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Titolo: "La libertà religiosa istituzionale nella Giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo: una rilettura canonica"
Editore: Lateran University Press
Autore: Jean-Pierre Schouppe
Pagine:
Ean: 2484300020889
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario
1. Premesse. 2. L’acquisto della personalità giuridica civile e l’accesso ad un equo Processo civile. 3. La libera nomina dei Vescovi e degli altri Ministri del Culto. 4. La specifica formazione dei seminaristi e Ministri del Culto. 5. L’annuncio della dottrina e dei princìpi morali anche con l’uso dei mezzi di comunicazione sociale. 6. La libertà d’educazione/istruzione. 7. La potestà di giurisdizione sul Matrimonio e sui luoghi sacri. 8. La capacità patrimoniale e il finanziamento. 9. L’acquisizione, conservazione e utilizzo dei dati personali. 10. La potestà giudiziaria e le Procedure amministrative. 11. La sovranità della Santa Sede, lo ius legationis e lo ius contrahendi. 12. Riflessioni conclusive.

Summary
1. Premises. 2. The acquisition of civil juridical personality and access to a fair civil Trial. 3. The free nomination of Bishops and other religious Ministers. 4. The specific formation of seminarians and religious Ministers. 5. The spreading of doctrine and moral principles, even by means of social communication. 6. Freedom of education. 7. Jurisdiction over Marriage and sacred places. 8. Control over property, goods, and finances. 9. Acquisition, storage, and use of personal information. 10. Judicial power and administrative Procedures. 11. The sovereignty of the Holy See, ius legationis and ius contrahendi. 12. Concluding thoughts.

1. Premesssse

La “Corte Europea dei Diritti dell’Uomo” (= C.E.D.U.) di Strasburgo è stata la prima giurisdizione incaricata di tutelare giuridicamente una Convenzione regionale dei diritti umani: quella conclusa a Roma nel 19501 in linea con la Dichiarazione universale del 19482. La sua Giurisprudenza è anche reputata la maggior protettrice delle libertà fondamentali. Di fatto però, per diversi motivi, la libertà religiosa, direttamente protetta dall’Art. 9 della “Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo”, ha dovuto attendere l’anno 1993 per dar luogo a una Sentenza di violazione di questo diritto3. In quel caso, fu la Grecia ad essere condannata per non aver rispettato il diritto del ricorrente Kokkinakis di fare proselitismo in modo non abusivo. Questa Sentenza stimolò l’ammissione di Ricorsi individuali introdotti sulla base dell’Art. 9 della Convenzione, ma si trattava innanzitutto di Cause relative alla libertà religiosa4 individuale come nel summenzionato caso. Dalla seconda metà degli anni Novanta, tuttavia, si moltiplicarono le Cause di libertà religiosa riguardanti i gruppi religiosi come tali5 e questa tendenza si è confermata fino ad oggi. Anzi, si può ipotizzare che la Corte tuteli oggi forse con maggior facilità la libertà dei gruppi religiosi che alcuni aspetti della libertà religiosa individuale6.

Una premessa terminologica: per chiarire il concetto di libertà religiosa dei gruppi religiosi ed evitare la confusione risultante dal termine ambiguo “collettivo”, con altri autori, ho proposto l’espressione libertà religiosa istituzionale o comunitaria, un’accezione da distinguere dalla libertà religiosa individuale. Occorre infatti distinguere, da un canto, l’esercizio congiunto del diritto individuale, che si dà per esempio nell’ipotesi di una processione religiosa, e, dall’altro, il diritto spettante al gruppo religioso come tale o alla sua Gerarchia, come è il caso della libertà per la Chiesa di nominare un Vescovo o un Ministro del Culto senza intromissioni esterne, sia da parte delle Autorità civili sia da parte di un altro gruppo religioso o filosofico. Orbene, l’espressione “diritto collettivo” può comprendere ambedue le accezioni e perciò genera confusione. A mio avviso, importa superare questa ambivalenza terminologica e la proposta vale anche per altri diritti fondamentali che si sono confrontati con la stessa difficoltà concettuale.

Perché uno studio sulla libertà religiosa istituzionale? Al termine delle ricerche svolte sul tema della libertà religiosa istituzionale in generale e in particolare nella Giurisprudenza della Corte di Strasburgo7, è parso conveniente mostrare l’interesse di questa Giurisprudenza per i canonisti, ossia per i giuristi che si occupano del Diritto della Chiesa. Questa riflessione converge con l’affermazione conciliare che deve darsi – anzi, il Concilio dice che si dà8 – una “concordia” tra, da un canto, la libertas Ecclesiæ e, dall’altro, la libertà religiosa in quanto diritto fondamentale garantito dal Diritto internazionale e dalle Costituzioni degli Stati democratici. Ovviamente, detta “concordia” richiede una prudente valutazione in quanto getta un ponte tra diritti e soggetti di ben diversa indole e origine: mentre infatti, secondo la Chiesa, i diritti nativi possiedono un fondamento di Diritto divino, positivo o naturale, e non possono mai essere ritenuti delle mere concessioni unilaterali fatte da parte di un potere secolare, dal punto di vista delle attuali categorie giuridiche, questi diritti vanno analizzati come diritti fondamentali istituzionali spettanti ad una Chiesa o gruppo religioso al servizio dei loro fedeli. Qui mi limiterò ad applicare criticamente questa presunzione di “concordia” a livello degli Stati parte della Convenzione e sottomessi alla giurisdizione della C.E.D.U.9 Occorrerà verificare fino a che punto le legittime rivendicazioni della Chiesa siano coperte dalla protezione offerta da questa giurisdizione sia dal punto di vista della formulazione che dei contenuti.

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Titolo: "Aspetti giuridico-pastorali del Can. 844 CIC e le particolarità rituali da applicare nel contesto ecclesiale cattolico ed ortodosso"
Editore: Lateran University Press
Autore: Pavlo Basysty
Pagine:
Ean: 2484300020896
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario
Introduzione. 1. La necessità della prudenza ecumenica nei rapporti tra le Chiese. 2. Il confronto tra la disciplina ortodossa e cattolica circa la communicatio in sacris. 3. Le Sanzioni penali nel CIC e CCEO a proposito della communicatio in sacris. 4. L’accoglienza degli Ortodossi nella Chiesa cattolica, l’Ascrizione al proprio Rito e il rapporto con la communicatio in sacris. Conclusioni.

Summary
Introduction. 1. The need for ecumenical prudence in relations between the Churches. 2. The comparison between the orthodox and catholic discipline regarding the communicatio in sacris. 3. Penal sanctions in CIC and CCEO regarding the communicatio in sacris. 4. The inclusion of the Orthodoxies in catholic Church, the Adscription to their own Rite and the relationship with the communicatio in sacris. Conclusions.

Introduzione

Lo studio qui proposto s’interessa ai casi concreti di urgenza e di necessità spirituale in cui da parte di Ministri cattolici potrebbero essere amministrati i Sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia e dell’Unzione degli infermi agli acattolici delle Chiese orientali e delle Chiese e Comunità ecclesiali sorte dalla Riforma. A partire dalla particolare situazione dell’Ucraina saranno approfonditi il ruolo delle Autorità locali sia di Rito latino che di Rito orientale in tema di communicatio in sacris e la necessaria reciprocità con le Autorità delle diverse Chiese presenti sul territorio. Infine, sarà accennata la problematica dell’accoglienza nella Chiesa cattolica dei non Cattolici, specialmente i fedeli delle Chiese ortodosse e la ragione della loro appartenenza al Rito della propria Tradizione liturgica.

1. La necessssità delllla prudenza ecumcumcumenica nei rapporti tra le Chiese

La Normativa del Concilio Vaticano II sulla communicatio in sacris contenuta nel Codice di Diritto Canonico latino e precisata nel nuovo “Direttorio Ecumenico”1 fa una notevole distinzione tra i Cristiani non cattolici appartenenti alle Chiese orientali non cattoliche, i quali con facilità possono ricevere i Sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia e dell’Unzione degli infermi, e quelli delle Chiese o Comunità ecclesiali sorte dalla Riforma, che possono ricevere gli stessi Sacramenti soltanto in casi eccezionali, per quanto riguarda le condizioni di validità e liceità, la valutazione della cui gravità è competenza delle Autorità della Chiesa cattolica2. Applicando le Norme a livello universale, sono prescritte soltanto le condizioni per la lecita amministrazione dei Sacramenti della communicatio in sacris, nello spirito di reciprocità e dell’accordo tra le Autorità locali delle Chiese interessate (cfr. CIC, Can. 844 §3; CCEO, Can. 671 §3), anche se il Ministro cattolico, possibilmente, non dovrebbe evitare di informare le Autorità religiose di queste persone3. I Ministri cattolici, tuttavia, non devono distinguere i fedeli della “Chiesa Ortodossa Russa”4 da quelli appartenenti alle Chiese orientali non cattoliche che possiedono uno status “irregolare” in quanto separate dalla Chiesa Ortodossa Russa.

Le condizioni e Norme con prescritta maggiore serietà, invece, devono obbligatoriamente essere applicate verso i fedeli delle Chiese e Comunità ecclesiali sorte dalla Riforma (cfr. CIC, Can. 844 §4; CCEO, Can. 671 §4). In questi casi la reciprocità è vietata, cioè la decisione per ammettere ai Sacramenti della communicatio in sacris deve essere presa esclusivamente dall’Autorità ecclesiale della Chiesa cattolica e comunque il Ministro cattolico potrebbe avvertire le Autorità non cattoliche interessate (cfr. CIC, Can. 755; CCEO, Can. 904 §2 e 3; DE 37-54)6.

1.1 Le competenze delle Conferenze episcopali e delle Chiese sui Iuris circa la communicatio in sacris

Alla Conferenza episcopale e al Sinodo dei Vescovi delle Chiese sui Iuris è stato attribuito il ruolo di stabilire le Norme relative ai casi particolari della communicatio in sacris, specificando nel Diritto particolare le Norme che corrispondono alle condizioni richieste per la valida e lecita amministrazione dei Sacramenti, salvaguardando i princìpi dell’ecumenismo per evitare il proselitismo verso i fedeli delle altre Chiese. Al Vescovo diocesano o eparchiale invece è assegnato il compito di stabilire le condizioni secondo le diverse circostanze complementari del Codice di Diritto Canonico.

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Titolo: "Perspectives on the Customary Law of Succesion in Africa with Special Reference to Nigeria"
Editore: Lateran University Press
Autore: Edwin Obimma Ezike
Pagine:
Ean: 2484300020926
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Summary

1. Introduction. 2. Meaning of Customary Law. 3. Succession under Customary Law in Africa. 4. Intestate Succession under Customary Law. 5. Succession under Customary Law in some selected African Countries. 6. Brief critique of Succession under Customary Law in Africa. 7. Conclusion.

Sommario

1. Introduzione. 2. Significato di Diritto consuetudinario. 3. La Successione nel Diritto consuetudinario africano. 4. La Successione legittima nel Diritto consuetudinario. 5. La Successione secondo il Diritto consuetudinario in alcuni Stati africani. 6. Breve critica sulla Successione nel Diritto consuetudinario africano. 7. Conclusione.

 

«It is firmly believed that African Customary Law, properly handled is capable of dynamic development through the judicial process. It certainly does not appear to be any less malleable than the English Common Law was in its formative era. It would however be pointless to leave in the hands of the Courts the task of developing Customary Law to meet changed social needs, if their approach would be dominated by the kind of argumentum ad verecundiam that would justify a decision in 1955 with no better reason than that there had been a precedent in the halcyon days of the 1890’s.»

1. Introducuction

Our task herein is quite simple. By the end of this paper we hope to have explained the basis of Succession under Customary Law, especially in precolonial Africa, the person(s) capable of Succession, justice in the Succession process, and most importantly, the interaction between the received English Law of Succession and the Customary Law of Succession. We would achieve the above objectives by an examination of case Law on the Customary Law of Succession, the views of learned commentators and the provisions of Statutes.

Africa is a Continent of many Nations and a huge landmass. Its people are different, one from another, as the English from the Romanians or the Italians from the Turkish people. It is not improbable, therefore, that a discussion on the Customary Law of its people would differ in marked terms, for as the people are different so are also their Laws. We shall, therefore, consider the subject from a Nigerian viewpoint with which we are most conversant and briefly refer to the Law and practice in other selected African Countries: Uganda, Ghana, and South Africa. In any case, considering the colonial past of its people the legal principles surrounding the applicability of the Customary Law of Succession will often be similar, and this is particularly true of African Countries formerly under British Rule.

2. Meaning of Cusustomary Law

Section 258(1) of the Nigerian Evidence Act 20112 defines custom as a rule which, in a particular District, has from long usage obtained the force of Law. Thus, not every usage is Law. However, all Customary Laws emerged from usage3. According to Bairamian, FJ in Owonyin v. Omotosho4, Customary Law is a mirror of accepted usage5. Therefore, it consists of Customs accepted by members of a community as binding among them6. Aptly stated, Customary Law is a body of Customs and traditions which regulate the various kinds of relationships between members of a particular community in their traditional settlements7. Not too long ago, the Nigerian Court of Appeal in Oladimeji v. Ogunleye8 noted that Customary Law is the organic Law or living Law of the indigenous people of Nigeria, regulating their lives and transactions. It is organic in that it is not static. It is regulatory in that it controls the lives and transactions of the community subject to it9.

2.1 The complexity of Customary Law

The diverse Countries of Africa aside, Nigeria on which this paper is primarily based, is a federal Republic with an area of 570.6 thousand square kilometres, and a population of about 170 million people with 250 or even more ethnic groups, each having its own distinctive Customary Law10. There are often, as will soon be seen in the Laws of Succession, significant differences between the Customary Laws of the varied ethnic groups11. As if this is not enough, the Customary Laws exist side by side with the general Law consisting of Statutes, received English Common Law, general principles of equity, and English Statutes of general application even though Customary Law must as of necessity give way to these other general Laws whenever its provisions are incompatible with the general Laws12.

Agbede posits that: «It is the religion which a person professes or his membership of a tribe that brings about the application of the religious or Customary Law respectively in relation to such a person.»13 The point, therefore, is that the Customary Law that applies to a person and his affairs in Nigeria is not necessarily the Customary Law applicable in the territory in which he is found, but that which attaches to him as a result of his origin or religion.

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Titolo: "Bilancio canonistico della Nona Giornata Canonistica Interdisciplinare"
Editore: Lateran University Press
Autore: Paolo Gherri
Pagine:
Ean: 2484300020933
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario

1. La verità. 2. La biografia. 3. Il dialogo.

Summary

1. The truth. 2. The biography. 3. The dialogue.

Quale possa essere il “risultato” – unico e ben definito – di una riflessione giuridica ed ecclesiale su discernere e scegliere svoltasi alla luce dell’Epistemologia filosofica e scientifica, della Filosofia, del Diritto matrimoniale e processuale canonico, della Psicologia, passando anche attraverso la Sacra Scrittura2, non risulta agevole a dirsi, soprattutto a chi pretendesse – come spesso accade – di risolvere l’intera questione in modo netto, come attraverso un “decretum” (= decerno, is): «visto… considerato… si stabilisce».

Non di meno: percorsi di studio e riflessione di quest’ampiezza incidono molto maggiormente sulla forma mentis che non sul suo “contenuto” ponendo in risalto, ancora una volta, la natura prevalentemente metodologica (e più profondamente epistemologica) del lavoro che si attua da quasi un decennio attraverso le Giornate canonistiche interdisciplinari3 per aiutare il canonista a cogliere, con sempre maggior efficacia, l’irriducibile complessità delle vicende e questioni che la Chiesa cattolica, fin dai primi secoli, ha iniziato a trattare “giuridicamente”… avendo ritenuto lo “strumento giuridico” il più adatto a prendere decisioni (= Decreti, Sentenze, ecc.) che coinvolgano allo stesso tempo la verità delle cose e dei fatti, la dignità delle persone e l’eternità dell’orizzonte salvifico in cui essa opera. Una condotta che è stata interpretata come una espressa “scelta per il Diritto”4, quasi si sia trattato di una scelta di “valore”5, mentre più plausibilmente l’adozione ecclesiale del modo giuridico di operare ha semplicemente significato l’assunzione della modalità funzionale umanamente più stabile e sostenibile nel tempo (= istituzionalizzazione) a servizio della missione divina, ma senza coinvolgere direttamente la “divinità” come tale6, diversamente dall’esperienza ebraica imperniata sull’attività normativa di Mosè (presentato a più riprese e percepito come) agente per conto di Dio7.

Giuridicità e complessità appaiono così, rispettivamente, l’effetto e la causa del sorgere e strutturarsi di molte dinamiche ecclesiali, al punto che proprio in termini di “complessità” sembrano doversi acquisire gli elementi chiave emersi dalla riflessione intrapresa a più voci. Complessità nel senso tecnico attribuito al termine in ambito epistemologico per indicare l’irriducibile molteplicità sia degli oggetti che delle loro relazioni: un’irriducibile molteplicità che riguarda non solo gli oggetti di studio della Fisica8 ma anche ogni singola persona e ogni aggregazione in cui essa vive, Chiesa non esclusa.

In questa prospettiva, verità, biografia, dialogo, appaiono le tre “dimensioni” di sviluppo di tale complessità in chiave canonistica: dimensioni capaci di offrire come l’altezza, la lunghezza e la larghezza necessarie a “dare corpo” ad ogni singola situazione esistenziale, soprattutto quando il vivere – anche più intimo, come sono gli affetti e la spiritualità – richiede fatiche e presenta difficoltà cui non si era preparati, o non si è in grado di far fronte soltanto con risorse individuali… come accade anche nelle c.d. crisi vocazionali, matrimoniali in primis.

1. La verità

Il primo passo per dare consistenza all’attività del discernere è di carattere epistemologico9, riguarda, cioè, la possibilità stessa di percepire e conoscere la realtà, soprattutto nel suo porre problemi alle persone10 e nell’esigere da esse una soluzione che, per essere efficace, tenga conto sia delle circostanze materiali che delle persone coinvolte. Senza entrare qui nelle spinose questioni connesse al Realismo filosofico e scientifico11 è però necessario riconoscere ed accettare – oggi – l’irriducibile bi-polarità e co-esistenza di cose e persone. Ogni rinuncia a questa complessità è distruttiva poiché: a) trascurando la realtà12 (= il datum) la persona, in quanto “data” a se stessa prima di potersi “volere” e “scegliere”, sparisce13; b) trascurando la persona, la realtà si riduce a soli “flussi” – più o meno veloci – di onde, particelle, molecole…14

Oltre la volontà individuale, infatti, esiste “qualcosa” sia nel tempo (prima, ora, dopo) sia nello spazio (qui, altrove) che “condiziona” (= dice con15) la persona e che, non solo non può essere negato, ma deve essere preso in attenta e profonda considerazione e fatto oggetto di conoscenza, relazione ed intervento, affinché la persona possa continuare ad esser data (= esistenza) e a darsi (= relazione).

È questo il campo della verità: il campo [a] del rapporto con ciò che sta “là fuori”, ma anche [b] di ciò a cui “si sta dentro”, oltre che [c] quello delle condotte poste in essere: i “fatti” generati dall’azione umana i quali, in quanto esistenti, sono sempre “veri”.

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Titolo: "Le qualità del Giudice ecclesiastico in relazione ai suoi poteri-doveri nel Processo"
Editore: Lateran University Press
Autore: Erasmo Napolitano
Pagine:
Ean: 2484300020940
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommmmario

Premessa. 1. La potestà giudiziale dei Vescovi. 2. Requisiti del Giudice ecclesiastico. 3. Le qualità del Giudice ecclesiastico. Conclusioni.

Summary

Foreword. 1. The judicial power of the Bishops. 2. Requirements of the ecclesiastical Judge. 3. The qualities of the ecclesiastical Judge. Conclusion.

 

Premessa

La tematica che mi è stato chiesto di trattare ha suscitato in me un senso di soddisfazione per il fatto che offre l’occasione di riflettere su colui che è giustamente considerato il “dominus” del Processo, ovvero il Giudice; non tanto su cosa può e deve fare durante il Giudizio, ma quanto sulle sue qualità personali, soprattutto “in relazione ai suoi poteri-doveri nel Processo”.

Come è noto, il termine “Giudice”2 deriva dalle parole “ius3-dicere”, che letteralmente significa “dire il giusto”4, pronunciare il Diritto5.

Utilizzando una definizione data da Mons. J.M. Pinto Gomez, Prelato uditore del Tribunale Apostolico della Rota Romana, si può ritenere che la funzione del Giudice6 consista nel «definire le controversie a lui deferite applicando la Norma giuridica alla fattispecie. […] Dunque un giudizio di Diritto ed un giudizio di fatto, spesso molto complicati»7.

Per poter “ius-dicere” e garantire, come diceva Papa Paolo VI durante l’Allocuzione al Tribunale Apostolico della Rota Romana del 31 gennaio 1974, «la razionale e normale applicazione» della Legge8, il Giudice deve avere dei requisiti non soltanto scientifici ma anche umani che assicurino il retto esercizio della sua azione e gli consentano di svolgere il proprio compito con competenza, maturità ed equilibrio.

Ritengo non necessario, in questa sede, ricordare le prerogative di carattere scientifico e i Titoli accademici richiesti per essere nominati Giudici (cfr. Can. 1421 §3); mi permetto, tuttavia, di far notare che ancora oggi in alcune Diocesi italiane, purtroppo, non vi sono i Vicari giudiziali diocesani (la cui nomina è obbligatoria ex Can. 1420 §1) e in alcune altre i Vicari giudiziali, i Giudici e i Difensori del vincolo, sono sprovvisti di qualunque formazione accademica, ma nominati titolari dei predetti Uffici in virtù dell’essere “vere periti” con i rischi che questo può, qualche volta, comportare. È meglio precisare “qualche volta” per il fatto che, in alcuni casi, ci si può trovare davanti a Giudici e/o Difensori del vincolo9, veramente esperti, che svolgono il loro Ufficio con maggiore competenza e dedizione di chi ha i Titoli accademici richiesti, ma non la pratica forense e altre necessarie competenze e qualità.

Come è noto, la Dispensa dai Titoli accademici compete al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica (Can. 87 §1; Art. 124 della Cost. ap. Pastor Bonus10 e Art. 35, n. 2 della Lex Propria del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica11)12; essa viene concessa “omnibus perpensis”, soprattutto nei casi in cui la mancata concessione della Dispensa13 priverebbe i fedeli dell’amministrazione della giustizia, cui essi hanno diritto.

Circa la necessaria competenza scientifica e professionale, mi sembra opportuno ricordare quanto affermava il Cardinale Pericle Felici: «È inutile invocare nuovi testi legislativi se non vi saranno persone sagge ed esperte che sappiano far vivere la Legge con sapienza, giustizia e carità»14.

Già il filosofo Platone, nel “De Legibus”, scriveva:

«La riforma delle Leggi è inutile se coloro che le devono applicare mancano della formazione necessaria: il buon Giudice renderà giustizia anche con una Legge mal fatta, il cattivo Giudice non renderà giustizia pur disponendo di una eccellente Legge»15.

Anche nella Prefazione all’Istruzione “Dignitas Connubii” si legge:

«Senza dubbio vale anche oggi, anzi con urgenza ancora maggiore di quella del tempo in cui fu pubblicata l’Istruzione Provida Mater, l’avvertenza della stessa Istruzione: “Tuttavia è bene tener presente che queste regole si riveleranno insufficienti a conseguire il fine loro proposto, se i Giudici diocesani non acquisteranno una conoscenza approfondita dei sacri Canoni e non saranno bene addestrati dell’esperienza forense”. Pertanto, i Vescovi – si legge ancora nella Prefazione della Dignitas Connubii – hanno il grave obbligo di provvedere che per i propri Tribunali vengano formati con sollecitudine idonei amministratori di giustizia e che questi vengano preparati con un opportuno tirocinio in Foro canonico a istruire secondo le Norme e decidere secondo giustizia le Cause matrimoniali in Tribunale»16.

Questo invito, lo si può considerare anche come una sorta di testamento del Papa Giovanni Paolo II il quale al Tribunale Apostolico della Rota Romana, durante la sua ultima Allocuzione (29 gennaio 2005), riferendosi ai Vescovi, infatti, disse:

«Essi sono pertanto chiamati ad impegnarsi in prima persona per curare l’idoneità dei membri dei Tribunali diocesani e interdiocesani di cui essi sono i Moderatori e per accertare la conformità delle Sentenze con la retta dottrina».

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Titolo: "Enti ecclesiastici ed Enti canonici in Italia: tutela costituzionale e legislativa"
Editore: Lateran University Press
Autore: Marcello Volpe
Pagine:
Ean: 2484300020964
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommmmario

1. Breve introduzione. 2. La persona giuridica nell’Ordinamento italiano. Le persone giuridiche pubbliche. 3. La configurazione giuridica degli Enti ecclesiastici. 4. Le Istituzioni nell’Ordinamento canonico. 5. Conclusioni.

Summary

1. Short introduction. 2. Juridical person in the Italian Legal Order. Public juridical person. 3. Juridical configuration of ecclesiasticals Institutions. 4. Institutions in Canon Law. 5. Conclusion.

 

1. Breve introduzione

Gli Enti ecclesiastici ed i loro elementi essenziali da sempre impegnano i giuristi – soprattutto italiani – in una dettagliata analisi scientifica per meglio configurare le loro caratteristiche ed il loro regime giuridico. Attraverso l’applicazione di un metodo analitico si tratterà in queste note la disciplina delle persone giuridiche prevista dall’Ordinamento statale italiano, partendo dalla loro definizione fino alla loro concreta partecipazione alla vita pubblica, con le modalità e gli strumenti indicati dalla Legge. Il Legislatore, infatti, è stato più volte chiamato a regolamentare e, successivamente, a specificare i parametri, le caratteristiche ed i limiti del raggio di azione di dette realtà giuridiche.

L’analisi delle cosiddette “persone giuridiche pubbliche” in ambito statuale, introdurrà il regime giuridico italiano degli Enti ecclesiastici, in particolare quelli afferenti alla Chiesa cattolica. Questi Enti, per le loro peculiari finalità, rappresentano un unicum in detto Ordinamento, costituendo un rilevante fenomeno di aggregazione1 radicato sul territorio nazionale italiano.

Essi, anche per molteplici ragioni storiche e culturali, sono (da sempre) oggetto di una specifica regolamentazione normativa. È notorio, infatti, che la capillare presenza sul territorio nazionale italiano, anche in epoca pre-unitaria, di Enti cosiddetti “ecclesiastici” ha avuto un particolare rilievo sociale ed economico oltre che giuridico nella storia del Paese. Basti pensare, ad esempio, alle infelici requisizioni dei beni appartenenti agli Enti ecclesiastici, frutto dell’emanazione delle c.d. Leggi eversive della fine dell’800 in Italia, come nel resto d’Europa, che hanno generato un’enorme confusione circa l’attuale titolarità dei detti beni e la reale natura giuridica degli Enti “tornati alla vita” con il Concordato del 1929.

In Italia la risoluzione dei problemi connessi agli Enti ecclesiastici è oggi di competenza dell’“Ufficio Culti” dei singoli Uffici Territoriali del Governo (già Prefetture), nonché del “Fondo Edifici di Culto” (FEC), entrambi facenti capo al Ministero dell’Interno. Spesso, però, questi Enti pubblici non riescono a districare veri e propri garbugli normativi e/o burocratici frutto di problematiche rimaste insolute, sia per incuria che per incapacità, per moltissimi anni. Di conseguenza, la necessità di configurare, disciplinare ed eventualmente riconoscere le realtà caratterizzate dallo scopo di religione e di Culto presenti sul territorio nazionale permane di primaria importanza.

In particolare, in queste note, saranno esaminati i limiti che tali soggetti devono rispettare e la conseguente possibilità di dette persone giuridiche di partecipare, ricorrendone i presupposti, alla vita sia dello Stato sia della Chiesa cattolica. L’interesse del presente lavoro non è focalizzato tanto su di una mera dicotomia tra persone giuridiche nello e dello Stato e persone giuridiche nella e della Chiesa; ciò che invece risulta interessante è come una stessa realtà possa nascere e vivere con disinvoltura, producendo effetti giuridicamente rilevanti, in due diversi Ordinamenti che, in un’ottica comparativistica, pur essendo molto dissimili, non sembrano però così distanti.

Si tratta, in realtà, di due facce della stessa medaglia che, essendo esaminate da soggetti diversi in ambiti ed Ordinamenti distinti, sono spesso oggetto di Normative diverse che mirano però, essenzialmente, a rendere meglio intelligibile la loro reale natura, nonché gli effetti giuridicamente rilevanti del loro operato.

2. La persona giuridica nellll’Ordinamento italiano. Le persone giuridiche pubblubblubblubbliche

La dottrina dominante è concorde nel definire la persona giuridica come un complesso organizzato di persone e beni, costituito per il perseguimento di un determinato scopo, al quale la Legge riconosce la qualifica di “soggetto di diritto”2.

Ne consegue che tale Ente è munito di capacità giuridica3 propria, distinta dalla capacità giuridica delle persone che lo compongono. Essa deve essere intesa come l’attitudine del soggetto ad essere titolare di diritti e doveri nonché dei loro eventuali effetti giuridicamente rilevanti. Tale capacità risulta essere più ristretta di quella delle persone fisiche, in quanto la sua stessa natura ne rende inconcepibile l’attività nei rapporti di ordine personale. Solo il singolo soggetto individuale/umano, infatti, moltiplica se stesso e si estingue senza intervento del Diritto; si lega ad altri soggetti in modo coinvolgente (come nel caso della parentela) e può essere soggetto di diritto anche prima della nascita, come avviene per disposizioni testamentarie a favore di un nascituro; risponde delle condotte che pone in essere, esponendosi ad eventuali responsabilità con tutti i suoi beni.

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Titolo: "Servizio della Parola - n. 474"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019517
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Da Evangelii gaudium/9 (Luca Mazzinghi)

 

RUBRICA

Per comunicare meglio

24. I preti scrivono... ma sanno comunicare?/10 (Roberto Laurita)

 

DOSSIER

Le nostre grandi parole

59 Via

1. Via: quali immagini e sentimenti evoca questa parola negli uditori? (Valeria Boldini)

2. La vita cristiana come “via”: negli Atti degli Apostoli (Patrizio Rota Scalabrini)

3. L’esistenza cristiana come cammino (Luigi Alici)

4. Via: indicazioni per la predicazione (Chino Biscontin)

5. Via: breve antologia di testi (Benedettine del Monastero «Mater Ecclesiae»)

 

SUSSIDIO

L’adorazione eucaristica. Suggerimenti e indicazioni (Pierino Boselli)

 

PREPARARE LA MESSA

Dalla 2ª domenica dopo Natale alla 5ª domenica del Tempo ordinario

2ª domenica dopo Natale (Marialaura Mino, Roberto Laurita)

Epifania del Signore (Marialaura Mino, Roberto Laurita)

Battesimo del Signore (Marialaura Mino, Roberto Laurita)

2ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Lilia Sebastiani, Massimo Orizio)

3ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, + Antonino Raspanti,Massimo Orizio)

4ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Maurizio Aliotta, Massimo Orizio)

5ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Mauro Cozzoli, Massimo Orizio)



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 475"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019722
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Da Evangelii gaudium/10 (Chino Biscontin)

RUBRICA

Per comunicare meglio

25. I preti scrivono... ma sanno comunicare?/11 (Roberto Laurita)

DOSSIER

Le nostre grandi parole

60 Digiuno

1. Digiuno: il significato delle pratiche diffuse

a fronte di quello spirituale (Valeria Boldini)

2. Significato e pratica del digiuno nelle Scritture (Patrizio Rota Scalabrini)

3. Condizione per digiunare: sapere di che si tratta (Giancarlo Bruni)

4. Digiuno: indicazioni per la predicazione (Chino Biscontin)

5. Digiuno: breve antologia di testi (Benedettine del Monastero «Mater Ecclesiae»)

SUSSIDIO

La “bella vita” o la “vita bella”? Celebrazione penitenziale con adolescenti (Tonino Lasconi)

PREPARARE LA MESSA

Quaresima 2016. Introduzione (Giulio Osto)

Mercoledì delle ceneri (Andrea Andreozzi, Giulio Osto)

1ª domenica di quaresima (Andrea Andreozzi, Giulio Osto)

2ª domenica di quaresima (Andrea Andreozzi, Giulio Osto)

3ª domenica di quaresima (Andrea Andreozzi, Giulio Osto)

4ª domenica di quaresima (Andrea Andreozzi, Giulio Osto)

5ª domenica di quaresima (Andrea Andreozzi, Giulio Osto)

Domenica delle palme (Andrea Andreozzi, Giulio Osto)

Giovedì santo (Giulio Osto)

Venerdì santo (Giulio Osto)

Veglia pasquale (Giulio Osto



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Titolo: "The Joy of the Gospel and its implications for the Church"
Editore: Lateran University Press
Autore: Mario de França
Pagine:
Ean: 2484300020445
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Estratto

Quali stimoli possiamo ricevere dall’esortazione apostolica Evangelii Gaudium in vista di un’armonia più grande con la Chiesa Universale e per portare a compimento una migliore performance nella nostra missione apostolica? Guardando ai fondamenti dell’esortazione apostolica, che sono già presenti nell’ecclesiologia del Vaticano II e anche, in modo particolare, nel documento conclusivo della V Conferenza Episcopale Latino-Americana e dei Caraibi ad Aparecida, come possiamo comprendere l’auspicio di un “rinnovamento ecclesiale” che proviene dal testo di Papa Francesco? Non intendo qui approcciare tutte le questioni che sono presenti nel documento ma cerchiamo di illustrare, anche considerando una prospettiva storica, come Papa immagina che la Chiesa sia: una Chiesa missionaria e decentralizzata, configurata collegialmente, inculturata, formata da discepoli missionari; una Chiesa che con la vita rende testimonianza della sua fede in Gesù Cristo e, per richiamare un’espressione particolare, una Chiesa dei poveri. Poiché per le Conferenze episcopali si tratta di tradurre le linee guida dell’esortazione in contesti differenti, mi limito ad evidenziare alcuni punti e lo faccio non mediante affermazioni ma mediante domande, dando così l’opportunità per la discussione e la creatività

Parole chiave:

Papa Francesco; Evangelii Gaudium; Concilio Vaticano II; Ecclesiologia di comunione; Conferenza di Aparecida; Chiesa dei poveri

Abstract

Which stimuli can we take from the Apostolic Exhortation Evangelii Gaudium in order to be in greater harmony with the universal Church and to achieve better results in our apostolic mission? Looking at the foundations of the Apostolic Exhortation that are already present in the Second Vatican Council’s ecclesiology and also, in a special way, in the Concluding Document of the V Latin American Episcopal Conference and the Caribbean in Aparecida, how can we understand the wish for an “ecclesial renewal” that emerges from Pope Francis’ text? I do not aim here to touch on all the questions that are present in the document, but we seek to elucidate, from an historic perspective, how Pope Francis envisions the Church to be: a missionary and decentralized Church; collegially-configured; inculturated; formed by missionary disciples; a Church that bears witness in life to her faith in Jesus Christ; and, recalling a special expression, a Church of the poor. As it is the concern of episcopal conferences to implement the Exhortation guidelines within different contexts, the Author limits himself to discussing a few points, not through affirmations, but through questions, thus allowing the opportunity for discussion and creativity.

Keywords:

Pope Francis; Evangelii Gaudium; Second Vatican Council; Ecclesiology of communion; Conference of Aparecida; Church of the poor

__________________________________________________________

The vastness of the question that the National Conference of the Bishops of Brazil (CNBB – Conferência Nacional dos Bispos do Brasil) has proposed for my consideration is readily apparent. Owing both to the great importance of the themes that are present in Pope Francis’ Apostolic Exhortation, and to the several and varied pastoral activities that are developed within the Catholic Church, a further and more detailed study would be demanded, as well as a longer time for exposition. Because of those reasons, we have had to choose a specific approach in order to be able to consider the present status of the question: a subjective approach, therefore incomplete and that would possibly need to be corrected. We shall not focus on what is already a positive reality in the Church in Brazil, but instead we aim to examine the stimuli that we can take from the Apostolic Exhortation Evangelii Gaudium2 in order to be in greater harmony with the universal Church and to achieve better performance in our apostolic mission. To attain this, we shall take a look at how the fundamentals of the Apostolic Exhortation were already present within the ecclesiology of the Second Vatican Council, and also, in a special way, in the Aparecida Document. Of course it is for the CNBB to implement Pope Francis’ guidelines in our context. At this point, therefore, I will limit myself to making brief remarks by means of some questions.

We begin with some historical considerations so that we can better understand where the current Pontiff’s initiative concerning “ecclesial renewal” comes from. We cannot understand the present out of the light of the past.

Knowing about institutional transformations that happened in the past makes us more receptive to the changes that present times ask of us. In a second moment, we will look at some of the themes from Pope Francis’ text that seem striking to us. I recognize in advance that some subjects will certainly be missing and that others, for sure, deserve a more detailed exposition.

1. What history teaches us

Understanding history is something essential for the society and the Church in which we live. Successes and mistakes in the past still resonate strongly in our day. The Church is a human and divine reality. As divine, she exists through God’s initiative and has characteristics that define her theological identity: faith in the person of Jesus Christ, the proclamation of the Word of God, the mission on behalf of the Kingdom of God, the celebration of the sacraments, especially of Baptism and Eucharist, the ordained ministry, and the community of the faithful. But the Church is also a human community, embodied in history, since her members live in concrete socio-cultural-existential contexts. Only as they are children of the society in which they live, as they share a language, social institutions and behavioral patterns that enable human coexistence, can they profess and give witness to their Christian faith as an ecclesial community. Only by shaping her theological identity in her actual context, can the Church be held and understood as Church and, thus, fulfill her mission to proclaim the salvation of Jesus Christ to the world. Otherwise she will be seen as an archaic reality, a museum piece, and not as a significant or relevant reality for our contemporaries.

History shows us that societies, mentalities, social institutions, languages, and behavioral patterns change through the time. The Church should be able to be understood and experienced by society as a sign and sacrament of the salvation of Jesus Christ to the world. Otherwise, she will be seen as a reality that belongs to the past, one that has nothing to say about the present life. Hence, she should change her institutional settings to keep her identity of salvific mediation, which is, after all, the meaning of her existence.

From this perspective we can understand the historical changes that took place in the liturgy, in certain doctrinal expressions, in the organization of the community, in pastoral guidelines and in the service of charity. Also from this perspective, we can assume that the Church lives in a constant historical process of institutionalizing herself. If we have difficulties accepting changes, this is due to a particular institutional configuration that conditions our understanding of the Church, which in turn prevents us from thinking about the Church in a different way. A season of changes is at the same time a season of resistance to changes.

[...]



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Titolo: "«Vorrei una Chiesa povera e per i poveri»"
Editore: Lateran University Press
Autore: Marcello Semeraro
Pagine:
Ean: 2484300020407
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sintesi

Ai poveri Dio concede la sua prima misericordia: per questo desidero una Chiesa povera per i poveri. È un passaggio chiave di Evangelii gaudium al n. 198. L’intervento si propone di mettere in evidenza il valore di questo desiderio di papa Francesco, confidato a voce alta all’inizio del suo ministero di Vescovo di Roma. Il tema della Ecclesia pauperum è studiato a tre livelli. Il primo è quello insegnato dal Vaticano II in Lumen gentium n. 8 che ne definisce i tratti cristologici. Il secondo livello è quello che appare nel documento di Aparecida con la chiarificazione di ciò che significa l’opzione preferenziale per i poveri. Il terzo è quello in cui si esprime originalmente Francesco nell’esortazione Evangelii gaudium per cui la Chiesa deve farsi evangelizzare dai poveri i quali, “oltre a partecipare del sensus fidei, con le proprie sofferenze conoscono il Cristo sofferente”.

Parole chiave:

Chiesa e povertà; Chiesa povera; Concilio Vaticano II; Evangelli gaudium; Papa Francesco; Documento di Aparecida

Abstract

God bestows his first mercy on the poor: for this reason I desire a poor Church for the poor. This key passage is found at Evangelii gaudium, n. 198. This article intends to make clear the value of this desire of Pope Francis, expressed with a loud voice at the beginning of his ministry as Bishop of Rome. The article therefore studies the theme of Ecclesia pauperum at three levels. The first is that taught by Vatican II at Lumen gentium, n. 8 which defines the Christological terms. The second level is that which appears in the document of Aparecida and which clarifies the meaning of preferential option for the poor. The third is that in which Francis expresses himself for the first time in the Exhortation Evangelii gaudium, for which the Church should evangelize the poor who, “in addition to partecipating in the sensus fidei, know the suffering Christ through their own sufferings.”

Keywords:

Church and poverty; Poor Church; Vatican Council II; Evangelium gaudium; Pope Francis; Document of Aparecida

 

 ____________________________________________

 

Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri! Si era ancora nel clima di gioiosa sorpresa per l’elezione del nuovo Papa, quando egli pronunciò questa frase. Lo fece durante l’incontro coi rappresentanti dei media, il 16 marzo 2013; una udienza programmata per ringraziarli del lavoro svolto nei giorni del Conclave. Rievocando quell’evento e le modalità che poi l’avevano indotto alla scelta del nome di Francesco, il Papa ebbe quella sua esclamazione. Fu udita col sapore della novità, ma era già stata pronunciata. 

L’aveva fatto Giovanni XXIII, il Papa che convocò il Concilio Vaticano II. Fu nel Radiomessaggio trasmesso a un mese dal Concilio, ossia l’11 settembre 1962. Qui Papa Giovanni richiamò la grande aspettativa, che oramai s’era formata nella Chiesa e nel mondo; alla luce del simbolismo del cero pasquale, anticipò in qualche maniera la centralità della questione ecclesiologica nel suo duplice versante ad intra e ad extra; avendo presenti le aspettative del mondo aggiunse: «In faccia ai paesi sottosviluppati la Chiesa si presenta quale è, e vuol essere, come la Chiesa di tutti, e particolarmente la Chiesa dei poveri».

 Poi c’è stato il Concilio. Scriveva, tuttavia, un testimone: «Nei giorni del Concilio una immensa speranza si era fatta luce; ora ha preso il sopravvento la delusione. Malgrado tutto, il mondo resta in attesa». 

Quarant’anni dopo, intervenendo sul mensile Jesus del 2 luglio 2013 Enzo Bianchi, priore di Bose, ha rievocato così quella stagione:

«Vi era un acceso dibattito sul tema della povertà e dei poveri in moltissime comunità [...] nella chiesa si elaborò la dottrina dell’“opzione preferenziale per i poveri”, dove opzione stava per dovere morale, e questo sembrò diventare nella chiesa universale un principio fondamentale della dottrina sociale della chiesa. In seguito, dobbiamo riconoscerlo, soprattutto il tema della chiesa povera sembrò sparire dall’orizzonte ecclesiale, tanto che vi fu chi scrisse: “Non voglio una chiesa povera ma una chiesa più ricca, in modo che possa fare maggiormente del bene ai poveri!”. Terribile fraintendimento del Vangelo, ma sempre possibile anche da parte di chi nella chiesa dovrebbe essere tra i primi suoi interpreti [...]. C’è stato un lungo silenzio sul tema della chiesa povera e per i poveri. Occorre riconoscere la verità: nelle nostre chiese (non in quelle del sud del mondo) il tema non risultava più interessante»3.

Ma, cos’era avvenuto al Concilio?

 

[...]



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Titolo: "Asprenas"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020223
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

«Possiamo parlare di umanesimo solamente a partire dalla centralità di Gesù, scoprendo in lui i tratti del volto autentico dell’uomo. È la contemplazione del volto di Gesù morto e risorto che ricompone la nostra umanità, anche di quella frammentata per le fatiche della vita, o segnata dal peccato […]. Il volto di Gesù è simile a quello di tanti nostri fratelli umiliati, resi schiavi, svuotati. Dio ha assunto il loro volto. E quel volto ci guarda» (FRANCESCO, Discorso [10-11-2015]).

Nell’incontro con i rappresentanti del V Convegno nazionale della Chiesa italiana, il papa, ammirando la cupola della bellissima cattedrale di S. Maria del Fiore in Firenze, ha tracciato con semplicità il volto concreto del nuovo umanesimo che prende forma nella vita di Gesù Cristo. Francesco si è soffermato su tre sentimenti che sempre hanno accompagnato il vissuto di Gesù. Sono sentimenti profondi, ossia non astratte sensazioni provvisorie dell’animo, che costituiscono una calda forza interiore la quale permette anche a noi di vivere e di prendere decisioni.

Il primo sentimento è l’umiltà con la quale Gesù ha voluto perseguire la gloria di Dio con la sua morte di croce.

Un altro sentimento di Gesù, che dà forma all’umanesimo cristiano, è il disinteresse. Gesù ha cercato la nostra felicità. Dunque, l’umanità del cristiano è sempre in uscita e non è narcisistica o autoreferenziale. «Qualsiasi vita si decide sulla capacità di donarsi. È lì che trascende se stessa, che arriva ad essere feconda». Un ulteriore sentimento di Cristo è quello della beatitudine. «Gesù parla della felicità che sperimentiamo solo quando siamo poveri nello spirito. Per i grandi santi la beatitudine ha a che fare con umiliazione e povertà. Ma anche nella parte più umile della nostra gente c’è molto di questa beatitudine: è quella di chi conosce la ricchezza della solidarietà, del condividere anche il poco che si possiede; la ricchezza del sacrificio quotidiano di un lavoro, a volte duro e mal pagato, ma svolto per amore verso le persone care; e anche quella delle proprie miserie, che tuttavia, vissute con fiducia nella provvidenza e nella misericordia di Dio Padre, alimentano una grandezza umile ». Umiltà, disinteresse e beatitudine sono tre aspetti della vita di Gesù che ben rivelano il senso autentico dell’umanesimo cristiano che nasce dall’umanità del Figlio di Dio e trova il suo centro nella pasqua, ossia nella passione, morte e risurrezione del Verbo.

È in questa prospettiva del nuovo umanesimo, ossia dell’umano concreto ed escatologico di Gesù – con cui ci si apre alla speranza messianica e si garantisce a tutti un futuro certo e non oscuro – che si muovono i principali contributi di questo numero di Asprenas. Infatti, il professore Nicola DI BIANCO presenta uno studio sulla preghiera agonica di Gesù che è segnata non semplicemente dalla paura della morte, bensì dalla forza della consegna fiduciosa nelle mani del Padre. Questa fiducia permette al Figlio di Dio di vincere il male stesso della violenta morte di croce. Il Crocifisso è modello del giusto sofferente per i discepoli e per ognuno di noi che si affida completamente alla potenza del Padre. La vittoria di Cristo sulla morte permetterà ai cristiani di interpretare tale evento pasquale non solo come compimento dell’esistenza, ma altresì quale “transito” o “passaggio” da questo mondo al Padre e, ancora di più, come “consegna” fiduciosa nelle mani del Padre. Gesù non si è lasciato morire, ma ha vissuto fino in fondo – in ogni istante – la sua stessa morte.

Segue l’articolo interessantissimo dello studioso Tadeusz SIEROTOWICZ sulla decisione ultima (In hora mortis), teoria formulata dal ben noto teologo Ladislaus Boros. La morte è la rivelazione piena di noi stessi a noi stessi. Quest’aspetto del vivere la propria morte è molto importante. Di fatti, la morte d’ogni persona è sempre un accadimento accettato passivamente, di fronte al quale l’uomo si trova impotente ed estraneo. Tuttavia, il morire è anche ed essenzialmente l’auto-compimento personale, la “propria morte”, un atto interiore dell’uomo. La morte stessa è un tale atto, e non semplice presa di posizione esterna dell’uomo nei suoi confronti. La morte è, perciò, ambedue queste cose: come fine dell’uomo, in quanto persona spirituale, è compimento operante dall’interno, un attivo portarsi-a-compimento, crescente attività che conserva il risultato della vita e totale prendersi-in-possesso della persona; è, ancora, essersi-realizzato, è pienezza della realtà personale posta liberamente in azione. Come fine della vita biologica, la morte dell’uomo è, contemporaneamente, rottura dall’esterno, in una maniera che non ha rimedio e colpisce la totalità dell’uomo, è distruzione di natura tale che la “propria morte”, come atto interiore della persona, rappresenta contemporaneamente l’avvenimento della più radicale privazione di potenza per l’uomo. La morte è, dunque, azione e passione a un tempo. In questo doppio significato, la morte è occulta, misteriosa, enigmatica, e in sé non ha alcun valore. Ecco perché le religioni provano a dare un significato trascendente o spirituale al proprio morire (cf. K. RAHNER, Zur Theologie des Todes, Freiburg i.Br. 1958 [Sulla teologia della morte, a cura di L. Marinconz, Brescia 1965]). Alla luce della pasqua di Gesù, il credente impara a vivere fino in fondo la sua morte. Asprenas accoglie, poi, una nota critica di Gianluca LOPRESTI a proposito del diritto romano nella formazione della società cristiana e un’altra del professore Gino RAGOZZINO sulle Orazioni alla Vergine del predicatore gesuita Paolo Segneri. Sempre arricchente la sezione Rassegne&Figure, che in questo numero dà conto di alcuni recenti simposi. Apre, con angolatura teologico-liturgica, il professore Giuseppe FALANGA sul tema del X Congresso internazionale promosso dal Pontificio Istituto Liturgico dell’Ateneo Sant’Anselmo in Roma e dedicato alla liturgia delle ore: la preghiera è l’anima della presenza profetica della chiesa nel mondo.

La sensibilità al dialogo interreligioso e all’ecumenismo, che la nostra Rivista di Teologia ha sempre testimoniato fin dalle sue prime pubblicazioni, è presente in altri due resoconti. Il primo, del professore Edoardo SCOGNAMIGLIO, riguarda il Convegno internazionale tenutosi a Roma nel 50° anniversario della dichiarazione conciliare Nostra aetate. Il secondo è del giovane ricercatore e giornalista Michele GIUSTINIANO, che ha raccolto gli interventi più importanti del Convegno promosso, a Bari, dall’Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso della Conferenza Episcopale Italiana sul tema Unica è la sposa di Cristo.

Chiude questo fascicolo, corredato anche di recensioni e schede bibliografiche, una testimonianza su Ludovico da Casoria e la Terra Santa del professore Vincenzo SCIPPA.

LUIGI LONGOBARDO



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Titolo: "Il diritto romano nella formazione della società cristiana"
Editore:
Autore: Gianluca Lopresti
Pagine:
Ean: 2484300020254
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Diritto romano e cristianesimo. 2. I provvedimenti sull’astrologia,

la magia e la superstizione. 3. L’introduzione della domenica e delle feste cristiane. 4. Il

diritto di famiglia: 4.1. Matrimonio e divorzio; 4.2. Aborto e adozione. 5. La schiavitù.

6. Conclusioni.

 

ABSTRACT - The Roman Law in the creation of the Christian society. The pagan society

of the Roman Empire reached very high levels of education. In this society, nevertheless,

there were slavery, murders in public arenas and the deification of man. This dark side of

the pagan society was caused by immorality and by a wrong relationship with God. The

new laws of the Christian emperors introduced Christian ethics that make pagan society

more humane and introduced the principles that are the basis of the modern society.

 

KEYWORDS - Christianity, Christian Ethics, Roman Empire, Pagan Society, Roman

Law.



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Titolo: "La decisione ultima in Ladislaus Boros"
Editore:
Autore: Tadeusz Sierotowicz
Pagine:
Ean: 2484300020261
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Diritto romano e cristianesimo. 2. I provvedimenti sull’astrologia,

la magia e la superstizione. 3. L’introduzione della domenica e delle feste cristiane. 4. Il

diritto di famiglia: 4.1. Matrimonio e divorzio; 4.2. Aborto e adozione. 5. La schiavitù.

6. Conclusioni.

 

ABSTRACT - The Roman Law in the creation of the Christian society. The pagan society

of the Roman Empire reached very high levels of education. In this society, nevertheless,

there were slavery, murders in public arenas and the deification of man. This dark side of

the pagan society was caused by immorality and by a wrong relationship with God. The

new laws of the Christian emperors introduced Christian ethics that make pagan society

more humane and introduced the principles that are the basis of the modern society.

 

KEYWORDS - Christianity, Christian Ethics, Roman Empire, Pagan Society, Roman

Law.



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019500
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

 

Studi

A. Torres Queiruga, La preghiera cristiana, oggi

La preghiera è un elemento talmente centrale e fondamentale nella vita religiosa da superare qualsiasi

tentativo di darne una definizione precisa. In essa la persona vive in modo consapevole il suo vivo,

ma difficile, rapporto con il divino. Tutto ciò si riflette nella preghiera e allo stesso tempo si configura

grazie al suo esercizio. Essendo presente da sempre in tutte le religioni, assume modalità specifiche in

ciascuna. Non a caso si parla della preghiera cristiana.

 

L. Balzarin, Pregare nei ritmi del giorno

Il tempo che viviamo oggi sembra essere scandito non più da ritmi naturali, ma dagli orari di lavoro,

dai ritmi meccanici dei macchinari, dalla scaletta dei programmi televisivi o, più semplicemente, dall’orologio.

In questo contesto la libera preghiera del cuore sembra faticare ad inserirsi e il «pregate senza

interruzione» di 1 Ts 5,17 stonare alquanto. In realtà tra tempo e preghiera si dà una stretta interazione

che può essere attivata oggi come ieri.

 

G. Cavagnoli, La liturgia delle Ore: problemi aperti

Abbiamo posto all’autore tante domande: da chi e come viene usata la liturgia delle Ore? I preti? E

i laici? I contenuti della liturgia delle Ore sono ancora attuali? La sua struttura così com’è si riesce a

pregarla oggi? Dall’articolo emergono problemi e proposte.

 

E. Segatt i, I nuovi gruppi di preghiera 

L’emergere, il diffondersi e il qualificarsi di gruppi sorti per pregare o in ricerca di preghiera non è

una novità nell’intero percorso bimillenario del cristianesimo. Riveste piuttosto tratti specifici lungo

il variare dei tempi. La preghiera diviene così quasi il luogo privilegiato per manifestarne lo spirito, le

priorità emergenti e non di rado i drammi lungo la storia. Qualcosa di analogo si verifica anche per l’attuale

fiorire di gruppi di preghiera all’interno, intorno e persino al di là delle comunità di consolidata

tradizione.

 

P.A. Muroni, Le pubblicazioni sulla liturgia delle Ore

dal concilio Vaticano II a oggi: rassegna critica

I contributi sulla liturgia delle Ore sono caratterizzati da differenti approcci: si va dai contributi di

taglio storico che offrono uno spaccato sullo sviluppo della preghiera della chiesa, ai lavori scientifici

che si soffermano maggiormente sull’analisi delle fonti, specie bibliche, patristiche ed eucologiche, ai

contributi che offrono un approccio maggiormente teologico e a quelli di impianto più pastorale e

spirituale. Tenteremo di offrirne una rassegna, certamente non esaustiva, nei principali studi in ambito

internazionale.

 

Schede per la formazione

F. Gomiero, Cantare i salmi

I salmi non sono solo delle preghiere da recitare nelle varie situazioni della vita del popolo di Dio e personali,

ma sono prima di tutto dei canti. Il loro contesto normale è la preghiera pubblica, comunitaria,

in famiglia, nella sinagoga e nel tempio, e la forma normale di usarli è quella del canto. Quando sono

entrati nella liturgia cristiana hanno mantenuto queste caratteristiche. Nel corso dei due millenni, però,

qualcosa è cambiato nella consapevolezza dei cristiani.

 

Sussidi e testi

G. Boselli – L. Monti, I criteri di traduzione del salterio di Bose

La consapevolezza che fin dall’inizio ha guidato la traduzione del salterio di Bose è che la cantabilità

di un salmo risiede anzitutto nella musicalità delle parole, nella vocalità del testo e solo in un secondo

tempo nella melodia salmica che viene scelta per salmodiare il salmo. La melodia salmica non fa altro

che porsi al servizio della musicalità del testo e consentire di accedere all’atto del salmodiare.

E. Massimi, Pregare in attesa del Natale

La novena di Natale è nata per comunicare ai fedeli quelle ricchezze della liturgia ufficiale a cui non

potevano accedere. La novena proposta ha come destinatari preadolescenti e adolescenti, appartenenti

ai gruppi di catechesi parrocchiale, e si compone, come il testo tradizionale, di testi della liturgia

dell’Avvento e delle ferie che vanno dal 17 al 24 dicembre tratti dal Messale Romano, dal Lezionario, e

dalla Liturgia delle Ore.

 

Cronaca

A. Ghersi, Eucaristia Matrimonio Famiglia

66a Settimana liturgica nazionale

E. Massimi, La liturgia delle Ore: una riforma incompiuta.

43a Settimana di studio dell’APL



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Titolo: "Il «Cantico delle creature» fonte ispiratrice della «Laudato sì» di papa Francesco"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Domenico Paoletti
Pagine:
Ean: 2484300019678
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Mi è stata chiesta una lettura teologica del Cantico delle creature tra storia(la relazione del prof. Dalarun) e poesia (l’intervento del prof. Bertoni).Una domanda che sorge subito: Cosa c’entra la teologia con la questioneecologica? E questa è la questione a tema del nostro Festival francescano,raccogliendo la sollecitazione, anzi la provocazione dell’enciclica Laudatosi’ di papa Francesco. Il mio intervento si inserisce all’interno di questo interrogativo,avendo davanti il testo del Cantico delle creature e sullo sfondol’enciclica Laudato si’.Quando parliamo del creato, si presenta al nostro sguardo interiore l’affrescodi Giotto raffi gurante san Francesco nella nota predica agli uccelli.È stato naturale per Giovanni Paolo II proclamare il poverello di Assisipatrono dell’ecologia, ma occorre non cadere nell’ideologia che in Francescoesalta quasi solo il precursore dell’ambientalismo, recidendo la radicevitale della sua fede.Restano sempre di una chiarezza veritativa le parole pronunciate da BenedettoXVI quando, nel chiedersi dove Francesco abbia attinto il suo stile,affermava come «non era solo un ambientalista o un pacifi sta. Era soprattuttoun uomo convertito»1. Qui è la chiave per capire Francesco e perimparare a custodire il creato nel senso più integrale del termine. Francesco,convertitosi a Gesù Cristo, scopre la gioia di vivere in armonia con sestesso, con l’altro e con l’intero creato. La sua attenzione non è rivolta allasalvaguardia della natura come la intendiamo oggi, in quanto il Cantico difrate Sole ha al centro la lode del Creatore. Francesco loda, benedice e invitaa custodire il creato, in particolare a non eclissare il lodato che è ...



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Titolo: "A proposito del movimento dell'osservanza Francescana in sicilia"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Antonio Mursia
Pagine:
Ean: 2484300019661
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

L a comparsa del movimento dell’osservanza francescana in Sicilia è

un problema che solo di recente si è incominciato a esaminare in maniera

scientifi ca. Gli studi maturati nel corso della prima metà del ventesimo secolo,

anzitutto quelli fi oriti all’interno degli ambienti culturali del medesimo

ordine francescano siciliano (ofm), miravano a presentare questa forma

di vita radicata nell’isola già a partire dalla metà del Trecento, a opera

di frate Michele da Piazza e di un anonimo manipolo di religiosi. Di questo

avviso era Agostino Gioia, un frate dell’ex Provincia Osservante dell’Immacolata

Concezione (Val di Mazara), il quale, in un contributo edito nel

1940, asseriva che, «in Sicilia, l’Osservanza fece sentire i suoi primi vagiti

nel convento di Piazza Armerina, ove brillava di casta luce il concittadino

P. Michele».1 Lo storico francescano, sulla scorta di alcune notizie riportate

da frate Pietro Tognoletto2 e da Rocco Pirri,3 restituiva inoltre l’elenco dei

primi conventi osservanti fondati in Sicilia prima del rientro nell’isola del

beato Matteo di Agrigento, avvenuto quasi sicuramente nel 1425. Il convento

di s. Maria di Gesù di Piazza (Armerina), insieme a quelli di Ferla, Modica,

Catania e Nicosia furono enumerati da Agostino Gioia e da Ambrogio

Cardella (altro frate e storico dell’ex Provincia Osservante dell’Immacolata

Concezione di Val di Mazara), quali prove inconfutabili per dimostrare

che «molto prima dell’epoca del b. Matteo, l’Osservanza aveva fi ssate

le sue radici nel fertilissimo Regno di Sicilia».4 Il ruolo assegnato al beato

Matteo da parte dei due storici francescani siciliani, che si rifacevano

alle parole di Vito Maria Amico, era quello di propagator del movimento

dell’osservanza nell’isola.

Un contributo fondamentale per lo studio del beato Matteo di Agrigento

e di conse guenza per le indagini sulle origini e sull’espansione del movimento

dell’osservanza in Si cilia giunse da un altro frate siciliano, Agostino

Amore ofm, un religioso intimamente le gato alle vicende del francescanesimo

isolano e in generale alla storia del cristianesimo della sua regione,

ma, al contrario dei due storici precedenti, formatosi a Roma in primis presso

il Pontifi cio Ateneo Antoniano e poi al Pontifi cio Istituto per l’archeologia

cristiana e dunque alla Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di

Roma La Sapienza.5 Agostino Amore, a metà del Novecento, riuscì a rintracciare,

all’interno dell’Archivio della Corona d’Aragona di Barcellona,

un con sistente corpus di documenti relativi alla corrispondenza che il beato

Mat teo intrattenne con i sovrani iberici.6 Alcuni anni dopo ...



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Titolo: "L'approccio psicodinamico alla luce del PDM e di ulteriori prospettive"
Editore: Lateran University Press
Autore: Alessandro M. Ravaglioli
Pagine:
Ean: 2484300020957
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommmmario

1. L’approccio psicodinamico del PDM. 2. Il soggetto nel suo discernere e decidere (B. Lonergan). 3. Predisposizioni e condizionamenti psicodinamici. 4. Influssi psicodinamici consci e inconsci. 5. Applicabilità della visione psicodinamica “tridimensionale”. 6. “Accompagnati” e “accompagnatori”. 7. Considerazioni conclusive.

Summary

1. The psychodynamic approach of the PDM. 2. The subject in his discerning and deciding (B. Lonergan). 3. Psychodynamic predispositions and conditions. 4. Conscious and unconscious psychodynamic influences. 5. Applicability of the “three-dimensional” psychodynamic vision. 6. “Accompanied” and “accompaniers”. 7. Concluding considerations.

 

Mi è stato affidato il compito di presentare il contributo specifico che, in ambito canonico, può derivare dall’approccio psicodinamico – con particolare riferimento allo strumentodel PDM 2 – alla comprensione e valutazione dei dinamismi relazionali e decisionali di coniugi e soggetti giudicanti coinvolti in Cause matrimoniali. Certamente non mi sottrarrò a tale compito. Fin da ora, però, anticipo che, assolvendolo, mi sarà di stimolo per gettare luce su altri e ulteriori approcci antropologici, di natura interdisciplinare, significativamente promettenti in relazione all’intera problematica processuale.

1. L’approccccio psicodinamico del PDM

Avvio la mia riflessione su questo approccio, secondo l’impostazione del suddetto Manuale (PDM) riprendendo il filo di quanto fu detto, qualche anno fa, nella VI Giornata canonistica interdisciplinare su “Decidere e giudicare nella Chiesa”3. Più propriamente, mi riferisco, all’intervento, offerto in quella circostanza, dal Dott. Francesco Dentale4. Rinvio alla lettura di quel testo chiaro e preciso, senza peraltro abbandonarlo. Di più: in questa prima parte del mio contributo, ne seguo dettagliatamente la scia.

In esso ritroviamo illustrati alcuni elementi essenziali dell’approccio proprio del PDM. Qui ne riprendo i tratti salienti perché possano servirci come punto di partenza. In questo mi anima il desiderio di raccogliere e tentare di realizzare, nell’area circoscritta del mio intervento, quanto suggerito nell’instrumentum laboris inviatoci: compiere

«un passo avanti rispetto a quanto già posto in evidenza nella VI Giornata canonistica interdisciplinare […] un passo avanti che spinge a scendere più in profondità rispetto a decidere e giudicare, mettendone in luce presupposti e fondamenti che spesso sfuggono anche ad avvedute consapevolezze»5.

Il Dott. Dentale, nel suo intervento, mostrava e qualificava il contributo di ciò che può offrirci il PDM come “complementare” a quello che può produrci il DSM-56. L’autore sottolinea come il DSM-5, in ambito canonico, offra alle Perizie il contributo di un approccio fondamentalmente diagnostico, categoriale, descrittivo/nomotetico. Tale manuale, quindi, pone in evidenza segni, sintomi, stili comportamentali, e il loro strutturarsi e configurarsi nelle varie sindromi psicopatologiche gravi e meno gravi, secondo gli schemi comunemente offerti. Il PDM in sostanza «permette di aggiungere alla diagnosi descrittiva, una più completa valutazione delle funzioni della personalità oltre che della loro evoluzione nei singoli individui, stimolando e valorizzando l’utilizzo di un approccio idiografico», cioè, «la comprensione della storia unica della persona sotto indagine, con i suoi modi idiosincratici di funzionare ed i percorsi che l’hanno condotta alla struttura di personalità per come si manifesta nel qui ed ora»7. In tal modo l’approccio proprio del PDM tende a «“classificare” persone e non malattie»8, basando la propria valutazione su tre assi portanti.

Essi riguardano: «La struttura di personalità (Asse P), il livello di funzionamento mentale (Asse M) e il modo di vivere che il soggetto mostra del quadro sintomatologico (Asse S)»9. L’Asse P inserisce il soggetto entro un continuum che va dal sano (normale?), passa attraverso il nevrotico o disturbo della personalità, fino ad arrivare al borderline (o sindrome marginale o disorganizzazione della personalità, per dirla con Otto Kernberg10). Proprio nella prospettiva di «quest’ultimo livello si può cogliere se l’individuo sia ad alto o basso funzionamento, avvicinandosi nel primo caso al livello nevrotico e nel secondo caso al livello psicotico»11. Questo «asse P del PDM permette di inserire gli individui all’interno di una serie di pattern di personalità caratteristici»12, più o meno una quindicina (schizoidi, paranoidi, psicopatici o antisociali, narcisistici, depressivi, fobici, ansiosi, ossessivo-compulsivi, istrionici/isterici, e così via). L’Asse M pone in evidenza e presta attenzione a «una serie di dimensioni considerate rilevanti per definire il livello di funzionamento del soggetto»13. A ciò si aggiunge l’interesse e la focalizzazione di nove funzioni specifiche da valutare su un range di quattro livelli. Tra le prime, per esempio, abbiamo: la capacità di regolazione, attenzione e apprendimento; le capacità relazionali e di intimità; la capacità di formare rappresentazioni interne; la capacità di costruire o ricorrere a standard ed ideali interni, ecc.

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Titolo: "Utilizzo del modello alternativo del DSM-5 per la valutazione della personalità in ambito canonico"
Editore: Lateran University Press
Autore: Francncesco Dentale
Pagine:
Ean: 2484300020919
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommmmario 1.

Introduzione. 2. I disturbi di personalità nel DSM-5. 3. Implicazioni per la Perizia in ambito canonico.

Summary 1.

Introduction. 2. Personality disorders according to DSM-5. 3. Implications for the expert Report in Canon Law field.

 

1. Introduzione

«Che la comportamentalità umana – e pertanto conoscenza e volontà (e quindi Consenso) – possa essere disturbata o alterata da specifiche patologie connesse alla fisiologia generale di un soggetto è cosa acquisita da secoli e la Scienza medica – anche forense – ha ormai assestato una buona quantità di elementi di riferimento in merito, tanto diagnostici che clinici. Cosa ben diversa accade davanti a persone clinicamente sane ma le cui condotte – generali o specifiche – evidenzino almeno serie difficoltà soprattutto nel gestire i reali “contenuti” della propria volontà. Lo sviluppo negli ultimi cinquant’anni degli strumenti nosografico-descrittivi su base statistica (cfr. DSM) ha certamente offerto importanti chiavi di lettura di quest’ampia fascia problematica che si estende tra la patologia vera e propria e l’equilibrio maturo e consapevole. Non di meno ciascuno ‘funziona’ poi a modo proprio in base alla struttura della personalità, biografia e convinzioni interiori che lo caratterizzano e contraddistinguono individualmente, sottraendolo in parte o assoggettandolo maggiormente ad una serie – soprattutto – di dinamiche che ne condizionano anche in modo radicale le capacità o tipologie discrezionali o volitive coinvolgendo altre aree esistenziali quali quella affettiva e quella spirituale»2.

Il passo citato dal testo introduttivo ai lavori della IX Giornata canonistica interdisciplinare rimanda all’esigenza di individuare degli strumenti utili a valutare i profili della personalità degli individui, ponendo l’accento sullo studio intensivo del caso singolo, piuttosto che su quelle pratiche nomotetiche volte ad espletare una funzione diagnostica più consona alle pratiche squisitamente psichiatriche. Inoltre, viene proposto un rinvio a quella popolazione di individui che, pur essendo sani, possono presentare delle specifiche che ne compromettono la discrezionalità di giudizio e/o le capacità matrimoniali. Tutto questo nell’ambito del Diritto canonico rimanda all’annosa questione dell’immaturità affettiva mentre nell’ambito del DSM rimanda in primis ai criteri ed agli strumenti utili alla valutazione dei disturbi di personalità.

In ambito canonico, le categorie nosografiche del sistema DSM sono considerate come una delle basi scientifiche per diagnosticarli, così come per valutarne l’impatto sulle capacità matrimoniali. In relazione a questo ultimo punto Barbieri, Luzzago e Musselli3 hanno sottolineato come alcuni disturbi di personalità (ad esempio quelli schizoide e schizotipico) possono determinare un grave difetto nella discrezione di giudizio circa i reciproci diritti/doveri matrimoniali (cfr. Can. 1095, 2), mentre in generale, tutti i PD (= disturbi della personalità) elencati nel “DSM-IV-TR”4 possono essere alla base di un giudizio di incapacità ad assumere e mantenere gli oneri coniugali (cfr. Can. 1095, 3). A fronte di questi nessi, apparentemente dati per scontati fra “categorie diagnostiche” da una parte e “incapacità giuridiche” dall’altra, è necessario ricordare come non vi sia nel Diritto canonico una correlazione automatica fra diagnosi di qualsiasi disturbo mentale e sue conseguenze sul piano giuridico. Il rischio di tale automatismo sarebbe quello di togliere agli individui con disturbi psichici tutte le capacità residue che sono invece considerate come sempre presenti, anche se non necessariamente sufficienti all’esercizio dei doveri coniugali. All’opposto l’assenza di disturbi conclamati non necessariamente significa il raggiungimento di un sufficiente livello di maturazione sul piano affettivo ed interpersonale, condizione necessaria all’assunzione di responsabilità coniugale. Perciò, nella valutazione peritale, viene innanzitutto richiesto di evidenziare il modo in cui la malattia (nel nostro caso i disturbi di personalità) possa aver compromesso quelle capacità ritenute indispensabili per una scelta responsabile e per un adeguato svolgimento della vita matrimoniale anche a prescindere dalla presenza o meno di una diagnosi conclamata.

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Titolo: "Il sacramento della penitenza in prospettiva antropologica"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Francesco Targonski
Pagine:
Ean: 2484300019708
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Il tema che qui proponiamo è di notevole importanza e vuole essere una

risposta alle domande che il cristiano d’oggi si pone di fronte al sacramento

della Penitenza. Queste domande riguardano anzitutto il suo senso e la

sua fi nalità. Per questo, prima di entrare nella trattazione vera e propria del

tema, è opportuno accennare alla crisi che, da anni, investe questo sacramento

e ne rende problematica la conoscenza e la pratica. Successivamente

accenneremo ad alcune linee di risposta a tale crisi. Cercheremo, inoltre,

di delineare gli aspetti principali di questo sacramento, nella prospettiva di

una sua effi cace e “attraente” presentazione pastorale. Infi ne, ci soffermeremo

sugli atteggiamenti del confessore, atteggiamenti che promuovono questo

sacramento, o ne allontanano i penitenti.

 

È un fatto, testimoniato da molte voci autorevoli, che dopo la Seconda

Guerra Mondiale, in campo cattolico, il ricorso alla riconciliazione sacramentale

è diventato progressivamente meno frequente, fi no al punto che

già nella seconda metà del secolo scorso si parlava di crisi del sacramento

della Penitenza1. Ne parla anche Giovanni Paolo II, nell’Esortazione postsinodale

Reconciliatio et Paenitentia (1984, n. 28): «Il Sinodo ha tenuto

conto dell’affermazione pronunciata molte volte, con toni diversi e diverso

contenuto: il Sacramento della Penitenza è in crisi, e di tale crisi ha preso

atto».

Le cause di questa situazione, sono molte, complesse e intrecciate tra

loro. È, tuttavia, evidente il loro collegamento con la crisi morale, con l’indebolimento

del senso religioso della vita, con la perdita del senso di peccato,

la mancanza di fi ducia nella misericordia di Dio, l’ignoranza sul ruolo

del sacerdote e sul signifi cato del sacramento, la mancanza di entusiasmo

e di disponibilità da parte degli stessi confessori, nonché dei parametri ...



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Titolo: "Maria che non riesce a vedere il suo bambino"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Tomasz Szymczak
Pagine:
Ean: 2484300019692
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Il nome di questo antico autore, rappresentante del mondo della poesia

siriaca cristiana, probabilmente non è tanto noto. A volte appare nella letteratura

come Simeone da Ghesir, la sua persona è defi nita quindi dalla sua

provenienza; a volte viene presentato come Simone il Vasaio (Simeon the

Potter, Shem’un Quqoyo), viene quindi identifi cato con l’appellativo che

dice il suo mestiere1.

La chiesa dove gode di popolarità più grande è probabilmente quella etiopica

che attribuisce a lui uno dei suoi inni più famosi, Wedasse Maryam.

Questa chiesa conserva anche i racconti in cui si parla delle apparizioni di

Maria che diede a Simone il compito di comporre i canti di lode2. Ma in altre

parti del mondo non è tanto famoso. Il fatto che altrove è poco conosciuto si

può attribuire almeno a due fattori. Il primo: la raccolta dei testi che vengono

attribuiti a lui è molto limitata. Sebastian Euringer, il primo editore dei

suoi testi e nello stesso tempo il traduttore in lingua tedesca3, ha pubblicato

nel 1913 il testo delle 9 antifone per Natale. Questa piccola raccolta costituisce

già l’opera omnia di Simeone il Vasaio. Il secondo fattore: Shem’un

Quqoyo sta all’ombra dei grandi. Se avesse avuto la fortuna di nascere due

secoli prima, forse sarebbe conosciuto oggi come il precursore della poesia

cristiana, o almeno come il predecessore del grande sant’Efrem il Siro,

l’Arpa dello Spirito Santo. Siccome nasce però dopo quest’ultimo, viene

oscurato dalla sua grandezza. Per lo più, a volte viene addirittura confuso

con lui. La chiesa etiopica ha preservato ad esempio i manoscritti in cui si

possono trovare le miniature rappresentanti un certo «Efrem il Vasaio». Ma

forse il fatto stesso che il grande Efrem il Siro viene confuso con il piccolo



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Titolo: "Il capitolo generale di Pisa 1263"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Emil Kumka
Pagine:
Ean: 2484300019654
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

L’origine del Capitolo dell’Ordine Francescano va ricercata nel quadro

dei primi incontri che la peculiare forma di vita della nascente fraternità

comportava per spontanea esigenza. Tommaso da Celano nella sua prima

biografi a di san Francesco così racconta questi incontri, il loro scopo e

la loro articolazione:

Ma passato breve tempo, san Francesco, desiderando di rivederli tutti, pregò

il Signore, il quale raccoglie i fi gli dispersi d’Israele (Is 11,12), che si degnasse

nella sua misericordia di riunirli presto. Prendendo il cibo insieme manifestano

calorosamente la loro gioia nel rivedere il pio pastore e la loro meraviglia

per aver avuto il medesimo pensiero. Raccontano poi i benefi ci ricevuti

dal misericordioso Signore e chiedono e ottengono umilmente la correzione e

la penitenza dal beato padre per le eventuali colpe di negligenza o di ingratitudine.

Allora il beato Francesco, stringendo a sé i fi gli con grande amore, cominciò

a manifestare a loro i suoi propositi e ciò che il Signore gli aveva rivelato

(1Cel 30)2.

È ora il momento di concentrare l’attenzione soprattutto sull’Ordine che Francesco

suscitò col suo amore e vivifi cò con la sua professione. Proprio lui infatti

fondò l’Ordine dei frati minori, ed ecco in quale occasione gli diede tale

nome. Mentre si scrivevano nella Regola quelle parole: «Siano minori», appena

l’ebbe udite esclamò: «Voglio che questa Fraternità sia chiamata Ordine dei

frati minori» (1Cel 38)3.

Avendo disprezzato tutte le cose terrene ed essendo immuni da qualsiasi amore

egoistico, dal momento che riversavano tutto l’affetto del cuore in seno alla

comunità, cercavano con tutto l’impegno di donare perfi no se stessi per venire

incontro alle necessità dei fratelli. Erano felici quando potevano riunirsi, più felici

quando stavano insieme; ma era per tutti pesante il vivere separati, amaro

il distacco, doloroso il momento dell’addio (1Cel 39)4.

La crescita del numero dei frati porta un cambiamento e gli spontanei

incontri divennero annuali. Già nel 1216 Giacomo da Vitry afferma che:

Gli uomini di questa «religione» con notevole vantaggio convengono una volta

l’anno nel luogo stabilito per rallegrarsi nel Signore e magiare insieme. Qui,

avvalendosi del consiglio delle persone esperte, formulano e promulgano le loro

leggi sante e confermate dal signor papa5.

Nel 1217 c’è l’istituzione delle province religiose proprio durante il capitolo

di Pentecoste. E ciò provoca la codifi cazione dell’obbligo del capitolo

triennale del Ministro generale con i ministri provinciali e del capitolo annuale

nelle province. Infatti la Regola non bollata del 1221 così prescrive:

Ogni anno ciascun ministro possa riunirsi con i suoi frati, ovunque piaccia a loro,

nella festa di san Michele arcangelo, per trattare delle cose che riguardano Dio.

Ma tutti i ministri che sono nelle regioni d’oltremare e d’oltralpe, vengano una

volta ogni tre anni, e gli altri ministri una volta all’anno al capitolo di Pentecoste

presso la chiesa di Santa Maria della Porziuncola, a meno che dal ministro

e servo di tutta la fraternità non sia stato ordinato diversamente (Rnb XVIII)6.

Il Capitolo di Pisa celebrato a Pentecoste, il 20 maggio del 1263, fu il

XXII Capitolo generale, secondo notizie documentate e verifi cabili. Nel

1257 durante il Capitolo generale celebrato a Roma, Bonaventura da Bagnoregio

fu eletto ministro dell’Ordine Minoritico. Lungo il suo generalato,

tra il 1257-1274, convocò cinque capitoli, nel 1260 a Narbona, nel 1263

a Pisa, nel 1266 a Parigi, nel 1269 ad Assisi e nel 1272 a Lione.

Il Capitolo pisano ebbe un ruolo importante per la famiglia minoritica,

poiché toccò alcuni temi che fi no ad oggi hanno avuto le loro risonanze nella

storia dell’Ordine e non solo. Tuttavia, mancano gli atti capitolari, che non

si sono conservati e sono, fi no ad oggi, sconosciuti, se non nella sola parte

liturgica. In forza delle testimonianze indirette e, a volte, implicite, si possono

individuare quattro temi certi e un quinto di più diffi cile collocazione

storica. Si tratta delle seguenti problematiche: l’approvazione della Legenda



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Titolo: "Potestas and Munus in Contemporary Canon Law"
Editore: Lateran University Press
Autore: Lorenzo Cavalaglio
Pagine:
Ean: 2484300020902
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Summary

1. The origin of the notion. 2. “Munus” and “Officium”. 3. “Munus” and “potestas”. 4. There is no “potestas” without “munus” (anymore).

Sommario

1. L’origine della nozione. 2. “Munus” e “Officium”. 3. “Munus” e “potestas”. 4. Non c’è (più) “potestas” senza “munus”.

 

1. The origin of the notion

As in every legal analysis, even in examining the notion of “munus” and that of (ecclesiastical) “potestas” we cannot avoid a previous explanation of the specific meaning and of the possible application of the subject matter. So that, we have to put the institutions summarized by these notions in the light of the historical development that determined, favored and sometimes conditioned their use in the legal field1.

This preliminary analysis, inherently implied in legal method (for which it represents the unavoidable theoretical premise and the condition itself of every practical discourse2), is still more necessary for the evaluation of notions and concepts that Canon Law inherited directly from Roman Law. Actually, it is impossible to forget the influence of Roman Law on ecclesiastical Institutions, when they first appeared and consolidated (in the central centuries of the Roman Empire, et pour cause), and on the studies of medieval lawyers, who invented and shaped Canon Law in the age of (re)discovery and diffusion of the Roman inheritance. Therefore, we have to define properly the historical value of the notions of “munus” and “potestas” in Roman Law, before trying to evaluate their current meaning.

Generally, the term “potestas” indicates the supremacy of a person over others, both in Private and in Public Law3. The attempts to explain the original meaning of the term in Roman Law have been many, and they were often reciprocally conflicting.

There is a first, classical vision, according to which “potestas” is a large and generic notion; and another one, more precise from a historical point of view, but not so different in its practical results. According to this second perspective, “potestas” acquired a specific legal meaning only in a later age, whereas earlier it was related rather to “power” in a larger sense4. The ambiguity of the sources seems indeed to confirm this interpretation, because the term is used to designate «qualsiasi posizione di predominio di un cittadino in relazione ad una funzione pubblica da lui svolta.»5

Actually, in order to give a complete definition of “potestas” we have to show its constant relation (not an opposition, indeed; but surely an implicit confrontation) with the concept of “auctoritas”.

This notion, typical of Roman Law (there is no equivalent in Greek6), was so important in the social life of ancient Rome that it was an essential characteristic of its political structure. From its etymological connection with the verb augere (auctor is qui auget), it derives a fundamental content of confirmation, ratification by a superior and qualified organ or person, which gives «all’atto che si tratta di compiere una garanzia (auctoritas) di legittimità, di efficacia o di semplice opportunità.»

The difference between “potestas” and “auctoritas” was clear. The first one was a legal power, linked to an Office or political function; the other one was a sort of preeminence, whose content was not so exactly defined, based on the social acknowledgement of a greater capacity of a person in respect to another8.

In Roman Law, the term “munus” has not a technical meaning in the legal sources of the last Republican Age. The theoretical elaboration of the notion started between the first and the second century AD and was completed by the jurists of the Severian Age9, «che sottolineano quei caratteri di onerosità ed obbligatorietà giuridica, in cui la dottrina moderna ravvisa ancora il paradigma del munus.»10 On the contrary, the original notion implied the typical characteristics of a free office, and a well-known definition (that of Verrius Flaccus, in its De verborum significatione11) established a connection between the two meanings: «Munus significat Officium cum dicitur quis munere fungi; item donum quod Officii causa datur.»12

That “ethical necessity”, indeed, was not necessarily implied by the notion of “munus”, because the term had a merely objective value, linked to the practical aspect of the office to which it was associated.

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Titolo: "Rassegna di Teologia n. 1/2017"
Editore: Collegium Professorum Sectionis Sancti Aloisii
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023408
Prezzo: € 13.00

Descrizione:

Sommario

FOCUS

Roberto Del Riccio SJ

Il 500° della Riforma e l’istanza sempre attuale di Lutero

 

STUDI

Michele Cassese

La missione evangelizzatrice della Chiesa

nella comunità parrocchiale

Paolo Nicelli

La mistica islamica, la dottrina e la prassi dei ûfî

Enrique Sanz Giménez-Rico SJ

Si può usurpare a Dio la sua ira?

Rilettura di Es 34,6-7 nel libro di Giona

 

NOTE & DISCUSSIONI

Caterina Ciriello

Chiesa e donne. La maternità spirituale

Gianluigi Pasquale OFM Cap.

L’influenza della teologia protestante

sul contesto cattolico di historia salutis

provocAzioni

Armando Nugnes

Riforma. Ri-configurazione a Cristo

 

RUBRICHE

Presentiam o un libro

Alfonso V. Amarante

Il Verbo si fa carne. Costruzione interattiva dell’assoluto cristiano

Forum ATI

Antonio Bergamo

Note a margine del XXVII Corso di aggiornamento

per docenti di teologia ATI

 

Recensioni

 

Libri ricevuti




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Titolo: "Ecclesiologia fondamentale del Vaticano II. Spunti di riflessione alla luce della ricezione della Lumen gentium"
Editore: Lateran University Press
Autore: Lubomir Zak
Pagine:
Ean: 2484300020414
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Estratto

Alla luce di una sintetica disamina delle differenti linee di interpretazione della Lumen gentium emerse durante il periodo postconciliare, l’Autore riflette sull’attualità della costituzione, intravedendola non tanto nelle singole prese di posizione o nelle formulazioni del documento quanto piuttosto nell’impostazione di fondo delle sue principali idee e intuizioni. Si parte dal presupposto che tale impostazione – da considerare una sorta di “ecclesiologia fondamentale” – si stagli con sufficiente chiarezza quando la dottrina del Vaticano II viene interpretata nell’orizzonte del dinamico fundamentum fidei: l’autorivelazione di Dio triuno in Gesù Cristo (cfr. DV). Facendo riferimento a K. Rahner, in particolare alla sua ermeneutica del “simbolo reale” riferito al Cristo e alla Chiesa, l’Autore mette in luce come una conseguente interpretazione teologico-fondamentale della Lumen gentium, svolta alla luce della verità della Rivelazione trinitaria, sia in grado di continuare a stimolare l’attuale ricerca ecclesiologica, spingendola verso nuovi promettenti sviluppi.

Parole chiave:

Concilio Vaticano II; Lumen gentium; Dei Verbum; Teologia della Rivelazione; Simbolo reale; Karl Rahner

 

Abstract

In the light of a synthetic analysis of the different lines of interpretation of Lumen gentium that have emerged during the post-conciliar period, the Author reflects on the relevance of the Constitution not so much by taking into account the individual positions assumed by the document, or the various formulations within it, as much as the fundamental perspective offered by its principle ideas and intuitions. Basic to this approach is the presupposition that this foundational perspective – which can be considered as a kind of “fundamental ecclesiology” – stands out with sufficient clarity when the teaching of Vatican II is interpreted against the horizon of a dynamic fundamentum fidei: the self-revelation of the triune God in Jesus Christ (cfr. Dei Verbum). By referring to K. Rahner, in particular to his hermeneutic of the “Real Symbol” with reference to Christ and the Church, the Author demonstrates how a consequential fundamental theological interpretation of Lumen gentium, attentive to the truth of trinitarian Revelation, continues to stimulate current ecclesiological research, advancing it toward new, promising developments.

Keywords:

Second Vatican Council; Lumen gentium; Dei Verbum; Theology of Revelation; Real symbol; Karl Rahner

 

_________________________________________________________

1. La questione dell’attualità della costituzione

I cinquant’anni di ricezione del Vaticano II attestano che la Lumen gentium è uno dei documenti più studiati e più discussi dell’intero corpus dei testi conciliari. Il che non sorprende, trattandosi di una delle quattro costituzioni elaborate e approvate durante «un concilio eminentemente ecclesiologico»2. Il Vaticano II è stato, infatti, «un concilio della chiesa sulla chiesa»3, essendo stata proprio questa sia il soggetto che l’oggetto di autorevoli enunciati dei padri conciliari4.

La storia della ricezione della Lumen gentium5 è caratterizzata dall’intrecciarsi e contrastarsi di differenti e, in certi casi, antitetiche prospettive di interpretazione, ma anche dalla permanente e simultanea presenza di differenti soggetti e ambienti di azione interpretativa. Quanto alla differenza delle prospettive, essa si è potuta notare anche recentemente in occasione del di battito sul Vaticano II come concilio di rottura o di continuità con la tradizione della chiesa6, durante il quale la Lumen gentium, assieme a qualche altro documento conciliare, fungeva da corpus delicti di primaria importanza. La costituzione veniva considerata, da parte di alcuni teologi e storici, un testo di rottura, contenente un’ecclesiologia totalmente nuova, del tutto diversa rispetto al passato; altri studiosi invece la classificavano come un documento di ininterrotta continuità dottrinale, al punto da poterla persino considerare una sorta di prolungamento dell’ecclesiologia del Concilio di Trento e del Vaticano I. Ai poli più estremi di tali divergenti posizioni si sono collocati coloro che affermano, chi con soddisfazione, chi con critica e disapprovazione, che la Lumen gentium rappresenti una linea di confine che taglia in due la dottrina cattolico-romana, dividendola tra il prima e il dopo, tra una versione passata e una versione attuale; ma anche coloro che tengono a ribadire che ogni nuova interpretazione della costituzione dovrebbe essere sottoposta al giudizio correttivo della dottrina sulla chiesa portata avanti, senza alcun cambiamento, dai concili e dai pontefici antecedenti al Vaticano II.

Quanto alla presenza di differenti soggetti e ambienti di azione interpretativa, va ricordato che la ricezione della Lumen gentium ha visto e continua a vedere impegnati, simultaneamente, il Magistero pontificio (con gli ausiliari, tra cui la Congregazione per la Dottrina della fede e la Commissione teologica internazionale), i teologi cattolici e quelli di altre confessioni, le commissioni miste del dialogo ecumenico, nonché gli ambienti rappresentati dalle esperienze ecclesiali promosse dai movimenti ecclesiali7 e, prima ancora, da alcune chiese particolari (nazionali e continentali)8 che, in misura non indifferente, hanno contribuito e tuttora contribuiscono alla maturazione di originali e valide scelte interpretative.

Ormai da mezzo secolo ogni capitolo della costituzione è stato e continua a essere oggetto di minuziose analisi e di numerosi interventi interpretativi da parte di tutti i suddetti soggetti, i quali, rivestiti di sensibilità teologiche non univoche, hanno individuato nel corpo delle formulazioni della Lumen gentium temi, idee e affermazioni che, alcuni subito altri con il passare del tempo, si sono profilati quali vere e proprie quaestiones disputatae e, con ciò, quali grandi e praticamente permanenti cantieri di lavoro. Si pensi, ad esempio, all’idea della chiesa descritta al n. 8 della costituzione con l’utilizzo della locuzione subsistit in; al tema del rapporto tra laici e chierici inscritto, al n. 10, nella cornice della relazione di unità nella differenza tra sacerdozio comune e sacerdozio ministeriale; al tema extra Ecclesiam nulla salus sviluppato, ai nn. 14-16, nell’orizzonte dell’idea dell’ordinatio ad populum Dei dei non cattolici; al tema del rapporto tra romano pontefice e vescovi inserito, al n. 22, nel contesto della trattazione sul collegio episcopale; al tema, al n. 23, del rapporto tra chiesa universale e chiese particolari (o locali), e via discorrendo.



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Titolo: "Rassegna di Teologia n. 2/2017"
Editore: Collegium Professorum Sectionis Sancti Aloisii
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023392
Prezzo: € 13.00

Descrizione:

Sommario

FOCUS

Mario Imperatori SJ

Matrimonio oggi: tra rinnovamento e destrutturazione 

 

STUDI

Gianluigi Pasquale OFM Cap

Amoris laetitia: analisi teologica

nel riflesso di Misericordia et misera 

Gianfranco Calabrese

Educare al dialogo nell’era del post-umano 

Francesco Donadio

Lutero e l’evoluzione della coscienza religiosa moderna 

 

NOTE & DISCUSSIONI

Gabriele Fadini

«Dio passò per El Salvador»: prospettive teologiche nel pensiero di Oscar Romero 

Giovanni Patriarca

La riscoperta dell’essenziale. L’ontologia della pace e la metafisica dell’incontro. Introduzione al pensiero di Lanza del Vasto 

Pasquale Bua

La creazione come “grammatica” dell’incarnazione. L’unità di antropologia e cristologia nel pensiero di Karl Rahner 

 

PROVOCAZIONI

Dario Garribba

Martire. All’origine dell’essere cristiani 

 

RUBRICHE

Presentiam o un libro

Antonio Orazzo SJ

La dottrina dello Spirito Santo: da Ilario, oltre Ilario 

 

Recensioni

Libri ricevuti 



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