would seem to be a tight connection. This meaning

urges us to reconsider the semantic history of the term “mercy” that denotes a “feminine

childhood”, for which mercy becomes the "naive" aptitude of whom can forgive the

unforgivable.

KEYWORDS - Mercy, Ugarit, Baal, Hebrew Bible, Viscera.



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Titolo: "Lateranum n. 2/2015"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846510594
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

Introduzione

Nicola Ciola, Il Concilio Vaticano II. Una rilettura teologica in chiave prospettica a cinquant’anni dalla sua celebrazione

 

Relazioni

Santiago del Cura Elena, El Vaticano II como evento, doctrina y estilo. Su significado y entrelazamiento

Giuseppe Lorizio, Rivelazione, Scrittura, Tradizione

Giovanni Tangorra, Una categoria conciliare dibattuta: il “Popolo di Dio”

Severino Dianich, Primato e collegialità. L’eredità incompiuta del Concilio Vaticano II

Michael Paul Gallagher, The Church-World relationship in Gaudium et Spes: still relevant?

Antonio Mastantuono, La “pastoralità” del Vaticano II. Limite o risorsa?

Piergiorgio Grassi, Libertà di coscienza (GS, 2) e libertà religio¬sa (DH)

MichaelFuss, Globalizzazione delle religioni e dialogo. L’attualità della Nostra aetate

Lubomir Zak, Il cammino ecumenico aperto da Unitatis Redintegratio tra difficoltà e speranze: in dialogo con l’Ortodossia

Riccardo Burigana, In mezzo al guado? Il dialogo ecumenico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese e comunità della Riforma

 



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Titolo: "Paul Ricoeur: interrogare e interpretare la fede"
Editore: Lateran University Press
Autore: Francesca Brezzi
Pagine:
Ean: 2484300019357
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

Il tema in Ricoeur presenta una ricchezza di indagine, ancorché complessa in quanto molti tra gli interpreti e studiosi del pensiero ricoeuriano concordano nel considerare il filosofo “un passaggio obbligato” per l’esegesi e la filosofia, una delle poche voci che si propone di conciliare le ermeneutiche rivali, attuando “tra il filosofico e il religioso né confusione, né separazione”. Si vuole qui esaminare inizialmente il legame di Ricoeur con la fenomenologia e con la fenomenologia della religione, per scavare poi il nodo dei rapporti complessi tra ermeneutica filosofica e ermeneutica teologica e, di conseguenza, la stretta e imprescindibile correlazione tra la fede biblica e il movimento dell’interpretazione che la porta al linguaggio. Il saggio in conclusione sottolinea come lo sforzo del filosofo non sia mai stato semplicemente esegetico, ma si sia dispiegato dalla antropologia alla teologia, dalla giurisprudenza alla storia, senza dimenticare l’approccio psicoanalitico.

Parole chiave:

pensare Dio; ermeneutica; teologia; filosofia; poetica

Abstract

The relation between philosophy and theology in Ricoeur presents a wealth of research, albeit complex because many of the interpreters and scholars of Ricoeur’s thought agree that he is “a must” for exegesis and philosophy, one of the few voices that aims to reconcile the hermeneutical rivals, acting “neither confusion nor separation between the philosophical and the religious”. The article seeks to examine initially the link of Ricoeur with phenomenology and the phenomenology of religion, in order to then undo the knot of complex relationships between philosophical hermeneutics and theological hermeneutics and, as a consequence, the close and vital relationship between Biblical faith and the movement of interpretation that brings it to language. The essay points out in conclusion that the effort of the philosopher has never been merely exegetical, but has unfolded from anthropology to theology, and from law to history, without forgetting the psychoanalytic approach.

Keywords:

To think of God; hermeneutics; theology; philosophy; poetics



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Titolo: "Lautore e la trasmissione delle Meditationes vitae Christi in base a manoscritti volgari italiani (403-430)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Dàvid Falvay, Peter Tòth
Pagine:
Ean: 2484300019555
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

This article is a re-examination of two recent hypotheses concerning the origin and author of a popular Tuscan Franciscan narrative, the pseudo-Bonaventurean Meditationes vitae Christi. In a series of recent studies Sarah McNamer argued that the text was originally written in the Vernacular Italian by a Pisan nun whose composition is preserved in a short text she calls “Canonici version”. In response to her claims, the present paper provides a comparative analysis of some of the Latin sources and their quotations in the MVC and its most important Italian versions and rewritings including the Canonici too. In the light of these examinations the Canonici version does not seem to represent the Trecento Italian original of the MVC but rather one of its numerous fifteenth-century rewritings. So with the priority of the Canonici reconsidered, the present essay advocates another hypothesis and argues that the MVC was originally written in Latin at about 1300 by a little-known Tuscan spiritual, Jacobus of San Gimignano, whose name appears in a number of Italian manuscripts as the author of the work.



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Titolo: "La rivoluzione della misericordia in papa Francesco"
Editore:
Autore: Antonio Ascione
Pagine:
Ean: 2484300019142
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Tra rinnovamento e tradizione. 2. I precedenti. 3. Un nuovo “paradigma”?

4. La posta in gioco.

ABSTRACT - The “revolution” of mercy in pope Francis. The paradigm of mercy is the

key of pope Francis’ pontificate which continues the magisterium of his predecessors. The

Pope, however, calls the church to greater responsibility. This is not a new doctrine, but a

pastoral practice that through languages and “gestures” may escort the man in this time

in which hope is necessary.

KEYWORDS - Mercy, Reform, Pope Francis, Pastoral conversion, Theology of the

people.



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Titolo: "Monsignor Philippe Delhaye: dal concilio Vaticano II all'Humanae vitae"
Editore: Lateran University Press
Autore: Emanuele Avallone
Pagine:
Ean: 2484300021305
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Introduduzione

Nel mio lavoro di ricerca, seguendo il metodo storico analitico, ho interrogato dapprima le fonti edite (libri, diari conciliari, articoli sull’argomento), e poi quelle inedite: presso l’Arca-Archives du monde catholique (Université catholique de Louvain, in Belgio) si trova il fondo relativo a Philippe Delhaye e la Commission Théologique Internationale; presso la Biblioteca della medesima Università sono gli Archives de Gérard Philips (FPh); e infine l’Archivio Segreto Vaticano.

Dopo un breve excursus sulla sua vita, si cercherà di analizzarne il contributo alla teologia pre-, durante e post-conciliare, tracciando anche un breve sguardo sulle sue considerazioni sull’enciclica Humanae vitae1 e sul suo ruolo di Segretario Generale della Commissione Teologica Internazionale dal 1972 al 1990, anno della sua morte.

Nato a Namur il 17 febbraio 1912, licenziato in filosofia presso l’Università di Lovanio nel 1933, ottenne la licenza in teologia nel 1937, anno della sua ordinazione sacerdotale, presso l’Università Gregoriana di Roma. Presentò la sua tesi di dottorato in filosofia a Lovanio nel 1940; nel 1951 divenne dottore in teologia all’Istituto Cattolico di Lille, dove insegnava dal 1945.

Delhaye tentò di ricercare i fondamenti scritturistici della teologia morale, come mostrano i suoi studi apparsi nella rivista «Esprit et Vie», con la quale iniziò a collaborare già dal 1957. Tale intenzione accademica era già stata

da lui esposta nel primo periodo del suo insegnamento a Lille, in occasione di un articolo pubblicato nel 1953 nella «Revue des Sciences religieuses», intitolato La théologie morale d’hier et d’aujourd’hui2. Non temette di essere denunciato al Sant’Uffizio come corruttore della teologia classica, «comme un des représentants de la morale nouvelle, le situationisme»3. Non venne, infatti, mai condannato. Tra il 1959 e il 1966 si divise tra Lione e Montréal come docente di teologia morale. Nello stesso tempo partecipò attivamente alla preparazione e, in seguito, ai lavori del concilio Vaticano II; egli apparteneva alla cosiddetta “squadra belga”, la quale fu molto importante per gli orientamenti dottrinali di alcuni testi conciliari.

Fondata sulla Scrittura, sulla Tradizione della Chiesa, e soprattutto sugli autori della Scolastica come Tommaso d’Aquino, la ricerca teologica di Delhaye era abitata da una doppia preoccupazione: una volontà di articolare l’antico e il nuovo nella disciplina morale e l’attenzione permanente alla profonda unità della scienza teologica. La teologia morale era da considerare una disciplina teologica, per lo studioso belga, come le altre. La distinzione tra le diverse materie teologiche (diritto canonico, dogma, morale, spiritualità…) aveva condotto, infatti, alla separazione dell’agire cristiano che non poteva limitarsi ad un dominio teologico particolare. Le separazioni che hanno potuto condurre a delle opposizioni teologiche sono per lui rivelatrici della difficoltà della morale: lassismo da una parte, rigorismo dall’altra. Come la vita umana è una vita complessa e unificata (questa unità si traduce tradizionalmente nell’unione dell’anima e del corpo), così sarebbe stato difficile ridurre l’approccio a un solo dominio, giuridico o canonistico, per esempio, senza che l’approccio non divenisse inesatto. La prossimità del diritto e della morale ebbe certamente un effetto positivo, quanto almeno allo svilupparsi dell’interesse suscitato per la morale riguardo le basi del diritto. Una conseguenza del dibattito fu anche la difficoltà di classificare la virtù della carità nelle categorie giuridiche. Delhaye, guidato da una prospettiva globale della teologia morale, rilevava il posto principale e primordiale dell’amore al cuore della morale, non come un’isola, ma come una sorgente di una vita cristiana autentica.

[...]



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Titolo: "La traccia di Dio nella fenomenologia di Emmanuel Levinas"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giovanni Ferretti
Pagine:
Ean: 2484300019340
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

Dopo un breve accenno al rapporto tra tradizione ebraica e filosofia nel pensiero di Levinas, si delinea il particolare modo con cui egli, distanziandosi da Husserl e da Heidegger, ha assunto e rovesciato il metodo fenomenologico, con l’intenzione di elaborare una filosofica che permetta di salvaguardare la trascendenza o “esteriorità” altrui e soprattutto l’alterità o “santità” trascendente di Dio. Segue l’analisi delle due principali vie con cui Levinas ritiene di poter individuare lo schiudersi della trascendenza di altri e, nella loro “traccia”, la trascendenza di Dio. La prima, sviluppata soprattutto in Totalità e Infinito, passa attraverso la fenomenologia del “volto” che mi comanda incondizionatamente. La seconda, sviluppata soprattutto in Altrimenti che essere o al di là dell’essenza, passa attraverso la fenomenologia della soggettività responsabile d’altri in modo totalmente disinteressato. In entrambi i casi di Dio non si può parlare e a Dio non si giunge né sullo sfondo dell’essere (come inteso nella filosofia classica), né sullo sfondo della coscienza trascendentale (come intesa nella filosofia moderna) bensì solo sulla sfondo delle relazioni etico-metafisiche interumane. Si termina con l’accenno ad una possibile terza via, da Levinas non sviluppata: quella della gratuità dell’amore di altri.

Parole chiave:

Dio; fenomenologia; volto; soggettività; traccia

Abstract

After a brief reference to the relationship between Jewish tradition and philosophy in the thought of Levinas, the article delineates the particular way in which he, distancing himself from Husserl and Heidegger, seized and overturned the phenomenological method, with the intention of developing a philosophy that allows one to safeguard the transcendence or “externalities” of others and above all the otherness or transcendent “holiness” of God. Following the analysis of the two main routes by which Levinas believes to be able to individuate the disclosure of the transcendence of others and, in their “trace”, the transcendence of God. The first, developed especially in Totality and Infinity, passes through the phenomenology of the “face” that commands me unconditionally. The second, developed especially in Otherwise Than Being or Beyond Essence, passes through the phenomenology of responsible subjectivity of others in a totally disinterested way. In both cases one cannot speak of God, and to God we do not reach either from the background of being (as understood in classical philosophy), nor from the background of transcendental consciousness (as understood in modern philosophy), but only from the background of ethical-metaphysical, inter-human relations. The article ends with the mention of a possible third way, not developed by Levinas: that of the gratuity of the love of others.

Keywords:

God; phenomenology; face; subjectivity; trace



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Titolo: "La paternità secondo Teresa di Gesù"
Editore: OCD
Autore: Saverio Cannistrà
Pagine:
Ean: 2484300021251
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Ripercorrere la vita di Teresa di Gesù in riferimento

alla relazione con la figura paterna presuppone

l’implicazione dell’autorità, la Legge, la Parola, la

verità originaria, la strutturazione del desiderio.

Dopo la fuga dalla casa paterna e una fase di annichilazione,

di buio di un’identità frammentata, Teresa

muove i primi passi sotto la guida di un padre,

del suo “vero padre san Giuseppe”. In san Giuseppe,

discendente di Davide, che non rinnega la sua origine,

ma la riceve nella forma di una negazione di

se stesso, di una radicale obbedienza non al mondo,

ma all’Altro amato, l’articolo intravvede un’icona di

padre libero proprio perché profondamente obbediente,

capace dunque di trasmettere al figlio la propria

eredità, insinuando invece, nel caso particolare di

Teresa, il “lavoro” di trasmissione che ella ha dovuto

compiere da sola.

 

Benché non si tratti certamente di un tema secondario,

e nonostante l’oceanica bibliografia su santa

Teresa, ho l’impressione che il tema della paternità

finora non sia stato studiato in modo sufficientemente

ampio e approfondito (per non dire sistematico). Oggi

probabilmente sentiamo più urgente l’esigenza di interrogarci

sulla paternità, perché – almeno nel nostro mondo occidentale

– è una dimensione messa in discussione dai recenti cambiamenti

culturali e sociali. Già alla fine degli anni Sessanta

Lacan definiva il nostro tempo come l’epoca della “evaporazione

del padre”1. Un suo discepolo italiano parla del “complesso

di Telemaco”, quasi come contrapposto al “complesso

di Edipo”, dal momento che il padre, invece di essere visto

come temibile rivale, è piuttosto atteso come l’unica speranza

di riportare la Parola, e con essa l’ordine e la giustizia nella

patria invasa da prepotenti e usurpatori2. Insomma, dopo le

lotte degli anni Sessanta-Settanta contro la società e la famiglia

autoritaria, oggi si riflette sempre di più sui rischi di una

“società senza padre”. La vagheggiata società “fratriarcale” si è

rivelata in realtà ancora più problematica di quella patriarcale,

essendo dominata da una competitività orizzontale esasperata

tipica dei fratelli dove «il conflitto principale non è caratterizzato

dalla rivalità edipica, che contende al padre i privilegi del

potere e della libertà, ma dall’invidia fraterna verso il vicino,

il concorrente che ha avuto di più»3. La logica conclusione di

tale processo storico è che, piuttosto che cestinare il ruolo e la

figura del padre, è necessario ripensarli in una forma nuova,

più adeguata ai mutamenti culturali e antropologici del nostro

tempo.

Indubbiamente, il discorso sul padre non riguarda solo la

famiglia, ma ogni forma di comunità, non esclusa ovviamente

la comunità religiosa. Sappiamo quanto problematico sia diventato

l’esercizio della paternità sia in quanto superiori (o formatori)

nella vita religiosa, sia in quanto ministri ordinati nella più

ampia comunità ecclesiale. Pertanto, non possiamo far finta di

ignorare la complessa problematica antropologica, sociologica

e psicologica che si addensa intorno al tema della paternità, se

non vogliamo limitarci a ripetere pacificanti stereotipi.

Ma il discorso si fa ancora più radicale, se pensiamo che

anche il modo di concepire Dio e la relazione dell’uomo con

Lui sono strettamente collegati a una certa idea di paternità.

Perdita del padre e perdita di Dio sono esperienze collegate.

Com’è possibile pregare o quale Dio si può pregare in assenza

del Padre, quando – come diceva Jean Paul Richter – «ogni Io

è padre e creatore di se medesimo»? L’inevitabile conclusione

è che «noi siamo tutti orfani» e – secondo questo incunabolo

settecentesco del nichilismo contemporaneo – è Cristo stesso

che la trae di fronte alla vuota immensità, in cui non c’è nessun

«petto paterno» su cui appoggiare il capo per riposare4. Tutto

ciò, peraltro, non coincide sic et simpliciter con l’ateismo, quanto

con una problematizzazione dell’immagine tradizionale di Dio

e della relazione con Lui (ciò che si potrebbe definire un superamento

del teismo, ma questo è un altro discorso).

[...]



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Titolo: "Concilium 04-2015: L'essere umano al vaglio delle neuroscienze"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019074
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Editors: M.-T. Courau, R. Ammicht Quinn, H. Haker, M.-T. Wacker

 

Nel giro di qualche decennio le neuroscienze sono diventate un importante asse di sviluppo della ricerca che concerne non solo la conoscenza del cervello, ma anche la psicologia, la gestione delle emozioni, il vivere insieme. Quale progetto dell’umano vi si delinea? Gli stati mentali non sono altro che una pura produzione biologica del cervello, indipendenti da ogni altra realtà? Una cosa è certa: le neuroscienze attuali stanno facendo evolvere la modalità in cui noi vediamo, percepiamo e immaginiamo ‘essere umano, la coscienza – e dunque il modo di intendere e affrontare la nostra relazione con Dio, la nostra comprensione e il nostro discorso su Dio.

 

Parole chiave: cervello, mente, persona



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Titolo: "Una categoria conciliar e dibattuta: il Popolo di Dio"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giovanni Tangorra
Pagine:
Ean: 2484300019418
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Una teoria abbastanza condivisa è l’impossibilità di racchiudere la dottrina sulla Chiesa in una sola formula, ciò spiega i molteplici approcci e la difficoltà a comporre sintesi organiche soddisfacenti. La tradizione ci ha però consegnato un patrimonio consistente di immagini che consentono un autentico viaggio ecclesiologico. Alcune di esse hanno assunto un rilievo maggiore e sono scolpite nella memoria: popolo di Dio, corpo (sposa) di Cristo, tempio dello Spirito, società, sacramento, comunione1. Il fatto che ciascuna abbia una sua storia, una sua configurazione, e, più ancora, che siano tutte presenti nel Vaticano II, suggerisce il criterio della non esclusione. Tuttavia la tentazione di assumere uno strumento unico è forte, di modo che «l’ecclesiologia concepita secondo un sano ed equilibrato proposito integratore rimane, oggi, più una necessità sentita che una necessità soddisfatta»2.

Non è detto, comunque, che il lavoro debba sfociare in un’asettica neutralità, anche perché se non tutte si escludono, le varie nozioni non sono nemmeno sinonimi. Qui ci occuperemo del “popolo di Dio”, espressione ben conosciuta alla Scrittura, ai padri e alla liturgia, meno al tempo del Vaticano II, per cui la sua presenza, addirittura come titolo di un capitolo del suo De Ecclesia, desta una certa sorpresa. L’immagine dominante che emerge dagli stessi vota e dall’opinione pubblica di allora era il “corpo di Cristo”, impostasi con il magistero di Pio XII e già intervenuta a purificare le asperità della concezione societaria. La sorpresa è però solo relativa, perché vari autori avevano cercato di riportare l’attenzione su un’idea destinata a diventare centrale, e che in fase di recezione si è trasformata in una questione disputata. Scopo del mio intervento è di ricostruire questa storia seguendo la direttrice del Vaticano II, e sintetizzandola in tre atti: ascesa, decadenza e risalita.

1. Gestazione di un’idea

La visione classica è racchiusa nella nozione di societas. Intervenuta come forma di reazione, quasi in coincidenza con la nascita del trattato, essa ha assicurato beni come la visibilità, l’autonomia e l’unità, ma ...



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Titolo: "Il silenzio e Dio"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Amaladoss Michael
Pagine:
Ean: 2484300019135
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Dio sembra tacere quando le persone come Gesù o Giobbe si appellano a lui nella sofferenza. A volte quanti vogliono parlare di Dio sono costretti a stare in silenzio, perché Dio non è accessibile ai sensi e alla ragione concettuale. I mistici affermano che Dio è al di là di tutto ciò che si dice di lui. Quindi, di fronte a Dio possiamo stare solo in silenzio. Le tradizioni cinesi e indiane affermano anche un apofatismo epistemologico di tal genere. Ma il buddhismo è in grado di fare un passo ulteriore e di affermare persino un apofatismo ontologico, perché non vi è né un oggetto fisso di cui si può parlare né un soggetto fermo che può parlare. Così regna il silenzio.

Parole chiave: silenzio, Dio, religione



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Titolo: "Concilium 05-2015: Il silenzio. Nella spiritualità e nel discorso teologico"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019081
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

A cura di: Irarrázaval, Diego - Babi, Mile - Torres Queiruga, Andrés - Wilfred, Felix

 

Titolo: Il silenzio. Nella spiritualità e nel discorso teologico

 

Abstracts: La comprensione del silenzio ha vari aspetti: spirituali, ecclesiali, etici, affettivi, politici, filosofici. La realtà postmoderna è tormentata da rumori. Alle masse viene offerto di partecipare, di avere voce; ma vengono irreggimentate e messe a tacere. E tuttavia il “silenzio di Dio” può essere frutto della finitezza umana che non riesce a raggiungere una chiara comprensione di fronte all’infinita alterità di Dio. Questo numero di Concilium contiene tredici pietre miliari all’interno dello scenario contemporaneo. Sono come finestre sulla pratica ragionevole del silenzio. Vengono prese in esame la mistica cristiana (in esperienze come quelle di Taizé e del Kloster Gnadenthal, nel patrimonio spirituale benedettino, nelle comunità laicali del Sudamerica) e la millenaria pratica asiatica (hinduista, buddhista e altre); esse germogliano in contesti particolari e stimolano ricerche in altre regioni del mondo.

 

Parole chiave: silenzio, mistica, teologia



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Titolo: "Centro Vaticano II - Studi e Ricerche"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846511249
Prezzo: € 12.00

Descrizione:

INDICE

Fermina Álvarez Alonso, Il contributo ecclesiologico di Umberto Betti alla costituzione Lumen gentium

Marialuisa Lucia Sergio, Un teologo domenicano al concilio Vaticano II: p. Georges Cottier 

Emanuele Avallone, Monsignor Philippe Delhaye: dal concilio Vaticano II all’Humanae vitae 

 

Protagonisti

Leo Declerck, Le Diario conciliaire de monseigneur Pericle Felici 

 

Note e ricerche

Massimo Zorzinin, Giovanni Battista Montini arcivescovo di Milano (1955-1963): un’idea di Chiesa, le sue Chiese 

 

Recensioni

Fermina Álvarez Alonso, su Adriano Capriolili, Montini alla scuola di Agostino e Ambrogio. Chiamati alla santità, Morcelliana, Brescia 2014 

Philippe Chenaux, su Gianni La Bella, L’umanesimo di Paolo VI, Rubbettino, Soveria Mannelli 2015; e su Andrea Riccicciccardidi, Manifesto al mondo. Paolo VI all’ONU, Jaca Book, Milano 2015 

Caterina Ciriello, su Riccardo Burigana, Fratelli in cammino. Storia della Dichiarazione “Nostra aetate”, ETS, Milano 2015 

 

Segnalazioni

Monografie, strumenti di ricerca, nostre pubblicazioni, periodici monografici



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Titolo: "Le bio-agiografie di Bernardino da Siena e lagiografia degli Ordini mendicanti nel 400. A partire da un volume recente (583-608)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Letizia Pellegrini
Pagine:
Ean: 2484300019548
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

On the basis of a current Italian editorial project which publishes the 15th-century lives of Bernadine of Siena, the article offers a series of reflections on the “hagiographical case” of Saint Bernardine. It takes into account the chronology, different types and purposes of those lives (and also chanted Lauds) and examines the links between Bernadine’s biography, the event of the canonization and the later hagiographical writings about him. Finally, the author extends her research to the 15th-century hagiographical writings within and about the Mendicant Orders and their connection with the development of the biographical genre in the Italian humanistic culture.



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Titolo: "Predicare, celebrare e praticare la misericordia"
Editore:
Autore: Giuseppe Falanga
Pagine:
Ean: 2484300019203
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Il bisogno di un Padre-Madre nell’amore. 2. La chiesa casa di misericordia:

2.1. Predicare la misericordia; 2.2. Celebrare la misericordia; 2.3. Praticare la misericordia.

3. Ierusalem convertere.

ABSTRACT - Preach, celebrate and practise the mercy. As regards the mercy there is a

triple mission of the church. It has to preach the mercy, has to celebrate the mercy in the

liturgy of the sacraments, in particular in the penitence and in the eucharist, and it has to

practise the mercy in its pastoral approach. This article helps us to go through these paths

and remembers us that it’s always a path of conversion that starts and has to go on the dusty

ways of life. A “outbound” church, in fact, undertakes to meet the mankind, to serve

the mankind, and is sure the man’s flesh is the presence of incarnate God.

KEYWORDS - Mercy, Preach, Celebrate, Practise, Conversion.



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Titolo: "Giovanni Battista Montini arcivescovo di Milano (1955-1963): un'idea di Chiesa, le sue Chiese"
Editore: Lateran University Press
Autore: Massimo Zorzin
Pagine:
Ean: 2484300021329
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Prefazione

A quasi quarant’anni dalla scomparsa, la figura di Giovanni Battista Montini-Paolo VI (1897-1978) è stata oggetto di un rinnovato interesse da parte degli studiosi, se non altro perché, in questo interesse, ha profondamente inciso la Sua recente beatificazione, dello scorso 19 ottobre 2014. Ciò nonostante, l’immagine di Giovanni Battista Montini-Paolo VI si è spesso presentata sfocata, quasi dimenticata. È pur vero che Montini non ha mai cercato la popolarità, però mi ha molto colpito il fatto che sembrava come se fosse stato rimosso dall’immaginario collettivo, inghiottito in un cono d’ombra, eppure la sua azione nella Chiesa e nel mondo fu di primissimo piano.

La ricerca condotta affronta uno specifico periodo della vita di Giovanni Battista Montini: gli anni che vanno dal 1955 al 1963, quelli cioè del suo episcopato milanese, partendo da quella che è stata la sua infanzia, seguendone poi la formazione, la maturazione del pensiero e della fede, fino alla nomina ad arcivescovo di Milano ed all’arrivo nella diocesi milanese, il 6 gennaio 1955. La scelta del periodo studiato e analizzato è stata fatta a motivo di varie considerazioni: la necessità di indagare in profondità come avvenne e come si concretizzò il famoso Piano Montini, relativo alle nuove chiese, e nello specifico alle Ventidue Chiese per ventidue Concili.

Il Comitato per le nuove chiese vide la sua prima costituzione nel 1937, sotto l’episcopato del cardinale Schuster – dove inizialmente il Comitato si chiamava Pro Templi Nuovi –, e nella sua ricostituzione nel febbraio 1954, con la presidenza dell’Ing. Enrico Mattei, incidentalmente proprio alcuni mesi prima che Giovanni Battista Montini venisse nominato il nuovo arcivescovo di Milano. In seguito è stato preso in considerazione il Piano Montini per le nuove chiese nel suo sviluppo, cioè il periodo dal suo arrivo nella diocesi milanese fino al fatidico 21 giugno 1963, quando Giovanni Battista Montini veniva eletto pontefice. Ma soprattutto si è cercato di analizzare la sua più geniale e importante iniziativa, all’interno di questo Piano, cioè la costruzione di ventidue nuove chiese, con tutti gli aspetti religioso-pastorali, progettuali, finanziari, e della dedicazione di queste ventidue Chiese. Nella parte finale di questa ricerca si è voluto invece affrontare il tema di carattere spirituale, cristocentrico, ecclesiologico e pastorale – che soggiace a tutto questo impianto della tesi – tanto caro a Montini: «un’idea di Chiesa, le sue Chiese».

Lo studio è stato condotto seguendo tre principali campi d’azione: la copiosa e ricca bibliografia precedente, l’analisi degli scritti montiniani del periodo studiato, ed il reperimento di documenti d’archivio inediti presso l’Archivio Storico della diocesi di Milano. Per la tesi sono state utilizzate fonti edite ed inedite, relative ai documenti che riguardavano specificamente la costituzione, la struttura, l’attività del Comitato per le nuove chiese; le relazioni da, e per, l’arcivescovo; gli atti ufficiali e le iniziative. Tra i documenti inediti figurano diverse e interessanti carte relative ad articoli inediti, autografi scritti da Montini nel corso del suo episcopato, e ad alcuni carteggi riguardanti i rapporti intercorsi tra Montini e varie personalità del mondo cattolico, tutti legati alle nuove chiese.

Montini, pur affermando di avvertire la propria debolezza di fronte a un compito così impegnativo, come quello di reggere quella che è la diocesi più vasta del mondo, non si sottrasse all’impegno. Come arcivescovo di Milano seppe risollevare le precarie sorti della Chiesa lombarda in un momento storico difficilissimo, in cui emergevano i problemi economici della ricostruzione, l’immigrazione dal sud, il diffondersi dell’ateismo e del marxismo all’interno del mondo del lavoro.

Le nunuove chiese

«La Provvidenza ci ha destinati a vivere in un momento gravido di destini. Siamo responsabili anche verso i posteri. Oggi si decide per domani, forse per secoli. Se così è l’aiuto di Dio non può mancare»: l’impegno per le nuove chiese «è presente fin dai primi tempi dell’episcopato di Giovanni Battista Montini, e diventa subito una costante pastorale». L’11 gennaio 1955 – solo cinque giorni dopo l’insediamento nella diocesi di Milano – «l’Arcivescovo riceve la prima offerta in favore dell’Ufficio per le nuove chiese da parte della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, e tre giorni dopo presiede la prima riunione del Comitato Nuove Chiese». Già il 10 novembre 1954 Montini, all’indomani della nomina ad arcivescovo di Milano, aveva voluto ricevere a Roma il Comitato per le nuove chiese, e durante questo primo incontro aveva definito «urgente, imponente e d’indilazionabile soluzione» il problema delle nuove chiese.

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Titolo: "Considerazioni su ragione e fede nella prospettiva di John Henry Newman"
Editore: OCD
Autore: Giovanni Palmitessa
Pagine:
Ean: 2484300021237
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

La figura di John Henry Newman ha goduto di una

certa notorietà in Italia a partire dalla sua alquanto

recente beatificazione, proclamata da Benedetto XVI

nel settembre 2010 durante il suo viaggio in Inghilterra.

Un aspetto che ha fortemente caratterizzato il

suo pensiero è il rapporto tra fede e ragione, nonché

la ragionevolezza della fede. Ed è proprio l’analisi del

rapporto tra fede e ragione che rappresenta una delle

costanti nella sua riflessione, nonché un efficace

punto di riferimento per comprendere questo Autore.

Tuttavia non si comprenderebbe il pensiero di Newman

se non si tenesse conto del grande problema che

lo appassionò per tutta la vita e al quale riuscì a

dare risposta: quello della giustificazione razionale

della fede del semplice credente, ovvero il problema

della certezza. In lui c’è consapevolezza che è possibile

dare un assenso ragionevole alla fede cristiana, che

rivendica un’origine soprannaturale e presenta delle

verità che trascendono l’intelletto umano.

…ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori,

pronti sempre a rispondere a chiunque

vi domandi ragione della speranza che è in voi.

Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto… (1Pt 3,15)

 

Introduzione

Se volessimo con una frase riassumere la grande personalità

umana e culturale nonché lo stile di vita del

beato cardinale John Henry Newman (21 aprile 1801

– 11 agosto 1890), non troveremmo di meglio che

quella succitata. Difatti, l’intento centrale del suo pensiero è

la giustificazione riflessa e metodica della razionalità della fede

cristiana del semplice credente1.

La figura di John Henry Newman ha goduto di una certa

notorietà in Italia a partire dalla sua alquanto recente beatificazione,

proclamata da Benedetto XVI nel settembre 2010

durante il suo viaggio in Inghilterra. Dietro questa felice ricorrenza

molte sono state le pubblicazioni d’occasione, atte a divulgare

l’opera e la figura del cardinal Newman, la cui vicenda

di convertito e la cui produzione culturale hanno, in Italia, un

pubblico ancora modesto. Eppure vi sono testi e ricerche che

non nascono specificamente per questa occasione e che hanno

il merito di scandagliare in profondità la proposta culturale

del convertito oxoniense, facendone emergere l’originalità

e fecondità teorica oltre che la vasta conoscenza teologica e

storica. Ultimamente, invece, stiamo assistendo a un interesse

notevole circa lo studio dell’opera di Newman che ha visto in

quest’ultimo periodo considerevoli pubblicazioni. E crediamo,

come evidenzia Callegari, che «uno dei motivi che hanno portato

alla recente rivalutazione del pensiero di Newman è stata

la crisi contemporanea della idea di scienza derivata appunto

dal sistema newtoniano»2.

Sicuramente, quindi, molto è stato scritto su questo eminente

pensatore e scrittore, come qualcuno l’ha definito, apologeta,

teologo, poeta, sacerdote, educatore, giornalista, polemista, storico.

Newman è una personalità intellettualmente talmente poliedrica

e ricca di sfaccettature che non è possibile sintetizzare

il suo pensiero filosofico, teologico, apologetico, storico in un

sistema unitario. Non è possibile perché il suo stesso modo di

procedere non è mai stato sistematico, ma si è sempre lasciato

guidare dagli avvenimenti interiori ed esterni.

Il nostro intento, quindi, non sarà quello di fare una trattazione

sistematica ed esaustiva di questo singolare Autore, peccheremmo

di presunzione, ma di evidenziare un aspetto che ha

fortemente caratterizzato il suo pensiero: il rapporto tra fede

e ragione, nonché la ragionevolezza della fede. Ed è proprio

l’analisi del rapporto tra fede e ragione che rappresenta una

delle costanti nella sua riflessione, nonché un efficace punto

di riferimento per comprendere questo Autore.

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Titolo: "San Giuseppe e la vita consacrata"
Editore: OCD
Autore: Tarcisio Stramare
Pagine:
Ean: 2484300021275
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

L’articolo sviluppa il rapporto san Giuseppe–vita

consacrata alla luce dell’Esortazione apostolica Vita

consecrata di Giovanni Paolo II, evidenziando gli

innumerevoli accostamenti tra il “fece” di Giuseppe

(Mt 1,24) e l’essenza della vita consacrata, la quale

ha in Giuseppe, “insieme con Maria”, il suo naturale

modello. Come si vedrà, il focus su san Giuseppe

non adombra minimamente la presenza di Maria,

anzi, il loro vincolo di comunione e di aiuto reciproco

viene a significare, nella fattispecie per i consacrati,

anche un modo di vivere insieme la missione per cui

si è stati chiamati.

 

1. Anno della vita consacrata

è trascorso un anno dalla conclusione dell’Anno della

vita consacrata (30 novembre 2014 – 2 febbraio 2015),

indetto da papa Francesco in occasione del 50° anniversario

della Costituzione

Chiesa, che nel cap. VI tratta dei Religiosi, come pure del Decreto

Perfectae caritatis sul rinnovamento della vita religiosa.

Papa Francesco affida l’Anno della vita consacrata a Maria,

«la Vergine dell’ascolto e della contemplazione», qualità pienamente

condivise dal suo sposo san Giuseppe. La presenza

di Maria, infatti, richiama necessariamente quella di san Giuseppe.

Poiché i religiosi devono apprendere «la mistica di vivere

insieme, che fa della nostra vita un santo pellegrinaggio», san

Giuseppe non è separabile da Maria, avendo egli «sostenuto

la sua sposa nella fede della divina annunciazione… posto per

primo da Dio sulla via della peregrinazione della fede, sulla quale

Maria – soprattutto dal tempo del Calvario e della Pentecoste –

andrà innanzi in modo perfetto»1.

2. Il primato della vita interiore

Nell’Esortazione apostolica Redemptoris custos, Giovanni

Paolo II dedica un capitolo a “Il primato della vita interiore”

e afferma, riferendo un’omelia di Paolo VI, che è appunto

nella «sua insondabile vita interiore» che trova la sua ragione

adeguata «il sacrificio totale, che Giuseppe fece di tutta la sua

esistenza alle esigenze della venuta del Messia nella propria

casa» (n. 26). Il «sacrificio totale» di Giuseppe affiora nel momento

in cui Dio, attraverso il ministero angelico, «lo chiamò

ad essere il Custode del Redentore»; subito egli «fece come gli

aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa»

(Mt 1,24). «Egli la prese in tutto il mistero della sua maternità,

la prese insieme col Figlio che sarebbe venuto al mondo per dogmatica Lumen Gentium sulla

opera dello Spirito Santo: dimostrò in tal modo “una disponibilità

di volontà, simile a quella di Maria”, in ordine a ciò che

Dio gli chiedeva per mezzo del suo messaggero» (n. 3).

Siccome non è possibile trattare della persona consacrata

senza tenere costantemente presente l’Esortazione apostolica

Vita consecrata di Giovanni Paolo II, svilupperemo questo argomento

alla sua luce, evidenziando gli innumerevoli accostamenti

tra il “fece” di Giuseppe e l’essenza della vita consacrata,

la quale ha in Giuseppe, “insieme con Maria”, il suo naturale

“modello”.

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Titolo: "Un teologo domenicano al concilio Vaticano II: p. Georges Cottier"
Editore: Lateran University Press
Autore: Marialuisa Luciuciucia Sergio
Pagine:
Ean: 2484300021299
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Da «Sainint-Maximinin» al concilincilincilincilincilio: mondndo operaio e prospspettive pastoralili

Il p. Georges Marie Cottier ha incarnato perfettamente la figura dell’esperto religioso che, insieme con i padri conciliari, ha contribuito alla determinazione degli indirizzi culturali e teologici della maggioranza assembleare favorendo, nella Chiesa dell’immediato post-concilio, l’apertura di nuovi orizzonti di ricerca teologica e di nuovi sentieri di dialogo con la società contemporanea.

Entrato nell’Ordine Domenicano nel 1945, dopo aver svolto gli studi filosofici e teologici presso l’Angelicum di Roma fino al 1952 e aver conseguito il Baccellierato in Filosofia e la Laurea in Teologia, il p. Cottier approfondisce a Ginevra, accanto all’abate Charles Journet, gli studi filosofici e teologici, discutendo nel 1959 la tesi di Dottorato su L’ateismo del giovane Marx e le sue origini hegeliane presso la Facoltà di Lettere dell’Università della stessa città1.

In questo stesso periodo Cottier vive uno degli incontri umanamente e spiritualmente più importanti della propria vita, quello con i Piccoli Fratelli di Gesù di p. René Voillaume e, tramite essi, con il confratello domenicano Jacques Loew, prete-operaio al porto di Marsiglia, e fondatore della Mission ouvrière Saints-Pierre-et-Paul (MOPP).

Queste importanti realtà di rinnovamento ecclesiale della Chiesa francese avevano condiviso significative esperienze di formazione presso Saint-Maximin, lo studium domenicano della provincia di Tolosa dove il p. Cottier teneva i corsi sul marxismo e, soprattutto, dove esse avevano trovato un comune punto di riferimento e di appoggio nell’arcivescovo di Aix-en-Provence Charles de Provenchères.

Nel 1947 il prelato aveva sostenuto la formazione della prima fraternità operaia dei Piccoli Fratelli di Gesù2, i quali avevano ormai maturato la vocazione a una vita contemplativa non più condotta nel deserto, ma nel mondo dei poveri e dei lavoratori salariati3, mentre nel 1955 aveva autorizzato l’istituzione della MOPP per l’evangelizzazione della classe operaia e la formazione dei sacerdoti provenienti dal proletariato di fabbrica, promossa da Loew dopo la dolorosa conclusione della vicenda dei preti-operai4.

Non a caso monsignor de Provenchères, giunto nel 1945 alla guida dell’arcidiocesi di Aix proprio su sollecitazione dell’allora nunzio a Parigi Angelo Roncalli5, aveva risposto con slancio alle domande di cambiamento che avrebbero poi caratterizzato il pontificato giovanneo.

D’altra parte i temi della Chiesa “povera e servente” vicina agli umili, l’ascolto delle ragioni dei non credenti – fra le masse scristianizzate della società secolare – e il dialogo interreligioso erano le grandi preoccupazioni pastorali dell’arcivescovo fin dai primi anni del suo ministero episcopale.

Le lettere pastorali, quali Sur l’amour de l’Église (1948), Sur la Foi en l’Église (1954) e Toute l’Église doit être missionnaire (1960), come anche le prefazioni ad alcuni testi particolarmente significativi per il progresso del pensiero ecumenico (ad esempio Les Juifs dans la catéchèse chrétienne6 di Paul Démann nel 1952), testimoniano un costante percorso di apertura e di prossi

mità alle nuove forme di apostolato e di amicizia interreligiosa che animano la Chiesa francese del secondo dopoguerra.

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Titolo: "IL TEMPO DEI MAGI E IL REGNO DI GASPARE"
Editore:
Autore: Ezio Albrile
Pagine:
Ean: 2484300018978
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. I tre Re. 2. Gondophares. 3. Aramaica iranica. 4. Araldica. 5. Onirica. 6. Il Tempo dei Magi.

 

ABSTRACT - The Time of the Magi and Gaspar’s Kingdom. The Gospel of Matthew is

the only one of the four Canonical Gospels to mention the Magi, states that they came

“from the East” to worship the Christ. Although the account does not tell how many they

were, the three gifts led to a widespread assumption that they were three as well.The traditions

of the Magi are propagated and passed on by Aramaic Christianity, the religious

milieu linked with Iranian lore. Gaspar appears in the apocryphal Act of Thomas as Gondophares.

In the beginning Gondophares is a Indo-Parthian king, and his dynasty represented

the house of Suren, highest of the first five families of Arsacid Iran. Gondophares’

coat of arms is the astral sign of Mercury. One element that distinguishes him as an expert

in Astrological things. In Western paintings Gaspar will be the youngest Magus of black

skin. A fact linked to the influence of Mediaeval Letter of Prester John.

 

KEYWORDS - Evangelical Magi, Zoroastrianism, Apocrypha, Christian Iconography,

Ancient Astrology.



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Titolo: "IL RITRATTO LUCANO DI MARIA DI MAGDALA"
Editore:
Autore: Antonio Landi
Pagine:
Ean: 2484300018985
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. La diakonía femminile di Gesù (Lc 8,1-3). 2. Dalla Galilea al luogo

del Cranio: la sequela fedele delle donne (Lc 23,49.55-56): 2.1. Testimoni del Crocifisso

(Lc 23,49); 2.2. Testimoni della sepoltura (Lc 23,55-56). 3. Maria di Magdala e le altre:

testimoni della risurrezione (Lc 24,1-12): 3.1. La tomba vuota (Lc 24,1-3); 3.2. L’annuncio

della risurrezione (Lc 24,4-8); 3.3. La testimonianza delle donne e la corsa di Pietro (Lc

24,9-12). 4. Conclusioni.

 

ABSTRACT - The Luke’s portrait of Mary Magdalene. In the world of characters from

Luke’s work, the figure of Mary from Magdala always fills a significant role that is often

misunderstood or misrepresented. Thanks to the help of the technique of characterization

that developed in research of narratology, we consider the present study in order to review

the rhetorical-narrative function that the author gives Mary: she is depicted as the disciple

who, with other women, follows Jesus faithfully from his preaching in Galilee to his appearance

after the resurrection. In fact, in Luke’s account, Mary Magdalene has the function

to testify and to ensure continuity between the crucified Jesus and the risen Christ.

 

KEYWORDS - Mary from Magdala, Gospel of Luke, Discipleship, Witness, Characterization.



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Titolo: "BERTRANDO SPAVENTA PRECURSORE DI CROCE E GENTILE"
Editore:
Autore: Gaetano Origo
Pagine:
Ean: 2484300019012
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Lo svolgimento della storia filosofica secondo Spaventa. 2. Spaventa,

Croce e Gentile a confronto. 3. Metodo logico e metodo critico usato da Spaventa in filosofia.

4. Il manoscritto del 1856. 5. Una partitura interessante bruniana: Vico. 6. La genesi

della filosofia dello Spirito. 7. Prospettive.

 

ABSTRACT - Bertrando Spaventa, forerunner of Croce and Gentile. Spaventa’s philosophy

presents itself essentially as a method of research on the free Thinking and on the

not-definitive Being, and it is different from Hegel’s philosophy because the thought

doesn’t die out in the Nihilism in the opposition to the thought, but it is different from it.

Croce and Gentile have the same purposes, they carry on the Spaventa’s ideas. They give

previous said questions a suitable solution by independent and completely different

answers from the next fate of Being and of Thinking.

 

KEY WORDS - The Thinking, The Being, To Distinguish oneself, To Die out, The

Nihilism.



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Titolo: "GLI IONICI NELL'ANALISI EPISTEMOLOGICA DI KARL POPPER"
Editore:
Autore: Dario Sessa
Pagine:
Ean: 2484300019029
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. La griglia di lettura popperiana. 2. Talete e Anassimandro. 3. Anassimandro

fu uno scienziato? 4. Anassimene. 5. La tradizione critica segreta degli antichi.

6. Conclusioni.

 

ABSTRACT - The “Ionic school” in the Karl Popper’s epistemologic analysis. According

to Popper, the Ionic school was the cradle of the traditional Western criticism. Thales

provided an example of a “general theory of the knowledge” and he using a hypothetical

conjectural support. Anassimandro used speculative and critic arguments and came to a

true theory of the earth’s shape and identified the arché in the àpeiron. Finally thanks to

Anassimene, theorization had a new and greater concreteness, since the abstract and

unlimited àpeiron was replaced by air (pneuma), certainly closer to the common sense.

The author emphasizes Popper’s deep admiration for the Ionic school, which was the first

where pupils used to criticize their masters and to go beyond the concept of “doctrine”,

in favour of more hypothesis in the context of a debate in order to pursue a perfectible

and never exhausted knowledge. At last the tradition of the “bold conjectures and of free

criticism” started and they became the forces of Popper’s epistemology.

 

KEYWORDS - Archè, Critical tradition, Primacy of the question, Hypotheticaldeductive

method, Conjectures and refutations.



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Titolo: "PECCATO ORIGINALE E DOGMA DEL'LIMMACOLATA CONCEZIONE"
Editore:
Autore: Alfonso Langella
Pagine:
Ean: 2484300019036
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

e Weimer: 2.1. Il peccato originale come “coacervo di male provocato dall’uomo”;

2.2. La redenzione come “controazione di Dio” al peccato: Israele e Maria. 3. Valutazioni conclusive.

 

ABSTRACT - Original sin and the dogma of the immaculate conception. The proposal of

Gerhard Lohfink and Ludwig Weimer. The change in contemporary theology about the

doctrine of original sin, in light of the scientific evolutionist theories, of the anthropological

turn in theology and of the new perspectives in exegesis of Gen 3, induces one to

rethink the doctrine of the immaculate conception of Mary, traditionally presented as immunity

from the original sin. Many authors of the postconciliar age have rather marked

the positive mean of the marian dogma, understanding it as the affirmation of the total

holiness of Mary, without insisting on exceptional nature of her privilege. In particular,

Gerhard Lohfink and Ludwig Weimer, in their Mary not without Israel, offer a new idea of

the immaculate conception: it consists in the realization in the person of Mary of the slow

walk of humanity and of Israel (in particular of the “small remnant”), that, in spite of the

“world sin” and the infidelity to God’s design, stays freely faithful to the grace of God.

 

KEYWORDS - Mary, Mariology, Original sin, Immaculate Conception, Israel.



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Titolo: "Asprenas"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300018961
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

EDITORIALE

 

Nell’Udienza generale del 15 aprile 2015, in piazza San Pietro, papa

Francesco ha dedicato la catechesi del mercoledì a un aspetto centrale del

tema della famiglia: il grande dono che Dio ha fatto all’umanità con la

creazione dell’uomo e della donna e con il sacramento del matrimonio. La

differenza tra uomo e donna non è finalizzata alla contrapposizione o alla

subordinazione, ma alla comunione e alla generazione, sempre a immagine

e secondo la somiglianza di Dio. Il papa ha ricordato che l’essere umano

ha bisogno della reciprocità tra uomo e donna. Senza l’arricchimento

vicendevole nella relazione maschio-femmina – nel pensiero e nell’azione,

negli affetti e nel lavoro, come anche nella fede – i due non possono nemmeno

capire fino in fondo che cosa significhi essere uomo e donna.

Segue la critica all’ormai ben nota teoria del Gender, una vera e propria

“ossessione” nella cultura e nella società civile, soprattutto in Occidente.

Papa Francesco, infatti, ha così spiegato: «La cultura moderna e

contemporanea ha aperto nuovi spazi, nuove libertà e nuove profondità

per l’arricchimento della comprensione di questa differenza. Ma ha introdotto

anche molti dubbi e molto scetticismo. Per esempio, io mi domando,

se la cosiddetta teoria del Gender non sia anche espressione di una frustrazione

e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale

perché non sa più confrontarsi con essa. Eh, rischiamo di fare un

passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la

soluzione. Per risolvere i loro problemi di relazione, l’uomo e la donna

devono, invece, parlarsi di più, ascoltarsi di più, conoscersi di più, volersi

bene di più. Devono trattarsi con rispetto e cooperare con amicizia.

Con queste basi umane, sostenute dalla grazia di Dio, è possibile progettare

l’unione matrimoniale e familiare per tutta la vita. Il legame matrimoniale

e familiare è una cosa seria, e lo è per tutti, non solo per i credenti.

Vorrei esortare gli intellettuali a non disertare questo tema, come se fosse

diventato secondario per l’impegno a favore di una società più libera e più

giusta».

La critica alla teoria del Gender come “non senso”, ossia quale ideologia

culturale del nostro tempo, ritorna nell’indagine di ‘Abd Al Sabur

TURRINI, direttore generale della COREIS. L’autore rilegge il rapporto tra

uomo e donna secondo il dettato del Corano. Nella visione antropologica

del libro sacro dell’islam, infatti, il maschio e la femmina sono due entità

donate dallo stesso Creatore. Quest’unità nella diversità non può essere annullata

per ragioni culturali e convenienze sociali. Turrini tiene a precisare

che l’impegno di tutte le religioni è proprio quello di salvaguardare la

differenza tra uomo e donna come dono e risorsa per l’umanità.

In questo fascicolo doppio la nostra Rivista propone in apertura lo

studio a carattere filologico e storico-religioso di Ezio ALBRILE sul regno

di Gaspare a partire dalla citazione dei Magi in Mt 1,12. Dal XIV secolo,

il mago “africano” diventerà Gaspare, che è tradizionalmente presentato

come il re dell’India o dell’Asia. Nello studio successivo, a carattere biblico

– Il ritratto lucano di Maria di Magdala –, il professore Antonio

LANDI, attraverso un’indagine esegetico-narrativa, riassume i tratti originali

di una vera discepola di Gesù Cristo. Segue poi l’articolo di Luciana

SIOTTO, iconografa, su L’icona e la bellezza di Dio. Il tutto nel frammento.

Viene qui sottolineato lo stretto legame tra teologia, arte e bellezza per contemplare

il mistero di Dio. L’icona è la rivelazione di quel Mistero del “tre

volte Santo” che in Cristo Gesù si è dato per sempre un volto umano.

Sono poi pubblicate ben quattro Note. La prima è di Gaetano ORIGO

su Bertrando Spaventa precursore di Croce e Gentile. La seconda è di

Dario SESSA circa Gli Ionici nell’analisi epistemologica di Karl Popper.

Segue la riflessione di Alfonso LANGELLA a proposito del Peccato originale

e del dogma dell’immacolata concezione secondo la proposta di Gerhard

Lohfink e Ludwig Weimer. L’ultima, già citata in partenza, riguarda la teoria

del Gender nella tradizione coranica.

Interessanti i due interventi nella sezione Rassegne&Figure. Il primo è

presentato da Michele GIUSTINIANO e riguarda l’incontro ecumenico proposto

dalla CEI sul rapporto tra ebraismo e cristianesimo a partire dal nome

dell’Eterno – il Dio unico – invocato assieme da ebrei e cristiani. Il secondo

è dedicato a Liturgia ed evangelizzazione e tiene conto del congresso

organizzato dall’Ufficio Liturgico Nazionale della CEI presso l’Università

Gregoriana. Il professore Giuseppe FALANGA offre un resoconto preciso

e suggestivo su questo binomio che richiede maggiori approfondimenti e

attualizzazioni. Celebrare in modo autentico vuol dire dare testimonianza

della propria fede, visto che rito e vita non possono essere separati. Solo

riscoprendo l’umanità della liturgia è possibile accogliere in essa il mistero

della fede che è celebrato.

Ci auguriamo, come sempre, di aver reso un umile ma utile servizio ai

nostri lettori, a vantaggio dei quali offriamo il nostro contributo alla ricerca

e all’aggiornamento teologico.

LUIGI LONGOBARDO



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