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Ebook - Ebook - Riviste



Titolo: "Un'interpretazione della preghiera agonica di Gesù"
Editore:
Autore: Nicola Di Bianco
Pagine:
Ean: 2484300020247
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Testimoni delle sofferenze di Cristo. 2. La preghiera agonica di Gesù

e il sonno dei discepoli (Mc 14,32-42): 2.1. Analisi esegetica; 2.2. Storia dell’interpretazione.

 

ABSTRACT - «My soul is sorrowful even to death» (Mc 14,34). An interpretation of the

Jesus’ prayer in the agony. The tale of the Passion consists of the moment of the pray in the

Gethsemane. In that garden Jesus suffers because he had to face several trials: the desertion

of his disciples and the necessity to drink the cup of suffering. He prays in order to

be relying himself on the Father’s will and to be glorified by Him.

 

KEYWORDS - Gospel of Mark, Prayer, Agony, Death, Testimony.



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019913
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

EDITORIALE

 

Le persone che Gesù incontra

Il proposito di dedicare un fascicolo della rivista a Gesù Cristo, Signore delle relazioni nasce dalla semplice intuizione della fede che considera la persona di Gesù sotto il profilo dei diversi legami che si vengono a stabilire con lui. Al lemma relazione, tra le varie accezioni, il dizionario fa corrispondere una definizione di questo tipo: «Connessione o corrispondenza che intercorre, in modo essenziale o accidentale, tra due o più enti; con riferimento a persone o a gruppi, come rapporto, legame o vincolo reciproco». Si tratta, dunque, di tentare una ricognizione fenomenologica del ventaglio di relazioni che videro coinvolte con Gesù le persone del suo tempo e coloro che oggi continuano a confidare nella sua presenza attraverso la fede. Tra le relazioni è quella tra Gesù e la sua chiesa che ne sigilla con certezza la permanenza indissolubile, nel cui seno i credenti sono generati, custoditi e accompagnati lungo i sentieri della storia.

La prospettiva che caratterizza l’indagine è la signoria di Gesù, il suo essere Signore crocifisso, risorto e vivente, cui – oggi come in ogni tempo – si volge lo sguardo del credente, nella speranza di incrociare quegli occhi che scrutano con amore le profondità del cuore umano, con ardente desiderio di offrire salvezza, di donare gioia, di rinnovare la vita. Come ha affermato papa Francesco in occasione del recente Convegno nazionale della chiesa italiana:

È la contemplazione del volto di Gesù morto e risorto che ricompone la nostra umanità, anche di quella frammentata per le fatiche della vita, o segnata dal peccato. Non dobbiamo addomesticare la potenza del volto di Cristo. Il volto è l’immagine della sua trascendenza. È il misericordiae vultus. Lasciamoci guardare da Lui. Gesù è il nostro umanesimo. Facciamoci inquietare sempre dalla sua domanda: «Voi, chi dite che io sia?» (Mt 16,15)1.

Da come si risponde a questo interrogativo derivano conseguenze esistenziali, come la sequela, l’indifferenza, l’opposizione. I Vangeli ci danno ampia prova di queste variazioni. Come in ogni relazione tra persone avviene una reciproca esposizione: sia chi domanda sia chi risponde rivela in certo modo se stesso, si consegna all’altro, si scopre; accettando di incontrare il volto dell’altro ognuno manifesta il proprio. Nei giorni della sua vita terrena, Gesù ha fatto questa esperienza di reciprocità incontrando volti, toccando cuori, accostando corpi. Dentro la reciprocità si affaccia la rivelazione: nell’incontro con l’uomo Gesù si svela il Figlio di Dio agli occhi della fede.

Questa esperienza è possibile anche per noi oggi? Possiamo davvero entrare in relazione con Gesù in modo simile a quello di coloro che lo hanno incontrato duemila anni fa?

Una via per approfondire la relazione credente con Gesù consiste nel riprendere alcune tracce evangeliche e storiche che la tradizione ci ha consegnato, nella prospettiva della contemporaneità. Pertanto, l’intento dei contributi del fascicolo è di introdurre il lettore a ciò che sant’Ignazio di Loyola definisce come la composizione di luogo:

Qui è da notare che nella contemplazione o meditazione visiva, come sarebbe contemplare Cristo che è visibile, la composizione consisterà nel vedere con la vista dell’immaginazione il luogo materiale dove sta la cosa che voglio contemplare. Dico il luogo materiale come sarebbe un tempio o un monte dove si trova (secondo ciò che voglio contemplare) Gesù Cristo o la Madonna2.

Si tratta, dunque, di ripercorrere alcuni luoghi in cui Gesù si manifesta come Signore delle relazioni, in modo da percepirne l’attualità, per coglierne la provocazione e recepire lo stimolo ad avanzare nella sua sequela come discepoli.

Il primo contributo del fascicolo su Le relazioni personali di Gesù, ai margini della Third Quest, di Carlo Bazzi, prende in esame alcuni autori (Marcus J. Borg, Halvor Moxnes, Adriana Destro, Mauro Pesce) che delineano una visione ricca della persona umana e delle sue relazioni intorno a Gesù. Queste visioni dell’uomo evangelico possono allargare orizzonte ed esistenza all’uomo contemporaneo a una dimensione.

L’intento del contributo di Massimo Nardello su Cristo, Signore e servo della relazione è quello di mettere in evidenza come la natura divina di Gesù e il suo singolare rapporto con il Padre non rappresentino affatto degli ostacoli al suo rapporto con le persone, ma al contrario siano la condizione della sua originale e unica capacità di amarle.

Nell’articolo di Mario Bracci su Gesù, colui che nello Spirito si è detto Figlio e ci ha dato il Padre suo è la relazione come mistero di vita divina trinitaria a essere presa in considerazione: il Figlio la rivela come reciprocità che vive nel dono libero che il Padre fa di sé in lui per lo Spirito, e come dono che Gesù nello Spirito liberamente fa di sé al Padre e agli uomini.

Il saggio di Paolo Mascilongo, La relazione tra Gesù e i Dodici. Un’indagine di narrativa biblica, studia la relazione tra Gesù e i Dodici avvalendosi degli strumenti dell’analisi narrativa. In particolare, l’articolo si concentra sul vangelo di Marco, alla ricerca delle principali caratteristiche della trama e della caratterizzazione del personaggio dei Dodici.

Le relazioni tra Gesù e le donne nella tradizione evangelica, prese in esame da Annalisa Guida, sono caratterizzate da autenticità, rispetto, promozione, misericordia. Le donne sono incontrate, liberate, esaudite, guarite, riportate alla vita, inviate e responsabilizzate. La portata innovatrice e liberatrice dell’atteggiamento di Gesù verso di loro non trova eguali né nel giudaismo coevo né nel cristianesimo primitivo (e successivo).

 

Nel quadro de La relazione di Gesù con i poveri e i ricchi, offerto dal saggio di Enzo Galli, emerge con chiarezza la sua predilezione per gli emarginati, per coloro che agli occhi degli uomini contano poco o niente, i più vulnerabili, ai quali Gesù mostra la particolare premura di Dio attraverso due fondamentali atteggiamenti: la compassione e la libertà.

L’articolo di Amaury Begasse de Dahem indaga La relazione salvifica universale di Gesù Cristo. Iniziata nella creazione ordinata all’uomo, dispiegata nella storia delle alleanze, mediante l’elezione di uno per i molti, la salvezza storico-cosmica, universale e singolare, è una visitazione trasfigurante e un incontro liberante. Voluta dal Padre, realizzata in Gesù Cristo, “universale concreto” e nel suo corpo ecclesiale, comunicata dallo Spirito, la comunione salvifica al mistero pasquale è inclusivamente offerta alla libertà di ogni uomo, in modo da poter “sperare per tutti”.

Paolo Trianni illustra La comprensione odierna di Cristo nella relazione con le religioni, mostrando come, a partire dal Concilio ecumenico Vaticano II, oggi è possibile impostare una cristologia aperta, dialogica e improntata all’interculturalità. Al suo interno, infatti, è nata una teologia delle religioni che presenta la figura di Gesù in termini universali. La comprensione attuale di Cristo è legata – e non può non legarsi – alla sfida rappresentata dalle religioni non cristiane.

Nel saggio conclusivo, Laura Capantini, affronta Il momento dell’incontro. L’intersoggettività come categoria interpretativa della spiritualità di Cristo e dei cristiani. Le più recenti ricerche in ambito di neuroscienze e psicologia dello sviluppo rivelano che l’intersoggettività costituisce una dimensione fondamentale e ineludibile per lo sviluppo della mente e della coscienza dell’essere umano. L’autrice propone di considerarla come una categoria interpretativa utile a gettare luce sul peculiare percorso di formazione della coscienza e della spiritualità di Gesù e come elemento caratterizzante il momento dell’incontro con Cristo per le donne e gli uomini di ogni tempo.

Nella Documentazione, curata da Pierluigi Sguazzardo, viene esposta La cristologia della Parola in Verbum Domini, nn. 12-13, attraverso il concetto di Verbum abbreviatum. Con questa espressione, i padri della chiesa hanno inteso mostrare come Gesù Cristo sia la Parola breve, cioè colui che, mediante l’incarnazione, ha reso visibile e definitivamente comprensibile ciò che prima era sparso e ancora oscuro nella molteplicità delle precedenti Scritture.

L’Invito alla lettura, sempre a cura di Pierluigi Sguazzardo, presenta un ottimo repertorio bibliografico di cristologia, ripartito tra il problema del metodo, i manuali, alcune proposte sistematiche e altri studi.

Maurizio Gronchi

 

* * *

 

Con questo fascicolo, «CredereOggi» inaugura la «quarta serie» della sua storia ormai più che trentennale e si presenta ai lettori con una nuova veste grafica, risultato di un accurato lavoro di restyling. Nuova copertina con nuovi colori, pagina più ariosa e leggibile per assicurare alla nostra rivista un «movimento» grafico complessivo, che indichi apertura verso il nuovo, ma in continuità con lo stile sobrio e «pulito» di sempre.

La proposta del nuovo aspetto grafico, tuttavia, guarda oltre la mera cifra estetica, è una vera e propria scommessa sul futuro: nelle tormentate condizioni attuali dell’editoria religiosa, «CredereOggi» va in controtendenza e rilancia. L’avvio di una nuova fase significa anzitutto fiducia nella «missione» della rivista e della sua specificità nel panorama teologico ed ecclesiale italiano e, al tempo stesso, un rinnovato impegno nei confronti dei lettori, ai quali si intende offrire un servizio sempre più qualificato e autorevole.

Ringraziamo l’editrice, la redazione e tutti coloro che hanno favorito, incoraggiato e reso possibile la realizzazione del nuovo progetto grafico, ma il ringraziamento più grande è – ancora una volta – per i lettori, che hanno accompagnato fedelmente il cammino di «CredereOggi» in questi anni. Confidiamo che il loro sostegno non venga meno, particolarmente attraverso la sottoscrizione dell’abbonamento e l’aiuto per la sua diffusione.

Buona lettura.

 

Germano Scaglionidirettore



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Titolo: "Il Giudice e la valutazione delle Perizie"
Editore: Lateran University Press
Autore: Roberto Palombi
Pagine:
Ean: 2484300020872
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommmmario Introduzione. 1. La valutazione nella fase istruttoria (l’evidenter inutilis del Can. 1680). 2. La valutazione nella fase decisoria. 3. Criteri specifici. Conclusioni.

Summary Introduction. 1. The assessment of the expertise in investigation phase (the “evidenter inutilis” in Can. 1680). 2. The assessment of the expertise in decision phase. 3. Specific criteria. Conclusions.

Introduzione

Il tema affidatomi è così ampio da richiedere preliminarmente una delimitazione dei confini. Il riferimento in questa sede sarà soltanto alla valutazione delle Perizie, psichiatriche e psicologiche, nelle Cause di nullità matrimoniale trattate e definite ai sensi del Can. 1095, per quanto le disposizioni codiciali non precludano ed anzi espressamente contemplino la possibilità di espletare consulenze tecniche in ambiti differenti rispetto alle fattispecie di incapacità consensuale.

Non si può dubitare di come il problema della valutazione della Perizia rivesta notevole rilievo e sia forse tra i più sentiti nella prassi dei Tribunali ecclesiastici. In primis, per l’evidenza del dato statistico (in ragione dell’imponente mole di Cause trattate per i Capi della incapacità consensuale), in secondo luogo per la peculiarità delle fattispecie contemplate dal Can. 1095, in relazione alle quali non è agevole individuare uno schema generale di sillogismo probatorio, analogamente a quanto è dato riscontrare per altri Capi di nullità, in relazione ai quali le varie fasi del Procedimento sono articolate e modellate su consolidati parametri di riferimento.

Il problema è stato posto con chiarezza in una Pronuncia coram Huber del 7 novembre 20013, nella quale viene censurato il modo non lineare con cui i Giudici sono soliti procedere in via deduttiva, ricorrendo a sillogismi basati su false premesse ovvero deferendo all’esame peritale non già la chiarificazione e la integrazione delle precedenti acquisizioni istruttorie bensì la creazione stessa della Prova. Per contro, la verità – si annota nella medesima Sentenza – può esser cercata e trovata soltanto in via induttiva, vale a dire acquisendo le deposizioni di parti e testimoni in grado di riferire fatti e circostanze da cui si manifesti l’anomala “ratio agendi” del nubente; soltanto laddove tale “ratio” sia stata provata “canonico sensu”, sarà il Perito a chiarire se la medesima sussista o meno in senso clinico, altresì precisandone natura e gravità.

Come ben noto, i criteri ermeneutici possono compendiarsi nei due fondamentali princìpi: “Peritis in arte credendum est” e “Iudex est Peritus Peritorum”. In ciò – verrebbe da dire – non v’è Causa trattata per i Capi di cui si discorre in cui non si raccomandi il contemperamento tra il doveroso ossequio verso il qualificato parere tecnico (da cui ci si potrebbe discostare soltanto “propter contraria gravissima argumenta”) e l’indefettibile ruolo del Giudice (al quale spetta in via esclusiva la pronuncia circa la validità o meno del Consenso)4. In ogni caso al Perito è affidato il compito tecnico di prospettare la situazione psicologica della persona e di giungere ad una diagnosi della medesima che sia attendibile e formulata in chiave strutturale, non meramente descrittiva.

[...]



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Titolo: "Personaggi dell'Antico Testamento"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019739
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Il 2015 è stato l’anno della Dei Verbum, la costituzione

dogmatica del Vaticano II «sulla divina

rivelazione». Giocoforza, ci siamo soffermati

ad approfondire insieme questo documento

fondamentale; senza però abbandonare il nostro stile

consueto, cioè continuando a leggere il testo biblico:

se vi ricordate, ad ogni fascicolo abbiamo affrontato

quei brani della sacra Scrittura che – di capitolo in

capitolo – sono citati all’interno del testo conciliare.

Per il 2016 non abbiamo anniversari da ricordare.

C’è il cambiamento della casa editrice che pubblica

la nostra rivista, ma tutto rimane invariato per

quel che riguarda il contenuto di queste pagine. Abbiamo

solo deciso, per i prossimi due anni, di introdurre

non un libro specifico della Bibbia, ma alcuni

personaggi tra i più importanti: per il 2016 saranno

personaggi dell’Antico Testamento, per il 2017 del

Nuovo. Ma non cambia la sostanza: il nostro scopo

sarà sempre quello di leggere insieme il testo della

Bibbia, una pagina alla volta.

Iniziamo con Giacobbe, uno dei patriarchi. Un

primo articolo, firmato da Germano Galvagno, serve

da introduzione: ci mostra come Giacobbe è presentato

nei capitoli della Genesi a lui dedicati, ma anche

come si parla di lui negli altri libri biblici e perché è

un personaggio storicamente così importante per il

popolo di Israele. In ogni fascicolo avremo un primo

articolo introduttivo, che ci aiuti a farci un’idea generale;

seguiranno gli approfondimenti.

In questo numero, Davide Arcangeli si sofferma

sul capitolo 25 della Genesi, quello che racconta la

nascita di due gemelli già in lotta tra di loro fin dal

grembo materno: Giacobbe ed Esaù. Il racconto biblico

ci parla di due fratelli, lasciandoci però intendere

che si tratta anche del difficile rapporto tra i due

popoli che da loro discendono: Israele ed Edom. Sottotraccia

si parla dei due popoli anche nel brano successivo,

quello in cui Giacobbe «ruba» con l’inganno

la benedizione paterna, che spettava ad Esaù. È

un modo per ricordare che uno solo dei due popoli

è quello benedetto da Dio: Israele (Federico Giuntoli).

Come si può immaginare, Esaù vuole uccidere il

fratello ingannatore, ed è così che Giacobbe inizia un

lungo viaggio tra la terra promessa e la terra dei padri,

nella regione della Mesopotamia. All’andata c’è

una sosta forzata nella notte, presso Betel, durante la

quale Giacobbe riceve da Dio una promessa bellissima,

che fa eco a quella di Abramo: una terra in cui

abitare e una discendenza numerosa (Benedetta Rossi).

C’è poi una tappa ben più lunga, che il patriarca è

costretto a fare presso Labano, suo parente; per poter

sposare l’amata Rachele, è costretto a lavorare per lui

ben quattordici anni: l’ingannatore viene ingannato

(Guido Benzi). Nel viaggio di ritorno, l’ormai adulto

Giacobbe fa due incontri. Il primo è con Dio, presso

il torrente Iabbok: quella notte cambierà per sempre

la sua vita, trasformando il giovane ingannatore

nel padre del popolo di Israele (Dionisio Candido). Il

secondo incontro è con il fratello Esaù. Era preparato

a tutto, Giacobbe, ma non a quello che accadrà:

Esaù gli va incontro, gli si getta al collo e piange di

gioia. Pace fatta? Almeno il segno di una convivenza

possibile, tra persone e tra popoli (Sebastiano Pinto).

Come si può vedere, leggeremo parecchi brani

dal libro della Genesi. E poi ci prenderemo il lusso di

due articoli sintetici. In ogni fascicolo, Annalisa Guida

scriverà una sintesi «narrativa» del personaggio che

stiamo conoscendo; Valentino Bulgarelli ne prenderà

le caratteristiche salienti e presenterà una riflessione

catechetico-spirituale. Abbiamo pensato di arricchire

così il nostro consueto studio dei testi biblici.

Avremo poi, come d’abitudine, una rubrica dell’Apostolato

Biblico, curata dal suo responsabile nazionale

(Dionisio Candido); una vetrina biblica, in cui trovare

suggerimenti per nuove letture (a cura della redazione);

un paio di pagine dedicate ad un’opera d’arte

relativa al nostro personaggio (Marcello Panzanini),

a cui va aggiunta una bibliografia ragionata dedicata

ad ogni forma di arte (Valeria Poletti); un inserto

staccabile con spunti per un lavoro di gruppo (a cura

di Marcello Panzanini e Valeria Poletti).

Può bastare? Buona lettura, dunque, a nome di

tutta la redazione.

Carlo Broccardo



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Titolo: "Per una teologia della Chiesa in azione. Omaggio a Sergio Lanza"
Editore: Lateran University Press
Autore: Antonio Autiero
Pagine:
Ean: 2484300020391
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sintesi

Il contributo vuole tratteggiare il profilo della teologia pastorale di Sergio Lanza, sostanzialmente segnata da una duplice caratteristica. Da una parte essa si pone nell’orizzonte conciliare e recupera la nozione di soggetto ecclesiale, aperto all’ascolto della Parola. La cifra della teologia della rivelazione attribuisce, cosí, all’impianto teologico della visione pastorale di Sergio Lanza un marcato primato della Parola, al cui servizio il soggetto ecclesiale si pone. Dall’altra parte emerge, poi, l’importanza della prassi, non come luogo applicativo della teoria, ma come orizzonte di genesi e di vitalità di essa. La teologia pastorale trova in questo duplice riferimento la via per un ripensamento del suo statuto epistemologico, fecondo e ricco di implicazioni per l’agire ecclesiale.

Parole chiave:

Teologia pastorale; Azione ecclesiale; Teologia della rivelazione; Concilio Vaticano II

 

Abstract

The article traces the profile of the pastoral theology of Sergio Lanza which is identified through a double character. On the one hand it stands within the horizon of the Second Vatican Council and recovers the notion of the “ecclesial subject”, who is open to hearing the Word. Thus, the theology of revelation contributes to the theological foundation of the pastoral vision of Sergio Lanza a marked primacy for the Word at whose service the ecclesial subject is found. On the other hand one finds the importance of praxis, not in the sense of a locus for the application of theory, but as the horizon of its genesis and vitality. Pastoral theology finds in this double reference the way toward a rethinking of its epistemological status, rich with implications for ecclesial action.

Keywords:

Pastoral theology; Ecclesial action; Theology of Revelation; Vatican Council II

 

_____________________________________

Era un assolato pomeriggio di ottobrata romana, quel 15 ottobre del 1973, quando al seminario Lombardo incontrai per la prima volta Sergio Lanza. Il suo portamento elegante, spigliato, interessante, attirò da subito la mia attenzione. Ne nacque un’amicizia che ha reso comuni e condivisi tanti passaggi delle nostre biografie. Dico questo soprattutto per mettere in chiaro che proprio il legame di amicizia costituisce la prima e più importante titolarità a questo mio parlare su di lui, oggi, mentre la comunità accademica della sua università gli dedica meritato riconoscimento.Tratteggiare il profilo della sua teologia pastorale non competerebbe di certo a me, che non sono teologo pastoralista. Ma l’intensità del confronto con Sergio Lanza, la condivisione in molta parte di visioni teologiche, come anche quelle inevitabili differenzazioni di percorsi, di modalità e di stile fanno da substrato per poter abbozzare uno schizzo che si regge più che altro su quello che Antonio Rosmini era solito chiamare “conoscenza amativa”.Per fare questo mi servirò di due vettori che ritengo utili per recuperare la tela di fondo dell’impegno teologico di Sergio Lanza e il suo posto nel panorama teologico più recente. E – per chiudere questa premessa – devo anche dire che la scelta della dicitura “chiesa in azione”, come suona nel titolo, vive di due nessi, l’uno sincronico, l’altro diacronico, che andranno ad emergere dal mio dire.

[...]



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Titolo: "Esperienza interiore e neuroscienze"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Matthieu Ricard
Pagine:
Ean: 2484300019098
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

La vita contemplativa e le neuroscienze hanno qualcosa in comune? ‘esperienza spirituale sfugge ad ogni indagine materiale o, al contrario, non è che il risultato di processi fisici? Da parecchi anni si conducono studi sulle emozioni, sulla mente di persone che si sono sottoposte ad intensi esercizi di “meditazione”. L’autore prende esempio dalla distinzione tra la compassione buddhista e l’empatia, e dalle loro pratiche, per concludere all’importanza di attualizzare il potenziale di trasformazione del suo spirito, al fine di servire gli altri in maniera corretta.

Parole chiave: cervello, compassione, empatia

 



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Titolo: "Identità sessuale, cervello e corpo"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019104
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

L’analisi degli studi scientifici mostra invece che l’interpretazione di risultati neurologici è guidata da presupposizioni sociali piuttosto che dai dati empirici puri. Il contributo mostra come anche nelle scienze il “sesso” non viene affatto “scoperto”, ma piuttosto “costruito”, senza che si debba con ciò negare il dato di fatto biologico, che non procede lungo la linea della differenza tra i sessi, ma evidenzia piuttosto la grande ampiezza tra i poli idealizzati di maschilità e femminilità. La teologia farebbe bene a prendere atto della ricerca scientifica per stabilire i suoi propri giudizi su una base migliore.

 

Parole chiave: cervello, sessualità, gender

 



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Titolo: "Amore e silenzio"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Jeanrond Werner G.
Pagine:
Ean: 2484300019111
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

L’articolo riflette sia sulla necessità di silenzio sia sul bisogno di superarlo nelle diverse, ma collegate, relazioni d’amore: amore del prossimo, amore di Dio, amore dell’universo creato da Dio, e amore del mio sé che gradualmente viene alla luce. Discutendo a loro volta ognuno di questi rapporti, il contributo esplora alcune delle ricchezze della tradizione cristiana e cerca di capire quando l’attenzione all’alterità dell’altro richiede una cura del silenzio o, all’opposto, una rottura del silenzio.

 

 

 

Parole chiave: silenzio, amore, alterità



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Titolo: "Il ministero della riconciliazione in 2Cor 5,20b"
Editore:
Autore: Gaetano di Palma
Pagine:
Ean: 2484300019180
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Riconciliazione e ritorno a Dio. 2. La riconciliazione dai LXX al

Nuovo Testamento. 3. La collocazione della pericope. 4. Caritas Christi urget nos. 5. La

riconciliazione con Dio mediante Cristo. 6. Gli ambasciatori della riconciliazione. 7. Il

presbitero e la riconciliazione.

ABSTRACT - The ministry of reconciliation in 2 Co 5,20b. The reconciliation to God

is the main purpose of the ExtraordinaryJubilee of Mercy, that was indicted by pope

Francis. At first in this article the author examines the concept and the vocabulary of reconciliation

in Old and New Testament; then he annotates a famous passage of the Second

Letter to the Corinthians, where the apostle Paul explains that «he made the sinless

one a victim for sin, so that in him we might become the uprightness of God» (2 Co 5,21).

The cross of Christ is the means of reconciliation to God and Paul with his collaborators

are the ambassadors of this beautiful information. In our times the priests are the ambassadors

of reconciliation. Their office will be the more effective as they will be reconciled

to God.

KEYWORDS - Reconciliation, Ambassador, Priest, Jubilee, Mercy.



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Titolo: "La carità pastorale in sant'Agostino"
Editore:
Autore: Luigi Longobardo
Pagine:
Ean: 2484300019197
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Il valore della misericordia. 2. Essere preti per interesse. 3. L’amore

per i peccatori e la correzione fraterna. 4. La misericordia verso tutti. 5. Il ministero sacerdotale

come servizio. 6. Il ministero della Parola.

ABSTRACT - The pastoral charity in saint Augustine. In his widest literary production,

Augustine has often dealt with the theme of love/charity. In this short contribution it is

taken into consideration only one aspect of the care to testify charity. Inspired by the

evangelical teachings, the bishop of Hippo suggests thoughtful insights that are still valid

in the present times and useful to priests and bishops in the practice of mercy during their

service as ministers.

KEYWORDS - Pastoral charity, Mercy, Service, Ministry of the Word, Augustine.



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Titolo: "Misericordia e bene comune"
Editore:
Autore: Francesco del Pizzo
Pagine:
Ean: 2484300019227
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Il bisogno di un Padre-Madre nell’amore. 2. La chiesa casa di misericordia:

2.1. Predicare la misericordia; 2.2. Celebrare la misericordia; 2.3. Praticare la misericordia.

3. Ierusalem convertere.

ABSTRACT - Preach, celebrate and practise the mercy. As regards the mercy there is a

triple mission of the church. It has to preach the mercy, has to celebrate the mercy in the

liturgy of the sacraments, in particular in the penitence and in the eucharist, and it has to

practise the mercy in its pastoral approach. This article helps us to go through these paths

and remembers us that it’s always a path of conversion that starts and has to go on the dusty

ways of life. A “outbound” church, in fact, undertakes to meet the mankind, to serve

the mankind, and is sure the man’s flesh is the presence of incarnate God.

KEYWORDS - Mercy, Preach, Celebrate, Practise, Conversion.



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Titolo: "La misericordia nell'Islam"
Editore:
Autore: Yahya Sergio Yahe Pallavicini
Pagine:
Ean: 2484300019258
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Il bisogno di un Padre-Madre nell’amore. 2. La chiesa casa di misericordia:

2.1. Predicare la misericordia; 2.2. Celebrare la misericordia; 2.3. Praticare la misericordia.

3. Ierusalem convertere.

ABSTRACT - Preach, celebrate and practise the mercy. As regards the mercy there is a

triple mission of the church. It has to preach the mercy, has to celebrate the mercy in the

liturgy of the sacraments, in particular in the penitence and in the eucharist, and it has to

practise the mercy in its pastoral approach. This article helps us to go through these paths

and remembers us that it’s always a path of conversion that starts and has to go on the dusty

ways of life. A “outbound” church, in fact, undertakes to meet the mankind, to serve

the mankind, and is sure the man’s flesh is the presence of incarnate God.

KEYWORDS - Mercy, Preach, Celebrate, Practise, Conversion.



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Titolo: "Aquinas nn. 1/2014"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019265
Prezzo: € 24.00

Descrizione:

Presentazione

di Leonardo Messinese

 

Dopo aver dedicato un fascicolo di Aquinas al tema di Dio nella metafisica, a distanza di alcuni anni proponiamo all’attenzione dei nostri lettori un numero della rivista incentrato sul tema di Dio nella fenomenologia.

Anche questa volta viene offerta una raccolta organica di articoli nei quali ciascun autore si è impegnato non tanto a eseguire una trattazione esaustiva relativamente alle proprie specifiche competenze, quanto piuttosto a mettere in luce alcuni “scorci” particolarmente significativi del pensiero “teologico” del filosofo che gli era stato chiesto di prendere in considerazione.

Allo scopo di offrire nuovi spunti di riflessione, non pochi degli articoli prendono in esame alcune delle più recenti prese di posizione riguardo al nostro tema, entrando così direttamente nel vivo del dibattito che al giorno d’oggi investe il modo in cui la questione di Dio è stata affrontata dal pensiero di matrice fenomenologica.

L’intento di fondo che ha ispirato la preparazione del fascicolo è stato quello di far emergere le peculiarità di una forma di teologia filosofica diversa da quella della tradizione metafisica (e, per certi versi, diversa anche da quella della più recente filosofia analitica), mostrando in ogni caso egualmente i punti di contatto e gli elementi che marcano le differenze. Un altro aspetto che dovrebbe emergere dalla lettura dei testi è quello della “contaminazione” che – analogamente, in questo caso, a quanto accade nella più recente filosofia analitica – viene a realizzarsi, nell’ambito della filosofia fenomenologica, tra teologia filosofica e filosofia della religione.

Sono presenti, infine, due articoli – sono gli ultimi di questa raccolta – che mettono a confronto alcuni tratti particolarmente significativi del pensiero fenomenologico con la tradizione metafisica, nel primo caso e con la filosofia trascendentale nel secondo caso; non da ultimo, anche allo scopo di favorire ulteriori opportunità di un fruttuoso dialogo.

Nell’insieme ci pare che il fascicolo possa costituire un utile strumento di approfondimento e di discussione e come tale lo offriamo ai nostri lettori.

 

Note

Raffaela Giovagnoli, Il platonismo nell’epistemologia di Frege 

Rosalia Carususo, «Incontri possibili». Per una fenomenologia della vita interiore in Edith Stein e Gerda Walther 

Angelo Marchesi, La concezione filosofica e la concezione teologico-rivelata dell’uomo in rapporto con il dialogo tra ragione e fede 

Notiziario, a cura di Philip Larrey 261RecensioniAntonio Trupiano (ed.), Metafisica come orizzonte. In dialogo con Saturnino Muratore sj [A. Lanzieri] 

Nostre pubblicazioniFrancesco Francnco, Luigi Pareyson [C. Caneva] 

Francesco Alfieri, Pessoa humana e singularidade em Edith Stein. Uma nova fundação da antropologia filosófica [M. Mahfoud]



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Titolo: "Il fondamento della teleologia. Riflessioni di Edmund Husserl su Dio"
Editore: Lateran University Press
Autore: Angela Ales Bellllo
Pagine:
Ean: 2484300019272
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

Nell’articolo si fa il punto sulla questione di Dio in Edmund Husserl, sia attraverso una lettura diretta dei testi del fenomenologo, sia in riferimento alla letteratura su questo tema, che, sebbene scarsa, è presente, e si estende dai filosofi che hanno conosciuto direttamente Husserl, come Strasser, fino alle recenti interpretazioni, come quella di Housset. La riflessione su Dio proposta da Husserl implica la conoscenza di tutte le sue analisi di tipo gnoseologico, etico e religioso, perché l’obiettivo del fenomenologo non è mai stato quello di dimostrarne l’esistenza, piuttosto di mostrare che l’indagine, anche se condotta in varie prospettive e su argomenti diversi, giungeva necessariamente ad ammettere un assoluto, da lui francamente definito: Dio. Sebbene l’argomento non sia trattato da Husserl in modo continuo e sistematico, l’importanza di tale questione metafisica non è secondaria, ma serve a illuminare e rendere coerenti tutte le minuziose analisi fenomenologiche da lui condotte.

Parole chiave:

Dio; teologia; hyletica; noetica; religione

Abstract

The article looks at the question of God in Edmund Husserl, beginning from a direct reading of the texts of the phenomenologist, both in reference to the literature on this issue, which, although limited is still present, and extending to the philosophers who have known directly Husserl, such as Strasser, until more recent interpretations, such as that of Housset. The reflection of God proposed by Husserl implies knowledge of all its analysis of an epistemological kind, ethical and religious, because the goal of the phenomenologist has never been to prove the existence of God, rather to show that the investigation, although conducted in different perspectives and on different topics, necessarily concluded to admit an absolute, which he called God. Although the topic is not treated by Husserl continuously and systematically, the importance of this metaphysical question is not secondary, but rather used to illuminate and make consistent all detailed phenomenological analysis he conducted.

Keywords:

God; theology; truth; noetic; religion



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Titolo: "La ricerca di Dio in Max Scheler"
Editore: Lateran University Press
Autore: Franco Bosio
Pagine:
Ean: 2484300019289
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

Il pensiero di Max Scheler è sempre stato fin dalle origini mosso dalla ricerca di Dio. Dopo un primo periodo teistico-personalistico nel quale la Trascnedenza di Dio è assicurata dal primato della Persona umana nel mondo dello Spirito, Scheler si è rivolto a partire dal 1922 ad una prospettiva “panenteistica”, nella quale Dio appare piuttosto come una sovrapersonale Deitas, che incontra in sé una lotta sorda e confusa fra lo “Spirito”, regno delle idealità e delle forme, e l’“impulso”, il Drang, energia e inconsapevole slancio verso la sua realizzazione. Dio si rivela e si esprime nell’uomo che diviene il cooperatore della sua realizzazione e della sua autoconsapevolezza. Tuttavia, nonostante un’indubbia svolta verso l’immanentismo, non mancano ancora forti spunti di trascendenza in Dio. L’itinerario filosofico di Scheler è altamente appassionante, anche per le sue incertezze e per le questioni che rimangono irrisolte e rappresenta uno dei massimi esempi di ricerca metafisico-teologica del secolo XX. Sono presenti influssi consistenti di Spinoza, dell’idealismo tedesco, di Schopenhauer e di Eduard von Hartmann oltreché una certa vena neognostica.

Parole chiave:

Dio; spirito; impotenza; persona; Deitas

Abstract

The thought of Max Scheler has since its beginning always been driven by the search for God. After a first period in which the theistic-personalistic transcendence of God is assured by the primacy of the human person in the world of the Spirit, from 1922 onwards Scheler advanced a “pantheistic” perspective, in which God appears rather as a non-personal Deitas, which conceals in itself a deaf and confusing struggle between the “Spirit”, the realm of ideals and forms, and the “impulse”, the Drang, energy and unconscious momentum towards its realization. God reveals and expresses the man who becomes the collaborator of his realization and of his self-awareness. However, despite an undeniable shift towards immanence, there are still strong ideas of transcendence in God. The philosophical journey of Scheler is highly passionate, even given its uncertainties and questions that remain unresolved and is one of the greatest examples of metaphysical and theological research of the twentieth century. There are significant influences of Spinoza, of German idealism, Schopenhauer and Eduard von Hartmann in addition to a certain neo-gnostic undercurrent.

Keywords:

God; spirit; impotence; person; Deitas



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Titolo: "Dio nella fenomenologia ermeneutica della vita effettiva e dell'esistenza di Martin Heidegger"
Editore: Lateran University Press
Autore: Friedrich-Wilhelm von Herrmann
Pagine:
Ean: 2484300019296
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

Nella prima parte dell’articolo, sulla base delle prime lezioni friburghesi, l’autore mostra quale fosse il “programma” heideggeriano circa la “vera filosofia della religione”: interpretare l’esperienza di vita cristiana espressa nelle lettere di Paolo in modo ermeneutico-fenomenologico e cioè in relazione alle strutture fondamentali della “vita effettiva”. Nella seconda parte si svolge la tesi che, per la questione su “Dio nella fenomenologia”, è di capitale importanza la messa in luce della “fede” cristiana come “modo di esistere” dell’essere umano.

Parole chiave:

fenomenologia della religione; vita effettiva; temporalità; esistenza nella fede cristiana; parusia

Abstract

In the first part of the article, on the basis of the early lessons at Fribourg, the author discloses the Heideggerian “program” concerning the “true philosophy of religion”: to interpret the experience of the Christian life expressed in St. Paul’s letters in an hermeneutical-phenomenological way, that is to say, in relation to the fundamental structures of the “effective life”. The second part develops the thesis that, for the question about “God in phenomenology”, it is greatly important to highlight Christian “faith” as a “way of existing” of human beings.

Keywords:

Phenomenology of religion; effective life; temporality; existence in Christian faith; transparency



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Titolo: "Adolf Reinach e il fenomeno religioso"
Editore: Lateran University Press
Autore: Michael Konrad
Pagine:
Ean: 2484300019302
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

Questo studio intende spiegare le annotazioni di Adolf Reinach su alcuni atti e atteggiamenti umani di fronte a Dio. I frammenti del fenomenologo tedesco non offrono una trattazione sistematica di filosofia della religione, ma aiutano a superare alcuni pregiudizi contro la fede. Reinach descrive e analizza il fenomeno “presentimento” e altri vissuti religiosi, come il “sentirsi protetto da Dio”, la gratitudine verso di Lui e la preghiera. Questi vissuti rivelano Dio, ma anche la natura dell’io.

Parole chiave:

fenomenologia della religione; Dio; presentimento; vissuti religiosi; io

Abstract

This study aims to explain the reflections of Adolf Reinach concerning some human acts and attitudes with respect to God. The fragments of the German phenomenologist do not offer a systematic philosophy of religion, but help to overcome some prejudices against the faith. Reinach describes and analyzes the phenomenon of “premonition” and other religious experiences, such as “feeling protected by God”, gratitude towards Him and prayer. These experiences reveal God, but also the nature of the self.

Keyword:

phenomenology of religion; God; premonition; religious experiences;



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Titolo: "Jean-Paul Sartre: Dio"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giovanni Invitto
Pagine:
Ean: 2484300019326
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

Sartre nei primi anni di diffusione del suo pensiero, fu accusato di perversione e di immoralismo. Può essere letto come colui che ha cercato di scorgere i fondamenti di una morale-senza Dio, visto che l’ateismo, fede, cioè certezza indimostrabile razionalmente, alternativa alla fede positiva in un Dio, rendeva ancora più doverosa la costruzione di una morale. Sartre è esplicito: il desiderio di essere Dio, cioè di essere causa sui, comporta la coscienza di trovarsi all’interno della tradizione che va dal cristianesimo a Hegel, anche se Sartre dichiara il superamento dei confini del cristianesimo. È la conclusione, perché si è conclusa una vita che ha progettato di ricordare, «la passione inutile» dell’uomo: quella di voler essere Dio.

Parole chiave:

morale; Dio; causa sui; passione; essere Dio

Abstract

In the early development of his thought, Sartre was accused of perversion and immorality. His work can be read as trying to work out the foundations of a morality without God, since atheism, faith, i.e., rationally unprovable certainty, an alternative to a positive faith in God, necessitated even more the construction of a morality. Sartre is explicit: the desire to be God, that is to be causa sui, involves the consciousness of finding oneself within the tradition that extends from Christianity to Hegel, although Sartre declared the overcoming of the boundaries of Christianity. This is the conclusion, because it ended a life that was designed to remember, «the useless passion» of man: that of wanting to be God.

Keywords:

moral; God; causa sui; passion; to be God



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Titolo: "La questione di Dio in alcuni sviluppi del pensiero fenomenologico"
Editore: Lateran University Press
Autore: Leonardo Messinese
Pagine:
Ean: 2484300019364
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

Il problema di Dio ha trovato ampio spazio all’interno del pensiero fenomenologico del Novecento e continua ad averlo tuttora. L’articolo discute alcune tra le più significative posizioni che sono emerse, incominciando da quelle che sono maggiormente critiche rispetto al modo in cui il problema di Dio è stato affrontato dal pensiero metafisico nella sua impostazione più classica. A tale proposito ci si sofferma su Lévinas e Marion. Successivamente si prende in considerazione la prospettiva che era stata avanzata da Edith Stein la quale, invece, dopo avere discusso la “filosofia esistenziale” di Heidegger, anche riguardo a tale tema aveva cercato di coniugare armonicamente fenomenologia e metafisica. Le valutazioni critiche dell’autore cercano di mettere in evidenza sia le ragioni portate dai tre filosofi in ordine a un ripensamento del tema di Dio in filosofia, sia l’effettivo valore delle argomentazioni da essi addotte nelle rispettive teologie filosofiche.

Parole chiave:

intenzionalità; donazione; fede; conoscenza filosofica; filosofia cristiana

Abstract

The problem of God has found ample space within the phenomenological thought of the twentieth century and it continues to this day. The article discusses some of the most significant positions that have emerged, beginning with those that are most critical to the way in which the problem of God was addressed by metaphysical thinking in its more classical formulation. In this regard we focus on Levinas and Marion. Afterwards, the article takes into account the perspective that had been advanced by Edith Stein who, however, after discussing the “existential philosophy” of Heidegger, had tried to combine harmoniously phenomenology and metaphysics. The critical assessments of the author attempt to highlight both the reasons given by these three philosophers in order to rethink the issue of God in philosophy, and the actual value of the arguments put forward by them in their philosophical theologies.

Keywords:

Intentionality; giving; faith; philosophical knowledge; Christian philosophy



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Titolo: "Il Concilio Vaticano II"
Editore: Lateran University Press
Autore: Nicola Ciola
Pagine:
Ean: 2484300019388
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Da dieci anni la Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense ha proposto con cadenza biennale una serie di Seminari di Studio per i Docenti e i Responsabili degli Istituti associati alla Facoltà di Teologia. Il progetto pluriennale di ricerca e di studio ha toccato il tema Insegnare teologia oggi. L’iniziativa sembrava particolarmente pertinente per la preparazione e l’aggiornamento dei docenti degli Istituti associati a vario titolo alla nostra Facoltà (incorporati, aggregati, affiliati, collegati). Si è trattato di rivisitare, attraverso l’approfondimento delle diverse discipline teologiche, contenuti e metodo delle medesime. E così, ogni due anni, a partire dal 2004 fino al 2012, si sono celebrati ben cinque Seminari di Studio su Insegnare Teologia oggi, dove ogni volta si declinava il tema con le varie branchie del sapere teologico, dalle scienze bibliche e storico-patristiche alla teologia fondamentale e dogmatica, dalle discipline dell’ordo credendi a quelle all’ordo agendi. Basta scorrere le annate della rivista Lateranum dal 2004 al 2012 per rendersi conto di un percorso significativo che era quello di aiutare la formazione e l’aggiornamento dei docenti delle nostre Istituzioni, ben consapevoli che è da lì che si può determinare una vera circolazione di idee e progetti per il futuro.

Esaurito il programma sull’Insegnare Teologia oggi, nel Convegno celebrato tra il 22 e 24 settembre 2014 abbiamo optato per una forma più di carattere tematico e ci siamo domandati quale potesse essere un argomento di interesse comune, pur nella estrema diversità storica e geografica delle chiese rappresentate dalle istituzioni accademiche associate alla PUL: dai paesi dell’Est europeo alle Americhe, dal Nord Europa all’Isola di Guam, da Roma a Gerusalemme.

È sembrato che un tale servizio alla comunione e alla circolazione del sapere teologico, potesse essere – questa volta – quello di una rivisitazione ...



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Titolo: "El Vaticano II como evento, doctrina y estilo"
Editore: Lateran University Press
Autore: Santiago del Cura Elena
Pagine:
Ean: 2484300019395
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

La exposición que se me ha encomendado para este congreso gira en torno al Vaticano II como evento, doctrina y estilo, para poner de manifiesto su alcance y descubrir su entrelazamiento1. Entiendo con ello que a mi exposición le corresponde un carácter más bien introductorio a las intervenciones sucesivas, ya que otras ponencias se ocuparán explícitamente de documentos concretos y de cuestiones más delimitadas y precisas de la asamblea conciliar. Al mismo tiempo, al referirse al concilio en su conjunto, la exposición conlleva una dificultad objetiva, dada la magnitud y diversidad de los textos conciliares. Son además muy abundantes y detallados los estudios sobre el Vaticano II que se han ido publicando2. Por todo ello, reconocer desde el comienzo las limitaciones de la exposición y la modestia de sus pretensiones no es sino confesar una obviedad.

Ateniéndome en cualquier caso a lo indicado en la programación, me centraré en la exposición, valoración y entrelazamiento de los tres términos escogidos como claves interpretativas del concilio Vaticano II: evento, doctrina, estilo. Y, de acuerdo con este propósito, mi intervención se articulará en tres pasos sucesivos: 1) su ubicación en el momento en que nos hallamos hoy respecto al Vaticano II, e.d., la conmemoración de su 50 aniversario, 2) la presentación y el comentario de las tres claves interpretativas mencionadas: evento, doctrina y estilo, 3) el entrelazamiento existente entre ellas, para descubrir así hasta qué punto se hallan entretejidas y qué potencialidades encierran para la asimilación actual del Vaticano II como principio inspirador de la fe y de la vida cristiana.

1. A los 50 años del Vaticano II: ¿qué tareas pendientes de realización?

Parafraseando el título de una reciente obra de G. Routhier3, podemos ver compendiado en esta pregunta el sentido de seguir ocupándonos del concilio Vaticano II hoy, a los cincuenta años de su celebración (2013-2015). Una efemérides que está originando numerosos estudios y conmemoraciones en los diversos ámbitos lingüísticos4, de modo análogo a lo acontecido ya con el XL aniversario y con otros anteriores. La bibliografía respectiva es enorme; baste remitir aquí a los instrumentos de ayuda disponibles5, a los proyectos de investigación6 y a las numerosas obras que van apareciendo7 y que con toda probabilidad se verán incrementadas.

Los cinco lustros transcurridos han dado lugar a distinguir diversas fases en la recepción e interpretación del Vaticano II, fases que no siempre son coincidentes del todo en las periodizaciones de estos cincuenta años ofrecidas por los distintos autores8. Más allá, no obstante, del mayor o menor acierto en la periodización del medio siglo transcurrido, el transfondo de nuestra exposición lo constituyen sobre todo los dos últimos decenios.

Los comentarios de las diversas constituciones, decretos y declaraciones del Vaticano II llevados a cabo en los primeros años postconciliares eran con ...



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Titolo: "Primato e collegialità"
Editore: Lateran University Press
Autore: Severino Dianich
Pagine:
Ean: 2484300019425
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Contesto politico e sviluppi del papato

Che la riflessione teologica non si svolga in vitro, nonostante gli alti livelli di astrazione che essa raggiunge nella sua attività speculativa, nessuno lo ignora. Ma pochi altri temi, propri della fede cattolica, hanno subito una così imponente pressione dall’esterno, oltre che dal contesto culturale anche dalla situazione politica, come è accaduto alla teologia del primato papale.

Se, nonostante la consapevolezza della chiesa romana di un proprio ministero universale, già lucida fin da Leone I e da Gregorio Magno, questo non fu recepito in Oriente, è perché, da quando i cristiani ottennero la libertà e le chiese cominciarono ad avere un ruolo pubblico, il loro protagonista principale sulla scena del mondo fu l’imperatore. Vedi il ruolo, assolutamente decisivo in tutta la serie dei concili ecumenici del primo millennio, svolto dagli imperatori, da Costantino in poi, in forza dell’autorità riconosciuta alla figura di questo “vescovo esterno” o “tredicesimo apostolo”. Né questa gli veniva contestata dai papi di Roma, pur trattandosi di un potere, che poi verrà accanitamente difeso dal papato come suo proprio, quello di convocare e condurre al loro fine i concili ecumenici1. Sarà in Occidente, con l’incoronazione di Carlo Magno e la istituzione di un impero legittimato dal potere papale, che il ruolo dell’imperatore dovrà cedere il primo posto a quello del papa, se pure in una serie infinita di conflitti che si prolungheranno, dopo la fine dell’istituzione imperiale, fino ai rapporti tra il papato e gli stati moderni2. È ben nota l’epica battaglia combattuta da Gregorio VII per la “libertas ecclesiae” rispetto al potere imperiale, per la rivendicazione al solo romano pontefice, sancita nel celebre Dictatus papae, di un’autorità universale, del diritto di fregiarsi delle insegne imperiali e di deporre l’imperatore e, infine, contro la tradizione dei precedenti concili, dell’esclusivo diritto di legittimare la convocazione di un Concilio3. Coerente con questa esigenza di base fu lo sviluppo che contemporaneamente giunse a trasformare il collegio cardinalizio, da istituzione propria della chiesa romana, a organo di governo, assieme al papa, della chiesa universale. Se ne legittimerà il compito a partire dall’Antico Testamento, con riferimento all’ordine dei leviti, ma poi anche dal Nuovo, facendo dei cardinali i successori degli apostoli e soppiantando in tal modo il ruolo dei vescovi, dei patriarchi e dei metropoliti4. L’evidente grave effetto di questi sviluppi sarà il progressivo obnubilamento di una qualsiasi teologia della chiesa locale.

Secondo Klaus Schatz5 la figura del papato, così come oggi la conosciamo, si sviluppa, non a caso, soprattutto dopo la rivoluzione francese, che viene a sconvolgere il millenario assetto dell’ordine sociale in Europa. Era il tempo nel quale nella politica europea il papato aveva raggiunto il punto più basso del suo storico potere, ma in realtà nessun evento quanto la rivoluzione del 1789 avrebbe preparato il suo trionfo, che si celebrerà nel Concilio Vaticano I. Nella grande crisi dell’episcopato francese, diviso fra coloro che avevano prestato giuramento alla Costituzione civile del clero del 1790 e coloro che erano rimasti “refrattari”, con l’appoggio di Napoleone, che pure intendeva proseguire nel radicale riordinamento delle diocesi che vi era stato stabilito, poté assumersi l’autorità di deporre tutti vescovi, creare un nuovo episcopato con una nuova suddivisione diocesana, ridisegnando così la carta geografica di tutta la chiesa di Francia. Solo un papa, nell’esercizio massimo del suo potere sarebbe stato in grado di farlo, diventando così, paradossalmente - secondo Klaus Schatz - il papato stesso rivoluzionario. Effettivamente fu paradossale, ma è vero che, nella lunga stagione della restaurazione, il prestigio e il potere papale crebbe enormemente, risultando il papato, non i vescovi, l’unica istituzione capace di resistere a quel lascito della rivoluzione, ereditato dal gallicanesimo e dal vecchio regalismo (classico supporto anche del conciliarismo), che fu lungo l’Ottocento il giurisdizionalismo ampiamente



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Titolo: "The Churc h-World relationship in Gaudium et Spes: still relevavant?"
Editore: Lateran University Press
Autore: Michael Paul Gallagher
Pagine:
Ean: 2484300019432
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. A new tone and anthropology

The aim of this paper is to discern to what extent the treatment of the church-world relationship in Gaudium et Spes remains fresh and valid fifty years later and to acknowledge ways in which it has become less relevant for today. Obviously we cannot comment on all the chapters of this longest document in conciliar history. Apart from giving some attention to the chapter on culture, I will remain largely within the first part of the text and therefore little will be said about such topics, present in this document, such as politics, economics, peace and even the theme of the family.

There is no need to revisit in detail the historic significance of this pastoral constitution. It is enough to mention some of its original characteristics. As is well known, a document of this kind was not planned before the Council began. Even though Pope John XXIII had clearly indicated that he wanted a different style of council, not primarily to face a doctrinal crisis but to reflect on new pastoral needs, the proposal for a treatment of the relations of the Church ad extra came only at the end of the first session, supported by such leading figures as Cardinal Suenens and Cardinal Montini. The text that eventually emerged three years later is the product of much debate and represents a different wavelength and style to any conciliar text in previous church history. Are these options of disposition and of method still pertinent today? Certainly yes. It is possible to criticize various sections of this long text as weak in themselves or less relevant fifty years later, but the Council’s choice of an overall theological anthropology is surely a permanent achievement and gift to later generations. And here in the Council’s creation of a new tone and a new anthropology we find the key expression of a different relationship between church and world, seeking to listen to the contemporary situation and to understand it before offering any judgements about it.

Let me mention at this stage a challenging thought from Gilles Routhier: the interpretation of Vatican II is not simply a matter of texts and the intentions of their authors. A third perspective should be mentioned, that of ourselves as receivers in our different moment of church history. Therefore our rereading of conciliar texts has to allow for today’s horizon1. Our context is radically different. Our frontiers are changed. Our receptivity is different from the first audience of half a century ago. Therefore we should not be surprised if some aspects of this text seems less actual than it did to its audience of fifty years ago. The more positive question is to identify what remains rich and relevant, and that will be my principal focus here.

Concerning the question of inactuality, let us admit that it is easy to become impatient with the text of Gaudium et Spes and to find reasons for critique or complaint: it is dangerously long and often diffuse; from section to section it can be uneven in quality; with the passage of time inevitably some parts come across as either dated or just predictable. And yet the fundamental intention of the Council was and is important for the Church, and the essential approach of this constitution remains prophetic fifty years later. I mean its theological methodology for reinterpreting the church’s relationship to the contemporary world and in particular its option for an ascending Christian anthropology. As a symbol of this approach is the oft-commented fact that Christ, while mentioned frequently, enters more explicitly at the end of each of the first four chapters of the text, thus crowning and illuminating the text’s account of the human situation today.

There are those who would have preferred a more descending Christology, or a more explicitly theological account of the human condition. But Gaudium et Spes embodied the Council’s desire not only to speak about modern man but to modern man, and this less predictable approach remains permanently valid. On this point it is worth quoting a warning given by the then Archbishop Wojtyla in the 1964 debate on this text, when he advised the Council to avoid ecclesiastical language: otherwise the intended dialogue with the world would simply be soliloquy. («Caveamus autem, ne schema nostrum soliloquium fiat!»2). Indeed it ...



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Titolo: "La paspastoralità del Vaticano II. Limite o risorsa ?"
Editore: Lateran University Press
Autore: Antonio Mastantuono
Pagine:
Ean: 2484300019449
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Nel tempo degli eredi

La celebrazione del cinquantesimo del Vaticano II, segna, secondo G.Routhier1, una tappa significativa nel processo di recezione del Concilio: «entriamo nel tempo degli eredi». La scomparsa (quasi completa) della generazione che ha fatto il Concilio ci pone nella situazione di coloro che ricevono un’eredità di cui poter disporre. E, come accade per ogni eredità, si può dilapidarla, rifiutarla, renderla oggetto di dispute e litigi, oppure accoglierla e farla fruttare. Il miglior modo per essere dei buoni eredi del Vaticano II e renderlo «bussola per il presente e per il futuro della Chiesa» consiste nell’imparare a «pensare con il Vaticano II»2. Ciò richiede di non ridurlo a un insieme di enunciati da preservare e da ripetere, bensì di assumerlo come modo originale di riflessione e come atteggiamento fondamentale, «una maniera d’impadronirsi delle questioni di un’epoca e un metodo per pensare nella fede».

«Se al Vaticano II si guardasse solo come a un aggiornamento della presentazione della dottrina cattolica da sostituire a quella offerta dai manuali nel periodo preconciliare, saremmo degli eredi ben poveri. Se dovessimo considerare il Vaticano II - scrive Routhier - solo nella sua dimensione di corpus dottrinale da preservare, saremmo paragonabili a quel servitore che restituì nella sua integrità il talento che gli era stato affidato. Se, invece, senza trascurare il patrimonio dottrinale che il Concilio ci offre e senza mancare di conoscerlo e approfondirlo, lo si affronta a partire dalle questioni che hanno nutrito la riflessione dei Padri; se riflettiamo con loro e a modo loro sulle questioni che sono state all’origine del loro discorso; se il Concilio viene di nuovo colto come un insieme di intuizioni basilari e di idee creative di cui possiamo far tesoro oggi; se a nostra volta ritroviamo quello stato d’invenzione in cui essi sono stati posti e che è alla fonte di ogni scienza, allora il Vaticano II può, cinquant’anni dopo…»3

parlare alle nostre comunità e segnare il loro cammino.

Secondo Routhier, tre movimenti creativi qualificano la recezione del lascito di un’eredità. Proponendo un’analogia con il problema dell’eredità del tomismo, il teologo canadese delinea il tema dell’eredità conciliare in tre mosse: a) riprendere il modo originale dei Padri conciliari (che gli studi storici ci hanno fatto conoscere) di porre i problemi con il metodo e le risorse che essi hanno messo in opera per prospettare una risposta alle sfide del loro tempo nella interazione tra soggetti, corpus testuale e nuovi lettori (il Vaticano II come stile); b) far emergere l’originalità del Vaticano II, le sue idee creative e le sue intuizioni basilari sia sul versante metodologico che contenutistico (il principio di ...



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Titolo: "Concilio virtuale e concilio reale"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giuseppe Lorizio
Pagine:
Ean: 2484300019494
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

L’incontro con il Concilio Ecumenico Vaticano II risulta, oggi in particolare, ricco di fascino e al tempo stesso problematico, a causa del diffondersi di letture di stampo ideologico, tendenti ad operare una sorta di riduzionismo dell’evento e del dettato conciliare a posizioni ecclesiali e teologiche preconcette e strumentali. Il problema di fondo, che, in sede interpretativa e didattica (ai diversi livelli fino a quello accademico), ci si trova di fronte riguarda la necessità di affrontare l’argomento raccontando un evento o presentando una dottrina. Si tratta - come spesso accade - di un falso dilemma. Il Concilio è stato senz’altro un evento ecclesiale e socio-culturale di immensa portata, che si è cristallizzato e ci viene consegnato in un insieme di scritti dottrinali (che peraltro si pongono su diversi piani di autorevolezza), i quali chiedono di essere letti e interpretati correttamente e nella maniera più esauriente possibile sia da parte dei credenti cattolici, che da quella di altri eventuali destinatari dei testi stessi. Senza il riferimento all’evento conciliare gli elementi di dottrina che il Vaticano II ci offre sarebbero privi del loro humus e del loro contesto e rischierebbero di presentare una serie di teorie avulse e peraltro fra loro difficilmente componibili in un quadro concettuale coerente. Senza la componente dottrinale il Concilio rischia di essere storicisticamente interpretato e depauperato del messaggio che pure ha inteso rivolgere ai fedeli cattolici e a tutti gli uomini di buona volontà. Sembra quindi compito di chi lo accosta avere costantemente presente questa bipolarità fra evento e dottrina e su questi binari proporre ai giovani, che non hanno vissuto la stagione conciliare, e quindi possono apprenderla solo attraverso lo studio delle testimonianze e dei documenti, questo fondamentale momento della storia del Novecento. Un ulteriore elemento da considerare è il clima che si è creato nella chiesa e in particolare a Roma durante i lavori del Vaticano II e che possiamo rappresentarci attraverso due parole: primavera e discussione.

La tavola rotonda che abbiamo pensato all’interno della nostra riflessione sul Vaticano II intende affidare a tre esperti rispettivamente il compito di presentare l’evento conciliare e il suo contesto (lo storico Ph. Chenaux), indicare degli elementi dottrinali decisivi (il teologo N. Ciola) e infine offrirci un’idea del clima, in relazione all’aspetto comunicativo mediatico (il vaticanista F. Zavattaro).



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