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Titolo: "Il Concilio Vaticano II"
Editore: Lateran University Press
Autore: Nicola Ciola
Pagine:
Ean: 2484300019388
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Da dieci anni la Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense ha proposto con cadenza biennale una serie di Seminari di Studio per i Docenti e i Responsabili degli Istituti associati alla Facoltà di Teologia. Il progetto pluriennale di ricerca e di studio ha toccato il tema Insegnare teologia oggi. L’iniziativa sembrava particolarmente pertinente per la preparazione e l’aggiornamento dei docenti degli Istituti associati a vario titolo alla nostra Facoltà (incorporati, aggregati, affiliati, collegati). Si è trattato di rivisitare, attraverso l’approfondimento delle diverse discipline teologiche, contenuti e metodo delle medesime. E così, ogni due anni, a partire dal 2004 fino al 2012, si sono celebrati ben cinque Seminari di Studio su Insegnare Teologia oggi, dove ogni volta si declinava il tema con le varie branchie del sapere teologico, dalle scienze bibliche e storico-patristiche alla teologia fondamentale e dogmatica, dalle discipline dell’ordo credendi a quelle all’ordo agendi. Basta scorrere le annate della rivista Lateranum dal 2004 al 2012 per rendersi conto di un percorso significativo che era quello di aiutare la formazione e l’aggiornamento dei docenti delle nostre Istituzioni, ben consapevoli che è da lì che si può determinare una vera circolazione di idee e progetti per il futuro.

Esaurito il programma sull’Insegnare Teologia oggi, nel Convegno celebrato tra il 22 e 24 settembre 2014 abbiamo optato per una forma più di carattere tematico e ci siamo domandati quale potesse essere un argomento di interesse comune, pur nella estrema diversità storica e geografica delle chiese rappresentate dalle istituzioni accademiche associate alla PUL: dai paesi dell’Est europeo alle Americhe, dal Nord Europa all’Isola di Guam, da Roma a Gerusalemme.

È sembrato che un tale servizio alla comunione e alla circolazione del sapere teologico, potesse essere – questa volta – quello di una rivisitazione ...



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Titolo: "El Vaticano II como evento, doctrina y estilo"
Editore: Lateran University Press
Autore: Santiago del Cura Elena
Pagine:
Ean: 2484300019395
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

La exposición que se me ha encomendado para este congreso gira en torno al Vaticano II como evento, doctrina y estilo, para poner de manifiesto su alcance y descubrir su entrelazamiento1. Entiendo con ello que a mi exposición le corresponde un carácter más bien introductorio a las intervenciones sucesivas, ya que otras ponencias se ocuparán explícitamente de documentos concretos y de cuestiones más delimitadas y precisas de la asamblea conciliar. Al mismo tiempo, al referirse al concilio en su conjunto, la exposición conlleva una dificultad objetiva, dada la magnitud y diversidad de los textos conciliares. Son además muy abundantes y detallados los estudios sobre el Vaticano II que se han ido publicando2. Por todo ello, reconocer desde el comienzo las limitaciones de la exposición y la modestia de sus pretensiones no es sino confesar una obviedad.

Ateniéndome en cualquier caso a lo indicado en la programación, me centraré en la exposición, valoración y entrelazamiento de los tres términos escogidos como claves interpretativas del concilio Vaticano II: evento, doctrina, estilo. Y, de acuerdo con este propósito, mi intervención se articulará en tres pasos sucesivos: 1) su ubicación en el momento en que nos hallamos hoy respecto al Vaticano II, e.d., la conmemoración de su 50 aniversario, 2) la presentación y el comentario de las tres claves interpretativas mencionadas: evento, doctrina y estilo, 3) el entrelazamiento existente entre ellas, para descubrir así hasta qué punto se hallan entretejidas y qué potencialidades encierran para la asimilación actual del Vaticano II como principio inspirador de la fe y de la vida cristiana.

1. A los 50 años del Vaticano II: ¿qué tareas pendientes de realización?

Parafraseando el título de una reciente obra de G. Routhier3, podemos ver compendiado en esta pregunta el sentido de seguir ocupándonos del concilio Vaticano II hoy, a los cincuenta años de su celebración (2013-2015). Una efemérides que está originando numerosos estudios y conmemoraciones en los diversos ámbitos lingüísticos4, de modo análogo a lo acontecido ya con el XL aniversario y con otros anteriores. La bibliografía respectiva es enorme; baste remitir aquí a los instrumentos de ayuda disponibles5, a los proyectos de investigación6 y a las numerosas obras que van apareciendo7 y que con toda probabilidad se verán incrementadas.

Los cinco lustros transcurridos han dado lugar a distinguir diversas fases en la recepción e interpretación del Vaticano II, fases que no siempre son coincidentes del todo en las periodizaciones de estos cincuenta años ofrecidas por los distintos autores8. Más allá, no obstante, del mayor o menor acierto en la periodización del medio siglo transcurrido, el transfondo de nuestra exposición lo constituyen sobre todo los dos últimos decenios.

Los comentarios de las diversas constituciones, decretos y declaraciones del Vaticano II llevados a cabo en los primeros años postconciliares eran con ...



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Titolo: "Primato e collegialità"
Editore: Lateran University Press
Autore: Severino Dianich
Pagine:
Ean: 2484300019425
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Contesto politico e sviluppi del papato

Che la riflessione teologica non si svolga in vitro, nonostante gli alti livelli di astrazione che essa raggiunge nella sua attività speculativa, nessuno lo ignora. Ma pochi altri temi, propri della fede cattolica, hanno subito una così imponente pressione dall’esterno, oltre che dal contesto culturale anche dalla situazione politica, come è accaduto alla teologia del primato papale.

Se, nonostante la consapevolezza della chiesa romana di un proprio ministero universale, già lucida fin da Leone I e da Gregorio Magno, questo non fu recepito in Oriente, è perché, da quando i cristiani ottennero la libertà e le chiese cominciarono ad avere un ruolo pubblico, il loro protagonista principale sulla scena del mondo fu l’imperatore. Vedi il ruolo, assolutamente decisivo in tutta la serie dei concili ecumenici del primo millennio, svolto dagli imperatori, da Costantino in poi, in forza dell’autorità riconosciuta alla figura di questo “vescovo esterno” o “tredicesimo apostolo”. Né questa gli veniva contestata dai papi di Roma, pur trattandosi di un potere, che poi verrà accanitamente difeso dal papato come suo proprio, quello di convocare e condurre al loro fine i concili ecumenici1. Sarà in Occidente, con l’incoronazione di Carlo Magno e la istituzione di un impero legittimato dal potere papale, che il ruolo dell’imperatore dovrà cedere il primo posto a quello del papa, se pure in una serie infinita di conflitti che si prolungheranno, dopo la fine dell’istituzione imperiale, fino ai rapporti tra il papato e gli stati moderni2. È ben nota l’epica battaglia combattuta da Gregorio VII per la “libertas ecclesiae” rispetto al potere imperiale, per la rivendicazione al solo romano pontefice, sancita nel celebre Dictatus papae, di un’autorità universale, del diritto di fregiarsi delle insegne imperiali e di deporre l’imperatore e, infine, contro la tradizione dei precedenti concili, dell’esclusivo diritto di legittimare la convocazione di un Concilio3. Coerente con questa esigenza di base fu lo sviluppo che contemporaneamente giunse a trasformare il collegio cardinalizio, da istituzione propria della chiesa romana, a organo di governo, assieme al papa, della chiesa universale. Se ne legittimerà il compito a partire dall’Antico Testamento, con riferimento all’ordine dei leviti, ma poi anche dal Nuovo, facendo dei cardinali i successori degli apostoli e soppiantando in tal modo il ruolo dei vescovi, dei patriarchi e dei metropoliti4. L’evidente grave effetto di questi sviluppi sarà il progressivo obnubilamento di una qualsiasi teologia della chiesa locale.

Secondo Klaus Schatz5 la figura del papato, così come oggi la conosciamo, si sviluppa, non a caso, soprattutto dopo la rivoluzione francese, che viene a sconvolgere il millenario assetto dell’ordine sociale in Europa. Era il tempo nel quale nella politica europea il papato aveva raggiunto il punto più basso del suo storico potere, ma in realtà nessun evento quanto la rivoluzione del 1789 avrebbe preparato il suo trionfo, che si celebrerà nel Concilio Vaticano I. Nella grande crisi dell’episcopato francese, diviso fra coloro che avevano prestato giuramento alla Costituzione civile del clero del 1790 e coloro che erano rimasti “refrattari”, con l’appoggio di Napoleone, che pure intendeva proseguire nel radicale riordinamento delle diocesi che vi era stato stabilito, poté assumersi l’autorità di deporre tutti vescovi, creare un nuovo episcopato con una nuova suddivisione diocesana, ridisegnando così la carta geografica di tutta la chiesa di Francia. Solo un papa, nell’esercizio massimo del suo potere sarebbe stato in grado di farlo, diventando così, paradossalmente - secondo Klaus Schatz - il papato stesso rivoluzionario. Effettivamente fu paradossale, ma è vero che, nella lunga stagione della restaurazione, il prestigio e il potere papale crebbe enormemente, risultando il papato, non i vescovi, l’unica istituzione capace di resistere a quel lascito della rivoluzione, ereditato dal gallicanesimo e dal vecchio regalismo (classico supporto anche del conciliarismo), che fu lungo l’Ottocento il giurisdizionalismo ampiamente



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Titolo: "The Churc h-World relationship in Gaudium et Spes: still relevavant?"
Editore: Lateran University Press
Autore: Michael Paul Gallagher
Pagine:
Ean: 2484300019432
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. A new tone and anthropology

The aim of this paper is to discern to what extent the treatment of the church-world relationship in Gaudium et Spes remains fresh and valid fifty years later and to acknowledge ways in which it has become less relevant for today. Obviously we cannot comment on all the chapters of this longest document in conciliar history. Apart from giving some attention to the chapter on culture, I will remain largely within the first part of the text and therefore little will be said about such topics, present in this document, such as politics, economics, peace and even the theme of the family.

There is no need to revisit in detail the historic significance of this pastoral constitution. It is enough to mention some of its original characteristics. As is well known, a document of this kind was not planned before the Council began. Even though Pope John XXIII had clearly indicated that he wanted a different style of council, not primarily to face a doctrinal crisis but to reflect on new pastoral needs, the proposal for a treatment of the relations of the Church ad extra came only at the end of the first session, supported by such leading figures as Cardinal Suenens and Cardinal Montini. The text that eventually emerged three years later is the product of much debate and represents a different wavelength and style to any conciliar text in previous church history. Are these options of disposition and of method still pertinent today? Certainly yes. It is possible to criticize various sections of this long text as weak in themselves or less relevant fifty years later, but the Council’s choice of an overall theological anthropology is surely a permanent achievement and gift to later generations. And here in the Council’s creation of a new tone and a new anthropology we find the key expression of a different relationship between church and world, seeking to listen to the contemporary situation and to understand it before offering any judgements about it.

Let me mention at this stage a challenging thought from Gilles Routhier: the interpretation of Vatican II is not simply a matter of texts and the intentions of their authors. A third perspective should be mentioned, that of ourselves as receivers in our different moment of church history. Therefore our rereading of conciliar texts has to allow for today’s horizon1. Our context is radically different. Our frontiers are changed. Our receptivity is different from the first audience of half a century ago. Therefore we should not be surprised if some aspects of this text seems less actual than it did to its audience of fifty years ago. The more positive question is to identify what remains rich and relevant, and that will be my principal focus here.

Concerning the question of inactuality, let us admit that it is easy to become impatient with the text of Gaudium et Spes and to find reasons for critique or complaint: it is dangerously long and often diffuse; from section to section it can be uneven in quality; with the passage of time inevitably some parts come across as either dated or just predictable. And yet the fundamental intention of the Council was and is important for the Church, and the essential approach of this constitution remains prophetic fifty years later. I mean its theological methodology for reinterpreting the church’s relationship to the contemporary world and in particular its option for an ascending Christian anthropology. As a symbol of this approach is the oft-commented fact that Christ, while mentioned frequently, enters more explicitly at the end of each of the first four chapters of the text, thus crowning and illuminating the text’s account of the human situation today.

There are those who would have preferred a more descending Christology, or a more explicitly theological account of the human condition. But Gaudium et Spes embodied the Council’s desire not only to speak about modern man but to modern man, and this less predictable approach remains permanently valid. On this point it is worth quoting a warning given by the then Archbishop Wojtyla in the 1964 debate on this text, when he advised the Council to avoid ecclesiastical language: otherwise the intended dialogue with the world would simply be soliloquy. («Caveamus autem, ne schema nostrum soliloquium fiat!»2). Indeed it ...



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Titolo: "La paspastoralità del Vaticano II. Limite o risorsa ?"
Editore: Lateran University Press
Autore: Antonio Mastantuono
Pagine:
Ean: 2484300019449
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Nel tempo degli eredi

La celebrazione del cinquantesimo del Vaticano II, segna, secondo G.Routhier1, una tappa significativa nel processo di recezione del Concilio: «entriamo nel tempo degli eredi». La scomparsa (quasi completa) della generazione che ha fatto il Concilio ci pone nella situazione di coloro che ricevono un’eredità di cui poter disporre. E, come accade per ogni eredità, si può dilapidarla, rifiutarla, renderla oggetto di dispute e litigi, oppure accoglierla e farla fruttare. Il miglior modo per essere dei buoni eredi del Vaticano II e renderlo «bussola per il presente e per il futuro della Chiesa» consiste nell’imparare a «pensare con il Vaticano II»2. Ciò richiede di non ridurlo a un insieme di enunciati da preservare e da ripetere, bensì di assumerlo come modo originale di riflessione e come atteggiamento fondamentale, «una maniera d’impadronirsi delle questioni di un’epoca e un metodo per pensare nella fede».

«Se al Vaticano II si guardasse solo come a un aggiornamento della presentazione della dottrina cattolica da sostituire a quella offerta dai manuali nel periodo preconciliare, saremmo degli eredi ben poveri. Se dovessimo considerare il Vaticano II - scrive Routhier - solo nella sua dimensione di corpus dottrinale da preservare, saremmo paragonabili a quel servitore che restituì nella sua integrità il talento che gli era stato affidato. Se, invece, senza trascurare il patrimonio dottrinale che il Concilio ci offre e senza mancare di conoscerlo e approfondirlo, lo si affronta a partire dalle questioni che hanno nutrito la riflessione dei Padri; se riflettiamo con loro e a modo loro sulle questioni che sono state all’origine del loro discorso; se il Concilio viene di nuovo colto come un insieme di intuizioni basilari e di idee creative di cui possiamo far tesoro oggi; se a nostra volta ritroviamo quello stato d’invenzione in cui essi sono stati posti e che è alla fonte di ogni scienza, allora il Vaticano II può, cinquant’anni dopo…»3

parlare alle nostre comunità e segnare il loro cammino.

Secondo Routhier, tre movimenti creativi qualificano la recezione del lascito di un’eredità. Proponendo un’analogia con il problema dell’eredità del tomismo, il teologo canadese delinea il tema dell’eredità conciliare in tre mosse: a) riprendere il modo originale dei Padri conciliari (che gli studi storici ci hanno fatto conoscere) di porre i problemi con il metodo e le risorse che essi hanno messo in opera per prospettare una risposta alle sfide del loro tempo nella interazione tra soggetti, corpus testuale e nuovi lettori (il Vaticano II come stile); b) far emergere l’originalità del Vaticano II, le sue idee creative e le sue intuizioni basilari sia sul versante metodologico che contenutistico (il principio di ...



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Titolo: "Concilio virtuale e concilio reale"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giuseppe Lorizio
Pagine:
Ean: 2484300019494
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

L’incontro con il Concilio Ecumenico Vaticano II risulta, oggi in particolare, ricco di fascino e al tempo stesso problematico, a causa del diffondersi di letture di stampo ideologico, tendenti ad operare una sorta di riduzionismo dell’evento e del dettato conciliare a posizioni ecclesiali e teologiche preconcette e strumentali. Il problema di fondo, che, in sede interpretativa e didattica (ai diversi livelli fino a quello accademico), ci si trova di fronte riguarda la necessità di affrontare l’argomento raccontando un evento o presentando una dottrina. Si tratta - come spesso accade - di un falso dilemma. Il Concilio è stato senz’altro un evento ecclesiale e socio-culturale di immensa portata, che si è cristallizzato e ci viene consegnato in un insieme di scritti dottrinali (che peraltro si pongono su diversi piani di autorevolezza), i quali chiedono di essere letti e interpretati correttamente e nella maniera più esauriente possibile sia da parte dei credenti cattolici, che da quella di altri eventuali destinatari dei testi stessi. Senza il riferimento all’evento conciliare gli elementi di dottrina che il Vaticano II ci offre sarebbero privi del loro humus e del loro contesto e rischierebbero di presentare una serie di teorie avulse e peraltro fra loro difficilmente componibili in un quadro concettuale coerente. Senza la componente dottrinale il Concilio rischia di essere storicisticamente interpretato e depauperato del messaggio che pure ha inteso rivolgere ai fedeli cattolici e a tutti gli uomini di buona volontà. Sembra quindi compito di chi lo accosta avere costantemente presente questa bipolarità fra evento e dottrina e su questi binari proporre ai giovani, che non hanno vissuto la stagione conciliare, e quindi possono apprenderla solo attraverso lo studio delle testimonianze e dei documenti, questo fondamentale momento della storia del Novecento. Un ulteriore elemento da considerare è il clima che si è creato nella chiesa e in particolare a Roma durante i lavori del Vaticano II e che possiamo rappresentarci attraverso due parole: primavera e discussione.

La tavola rotonda che abbiamo pensato all’interno della nostra riflessione sul Vaticano II intende affidare a tre esperti rispettivamente il compito di presentare l’evento conciliare e il suo contesto (lo storico Ph. Chenaux), indicare degli elementi dottrinali decisivi (il teologo N. Ciola) e infine offrirci un’idea del clima, in relazione all’aspetto comunicativo mediatico (il vaticanista F. Zavattaro).



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Titolo: "Una categoria conciliar e dibattuta: il Popolo di Dio"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giovanni Tangorra
Pagine:
Ean: 2484300019418
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Una teoria abbastanza condivisa è l’impossibilità di racchiudere la dottrina sulla Chiesa in una sola formula, ciò spiega i molteplici approcci e la difficoltà a comporre sintesi organiche soddisfacenti. La tradizione ci ha però consegnato un patrimonio consistente di immagini che consentono un autentico viaggio ecclesiologico. Alcune di esse hanno assunto un rilievo maggiore e sono scolpite nella memoria: popolo di Dio, corpo (sposa) di Cristo, tempio dello Spirito, società, sacramento, comunione1. Il fatto che ciascuna abbia una sua storia, una sua configurazione, e, più ancora, che siano tutte presenti nel Vaticano II, suggerisce il criterio della non esclusione. Tuttavia la tentazione di assumere uno strumento unico è forte, di modo che «l’ecclesiologia concepita secondo un sano ed equilibrato proposito integratore rimane, oggi, più una necessità sentita che una necessità soddisfatta»2.

Non è detto, comunque, che il lavoro debba sfociare in un’asettica neutralità, anche perché se non tutte si escludono, le varie nozioni non sono nemmeno sinonimi. Qui ci occuperemo del “popolo di Dio”, espressione ben conosciuta alla Scrittura, ai padri e alla liturgia, meno al tempo del Vaticano II, per cui la sua presenza, addirittura come titolo di un capitolo del suo De Ecclesia, desta una certa sorpresa. L’immagine dominante che emerge dagli stessi vota e dall’opinione pubblica di allora era il “corpo di Cristo”, impostasi con il magistero di Pio XII e già intervenuta a purificare le asperità della concezione societaria. La sorpresa è però solo relativa, perché vari autori avevano cercato di riportare l’attenzione su un’idea destinata a diventare centrale, e che in fase di recezione si è trasformata in una questione disputata. Scopo del mio intervento è di ricostruire questa storia seguendo la direttrice del Vaticano II, e sintetizzandola in tre atti: ascesa, decadenza e risalita.

1. Gestazione di un’idea

La visione classica è racchiusa nella nozione di societas. Intervenuta come forma di reazione, quasi in coincidenza con la nascita del trattato, essa ha assicurato beni come la visibilità, l’autonomia e l’unità, ma ...



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Titolo: "Archivum Franciscanum Historicum"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019524
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

INDEX

 

Discussiones et Documenta

Dávid Falvay - Péter Tóth. – l’autore e la trasmissione delle Meditationes vitae Christi in base a manoscritti volgari italiani 

Juri Leoni, OFM. – Tra osservanza e Controriforma. Le Costituzioni dei monasteri di s. Chiara e di s. Maria della Ripa di Forlì 

Cayetano Sánchez Fuertes, OFM. – relaciones de Diego de Chinchón OFM sobre la persecución de los cristianos de edo (Tokyo) y Arima (1612-1614)

Gisela Fleckenstein, oFS. – Deutsche Franziskaner im Ersten Weltkrieg

 

Miscellanea

Letizia Pellegrini. – le bio-agiografie di Bernardino da Siena e l’agiografia degli ordini mendicanti nel ’400. a partire da un volume recente

Donatella Bellardini - Claudia Costacurta. – Sancti Isidori Visitatio Apostolica (1663). i Frati Minori irlandesi a roma dopo Luke Wadding

 

Summaria

Recensiones

Alexandri De HaleS Quaestiones disputatae de lapsu angelorum ac protoparentum. – (Emmanuel Bain) Salto Solá, Carlos Esteban [OFM]. – la función del deseo en la vida

espiritual según Buenaventura de Bagnoregio. – (Johannes Baptist Freyer)

Sander, elbieta, OSC. – Bogosawiona Salomea i klasztory klarysek w zawichocie, Skale i krakowie do konca xv wieku [Beata Salomea e i monasteri delle clarisse a zawichost, Skaa e kraków fino al xv secolo]. – (Bogdan Fajdek)

Roest, Bert. – Franciscan learning, Preaching and Mission c. 1220- 1650. – (Rafael Sanz)

Raimundi Lulli opera latina 44, ars inventiva veritatis. – (Coralba Colomba)

Serpico, Fulvia (a cura). – Gemma lucens. Giacomo della Marca tra devozione e santità. – (remo Guidi) Muzzarelli, Maria Giuseppina (ed.). – From Words to deeds. The effectiveness

of Preaching in the late Middle ages. – (Filippo Sedda)

Vosding, Lena (hg.). – Teiledition und historische einordnung der nürnberger klarissenchronik (um 1500). – (Paul Zahner) henarez díaz, Francisco. – Los misterios de la vida de Cristo en la

predicación de franciscanos españoles del Siglo de oro (1545-1655). – (Rafael Sanz)

 

Notae bibliographicae

Libri ad nos missi

Index alphabeticus

Tabula materiarum

Index auctorum anni 2015



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Titolo: "Sancti Isidori Visitatio Apostolica (1663). I Frati Minori irlandesi a Roma dopo Luke Wadding (609-630)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Donatella Bellardini - Claudia Costacurta
Pagine:
Ean: 2484300019531
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

In 1663, six years after Luke Wadding’s death, the Roman Collegio S. Isidoro had to undergo an Apostolic Visitation. The remaining acts not only show how the material construction of the church and friary had progressed since its foundation in 1622. The investigation also reveals deep dissent among the friars: on one hand, the Irish provinces were not equally represented among the leadership of the college; on the other hand, Wadding’s epigones, Francis O’Molloy and Francis Harold, seem to have polarized the community. The texts are transcribed from the copy preserved in the Vatican Secret Archives.



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Titolo: "Lautore e la trasmissione delle Meditationes vitae Christi in base a manoscritti volgari italiani (403-430)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Dàvid Falvay, Peter Tòth
Pagine:
Ean: 2484300019555
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

This article is a re-examination of two recent hypotheses concerning the origin and author of a popular Tuscan Franciscan narrative, the pseudo-Bonaventurean Meditationes vitae Christi. In a series of recent studies Sarah McNamer argued that the text was originally written in the Vernacular Italian by a Pisan nun whose composition is preserved in a short text she calls “Canonici version”. In response to her claims, the present paper provides a comparative analysis of some of the Latin sources and their quotations in the MVC and its most important Italian versions and rewritings including the Canonici too. In the light of these examinations the Canonici version does not seem to represent the Trecento Italian original of the MVC but rather one of its numerous fifteenth-century rewritings. So with the priority of the Canonici reconsidered, the present essay advocates another hypothesis and argues that the MVC was originally written in Latin at about 1300 by a little-known Tuscan spiritual, Jacobus of San Gimignano, whose name appears in a number of Italian manuscripts as the author of the work.



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Titolo: "Deutsche Franziskaner im Ersten Weltkrieg (555-581)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Gisela Fleckenstein OFS
Pagine:
Ean: 2484300019586
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

During World War I, many of the German Franciscans became involved in the war events: as soldiers, paramedics or military chaplains. Some of their convents served as hospitals. Therefore, it became more and more difficult to maintain the ordinary religious observances, and some habits adopted during the war (smoking, use of money…) led to lasting changes in the individual life style of the friars. Most of the German Franciscans were far from any pacifistic attitude which would have questioned the war as such. These and more topics are treated in this short survey, making use of contemporary sources.



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Titolo: "Il cammino ecumenico aperto da Unitatis Redintegratio tra difficoltà e speranze: in dialogo con lOrtodossia"
Editore: Lateran University Press
Autore: Lubomir Zak
Pagine:
Ean: 2484300019470
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Introduzione

Se vi è un documento del Vaticano II elaborato e votato in un momento e in un clima straordinariamente favorevoli dal punto di vista storico-ecclesiale, questo è il decreto sull’ecumenismo. Allo stesso tempo, se vi è un tema che, durante le discussioni degli schemi preparatori dell’Unitatis redintegratio, si è letteralmente materializzato davanti agli occhi dell’assemblea conciliare, manifestando importanza e attualità di prim’ordine, questo è il tema riguardante l’atteggiamento della Chiesa cattolico-romana nei confronti delle Chiese orientali non cattoliche.

Infatti, proprio nel periodo dell’ultima e decisiva fase di gestazione del decreto1 - ossia a partire dalle riunioni di febbraio e marzo del 1964, durante le quali il Segretariato per l’unità dei cristiani, aiutato da alcuni membri delle Commissioni per la Chiesa orientale e per la Dottrina, conferisce al documento il suo aspetto quasi definitivo, fino alle ultime votazioni (nei giorni 10, 11 e 14 novembre) e all’ultimo scrutinio (20 novembre) - iniziano a comparire e a moltiplicarsi quei concreti gesti del “dialogo della carità” tra Paolo VI e Atenagora, patriarca di Costantinopoli, che suscitano stupore e gioia e che vengono colti dai padri conciliari come segni dell’approssimarsi di un’epoca nuova, quella della ritrovata fraternità tra cattolici e ortodossi.

La prima parte del terzo capitolo dell’Unitatis redintegratio (cf. nn. 14-18), in cui il Vaticano II si esprime a proposito delle Chiese orientali non cattoliche, è scritta, discussa e votata sotto l’influsso, anche emotivo, di questi inauditi eventi, molto promettenti - come fece capire lo stesso Paolo VI appena tornato dal pellegrinaggio in Terra Santa, dove si era incontrato con Atenagora2 - per il futuro delle relazioni cattolico-ortodosse. Non sorprende, perciò, se il titolo della prima parte recita: De ecclesiarum orientalium peculiari consideratione, preannunciando - cosa che, invece, non succede nella seconda parte, dedicata alle Chiese e comunità ecclesiali della Riforma (cf. UR nn. 19-23: De ecclesiis et communitatibus ecclesialibus in Occidente seiunctis) - una trattazione elaborata in spirito di apprezzamento, vicinanza e apertura del tutto speciali nei confronti dell’Oriente non cattolico3.

Il susseguirsi, nel dopoconcilio, di concreti e, insieme, simbolici dimostrativi gesti del “dialogo della carità” tra Roma e Costantinopoli impronta fortemente anche i primi anni della ricezione - da parte della Chiesa cattolico-romana e della sua teologia - del decreto sull’ecumenismo, in particolare dei passaggi riguardanti le Chiese orientali non cattoliche. Ciò è inevitabile: la straordinaria rilevanza di eventi come la contemporanea abolizione (il 7 dicembre 1965, alla vigilia della chiusura del Vaticano II) delle scomuniche del 1054, lo scambio di visite tra Roma e Costantinopoli nel 1967, la restituzione all’Oriente di alcune importanti reliquie (tra cui quella di sant’Andrea), il gesto di umiltà di Paolo VI, che nel dicembre 1975 bacia i piedi al metropolita Melitone, rappresentante del patriarcato di Costantinopoli, e altri accadimenti ...



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Titolo: "Tra Osservanza e Controreforma. Le Costituzioni dei monasteri di s. Chiara e di s. Maria della Ripa di Forlì (431-484)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Juri Leoni, OFM
Pagine:
Ean: 2484300019562
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

The life of the monastic communities of the Second Franciscan Order, apart from the Rules of 1253 and 1263, was governed by Ordinationes, Constitutiones or Observances. This practice of relying on Ordinances or Constitutions started within the reform movement of the Observance. In this article, the author offers the edition of two unpublished Constitutions written in the sixteenth century for two monasteries of Poor Clares of the city of Forlì (Italy, Emilia-Romagna): the Monastery of St. Clare and the Monastery of “Santa Maria della Ripa”, also known as “Della Torre”. These documents provide valuable information on the history of the two monasteries: in the first case (Saint Mary), the text sheds light on several disciplinary problems in 1530; whereas in the second (Saint Clare), it witnesses to the involvement of the post-Tridentine local Ordinary who issues a very balanced set of norms.



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Titolo: "In mezzo al guado?"
Editore: Lateran University Press
Autore: Riccardo Burigana
Pagine:
Ean: 2484300019487
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

«Alla luce del cammino di questi decenni, e dei tanti esempi di comunione fraterna tra luterani e cattolici di cui siamo testimoni, confortati dalla fiducia nella grazia che ci viene donata nel Signore Gesù Cristo, sono certo che sapremo portare avanti il nostro cammino di dialogo e di comunione, affrontando anche le questioni fondamentali, come anche nelle divergenze che sorgono in campo antropologico ed etico. Certo, le difficoltà non mancano e non mancheranno, richiederanno ancora pazienza, dialogo, comprensione reciproca, ma non ci spaventiamo! Sappiamo bene - come più volte ci ha ricordato Benedetto XVI - che

«Alla luce del cammino di questi decenni, e dei tanti esempi di comunione fraterna tra luterani e cattolici di cui siamo testimoni, confortati dalla fiducia nella grazia che ci viene donata nel Signore Gesù Cristo, sono certo che sapremo portare avanti il nostro cammino di dialogo e di comunione, affrontando anche le questioni fondamentali, come anche nelle divergenze che sorgono in campo antropologico ed etico. Certo, le difficoltà non mancano e non mancheranno, richiederanno ancora pazienza, dialogo, comprensione reciproca, ma non ci spaventiamo! Sappiamo bene - come più volte ci ha ricordato Benedetto XVI - che l’unità non è primariamente frutto del nostro sforzo, ma dell’azione dello Spirito Santo al quale occorre aprire i nostri cuori con fiducia perché ci conduca sulle vie della riconciliazione e della comunione».

Mi piace iniziare questa mio contributo con le parole di papa Francesco, pronunciate il 21 ottobre 2013, in occasione dell’udienza alla delegazione della Federazione Luterana Mondiale e ai rappresentanti della Commissione per l’unità luterano-cattolica: in questo discorso papa Francesco affrontava il tema dell’unità della Chiesa a partire dall’esperienza del dialogo tra cattolici e luterani, tenendo ben presente come si deve collocare questo dialogo nella prospettiva della celebrazione del 500° anniversario della Riforma tanto che appariva «importante per tutti lo sforzo di confrontarsi in dialogo sulla realtà storica della Riforma, sulle sue conseguenze e sulle risposte che ad essa vennero date». In questo incontro papa Francesco ha parlato di dialogo teologico, di collaborazione fraterna nella pastorale, di ecumenismo spirituale, indicando, qui come altrove, in molti altri dei suoi interventi a favore dell’ulteriore promozione dell’unità visibile della Chiesa, gli elementi fondamentali del dialogo ecumenico; con queste parole papa Bergoglio si poneva in continuità con i suoi immediati successori, da Paolo VI, a Giovanni Paolo I, a Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, che, pur con accenti e modi diversi, hanno fatto dell’unità della Chiesa uno dei compiti primari del magistero petrino, nella fedeltà ai documenti del Vaticano II, alimentando in questo modo la recezione stessa del concilio2.

Proprio a partire dal Vaticano II il dialogo con le Chiese e comunità della Riforma ha assunto una molteplicità di forme, anche per la complessità del mondo che si richiama, in modo più o meno diretto, alla Riforma del XVI secolo, in un processo di continua riforma della riforma, con la comparsa di nuove realtà, talvolta in contrasto con le stesse comunità storiche; il dialogo della Chiesa Cattolica con questo mondo non ha avuto a che fare quindi solo con la sua articolazione territoriale e con la sua organizzazione, ma soprattutto con una dinamicità che, proprio negli ultimi decenni, ha assunto nuove dimensioni con un’ulteriore frammentazione e la nascita di tante comunità; alcune di queste nuove comunità si sono dimostrate seriamente interessate a aprire un dialogo con la Chiesa Cattolica soprattutto per la definizione di una missione condivisa per l’annuncio della Parola di Dio nel mondo mentre ...



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Titolo: "Relaciones de Diego de Chinchón OFM sobre la persecución de los cristianos de Edo (Tokio) y Arima (1612-1614) (485-554)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Cayetano Sànchez Fuertes, OFM
Pagine:
Ean: 2484300019579
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

The author recalls the difficulties the Franciscan missionaries to Japan had to face at the beginning of the 17th century, due to changing religious policies of the country’s rulers. By 1614, Christian persecutions, previously confined to local areas, had become a national phenomenon, and this led to the expulsion of most of the foreign missionaries. Fr. Diego de Chinchón, present in Japan at that stage, wrote two reports on the martyrdom of several laypeople who were connected to the Franciscans. Having in mind the promotion of an eventual case for canonization, Diego draws on hagiographical conventions but also makes use of his own inquiries in order to give credibility to his reports. An important source for later historical accounts, these relaciones are transcribed from the Archivo Franciscano Ibero-Oriental (Madrid).  



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Titolo: "Concilium 04-2015: L'essere umano al vaglio delle neuroscienze"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019074
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Editors: M.-T. Courau, R. Ammicht Quinn, H. Haker, M.-T. Wacker

 

Nel giro di qualche decennio le neuroscienze sono diventate un importante asse di sviluppo della ricerca che concerne non solo la conoscenza del cervello, ma anche la psicologia, la gestione delle emozioni, il vivere insieme. Quale progetto dell’umano vi si delinea? Gli stati mentali non sono altro che una pura produzione biologica del cervello, indipendenti da ogni altra realtà? Una cosa è certa: le neuroscienze attuali stanno facendo evolvere la modalità in cui noi vediamo, percepiamo e immaginiamo ‘essere umano, la coscienza – e dunque il modo di intendere e affrontare la nostra relazione con Dio, la nostra comprensione e il nostro discorso su Dio.

 

Parole chiave: cervello, mente, persona



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Titolo: "Misericordia per tutti in Rm 11,25-32. La vocazione dIsraele e le genti nel disegno di Dio"
Editore:
Autore: Antonio Landi
Pagine:
Ean: 2484300019173
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

SOMMARIO - 1. Essere sensibile. 2. Grembo di fanciulla.

ABSTRACT - Mercy in Ugaritic literature and Hebrew Bible. The following paper provides

a purely lexicographical analysis on the root rh≥m in the North-West Semitic context

and, specifically, in Ugaritic and biblical literature. Beyond the generic acknowledgement

of the human “visceral” aspect, this study demonstrates through some Ugaritic

texts the semantic evolution of the root. It won’t refer to motherhood as a compassionate

“visceral” condition, rh≥m is connected with the idea of “virginal womb”. In fact, the

word rh≥m in Ugaritic is metonymically translated by “girl” and the use of the noun as

goddess Anat’s epithet, “the virgin”, would seem to be a tight connection. This meaning

urges us to reconsider the semantic history of the term “mercy” that denotes a “feminine

childhood”, for which mercy becomes the "naive" aptitude of whom can forgive the

unforgivable.

KEYWORDS - Mercy, Ugarit, Baal, Hebrew Bible, Viscera.



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Titolo: "La verità dell'essere e di Dio. Fenomenologia trascendentale e tomismo trascendentale"
Editore: Lateran University Press
Autore: James G. Hart
Pagine:
Ean: 2484300019371
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Abstract

Questo studio analizza le convergenze e diversità che nascono dal confronto tra la fenomenologia trascendentale e il tomismo trascendentale. Indipendentemente dai meriti della fenomenologia trascendentale rispetto al tomismo trascendentale, la fede indica una dottrina di base, cioè che tutto ciò che è esiste perché è conosciuto da Dio, cioè è essenzialmente intelligibile. Sia per il tomismo trascendentale, come per la fenomenologia trascendentale vi è un ideale a priori di una conoscenza che unisce scienza e vita, che è già evidente nella meraviglia, nel dubbio e nel questionare. Il guadagno di un simile confronto è voler giustificare come il tomismo trascendentale e la fenomenologia trascendentale coincidono in modo notevole nel riconoscere che il proprio essere in ogni aspetto rivela che si è inadeguati a sé stessi perché si esiste solo nel tendere verso un ideale infinito.

Parole chiave:

fenomenologia trascendentale; tomismo trascendentale; verità; Dio; essere

Abstract

This study analyzes the similarities and differences that arise from the comparison between transcendental phenomenology and transcendental Thomism. Regardless of the merits of transcendental phenomenology with respect to transcendental Thomism, faith points to a basic doctrine, which is that everything there is exists because it is known by God, i.e., essentially intelligible. Both for transcendental Thomism and transcendental phenomenology, there is an a priori ideal of a knowledge that unites science and life, which is already evident in wonder, doubt and questioning. The gain of such a comparison is to try to justify just how transcendental Thomism and transcendental phenomenology coincide significantly in recognizing that one’s own being, in every aspect, reveals its inadequacy to itself because it exists only in moving towards an infinite ideal.

Keywords:

transcendental phenomenology; transcendental Thomism; truth; God; being



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Titolo: "Il contributo ecclesiologico di Umberto Betti alla costituzione Lumen gentium"
Editore: Lateran University Press
Autore: Fermina Álvarez Alonso
Pagine:
Ean: 2484300021282
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Introduduzione

Si è detto che il concilio Vaticano II è stato fatto da grandi e importanti teologi, noti all’epoca per la novità delle loro posizioni teologiche; ma, capovolgendo l’affermazione, possiamo dire che è stato proprio il concilio Vaticano II a rendere grandi alcuni teologi. È il caso del nostro protagonista, il francescano Umberto Betti, chiamato a partecipare ai lavori conciliari non dall’inizio, ma solo successivamente, divenendo un elemento chiave per alcune questioni e una figura di riferimento nella teologia italiana del post-concilio. Occorre precisare che egli fu piuttosto uno storico della teologia, che seppe mettere in evidenza il valore della Tradizione.

1. Note bibiograficficfiche

Umberto Betti nacque a Pieve S. Stefano (Arezzo) il 7 marzo del 1922. Nel 1938 entrò nell’Ordine dei Frati Minori della Toscana, e il 31 dicembre del 1943 fece la professione perpetua al santuario della Verna. Fu ordinato sacerdote a Fiesole tre anni dopo, il 6 aprile del 1946.

Nel 1951 ottenne il Dottorato in Sacra Teologia presso il Pontificio Ateneo Antonianum, e negli anni 1953-54 fu uditore presso l’Università di Lovanio (Belgio). Nel 1954 divenne professore ordinario di Teologia Dogmatica

all’Antonianum e, nel 1961, professore dell’Istituto Patristico Medievale della Pontificia Università Lateranense. Il 3 ottobre dello stesso anno fu chiamato a collaborare alla preparazione del Vaticano II come consultore della Commissione Teologica Preparatoria1. In quanto studioso dei concili, tra le sue principali pubblicazioni figurava il lavoro sulla costituzione dommatica Pastor aeternus del Vaticano I2. Si tratta di un lavoro serio, complesso e dettagliato intorno alle vicende della costituzione, che il Betti presentò anche in vista dell’imminente Vaticano II, con lo scopo di mostrare l’evoluzione dei testi della costituzione Pastor aeternus e la deduzione delle conclusioni dottrinali. A tale scopo si avvalse delle monografie scritte fino ad allora, dai diari del concilio dell’arcivescovo di Lucca, Giulio Arrigoni, OFM e del cardinale Bilio, fino ai documenti inediti della Commissione Teologica Preparatoria conservati nell’Archivio Segreto Vaticano.

Conclusa la prima sessione conciliare (25 marzo del 1963), venne nominato perito da Giovanni XXIII e, un anno dopo, Qualificatore della Sacra Congregazione del Sant’Uffizio. Nel 1967 fu annoverato tra i membri della Commissione per l’aggiornamento della costituzione apostolica Deus scientiarum Dominus; nel 1968 divenne consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede e, nel 1988, anche di quella per i Vescovi.

Negli anni 1966-69 fu Decano della Facoltà di Teologia dell’Antonianum, di cui fu Rettore dal 1975 al 1978. Infine, nel 1991 fu nominato Rettore della Pontificia Università Lateranense, carica che occupò fino al 1995. Fu elevato alla dignità cardinalizia da papa Benedetto XVI nel concistoro del 24 novembre 2007; morì a Fiesole, il 1° aprile del 2009, all’età di 87 anni.

La principale fonte per conoscere da vicino il contributo del Betti al Vaticano II è costituita dal suo Diario, scritto dal 1962 al 1965 durante la celebrazione dell’assise conciliare, e pubblicato insieme al carteggio inedito con il cardinale Florit, arcivescovo di Firenze, dal 1962 al 19783. Nell’appendice del libro vengono riportati alcuni dei suoi articoli pubblicati su «L’Osservatore Romano», elaborati su richiesta di papa Paolo VI con nota telegrafica autografa al Sostituto della Segreteria di Stato: «23.8.69: P. Betti e il Vaticano I»; con essa il papa intendeva dire che egli avrebbe dovuto scrivere sulle prerogative del Romano Pontefice definite dal Vaticano I.

[...]



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Titolo: "Le Diario conciliaire de monseigneur Pericle Felici"
Editore: Lateran University Press
Autore: Leo Declerck
Pagine:
Ean: 2484300021312
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Introducducduction

Avec un grand intérêt les historiens de Vatican II peuvent maintenant prendre connaissance du Diario1 de Mgr Pericle Felici (1911-1982), secrétaire général et personnage central du Concile Vatican II.

En fait Mgr Felici avait tenu dans les années 1959-1966 deux journaux:

- 4 Cahiers intitulés Cogitationes cordis mei: un journal spirituel contenant des méditations, des examens de conscience, des réflexions de spiritualité, des prières.

- 8 Agendas qui vont de 1959 à 1966.

Un bref supplément pour l’année 1967 y a été ajouté.

Felici avait confié ces cahiers et agendas manuscrits à Mgr Vincenzo Carbone (1920-2014), un de ses premiers collaborateurs au Secrétariat général du concile, chargé par la suite des archives de ce concile et éditeur infatigable des Acta Synodalia. Il les a dactylographiés ad litteram2 et annotés. Travail d’Hercule, vu l’ampleur des documents et l’écriture difficile à déchiffrer de Felici. De plus Carbone a eu l’idée de rassembler les deux espèces de documents en un texte continu, en suivant la chronologie. En outre il a annoté le Journal en identifiant la plupart des personnes mentionnées et en renvoyant à des documents publiés dans les Acta Synodalia3. La mort, survenue à 94 ans, a

toutefois empêché Mgr Carbone de terminer complètement son travail. C’est grâce au dévouement alerte de Mgr Marchetto, ami de vielle date de Carbone, que le Journal a maintenant été publié. Très utilement celui-ci a écrit une longue présentation qui, dans les pages 10-19, donne un aperçu substantiel des faits les plus intéressants de ce Journal pour l’histoire du concile.

1. Contenunu et quelques caractérisistiques de ce “Diario”

Une partie assez notable, qui reprend les Cogitationes cordis mei, est constituée d’annotations très personnelles nous renseignant surtout sur la vie spirituelle, la dévotion, les états d’âme de Felici. Bien que moins utiles pour l’histoire du concile, elles montrent les oppositions et appuis que Felici a rencontré dans l’exercice de sa fonction. Cela nous fait découvrir la psychologie complexe de Felici, qui lui aussi a connu des périodes de découragement et qui a été confronté à d’assez nombreuses résistances, pas seulement des évêques plus “progressistes” mais aussi – et cela est assez surprenant – de plusieurs milieux de la curie romaine elle-même. Cela aide à nuancer des schémas préconçus ou simplistes.

Les Agendas, en revanche, donnent une masse de données objectives et des faits survenus. Beaucoup sont fort intéressants pour l’histoire en particulier pour la connaissance des audiences des papes Jean XXIII et Paul VI et les relations avec les secrétaires d’État Tardini et Cicognani.

On ne peut que regretter que les notes de Felici sont parfois très sommaires et tendent à se raréfier avec la progression du concile, probablement à cause d’un surcroît de travail.

En fait, la période préconciliaire comporte 298 pages (p. 23-321) et la période conciliaire n’en comporte que 179 (p. 322-501). Il est assez étonnant que la 2e session du concile se réduit à 5 pages (p. 356-361). Serait-ce à attribuer à ses problèmes de santé (épuisement nerveux, scrupules) ressentis pendant les 8 premiers mois de 1963 ?

Le Diario nous donne beaucoup de renseignements sur les acteurs du concile, les papes en premier lieu, mais aussi sur le déroulement des événements. Évidemment il faut confronter la version et les impressions de Felici avec d’autres sources (documents officiels) mais aussi avec des journaux (oude la correspondance) d’autres acteurs pour s’approcher le plus possible de la vérité historique4 . On peut aussi se demander dans quel but ou pour quels destinataires Felici a écrit son journal. Un index onomastique fort utile est ajouté au volume.

2. L’apppport dudu Diario

Nous donnons maintenant – en guise d’illustration – quelques exemples de l’apport du Diario de Felici, importants pour la compréhension de quelques personnalités et du déroulement de certains événements majeurs du concile.

[...]



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Titolo: "Giovanni Battista Montini arcivescovo di Milano (1955-1963): un'idea di Chiesa, le sue Chiese"
Editore: Lateran University Press
Autore: Massimo Zorzin
Pagine:
Ean: 2484300021329
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Prefazione

A quasi quarant’anni dalla scomparsa, la figura di Giovanni Battista Montini-Paolo VI (1897-1978) è stata oggetto di un rinnovato interesse da parte degli studiosi, se non altro perché, in questo interesse, ha profondamente inciso la Sua recente beatificazione, dello scorso 19 ottobre 2014. Ciò nonostante, l’immagine di Giovanni Battista Montini-Paolo VI si è spesso presentata sfocata, quasi dimenticata. È pur vero che Montini non ha mai cercato la popolarità, però mi ha molto colpito il fatto che sembrava come se fosse stato rimosso dall’immaginario collettivo, inghiottito in un cono d’ombra, eppure la sua azione nella Chiesa e nel mondo fu di primissimo piano.

La ricerca condotta affronta uno specifico periodo della vita di Giovanni Battista Montini: gli anni che vanno dal 1955 al 1963, quelli cioè del suo episcopato milanese, partendo da quella che è stata la sua infanzia, seguendone poi la formazione, la maturazione del pensiero e della fede, fino alla nomina ad arcivescovo di Milano ed all’arrivo nella diocesi milanese, il 6 gennaio 1955. La scelta del periodo studiato e analizzato è stata fatta a motivo di varie considerazioni: la necessità di indagare in profondità come avvenne e come si concretizzò il famoso Piano Montini, relativo alle nuove chiese, e nello specifico alle Ventidue Chiese per ventidue Concili.

Il Comitato per le nuove chiese vide la sua prima costituzione nel 1937, sotto l’episcopato del cardinale Schuster – dove inizialmente il Comitato si chiamava Pro Templi Nuovi –, e nella sua ricostituzione nel febbraio 1954, con la presidenza dell’Ing. Enrico Mattei, incidentalmente proprio alcuni mesi prima che Giovanni Battista Montini venisse nominato il nuovo arcivescovo di Milano. In seguito è stato preso in considerazione il Piano Montini per le nuove chiese nel suo sviluppo, cioè il periodo dal suo arrivo nella diocesi milanese fino al fatidico 21 giugno 1963, quando Giovanni Battista Montini veniva eletto pontefice. Ma soprattutto si è cercato di analizzare la sua più geniale e importante iniziativa, all’interno di questo Piano, cioè la costruzione di ventidue nuove chiese, con tutti gli aspetti religioso-pastorali, progettuali, finanziari, e della dedicazione di queste ventidue Chiese. Nella parte finale di questa ricerca si è voluto invece affrontare il tema di carattere spirituale, cristocentrico, ecclesiologico e pastorale – che soggiace a tutto questo impianto della tesi – tanto caro a Montini: «un’idea di Chiesa, le sue Chiese».

Lo studio è stato condotto seguendo tre principali campi d’azione: la copiosa e ricca bibliografia precedente, l’analisi degli scritti montiniani del periodo studiato, ed il reperimento di documenti d’archivio inediti presso l’Archivio Storico della diocesi di Milano. Per la tesi sono state utilizzate fonti edite ed inedite, relative ai documenti che riguardavano specificamente la costituzione, la struttura, l’attività del Comitato per le nuove chiese; le relazioni da, e per, l’arcivescovo; gli atti ufficiali e le iniziative. Tra i documenti inediti figurano diverse e interessanti carte relative ad articoli inediti, autografi scritti da Montini nel corso del suo episcopato, e ad alcuni carteggi riguardanti i rapporti intercorsi tra Montini e varie personalità del mondo cattolico, tutti legati alle nuove chiese.

Montini, pur affermando di avvertire la propria debolezza di fronte a un compito così impegnativo, come quello di reggere quella che è la diocesi più vasta del mondo, non si sottrasse all’impegno. Come arcivescovo di Milano seppe risollevare le precarie sorti della Chiesa lombarda in un momento storico difficilissimo, in cui emergevano i problemi economici della ricostruzione, l’immigrazione dal sud, il diffondersi dell’ateismo e del marxismo all’interno del mondo del lavoro.

Le nunuove chiese

«La Provvidenza ci ha destinati a vivere in un momento gravido di destini. Siamo responsabili anche verso i posteri. Oggi si decide per domani, forse per secoli. Se così è l’aiuto di Dio non può mancare»: l’impegno per le nuove chiese «è presente fin dai primi tempi dell’episcopato di Giovanni Battista Montini, e diventa subito una costante pastorale». L’11 gennaio 1955 – solo cinque giorni dopo l’insediamento nella diocesi di Milano – «l’Arcivescovo riceve la prima offerta in favore dell’Ufficio per le nuove chiese da parte della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, e tre giorni dopo presiede la prima riunione del Comitato Nuove Chiese». Già il 10 novembre 1954 Montini, all’indomani della nomina ad arcivescovo di Milano, aveva voluto ricevere a Roma il Comitato per le nuove chiese, e durante questo primo incontro aveva definito «urgente, imponente e d’indilazionabile soluzione» il problema delle nuove chiese.

[...]



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Titolo: "Rivista di Vita Spirituale"
Editore: OCD
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300021121
Prezzo: € 8.00

Descrizione:

LAMPADA AI MIEI PASSI

 

Allora io ero con lui come architetto ed

ero la sua delizia ogni giorno, dilettandomi

davanti a lui in ogni istante;

dilettandomi sul globo terrestre,

ponendo le mie delizie tra i figli

dell’uomo.

(Pr 8,30-31)

 

In principio era il gioco. La Sapienza di Dio giocava con il globo

terrestre, come in una cosmica partita di pallone. Poi, dal football,

il Signore passò al nascondino, come si fa con i bambini, manifestandosi

e nascondendosi, ora in un roveto, ora nel mormorio di

un vento leggero. Mosè ed Elia – complici dell’Altissimo in queste “partite”

– ne fecero l’esperienza. Il Deus absconditus è un Dio che cerca e che

vuole essere cercato: un Dio vicino, eppure totalmente Altro, prossimo e

inafferrabile, “secretissime et presentissime”, come diceva sant’Agostino

(Pietro Pisana)



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Titolo: "La scrittura inquieta"
Editore: OCD
Autore: Francesca Maria Berardi
Pagine:
Ean: 2484300021220
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

La legittimazione del carisma di Teresa d’Avila passa

attraverso la supervisione da parte dei direttori

spirituali sulla sua esperienza di mistica, fondatrice,

riformatrice. L’accesso alla scrittura è dunque strettamente

dipendente dal controllo. Tuttavia, nonostante

nasca da un obbligo, sarà la stessa scrittura a dar

voce e forma alle esperienze di Teresa facendo emergere

in lei la certezza della loro veridicità e dell’intima

unione con Dio. La scrittura diventa allora testimonianza

del graduale cammino verso la consapevolezza

di sé, creando così una costante tensione tra

l’obbedienza ai superiori, mai messa in discussione, e

la certezza di avere l’unica approvazione che davvero

conta, quella divina.

 

Introduzione. La decisione della scrittura

Il 27 febbraio 1970 Paolo VI proclamava Dottore della

Chiesa Teresa di Gesù, nata ad Avila, la prima donna cui

è stato conferito un tale riconoscimento. Veniva così definitivamente

e ufficialmente confermata l’universalità e

l’ortodossia della sua dottrina ed esperienza mistica.

Ma il percorso che ha portato Teresa alla canonizzazione

prima (1622), e alla proclamazione a Dottore poi, fino all’acclamazione

come personalità vertice della riforma cattolica, è

stato lungo e tortuoso, costringendo spesso la Santa a trascorrere

la sua esistenza nello strenuo tentativo di difendersi dall’ostilità

di parte di un ambiente circostante che la giudicava inquieta,

vagabonda, disobbediente.

La riabilitazione è infatti avvenuta solo dopo che la sua

esperienza di religiosa, scrittrice, riformatrice, mistica fu controllata,

filtrata, censurata.

È appunto questa necessità di supervisione a spiegare l’accesso

alla scrittura da parte di Teresa, nata da un obbligo e strettamente

dipendente dal controllo su di essa. Rivela infatti l’ansia

e le preoccupazioni dei superiori per questa monaca da molti

giudicata inquieta e pericolosa per le forme potenzialmente incontrollabili

della sua devozione ed esperienza mistica.

Bisogna scavare attentamente nelle esperienze da lei raccontate

e tra le pagine da lei scritte per arrivare a decidere sulla

natura delle emozioni che agitano questa monaca, che tanto fa

parlare di sé. Indagini lunghe e minuziose, inchieste caute e

discrete: a destabilizzare l’istituzione ecclesiastica non è solo la

sua esperienza mistica, ma è anche il ruolo di maestra e guida

per le sue monache, nonché, soprattutto, la sua attività di riformatrice

e di fondatrice.

Controllo, dunque, prima di tutto, sulla sua esperienza

mistica: la ricerca di un legame spirituale più intenso e di un

contatto diretto con Dio appaiono come aspirazioni molto pericolose,

e, se spinte alle estreme conseguenze, potenzialmente

distruttive per la stessa istituzione ecclesiastica.

Controllo, poi, sulla sua attività di maestra d’orazione,

ruolo altrettanto destabilizzante, se esercitato da una donna.

Teresa, una monaca che non conosce il latino, si fa portavoce

di un “suo sapere”, quello lontano, perfino opposto alle certezze

dei teologi, derivante dalla sola esperienza personale, un

sapere “altro”, quasi inciso nell’anima da Dio stesso.

Controllo, infine, sull’attività di fondatrice e riformatrice

del Carmelo: l’aspirazione a una vita cristiana più intimamente

vissuta si trasformerà in azione. In un’epoca in cui qualunque

forma personale di devozione costituisce uno scandalo quasi

inaccettabile, Teresa, una donna, si mostra invece capace di

indicare la strada alla cristianità intera.

È per scongiurare tutti i pericoli che sembra incarnare che

Teresa viene dunque spinta a scrivere ed è il controllo che nasce

da un’imposizione a legittimare l’accesso a un ambito, quello

della scrittura, altrimenti solitamente interdetto alle donne.

Lasciarsi esplorare, esporre la propria esperienza a una

prova di autenticità: la pratica dello scrivere diviene essa stessa

una forma di disciplinamento e auto-disciplinamento.

[...]



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Titolo: "Considerazioni su ragione e fede nella prospettiva di John Henry Newman"
Editore: OCD
Autore: Giovanni Palmitessa
Pagine:
Ean: 2484300021237
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

La figura di John Henry Newman ha goduto di una

certa notorietà in Italia a partire dalla sua alquanto

recente beatificazione, proclamata da Benedetto XVI

nel settembre 2010 durante il suo viaggio in Inghilterra.

Un aspetto che ha fortemente caratterizzato il

suo pensiero è il rapporto tra fede e ragione, nonché

la ragionevolezza della fede. Ed è proprio l’analisi del

rapporto tra fede e ragione che rappresenta una delle

costanti nella sua riflessione, nonché un efficace

punto di riferimento per comprendere questo Autore.

Tuttavia non si comprenderebbe il pensiero di Newman

se non si tenesse conto del grande problema che

lo appassionò per tutta la vita e al quale riuscì a

dare risposta: quello della giustificazione razionale

della fede del semplice credente, ovvero il problema

della certezza. In lui c’è consapevolezza che è possibile

dare un assenso ragionevole alla fede cristiana, che

rivendica un’origine soprannaturale e presenta delle

verità che trascendono l’intelletto umano.

…ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori,

pronti sempre a rispondere a chiunque

vi domandi ragione della speranza che è in voi.

Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto… (1Pt 3,15)

 

Introduzione

Se volessimo con una frase riassumere la grande personalità

umana e culturale nonché lo stile di vita del

beato cardinale John Henry Newman (21 aprile 1801

– 11 agosto 1890), non troveremmo di meglio che

quella succitata. Difatti, l’intento centrale del suo pensiero è

la giustificazione riflessa e metodica della razionalità della fede

cristiana del semplice credente1.

La figura di John Henry Newman ha goduto di una certa

notorietà in Italia a partire dalla sua alquanto recente beatificazione,

proclamata da Benedetto XVI nel settembre 2010

durante il suo viaggio in Inghilterra. Dietro questa felice ricorrenza

molte sono state le pubblicazioni d’occasione, atte a divulgare

l’opera e la figura del cardinal Newman, la cui vicenda

di convertito e la cui produzione culturale hanno, in Italia, un

pubblico ancora modesto. Eppure vi sono testi e ricerche che

non nascono specificamente per questa occasione e che hanno

il merito di scandagliare in profondità la proposta culturale

del convertito oxoniense, facendone emergere l’originalità

e fecondità teorica oltre che la vasta conoscenza teologica e

storica. Ultimamente, invece, stiamo assistendo a un interesse

notevole circa lo studio dell’opera di Newman che ha visto in

quest’ultimo periodo considerevoli pubblicazioni. E crediamo,

come evidenzia Callegari, che «uno dei motivi che hanno portato

alla recente rivalutazione del pensiero di Newman è stata

la crisi contemporanea della idea di scienza derivata appunto

dal sistema newtoniano»2.

Sicuramente, quindi, molto è stato scritto su questo eminente

pensatore e scrittore, come qualcuno l’ha definito, apologeta,

teologo, poeta, sacerdote, educatore, giornalista, polemista, storico.

Newman è una personalità intellettualmente talmente poliedrica

e ricca di sfaccettature che non è possibile sintetizzare

il suo pensiero filosofico, teologico, apologetico, storico in un

sistema unitario. Non è possibile perché il suo stesso modo di

procedere non è mai stato sistematico, ma si è sempre lasciato

guidare dagli avvenimenti interiori ed esterni.

Il nostro intento, quindi, non sarà quello di fare una trattazione

sistematica ed esaustiva di questo singolare Autore, peccheremmo

di presunzione, ma di evidenziare un aspetto che ha

fortemente caratterizzato il suo pensiero: il rapporto tra fede

e ragione, nonché la ragionevolezza della fede. Ed è proprio

l’analisi del rapporto tra fede e ragione che rappresenta una

delle costanti nella sua riflessione, nonché un efficace punto

di riferimento per comprendere questo Autore.

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Titolo: "Il volto di Giovanni di Gesù Maria (1564-1615)"
Editore: OCD
Autore: Bruno Moriconi
Pagine:
Ean: 2484300021268
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

All’interno dell’Ordine carmelitano quello del Venerabile

Giovanni di Gesù Maria è un volto tanto luminoso

per santità e ingegno, quanto coperto dalla

nebbia della dimenticanza. Le nomine ricevute in

vita (Maestro dei Novizi, membro dei Trenta Consultori

della Congregazione della Fede, professore di Teologia

e Sacra Scrittura a Napoli, secondo Consigliere

generale, Procuratore dell’Ordine, infine Generale

dell’Ordine) e i numerosi scritti teologici, spirituali

e missionari che egli ci ha lasciato non sono bastati

a renderlo meritevole della memoria dei posteri, né

dell’altezza degli altari della beatificazione. Dunque,

si tratta qui di riflettere sulle cause di questo mancato

riconoscimento, e di invogliare chi ancora poco

ne sa alla riscoperta di questa grandissima figura di

santo e dotto.

 

Chi, magari per caso, ha la fortuna di recarsi al

convento di San Silvestro, sull’altura occidentale

di Montecomprati, abitato dai Carmelitani Scalzi

della Provincia del Centro Italia, più che del titolare

della chiesa (San Silvestro Papa, Vescovo di Roma dal 350

al 335), si sentirà narrare di un santo e dotto religioso, morto

in questo convento il 28 maggio 1615. Un secolo dopo la nascita

di Teresa e quattro secoli prima d’oggi.

1. Il Venerabile

Si chiamava padre Giovanni di Gesù Maria ed era nato

in Spagna nel 1564. Entrato nel Carmelo teresiano, poco

dopo era stato inviato, prima a Genova e, quindi a Roma,

divenendo uno dei più meritevoli pionieri di questo Ordine

in Italia. Per l’esempio di vita, ma anche per i numerosi e

profondi scritti teologici, spirituali e missionari, molti di essi,

conservati in varie biblioteche, sono stati ripubblicati, nella

lingua in cui furono redatti, per lo più in latino e, da questa,

tradotti nelle quattro lingue occidentali più frequentate (italiano,

francese, spagnolo e inglese). Le sue opere, comprese

quelle minori e quelle inedite, che raggiungono l’ottantina

hanno già dato vita a una collana (“Ioannes a Iesu Mariae”) di

più di 50 volumi.

Queste le prime cose che il visitatore interessato del convento

San Silvestro si sente dire di lui. Qualsiasi ascoltatore

resta meravigliato di non aver sentito parlare prima di un

così grande personaggio, ma anche molti degli stessi Carme

litani1, pur essendo al corrente del suo grande peso e valore

all’inizio del nascente Carmelo teresiano in Italia, in parte

dell’Europa e nelle prime missioni dell’Ordine, devono confessare,

da una parte, la propria ignoranza e, dall’altra, rammaricarsi

per la nebbia che ancora copre questa grandissima

figura agli occhi dei più.

È vero che fino a sessanta, settanta anni fa, in molte

Province dell’Ordine, soprattutto le sue due opere relative alla

prima formazione al Carmelo: l’Istruzione dei Novizi (in due volumi,

pubblicati a Roma nel 1598 e nel 1605, e l’Istruzione del

Maestro dei Novizi (pubblicato a Napoli nel 1607), facevano ancora

scuola, ma la sua figura è rimasta come sbriciolata tra le

pieghe della tradizione.

Eppure, per invogliare a riscoprire questa figura di santo e

di dotto, pioniere e capostipite del Carmelo europeo e missionario,

basterebbero due cose. Innanzitutto, la considerazione

in cui era tenuto da chiunque, dall’ultimo fedele ai principi,

da cardinali, da santi fondatori e dallo stesso Papa. Non solo

si avvalevano del suo consiglio, ma andavano a visitarlo nella

celletta del suo convento. In secondo luogo, poi, sarebbe sufficiente

anche un fuggevole sguardo ai titoli dei numerosi suoi

scritti e alle significative e intense tappe della sua vita, conclusasi

appena sorpassati i cinquant’anni.

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