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Ebook - Ebook - Riviste



Titolo: "Who Wants to Be a Franciscan? Candidates to the Order of St Francis in Córdoba, Argentina (1666-1850) (309-327)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Jorge Troisi Melean
Pagine:
Ean: 2484300020193
Prezzo: € 4.00

Descrizione:A fines del siglo XVIII, la disminución del número de religiosos produjo una grave crisis en la Iglesia hispanoamericana. Para evaluar el impacto de la crisis, se estudian los patrones de reclutamiento de los candidatos al hábito franciscano en Córdoba, desde los comienzos de su noviciado a mediados del siglo XVII, hasta 1850. Serán analizadas, en particular, las Informaciones de “genere, vita et moribus” de aspirantes: una fuente inédita del Archivo del Convento de San Jorge, en Córdoba, que incluye datos sobre los candidatos a la Orden franciscana en esa ciudad colonial de la Argentina.

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Titolo: "Hospital balneario franciscano de Los Baños (Laguna, Filipinas). Nuevos documentos para su historia (251-308)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Cayetano Sànchez Fuertes. OFM.
Pagine:
Ean: 2484300020186
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Among the various hospitals established and/or run by the Franciscans in the Philippines in the early modern period, Los Baños was famous for the healing qualities of its hot springs. The transcription of 22 documents pertaining to the history of the hospital between 1603 and 1877 contributes to filling some gaps in our knowledge of Los Baños. They mainly speak of its regal and, especially, local funding, therefore giving some interesting insights into the economic and social history of this small place in Laguna Province. Some documents also shed light on projects for the rehabilitation of the facility in 1827/28 and in 1877. The hospital finally came into public hands in the 1880s and was closed in the aftermath of World War II. 



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Titolo: "Lateranum n. 1/2016"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846511027
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

Articoli

Romano Penna, Martin Lutero e la Bibbia

Giuseppe Lorizio, The Eucharistic Doctrine of Luther, Read and Interpreted by a Catholic Theologian

Ricc ardo Ferri, Le missioni divine nel De Trinitate di Agostino d’Ippona. Commento ai libri II-IV

Pascal Ide, Une lecture polysémique de la nature. Trois propositions pour un discours des méthodes. II

Carlo Lorenzo Rossetti, Dignitas dilectionis munus. Dignità umana e Fede cristiana

 

Note

Karel Skalick ý, La Rivelazione e il tempo. Abbozzo della tipologia della rivelazione secondo il parametro del tempo

Wilfried Härle, Kirche als congregatio oder als – zweifache – communio sanctorum?

 

 

EDITORIALE

Il 31 ottobre 2017 faremo memoria dei cinquecento anni della riforma.

La nostra Facoltà di Teologia partecipa attivamente a un percorso di avvicinamento

all’evento attraverso un progetto di ricerca interfacoltà, attivato col contributo

del Servizio Nazionale per gli studi superiori di Teologia e di Scienze

religiose della Conferenza Episcopale Italiana. Il lavoro si svolge in sinergia

con la Facoltà Valdese di Teologia di Roma, la Facoltà Teologica dell’Italia

Settentrionale di Milano, l’Istituto ecumenico San Bernardino di Venezia e

l’Istituto Sophia di Loppiano e vede il coinvolgimento di un gruppo qualificato

di studiosi, che programmano corsi comuni per le nostre specializzazioni

e si incontrano periodicamente per incontri seminariali di confronto. La tematica

generale e l’orizzonte in cui si svolge questo impegnativo lavoro è stata

individuata nella spiritualità della riforma. E gli argomenti dei corsi comuni,

attivati a partire dal 2015-16, saranno rispettivamente: la theologia crucis, la

spiritualità del simul iustus et peccator e la riforma dell’agire ecclesiale.

Se lo scopo del progetto è anzitutto la preparazione e la celebrazione del

V centenario della Riforma, tuttavia il suo intento più ampio è di continuare,

anche dopo il 2017, questo lavoro di ricerca e di promozione di studi sulla Riforma,

interconfessionale e di interfacoltà. Gli ambiti epistemologici e metodologici

di tali ricerche sono stati individuati sostanzialmente in due direzioni

diverse ma interagenti fra loro:

1. l’ambito storico (così da coinvolgere anche i vari Dipartimenti di storia

delle Università statali e non), volto ad approfondire i “significativi mutamenti”

di metodo, analisi e valutazione su personaggi ed eventi del XVI secolo

che la storiografia degli ultimi cento anni ha introdotto; questa precisa

attenzione alla storia parte anche dalla sensazione che tale “evoluzione” storiografica

non trovi adeguato peso e ascolto nei tradizionali manuali delle

facoltà teologiche.

2. L’ambito teologico con particolare attenzione alla dimensione esistenziale,

spirituale e pastorale della teologia secondo la visione di Lutero e degli

altri riformatori; una teologia, quindi, non tanto “di scuola”, ma a livello di

vita e di comunità, e in tal senso pastorale e spirituale, elaborata e finalizzata

alla formazione (“ri-forma”) costante dei singoli credenti e della Chiesa alla

luce del Vangelo.

L’attualità dell’argomento ri-forma è fuori discussione, ma essa incrocia

anche la tematica dell’anno giubilare che la Chiesa cattolica sta celebrando.

Benedetto XVI, infatti, nel bellissimo discorso pronunciato ad Erfurt il 23

settembre 2011, ebbe modo di dire:

«Ciò che non dava pace [a Lutero] era la questione su Dio, che fu la passione

profonda e la molla della sua vita e dell’intero suo cammino. “Come posso avere

un Dio misericordioso?”: questa domanda gli penetrava nel cuore e stava dietro

ogni sua ricerca teologica e ogni lotta interiore. Per Lutero la teologia non era

una questione accademica, ma la lotta interiore con se stesso, e questo, poi,

era una lotta riguardo a Dio e con Dio. “Come posso avere un Dio misericordioso?”.

Che questa domanda sia stata la forza motrice di tutto il suo cammino mi colpisce

sempre nuovamente nel cuore. Chi, infatti, si oggi si preoccupa ancora di questo,

anche tra i cristiani? Che cosa significa la questione su Dio nella nostra vita? Nel

nostro annuncio? […] il male non è un’inezia. Esso non potrebbe essere così potente

se noi mettessimo Dio veramente al centro della nostra vita. La domanda: Qual è

a posizione di Dio nei miei confronti, come mi trovo io davanti a Dio? – questa

scottante domanda di Lutero deve diventare di nuovo, e certamente in forma

nuova, anche la nostra domanda, non accademica, ma concreta. Penso che questo

sia il primo appello che dovremmo sentire nell’incontro con Martin Lutero».

Con queste motivazioni e con questo spirito, la rivista espressione della Facoltà di

teologia della nostra Università ospita ed ospiterà studi afferenti a tale progetto

di ricerca, perché oltre il gruppo degli addetti ai lavori, tutta la comunità accademica

e i nostri lettori possano partecipare a questo impegnativo e affascinante cammino.



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Titolo: "The Eucharistic Doctrine of Luther, Read and Interpreted by a Catholic Theologian"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giuseppe Lorizio
Pagine:
Ean: 2484300020544
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Abstract

In line with a renewed relationship with Luther’s thought instead of a reductionist vision that tends to emphasize what the Lutheran theology negates, the article highlights the positive aspects in some of Luther’s writings on the sacrament of the Eucharist. From his Eucharistic Sermons to the Polemical and «Doctrinal» Works, an evolution can be disclosed. But the Eucharistic realism remains the underlying fundamental perspective based on the realism of the very mystery of Christ, of His incarnation, passion, death and resurrection, which no hypothetical formula could encase without reducing or removing it. In clear opposition to the “representationism” of his fellow reformers, the Father of the Reformation holds that the formula ist is not bedeutet, and affirms the realistic sacramentality of the Lord’s Supper, where the word of God actualizes what it expresses. The article fleshes out also three perspectives of interiority, otherness, and gratuity, which, along with Luther, can be discerned in the Eucharistic mystery-sacrament, seen in the light of Trinitarian ontology and agapic metaphysics.

Keywords

Luther, Reformed Tradition, Eucharist, sacrament, Trinitarian ontology, Christ

 

Abstract

In linea con un modo diverso di considerare Lutero, alternativo al riduttivismo che tende a enfatizzare ciò che la teologia luterana nega, l’articolo sottolinea la dottrina luterana sul sacramento dell’eucaristia in alcuni suoi scritti. Dai sermoni sull’eucarestia alle opere polemiche e dottrinali, si rivela un’evoluzione dentro cui però rimane fondamentale e costante il realismo del vero mistero di Cristo, della sua passione, morte e risurrezione. In aperta opposizione al “rappresentazionalismo” dei suoi seguaci riformatori, il Padre della riforma sostiene che la formula “ist” non va confusa con “significa” e afferma la sacramentalità reale della cena del Signore, dove la parola di Dio attualizza ciò che esprime. L’articolo abbozza anche tre prospettive – interiorità, alterità e gratuità – che con Lutero possono essere riconosciute nel mistero-sacramento dell’Eucarestia, considerato alla luce dell’ontologia trinitaria e della metafisica agapica.

Parole chiavi

Lutero, Tradizione Riformata, Eucarestia, Sacramento, Ontologia trinitaria, Cristo

 

__________________________________________________________

This reflection begins with a double difficulty. The first obstacle is the reverential fear with which I approach this exposition of Luther’s thought among specialists who certainly have a greater familiarity with, and understanding of, the Father of the Reformation than I do. At the same time, the fact that our shared work aims to reciprocally aid one another in the comprehension of what we profess and celebrate in our confessional belongings helps me overcome this first difficulty, otherwise insurmountable. The second challenge is a serious difficulty which derives from my first encounter with De captivitate. I experienced this text from the perspective of one who is, first of all, a Christian and Catholic priest who has sought to put the Eucharistic mystery, celebrated and lived in faith and devotion, at the center of faith and spirituality, as I was taught from the start of my preparation for First Communion and, as a young man, in the studies that led me to receive (thirty-five years ago) the gift of the priesthood, just as the Church to which I belong intends and lives it. I overcame this second dilemma with the knowledge of Luther’s own predicament when faced with a liturgical-sacramental praxis that had certainly deviated and was, by then, far from not only early Christianity but also the Gospel itself and its salvific word.

My hermeneutical position, which gives the perspective of this reflection, arises from the recognition of a reductionist vision of Lutheran theology that persists among Catholics. This vision especially tends to emphasize what the Lutheran tradition negates in relation to the Eucharistic mystery. This is evident not only in pre-Vatican II manualist works, but also in certain misdirected readings of the liturgical reform that have accompanied and followed the Council, almost as if the reform had adopted a Lutheran and, in general, a Reformed approach to the celebration of the sacraments, in particular, the Eucharist.

A reading which is interesting, though substantially misleading, might be the one offered by an entry in the Dictionnaire de théologie catholique entitled Luther and authored by J. Paquier.1 Faced with these positions – which defining as outdated would be reductive – I have deliberately chosen to highlight first the positive aspects in Luther’s writings (not all of them, of course) on the sacrament of the Eucharist, addressing the light that he sheds on this fundamental mystery. Then, I will look at the shadows he casts, addressing what he often virulently but in a critically prophetic way seems to insist on negating. This hermeneutical perspective is in line with a renewed relationship with Luther’s thought, the path suggested by the scholars (among others) J. Wicks, our professor at the Gregorian, and Y. Congar. The latter, besides dedicating a substantial chapter of his work on Luther to Eucharistic doctrine, expressed his opinion in the following manner: in Catholic interpretations (primarily French) “Luther showed the greatness of his errors, but he and his life were seen under the sign of mediocrity (Denigle), of the pathological (Grisar), of subjectivity (Maritain). Certainly Luther carried all of this within himself, but also how many treasures! May God be praised: in the last fifty years, historians and Catholic theologians have taken a more authentic approach.”2

Naturally, the perspective of the fundamentum dynamicum fidei, which underlies our entire work, will animate the discussion, exchange of views, and debate with Lutheran theology.

My study will proceed in the following manner: 0. Contextual notes; 1. Luther’s sermons on the Lord’s Supper; 2. The polemical works (De captivitate and Against the Heavenly Prophets); 3. The crystallization of doctrine in the Catechisms and the Confessio augustana; 4. Excursus: reflections on celebration (lex orandi). I will follow a primarily chronological order, with some exceptions, namely the discussion of Luther’s 1534 Holy Thursday sermon in Section One.



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Titolo: "Le missioni divine nel De Trinitate di Agostino d'Ippona. Commento ai libri II-IV"
Editore: Lateran University Press
Autore: Riccardo Ferri
Pagine:
Ean: 2484300020551
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Estratto

L’articolo segue la linea di sviluppo dei libri II-IV del De Trinitate di Agostino d’Ippona, il cui tema principale è costituito dalla riflessione sulle missioni divine del Figlio e dello Spirito Santo. Dopo l’enunciazione dei principi ermeneutici che presiedono all’interpretazione dei passi della Scrittura in cui si tratta delle missioni, l’intento di Agostino è mostrare, contro l’esegesi ariana, che missione non implica subordinazione. Tale fine è perseguito esaminando tre questioni, che ritmano la struttura dei tre libri: quale sia il soggetto delle teofanie veterotestamentarie; quali le loro modalità; quale il rapporto tra quelle e la pienezza della rivelazione della Trinità nell’opera di Cristo e nel dono dello Spirito Santo.

Parole-chiave

Essenza divina; incarnazione; mediatore; mediazione; missioni divine; persone divine; processione; teofania; Trinità economica; Trinità immanente; unità di Dio.

 

Abstract

This article presents the line of development in Books 2-4 of Augustine’s De Trinitate. In these Books the purpose of the author is to reflect about the divine missions of the Son and the Holy Spirit. After the examination of the hermeneutic criteria that guide the interpretation of the biblical passages in which the idea of mission appears, Augustine shows against Arian exegesis that “mission” does not mean “subordination”. This aim is pursued through the investigation of three issues, all of them concerning Old Testament theophanies: who is their subject; how they happen; what is their relationship with the fullness of Trinity’s revelation in the New Testament.

Key-words

Divine essence; divine missions; divine persons; economic Trinity; immanent Trinity; incarnation; mediation; mediator; procession; theophany; unity of God.

 

__________________________________________________________

In continuità con l’indagine fatta sul libro I del De Trinitate (d’ora in poi De Trin.)1 di Agostino2, prendiamo qui in considerazione i libri II-IV. I tre libri nel loro insieme costituiscono una chiara e indiscussa unità tematica, in quanto vertono principalmente sull’idea di missione divina. È vero che nel corso dell’esposizione il vescovo d’Ippona inserisce talora digressioni e divagazioni, tuttavia la nostra attenzione cercherà di seguire il filo principale della spiegazione, tralasciando le questioni meno attinenti o incidentali.

Riguardo alle missioni, poi, due sono gli aspetti che la lettura e il commento del testo metteranno in evidenza: in primo luogo il costante riferimento economico a qualsiasi affermazione fatta riguardo alla vita divina immanente: proprio la riflessione sulle missioni, che nel piano dell’opera precede un lavoro di intelligentia fidei sulla Trinità immanente, evidenzia l’attenzione agostiniana di partire dalla manifestazione che Padre, Figlio e Spirito Santo hanno fatto di se stessi nella storia della salvezza (dalla rivelazione ai Patriarchi e a Israele fino al compimento in Cristo) per poter fare qualsiasi affermazione sulla loro identità ad intra. In secondo luogo coglieremo il sapiente equilibro che emerge nella speculazione agostiniana tra il riferimento al distinto agire delle persone divine nella storia e la loro unità essenziale, in modo che nessuno dei due punti di vista abbia una priorità sull’altro, ma al contrario ciascuno rimandi intrinsecamente all’altro.

1. Libro II

Possiamo distinguere il libro II in tre sezioni: i primi paragrafi del libro (De Trin. 2, 1 - 2, 4, 6) considerano i principi ermeneutici che presiedono alla lettura di quei passi della Scrittura in cui si parla della differenza tra Padre, Figlio e Spirito Santo; la seconda (ibidem, 2, 5, 7 - 2, 7, 12) introduce la riflessione sulle missioni divine; il § 2, 7, 13, poi, costituisce la chiave di volta dell’intera architettura dei libri II-IV, in quanto presenta i tre principali problemi inerenti le missioni: la trattazione del primo occuperà la parte restante del libro II, mentre al secondo sarà dedicato il libro III e al terzo il libro IV.

1.1. Principi ermeneutici

Agostino comincia il libro II con un breve ma pregnante proemio, in cui delinea le difficoltà che si presentano nell’intelligenza della Trinità. Con un linguaggio che riprende i termini delle Confessiones, laddove aveva descritto la prima esperienza di Dio avvenuta dopo la lettura dei libri platonicorum3, il vescovo d’Ippona ammette che a causa della debolezza umana (infirmitas humana) dello sguardo della mente (acies mentis) nello sforzo d’intuire la luce inaccessibile (intueri inaccessibilem lucem) e a causa del linguaggio molteplice e multiforme della Scrittura (in ipsa multiplici et multimoda locutione Litterarum sacrarum) è facile cadere in errore quando si tratta della Trinità. Tuttavia, se almeno riesce a evitare i due errori più gravi (prendere partito prima che sia apparsa la verità e ostinarsi nell’errore), Agostino intende indagare la substantia Dei sia per mezzo della Scrittura, sia per mezzo delle creature (sive per Scripturam, sive per creaturam).

[...]



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Titolo: "Une lecture polysémique de la nature. Trois propositions pour un discours des méthodes. II"
Editore: Lateran University Press
Autore: Pascal Ide
Pagine:
Ean: 2484300020568
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Estratto

Le discours sur la nature est aujourd’hui dans une situation paradoxale : d’un côté, il est presque exclusivement scientifique ; de l’autre, les approches du cosmos demeurent multiples : certes scientifique, mais aussi philosophique, écologique, esthétique, psychologique, théologique, etc. L’article se propose d’accueillir cette diversité (polysémie) et d’en offrir une vision synthétique en trois temps, de plus en plus englobants, ponctués par des tableaux récapitulatifs. La première partie de l’article a introduit la question, proposé un bref parcours historique (première partie) et exposé la première unification, univoque. Cette seconde partie de l’article traite des deux autres unifications. La deuxième, analogique et catalogique, englobe aussi les cosmologies théologiques à partir de l’induction analogique (troisième partie). Enfin, la troisième unification, suranalogique et symbolique, connecte les approches restantes, notamment psychologique, écologique, esthétique, à partir de la circulation ordonnée des transcendantaux (quatrième partie).

Termes-clés

Nature, sciences de la nature, cosmologie philosophique, cosmologie théologique, unité, méthode, transdisciplinarité, atome, substance, holistique, induction, analogie, symbolique, transcendantaux, être comme amour.

 

Abstract

Discourse about nature finds itself today in a paradoxical situation. On the one hand, it is almost entirely scientific. On the other hand, there are still multiple approaches to the universe, some scientific, others philosophical, ecological, aesthetical, psychological, etc. The article seeks to accept this polysemy and to offer a synthetic vision in three steps summarized in a series of charts. The second part of the article treats two other concentrations, viz., the analogical and systematic, which include the cosmological and theological beginning from analogical induction, and the sovereign logical and symbolical that connects the remaining approaches, i.e., the psychological, ecological and aesthetical stemming from the ordered circularity of the transcendentals.

Keywords

Nature, Cosmology, Unity, Method, Analogy, Symbol, Transcendentals, Being as love.

 

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« L’entièreté de ce monde sensible est comme un livre écrit par le doigt de Dieu » 

3. L’induction analogique

La répartition qui vient d’être proposée est interne à la philosophie de la nature et aux sciences de la nature. Elle pourrait, idéalement, organiser sinon une réconciliation, du moins un dialogue, entre courants trop habitués à se poser en s’opposant, à se dévisager en se défigurant, au lieu de se juxtaposer et de s’envisager, bientôt de se compléter, dans une vision unifiée qui n’est aujourd’hui – et peut-être ne sera jamais, étant donné la puissance de ce qu’Aristote appelle « accoutumance » 2 – qu’utopiquement visée. Mais la diversité des discours sur le monde englobe aussi des objets formels, voire des lumières 3, extérieurs soit à la philosophie, soit à la science, à savoir ceux de la théologie. Il s’agit donc désormais d’articuler trois approches : scientifique, philosophique et théologique.

3.1. Refus

Si l’on se refuse aux trois postures extrêmes et unilatérales que sont le scientisme, exclusif de toute philosophie 4 comme de toute théologie, le philosophisme et le fidéisme – cette dernière ayant été illustrée ci-dessus dans sa figure contemporaine qu’est le fondamentalisme –, la position aujourd’hui la plus souvent adoptée est celle, épistémologique, du pluralisme et celle, éthique, de la tolérance. Elle fut systématisée par un chercheur de renom, professeur à l’Université de Harvard, biologiste, géologue et historien des sciences, autant que vulgarisateur, Stephen Jay Gould, sous le nom de principe de NOMA : construit sur l’acrostiche approximatif Non-Overlapping Magisteria, ce que l’on peut traduire « non-empiètement des magistères », il s’applique notamment aux relations entre sciences, philosophie et religion, mais aussi à la poésie ou à la politique. « Un magistère est un domaine où une certaine forme d’enseignement détient les outils appropriés pour tenir un discours valable et apporter des solutions » 5. Le principe se subdivise en deux thèses. Au lieu de les énoncer en général, voyons comment elles se formulent concrètement dans le cas des relations entre science et religion :

« Premièrement, ces deux domaines sont d’égale valeur et aussi nécessaires l’un que l’autre à toute existence humaine accomplie ; deuxièmement, ils restent distincts quant à leur logique et entièrement séparés quant à leurs styles de recherche, même si nous devons étroitement intégrer les perspectives des deux magistères pour élaborer la riche et pleine conception de l’existence que l’on désigne traditionnellement comme ‘sagesse’ » .

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Titolo: "Kirche als congregatio oder als zweifache communio sanctorum?"
Editore: Lateran University Press
Autore: Wilfried Härle
Pagine:
Ean: 2484300020599
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Abstract

Zentral geht es um das Verständnis von Kirche – just im Blick auf die systematisch relevante Bedeutung ererbter Begrifflichkeiten. Unter dieser Rücksicht werden vor allem communio und congregatio aneinander gespiegelt. Dabei tritt die für Kirche bestimmende Dialektik von vertikaler und horizontaler Logik deutlich hervor. Aus der gründenden Gemeinschaft mit Gott geht die Gemeinschaft der Gläubigen untereinander hervor. So erhellt sich die sakramentale Abendmahlsfeier als identitätsstiftendes Geschehen.

Schlüsselwörter:

Kirche; communio sanctorum; congregatio; Anteilgabe und -habe; Beziehung; Gemeinschaft mit Gott; Abendmahl

 

Abstract

The central question all focuses on the correct way of defining the Church. Terms and concepts taken from the tradition are analysed – right to emphasize their relevance in systematic theology. Mainly communio and congregatio are pointed out according to their particular significance. It gets evident that the nature of Church is characterized by some inner dialectics between vertical and horizontal logic. All is based on the communion with God, and only in a second moment the communion among those who believe gets relevant. That’s the reason why the Last Supper’s sacramental celebration really creates identity.

Keywords:

Church; communio sanctorum; congregatio; make participate; participation; relation; community and unity with God; Last Supper

 

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1. Eine Retractatio

Ich bin nun spätestens in dem Alter angekommen, in dem einem – nach dem Vorbild des großen Augustinus – Retractationes wohl anstehen. Ich habe damit allerdings schon sehr viel früher begonnen. Mein Schriftenverzeichnis weist schon im Jahr 1972 eine erste Miszelle mit dem Titel „Selbstkritik“1 aus, und sie war auch genau so gemeint. Wer viel irrt und damit frühzeitig beginnt, und beides habe ich getan, hat viel Gelegenheiten für Retractationes. Dass diese nicht nur Alterserscheinungen sind, sondern auch eine sportliche Note haben und insofern auch auf Lebendigkeit und Fitness, ja vielleicht sogar auf innere Jugendlichkeit, verweisen können, habe ich aus der patristischen Literatur gelernt, in der „Retractatio“ häufig mit „Rückzieher“, gelegentlich sogar mit „Fallrückzieher“ übersetzt wird.

Einen solchen muss und will ich aus Anlass dieses Vortrags machen, und zwar bezogen auf einen Text, mit dem ich ansonsten auch nach einem Vierteljahrhundert immer noch sehr zufrieden bin: meinen Artikel „Kirche VII. Dogmatisch“ in der TRE.2 Dort schrieb ich im Rahmen meiner „dogmatische(n) Erörterung der Lehre von der Kirche, die sich ihrer konfessionellen – in diesem Falle evangelisch(-lutherischen) Herkunft bewusst ist“3: „In der Formulierung des Apostolikums ‚communio sanctorum’ kommt auf prägnante Weise zum Ausdruck, dass die Kirche durch die Teilhabe an dem sie heiligenden Wort und Werk Gottes als Gemeinschaft von Geheiligten (= Glaubenden) existiert. Diesen komplexen Sachverhalt expliziert die Confessio Augustana ansatzweise in der Formel ‚congregatio sanctorum et vere credentium’ (CA VIII).

Am deutlichsten kommt diese Wesensbestimmung der Kirche in der Formulierung der Schmalkaldischen Artikel zum Ausdruck, wenn es dort heißt: ‚es weiß gottlob ein Kind von 7 Jahren, was die Kirche sei, nämlich die heiligen Gläubigen und ‚die Schäflin, die ihres Hirten Stimme hören’ …“.4 An dem, was ich damals geschrieben habe, ist nichts falsch, jedenfalls nicht „richtig falsch“, aber es ist doch missverständlich, so, als seien die lutherischen Formeln in CA und SA eine hinreichende Explikation der Formel „communio sanctorum“. Zwar bin ich rückblickend froh, dass ich damals nur gesagt habe, die Formel „communio sanctorum“ werde in CA VIII „ansatzweise“ expliziert, und dass ich für die Formel „communio sanctorum“ nur das Apostolikum als Quelle in Anspruch genommen habe, aber es wäre doch zumindest erhellend gewesen, wenn ich hinzugefügt hätte, dass die Formel „communio sanctorum“ in den lutherischen Bekenntnisschriften ausschließlich als Zitat aus dem Apostolikum und nie zur Explikation der eigenen Ekklesiologie verwendet wird.

Ich habe das damals nicht so geschrieben, weil es mir noch nicht bewusst war, und nicht etwa, weil ich das verheimlichen wollte. Im Gegenteil: Es hätte als kritischer Hinweis sehr gut zu dem von mir selbst schon damals vertretenen ekklesiologischen Ansatz gepasst. Aber dazu hätte es mir eben bewusst sein müssen, und das war es leider nicht. Heute meine ich – wie gesagt – zu wissen, dass die ekklesiologische Zentralformel „communio sanctorum“ in den lutherischen Bekenntnisschriften ausschließlich als Zitat aus dem Apostolikum5 und niemals zur eigenständigen Explikation der lutherischen Ekklesiologie vorkommt. Und es ist mir auch deutlich, wodurch das so gekommen ist: Der Begriff „congregatio sanctorum (et vere credentium)“ (also Versammlung) hat ihr den Rang abgelaufen bzw. sich als Ersatz für „communio sanctorum“ etabliert. Gründe für diese Ersetzung von „communio“ durch „congregatio“ habe in den reformatorischen Texten nirgends genannt oder ausgeführt gefunden. Ist es der „personalere“ Charakter von congregatio im Gegenüber zu „communio“?

[...]



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Titolo: "Le vicende extra conciliari di Fernando Ruiz y Solórzano, arcivescovo di Yucatán (Messico)"
Editore: Lateran University Press
Autore: Piero Doria
Pagine:
Ean: 2484300021350
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Al concilio Vaticano II hanno partecipato complessivamente 3058 padri conciliari. Tuttavia, non tutti coloro che erano tenuti ad intervenire, secondo il Codice di Diritto Canonico o per concessione del papa, furono presenti. Nel 1964, per esempio, su 3074 aventi diritto presero parte ai lavori in aula 2466 vescovi, e nel 1965 su 3093 (valore più alto) risposero alla chiamata 2625 padri1.

Tra gli assenti, tutti giustificati, molti furono coloro che chiesero di essere esentati per ragioni di età, di salute o anche perché impediti dai rispettivi governi – soprattutto dell’Europa dell’Est, sotto l’influenza e il controllo dell’Unione Sovietica, e della Cina che aveva il triste primato del maggior numero di vescovi in carcere per fede – che, rifiutandosi di rilasciare il passaporto, ne vietarono di fatto la partecipazione. Tra di essi emerge anche il caso, eccezionale, di un vescovo messicano, Fernando Ruiz y Solórzano (arcivescovo di Yucatán)2, al quale per ragioni disciplinari venne impedito da Paolo VI di prendere parte all’Assemblea durante i lavori del terzo (1964) e del quarto periodo (1965). Ed è la seguente vicenda che esaminerò, in questa sede, attraverso la documentazione conservata nell’Archivio del concilio Vaticano II.

Come già detto, si tratta di un evento eccezionale che non ha, vale la pena di precisare, nulla a che vedere con la grande Assemblea dei Vescovi e che mette, al contrario, ancora una volta in evidenza lo stile e la proverbiale delicatezza, ormai ampiamente nota, di Paolo VI, che seppe prendere o far prendere (Congregazione Concistoriale) gli opportuni provvedimenti senza particolari clamori o pubblicità e, soprattutto, nel pieno rispetto della dignità della persona umana secondo gli insegnamenti di sant’Agostino. Tema, del resto, quest’ultimo (del rispetto della dignità della persona umana) ampiamente evocato dallo stesso pontefice nei suoi interventi durante tutto il periodo conciliare.

A questo proposito, mi sembra di poter affermare, che tranne i pochi direttamente interessati, per questione di ufficio, vale a dire, ovviamente oltre a Paolo VI, il cardinale Amleto Giovanni Cicognani (Segretario di Stato), Pericle Felici (Segretario Generale del Concilio), Angelo Dell’Acqua (sostituto della Segreteria di Stato), il cardinale Carlo Confalonieri (segretario della Congregazione Concistoriale), Sergio Guerri (segretario del Segretariato Amministrativo) e Luigi Raimondi (delegato apostolico in Messico, per il mezzo del quale veniva trasmessa la documentazione del Vaticano all’Arcivescovo di Yucatán), nessuno altro venne a conoscenza della vicenda o così, almeno, sembrerebbe.

Ma veniamo ai fatti!

Nel corso del mese di agosto 1964 giungeva inaspettata a Sergio Guerri una lettera del direttore dell’Hotel Americana, in via Aurelia a Roma, con la quale respingeva il rinnovo della prenotazione in favore di Fernando Ruiz y Solórzano e del sacerdote Luis Muñoz, segretario di Luis Altamirano y Bulnes (arcivescovo di Morelia in Messico)3, per il terzo periodo, entrambi in qualità di ospiti della Santa Sede, come persone non desiderate in quanto, a detta del responsabile dell’albergo, resesi protagoniste di comportamenti inappropriati.

Di seguito le due note riservatissime redatte da Sergio Guerri, il 14 agosto 1964, e trasmesse ad Angelo Dell’Acqua, riguardanti rispettivamente l’Arcivescovo e il Sacerdote:

S. E. Mons. Ruiz y Solorzano Fernando, Arcivescovo di Yucatan (Mexico) durante la seconda sessione del Concilio Ecumenico Vaticano II, è stato ospitato, a carico della Santa Sede, presso l’Hotel Americana di Roma, Via Aurelia.

[...]



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Titolo: "Mons. Pietro Rossano: cultura e dialogo"
Editore: Lateran University Press
Autore: Andrea Riccardi
Pagine:
Ean: 2484300021367
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Ringrazio per questa occasione** di ricordare mons. Pietro Rossano e per avermi invitato a prendere la parola su questa figura di un amico scomparso ormai molti anni fa. Abbiamo continuato a ricordarlo e a studiarlo negli anni passati, non solo per affetto ma per il significato della sua figura poliedrica, che non può essere esaurita in una sola definizione: biblista, studioso delle religioni, docente universitario, uomo di Curia e altro. Eppure la sua storia ci appare confinata in un tempo lontano, prima della globalizzazione e prima della dissoluzione dell’Unione Sovietica: muore nel luglio 1991, a cinquantotto anni, un mese prima della fine dell’URSS. In quegli anni cominciava un tempo differente, mentre culture, religioni e civiltà entravano in un rapporto più stretto, che poteva divenire conflittuale.

Pietro Rossano era cittadino di un mondo che aveva le sue radici nell’Italia povera della guerra e del secondo dopoguerra. Ricordava sempre l’effetto pacificatore su di lui adolescente (che non capiva appieno quel che succedeva con la guerra) delle parole del radiomessaggio di Pio XII, il 24 agosto 1939: «Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra. Ritornino gli uomini a comprendersi. Riprendano a trattare». Da giovane ha vissuto le povertà di quell’ambiente e ha perseguito fin dai primi anni la via della fede “pensata” (avrebbe detto più tardi), del sacerdozio, di un’esistenza di studio, ricerca, amicizie nutrite di idee e dialogo. Evoco brevemente, tra i suoi amici, la figura di Natale Bussi, intellettuale di provincia che guardava lontano,

amico del domenicano e biblista Giuseppe Girotti di Alba, ucciso a Dachau nel 1945 per aver nascosto gli ebrei durante le razzie naziste.

Vorrei interrogarmi, con uno sguardo rivolto al futuro della Chiesa, su Pietro Rossano servitore della Santa Sede, proprio nel periodo della riforma della Curia, operata da Papa Paolo VI, con la Regimini Ecclesiae, che è del 1967, due anni dopo la conclusione del Vaticano II (la progettazione della riforma dura due anni e il papa stesso ne è l’architetto).

Bisognerebbe anche parlare della sua cultura, della sua dedizione allo studio della storia delle religioni: un impegno iniziato da ventenne autodidatta e perseguito successivamente con rigore scientifico e strumenti più adeguati, fino a dirigere la prestigiosa collana della UTET Classici delle religioni assieme a Luigi Firpo e Francesco Gabrieli1. Interessato a tanti aspetti del sapere, era un divoratore di libri e a lui si potrebbe attribuire quanto ha scritto Umberto Eco: «Chi non legge, a 70 anni, avrà vissuto una sola vita. Chi legge avrà vissuto 5.000 anni. La lettura è un’immortalità all’indietro». Dopo gli studi alla Gregoriana e al Biblico, ritornato ad Alba, si laureò in Lettere classiche all’Università di Torino: lì non solo apprese a frequentare i Padri (vi insegnava il prof. Michele Pellegrino), ma anche «a guardare al mondo teologico-biblico mettendomi […] dall’altra sponda»2.

Timido e riservato, aveva però il gusto dell’amicizia, ricordando quello che diceva un suo collega ad Alba, Piero Chiodi: «meglio stare un’ora insieme che scrivere un articolo». Questa cordialità ha fatto sì che, negli anni, si costituisse attorno a sé una rete di rapporti, sempre attraversati dal dialogo sui temi che gli stavano a cuore, fino a toccare ambienti lontani dal suo tramite i contatti interreligiosi e universitari. Alla lettura – la sua biblioteca ne era testimone –, all’amicizia, si accompagnava un gusto per il viaggio. E nel viaggio, l’uomo di cultura e di storia apprendeva ed era capace di “leggere” quello che vedeva e visitava.

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Titolo: "Centro Vaticano II - Studi e Ricerche"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846511171
Prezzo: € 12.00

Descrizione:

INDICE

 

Bertrand Lesoining, Louis Bouyer, un théologien dans les coulisses du concile Vatican II 

Alexandra von Teuffenbnbach, P. Sebastiano Tromp, Segretario della Commissione teologica preparatoria e conciliare 

Piero Doria, Le vicende “extra conciliari” di Fernando Ruiz y Solórzano, arcivescovo di Yucatán (Messico) 

 

Protagonisti

Andrea Riccardi, Mons. Pietro Rossano: cultura e dialogo 

 

Ricerche

Matteo Mennini, La «Chiesa dei poveri» e il Vaticano II 

 

Recensioni

Giovanni Tangorra, su “Sacrosantum concilium”. Gratitudine e impegno per un grande movimento di comunione ecclesiale, atti del simposio organizzato dalla Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2015. 

Marialuisa Lucia Sergio, su Angelo Biancnchi (a cura di), Il concilio Vaticano II. Crocevia dell’umanesimo contemporaneo, Vita e Pensiero, Milano 2015. 

Gilfredo Marengo su Paolo Prodi, Giuseppe Dossetti e le Officine bolognesi, il Mulino, Bologna 2016



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 477"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019821
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Per comunicare meglio

27. I preti scrivono... ma sanno comunicare?/13 (Roberto Laurita)

 

DOSSIER

Le nostre grandi parole

62 Testimonianza

1. Testimonianza: l’uso giuridico del termine e il significato cristiano dell’esperienza testimoniale (Valeria Boldini)

2. La testimonianza nel Nuovo Testamento (AugustoBarbi)

3. Testimonianza: una comprensione teologica (Raffaele Maiolini)

4. Testimonianza: indicazioni per la predicazione (Chino Biscontin)

5. Testimonianza: breve antologia di testi (Benedettine del Monastero «Mater Ecclesiae»)

 

SUSSIDIO

Suggerimenti per la preghiera del mattino in un GREST parrocchiale (Roberto Laurita)

 

PREPARARE LA MESSA

Dalla solennità della SS. Trinità alla 15ª domenica del Tempo ordinario

Santissima Trinità (Gianluigi Corti, Pierino Boselli)

SS. Corpo e Sangue di Cristo (Gianluigi Corti, Pierino Boselli)

10ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Angelo Brusco, Pierino Boselli)

11ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Valeria Boldini, Pierino Boselli)

12ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Maurizio Aliotta, Pierino Boselli)

13ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Giuseppe Anzani, Alessandro Ghersi)

14ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Alberto Carrara, Alessandro Ghersi)

15ª domenica ordinaria (Gianluigi Corti, Livio Corazza, Alessandro Ghersi)



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Titolo: "La rivelazione e il tempo. Abbozzo della tipologia della rivelazione secondo il parametro del tempo"
Editore: Lateran University Press
Autore: Karel Skalický
Pagine:
Ean: 2484300020582
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Estratto

L’articolo, dopo aver preso in esame i cinque modelli di Rivelazione proposti da A. Dulles nel suo celebre saggio Models of Revelation (1983-1992), intende proporre una rilettura delle tipologie di rivelazione alla luce di un parametro che sembra escluso da quella prospettiva: il tempo. A partire da qui, pertanto, vengono rilette le interpretazioni della rivelazione divina proposte dalle diverse religioni con riferimento a questa categoria fino a giungere ad un sintetico confronto con la religione ebraico-cristiana e con il suo concetto di Rivelazione nella storia.

Parole chiave

Rivelazione; tempo; storia; salvezza; Induismo; Buddhismo; Gianismo; Zoroastrismo; Gnosticismo; Manicheismo; Islam; Ebraismo; Cristianesimo

 

Abstract

After examining the five models of revelation proposed by A. Dulles in his celebrated book Models of Revelation (1983-1982), this article proposes a re-reading of the typologies of revelation in the light of a parameter that seems excluded from Dulles’ perspective: time. Thus the article re-examines the interpretations of divine revelation proposed by different religions with reference to time in order to propose a synthetic comparison between the former and the Jewish-Christian religion with its concept of revelation in history.

Keywords

Revelation; Time; History; Salvation; Hinduism; Buddhism; Jainism; Zoroastrianism, Gnosticism, Manicheism; Islam; Judaism; Christianity

 

_________________________________________________________

1. Introduzione

La rivelazione è indubbiamente una categoria centrale nella vita religiosa dell’umanità. La teologia cristiana ha elaborato una assai completa teologia della rivelazione esposta nella Costituzione sulla divina Rivelazione del Concilio Vaticano II, Dei Verbum. Avery Dulles ha messo bene in luce come in questa concezione conciliare della rivelazione sono confluite cinque diverse teologie di rivelazione, elaborate già prima del Concilio da diverse correnti teologiche1. Si tratta secondo lui dei seguenti modelli:

1.1. Tipologia teologica

a) La rivelazione concepita come locutio Dei, il parlare di Dio. Questa concezione è stata elaborata nell’ambito della teologia cattolica scolastica dalla così detta “apologetica classica”. Questo modello Dulles lo chiama Revelation as doctrine2.

b) La rivelazione concepita come actio Dei, ossia come l’agire salvifico di Dio nella storia dell’umanità. Questa concezione è stata elaborata nell’ambito della teologia protestante da Oscar Cullmann – Revelation as history3.

c) La rivelazione concepita come autocommunicatio Dei, come la Selbstmitteilung Gottes all’anima umana. Questa concezione è stata elaborata nell’ambito della teologia cattolica neoscolastica da Karl Rahner – Revelation as inner experience4.

d) La rivelazione concepita come la stessa Persona di Gesù Cristo, Verbo fatto uomo. Questa concezione è stata elaborata nell’ambito della teologia protestante da Karl Barth – Revelation as dialectical presence5.

e) La rivelazione concepita come una progressiva presa di coscienza del divino da parte della coscienza collettiva dell’umanità. Questa concezione è stata abbozzata nell’ambito della teologia moderna che suppone, a differenza dei primi quattro modelli, un altro concetto di trascendenza divina. I primi quattro modelli la pensano come l’altezza spaziale Dio, è “là sopra nel cielo”, per cui la sua rivelazione si presenta alla guisa di un meteorite che “scende” dalle altezze celesti nelle regioni inferiori della nostra terra. Il quinto modello invece pensa la trascendenza di Dio alla guisa del “più profondo fondamento” soggiacente e portante ogni essere creato. Dio è intimius, intimo nostro. Per cui la sua rivelazione viene intesa nella maniera di una “eruzione vulcanica” o “emergenza” dalle profondità inconsapevoli dell’essere creato alla piena luce della coscienza riflessiva – Revelation as new awareness6.

Questi cinque modelli di rivelazione, elaborati dalle diverse correnti di teologia cristiana, rappresentano quindi un primo abbozzo di tipologia della rivelazione, fatto però unicamente sulla base della religione cristiana.

1.2. Diverse tipologie proprie delle scienze della religione

Appena però allarghiamo la visuale oltre i confini della cristianità, ci si presenta una situazione che richiede una tipologia diversa.

Finora sono state abbozzate dalla Scienza delle Religioni diverse tipologie secondo diversi parametri quali: a) autore; b) strumento o medium; c) contenuto; d) recettore o consegnatario; e) effetto. Così vengono riassunti da Alfonso M. di Nola7, mentre G. Wiessner riporta nel Lexikon der Religionen sostanzialmente gli stessi parametri8. Il tempo come parametro determinante una ben precisa tipologia di rivelazione è ignorato.

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Titolo: "Louis Bouyer, un théologien dans les coulisses du concile Vatican II"
Editore: Lateran University Press
Autore: Bertrand Lesoing
Pagine:
Ean: 2484300021336
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Etudier le rôle de Louis Bouyer (1913-2004) au concile Vatican II s’apparente à une entreprise bien périlleuse**. L’oratorien français est unanimement reconnu comme l’un des grands artisans du renouveau théologique de l’entre deux-guerres. A ce titre, il a indéniablement contribué à la préparation lointaine du concile. Il suffit ici de mentionner la surprenante destinée de la locution «Mystère pascal», que son essai de 1945 avait contribué à diffuser et vulgariser et qui fut ratifiée par la constitution Sacrosanctum Concilium. Après la clôture du concile, il participe à la mise en oeuvre de la réforme liturgique ainsi qu’à plusieurs commissions oecuméniques. Mais force est de constater que Louis Bouyer figure, au même titre que son ami Hans Urs von Balthasar, parmi les grands absents de l’assemblée conciliaire. Aucun évêque français n’a voulu s’encombrer de cet homme brillant, estimé de ses pairs, mais connu aussi pour ses prises de position abruptes, ses embardées et un caractère pour le moins imprévisible. Le concile semblerait à première vue constituer dans la vie du théologien une sorte de rendez-vous manqué avec l’histoire. C’est cette vision, probablement trop simpliste, que nous voudrions ici corriger, ou du moins nuancer.

1. «Un itininéraire aussiussiussiussi sinsinsinguliuliulier que fécond»

«Un itinéraire aussi singulier que fécond»: c’est par ces mots que le cardinal Jean-Marie Lustiger a salué la mémoire et ressaisi l’étonnant parcours de

Louis Bouyer1. Ce-dernier est un homme dans la force de l’âge au moment du concile. Né en 1913 à Paris, dans une famille de la moyenne bourgeoisie protestante, il est très marqué dans son enfance par la mort de sa mère2. Sa santé fragile est mise à rude épreuve par cet événement intime qui semble l’avoir durablement marqué. Parti se reposer sur les bords de Loire à Sancerre, il découvre avec émerveillement l’oeuvre de John-Henry Newman, qui devient rapidement un compagnon de route, mais aussi un miroir de sa propre évolution3.

Après son baccalauréat en 1930, le jeune homme s’inscrit à la faculté de théologie protestante de Paris, en vue de se préparer au ministère pastoral. Dans une faculté encore très nettement libérale, il est séduit par quelques voix nouvelles qui font leur apparition, comme celle du néo-calviniste Auguste Lecerf. Surtout, par le biais d’autres étudiants et la FUACE, il entre en contact avec la théologie de Karl Barth4. Sur les bancs de la même université, il fait connaissance avec un jeune dominicain, encore inconnu qui allait devenir un de ses plus fidèles correspondants et amis: Yves Congar. Mais à cette époque, c’est surtout vers l’orthodoxie que regarde Louis Bouyer. Paris est alors la capitale de l’émigration russe. La théologie et la spiritualité orthodoxes attirent nombre de catholiques et protestants cultivés. L’étudiant entre en contact avec cet univers par le biais de Lev Gillet, plus connu sous son nom de plume «un moine de l’Eglise d’Orient»5. Cet ancien bénédictin catholique converti à l’orthodoxie initie Bouyer à la pensée de Vladimir Lossky et Serge Boulgakov, lui faisant découvrir la sophiologie. Par l’orthodoxie l’étudiant adhère dès le début des années 30, au moins in pectore, à la tradition de l’Eglise indivise une.

Après deux années d’études supérieures à Paris, il continue sa formation théologique à Strasbourg. Ordonné pasteur en 1935, il exerce le ministère dans une petite paroisse parisienne6. Comme Newman avant-lui, il tente un

essai de «recatholicisation” du protestantisme.

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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020056
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Per un nuovo umanesimo in Gesù Cristo: annunciare

 

Studi

L. Diotallevi, Annunciare al tempo di un tweet 3

Nella logica del mondo un ruolo decisivo viene svolto dall’immagine. Una volta rappresentato, qualsiasi

fattore che avrebbe potuto destabilizzare il mondo, vi viene invece normalizzato. Difficile farsi un’immagine

di una parola. Rischiosissimo e farsi una icona e molto difficile e anche solo scrivere la Parola

che dice il Regno che nella storia e come storia avviene. Incorniciata, la Parola si mondanizza. Il tweet

tende a privilegiare la battuta. La battuta magari graffia, ma non sovverte.

E. Massimi, Annunciare celebrando: contrappunto di linguaggi 9

Nelle celebrazioni liturgiche l’annuncio della salvezza possiede caratteristiche proprie poiche i diversi

elementi (architettura, iconografia, canto, parola, silenzio, gesti, vesti liturgiche) coinvolgono il fedele

in tutte le sue dimensioni. Anche l’annuncio verbale nella liturgia interagisce con altri linguaggi: viene

proclamato in uno spazio, e associato a dei gesti, e sostenuto da una melodia.

F. Pieri, Dall’evangelizzazione alla liturgia:

la celebrazione nasce dall’annuncio 17

Quale rapporto intercorre tra ‘vangelo’, nella sua valenza primaria di nomen actionis equivalente a

‘evangelizzazione’, e ‘cultura’? Essendo la cultura dimensione ineludibile di ogni comunicazione, anche

l’annuncio della buona notizia non puo che inerirvi costitutivamente. La stretta connessione del

vangelo alla cultura umana di ogni tempo e luogo si declina con caratteristiche peculiari entro quella

singolare fattispecie che e il ‘culto’, ossia la ritualita rivolta alla dimensione trascendente.

G. Cavagnoli, La liturgia ‘annuncio’ del mistero pasquale 22

L’esperienza liturgica risulta concreta realizzazione del k rygma, non solo letto/annunciato/proclamato,

ma attuato ritualmente, mediante segni sensibili (Sacrosanctum concilium 7). La riforma del Vaticano II,

in proposito, ha mirato a conservare la centralita della Pasqua come il krygma primitivo e riassuntivo

di tutte le molteplici esperienze rituali.

Temi pastorali

M. Di Benedetto, L’omelia nel rito del battesimo dei bambini 33

La preparazione dell’omelia per il battesimo dei bambini offre al ministro l’occasione per annunciare

l’iniziativa misericordiosa di Dio nella vita dei suoi figli; proprio per questo e richiesta una speciale cura

nel raccordare gli elementi della lex orandi - lex credendi del rito battesimale con i fattori situazionali

dei richiedenti e dell’assemblea celebrante. I due schemi omiletici proposti intendono offrire alcuni

elementi metodologici e di contenuto a servizio dell’omileta.

B. Borsato, L’omelia nel rito del matrimonio 39

Il matrimonio, piu di altri sacramenti, ha subito questa contrazione individualistica. Come annunciare

l’amarsi, l’amarsi nella chiesa e l’indissolubilita/fedelta del matrimonio? L’autore partendo da Gen 1–2

e Mc 10,2-16 propone due schemi di omelia per la celebrazione del matrimonio.

F. Trudu, L’omelia nel rito delle esequie 45

Nell’omelia esequiale si ripongono spesso non poche aspettative poiche la morte sollecita tante domande

con insoddisfacenti risposte. Si annuncia e testimonia la presenza del Signore anche nel momento

del lutto e insieme si offre il sostegno della fede. La scheda prende in considerazione l’omelia in due

contesti diversi, quando non si conosce la persona del defunto e quando invece la si conosce, per individuare

criteri e possibili schemi omiletici.

Schede per la formazione

L. Donati Fogliazza, La liturgia ‘annuncio’ del mistero pasquale 50

Ogni annuncio cristiano e fatto di gesti e di parole. La liturgia, fatta di gesti e parole, annuncia perche

inserisce in una esperienza concreta che dalla stessa concretezza della vita attinge la sua forza. L’incontro

proposto, nello stile del laboratorio, cerca di puntare l’accento su questa esigenza di incarnazione

dell’annuncio e, mentre puntualizza alcune sue implicazioni, chiede una nuova creativita della liturgia,

perche essa possa dispiegare tutta la sua capacita comunicativa.

M. Soranzo, Il mistero pasquale nell’arte 56

L’iconografia della risurrezione e stata molto varia nei secoli poiche i racconti evangelici sono molto

scarni: dal simbolismo iniziale alle mirofore, dall’incontro con la Maddalena alla risurrezione vera e propria.

L’iconografia tradizionale dell’ascensione, invece, vede in basso gli apostoli con Maria e due angeli

e in alto Cristo nella mandorla accompagnato da angeli oranti oppure che ascende da solo lasciando,

talvolta, l’impronta dei piedi sulla montagna, mentre nella pentecoste prevale il gruppo degli apostoli

riuniti attorno alla Vergine con lo Spirito Santo sotto forma di colomba, di raggi o lingue di fuoco.

Anno santo

R. Barile, Chiedere, ottenere, dare misericordia: i percorsi della liturgia 62

A prescindere dal Rito della penitenza, in liturgia la dimensione penitenziale non e un ‘riordino’ della

propria vita, che richiederebbe analisi piu complesse e tempi piu prolungati. E invece la memoria di

questa precedente penitenza che si rinnova e si riconferma in un nuovo atto. Il piu delle volte poi e

il rivolgersi alla misericordia di Dio per ottenere una purificazione in vista dell’atto di culto che si sta

compiendo.

Sussidi e testi

F. Gomiero, La notte più chiara del giorno: cantare l’annuncio pasquale 67

Questo annuncio trova ogni anno la sua espressione rituale, ma anche l’esperienza da cui nasce nella

Veglia pasquale. E un rito unico nell’anno, al quale sono riservati tutti gli elementi che ne fanno un rito

solenne, importante, singolare nella sua struttura e nella sua esecuzione.



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Titolo: "A proposito dell'edizione di Warren Lews della Lectura super Apocalipsim di Pietro di Giovanni di Olivi. Alcune osservazioni (99-161)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Alberto Forni - Paolo Vian
Pagine:
Ean: 2484300020155
Prezzo: € 5.00

Descrizione:The Lectura super Apocalipsim by Peter of John Olivi has had a tormented editorial history; as a matter of fact, despite a wide knowledge of its manuscript tradition since the late 19th century and various attempts to publish the entire Lectura throughout the last century, none of the initiatives came to a conclusion. The long-awaited first critical edition of Olivi’s Lectura super Apocalipsim by W. Lewis (2015) finds a close examination in this article. The authors consider: its ratio editionis; the presentation and classification of the manuscript witnesses with the stemma codicum; one presumed interpolation (on the commutatio pontificatus); the nature of MS Novara, Bibl. Capitolare, CXXVII; Olivi’s original Latin spelling; and the coherence between the text and the critical apparatus. All in all, the examination reveals serious shortcomings. Nevertheless, Lewis’ work serves as a milestone on which scholars can build in order to come up with improved results.

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Titolo: "Dignitas dilectionis munus. Dignità umana e Fede cristiana"
Editore: Lateran University Press
Autore: Carlo Lorenzo Rossetti
Pagine:
Ean: 2484300020575
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Estratto

La dignità sta alla base del rispetto dei diritti dell’uomo e quindi della legislazione di molti Stati democratici. Il saggio mira ad una sintesi sistematica alla luce della Scrittura e del Magistero (specie del Vaticano II e di s. Giovanni Paolo II), per dimostrare l’importanza di tale nozione nella fede cristiana. Il punto iniziale è la dottrina della creazione (protologia) con l’affermazione del binomio “creaturalità trascendente” e “responsabilità etica” della persona. Il ché trova riscontro in altre religioni e nella migliore riflessione etica laica (Kant). Sul piano prettamente cristiano (soteriologia), si distingue un triplice livello di dignità: ontologico (figliolanza), etico (santità) ed escatologico (gloria). Si evidenzia pure il paradosso della redenzione attraverso la Croce in cui si palesa il “grande prezzo” con cui Dio ha stimato l’essere umano. Il saggio propone infine alcune “Tesi sistematiche” in cui, tra l’altro, si propone di definire la dignità come “sacralità e santità”, additando la suprema attestazione della propria dignità etica nel potere/dovere tutelare la dignità di chi non la può rivendicare, mediante la compassione, la misericordia e la cura ecologica.

Parole chiave:

Dignità; umana; creazione; Fede cristiana; adozione filiale; redenzione; sacralità; santità; natura; grazia; gloria; protologia; soteriologia

 

Abstract

Dignity is the foundation of human rights and therefore is basic for the legislation of democratic states. This essay, based on Scripture and the Magisterium (with special regard to conciliar texts and those of St. John Paul II), shows the central place of this topic in Christian faith. In fact, the entire Catholic creed is a powerful statement reinforcing human dignity. The starting point (protology) is the creatural and ethical dignity of the person, which is shared also by other religions as by the best ethical tradition (Kant). In Christian soteriology we can distinguish a threefold dignity: ontological, ethical and eschatological (Filiation – Holiness - Glory). The paradox revealed by redemption through the Cross is also stressed. The essay offers some synthetic theses, which among other things, define dignity as sacredness and holiness according to which the supreme manifestation of one’s own (ethical) dignity consists in protecting and saving the (ontological) dignity of those who apparently cannot claim it. This happens through compassion, mercy and ecological care.

Keywords:

Human Dignity; Christian Faith; Creation; Filial Adoption; Redemption; Nature; Grace; Glory; Sacredness; Holiness; Protology; Soteriology

 

_________________________________________________________

«In realtà, quel profondo stupore riguardo al valore e alla dignità dell’uomo si chiama Vangelo, cioè la buona novella. Si chiama anche cristianesimo». «Il Vangelo dell’amore di Dio per l’uomo, il Vangelo della dignità della persona e il Vangelo della vita sono un unico e indivisibile Vangelo»

(Giovanni Paolo II, RH [1979] 10b; Id., EV [1995] 2).

«Coloro che s’impegnano nella difesa della dignità delle persone possono trovare nella fede cristiana le ragioni più profonde per tale impegno»

(Francesco, LS [2015] 65).

Valore intrinseco e inalienabile della persona, “diritto ad avere diritti” (H. Arendt), la dignità1 sta al centro degli interessi di filosofi, giuristi e teologi; essa è non solo nozione centrale e per così dire “culminante” dell’antropologia, ma anche principale fonte di legittimazione del rispetto dei diritti umani e quindi fondamento della legislazione di molti Stati contemporanei e organismi internazionali2.

D’altra parte, non va ignorato che oggi, da vari ambienti, la rilevanza se non il concetto stesso della dignità siano messi in discussione3. Eppure la riaffermazione e fondazione di questo valore pare imprescindibile anche in vista di una promozione di quel “nuovo umanesimo” del quale si avverte nei nostri giorni una urgente necessità4. Risulta quindi utile tentare di cogliere, in modo sintetico e sistematico, l’essenza della dignità umana, così come viene proposta dalla dottrina cattolica. In ambito cristiano infatti, tale questione si riscontra a 360° della dottrina della fede e della prassi della chiesa. Parafrasando un importante numero del Catechismo della chiesa cattolica (= CCC) dedicato al problema del male (cf. n. 309) si potrebbe dire che «non c’è un punto del messaggio cristiano che non sia, per un certo aspetto, una affermazione della dignità della persona umana».

Nostro intento è quindi di giustificare la dignità come irrinunciabile principio antropologico con ricadute etiche, sociali e giuridiche indicando quanto la fede cristiana aiuti a fondarlo nella teoria per poi tutelarlo nella prassi.

Dopo una breve introduzione in chiave storica (§ 0), distingueremo il contributo al pensiero della dignità umana offerto dalla protologia (§ 1) e poi dalla soteriologia cristiane (§ 2). Concluderemo offrendo alcune tesi sintetiche (§ 3). Proprio secondo l’esergo tratto dalla Laudato si’ (n. 65), la fede nell’amore di Dio per l’umanità (agapê / philanthropia, cf. Tt 3,4) si rivelerà essere la massima attestazione della dignità come sacralità e intangibilità nonché il più forte movente per la sua concreta valorizzazione.

0. Umanesimo cristiano e approdi magisteriali

L’argomento della dignità umana ha radici nella filosofia antica (specie

platonismo e stoicismo) e nella rivelazione biblica; esso cresce nell’humus

patristico e medievale che vedeva l’uomo come capax Dei (Ireneo), fatto per

Dio («fecisti nos ad Te»; s. Agostino); posto “in tanta dignità” dall’“amore

inestimabile” di un Dio “innamorato” che lo vuole partecipe del “suo Bene

eterno” (s. Caterina da Siena)5. Esso fiorisce però, come esplicito tema dottrinale,

con il cosiddetto Umanesimo cristiano tra XV e XVI secoli; umanesimo,

in verità, tanto prossimo alla visione degli antichi autori alessandrini (Filone,

Origene, Clemente) e poi felicemente ripreso dalla Nouvelle Théologie e dal

Concilio Vaticano II.

Pico della Mirandola († 1494), che ambiva a conciliare ellenismo e sapienza

biblica, scorgeva il fulcro della dignità umana nella libertà che ha

l’uomo di giungere all’assimilazione con Dio: «medium mundi […] ut tui

ipsius quasi arbitrarius honorariusque plastes et fictor, in quam malueris tute

formam effingas». Interprete della natura mediante i suoi sensi e la sua intelligenza,

l’uomo è posto nell’universo per intuirne la razionalità (ratio), per

amarne la bellezza (pulchritudo) e per ammirarne la grandezza (magnitudo)6.

Certo la “camaleontica” capacitas di cui è provvisto l’uomo – e che lo rende

come ricettacolo di ogni semente (omnifaria semina) – ne attesta già un’incomparabile

nobiltà rispetto alle altre creature naturalmente condizionate.

Ma la vera dignità si palesa quando l’uomo mette in atto la sua straordinaria

potenzialità, ossia quando i germi da lui posseduti giungono a frutto nella

divinizzazione, ossia nell’unione con Dio: «E se di nessuna creatura rimarrà

pago, rientrerà nel centro della sua unità, e lo spirito, fatto uno con Dio, verrà

assunto nell’umbratile solitudine del Padre che s’aderge sempre al di sopra di

ogni cosa» (l. 31).



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Titolo: "P. Sebastiano Tromp, Segretario della Commissione teologica preparatoria e conciliare"
Editore: Lateran University Press
Autore: Alexandra von Teuffenbnbach
Pagine:
Ean: 2484300021343
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Introduzione**

Si dice che durante l’ultima, grande assise ecclesiale si sia svolto un avvincente conflitto tra due fronti, tra due blocchi monolitici1. Riguardo al concilio si è soliti operare delle distinzioni, quando addirittura non vengono individuate delle vere e proprie “fazioni” in seno al concilio medesimo, opposte tra loro: destra e sinistra, minoranza e maggioranza; esponenti “romani” e teologi e vescovi d’Oltralpe; conservatori e progressisti; personaggi legati a Pio XII e altri legati a Giovanni XXIII; si distinguono quelli “chiusi” da quelli “aperti”, o ecumenici; ci si spinge addirittura a distinguere i “buoni” dai “cattivi”. I “cattivi” contro cui combattere sono i rappresentanti della Commissione teologica, innanzitutto il cardinale Ottaviani e il gesuita Sebastiano Tromp2, ma anche tutti gli altri vicini alle loro posizioni. I “buoni” sarebbero,

al contrario, quei teologi, soprattutto d’Oltralpe, che avevano avuto problemi con il Sant’Uffizio, pensiamo a Yves Congar OP e Henri de Lubac SJ, o che erano stati sottoposti a “censura” interna all’ordine religioso di appartenenza, come padre Karl Rahner SJ.

Tra i primi ad utilizzare queste categorie, queste divisioni nette, astoriche, semplicistiche – fra coloro che si sentivano legati alla dottrina tradizionale da una parte, e quanti invece sembravano più aperti dall’altra – troviamo, come ricorda Caprile, l’«Avanti!», il quotidiano del partito socialista3. Le faziose semplificazioni giornalistiche, rese possibili forse dal clima di guerra fredda e allo scopo di attirare l’attenzione del pubblico normalmente non interessato a complicate questioni teologiche, sono invece indegne di un’analisi storica o teologica, soprattutto oggi, a cinquant’anni dal concilio.

La storia della Chiesa si dovrebbe basare, se vuole essere scienza, al pari della storia in genere, sulle fonti, e sarebbe auspicabile che si diffondesse sempre più una serena analisi dei fatti e dei personaggi4. In tal modo ne uscirebbe un quadro ben più differenziato e complesso di quello giornalistico. Così può destare meraviglia che Yves Congar OP e Henri de Lubac SJ fossero chiamati a servire il concilio come consultori della Commissione teologica su espresso desiderio di Franz Hürth, anziano consultore del Sant’Uffizio, che li volle per «chiudere la bocca» agli avversari5. Ma in questa mossa dell’anziano gesuita si può anche riconoscere la preoccupazione di formare un gruppo, preparatorio al concilio, abbastanza equilibrato da poter sopportare le critiche ed essere preso sul serio. Karl Rahner SJ invece, nonostante le insistenze di Sebastiano Tromp per farlo entrare nella commissione teologica preparatoria (pressioni di cui Rahner stesso non sarebbe mai venuto a conoscenza), fece parte della commissione per i sacramenti.

Durante il concilio furono questi teologi d’oltralpe, insieme ad altri sulla loro stessa linea, a mantenere i contatti in modo più assiduo con la stampa.

[...]



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Titolo: "Miscellanea Francescana n. I-II/2016"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020063
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

EDITORIALE

Il primo volume di Miscellanea Francescana dell’anno 2016 si apre

opportunamente con una rifl essione sulla misericordia, essendo immersi

proprio nell’anno santo della misericordia. È il fi losofo Orlando Todisco

ad offrirci alcuni suggestivi spunti di rifl essione in tal senso, cercando di

mostrare come la versione francescana della misericordia sia la manifestazione

della libertà creativa di segno oblativo e la traduzione teologica della

benevolenza.

All’ambito del pensiero francescano appartiene anche il secondo articolo

del volume, ad opera di Maria Kolbe Zamora, la quale opera uno studio

molto approfondito sulla ecclesiologia di s. Bonaventura, con una particolare

attenzione sullo Spirito Santo, anima della Chiesa. La visione del Dottore

Serafi co, spiega l’autrice, è giuridico-istituzionale e pneumatologica

nello stesso tempo, e si colloca nel contesto del gioachimismo estremo che

era stato adottato dai Francescani Spirituali.

Il terzo contributo di questa prima sezione, dedicata a studi francescani,

ci conduce in un mondo diverso, il mondo della cultura e della letteratura

orientali, in particolare della Russia. Il lavoro originale, tratto da una tesi

di laurea, di cui pubblichiamo ora la prima parte, è di Serena Capri; ella

disegna un percorso ideale della cosiddetta “santa follia” partendo dalla

salótis bizantina, passando per lo jurodstvo nella Russia dei sec. XI-XVI,

fi no a Francesco d’Assisi.

Nella seconda sezione abbiamo quattro studi a carattere teologico/pastorale.

Il primo, tratto da un lavoro di dottorato in teologia biblica, è di Mirko

Montaguti, e si sofferma sul valore comunicativo dei riferimenti al libro

di Zaccaria (cap. 9-14), presenti nel Vangelo di Matteo al capitolo 21. Lo

studio intende analizzare il senso e la funzione di questa relazione intertestuale,

mediante la quale viene costruito il lettore modello del vangelo.

L’analisi dei testi è funzionale ad una sintesi che rilegge complessivamente

la strategia intertestuale nella sua funzione comunicativa.

Il secondo contributo è di Zdzisaw Kijas, che ci offre una stimolante

lettura dell’episodio evangelico dell’incontro di Gesù con Marta e Maria,

che attuano due modalità diverse di accogliere il Signore. La scena evangelica

si presta a delle interessanti attualizzazioni, anche in riferimento alla

vita religiosa: essa infatti suggerisce ciò che unifi ca la comunità, ciò che la

sviluppa, e come risolvere i suoi confl itti, vale a dire, lo stesso Gesù, inteso

soprattutto come il deposito indistruttibile di valori, centro di prospettive

chiare e sorgente di grazia indispensabile per la vita.

Il successivo articolo, tratto da una tesi di dottorato in diritto canonico,

è di Danilo Marinelli, e affronta un tema quanto mai attuale, relativo

alla validità del matrimonio, particolarmente in relazione alla assenza della

fede cristiana come motivo suffi ciente per dichiarare la nullità del matrimonio.

L’autore mostra come nella giurisprudenza rotale più recente emerge

la distinzione tra la semplice carenza di fede, che di per sé non invalida

il matrimonio, e il fermo rifi uto di ogni dipendenza da Dio, che può costituire

la causa proporzionata e grave dell’esclusione di qualche proprietà o

elemento essenziale o della stessa sacramentalità del matrimonio.

Infi ne l’ultimo lavoro di questa seconda sezione fa come da sigillo

all’anno della vita consacrata, attraverso la rifl essione offerta da Giulio

Cesareo, che prende spunto dal contributo di mons. Bergoglio al sinodo

dei vescovi del 1994, nel quale egli racchiudeva la relazione tra la Comunità

ecclesiale e la Vita Consacrata con l’espressione: “la vita consacrata è

dono alla Chiesa, nasce nella Chiesa, cresce nella Chiesa, è tutta orientata

alla Chiesa”. L’articolo cerca di approfondire le implicazioni teologicospirituali

di questa affermazione ecclesiologica, e di offrire anche alcune

indicazioni pedagogiche per sostenere il processo di discernimento e

accompagnamento spirituale della vocazione alla vita consacrata francescana.

La terza sezione del presente fascicolo è costituita dalle relazioni presentate

nel corso del convegno svoltosi presso la Facoltà S. Bonventura, lo

scorso 20 novembre 2015, sul rapporto tra Religiosi e Chiesa particolare.

Tale convegno rappresenta la continuazione del precedente seminario, sullo

stesso tema, che si tenne ad Assisi nel novembre 2014, i cui atti sono

pubblicati sulla rivista Convivium Assisiense.

Gli autori intervenuti al convegno, di cui pubblichiamo le relazioni,

sono mons. Marcello Semeraro, che ha approfondito la questione dell’Istituto

religioso come realtà che si colloca tra la Chiesa universale, cui appartiene

di diritto e di fatto, e la Chiesa particolare, in cui deve incarnarsi; Dario

Vitali ha trattato dal versante più ecclesiologico il rapporto tra religiosi

e Chiesa locale, offrendo anche una sua proposta che permetta alla Chiesa

e alla vita consacrata di meglio vivere la ricchezza dei vari carismi; Xabier

Larrañaga si è soffermato sulla questione non semplice della “obiettiva

eccellenza della vita consacrata” (espressione che oggi nella teologia

cattolica ha sostituito il termine “superiorità” della vocazione di speciale

consacrazione rispetto alle altre forme di vita); infi ne Simona Paolini ha

indagato sugli aspetti canonico-giuridici del rapporto tra la vita consacrata

e la Chiesa particolare, nell’unica Chiesa cattolica.

L’ultimo contributo del presente volume di Miscellanea è un documento

inedito: si tratta della prima versione italiana di alcune poesie di Aba, un

discepolo del più famoso Efrem il Siro. Il lavoro è opera di Tomasz Szymczak

ed è rilevante, oltre che per la novità assoluta della traduzione italiana

degli scritti di Aba, anche per il tema trattato; infatti il testo cerca di spiegare

la misericordia di Dio usando i termini presi dal mondo della fi nanza.

La misericordia fa sì che Dio diventa il debitore della Sua creatura, l’uomo.

Come di solito, qualifi cate e apprezzate recensioni chiudono il fascicolo.

Buona lettura a tutti.

Il Direttore



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Titolo: "La «Chiesa dei poveri» e il Vaticano II"
Editore: Lateran University Press
Autore: Matteo Mennini
Pagine:
Ean: 2484300021374
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

In numerose occasioni la storiografia ha messo in luce lo scarto esistente tra il volume di attività promosse durante il periodo del concilio Vaticano II intorno al tema della povertà e gli esigui riscontri che su di esso è possibile ritrovare nei documenti finali approvati: considerando il paragrafo 8 della costituzione dogmatica Lumen gentium, e il paragrafo 5 del decreto Ad gentes, come gli unici testi che recepirono le istanze di chi si adoperò affinché si affermasse il carattere teologico della povertà della Chiesa, si coglie immediatamente, per lo meno su un piano quantitativo, la sproporzione fra quei testi e il notevole impegno di molti padri conciliari e teologi a rappresentare l’urgenza di quel tema1.

Le parole di Giovanni XXIII, pronunciate in un radiomessaggio poche settimane prima dell’inizio dell’assise ecumenica – «In faccia ai paesi sottosviluppati la Chiesa si presenta quale è, e vuol essere, come la Chiesa di tutti, e particolarmente la Chiesa dei poveri»2 – costituirono fin da subito l’occasione per suscitare progetti in aperta discontinuità con la fase preparatoria: vario e complesso era il mosaico degli ambiti e delle esperienze che nel richiamo alla «Chiesa dei poveri» trovarono un valido argomento per auto-rappresentarsi, al punto che il giornalista francese George Hourdin commentò le parole del radiomessaggio scrivendo che Giovanni XXIII aveva finalmente abbassato il ponte levatoio di una fortezza resasi sempre più inaccessibile negli ultimi due secoli3.

La ricostruzione del dibattito sulla «Chiesa dei poveri» durante il Vaticano II è stata oggetto di una ricerca dal titolo «Ecclesia pauperum. Paul Gauthier

e il dibattito sulla povertà della Chiesa durante il Concilio Vaticano II», per il dottorato in storia del cristianesimo e delle chiese dell’università di Roma Tor Vergata, di cui nelle seguenti pagine si vuole presentare una breve sintesi mettendo in luce le principali problematiche, le fonti e i risultati a cui si è pervenuti.

Come chiaramente indicato dal titolo stesso, la ricerca ha preso le mosse dalla figura di Paul Gauthier (1914-2002), sacerdote francese, creatore nel 1958 a Nazareth di un’esperienza cooperativistica di lavoro insieme ad alcune donne e uomini che formarono la comunità dei Compagnons de Jésus Charpentier: in particolare ci si è focalizzati sull’attività di raccordo e di animazione che, durante il concilio, a cui partecipò in qualità di assistente perito del vescovo George Hakim, Gauthier realizzò all’interno del gruppo informale «Chiesa dei poveri», anche conosciuto come «Gruppo del Collegio Belga», a cui presero parte numerosi vescovi e al quale collaborarono autorevoli teologi.

In precedenza la storiografia si era concentrata sull’attività istituzionale del gruppo, con l’obiettivo di metterne in luce i contorni strutturali tipici di una commissione. In un saggio del 1996, Denis Pellettier aveva ricostruito infatti, in forma sintetica, ma puntuale, l’organizzazione del lavoro di gruppo nell’arco degli anni in cui si svolse il concilio e aveva definito «l’histoire du groupe “l’Église des pauvres” comme une succession d’occasions manquées», concludendo, però, che limitarsi a un tale giudizio avrebbe potuto comportare un fraintendimento della vera natura del gruppo, non riducibile a una commissione redattrice di proposte, ma da rivalutare come spazio di socializzazione e di confronto4. L’autore stesso, quindi, aveva indicato ulteriori possibili piste di ricerca riguardo a Gauthier e al gruppo, suggerendo di entrare nel vivo delle relazioni e degli incontri tra quelli che sarebbero stati, successivamente, protagonisti del periodo postconciliare. Il contributo di Pellettier, di fatto, ha costituito il riferimento principale nella comprensione e nell’elaborazione storica sulle vicende relative al gruppo del Collegio Belga e al dibattito sulla povertà, anche per la Storia del Concilio Vaticano II in cinque volumi diretta da Giuseppe Alberigo.

La ricerca qui presentata si è centrata in modo specifico sul dibattito intorno alla povertà della Chiesa, scandagliato attraverso un’attenta analisi degli Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Oecumenici Vaticani II, che conservano gli interventi dei padri in aula e gli schemi di volta in volta presentati

all’assemblea, e mediante una ricostruzione delle pubblicazioni di articoli, opere teologiche e lettere pastorali che in quegli anni si sono riferiti alla questione della «chiesa dei poveri».



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Titolo: "Martin Lutero e la Bibbia"
Editore: Lateran University Press
Autore: Romano Penna
Pagine:
Ean: 2484300020537
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Estratto

Partendo da un riferimento autobiografico sul suo precoce amore per la Sacra Scrittura, si delinea la situazione storica in cui Lutero è vissuto, soprattutto per quanto riguarda il rinnovamento della Chiesa e l’uso della Bibbia. In particolare, mediante l’analisi delle due Prefazioni all’Antico e al Nuovo Testamento, ci si concentra sul criterio ermeneutico, di carattere cristologico, adottato da Lutero. Si conclude col dire che, benché gli studi successivi abbiano delineato nuovi apporti metodologici agli studi biblici, bisogna riconoscere la positiva innovazione dell’approccio di Lutero.

Parole chiave

Sacra Scrittura; Lutero; Ermeneutica; Esegesi biblica; Rivelazione; Giustificazione

 

Abstract

Beginning with a reference Luther makes to his early love for Sacred Scripture, the historical situation in which he lived is traced, especially in terms of Church renewal and the use of the Bible. Paying close attention to analyses of his prefaces to the Old and New Testaments, we concentrate on his hermeneutical criteria with the Christological character he adopted. The article concludes by saying that although successive studies have outlined new methods for conducting biblical studies, the positive innovation in Luther’s approach has to be acknowledged.

Keywords

Scripture, Luther, Hermeneutics, Biblical Exegesis, Revelation, Justification

 

______________________________________________________

Introduzione

Nei suoi Tischreden, «Discorsi a tavola» o «Discorsi conviviali», raccolti da diversi suoi compagni di mensa a partire dal 1531 (e proseguiti fino alla morte nel 1546), Lutero fa un velato riferimento autobiografico con questo significativo racconto: «Ad un fanciullo un giorno capitò per caso in mano una Bibbia e per avventura vi lesse nei libri dei Re la storia della madre di Samuele. Il libro gli piacque moltissimo e pensò che sarebbe stato felice di poter avere un libro simile. Dopo poco tempo, comprò una “postilla” e gli piacque anch’essa moltissimo, poiché conteneva molti Vangeli che si commentavano durante l’anno. Fattosi poi monaco, abbandonò tutti i suoi libri. Aveva comprato poco tempo prima il Corpus iuris e qualche altro libro. Li restituì al venditore. Al monastero non ne portò con sé nessuno, tranne Plauto e Virgilio. Ivi i monaci gli dettero una Bibbia coperta di cuoio rosso. Si familiarizzò a tal punto con essa da sapere quel che era contenuto in ciascuna pagina, e subito, quando gli si presentava qualche versetto, riconosceva a prima vista dov’era stato scritto […]. Allora nessun altro scritto mi piacque tanto quanto lo studio dei testi scritturali. Con incredibile fastidio leggevo la fisica aristotelica e la mente ardeva quando dovevo tornare alla lettura della Bibbia».

Sapendo che Martin Lutero era nato nel 1483 e che entrò nel monastero agostiniano di Erfurt (città della Turingia nella Germania centrale) nel 1505, il riferimento cronologico riguarda gli anni immediatamente precedenti e seguenti quest’ultima data. Ebbene, il momento a cui si riferisce la confessione suddetta, ovviamente, non comprende ancora la formulazione dei grandi criteri ermeneutici che contraddistingueranno successivamente la Riforma messa poi in atto dal monaco agostiniano. Non c’è ancora il Sola Scriptura né tantomeno il Sola fide basato sulle lettere di san Paolo. Tuttavia, vi si sente risuonare già in nuce il principio che egli affermerà poi con forza alla Dieta di Worms nei giorni 17-18 aprile del 1521 davanti all’imperatore Carlo V che lo aveva convocato perché ritrattasse le sue posizioni considerate eretiche: «Finché non mi convincerà di essere in errore la testimonianza della Scrittura o la forza trasparente del ragionamento […] io mi atterrò a quei passi della Scrittura a cui ho fatto appello. La mia coscienza è prigioniera della Parola di Dio»! Non si poteva dire più chiaramente quanto la Bibbia fosse diventata per lui il criterio fondamentale e il fattore diacritico per distinguere e accettare ciò che va tenuto per certo dal punto di vista della fede cristiana contro le ingerenze di una certa autoritaria tradizione cattolica. Nessuno prima di lui aveva mai parlato in questi termini, almeno per quanto riguarda il rapporto coscienza-Parola, sia pure con tutta la ricaduta polemica che ciò inevitabilmente comportava soprattutto nei confronti del Papato.

[...]



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019852
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

EDITORIALE

 

Abbiamo iniziato con Giacobbe; poi siamo

passati a Mosè; ora ci intratteniamo

con Samuele. Dei tre, sicuramente è il

meno famoso; o forse è meglio dire che

è il meno conosciuto. Perché di lui tutti

abbiamo in mente l’episodio della vocazione, quando

pronuncia la celebre frase: «Parla, Signore, perché

il tuo servo ti ascolta». Samuele è quasi un santino,

quel giorno, al tempio; è un esempio di risposta pronta

e totale alla chiamata di Dio. Basta solo aggiungere

un’altra riga, tratta sempre dal racconto della vocazione,

e ci sembrerà di avere davanti un giovane perfetto:

«Samuele crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare

a vuoto una sola delle sue parole» (1 Sam 3,19).

In molti, se non tutti, serbiamo questa immagine

di Samuele. Non è sbagliata, ma è solo una piccola

parte del suo volto! Il racconto della sua vocazione

è molto importante, perché sottolinea la dimensione

dell’ascolto e il ruolo di Dio: è il Signore che sceglie

i suoi profeti e li manda al popolo; Samuele è servo

della parola di Dio (Salvatore Glorioso). Ma non è

solo questo! È un personaggio dall’identità complessa:

profeta, giudice, capo civile, intercessore, sacerdote…

È una figura di transizione, che ha accompagnato

il popolo dall’epoca dei giudici a quella dei re (Donatella

Scaiola). Fin dagli inizi della sua vita, si trova

catapultato in un mondo complesso di relazioni non

sempre positive e mai facili; dalle vicende tormentate

della madre Anna, che non riusciva ad avere figli,

all’amarezza del sacerdote Eli, che di figli ne ha due,

ma caratterizzati dal disprezzo della giustizia e dalla

violenza (Grazia Papola).

Un capitolo non piccolo è quello relativo al rapporto

di Samuele con il potere. Abituato ad essere lui

a capo del popolo, si sente rifiutato quando Israele

chiede un re. Alla fine acconsentirà ad ungere Saul,

ma non senza fatiche e titubanze, e specialmente cercando

sempre di ritagliarsi uno spazio di potere (André

Wénin). Alle vicende di Saul sono dedicati una decina

di capitoli del Primo libro di Samuele, così come

alcuni passaggi nel libro di Ester e in quelli delle Cronache;

l’immagine che ne esce è completamente negativa:

un re privo di discernimento, che non ascolta
la parola di Dio (Tiziano Lorenzin). Eppure Samuele,

alla fine, si affeziona al sovrano; o forse è meglio dire

che si adatta alla situazione, tanto da dover essere

spronato da Dio, quando giunge il momento di ungere

come re Davide. Sono così diversi tra loro, Saul

il guerriero potente e Davide il ragazzino che sta a pascolare

il gregge, che Samuele faticherà non poco per

mettersi in sintonia con le scelte di Dio; dovrà ricalibrare

tutti i suoi criteri di valutazione (Elena Di Pede).

C’è una scena particolare, al cap. 28 del Primo libro

di Samuele: quando Saul si reca di nascosto dalla

“pitonessa” di Endor ed evoca lo spirito del defunto

Samuele. È uno squarcio sul mondo dell’occulto, che

nella Bibbia è sempre visto come qualcosa di negativo,

contrapposto all’ascolto della parola di Dio. E infatti

l’unico messaggio che Saul riceverà sarà l’annuncio

della sua disfatta (Guido Benzi). L’arte non è rimasta

indifferente a questo episodio: nella copertina del nostro

fascicolo (e nella rubrica finale di Marcello Panzanini)

ci soffermiamo sulla scena dei genitori di Samuele

che lo “offrono” a Dio, portandolo al tempio

da Eli; ma la rubrica “Per leggere e rileggere” (di Valeria

Poletti) porterà non pochi esempi di come l’episodio

di Endor abbia ispirato molti artisti nei secoli.

Samuele è un personaggio complesso, ormai ci è

chiaro. Da un punto di vista catechetico è indubbiamente

un punto di riferimento per una riflessione di

tipo vocazionale (Valentino Bulgarelli); nel Medioevo

è stato anche visto come un profeta-scrittore, autore

dei due libri biblici dei Re (Marcello Panzanini

nell’inserto staccabile). È certamente una figura complessa,

e per questo ricca; tormentata, e perciò attuale.

Sacerdote, profeta, giudice; volitivo, cerca di dominare

gli eventi anche quando si allontanano dai suoi

desideri. Ma Dio gli sta accanto sempre – ed è questo

che conta, alla fine. Talvolta fa il suo gioco, talvolta

lo accompagna a superare le sue rigidità (Annalisa

Guida). Che non sia proprio questo il tratto più sintetico

di un personaggio tanto aspro, al di là del quadretto

edificante della vocazione?

 

Carlo Broccardo

 

 

SOMMARIO

PERSONAGGI

DELL’ANTICO TESTAMENTO

3. Samuele

Editoriale

Donatella Scaiola

SAMUELE, UN PERSONAGGIO

DALL’IDENTITÀ COMPLESSA

Grazia Papola

I LEGAMI FAMILIARI

(1 SAM 1–2; 8,1-3)

Salvatore Glorioso

SCELTO COME SERVO

DELLA PAROLA (1 SAM 3,1–4,1)

André Wénin

SAMUELE E IL POTERE IN ISRAELE

(1 SAM 8–12)

Tiziano Lorenzin

SAMUELE E SAUL,

UN RE PRIVO DI DISCERNIMENTO

Elena Di Pede

SAMUELE E IL FIGLIO DI IESSE

(1 SAM 16,1-13)

Guido Benzi

PROFEZIA E NEGROMANZIA:

SAUL E LA “PITONESSA” DI ENDOR

Annalisa Guida

SAMUELE, UN’IDENTITÀ COMPLESSA

PER UN TEMPO DIFFICILE

Valentino Bulgarelli

SAMUELE E LA DIMENSIONE VOCAZIONALE DELLA VITA

 

PER LEGGERE E RILEGGERE

Valeria Poletti

Samuele nelle arti

 

APOSTOLATO BIBLICO

Dionisio Candido

L’introduzione alla sacra Scrittura Incontro alla Bibbia

 

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Cosa vuoi fare da grande? Elkanà e Anna

portano Samuele dal sacerdote Eli



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Titolo: "Corporeità e islamicità LGBT radicalmente alternative. L'avanguardia di nuove teologie islamiche della liberazione?"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Ludovic-Mohamed Zahmed
Pagine:
Ean: 2484300019906
Prezzo: € 3.50

Descrizione:L’articolo propone una lettura dell’atteggiamento verso il mondo LGBT all’interno delle culture arabe e in particolare islamiche, dove il fenomeno è stato sostanzialmente accettato almeno fino agli inizi del sec. XX. Dopo aver analizzato i motivi di tale mutato atteggiamento, l’autore interpreta la rilettura dell’attuale attività LGBT in area islamica con l’ausilio delle categorie elaborate dalla teologica della liberazione e dagli studi di genere.

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Titolo: "Vangelo e famiglia"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Mary d'Angelo
Pagine:
Ean: 2484300019876
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Nei testi biblici, “vangelo” e “famiglia” stanno insieme con un certo imbarazzo. La maggior parte dei detti sulla famiglia attribuiti a Gesù sono quelli designati dagli studiosi come “antifamiliari”; Paolo, dal canto suo, dichiara una netta preferenza per il celibato a servizio del vangelo. I conflitti all’interno delle famiglie,  l’ideologia imperiale e le ansie circa la probità sessuale portarono i primi credenti a difendere i “valori della famiglia” contro le accuse loro rivolte di “rovinare le famiglie”. Dare buone notizie alle famiglie significa ritornare ai testi usando un’ermeneutica analoga a quella messa in campo da Laudato si’, che rifiuta non solo il dominio, ma anche la sottomissione, dando gli stessi consigli di giustizia a tutti: amarsi l’un l’altro, ma non essere sottomessi né temere.



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Titolo: "Il dibattito sul matrimonio tra persone dello stesso sesso. Questioni aperte"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Paulinus I. Odobator
Pagine:
Ean: 2484300019890
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Il saggio affronta in maniera storica e geografica il dibattito sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, attraversando brevemente i principali momenti di tale confronto fino alla decisione della Corte Suprema USA nel 2015 e soffermandosi in particolare sulla situazione africana. Presentando le aperture e le chiusure a riguardo, considera ancora irrisolta la questione a livello globale.



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Titolo: "La famiglia al bivio. Le giovani coppie in Italia tra fragilità e risorse"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Domenico Simeone
Pagine:
Ean: 2484300019883
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Di fronte ai cambiamenti che hanno coinvolto la famiglia negli ultimi anni, si vogliono mettere in luce gli aspetti caratteristici che qualificano la transizione delle giovani coppie verso la vita famigliare. A partire dai dati statistici relativi alla situazione italiana, vengono descritte alcune questioni relative alla difficile transizione dei giovani italiani verso la vita adulta e verso la vita di coppia, illustrando i cambiamenti che hanno investito il modo di vivere le relazioni affettive delle giovani coppie, il loro modo di accedere al matrimonio o a forme di convivenza, l’accesso alla genitorialità e le difficoltà nel dover conciliare impegni lavorativi e vita familiare. Si tratta di aspetti che pongono le giovani famiglie di fronte a sfide inedite e al tempo stesso che mettono in gioco, almeno potenzialmente, la possibilità di stabilire nuovi rapporti tra maschile e femminile e tra le generazioni. Perché le giovani famiglie sappiano cogliere gli aspetti generativi che ogni crisi porta con sé, è indispensabile che possano trovare intorno a loro un contesto sociale accogliente e solidale, in grado di promuoverne le potenzialità e di sostenerne le capacità trasformative.



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