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Ebook - Ebook - Riviste



Titolo: "Archivum Franciscanum Historicum"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019524
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

INDEX

 

Discussiones et Documenta

Dávid Falvay - Péter Tóth. – l’autore e la trasmissione delle Meditationes vitae Christi in base a manoscritti volgari italiani 

Juri Leoni, OFM. – Tra osservanza e Controriforma. Le Costituzioni dei monasteri di s. Chiara e di s. Maria della Ripa di Forlì 

Cayetano Sánchez Fuertes, OFM. – relaciones de Diego de Chinchón OFM sobre la persecución de los cristianos de edo (Tokyo) y Arima (1612-1614)

Gisela Fleckenstein, oFS. – Deutsche Franziskaner im Ersten Weltkrieg

 

Miscellanea

Letizia Pellegrini. – le bio-agiografie di Bernardino da Siena e l’agiografia degli ordini mendicanti nel ’400. a partire da un volume recente

Donatella Bellardini - Claudia Costacurta. – Sancti Isidori Visitatio Apostolica (1663). i Frati Minori irlandesi a roma dopo Luke Wadding

 

Summaria

Recensiones

Alexandri De HaleS Quaestiones disputatae de lapsu angelorum ac protoparentum. – (Emmanuel Bain) Salto Solá, Carlos Esteban [OFM]. – la función del deseo en la vida

espiritual según Buenaventura de Bagnoregio. – (Johannes Baptist Freyer)

Sander, elbieta, OSC. – Bogosawiona Salomea i klasztory klarysek w zawichocie, Skale i krakowie do konca xv wieku [Beata Salomea e i monasteri delle clarisse a zawichost, Skaa e kraków fino al xv secolo]. – (Bogdan Fajdek)

Roest, Bert. – Franciscan learning, Preaching and Mission c. 1220- 1650. – (Rafael Sanz)

Raimundi Lulli opera latina 44, ars inventiva veritatis. – (Coralba Colomba)

Serpico, Fulvia (a cura). – Gemma lucens. Giacomo della Marca tra devozione e santità. – (remo Guidi) Muzzarelli, Maria Giuseppina (ed.). – From Words to deeds. The effectiveness

of Preaching in the late Middle ages. – (Filippo Sedda)

Vosding, Lena (hg.). – Teiledition und historische einordnung der nürnberger klarissenchronik (um 1500). – (Paul Zahner) henarez díaz, Francisco. – Los misterios de la vida de Cristo en la

predicación de franciscanos españoles del Siglo de oro (1545-1655). – (Rafael Sanz)

 

Notae bibliographicae

Libri ad nos missi

Index alphabeticus

Tabula materiarum

Index auctorum anni 2015



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Titolo: "Sancti Isidori Visitatio Apostolica (1663). I Frati Minori irlandesi a Roma dopo Luke Wadding (609-630)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Donatella Bellardini - Claudia Costacurta
Pagine:
Ean: 2484300019531
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

In 1663, six years after Luke Wadding’s death, the Roman Collegio S. Isidoro had to undergo an Apostolic Visitation. The remaining acts not only show how the material construction of the church and friary had progressed since its foundation in 1622. The investigation also reveals deep dissent among the friars: on one hand, the Irish provinces were not equally represented among the leadership of the college; on the other hand, Wadding’s epigones, Francis O’Molloy and Francis Harold, seem to have polarized the community. The texts are transcribed from the copy preserved in the Vatican Secret Archives.



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Titolo: "Deutsche Franziskaner im Ersten Weltkrieg (555-581)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Gisela Fleckenstein OFS
Pagine:
Ean: 2484300019586
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

During World War I, many of the German Franciscans became involved in the war events: as soldiers, paramedics or military chaplains. Some of their convents served as hospitals. Therefore, it became more and more difficult to maintain the ordinary religious observances, and some habits adopted during the war (smoking, use of money…) led to lasting changes in the individual life style of the friars. Most of the German Franciscans were far from any pacifistic attitude which would have questioned the war as such. These and more topics are treated in this short survey, making use of contemporary sources.



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Titolo: "Il cammino ecumenico aperto da Unitatis Redintegratio tra difficoltà e speranze: in dialogo con lOrtodossia"
Editore: Lateran University Press
Autore: Lubomir Zak
Pagine:
Ean: 2484300019470
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Introduzione

Se vi è un documento del Vaticano II elaborato e votato in un momento e in un clima straordinariamente favorevoli dal punto di vista storico-ecclesiale, questo è il decreto sull’ecumenismo. Allo stesso tempo, se vi è un tema che, durante le discussioni degli schemi preparatori dell’Unitatis redintegratio, si è letteralmente materializzato davanti agli occhi dell’assemblea conciliare, manifestando importanza e attualità di prim’ordine, questo è il tema riguardante l’atteggiamento della Chiesa cattolico-romana nei confronti delle Chiese orientali non cattoliche.

Infatti, proprio nel periodo dell’ultima e decisiva fase di gestazione del decreto1 - ossia a partire dalle riunioni di febbraio e marzo del 1964, durante le quali il Segretariato per l’unità dei cristiani, aiutato da alcuni membri delle Commissioni per la Chiesa orientale e per la Dottrina, conferisce al documento il suo aspetto quasi definitivo, fino alle ultime votazioni (nei giorni 10, 11 e 14 novembre) e all’ultimo scrutinio (20 novembre) - iniziano a comparire e a moltiplicarsi quei concreti gesti del “dialogo della carità” tra Paolo VI e Atenagora, patriarca di Costantinopoli, che suscitano stupore e gioia e che vengono colti dai padri conciliari come segni dell’approssimarsi di un’epoca nuova, quella della ritrovata fraternità tra cattolici e ortodossi.

La prima parte del terzo capitolo dell’Unitatis redintegratio (cf. nn. 14-18), in cui il Vaticano II si esprime a proposito delle Chiese orientali non cattoliche, è scritta, discussa e votata sotto l’influsso, anche emotivo, di questi inauditi eventi, molto promettenti - come fece capire lo stesso Paolo VI appena tornato dal pellegrinaggio in Terra Santa, dove si era incontrato con Atenagora2 - per il futuro delle relazioni cattolico-ortodosse. Non sorprende, perciò, se il titolo della prima parte recita: De ecclesiarum orientalium peculiari consideratione, preannunciando - cosa che, invece, non succede nella seconda parte, dedicata alle Chiese e comunità ecclesiali della Riforma (cf. UR nn. 19-23: De ecclesiis et communitatibus ecclesialibus in Occidente seiunctis) - una trattazione elaborata in spirito di apprezzamento, vicinanza e apertura del tutto speciali nei confronti dell’Oriente non cattolico3.

Il susseguirsi, nel dopoconcilio, di concreti e, insieme, simbolici dimostrativi gesti del “dialogo della carità” tra Roma e Costantinopoli impronta fortemente anche i primi anni della ricezione - da parte della Chiesa cattolico-romana e della sua teologia - del decreto sull’ecumenismo, in particolare dei passaggi riguardanti le Chiese orientali non cattoliche. Ciò è inevitabile: la straordinaria rilevanza di eventi come la contemporanea abolizione (il 7 dicembre 1965, alla vigilia della chiusura del Vaticano II) delle scomuniche del 1054, lo scambio di visite tra Roma e Costantinopoli nel 1967, la restituzione all’Oriente di alcune importanti reliquie (tra cui quella di sant’Andrea), il gesto di umiltà di Paolo VI, che nel dicembre 1975 bacia i piedi al metropolita Melitone, rappresentante del patriarcato di Costantinopoli, e altri accadimenti ...



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Titolo: "Tra Osservanza e Controreforma. Le Costituzioni dei monasteri di s. Chiara e di s. Maria della Ripa di Forlì (431-484)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Juri Leoni, OFM
Pagine:
Ean: 2484300019562
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

The life of the monastic communities of the Second Franciscan Order, apart from the Rules of 1253 and 1263, was governed by Ordinationes, Constitutiones or Observances. This practice of relying on Ordinances or Constitutions started within the reform movement of the Observance. In this article, the author offers the edition of two unpublished Constitutions written in the sixteenth century for two monasteries of Poor Clares of the city of Forlì (Italy, Emilia-Romagna): the Monastery of St. Clare and the Monastery of “Santa Maria della Ripa”, also known as “Della Torre”. These documents provide valuable information on the history of the two monasteries: in the first case (Saint Mary), the text sheds light on several disciplinary problems in 1530; whereas in the second (Saint Clare), it witnesses to the involvement of the post-Tridentine local Ordinary who issues a very balanced set of norms.



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Titolo: "In mezzo al guado?"
Editore: Lateran University Press
Autore: Riccardo Burigana
Pagine:
Ean: 2484300019487
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

«Alla luce del cammino di questi decenni, e dei tanti esempi di comunione fraterna tra luterani e cattolici di cui siamo testimoni, confortati dalla fiducia nella grazia che ci viene donata nel Signore Gesù Cristo, sono certo che sapremo portare avanti il nostro cammino di dialogo e di comunione, affrontando anche le questioni fondamentali, come anche nelle divergenze che sorgono in campo antropologico ed etico. Certo, le difficoltà non mancano e non mancheranno, richiederanno ancora pazienza, dialogo, comprensione reciproca, ma non ci spaventiamo! Sappiamo bene - come più volte ci ha ricordato Benedetto XVI - che

«Alla luce del cammino di questi decenni, e dei tanti esempi di comunione fraterna tra luterani e cattolici di cui siamo testimoni, confortati dalla fiducia nella grazia che ci viene donata nel Signore Gesù Cristo, sono certo che sapremo portare avanti il nostro cammino di dialogo e di comunione, affrontando anche le questioni fondamentali, come anche nelle divergenze che sorgono in campo antropologico ed etico. Certo, le difficoltà non mancano e non mancheranno, richiederanno ancora pazienza, dialogo, comprensione reciproca, ma non ci spaventiamo! Sappiamo bene - come più volte ci ha ricordato Benedetto XVI - che l’unità non è primariamente frutto del nostro sforzo, ma dell’azione dello Spirito Santo al quale occorre aprire i nostri cuori con fiducia perché ci conduca sulle vie della riconciliazione e della comunione».

Mi piace iniziare questa mio contributo con le parole di papa Francesco, pronunciate il 21 ottobre 2013, in occasione dell’udienza alla delegazione della Federazione Luterana Mondiale e ai rappresentanti della Commissione per l’unità luterano-cattolica: in questo discorso papa Francesco affrontava il tema dell’unità della Chiesa a partire dall’esperienza del dialogo tra cattolici e luterani, tenendo ben presente come si deve collocare questo dialogo nella prospettiva della celebrazione del 500° anniversario della Riforma tanto che appariva «importante per tutti lo sforzo di confrontarsi in dialogo sulla realtà storica della Riforma, sulle sue conseguenze e sulle risposte che ad essa vennero date». In questo incontro papa Francesco ha parlato di dialogo teologico, di collaborazione fraterna nella pastorale, di ecumenismo spirituale, indicando, qui come altrove, in molti altri dei suoi interventi a favore dell’ulteriore promozione dell’unità visibile della Chiesa, gli elementi fondamentali del dialogo ecumenico; con queste parole papa Bergoglio si poneva in continuità con i suoi immediati successori, da Paolo VI, a Giovanni Paolo I, a Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, che, pur con accenti e modi diversi, hanno fatto dell’unità della Chiesa uno dei compiti primari del magistero petrino, nella fedeltà ai documenti del Vaticano II, alimentando in questo modo la recezione stessa del concilio2.

Proprio a partire dal Vaticano II il dialogo con le Chiese e comunità della Riforma ha assunto una molteplicità di forme, anche per la complessità del mondo che si richiama, in modo più o meno diretto, alla Riforma del XVI secolo, in un processo di continua riforma della riforma, con la comparsa di nuove realtà, talvolta in contrasto con le stesse comunità storiche; il dialogo della Chiesa Cattolica con questo mondo non ha avuto a che fare quindi solo con la sua articolazione territoriale e con la sua organizzazione, ma soprattutto con una dinamicità che, proprio negli ultimi decenni, ha assunto nuove dimensioni con un’ulteriore frammentazione e la nascita di tante comunità; alcune di queste nuove comunità si sono dimostrate seriamente interessate a aprire un dialogo con la Chiesa Cattolica soprattutto per la definizione di una missione condivisa per l’annuncio della Parola di Dio nel mondo mentre ...



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Titolo: "Relaciones de Diego de Chinchón OFM sobre la persecución de los cristianos de Edo (Tokio) y Arima (1612-1614) (485-554)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Cayetano Sànchez Fuertes, OFM
Pagine:
Ean: 2484300019579
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

The author recalls the difficulties the Franciscan missionaries to Japan had to face at the beginning of the 17th century, due to changing religious policies of the country’s rulers. By 1614, Christian persecutions, previously confined to local areas, had become a national phenomenon, and this led to the expulsion of most of the foreign missionaries. Fr. Diego de Chinchón, present in Japan at that stage, wrote two reports on the martyrdom of several laypeople who were connected to the Franciscans. Having in mind the promotion of an eventual case for canonization, Diego draws on hagiographical conventions but also makes use of his own inquiries in order to give credibility to his reports. An important source for later historical accounts, these relaciones are transcribed from the Archivo Franciscano Ibero-Oriental (Madrid).  



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Titolo: "La verità dell'essere e di Dio. Fenomenologia trascendentale e tomismo trascendentale"
Editore: Lateran University Press
Autore: James G. Hart
Pagine:
Ean: 2484300019371
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

Questo studio analizza le convergenze e diversità che nascono dal confronto tra la fenomenologia trascendentale e il tomismo trascendentale. Indipendentemente dai meriti della fenomenologia trascendentale rispetto al tomismo trascendentale, la fede indica una dottrina di base, cioè che tutto ciò che è esiste perché è conosciuto da Dio, cioè è essenzialmente intelligibile. Sia per il tomismo trascendentale, come per la fenomenologia trascendentale vi è un ideale a priori di una conoscenza che unisce scienza e vita, che è già evidente nella meraviglia, nel dubbio e nel questionare. Il guadagno di un simile confronto è voler giustificare come il tomismo trascendentale e la fenomenologia trascendentale coincidono in modo notevole nel riconoscere che il proprio essere in ogni aspetto rivela che si è inadeguati a sé stessi perché si esiste solo nel tendere verso un ideale infinito.

Parole chiave:

fenomenologia trascendentale; tomismo trascendentale; verità; Dio; essere

Abstract

This study analyzes the similarities and differences that arise from the comparison between transcendental phenomenology and transcendental Thomism. Regardless of the merits of transcendental phenomenology with respect to transcendental Thomism, faith points to a basic doctrine, which is that everything there is exists because it is known by God, i.e., essentially intelligible. Both for transcendental Thomism and transcendental phenomenology, there is an a priori ideal of a knowledge that unites science and life, which is already evident in wonder, doubt and questioning. The gain of such a comparison is to try to justify just how transcendental Thomism and transcendental phenomenology coincide significantly in recognizing that one’s own being, in every aspect, reveals its inadequacy to itself because it exists only in moving towards an infinite ideal.

Keywords:

transcendental phenomenology; transcendental Thomism; truth; God; being



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Titolo: "Il contributo ecclesiologico di Umberto Betti alla costituzione Lumen gentium"
Editore: Lateran University Press
Autore: Fermina Álvarez Alonso
Pagine:
Ean: 2484300021282
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Introduduzione

Si è detto che il concilio Vaticano II è stato fatto da grandi e importanti teologi, noti all’epoca per la novità delle loro posizioni teologiche; ma, capovolgendo l’affermazione, possiamo dire che è stato proprio il concilio Vaticano II a rendere grandi alcuni teologi. È il caso del nostro protagonista, il francescano Umberto Betti, chiamato a partecipare ai lavori conciliari non dall’inizio, ma solo successivamente, divenendo un elemento chiave per alcune questioni e una figura di riferimento nella teologia italiana del post-concilio. Occorre precisare che egli fu piuttosto uno storico della teologia, che seppe mettere in evidenza il valore della Tradizione.

1. Note bibiograficficfiche

Umberto Betti nacque a Pieve S. Stefano (Arezzo) il 7 marzo del 1922. Nel 1938 entrò nell’Ordine dei Frati Minori della Toscana, e il 31 dicembre del 1943 fece la professione perpetua al santuario della Verna. Fu ordinato sacerdote a Fiesole tre anni dopo, il 6 aprile del 1946.

Nel 1951 ottenne il Dottorato in Sacra Teologia presso il Pontificio Ateneo Antonianum, e negli anni 1953-54 fu uditore presso l’Università di Lovanio (Belgio). Nel 1954 divenne professore ordinario di Teologia Dogmatica

all’Antonianum e, nel 1961, professore dell’Istituto Patristico Medievale della Pontificia Università Lateranense. Il 3 ottobre dello stesso anno fu chiamato a collaborare alla preparazione del Vaticano II come consultore della Commissione Teologica Preparatoria1. In quanto studioso dei concili, tra le sue principali pubblicazioni figurava il lavoro sulla costituzione dommatica Pastor aeternus del Vaticano I2. Si tratta di un lavoro serio, complesso e dettagliato intorno alle vicende della costituzione, che il Betti presentò anche in vista dell’imminente Vaticano II, con lo scopo di mostrare l’evoluzione dei testi della costituzione Pastor aeternus e la deduzione delle conclusioni dottrinali. A tale scopo si avvalse delle monografie scritte fino ad allora, dai diari del concilio dell’arcivescovo di Lucca, Giulio Arrigoni, OFM e del cardinale Bilio, fino ai documenti inediti della Commissione Teologica Preparatoria conservati nell’Archivio Segreto Vaticano.

Conclusa la prima sessione conciliare (25 marzo del 1963), venne nominato perito da Giovanni XXIII e, un anno dopo, Qualificatore della Sacra Congregazione del Sant’Uffizio. Nel 1967 fu annoverato tra i membri della Commissione per l’aggiornamento della costituzione apostolica Deus scientiarum Dominus; nel 1968 divenne consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede e, nel 1988, anche di quella per i Vescovi.

Negli anni 1966-69 fu Decano della Facoltà di Teologia dell’Antonianum, di cui fu Rettore dal 1975 al 1978. Infine, nel 1991 fu nominato Rettore della Pontificia Università Lateranense, carica che occupò fino al 1995. Fu elevato alla dignità cardinalizia da papa Benedetto XVI nel concistoro del 24 novembre 2007; morì a Fiesole, il 1° aprile del 2009, all’età di 87 anni.

La principale fonte per conoscere da vicino il contributo del Betti al Vaticano II è costituita dal suo Diario, scritto dal 1962 al 1965 durante la celebrazione dell’assise conciliare, e pubblicato insieme al carteggio inedito con il cardinale Florit, arcivescovo di Firenze, dal 1962 al 19783. Nell’appendice del libro vengono riportati alcuni dei suoi articoli pubblicati su «L’Osservatore Romano», elaborati su richiesta di papa Paolo VI con nota telegrafica autografa al Sostituto della Segreteria di Stato: «23.8.69: P. Betti e il Vaticano I»; con essa il papa intendeva dire che egli avrebbe dovuto scrivere sulle prerogative del Romano Pontefice definite dal Vaticano I.

[...]



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Titolo: "Le Diario conciliaire de monseigneur Pericle Felici"
Editore: Lateran University Press
Autore: Leo Declerck
Pagine:
Ean: 2484300021312
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Introducducduction

Avec un grand intérêt les historiens de Vatican II peuvent maintenant prendre connaissance du Diario1 de Mgr Pericle Felici (1911-1982), secrétaire général et personnage central du Concile Vatican II.

En fait Mgr Felici avait tenu dans les années 1959-1966 deux journaux:

- 4 Cahiers intitulés Cogitationes cordis mei: un journal spirituel contenant des méditations, des examens de conscience, des réflexions de spiritualité, des prières.

- 8 Agendas qui vont de 1959 à 1966.

Un bref supplément pour l’année 1967 y a été ajouté.

Felici avait confié ces cahiers et agendas manuscrits à Mgr Vincenzo Carbone (1920-2014), un de ses premiers collaborateurs au Secrétariat général du concile, chargé par la suite des archives de ce concile et éditeur infatigable des Acta Synodalia. Il les a dactylographiés ad litteram2 et annotés. Travail d’Hercule, vu l’ampleur des documents et l’écriture difficile à déchiffrer de Felici. De plus Carbone a eu l’idée de rassembler les deux espèces de documents en un texte continu, en suivant la chronologie. En outre il a annoté le Journal en identifiant la plupart des personnes mentionnées et en renvoyant à des documents publiés dans les Acta Synodalia3. La mort, survenue à 94 ans, a

toutefois empêché Mgr Carbone de terminer complètement son travail. C’est grâce au dévouement alerte de Mgr Marchetto, ami de vielle date de Carbone, que le Journal a maintenant été publié. Très utilement celui-ci a écrit une longue présentation qui, dans les pages 10-19, donne un aperçu substantiel des faits les plus intéressants de ce Journal pour l’histoire du concile.

1. Contenunu et quelques caractérisistiques de ce “Diario”

Une partie assez notable, qui reprend les Cogitationes cordis mei, est constituée d’annotations très personnelles nous renseignant surtout sur la vie spirituelle, la dévotion, les états d’âme de Felici. Bien que moins utiles pour l’histoire du concile, elles montrent les oppositions et appuis que Felici a rencontré dans l’exercice de sa fonction. Cela nous fait découvrir la psychologie complexe de Felici, qui lui aussi a connu des périodes de découragement et qui a été confronté à d’assez nombreuses résistances, pas seulement des évêques plus “progressistes” mais aussi – et cela est assez surprenant – de plusieurs milieux de la curie romaine elle-même. Cela aide à nuancer des schémas préconçus ou simplistes.

Les Agendas, en revanche, donnent une masse de données objectives et des faits survenus. Beaucoup sont fort intéressants pour l’histoire en particulier pour la connaissance des audiences des papes Jean XXIII et Paul VI et les relations avec les secrétaires d’État Tardini et Cicognani.

On ne peut que regretter que les notes de Felici sont parfois très sommaires et tendent à se raréfier avec la progression du concile, probablement à cause d’un surcroît de travail.

En fait, la période préconciliaire comporte 298 pages (p. 23-321) et la période conciliaire n’en comporte que 179 (p. 322-501). Il est assez étonnant que la 2e session du concile se réduit à 5 pages (p. 356-361). Serait-ce à attribuer à ses problèmes de santé (épuisement nerveux, scrupules) ressentis pendant les 8 premiers mois de 1963 ?

Le Diario nous donne beaucoup de renseignements sur les acteurs du concile, les papes en premier lieu, mais aussi sur le déroulement des événements. Évidemment il faut confronter la version et les impressions de Felici avec d’autres sources (documents officiels) mais aussi avec des journaux (oude la correspondance) d’autres acteurs pour s’approcher le plus possible de la vérité historique4 . On peut aussi se demander dans quel but ou pour quels destinataires Felici a écrit son journal. Un index onomastique fort utile est ajouté au volume.

2. L’apppport dudu Diario

Nous donnons maintenant – en guise d’illustration – quelques exemples de l’apport du Diario de Felici, importants pour la compréhension de quelques personnalités et du déroulement de certains événements majeurs du concile.

[...]



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Titolo: "Rivista di Vita Spirituale"
Editore: OCD
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300021121
Prezzo: € 8.00

Descrizione:

LAMPADA AI MIEI PASSI

 

Allora io ero con lui come architetto ed

ero la sua delizia ogni giorno, dilettandomi

davanti a lui in ogni istante;

dilettandomi sul globo terrestre,

ponendo le mie delizie tra i figli

dell’uomo.

(Pr 8,30-31)

 

In principio era il gioco. La Sapienza di Dio giocava con il globo

terrestre, come in una cosmica partita di pallone. Poi, dal football,

il Signore passò al nascondino, come si fa con i bambini, manifestandosi

e nascondendosi, ora in un roveto, ora nel mormorio di

un vento leggero. Mosè ed Elia – complici dell’Altissimo in queste “partite”

– ne fecero l’esperienza. Il Deus absconditus è un Dio che cerca e che

vuole essere cercato: un Dio vicino, eppure totalmente Altro, prossimo e

inafferrabile, “secretissime et presentissime”, come diceva sant’Agostino

(Pietro Pisana)



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Titolo: "La scrittura inquieta"
Editore: OCD
Autore: Francesca Maria Berardi
Pagine:
Ean: 2484300021220
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

La legittimazione del carisma di Teresa d’Avila passa

attraverso la supervisione da parte dei direttori

spirituali sulla sua esperienza di mistica, fondatrice,

riformatrice. L’accesso alla scrittura è dunque strettamente

dipendente dal controllo. Tuttavia, nonostante

nasca da un obbligo, sarà la stessa scrittura a dar

voce e forma alle esperienze di Teresa facendo emergere

in lei la certezza della loro veridicità e dell’intima

unione con Dio. La scrittura diventa allora testimonianza

del graduale cammino verso la consapevolezza

di sé, creando così una costante tensione tra

l’obbedienza ai superiori, mai messa in discussione, e

la certezza di avere l’unica approvazione che davvero

conta, quella divina.

 

Introduzione. La decisione della scrittura

Il 27 febbraio 1970 Paolo VI proclamava Dottore della

Chiesa Teresa di Gesù, nata ad Avila, la prima donna cui

è stato conferito un tale riconoscimento. Veniva così definitivamente

e ufficialmente confermata l’universalità e

l’ortodossia della sua dottrina ed esperienza mistica.

Ma il percorso che ha portato Teresa alla canonizzazione

prima (1622), e alla proclamazione a Dottore poi, fino all’acclamazione

come personalità vertice della riforma cattolica, è

stato lungo e tortuoso, costringendo spesso la Santa a trascorrere

la sua esistenza nello strenuo tentativo di difendersi dall’ostilità

di parte di un ambiente circostante che la giudicava inquieta,

vagabonda, disobbediente.

La riabilitazione è infatti avvenuta solo dopo che la sua

esperienza di religiosa, scrittrice, riformatrice, mistica fu controllata,

filtrata, censurata.

È appunto questa necessità di supervisione a spiegare l’accesso

alla scrittura da parte di Teresa, nata da un obbligo e strettamente

dipendente dal controllo su di essa. Rivela infatti l’ansia

e le preoccupazioni dei superiori per questa monaca da molti

giudicata inquieta e pericolosa per le forme potenzialmente incontrollabili

della sua devozione ed esperienza mistica.

Bisogna scavare attentamente nelle esperienze da lei raccontate

e tra le pagine da lei scritte per arrivare a decidere sulla

natura delle emozioni che agitano questa monaca, che tanto fa

parlare di sé. Indagini lunghe e minuziose, inchieste caute e

discrete: a destabilizzare l’istituzione ecclesiastica non è solo la

sua esperienza mistica, ma è anche il ruolo di maestra e guida

per le sue monache, nonché, soprattutto, la sua attività di riformatrice

e di fondatrice.

Controllo, dunque, prima di tutto, sulla sua esperienza

mistica: la ricerca di un legame spirituale più intenso e di un

contatto diretto con Dio appaiono come aspirazioni molto pericolose,

e, se spinte alle estreme conseguenze, potenzialmente

distruttive per la stessa istituzione ecclesiastica.

Controllo, poi, sulla sua attività di maestra d’orazione,

ruolo altrettanto destabilizzante, se esercitato da una donna.

Teresa, una monaca che non conosce il latino, si fa portavoce

di un “suo sapere”, quello lontano, perfino opposto alle certezze

dei teologi, derivante dalla sola esperienza personale, un

sapere “altro”, quasi inciso nell’anima da Dio stesso.

Controllo, infine, sull’attività di fondatrice e riformatrice

del Carmelo: l’aspirazione a una vita cristiana più intimamente

vissuta si trasformerà in azione. In un’epoca in cui qualunque

forma personale di devozione costituisce uno scandalo quasi

inaccettabile, Teresa, una donna, si mostra invece capace di

indicare la strada alla cristianità intera.

È per scongiurare tutti i pericoli che sembra incarnare che

Teresa viene dunque spinta a scrivere ed è il controllo che nasce

da un’imposizione a legittimare l’accesso a un ambito, quello

della scrittura, altrimenti solitamente interdetto alle donne.

Lasciarsi esplorare, esporre la propria esperienza a una

prova di autenticità: la pratica dello scrivere diviene essa stessa

una forma di disciplinamento e auto-disciplinamento.

[...]



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Titolo: "Considerazioni su ragione e fede nella prospettiva di John Henry Newman"
Editore: OCD
Autore: Giovanni Palmitessa
Pagine:
Ean: 2484300021237
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

La figura di John Henry Newman ha goduto di una

certa notorietà in Italia a partire dalla sua alquanto

recente beatificazione, proclamata da Benedetto XVI

nel settembre 2010 durante il suo viaggio in Inghilterra.

Un aspetto che ha fortemente caratterizzato il

suo pensiero è il rapporto tra fede e ragione, nonché

la ragionevolezza della fede. Ed è proprio l’analisi del

rapporto tra fede e ragione che rappresenta una delle

costanti nella sua riflessione, nonché un efficace

punto di riferimento per comprendere questo Autore.

Tuttavia non si comprenderebbe il pensiero di Newman

se non si tenesse conto del grande problema che

lo appassionò per tutta la vita e al quale riuscì a

dare risposta: quello della giustificazione razionale

della fede del semplice credente, ovvero il problema

della certezza. In lui c’è consapevolezza che è possibile

dare un assenso ragionevole alla fede cristiana, che

rivendica un’origine soprannaturale e presenta delle

verità che trascendono l’intelletto umano.

…ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori,

pronti sempre a rispondere a chiunque

vi domandi ragione della speranza che è in voi.

Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto… (1Pt 3,15)

 

Introduzione

Se volessimo con una frase riassumere la grande personalità

umana e culturale nonché lo stile di vita del

beato cardinale John Henry Newman (21 aprile 1801

– 11 agosto 1890), non troveremmo di meglio che

quella succitata. Difatti, l’intento centrale del suo pensiero è

la giustificazione riflessa e metodica della razionalità della fede

cristiana del semplice credente1.

La figura di John Henry Newman ha goduto di una certa

notorietà in Italia a partire dalla sua alquanto recente beatificazione,

proclamata da Benedetto XVI nel settembre 2010

durante il suo viaggio in Inghilterra. Dietro questa felice ricorrenza

molte sono state le pubblicazioni d’occasione, atte a divulgare

l’opera e la figura del cardinal Newman, la cui vicenda

di convertito e la cui produzione culturale hanno, in Italia, un

pubblico ancora modesto. Eppure vi sono testi e ricerche che

non nascono specificamente per questa occasione e che hanno

il merito di scandagliare in profondità la proposta culturale

del convertito oxoniense, facendone emergere l’originalità

e fecondità teorica oltre che la vasta conoscenza teologica e

storica. Ultimamente, invece, stiamo assistendo a un interesse

notevole circa lo studio dell’opera di Newman che ha visto in

quest’ultimo periodo considerevoli pubblicazioni. E crediamo,

come evidenzia Callegari, che «uno dei motivi che hanno portato

alla recente rivalutazione del pensiero di Newman è stata

la crisi contemporanea della idea di scienza derivata appunto

dal sistema newtoniano»2.

Sicuramente, quindi, molto è stato scritto su questo eminente

pensatore e scrittore, come qualcuno l’ha definito, apologeta,

teologo, poeta, sacerdote, educatore, giornalista, polemista, storico.

Newman è una personalità intellettualmente talmente poliedrica

e ricca di sfaccettature che non è possibile sintetizzare

il suo pensiero filosofico, teologico, apologetico, storico in un

sistema unitario. Non è possibile perché il suo stesso modo di

procedere non è mai stato sistematico, ma si è sempre lasciato

guidare dagli avvenimenti interiori ed esterni.

Il nostro intento, quindi, non sarà quello di fare una trattazione

sistematica ed esaustiva di questo singolare Autore, peccheremmo

di presunzione, ma di evidenziare un aspetto che ha

fortemente caratterizzato il suo pensiero: il rapporto tra fede

e ragione, nonché la ragionevolezza della fede. Ed è proprio

l’analisi del rapporto tra fede e ragione che rappresenta una

delle costanti nella sua riflessione, nonché un efficace punto

di riferimento per comprendere questo Autore.

[...]



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Titolo: "Il volto di Giovanni di Gesù Maria (1564-1615)"
Editore: OCD
Autore: Bruno Moriconi
Pagine:
Ean: 2484300021268
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

All’interno dell’Ordine carmelitano quello del Venerabile

Giovanni di Gesù Maria è un volto tanto luminoso

per santità e ingegno, quanto coperto dalla

nebbia della dimenticanza. Le nomine ricevute in

vita (Maestro dei Novizi, membro dei Trenta Consultori

della Congregazione della Fede, professore di Teologia

e Sacra Scrittura a Napoli, secondo Consigliere

generale, Procuratore dell’Ordine, infine Generale

dell’Ordine) e i numerosi scritti teologici, spirituali

e missionari che egli ci ha lasciato non sono bastati

a renderlo meritevole della memoria dei posteri, né

dell’altezza degli altari della beatificazione. Dunque,

si tratta qui di riflettere sulle cause di questo mancato

riconoscimento, e di invogliare chi ancora poco

ne sa alla riscoperta di questa grandissima figura di

santo e dotto.

 

Chi, magari per caso, ha la fortuna di recarsi al

convento di San Silvestro, sull’altura occidentale

di Montecomprati, abitato dai Carmelitani Scalzi

della Provincia del Centro Italia, più che del titolare

della chiesa (San Silvestro Papa, Vescovo di Roma dal 350

al 335), si sentirà narrare di un santo e dotto religioso, morto

in questo convento il 28 maggio 1615. Un secolo dopo la nascita

di Teresa e quattro secoli prima d’oggi.

1. Il Venerabile

Si chiamava padre Giovanni di Gesù Maria ed era nato

in Spagna nel 1564. Entrato nel Carmelo teresiano, poco

dopo era stato inviato, prima a Genova e, quindi a Roma,

divenendo uno dei più meritevoli pionieri di questo Ordine

in Italia. Per l’esempio di vita, ma anche per i numerosi e

profondi scritti teologici, spirituali e missionari, molti di essi,

conservati in varie biblioteche, sono stati ripubblicati, nella

lingua in cui furono redatti, per lo più in latino e, da questa,

tradotti nelle quattro lingue occidentali più frequentate (italiano,

francese, spagnolo e inglese). Le sue opere, comprese

quelle minori e quelle inedite, che raggiungono l’ottantina

hanno già dato vita a una collana (“Ioannes a Iesu Mariae”) di

più di 50 volumi.

Queste le prime cose che il visitatore interessato del convento

San Silvestro si sente dire di lui. Qualsiasi ascoltatore

resta meravigliato di non aver sentito parlare prima di un

così grande personaggio, ma anche molti degli stessi Carme

litani1, pur essendo al corrente del suo grande peso e valore

all’inizio del nascente Carmelo teresiano in Italia, in parte

dell’Europa e nelle prime missioni dell’Ordine, devono confessare,

da una parte, la propria ignoranza e, dall’altra, rammaricarsi

per la nebbia che ancora copre questa grandissima

figura agli occhi dei più.

È vero che fino a sessanta, settanta anni fa, in molte

Province dell’Ordine, soprattutto le sue due opere relative alla

prima formazione al Carmelo: l’Istruzione dei Novizi (in due volumi,

pubblicati a Roma nel 1598 e nel 1605, e l’Istruzione del

Maestro dei Novizi (pubblicato a Napoli nel 1607), facevano ancora

scuola, ma la sua figura è rimasta come sbriciolata tra le

pieghe della tradizione.

Eppure, per invogliare a riscoprire questa figura di santo e

di dotto, pioniere e capostipite del Carmelo europeo e missionario,

basterebbero due cose. Innanzitutto, la considerazione

in cui era tenuto da chiunque, dall’ultimo fedele ai principi,

da cardinali, da santi fondatori e dallo stesso Papa. Non solo

si avvalevano del suo consiglio, ma andavano a visitarlo nella

celletta del suo convento. In secondo luogo, poi, sarebbe sufficiente

anche un fuggevole sguardo ai titoli dei numerosi suoi

scritti e alle significative e intense tappe della sua vita, conclusasi

appena sorpassati i cinquant’anni.

[...]



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Titolo: "Insegnare agli ignoranti Attualità della tradizione sul Maestro interiore"
Editore:
Autore: Carmela Bianco
Pagine:
Ean: 2484300019241
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Il bisogno di un Padre-Madre nell’amore. 2. La chiesa casa di misericordia:

2.1. Predicare la misericordia; 2.2. Celebrare la misericordia; 2.3. Praticare la misericordia.

3. Ierusalem convertere.

ABSTRACT - Preach, celebrate and practise the mercy. As regards the mercy there is a

triple mission of the church. It has to preach the mercy, has to celebrate the mercy in the

liturgy of the sacraments, in particular in the penitence and in the eucharist, and it has to

practise the mercy in its pastoral approach. This article helps us to go through these paths

and remembers us that it’s always a path of conversion that starts and has to go on the dusty

ways of life. A “outbound” church, in fact, undertakes to meet the mankind, to serve

the mankind, and is sure the man’s flesh is the presence of incarnate God.

KEYWORDS - Mercy, Preach, Celebrate, Practise, Conversion.



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Titolo: "Globalizzazione delle religioni e dialogo"
Editore: Lateran University Press
Autore: Michael Fuss
Pagine:
Ean: 2484300019463
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

A distanza di appena cinque mesi dalla canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II (27 aprile 2014), le figure dei due papi neo-santi offrono un eccellente quadro interpretativo della dichiarazione Nostra aetate a cinquant’anni dalla sua promulgazione.

La parola chiave di Giovanni XXIII sull’“aggiornamento”1 della Chiesa nel Concilio Vaticano II si riflette nell’esordio della dichiarazione Nostra aetate che circoscrive l’attuale epoca storica, segnata dalla globalizzazione, come punto di partenza di una spiritualità interreligiosa. Il contesto teologico della breve dichiarazione indica una svolta antropologica nella lettura dei “segni dei tempi”. È la prima volta che la Chiesa riconosce positivamente l’anelito religioso dei popoli all’interno del mistero della grazia di Cristo.

A partire dalla sua enciclica inaugurale Redemptor hominis (RH), l’intero pontificato di Giovanni Paolo II è centrato attorno ad una nuova auto-coscienza della Chiesa in vista in una “mappa delle religioni” (RH, 10) di cui ha preso atto il Concilio. Tale risvolta nella coscienza della Chiesa si pone in linea con il titolo latino della Nostra aetate che invita ad un nuovo “atteggiamento” (ecclesiae habitudo) nei confronti delle religioni di cui il suo pontificato ha dato ampiamente testimonianza.

L’attualità della Nostra aetate è strettamente collegata con la contestualizzazione del suo titolo che nella versione originale è stato rigorosamente formulato «De ecclesiae habitudine ad religiones non-christianas»2, tradotto approssimativamente nelle principali lingue con una ampia gamma di significati, da «la natura delle sue relazioni con» (italiano), «relationship with» (inglese), «Haltung» (tedesco), «relations avec» (francese), «en qué consiste su relacion con» (spagnolo). A cinquant’anni dalla loro promulgazione è da notare che i testi conciliari spesso non vanno più interpretati strettamente secondo l’ermeneutica storica e filologica, basata sulla versione latina, ma anche in modo trasversale e comparativo, come suggeriscono le diverse sfumature linguistiche delle maggiori traduzioni autorizzate e pubblicate sulla web-site vaticana. Una ricerca di prospettive nuove non può non partire dalla fedeltà alla versione originale.

È precisamente la preferenza della parola habitudo sul poco preciso «la natura delle sue [della Chiesa] relazioni con» che delimita le prospettive autentiche del testo. Non si tratta in primo luogo di una guida pratica o pastorale all’incontro con altri credenti, ma dell’espressione di una nuova spiritualità, di una nuova attitudine e mentalità nei confronti delle culture e tradizioni religiose. Pur indirizzando le altre religioni, il documento verte piuttosto sull’apertura degli stessi cristiani in un contesto globalizzato. Habitudo evoca uno stile di vita nuovo di tutta la Chiesa, nutrita dall’alterità del vasto mondo delle religioni. Ne è testimonianza il fatto che le idee della Nostra aetate si trovano sparse in quasi tutti gli altri documenti conciliari3.

Seconda la terminologia della fenomenologia religiosa la Chiesa qui intende praticare la epochè, una visione rispettosa e riconciliante sugli altri, che mantiene il dovuto distacco dalla propria identità di fede, pur considerandola allo stesso tempo, indispensabile per intuire con empatia ed oggettività la fede degli altri. Sotto questo aspetto il filo conduttore dell’intera dichiarazione è questa nuova habitudo di una “spiritualità dell’incontro interreligioso” che attinge dall’“intento basilare”5 del Concilio ed è destinata ...



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Titolo: "Libertà di coscienza (GS, 2) e libertà religiosa (DH)"
Editore: Lateran University Press
Autore: Piergiorgio Grassi
Pagine:
Ean: 2484300019456
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Può sembrare un accostamento estrinseco sottolineare, in prima battuta, che la Costituzione pastorale Gaudium et spes e la Dichiarazione Dignitatis humanae sono nate in virtù di inedite circostanze1. Com’è noto, non erano state previste come documenti a sé stanti. La Dichiarazione venne alla luce dopo un aspro confronto consumatosi all’interno della Commissione centrale preparatoria: da una parte i sostenitori del testo elaborato dalla Commissione teologica presieduta dal cardinal Ottaviani che avrebbe dovuto costituire il capitolo IX dello schema preparatorio dedicato ai rapporti Chiesa-Stato e che riproponeva la perenne validità del diritto pubblico ecclesiastico; dall’altra coloro che avevano contribuito alla stesura del testo elaborato dal Segretariato per l’unità dei cristiani, retto dal cardinal Agostino Bea, dall’impianto decisamente più pastorale sotto il profilo dei contenuti e del linguaggio. Quest’ultimo documento approdò per la prima volta in assemblea plenaria, alla fine del secondo periodo del Concilio, nel novembre del 1963, come capitolo V dello Schema sull’ecumenismo, “veste ecumenica di garanzia” affidata alla Commissione per il coordinamento del Concilio, affinché l’intera materia rimanesse di competenza del Segretariato. Per uscire dall’impasse di un confronto che rischiava di divenire sempre più confuso e convulso, il baricentro dello schema fu spostato progressivamente dal terreno ecumenico a quello delle libertà civili, dei diritti intersoggettivi, per essere infine stralciato dal Decreto sull’ecumenismo e trasformato in una Dichiarazione a parte.

Anche la Gaudium et spes fu concepita come documento a sé stante dopo il discorso assembleare del cardinal Suenens (2 dicembre 1962) che, su invito di Giovanni XXIII, aveva chiesto di organizzare gli elaborati del periodo preconciliare ed i risultati del dibattito attorno ad un asse centrale in grado di orientare i successivi interventi: il tema della Chiesa di Cristo, luce del mondo, doveva essere affrontato a partire dalle dimensioni costitutive della Chiesa stessa, che si interrogava sulla sua natura e sulla sua relazione con il mondo e doveva dire di sé e della sua risposta alla condizione dell’uomo contemporaneo, alle questioni della giustizia sociale, dell’evangelizzazione dei poveri e della pace. Solo muovendosi in questa duplice direzione la Chiesa avrebbe potuto aprirsi un varco per esser ascoltata e farsi interlocutrice comprensibile nel mondo di oggi, in modo che Cristo Gesù diventasse “via, verità e vita” di chi lo avesse incontrato. L’intervento fu premessa ...

 



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Titolo: "Il rapporto tra giustizia e misericordia"
Editore:
Autore: Gaetano de Simone
Pagine:
Ean: 2484300019234
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Il bisogno di un Padre-Madre nell’amore. 2. La chiesa casa di misericordia:

2.1. Predicare la misericordia; 2.2. Celebrare la misericordia; 2.3. Praticare la misericordia.

3. Ierusalem convertere.

ABSTRACT - Preach, celebrate and practise the mercy. As regards the mercy there is a

triple mission of the church. It has to preach the mercy, has to celebrate the mercy in the

liturgy of the sacraments, in particular in the penitence and in the eucharist, and it has to

practise the mercy in its pastoral approach. This article helps us to go through these paths

and remembers us that it’s always a path of conversion that starts and has to go on the dusty

ways of life. A “outbound” church, in fact, undertakes to meet the mankind, to serve

the mankind, and is sure the man’s flesh is the presence of incarnate God.

KEYWORDS - Mercy, Preach, Celebrate, Practise, Conversion.



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Titolo: "Spiritualità del silenzio"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Sequeri Pierangelo
Pagine:
Ean: 2484300019128
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Il cristianesimo delle origini incontra l’ideale della contemplazione silenziosa come vertice della spiritualità e della preghiera. Il cristianesimo è sensibile all’interiorità del culto spirituale: ma la sua celebrazione del mistero abita necessariamente una scena sonora. L’invenzione della teologia musicale cristiana aprirà la strada per una nuova interpretazione del nesso fra silenzio interiore e preghiera vocale (fra ascolto e responsoralità della fede). La ripresa di questa ermeneutica della liturgia cristiana, intesa come silenzio performativo, interessa l’età secolare.

Parole chiave: silenzio, musica, preghiera



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Titolo: "Rivelazione, Scrittura, Tradizione"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giuseppe Lorizio
Pagine:
Ean: 2484300019401
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Una fra le problematiche lasciate aperte dall’ultimo Concilio ecumenico della Chiesa cattolica, che ovviamente non è stata creata dal Concilio, ma era presente nel dibattito teologico precedente e ha trovato prospettive nuove, ma non risolutive, nel dettato in particolare della Dei Verbum, è quella che concerne il rapporto fra i tre termini posti nel titolo del presente contributo, che intendo articolare in tre momenti. Nel primo disegnerò (ovviamente dal mio punto di vista) il quadro storico ed epistemologico in cui si inscrive la costituzione conciliare sulla Rivelazione, mentre nel secondo e nel terzo indicherò due prospettive interpretative, che caratterizzano il modello teologico-fondamentale di riferimento della docenza e della ricerca qui in PUL, ovvero l’orizzonte della sacramentalità della Parola e quello della metafisica agapico-erotica.

Vorrei tuttavia evocare all’inizio del percorso una prospettiva sul nostro approccio agli eventi e dottrine dei Concili ecumenici, indicata da John Henry Newman, il quale, riferendosi al Vaticano I, in coerenza con la sua teoria del concilio dice: «leggete la storia dei concili, questa attesta che sono momenti di grande prova, addirittura di violenza, di intrighi, di battaglie»1 («polemos, il padre di tutte le cose, alcuni rivela come uomini altri come dei», dice Eraclito2), di liti e di compromessi. Se c’è un documento in cui, tra gli altri, il compromesso si fa evidente è proprio la Dei Verbum. Basta considerare il numero 6 che tratta delle verità rivelate, inserito perché altrimenti la corrente teologica della scuola romana non l’avrebbe accettata. Bisognava accontentare un po’ tutti: anche se si ha la maggioranza, la minoranza ha cittadinanza.

Questi confronti e contrasti conciliari sono importanti, sono momenti di cui non bisogna scandalizzarsi: si discute. Come diceva il rabbino Neusner: «La discussione per noi ebrei ha lo stesso valore della liturgia»3, perché nella discussione si incontra la verità, il logos si fa dia-logos, se non discuti vuol dire che non hai nulla da dire, nulla da imparare. Solo allora tutto diventa importante; ecco perché Newman ritiene che un Concilio ha sempre effetti anche imprevisti.

Ci sono due scuole di pensiero a questo riguardo. Quella che si ispira a Newman direbbe: vi è una ricezione e degli effetti più ampi di quelli che non siano previsti o contenuti nei testi o nelle intenzioni di chi il Concilio l’ha vissuto, di chi il Concilio l’ha voluto, quindi, per esempio, del vescovo di Roma e dei vescovi. La scuola bolognese, con Alberto Melloni4, invece direbbe: la ricezione del Concilio, in particolare del Vaticano II, ma non solo, è sempre selettiva, ossia non tutto è stato recepito, il Concilio si recepisce a frammenti. La riforma liturgica, ad esempio, non ha certamente avuto la stessa ricezione di una riforma istituzionale, la Lumen Gentium rispetto alla Sacrosantum Concilium è meno realizzata, la collegialità meno attuata rispetto alla riforma liturgica. Siamo di fronte al problema di una apertura a qualcosa di inatteso. Il problema del Vaticano I era il grande tema dell’infallibilità, e Newman ci ha detto che deve essere completato, anche perché quel Concilio è stato interrotto, non compiuto; se non ci sarà un altro evento conciliare che ci aiuterà a capire l’infallibilità del romano pontefice nell’orizzonte dell’infallibilità della Chiesa (quindi il discorso ecclesiologico), questo dogma rimarrà sospeso e rimarrà problematico, anzi presterà il fianco ad un’interpretazione puramente politica del dogma stesso. L’affermazione dogmatica sull’infallibilità resterebbe una rivalsa determinata dalla perdita del potere temporale, tesi ricorrente nella letteratura e nella storiografia sul Risorgimento. Newman avvertì nettamente la parzialità di quella formulazione dogmatica, perché in quel momento storico non era stata espressa alla luce di un’autentica ecclesiologia, di un ...



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Titolo: "Un teologo domenicano al concilio Vaticano II: p. Georges Cottier"
Editore: Lateran University Press
Autore: Marialuisa Luciuciucia Sergio
Pagine:
Ean: 2484300021299
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Da «Sainint-Maximinin» al concilincilincilincilincilio: mondndo operaio e prospspettive pastoralili

Il p. Georges Marie Cottier ha incarnato perfettamente la figura dell’esperto religioso che, insieme con i padri conciliari, ha contribuito alla determinazione degli indirizzi culturali e teologici della maggioranza assembleare favorendo, nella Chiesa dell’immediato post-concilio, l’apertura di nuovi orizzonti di ricerca teologica e di nuovi sentieri di dialogo con la società contemporanea.

Entrato nell’Ordine Domenicano nel 1945, dopo aver svolto gli studi filosofici e teologici presso l’Angelicum di Roma fino al 1952 e aver conseguito il Baccellierato in Filosofia e la Laurea in Teologia, il p. Cottier approfondisce a Ginevra, accanto all’abate Charles Journet, gli studi filosofici e teologici, discutendo nel 1959 la tesi di Dottorato su L’ateismo del giovane Marx e le sue origini hegeliane presso la Facoltà di Lettere dell’Università della stessa città1.

In questo stesso periodo Cottier vive uno degli incontri umanamente e spiritualmente più importanti della propria vita, quello con i Piccoli Fratelli di Gesù di p. René Voillaume e, tramite essi, con il confratello domenicano Jacques Loew, prete-operaio al porto di Marsiglia, e fondatore della Mission ouvrière Saints-Pierre-et-Paul (MOPP).

Queste importanti realtà di rinnovamento ecclesiale della Chiesa francese avevano condiviso significative esperienze di formazione presso Saint-Maximin, lo studium domenicano della provincia di Tolosa dove il p. Cottier teneva i corsi sul marxismo e, soprattutto, dove esse avevano trovato un comune punto di riferimento e di appoggio nell’arcivescovo di Aix-en-Provence Charles de Provenchères.

Nel 1947 il prelato aveva sostenuto la formazione della prima fraternità operaia dei Piccoli Fratelli di Gesù2, i quali avevano ormai maturato la vocazione a una vita contemplativa non più condotta nel deserto, ma nel mondo dei poveri e dei lavoratori salariati3, mentre nel 1955 aveva autorizzato l’istituzione della MOPP per l’evangelizzazione della classe operaia e la formazione dei sacerdoti provenienti dal proletariato di fabbrica, promossa da Loew dopo la dolorosa conclusione della vicenda dei preti-operai4.

Non a caso monsignor de Provenchères, giunto nel 1945 alla guida dell’arcidiocesi di Aix proprio su sollecitazione dell’allora nunzio a Parigi Angelo Roncalli5, aveva risposto con slancio alle domande di cambiamento che avrebbero poi caratterizzato il pontificato giovanneo.

D’altra parte i temi della Chiesa “povera e servente” vicina agli umili, l’ascolto delle ragioni dei non credenti – fra le masse scristianizzate della società secolare – e il dialogo interreligioso erano le grandi preoccupazioni pastorali dell’arcivescovo fin dai primi anni del suo ministero episcopale.

Le lettere pastorali, quali Sur l’amour de l’Église (1948), Sur la Foi en l’Église (1954) e Toute l’Église doit être missionnaire (1960), come anche le prefazioni ad alcuni testi particolarmente significativi per il progresso del pensiero ecumenico (ad esempio Les Juifs dans la catéchèse chrétienne6 di Paul Démann nel 1952), testimoniano un costante percorso di apertura e di prossi

mità alle nuove forme di apostolato e di amicizia interreligiosa che animano la Chiesa francese del secondo dopoguerra.

[...]

 



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Titolo: "L'immagine della Trinità nell'essere finito. Una riflessione sulla filosofia cristiana di Edith Stein"
Editore: Lateran University Press
Autore: Nicoletta Ghigi
Pagine:
Ean: 2484300019319
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

Obiettivo di questo lavoro è mettere in luce l’analogia tra il concetto di immagine di Edith Stein con quello agostiniano. Come in Agostino, infatti, anche nell’opera della fenomenologa l’essere finito è portatore dell’orma divina. In particolare, nella struttura tripartita dell’essere umano, si rispecchia la struttura dell’Essere trinitario. Per questa ragione, benché finito, l’essere umano è portatore dello spirito e, allo stesso tempo, portatore del telos della creazione di quell’Essere eterno di cui è immagine.

Parole chiave:

Trinità; telos; immagine; spirito; anima

Abstract

The aim of this work is to highlight the similarity between the concept of imagination in Edith Stein with that found in Augustine. Just as with Augustine, in fact, in the work of the phenomenologist “finite being” implies a divine trace. Particularly, the tripartite structure of the human being reflects the structure of Trinitarian Being. For this reason, although finite, the human being is the bearer of the spirit and, at the same time, the bearer of the finality of creation of that eternal Being in whose image he has been made.

Keywords:

Trinity; telos; image; spirit; soul



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Titolo: "Maurice Merleau-Ponty: invocazione dell'Assoluto e filosofia cristiana"
Editore: Lateran University Press
Autore: Gian Luigi Brena
Pagine:
Ean: 2484300019333
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

La critica di ogni assoluto induce Merleau-Ponty a criticare anche la concezione di Dio, tanto che è stato dapprima classificato come ateo. In realtà la sua descrizione dell’esperienza percettiva comprende l’“invocazione” di un Assoluto, che però è assente e inafferrabile. La vita percettiva è oscura anche a se stessa nello stile dell’incarnazione: non concettualizza il mondo ma lo vive in modo corporeo, materiato. Riconoscendo questo vissuto, che precede ogni filosofia e la radica nella storia, è possibile parlare a pieno titolo anche di filosofia cristiana. Essa dovrebbe però descrivere la vita di fede sviluppando una descrizione filosofica con essa coerente.

Parole chiave:

assoluto; rivelazione; invocazione; incarnazione; cristianesimo

Abstract

Criticism of all absolutes induces Merleau-Ponty to criticize the conception of God, so much so that he was first classified as an atheist. In fact, his description of perceptual experience includes the “invocation” of an Absolute, yet which is absent and elusive. The perceptual life is obscure even to itself in the style of the incarnation: it does not conceptualize the world but lives in a bodily, material, way. Recognizing this experience, which precedes all philosophy and grounds it in history, it is possible to talk about Christian philosophy in a real sense. It should, however, describe the life of faith developing a philosophical description consistent with it.

Keywords:

absolute; revelation; invocation; incarnation; Christianity



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Titolo: "Il Venerabile Paolo VI un cristiano esemplare nella carità, fede e speranza"
Editore: OCD
Autore: François-Marie Léthel
Pagine:
Ean: 2484300021244
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Prima di rinunciare al pontificato, papa Benedetto

XVI compie il passo decisivo per la glorificazione di

Paolo VI riconoscendogli le virtù eroiche di fede, speranza

e carità. Morto il 6 agosto 1978 nella Festa

della Trasfigurazione del Signore, Paolo VI è stato

un testimone eroico e geniale di Cristo Luce del mondo,

Luce che splende nelle tenebre. In effetti, l’eroicità

di Paolo VI appare soprattutto nelle grandissime sofferenze

del suo pontificato, sempre vissute nell’Amore

di Cristo, fino alla fine. Con una coscienza chiarissima

di essere Pastore Universale della Chiesa in un

momento importante e difficile della sua storia nel

mondo, individua nelle tre virtù teologali della fede,

speranza e carità le “armi” per superare le “antinomie”

della Chiesa e orientare l’intero Corpo mistico di

Cristo verso la santità.

 

Introduzione

Il nostro papa Benedetto XVI ha riconosciuto le virtù

eroiche di Paolo VI il 20 dicembre 2012. È stato uno degli ultimi

grandi atti del suo pontificato, forse uno dei più importanti,

anche se è avvenuto con molta discrezione, nel nascondimento,

senza pubblicità, proprio nello stesso stile di grande

umiltà, tanto caratteristico di Paolo VI come di Benedetto

XVI! Invece la beatificazione di Giovanni Paolo II, il 1° maggio

2011, era stata in qualche modo l’avvenimento più glorioso

del pontificato di papa Benedetto, come una grande luce che

ha toccato tutto il mondo, nello stile diverso di papa Wojtya.

Personalmente, ho avuto la grande grazia di essere coinvolto

nella preparazione di questa beatificazione, soprattutto con la

predicazione degli esercizi spirituali in Vaticano esattamente

due anni fa1. Ricordiamo che il nostro papa Benedetto era

profondamente legato a Paolo VI, che lo aveva conosciuto al

momento del Concilio e che più tardi lo aveva nominato arcivescovo

di Monaco e cardinale, nel 1977. Tra di loro, c’era

una profonda affinità spirituale e intellettuale. Prima di rinunciare

al pontificato, il nostro amato papa Benedetto ha dunque

compiuto il passo decisivo per la glorificazione di Paolo VI. Il

riconoscimento delle virtù eroiche è infatti l’elemento più importante

in vista della beatificazione e della canonizzazione di

un Servo di Dio, anche se è nascosto, come la parte dell’iceberg

che è immersa nell’oceano.

Nella comunione dei santi, simboleggiata da questo “girotondo”

dipinto dal beato fra Angelico, è evidente che il Venerabile

Paolo VI dà anzitutto la mano al beato Giovanni XXIII

e al beato Giovanni Paolo II. Tra questi due santi Papi “strapopolari”,

Paolo VI si nasconde, tanto che viene facilmente dimenticato.

È stato chiamato infatti «il Papa dimenticato». Così

ha lasciato la precedenza a Giovanni Paolo II sulla via della

beatificazione! Ma adesso, in quest’Anno della fede, ci viene

proposto dal nostro papa Benedetto come esempio luminoso

di fede, speranza e carità, che sono sempre le principali virtù

eroiche riconosciute dalla Chiesa. In questo 50° anniversario

dell’apertura del Concilio Vaticano II, bisogna ricordare, riscoprire

questo grande Papa del Concilio. Se Giovanni XXIII

ha avuto il coraggio profetico di aprire il Concilio Vaticano II,

Paolo VI ha avuto la missione di guidarlo, di concluderlo e di

farlo entrare nella vita della Chiesa nel periodo molto difficile

del post-Concilio.

Prima della sua elezione, Mons. Montini era stato il principale

collaboratore del Venerabile Pio XII come pro-segretario

di Stato. Poi, è stato molto vicino a Giovanni XXIII. Diventato

Papa, è proprio lui che ha creato i cardinali che saranno poi

i suoi successori sulla Sede di Pietro: Albino Luciani, Karol

Wojytya e Joseph Ratzinger.

[...]



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Titolo: "Gesù, volto della misericordia del Padre"
Editore:
Autore: Edoardo Scognamiglio
Pagine:
Ean: 2484300019159
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Tra rinnovamento e tradizione. 2. I precedenti. 3. Un nuovo “paradigma”?

4. La posta in gioco.

ABSTRACT - The “revolution” of mercy in pope Francis. The paradigm of mercy is the

key of pope Francis’ pontificate which continues the magisterium of his predecessors. The

Pope, however, calls the church to greater responsibility. This is not a new doctrine, but a

pastoral practice that through languages and “gestures” may escort the man in this time

in which hope is necessary.

KEYWORDS - Mercy, Reform, Pope Francis, Pastoral conversion, Theology of the

people.



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