Articoli religiosi

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Titolo: "Rivisitare il metodo "vedere - giudicare - agire""
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Daniel Franklin Pilario
Pagine:
Ean: 2484300019784
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Questo saggio intende rivisitare il metodo “vedere – giudicare - agire” così come ha preso piede nel corso degli anni, nonché esaminare quali contesti contemporanei in Asia e in altri luoghi ne stimolano una qualche revisione. In primo luogo, al di là di una rigida analisi socio-economica equiparata al marxismo, il “vedere” (l’analisi sociale) ha tenuto conto continuamente di contesti plurali di culture, generi e religioni differenti. Mentre questa “pluralizzazione” era necessaria, il sistema spietato della globalizzazione richiede di recuperare la critica originaria dell’«idolatria del denaro». In secondo luogo, il “giudicare” è stato considerato tradizionalmente come l’applicazione dei cosiddetti “princìpi cristiani” nel contesto. Le scienze riflessive contemporanee sfidano il predominio della teoria sulla prassi, sollecitando anche in tal modo il ripensamento del ruolo delle esperienze delle persone e della riflessione delle comunità di base nella (ri)formulazione delle dichiarazioni dogmatiche cristiane e delle strutture pastorali. In terzo luogo, l’“agire” deve recuperare la resistenza quotidiana data-per-scontata fra le comunità di base che sono state sconvolte nel modo più brutale dalle incursioni del capitale globale.

Parole chiave: teologia, liberazione



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Titolo: "Cammini di liberazione: l'etica teologica cattolica oltre il Vaticano II"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Lisa Sowle Cahill
Pagine:
Ean: 2484300019791
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Dopo il concilio Vaticano II, l’etica cattolica ha cominciato a considerare la morale individuale in maniera più olistica, a prestare più attenzione alla giustizia sociale, ad usare un obiettivo globale nel considerare i problemi sociali, a dare priorità all’“opzione preferenziale per i poveri” come criterio del significato di giustizia. Quattro modelli di etica possono essere correlati con questi cambiamenti: un’etica della moralità personale, un’etica del bene comune universale, l’etica della liberazione e, forse più importante di tutte, l’etica dell’empowerment, che rappresenta una rivalutazione effettiva del ruolo attivo – sia morale sia politico – dei medesimi popoli oppressi.

Parole chiave: etica, bene comune, empowerment



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Titolo: "Concilium 1-2016: Cammini di liberazione. Gioie e speranze per il futuro della teologia"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019746
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Editors: Maria Clara Bingemer – Luis Carlos Susin

 

Abstract:

Come dice nel suo articolo contenuto in questo numero giubilare della rivista il grande teologo salvadoregno Jon Sobrino, «vi sono eventi passati che seppelliscono la storia e catene che la imprigionano. E vi sono eventi passati che liberano la storia dalle catene, come molle che spingono in avanti». Questa è la sensazione derivante dal convegno tenuto a Rio de Janeiro e dai testi che il lettore tiene ora in mano. Concilium, fondata cinquant’anni fa, continua a dare frutti. E, quel che conta di più, la rivista non si è fermata nel tempo, ma continua nella sua dinamica di costruirsi in base al ritmo e all’andamento delle sfide attuali e future della società e della chiesa.

 

Key words: Concilium, teologia, Vaticano II, rinnovamento



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019807
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Per un nuovo umanesimo in Gesù Cristo

Quest’anno rivisiteremo i ‘cinque verbi’ di Firenze per ritrovare il ‘gusto per l’umano’ anche

celebrando: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. Una rubrica, declinata per

ogni numero, non dimenticherà l’anno giubilare della misericordia. Come sempre il primo

numero fa da grande editoriale a tutta l’annata.

 

Studi

L. Margaria, Il nuovo umanesimo è linguaggio della gratuità

Nel contesto attuale dove sembra che la questione dell’uomo non riesca più a dire la sua peculiarità

rispetto all’unica logica di mercato, la tematica della gratuità rivela una prospettiva nuova all’interno

della quale poter coniugare un discorso sull’uomo e del suo rapporto con il mondo. La proposta filosofica

di Jean-Luc Marion, che pone come fondamento della realtà il binomio riduzione-donazione, può

essere un modo per giustificare e dare spessore al linguaggio della gratuità come novità colta dal e per

l’uomo, evitandole di diventare un semplice richiamo emotivo-sentimentale.

 

J.-L. Souletie, La liturgia o l’accesso alla libertà ricreata

Il mistero della Pasqua è attualizzato al centro di ogni liturgia (SC 2). Esso replica la situazione di

rivelazione: Dio chiama e l’uomo risponde come libero soggetto davanti al suo volto, senza cessare di

essere solidale con la comune umanità. La liturgia è così un esercizio di discernimento della parola che

non mente nel dare forma concreta alla fede pasquale. Essa contiene allora un potenziale etico al centro

della sua azione teandrica.

 

A. Grillo, Umanità e sacramentalità della liturgia

La liturgia è stata riscoperta nel xix-xx secolo mediante un profondo ripensamento della teologia in

rapporto alle nuove ‘scienze umane’. Non si è trattato semplicemente di una lettura della teologia alla

luce del ‘sacro’, ma piuttosto di una reinterpretazione profonda della tradizione cultuale in rapporto al

suo significato teologico e spirituale. Ne è derivata una serie di ‘parole-chiave’ a livello di contenuti e di

forme che hanno riletto in profondità l’azione di culto e il suo senso per la fede.

 

S. Sirboni, Una pastorale liturgica per un nuovo umanesimo

Gesù ha rivelato Dio attraverso la sua ‘scandalosa’ umanità. Il discepolo, il cristiano, è chiamato, sulle

orme di Cristo, ad essere testimone dell’Invisibile con la propria umanità. La pastorale liturgica non ha

lo scopo di ‘intrattenere’ i fedeli come se fossero clienti di ‘cerimonie religiose’, ma di favorire l’azione

dello Spirito Santo che conforma l’essere umano all’uomo Gesù, nuovo e vero Adamo. Ciò avviene

nella misura in cui la celebrazione liturgica è anche esperienza e scuola di umanità.

 

M. Guasco, Il ruolo del ‘rito’ per la formazione della persona

Il rito e il suo significato, uno degli aspetti più importanti nella liturgia, ha sempre rappresentato un elemento

molto importante nella vita della persona. Alcuni esempi desunti dalla storia ci ricordano quanto

influisca il rito nella formazione della persona, anche per inserirla in una storia e in una tradizione, delle

quali la persona stessa spesso non è neppure consapevole.

Temi pastorali

D. Ricca, Celebrare in carcere: esperienze di umanizzazione attraverso liturgia e carità

In ogni iniziativa di recupero e promozione della persona in certe condizioni, si annuncia e si realizza

la salvezza che sarà esplicitata a mano a mano che i soggetti se ne rendono capaci. La messa in carcere

non ci rende più buoni o cristiani migliori, ma ci rende uomini e donne più veri, nella misura in cui impariamo

ad accogliere l’altro, fuori o dentro quelle mura, guardandolo negli occhi, riscoprendoci noi, in

primo luogo, peccatori amati; a quel punto capaci di tendere la mando ad altri.

 

Schede per la formazione

C. Doglio, Uomo nuovo, culto, santità

Due schede propongono un percorso biblico-catechistico per incontri formativi, per adulti e catechisti:

il primo aiuta a riflettere sul tema della novità dell’uomo in Cristo secondo alcune espressioni presenti

nella lettera agli Efesini, mentre il secondo precisa l’impostazione cristiana del culto e della santità, delineando

il ragionamento centrale della lettera agli Ebrei .

 

G. Venturi, La presentazione dei doni.

Dalla teatralità all’educazione alla oblatività

L’autore analizza la dinamica dell’offrire nel comune modo di agire per arrivare a interpretare la dinamica

e il senso proprio che assume nel rito della messa la presentazione dei doni. Specificando il

significato dei doni del pane e del vino si comprende che i doni posti sull’altare sono ‘in attesa di divenire’,

per cui questo rito costituisce il primo momento del mistero dell’offrire/sacrificare. Tutti gli altri

cosiddetti doni, aggiunti e portati all’altare con una certa teatralità, oscurano l’espressività dei veri doni.

 

Anno santo

S. Morra, Gente che benedice: la categoria teologica di misericordia

Parlare di misericordia porta con sé il rischio della riduzione a una comprensione del tema puramente

spirituale, interiore, morale, quasi un atteggiamento di bontà un po’ ingenua. Invece la misericordia,

nel solco del magistero di papa Francesco, è una categoria profondamente significativa, una categoria

che impone ripensamenti strutturali oltre che personali, una linea guida della riforma della chiesa e

della vita cristiana che molti si augurano.

 

Sussidi e testi

D. Piazzi, Persone nuove, risorte come Lazzaro

D. Piazzi, In Cristo Gesù un nuovo umanesimo

G. Cavagnoli, Sacramento della Penitenza. Schemi per l’esame di coscienza

 

Santa Sede

Congregazione per il Culto Divino, Decreto In Missa in cena Domini 



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Titolo: "Gadamer, Kerènyi, Otto, Pieper e Caillois Sulla Festa"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Giuseppe DAcunto
Pagine:
Ean: 2484300019647
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Nel proposito di enucleare il fondamento antropologico della nostra

esperienza dell’arte, Gadamer si volge a tematizzare i concetti di gioco,

simbolo e festa. Vediamo, in particolare, che cosa ci dice in riferimento a

quest’ultima.

Innanzi tutto, rispetto al lavoro che «ci separa e ci divide», agli scopi

pratici che ci isolano e ci singolarizzano, la festa è, invece, «sempre di tutti

», nel senso che è proprio la «comunanza», ossia il riunirsi insieme per

celebrare qualcosa, il suo modo d’essere più compiuto.

Mi sembra […] che il festeggiare sia caratterizzato dal fatto che rappresenti

qualcosa soltanto per coloro che vi partecipano. Questa partecipazione poi mi

sembra essere un tipo di presenza del tutto particolare1.

Gadamer, in un altro suo testo, la chiama anche «presenza eminente» o

«assoluta»2, precisando che ad essa «appartiene essenzialmente il fatto di

ripetersi»3: una ripetizione, però, in cui l’originale non si reduplica semplicemente,

ma ritorna a rivivere integralmente.

Ogni culto è in verità creazione4.

Ne viene che, dal preciso momento della sua istituzione, la festa sarà

sempre «celebrata regolarmente», per cui essa presenta sì un profi lo di unicità e

di irripetibilità, ma che propriamente è tale «solo in quanto è sempre

diversa». Una qualità, questa, che ne fa un qualcosa che «ha il suo essere

nel divenire» e che reca, perciò, il contrassegno di una temporalità «più radicale

di tutto quanto appartiene alla storia»5.

Alla festa è, inoltre, consustanziale non solo il discorso, in una forma

che si fa carico di commemorare la sua solennità, ma anche, e soprattutto,

il silenzio: silenzio che si propaga facendo leva proprio sulla struttura partecipativa

che la contraddistingue. In defi nitiva, l’essenza della festa non è

data da un essere-insieme puro e semplice, ma dal fatto che i convenuti si

trovano riuniti nel segno di un’«intenzione» che è, appunto, ciò che impedisce

loro di «disperdersi in esperienze vissute singolarmente»6. Al riguardo,

può valere il paragone tra la festa e il fenomeno della tragedia greca, come

evento sociale che, coinvolgendo tutti i cittadini, forniva ad essi l’occasione

per rinsaldare il loro vincolo di appartenenza comunitaria7.

A proposito dell’«intenzione», appena menzionata, Gadamer ne parla

anche come di uno «scopo verso il quale si va», nel senso, però, che «non

bisogna prima andare verso qualcosa per poi arrivarvi», ma dove tale «scopo

» ci sta sempre davanti come presente, in ogni momento e fi n dall’inizio.

Ne discende che il rapporto che la festa intrattiene con il tempo sta

nel fatto non tanto che si trova inserita in un ordine cronologico, quanto

che quest’ultimo si dà solo nel segno dell’evento di cui essa celebra

il ricorso8.

Gadamer ne può concludere, così, che due sono le esperienze del tempo

di cui l’uomo dispone. Da un lato, l’esperienza pratica del tempo, dove

quest’ultimo si confi gura come un vuoto che deve essere riempito con qualcosa,

dall’altro, l’esperienza del tempo pieno o proprio: del tempo che ...



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Titolo: "«Brevis descriptio inclytae provinciae styriae et carinthiae ordinis fratrum minorum conventualium (1766)»"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Igor Salmi
Pagine:
Ean: 2484300019685
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

La presenza dei primi frati nel territorio di Stiria e Carinzia dipese dalla

seconda missione fatta da Giordano da Spira in Germania nel 12211. Da

quest’anno già esiste il convento a Würzburg, che fu così la prima comunità

organizzata dei frati francescani oltre le Alpi. Da Augsburg (Baviera)

i frati partirono in tre direzioni: una verso nord-ovest, l’altra verso Regensburg

e l’ultima – quella che ci interessa in questo contributo – verso

sud-est (Austria).

L’origine della Provincia d’Austria viene comunemente datata al 12392.

Essa sorse con l’aiuto di Giordano da Giano (†1262), uno dei biografi principali

di San Francesco e dei primi frati3. Nell’arco d’alcuni decenni la provincia

fu divisa in quattro custodie, un secolo dopo in sei: C. Viennensis

(Vienna), C. Danubiensis (Danubio), C. Anasiensis (Ens), C. Stiriensis (Stiria),

C. Marchiensis (Windischmark), C. Felicensis (Villach)4.

Porremmo attenzione allo sviluppo delle custodie di Stiria, di Windischmark

e di Villach che pian piano andavano conseguendo una certa autonomia

fi no all’instaurazione della Provincia di “Stiria e Carinzia” a metà

del secolo XVI.

Il manoscritto Brevis Descriptio, nel raccontare il percorso storico di

detta provincia, parte dall’inizio dell’Ordine Francescano nel secolo XIII,

dalla sua rapida diffusione in Europa e si ferma nell’odierno territorio austriaco

meridionale, sloveno e italiano nordorientale, ove sorse la provincia

indipendente durante il XVI secolo, e ci accompagna fi no al 1766, l’anno

in cui fu redatto dal padre maestro e teologo Arsenius Platner di Graz

(1710-1781)5.

Riteniamo la Brevis Descriptio una fonte preziosa per diverse ragioni.

Sulla provincia di Stiria e Carinzia non è stato scritto tanto, soprattutto

a causa delle fonti mancanti. Finora non si è fatta nessuna edizione completa

di qualche fonte riguardo alla provincia.

Anche sulla Brevis Descriptio non è stata realizzata mai un’edizione

completa. Qua e là possiamo trovare dei frammenti del manoscritto ma non

come unità. Nel presente lavoro per la prima volta viene trascritto e commentato

il manoscritto nel suo insieme.

Il manoscritto nel modo conciso e preciso (con poche mancanze) descrive

la provincia come nessun altro.

Non si sa esattamente di quale altra fonte l’autore si sia avvalso per la

stesura del codice. Con l’edizione si è giunti ad una congettura che cioè egli

avrebbe potuto attingere, per alcune vicende, al manoscritto Quintum saeculum,

redatto da Samuel Müller e composto nel 1724, senza conoscere ...



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Titolo: "Luomo il futuro di Dio?"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Orlando Todisco
Pagine:
Ean: 2484300019715
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

È ampiamente condivisa la problematizzazione del pensare occidentale.

M. Heidegger parla della “fi ne della fi losofi a” così come si è venuta affermando

in Occidente; H.-J. Gadamer critica l’assolutizzazione del metodo

scientifi co quale garanzia del sapere affi dabile a fronte dell’area infi nita

della verità; Th. Adorno e E. Levinas sottolineano un certo nesso tra “la

metafi sica dell’essere in quanto essere”, variamente declinata in Occidente,

e la “Shoah”; J. Derrida denuncia il logocentrismo del pensare occidentale

e lo smarrimento dell’onda sotterranea del dire1. All’ovvio rilievo che

la critica non può risparmiare il pensare biblico-cristiano, momento costitutivo

del pensare occidentale, si risponde che, nel tentativo di trasfi gurare il

mondo greco-pagano, tale pensare è stato per un verso arricchito e per l’altro

mortifi cato. Quella greco-pagana e quella biblico-cristiana sono, infatti,

due prospettive che, variamente coniugate, hanno dato luogo a una terza

prospettiva, quella appunto occidentale, al centro di queste rifl essioni.

Ora, in merito a tale prospettiva ci si chiede se, al termine della bimillenaria

stagione speculativa, non si imponga il compito, oltre che di prendere

atto dei risultati, di metter mano a una sorta di ripensamento paradigmatico.

Ma in quale direzione? Non più nella direzione della razionalità, che

ha animato il pensare fi losofi co-teologico dell’Occidente, sia pure secondo

modalità plurali e consapevolmente fallibili, bensì nella direzione della

libertà di taglio biblico-cristiano, teorizzata dalla Scuola francescana nei

secc. XIII e XIV. Se adeguatamente esplorata, tale prospettiva pare in grado

di alimentare un rinnovato pensare fi losofi co-teologico a sostegno del

riassestamento in atto dell’umanità.

L’organigramma del percorso si articola in due serie di rifl essioni. Anzitutto,

si mette in luce la differenza qualitativa tra la prospettiva ...



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Titolo: "Miscellanea Francescana n. III-IV/2015"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019593
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

EDITORIALE

Offriamo a tutti i lettori e abbonati di Miscellanea Francescana il presente

fascicolo, il secondo dell’anno 2015, contenente articoli e contributi

raccolti in tre sezioni.

La prima è dedicata a studi relativi alla storia e teologia francescana.

Apre la sezione il contributo di Emil Kumka, sul capitolo generale di

Pisa del 1263, che ebbe un ruolo importante per la famiglia minoritica,

poiché toccò alcuni temi che fi no ad oggi hanno avuto le loro risonanze

nella storia dell’Ordine, cioè l’approvazione della Legenda maior e della

Legenda minor su san Francesco di s. Bonaventura; le norme e le rubriche

liturgiche per i Minori; la questione del Secondo Ordine (damianite); la

questione dell’aumento strutturale dell’Ordine di due province religiose.

Il secondo lavoro è di Antonio Mursia e riguarda il movimento dell’Osservanza

francescana in Sicilia e la fi gura del beato Matteo di Agrigento,

da considerarsi a buon diritto “quinta colonna dell’Osservanza”, poiché di

fatto egli fu il propagatore del movimento francescano in Sicilia e in generale

nei domini della corona aragonese.

Restiamo in Sicilia con il terzo articolo, di Francesco Costa, sulla fi gura

di p. Filippo Rotolo OFMConv, di cui viene pubblicata la seconda e ultima

parte. Per la sua presentazione rimandiamo al precedente fascicolo di

Miscellanea.

Con il saggio di Orlando Todisco ci spostiamo dalla storia alla rifl essione

fi losofi ca, di ispirazione francescana. Infatti egli ci introduce all’antropologia

francescana, attraverso un percorso originale e ardito, che parte dal

chiedersi se possa essere l’uomo il futuro di Dio e giunge all’epilogo nella

considerazione della libertà come responsabilità, la cui gravità si impone

nella misura in cui si è consapevoli che ciò che mettiamo in atto contribuisce

alla tessitura della tenda stessa di Dio nel tempo.

Chiude questa sezione il contributo di Domenico Paoletti che ci invita a

leggere la Laudato si’ di papa Francesco avendo il Cantico delle creature

di s. Francesco come motivo ispiratore del testo. Infatti il Poverello di Assisi,

più che amico della natura, è il cristiano cantore del creato tale da essere

riconosciuto l’esempio per eccellenza, bello e motivante, della cura per

ciò che è debole e di una ecologia integrale vissuta con gioia e autenticità.

La seconda sezione, dedicata a questioni aperte, si apre con il breve e

denso saggio di Giuseppe D’Acunto, che intende ripercorrere sintetica

mente l’interpretazione della festa che ci viene da alcuni autori contemporanei,

i quali ne hanno evidenziato il nesso con l’arte, il divino, il culto,

l’otium e la guerra.

Segue l’articolo dedicato alla fi gura e al pensiero del noto antropologo

del sacro Julien Ries, ad opera di Francesco Celestino, che sviluppa il suo

pensiero a partire dalla tesi fondamentale dell’autore, cioè l’affermazione

che l’essere umano è homo religiosus et symbolicus, e attraverso l’apertura

al Mistero egli può comprendere se stesso.

L’ultimo contributo di questa sezione, da parte di Francesco Targonski,

ci conduce dentro una tematica sempre attuale e delicata, cioè il sacramento

della Penitenza, letto in prospettiva giudiziaria e medicinale o psicologico-

terapeutica. Queste due prospettive non si escludono né si oppongono

l’una all’altra, bensì si completano intimamente, dando in risultato una

completa visione e prassi del sacramento.

La terza sezione contiene due documenti che per la prima volta vengono

pubblicati, in originale o in traduzione. Il primo di essi, ad opera di Tomasz

Szymczak, è la prima versione italiana delle Antifone sulla Natività

del Signore di Simone il Vasaio, poeta siriaco, morto nel 514, autore poco

conosciuto, sia perché il corpo delle sue opere è limitato a nove brevi inni

in cui canta la Natività del Signore, sia perché è stato preceduto dai più

grandi, come Efrem il Siro, cui a volte viene paragonato.

Il secondo è la trascrizione completa, corredata da ampia introduzione e

ricche note, del manoscritto in latino di p. Arsenius Platner sulla Provincia

religiosa OFMConv di Stiria e Carinzia. Il lavoro, condotto con maestria e

pazienza da Igor Salmi, ci permette di attingere al testo originale e quindi

di conoscere la storia di detta Provincia, partendo dall’inizio dell’Ordine

Francescano nel secolo XIII, dalla sua rapida diffusione in Europa fi no

all’odierno territorio austriaco meridionale, sloveno e italiano nordorientale,

ove sorse la provincia indipendente durante il XVI secolo, e ci conduce

fi no al 1766, l’anno in cui fu redatto dal padre maestro e teologo Arsenius

Platner di Graz (1710-1781).

Chiudono il fascicolo i due interventi di S.E. mons. Ennio Antonelli,

pronunciati in occasione dell’inaugurazione del presente anno accademico

2015-16, cioè l’omelia durante la celebrazione eucaristica, da lui presieduta,

e la successiva prolusione.

A tutti i nostri abbonati a lettori auguriamo buon anno 2016 e un santo

Giubileo della Misericordia.

Il Direttore



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Titolo: "Omelia"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Cardinale Ennio Antonelli
Pagine:
Ean: 2484300019609
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Vi saluto con viva amicizia nel Signore. Auguro a tutti voi che partecipate

con devozione a questa santa liturgia Pace e Bene. Mi congratulo con

la vostra comunità accademica, che specialmente negli ultimi anni si è

impegnata a “fare teologia insieme”, in stile di fraternità. Così il pensiero

teologico scaturisce dalla vita di comunione e si pone a servizio di essa.

Poco fa abbiamo ascoltato un bellissimo testo della prima lettera

di Giovanni1, in cui l’amore reciproco nella comunità cristiana viene

presentato come via alla conoscenza di Dio. Secondo l’insegnamento

complessivo della Lettera, Dio si è manifestato a noi soprattutto in Gesù di

Nazaret e nella sua storia personale; ma ora, in dipendenza da lui, si rende

presente e si manifesta in quelli che credono in lui, nella misura in cui

vivono l’amore reciproco. Lo Spirito Santo innanzitutto muove a credere

in Gesù Cristo come suprema rivelazione dell’amore di Dio e poi muove

a vivere l’amore tra credenti, in modo da fare adesso l’esperienza di Dio

come amore.

In un testo precedente a quello che poco fa è stato proclamato, l’autore

della Lettera diceva: “Questo è il suo comandamento che crediamo nel nome

del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri secondo il precetto

che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti (cioè questo suo doppio

comandamento) rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli

rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato … In questo potete riconoscere

lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne

(cioè nella concretezza di una storia umana) è da Dio: ogni spirito che non

riconosce Gesù non è da Dio” (1Gv 3,23-24; 4,2-3). Dunque non qualsiasi

spirito, non qualsiasi amore rende presente e fa conoscere Dio, ma solo lo

Spirito che muove a credere in Gesù Cristo e ad amare come lui ha amato.

Ora veniamo al testo della prima Lettura. A scanso di equivoci si

ribadisce “Nessuno mai ha visto Dio” (1Gv 4,12) direttamente in se stesso.

Anche la conoscenza di fede è analogica e quindi debolissima. Tuttavia

già in apertura la prima Lettera di Giovanni affermava solennemente che

in Gesù di Nazareth Dio ci è venuto incontro personalmente e in qualche

modo si è fatto udire, vedere, contemplare e toccare con mano (cf. 1Gv

1,1-3) e nel nostro testo di oggi ripete qualcosa di simile: “In questo si

è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo

Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui … Noi stessi

abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come

salvatore del mondo. Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio

rimane in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore

che Dio ha in noi” (1Gv 4,9.15-16). Innanzitutto dunque noi conosciamo

Dio mediante la fede in Gesù Cristo; ma, credendo in lui, possiamo e

dobbiamo amarci reciprocamente come egli ci ha amati. Allora l’amore

di Dio, manifestato mediante Gesù Cristo, raggiunge il suo scopo e il suo

compimento. “Se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni

gli altri … Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di

lui è perfetto in noi” (1Gv 4,12). “In noi” nel linguaggio di Giovanni può

assumere vari signifi cati, peraltro strettamente collegati tra loro: per noi,

tra noi, dentro di noi. Può indicare la presenza e immanenza di Dio sia

nel cuore dei singoli credenti sia tra di loro nella comunità. La moderna

teologia spirituale potrebbe con S. Teresa d’Avila parlare di presenza nel

castello interiore e con Chiara Lubich parlare di...



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Titolo: "Luomo come apertura al mistero in Julien Ries"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Francesco Celestino
Pagine:
Ean: 2484300019623
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

L’uomo di ogni tempo, nella sua intelligenza, ha sviluppato la capacità

di porsi delle domande: «Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Qual è lo

scopo della mia vita? Cosa c’è dopo la morte?». Per Julien Ries († 2013),

studioso belga, fi lologo, storico delle religioni e antropologo del sacro, defi

nito «pioniere del sacro»1, «è a partire da queste domande e da domande

analoghe che si sprigiona […] il senso religioso che è la ricerca di una

risposta integrale a queste domande»2. Egli sembra fare eco alle previsioni

di Martin Heidegger († 1976), fi losofo tedesco, uno dei maggiori esponenti

dell’esistenzialismo ontologico e fenomenologico, secondo il quale

nessuna epoca ha avuto, come l’attuale, nozioni così numerose e svariate

sull’uomo. Nessuna epoca è riuscita come la nostra a presentare il suo sapere

intorno all’uomo in modo così effi cace e affascinante, né a comunicarlo in

modo tanto rapido e facile. È anche vero, però, che nessuna epoca ha saputo

meno della nostra che cosa sia l’uomo. Mai l’uomo ha assunto un aspetto così

problematico come ai nostri giorni3.

Consapevoli che oggi l’uomo deve recuperare la sua identità di persona,

ci proponiamo di esplorare l’approccio di Ries al concetto dell’uomo come

apertura al sacro. E proprio l’homo religiosus è il “fil rouge” della sua pionieristica

ricerca, ricca di indagini, di fonti, di chiavi interpretative. Agli occhi

del nostro studioso, l’uomo è da sempre il soggetto e l’attore dell’esperienza del

sacro, sia di quella rudimentale, intuitiva, immediata, come nel

caso dell’uomo di Neanderthal che seppelliva i suoi defunti, sia di quella

mistica, “ineffabile”, “credente”, come nel caso di Mosè al Monte Sinai. Le

varie situazioni esistenziali mettono, comunque, l’uomo in rapporto con il

sacro, il mistero, il trascendente. Nel presente articolo, a causa della vastità

dell’approccio di Ries a quest’argomento, ci sembra opportuno limitarci

ai seguenti punti: 1. L’uomo e il mistero della vita, 2. L’uomo alla scoperta

del mistero, 3. I simboli fonte del mistero, 4. La religione esperienza relazionale

con il Mistero, 5. L’uomo di fronte al Mistero: la dimensione orante,

6. Nuova evangelizzazione: educare ...



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Titolo: "Filippo Rotolo OFMConv"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Francesco Costa
Pagine:
Ean: 2484300019630
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Seguirà qui appresso un ragguaglio sui personaggi religiosi, posti in rilievo

dal p. Filippo Rotolo in maniera scientifi ca sulla scorta dei documenti.

Si tratta di personaggi che, a eccezione di Andrea da Faenza, religioso

dei Frati Minori Osservanti, appartennero alla Provincia dei Frati Minori

Conventuali di Sicilia. Si procederà per via cronologica, cioè tenendo conto

degli anni in cui i vari scritti hanno visto la luce.

1. Fra Gerardo da Borgo San Donnino († 1277 ca.)

Gerardo da Borgo San Donnino, oggi Fidenza (Parma), pur essendo emiliano,

apparteneva alla Provincia religiosa di Sicilia. Questo spiega l’interesse

del p. Rotolo per il frate emiliano. La sua vicenda è narrata in coincidenza

con il VII centenario della morte di s. Bonaventura (1274-1974),

giacché il processo e la condanna di questo francescano, pervicace gioachimita,

avvennero durante il generalato del Dottore Serafi co.134

Probabile discepolo di s. Bonaventura a Parigi, nel 1254 fra Gerardo aveva

pubblicato il suo Liber introductorius in Evangelium Aeternum e glossato

la Concordia novi et veteris Testamenti dell’abate Gioacchino da Fiore

(† 1202 ca.), affermando, contro lo stesso pensiero dell’Abate fl orense,

che nell’imminente terza era del mondo, quella dello Spirito Santo, l’Evangelium

Aeternum di Gioacchino da Fiore, essendo ispirato, avrebbe sostituito

il Vangelo di Cristo.

Non si fece attendere la reazione dei maestri dell’Università di Parigi,

già ostili ai maestri degli Ordini Mendicanti. S. Bonaventura, «per salvare

l’integrità di fede dell’Ordine e tutelare la pacifi ca espansione della Provincia

di Sicilia»,135 si vide costretto a sottoporre fra Gerardo a regolare processo

a Parigi nel 1258. Riconosciuto colpevole di eresia, il frate emiliano

fu scomunicato e condannato al carcere perpetuo, morendo dopo diciotto

anni di galera tra il 1276-77.

Nel delineare lo sviluppo della triste vicenda, p. Rotolo dà rilievo alle

attese apocalittiche del tempo in Sicilia, fomentate dalla letteratura gioachimita.

Rotolo pone l’accento sulle vessazioni subite dai francescani, causa la

loro fedeltà al papa, dall’imperatore Federico II di Svevia, non a caso ritenuto

da fra Gerardo e dai suoi confratelli “Spirituali”, uno dei due anticristi

(l’altro era Alfonso X, re di Castiglia), comparsi nell’imminenza della fi ne

del mondo, prevista da questi dissidenti francescani per il 1260. L’articolo

del p. Rotolo, su fra Gerardo da Borgo S. Donnino, serve a far conoscere

meglio la vita della Provincia conventuale di Sicilia nel ...



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Titolo: "Visibilità dellinvisibile"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Cardinale Ennio Antonelli
Pagine:
Ean: 2484300019616
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Dio, l’Invisibile, si rende visibile mediante molti segni convergentiin un solo grande segno: Gesù Cristo. La rivelazione è credibile e la fedecristiana è ragionevole.Il libro si articola in tre parti, con l’aggiunta di un’appendice. Si avvaledi vari linguaggi: rifl essione teologica e fi losofi ca, narrazione storica, poesia,immagine pittorica.2. La prima parte, “L’uomo di fronte a Dio”, è la più diffi cile, perché costituisceun’introduzione teologica e fi losofi ca, in cui prevale largamenteil linguaggio della rifl essione concettuale. Si sviluppano i seguenti temi: ladomanda esistenziale di senso, il cristianesimo come buona notizia accoltanella fede, l’incontro interpersonale di Dio con l’uomo nella rivelazione storica,i presupposti antropologici e ontologici della rivelazione e della fede.Sembra opportuno riassumere e mettere brevemente in risalto l’argomentodella rivelazione di Dio nella storia, che è il più adatto a inquadrarela prospettiva generale del libro.Gli uomini vivono e si sviluppano in relazione tra loro. In quanto soggettiautocoscienti e liberi, essi rivelano la loro interiorità, gli uni agli altri,per autotestimonianza, comunicando signifi cati spirituali in segni sensibilie corporei (ad es. le idee nelle parole, gli affetti nei gesti, le decisioni nelleazioni, l’anima nel volto), attraversando progressivamente molteplici esperienzeche costituiscono la loro storia personale. Il signifi cato e la credibilitàdell’autotestimonianza emergono dall’interpretazione dei segni e specialmentedalla convergenza di essi nel divenire storico. Se il signifi cato ela credibilità vengono riconosciuti e accolti, le persone creano tra loro rapportidi fi ducia, amicizia e collaborazione; accrescono il loro patrimonio diconoscenze e di abilità; dilatano e potenziano il loro mondo interiore; costruisconola società e creano le istituzioni.Dio nella sua rivelazione personale si adatta all’uomo; manifesta se stesso,il suo amore, il suo progetto di salvezza, in modo simile a quello degliuomini nel comunicare tra ...



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Titolo: "Lateranum n. 1/2015"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846511195
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

Articoli

Antonio Autiero, Per una teologia della Chiesa in azione. Omaggio a Sergio Lanza

 

Marcello Semeraro, «Vorrei una Chiesa povera e per i poveri»

 

Lubomir Zak, Ecclesiologia fondamentale del Vaticano II. Spunti di riflessione alla luce della ricezione della Lumen gentium

 

Achim Schütz, Die mehrdimensionale Theo-logik der Polarität. Anmerkungen zum Denken von E. Przywara

 

Nico De Mico, L’evangelizzazione di Carlo Magno: un momento del dinamismo missionario della Chiesa

 

Mario de França Miranda, The “Joy of the Gospel” and its im­plications for the Church



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Titolo: "Die mehrdimensionale Theo-logik der Polarität. Anmerkungen zum Denken von E. Przywara"
Editore: Lateran University Press
Autore: Achim Schütz
Pagine:
Ean: 2484300020421
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Estratto

L’articolo contempla il profilo pluridimensionale della polarità. In questa prospettiva si offre prima di tutto un’ambientazione del discorso nelle riflessioni teologico-filosofiche moderne. Contro ogni forma di mediazione o di spiegazione dialettica, la polarità coglie il dato dell’interruzione che caratterizza tanti momenti del reale concreto. Ed è soprattutto il buon senso che ne tiene conto. In un secondo momento si presenta la maniera in cui Przywara elabora la questione. Si analizzano i contributi degli autori al cui pensiero attinge in riguardo: Agostino, Tommaso e Newman; poi Deutinger, Görres, Nietzsche e Kierkegaard. Non manca una breve panoramica degli scritti (sistematici) in cui Przywara si fa animare dalla logica dell’opposizione. Alla fine vengono sviluppati alcuni principi di antropologia teologica che incarnano la polarità nel vissuto dell’individuo (credente).

Parole chiave:

Polarità e unità degli opposti; La dialettica e i suoi limiti; Il nulla; Il buon senso; L’uomo “eccentrico”; Il principio dialogico

 

Abstract

The article investigates the multi-dimensional profile of polarity. Firstly, it situates the question in the context of modern theology and philosophy. Avoiding any form of mediation or dialectic explanation, polarity grasps the fact of interruption, which characterizes so many aspects of concrete reality. Most of all it is common sense that takes this into consideration. Secondly, the article describes Przywara’s approach to polarity by analysing the authors who inspired him: Augustine, Thomas, Newman, and then Deutinger, Görres, Nietzsche, Kierkegaard. This is integrated by a brief overview of his (systematic) writings that are animated by the logic of opposition. In the end the article develops some principles of theological anthropology that express polarity in the life of the (believing) individual.

Keywords:

Polarity and unity of opposites; Dialectic philosophy and its limits; Nothingness; Common sense; The “eccentric” human being; The dialogical principle

 

__________________________________________________________

Erich Przywara1 gehört fraglos zu den bedeutendsten jener Denker des 20. Jahrhunderts, die sich im subtilen Übergangsbereich zwischen Philosophie und Theologie ansiedeln2. Er bleibt dabei immer bewusst ein Glaubender, der im systematisch-spekulativen Nach-denken die Grundwahrheiten der christlichen Offenbarung vor der Vernunft verantwortet zu erhellen sucht. Freilich greift er überaus weit und mithin bereichernd aus3; er steht im Austausch mit ganz unterschiedlichen Ansätzen und logischen Figuren, wie sie sich über die Jahrhunderte hin herausgebildet haben. So wird sein Blick gleichermaßen geschärft und von der Verfangenheit im gewohntermaßen Gängigen gelöst. In diesem Jahrzehnte währenden Prozess schälen sich immer deutlicher die bestimmenden Grundoptionen seines theologischen Daseinsverständnisses heraus: die Verknüpfung von kategorialer und transzendenter Wirklichkeit unter dem Vorzeichen der Analogie4 und eine Konzeption Gottes, welche dessen Geheimnishaftigkeit niemals ideologisch oder götzenbildnerisch überblendet5. Der Weg zu solcher Ausdrücklichkeit ist jedoch lang und keineswegs als eine Art von leidiger Durchgangspassage anzusehen, die allein vom erreichten Zielpunkt her Sinn hätte und dann der Vergessenheit anheimfallen könnte. Im Gegenteil. Wichtiges bzw. Bedeutsames tut sich in itinere dar: Przywara beschäftigt sich mit der Gegensatzlehre und der Frage nach der polaren Struktur des Realitätsgefüges. Was in diesem Zusammenhang zu Tage tritt, soll im Folgenden in großen Linien dargestellt und in ein – wenn auch grob gehaltenes – Netz von vertiefenden Verweisen bzw. Querbezügen eingefügt werden.

Die nachfolgenden Ausführungen untergliedern sich in drei Teile. Zunächst einmal wird der Versuch unternommen, die Fragekonstellation zu klären, in die sich die Polaritätslehre einordnet. Es wird um eine systematische – ansatzweise auch geistesgeschichtliche – Verortung des zentralen Begriffs gehen. Vor diesem Hintergrund soll sich in einem zweiten Moment abzeichnen, wie Przywara in seinem Werk das Wort vom Gegensatz inhaltlich füllt und welche weiterreichenden Implikationen für ihn damit verbunden sind. In einem dritten und abschließenden Punkt soll die Polaritätslehre in ihrer Bedeutung für die theologische Anthropologie herausgearbeitet werden. Dem formalen Zentrum nach birgt sie aufgrund ihrer Logik der Gegenüberstellung ein sehr großes Potential in sich. So wird es unter dieser Rücksicht zu einer konkreten Entfaltung der Art und Weise kommen, wie sich der Mensch – in seinem Selbstverhältnis, in seinem Weltbezug und in seiner Verbindung zu Gott – innerhalb der Wirklichkeit definiert.

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Titolo: "L'evangelizzazione di Carlo Magno: un momento del dinamismo missionario della Chiesa"
Editore: Lateran University Press
Autore: Nico De Mico,
Pagine:
Ean: 2484300020438
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Estratto

Rapporti sempre più stretti fra la Chiesa e la monarchia franca vengono a configurare Carlo Magno come il garante dell’unità e dell’ingrandimento del regno, la guida morale dell’ecumene cristiana, l’antesignano della fede contro il persistere del paganesimo e il propagarsi dell’eresia, il massimo difensore della vera religione, che si fa supporto e alimento all’ambizioso progetto di una grande e solida unità imperiale e cristiana. Rafforzato sempre più, anche per influenza degli intellettuali di corte, nell’idea di aver ricevuto da Dio la sua autorità e di essere stato eletto alla missione di condurre il suo popolo sulle vie del Signore, in ogni sua impresa bellica egli unisce a intenti espansionistici un sincero interesse alla difesa e all’unificazione della cristianità: all’assoggettamento dei popoli accompagna, pertanto, un’azione sistematica di cancellazione degli ultimi resti del paganesimo e di conversione al cattolicesimo.

Parole chiave:

Acculturazione; Inculturazione; Dinastia merovingia; Sassoni; Avari; Missionarietà cristiana

 

Abstract

Ever-closer relations between the Church and the Frankish monarchy result in strengthening the position of Charlemagne as the guarantor of the unity and growth of the kingdom, the moral guide of the Christian world, the defender of the Faith against persistent paganism and the spread of heresy, the greatest ally of true religion, who supports and nurtures the ambitious project of a vast and solid imperial and Christian unity. Strengthened in his conviction – influenced by court intellectuals – that he received from God his authority as well as his mission to conduct his people in the ways of the Lord, in all of his war efforts he unites with his expansionist motives a sincere interest in the defense and unification of Christianity. For this reason his subjugation of nations is accompanied by a systematic effort to cancel out the last remains of paganism and to favor conversions to Catholicism.

Keywords:

Acculturation; Inculturation; Merovingian dynasty; Saxons; Avars; Christian missionary activity

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1. Dai Merovingi ai Carolingi: si cementa l’alleanza fra trono e altare

Il 24 settembre del 768 si spegneva a Saint-Denis Pipino III il Breve, figlio di Carlo, detto Martello (piccolo Marte) a lode della sua abilità di guerriero1, per aver arrestato a Poitiers, nell’ottobre del 752, la temibilissima, devastante avanzata dei Musulmani in territorio gallico2. Era succeduto al padre nell’anno 741 unitamente a suo fratello Carlomanno e il regno dei Franchi si era così, di fatto, ancora una volta, diviso3. Fratello minore, fu designato a governare la Neustria e la parte sud-orientale, con Burgundia e Provenza4. Al primogenito, Carlomanno, fu invece assegnata la parte nord-orientale, con Austrasia5, Turingia e Alamannia. Non rientrarono nella spartizione la Baviera e l’Aquitania, che Carlo Martello lasciò sussistere come ducati autonomi6. Sebbene attentamente studiata, la divisione produsse pericolosi dissensi7, a causa dei quali i due fratelli, di comune accordo, accingendosi comunque a mettere in atto gli opportuni interventi per dar prova di un governo forte e stabile8, decisero, nel 743, di rimettere sul trono che il padre aveva lasciato vacante9 il merovingio Childerico III.

Nel 747 Carlomanno abdicò e si fece monaco benedettino, entrando prima nel convento del Soratte, poi nel monastero di Montecassino10. La sua eredità passò allora nelle mani di Pipino, che vide così riunificarsi il regno sotto il suo unico potere. A questo punto, aspirando a governare i Franchi non più come maestro di palazzo, ma come re, prima di rendere pienamente manifesta la sua intenzione cercò l’assenso del papa Zaccaria, nella consapevolezza che nessuno, meglio di lui, avrebbe potuto legittimare quella che, in fondo, sarebbe stata una vera e propria usurpazione ai danni di un re cristiano11. Nel 751, dunque, l’abate Fulrado12, per incarico del nuovo re e avendo come accompagnatori Burcardo vescovo di Würzburg13 e Bonifacio, già in altissima considerazione presso i papi e la cui presenza giovò non poco al successo politico dell’incontro, si recò a Roma e, premettendo una chiara descrizione dello stato di grave declino in cui versava il dominio merovingico, interpellò il papa su chi dovesse, in definitiva, avere la corona regale: quello che deteneva il titolo di re o quello che di fatto esercitava il potere14? Dopo lunga riflessione e sollecitato anche da Bonifacio, il pontefice riconobbe che nominare un sovrano potente e al passo con i tempi, invece di lasciare sul trono re deboli e di strette vedute, avrebbe sicuramente favorito la stabilità e lo sviluppo della Chiesa.

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Titolo: "Apollinaris n. 1/2015"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846511003
Prezzo: € 24.00

Descrizione:

INDEX

 

II. Studia

Juan Damián Gandía Barber, El proceso de redacción de los Cánones acerca de los cementerios 

Roberto Palombmbi, Il Giudice e la valutazione delle Perizie 

Jean-Pierre Schouppe, La libertà religiosa istituzionale nella Giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: una rilettura canonica 

 

III. Argumenta

Pavlo Basysty, Aspetti giuridico-pastorali del Can. 844 CIC e le particolarità rituali da applicare nel contesto ecclesiale cattolico ed ortodosso 

Lorenzo Cavalaglio, “Potestas” and “Munus” in Contemporary Canon Law 

Francncescsco Dentale, Utilizzo del modello alternativo del DSM-5 per la valutazione della personalità in ambito canonico 

Edwin Obimmmma Ezike, Perspectives on the Customary Law of Succesion in Africa with Special Reference to Nigeria 

Paolo Gherri, Bilancio canonistico della Nona Giornata Canonistica Interdisciplinare 

Erasmsmo Napolitano, Le qualità del Giudice ecclesiastico in relazione ai suoi poteri-doveri nel Processo 

Alessssandro M. Ravaglioli, L’approccio psicodinamico alla luce del PDM e di ulteriori prospettive 

Marcellllo Volpe, Enti ecclesiastici ed Enti canonici in Italia: tutela costituzionale e legislativa 

 

V. Bibliographica

Opera recognita

L. Sabbbbarese (ed.), Un momento di inculturazione del Cattolicesimo in Cina. Le Facoltà speciali del 1978, Roma, 2015

P. Valdrini, Comunità, persone, governo. Lezioni sui Libri I e II del CIC 1983, Città del Vaticano, 2013

Opera edita 

Opera accepta 

 

Fontes huius voluminis 

Bibliographia huius voluminis



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Titolo: "El proceso de redacción de los Cánones acerca de los cementerios"
Editore: Lateran University Press
Autore: Juan Damián Gandía Barber
Pagine:
Ean: 2484300020865
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sumumario Introducción. 1. Los criterios generales de trabajo acordados para la revisión de la materia (reunión del 25 de octubre de 1971). 2. Inicio de la segunda Sesión de la Comisión (20-24 marzo de 1972). 3. Los Canones 1240 y 1242 del CIC 1983. 4. La redacción del Can. 1241 y 1243 del CIC 1983. 5. La eliminación de los Cánones restantes. Conclusiones.

Summary Introduction. 1. The general criteria agreed work for the revision of the matter (meeting of October 25, 1971). 2. Beginning of the Second session of the Commission (20-24 March, 1972). 3. The Cann. 1240 and 1242 of the CIC 1983. 4. Wording of Cann. 1241 and 1243 to CIC 1983. 5. The elimination of remaining Canons. Conclusions.

Introducción

Entre los lugares sagrados (cfr. Can. 1205), nos encontramos aquellos que los fieles destinan a su sepultura o a la de las personas más allegadas. El Código de 1983 se ocupa de los cementerios en los Cánones 1240 a 1243 del Libro IV dedicado a la función de santificar de la Iglesia. Son cuatro Cánones frente a los diez del Código pío-benedictino. Esta primera constatación hace surgir la primera pregunta metodológica sobre las razones de tal reducción.

Una segunda cuestión se plantea al contemplar la sistemática que tiene la materia en ambos Códigos. El de 1917 la situaba dentro del Libro tercero dedicado a las cosas, según la organización con los criterios del Derecho romano (personas, cosas y acciones). El Título XII, denominado “De la sepultura eclesiástica”, tenía tres Capítulos precedidos por dos Cánones introductorios, que establecían la obligación de sepultar los cuerpos de los difuntos, recordaban la prohibición de incinerar los cuerpos (cfr. Can. 1203) y describían o definían la sepultura eclesiástica (cfr. Can. 1204).

A estos Cánones seguía el Capítulo primero que trataba el tema de los cementerios (Capítulo I – Cann. 1205-1214); el segundo que consideraba toda la Legislación acerca del traslado del cadáver a la iglesia, el funeral y entierro (Capítulo II – Cann. 1215-1238); para acabar con un tercer Capítulo destinado a legislar sobre aquellos a los que había que conceder o denegar las exequias eclesiásticas (Capítulo III – Cann. 1239-1242).

En la sistemática actual del Código toda la materia canónica queda reorganizada debido a la estructura en siete Libros en torno al eje de los tria munera Christi, de manera que las exequias eclesiásticas, su celebración y la determinación de los sujetos que pueden o no recibirlas se encuadran dentro del Título III de la Parte segunda del Libro IV (“De los demás actos de Culto divino”); mientras que los cementerios como lugares se contemplan dentro del Capítulo V, de la tercera Parte de la función de santificar (“De los lugares y tiempos sagrados”). ¿Se trató en el proceso de codificación de esta separación de las materias de las exequias y de los cementerios como lugares sagrados?

Otra cuestión importante y actual es que muchas Parroquias y Asociaciones de fieles están destinando para el “enterramiento” de los difuntos los llamados “columbarios”, es decir, lugares donde depositar las cenizas después de la muerte y de la cremación de sus seres queridos. El Código contempla directamente los cementerios, pero ¿y los así llamados columbarios?

El objetivo del presente estudio es presentar el proceso de codificación de los Cánones que regulan los cementerios, al mismo tiempo que respondemos a las preguntas metodológicas formuladas, a partir de los debates, respuestas a las observaciones realizadas y modificaciones introducidas. Desde este “iter” codificador podemos descubrir razones y motivos que dieron origen a estos Cánones, al mismo tiempo que extraer sugerencias que nos ayuden a enfocar el momento actual.

Para abordar este cometido será necesario acudir a las deliberaciones del Coetus que se mantuvieron en el año 1972, en las que se revisó toda la materia del CIC 1917. Presentaremos, en primer lugar, los criterios de las primeras reuniones del Coetus, que influyeron en la reforma del munus sanctificandi (menos el Matrimonio que fue revisado por otra Comisión). 

Continuará en los debates sostenidos en la segunda Sesión del Coetus studii “De locis et temporibus sacris” que se tuvo del 20 al 24 de marzo de 1972, y que culminó en el proyecto o esquema de 19772. Este esquema fue enviado a diferentes Organismos y personas, para que realizasen las oportunas observaciones que habían de tenerse en cuenta por la Comisión, que se volvió a reunir después de esta revisión, estudiando de nuevo los Cánones a la luz de las observaciones recibidas.

Al tratar estos debates nos detendremos en las primeras discusiones en las que se plantean tanto el cambio de denominación del Capítulo, como la colocación en la sistemática del Código, para ocuparnos después de cada uno de los Cánones que se analizó en el Coetus, presentando las diversas opiniones de cada uno de los Consultores y mostrando las modificaciones introducidas en cada uno de los proyectos, en el caso que se hicieran.

El trabajo continuará, si así hubiese ocurrido con el texto concreto analizado, viendo la formulación del Canon en el proyecto de 19803, las observaciones de los Cardenales y Obispos4 que gestaron el esquema de 19825, para finalmente, comparar este texto con el Canon del Código promulgado en 1983.

En el desarrollo de este trabajo no podemos ocuparnos del proceso de codificación de los Cánones que en el Código actual están contenidos en el Título que trata de las exequias eclesiásticas (Cann. 1176-1185). Para estos Cánones la Comisión codificadora partió de los Cann. 1203 al 1204 y del 1215 al 1242 del CIC 1917. Nuestra intención es situarnos tan sólo en los Cánones en cuya materia quedaron regulados los cementerios como lugares sagrados en el CIC 1983 (Cann. 1240-1243), que en el Código pío-benedictino se contenía en los Cann. 1205 al 1214.

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Titolo: "La libertà religiosa istituzionale nella Giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo: una rilettura canonica"
Editore: Lateran University Press
Autore: Jean-Pierre Schouppe
Pagine:
Ean: 2484300020889
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario
1. Premesse. 2. L’acquisto della personalità giuridica civile e l’accesso ad un equo Processo civile. 3. La libera nomina dei Vescovi e degli altri Ministri del Culto. 4. La specifica formazione dei seminaristi e Ministri del Culto. 5. L’annuncio della dottrina e dei princìpi morali anche con l’uso dei mezzi di comunicazione sociale. 6. La libertà d’educazione/istruzione. 7. La potestà di giurisdizione sul Matrimonio e sui luoghi sacri. 8. La capacità patrimoniale e il finanziamento. 9. L’acquisizione, conservazione e utilizzo dei dati personali. 10. La potestà giudiziaria e le Procedure amministrative. 11. La sovranità della Santa Sede, lo ius legationis e lo ius contrahendi. 12. Riflessioni conclusive.

Summary
1. Premises. 2. The acquisition of civil juridical personality and access to a fair civil Trial. 3. The free nomination of Bishops and other religious Ministers. 4. The specific formation of seminarians and religious Ministers. 5. The spreading of doctrine and moral principles, even by means of social communication. 6. Freedom of education. 7. Jurisdiction over Marriage and sacred places. 8. Control over property, goods, and finances. 9. Acquisition, storage, and use of personal information. 10. Judicial power and administrative Procedures. 11. The sovereignty of the Holy See, ius legationis and ius contrahendi. 12. Concluding thoughts.

1. Premesssse

La “Corte Europea dei Diritti dell’Uomo” (= C.E.D.U.) di Strasburgo è stata la prima giurisdizione incaricata di tutelare giuridicamente una Convenzione regionale dei diritti umani: quella conclusa a Roma nel 19501 in linea con la Dichiarazione universale del 19482. La sua Giurisprudenza è anche reputata la maggior protettrice delle libertà fondamentali. Di fatto però, per diversi motivi, la libertà religiosa, direttamente protetta dall’Art. 9 della “Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo”, ha dovuto attendere l’anno 1993 per dar luogo a una Sentenza di violazione di questo diritto3. In quel caso, fu la Grecia ad essere condannata per non aver rispettato il diritto del ricorrente Kokkinakis di fare proselitismo in modo non abusivo. Questa Sentenza stimolò l’ammissione di Ricorsi individuali introdotti sulla base dell’Art. 9 della Convenzione, ma si trattava innanzitutto di Cause relative alla libertà religiosa4 individuale come nel summenzionato caso. Dalla seconda metà degli anni Novanta, tuttavia, si moltiplicarono le Cause di libertà religiosa riguardanti i gruppi religiosi come tali5 e questa tendenza si è confermata fino ad oggi. Anzi, si può ipotizzare che la Corte tuteli oggi forse con maggior facilità la libertà dei gruppi religiosi che alcuni aspetti della libertà religiosa individuale6.

Una premessa terminologica: per chiarire il concetto di libertà religiosa dei gruppi religiosi ed evitare la confusione risultante dal termine ambiguo “collettivo”, con altri autori, ho proposto l’espressione libertà religiosa istituzionale o comunitaria, un’accezione da distinguere dalla libertà religiosa individuale. Occorre infatti distinguere, da un canto, l’esercizio congiunto del diritto individuale, che si dà per esempio nell’ipotesi di una processione religiosa, e, dall’altro, il diritto spettante al gruppo religioso come tale o alla sua Gerarchia, come è il caso della libertà per la Chiesa di nominare un Vescovo o un Ministro del Culto senza intromissioni esterne, sia da parte delle Autorità civili sia da parte di un altro gruppo religioso o filosofico. Orbene, l’espressione “diritto collettivo” può comprendere ambedue le accezioni e perciò genera confusione. A mio avviso, importa superare questa ambivalenza terminologica e la proposta vale anche per altri diritti fondamentali che si sono confrontati con la stessa difficoltà concettuale.

Perché uno studio sulla libertà religiosa istituzionale? Al termine delle ricerche svolte sul tema della libertà religiosa istituzionale in generale e in particolare nella Giurisprudenza della Corte di Strasburgo7, è parso conveniente mostrare l’interesse di questa Giurisprudenza per i canonisti, ossia per i giuristi che si occupano del Diritto della Chiesa. Questa riflessione converge con l’affermazione conciliare che deve darsi – anzi, il Concilio dice che si dà8 – una “concordia” tra, da un canto, la libertas Ecclesiæ e, dall’altro, la libertà religiosa in quanto diritto fondamentale garantito dal Diritto internazionale e dalle Costituzioni degli Stati democratici. Ovviamente, detta “concordia” richiede una prudente valutazione in quanto getta un ponte tra diritti e soggetti di ben diversa indole e origine: mentre infatti, secondo la Chiesa, i diritti nativi possiedono un fondamento di Diritto divino, positivo o naturale, e non possono mai essere ritenuti delle mere concessioni unilaterali fatte da parte di un potere secolare, dal punto di vista delle attuali categorie giuridiche, questi diritti vanno analizzati come diritti fondamentali istituzionali spettanti ad una Chiesa o gruppo religioso al servizio dei loro fedeli. Qui mi limiterò ad applicare criticamente questa presunzione di “concordia” a livello degli Stati parte della Convenzione e sottomessi alla giurisdizione della C.E.D.U.9 Occorrerà verificare fino a che punto le legittime rivendicazioni della Chiesa siano coperte dalla protezione offerta da questa giurisdizione sia dal punto di vista della formulazione che dei contenuti.

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Titolo: "Aspetti giuridico-pastorali del Can. 844 CIC e le particolarità rituali da applicare nel contesto ecclesiale cattolico ed ortodosso"
Editore: Lateran University Press
Autore: Pavlo Basysty
Pagine:
Ean: 2484300020896
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario
Introduzione. 1. La necessità della prudenza ecumenica nei rapporti tra le Chiese. 2. Il confronto tra la disciplina ortodossa e cattolica circa la communicatio in sacris. 3. Le Sanzioni penali nel CIC e CCEO a proposito della communicatio in sacris. 4. L’accoglienza degli Ortodossi nella Chiesa cattolica, l’Ascrizione al proprio Rito e il rapporto con la communicatio in sacris. Conclusioni.

Summary
Introduction. 1. The need for ecumenical prudence in relations between the Churches. 2. The comparison between the orthodox and catholic discipline regarding the communicatio in sacris. 3. Penal sanctions in CIC and CCEO regarding the communicatio in sacris. 4. The inclusion of the Orthodoxies in catholic Church, the Adscription to their own Rite and the relationship with the communicatio in sacris. Conclusions.

Introduzione

Lo studio qui proposto s’interessa ai casi concreti di urgenza e di necessità spirituale in cui da parte di Ministri cattolici potrebbero essere amministrati i Sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia e dell’Unzione degli infermi agli acattolici delle Chiese orientali e delle Chiese e Comunità ecclesiali sorte dalla Riforma. A partire dalla particolare situazione dell’Ucraina saranno approfonditi il ruolo delle Autorità locali sia di Rito latino che di Rito orientale in tema di communicatio in sacris e la necessaria reciprocità con le Autorità delle diverse Chiese presenti sul territorio. Infine, sarà accennata la problematica dell’accoglienza nella Chiesa cattolica dei non Cattolici, specialmente i fedeli delle Chiese ortodosse e la ragione della loro appartenenza al Rito della propria Tradizione liturgica.

1. La necessssità delllla prudenza ecumcumcumenica nei rapporti tra le Chiese

La Normativa del Concilio Vaticano II sulla communicatio in sacris contenuta nel Codice di Diritto Canonico latino e precisata nel nuovo “Direttorio Ecumenico”1 fa una notevole distinzione tra i Cristiani non cattolici appartenenti alle Chiese orientali non cattoliche, i quali con facilità possono ricevere i Sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia e dell’Unzione degli infermi, e quelli delle Chiese o Comunità ecclesiali sorte dalla Riforma, che possono ricevere gli stessi Sacramenti soltanto in casi eccezionali, per quanto riguarda le condizioni di validità e liceità, la valutazione della cui gravità è competenza delle Autorità della Chiesa cattolica2. Applicando le Norme a livello universale, sono prescritte soltanto le condizioni per la lecita amministrazione dei Sacramenti della communicatio in sacris, nello spirito di reciprocità e dell’accordo tra le Autorità locali delle Chiese interessate (cfr. CIC, Can. 844 §3; CCEO, Can. 671 §3), anche se il Ministro cattolico, possibilmente, non dovrebbe evitare di informare le Autorità religiose di queste persone3. I Ministri cattolici, tuttavia, non devono distinguere i fedeli della “Chiesa Ortodossa Russa”4 da quelli appartenenti alle Chiese orientali non cattoliche che possiedono uno status “irregolare” in quanto separate dalla Chiesa Ortodossa Russa.

Le condizioni e Norme con prescritta maggiore serietà, invece, devono obbligatoriamente essere applicate verso i fedeli delle Chiese e Comunità ecclesiali sorte dalla Riforma (cfr. CIC, Can. 844 §4; CCEO, Can. 671 §4). In questi casi la reciprocità è vietata, cioè la decisione per ammettere ai Sacramenti della communicatio in sacris deve essere presa esclusivamente dall’Autorità ecclesiale della Chiesa cattolica e comunque il Ministro cattolico potrebbe avvertire le Autorità non cattoliche interessate (cfr. CIC, Can. 755; CCEO, Can. 904 §2 e 3; DE 37-54)6.

1.1 Le competenze delle Conferenze episcopali e delle Chiese sui Iuris circa la communicatio in sacris

Alla Conferenza episcopale e al Sinodo dei Vescovi delle Chiese sui Iuris è stato attribuito il ruolo di stabilire le Norme relative ai casi particolari della communicatio in sacris, specificando nel Diritto particolare le Norme che corrispondono alle condizioni richieste per la valida e lecita amministrazione dei Sacramenti, salvaguardando i princìpi dell’ecumenismo per evitare il proselitismo verso i fedeli delle altre Chiese. Al Vescovo diocesano o eparchiale invece è assegnato il compito di stabilire le condizioni secondo le diverse circostanze complementari del Codice di Diritto Canonico.

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Titolo: "Perspectives on the Customary Law of Succesion in Africa with Special Reference to Nigeria"
Editore: Lateran University Press
Autore: Edwin Obimma Ezike
Pagine:
Ean: 2484300020926
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Summary

1. Introduction. 2. Meaning of Customary Law. 3. Succession under Customary Law in Africa. 4. Intestate Succession under Customary Law. 5. Succession under Customary Law in some selected African Countries. 6. Brief critique of Succession under Customary Law in Africa. 7. Conclusion.

Sommario

1. Introduzione. 2. Significato di Diritto consuetudinario. 3. La Successione nel Diritto consuetudinario africano. 4. La Successione legittima nel Diritto consuetudinario. 5. La Successione secondo il Diritto consuetudinario in alcuni Stati africani. 6. Breve critica sulla Successione nel Diritto consuetudinario africano. 7. Conclusione.

 

«It is firmly believed that African Customary Law, properly handled is capable of dynamic development through the judicial process. It certainly does not appear to be any less malleable than the English Common Law was in its formative era. It would however be pointless to leave in the hands of the Courts the task of developing Customary Law to meet changed social needs, if their approach would be dominated by the kind of argumentum ad verecundiam that would justify a decision in 1955 with no better reason than that there had been a precedent in the halcyon days of the 1890’s.»

1. Introducuction

Our task herein is quite simple. By the end of this paper we hope to have explained the basis of Succession under Customary Law, especially in precolonial Africa, the person(s) capable of Succession, justice in the Succession process, and most importantly, the interaction between the received English Law of Succession and the Customary Law of Succession. We would achieve the above objectives by an examination of case Law on the Customary Law of Succession, the views of learned commentators and the provisions of Statutes.

Africa is a Continent of many Nations and a huge landmass. Its people are different, one from another, as the English from the Romanians or the Italians from the Turkish people. It is not improbable, therefore, that a discussion on the Customary Law of its people would differ in marked terms, for as the people are different so are also their Laws. We shall, therefore, consider the subject from a Nigerian viewpoint with which we are most conversant and briefly refer to the Law and practice in other selected African Countries: Uganda, Ghana, and South Africa. In any case, considering the colonial past of its people the legal principles surrounding the applicability of the Customary Law of Succession will often be similar, and this is particularly true of African Countries formerly under British Rule.

2. Meaning of Cusustomary Law

Section 258(1) of the Nigerian Evidence Act 20112 defines custom as a rule which, in a particular District, has from long usage obtained the force of Law. Thus, not every usage is Law. However, all Customary Laws emerged from usage3. According to Bairamian, FJ in Owonyin v. Omotosho4, Customary Law is a mirror of accepted usage5. Therefore, it consists of Customs accepted by members of a community as binding among them6. Aptly stated, Customary Law is a body of Customs and traditions which regulate the various kinds of relationships between members of a particular community in their traditional settlements7. Not too long ago, the Nigerian Court of Appeal in Oladimeji v. Ogunleye8 noted that Customary Law is the organic Law or living Law of the indigenous people of Nigeria, regulating their lives and transactions. It is organic in that it is not static. It is regulatory in that it controls the lives and transactions of the community subject to it9.

2.1 The complexity of Customary Law

The diverse Countries of Africa aside, Nigeria on which this paper is primarily based, is a federal Republic with an area of 570.6 thousand square kilometres, and a population of about 170 million people with 250 or even more ethnic groups, each having its own distinctive Customary Law10. There are often, as will soon be seen in the Laws of Succession, significant differences between the Customary Laws of the varied ethnic groups11. As if this is not enough, the Customary Laws exist side by side with the general Law consisting of Statutes, received English Common Law, general principles of equity, and English Statutes of general application even though Customary Law must as of necessity give way to these other general Laws whenever its provisions are incompatible with the general Laws12.

Agbede posits that: «It is the religion which a person professes or his membership of a tribe that brings about the application of the religious or Customary Law respectively in relation to such a person.»13 The point, therefore, is that the Customary Law that applies to a person and his affairs in Nigeria is not necessarily the Customary Law applicable in the territory in which he is found, but that which attaches to him as a result of his origin or religion.

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Titolo: "Bilancio canonistico della Nona Giornata Canonistica Interdisciplinare"
Editore: Lateran University Press
Autore: Paolo Gherri
Pagine:
Ean: 2484300020933
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario

1. La verità. 2. La biografia. 3. Il dialogo.

Summary

1. The truth. 2. The biography. 3. The dialogue.

Quale possa essere il “risultato” – unico e ben definito – di una riflessione giuridica ed ecclesiale su discernere e scegliere svoltasi alla luce dell’Epistemologia filosofica e scientifica, della Filosofia, del Diritto matrimoniale e processuale canonico, della Psicologia, passando anche attraverso la Sacra Scrittura2, non risulta agevole a dirsi, soprattutto a chi pretendesse – come spesso accade – di risolvere l’intera questione in modo netto, come attraverso un “decretum” (= decerno, is): «visto… considerato… si stabilisce».

Non di meno: percorsi di studio e riflessione di quest’ampiezza incidono molto maggiormente sulla forma mentis che non sul suo “contenuto” ponendo in risalto, ancora una volta, la natura prevalentemente metodologica (e più profondamente epistemologica) del lavoro che si attua da quasi un decennio attraverso le Giornate canonistiche interdisciplinari3 per aiutare il canonista a cogliere, con sempre maggior efficacia, l’irriducibile complessità delle vicende e questioni che la Chiesa cattolica, fin dai primi secoli, ha iniziato a trattare “giuridicamente”… avendo ritenuto lo “strumento giuridico” il più adatto a prendere decisioni (= Decreti, Sentenze, ecc.) che coinvolgano allo stesso tempo la verità delle cose e dei fatti, la dignità delle persone e l’eternità dell’orizzonte salvifico in cui essa opera. Una condotta che è stata interpretata come una espressa “scelta per il Diritto”4, quasi si sia trattato di una scelta di “valore”5, mentre più plausibilmente l’adozione ecclesiale del modo giuridico di operare ha semplicemente significato l’assunzione della modalità funzionale umanamente più stabile e sostenibile nel tempo (= istituzionalizzazione) a servizio della missione divina, ma senza coinvolgere direttamente la “divinità” come tale6, diversamente dall’esperienza ebraica imperniata sull’attività normativa di Mosè (presentato a più riprese e percepito come) agente per conto di Dio7.

Giuridicità e complessità appaiono così, rispettivamente, l’effetto e la causa del sorgere e strutturarsi di molte dinamiche ecclesiali, al punto che proprio in termini di “complessità” sembrano doversi acquisire gli elementi chiave emersi dalla riflessione intrapresa a più voci. Complessità nel senso tecnico attribuito al termine in ambito epistemologico per indicare l’irriducibile molteplicità sia degli oggetti che delle loro relazioni: un’irriducibile molteplicità che riguarda non solo gli oggetti di studio della Fisica8 ma anche ogni singola persona e ogni aggregazione in cui essa vive, Chiesa non esclusa.

In questa prospettiva, verità, biografia, dialogo, appaiono le tre “dimensioni” di sviluppo di tale complessità in chiave canonistica: dimensioni capaci di offrire come l’altezza, la lunghezza e la larghezza necessarie a “dare corpo” ad ogni singola situazione esistenziale, soprattutto quando il vivere – anche più intimo, come sono gli affetti e la spiritualità – richiede fatiche e presenta difficoltà cui non si era preparati, o non si è in grado di far fronte soltanto con risorse individuali… come accade anche nelle c.d. crisi vocazionali, matrimoniali in primis.

1. La verità

Il primo passo per dare consistenza all’attività del discernere è di carattere epistemologico9, riguarda, cioè, la possibilità stessa di percepire e conoscere la realtà, soprattutto nel suo porre problemi alle persone10 e nell’esigere da esse una soluzione che, per essere efficace, tenga conto sia delle circostanze materiali che delle persone coinvolte. Senza entrare qui nelle spinose questioni connesse al Realismo filosofico e scientifico11 è però necessario riconoscere ed accettare – oggi – l’irriducibile bi-polarità e co-esistenza di cose e persone. Ogni rinuncia a questa complessità è distruttiva poiché: a) trascurando la realtà12 (= il datum) la persona, in quanto “data” a se stessa prima di potersi “volere” e “scegliere”, sparisce13; b) trascurando la persona, la realtà si riduce a soli “flussi” – più o meno veloci – di onde, particelle, molecole…14

Oltre la volontà individuale, infatti, esiste “qualcosa” sia nel tempo (prima, ora, dopo) sia nello spazio (qui, altrove) che “condiziona” (= dice con15) la persona e che, non solo non può essere negato, ma deve essere preso in attenta e profonda considerazione e fatto oggetto di conoscenza, relazione ed intervento, affinché la persona possa continuare ad esser data (= esistenza) e a darsi (= relazione).

È questo il campo della verità: il campo [a] del rapporto con ciò che sta “là fuori”, ma anche [b] di ciò a cui “si sta dentro”, oltre che [c] quello delle condotte poste in essere: i “fatti” generati dall’azione umana i quali, in quanto esistenti, sono sempre “veri”.

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Titolo: "Le qualità del Giudice ecclesiastico in relazione ai suoi poteri-doveri nel Processo"
Editore: Lateran University Press
Autore: Erasmo Napolitano
Pagine:
Ean: 2484300020940
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommmmario

Premessa. 1. La potestà giudiziale dei Vescovi. 2. Requisiti del Giudice ecclesiastico. 3. Le qualità del Giudice ecclesiastico. Conclusioni.

Summary

Foreword. 1. The judicial power of the Bishops. 2. Requirements of the ecclesiastical Judge. 3. The qualities of the ecclesiastical Judge. Conclusion.

 

Premessa

La tematica che mi è stato chiesto di trattare ha suscitato in me un senso di soddisfazione per il fatto che offre l’occasione di riflettere su colui che è giustamente considerato il “dominus” del Processo, ovvero il Giudice; non tanto su cosa può e deve fare durante il Giudizio, ma quanto sulle sue qualità personali, soprattutto “in relazione ai suoi poteri-doveri nel Processo”.

Come è noto, il termine “Giudice”2 deriva dalle parole “ius3-dicere”, che letteralmente significa “dire il giusto”4, pronunciare il Diritto5.

Utilizzando una definizione data da Mons. J.M. Pinto Gomez, Prelato uditore del Tribunale Apostolico della Rota Romana, si può ritenere che la funzione del Giudice6 consista nel «definire le controversie a lui deferite applicando la Norma giuridica alla fattispecie. […] Dunque un giudizio di Diritto ed un giudizio di fatto, spesso molto complicati»7.

Per poter “ius-dicere” e garantire, come diceva Papa Paolo VI durante l’Allocuzione al Tribunale Apostolico della Rota Romana del 31 gennaio 1974, «la razionale e normale applicazione» della Legge8, il Giudice deve avere dei requisiti non soltanto scientifici ma anche umani che assicurino il retto esercizio della sua azione e gli consentano di svolgere il proprio compito con competenza, maturità ed equilibrio.

Ritengo non necessario, in questa sede, ricordare le prerogative di carattere scientifico e i Titoli accademici richiesti per essere nominati Giudici (cfr. Can. 1421 §3); mi permetto, tuttavia, di far notare che ancora oggi in alcune Diocesi italiane, purtroppo, non vi sono i Vicari giudiziali diocesani (la cui nomina è obbligatoria ex Can. 1420 §1) e in alcune altre i Vicari giudiziali, i Giudici e i Difensori del vincolo, sono sprovvisti di qualunque formazione accademica, ma nominati titolari dei predetti Uffici in virtù dell’essere “vere periti” con i rischi che questo può, qualche volta, comportare. È meglio precisare “qualche volta” per il fatto che, in alcuni casi, ci si può trovare davanti a Giudici e/o Difensori del vincolo9, veramente esperti, che svolgono il loro Ufficio con maggiore competenza e dedizione di chi ha i Titoli accademici richiesti, ma non la pratica forense e altre necessarie competenze e qualità.

Come è noto, la Dispensa dai Titoli accademici compete al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica (Can. 87 §1; Art. 124 della Cost. ap. Pastor Bonus10 e Art. 35, n. 2 della Lex Propria del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica11)12; essa viene concessa “omnibus perpensis”, soprattutto nei casi in cui la mancata concessione della Dispensa13 priverebbe i fedeli dell’amministrazione della giustizia, cui essi hanno diritto.

Circa la necessaria competenza scientifica e professionale, mi sembra opportuno ricordare quanto affermava il Cardinale Pericle Felici: «È inutile invocare nuovi testi legislativi se non vi saranno persone sagge ed esperte che sappiano far vivere la Legge con sapienza, giustizia e carità»14.

Già il filosofo Platone, nel “De Legibus”, scriveva:

«La riforma delle Leggi è inutile se coloro che le devono applicare mancano della formazione necessaria: il buon Giudice renderà giustizia anche con una Legge mal fatta, il cattivo Giudice non renderà giustizia pur disponendo di una eccellente Legge»15.

Anche nella Prefazione all’Istruzione “Dignitas Connubii” si legge:

«Senza dubbio vale anche oggi, anzi con urgenza ancora maggiore di quella del tempo in cui fu pubblicata l’Istruzione Provida Mater, l’avvertenza della stessa Istruzione: “Tuttavia è bene tener presente che queste regole si riveleranno insufficienti a conseguire il fine loro proposto, se i Giudici diocesani non acquisteranno una conoscenza approfondita dei sacri Canoni e non saranno bene addestrati dell’esperienza forense”. Pertanto, i Vescovi – si legge ancora nella Prefazione della Dignitas Connubii – hanno il grave obbligo di provvedere che per i propri Tribunali vengano formati con sollecitudine idonei amministratori di giustizia e che questi vengano preparati con un opportuno tirocinio in Foro canonico a istruire secondo le Norme e decidere secondo giustizia le Cause matrimoniali in Tribunale»16.

Questo invito, lo si può considerare anche come una sorta di testamento del Papa Giovanni Paolo II il quale al Tribunale Apostolico della Rota Romana, durante la sua ultima Allocuzione (29 gennaio 2005), riferendosi ai Vescovi, infatti, disse:

«Essi sono pertanto chiamati ad impegnarsi in prima persona per curare l’idoneità dei membri dei Tribunali diocesani e interdiocesani di cui essi sono i Moderatori e per accertare la conformità delle Sentenze con la retta dottrina».

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Titolo: "Enti ecclesiastici ed Enti canonici in Italia: tutela costituzionale e legislativa"
Editore: Lateran University Press
Autore: Marcello Volpe
Pagine:
Ean: 2484300020964
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommmmario

1. Breve introduzione. 2. La persona giuridica nell’Ordinamento italiano. Le persone giuridiche pubbliche. 3. La configurazione giuridica degli Enti ecclesiastici. 4. Le Istituzioni nell’Ordinamento canonico. 5. Conclusioni.

Summary

1. Short introduction. 2. Juridical person in the Italian Legal Order. Public juridical person. 3. Juridical configuration of ecclesiasticals Institutions. 4. Institutions in Canon Law. 5. Conclusion.

 

1. Breve introduzione

Gli Enti ecclesiastici ed i loro elementi essenziali da sempre impegnano i giuristi – soprattutto italiani – in una dettagliata analisi scientifica per meglio configurare le loro caratteristiche ed il loro regime giuridico. Attraverso l’applicazione di un metodo analitico si tratterà in queste note la disciplina delle persone giuridiche prevista dall’Ordinamento statale italiano, partendo dalla loro definizione fino alla loro concreta partecipazione alla vita pubblica, con le modalità e gli strumenti indicati dalla Legge. Il Legislatore, infatti, è stato più volte chiamato a regolamentare e, successivamente, a specificare i parametri, le caratteristiche ed i limiti del raggio di azione di dette realtà giuridiche.

L’analisi delle cosiddette “persone giuridiche pubbliche” in ambito statuale, introdurrà il regime giuridico italiano degli Enti ecclesiastici, in particolare quelli afferenti alla Chiesa cattolica. Questi Enti, per le loro peculiari finalità, rappresentano un unicum in detto Ordinamento, costituendo un rilevante fenomeno di aggregazione1 radicato sul territorio nazionale italiano.

Essi, anche per molteplici ragioni storiche e culturali, sono (da sempre) oggetto di una specifica regolamentazione normativa. È notorio, infatti, che la capillare presenza sul territorio nazionale italiano, anche in epoca pre-unitaria, di Enti cosiddetti “ecclesiastici” ha avuto un particolare rilievo sociale ed economico oltre che giuridico nella storia del Paese. Basti pensare, ad esempio, alle infelici requisizioni dei beni appartenenti agli Enti ecclesiastici, frutto dell’emanazione delle c.d. Leggi eversive della fine dell’800 in Italia, come nel resto d’Europa, che hanno generato un’enorme confusione circa l’attuale titolarità dei detti beni e la reale natura giuridica degli Enti “tornati alla vita” con il Concordato del 1929.

In Italia la risoluzione dei problemi connessi agli Enti ecclesiastici è oggi di competenza dell’“Ufficio Culti” dei singoli Uffici Territoriali del Governo (già Prefetture), nonché del “Fondo Edifici di Culto” (FEC), entrambi facenti capo al Ministero dell’Interno. Spesso, però, questi Enti pubblici non riescono a districare veri e propri garbugli normativi e/o burocratici frutto di problematiche rimaste insolute, sia per incuria che per incapacità, per moltissimi anni. Di conseguenza, la necessità di configurare, disciplinare ed eventualmente riconoscere le realtà caratterizzate dallo scopo di religione e di Culto presenti sul territorio nazionale permane di primaria importanza.

In particolare, in queste note, saranno esaminati i limiti che tali soggetti devono rispettare e la conseguente possibilità di dette persone giuridiche di partecipare, ricorrendone i presupposti, alla vita sia dello Stato sia della Chiesa cattolica. L’interesse del presente lavoro non è focalizzato tanto su di una mera dicotomia tra persone giuridiche nello e dello Stato e persone giuridiche nella e della Chiesa; ciò che invece risulta interessante è come una stessa realtà possa nascere e vivere con disinvoltura, producendo effetti giuridicamente rilevanti, in due diversi Ordinamenti che, in un’ottica comparativistica, pur essendo molto dissimili, non sembrano però così distanti.

Si tratta, in realtà, di due facce della stessa medaglia che, essendo esaminate da soggetti diversi in ambiti ed Ordinamenti distinti, sono spesso oggetto di Normative diverse che mirano però, essenzialmente, a rendere meglio intelligibile la loro reale natura, nonché gli effetti giuridicamente rilevanti del loro operato.

2. La persona giuridica nellll’Ordinamento italiano. Le persone giuridiche pubblubblubblubbliche

La dottrina dominante è concorde nel definire la persona giuridica come un complesso organizzato di persone e beni, costituito per il perseguimento di un determinato scopo, al quale la Legge riconosce la qualifica di “soggetto di diritto”2.

Ne consegue che tale Ente è munito di capacità giuridica3 propria, distinta dalla capacità giuridica delle persone che lo compongono. Essa deve essere intesa come l’attitudine del soggetto ad essere titolare di diritti e doveri nonché dei loro eventuali effetti giuridicamente rilevanti. Tale capacità risulta essere più ristretta di quella delle persone fisiche, in quanto la sua stessa natura ne rende inconcepibile l’attività nei rapporti di ordine personale. Solo il singolo soggetto individuale/umano, infatti, moltiplica se stesso e si estingue senza intervento del Diritto; si lega ad altri soggetti in modo coinvolgente (come nel caso della parentela) e può essere soggetto di diritto anche prima della nascita, come avviene per disposizioni testamentarie a favore di un nascituro; risponde delle condotte che pone in essere, esponendosi ad eventuali responsabilità con tutti i suoi beni.

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Titolo: "Servizio della Parola - n. 474"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019517
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Da Evangelii gaudium/9 (Luca Mazzinghi)

 

RUBRICA

Per comunicare meglio

24. I preti scrivono... ma sanno comunicare?/10 (Roberto Laurita)

 

DOSSIER

Le nostre grandi parole

59 Via

1. Via: quali immagini e sentimenti evoca questa parola negli uditori? (Valeria Boldini)

2. La vita cristiana come “via”: negli Atti degli Apostoli (Patrizio Rota Scalabrini)

3. L’esistenza cristiana come cammino (Luigi Alici)

4. Via: indicazioni per la predicazione (Chino Biscontin)

5. Via: breve antologia di testi (Benedettine del Monastero «Mater Ecclesiae»)

 

SUSSIDIO

L’adorazione eucaristica. Suggerimenti e indicazioni (Pierino Boselli)

 

PREPARARE LA MESSA

Dalla 2ª domenica dopo Natale alla 5ª domenica del Tempo ordinario

2ª domenica dopo Natale (Marialaura Mino, Roberto Laurita)

Epifania del Signore (Marialaura Mino, Roberto Laurita)

Battesimo del Signore (Marialaura Mino, Roberto Laurita)

2ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Lilia Sebastiani, Massimo Orizio)

3ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, + Antonino Raspanti,Massimo Orizio)

4ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Maurizio Aliotta, Massimo Orizio)

5ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Mauro Cozzoli, Massimo Orizio)



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 475"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019722
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Da Evangelii gaudium/10 (Chino Biscontin)

RUBRICA

Per comunicare meglio

25. I preti scrivono... ma sanno comunicare?/11 (Roberto Laurita)

DOSSIER

Le nostre grandi parole

60 Digiuno

1. Digiuno: il significato delle pratiche diffuse

a fronte di quello spirituale (Valeria Boldini)

2. Significato e pratica del digiuno nelle Scritture (Patrizio Rota Scalabrini)

3. Condizione per digiunare: sapere di che si tratta (Giancarlo Bruni)

4. Digiuno: indicazioni per la predicazione (Chino Biscontin)

5. Digiuno: breve antologia di testi (Benedettine del Monastero «Mater Ecclesiae»)

SUSSIDIO

La “bella vita” o la “vita bella”? Celebrazione penitenziale con adolescenti (Tonino Lasconi)

PREPARARE LA MESSA

Quaresima 2016. Introduzione (Giulio Osto)

Mercoledì delle ceneri (Andrea Andreozzi, Giulio Osto)

1ª domenica di quaresima (Andrea Andreozzi, Giulio Osto)

2ª domenica di quaresima (Andrea Andreozzi, Giulio Osto)

3ª domenica di quaresima (Andrea Andreozzi, Giulio Osto)

4ª domenica di quaresima (Andrea Andreozzi, Giulio Osto)

5ª domenica di quaresima (Andrea Andreozzi, Giulio Osto)

Domenica delle palme (Andrea Andreozzi, Giulio Osto)

Giovedì santo (Giulio Osto)

Venerdì santo (Giulio Osto)

Veglia pasquale (Giulio Osto



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