Articoli religiosi

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Titolo: "Servizio della Parola - n. 481/482"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020285
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

RUBRICA

Per comunicare meglio

30. I preti scrivono... ma sanno comunicare?/16 (Roberto Laurita)

 

DOSSIER

Le nostre grandi parole

65 Persona

1. Persona: tra significato comune

e visioni antropologiche (Valeria Boldini)

2. Il volto di Dio nei salmi (Roberto Vignolo)

3. Persona in antropologia teologica (Giovanni Ancona)

4. Persona: indicazioni per la predicazione (Chino Biscontin)

5. Persona: breve antologia di testi

(Benedettine del Monastero «Mater Ecclesiae»)

 

SUSSIDIO

Va’ e vivi la misericordia! Adorazione eucaristica a conclusione

del Giubileo della misericordia (Luigi Guglielmoni e Fausto Negri)

 

PREPARARE LA MESSA

Dalla 29ª domenica del Tempo ordinario

alla solennità di Cristo Re dell’universo

29ª Domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Alessandro Castegnaro, Samuele Riva)

30ª Domenica ordinaria (Gianluigi Corti, suor Miriam, Samuele Riva)

31ª Domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Luciano Manicardi, Samuele Riva)

Tutti i Santi (Gianluigi Corti, Samuele Riva)

Commemorazione dei fedeli defunti (Roberto Laurita)

32ª Domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Giovanni Ancona, Vittorio Brunello)

33ª Domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Maurizio Aliotta, Pierino Boselli)

Gesù Cristo, Re dell’universo (Gianluigi Corti, Maurizio Gronchi, Pierino Boselli)



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020292
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Studi

E. Aceti, Educare e formare oggi 

In tutte le epoche si sono susseguite crisi che hanno segnato passaggi dolorosi, spesso sfociati in nuove

prospettive, rese possibili dall’educare. Partiamo dai segnali di sfida che il contesto ci presenta. Poi individueremo

i pre-giudizi e le idee erronee che abbiamo in testa. Chiuderemo con uno sguardo attento

ai cinque cardini educativi che motivano la voglia di andare avanti nei nostri figli.

 

A. Grillo, Il movimento liturgico: la liturgia pedagogia della Chiesa 

Il movimento liturgico ha permesso la riscoperta di una ‘dimensione pedagogica’ dei riti, che ha bisogno

di essere ricompresa bene, senza ‘autoritarismo liturgico’, né ‘indifferenza per l’esteriore’. Il

compito primario è quello di una ricalibratura del rapporto tra riforma e iniziazione, perché la comune

umanità possa dare testimonianza della sporgenza della grazia nella Parola e nel sacramento.

 

M. Gallo, Formazione liturgica: l’attualità di R. Guardini 

Protagonista di una vicenda intellettuale e pastorale ricchissima, Guardini insegna un approccio al rito

ancora oggi decisamente originale. La liturgia vi emerge non come un evento a cui cercare una spiegazione

e un senso, piuttosto come possibile fonte di significato, in quanto azione che dà forma all’esistenza

credente, perché è letta a sua volta come ciò che prende forma dalla rivelazione.

 

G. Biancardi, La liturgia fonte e contenuto della catechesi 

Oggi, superato il passato, la catechetica non ha dubbi nel considerare la liturgia come fonte e contenuto

irrinunciabili per la catechesi, poiché è la lex orandi che fonda la lex credendi. Così la catechesi può calibrare

l’attenzione alla dimensione antropologica, essere più efficace nella traditio, arricchire i linguaggi

e trovare varie occasioni di primo annuncio. Tutto nel rispetto di una corretta metodologia come, per

esempio, l’esigenza di superare il verbalismo catechistico, a favore del linguaggio e dell’esperienza

rituale.

 

Temi pastorali

A. Meneghetti, Linguaggi rituali ed educazione del credente 

Nella complessità moderna i linguaggi rituali che hanno cresciuto generazioni e generazioni, producono

processi incompleti. Eppure la liturgia crede di poter essere ancora terreno di trasformazioni per i

credenti secondo la forma-immagine di Cristo incontrato nella celebrazione. L’articolo riafferma questa

possibilità dentro a un programma rituale in un susseguirsi dinamico di gradi e di passaggi che favoriscono

la partecipazione.

M. Roselli, La formazione liturgica nella catechesi dei ragazzi 

L’autore mostra i vantaggi provenienti dalla valorizzazione della ‘condizione liturgica’ dei percorsi

iniziatici. Indica poi alcune attenzioni utili per educare i ragazzi a una corretta sensibilità liturgica, in riferimento

alla partecipazione piena all’eucaristia. Si tratta non di un almanacco di risposte, ma di criteri

per la progettazione della catechesi affidati alla comunità.

 

Schede per la formazione

A. Lameri, La formazione biblica dell’assemblea liturgica 

L’autore offre due schede utili per la formazione dei lettori. Nella prima sintetizza il valore teologico

della proclamazione liturgica della Scrittura, nella seconda fornisce, in un breve schema, i criteri di

composizione del Lezionario festivo e feriale.


F. Gomiero, «Un canto nella notte mi ritorna nel cuore» (Sal 76[77],7) 

C’è una forza formativa del canto anche se, assillati da mille altre emergenze pastorali, non si è avuto

ancora il tempo di sperimentare a largo raggio i benefici che può procurare a livello umano, ancor prima

che a livello liturgico ed ecclesiale, un’adeguata formazione musicale offerta a tutti, non soltanto a

qualche coretto. Non bisogna, però, darsi per vinti.

 

Anno santo

G. Midili, Itinerari di perdono nella devozione popolare 

L’esortazione apostolica Evangelii gaudium ha segnato la riscoperta della pietà popolare come occasione

per l’annuncio del vangelo ai semplici. Nell’anno giubilare è sembrato opportuno rileggere alcune

pratiche che il santo popolo fedele di Dio ha elaborato e assunto per esprimere la propria richiesta di

perdono e sperimentare la misericordia del Padre.

 

Sussidi e testi

L. Favretto, Il nuovo Adamo. Educare con l’arte: due itinerari 

A. Parisi, Cantare l’uomo nuovo 


Cronaca

L. d’Ayala Valva, Il concilio pan-ortodosso, pentecoste di comunione 



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020308
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

 

Esdra e Neemia non sono i primi due personaggi

dell’Antico Testamento che ci vengono

in mente, quando pensiamo a qualche pagina

della Bibbia che conosciamo a memoria…

Ma non vogliamo dimenticare quello che abbiamo

letto l’anno scorso, approfondendo la Dei Verbum:

tutta la sacra Scrittura è ispirata da Dio, in ogni

sua pagina; tutta la Bibbia è dunque parola di Dio,

non solo le pagine più limpide e facili da comprendere.

Raccogliamo dunque la sfida e avviciniamoci a

questi due personaggi semi-sconosciuti, per vedere

quale parola Dio ci può rivolgere attraverso di loro.

Anzitutto dovremo fare un po’ di chiarezza dal

punto di vista storico, perché è sicura la collocazione

di massima (siamo dopo il grande esilio del 597/587-

538 a.C., durante il dominio dei Persiani), ma non

lo sono i dettagli. Ci aiuterà in questo il primo articolo,

di Tiziano Lorenzin. In quell’articolo e ancora

di più in quelli che seguiranno si vedrà come Esdra e

Neemia (dai quali prendono il nome due libri della

Bibbia, appunto Esdra e Neemia) abbiano avuto fondamentalmente

la vocazione di “ricostruttori”: hanno

dovuto riedificare tanto le rovine di Gerusalemme

quanto il morale del popolo di Israele, entrambi a terra

dopo la sconfitta del 597/587 e gli anni di esilio.

Esdra era un sacerdote inviato dal re persiano a

Gerusalemme con il compito di riorganizzare il culto

del tempio secondo i criteri contenuti nella legge

di Dio, la Toráh (Simone Paganini). Il cap. 8 del libro

di Neemia racconta di quando tutto il popolo, sotto

la guida di Esdra, si è posto di fronte alla legge di

Dio; l’episodio è come l’apice e il simbolo di tutto il

percorso di ricostruzione: il popolo liberato riconosce

la propria identità solo di fronte alla parola del suo

Dio (Guido Benzi). Si tratta dunque non solo di riedificare

i muri caduti, ma anche di ripensare la propria

fede; da questo punto di vista l’incontro con la

religione persiana ha portato – e non è poca cosa! – a

sottolineare molto l’unicità e la trascendenza di Dio

(Sebastiano Pinto).

Neemia, da parte sua, era un personaggio influente

alla corte del re di Persia; preoccupato perché la ri-

costruzionein patria non continuava come sperato,

si fa mandare ufficialmente a sovrintendere i lavori; è

un laico in missione (Lucio Sembrano). Dimostra tutta

la sua abilità di stratega e di politico quando riesce

contemporaneamente a ricostruire le mura della città

e a difendersi dalle offese e dagli attacchi dei “nemici”

che non vedevano bene la rinascita del popolo

di Dio (Carlo Broccardo).

Certo, ci sono passaggi nella vita e nel messaggio

di Esdra e Neemia che lasciano perplessi noi lettori

moderni. Si insiste tanto, per esempio, nella difesa

della propria identità, fino a costringere coloro

che avevano sposato donne non ebree a rimandarle

a casa; oggi non condivideremmo la loro scelta, ma

dobbiamo collocarla nel contesto storico in cui è stata

fatta: un popolo che usciva distrutto dall’esilio babilonese.

Possiamo anche “imparare” da quello che

hanno fatto: è sempre necessario attualizzare la parola

di Dio, che non è una formula magica che risolve

ogni problema, ma un messaggio da capire e rendere

vivo oggi (Donatella Scaiola e Valentino Bulgarelli).

Forse l’immagine delle mura è proprio quella che

rende meglio, in sintesi, i due personaggi di Esdra e

Neemia e i due libri che ne portano il nome: le mura

proteggono e difendono, rafforzando l’identità; le

mura dividono, separando chi sta dentro da chi sta

fuori. Esdra e Neemia sono uomini dei confini, con

tutto ciò che questo comporta (Annalisa Guida).

Non è stato facile per i nostri autori trovare riferimenti

ad Esdra e Neemia nelle arti. Qualcosa c’è, come

testimoniato dalla copertina e dalla relativa spiegazione

di Marcello Panzanini. Si può recuperare l’interesse

per la Scrittura, colto nel commento di Beda

il Venerabile (Marcello Panzanini nell’inserto staccabile),

così come l’amore per Gerusalemme (nella rubrica

di Valeria Poletti).

Alla fine, lo vedrà il nostro lettore, anche questi

due personaggi così al confine delle nostre perlustrazioni

bibliche hanno qualcosa – o forse molto

– da dire!

 

Carlo Broccardo



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 480"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020070
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Introduzione, di Vittorino Gatti

1. Avere cura di cammini di fede in parrocchiadi Alberto Carrara

 

Sulle soglie della fede

2. Esplicitare e dilatare interrogativi e curiosità

accogliere dubbi e perplessità, di Dario Vivian

3. Occasioni che si creano in pastorale per aprire alla fede:

far emergere i racconti del proprio vissuto di fede, di Roberto Laurita

4. Parrocchia e missione: un ossimoro?, di Enzo Biemmi

 

Introdurre al vissuto della fede

5. Accostare alla lettura dei vangeli, avendo come finalità

l’accendersi di un incontro personale con Gesù

che possa maturare in una relazione che continua, di Ludwig Monti

6. Introdurre alla preghiera e alla celebrazione liturgica,

di Loris Della Pietra

7. Vivere la comunità con relazioni

di amicizia e di collaborazione, di Battista Borsato


Verso la maturazione della fede

8. La differenza cristiana, di Roberto Repole

9. Illimpidire e rafforzare la coscienza morale cristiana,

di Aristide Fumagalli

10. Prevedere difficoltà e resistenze,

assistere nelle tentazioni e cadute, sostenere la fedeltà,

di + Lucio Soravito

11. Vivere di fede in questo mondo, di Massimo Epis

 

Racconti

12. Narrazioni di scoperta o riscoperta

della gioia del Vangelo,

narrazioni di vissuti di fede autentici,

narrazioni di smarrimenti della fede, di Giancarlo Paris 



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 479"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020087
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Per comunicare meglio

29. I preti scrivono... ma sanno comunicare?/15 (Roberto Laurita)

 

DOSSIER

Le nostre grandi parole

64 Legge

1. Legge: significato del termine nell’uso comune

e nel linguaggio religioso (Valeria Boldini)

2. «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge

o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare

pieno compimento» (Mt 5,17) (Rosanna Virgili)

3. Legge e coscienza (Maurizio Chiodi)

4. Legge: indicazioni per la predicazione (Chino Biscontin)

5. Legge: breve antologia di testi

(Benedettine del Monastero «Mater Ecclesiae»)

 

SUSSIDIO

Ritiro spirituale del Consiglio pastorale

all’inizio del nuovo anno pastorale (Battista Borsato)

 

PREPARARE LA MESS

Dalla 22ª domenica alla 28ª domenica del Tempo ordinario

22ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Cristina Simonelli, Massimo Orizio)

23ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti,

Gilberto Gillini e Mariateresa Zattoni, Massimo Orizio)

24ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Vinicio Albanesi, Massimo Orizio)

25ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Giuseppe Anzani, Daniele Piazzi)

26ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Giulio Albanese, Daniele Piazzi)

27ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Paola Bignardi, Daniele Piazzi)

28ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Mario Torcivia, Daniele Piazzi



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020117
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Studi

S. PETROSINO, Il dramma dell’abitare 

Che cosa significa abitare? E perché l’abitare deve essere considerato come un gesto antropologicamente

sempre drammatico? Partendo dal testo heideggeriano l’articolo si propone di evidenziare i tratti

essenziali dell’abitare umano prestando particolare attenzione al lógos biblico e alla definizione in esso

contenuto: abitare è coltivare-e-custodire (Gen 2,15).

 

F. BERTELLINI, Una terra da abitare 

Israele è chiamato ad ‘abitare con fede’ la terra. Fondamentale è la distinzione simbolica tra ‘dominare’

e ‘abitare’. Anche la terra perduta nell’esilio deve essere ritrovata, abitandola non come padroni, ma

come ospiti di Dio. La pienezza del ritorno si ha con Gesù, il pellegrino e l’ospite, che dà vita a una

comunità di uomini e donne capaci di abitare con fede in ogni terra, pur vivendo da stranieri.

 

C. MARGARIA, L’abitare di Gesù 

L’articolo indaga l’abitare di Gesù lasciandosi condurre dal filo del racconto evangelico per far emergere

non tanto ciò che Gesù fa, ma molto più precisamente come Gesù accoglie la vita, la impara e la

abita. Dall’inizio fino al dramma della sua morte e alla gioia della risurrezione quella vita ci è narrata

come possibilità di gratitudine al vivere nell’appassionante gioco di incontri, abitando il dato centrale di

ogni umanità: il bisogno dell’altro, delle cose, di Dio.

 

P. TOMATIS, Nel mondo senza essere del mondo: l’abitare liturgico 

Il cristiano è chiamato a vivere nel mondo senza essere del mondo. In questa tensione ci domandiamo

quale sia l’apporto della liturgia in relazione al nostro abitare nel tempo e nello spazio degli uomini.

Nella tensione tra storia ed escatologia, la liturgia insegna ad abitare il mondo scoprendolo abitato da

Cristo e dalla sua grazia, in virtù dei suoi linguaggi ‘liminali’.

 

L. MANICARDI, ‘Abitare’ l’assemblea per stare nel mondo 

L’eucaristia ha qualcosa da dire circa l’etica cristiana, le modalità di abitare il mondo da parte della

chiesa, il come vivere quotidianamente le relazioni interpersonali, sociali, politiche, storiche? La risposta

è netta: sì. E queste modalità di abitare il mondo appaiono già nell’assemblea eucaristica.

 

Temi pastorali

P. CHIARAMELLO, «Nobile semplicità». Uno stile celebrativo sobrio testimonianza di una chiesa povera

e per i poveri 

Per uno stile celebrativo sobrio, nobile e semplice, testimonianza di una chiesa povera e per i poveri,

c’è bisogno di cura della celebrazione nella sua verità. Occorre dare molta attenzione all’assemblea;

bisogna recuperare la preghiera dei fedeli come ‘litania della carità’ e la presentazione dei doni come

autentico luogo di attenzione alle necessità della chiesa e dei poveri.

 

E. SAPORI, Celebrare in contesti di fragilità 

Il Verbo di Dio, «che è venuto ad abitare in mezzo a noi», quale medico delle anime e dei corpi diventa

esempio non solo di donazione, ma anche di ascolto dei sofferenti. Le celebrazioni terranno conto delle

situazioni particolari delle persone, con la preghiera che preveda non solo la messa, ma anche celebrazioni

della parola di Dio e/o con la recita dei salmi del malato o della bontà e misericordia di Dio.

 

D. GIANOTTI, Prendersi cura delle piccole comunità 

Come far sì che la chiesa abiti e si prenda cura di comunità piccole e disperse? L’autore risponde chiedendo

nuove ministerialità che custodiscano l’edificio chiesa, una ritualità più snella dell’eucaristia e

maggiore varietà di celebrazioni liturgiche o devozionali.

Schede per la formazione

 

M. DI BENEDETTO, La natura sociale e politica dell’atto liturgico.

Spunti di catechesi liturgica 

A fronte del rischio sempre nuovo di strumentalizzare le celebrazioni per altri scopi, l’autore cerca

di ritrovare la dimensione politica e sociale della liturgia fondandosi sulla natura cristologica e antropologica

dell’atto liturgico. Sottolineando l’intelligenza liturgica del raduno in assemblea, degli spazi

celebrativi, del cammino rituale e del linguaggio verbale, si cerca di rintracciare il senso evangelico

dell’impegno dei cristiani nel mondo.

 

Anno santo

R. BARILE, Chiedere, ottenere, dare misericordia:

le tre forme del sacramento della Penitenza 

 

Sussidi e testi

G. VENTURI, Prendersi cura della fragilità. Traccia di ritiro spirituale

per i volontari della Caritas 

 

Cronaca

G. DI NAPOLI, Pontificio Ateneo S. Anselmo. La decretale

di papa Innocenzo I a Decenzio vescovo di Gubbio 

 

Segnalazioni

P. BIGNARDI, Giovani e liturgia: riflessioni dopo una indagine



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Titolo: "Concilium 3-2016: La sofferenza e Dio"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Luiz Carlos Susin, Solange Lefebvre, Daniel Franklin Pilario, Diego Irrarázaval
Pagine:
Ean: 2484300020315
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Sintesi:

Pensare la sofferenza è, anzitutto, rendersi solidali con chi soffre e preoccuparsi dell’assistenza premurosa e della giustizia. Ma la sofferenza solleva questioni che accrescono tanto il dolore quanto l’urgenza dell’attenzione da prestare. Da una parte c’è un’enorme varietà di sofferenze umane: biologiche, psicologiche, sociali; dall’altra, tali sofferenze producono una varietà di reazioni perfino opposte, dalla pietà all’odio, dalla paralisi legata alla delusione, fino all’impegno attivo. Ma soprattutto il carattere eccessivo della sofferenza solleva questioni che oltrepassano la filosofia e l’etica e coinvolgono la dimensione religiosa.

Parole chiave: sofferenza, teodicea, ingiustizia



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020100
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

 

 

EDITORIALE

 

Davide. Il suo nome attraversa tutta la Bibbia:

dai libri storici al salterio, dai vangeli

all’Apocalisse. Musicista, guerriero,

amante, padre, re: un personaggio dai

mille volti (Dionisio Candido). Chi di noi può dire di

non averne mai sentito parlare, prima di aprire questo

fascicolo di Parole di Vita? La sfida che vogliamo

raccogliere, come al nostro solito, è quella di presentarvi

un ritratto il più possibile completo, che tenga

conto di molte – se non di tutte – le pagine bibliche

che ci parlano del re Davide. Sarà un rivisitare episodi

già noti e, allo stesso tempo, un aprire porte su

aspetti meno conosciuti della sua storia.

Nella Bibbia Davide fa la sua comparsa nei panni

di un ragazzo, addetto a sorvegliare il gregge di suo

padre Iesse. Ma subito si mostra che in quei panni

c’è spazio per un guerriero forte e astuto, che riesce

ad abbattere l’enorme filisteo, Golia, e che non avrà

timore di usare la violenza per unificare e difendere

il suo regno. Purtroppo, alla fine egli rimarrà imbrigliato

dalla violenza, che gli “rovinerà” gli ultimi anni

di regno (Paolo Messina). Ma non conviene che corriamo

subito alla fine: torniamo piuttosto al periodo

in cui Davide era già stato unto re da Samuele, ma

sul trono sedeva ancora Saul. In quel periodo fiorisce

l’amicizia con Gionata, il figlio di Saul; la serenità del

loro essere amici è raccontata anche nell’immagine di

copertina, di Cima da Conegliano (Marcello Panzanini).

Il protagonista di questa bella amicizia però non

è Davide, sempre un po’ “freddo”, bensì Gionata: nel

suo modo di agire appare uno degli esempi più alti di

amore gratuito e disinteressato, con tratti che fanno

pensare allo stile di Gesù (Donatella Scaiola). Di quel

periodo della vita di Davide non possiamo tralasciare

il difficile rapporto con Saul; potremmo quasi dire

che Davide mostra di aver imparato da Gionata,

perché – pur avendone l’opportunità – non uccide

colui che lo perseguita. È vero che fin dai primi anni

c’è molta violenza nel suo curriculum, ma quel giorno

nel deserto di Giuda il perdono fiorisce inatteso

sul terreno della violenza (Dionisio Candido).

 

SOMMARIO

4. Davide

Editoriale

Dionisio Candido

DAVIDE, TRA STORIA

E RILETTURE BIBLICHE

Paolo Messina

DAVIDE RE VIOLENTO?

IL POTERE DELLA VIOLENZA

E LA VIOLENZA DEL POTERE

Donatella Scaiola

L’AMICIZIA TRA DAVIDE E GIONATA:

UN QUADRO REALISTICO?

Dionisio Candido

LA SCELTA DI DAVIDE (1 SAM 24):

VIOLENZA E PERDONO

NEL RAPPORTO CON SAUL

Benedetta Rossi

ALL’OMBRA DEL POTERE.

DAVIDE, LE SUE DONNE E I SUOI FIGLI

Francesco Bargellini

MISERIA E NOBILTÀ DI DAVIDE

Tiziano Lorenzin

DAVIDE E LA CITTÀ SANTA

Annalisa Guida

UN UOMO

SECONDO IL CUORE DI DIO.

LA COSTRUZIONE DEL PERSONAGGIO

Valentino Bulgarelli

LA MISERICORDIA DI DIO

E LA FRAGILITÀ DI DAVIDE

PER LEGGERE E RILEGGERE

Valeria Poletti

Davide nelle arti

APOSTOLATO BIBLICO

Dionisio Candido

Alcuni orientamenti operativi

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Il compiacimento dell’anima? È l’amicizia



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 478"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020049
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

 

RUBRICA

Per comunicare meglio

28. I preti scrivono... ma sanno comunicare?/14 (Roberto Laurita)

DOSSIER

Le nostre grandi parole

63 Castità

1. Castità: nel linguaggio e nella sensibilità diffusa

della cultura odierna (Valeria Boldini)

2. L’insegnamento biblico sulla castità (Patrizio Rota Scalabrini)

3. La castità nella teologia morale cattolica, oggi (Maurizio Chiodi)

4. Castità: indicazioni per la predicazione (Chino Biscontin)

5. Castità: breve antologia di testi

(Benedettine del Monastero «Mater Ecclesiae»)

SUSSIDIO

Nel segno della misericordia. Una giornata di ritiro

durante un campo estivo per adolescenti (Roberto Laurita)

PREPARARE LA MESSA

Dalla 16ª domenica alla 21ª domenica del Tempo ordinario

16ª Domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Walther Ruspi, Vittorio Brunello)

17ª Domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Antonio Gentili, Vittorio Brunello)

18ª Domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Giuseppe Sovernigo,

Vittorio Brunello)

19ª Domenica ordinaria

(Gianluigi Corti, + Gianni Ambrosio, Angelo Lameri)

20ª Domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Sergio Nicolli, Angelo Lameri)

Assunzione di Maria (Gianluigi Corti, Angelo Lameri)

21ª Domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Giovanni Ancona,

Angelo Lameri



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Titolo: "Lateranum n. 2-3/2016"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846511232
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

Prolusione

Nicola Ciola, Le ragioni del Lateranense IV e le sue possibili riletture “teologiche”

 

Relazioni

Giululia Barone, Innocenzo III teologo e riformatore 

Sergio P. Bonanni, Teologia ed ermeneutica dell’alterità. Il dibattito medievale fino al Concilio Lateranense IV 

Riccccardo Ferri, I sermoni tenuti da Innocenzo III durante il Lateranense IV 

Antonio Pitta, Quali riferimenti e quale ermeneutica biblica al Concilio Lateranense IV? 

Pierluluigi Sguazzardo, I principali contenuti dogmatici del Lateranense IV 

Danilo Mazzoleni, L’iconografia del Concilio Lateranense IV nei saloni sistini in Vaticano 

Giuseppe Lorizio, La professione di fede (Firmiter credimus) “quarto simbolo della Chiesa”? Riflessione speculativa 

Santiago del Cura Elena, “Nemo nisi sacerdos”: Sacerdote y Eucaristia en la profesión de fe del IV concilio de Letrán (1215) 

Giovanni Tangorra, Romano pontefice ed episcopato nel Lateranense IV

Antonio Sabetta, I temi “recoepti” del Lateranense IV in prospettiva storico-teologica 

Natale Loda, La legislazione del 1215 del Concilio Lateranense IV. I greci e i cristiani orientali fra tradizione ed innovazione del diritto canonico 

Renzo Gerardi, “Regimen animarum”, predicazione e disciplina dei sacramenti al concilio Lateranense IV 

Roberto Nardin, «Mores et acta clericorum» al Concilio Lateranense IV 

Claudio Canonici, Hoc salutare statutum frequenter in ecclesiis publicetur. La ricezione del canone XXI De confessione nella normativa sinodale pre-tridentina (secoli XIII-XV) 

Alvaro Cacccciotti, Gli Ordini mendicanti. Riforme e innovazioni nella vita religiosa al tempo di Innocenzo III 

Luigi Michele de Palmlma, Eresia e repressione: la Crociata contro gli Albigesi 

Philippe Chenaux, Chiesa ed ebrei secondo le decretali del Lateranense IV 

Lubomir ak, Il Lateranense IV. Bilanci e prospettive

 

 

Editoriale

Il 30 novembre 1215 nella Basilica di San Giovanni in Laterano si chiuse il Concilio Lateranense IV. È sembrato doveroso alla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense, così da vicino legata alla sede del vescovo di Roma in Laterano, soffermarsi a riflettere, nell’VIII centenario di quell’evento (1215-2015), sul lascito del più importante concilio del medioevo e tra i più significativi della storia della chiesa. 

Il presente fascicolo contiene gli Atti del Simposio che si è svolto nella Pontificia Università Lateranense il 30 novembre e l’1 dicembre 2015 in occasione appunto degli 800 anni di quell’assise. Il Simposio si era prefissato due scopi: anzitutto voleva far emergere il valore del contributo delle ricerche sul Lateranense IV. Esso non può essere sottaciuto, per il suo rilevante apporto sul piano teologico e canonistico, specialmente in relazione con l’impegno di riforma della Chiesa e di rinnovamento spirituale della vita dei fedeli. 

Nello stesso tempo il Simposio ha cercato di operare una ri-lettura del Lateranense IV soprattutto in prospettiva teologica. Si è inteso cioè far emergere la fecondità di temi e formule che hanno accompagnato la storia della teologia, per far sì che quell’eredità possa dire qualcosa di significativo per noi oggi. I temi teologici maggiormente trattati nel Simposio hanno riguardano Dio come sostanza, la Trinità, la dottrina della analogia, della creazione de nihilo, l’ecclesiologia, la teologia sacramentaria, cioè quei capitoli della professione di fede che continuano ad interrogare oggi la riflessione teologica.

 Questo peculiare angolo visuale “teologico” non poteva però prescindere dalla storia e dai suoi significati. Hanno trovano così spazio quegli argomenti che fecero del Lateranense IV il crocevia di eventi epocali e concrete risposte a situazioni nuove che si stavano venendo a creare nella chiesa di quel tempo e dalle quali anche oggi vi è da imparare nel processo di riforma della chiesa. 

Nel giudizio degli storici il Lateranense IV costituisce «la più importante codificazione canonica realizzata prima del concilio di Trento. Dogma, morale, disciplina e organizzazione della chiesa sono oggetto di decisioni che costituiscono un notevole adattamento dei principi tradizionali alla situazione presente» (A. Fliche). Nel IV Concilio Lateranense va pertanto riscontrata «una tappa essenziale di quel generale processo di riorganizzazione pastorale, caratterizzato da una linea di attenzione verso le esigenze religiose di fondo del popolo cristiano, quali si erano venute prospettando in conseguenza degli esiti della riforma gregoriana e dei nuovi sviluppi della società» (M. Sensi).

Nicola Ciola



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020216
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

EDITORIALE

 

Il gender, una questione che ci interpella

Un vero e proprio «conflitto simbolico, politico e pratico»1 si è aperto intorno alla «questione del genere», con innegabili risvolti di ordine culturale, teologico, educativo, sociale e giuridico. Del dibattito che ne è scaturito, i media non di rado hanno fornito una rappresentazione a tinte manichee, favorendo la polarizzazione dei fronti contrapposti, con il risultato che è sotto gli occhi di tutti: semplificazione del problema, fraintendimenti, barricate ideologiche.

In questo panorama, in cui la logica della contrapposizione sembra prevalere su quella dell’ascolto, il fascicolo intende dare spazio a una riflessione articolata, rispettosa della complessità, nella convinzione che in merito al gender, vi sono certamente alcune interpretazioni non condivisibili, soprattutto alla luce di una visione antropologica cristiana, ma anche «istanze che meritano di essere seriamente considerate», come osservato in una nota dell’Ufficio scuola della diocesi di Padova (2015), consultabile nella rubrica Documentazione.

Sul modo di intendere la «questione del genere» non vi è accordo. Secondo un’efficace sintesi di Chiara Giaccardi, per alcuni «l’ideologia gender esiste ed è unica» (posizione dei «no gender»), mentre per altri, «l’ideologia gender non esiste ed è una invenzione di chi non accetta i cambiamenti (tesi dei “pro gender”)»2. Posta in modo così riduttivo, la contrapposizione rischia di far perdere di vista il nodo della questione, che si può così riassumere: «Quale rapporto intrattenere con la nostra dimensione biologica, in un tempo in cui i confini di ciò che è “naturale” si sono ridefiniti e sono continuamente forzati in ogni direzione?»3.

Nel dibattito mediatico, sembra prevalere una visione del gender nella sua versione più radicale. Secondo questa impostazione, il genere è una pura costruzione sociale, mentre il dato biologico assume un rilievo secondario: ciò che veramente conta è la scelta dell’individuo. Si tratta, come noto, delle posizioni assunte da frange estreme del femminismo di genere, posizioni rifiutate anche da coloro che alla riflessione sul gender hanno fornito un contributo fondamentale (la stessa Judith Butler ha preso le distanze da queste tesi).

Con tutto questo, però, non si può banalizzare né considerare superflua la discussione sul gender, derubricando la questione a semplice espressione di minoranze ideologizzate. La storia è lì a ricordarci che sull’asse delle differenze di genere, lungo i secoli – ma ancor oggi in diverse parti del mondo – si sono praticate discriminazioni, «giustificando» le diseguaglianze unicamente in rapporto all’appartenenza a un sesso piuttosto che a un altro. Detto altrimenti, se da una parte, occorre riconoscere il proprium del maschile e del femminile, rispettando e valorizzando le diversità, a partire dal dato biologico, dall’altra, la difesa dei «confini naturali» non può più significare la marginalizzazione del femminile. Si tratta di rivedere posizioni astratte, che ignorano come l’essere umano sia sempre un «essere situato» in una cultura, una storia, uno spazio, ma ancor prima in un corpo sessuato. Da più parti, ormai, si coglie il carattere datato di certe «narrazioni» della femminilità e della mascolinità, consapevolezza che deve tradursi in uno stimolo alla ricerca di nuovi linguaggi e modalità espressive che valorizzino lo specifico di ciascun sesso, in un’epoca segnata da nuove modalità dell’essere. In questa direzione, si muovono i contributi ospitati nel fascicolo.

Con Voci della differenza sessuale: genere, differenza, differenze, Lucia Vantini prende in esame termini che rimandano a epistemologie, visioni del mondo e pratiche molto distanti tra loro. Come si può facilmente intuire, si tratta di nodi cruciali nella comprensione dell’umano, ma non sempre intesi allo stesso modo: per alcuni, essi esprimono una felice attenzione alla dualità dei generi, per altri, invece, rappresentano segni di disgregazione della civiltà.

Dopo aver richiamato le differenti interpretazioni del gender, Serena Noceti, nell’articolo L’antropologia incompiuta, propone il «genere» come categoria analitico-critica capace di veicolare un’interpretazione culturale, storica, simbolica delle differenze sessuali, necessaria a una re-visione del pensiero teologico sull’anthropos.

Uno sguardo sociologico sul genere, campo di conflitti è il titolo del contributo di Italo De Sandre, per il quale non si può comprendere il dibattito sulle questioni intorno al genere, senza uno sguardo ai soggetti coinvolti, ai loro valori, alle paure e agli obiettivi che li caratterizzano. Non solo, però, in rapporto al presente, ma anche con un’attenta considerazione delle dinamiche storiche, insieme alla pluralità dei contesti culturali, in cui si osservano diversi modi di concepire i ruoli sessuali.

Marinella Perroni riflette su Uomini e donne nella Bibbia, tema in apparenza semplice e lineare. In realtà, nella storia dell’interpretazione del testo biblico, il rilievo attribuito alle figure maschili e femminili è stato molto diverso. Riguardo ai personaggi femminili, il riconoscimento del loro valore letterario e teologico è un’acquisizione recente degli studi esegetico-teologici, mentre sul versante delle figure maschili resta ancora molto da chiarire riguardo a ciò che significa e comporta la loro maschilità.

Pier Davide Guenzi affronta la questione del rapporto tra Genere e magistero. Prendendo le mosse dall’unico riferimento al lemma gender nell’esortazione apostolica postsinodale Amoris laetitia (n. 56), l’articolo considera la questione «genere» nei documenti ascrivibili al magistero della chiesa cattolica nell’arco dell’ultimo ventennio: dall’intervento della Santa Sede alla IV Conferenza mondiale sulla donna, promossa dall’ONU (Pechino, 1995) sino ai due recenti sinodi sulla famiglia (2014-2015).

Respingendo una concezione dissociata e strumentale del corpo rispetto allo spirito, Aristide Fumagalli propone un saggio sull’Antropologia dei corpi sessuati. Ne emerge un approccio simbolico del corpo, in forza del quale – osserva l’autore – «la persona non riduttivamente ha un corpo, ma è corporea». In questa prospettiva, il corpo maschile e quello femminile incarnano ed esprimono diverse disposizioni spirituali che pur non essendo esclusive dell’uno o dell’altra, ne forniscono però la caratterizzazione.

Maschile e femminile nella storia delle religioni e i problemi del gender offre, invece, una panoramica sul modo in cui alcune tradizioni religiose hanno compreso e declinato la differenza di genere. Tra le varie suggestioni offerte da Aldo Natale Terrin, è da segnalare la proposta di un’«epistemologia al femminile», istanza culturale più che mai attuale e necessaria per conseguire un equilibrio che in passato non è stato sempre raggiunto.

L’articolo di Placido Sgroi, «Nato da donna». Un percorso fra teologia e maschilità, risponde a un interrogativo che si può così formulare: come mettere insieme maschilità e teologia? Quattro le tappe che hanno segnato questo singolare percorso, tappe sulle quali si concentra l’autore, suggerendo preziosi spunti di riflessione: paternità, filialità, parzialità e reciprocità.

Infine, uno sguardo critico al presente, muovendo da una prospettiva originale. In Identità, differenze. Note a margine del dibattito sul gender, Elisabetta Musi esamina il confronto in atto nel nostro paese circa le questioni di genere. Lo scopo non è prendere una posizione piuttosto che un’altra, ma individuare gli interrogativi di fondo e i presupposti – spesso impliciti e non sempre riconoscibili –, a partire dai quali si sviluppa il dibattito.

Nella Documentazione, come abbiamo detto, si trova una nota a cura dell’Ufficio scuola della diocesi di Padova, pubblicata nel 2015, in risposta a richieste di chiarimento in merito alla «questione del gender». L’intervento considera diversi aspetti della questione, soffermandosi in modo particolare sulle ricadute in ambito educativo delle problematiche di genere.

L’Invito alla lettura propone un ricco repertorio bibliografico, organizzato da Rita Torti, nella forma di un vero e proprio «percorso ragionato», attraverso la presentazione critica delle opere che hanno segnato la riflessione sui diversi aspetti delle questioni affrontate nel fascicolo.



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Titolo: "La silloge bonaventuriana del ms. isidoriano 1/73 (3-45)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Felice Accrocca
Pagine:
Ean: 2484300020131
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

While MS 1/73 at Collegio S. Isidoro, Rome, had been studied by L. Lemmens and E. Pásztor for some important early Franciscan texts that it contains (the Intentio regulae, the Verba Francisci and the Speculum perfectionis), this article now transcribes the extracts of Bonaventure’s Legenda maior present in the same manuscript at ff. 58v-78v and highlights some of its characteristics. The compiler of these extracta moralia et devota, the author concludes, might be situated in the early Observance movement, offering spiritual texts for friars in a hermitage setting or, at least, for those less concerned with pastoral activities. 



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Titolo: "Peter of John Olivis Allusions to the Condemnation of 7 March 1277 in Question 57 of His Quaestiones in secundum librum Sententiarum (47-98)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Dominic Whitehouse, OFM
Pagine:
Ean: 2484300020148
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

L’articolo esplora la natura della risposta, da parte di Pietro di Giovanni Olivi, alla censura di 219 proposizioni dottrinali decretata dal vescovo di Parigi, Etienne Tempier, nel 1277. Un attento esame delle obiezioni e soluzioni contenute nella q. 57 delle Quaestiones in II° librum Sent. sul determinismo psicologico rivela che Olivi infatti allude a un buon numero delle proposizioni che, secondo il vescovo ed i suoi consiglieri, mettevano in dubbio l’esistenza del liberum arbitrium. Olivi non utilizza la condanna di proposizioni particolari da argumentum ad verecundiam; e non le cita neppure direttamente o indirettamente. Si tratta piuttosto di allusioni discrete che, come tali, sono scappate all’attenzione degli studiosi dell’Olivi.  



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Titolo: "Fra Antonio da Vercelli (1483) tra sentimento e raziocinio (163-194)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Remo L. Guidi
Pagine:
Ean: 2484300020162
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Lenten sermons of the Quattrocento, although rather little studied, are an almost inexhaustible source of curious stories and of the most diverse sorts of information. In addition, they preserve the personalities of the often humble and anonymous friars who gave them and who with their untiring pastoral zeal allowed the Church to escape shipwreck before Trent. The article brings to our attention the Observant friar Antonio da Vercelli, studies his character, and evaluates his intellectual horizons. The main focus is on Antonio’s sermons, whereas his Memoriale, sent to Lorenzo de’ Medici after the Pazzi Conspiracy (1478), will have to be studied in a distinct monograph. 



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Titolo: "Les Remarques du Couvent de Sainte Claire dArgentan (195-250)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Pierre Moracchini
Pagine:
Ean: 2484300020179
Prezzo: € 5.00

Descrizione:The chronicle of the Argentan Leonist Poor Clares, written between 1663 and 1743, offers a complete list of the abbesses and Franciscan confessors of this monastery since its early beginnings in 1517/18. As such, the chronicle helps to establish a large family network of sisters, brothers and benefactors which includes various branches of the Franciscan Order and beyond. The chronicle also insists on a continuous attachment to the monastery by the descendants of Marguerite of Lorraine, Duchess of Alençon and foundress of the monastery, even in times when her noble family had adhered to Protestantism. The article recalls the somewhat complex foundational history of the Argentan community and transcribes the full text of its chronicle.

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Titolo: "Hospital balneario franciscano de Los Baños (Laguna, Filipinas). Nuevos documentos para su historia (251-308)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Cayetano Sànchez Fuertes. OFM.
Pagine:
Ean: 2484300020186
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Among the various hospitals established and/or run by the Franciscans in the Philippines in the early modern period, Los Baños was famous for the healing qualities of its hot springs. The transcription of 22 documents pertaining to the history of the hospital between 1603 and 1877 contributes to filling some gaps in our knowledge of Los Baños. They mainly speak of its regal and, especially, local funding, therefore giving some interesting insights into the economic and social history of this small place in Laguna Province. Some documents also shed light on projects for the rehabilitation of the facility in 1827/28 and in 1877. The hospital finally came into public hands in the 1880s and was closed in the aftermath of World War II. 



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Titolo: "Lateranum n. 1/2016"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846511027
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

Articoli

Romano Penna, Martin Lutero e la Bibbia

Giuseppe Lorizio, The Eucharistic Doctrine of Luther, Read and Interpreted by a Catholic Theologian

Ricc ardo Ferri, Le missioni divine nel De Trinitate di Agostino d’Ippona. Commento ai libri II-IV

Pascal Ide, Une lecture polysémique de la nature. Trois propositions pour un discours des méthodes. II

Carlo Lorenzo Rossetti, Dignitas dilectionis munus. Dignità umana e Fede cristiana

 

Note

Karel Skalick ý, La Rivelazione e il tempo. Abbozzo della tipologia della rivelazione secondo il parametro del tempo

Wilfried Härle, Kirche als congregatio oder als – zweifache – communio sanctorum?

 

 

EDITORIALE

Il 31 ottobre 2017 faremo memoria dei cinquecento anni della riforma.

La nostra Facoltà di Teologia partecipa attivamente a un percorso di avvicinamento

all’evento attraverso un progetto di ricerca interfacoltà, attivato col contributo

del Servizio Nazionale per gli studi superiori di Teologia e di Scienze

religiose della Conferenza Episcopale Italiana. Il lavoro si svolge in sinergia

con la Facoltà Valdese di Teologia di Roma, la Facoltà Teologica dell’Italia

Settentrionale di Milano, l’Istituto ecumenico San Bernardino di Venezia e

l’Istituto Sophia di Loppiano e vede il coinvolgimento di un gruppo qualificato

di studiosi, che programmano corsi comuni per le nostre specializzazioni

e si incontrano periodicamente per incontri seminariali di confronto. La tematica

generale e l’orizzonte in cui si svolge questo impegnativo lavoro è stata

individuata nella spiritualità della riforma. E gli argomenti dei corsi comuni,

attivati a partire dal 2015-16, saranno rispettivamente: la theologia crucis, la

spiritualità del simul iustus et peccator e la riforma dell’agire ecclesiale.

Se lo scopo del progetto è anzitutto la preparazione e la celebrazione del

V centenario della Riforma, tuttavia il suo intento più ampio è di continuare,

anche dopo il 2017, questo lavoro di ricerca e di promozione di studi sulla Riforma,

interconfessionale e di interfacoltà. Gli ambiti epistemologici e metodologici

di tali ricerche sono stati individuati sostanzialmente in due direzioni

diverse ma interagenti fra loro:

1. l’ambito storico (così da coinvolgere anche i vari Dipartimenti di storia

delle Università statali e non), volto ad approfondire i “significativi mutamenti”

di metodo, analisi e valutazione su personaggi ed eventi del XVI secolo

che la storiografia degli ultimi cento anni ha introdotto; questa precisa

attenzione alla storia parte anche dalla sensazione che tale “evoluzione” storiografica

non trovi adeguato peso e ascolto nei tradizionali manuali delle

facoltà teologiche.

2. L’ambito teologico con particolare attenzione alla dimensione esistenziale,

spirituale e pastorale della teologia secondo la visione di Lutero e degli

altri riformatori; una teologia, quindi, non tanto “di scuola”, ma a livello di

vita e di comunità, e in tal senso pastorale e spirituale, elaborata e finalizzata

alla formazione (“ri-forma”) costante dei singoli credenti e della Chiesa alla

luce del Vangelo.

L’attualità dell’argomento ri-forma è fuori discussione, ma essa incrocia

anche la tematica dell’anno giubilare che la Chiesa cattolica sta celebrando.

Benedetto XVI, infatti, nel bellissimo discorso pronunciato ad Erfurt il 23

settembre 2011, ebbe modo di dire:

«Ciò che non dava pace [a Lutero] era la questione su Dio, che fu la passione

profonda e la molla della sua vita e dell’intero suo cammino. “Come posso avere

un Dio misericordioso?”: questa domanda gli penetrava nel cuore e stava dietro

ogni sua ricerca teologica e ogni lotta interiore. Per Lutero la teologia non era

una questione accademica, ma la lotta interiore con se stesso, e questo, poi,

era una lotta riguardo a Dio e con Dio. “Come posso avere un Dio misericordioso?”.

Che questa domanda sia stata la forza motrice di tutto il suo cammino mi colpisce

sempre nuovamente nel cuore. Chi, infatti, si oggi si preoccupa ancora di questo,

anche tra i cristiani? Che cosa significa la questione su Dio nella nostra vita? Nel

nostro annuncio? […] il male non è un’inezia. Esso non potrebbe essere così potente

se noi mettessimo Dio veramente al centro della nostra vita. La domanda: Qual è

a posizione di Dio nei miei confronti, come mi trovo io davanti a Dio? – questa

scottante domanda di Lutero deve diventare di nuovo, e certamente in forma

nuova, anche la nostra domanda, non accademica, ma concreta. Penso che questo

sia il primo appello che dovremmo sentire nell’incontro con Martin Lutero».

Con queste motivazioni e con questo spirito, la rivista espressione della Facoltà di

teologia della nostra Università ospita ed ospiterà studi afferenti a tale progetto

di ricerca, perché oltre il gruppo degli addetti ai lavori, tutta la comunità accademica

e i nostri lettori possano partecipare a questo impegnativo e affascinante cammino.



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Titolo: "The Eucharistic Doctrine of Luther, Read and Interpreted by a Catholic Theologian"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giuseppe Lorizio
Pagine:
Ean: 2484300020544
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Abstract

In line with a renewed relationship with Luther’s thought instead of a reductionist vision that tends to emphasize what the Lutheran theology negates, the article highlights the positive aspects in some of Luther’s writings on the sacrament of the Eucharist. From his Eucharistic Sermons to the Polemical and «Doctrinal» Works, an evolution can be disclosed. But the Eucharistic realism remains the underlying fundamental perspective based on the realism of the very mystery of Christ, of His incarnation, passion, death and resurrection, which no hypothetical formula could encase without reducing or removing it. In clear opposition to the “representationism” of his fellow reformers, the Father of the Reformation holds that the formula ist is not bedeutet, and affirms the realistic sacramentality of the Lord’s Supper, where the word of God actualizes what it expresses. The article fleshes out also three perspectives of interiority, otherness, and gratuity, which, along with Luther, can be discerned in the Eucharistic mystery-sacrament, seen in the light of Trinitarian ontology and agapic metaphysics.

Keywords

Luther, Reformed Tradition, Eucharist, sacrament, Trinitarian ontology, Christ

 

Abstract

In linea con un modo diverso di considerare Lutero, alternativo al riduttivismo che tende a enfatizzare ciò che la teologia luterana nega, l’articolo sottolinea la dottrina luterana sul sacramento dell’eucaristia in alcuni suoi scritti. Dai sermoni sull’eucarestia alle opere polemiche e dottrinali, si rivela un’evoluzione dentro cui però rimane fondamentale e costante il realismo del vero mistero di Cristo, della sua passione, morte e risurrezione. In aperta opposizione al “rappresentazionalismo” dei suoi seguaci riformatori, il Padre della riforma sostiene che la formula “ist” non va confusa con “significa” e afferma la sacramentalità reale della cena del Signore, dove la parola di Dio attualizza ciò che esprime. L’articolo abbozza anche tre prospettive – interiorità, alterità e gratuità – che con Lutero possono essere riconosciute nel mistero-sacramento dell’Eucarestia, considerato alla luce dell’ontologia trinitaria e della metafisica agapica.

Parole chiavi

Lutero, Tradizione Riformata, Eucarestia, Sacramento, Ontologia trinitaria, Cristo

 

__________________________________________________________

This reflection begins with a double difficulty. The first obstacle is the reverential fear with which I approach this exposition of Luther’s thought among specialists who certainly have a greater familiarity with, and understanding of, the Father of the Reformation than I do. At the same time, the fact that our shared work aims to reciprocally aid one another in the comprehension of what we profess and celebrate in our confessional belongings helps me overcome this first difficulty, otherwise insurmountable. The second challenge is a serious difficulty which derives from my first encounter with De captivitate. I experienced this text from the perspective of one who is, first of all, a Christian and Catholic priest who has sought to put the Eucharistic mystery, celebrated and lived in faith and devotion, at the center of faith and spirituality, as I was taught from the start of my preparation for First Communion and, as a young man, in the studies that led me to receive (thirty-five years ago) the gift of the priesthood, just as the Church to which I belong intends and lives it. I overcame this second dilemma with the knowledge of Luther’s own predicament when faced with a liturgical-sacramental praxis that had certainly deviated and was, by then, far from not only early Christianity but also the Gospel itself and its salvific word.

My hermeneutical position, which gives the perspective of this reflection, arises from the recognition of a reductionist vision of Lutheran theology that persists among Catholics. This vision especially tends to emphasize what the Lutheran tradition negates in relation to the Eucharistic mystery. This is evident not only in pre-Vatican II manualist works, but also in certain misdirected readings of the liturgical reform that have accompanied and followed the Council, almost as if the reform had adopted a Lutheran and, in general, a Reformed approach to the celebration of the sacraments, in particular, the Eucharist.

A reading which is interesting, though substantially misleading, might be the one offered by an entry in the Dictionnaire de théologie catholique entitled Luther and authored by J. Paquier.1 Faced with these positions – which defining as outdated would be reductive – I have deliberately chosen to highlight first the positive aspects in Luther’s writings (not all of them, of course) on the sacrament of the Eucharist, addressing the light that he sheds on this fundamental mystery. Then, I will look at the shadows he casts, addressing what he often virulently but in a critically prophetic way seems to insist on negating. This hermeneutical perspective is in line with a renewed relationship with Luther’s thought, the path suggested by the scholars (among others) J. Wicks, our professor at the Gregorian, and Y. Congar. The latter, besides dedicating a substantial chapter of his work on Luther to Eucharistic doctrine, expressed his opinion in the following manner: in Catholic interpretations (primarily French) “Luther showed the greatness of his errors, but he and his life were seen under the sign of mediocrity (Denigle), of the pathological (Grisar), of subjectivity (Maritain). Certainly Luther carried all of this within himself, but also how many treasures! May God be praised: in the last fifty years, historians and Catholic theologians have taken a more authentic approach.”2

Naturally, the perspective of the fundamentum dynamicum fidei, which underlies our entire work, will animate the discussion, exchange of views, and debate with Lutheran theology.

My study will proceed in the following manner: 0. Contextual notes; 1. Luther’s sermons on the Lord’s Supper; 2. The polemical works (De captivitate and Against the Heavenly Prophets); 3. The crystallization of doctrine in the Catechisms and the Confessio augustana; 4. Excursus: reflections on celebration (lex orandi). I will follow a primarily chronological order, with some exceptions, namely the discussion of Luther’s 1534 Holy Thursday sermon in Section One.



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Titolo: "Kirche als congregatio oder als zweifache communio sanctorum?"
Editore: Lateran University Press
Autore: Wilfried Härle
Pagine:
Ean: 2484300020599
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Abstract

Zentral geht es um das Verständnis von Kirche – just im Blick auf die systematisch relevante Bedeutung ererbter Begrifflichkeiten. Unter dieser Rücksicht werden vor allem communio und congregatio aneinander gespiegelt. Dabei tritt die für Kirche bestimmende Dialektik von vertikaler und horizontaler Logik deutlich hervor. Aus der gründenden Gemeinschaft mit Gott geht die Gemeinschaft der Gläubigen untereinander hervor. So erhellt sich die sakramentale Abendmahlsfeier als identitätsstiftendes Geschehen.

Schlüsselwörter:

Kirche; communio sanctorum; congregatio; Anteilgabe und -habe; Beziehung; Gemeinschaft mit Gott; Abendmahl

 

Abstract

The central question all focuses on the correct way of defining the Church. Terms and concepts taken from the tradition are analysed – right to emphasize their relevance in systematic theology. Mainly communio and congregatio are pointed out according to their particular significance. It gets evident that the nature of Church is characterized by some inner dialectics between vertical and horizontal logic. All is based on the communion with God, and only in a second moment the communion among those who believe gets relevant. That’s the reason why the Last Supper’s sacramental celebration really creates identity.

Keywords:

Church; communio sanctorum; congregatio; make participate; participation; relation; community and unity with God; Last Supper

 

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1. Eine Retractatio

Ich bin nun spätestens in dem Alter angekommen, in dem einem – nach dem Vorbild des großen Augustinus – Retractationes wohl anstehen. Ich habe damit allerdings schon sehr viel früher begonnen. Mein Schriftenverzeichnis weist schon im Jahr 1972 eine erste Miszelle mit dem Titel „Selbstkritik“1 aus, und sie war auch genau so gemeint. Wer viel irrt und damit frühzeitig beginnt, und beides habe ich getan, hat viel Gelegenheiten für Retractationes. Dass diese nicht nur Alterserscheinungen sind, sondern auch eine sportliche Note haben und insofern auch auf Lebendigkeit und Fitness, ja vielleicht sogar auf innere Jugendlichkeit, verweisen können, habe ich aus der patristischen Literatur gelernt, in der „Retractatio“ häufig mit „Rückzieher“, gelegentlich sogar mit „Fallrückzieher“ übersetzt wird.

Einen solchen muss und will ich aus Anlass dieses Vortrags machen, und zwar bezogen auf einen Text, mit dem ich ansonsten auch nach einem Vierteljahrhundert immer noch sehr zufrieden bin: meinen Artikel „Kirche VII. Dogmatisch“ in der TRE.2 Dort schrieb ich im Rahmen meiner „dogmatische(n) Erörterung der Lehre von der Kirche, die sich ihrer konfessionellen – in diesem Falle evangelisch(-lutherischen) Herkunft bewusst ist“3: „In der Formulierung des Apostolikums ‚communio sanctorum’ kommt auf prägnante Weise zum Ausdruck, dass die Kirche durch die Teilhabe an dem sie heiligenden Wort und Werk Gottes als Gemeinschaft von Geheiligten (= Glaubenden) existiert. Diesen komplexen Sachverhalt expliziert die Confessio Augustana ansatzweise in der Formel ‚congregatio sanctorum et vere credentium’ (CA VIII).

Am deutlichsten kommt diese Wesensbestimmung der Kirche in der Formulierung der Schmalkaldischen Artikel zum Ausdruck, wenn es dort heißt: ‚es weiß gottlob ein Kind von 7 Jahren, was die Kirche sei, nämlich die heiligen Gläubigen und ‚die Schäflin, die ihres Hirten Stimme hören’ …“.4 An dem, was ich damals geschrieben habe, ist nichts falsch, jedenfalls nicht „richtig falsch“, aber es ist doch missverständlich, so, als seien die lutherischen Formeln in CA und SA eine hinreichende Explikation der Formel „communio sanctorum“. Zwar bin ich rückblickend froh, dass ich damals nur gesagt habe, die Formel „communio sanctorum“ werde in CA VIII „ansatzweise“ expliziert, und dass ich für die Formel „communio sanctorum“ nur das Apostolikum als Quelle in Anspruch genommen habe, aber es wäre doch zumindest erhellend gewesen, wenn ich hinzugefügt hätte, dass die Formel „communio sanctorum“ in den lutherischen Bekenntnisschriften ausschließlich als Zitat aus dem Apostolikum und nie zur Explikation der eigenen Ekklesiologie verwendet wird.

Ich habe das damals nicht so geschrieben, weil es mir noch nicht bewusst war, und nicht etwa, weil ich das verheimlichen wollte. Im Gegenteil: Es hätte als kritischer Hinweis sehr gut zu dem von mir selbst schon damals vertretenen ekklesiologischen Ansatz gepasst. Aber dazu hätte es mir eben bewusst sein müssen, und das war es leider nicht. Heute meine ich – wie gesagt – zu wissen, dass die ekklesiologische Zentralformel „communio sanctorum“ in den lutherischen Bekenntnisschriften ausschließlich als Zitat aus dem Apostolikum5 und niemals zur eigenständigen Explikation der lutherischen Ekklesiologie vorkommt. Und es ist mir auch deutlich, wodurch das so gekommen ist: Der Begriff „congregatio sanctorum (et vere credentium)“ (also Versammlung) hat ihr den Rang abgelaufen bzw. sich als Ersatz für „communio sanctorum“ etabliert. Gründe für diese Ersetzung von „communio“ durch „congregatio“ habe in den reformatorischen Texten nirgends genannt oder ausgeführt gefunden. Ist es der „personalere“ Charakter von congregatio im Gegenüber zu „communio“?

[...]



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Titolo: "Le vicende extra conciliari di Fernando Ruiz y Solórzano, arcivescovo di Yucatán (Messico)"
Editore: Lateran University Press
Autore: Piero Doria
Pagine:
Ean: 2484300021350
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Al concilio Vaticano II hanno partecipato complessivamente 3058 padri conciliari. Tuttavia, non tutti coloro che erano tenuti ad intervenire, secondo il Codice di Diritto Canonico o per concessione del papa, furono presenti. Nel 1964, per esempio, su 3074 aventi diritto presero parte ai lavori in aula 2466 vescovi, e nel 1965 su 3093 (valore più alto) risposero alla chiamata 2625 padri1.

Tra gli assenti, tutti giustificati, molti furono coloro che chiesero di essere esentati per ragioni di età, di salute o anche perché impediti dai rispettivi governi – soprattutto dell’Europa dell’Est, sotto l’influenza e il controllo dell’Unione Sovietica, e della Cina che aveva il triste primato del maggior numero di vescovi in carcere per fede – che, rifiutandosi di rilasciare il passaporto, ne vietarono di fatto la partecipazione. Tra di essi emerge anche il caso, eccezionale, di un vescovo messicano, Fernando Ruiz y Solórzano (arcivescovo di Yucatán)2, al quale per ragioni disciplinari venne impedito da Paolo VI di prendere parte all’Assemblea durante i lavori del terzo (1964) e del quarto periodo (1965). Ed è la seguente vicenda che esaminerò, in questa sede, attraverso la documentazione conservata nell’Archivio del concilio Vaticano II.

Come già detto, si tratta di un evento eccezionale che non ha, vale la pena di precisare, nulla a che vedere con la grande Assemblea dei Vescovi e che mette, al contrario, ancora una volta in evidenza lo stile e la proverbiale delicatezza, ormai ampiamente nota, di Paolo VI, che seppe prendere o far prendere (Congregazione Concistoriale) gli opportuni provvedimenti senza particolari clamori o pubblicità e, soprattutto, nel pieno rispetto della dignità della persona umana secondo gli insegnamenti di sant’Agostino. Tema, del resto, quest’ultimo (del rispetto della dignità della persona umana) ampiamente evocato dallo stesso pontefice nei suoi interventi durante tutto il periodo conciliare.

A questo proposito, mi sembra di poter affermare, che tranne i pochi direttamente interessati, per questione di ufficio, vale a dire, ovviamente oltre a Paolo VI, il cardinale Amleto Giovanni Cicognani (Segretario di Stato), Pericle Felici (Segretario Generale del Concilio), Angelo Dell’Acqua (sostituto della Segreteria di Stato), il cardinale Carlo Confalonieri (segretario della Congregazione Concistoriale), Sergio Guerri (segretario del Segretariato Amministrativo) e Luigi Raimondi (delegato apostolico in Messico, per il mezzo del quale veniva trasmessa la documentazione del Vaticano all’Arcivescovo di Yucatán), nessuno altro venne a conoscenza della vicenda o così, almeno, sembrerebbe.

Ma veniamo ai fatti!

Nel corso del mese di agosto 1964 giungeva inaspettata a Sergio Guerri una lettera del direttore dell’Hotel Americana, in via Aurelia a Roma, con la quale respingeva il rinnovo della prenotazione in favore di Fernando Ruiz y Solórzano e del sacerdote Luis Muñoz, segretario di Luis Altamirano y Bulnes (arcivescovo di Morelia in Messico)3, per il terzo periodo, entrambi in qualità di ospiti della Santa Sede, come persone non desiderate in quanto, a detta del responsabile dell’albergo, resesi protagoniste di comportamenti inappropriati.

Di seguito le due note riservatissime redatte da Sergio Guerri, il 14 agosto 1964, e trasmesse ad Angelo Dell’Acqua, riguardanti rispettivamente l’Arcivescovo e il Sacerdote:

S. E. Mons. Ruiz y Solorzano Fernando, Arcivescovo di Yucatan (Mexico) durante la seconda sessione del Concilio Ecumenico Vaticano II, è stato ospitato, a carico della Santa Sede, presso l’Hotel Americana di Roma, Via Aurelia.

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Titolo: "Mons. Pietro Rossano: cultura e dialogo"
Editore: Lateran University Press
Autore: Andrea Riccardi
Pagine:
Ean: 2484300021367
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Ringrazio per questa occasione** di ricordare mons. Pietro Rossano e per avermi invitato a prendere la parola su questa figura di un amico scomparso ormai molti anni fa. Abbiamo continuato a ricordarlo e a studiarlo negli anni passati, non solo per affetto ma per il significato della sua figura poliedrica, che non può essere esaurita in una sola definizione: biblista, studioso delle religioni, docente universitario, uomo di Curia e altro. Eppure la sua storia ci appare confinata in un tempo lontano, prima della globalizzazione e prima della dissoluzione dell’Unione Sovietica: muore nel luglio 1991, a cinquantotto anni, un mese prima della fine dell’URSS. In quegli anni cominciava un tempo differente, mentre culture, religioni e civiltà entravano in un rapporto più stretto, che poteva divenire conflittuale.

Pietro Rossano era cittadino di un mondo che aveva le sue radici nell’Italia povera della guerra e del secondo dopoguerra. Ricordava sempre l’effetto pacificatore su di lui adolescente (che non capiva appieno quel che succedeva con la guerra) delle parole del radiomessaggio di Pio XII, il 24 agosto 1939: «Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra. Ritornino gli uomini a comprendersi. Riprendano a trattare». Da giovane ha vissuto le povertà di quell’ambiente e ha perseguito fin dai primi anni la via della fede “pensata” (avrebbe detto più tardi), del sacerdozio, di un’esistenza di studio, ricerca, amicizie nutrite di idee e dialogo. Evoco brevemente, tra i suoi amici, la figura di Natale Bussi, intellettuale di provincia che guardava lontano,

amico del domenicano e biblista Giuseppe Girotti di Alba, ucciso a Dachau nel 1945 per aver nascosto gli ebrei durante le razzie naziste.

Vorrei interrogarmi, con uno sguardo rivolto al futuro della Chiesa, su Pietro Rossano servitore della Santa Sede, proprio nel periodo della riforma della Curia, operata da Papa Paolo VI, con la Regimini Ecclesiae, che è del 1967, due anni dopo la conclusione del Vaticano II (la progettazione della riforma dura due anni e il papa stesso ne è l’architetto).

Bisognerebbe anche parlare della sua cultura, della sua dedizione allo studio della storia delle religioni: un impegno iniziato da ventenne autodidatta e perseguito successivamente con rigore scientifico e strumenti più adeguati, fino a dirigere la prestigiosa collana della UTET Classici delle religioni assieme a Luigi Firpo e Francesco Gabrieli1. Interessato a tanti aspetti del sapere, era un divoratore di libri e a lui si potrebbe attribuire quanto ha scritto Umberto Eco: «Chi non legge, a 70 anni, avrà vissuto una sola vita. Chi legge avrà vissuto 5.000 anni. La lettura è un’immortalità all’indietro». Dopo gli studi alla Gregoriana e al Biblico, ritornato ad Alba, si laureò in Lettere classiche all’Università di Torino: lì non solo apprese a frequentare i Padri (vi insegnava il prof. Michele Pellegrino), ma anche «a guardare al mondo teologico-biblico mettendomi […] dall’altra sponda»2.

Timido e riservato, aveva però il gusto dell’amicizia, ricordando quello che diceva un suo collega ad Alba, Piero Chiodi: «meglio stare un’ora insieme che scrivere un articolo». Questa cordialità ha fatto sì che, negli anni, si costituisse attorno a sé una rete di rapporti, sempre attraversati dal dialogo sui temi che gli stavano a cuore, fino a toccare ambienti lontani dal suo tramite i contatti interreligiosi e universitari. Alla lettura – la sua biblioteca ne era testimone –, all’amicizia, si accompagnava un gusto per il viaggio. E nel viaggio, l’uomo di cultura e di storia apprendeva ed era capace di “leggere” quello che vedeva e visitava.

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Titolo: "Centro Vaticano II - Studi e Ricerche"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846511171
Prezzo: € 12.00

Descrizione:

INDICE

 

Bertrand Lesoining, Louis Bouyer, un théologien dans les coulisses du concile Vatican II 

Alexandra von Teuffenbnbach, P. Sebastiano Tromp, Segretario della Commissione teologica preparatoria e conciliare 

Piero Doria, Le vicende “extra conciliari” di Fernando Ruiz y Solórzano, arcivescovo di Yucatán (Messico) 

 

Protagonisti

Andrea Riccardi, Mons. Pietro Rossano: cultura e dialogo 

 

Ricerche

Matteo Mennini, La «Chiesa dei poveri» e il Vaticano II 

 

Recensioni

Giovanni Tangorra, su “Sacrosantum concilium”. Gratitudine e impegno per un grande movimento di comunione ecclesiale, atti del simposio organizzato dalla Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2015. 

Marialuisa Lucia Sergio, su Angelo Biancnchi (a cura di), Il concilio Vaticano II. Crocevia dell’umanesimo contemporaneo, Vita e Pensiero, Milano 2015. 

Gilfredo Marengo su Paolo Prodi, Giuseppe Dossetti e le Officine bolognesi, il Mulino, Bologna 2016



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 477"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019821
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Per comunicare meglio

27. I preti scrivono... ma sanno comunicare?/13 (Roberto Laurita)

 

DOSSIER

Le nostre grandi parole

62 Testimonianza

1. Testimonianza: l’uso giuridico del termine e il significato cristiano dell’esperienza testimoniale (Valeria Boldini)

2. La testimonianza nel Nuovo Testamento (AugustoBarbi)

3. Testimonianza: una comprensione teologica (Raffaele Maiolini)

4. Testimonianza: indicazioni per la predicazione (Chino Biscontin)

5. Testimonianza: breve antologia di testi (Benedettine del Monastero «Mater Ecclesiae»)

 

SUSSIDIO

Suggerimenti per la preghiera del mattino in un GREST parrocchiale (Roberto Laurita)

 

PREPARARE LA MESSA

Dalla solennità della SS. Trinità alla 15ª domenica del Tempo ordinario

Santissima Trinità (Gianluigi Corti, Pierino Boselli)

SS. Corpo e Sangue di Cristo (Gianluigi Corti, Pierino Boselli)

10ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Angelo Brusco, Pierino Boselli)

11ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Valeria Boldini, Pierino Boselli)

12ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Maurizio Aliotta, Pierino Boselli)

13ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Giuseppe Anzani, Alessandro Ghersi)

14ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Alberto Carrara, Alessandro Ghersi)

15ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Livio Corazza, Alessandro Ghersi)



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Titolo: "La rivelazione e il tempo. Abbozzo della tipologia della rivelazione secondo il parametro del tempo"
Editore: Lateran University Press
Autore: Karel Skalický
Pagine:
Ean: 2484300020582
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Estratto

L’articolo, dopo aver preso in esame i cinque modelli di Rivelazione proposti da A. Dulles nel suo celebre saggio Models of Revelation (1983-1992), intende proporre una rilettura delle tipologie di rivelazione alla luce di un parametro che sembra escluso da quella prospettiva: il tempo. A partire da qui, pertanto, vengono rilette le interpretazioni della rivelazione divina proposte dalle diverse religioni con riferimento a questa categoria fino a giungere ad un sintetico confronto con la religione ebraico-cristiana e con il suo concetto di Rivelazione nella storia.

Parole chiave

Rivelazione; tempo; storia; salvezza; Induismo; Buddhismo; Gianismo; Zoroastrismo; Gnosticismo; Manicheismo; Islam; Ebraismo; Cristianesimo

 

Abstract

After examining the five models of revelation proposed by A. Dulles in his celebrated book Models of Revelation (1983-1982), this article proposes a re-reading of the typologies of revelation in the light of a parameter that seems excluded from Dulles’ perspective: time. Thus the article re-examines the interpretations of divine revelation proposed by different religions with reference to time in order to propose a synthetic comparison between the former and the Jewish-Christian religion with its concept of revelation in history.

Keywords

Revelation; Time; History; Salvation; Hinduism; Buddhism; Jainism; Zoroastrianism, Gnosticism, Manicheism; Islam; Judaism; Christianity

 

_________________________________________________________

1. Introduzione

La rivelazione è indubbiamente una categoria centrale nella vita religiosa dell’umanità. La teologia cristiana ha elaborato una assai completa teologia della rivelazione esposta nella Costituzione sulla divina Rivelazione del Concilio Vaticano II, Dei Verbum. Avery Dulles ha messo bene in luce come in questa concezione conciliare della rivelazione sono confluite cinque diverse teologie di rivelazione, elaborate già prima del Concilio da diverse correnti teologiche1. Si tratta secondo lui dei seguenti modelli:

1.1. Tipologia teologica

a) La rivelazione concepita come locutio Dei, il parlare di Dio. Questa concezione è stata elaborata nell’ambito della teologia cattolica scolastica dalla così detta “apologetica classica”. Questo modello Dulles lo chiama Revelation as doctrine2.

b) La rivelazione concepita come actio Dei, ossia come l’agire salvifico di Dio nella storia dell’umanità. Questa concezione è stata elaborata nell’ambito della teologia protestante da Oscar Cullmann – Revelation as history3.

c) La rivelazione concepita come autocommunicatio Dei, come la Selbstmitteilung Gottes all’anima umana. Questa concezione è stata elaborata nell’ambito della teologia cattolica neoscolastica da Karl Rahner – Revelation as inner experience4.

d) La rivelazione concepita come la stessa Persona di Gesù Cristo, Verbo fatto uomo. Questa concezione è stata elaborata nell’ambito della teologia protestante da Karl Barth – Revelation as dialectical presence5.

e) La rivelazione concepita come una progressiva presa di coscienza del divino da parte della coscienza collettiva dell’umanità. Questa concezione è stata abbozzata nell’ambito della teologia moderna che suppone, a differenza dei primi quattro modelli, un altro concetto di trascendenza divina. I primi quattro modelli la pensano come l’altezza spaziale Dio, è “là sopra nel cielo”, per cui la sua rivelazione si presenta alla guisa di un meteorite che “scende” dalle altezze celesti nelle regioni inferiori della nostra terra. Il quinto modello invece pensa la trascendenza di Dio alla guisa del “più profondo fondamento” soggiacente e portante ogni essere creato. Dio è intimius, intimo nostro. Per cui la sua rivelazione viene intesa nella maniera di una “eruzione vulcanica” o “emergenza” dalle profondità inconsapevoli dell’essere creato alla piena luce della coscienza riflessiva – Revelation as new awareness6.

Questi cinque modelli di rivelazione, elaborati dalle diverse correnti di teologia cristiana, rappresentano quindi un primo abbozzo di tipologia della rivelazione, fatto però unicamente sulla base della religione cristiana.

1.2. Diverse tipologie proprie delle scienze della religione

Appena però allarghiamo la visuale oltre i confini della cristianità, ci si presenta una situazione che richiede una tipologia diversa.

Finora sono state abbozzate dalla Scienza delle Religioni diverse tipologie secondo diversi parametri quali: a) autore; b) strumento o medium; c) contenuto; d) recettore o consegnatario; e) effetto. Così vengono riassunti da Alfonso M. di Nola7, mentre G. Wiessner riporta nel Lexikon der Religionen sostanzialmente gli stessi parametri8. Il tempo come parametro determinante una ben precisa tipologia di rivelazione è ignorato.

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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020056
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Per un nuovo umanesimo in Gesù Cristo: annunciare

 

Studi

L. Diotallevi, Annunciare al tempo di un tweet 3

Nella logica del mondo un ruolo decisivo viene svolto dall’immagine. Una volta rappresentato, qualsiasi

fattore che avrebbe potuto destabilizzare il mondo, vi viene invece normalizzato. Difficile farsi un’immagine

di una parola. Rischiosissimo e farsi una icona e molto difficile e anche solo scrivere la Parola

che dice il Regno che nella storia e come storia avviene. Incorniciata, la Parola si mondanizza. Il tweet

tende a privilegiare la battuta. La battuta magari graffia, ma non sovverte.

E. Massimi, Annunciare celebrando: contrappunto di linguaggi 9

Nelle celebrazioni liturgiche l’annuncio della salvezza possiede caratteristiche proprie poiche i diversi

elementi (architettura, iconografia, canto, parola, silenzio, gesti, vesti liturgiche) coinvolgono il fedele

in tutte le sue dimensioni. Anche l’annuncio verbale nella liturgia interagisce con altri linguaggi: viene

proclamato in uno spazio, e associato a dei gesti, e sostenuto da una melodia.

F. Pieri, Dall’evangelizzazione alla liturgia:

la celebrazione nasce dall’annuncio 17

Quale rapporto intercorre tra ‘vangelo’, nella sua valenza primaria di nomen actionis equivalente a

‘evangelizzazione’, e ‘cultura’? Essendo la cultura dimensione ineludibile di ogni comunicazione, anche

l’annuncio della buona notizia non puo che inerirvi costitutivamente. La stretta connessione del

vangelo alla cultura umana di ogni tempo e luogo si declina con caratteristiche peculiari entro quella

singolare fattispecie che e il ‘culto’, ossia la ritualita rivolta alla dimensione trascendente.

G. Cavagnoli, La liturgia ‘annuncio’ del mistero pasquale 22

L’esperienza liturgica risulta concreta realizzazione del k rygma, non solo letto/annunciato/proclamato,

ma attuato ritualmente, mediante segni sensibili (Sacrosanctum concilium 7). La riforma del Vaticano II,

in proposito, ha mirato a conservare la centralita della Pasqua come il krygma primitivo e riassuntivo

di tutte le molteplici esperienze rituali.

Temi pastorali

M. Di Benedetto, L’omelia nel rito del battesimo dei bambini 33

La preparazione dell’omelia per il battesimo dei bambini offre al ministro l’occasione per annunciare

l’iniziativa misericordiosa di Dio nella vita dei suoi figli; proprio per questo e richiesta una speciale cura

nel raccordare gli elementi della lex orandi - lex credendi del rito battesimale con i fattori situazionali

dei richiedenti e dell’assemblea celebrante. I due schemi omiletici proposti intendono offrire alcuni

elementi metodologici e di contenuto a servizio dell’omileta.

B. Borsato, L’omelia nel rito del matrimonio 39

Il matrimonio, piu di altri sacramenti, ha subito questa contrazione individualistica. Come annunciare

l’amarsi, l’amarsi nella chiesa e l’indissolubilita/fedelta del matrimonio? L’autore partendo da Gen 1–2

e Mc 10,2-16 propone due schemi di omelia per la celebrazione del matrimonio.

F. Trudu, L’omelia nel rito delle esequie 45

Nell’omelia esequiale si ripongono spesso non poche aspettative poiche la morte sollecita tante domande

con insoddisfacenti risposte. Si annuncia e testimonia la presenza del Signore anche nel momento

del lutto e insieme si offre il sostegno della fede. La scheda prende in considerazione l’omelia in due

contesti diversi, quando non si conosce la persona del defunto e quando invece la si conosce, per individuare

criteri e possibili schemi omiletici.

Schede per la formazione

L. Donati Fogliazza, La liturgia ‘annuncio’ del mistero pasquale 50

Ogni annuncio cristiano e fatto di gesti e di parole. La liturgia, fatta di gesti e parole, annuncia perche

inserisce in una esperienza concreta che dalla stessa concretezza della vita attinge la sua forza. L’incontro

proposto, nello stile del laboratorio, cerca di puntare l’accento su questa esigenza di incarnazione

dell’annuncio e, mentre puntualizza alcune sue implicazioni, chiede una nuova creativita della liturgia,

perche essa possa dispiegare tutta la sua capacita comunicativa.

M. Soranzo, Il mistero pasquale nell’arte 56

L’iconografia della risurrezione e stata molto varia nei secoli poiche i racconti evangelici sono molto

scarni: dal simbolismo iniziale alle mirofore, dall’incontro con la Maddalena alla risurrezione vera e propria.

L’iconografia tradizionale dell’ascensione, invece, vede in basso gli apostoli con Maria e due angeli

e in alto Cristo nella mandorla accompagnato da angeli oranti oppure che ascende da solo lasciando,

talvolta, l’impronta dei piedi sulla montagna, mentre nella pentecoste prevale il gruppo degli apostoli

riuniti attorno alla Vergine con lo Spirito Santo sotto forma di colomba, di raggi o lingue di fuoco.

Anno santo

R. Barile, Chiedere, ottenere, dare misericordia: i percorsi della liturgia 62

A prescindere dal Rito della penitenza, in liturgia la dimensione penitenziale non e un ‘riordino’ della

propria vita, che richiederebbe analisi piu complesse e tempi piu prolungati. E invece la memoria di

questa precedente penitenza che si rinnova e si riconferma in un nuovo atto. Il piu delle volte poi e

il rivolgersi alla misericordia di Dio per ottenere una purificazione in vista dell’atto di culto che si sta

compiendo.

Sussidi e testi

F. Gomiero, La notte più chiara del giorno: cantare l’annuncio pasquale 67

Questo annuncio trova ogni anno la sua espressione rituale, ma anche l’esperienza da cui nasce nella

Veglia pasquale. E un rito unico nell’anno, al quale sono riservati tutti gli elementi che ne fanno un rito

solenne, importante, singolare nella sua struttura e nella sua esecuzione.



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