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Ebook - Ebook - Riviste



Titolo: "Chiesa ed ebrei secondo le decretali del Lateranense IV"
Editore: Lateran University Press
Autore: Philippe Chenaux
Pagine:
Ean: 2484300020773
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Mi trovo in grande imbarazzo nel trattare il tema che mi è stato affidato: i quattro decreti contro i giudei (67-70) del concilio Laterano IV sono assolutamente improponibili e indifendibili oggi, poiché portano il segno dell’antigiudaismo e anche dell’antisemitismo cristiano. «I decreti sui giudei sono fra i più difficili da comprendere oggi per noi», scrive lo storico Norman Tanner, che continua: «è ragionevole considerare i decreti come una triste deviazione e riconoscere che la cristianità può procedere molto erroneamente quando diventa eccessivamente zelante»1. Basta ricordare che Innocenzo III e i suoi decreti contro i giudei sono stati celebrati dai fascisti nella rivista La difesa della razza in nome di un’idea di continuità tra l’antigiudaismo cattolico e l’antisemitismo fascista/nazista. «Noi cattolici fascisti consideriamo il problema ebraico un problema strettamente politico e non religioso, e in materia politica ognuno ha e difende le sue idee. Ma diciamo a conforto dell’anima nostra che, se come cattolici, siamo diventati antisemiti lo dobbiamo agli insegnamenti che ci provengono dalla Chiesa attraverso venti secoli», dichiarava Roberto Farinacci in una conferenza pubblica a Milano il 7 novembre 19382. Nella dichiarazione Nostra Aetate (28 ottobre 1965) non si trova nessun riferimento agli insegnamenti della Chiesa. «Quand le concile Vatican II a voulu retrouver cet enseignement de saint Paul, il n’a pas pu citer de textes issus de la tradition intermédiaire», scrive il teologo francese Jean-Miguel Garrigues3. Nella lunga storia dei rapporti tra la Chiesa e gli ebrei, il concilio Laterano IV rappresenta sicuramente un momento di svolta: «il passaggio dall’antiebraismo all’antisemitismo già nel XIII secolo», oppure, se si preferisce, il passaggio «de la substitution d’Israël par l’Eglise à la pratique de son humiliation par les chrétiens»4. Come ha osservato Mario Sensi, le costituzioni sugli ebrei del Laterano IV sono «in contraddizione con lo spirito della bolla Sicut Iudaeis (Calisto II, 1123) che poneva gli ebrei sotto la protezione papale»5. Non si trattava più soltanto di tutelare gli ebrei dalle persecuzioni da parte dei cristiani, ma anche di proteggere gli stessi cristiani dalla “perfidia” giudaica. Un nuovo principio si stava affermando, che avrebbe governato l’atteggiamento della Chiesa e del papato nei confronti degli ebrei fino al concilio Vaticano II: quello della duplice protezione. Scrive a questo proposito lo storico tedesco Thomas Brechenmacher:

«Le quattro costituzioni relative agli ebrei emanate dal Concilio Lateranense IV del 1215 gettarono le basi di una lunga tradizione legislativa antiebraica che sarebbe rimasta in vigore fino al XVIII e XIX secolo, almeno sulla carta nello stato della Chiesa, o come esempio per molti altri stati cristiani. Tuttavia, neppure queste leggi restrittive legittimavano l’uso della violenza contro gli ebrei, la loro espulsione e le persecuzioni. L’indirizzo dottrinario degli autorevoli vertici della Chiesa cattolica si è ispirato fino a buona parte del XX secolo al principio della duplice protezione»6.

La mia relazione si dividerà in tre punti: esaminerò, nella prima parte, i fondamenti teologici dell’antigiudaismo cristiano; nella seconda, mi soffermerò sulla svolta rappresentata dal concilio Laterano IV; nella terza, illustrerò il superamento della tradizione antigiudaica cristiana con la dichiarazione conciliare Nostra Aetate (1965).

1. Alle origini dell’antigiudaismo cristiano

Per studiare la questione delle relazioni tra la Chiesa e il popolo ebraico è sempre necessario distinguere due piani: il piano teologico, ovvero la questione del ruolo del popolo ebraico (Israele) nell’economia della salvezza; il piano giuridico-politico, ovvero lo statuto degli ebrei nello Stato e nella società cristiana.

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Titolo: "Il Lateranense IV. Bilanci e prospettive"
Editore: Lateran University Press
Autore: Lubomir ak
Pagine:
Ean: 2484300020780
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Nel clima di una nuova fase di ricerca

Desidero prima di tutto ricordare che i lavori del Simposio sul Concilio Lateranense IV tenutosi nella Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense e i cui atti vengono qui pubblicati, si sono svolti in un momento storico che ormai sfugge – almeno in parte, se non completamente – alla critica che nel 1961 formulava Michele Maccarone, docente della PUL, a proposito della dimenticanza dei concili medievali nei lavori di storici e canonisti. In un articolo di quell’anno egli confessava che lo storico che voglia addentrarsi in una conoscenza non superficiale del IV concilio lateranense, considerato il più importante di tutto il Medioevo1, e «in una valutazione critica della sua opera e dei suoi risultati, si trova in grave imbarazzo a motivo della trascuratezza in cui questo ricco campo di studi è stato abbandonato, soprattutto dai canonisti»2. Di conseguenza aggiungeva:

«Vorrei augurarmi che il grande interesse suscitato dall’annuncio e dalla preparazione del prossimo concilio ecumenico […] serva a stimolare e favorire studi seri, condotti su salde basi filologiche e critiche, a vantaggio di questo come degli altri concili medievali. […] È un vasto campo, che richiede amore e lunga preparazione e dei cui risultati potranno valersi lo storico, il canonista ed il teologo»3.

Ebbene, oggi si va in questa direzione, dato che negli ultimi decenni si sono moltiplicate le ricerche aventi per oggetto proprio tale assemblea conciliare e il papa che l’ha convocata4. Va riconosciuto, tuttavia, che i nuovi passi in avanti sono stati possibili soprattutto grazie alle scienze storiche5. Quanto alla teologia, il suo contributo all’approfondimento del Lateranense IV – dell’insegnamento, della ricezione e dell’influsso del concilio sullo sviluppo della dottrina ecclesiale e della teologia – è ancora in uno stadio piuttosto iniziale, come attesta il numero finora esiguo di studi teologici dedicati a questo specifico argomento. A che si deve tale stato di cose? Una delle cause è indubbiamente che la teologia è incline a relativizzare l’importanza dei concili medievali a beneficio del concilio di Trento – ricco teologicamente (quanto ai contenuti sia delle discussioni e degli interventi dei partecipanti sia dei decreti approvati) e incisivo dottrinalmente – e dei successivi concili vaticani. Ma vi è, credo, anche un’altra causa da prendere in considerazione: tendendo a valutare il Lateranense IV alla stregua dei precedenti concili lateranensi, si è inclini a vedere in esso, nonostante il carattere dottrinale delle prime tre costituzioni, un concilio principalmente o quasi esclusivamente disciplinare e pastorale6 e, perciò, di poco interesse per la teologia.

Il Simposio che si è tenuto nella Facoltà di Teologia della PUL in occasione degli 800 anni del Concilio, ha voluto accogliere la sfida e offrire un contributo specificamente teologico allo studio del Lateranense IV. Si è perciò concentrato soprattutto sui temi teologici e dottrinali, prediligendo l’orizzonte di interpretazione storico-teologica del suo insegnamento. Che questa scelta si sarebbe rivelata promettente e feconda è stato preannunciato, sempre nel 1961, già dal prof. Maccarone ed è stato ribadito, dopo di lui, dal compianto prof. Mario Sensi, personalmente impegnato, nella fase preparatoria del nostro Simposio, nell’individuare piste di ricerca e argomenti da affidare ai relatori del medesimo.

2. Alcune premesse metodologiche

Le relazioni e le comunicazioni hanno messo in luce con rigore e chiarezza che il contenuto delle costituzioni del Lateranense IV è significativo dal punto di vista non soltanto giuridico-disciplinare e pastorale, ma anche teologico-dottrinale e che esso offre uno spazio assai ampio alla ricerca teologica.

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Titolo: "Teologia ed ermeneutica dell'alterità. Il dibattito medievale fino al Concilio Lateranense IV"
Editore: Lateran University Press
Autore: Sergio P. Bonanni
Pagine:
Ean: 2484300020629
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. La semplicità dell’essenza e i nomi trinitari: il confronto fra Eunomio e Agostino

Si può dire di Dio che è essenza? Nel quadro del monoteismo trinitario cristiano, solo agli eretici sembra davvero opportuno e possibile, insinua Jean-Luc Marion nel suo De surcroît1. Una provocazione, certo. Anche questo un eccesso. Ma un eccesso pronto a dare ragione di se stesso con un concreto riferimento alla storia. Marion si sofferma a richiamare il dibattito teologico del quarto secolo e la versione dell’arianesimo che in esso comparve ad opera di Eunomio2. A distinguere l’essenza divina dall’essenza di tutte le altre cose, è il fatto che l’essenza divina non ha principio: la sua ousia (οσα) – afferma l’eretico – è la sua aghennesia (γεννησα), ed è questo a marcare l’alterità, la differenza fra Dio e l’altro da Dio. L’homoousios (μοοσιος) niceno risulta dunque insostenibile: colui che viene dal Padre come suo Unigenito, e che anche per il teologo di Cizico può dirsi divino, non può che essere una creatura. Il nome Figlio non potrà mai segnalare una differenza nella divina e semplicissima essenza: come tutti gli ariani, anche Eunomio, osserva Marion, «ritiene che l’ideale (metafisico) dell’equazione tra una parola e/o un nome, e il concetto di essenza, si realizzi in modo rigoroso proprio (e paradossalmente, soprattutto) nel caso di Dio».

Con l’annuncio della sua aghennesia, dichiara con forza l’Apologia, «non pensiamo di dover onorare Dio soltanto di nome, secondo un concetto umano, ma di dover pagare a Dio il debito più imprescindibile di tutti: la confessione che egli è ciò che è»4. Ingenerato – e proprio per questo privo di quella composizione legata al fatto che il loro essere quello sono, le altre cose lo derivano da un principio esterno – Dio non ammette una generazione intesa come vera e propria partecipazione della propria natura ad altro5. Ovvero: se è veramente e pienamente Dio, in lui non c’è posto per l’alterità.

Perché poi – leggiamo ancora nell’Apologia – come dovremmo pensarla, questa divina generazione? Potremmo ipotizzare una diastasis6 e intenderla come una divisione dell’essenza divina: ma in questo caso Dio non sarebbe più, semplicemente, l’ingenerato, e finiremmo per trasformarlo in qualcosa di diverso da quello che era prima. Se invece volessimo immaginare la generazione divina come sunkrisis7, come confronto o associazione di un altro all’ingenerato, ci ritroveremmo di fronte ad altrettanto evidenti aporie. Infatti, dal momento che è impossibile associare realtà che non possono avere nulla in comune, non resterebbe altra via che quella di mettere in comune la dignità della sostanza. Ma in questo caso, coerenza vorrebbe che fosse lo stesso anche per il nome con cui quella dignità è significata: se davvero la sostanza del Padre potesse essere comunicata al Figlio in modo da tale da dovergli riconoscere la stessa essenziale dignità, comunicati dovrebbero essere anche i nomi8, e non si potrebbe evitare l’assurdo sabelliano che spunta quando si afferma che il Figlio altro non è che il Padre.

Nella Denkform eunomiana, chi davvero vuole incomunicabile il nome, deve riconoscere incomunicabile anche la sostanza. Alla luce di questo principio, è evidente che nessun tentativo di eliminare lo scarto fra ingenerato e generato potrà sottrarsi al destino di portare confusione. Se è inaccettabile che alcuni rifiutino di riconoscere la creaturalità del Figlio (i niceni), non meno insensata appare la posizione di quelli che, pur essendo disposti ad ammettere che il Figlio è creatura, finiscono per contraddirsi introducendo la somiglianza secondo la sostanza: se costoro – lamenta Eunomio, chiudendo le porte al dialogo con gli omoiousiani – «avessero avuto qualche preoccupazione per la verità, avrebbero dovuto riconoscere che se i nomi sono diversi, sono diverse anche le sostanze. Infatti così, e solamente così, essi conserverebbero il giusto ordine, rendendo a ciascuna di queste due sostanze il riconoscimento che le spetta».

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Titolo: "La luce del mondo: una rivendicazione del ruolo storico del diritto canonico"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Wim Decock
Pagine:
Ean: 2484300022425
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Estratto:

Dal punto di vista storico, gli esperti di diritto canonico hanno dato un contributo fondamentale allo sviluppo delle culture giuridiche nel mondo. Guidato dal desiderio spirituale di costruire una nuova cultura giuridica sulle rovine del diritto romano, che fosse però permeata di valori cristiani, l’appetito normativo dei canonisti, in particolare dall’epoca della riforma gregoriana fino a dopo il concilio di Trento, ha lasciato la propria impronta in tutti gli ambiti della vita. Il loro intento era di creare una cultura giuridica sufficientemente flessibile per spiegare tutte le complessità dell’esistenza, e tuttavia abbastanza rigorosa da evitare di danneggiare la quiete pubblica.

 

Parole chiave: diritto canonico, diritti umani



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Titolo: "La luce del mondo: una rivendicazione del ruolo storico del diritto canonico"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Felix Wilfred
Pagine:
Ean: 2484300022432
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Estratto:

Lo scritto riflette sui molteplici servizi che la teologia potrebbe rendere al diritto canonico. Potrebbe aiutarlo a non cadere nel legalismo e positivismo giuridici, invocando i valori e gli ideali che entrambi ci si aspetta sostengano. Aiutando il diritto canonico a leggere i segni dei tempi, la teologia potrebbe assistere il diritto canonico nel rispondere alle esigenze contemporanee del popolo di Dio e nel superare il rischio di obsolescenza. Inoltre, nel contesto della pluralità delle chiese locali, la teologia potrebbe contribuire alla formulazione di leggi particolari che rispondano meglio alle situazioni concrete. Il dialogo continuo tra teologia e diritto canonico è insomma la necessità del momento per essere in grado di servire in modo efficace il popolo di Dio oggi.

Parole chiave: diritto canonico, riforma, pluralismo



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Titolo: "Più sussidiarietà nel diritto ecclesiale. Conferenze episcopali e tribunali amministrativi"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Burkhard Josef Berkmann
Pagine:
Ean: 2484300022449
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Estratto:

Il principio di sussidiarietà è un “prodotto d’esportazione” della dottrina sociale cattolica. La chiesa ne chiede il rispetto da parte degli stati e delle organizzazioni internazionali, ma vi si attiene anch’essa? È stato uno dei princìpi-guida nella riforma del diritto ecclesiale dopo il concilio Vaticano II, ma successivamente la sua applicabilità all’interno della chiesa è stata sempre più messa in discussione. Quando però si riconosce l’importanza della dimensione della giustizia nel diritto ecclesiale, il principio di sussidiarietà si rivela chiaramente quale criterio fondamentale per la giusta ripartizione delle competenze.

 

Parole chiave: diritto canonico, sussidiarietà, conferenze episcopali, tribunali



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Titolo: "«A ciò che la regola nostra promessa meglio possiati observare». Le ordinazioni delle clarisse del Corpus Domini di Bologna (pp. 507-535)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Juri Leoni
Pagine:
Ean: 2484300022470
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Following a consolidated tradition of the Observant Reform, some Poor Clare Monasteries – both old and new foundations – adopted Ordinationes or Constitutiones that actualized the Rule of St Clare (1253) and issued norms for community life. In this article, the author offers an edition of the Ordinationes of the Corpus Christi Monastery of Bologna founded by St Caterina Vigri (1413-63). The text was probably composed by Caterina and her sisters at a period when Caterina was still alive, as evidenced by the dating of the oldest manuscript collated for the present edition (1458/59).



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Titolo: "Regimen animarum, predicazione e disciplina dei sacramenti al concilio Lateranense IV"
Editore: Lateran University Press
Autore: Renzo Gerardi
Pagine:
Ean: 2484300020728
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Questo contributo – il cui titolo delimita e chiarisce l’ambito di riflessione e di indagine – è diviso in tre parti, seguite da una breve conclusione.

La prima parte costituisce un’introduzione al tema specifico.

Nella seconda parte (testi, contesti, pretesti) vengono prese in esame le costituzioni conciliari che trattano dei temi in oggetto: guida delle anime, predicazione, disciplina dei sacramenti.

Nella terza parte (attuazioni e interpretazioni) si dà sviluppo ad alcuni aspetti, che necessitano di chiarimento, e si accenna ad alcune effettive attuazioni del dettato conciliare, ma anche a difficoltà o impossibilità di esecuzione.

1. Introduzione

1.1. Un movimento di riforma per il bene della Chiesa e delle anime

1.1.1. Nel convocare un concilio nuovamente al Laterano nel 1215, era evidente la volontà di papa Innocenzo III di “restaurare” la Chiesa e di trattare «quae universorum fidelium statum respiciunt»1. Nella lettera di convocazione il 19 aprile 1213 aveva indicato chiaramente il motivo: «propter lucra solummodo animarum».

Ragion per cui il Lateranense IV avrebbe dovuto stabilire e precisare anche le qualità morali, compresa la preparazione culturale, di chi è chiamato ad esercitare il regimen animarum. Pertanto – con tali finalità e in simile contesto – si capisce quanto e perché la predicazione e la disciplina dei sacramenti venissero ritenute necessarie ed importanti.

Era stato Gregorio Magno, nel Regulae pastoralis liber, ad affermare che il regimen animarum è l’arte delle arti, ars artium3, spiegando in che modo convenga prepararvisi, chi debba accettare tale compito, chi debba invece rifiutarlo. Infatti il governo pastorale, proprio perché assai impegnativo e difficile, può risultare anche pericoloso: pertanto bisogna essere ben preparati, quindi è necessario preparare bene a tale compito.

1.1.2. Il Lateranense IV si pone, in un certo senso, come conclusione del “movimento di riforma” avviato da papa Gregorio VII. Nello stesso tempo vuole anche aprire la strada a innovazioni significative.

Il programma e l’attuazione della riforma gregoriana aveva avuto come strumenti principali nel XII secolo sinodi e concili4. Sinodi, diocesani e provinciali, oltre che i primi tre concili lateranensi, hanno dato sempre più importanza al ruolo istituzionale. La vita del clero e l’amministrazione dei sacramenti costituiscono la parte principale di quelle deliberazioni, che sono anche fonte delle costituzioni del Lateranense IV, come ormai è opinione comune da parte dei commentatori.

Il concilio generale apertosi al Laterano il 27 marzo 1123 da papa Callisto II aveva inteso meglio organizzare la vita della Chiesa, affidando al vescovo la direzione di tutti i negotia ecclesiastica (costituzione VIII) ed in particolare la responsabilità della cura animarum delle chiese parrocchiali (costituzione XVIII)5. Anche il secondo concilio Lateranense, con papa Innocenzo II nel 1139, ebbe un carattere esclusivamente disciplinare. Il terzo concilio del Laterano, nel 1179 con papa Alessandro III, si distinse per la volontà di affrontare i grandi problemi della organizzazione ecclesiastica: tra essi, le questioni della disciplina nelle diocesi6. Pertanto fissò un ordinamento canonico del clero in cura d’anime, che trovò applicazione e sviluppo grazie all’inserimento delle costituzioni conciliari nelle raccolte di decretali tra la fine del secolo XII e l’inizio del secolo XIII7.

1.1.3. Nel generale processo di “organizzazione pastorale”, attivato nel secolo XII, i due elementi principali della cura animarum – predicazione e amministrazione dei sacramenti – hanno avuto un rilievo indiscutibile8. Sembra, però, che la questione principale (quella ritenuta più problematica e più urgente da risolvere) fosse piuttosto quella dei “luoghi” e degli “operatori”. Vale a dire: diocesi e vescovi, parrocchie e parroci…

Risulta ben documentato il fenomeno delle molte chiese parrocchiali che non dipendevano esclusivamente dal vescovo, perché appartenenti ad un grande proprietario o alla comunità degli abitanti o ad un monastero o ad un capitolo. C’era il problema dei proventi delle chiese, che rimanevano solo in piccola parte ai preti deputati al servizio della chiesa stessa, per cui a stento si riusciva a trovare un sacerdos parochialis che «ullam vel modicam habeat peritiam litterarum»9.

Si trattava, dunque, di dare riforma all’istituzione della parrocchia, che non fosse soltanto come un beneficio per il sostentamento del clero, ma anche e soprattutto fosse luogo della cura animarum.

[...]

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Titolo: "Miscellanea Francescana n. III-IV/2016"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022524
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

INDICE

STUDI FILOSOFICI

Orlando TODTSCO, OFMConv, La dimensione pacificante della li- bertà francescana nella storia

Gabriella IANTERT, Scienza filosofica e scienze sperimentali nella pri- ma riflessione di Cornelio Fabro

Edvaldo Antonio DE MELO – Cristiane PTETERZACK, Il silenzio del sacro e la sofferenza umana. Dall’intreccio etico-estetico alla sfida etico-religiosa

 

STUDI TEOLOGICI 

Francesco TARGONSKT, OFMConv, La prassi penitenziale nella Chiesa: i «libri penitenziali» nell’Alto Medioevo. Una sinte- si della problematica

Andrew J. HOcHSTEDLER, OFMConv, Knowledge as an Interpreta- tive Key for Footwashing in John 13,1-20

 

STUDI FRANCESCANI 

Angelo D’AMBROSTO, Dieta e salute nella tradizione francescana. I rimedi terapeutici di fra Bernardino Cristini (sec. XVII)

Francesco COSTA, OFMConv, Il pio esercizio della “Corda pia”

Serena CAPRT, Due santi russi a confronto con Francesco d’Assisi. Sergij di Radone e Serafim di Sarov

Valentín REDONDO, OFMConv, La figura del “custode” nell’Ordine Francescano Conventuale

 

DOCUMENTO 

Aleksander HOROWSKT, OFMCap, Sermoni del codice Arm.2.A.9 della Biblioteca del Seraphicum in Roma

 

RECENSIONI 

SEGNALAZIONI 

LIBRI RICEVUTI



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Titolo: "Asprenas"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022890
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

EDITORIALE

 

STUDI

EZIO ALBRILE, Un sensale in Paradiso. Visioni dell’aldilà ai confini di iranismo ed ellenismo

CARLO BORASI, Quale volto per l’etica ambientale?

EDOARDO CIBELLI, La giustizia umana nell’orizzonte esistenziale

LORENZOGASPARRO, Marco e le Scritture. L’Antico Testamento e il suo compimento

nel Secondo Vangelo

ALBERTO SARTORI, Filosofia e teologia in dialogo nel pensiero di Bruno Forte

 

NOTE CRITICHE

EUGENIO BASTIANON, Religione e ragione in Kant. Una ricerca sull’ermeneutica della fede

LORELLA PARENTE, Il povero come sacramento di Cristo in Giacomo Cusmano

ANIELLO PIGNATARO, Etica e comunicazione nel “villaggio globale”

 

RASSEGNE&FIGURE

ROBERTO DELLA ROCCA, Testi biblici “scomodi” negli autori cristiani antichi

GIUSEPPE FALANGA, La liturgia luogo della misericordia

MICHELE GIUSTINIANO, Cattolici e Protestanti a 500 anni dalla Riforma

 

RECENSIONI

SCHEDE BIBLIOGRAFICHE

 

LIBRI RICEVUTI

INDICE DEGLI AUTORI

 

_______________________________

EDITORIALE

Il rapporto tra il Primo e Nuovo Testamento, il dialogo tra filosofia e

teologia oggi, la ricerca di un’etica ambientale per tutti, la giustizia umana

nella vita di ogni persona, la visione dell’aldilà e la concezione della morte nel

mondo greco e persiano, come pure il rapporto tra religione e ragione in Kant,

sono alcuni degli argomenti trattati in questo volume unico di Asprenas che

apre gli orizzonti del lettore a una conoscenza più approfondita della realtà

che ci circonda e del nostro stare al mondo, favorendo un abbondante materiale

bibliografico attraverso recensioni e schede di libri pubblicati di recente.

L’overture è affidata a Lorenzo GASPARRO il quale, in uno studio ben

mirato, prova a trattare il rapporto tra il Vangelo secondo Marco e le Sacre

Scritture d’Israele. Anche se in questo libro non ci sono citazioni dirette del

Primo Testamento con una formula di compimento, ciò non vuol dire che

il Secondo Vangelo sia privo di riferimenti alle Scritture del popolo eletto.

L’evangelista in discussione, infatti, pone tutto il suo racconto sotto l’egida

della realizzazione delle Scritture, lasciando alla narrazione, al vocabolario

e alle immagini il compito di suggerirlo. È interessante notare come i primi

autori cristiani avessero già realizzato e appreso lo stretto legame tra i due

Testamenti. Ciò favorisce una lettura sempre più contestuale del pensiero e

della missione di Gesù e della comunità primitiva. Alberto SARTORI, invece,

ha dedicato uno studio a quella dimensione dialettica e speculativa che ha

sempre caratterizzato la produzione teologica di Bruno Forte, oggi arcivescovo

di Chiesti-Vasto, già docente della nostra Facoltà Teologica dell’Italia

Meridionale, le cui pubblicazioni e ricerche hanno avuto una vasta diffusione

in tutto il mondo e in più lingue. L’articolo analizza, in modo particolare,

le fonti a cui attinge il teologo napoletano e il superamento di alcune

prospettive filosofiche presenti in Schelling, Heidegger e Lévinas. La rigorosa

formazione filosofica e teologica di Forte si apre al Mistero della rivelazione

in Cristo, la forma concreta di Dio nella storia.

Carlo BORASI riprende una questione fondamentale a proposito dell’etica

ambientale: quale volto darle? Si è alla ricerca di un fondamento metaetico.

Dopo aver esaminato le diverse posizioni di tipo antropocentrico e anti-

antropocentrico, è presa in considerazione la concezione giudaico-cristiana

che appare molto esigente per la custodia del creato. Il rispetto dell’ambiente,

la difesa del creato e la valutazione delle risorse energetiche e dei

consumi da parte dell’umanità devono fare i conti con il tasso d’inquinamento

sempre più elevato e con la salute dell’uomo. Una riflessione etica, in

relazione, però, alla comunicazione, è presente nella nota critica di Aniello

PIGNATARO che insiste sull’aspetto della responsabilità nel linguaggio e

nella trasmissione di contenuti all’interno di un’informazione sempre più

globale. Edoardo CIBELLI presenta uno studio sulla nozione di giustizia in

Bernard Lonergan e cerca un dialogo con le nuove acquisizioni delle neuroscienze

in rapporto al comportamento umano. Ci chiediamo se le grandi riflessioni

sull’ambiente, il creato, la giustizia umana, il dolore innocente, il male,

non debbano aiutare la nostra società a interpretare nel migliore dei modi

certe tragedie e morti annunciate, come quelle avvenute negli ultimi mesi

nel Centro dell’Italia per il devastante terremoto, che hanno come autore

non Dio bensì l’uomo negligente e irresponsabile, e che presentano alla base

strutture e modi di pensare deviati dalla corruzione e dall’opportunismo.

È molto stimolante lo studio, a carattere filologico e storico-religioso, di

Ezio ALBRILE sulla morte e l’aldilà nell’iranismo e nell’ellenismo: sono approfondite

alcune concezione tanatalogiche che il mondo islamico e lo stesso

Corano hanno recepito dall’Oriente.

La nota critica di Eugenio BASTIANON è dedicata al rapporto tra fede e

ragione in Kant secondo una prospettiva ermeneutica. La riflessione kantiana

sulla religione affronta aspetti antropologici, cristologici e interpretativi

che non sempre sono stati sviluppati nella storiografia. Per Kant, Gesù è la

perfezione del sistema “uomo-Dio”. La presenza di Cristo nei poveri è riportata

alla luce nella nota critica che Lorella PARENTE dedica alla figura

del beato Giacomo Cusmano (1834-1888) il cui vissuto di fede e umano è

carico di spessore teologico.

Di grande attualità la sezione Rassegne&Figure che riporta il resoconto

di tre importanti eventi culturali ed ecclesiali. Il primo, curato da Roberto

DELLA ROCCA, è dedicato agli autori cristiani e a quei testi biblici dichiarati

“scomodi”. Sono qui ripresi i risultati dell’incontro degli studiosi dell’antichità

cristiana promosso dall’Augustinianum di Roma. Il secondo, in

pieno tema giubilare, riguarda la liturgia come luogo della misericordia.

Giuseppe FALANGA presenta i contenuti più importanti delle relazioni tenute

in occasione della 67ª Settimana Liturgica Nazionale: il Vangelo della

misericordia è Gesù Cristo, il Crocifisso-Risorto. Il terzo resoconto è affidato

a Michele GIUSTINIANO che ha partecipato come nostro inviato al convegno

ecumenico organizzato dalla Cei a Trento su Cattolici e Protestanti a

500 anni dalla Riforma, uno sguardo comune sull’oggi e sul domani.

L’ecumenismo, come pure un certo stile misericordioso, ha ribadito

papa Francesco in più occasioni, è la nostra carta d’identità, lo statuto del

vero discepolo nel suo rapportarsi agli altri nel mondo. È chiaro che il desiderio

dell’unità tra i cristiani, il cammino di conversione di tutte le Chiese

e la ricerca del bene comune tra popoli e comunità immettono ciascuno di

noi in un atteggiamento di cambiamento non sempre facile ma comunque

necessario che ci porta a vedere la giustizia come il frutto della misericordia

e la misericordia stessa come bisogno di custodire l’altro – il nostro prossimo,

il fratello – sempre nel bene, nella vita. Vale la pena ricordare che, nella

lettera apostolica Misericordia et misera (20-11-2016), al termine del

Giubileo straordinario, papa Francesco afferma che la misericordia «non

può essere una parentesi nella vita della chiesa, ma costituisce la sua stessa

esistenza, che rende manifesta e tangibile la verità profonda del Vangelo.

Tutto si rivela nella misericordia; tutto si risolve nell’amore misericordioso

del Padre» (n. 1).

LUIGI LONGOBARDO



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Titolo: "«Mores et acta clericorum» al Concilio Lateranense IV"
Editore: Lateran University Press
Autore: Roberto Nardin
Pagine:
Ean: 2484300020735
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

«È questa Pasqua, cioè la “fase”, il passaggio, che ho desiderato ardentemente di mangiare con voi. Di essa in Esodo (12,11) si dice: “Lo mangerete in fretta: è la Pasqua del Signore”. Si legge nel libro dei Re (2Re 23,23), ed è chiarissimamente riportato nel libro delle cronache (2Cr 35,1), che nel diciottesimo anno di regno del re Giosia fu restaurato il tempio e fu celebrata la “Fase”, come non accadeva in Israele dai tempi dei giudici e dei re. Volesse il cielo che questo nostro diciottesimo anno di pontificato sia restaurato il tempio del Signore, che è la Chiesa, e celebrata la “Fase” o Pasqua, cioè questo solenne concilio per mezzo del quale avvenga il passaggio dai vizi alle virtù».

(Innnnocenzo III , Sermone di apertura del Concilio Lateranense IV)

«Ut clericorum mores et actus in melius reformentur»

(Concilio Lateranensnse IV , Costituzione 14a)

1. Introduzione

In continuità con la riforma gregoriana, tra gli scopi del Concilio Lateranense IV il papa Innocenzo III pone, nella bolla Vineam Domini (19 aprile 1213) con la quale convoca il Concilio, estirpare i vizi, seminare le virtù, correggere gli abusi e riformare i costumi1 per un rinnovamento spirituale nella Chiesa. Nel sermone di apertura del Concilio, Desiderio desideravi (11 novembre 1215) lo stesso Papa ritorna sulla dimensione spirituale quale momento centrale in riferimento ai tre livelli con i quali rilegge la “Pasqua” colta come passaggio corporeo (liberare la Terra Santa), spirituale (la riforma della Chiesa) ed eterno (escatologico), sottolineando, incisivamente, che «qualsiasi corruzione nel popolo deriva infatti principalmente dal clero»2, evidenziando, così, quale tra le componenti ecclesiali – clero, religiosi e laici, secondo la tripartizione, ordines, della ecclesia – dovesse avere l’attenzione normativa del Concilio che stava per iniziare.

Con il presente contributo si vuole focalizzare, quindi, una tematica di primo piano del Lateranense IV. L’indagine intende evidenziare come lo stesso Concilio abbia letto lo status dei costumi del clero dell’epoca e quali rimedi abbia definito per riformarli. Prendendo spunto dalla frase di apertura della Costituzione 14a, posta ad esergo del presente contributo, «Ut clericorum mores et actus in melius reformentur»3, si articola la breve ricerca in due parti più una terza conclusiva. Nei primi due momenti si illustra l’analisi della situazione (prima parte: «clericorum mores et actus») e la normativa riformatrice del Lateranense IV (seconda parte: «Ut […] in melius reformentur») in riferimento alla vita clericorum. Infine, nel terzo e conclusivo momento, si cercano di cogliere le chiavi di lettura teologiche con cui il Lateranense IV ha legiferato in merito alla riforma morale del clero.

Nel Lateranense IV “i costumi” e il comportamento del clero sono trattati in particolare nella sezione che comprende le Costituzioni dalla 14a alla 21a, a cui dobbiamo aggiungere le Costituzioni dalla 63a alla 66a che trattano della simonia.

Per un quadro completo, tuttavia, occorre considerare anche ciò che precede e ciò che segue la sezione specifica sopra evocata, ossia, rispettivamente, la trattazione della disciplina ecclesiastica, dalla Costituzione 6a alla 13a, e la normativa sull’elezione dei vescovi e l’amministrazione dei benefici, dalla Costituzione 23a alla 32a.

2. I costumi del clero al Concilio Lateranense IV: «[…] clericorum mores et actus (Cost. 14a)» (Cost. 14a-21a)

Focalizzando la nostra attenzione alla sezione centrale e specifica sul nostro tema (Cost. 14a-21a)4, la Costituzione 14a affronta subito la questione dell’incontinenza dei ministri sacri come elemento prioritario della riforma dei costumi, per cui si afferma che affinché i costumi e il comportamento del clero siano riformati al meglio, tutti cerchino di vivere nella continenza e nella castità, soprattutto coloro che hanno ricevuto gli ordini sacri5. La stessa Costituzione stabilisce delle punizioni qualora il clero sia incontinente, come rileva già nel titolo (De incontinentia clericorum punienda). Nel testo si prevede che l’incontinenza porti alla sospensione (hac de causa suspensus) del chierico reo che può trasformarsi, riprendendo quanto già stabilito dal precedente Concilio, il Lateranense III, al canone 116, nella perdita perpetua dell’ufficio e dei benefici ecclesiastici qualora il membro del clero pretendesse di celebrare i divini misteri (divina celebrare praesumpserit), accumulando, così, una duplice colpa (pro hac duplici culpa perpetuo deponatur).

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Titolo: "Romano pontefice ed episcopato nel Lateranense IV"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giovanni Tangorra
Pagine:
Ean: 2484300020698
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Inserita all’interno di un ampio programma sugli scopi e l’importanza del Lateranense IV, questa riflessione gravita intorno alle principali costituzioni conciliari sul papato e sull’episcopato. Il mio primo accorgimento metodologico è stato di situarle all’interno dell’ecclesiologia innocenziana che, oltre all’interesse storico, contribuisce a chiarirle; il secondo è di aver tenuto presenti alcune dottrine del concilio Vaticano II, evitando trasposizioni anacronistiche. Il Lateranense IV va preso per quello che effettivamente è stato e ha detto, e gli 800 anni di distanza non sono trascurabili. Il fatto che ne stiamo celebrando la memoria, attesta però che esso è riuscito a varcare la soglia della lettera. Si tratta quindi anche di capire perché questo è avvenuto. Dopo una premessa introduttiva, utile a entrare nel clima dell’epoca (1), mi soffermerò su aspetti di ecclesiologia generale (2), sul papato (3) e sull’episcopato (4), terminando con un breve bilancio.

1. Il tempo

Anche se il trattato nascerà di lì a poco, e cioè nel XIV secolo, almeno secondo le caratteristiche sistematiche odierne, non si ha difficoltà a riassumere l’ecclesiologia di Innocenzo III (†1216) in due categorie che la riflessione contemporanea adopera per dire il punto di svolta del Vaticano II: piramidale (o gerarcologica) e giuridica. Il paragone della piramide risale a Gilberto di Limerick (†1139) che descrive i membri della Chiesa in linea ascendente, procedendo dalla base popolosa dei carnali verso la cima aguzza occupata dai pastori e dai monaci1. La sua prospettiva è teologico-spirituale, e segue la visione medioevale di classificare le persone in relazione alla loro vicinanza con le cose celesti, ma in ambienti ecclesiastici assumerà ben presto un carattere giuridico. La nascita del diritto è la vera novità del tempo. Tra il 1140 e il 1142 esso assiste alla comparsa della Concordantia discordantium canonum Gratiani, pietra miliare di una svolta giuridica, che mette ordine nei vari aspetti della vita e delle relazioni ecclesiali. I concili divengono luoghi di emanazione di norme, e il papa stesso assume il nuovo ruolo di legislatore, beneficiando di un potere universale che lo situa al posto più alto della piramide. L’ecclesiologia dei secoli tra il XII e il XIII si colloca in questo quadro, che Gérard Fransen riepiloga tramite «una crescita continua dell’influenza e della potenza pontificale, con il diritto canonico quale strumento di questa egemonia»2.

L’erosione del regime feudale da parte dell’organizzazione municipale, lo sviluppo economico-sociale con la nascita della borghesia, e una forte mobilità, derivante da nuove forme di comunicazione, fanno però registrare in questi stessi secoli un risveglio comunitario, che può spiegare il ritorno dei concili universali dopo un lungo periodo di assenza, di cui quattro Lateranensi nel breve spazio tra il 1123 e il 1215. L’alto medioevo fu un’epoca di ripresa collettiva, che coinvolse vasti strati della popolazione, a partire dalla ricerca intellettuale, con la nascita delle università a Bologna, Oxford, Salerno, e a Parigi, che avvia il periodo d’oro della teologia, vedendo brillare le stelle di Pietro Abelardo, Pietro Lombardo e Pietro Cantore3. Ed è a Parigi, al momento regolata da uno studio pratico ed esegetico, che troviamo il giovane Giovanni Lotario dei conti di Segni in cerca di specializzazione teologica. Da papa ne diverrà il maggior promotore e organizzatore4. I movimenti sociali e intellettuali furono accompagnati dal fervore spirituale, esercitato dalla riforma monastica, con personaggi della misura di Bernardo di Chiaravalle (†1153) e la creazione di numerosi centri, dove spicca il monastero di Cluny. Se da una parte essi furono funzionali al papato, a fronte di un episcopato e di un clero ancora largamente sottomessi ai prìncipi, servirono pure ad avviare quel processo di reformatio in capite et in membris che attraverserà tutto il medioevo.

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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022869
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

EDITORIALE

 

La via sacra dell’ospitalità

Non si trova la verità,

se non praticando l’ospitalità1

 

L’ospitalità è una tradizione con radici antiche, una pratica che ha attraversato la storia e le culture, una realtà che ha plasmato la vita quotidiana di popoli e individui, rendendo possibile lo sviluppo della civiltà. Da sempre un legame unisce l’ospitalità alla dimensione religiosa: «L’ospite è sacro», gode della protezione divina e lo si deve accogliere, ponendosi al suo servizio con rispetto e cordialità.

Nella cultura odierna la situazione è profondamente mutata. L’ospitalità non è più un incontro con Dio, come per Abramo a Mamre (cf. Gen 18): in molti casi è intesa semplicemente come un «intrattenere parenti e amici». Il concetto di ospitalità è stato “ristretto” e si assiste ormai alla sua deformazione. Come osserva Maria Poggi Johnson2, oggi si parla di «industria dell’ospitalità», mentre nella pubblicistica si dispensano consigli sul come “ricevere”, ma al solo scopo di far colpo sull’ospite, se non addirittura di metterlo in soggezione. Nulla di più estraneo alla visione “tradizionale” dell’ospitalità.

Ma il volto del mondo è in continuo cambiamento e con l’arrivo di masse di profughi che bussano alle porte dell’Europa, in fuga dalla guerra, alla ricerca di un futuro migliore, si rende necessario un ulteriore ripensamento del concetto di ospitalità. La crisi umanitaria di cui siamo testimoni, spesso impotenti, pone come improrogabile l’esigenza di elaborare concetti “nuovi” che permettano di comprendere le condizioni di un’umanità alle prese con le sfide della globalizzazione e al contempo di attivare processi per la costruzione di tale umanità.

Avviata sui sentieri della nuova evangelizzazione, la comunità ecclesiale è chiamata a dare il proprio contributo, elaborando “nuove” forme di azione pastorale, nella consapevolezza che il movimento delle persone produce non solo disagi, ma propone nuove sfide insieme a nuove opportunità. In particolare, il fenomeno interessa le chiese locali, che devono confrontarsi con una presenza crescente di persone giunte da altre aree geografiche e culturali; persone che chiedono ospitalità non solo alle istituzioni civili, ma anche alle comunità cristiane.

Si tratta di fenomeni complessi, di cui devono occuparsi le normative nazionali e internazionali, ma sono anche realtà che possono inaugurare una stagione nuova e rappresentare un terreno fertile per le nostre società, soprattutto per le comunità ecclesiali, non nel senso di un vago spiritualismo o di un ingenuo buonismo, ma nella certezza che anche in questo tempo lo straniero porta con sé una benedizione. Occorre mettersi alla scuola di Abramo che accolse Dio stesso nella persona di tre sconosciuti, giunti alla sua tenda «nell’ora più calda della giornata», vale a dire nel momento meno indicato per fare o ricevere visite. L’anziano patriarca, che non li aveva chiamati né invitati, semplicemente alzò gli occhi, li vide e chiese loro «la grazia di non passare oltre» (Gen 18,1-3).

Il fascicolo pone al centro della riflessione l’ospitalità, argomento oggi più che mai dibattuto, ma anche una categoria ampia da affrontare attraverso un approfondimento interdisciplinare, poiché interessa più campi e dimensioni, senza tuttavia appartenere compiutamente a nessuno di essi.

Il primo contributo è di Francesco Spagna, La sfida dell’accoglienza. L’ospitalità da una prospettiva storica e antropologica. Muovendo dalle intuizioni di Emmanuel Lévinas e Jacques Derrida, lo studio contestualizza il fenomeno dell’ospitalità in prospettiva interreligiosa, a partire dall’antichità. Sono messe in evidenza le trasformazioni dell’ospitalità nel mondo moderno, per arrivare alla realtà contemporanea e ai problemi causati dall’attuale crisi umanitaria.

Umberto Curi, Accoglienza e ospitalità. L’altro che è in noi ricorda come nella cultura antica lo straniero si identificasse immediatamente con l’ospite. Di particolare interesse la xenia, l’insieme delle norme che il mondo greco aveva elaborato per regolare il rapporto con lo xenos, lo straniero in cerca di ospitalità. Il tema dell’accoglienza trovò espressione anche nei miti e nelle riflessioni degli antichi filosofi, ponendo in luce il carattere “ospitale” dell’Occidente, almeno per un millennio.

La riflessione sul dato scritturistico è proposta da Germano Scaglioni, «Ama lo straniero» (Dt 10,18). L’ospitalità nella Bibbia. Lo studio coglie l’originalità del modo in cui la rivelazione biblica comprende e vive l’ospitalità, pratica che caratterizzò non solo l’esperienza storica di Israele, ma anche il ministero di Gesù e la vita delle prime comunità cristiane.

Lorenzo Biagi studia il rapporto Etica e ospitalità, due termini il cui senso è da ripensare. L’autore mostra come l’etica porti in se stessa la radice dell’ospitalità, ma allo stesso tempo come solo attraverso l’accoglienza dell’altro, nel rispetto della sua identità, si possa realizzare un progetto e una pratica di convivialità. Identità e differenza non sono nemiche dell’ospitalità, a condizione che nessuna sia rivendicata unilateralmente, ignorando l’altra.

L’ospitalità possiede anche un “profilo” politico e giuridico. Su questi aspetti si sofferma il contributo di Vincenzo Rosito, L’ospitalità come categoria politica. Esiste un diritto all’ospitalità? Anche per questo aspetto entrano in gioco diversi modi di considerare l’ospite e di rapportarsi con lui, ma la sfida – secondo l’autore – consiste nel rendere possibile una «comunità di pratiche ospitali», in cui ciascuno possa dare il proprio contributo.

L’ospitalità non è una realtà statica, ma una facoltà umana da perfezionare. Si tratta di un dinamismo, un itinerario da percorrere, in vista della maturità; un potenziale da coltivare, poiché non raggiunge il proprio compimento se non attraverso un impegno paziente. È ciò che Anna Bissi sostiene nel suo studio sulle Dinamiche psicologiche dell’ospitalità.

Oltre a essere una pratica virtuosa, l’ospitalità è anche una spiritualità, in cui Dio non si comprende come controfigura della giustizia umana, ma secondo l’immagine evangelica di colui che fa piovere sui giusti e gli ingiusti. Nel suo articolo, La spiritualità dell’ospitalità, Marco Dal Corso propone un «credere ospitale» che si impegna nella costruzione di un mondo non più dominato dalla logica del risentimento o dal rifiuto della differenza.

L’ultimo contributo è di Fabio Scarsato, L’ospitalità nella vita religiosa e nella tradizione francescana. La pratica dell’ospitalità non è mai stata un’esclusiva dei soli religiosi, ma è nella vita consacrata che essa ha trovato l’humus ideale per svilupparsi, assumendo varie forme nel corso del tempo. Dopo un excursus sul monachesimo dei primi secoli, lo studio si concentra sulla tradizione che prese avvio da san Francesco e da santa Chiara, per metterne in luce gli aspetti più innovativi ed originali.

Nella Documentazione, a cura di Placido Sgroi, sono presentate le riflessioni di due note autrici – Luce Irigaray e Maria Poggi Johnson –, diverse per orientamento e formazione culturale, ma concordi nel sottolineare un aspetto importante: l’ospitalità richiede la pluralità, non la fusione.

Infine, sempre Placido Sgroi, nell’Invito alla lettura, propone una rassegna bibliografica, ampia e articolata, per consentire al lettore l’avvio di un percorso personale di approfondimento sul tema complesso e stimolante della monografia.

Con questo non pensiamo certo di aver esaurito tutti gli aspetti della questione. Abbiamo voluto solo riflettere su una prassi per molti desueta, comunque problematica, certamente interessante oggi dal momento che realizza l’incontro tra le differenze senza limitare le identità. Buona lettura.



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Titolo: "Aquinas n. 2/2016"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023903
Prezzo: € 24.00

Descrizione:

 

Presentazione (di Leonardo Messinese)

Articoli

Angela Ales Bell o, L’antropologia filosofica di Edith Stein fra ontologia e metafisica

Hanna-Barbara Gerl-Falk ovitz, Persona. Il percorso del pensiero di Edith Stein dalla fenomenologia attraverso l’ontologia fino alla dottrina della persona

Nicoletta Ghigi, La conoscenza dell’in sé mediante il sentire emozionale. Un confronto tra Nicolai Hartmann e Edith Stein

Paulina Monjaraz Fuentes, La specie “uomo” e “donna” secondo Edith Stein. Alternativa alla decostruzione del genere nell’ideologia gender

Patrizia Manganaro, Grammatiche dello spirito: Einfühlung, Bildung, Aufbau. Sul personalismo realista di Edith Stein

Francesco Alfieri, «Mensch» o «Dasein»? Edith Stein e Martin Heidegger

Anna Maria Pezzell a, Psicologia e pedagogia: fenomenologia di un incontro. Una riflessione di Edith Stein

Antonio Calc agno, Toward a Steinian Ethics in the State. On the Communal Value of Law

Luisa Avitabil e, Sullo Stato di diritto in Edith Stein

 

Note e Discussioni

Paul Gilb ert, Sur l’analogie. Erich Przywara (1889-1972)

Michael Konrad, La rilevanza delle emozioni nell’utilitarismo di John Stuart Mill

Marco Ivaldo, Filosofia della performatività e ontologia della relazione

Leonardo Messinssinssinssinese, Filosofia della performatività e filosofia prima

 

Analisi di opere

Martin Heidegger, Dell’essenza della libertà umana. Introduzione alla filosofia [P. Treves]

Juvenal Savian Fil ho, Filosofia e filosofias: existência e sentidos [G.L.d. Santos]

Notiziario, a cura di Philip Larrey

 

Libri ricevuti

Indice dell’annata

 

 

 

 

 

Presentazione

di Leonardo Messinese 

In un saggio del 1990 intitolato Della persona, Paul Ricoeur ebbe a rilevare che «la persona resta, ancor oggi, il termine più adeguato per dare impulso a ricerche per le quali non sono adeguati […] il termine di coscienza, né quello di soggetto, né quello di individuo» (P. Ricoeur, La persona, a cura di I. Bertoletti, Morcelliana, Brescia 1997, p. 38). E volendo indicare in forma sintetica, ma anche con grande efficacia, la sua prospettiva di fondo in merito a una filosofia della persona, che era quella di articolare una “fenomenologia ermeneutica”, Ri­coeur così si esprimeva: «Ho designato quattro piani, o quattro strati, di ciò che potrebbe costituire una fenomenologia ermeneutica della persona: linguaggio, azione, racconto, vita etica» (ibi, p. 39). In effetti, Ricoeur è restato sempre fedele all’approccio fenomenologico. In tale prospettiva, approfondendo il con­cetto d’identità della persona come “identità narrativa”, egli venne a distinguerlo nettamente da quello dell’identità di una “sostanza”. Conseguentemente egli poté affermare: «L’identità narrativa si sottrae all’aut-aut del sostanzialismo: o l’immutabilità di un nocciolo intemporale, o la dispersione nelle impressioni, come si può osservare in Hume e in Nietzsche» (ibi, p. 68).

 

A dire il vero, si potrebbe rilevare che il “sostanzialismo” criticato da Ricoeur non costituisce l’unico modo in cui è possibile dare forma al concetto di “sostanza”. In questa sede ci si può limitare a un primo semplice rilievo: af­fermare la dimensione sostanziale dell’esser persona non implica che si debba per ciò stesso trascurare la dimensione della relazione, ma si tratta anzi pro­prio del contrario. 

 

Anche nella riflessione fenomenologica della Stein, come accadrà poi in Ricoeur, il tema della persona viene ad articolarsi con quello dell’agire, della comunità, della storia, fino a porre la persona finita in relazione con la Persona infinita e non mancando di coniugare la dimensione propriamente filosofica con le “scienze dello spirito”. I saggi raccolti in questo fascicolo di «Aquinas» si propongono di documentare questa ricchezza, ma essi intendono anche mo­strare come nel pensiero di Edith Stein sulla persona la riflessione di ordine fenomenologico si integri con quella di ordine ontologico-metafisico. Guidato dalla competenza degli autori dei vari contributi (Ales Bello, Gerl-Falkovitz, Ghigi, Monjaraz Fuentes, Manganaro, Alfieri, Pezzella, Calcagno, Avitabile), tutti specialisti della Stein, sarà poi il lettore a vedere fino a che punto una tale integrazione risulti pienamente adeguata e dove essa meriti di essere ulterior­mente approfondita. 

 

Il fascicolo presenta anche alcuni testi di “discussione”, tra i quali segna­liamo, anche a motivo della sua ampia strutturazione, il saggio di Paul Gilbert dedicato al tema dell’analogia in Erich Przywara e nel quale, peraltro, sono messi in luce alcuni elementi di contatto tra il pensiero del filosofo gesuita e quello della stessa Edith Stein.



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Titolo: "Concilium 5-2016: Per una revisione del Codice di diritto canonico"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Felix Wilfred, Andrés Torres Queiruga, Enrico Galavotti
Pagine:
Ean: 2484300022418
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Estratto:

Questi contributi sembrano implicare la necessità di un nuovo Codice.
Il nuovo Codice di diritto canonico previsto non sarà semplicemente un
maquillage con alcune modifiche e certi cambiamenti qua e là, ma sarà
radicale. Infatti, la questione più profonda del diritto canonico è la
concezione del potere nella chiesa. In quanto istituzione religiosa, il
modo in cui la chiesa comprende il potere che le viene da Dio e gli agenti
e le strutture ad esso connesse hanno bisogno di passare attraverso una
trasformazione radicale. Abbiamo bisogno di iniziare a riflettere sul
potere ponendo altre premesse rispetto a quelle prevalenti nella chiesa.
Se si parte dal rapporto tra Dio e il popolo di Dio in termini di potere,
si potrebbe sperare in un Codice radicalmente trasformato.

Parole chiave: diritto canonico, diritti umani

 

 

 

Editoriale

Il diritto canonico al bivio

Il diritto canonico è uno strumento giuridico pratico che

serve la vita del popolo di Dio. Lo fa fornendo un ordine che

stabilisce diritti, doveri e procedure, in modo che la vita nella

comunità di fede possa svolgersi in comunione, nello spirito

del vangelo e secondo le esigenze di giustizia. Ma non dobbiamo

dimenticare che la comunità dei fedeli è un popolo

pellegrino in cammino, con una fede dinamica che cerca di

approfondire la comprensione della parola di Dio e di metterla

in pratica. Le sfide teologiche, pastorali e spirituali lanciate dal

Vaticano II sono diventate, ovviamente, una sfida alla formulazione

delle leggi per la vita della chiesa. Il nuovo Codice di

diritto canonico promulgato nel 1983 è stato seguito dal Codice

dei canoni delle chiese orientali nel 1990. Dobbiamo riconoscere

l’enorme quantità di lavoro svolto per diversi anni dalle rispettive

commissioni per realizzare questi codici, lavoro che ha

coinvolto un sacco di discussioni, dibattiti, armonizzazioni e

pure compromessi tra posizioni opposte.

Più di tre decenni sono trascorsi da quando il Codice del

1983 è stato promulgato e, durante questo periodo, affrontare

l’esperienza di vita presente del popolo di Dio ha portato

anche a gettare luce su parecchie questioni critiche, fino a

richiedere una significativa revisione, qualche abrogazione e

alcuni emendamenti che corrisponderebbero più strettamente

agli insegnamenti del concilio e ai segni dei tempi. Essi sono
diventati necessari per una dispensazione più attenta della

giustizia e dell’esercizio della libertà. Il grande programma

di aggiornamento messo in moto da papa Giovanni XXIII alla

vigilia del Vaticano II, si applica a tutti i campi della vita della

chiesa, comprese le leggi che ne governano la vita. È lo spirito

di aggiornamento e la sensibilità alle esigenze dei tempi che

cambiano che hanno spinto Concilium a preparare un numero

dedicato alla questione del diritto nella chiesa. Gli articoli della

parte principale di questo fascicolo sono divisi in tre sezioni:

la prima considera storia e princìpi; la seconda evidenzia alcune

aree che richiedono riforme urgenti; e la terza affronta delle

questioni applicative.

Il primo contributo, di Wim Decock, scritto da una prospettiva

storica, riconosce il contributo importante che il diritto

canonico ha dato in passato al bene della chiesa e mette in evidenza

pure la sua influenza sullo sviluppo del diritto civile. Il

canonista brasiliano Jesus Hortal esamina criticamente in che

misura il Codice di diritto canonico del 1983 risponda all’ecclesiologia

del Vaticano II. Rik Torfs, da parte sua, analizza l’attuale

Codice dal punto di vista formale della legge e mette in rilievo

alcune lacune che potrebbero compromettere la funzione di

strumento giuridico che è propria del Codice. Felix Wilfred

vede teologia e diritto canonico come partner che accompagnano

il popolo di Dio in cammino e invita al dialogo continuo tra

queste due discipline, ciascuna con la sua metodologia distinta.

Egli mostra con esempi come la teologia potrebbe essere di

aiuto al diritto canonico nella lettura dei segni dei tempi e nella

formulazione e ri-formulazione delle leggi. Di fondamentale

importanza sarebbe un dialogo fra teologia e diritto canonico

sulla distinzione tra ius divinum e legge ecclesiastica, data la

fluidità dei confini non così infrequente tra i due, come è provato

dalla storia ecclesiale. Al fine di portare avanti l’agenda

dell’ecumenismo, ispirata al ricco patrimonio delle chiese

orientali, George Nedungatt reclama maggiore chiarezza sul

ruolo del vescovo di Roma e il suo esercizio del potere supremo.

Più stretti rapporti ecumenici richiederebbero anche una

revisione critica del celibato sacerdotale e del posto riservato

alle donne nella chiesa.
La seconda sezione inizia con l’articolo di Peter G. Kirchschläger,

il quale sostiene da punti di vista teologici ed etici

perché i diritti umani debbano essere integrati nelle leggi della

chiesa, e anzi dovrebbero costituire un punto di riferimento

per le seconde. Poiché i diritti umani hanno solidi fondamenti

biblici e teologici, questa integrazione e tale riferimento non

dovrebbero essere difficili. Se prendiamo sul serio l’ecclesiologia

del popolo di Dio del Vaticano II, i laici non possono essere

esclusi dall’ufficio di governo nella chiesa, cosa che l’attuale

Codice fa: questo è il punto che Sabine Demel sostiene nel suo

contributo. La potestà di governo del laicato deve essere affermata

in quanto si basa sui princìpi costituzionali della chiesa

stessa, come pensata dal concilio. L’autrice ha formulato nuovi

canoni sul laicato, per mezzo di proposte che fanno proprio lo

spirito dell’ecclesiologia del Vaticano II. Hildegard Warnink

esamina il motu proprio Mitis iudex promulgato da papa Francesco

nel 2015. Mentre in estrema sintesi toglie una seconda

istanza nella dichiarazione di nullità del matrimonio e rende

più breve la procedura, con il vescovo diocesano come agente

principale, il documento presenta pure molte insidie e non è

privo di ambiguità.

Nella terza sezione riguardante l’applicazione delle norme

canoniche, Vincenzo Mosca ci dice cosa significhi inculturazione

del diritto canonico e indica anche alcuni degli agenti,

delle istituzioni e delle strutture ecclesiali di oggi che potrebbero

facilitare questo processo formulando leggi che rispondano

ai bisogni delle chiese locali. Burkhard J. Berkmann nel suo

articolo interroga criticamente il duplice livello di attesa: l’aspettarsi

la sussidiarietà nella dottrina sociale e la riluttanza,

se non il rifiuto, di accogliere lo stesso principio nel governo

della chiesa. A suo avviso, oltre al suo significato teologico,

il principio di sussidiarietà potrebbe anche fornire un fondamento

antropologico al diritto canonico. Sempre riflettendo

dal punto di vista dell’applicazione, Al. Andang L. Binwan

interroga criticamente gli attuali canoni relativi al matrimonio

interreligioso: le presenti disposizioni non solo non riflettono

lo spirito del dialogo interreligioso, ma si rivela anche quasi

impossibile metterle in pratica in un paese islamico come l’Indonesia.

Robert Kamangala Kamba, da parte sua, esamina da
una prospettiva africana le lacune del presente Codice e riflette

su come potrebbe apparire un Codice riformato nel momento in

cui incorporasse le preoccupazioni dell’Africa.

Tali contributi sembrano implicare la necessità di un nuovo

Codice. Il nuovo Codice di diritto canonico previsto non sarà

semplicemente un maquillage con alcune modifiche e certi

cambiamenti qua e là, ma sarà radicale. Infatti, la questione più

profonda del diritto canonico è la concezione del potere nella

chiesa. In quanto istituzione religiosa, il modo in cui la chiesa

comprende il potere che le viene da Dio e gli agenti e le strutture

ad esso connesse hanno bisogno di passare attraverso una

trasformazione radicale. All’epoca in cui una particolare teoria

politica sostenne che il sovrano derivava il suo potere direttamente

da Dio (diritto divino dei re) per giustificare l’assolutismo

monarchico, teologi come Francisco Suárez sfidarono tale

posizione, sostenendo che il potere di Dio risiede nel popolo.

Dobbiamo presumere che Dio agisca in modo diverso con il

popolo di Dio che costituisce la comunità della chiesa? Tutti

i ministri, senza eccezione, sono servitori che provvedono al

popolo a cui Dio ha concesso il potere e che ha fornito di doni

che potrebbero essere incanalati per il bene comune attraverso

mezzi e strutture adeguate che riflettano lo spirito del vangelo.

Modelli di potere monarchici e feudali non sono quello che

Gesù voleva per i suoi discepoli, molti dei quali erano semplici

pescatori di Galilea. Abbiamo bisogno di iniziare a riflettere

sul potere ponendo altre premesse rispetto a quelle prevalenti

nella chiesa. Se si parte dal rapporto tra Dio e il popolo di Dio

in termini di potere, si potrebbe sperare in un Codice radicalmente

trasformato. Il diritto canonico non è allora davvero a

un bivio, dovendo decidere se vuole attenersi alla comprensione

convenzionale del potere nella chiesa, o vederlo in stretto

collegamento con la comunità del popolo di Dio divinamente

insignita di potere? Qui ci attende un comune compito per il

futuro, sia per il diritto canonico sia per la teologia.

Il Forum teologico di questo fascicolo della rivista presenta

un breve saggio di Johann Baptist Metz, uno dei fondatori

della nostra rivista. Nel suo testo, Metz ci chiede di riconsiderare

la nostra riflessione sul rapporto tra Dio e il tempo.
Mentre i racconti biblici mai hanno inteso l’essere senza tempo,

anzi hanno sempre avuto a che fare con esperienze concrete nel

tempo (l’oppressione, l’ingiustizia, le lotte di liberazione), Metz

trova che la teologia corrente la maggior parte delle volte parli

di eternità, di valori eterni, di Dio eterno. E si chiede: questo

tipo di teologia afferra veramente qualcosa del Dio biblico, che

è, prima di tutto, Dio nel tempo? Il pensiero cristiano, allora, sta

facendo mitologia più che teologia? Nessuno può capire Cristo

teoricamente, in termini di categorie senza tempo: Cristo può essere

compreso solo seguendo le sue orme, immergendosi nelle

reali lotte del mondo in cui viviamo. Così Metz ci sfida a non

far finta che noi già viviamo nel regno dell’eternità, ma a vivere

e pensare come esseri temporali in un mondo che ha il suo inizio

e la fine in Dio stesso. In tal modo, Metz punta a un futuro

per la teologia che non pretende di “conoscere tutto” sulla vita,

ma di essere “tutta solidarietà” con l’intero genere umano, cioè

di essere veramente cristiana.

Il fascicolo si conclude con un omaggio di Carlos Mendoza-

Alvarez a Virgil Elizondo, stimatissimo ex membro del

comitato di direzione di Concilium, che ha dato un contributo

significativo alla teologia della liberazione, in cui ha portato il

tema del mestizo (il meticciato, l’ibridismo).

Felix Wilfred Enrico Galavotti

Madras (India) Chieti - Pescara (Italia)

Andrés Torres Queiruga

Santiago de Compostela (Spagna)

(traduzione dall’inglese di Guido Ferrari)



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Titolo: "L'autographe retrouvé de Bernardin de Sienne"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Sophie Delmas, Francesco Siri
Pagine:
Ean: 2484300022463
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

L’Itinerarium anni è una raccolta di sermoni, note e schemi, composti da Bernardino da Siena per predicare nell’Italia centrale e settentrionale; un manoscritto di piccola taglia che il santo portava con sé probabilmente dal 1417 fino al 1444. Conservato presso il convento dell’Osservanza di Siena, di esso non si ebbero più tracce dal 1759, anno della morte del suo ultimo proprietario che lo ebbe in dono dai frati minori osservanti di Siena. Nel presente articolo si pubblica il rinvenimento di tale manoscritto in una collezione privata e se ne fornisce una prima descrizione dettagliata. L’analisi paleografica e codicologica, arricchita dalla consultazione del materiale documentario atto a ricostruire la storia del manoscritto, dimostra che questo è l’autografo di Bernardino. Grazie ad esso è possibile intraprendere nuove ricerche sul metodo di lavoro del santo e sul rapporto che aveva con i suoi libri, sulla modalità di redazione delle opere pastorali, ma anche su testi rimasti finora inediti.



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022401
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Studi

R. Mancini, La grande trasformazione 3

L’articolo presenta il profilo della trasformazione cruciale della nostra esistenza. Benché siamo immersi

in un sistema di disgregazione che spezza l’integrità degli esseri umani e la trama delle relazioni, resta

aperta la possibilità di sperimentare tale svolta essenziale, che consiste nel divenire veramente persone

sino a scoprirci figlie e figli di Dio, dunque fratelli e sorelle verso chiunque.

C. Doglio, Di gloria in gloria 8

Il verbo ‘trasfigurare’ è adoperato dagli evangelisti per narrare l’evento della trasfigurazione di Gesù,

ma l’apostolo Paolo lo usa in due casi per descrivere la dinamica della vita cristiana. In tale processo è

all’opera lo Spirito del Signore che realizza la gloria di Dio, cioè la sua presenza potente e operante, in

vista di una continua e piena trasformazione dei credenti, per rendere ciascuno conforme all’immagine

del Figlio Gesù.

M. Florio, Per una Chiesa trasfigurata: da dove ri-partire? 14

È possibile operare una trasformazione del vissuto ecclesiale a partire da una revisione della prassi

sacramentaria in atto? Il recente sviluppo del catecumenato degli adulti nelle diocesi italiane sembra

propiziare una corrispondente messa in questione della vigente prassi penitenziale. I due tracciati si

incrociano nella vita del credente provocandone una profonda revisione nella prospettiva di una fede

adulta. La stessa celebrazione eucaristica viene posta in una nuova luce.

L. Girardi, I gesti liturgici, trasfigurazione dell’umano 21

Un modo fondamentale in cui l’umano viene assunto a divenire espressione sacramentale del divino è

dato dalla gestualità rituale. Tutti questi gesti, profondamente umani, costituiscono quello spazio aperto

all’incontro con il Signore, per il quale questi stessi gesti si trasfigurano, diventando espressione del

nostro essere partecipi della vita di Dio.

C. Scordato, Conformati a Cristo: dal battesimo all’eucaristia 28

Dio in ogni modo cerca di venire incontro all’uomo; al culmine di questa sua ricerca egli si fa talmente

prossimo da prendere la forma stessa della nostra umanità. In una sorta di ideale continuazione dell’incarnazione,

nel settenario sacramentale particolarmente l’iniziazione cristiana è la formalizzazione della

reciprocità attraverso la quale l’uomo offre a Dio i gesti significativi della propria vita e Dio offre se

stesso facendo propri i gesti della vita umana.

 

Temi pastorali

A. Matteo, Iniziazione cristiana: decenni di insuccessi 34

Oggi non si ha più la possibilità di indicare, ai ragazzi e alle ragazze, un modello di ‘adulto’ e di ‘adulto

credente’ a cui ispirare la propria crescita nella fede. Il nostro è il tempo dell’adulto che ci manca e l’età

adulta appare sempre più uno spazio vuoto, bianco, senza prestigio e senza fascino. Per invertire la rotta

si dovrà ripartire da quell’adulto che è apparso in tutta la sua compiuta forma in Gesù.


Schede per la formazione

D. Castellari, Catechesi e narrazione 39

Ragioni ed esempi per tornare all’antico e narrare la fede come racconto puro e semplice: per paradosso

ciò che è molto antico (la narrazione) è molto attraente per chi è modernissimo come i ragazzi di oggi.

Otto buoni motivi per un catechismo fondato sul narrare/ascoltare e una proposta per offrire una

nuova cornice simbolica alle generazioni odierne. La scheda è pensata come un esercizio spirituale per

catechisti ed educatori.

D. Bresciani, Icona, la Chiesa in preghiera 45

L’icona oggi sfida il nostro immaginario collettivo e richiama la nostra attenzione sulla comunità orante

che è la chiesa e su una creatività corale dove il particolare e l’individuale sono valorizzati in comunione

fraterna. L’icona è testimone della storia della salvezza e della costituzione della chiesa come corpo di

Cristo. La nostra trasfigurazione (e trasformazione) si realizza diventando sempre più parte del corpo

di Cristo che è la chiesa.

M. Gallo, Celebrare la confermazione.

Riflessioni e suggerimenti per preparare il rito 50

Partendo dai contesti in cui viene celebrato, si evidenzia la preparazione remota e la valorizzazione del

contesto comunitario del Rito della confermazione, l’attenzione che devono avere i diversi ‘attori’ e si

danno suggerimenti in merito alle diverse parti della sequenza rituale.

Anno santo

P. Mirabella, Disciplina e sacramenti 59

La radice del rapporto tra disciplina e sacramento sta nella relazione tra l’oggettività della norma e la

soggettività della coscienza. Il percorso muove dal valore della disciplina ecclesiastica, al significato dei

sacramenti, ricercando la soluzione di ogni tensione nella conciliazione della verità con la misericordia.

 

Cronaca

A. Ghersi LXVII Settimana liturgica nazionale del CAL 67

XLIV Settimana di studio APL 69

 

Indice 2016

Dal 1963 la rivista accompagna in Italia la riforma liturgica e cura la formazione liturgica di

ministri, persone consacrate e animatori laici della liturgia, facendo emergere il ruolo che il

culto liturgico occupa nell’azione pastorale. Dal prossimo anno la rivista cambierà formato e

impaginazione per essere più agile e leggibile, con inserti staccabili e tracce di lettura.

Questi i temi dei fascicoli del 2017:

1. Liturgia e famiglia dopo il sinodo 4. Liturgie senza preti?

2. Fanciulli, famiglia, eucaristia 5. Pregare per i defunti

3. Per una liturgia inclusiva 6. Non abbiamo più tempo?



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Titolo: "Archivum Franciscanum Historicum"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022456
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

Index

Discussiones et Documenta

Sophie Delmas - Francesco Siri. – L’autographe retrouvé de Bernardin

de Sienne: l’Itinerarium anni et son histoire 

Juri leoni, OFM. – «A ciò che la regola nostra promessa meglio possiati

observare». Le ordinazioni delle clarisse del Corpus Domini di Bologna 

Cayetano Sánchez FuerteS, OFM. – El hospital franciscano de los Naturales

de Nueva Cáceres, Filipinas

Miscellanea

Mateusz J. Wierzbicki, OFM. – L’irremissibilità del peccato degli angeli

secondo Alessandro di Hales

Gábriel Szoliva, OFM. – Proles de caelo prodiit. The First Vespers

Hymn of the office of Saint Francis of assisi and its Subsequent

History in Hungary

Pierre Moracchini. – Frère Hugues Dedieu, OFM (1936-2016). In memoriam

 

Summaria

Recensiones

Maillard, Clara. – Les papes et le Maghreb aux XIIIème et XIVème

siècles. Étude des lettres pontificales de 1199 à 1419. – (Simeón

Stachera) 

Alexandri De Hales Quaestiones disputatae de peccato veniali et de

conscientia. – (Michael Robson) 

Honemann, Volker (hg.). – Geschichte der Sächsischen Franziska -

nerprovinz. Von den anfängen bis zur Reformation. – (Ludovic

Viallet)

Gasiorowska, Patrycja. – Konwent Klarysek Krakowskich do konca

XVIII wieku. Studium prozopograficzne [Il monastero delle Clarisse

di Cracovia fino al XVIII secolo. Studio prosopografico]. –

(Bogdan Fajdek)

Raimundi Lulli Opera latina 10-11. Liber contra Antichristum, liber de

gentili et tribus sapientibus. – (Coralba Colomba)

Suarez-Nani, Tiziana. – la matière et l’esprit. Études sur François de la

Marche. – (Marc Ozilou)

Pierno, Franco (ed.). – The Church and the Languages of Italy before

the Council of Trent. – (Antonella Dejure) 

Ernst, Susanne (Hg.). – Heilige Eustochia Calafato 1434-1485. Quellen

zum Leben einer Reformerin im Orden der heiligen Klara von Assisi.

– (Florian Mair)

Conti, Fabrizio. – Witchcraft, Superstition, and Observant Franciscan

preachers. Pastoral Approach and Intellectual Debate in Renaissance

Milan. – (Yoko Kimura) 

Stoppacci, Patrizia (a cura). – Due libri di entrata e uscita del Convento

della Verna. – (Luca Marcelli) 

 

Notae bibliographicae 

Libri ad nos missi

Index alphabeticus

Tabula materiarum

Index auctorum anni 2016



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Titolo: "El hospital franciscano de los Naturales de Nueva Cáceres, Filipinas (pp. 537-583)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Cayetano Sánchez Fuertes
Pagine:
Ean: 2484300022494
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

The hospital of Nueva Cáceres in the province of Camarines Sur was but one medical institution founded and/or staffed by the Franciscans during Spanish colonial rule in the Philippines. The present article outlines the changing fortunes of the hospital which nearly constantly suffered from poor economic funding, irresponsible lay stewardship and adverse climatic conditions. Nevertheless, the appendix of nine mostly unpublished documents, issued between 1611 to 1895, conveys a somewhat more positive impression. These documents show that the friars, along with the local bishop, were courageous advocates of the sick who, struck by infectious diseases like leprosy, were hosted in this institution.



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Titolo: "Frère Hugues Dedieu, OFM (1936-2016). In memoriam (pp. 613-616)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Pierre Moracchini
Pagine:
Ean: 2484300022487
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

This article remembers Bro. Hugues Dedieu OFM, a dedicated contributor to our journal AFH for more than forty years (1969-2011). Brother Hugues was an outstanding archivist and researcher in French Franciscan history who brought to light many unknown facts and details and assisted many colleagues in their own enquiries. 



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Titolo: "Proles de caelo prodiit. The First vespers Hymn of the Office of Saint Francis of Assisi and its Subsequent History in Hungary (pp. 597-611)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Gábriel Szoliva
Pagine:
Ean: 2484300022500
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

Il presente articolo prende in esame la tradizione musicale di una melodia (Mel 752) che accompagnava il canto dell’inno Proles de caelo prodiit attribuito a papa Gregorio IX ed inserito da fra’ Giuliano da Spira nei Primi Vespri dell’Ufficio ritmico di S. Francesco, composto tra il 1230 e il 1232. Tale melodia ebbe una particolare popolarità in Ungheria e venne cantata, come era consuetudine nella prassi e con varianti melodiche seriori, in diversi ambiti liturgici fino al suo impiego anche nella liturgia protestante. Mel 752, confinata in ambito francescano dopo la seconda metà del XVII secolo, è stata ripresa nel 1983 nel Liber Hymnarius di Solesmes.



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Titolo: "L'irremissibilità del peccato degli angeli secondo Alessandro di Hales (pp. 585-596)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Mateusz J. Wierzbicki
Pagine:
Ean: 2484300022517
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

The topic of the irremissibility of the angels’s sins, already treated by Origen, Augustine and Gregory the Great, was analyzed in depth by Alexander of Hales, especially in his quaestio De peccato primi angeli. By a series of arguments, the Doctor irrefragabilis discusses the difference between angelic and human nature, showing that the angel adheres to the evil he has chosen in an immutable and eternal way. Therefore, the definite choice of evil is entirely respected by divine justice and, consequently, the sin of the angel remains irremissible. Human beings, instead, despite their natural fragility and inclination towards evil, are always capable of conversion to the good. God’s mercy, therefore, can manifest its grandeur in pardoning each human sin.



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Titolo: "Rivista di Vita Spirituale"
Editore: OCD
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024887
Prezzo: € 8.00

Descrizione:

SOMMARIO

 

LAMPADA AI MIEI PASSI 

STUDIO E VITA 

Incanto del bello. Grazia, bellezza e spiritualità 

Antonio Montanari 

John Henry Newman. Linee di pensiero sulla fede 

Giovanni Palmitessa 

VITA MISTICA 

Parole dalla frontiera. Itinerario di lettura della simbologia mistica di Teresa d’Avila ed Etty Hillesum (prima parte) 

CeciliaClio Borgoni 

VITA CARMELITANA 

Chiesa mistica e cuore orante. Le Ore canoniche della Regola del Carmelo (prima parte) 

Marco Sgroi 

VITA DELLO SPIRITO 

Segno di contraddizione. Un testo di Karol Woitya da rileggere 

Aldino Cazzago 

CARMELO VIVO

L’orazione nella vita di Teresa 

Francisco Javier Sancho Fermín 

RECENSIONI 

Il tuono del silenzio

Michele Ciapetti

 

 

LAMPADA AI MIEI PASSI 

Sì, è vero ciò che dice san Paolo, “ha troppo amato”, troppo amato la sua pic­cola Elisabetta. Ma l’amore chiama l’amore e io non chiedo più nient’altro al buon Dio se non di ca­pire quella scienza della carità di cui parla san Paolo (cf Ef 3,18-19) e di cui il mio cuore vorrebbe scandagliare tutta la profondità. Sarà il Cielo, […] ma mi sembra che lo si possa già co­minciare sulla terra, poiché lo si pos­siede, Lui, e poiché attraverso ogni cosa si può rimanere nel suo amore. 

(Elisabetta della Trinità, Lettera 219)

 

Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo. 

(Ef 2,4-5)



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Titolo: "Rivista di Vita Spirituale"
Editore: OCD
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024894
Prezzo: € 8.00

Descrizione:

SOMMARIO

 

LAMPADA AI MIEI PASSI

STUDIO E VITA

La vita contemplativa secondo Gabriele di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi (prima parte)

Josip Muic

VITA MISTICA

Parole dalla frontiera. Itinerario di lettura della simbologia mistica di Teresa d’Avila ed Etty Hillesum (seconda parte)

Cecilia Clio Borgoni

L’apporto di Jan van Ruysbroeck sul vissuto mistico di Divo Barsotti

Ruggero Nuvoli

VITA CARMELITANA

Chiesa mistica e cuore orante.

La celebrazione delle Ore nella Regola del Carmelo (seconda parte)

Marco Sgroi

VITA DELLO SPIRITO

Il XXX anniversario della Dominum et vivificantem

Aldino Cazzago

San Giuseppe e l’ordine dell’unione ipostatica. Te, Joseph, celebrent

Tarcisio Stramare

CARMELO VIVO

Imparare a pregare, imparare ad amare

Francisco Javier Sancho Fermín

 

 

LAMPADA AI MIEI PASSI 

Il più giovane dei due figli disse al padre: «Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta». […] Il figlio maggiore disse a suo padre: «Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbe­dito a un tuo commando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici».

(Lc 15,12.29)

 

Il padre ama ogni figlio e dà ad ognuno la libertà di essere ciò che vuole, ma non può dar loro la libertà che non si sentiranno di assumere o che non comprenderanno ade­guatamente. Il padre sembra rendersi conto del bisogno dei propri figli di essere se stessi. Ma egli sa anche che hanno bisogno del suo amore e di una “casa”. Come si concluderà la storia, dipende da loro.

(Arthur Freeman)



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Titolo: "Rivista di Vita Spirituale"
Editore: OCD
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024900
Prezzo: € 8.00

Descrizione:

SOMMARIO

 

LAMPADA AI MIEI PASSI 

STUDIO E VITA 

La responsabilità della preghiera nell’ecclesiologia di Edith Stein 

Christof Betschart, ocd 

La vita contemplativa secondo Gabriele di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi (seconda parte) 

Josip Mui 

VITA MISTICA 

Parole dalla frontiera. Itinerario di lettura della simbologia mistica di Teresa d’Avila ed Etty Hillesum (terza parte) 

Cecilia Clio Borgoni 

SANTA ELISABETTA DELLA TRINITÀ (DOSSIER) 

CARMELO VIVO

Santa Elisabetta/Casa di Dio 

Bruno Moriconi, ocd 

INTRODUZIONE 

Elisabetta della Trinità e Anastasio A. Ballestrero 

Alla luce della Lettera per la canonizzazione di Elisabetta 

Michela Rotondo 

Una vita nel mistero del Carmelo Lettera del Rev. P. Preposito Generale dei Carmelitani scalzi 

Anastasio A. Ballestrero, ocd 

Lettera all’Ordine del Preposito Generale per la canonizzazione della beata Elisabetta della Trinità 

Saverio Cannistrà, ocd 

STUDIO E VITA 

Oltre l’inabitazione Il vocabolario di Elisabetta della Trinità 

Roberto Fornara, ocd 

VITA MISTICA 

Elisabetta della Trinità: «Alla luce dell’eternità» 

Aldino Cazzago, ocd 

VITA DELLO SPIRITO 

Essere “stabili” in Cristo: la preghiera trinitaria di suor Elisabetta della Trinità 

Juan Debono, ocd

 

 

LAMPADA AI MIEI PASSI 

«Concedi al tuo servo un cuore in ascolto, perché sappia rendere giusti­zia al tuo popolo e sappia di­stinguere il bene dal male; in­fatti chi può governare questo tuo mondo così numeroso?».

 (1Re 3,9)  

 

Come ha provocato il sogno di Salomone, così ora Dio ne sol­lecita la richiesta. L’iniziativa è sempre di Dio, ed è Lui infatti ad avere la prima ed ultima parola. La domanda di Dio vuole mettere il nuovo re di fronte alla sua responsabilità e costrin­gerlo a fare delle scelte. Tuttavia Salomone non può sentire il peso del grande compito di fronte al quale si trova. E non può non sentire di essere inesperto e impreparato: «io sono solo un ragazzo; non so come regolar­mi» (v. 7). Perciò chiede a Dio di aiutarlo, con la richiesta di «un cuore in ascolto». Vorrebbe essere un re capace di ascoltare chi è vittima di sopruso e chiede giustizia. Ma l’ascolto è anche, e soprattutto, verso Dio, perché il giovane re ha bisogno di essere illuminato dalla Parola di Dio per essere capace di assicurare diritto e giustizia.

(Giuseppe De Carlo)



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