Libreria cattolica

Ebook - Ebook - Riviste



Titolo: "Servizio della Parola - n. 517"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025334
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Per comunicare meglio

59. I casi difficili/28.

Esposti in prima persona, con le proprie

vicende personali (R. Laurita)

I nostri modi di dire

19. «Dio vede e provvede»

1. La provvidenza, ovvero un Dio sempre vicino (A. Carrara)

2. Tensione verso l’essenziale (P. Rota Scalabrini)

3. Libertà e provvidenza. Una lettura cristologica (M. Aliotta)

La rivoluzione della tenerezza

Celebrazione in onore del Sacro Cuore

L. Guglielmoni – F. Negri

Dalla SS. Trinità

alla 15ª ordinaria

7 giugno / 12 luglio

Santissima Trinità (M. D’Agostino, S. Cumia)

SS. Corpo e Sangue di Cristo (M. D’Agostino, S. Cumia)

12ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, I. Siviglia, M. Gallo)

13ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, R. Mancini, M. Gallo)

14ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, E. Olivero, M. Gallo)

15ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, E. Caretti, M. Orizio)

 

59.

I casi difficili /28

Esposti in prima persona,

con le proprie vicende personali

di Roberto Laurita

Nella precedente puntata avevamo presentato la lettera di un anonimo (“Un Amico”) al suo parroco. Forniamo oggi la risposta che il destinatario ha voluto preparare e rendere pubblica. Risponde don … Carissimo Amico, ho letto e riletto varie volte la tua lettera. L’ho molto gradita, per la tua schiettezza e soprattutto perché mi sento molto in sintonia con quanto tu scrivi. L’ho messa sul tavolo della scrivania, così me la trovo ogni giorno davanti e la rileggo con attenzione. Vorrei solo fare alcune sottolineature e osservazioni. Tu dici «anche voi preti state attraversando un periodo non troppo bello». È vero solo in parte, perché la nostra è sempre stata una scelta un po’ controcorrente. Un tempo si era riveriti e la parola del prete era “vangelo”, oggi la stima e la fiducia bisogna conquistarsele. Una volta il prete era una persona un po’ lontana e staccata dalla gente. Oggi generalmente il parroco è una persona della comunità, senza più privilegi o piedistalli, aperto a tutte le critiche e trasparente in tutte le sue attività. Certamente è più difficile fare il prete oggi che cento o soltanto cinquanta anni fa, ma è molto più bello e stimolante. Personalmente sono molto contento di essere prete, perché so di compiere un compito molto alto e importante: portare Cristo all’uomo d’oggi che sta cercando chi dia vero senso alla sua vita, senso che solo in Cristo può trovare. Sono contento di essere parroco a San …… di ………… e a San …….. di ….., due comunità diverse una dall’altra, con pregi e difetti da ambedue le parti, ma dove è facile entrare in contatto con tutti e dove sono ancora ampie le possibilità di fare del bene e migliorare. Porto con me il rincrescimento di non essere sempre all’altezza della missione ricevuta, constato che essere prete secondo il cuore di Dio e le giuste esigenze della gente è un compito alto, umanamente impossibile. So che il Signore è con me e che è Lui che mi ha chiamato ad essere prete e che non mi abbandona mai. Poi trovo affetto, collaborazione, vicinanza, sostegno da molte persone e questo fa sì che non mi sento mai solo, anche nei momenti difficili e impegnativi. Continui nella tua lettera: «oggi viviamo in un mondo praticamente pagano, che ha solo una cornice di cristianesimo: chi ascolta ancora la vostra voce?». Anche questo è vero solo in parte: indubbiamente oggi c’è molta indifferenza, tanti si sono costruiti una fede “fai da te”, dove ognuno si inventa una sua religione, che spesso non è la religione del Vangelo. Si fa fatica a parlare di Gesù Cristo a ragazzi che hanno mille altre cose per la testa, ai quali la Cresima, come sacramento, interessa ben poco e la messa è una funzione noiosa e che non dice nulla. Si fa ancora più fatica a parlare ai genitori che alzano le orecchie solo quando si parla di soldi, a cui interessa solo fare bella figura, che sono presi da mille problemi e quello religioso non è certamente tra i primi nella lista. Però c’è anche tanto bene tra la nostra gente, che non appare e non fa notizia. Ci sono molte persone che pregano, ci sono giovani che sono sinceramente alla ricerca, con cui si può avere un [...]



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Titolo: "Studia Patavina 2020/1"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025327
Prezzo: € 11.00

Descrizione:

Editoriale

S. ROMANELLO «Come la pioggia e la neve…» (Is 55,10). La dimensione pragmatica dell’esegesi biblica

Focus «Come la pioggia e la neve…» (Is 55,10).

La dimensione pragmatica dell’esegesi biblica

S. ROMANELLO La dimensione pragmatica dell’ermeneutica biblica. Riflessione su alcuni nodi teoretici

G. BONIFACIO L’accoglienza del Regno: durata ed eternità (Mc 10, 17-22)

S. ZENI È il Signore che salva. Studio pragmatico di Mt 8, 23-27

M. MARCATO «L’avete accolta […] come parola di Dio, che opera in voi credenti» (1Ts 2,13). L’effetto sul lettore di un “approccio canonico” agli scritti paolini A. ALBERTIN “Esagerare” con la Scrittura: Rm 8,31-39 e la citazione del Sal 44,23

Prolusione

F. MORAGLIA L’obbedienza della fede: Agostino e Newman, esempi per la chiesa – Introduzione alla prolusione

L.F. LADARIA FERRER L’obbedienza della fede

Temi e discussioni

G. ROUTHIER Dalla tolleranza all’accoglienza: il cambiamento del concilio Vaticano II. Dove siamo oggi? Il complesso itinerario della chiesa in materia di relazioni interreligiose

S. DUCHI La fede di Gesú come visione di Dio: appunti per una teologia cristo-logica

M. TUONO Lo stato vegetativo: aspetti antropologici ed etici

E. CURZEL Battesimo e organizzazione della cura d’anime nel medioevo: spunti per una riflessione

Recensioni e segnalazioni

Libri ricevuti



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025297
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale

 M. Gallo

Il tempo estivo: assemblee vuote o liturgie che sanno respirare?

Studi

 E. Finzi

Tempo rurale e tempi postmoderni

 D. Cravero

Anno liturgico o anno scolastico?

 D. Messina

Domenica, assemblea, estate

 F. Zaccaria

Estate, feste e pietà popolare

 M. Roselli

Catechismo d’estate?

 F. Feliziani

Estate con la famiglia

e liturgia dei sensi

 M. Belli

Il tempio e il pellegrino

Formazione

 M. Ghiazza – M. Belli

Schede

2. Preghiera al Campo

 D. Pancaldo

Liturgia e disabilità: percorsi

2. Tempo estivo alla Fondazione M. Assunta in cielo

 G. Lo Bue

Pietà popolare e liturgia

2. Pietà mariana e pellegrinaggi

Sussidi e testi

 C. Laffranchini

Dal pregare al celebrare

 G. Tornambé

Esperienze di evangelizzazionetra mari e monti

 

Marco Gallo

Il tempo estivo: assemblee vuote o liturgie che sanno respirare?

 

Si direbbe che le nostre comunità articolano con non poche acrobazie ben tre calendari: quello liturgico, prima di tutto, sapiente con il suo ripetersi e variare in tempi forti, feste ed ordinario; quello civile-solare, che incrocia nel suo cambio di data il tempo di Natale, ed inserisce con discrezione memorie civili e scadenze; infine, sempre più dirompente, il calendario scolastico. Fra i tre, dobbiamo riconoscere come sia proprio quest’ultimo a scandire i tempi della vita liturgica. Secondo i ritmi dell’anno scolastico, le assemblee cambiano volto. Dell’iniziazione cristiana dei bambini e dei fanciulli si ripete spesso la necessità di rompere l’ambigua analogia con la formazione scolastica. Nella pratica sembra invece che si possa fare catechismo solo quando c’è la scuola! Prima di tutto, la fascia fertilissima per l’iniziazione che va da 0 a 6 anni risulta per lo più scoperta, quasi che l’annuncio si possa fare solo quando le coraggiose maestre hanno già svezzato i piccoli cuccioli. Soprattutto, dobbiamo riconoscere che l’abbraccio stretto con il sistema scolastico non si sta sciogliendo, rispetto ai ritmi dell’iniziazione. Quali conseguenze ha questa prassi? In un tempo in cui, sin da piccolissimi, le agende dei bambini non conoscono più tempi liberi per il gioco destrutturato, per il cortile dell’oratorio senza attività, i nostri incontri e celebrazioni devono faticosamente sgomitare con infiniti altri appuntamenti. Non è forse il tempo per de-localizzare in estate almeno una parte delle nostre pratiche di iniziazione? Decongestionare, senza perdere il ritmo, gli altri mesi, per dei progetti di educazione al rito, alla preghiera, alla vita comunitaria, di catechesi con più tempo a disposizione: i campiscuola, le attività estive sono occasioni che non valorizziamo abbastanza in senso iniziatico, quasi che fossero meno efficaci rispetto ai mesi “del catechismo”. Le parrocchie in città spesso hanno un orario delle celebrazioni estivo ed uno invernale. Esso non è legato solo al variare delle ore di luce, ma soprattutto al mutare delle assemblee liturgiche in estate. I cori, i ministranti ed altre ministerialità laicali, così generosi durante tutto l’anno, si fanno più sottili o spariscono. Alcune celebrazioni sono addirittura sospese, con una certa arrendevolezza. È vero che in luoghi di villeggiatura le assemblee si fanno più robuste ed attive, e non mancano lodevoli iniziative anche ricche di proposte di qualità. È giusto domandarsi, come avviene in questo numero, come può vivere questo cambiamento di fisionomia una comunità cristiana non arrendevole. Abbiamo giocato tutte le carte per organizzare una vita di celebrazione e spiritualità sufficiente? Le solennità estive sono occasione per una proposta da valorizzare. Ci sembra che l’estate meriti, invece, uno spirito di iniziativa assai diverso. Prima di tutto nel valorizzare i tempi più vivi della pietà popolare, con le sue feste patronali e devozioni. Nel suo bel testo, Francesco Zaccaria introduce tre dinamiche per una liturgia attenta a più occasioni: riscoprire il tempo del riposo, che non significa disimpegno; riscoprire le emozioni e la gioia, che non significa concentrarsi su sé stessi; riscoprire la comunità, che non significa etnocentrismo. A questo si può utilmente aggiungere un tempo di catechesi e predicazione prima delle ferie, in cui si offre alla comunità l’invito a gustare un tempo di riposo in cui ai figli è finalmente concessa un’occasione più tranquilla di compagnia con i genitori, spesso rapiti dai ritmi di lavoro – se i villaggi vacanze non riproducono la deprecabile vacanza parallela, intrattenendo i piccoli con attività lontano dai genitori. Si può suggerire di inserire nei viaggi una visita a qualche luogo di fede o di arte cristiana, di riscoprire la cattedrale della natura in montagna, in cui i sensi soffocati dalle stanze chiuse tornano a risvegliarsi, celebrando il Creatore. Per queste ragioni, ci è sembrato utile dedicare questo numero di RPL al tema della liturgia e tempo estivo. Dalla lettura del testo risulterà una miniera di suggestioni e riflessioni propositive. Esse si aprono, tuttavia, con uno studio che spiazza chi si aspettasse una riflessione immediatamente pastorale e liturgica, affidato a Enrico Finzi. Occorreva, prima di questi approfondimenti che poi abbondantemente si trovano, porre seriamente la questione sociologica della trasformazione delle nostre assemblee liturgiche e comunità che subiscono così radicalmente il cambio fra estate e resto dell’anno. La parrocchia rurale di alcuni decenni fa, infatti, non conosceva esodi e ferie, potendo quindi godere di una certa stabilità nel tempo. Oggi, anche fuori città, la popolazione abita il territorio in modo assai diverso, non vi si radica, ma normalmente lo elegge come abitabile per ragioni di altro tipo. Tutto questo non è immediatamente competenza della pastorale liturgica, ma senza alcun dubbio la influenza pesantemente.



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Titolo: "Concilium - 2020/2"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025310
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Susan Abraham – Geraldo L. De Mori

Stefanie Knauss, Editoriale.

Abstracts

I. Maschilità plurali: riflessioni teologiche

1. Studi sulla maschilità: questioni attuali, nuove piste di ricerca

1.1 Raewyn Connell, Gli uomini, la maschilità e Dio.

Possono le scienze sociali aiutare a risolvere

il problema teologico?

I/ Introduzione

II/ L’emergere di un campo di studi

III/ I concetti

IV/ Pensare su scala mondale

V/ Il paradosso di Lutero

1.2 Herbert Anderson, Una teologia

per reimmaginare le maschilità

I/ Introduzione

II/ Il bisogno urgente di cambiamento

III/ Le sfide per ripensare le maschilità

IV/ Una cornice teologica per maschilità molteplici

V/ Postscriptum euristico

2. Maschilità: all’incrocio fra religione,

politica e cultura

2.1 Manuel Villalobos Mendoza, Disfare la maschilità.

Leggere Mc 14,51s. da el otro lado

I/ Introduzione

II/ Giovani e belli? La virilità in pericolo

III/ Vestire la tunica (non) virile

IV/ Non ho nulla da indossare

V/ Scappa se vuoi salvarti!

VI/ Cosa ci fa un trasgressore della mascolinità

tra i seguaci di Gesù?

VII/ Conclusioni: le implicazioni odierne del neanískos

2.2 Ezra Chitando, Maschilità, religione, sessualità .

I/ Introduzione

II/ I temi principali della ricerca sulle maschilità

III/ Confini contestati: religioni, maschilità e sessualità

1/ Le religioni, le maschilità e le sessualità eterosessuali

2/ Religioni, maschilità e sessualità omosessuali

3/ Religioni, maschilità e la sessualità delle persone celibi

IV/ Religioni, maschilità e sessualità:

costanti dimensioni di possibilità

V/ Conclusioni

2.3 Vincent Lloyd, Maschilità, razza, paternità

I/ Gli estremi della maschilità

II/ Stanley Tookie Williams nel ruolo di Dio-Padre

III/ Redenzione della paternità, redenzione della maschilità

IV/ Redenzione bianca, mistero nero

2.4 Nicholas Denysenko, Dottrina ortodossa e maschilità

nella Russia di Putin

I/ Introduzione

II/ La virilità nelle istituzioni, nell’ideologia

e nei rituali ortodossi

III/ L’ortodossia russa post-sovietica e il neoimperialismo

IV/ Le sfide al Mondo Russo e le reazioni machiste

V/ Conclusione

2.5 Shyam Pakhare, Trascendere il genere.

Il colonialismo, Gandhi e la religione

I/ Introduzione

II/ Il cristianesimo muscolare

III/ Invasione psicologica e dilemma

IV/ La religione di Gandhi: un’esperienza globale

V/ La ragione maschile contro la fede femminile

VI/ Spiritualizzare la politica

VII/ Conclusioni

2.6 Angélica Otazú, La maschilità

nella tradizione religiosa guaraní

I/ Introduzione

II/ Aspetti culturali che determinano la maschilità

III/ La loro religiosità

IV/ La divisione del lavoro in base al genere

V/ La medicina tradizionale

VI/ Caratteristiche della lingua

VII/ A mo’ di conclusione

3. Maschilità e Chiesa cattolica

3.1 Theresia Heimerl, Uomini essenzialmente diversi?

Sulla maschilità clericale

I/ Introduzione

II/ Breve storia del chierico come figura maschile a sé

III/ «Non gradu tantum, sed essentia»:

l’alterità essenziale della maschilità clericale

IV/ Maschilità clericali: presente e futuro

3.2 Julie Hanlon Rubio, Maschilità e abuso sessuale

nella Chiesa

I/ Introduzione

II/ Il genere come lente per capire la violenza sessuale

III/ L’abuso sessuale da parte del clero

come marcato dal genere

II/ Disfare il genere come pratica di resistenza

V/ Conclusioni: dal cuore del seminario

3.3 Leonardo Boff, Le maschilità clericali

e il paradigma della relazionalità

II. Forum teologico

1. Filipe Maia, Il sinodo panamazzonico

2. Benoît Vermander, Il Vaticano, la Cina e il futuro

della Chiesa cattolica cinese

I/ Cina-Vaticano: il contesto

II/ Dalla Lettera di Benedetto XVI a quella di Francesco

III/ Dopo l’Accordo

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

Editoriale

Nell’attuale momento politico, è importante riflettere sulle maschilità facendo ricorso alle risorse specifiche della teologia. In Oriente, in Occidente e nel Sud del mondo la scena politica di molti paesi è dominata da “uomini forti”; i movimenti del #MeToo e del #ChurchToo hanno dato voce alle vittime di abusi sessuali che erano state costrette al silenzio, abusi perpetrati principalmente da uomini; le aziende industriali e finanziarie sono, per la stragrande maggioranza, in mano agli uomini, che così detengono il controllo delle risorse economiche, ambientali e sociali. Ancora oggi, i ruoli di genere tradizionali influiscono in misura considerevole sulle vite dei maschi: quando è possibile, circa un terzo dei giovani padri chiedono il congedo di paternità, ma negli ultimi anni il tasso è rimasto invariato o è addirittura diminuito e, in generale, gli uomini continuano a investire meno tempo nel lavoro di accudimento dei familiari o in quello domestico1. Ma comincia anche a emergere un ventaglio più ampio di espressioni della maschilità socialmente accettate: per le persone che negoziano la propria soggettività di genere, il “maschio alfa” egocentrico e aggressivo, l’uomo emotivamente integrato, il ragazzo eterosessuale che si dedica a facili flirt o l’uomo gay che vive in una relazione monogama sono tutti modelli possibili, così come ogni altra combinazione di tratti che concorrano a far parte della performance di genere di un individuo. Il saggio di Ezra Chitando sulle sessualità e le maschilità nel contesto africano illustra tale pluralità di discorsi normativi (formative), ovvero in questo caso le tradizioni religiose africane, il cristianesimo e l’islam. Inoltre, anche se su scala globale sono le nozioni occidentali di maschilità a dominare, chiaramente non si presentano come gli unici modelli disponibili a livello locale o regionale2, come rivela Angélica Otazú nella sua analisi del sistema di genere dei guaraní, un popolo indigeno della zona del Río de la Plata (fra Argentina e Uruguay). Un simile quadro dimostra che i discorsi sulla maschilità sono molteplici e contraddittori, e che in un dato contesto sociale non è possibile definire in modo univoco neppure un’immagine idealizzata di «maschilità egemonica» (Raewyn Connell); di qui peraltro la scelta di declinare “al plurale” il termine “maschilità” nel titolo di questo fascicolo. A ciò si aggiunge il fatto che ogni ideale egemonico di maschilità contiene in sé anche incoerenze e contraddizioni: l’uomo armato ipervirile può apparire come l’espressione estrema della supremazia maschile, ma, come sostiene Connell in questo stesso volume, se un uomo ha bisogno di una pistola per affermare il proprio potere, in realtà manca di credibilità. Gli studi sulle maschilità dimostrano che fare ricorso a un semplicistico binarismo uomo/donna non è di alcuna utilità, anche se spesso è difficile sottrarvisi: persino gli ideali di maschilità che appaiono meno tossici possono alla fin fine consolidare stereotipi essenzialisti problematici plasmati dalle gerarchie patriarcali se, per esempio, l’emotività continua a essere identificata con la femminilità anche quando viene incorporata in un’identità maschile, diventando sintomo di una mancanza di virilità (o persino di “effeminatezza”) invece diessere intesa semplicemente come elemento di una delle tante possibili versioni della maschilità. Anche i contributi a questo fascicolo esplicitano la lotta costante contro le facili presunzioni dell’essenzialismo binario, sebbene gli autori e le autrici possano concordare sull’impatto normativo dei discorsi sociali che riguardano le maschilità. Lo studio critico sulle maschilità tiene quindi conto del fatto che le nozioni di genere circolano all’interno di e s’intrecciano a complesse strutture di potere e a più ampi sistemi sociali di dominio (il patriarcato, la supremazia bianca, il colonialismo, l’eteronormatività e così via). Tutto ciò ha un’influenza su quegli individui che vivono la propria identità maschile in termini di potere o vulnerabilità al crocevia tra questi «sistemi di dominio a incastro», come scrive Vincent Lloyd nella sua analisi dell’autobiografia di Stanley Tookie Williams, leader di una gang nera, autobiografia in cui delinea la sua lotta con la maschilità e la paternità all’interno di un sistema razzista. Ma questo intreccio plasma anche le dinamiche sociali e politiche: scrivendo da una posizione postcoloniale, Shyam Pakhare discute i modi in cui le nozioni di «maschilità muscolare» incarnate dal colonizzatore occidentale cristiano hanno sostenuto il potere coloniale in India e il ruolo giocato nella lotta per l’indipendenza dal ricorso di Gandhi a modelli alternativi di maschilità radicati nell’hinduismo. In un contesto più contemporaneo, Nicholas Denysenko traccia i modi attraverso cui le narrazioni religiose della superiorità maschile e della subordinazione femminile (o del maschile femminilizzato) s’intrecciano alla politica del governo di Putin per legittimare e consolidare l’imperialismo russo. Quale contributo può offrire la riflessione religiosa e teologica a tutto ciò? Come può una prospettiva teologica sulle costruzioni storiche e contemporanee delle maschilità aiutare a creare relazioni, a livello micro e macroscopico, che permettano alle persone di realizzarsi nell’uguaglianza e nella giustizia? Può Gal 3,28, con la sua visione di un’unità ultima nel corpo di Cristo dove le distinzioni sociali di genere, etnia e status non hanno più valore, essere un punto di riferimento quando negoziamo i discorsi sulla maschilità nelle nostre società da un punto di vista teologico? O quel passo si limita semplicemente […]



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025303
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Marco Zappella

MENO DI BERÌT, OLTRE BERÌT

Germano Galvagno

IL FONDAMENTO IRREVOCABILE:

NOÈ E LA PRIMA ALLEANZA

Giulio Michelini

DALL’«ALLEANZA TRA I PEZZI»

A QUELLA DELLA CIRCONCISIONE

Dionisio Candido

IL SABATO, L’ARCOBALENO

E LA CIRCONCISIONE

Laura Invernizzi

SANTITÀ DIVINA E LIBERTÀ UMANA

AL SINAI (ES 19–24)

Paolo Mascilongo

QUANTO È NUOVA

LA «NUOVA ALLEANZA»?

Furio Biagini

L’ALLEANZA: UN CAMMINO PER LA VITA

Alessandro Cortesi

LE TEOLOGIE DELLA SOSTITUZIONE

Marco Tibaldi

IL PENTATEUCO NELLA SCUOLA:

LE ALLEANZE

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

La nave di Dio:

La seconda Omelia sulla Genesi di Origene

RILETTURE

Valeria Poletti

Il diluvio

APOSTOLATO BIBLICO

Alessandro Zavattini

Bibbia e metodi attivi: il Bibliodramma

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Un’alleanza che viene da lontano:

Il mosaico della basilica di S. Pudenziana

 

EDITORIALE

Dobbiamo agli studi biblici la riscoperta della centralità della alleanza, che funge da impalcatura per i due corpi letterari della Bibbia. Non c’è un’immagine biblica più strutturante e pervasiva, ma proprio per questo più soggetta a fraintendimenti. Per evitarli bisogna prendere in considerazione anzitutto l’aspetto terminologico. Non sempre le parole ebraiche hanno un corrispettivo esatto in italiano. Così, non sempre berit equivale ad «alleanza» (perciò nel presente fascicolo si ricorrerà di frequente al sostantivo ebraico). Indica di volta in volta un certo tipo di relazione, la cui natura e peculiarità si ricavano dal contesto. Servono dunque sensibilità e riguardo per individuare la parola italiana più indicata. Di fronte al medesimo dilemma si trovarono i primi traduttori in greco e in latino, e le loro scelte ci condizionano fino ad oggi. Se parliamo di Antico/ Nuovo Testamento al posto di «alleanza» lo dobbiamo a loro (Marco Zappella e Paolo Mascilongo). Quando si parla di «alleanza» nel Pentateuco il pensiero corre subito a quella stipulata alle falde del monte Sinai. La promulgazione della legge (tora) come suo elemento centrale e costitutivo induce a enfatizzare l’aspetto legale, fino a distorcerlo in legalismo. Eppure una lettura scrupolosa dei capitoli centrali di Esodo non può non cogliere come la legge sia lo strumento offerto a Israele per rimanere nella relazione che Dio gli propone. La santità divina non annulla la libertà umana; l’impegno assunto da Israele poggia sulla stabilità dell’offerta di Yhwh. Il sapore liturgico della narrazione, la presenza determinante del sangue e il pasto finale come suggello dell’accordo avvenuto sollecitano le parti a condividere un destino e ad accettare responsabilità reciproche (Laura Invernizzi). Ma tale propensione divina a vincolarsi (possibile significato della radice di berit) con l’uomo e a farsi garante del suo futuro (della sua benedizione, nel linguaggio biblico) non sorprende il lettore; l’aveva già riscontrata in almeno due casi precedenti: con Noè (o più precisamente la discendenza noachica), poi con Abramo (due volte). Nel primo caso berit si allontana dal campo
semantico politico-giuridico dell’alleanza per transitare in quello della promessa (Gen 9). I beneficiari sono l’intera umanità e l’intera creazione. Con loro Dio si impegna in modo unilaterale e incondizionato a non scuotere più i fondamenti dell’essere e dell’esistere. A prescindere da qualsiasi futura condotta umana, anche la più malvagia, Dio rinuncia a porsi come minaccia letale per i viventi (Germano Galvagno). Qualcosa di simile, ma rivolto a un singolo, si ripete con Abramo: a lui, avanti negli anni e roso dall’ossessione di avere una discendenza, si assicura che questa sarà numerosa come le stelle del cielo (Gen 15). Non solo: a lui, nomade sradicato, verrà data un’intera regione. Se al Sinai si richiede l’obbedienza, qui si esige la fiducia. La stessa che si richiede nel cap. 17, questa volta con il taglio del prepuzio a sancirla (Giulio Michelini). Perciò anche oggi Israele definisce berit mila, «alleanza del taglio », la circoncisione, cioè il segno di appartenenza al popolo. Uno dei tanti segni che esprimono il rapporto con Dio l’arcobaleno, il sabato, le tavole della legge ecc. e che vanno decodificati (Dionisio Candido). Infine, l’alleanza da categoria pervasiva s’è mutata in categoria divisiva. A partire da Paolo, la ripresa in chiave polemica della «nuova alleanza» annunciata dai profeti (Paolo Mascilongo) ha alimentato le varie teologie della sostituzione (Alessandro Cortesi). Dall’altra parte il popolo ebraico si autocomprende come il vero «popolo dell’alleanza» (Is 49,8); assumendo su di sé il giogo della tora, si fa collaboratore nell’opera di redenzione dell’Eterno (Furio Biagini). Perciò il rapporto tra cristiani ed ebrei va ripensato in termini di legame fraterno di amicizia e di comune testimonianza della fede. Insomma, più che un tema, la alleanza si dimostra un punto prospettico che determina la visione e la valutazione dell’intero panorama. Aiutare a collocarsi nella giusta posizione è lo scopo del presente fascicolo. Dunque, buona lettura.

Marco Zappella



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025280
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

INDICE

Editoriale: Maria, la creazione secondo il sogno di Dio

ALFONSO LANGELLA

La figura di Maria oggi

SIMONA SEGOLONI RUTA

Donne, immaginario mariano e tentativi di risignificazione

DENIS S. KULANDAISAMY

La predestinazione della grazia: creazione e redenzione. Il caso di Maria

CETTINA MILITELLO

Corpo creato e corpo sessuato: l’Immacolata e l’Assunta

SALVATORE M. PERRELLA

Maria, una vita di relazioni

LUCA M. DI GIROLAMO

Maria e la creazione nel Medioevo occidentale: i «titoli» mariani

GIAN MATTEO ROGGIO

Ecologia, creazione e Assunzione della Vergine:

Giovanni Paolo II e Francesco

ANDREA DALL’ASTA

La Dormitio Virginis, tra iconografia bizantina e Caravaggio

GIANCARLO BRUNI

Maria tra creazione e redenzione. Affondi ecumenici

Documentazione: La figura della Vergine e la questione ecologica

(Gian Matteo Roggio)

Invito alla lettura (Silvano M. Danieli)

In libreria

 

Editoriale

Maria, la creazione secondo il sogno di Dio

«Tu sei la terra obbediente, Maria, la creazione che ama e adora»

La Madre del Signore è l’immagine e il simbolo della creazione secondo il sogno di Dio, l’inizio di una nuova creazione, redenta per pura grazia. Un’affermazione ardita, per alcuni forse eccessiva, soprattutto se si guarda a Maria e alla sua creaturalità, soggetta al limite e alla fragilità propria della condizione umana. Una lunga e consolidata tradizione, tuttavia, ha consegnato alla comunità cristiana una simbolica che associa strettamente la Madre del Signore alla creazione. Da una parte, ella rappresenta il creato giunto alla sua perfezione; dall’altra, è la «Regina» (Domina) sulla creazione ancora in cammino nel tempo e nella storia. Su questa tradizione, si innesta anche il magistero di papa Francesco: «Maria, elevata al cielo, è Madre e Regina di tutto il creato. Nel suo corpo glorificato, insieme a Cristo risorto, parte della creazione ha raggiunto tutta la pienezza della sua bellezza» (Laudato si’, 241).
Su
Maria, simbolo della creazione, si concentra il fascicolo. Spesso l’attenzione si focalizza sulle dinamiche storico-salvifiche che vedono coinvolta la Madre di Dio, una dimensione che non può essere ignorata, ma la ricerca teologica ha indicato anche altre prospettive. Particolarmente significativo è il riferimento alla creazione, come polo da associare alla redenzione, un binomio che in Maria si congiunge, in piena continuità: Maria è l’icona della creazione redenta che rimanda non a se stessa, ma orienta all’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Maria è simbolo della creazione perché la “rappresenta” pienamente. Questa “rappresentanza” trova una singolare espressione nei dogmi mariani del XIX e XX secolo – l’Immacolata Concezione e l’Assunzione – nei quali Maria è presentata come la creazione arrivata per sola grazia alla sua forma definitiva. La situazione di privilegio in cui sembra collocarsi Maria trova spiegazione e origine nel rapporto inscindibile con il mistero di Cristo e della sua grazia: tutto sgorga da qui, ad esso conduce, manifestandone l’efficacia potente e inarrestabile. La simbolica mariana è inseparabilmente legata anche al mistero della chiesa, rivelando il fine cui tendono le sue azioni salvifiche, vale a dire la risurrezione dai morti e la piena comunione con Dio. Un’altra dimensione in cui si realizza la “rappresentanza” di Maria riguarda i momenti fondamentali della creazione: il nascere, il crescere, la relazione uomo/donna, il vivere in comunità, il morire (soprattutto nei vangeli di Luca e Giovanni). In tutto ciò Maria conserva la sua piena “laicità”, intesa come ricerca del senso di tutto ciò che le accade, in costante apertura all’azione di Dio. La prospettiva della creazione consente di scorgere il mistero della Madre di Dio non solo nel dogma e nel culto, vale a dire in un contesto cristologico e storico-salvifico, ma anche in rapporto alla dimensione culturale, in particolare quella del nostro tempo. Come osserva Stefano De Fiores, Maria è «una persona rappresentativa, frammento e insieme sintesi in cui si rispecchia il tutto della fede, della chiesa, della
società»
2. Maria, dunque, non è un frammento isolato, ma un tu integrato nell’insieme della vicenda umana, all’interno della storia della salvezza, in cui occupa un posto centrale ma senza esserne il centro, che è sempre e solo il Cristo e in lui il Padre nello Spirito. Il fascicolo si apre con la riflessione di Alfonso Langella, La figura di Maria oggi. Il concilio Vaticano II, la pubblicazione della Marialis cultus di Paolo VI, il contributo dei teologi e i profondi mutamenti che hanno caratterizzato la vita sociale e culturale degli ultimi decenni impongono un modo diverso di considerare la figura e il ruolo della Madre di Dio. Da sempre la simbolica mariana ha giocato un ruolo fondamentale nell’esperienza dei credenti. Non di rado, però, questi simboli hanno subito contaminazioni sessiste e patriarcali. Per Simona Segoloni Ruta, Donne, immaginario mariano e tentativi di risignificazione si rende quindi necessaria una “purificazione” di alcuni simboli mariani per coglierne tutta la loro carica liberante. Il dogma dell’Immacolata Concezione chiama in causa il peccato originale e il mistero della redenzione. Si tratta del mistero di grazia e predestinazione che coinvolge la Vergine, colei che diventerà la madre del Figlio con un atto di misericordia preventiva, fondato sui meriti di Cristo. Su questi e altri aspetti riflette Denis S. Kulandaisamy, La predestinazione della grazia: creazione e redenzione. Il caso di Maria. In alcune rappresentazioni, il corpo di Maria sembra quasi scomparire, lasciando intravvedere una vera e propria operazione di desessualizzazione o di de-femminilizzazione. Il contributo di Cettina Militello, Corpo creato e corpo sessuato: l’Immacolata e l’Assunta si sofferma su queste dinamiche, soprattutto in rapporto a due dogmi
riguardanti la Madre di Dio: la sua Immacolata Concezione e la sua Assunzione al cielo. Tra gli aspetti che accomunano l’esperienza della madre di Gesù a quella di tutte le persone umane, vi è senza dubbio il suo essere immersa in una ricca rete di relazioni. Su questa nodale dimensione si concentra lo studio di
Salvatore M. Perrella, Maria, una vita di relazioni. Tra storia e teologia si colloca Luca M. Di Girolamo, Maria e la creazione nel Medioevo occidentale: i “titoli” mariani. Il Medioevo vede l’uomo immerso nel mistero di Dio e la Madre di Dio come emblema dell’equilibrio tra cielo e terra. Attraverso l’impiego della simbologia e dell’analogia, la riflessione teologica medievale propone un modo peculiare di onorare Maria, senza trascurare il riferimento cristologico. Nella teologia della creazione non mancano allusioni alla simbolica mariana. La tradizione ha indicato nella Madre di Dio il pieno compimento del creato che in lei giunge alla sua perfezione. Su questi aspetti è interessante cogliere il contributo di riflessione offerto da due pontefici, Giovanni Paolo II e Francesco, particolarmente sensibili alla dimensione mariana. È quanto propone nel suo articolo Gian Matteo Roggio, Ecologia, creazione e assunzione della Vergine: Giovanni Paolo II e Francesco. Il tema della raffigurazione di Maria nell’arte bizantina e in quella occidentale è trattato da Andrea Dall’Asta, La Dormitio Virginis, tra iconografia bizantina e Caravaggio. Nei vangeli non vi è alcun cenno ai tratti fisici di Maria né si parla della sua morte. Malgrado ciò, le comunità cristiane hanno sviluppato un’articolata riflessione tanto sul corpo della Madre del Signore che sul suo trapasso dalla morte alla vita. L’ultimo articolo affronta una questione rilevante, se, cioè, Maria abbia qualcosa da dire su creazione e redenzione. La riflessione si distingue per il taglio ecumenico, ambito che in passato si è rivelato “divisivo”, mettendo a dura prova i rapporti tra le diverse confessioni
cristiane. È il contributo di
Giancarlo Bruni, Maria tra creazione e redenzione. Affondi ecumenici. La Documentazione, a cura di Gian Matteo Roggio, propone alcune pagine sul rapporto tra la Vergine Maria e la «questione ecologica ». Il testo, tratto da un’articolata riflessione elaborata nel 1995 dalla Pontificia Facoltà Teologica «Marianum» di Roma, si apprezza ancor oggi non solo per la sua attualità, ma anche per aver profeticamente anticipato diversi temi dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco. La pubblicistica mariologico-mariana è molto ampia: farne un bilancio o evidenziare i contributi più significativi si presenta come un’operazione alquanto ardua, anche per gli addetti ai lavori. Risulta quindi particolarmente prezioso l’ Invito alla lettura, a cura di Silvano M. Danieli, realizzato allo scopo di segnalare le opere più autorevoli al lettore desideroso di accostarsi alla figura di Maria e di addentrarsi – senza smarrirsi – nella “questione” mariana e nelle sue variegate sfumature. Buona lettura. *** «CredereOggi» compie quarant’anni (1980-2020) La nostra rivista inizia una nuova annata e insieme raggiunge un importante traguardo: quarant’anni di storia, in compagnia e a servizio dei lettori. Il contesto odierno è diverso da quello che ha visto i primi passi della rivista: molte cose sono cambiate nel mondo, nella società italiana e nella chiesa. È rimasta immutata, tuttavia, la mission che contraddistingue «CredereOggi»: porsi come ponte tra la ricerca teologica e la comunità ecclesiale. Fin dalla sua fondazione, infatti, la rivista si presenta come strumento di formazione cristiana, nell’intento di fornire un contributo qualificato ma “accessibile” a tutti coloro che
desiderano “pensare” la propria fede. In un mondo, segnato sempre di più dalla rapidità e dalla profondità dei mutamenti sociali, culturali ed economici,
«CredereOggi» conferma il proprio impegno, rimanendo fedele alla propria storia e al proprio stile, nella costante attenzione alla riflessione teologica più autorevole e alle esigenze della comunità ecclesiale, alle prese con sfide inedite, ma da affrontare sempre con fede e intelligenza. «CredereOggi» si rivolge con gratitudine a voi lettori, chiedendo di confermare il vostro apprezzamento e la vostra fiducia e di sottoscrivere anche per quest’anno l’abbonamento: un gesto semplice che ci permetterà di offrire ancora il nostro servizio di divulgazione teologica. Alla beata Vergine Maria, cui è dedicato questo fascicolo, affidiamo il cammino della rivista perché possa contribuire alla crescita della comunità ecclesiale nella comprensione delle cose che riguardano Dio e l’umanità del nostro tempo.



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 516"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025273
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

RUBRICA

Per comunicare meglio

58. I casi difficili/27.

Esposti in prima persona, con le proprie vicende personali (R. Laurita)

I nostri modi di dire

18. «Essere testimoni del Vangelo»

1. «Essere testimoni del Vangelo»: i significati impliciti di una frase nota (A. Carrara)

2. «Essere testimoni del Vangelo»: punto di vista teologico (M. Vergottini)

3. Essere testimoni del Vangelo con la vita (D. Rocchetti)

In cammino con Maria

C. Cremonesi

Tempo pasquale 2020

12 aprile / 31 maggio

Domenica di Pasqua (M. Bonelli, S. Toffolon, R. Laurita)

2ª domenica di Pasqua (M. Bonelli, S. Toffolon, R. Laurita)

3ª domenica di Pasqua (M. Bonelli, S. Toffolon, R. Laurita)

4ª domenica di Pasqua (M. Bonelli, S. Toffolon, R. Laurita)

5ª domenica di Pasqua (M. Bonelli, S. Toffolon, R. Laurita)

6ª domenica di Pasqua (M. Bonelli, S. Toffolon, R. Laurita)

Ascensione del Signore (M. Bonelli, S. Toffolon, R. Laurita)

Domenica di Pentecoste (M. Bonelli, S. Toffolon, R. Laurita)

 

58.

I casi difficili /27

Esposti in prima persona,

con le proprie vicende personali

di Roberto Laurita

 

Affrontando il tema della funzione espressiva e del posto dell’«io» nella catechesi, Xavier Thévenot («L’etica dell’atto catechistico. Etica e funzione del linguaggio in catechesi», in Aa.Vv., La morale in catechesi, problematiche e prospettive, Paoline, Milano 1991, pp. 81-106) ricorda che «preoccuparsi di dar testimonianza è preoccuparsi dell’aspettativa degli altri» (p. 90). Ma, paradossalmente, proprio questo far posto all’altro rischia di essere «una manifestazione bella e buona di ciò che alcuni chiamano la ‘malattia dell’idealismo’». Infatti, «quando nella testimonianza l’aspettativa degli altri è instaurata come criterio della qualità di vita del testimone, questi altri si trasformano in oggetti-specchio a servizio dell’immagine ideale del testimone e non in soggetti di comunicazione portatori di una novità di domanda» (p. 91).

• Ecco perché una testimonianza autentica è quella che nasce da una dialettica di rinuncia-scoperta: «rinunciare ad un’immagine totalmente idealizzata di se stessi per scoprire che l’io si sviluppa sempre nell’ambivalenza; rinunciare all’illusione secondo la quale la distanza tra il dire e il fare può essere totalmente abolita per scoprire che la vita umana e cristiana è un’avventura rischiosa in cui io sono incapace di fare tutto quello che dico e di dire tutto quello che faccio; rinunciare a guardarsi nella propria pseudo “profonda indegnità” per scoprire che io sono certamente peccatore, ma peccatore reintegrato da Cristo nella sua dignità di figlio e di figlio di Dio» (ibid.).
• Accettare questa realtà, sempre in divenire, mai compiuta, e vivere la condizione per certi aspetti paradossale dell’esistenza cristiana non è facile. Non lo è neppure per un ministro della Chiesa. Ecco perché è apprezzabile lo sforzo dell’autore della “lettera” che abbiamo fornito nella precedente puntata.
• Ammettere i propri limiti è un’operazione che ci consegna agli occhi degli altri nella nostra nudità e ci sottrae alla facile tentazione di creare una “statua” di noi stessi, senza difetti e senza incrinature, nel vano tentativo di corrispondere pienamente alle loro attese impossibili. 
• Detto questo, però, non possiamo fare a meno di notare come il testo analizzato rimanga forse troppo nel generico e si sottragga alla possibilità di dare un nome concreto, circostanziato, alle “lentezze”, ai “ritardi”, alle “inadempienze”. È chiedere troppo? Porterebbe a pronunziare una confessione pubblica in piena regola? Certo è che più nebulose sono le ammissioni, meno disagevole risulta il modo di procedere perché tutto appare avvolto da una genericità che funge da cortina fumogena. Il dubbio che abbiamo espresso, in ogni caso, nulla toglie al pregio di un tentativo riuscito di chiedere scusa in modo esplicito per i propri difetti e le proprie fragilità.  

*** Abbiamo già avuto modo di affermarlo molte volte nel corso di questa rubrica: il prete, nel suo ministero, è inevitabilmente una persona che vive sotto i riflettori, esposto alle curiosità, alle osservazioni, alle critiche della gente. Le scelte che adotta, le decisioni che prende – da quelle più minute a quelle più importanti – sono tutte sottoposte al vaglio dei suoi parrocchiani, che non sempre si mostrano benevoli e che, in ogni caso, esprimono criteri contrastanti di valutazione. Non di rado un prete si trova, nella cassetta della posta, la lettera di un fedele che esprime richieste, manifesta dissenso, provoca con giudizi taglienti o con qualche rimprovero molto diretto. Per lo più si tratta di comunicazioni anonime. Chi le ha costruite non ha neppure il coraggio di firmarsi, di uscire allo scoperto, di dichiarare la sua identità. Gli basta aver procurato un po’ di sofferenza. Non gli interessa un confronto, un dialogo franco e adulto. Ma qualche volta si ha modo di imbattersi in qualcuno che non si limita a denunciare qualcosa che non va, ma dà prova di un’attenzione benevola perché vede i cambiamenti accaduti e quelli in corso, la situazione complessa e non sempre facile con cui ogni prete si deve misurare quotidianamente. A titolo esemplificativo abbiamo scelto, allora, di proporre uno scambio epistolare tra un parroco e quello che si definisce “un amico”. Ci aiuta a fare un utile esercizio a proposito di comunicazione.   Lettera di un fedele e risposta di don ……. Carissimi, poco tempo fa ho ricevuto una bella lettera che ritengo utile e interessante pubblicare. Di seguito la trascrivo unitamente alla mia risposta. Vi invito a leggerle: penso possano essere per tutti uno spunto di riflessione. Carissimo don ….., è da molto tempo che voglio scriverti questa lettera e finalmente ci sono riuscito. Non sapevo da dove cominciare, perché avevo tante cose in mente che volevo dirti e non sapevo quali scegliere e da dove iniziare. Innanzitutto ti devo dire subito che non ho molta simpatia per [...]



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 515"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024917
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Per comunicare meglio

57. I casi difficili/26.

Esposti in prima persona, con le

proprie vicende personali (R. Laurita)

I nostri modi di dire

17. «... A posto con Dio»

1. «A posto con Dio» (A. Carrara)

2. «A posto con Dio»: il punto di vista biblico (+ Luciano Monari)

3. È possibile sentirsi a posto con Dio? (A. Gaino)

Per scoprire il senso del digiuno

R. Laurita

Tempo di Quaresima 2020

26 febbraio / 11 aprile

Mercoledì delle Ceneri (L. Rossi, M. Della Bianca, R. Laurita)

1ª domenica di Quaresima (L. Rossi, M. Della Bianca, R. Laurita)

2ª domenica di Quaresima (L. Rossi, M. Della Bianca, R. Laurita)

3ª domenica di Quaresima (L. Rossi, M. Della Bianca, R. Laurita)

4ª domenica di Quaresima (L. Rossi, M. Della Bianca, R. Laurita)

5ª domenica di Quaresima (L. Rossi, M. Della Bianca, R. Laurita)

Domenica delle Palme (L. Rossi, M. Della Bianca, R. Laurita)

Giovedì santo (R. Laurita, M. Della Bianca)

Venerdì santo (R. Laurita, M. Della Bianca)

Veglia pasquale (R. Laurita, M. Della Bianca)

 

 

57.

I casi difficili /26

Esposti in prima persona,

con le proprie vicende personali

di Roberto Laurita

In questa puntata proseguiamo l’analisi di un racconto, rintracciato sul sito online di un settimanale diocesano, per poi affrontare un tema spinoso: Come esprimersi quando chi scrive è esposto in prima persona, con le sue vicende personali? Avevamo lasciato la cronaca della seduta del Consiglio Pastorale Parrocchiale (d’ora in poi: CPP) nel momento in cui rilevava come una comunità senza la presenza del prete rischia sia un impoverimento che una disgregazione interna fra i tanti gruppi di volontariato. Ecco perché i membri del CPP invitano a “ritardare” l’istituzione dell’Unità Pastorale, al fine di “preparare meglio il futuro”. Una proposta dettata da saggezza? Chi scrive vi scorge, assieme al suo amico, anche qualcos’altro… E lo fa emergere nel terzo paragrafo: ritardare può diventare un espediente per affossare il progetto. Ecco perché, interpellati, i due “esterni” rispondono bloccando sul nascere quello che potrebbe assurgere a diversivo: «dati i tempi, il progetto appare come improrogabile». Ma non può bastare raggiungere il consenso su questa affermazione. I membri del CPP si spingono oltre: «prepararsi e anche preparare il terreno, con una proficua gradualità, già fin d’ora e concretamente per un nuovo tipo di organizzazione». A questo punto la domanda del parroco, presidente del CPP, fa da detonatore ad un progetto preciso: «Che cosa si può proporre nell’immediato?». Prende così corpo quello che costituisce un vero e proprio vademecum per arrivare all’istituzione di un’Unità Pastorale. Eccone le tappe: • continuare il rapporto di collaborazione tra le parrocchie; • potenziarlo e consolidarlo, superando le resistenze dei parroci (da “catechizzare”); • riunire i consigli pastorali e i consigli degli affari economici in sedute congiunte «per armonizzare bene la vita pastorale» e «mettere le basi per un insieme di pratiche e di usanze che coinvolgono tutte le parrocchie»; • affidare ad uno dei parroci l’incarico di «coordinatore del gregge e delle attività comuni». A questo percorso manca, tuttavia, una tappa decisiva: «attuare incontri con le comunità coinvolte per informarle, creare consenso, indicare gli organismi importanti e necessari…». Ai nostri lettori non sfuggirà che nel testo si invoca due volte l’intervento di qualcuno che vigili. Non si tratta, infatti, di un processo spontaneo. I due estensori non esitano ad indicare il ruolo dei superiori (che evocano con stile dichiaratamente pretesco: “i nostri superiori”), ma anche qualcuno che assicuri un sostegno e un indirizzo alle riunioni proposte. La conclusione mette il sigillo a tutto il componimento: «Francamente, noi due, il Belsito e io, siamo convinti di aver partecipato a un signor momento di Chiesa». Sì, arrivati alla fine, tutti i nostri lettori se ne saranno accorti: siamo dentro una fiction, che non è fantasia [...]



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025181
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Sommario


Editoriale

Annalisa Guida

SENTIERI DI PAROLE

Sebastiano Pinto

IN PRINCIPIO ERA IL FRAMMENTO

Annalisa Guida

«PRENDI IL LIBRO E DIVORALO»

Laura Invernizzi

LA SCRITTURA DELL’ALLEANZA

Ombretta Pettigiani

LA TORÀ: VIA DI DIO

Guido Benzi

LA «COSCIENZA CANONICA»

DELLA TORÀ

Sebastiano Pinto

BIBLIOGRAFIA RAGIONATA

Furio Biagini

INTERPRETAZIONE EBRAICA

DELLE SCRITTURE

Luca Mazzinghi

IL PENTATEUCO E I CRISTIANI:

UN RAPPORTO DA RICOSTRUIRE

Marco Tibaldi

IL PENTATEUCO NELLA SCUOLA:

LA CREAZIONE

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

Dai monaci editori agli scrittori professionisti

MEN AT WORK

Valeria Poletti

«Per capire la storia, rifarsi ad un tempo remoto»

APOSTOLATO BIBLICO

Alessandro Zavattini

Esperienze narrative e attive con la Bibbia

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Fotogrammi ricchi di teologia:

Mosè sul Monte Sinai, di Bartolo di Freddi

 

_____________________________________________

Editoriale 

Negli ultimi cinque anni la nostra rivista si e occupata di temi biblici trasversali: la costituzione conciliare Dei Verbum sulla divina rivelazione; dodici personaggi (sei dell’Antico e sei del Nuovo Testamento); sentimenti, affetti ed emozioni. Al momento di compiere sessantacinque anni, torniamo a introdurre e accompagnare la lettura di libri della Bibbia. Cominciamo dall’inizio, in senso non solo spaziale (i primi di una serie), ma anche qualitativo (i libri fondanti). Essi infatti rappresentano, nel loro insieme, il punto di partenza di fili tematici che testi successivi riprenderanno come propria trama o che utilizzeranno come spunto per variazioni originali. Il consiglio di redazione ha individuato dodici temi. Quest’anno si approfondiranno: dalla parola al libro; alleanze; famiglie e generazioni; memoria; cibo; legislazione. Il prossimo: terra; servizio; storia e senso della storia; leader, istituzioni e poteri; popolo di Dio; corpo. Si tratta insomma di indicare e aprire varchi d’accesso per entrare con consapevolezza nel Pentateuco. La loro successione non presuppone una scala discendente di importanza, perche tutti attraversano i cinque libri e concorrono in egual misura alla ricchezza del tutto. Forse si puo escludere il primo, quello del presente fascicolo, di chiara natura introduttiva. Sebastiano Pinto lo apre con un articolo che illustra a grandi linee la storia delle ipotesi circa la formazione del Pentateuco, dal Settecento ad oggi, senza sorvolare sulle questioni che rimangono aperte (la rivelazione tra storia e fede, il rapporto tra lettera e Spirito). Complementare ad esso e la bibliografia ragionata, in cui il medesimo autore presenta le introduzioni piu significative e i manuali piu diffusi sul Pentateuco, pubblicati in italiano negli ultimi vent’anni. Annalisa Guida e Marcello Panzanini si concentrano sul supporto fisico, materiale, che ha permesso alla memoria e alla scrittura di Israele di attraversare i secoli e giungere fino a noi. La prima tratteggia la storia del passaggio dal rotolo di papiro al codice in pergamena al libro di carta, soffermandosi sui rotoli del Mar Morto e sugli Exsultet. Il secondo invece contestualizza l’attività degli amanuensi medievali in ambito, soprattutto, monastico, con un accenno ai miniaturisti. Di taglio più biblico i contributi di Laura Invernizzi, Ombretta Pettigiani e Guido Benzi. La prima approfondisce la portata della messa per iscritto della legge dettata da Dio nel libro dell’alleanza da parte di Mosè. Ricorrendo alle categorie della narratologia, evidenzia la contiguità che si crea tra popolo e lettore, così che l’impegno etico, con cui il popolo risponde allo scritto dell’alleanza impegnandosi, diventa per il lettore appello a una ricezione altrettanto entusiasta dello scritto che ha in mano, disponibile a mettere in pratica quanto vi trova, prima ancora di capirlo. Tale contiguità sta all’origine di quello che Guido Benzi chiama «coscienza canonica», cioè il sorgere, nelle comunità in cui nasce la Bibbia, di una convinzione secondo la quale determinati scritti sono normativi per la fede e la vita della comunità stessa. Ombretta Pettigiani, infine, mostra come non sia corretto ridurre il Pentateuco al materiale legislativo in esso contenuto. La legge ha sì un significato profondo e un ruolo importante, ma in quanto pensata dentro qualcosa di più ampio (l’alleanza) e posta a servizio della reciproca appartenenza tra Dio e il suo popolo. Non stupisce dunque che la tradizione ebraica denomini i primi cinque libri come Torà (insegnamento, istruzione), e neppure che sia letta in sinagoga tutta nel corso di un anno. La centralità, che essa occupa nella visione religiosa ebraica, insieme alla torà orale (ovvero il Talmùd), è evidenziata da Furio Biagini, che nel corso dei due anni, apporterà la sua prospettiva di ebreo credente. Ogni numero sarà arricchito anche da rubriche fisse come, per esempio, «Il Pentateuco nella scuola» (Marco Tibaldi) e «Men at work» (Valeria Poletti) sulle riletture che l’arte ha offerto di testi e personaggi del Pentateuco. Dunque, buona lettura.

Marco Zappella



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Titolo: "Concilium - 2020/1"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025204
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Carlos Mendoza-Álvarez – Thierry-Marie Courau, Editoriale

Abstracts 

I. Violenze, resistenze e spiritualità

1. Violenze

1.1 Raúl Zibechi, Accumulazione per furto e violenza sistemica 

Introduzione

I/ Estrattivismo o società estrattiva?

II/ Accumulazione per espropriazione o guerra contro i popoli?

III/ Democrazia o campo di concentramento?

1.2 Gina Marcela Arias Rodríguez – Luis Adolfo Martínez Herrera,

Transizioni, resistenze e movimento delle donne.

Una prospettiva a partire dal caso colombiano 

I/ Scenario di transizione: decalogo di promesse su sfondi instabili

II/ Elementi generali di contesto alla luce delle esperienze di transizione nel caso colombiano

III/ Movimento sociale di donne e resistenze di fronte alla guerra

IV/ A mo’ di chiusura

2. Resistenze

2.1 Gustavo Esteva Figueroa, Prendersi cura della casa comune 

I/ Introduzione

II/ Il modo Greta

III/ Imparare dall’esperienza

IV/ L’insurrezione in corso

1/ Il sentimento antipatriarcale

2/ Il senso delle proporzioni

3/ Buon senso

4/ Sussistenza autonoma

5/ Recupero del suolo e della virtù

V/ Lo spiraglio è aperto

2.2 Susan Abraham, Le donne nelle loro varie lotte: l’attivismo spirituale come conoscenza “altra”

3. Spiritualità

3.1 Sofía Chipana Quispe, Saperi e spiritualità relazionali in Abya Yala

I/ Parola che vive

II/ Sapienze ancestrali in resistenza

1/ Cinque secoli di resistenza

2/ Cosa saremmo stati, se avessimo potuto esserlo?

III/ La sapienza della crescita amorevole della vita

1/ Sapienze reciproche nella crescita della vita

2/ Princìpi e valori eterni

IV/ Il tessuto delle spiritualità relazionali in Abya Yala

1/ Intrecciare le nostre spiritualità

2/ Le fonti delle spiritualità relazionali

V/ Ricercando la reciprocità della guarigione


3.2 Cleusa Caldeira, Teo-quilombismo: resistenze spirituali afro-brasiliane 

Introduzione

I/ Il razzismo come processo di (auto)annientamento

II/ Quilombismo come decolonizzazione radicale

III/ Il “divenire nero” come esperienza ontologica

IV/ Resistenze spirituali: Muquifu e chiesa delle Sante Nere

Considerazioni finali

3.3 José de Jesús Legorreta Zepeda,

Comunità diverse inabitate dalla Rua divina 

I/ Il “sintomo comunitario” come denuncia e costruzione del futuro

II/ E la “comunità ”cristiana?

III/ Comunità di fede, resistenza e “futuri degni” abitati dallo Spirito

3.4 Juan Carlos La Puente Tapia, Resistenze, forza messianica dell’an-archia divina

I/ Evocazioni e provocazioni

II/ Cambiamento epistemico: l’ascolto, l’amicizia e la comunione con le ferite aperte che ci uniscono

III/ Cambiamento antropologico: amicizia nella Vita

IV/ Cambio di temporalità: azioni creatrici, trasgressive e simboliche

V/ Vocazione

VI/ Convocazione

II. Forum teologico 113

1. Alfredo Ferro Medina, Dal Vaticano II al sinodo sull’Amazzonia: verso una Chiesa sinodale

I/ Introduzione

II/ Sinodo come processo

III/ Invito a una conversione ecclesiale e sinodale

IV/ Chiesa in uscita, samaritana e profetica, che difende la vita e se ne prende cura


2. Agenor Brighenti, La riforma della curia romana

I/ Introduzione

II/ Riformare la curia: una rivendicazione che viene da lontano

III/ La riforma della curia: un’attesa di rinnovamento del Vaticano II

IV/ La riforma di Francesco: il primato della sinodalità ecclesiale

V/ A mo’ di conclusione

3. Francis Schüssler Fiorenza, Johann Baptist Metz (1928-2019). In memoriam

III. Rassegna bibliografica internazionale



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025211
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale

2 D. Cravero

Media e liturgia:

vigilanza e intelligenza

Studi

4 G. Riva

La logica del digitale

9 P. Benanti

Digitale, presenza, partecipazione

14 N. Valli

Liturgia e tecnica:

storia di amore e diffidenza

19 A. Grillo

Spazio e tempo 3.0

24 M. Belli

Ma la messa in TV «vale»?

29 G. Tornambè

Uso e abuso dei media nella liturgia

34 D. Cravero

Simbolico rituale, simbolico digitale

Formazione

39 M. Rondonotti

Schede

1. Riti e preghiere in digitale

44 V. Scarfia

Liturgia e disabilità: percorsi

1. Riti, media e disabilità

48 A. Giardina

Pietà popolare e liturgia

1. Quaresima e Settimana santa

Sussidi e Testi

53 D. Locatelli

Preparare l’omelia

navigando in rete

57 C. Paniccia

Formarsi on line

62 L. Peyron

Una App per pregare

Segnalazioni

 

Domenico Cravero

Media e liturgia: vigilanza e intelligenza

A suo modo l’era digitale è un segno dei tempi. Costituisce un punto di vista da cui osservare il mutamento delle forme simboliche e il loro diffondersi e consolidarsi. Invenzione tecnica e comportamenti di massa si influenzano reciprocamente. Non sono solo i media che condizionano il costume, è anche la cultura postmoderna che domanda tecnologie nuove. Media e società evolvono indipendentemente ma contemporaneamente. È evidente la direzione: tutto può essere messo a confronto, tutto è possibile diversamente, si può discutere ogni cosa, i giochi sono sempre aperti. La società si presenta senza centro e senza direzioni. Ognuno deve scegliere, a proprio rischio, tra possibilità sempre plurali. La circolarità delle reti si radica nella società aperta. La narrazione diventa pratica di massa, in un’inedita collaborazione tra professionisti e amatori. Si attiva un processo d’inclusione incessante, il cui principio non è gerarchico ma funzionale, non dice che cosa sia vero o giusto ma che cosa piaccia o serva. Nel progressivo indebolimento delle comunità fisiche, cambia anche il concetto e l’esperienza dei legami: il loro numero si misura con i like, la loro intensità con i followers. L’autorevolezza dipende dalla capacità dell’influencer. Cambia anche il processo psicologico dell’identità, che diventa l’arte di rendersi compatibili, cantiere sempre aperto a ogni possibilità. L’individuo contemporaneo è fondamentalmente uno spettatore: le persone si comportano come se fossero guardate, perché sono costantemente connesse. Nella quarta rivoluzione industriale, presenza, partecipazione, mediazione acquistano significati diversi. La tecnologia cambia il modo di intendere la realtà (non più solo fisica, ma anche virtuale e aumentata) dove s’intrecciano in coevoluzione comunicazione e socializzazione, riflessività e partecipazione, pubblico e privato. Nei social, le persone si riducono a profili. Le comunicazioni sono veloci e poco adatte per concentrarsi sulla complessità dei sentimenti. È sempre meno frequente iniziare la conversazione con un: «Come stai?». Viene spontaneo chiedere innanzitutto: «Dove sei?» o «Cosa fai?». Nel progressivo indebolimento delle comunità, gli amici digitali servono per posizionarsi all’interno dei social e capire di chi sono ‘meno’ e di chi sono ‘più’. I flaneur digitali inventano i modi di dire che ci sono, in un orizzonte di possibilità, gestito comunicativamente attraverso la circolarità delle reti, che rendono possibili strati sempre più complessi di reciprocità, anche attraverso la crescita esponenziale di contenuti (testi, audio, foto, video). Si apre una nuova relazione tra comunicazione interpersonale e di massa. L’individuo vive il sociale sempre più come evento. È ovvio domandarsi che cosa diventi l’opera d’arte, nell’epoca della riproducibilità. La liquidità ha però il suo fascino: l’Io si sente più libero, espandibile alla virtualità. Ne fa lo strumento di osservazione del mondo. Si scopre però più solitario. La circolarità delle reti e il mondo liquido che ne consegue, comportano infatti una fatica mentale sovrumana, sempre alla ricerca di oasi di pace. La frammentazione dei rapporti e il politeismo dei valori disincantano il mondo, i riti lo re-incantano perché sono forme dell’affezione. Più le reti dissolvono, più i naufraghi cercano riparo nei riti. Pregare e celebrare nell’era del digitale non è però la stessa cosa di prima. Spazio e tempo nella esperienza del digitale non coincidono con le esigenze dei riti. Le forme espressive della creatività e della libertà dei mondi virtuali si sganciano dai corpi. Ma non c’è rito senza carne. I dispositivi digitali svincolano la comunicazione dalla presenza fisica, frammentano l’esperienza somatica nel virtuale, liberano dalla necessità di sincronizzare i corpi. Le ritualità invece ristabiliscono il corpo intero. Riscattano dalla quotidianità, attraverso performance vere. Realizzano ciò che i media promettono ma compiono solo virtualmente. La liturgia è un atto che chiede partecipazione attiva, non si riduce a orecchi e occhi. Il Dio, fatto carne, tocca il credente nella sua propria carne. Non sussiste nessuna celebrazione sacramentale e liturgica che prescinda dalla materialità. La rivelazione consiste nell’inaugurazione di una possibilità relazionale reale con Dio. Nella realtà virtuale o aumentata, la persona non sta interagendo con nessuno se non con se stesso. L’uso dei media nella liturgia potrebbe rivelarsi presto un abuso e non è rara l’impressione che la tecnologia, pur sofisticata, non sortisca effetto nel creare le condizioni per una vera celebrazione. Tuttavia, non necessariamente i media nella liturgia segnano una regressione. Possono anche imprimere una progressione. Il rapporto con il rito, infatti, non è mai immediato. Ci sono sempre mediazioni, anche nascoste: il vissuto devozionale, la visione teologica, l’inconscio affettivo. Ci vuole vigilanza e intelligenza per restituire ai riti il loro orizzonte complesso.



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025228
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

Editoriale: Una chiesa che si lascia rinnovare

AUGUSTO BARBI

Figure di chiesa nel Nuovo Testamento

VITO MIGNOZZI

Modelli di chiesa fino al Vaticano II. Semi della chiesa che verrà

GIANLUIGI PASQUALE

Il paradigma di riforma della chiesa in papa Francesco

SERENA NOCETI

Nuovi ministeri per una riforma viva

VITO MIGNOZZI

I laici nella chiesa del futuro

SIMONE MORANDINI

La chiesa che verrà: un volto ecumenico, uno stile di dialogo

MASSIMO NARDELLO

Chiesa sinodale

GIACOMO CANOBBIO

Il brevetto perso della salvezza

GIOVANNI GRANDI

Fiducia nell’algoritmo, sfiducia nell’umano?

La sfida del discernimento nell’epoca dei robot

Documentazione: Recuperare la memoria di appartenenza al santo popolo

di Dio - Francesco chiamato a edificare la chiesa

(Gianluigi Pasquale)

Invito alla lettura (Calogero Caltagirone)

In libreria

 

Editoriale

Una chiesa che si lascia rinnovare

L’esortazione apostolica Evangelii gaudium (EG) è attraversata, come da un filo rosso, dall’idea di una riforma della chiesa che a giudizio di molti costituisce l’autentica cifra dell’attuale pontificato. In un mondo provato da difficoltà economiche, morali e culturali, in cui emergono pulsioni disgregative del tessuto sociale (ed ecclesiale) e che ha smarrito l’ethos collettivo, papa Francesco traccia per la chiesa «un cammino di conversione missionaria e pastorale che non può lasciare le cose come stanno» (EG 25). Mutuando le parole di Paolo VI, Francesco indica la via di un «improrogabile rinnovamento ecclesiale», una vera e propria «riforma», da non intendere, però, in senso riduttivo, come semplice revisione delle strutture esistenti (EG 25). Immaginando la chiesa che verrà, l’attuale pontefice afferma: «Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione» (EG 27). Il processo riguarda l’intera compagine ecclesiale e comporta «l’apertura a una permanente riforma di sé per fedeltà a Gesù Cristo», poiché «ogni rinnovamento della chiesa consiste essenzialmente in un’accresciuta fedeltà alla sua vocazione»
Una visuale di ampio respiro, quindi, in cui alla tendenza tutta umana di ripiegarsi su di sé, si contrappone l’immagine di una chiesa «estroversa», che «si sporca le mani», un vero e proprio «ospedale da campo», secondo le efficaci metafore impiegate da papa Francesco per descrivere lo stile del rapporto della comunità dei credenti nei confronti delle miserie dell’umanità. La riforma auspicata dal pontefice, però, non è rivolta solo alle attività
ad extra, ma riguarda anzitutto i soggetti ecclesiali e le loro relazioni all’interno del popolo santo di Dio. I ministri ordinati svolgono un ruolo fondamentale, ma non devono dimenticare che sono al servizio della chiesa, costituita per lo più da cristiani laici, uomini e donne, chiamati anch’essi a offrire la loro testimonianza come credenti in Cristo e battezzati. Non una chiesa “monolitica”, ma una realtà ricca e variegata, in cui le differenze non sono un ostacolo o un motivo divisione, ma la via per valorizzare i doni di ciascuno, nella crescita e nell’edificazione reciproca. «CredereOggi» si inserisce nell’attuale dibattito, offrendo il proprio contributo di riflessione, nella prospettiva suggerita da papa Francesco. La questione della chiesa del futuro investe diversi aspetti, dalla riflessione teologica alla dimensione storica e sociologica, alla prassi pastorale. Il compito è, dunque, tutt’altro che semplice, perché molti sono gli interrogativi, le sfide e i fronti aperti. Nessuna pretesa di esaustività, ma solo il desiderio di affrontare alcuni dei nodi culturali ed ecclesiali non ancora pienamente risolti, lasciando aperta la discussione e proponendo abbozzi, come ulteriore invito all’approfondimento. Il primo contributo, a cura di Augusto Barbi, Figure di chiesa nel Nuovo Testamento, si propone di ritagliare alcune “figure” di chiesa nel primo cristianesimo. Ne emerge un quadro originale e variegato, termine di confronto quanto mai necessario per sollecitare un ripensamento della vita delle comunità cristiane nel nostro tempo. Lungo la storia, la riflessione ecclesiologica ha assunto configurazioni diverse. Attraverso lo strumento interpretativo del “modello”, si posso
(EG 26; cf. UR 6). Infatti, se deve avere grande rilievo la lettura dei “segni dei tempi”, caratterizzati da sfide inedite, difficili non solo da affrontare, ma persino da comprendere, la radice profonda dell’azione riformatrice, nei contenuti come nel metodo e nello stile, è da ricercare nella coscienza che la chiesa ha di sé e del mistero che le è proprio. Dal confronto tra il volto della chiesa così come si presenta oggi e l’immagine di Sposa «santa e immacolata» (Ef 5,27), riflessa nello sguardo del suo Signore, si trovano gli stimoli per “avviare i processi” necessari per l’attuazione della riforma. Non sono mancate le reazioni. Il richiamo del papa è sembrato ad alcuni una forzatura, una proposta inopportuna e destabilizzante, da declinare – nel migliore dei casi – come ottimizzazione della capacità operativo-funzionale di alcuni dicasteri o organismi curiali. Altri, invece, hanno salutato con favore la linea di papa Francesco, cogliendone non solo la necessità o l’opportunità, ma anche la totale sintonia con l’identità stessa della chiesa e della sua missione. In quanto sacramento universale di salvezza, la chiesa non può concepirsi come un’entità rigida, sempre uguale a se stessa, avendo come scopo principale quello di autoperpetuarsi in un sistema rigido che sembra metterla al riparo dalle turbolenze, ma che in realtà la imprigiona, isolandola dal mondo e dalla storia, trasformandola in un museo. Contro questa tentazione, con papa Francesco occorre chiedere «al Signore che liberi la chiesa da coloro che vogliono invecchiarla, fissarla sul passato, frenarla, renderla immobile» (
Christus vivit, 35). La chiesa, infatti, non esiste per sé, ma per annunciare il vangelo “a ogni creatura”, testimoniando nelle parole e nelle opere l’amore misericordioso di Dio per l’umanità, che geme e soffre a causa del peccato e della fragilità della condizione umana, ma che in Gesù Cristo è chiamata alla vita nuova nello Spirito Santo. La chiesa è pienamente se stessa e “ringiovanisce” «quando riceve la forza sempre nuova della parola di Dio, dell’eucaristia, della presenza di Cristo e della forza del suo Spirito ogni giorno» (Christus vivit, 35).
no cogliere i tratti costitutivi della dottrina sulla chiesa nelle diverse stagioni ecclesiali. È quanto si propone di indagare lo studio di
Vito Mignozzi, Modelli di chiesa fino al Vaticano II: semi della chiesa che verrà. Ecclesia semper reformanda, secondo un antico adagio. Papa Francesco ne ha fatto uno dei motivi principali del suo programma di pontificato. Non si tratta, come taluni credono, di una meteora o di un’iniziativa estemporanea: di una riforma cattolica si era già iniziato a parlare nel corso del XX secolo. Sulle radici storiche dell’idea di riforma della chiesa e sul modo particolare di intenderla e attuarla da parte dell’attuale pontefice riflette Gianluigi Pasquale, Il paradigma di riforma della chiesa in papa Francesco. È difficilmente attuabile una riforma della chiesa senza una riflessione sul ministero ordinato alla luce del rinnovamento auspicato dal concilio Vaticano II. Occorrerà prestare attenzione a fattori “strategici” quali le relazioni tra il vescovo e i presbiteri all’interno della chiesa locale, i percorsi formativi proposti nei seminari, la valorizzazione dei diaconi e il ruolo della donna nella comunità ecclesiale. Su questi (e altri) aspetti si sofferma l’analisi di Serena Noceti, Nuovi ministeri per una riforma viva. Nella chiesa dei prossimi anni, quale sarà il ruolo e il contributo dei laici? Non è facile rispondere, per diverse ragioni. Partendo da un’analisi della situazione attuale, è possibile individuare i fattori che hanno prodotto una certa situazione di stallo e indicare i possibili sentieri da percorrere per un sempre più consapevole protagonismo dei laici nella chiesa del futuro. È quanto si propone il contributo di Vito Mignozzi, I laici nella chiesa del futuro. Il Vaticano II ha indicato alla chiesa cattolica il dialogo come via e stile nel rapporto con le altre confessioni cristiane. Il cammino ecumenico si presenta, dunque, come un luogo di verifica della ricezione del concilio, oltre che un’occasione importante per disegnare uno stile
di chiesa alto e dinamico, come suggerisce
Simone Morandini, La chiesa che verrà: un volto ecumenico, uno stile di dialogo. Pensando al futuro, uno dei temi sui quali papa Francesco ha più volte richiamato l’attenzione è sicuramente la sinodalità, vale a dire il coinvolgimento dell’intera comunità ecclesiale nelle decisioni importanti che la riguardano. Il «camminare insieme» è una realtà profondamente radicata nella tradizione della fede e richiama i contenuti più profondi della rivelazione. Correttamente intesa, la sinodalità valorizza il sensus fidei di tutti i membri del popolo Dio e contribuisce all’ascolto ecclesiale della voce dello Spirito. Su questi e altri aspetti della sinodalità, riflette Massimo Nardello, Chiesa sinodale. La chiesa del futuro dovrà affrontare anche la questione soteriologica. In un mondo appiattito sul presente e spesso refrattario a qualsiasi discorso sulla salvezza, la chiesa deve sforzarsi di trovare nuove modalità di proporre l’annuncio. In particolare, la chiesa dovrà confrontarsi con le nuove attese delle persone e con le esperienze delle altre religioni. Su questo delicato argomento, offre un’attenta riflessione Giacomo Canobbio, Il brevetto perso della salvezza. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale si presenta come una delle sfide più significative con cui l’umanità e la chiesa dovranno confrontarsi nei prossimi anni. Tutto ciò si rifletterà inevitabilmente sui processi decisionali, affidati ad algoritmi sempre più sofisticati. Su questo scenario e sul suo impatto sociale ed ecclesiale riflette Giovanni Grandi, Fiducia nell’algoritmo, sfiducia nell’umano? La sfida del discernimento nell’epoca dei robot. Nella Documentazione, a cura di Gianluigi Pasquale, sono riportati due testi dell’attuale pontefice sul «sogno di una chiesa che verrà». Il primo risale al 2006, quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires, il secondo invece riporta alcuni stralci del suo celebre discorso ai giovani in occasione della XXVIII Giornata mondiale della gioventù (Rio de Janeiro, 27 luglio 2013).

Infine, nell’
Invito alla lettura, Calogero Caltagirone propone un’ampia rassegna di bibliografia ecclesiologica, nelle sue diverse articolazioni. Si segnalano le opere più significative che consentiranno di avviare una lettura orientata all’approfondimento personale, senza trascurare prospettive emergenti, ma non sempre rilevabili nella vulgata comune. Buona lettura. *** Il Consiglio di redazione di «CredereOggi» si unisce al cordoglio della chiesa di Adria-Rovigo per la morte di S.E. mons. Lucio Soravito De Franceschi, vescovo emerito, passato da questo mondo al Padre, dopo una lunga malattia († 6 luglio 2019). Sin dalla fondazione e per molti anni, prima e anche dopo la sua consacrazione episcopale, egli ha collaborato con la nostra rivista come membro del Consiglio di redazione e come autore di numerosi articoli, soprattutto di catechetica e pastorale. Ricordiamo con gratitudine e affetto la sua persona, il suo stile rispettoso e gioviale, la passione che nutriva per le «cose che riguardano Dio» (Eb 2,17) e il desiderio di comunicare la Parola con un linguaggio vivace e comprensibile a tutti. Forse anche per questo ha tanto amato la nostra rivista, cui non ha mai fatto mancare il suo prezioso apporto, nonostante gli impegni sempre più numerosi. Il Signore gli mostri il suo volto e gli dia pace.



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025235
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

Editoriale: La tecnica non è mai solo tecnica

SIMONE MORANDINI

Umani, cioè tecnici. Uno sguardo antropologico

SEBASTIANO PINTO

La tecnica. Uno sguardo biblico

GIOVANNI DEL MISSIER

La tecnica e l’umano: playing God?

PAOLO FLORETTA

La rete ci forma?

GAIA DE VECCHI

Teobloggers. «Moralia»: un’esperienza sul campo

GIUSEPPE ZEPPEGNO

Postumano come progetto?

FRANCO VACCARI

I social network e le relazioni personali

MAURIZIO FAGGIONI

Tecniche e fine vita

DOCUMENTAZIONE: Origini e realtà della tecnologia (Simone Morandini)

Teologia e tecnologia: suggestioni cinematografiche (Andrea Bigalli)

Invito alla lettura (Diego Santimone)

In libreria

 

 La tecnica non è mai solo tecnica

«L’umanità è entrata in una nuova era in cui la potenza della tecnologia ci pone di fronte a un bivio» (Laudato si’, n. 102). Con queste parole papa Francesco richiama l’attenzione sul ruolo sempre più rilevante assunto dalla tecnologia nel mondo odierno, ricordando che le sue conquiste hanno segnato una svolta epocale nella storia; al tempo stesso, però, il pontefice segnala l’urgenza di una riflessione sulla “potenza della tecnologia”, vale a dire sulla sua capacità di influenzare tutti gli ambiti dell’attività umana. Papa Francesco traccia un “parallelismo basilare”: «L’indiscutibile beneficio che l’umanità potrà trarre dal progresso tecnologico dipenderà dalla misura in cui le nuove possibilità a disposizione saranno usate in maniera etica»1. Il richiamo è quanto mai opportuno: nelle società moderne, la tecnologia è l’ambiente della vita quotidiana, al punto che la progressiva tecnicizzazione della vita individuale e collettiva è sempre più percepita e vissuta come una realtà “naturale”. La tecnologia rappresenta il volto visibile e concreto del progresso: le sue conquiste hanno contribuito allo sviluppo dell’umanità, liberando risorse e opportunità come mai si era
verificato prima. È facile intuire, però, che la tecnologia è foriera non solo di luci, ma anche di ombre. Le grandi capacità che lo sviluppo della tecnica mette nelle mani dell’uomo hanno sortito risultati non sempre in linea con le attese, mentre in diversi casi le applicazioni sono state asservite a interessi diversi dalla ricerca del bene degli individui o della società. Oltre a ciò, gli studiosi segnalano con preoccupazione «il sorgere nella coscienza collettiva di un affidamento fiduciale e sempre più incondizionato alle analisi fatte dagli strumenti automatici»
2. Ne è prova la tendenza ad affidare a macchine sempre più sofisticate operazioni e decisioni riguardanti la stessa vita umana (diagnosi di malattie, interventi chirurgici eseguiti da robot, gestione di sistemi di controllo e di sicurezza, ecc.). La diffusione del digitale e dell’informatica hanno impresso un’ulteriore accelerazione al processo di tecnologizzazione, ma senza che a ciò corrispondesse una riflessione etica che ne accompagni lo sviluppo, orientandolo secondo un progetto di società a servizio della dignità della persona umana e del bene comune. Come credenti o semplicemente come persone attente ai mutamenti sociali non possiamo assumere un atteggiamento passivo nei confronti dello sviluppo tecnologico e dei suoi contenuti antropologici e valoriali; si pone quindi la necessità di valutare il ruolo e il contributo dell’innovazione tecnologica affinché contribuisca a generare un autentico sviluppo umano. Nei consessi internazionali più autorevoli, gli attori importanti nei vari ambiti delle scienze applicate (tecnologia, robotica, cyber-sicurezza, ecc.) dialogano con la filosofia, l’etica e la teologia morale per «raggiungere dei criteri e dei parametri etici di base, capaci di fornire orientamenti sulle risposte ai problemi etici sollevati dall’uso pervasivo delle tecnologie».
Anche «CredereOggi» entra nel dibattito. Senza alcuna pretesa di esaustività, la rivista intende offrire il proprio contribuito a un nuovo discernimento nei confronti della tecnica e della progressiva tecnologizzazione della vita. In conformità allo stile della rivista, la via è quella del dialogo tra diverse competenze: scienze empiriche, filosofia, teologia. Non potrebbe essere diversamente, dal momento che la tecnologia è una realtà articolata e pluridimensionale. Per lungo tempo si è pensato che l’artefatto tecnologico fosse una semplice estensione delle capacità umane, ma ben presto si è compreso che la questione era più complessa: la tecnologia possiede un potere di trasformazione che va oltre il risultato più immediato sulla materia. In altri termini, «la tecnica non è mai solo tecnica», secondo un’efficace espressione di Benedetto XVI nell’enciclica
Caritas in veritate (n. 69). Porre in relazione tecnologia e teologia significa privilegiare una prospettiva particolare nell’approccio allo sviluppo tecnologico, in cui il punto della riflessione sta non nell’individuare direttamente soluzioni tecniche, ma anzitutto nel far emergere la domanda critica sul senso dell’umano che l’innovazione tecnologica media e sulle modalità che possano garantire uno sviluppo umano autentico. L’approccio teologico alla tecnologia presuppone la considerazione dell’umano e della sua realtà costitutivamente culturale e “tecnica”. Numerosi gli interrogativi che emergono e con i quali la teologia deve confrontarsi, soprattutto nel contesto odierno, profondamente segnato dalla presenza sempre più pervasiva della tecnica. Su questi aspetti riflette Simone Morandini, Umani, cioè tecnici. Uno sguardo antropologico. La narrazione bilica conosce il legame tra tecnica e sapienza, tra sapere e teologia, tra arte e mestieri. A partire dal campo semantico téchne e passando per l’analisi di alcuni testi, Sebastiano Pinto, La tecnica. Uno sguardo biblico, traccia un profilo dell’uomo in quanto essere chiamato a usare con sapienza le proprie risorse intellettuali e pratiche.
La tecnica può perdere il proprio carattere di mezzo per divenire fine e misura di ogni sapere e potere. Il “rischioso gioco della tecnocrazia” può minacciare la dignità umana e rappresentare un pericolo per la stessa sopravvivenza del pianeta. Di fronte ai nuovi scenari che l’impiego della tecnologia dischiude, la teologia è chiamata a una riflessione attenta al fine di governarne le potenzialità e orientarle al bene. È quanto sostiene lo studio di
Giovanni Del Missier, La tecnica e l’umano: playing god. Paolo Floretta, La rete ci forma?, si interroga sulla qualità umanizzante degli ambienti tecnologici e sugli aspetti non sempre positivi dell’uso della rete e delle nuove tecnologie. La riflessione non si ferma ai soli aspetti critici, ma riconosce agli ambienti tecnologici il carattere di loci theologici, da comprendere e abitare in ascolto dello Spirito. Ha senso l’esistenza di un blog teologico? A quali condizioni svolge un servizio ecclesiale? Ma, soprattutto, può promuovere una reale comunicazione generativa? Il blog dell’«Associazione teologica italiana per lo studio della morale» è l’esperienza a partire dalla quale si cerca di cogliere le luci e le ombre del rapporto tra riflessione teologica e nuovi media. È questo il contributo offerto dallo studio di Gaia De Vecchi, Teobloggers. «Moralia»: un’esperienza sul campo. Alcune correnti di pensiero ipotizzano (e auspicano) la creazione di una nuova specie umana “migliorata” grazie alla tecnologia. Si tratta di un variegato movimento culturale, detto genericamente “postumano” che è stato anche definito “la filosofia del nostro tempo”. Un’accurata riflessione su questo nuovo modo di pensare al futuro dell’uomo è offerta dal contributo di Giuseppe Zeppegno, Postumano come progetto? La riflessione critica sul rapporto tra teologia e tecnologia non può ignorare l’impatto dei social network su una dimensione fondamentale dell’esperienza umana, quella delle relazioni. Cosa accade ai fruitori delle tecnologie digitali nell’atto di comunicare con una o più persone?
Vi è piena consapevolezza circa il loro potenziale? Su questi e altri aspetti si sofferma
Franco Vaccari, I social network e le relazioni personali. Anche la morte e il morire, esperienze ineluttabili, hanno a che fare con gli strumenti tecnici resi disponibili dall’ingegno umano. Si dischiudono nuove possibilità, ma anche problemi inediti che investono tutti i soggetti coinvolti, chiamati al difficile confronto con diverse modalità di intendere e vivere la fragilità umana. Sulle sfide poste dalle crescenti capacità tecnologiche nella fine della vita terrena riflette Maurizio Faggioni, Tecniche e fine vita. La Documentazione offre una duplice prospettiva. Simone Morandini riporta una riflessione di David F. Noble (1945-2010) sulle origini della tecnologia e due testi di papa Francesco sulla realtà della tecnica e la conseguente necessità di discernimento. Andrea Bigalli, invece, affronta la questione del rapporto tra teologia e tecnologia in alcune importanti opere cinematografiche. L’ Invito alla lettura, a cura di Diego Santimone, offre un’ampia rassegna bibliografica sui temi del fascicolo. Il contributo è prezioso, perché indica al lettore le opere più significative e aggiornate sulla riflessione teologica riguardante la tecnica e lo sviluppo tecnologico, che costituiscono uno dei tratti caratterizzanti della nostra epoca. Buona lettura.



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025242
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

Editoriale: Tra destino e destinazione

FRANCO GARELLI

Fine o compimento? La morte e il morire nell’opinione degli italiani

PATRIZIO ROTA SCALABRINI

Attesa e forme di compimento della vita. Una panoramica biblica

ALESSANDRO RAVANELLO

Il ritorno dei Novissimi nella riflessione teologica

GIOVANNI ANCONA

La visione religiosa popolare della vita oltre la morte alla prova del dogma

MAURIZIO ALIOTTA

Il discorso sui Novissimi in un contesto plasmato dalla scienza

FRANCESCO BRANCATO

Compimento dell’uomo e della storia nella parusia di Cristo

GIACOMO CANOBBIO

Destinati alla beatitudine. E il fallimento?

LUIGI GIRARDI

La memoria dei defunti nella celebrazione eucaristica

Invito alla lettura (Gianluigi Pasquale)

In libreria

Indice dell’annata 2019

 

Tra destino e destinazione

Il tempo del memento mori è ormai lontano, appartiene a un’altra epoca. Questo almeno secondo uno studio recente sull’atteggiamento degli italiani nei confronti del pensiero sulla morte e gli interrogativi di fondo sull’esistenza. Circa la metà della popolazione riflette sulla morte o sul morire solo saltuariamente, in occasione della perdita di persone care o di figure con un ruolo significativo nel proprio percorso di vita; l’altra metà si divide tra coloro che vi pensano spesso e quelli per i quali, invece, il tema esula dalle preoccupazioni ordinarie. Una situazione analoga si riscontra in merito al tema di questo fascicolo: i Novissimi, termine latino con cui nel linguaggio della teologia cristiana si indicano le quattro realtà definitive che attendono gli esseri umani: morte, giudizio, paradiso e inferno. Non si può dire che queste realtà siano oggetto di un diffuso oblio nella nostra cultura, si tratta però di una materia che assume sempre più i tratti di una realtà nebulosa, difficile da immaginare e da rappresentare. Anche tra i credenti regna spesso l’incertezza su cosa vi sia dopo la morte e non mancano dubbi sulla credenza che ogni uomo risorgerà alla fine dei tempi, sul fatto che la storia umana si concluderà con un giudizio finale e se vi siano o meno il paradiso e l’inferno. Tutto ciò influisce sul modo in cui i credenti affrontano la morte e l’uscita di scena dalla vita terrena, ma anche su come essi vivono l’esistenza quotidiana e definiscono gli orientamenti di fondo che ispirano le grandi scelte della vita. La riflessione teologica si è interrogata sulla destinazione definitiva dell’uomo e il trattato De novissimis ne è la risposta. All’indagine storica, però, non sfugge, come nel corso del tempo, questa dottrina abbia conosciuto alterne fortune: dopo un lungo periodo di consenso, in cui l’orizzonte della vita eterna era percepito come “naturale” e i Novissimi erano tra i motivi più ricorrenti nella catechesi e nella predicazione, da più parti cominciarono a sorgere obiezioni e il discorso sulla condizione finale dell’uomo si ritrovò, almeno in certa misura, ai margini del dibattito teologico. Diversi i fattori che hanno contribuito a mettere in discussione la dottrina sulle «cose ultime»: l’affermarsi nella sensibilità comune della mentalità scientifica che guarda con sospetto a tutto ciò che non supera il vaglio dei metodi sperimentali; l’inadeguatezza di certe descrizioni dell’aldilà mediante rappresentazioni fisico-cosmologiche ritenute ormai “ingenue”; in un mondo provato dallo scandalo del male, la resistenza psicologica da parte dell’uomo contemporaneo al pensiero di un aldilà come luogo di pene e tormenti (Alessandro Ravanello). Ciò spiega, almeno in parte, il fatto che il rinnovamento teologico del Novecento abbia dimostrato una certa reticenza nel suo discorso sui Novissimi. Il mutato contesto culturale, però, non rende obsoleto o superfluo il discorso sulle realtà ultime, ma può (e deve) rappresentare uno stimolo ad articolare diversamente la riflessione. In questa prospettiva, si comprende il fascicolo monografico di «CredereOggi» sul tema dei Novissimi, in cui si tenta di raccogliere le provocazioni della contemporaneità, soprattutto quelle che maggiormente invitano a un ripensamento circa il modo di comprendere e comunicare la riflessione cristiana sulla condizione finale dell’uomo dopo la morte. La scelta non è estemporanea, ma si pone volutamente in sintonia con una tendenza che si può descrivere
con le parole del titolo di un contributo del fascicolo: «Il ritorno dei
Novissimi nella riflessione teologica». La posta in gioco è alta: non si tratta soltanto di restituire all’escatologia il posto d’onore che le compete nella costellazione delle discipline teologiche, ma anche di salvaguardare l’identità umana e la sua specificità, messa in discussione da coloro che teorizzano la fine dell’eccezione umana rispetto agli altri esseri viventi. Rispetto a tutte le altre specie, infatti, l’uomo si distingue per la domanda circa il suo destino (o la sua destinazione) e la continua ricerca di risposte plausibili ai grandi interrogativi della vita e di ciò che viene dopo. Oltre a questo, è oggi più che mai necessario cogliere la singolarità della fede cristiana e del suo messaggio sulle realtà ultime dell’uomo, in un tempo in cui la scienza propone, quasi senza contradditorio, il proprio paradigma interpretativo dell’umano e del reale, e nel quale forme emergenti di spiritualità (basta pensare al mondo New Age) diffondono risposte che raccolgono l’adesione anche di non pochi credenti, confusi e incerti. Il tema della morte e del morire occupa uno spazio rilevante nel dibattito pubblico, eppure l’argomento non è al centro dell’agenda degli istituti demoscopici o dell’interesse dei ricercatori sociali. A fronte di questa carenza conoscitiva si pone lo studio di Franco Garelli, Fine o compimento? La morte e il morire nell’opinione degli italiani. L’uomo biblico è stretto tra l’esperienza dell’incompiutezza e dell’indigenza e l’attesa del compimento del proprio desiderio. Il compimento sperato assume diverse forme: alcune sono centrate su aspettative intraterrene, mentre altre rivolte al superamento della dimensione terrena e contemplano la prospettiva di una vita dopo la morte. Sulle attese dell’uomo biblico riflette Patrizio Rota Scalabrini, Attesa e forma di compimento della vita. Una panoramica biblica. Il tema dei Novissimi non può essere ignorato né sottovalutato dalla riflessione teologica, perché chiama in causa la difesa dell’identità umana, la singolarità della fede cristiana e il senso dell’impegno del credente
per questa terra e in questa storia. Si tratta, piuttosto, di affrontare il discorso con un nuovo linguaggio, prestando attenzione alle esperienze antropologiche fondamentali. È quanto suggerisce
Alessandro Ravanello, Il ritorno dei Novissimi nella riflessione teologica. L’insegnamento dogmatico e la visione popolare circa l’esistenza di una vita dopo la morte si pongono talvolta in dissonanza. Mettere a fuoco i punti problematici e le ragioni di queste differenze è oggi più che mai necessario al fine di elaborare una «pedagogia di evangelizzazione» della visione popolare, in cui siano coinvolte la liturgia, la catechesi e la predicazione. Su questa linea si pone il contributo di Giovanni Ancona, La visione religiosa popolare della vita oltre la morte alla prova del dogma. Dopo il concilio Vaticano II, il discorso sulle realtà ultime (morte, giudizio, paradiso, inferno) ha conosciuto non pochi mutamenti. Trasformazioni culturali e nuove prospettive di analisi richiedono una diversa articolazione della riflessione teologica su questi temi. In modo particolare, le recenti acquisizioni scientifiche hanno prodotto un cambiamento antropologico che pone in questione un certo modo di intendere e proporre l’insegnamento magisteriale sulle questioni “ultime”. Su queste nuove sfide offre una riflessione Maurizio Aliotta, Il discorso sui Novissimi in un contesto plasmato dalla scienza. La chiesa annuncia Cristo morto e risorto e attende la sua venuta finale nella gloria. L’attesa della parusia era molto viva nelle comunità cristiane delle origini, mentre oggi la questione si pone in termini diversi. La riflessione sui Novissimi è in stretto rapporto con l’attesa del ritorno di Cristo, il lievito dell’attesa vigilante e attiva della chiesa, come suggerisce Francesco Brancato, Compimento dell’uomo e della storia nella parusia di Cristo. Il riferimento alle realtà ultime è da intendere non solo come «destino » che determina la vita delle persone, ma anzitutto come «destinazione » alla beatitudine. Se questa è la disposizione di Dio per tutti gli esseri umani, si pone il problema dell’inferno, ossia la possibilità del fallimento della destinazione. Su queste e altre delicate questioni offre il suo contributo di riflessione Giacomo Canobbio, Destinati alla beatitudine. E il fallimento? Il ricordo dei defunti ha un posto stabile nella preghiera eucaristica. Storicamente, questa memoria si è espressa in modalità diverse, ispirate da una certa visione dell’aldilà e dalla percezione della propria indegnità e colpevolezza. La revisione della teologia dei Novissimi e un contesto socio-culturale sempre più sbilanciato sull’aldiquà, però, hanno modificato il modo di vivere la morte e anche di conservarne la memoria. Sul significato del ricordo dei defunti in ambito liturgico si occupa lo studio di Luigi Girardi, La memoria dei defunti nella celebrazione eucaristica. L’ Invito alla lettura, a cura di Gianluigi Pasquale, offre una rassegna bibliografica “ragionata”, segnalando le opere più significative sui Novissimi, tema che la riflessione teologica ha approfondito con numerosi contributi. Al lettore è proposto un percorso attraverso la ricerca più autorevole, con preziose indicazioni sulle caratteristiche peculiari delle opere segnalate. *** Il fascicolo chiude le pubblicazioni del 2019. Come sempre, in questa circostanza, il primo pensiero e la nostra gratitudine va a voi lettori, che anche quest’anno avete condiviso il percorso della rivista, accompagnandolo con la vostra fedeltà e con le numerose testimonianze di apprezzamento per il lavoro compiuto. Ed è sempre a voi, cari lettori, che ci rivolgiamo all’approssimarsi di un traguardo importante: il quarantesimo di «CredereOggi» (1980-2020). Insieme vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno contribuito al conseguimento di questo risultato, un’opera che si può definire “sinodale”, frutto cioè di
“un cammino fatto insieme”, da compagni di viaggio che con passione e competenza si sono posti a servizio della comunità ecclesiale, per la crescita nella fede e nell’intelligenza delle cose di Dio e dell’uomo. Dopo quarant’anni il cammino che attende «CredereOggi» è tutt’altro che concluso: vi chiediamo ancora di sostenerci,
sottoscrivendo l’abbonamento per il 2020 e facendo conoscere la rivista. Sarà così possibile proseguire nel nostro impegno di riflessione e «divulgazione» dei risultati più significativi della ricerca teologica.

Buona lettura.



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 514"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024641
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Per comunicare meglio

56. I casi difficili/25.

Presentare una novità (R. Laurita)

I nostri modi di dire

16. «Il Signore ha voluto così»

1. «Dio ha voluto così»: dal Dio assente e lontano al Dio presente e vicino (A. Carrara)

2. Dio ha voluto così!

Una sfida alla nostra immagine di Dio (P. Bignardi)

3. La Provvidenza: in che modo Dio ha a che fare con gli eventi della nostra vita? (A. Cozzi)

Giocare d’anticipo

Celebriamo il sistema preventivo

di don Bosco (G. Novella)

Epifania – 7ª ordinaria

6 Gennaio / 23 febbraio

Epifania del Signore (G.L. Carrega, R. Laurita)

Battesimo del Signore (G.L. Carrega, R. Laurita)

2ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, G. Zanchi, V. Brunello)

3ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, L. Manicardi, V. Brunello)

Presentazione del Signore (M. D’Agostino, V. Brunello)

5ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, P. Bignardi, A. Andretto)

6ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, C. Zuccaro, A. Andretto)

7ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, V. Soncini, A. Andretto)

 

 

56. I casi difficili /25 Presentare una novità di Roberto Laurita 

Dopo la lettera «Ai parrocchiani rimasti senza prete» (del COP, Centro di Orientamento Pastorale) nella puntata precedente abbiamo proposto un testo apparso su un bollettino parrocchiale: «Ecco la “nuova” parrocchia di……». Chi scrive è un laico, il presidente del Consiglio Pastorale Parrocchiale (d’ora in poi: CPP). A dire il vero, stando al can. 536 del Codice di Diritto canonico, a presiedere il CPP dovrebbe essere il parroco. A un laico si affida solitamente il ruolo di vice-presidente. Quali sono gli obiettivi di questo scritto? • «Raccontare la nuova situazione»; • «provare a spiegare come stiamo operando e come ci siamo organizzati». In effetti: • la prima parte del documento è dedicata a narrare i «notevoli sconvolgimenti» e le «tante novità» che hanno interessato “la comunità” (probabilmente si allude a quella civile) e “la parrocchia”. I fatti sono indicati in modo semplice e diretto: – «non abbiamo più tra noi un parroco residente»; – e tuttavia c’è «un parroco responsabile» che sta «conducendo sapientemente» la parrocchia. È «il nostro parroco, nominato direttamente dall’arcivescovo». È «il nostro Pastore ed ha la responsabilità assoluta, sia spirituale che amministrativa, della nostra parrocchia»; • la seconda parte della lettera, molto più consistente, è invece consacrata all’organizzazione della parrocchia dopo gli avvenimenti che ne hanno mutato il volto abituale. Si tratta, infatti, di mostrare «come funzionerà adesso la nostra parrocchia ». Non casualmente si esprime la preoccupazione «che il tutto funzioni al meglio» e si parla di «organigramma parrocchiale, stilato e realizzato con la supervisione del parroco». Veniamo così a conoscere dettagliatamente le mansioni di coloro che potremmo designare come il personale religioso: il parroco e due sacerdoti che “collaborano” con lui e “cooperano” con la parrocchia. C’è chi celebra i funerali e si rende disponibile per le confessioni, chi presiede la messa prefestiva e collabora nella catechesi, fungendo anche – il termine usato non è molto nobile – da “tampone” nelle emergenze. A questi va aggiunto un terzo collaboratore che celebra le messe della domenica. Ci sono quindi le suore – quattro – alle quali è affidata la liturgia della Parola e il momento di preghiera quotidiano, la distribuzione della Comunione ai malati, ma anche il decoro della chiesa, il catechismo e i bambini della Scuola dell’infanzia. Non mancano gli apprezzamenti rivolti a preti e suore. Di queste ultime si dice che costituiscono una «presenza viva, importantissima, insostituibile». Del parroco si apprezza la sapienza con cui sta conducendo la parrocchia. Il suo ruolo ci sembra venga un po’ enfatizzato, allo scopo forse di rendere meno difficile l’assenza del predecessore che era residente («nominato direttamente dall’arcivescovo »; «è il nostro Pastore»; «ha la responsabilità assoluta »). Del terzo collaboratore si mette in evidenza il tentativo di inserirsi «nel tessuto sociale del paese» (anche attraverso il «momento di socializzazione post-messa»), tanto da essere considerato «uno dei nostri». A questo proposito come non notare il bisogno di potere instaurare, almeno con uno dei s




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Titolo: "Concilium - 2019/5"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024658
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Stefanie Knauss – Carlos Mendoza-Álvarez,

Editoriale. Teorie queer e teologie:

una introduzione

Abstracts

I. Teologie queer: diventare il corpo queer di Cristo

1. Dati fondativi

1.1 André S. Musskopf, Più queer di così!

I/ Introduzione

II/ L’emergere del queer

III/ Una contestualizzazione di queer

IV/ Queer in azione

V/ Teologicamente queer

1.2 Susannah Cornwall, Prospettive di teologia costruttiva: che cos’è la teologia queer?

I/ Introduzione: che cosa sono le teologie queer?

II/ Queerizzare la traduzione e l’esegesi

III/ Questionare la decenza, la marginalità e il potere nei discorsi teologici

IV/ Interrogare la tradizione storica cristiana

V/ Recenti sviluppi nella teologia queer

VI/ Conclusioni

2. Esperienze

2.1 Murph Murphy, Queer è Dio

2.2 Paul Uchechukwu, Il volere di Dio

2.3 Lukas Avendaño, Lettera di un indio renitente

I/ Affacciandoci sulla “muxeità”

II/ La “muxeità” come pratica sovversiva

III/ Per concludere

3. Teologie

3.1 Gwynn Kessler, La teologia ebraica queer

in parabole I/ Introduzione

II/ Fluidità di genere

III/ Performatività di genere

IV/ Il genere e i generi di Dio

V/ Conclusione

3.2 Carmenmargarita Sánchez de Léon,

I molteplici corpi di Gesù

I/ Introduzione

II/ Qual è il corpo di Cristo?

III/ Sarebbe uomo?

IV/ Gesù mi disturba

V/ La vita di Brian

VI/ Gira voce…

VII/ A mo’ di chiusura

3.3 Sharon A. Bong, Ecclesiologia: diventare il corpo di Cristo in Asia – un corpo queerpostcoloniale, (eco)femminista

I/ Introduzione

II/ Oltre il binomio maschile/femminile

III/ Oltre il binomio eteronormativo/non-eteronormativo

IV/ Conclusioni

3.4 Nontando Hadebe, «Da Nazaret può venire qualcosa di buono?» – «Vieni e vedi!». Un invito al dialogo fra teorie queer e teologie africane

I/ Introduzione

II/ Il contesto: la condizione delle persone queer in alcune parti dell’Africa

III/ Quattro caratteristiche della teoria queer

IV/ L’invito in risposta alla resistenza

V/ «Vieni e vedi»: teologie africane e teorie queer

VI/ Conclusioni

3.5 Ángel F. Méndez-Montoya, L’amore negli ultimi tempi. L’iscrizione escatologica nei corpi affini a un desiderio infinitamente queer

I/ Disfare semiotiche corporee egemoniche e violente

II/ Intravedere teo-logicamente l’escatologia

nel fluire del presente di un corpo queer

III/ Queerizzare i corpi abietti

3.6 Marilú Rojas Salazar, Liturgia queer

I/ Introduzione

II/ La performatività come pratica liturgica politica

III/ Il corpo, la mensa del desiderio eucaristico

IV/ L’erotica, forza di pienezza e resistenza

V/ I simboli nella liturgia queer

3.7 Gerald O. West – Charlene van der Walt, Una (introduzione alla) Bibbia queer

I/ Introduzione

II/ La struttura queer del secondo racconto di creazione (Gen 2)

III/ Interrogare e queerizzare Gen 19 con Gen 18

IV/ Un Giuseppe queer (Gen 37)

V/ Conclusioni: un percorso biblico queer 3.8 Shanon Shah, Teologie musulmane queer

I/ Introduzione

II/ Persone musulmane queer e lo “scontro di civiltà”

III/ Una tipologia postcoloniale di teologie musulmane queer

IV/ La varietà delle teologie musulmane queer contemporanee

1/ Letture dissidenti

2/ Letture resistenti

3/ Letture culturali

4/ Letture nazionaliste

5/ Letture liberazioniste

6/ Letture dissenzienti

7/ Letture status quo

V/ Conclusione: teologie musulmane queer, politica e potere

II. Forum teologico

Conrado Zepeda Miramontes, Gli esili nel villaggio globale e la compassione politica

I/ Introduzione

II/ La compassione politica

III/ A mo’ di conclusione

Reynaldo D. Raluto, L’imperativo della riforestazione per combattere il cambiamento climatico in Asia

I/ Introduzione

II/ I due principali fattori dell’aumento di gas serra nell’atmosfera

III/ La deforestazione in Asia come urgente preoccupazione ecologica

IV/ La distruzione delle foreste naturali come peccato ambientale

V/ L’imperativo di una restituzione ecologica

VI/ La riforestazione come riparazione per i peccati ecologici

III. Rassegna bibliografica internazionale

IV. Indice dell’annata 2019


Editoriale

Teorie queer e teologie: una introduzione

 Che cos’è la teologia queer? Di cosa si occupa? E come possiamo immaginare il corpo di Cristo in una prospettiva queer? Sono queste alcune delle questioni che verranno approfondite nel presente fascicolo di Concilium. Le teologie queer s’ispirano all’analisi critica della teoria queer che è emersa verso la fine del XX secolo dalle esperienze di soggetti e soggettività emarginati a causa della loro sessualità non normativa (gay, lesbiche, bisessuali) o dell’identità di genere (transessuale, intersessuale, non binaria). Come mostrato dal saggio introduttivo di André Musskopf, la teoria queer ha iniziato con il mettere in discussione l’assunto secondo cui categorie identitarie quali il genere e la sessualità sono naturali e immutabili. Rifacendosi a Michel Foucault e alle teorie decostruzioniste, le teoriche queer1 sostengono che i processi di naturalizzazione delle categorie binarie costruite socialmente non sono disinteressati, bensì servono a mantenere in essere i rapporti di potere politici, le strutture capitaliste, il patriarcato e i sistemi epistemologici. Laddove la chimera di identità naturali e stabili fornisce il fondamento per la costruzione di gerarchie e sistemi di oppressione e sfruttamento, delle identità mutevoli e instabili vengono percepite come una minaccia: esse “disturbano” lo status quo e quanti ne traggono beneficio. Fungendo da ponte tra la sfera accademica, i movimenti sociali e le questioni sociali e politiche concrete, la teoria queer è sempre stata un progetto tanto teorico quanto politico per il suo interesse verso i corpi emarginati, sofferenti a causa della violenza fisica, epistemologica, politica e psicologica. La qual cosa è evidente ancora oggi, quando il “fare e disfare (undoing)” critico operato dalla teoria queer rispetto alle categorie di differenza, ai processi di othering [il “rendere altro”] e ai rapporti di oppressione, dopo essersi focalizzato sul genere e la sessualità in Occidente si estende verso il Sud epistemico per includere l’appartenenza etnica, la razza, la classe, la disabilità e altre categorie utilizzate per classificare ed emarginare degli individui nelle loro interazioni intersezionali, all’interno del contesto più ampio del progetto decoloniale2. La teoria queer ha così apportato degli importanti contributi per comprendere l’intreccio di identità, desideri, modi di conoscere, politiche, economie e, non ultimo, religioni. Ed è qui che le teologie queer iniziano il loro lavoro critico e costruttivo. Il contributo di Susannah Cornwall fornisce una panoramica del settore, indica alcuni dei risultati e le sfide da affrontare per il futuro3. Per le teologie queer l’esperienza di oppressione vissuta da persone LGBTIQ+4 nella chiesa e nella società svolge un’influenza performativa, ed è per questo che includiamo nel presente fascicolo le testimonianze di tre individui – Murph Murphy, Paul Uchechukwu e Lukas Avendaño – che eludono le categorie normative occidentali di genere, sessualità e spiritualità. Essi ci parlano coraggiosamente delle loro [...]



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Titolo: "Los hermanos laicos en las provincias de México, siglos XVI y XVII. Dos temas por estudiar: evangelización y sociedad (433-468)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Francisco Morales
Pagine:
Ean: 2484300024696
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

The Franciscan provinces in the Americas were founded in the sixteenth century as missionary entities in charge of converting to Christianity the large native populations. The missionary groups, coming from the European provinces, always included lay brothers who participated in the field of catechism, architecture and health care. However, there are very few historical documents to study the missionary activities of the lay brothers in the earliest years of the sixteenth century. Fortunately, thanks to the significant group of colonists who began to take the habit in the American provinces, from the middle of that century, we are able to approach the importance of their role among the friars in the Americas. This article studies the contributions of the lay brothers of the Holy Gospel Province to the process of converting to Christianity the native population of Mexico, as well as their participation in the growth of the Franciscan Order in a colonial society.



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Titolo: "«Carissimo fratello». Documenti a un devoto religioso di san Francesco di fra Carlo da Sezze (469-503)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Juri Leoni
Pagine:
Ean: 2484300024702
Prezzo: € 5.00

Descrizione:

This contribution offers the edition of a letter of St. Charles of Sezze (1613-70), a lay friar of the Roman Riformati Province; the letter, written on 26th April 1652 and addressed to an unidentifiable Franciscan religious, has been preserved in two editions. Having presented Charles’ epistolary activity and a catalog of his published and unpublished letters, the author moves on to the study of the tradition of the text and the criteria of this edition. The letter bears witness to the role, albeit exceptional in the panorama of 17th-century Franciscanism, of a lay friar in the field of spiritual direction and literary production, of which Charles of Sezze gave ample proof.



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Titolo: "Spiritual Exercises as a Means of Disciplining Lay Brothers? A Bavarian Case of 1722 (with un Unedited Document Transcribed by Dominik Dorfner, OFM) (505-534)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Benedikt Mertens
Pagine:
Ean: 2484300024719
Prezzo: € 5.00

Descrizione:Il presente contributo vuole indagare il caso del manuale di Esercizi spirituali per i fratelli laici francescani, scritto da Simon Schlosser in uso nella Provincia bavarese a partire dal 1722, e la reazione negativa da parte dei frati destinatari. Di tale opposizione si apprende notizia da una lettera circolare dello stesso anno, inviata dal Ministro provinciale, di cui si offre la trascrizione in Appendice. Dopo un’introduzione sulle norme attorno al ritiro annuale, del Manuale di Schlosser viene offerta una descrizione del suo contenuto. L’A. poi prende in esame la lettera del Ministro provinciale, dove si accenna a rumori e critiche circa la proposta del Manuale. Secondo l’analisi dell’A., lo scontento dei fratelli laici dovette dipendere dall’insistenza sulle loro mancanze e dall’immagine complessiva d’inferiorità che di questi ultimi emergeva nel Manuale, strumentalizzato così per il loro disciplinamento. Infine, si cerca di contestualizzare il ‘caso bavarese’ inserendolo tra gli esempi di ‘ribellione’ dei fratelli laici francescani nel XVII e XVIII secolo.

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Titolo: "La obra de Fr. Manuel Barbado sobre los Frailes legos de la Orden Franciscana (1745) (535-568)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Rarael Sanz
Pagine:
Ean: 2484300024726
Prezzo: € 5.00

Descrizione:The author presents and discusses the Compendio Historico, Lego-Seraphico, published by the Spanish lay brother Manuel Barbado in 1745. The work offers a history of the Franciscan Order from the point of view of its outstanding lay brothers who, as missionaries, martyrs, founders, reformers or writers, largely contributed to its success story. Aware of contemporary disputes over the access of lay brothers to leadership positions, their right to vote and their precedence over younger clerics and novices, Barbado defends their standing with reference to the fundamental equality among all friars in the earliest days of the Order. The excellence of the Franciscan lay element is further stressed by the 101 biographical vignettes of Franciscan lay brothers venerated as saints, blessed or venerable, contained in the second and third part of Barbado’s work. All in all, this book is an impressive 18th-century apologetic exaltation and defence of the state of Franciscan lay brothers, composed by a very self-assured member of their own ranks.

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Titolo: "La obra de Fr. Manuel Barbado sobre los Frailes legos de la Orden Franciscana (1745) (535-568)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Rarael Sanz
Pagine:
Ean: 2484300024733
Prezzo: € 5.00

Descrizione:The author presents and discusses the Compendio Historico, Lego-Seraphico, published by the Spanish lay brother Manuel Barbado in 1745. The work offers a history of the Franciscan Order from the point of view of its outstanding lay brothers who, as missionaries, martyrs, founders, reformers or writers, largely contributed to its success story. Aware of contemporary disputes over the access of lay brothers to leadership positions, their right to vote and their precedence over younger clerics and novices, Barbado defends their standing with reference to the fundamental equality among all friars in the earliest days of the Order. The excellence of the Franciscan lay element is further stressed by the 101 biographical vignettes of Franciscan lay brothers venerated as saints, blessed or venerable, contained in the second and third part of Barbado’s work. All in all, this book is an impressive 18th-century apologetic exaltation and defence of the state of Franciscan lay brothers, composed by a very self-assured member of their own ranks.

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Titolo: "Les doléances dun frère laïc de Touraine pictavienne au temps de la Commission des réguliers (569-586)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Pierre Moracchini
Pagine:
Ean: 2484300024740
Prezzo: € 5.00

Descrizione:The author presents, contextualizes and transcribes a letter of 1769 written by Br. François Dubois, a lay brother of the Touraine Pictavienne province at the time of the ‘Commission for Regulars’. The letter aims at defending the rights of the Franciscan lay brothers, esp. the just order of precedence within the community, and deplores the persecution which Dubois and other friars were exposed to because of their protest. Dubois manifests a vivid interest in discussing legal documentation and historical (as well as current) examples, with the aim of showing that the lay brothers’ place in the order isn’t necessarily just at the bottom of the hierarchical ladder. Moracchini also picks up Dubois’ references to a small reform entity within the Touraine Pictavienne province and presents both its history and modus vivendi.

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Titolo: "Die Priester unter den Franziskanerbrüdern vom Hl. Kreuz (587-618)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Michael Ruedin
Pagine:
Ean: 2484300024757
Prezzo: € 5.00

Descrizione:The paper presents the deliberations and struggles around the admission to priesthood in the history of the Franciscan Brothers of the Holy Cross, a TOR community with a distinctive lay charism. After sketching the foundational history since 1862 as well as the circumstances which, in 1937, led to the imposition of a Franciscan First-Order priest as general superior, the author focuses especially on the situation since the 1950s. A recent survey led by the author among members of this community, then, shows how the critical stance of a good part of the lay members as to the admission and role of priests in the Order persists, at least in an attenuated form. The appendix provides transcriptions of crucial documents related to this question, as well as biographical sketches of the nine priestly members of the community up to today.

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Titolo: "Litteras Alexandri domini pape quarti integras [...] perspeximus. Die durch Bischof Eberhard II. von Konstanz beglaubigten Litterae zur Kanonisation Klaras (619-665)"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore: Florian Mair
Pagine:
Ean: 2484300024764
Prezzo: € 5.00

Descrizione:Dopo che tre originali delle Litterae Clara claris preclara per la canonizzazione di Chiara d’Assisi sono stati trovati e nel frattempo pubblicati, il presente contributo è dedicato ad una copia autentica, ossia ad un testo vidimato, conservato a Dresda (Sächsisches Staatsarchiv, Hauptstaatsarchiv Dresden, 10001 Ältere Urkunden, Nr. 559). Il documento in esame porta la più antica data di emissione di un originale, il 18 settembre 1255, ed è stato convalidato da Eberhard II, vescovo di Costanza, in data 29 novembre 1256. L’articolo riflette sulla struttura specifica delle Litterae, sulla loro contestualizzazione letteraria, sulla retorica e, infine, sulla provenienza del documento di Dresda. Non viene esaminato soltanto un esemplare specifico di questa lettera papale, ma vengono fornite anche informazioni sulla storia della trasmissione e sull’interdipendenza dei vari manoscritti delle Litterae. A questa discussione preliminare fa seguito l’edizione critica del testo.

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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024672
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale

 C. Doglio

Lezionario, traduzione, iniziazione alla Parola

Studi

 R. De Zan

L’OLM, fonte di teologia

 J.-L Souletie

La sacramentalità rituale della Parola

 F. Trudu

L’omileta alle prese con le letture

 M. Baldacci

I ministri della liturgia della Parola

 F. Feliziani

Letture bibliche e ragazzi a messa

Note

 A . Parisi

La cantillazione delle letture bibliche

 D. Sabaino

I ritornelli dei salmi responsoriali

 D. Piazzi

Il «Lezionario» è un… libro

Sussidi e Testi

 A .-M. Boulongne

Lezionario pasquale e mistagogia: percorsi con i neofiti

Formazione

 M. Roselli – S. Soreca

Formare gli operatori pastorali

5. La Parola prende corpo

 M. Gallo – S. Sirboni

La Messa e il Messale

6. Le orazioni, modello di preghiera

 G . Tornambè

«È veramente cosa buona e giusta»

6. «Nell’attesa della tua venuta»

Cronache

Indice 2019

 

 

Editoriale

Claudio Doglio

Lezionario, traduzione, iniziazione alla Parola

Il Lezionario, nato dalla riforma liturgica del concilio Vaticano II, è senza dubbio il più bello e il più ricco che la tradizione cristiana abbia adoperato negli ultimi duemila anni: forse senza saperlo, abbiamo tra le mani un autentico tesoro, uno strumento mirabile per educare i fedeli a comprendere l’importanza della Bibbia nella propria vita e apprezzarla nella sua variegata molteplicità. Sono quasi cinquant’anni che lo usiamo e dopo dieci anni dalla adozione della nuova traduzione CEI (2008) dobbiamo ancora riconoscere che fatica a concretizzarsi un uso sapiente e fecondo della sacra Scrittura durante la celebrazione eucaristica, sia festiva che feriale, come pure nei vari riti sacramentali. Per quanto riguarda l’impiego della nuova versione italiana, ho l’impressione che poco o nulla sia cambiato: i brani proposti non sono sensibilmente più comprensibili, né formulati in una lingua davvero popolare. Ascoltare che il paralitico prende la sua barella anziché il suo lettuccio non determina alcun miglioramento; sul monte della trasfigurazione Pietro propone di fare
delle capanne invece di tende, ma la variazione non è così decisiva; l’oscuro testo di Abacuc in cui si parla di un potente che adora il suo giacchio non è diventato chiaro con l’introduzione del termine sciabiche. L’impianto delle letture, complesso e ben organizzato, è rimasto lo stesso, per cui l’introduzione della nuova versione non ha apportato un contributo considerevole alla valorizzazione del Lezionario. Il vantaggio più vistoso è quello di aver cambiato alcune espressioni che erano davvero inadatte e, purtroppo, hanno segnato erroneamente l’uditorio italiano per molti decenni. Finalmente nel vangelo di Natale non leggiamo più che «non c’era posto per loro nell’albergo» (Lc 2,7), ma il termine «alloggio» permette di capire meglio la situazione di Maria e Giuseppe a Be- tlemme: tuttavia, se non c’è la mediazione intelligente di chi commenta le Scritture, il cambio di traduzione in sé non è sufficiente per capire correttamente il messaggio del testo. Per fortuna nel racconto della passione secondo Giovanni non troviamo più che Gesù «chinato il capo, spirò» (Gv 19,30), ma [...]



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