Articoli religiosi

Ebook



Titolo: "Finalmente ho capito la plasticità del cervello"
Editore: Vallardi A.
Autore: Gilda Fanti
Pagine:
Ean: 9788855053648
Prezzo: € 4.49

Descrizione:Tutto ciò che sappiamo su come funziona la nostra mente

«Che cos’è la plasticità? Un oggetto plastico è come il pongo: malleabile, capace di cambiare forma e di adattarsi alle sollecitazioni. Anche il cervello è plastico. Ogni esperienza che facciamo, ogni apprendimento, ogni evento che si imprime nella memoria causa un cambiamento. È per questo che non usiamo mai lo stesso cervello due volte: l’esperienza di oggi modifica il cervello, rendendolo leggermente diverso da ciò che era ieri.»

Un viaggio affascinante che ci accompagna tra le più rivoluzionarie scoperte scientifiche dell’ultimo secolo, svelandoci come si forma e come si sviluppa il cervello, questa misteriosa macchina dotata di «superpoteri»: ha infatti una straordinaria capacità di adattarsi a ogni esperienza e di governare non solo il nostro corpo, ma anche i nostri comportamenti, pensieri, sensazioni ed emozioni manifeste e nascoste.



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 520"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025419
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDICE

Introduzione: di Chino Biscontin .

1. La situazione

1.1 La relazione con Gesù qualifica

in modo essenziale la fede cristiana

di + Franco Giulio Brambilla

1.2 In che direzione va oggi il senso di Dio

di Lucio Pinkus .

1.3 La chiesa: via od ostacolo nel rapporto con Gesù?

di Paola Bignardi .

1.4 Il capitolo IV di Christus vivit

e l’accesso emotivo a Gesù

di Paola Bignardi .

1.5 Predicare Gesù, il Cristo. Una riflessione

a partire dall’impianto catechistico in Italia

di Roberto Laurita

2. Noi predichiamo Gesù Cristo

2.1 Noi predichiamo Gesù Cristo crocifisso e risorto

di Sergio De Marchi .

2.2 Annunciare Gesù come Salvatore, oggi

di Maurizio Gronchi .

2.3 Predicare Gesù manifestazione di Dio

di Massimo Epis
2.4 Parlare di Gesù come mediatore

tra Dio e gli uomini

di Roberto Del Riccio .

2.5 Annunciare Gesù vivente nella gloria

di Simona Segoloni Ruta

3. Come predicare Gesù Cristo

3.1 Paolo predica Gesù Cristo

di Antonio Landi

3.2 Come san Giovanni predica Gesù

di Andrea Albertin .

3.3 Atti 2 come esempio di predicazione su Gesù

di Alessandro Gennari .

3.4 Come parlare dei miracoli di Gesù

di Paolo Mascilongo

3.5 Come parlare del “fallimento”

della missione di Gesù

di Severino Dianich

3.6 Come parlare della risurrezione di Gesù, oggi!

di Andrea Toniolo

3.7 Come parlare della presenza di Gesù, oggi

di Antonio Montanari

3.8 Il predicatore consapevole

di parlare di Gesù alla sua presenza

di Luciano Manicardi .

3.9 Uno stile celebrativo

che apra all’incontro con Gesù

di Paolo Tomatis

 

 


INTRODUZIONE

di Chino Biscontin

Quando ci siamo riuniti, come Consiglio di Direzione di questa nostra rivista, la situazione in cui ci trovavamo non lasciava nemmeno lontanamente prevedere quello che sta accadendo ora, mentre scrivo questa introduzione. Siamo nel pieno di una terribile pandemia che fa ammalare, uccide, altera le relazioni, interviene sui servizi, sulla produzione di beni, sul contesto sociale, sulla politica, sulle relazioni internazionali. Tutto fa temere che la pandemia non cesserà molto presto, anche se schiere di ricercatori stanno indagando e lavorando su interventi farmacologici e su possibili vaccini. Anche la predicazione ha dovuto e deve ancora fare i conti con questo scombussolamento, che sta facendo traballare certezze, modi di pensare, scale di valori, e che inoltre interviene sui nostri sentimenti, anche quelli più profondi. E non solo la predicazione, ma l’intero apparato di ricomprensione del Vangelo e delle sue conseguenze va rimesso in cantiere. Solo per fare qualche cenno: sarà urgente ricomprendere alla luce dell’insegnamento e del comportamento di Gesù in che cosa consista la “salvezza” di cui parliamo: bisognerà dilatare di molto la comprensione. Sarà urgente una robusta riflessione su come dobbiamo andare verso Dio: con quali immagini, a partire da quali esperienze, con quali comprensioni. Il che esigerà una maniera diversa di attingere luce dalle Scritture. Dal punto di vista della comprensione della Chiesa, della sua missione, di
come svolgerla, di come comprendere quella che chiamiamo salvezza e altro ancora, bisognerà dilatare gli orizzonti tenendo conto che l’azione di Dio riguarda il Regno annunciato da Gesù, che va oltre i confini della Chiesa, che in essa può anche trovare ostacoli e che riguarda quei beni ai quali nella Chiesa non si dà sempre un’importanza adeguata. Che dire nel frattempo? La prima cosa che mi viene in mente è che dobbiamo contrastare con decisione ed energia chi afferma che questa pandemia è un castigo di Dio e che Dio, dunque, avrebbe in essa una parte attiva. È una bestemmia e come tale va trattata (papa Francesco). Così pure va contrastato ogni tentativo di andare a trovare nella Bibbia “profezie” riguardo a ciò che ci sta capitando, quasi che la cosa fosse prestabilita e programmata da tempo. La seconda cosa è che questa infezione è un male e come tale va considerata. Sarebbe stato meglio che non ci fosse mai stata. Non condivido il modo di parlarne di chi la interpreta come un’occasione positiva, un’opportunità di un qualche bene che ci è data. Dal male può venire solo del male che, se trova in noi una qualche alleanza, anche sotto forma di minimizzazione o di mancato impegno per farvi fronte, può anche dilatarsi e diventare un male ancora più grande. Perciò non è ben indirizzato lo sforzo di chi cerca un senso a ciò che ci sta capitando, se per “senso” si intende qualcosa di positivo, di buono. Il male può essere simboleggiato dal buio, e dal buio non ci si può attendere luce. Stiamo vivendo una sfida radicale e le domande sensate sono quelle che indirizzano la ricerca, le motivazioni, l’azione per farvi fronte, per far indietreggiare l’immensa valanga di male che ci è rovinata addosso. Certo, essa pone delle domande fondamentali sul piano della fede, che possono essere riassunte in queste due: Perché Dio permette tutto questo? Perché Dio non interviene? Se con la parola “permette” si intende che Dio avrebbe potuto impedire tutto questo e non lo ha fatto, si ritorna alla bestemmia di cui sopra. Per cui la vera domanda è la seconda: Perché Dio non è intervenuto e non interviene?
La risposta va cercata nell’interazione tra la libertà di Dio e la libertà degli uomini. Dio ci ha creati liberi e lealmente rispetta la nostra libertà. E noi possiamo usare male la libertà, provocando il male. Da parte di Dio, il suo impegno è la sua azione nelle nostre coscienze mediante lo Spirito Santo. Qui sta l’impegno di Dio nel passato e nel presente: ispirazione, sostegno, ripresa in seguito a delle nostre scelte sbagliate, perdono e non castigo, e così via. Chi ha occhi di fede, vede il suo impegno in questo senso, che è immenso, fedele e costante: la Bibbia è testimonianza di questo. Vedo l’impegno di Dio nell’eroismo sorprendente che stanno dimostrando medici, infermieri, tecnici, dirigenti e tanti altri ancora per curare i malati, per frenare il contagio, per trovare un rimedio. Non è casuale che papa Francesco continuamente volga e faccia volgere lo sguardo in quella direzione: la trasparenza verso Gesù di tutti costoro, agli occhi di chi vede, è del tutto evidente. L’impegno di Dio che qui si vede, mediato dalle libertà di chi, consapevole o meno, lo asseconda, è davvero grandissimo. Un’ulteriore domanda potrebbe essere questa: affidando la libertà agli uomini, Dio non ha corso un rischio troppo grande? Chi risponde di sì a questa domanda deve assumersi la responsabilità di dire che sarebbe stato meglio non creare gli esseri umani. Personalmente rifiuto questo modo di pensare, perché lo vedo suggerito dal male e non dall’amore verso la gente o da un modo corretto di pensare Dio. La misericordia di Dio consiste nel restare fedele all’umanità anche quando molti uomini fanno del male, e questa sua fedeltà nel volerci bene nonostante tutto ispira un grande amore per l’umanità, nonostante tutto. È quello che si vede nei medici, negli infermieri e in tutti gli altri di cui ho parlato. Il male nel quale ci troviamo, oltre che nell’inevitabile fragilità di esseri limitati quali noi siamo, ha le sue radici in comportamenti sbagliati da parte nostra. Alcune di queste radici possiamo vederle e le abbiamo viste anche in queste settimane negli opportunismi e nei calcoli fatti sulla pelle delle persone, da parte di chi ama il proprio denaro e il proprio potere più di quanto
abbia a cuore la sorte degli altri. Altre radici si infilano dentro i meandri dei secoli, dentro la vastità dell’umanità, e non sono individuabili. È su questo punto che il male che ci sta colpendo sfida la nostra reazione. È dalla nostra reazione, non dal male, che può venire un qualche bene. Reazione di riconsiderazione generale del nostro modo di pensare, di valutare, di decidere, di comportarci. Ma su questo punto mi pare che le riflessioni si moltiplichino e che molte di esse vadano nella direzione giusta: riconsiderare il nostro rapporto con Dio, riconsiderare il rapporto tra di noi, riconsiderare il rapporto con l’ambiente naturale, i rapporti sociali, politici, internazionali. È certo che una fede limpida, vissuta con sincerità e lealtà, riflettuta responsabilmente ha molti doni da fare. Anzitutto quello della bontà disposta a pagare un prezzo alto per il prossimo, il rispetto rigoroso per gli altri in tutti i rapporti sociali, una speranza che non viene meno anche in mezzo a tante difficoltà, pericoli e di fronte alla paura. Dio non ha impedito quel male terribile che è stata l’uccisione di Gesù; ma egli l’ha sostenuto, perché avesse la forza di consegnare agli uomini il proprio insegnamento, con le parole e con l’esempio, e con esso un’apertura totale alla fede in Dio. La sfida «scendi dalla croce» è sulla bocca di chi non amava e non capiva Gesù, e non era aperto a Dio. Naturalmente va escluso che l’uccisione di Gesù, in quanto male, sia stata voluta e programmata da Dio, come “castigo” per i peccati degli uomini. Non è l’uccisione di Gesù che manifesta l’opera di Dio, al contrario manifesta il suo rifiuto; è la volontà di Gesù di portarci il dono che Dio aveva messo nelle sue mani, dono indispensabile perché la storia degli uomini non fosse un insensato cumulo di cattiverie e di vittoria del male nelle sue mille e mille forme, che lo ha portato a non tirarsi indietro quando per farlo si esponeva a rischi mortali; l’opera di Dio si manifesta in questa eroica fedeltà nella bontà di Gesù. Un’ulteriore possibile domanda riguarda i miracoli. Dio li ha compiuti, Gesù li ha compiuti, attraverso i santi sono avvenuti. Perché Dio non usa i miracoli? È una domanda alla quale non
trovo risposta, dato il fatto che i miracoli non risultano la maniera ordinaria di Dio per darci una mano, ma “segnali” che, nonostante tutto, la nostra situazione non gli è sfuggita di mano. In questo senso non vedo i miracoli come qualcosa di “magico” che noi possiamo provocare, se siamo capaci di realizzare certe condizioni; né vedo in essi una linea logica che ci possa far intravedere come afferrarne la forza. Rimangono unicamente nelle mani di Dio come “segni”. Alla fine, come tutti gli interrogativi posti alla fede dal male, qualunque esso sia, la speranza ci è data dalla partecipazione del Figlio di Dio alle nostre tragedie umane e dalla risurrezione di Colui che era stato crocifisso: aveva affidato la sua vita nelle mani del Padre prima di spirare, quelle mani si sono dimostrate affidabili. Il “miracolo” della risurrezione di Gesù è il “segnale” supremo che, anche quando siamo immersi in un male più grande, anche quando dobbiamo affrontare la malattia, anche quando si affaccia la morte, possiamo dire a Dio: «Padre, nelle tue mani è la mia vita». È questo l’atto più alto, più limpido e supremo della fede: un totale affidamento a Dio, cosicché non vi sia più alcuna ombra tra lui e noi. Personalmente fra le tante immagini che mi aiutano a pensare Dio nella fede e a pregare, è il vederlo come un’immensa, infinita risorsa di positività: di vita, di amore, di coraggio, di speranza, di perdono e di tutto ciò che è umanamente bene, di tutto ciò che può far fronte a ciò che è umanamente male. Gesù, il Figlio di Dio sorto come uomo in mezzo a noi, partecipe leale della nostra esistenza, anche nella sua esposizione alla sofferenza, anche nella sua esposizione alla morte, lui come rivelazione suprema di chi Dio vuole essere per noi e di chi noi siamo per lui, lui come Signore risuscitato da Dio e vivente, lui personalmente è la nostra “salvezza” nel senso più pieno della parola, in tutte, proprio tutte, le dimensioni in cui come esseri umani abbiamo bisogno di essere salvati.



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025426
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Ombretta Pettigiani

QUANDO DIO RICORDA

Roberta Ronchiato

IL FILO DELLA MEMORIA.

UNA STRATEGIA CONTRO L’OBLIO

Cristiano D’Angelo

IL RICORDO DEL DESERTO

Guido Benzi

«TU, IL TUO FIGLIO

E IL FIGLIO DEL TUO FIGLIO» (DT 6,2).

LA TRASMISSIONE DELLA MEMORIA

Filippo Serafini

«RICORDATI CHE SEI STATO SCHIAVO».

DONO DIVINO ED ETICA

Luca Mazzinghi

«CANCELLERAI LA MEMORIA

DI AMALÈK!» (DT 25,17-19).

L’OBLIO DEI NEMICI NELLA BIBBIA

Furio Biagini

NON DIMENTICARE DI RICORDARE:

IL DOVERE DELLA MEMORIA

Sergio Tanzarella

MEMORIA E RICONCILIAZIONE.

DALLA PURIFICAZIONE ALL’ABUSO

Marco Tibaldi

IL PENTATEUCO NELLA SCUOLA:

ALLA RICERCA DELLA MEMORIA PERDUTA

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Un ricordo dalle radici profonde

APOSTOLATO BIBLICO

Alessandro Zavattini

Bibbia e metodi attivi: La narrazione biblica di M. Tibaldi

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Quando la memoria non ci sostiene occorre aiutarla

 

EDITORIALE

Pentateuco e il corpo letterario animato dal ricordo. In ognuno dei cinque libri ricorre il verbo ebraico corrispondente e in tutti Dio ne e il soggetto. L’atto di rammentare lo contraddistingue. Ma osservando con piu attenzione, si nota una curiosa coincidenza: nel Pentateuco, le prime cinque attestazioni del verbo zkr hanno il Signore come soggetto, le ultime il popolo, come se la Scrittura mettesse il ricordo attuato da Dio a fondamento della possibilita umana di ricordare e, piu radicalmente, di esistere (Ombretta Pettigiani). Del resto, ebraismo e cristianesimo traggono vigore dal far memoria di quell’evento fondante che e la Pasqua, come passaggio, per il primo, dalla schiavitu alla liberta; per il secondo, dalla morte alla vita. Si tratta dunque di un atto necessario soprattutto per Israele che vede in quel passaggio la nascita di se stesso non solo come comunita religiosa ma anche come popolo: la memoria e dunque diventata, al contempo, vulcano perennemente attivo e magma lento ma incandescente; entrambi gli hanno permesso e gli permettono di affrontare presente e avvenire, scuotendolo e consolidandolo (Furio Biagini). Il coraggioso atto di memoria non solo fonda e difende Israele. Nel Pentateuco si nota un intercambio tra il verbo zakàr e il verbo shamàr, tra ri-presentare (zakàr) gli eventi fondanti e osservare (shamàr) i comandi di Yhwh che in virtu di quell’intervento liberante sono emanati: Ricordati che sei stato schiavo… percio il Signore ti ordina di osservare. I comandamenti sono finalizzati alla tutela della liberta di Israele in quanto donata da Yhwh (Filippo Serafini). Essendo tale liberta un bene prezioso, si ricorre a strategie contro l’oblio della Legge e, quindi, di quel che rappresenta. Una di queste consiste nell’applicare delle frange sul bordo degli abiti (l’evangelista Matteo li chiamera filatteri) e, al loro interno, un filo viola che diventa memento per l’osservanza dei precetti divini. Da questo momento la memoria resta appesa a un filo, si, ma in modo saldo, tanto che l’usanza prosegue anche ai giorni nostri (Roberta Ronchiato). Il popolo si dota di un altro espediente: affida ai figli e ai figli dei
figli la memoria di quanto avvenne quella notte in Egitto; tramite il filo del racconto col-lega le generazioni tra di loro, evitando che si perdano nello spazio vuoto della smemoratezza (Guido Benzi). L’amnesia sta sempre in agguato ed e pronta a invadere il campo dei ricordi, soprattutto di quelli che si considerano spiacevoli e urticanti. Percio a Israele si ingiunge di non dimenticare il cammino nel deserto. Quello fu il momento fontale della sua relazione con Dio ma anche l’occasione per sperimentare il fallimento e per imparare che Dio deve essere amato in modo integrale. In quel periodo si compie (quaranta anni) il processo di discernimento del cuore di Israele: dunque non si puo s-cor-dare (Cristiano D’Angelo). Il passato va richiamato ma anche vagliato. La memoria struttura una cultura, una societa, una personalita, ma le puo schiacciare, opprimere, reprimere. In questo senso diventa necessaria la funzione, da una parte, della storia: come disciplina, e in grado con coraggio e umilta di purificare la memoria, evitando ogni forma di monumentalizzazione e di strumentalizzazione (Sergio Tanzarella). Dall’altra, essenziale risulta la funzione della psicologia, nelle sue diverse modulazioni. L’analisi transazionale, per esempio, introduce il concetto di copione, come insieme di comportamenti immagazzinati da piccoli in grado di condizionare i propri comportamenti da grandi. Si tratta, dunque, di ricostruire e gustare la memoria dei propri vissuti, nonche di interpretare il contesto sociale nel quale si e cresciuti, un contesto che a sua volta ha alle spalle una lunga storia che la memoria collettiva e in grado di fornirci per poterlo analizzare (Marco Tibaldi). Insomma, l’esercizio della memoria si puo equiparare a un lungo cammino da fare insieme, come evoca la scena descritta da Altobello Melone e riportata in copertina (Marcello Panzanini): un pellegrinaggio, che Dio e l’uomo percorrono insieme. Buona lettura.



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 518"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025358
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDEX

Per comunicare meglio

60. I casi difficili/29

Esposti in prima persona, con le proprie

vicende personali (R. Laurita)

I nostri modi di dire

20. Gesù accoglie tutti

1. «Gesù accoglie tutti». L’accoglienza,

le porte chiuse e le città murate (A. Carrara)

2. «Gesù accoglie tutti». tutti, ma proprio tutti? (D. Albarello)

3. Per un’accoglienza generosa e intelligente (M. Ambrosini)

Il giardino del mondo

Un invito a meravigliarsi, custodire, coltivare la vita (C. Cremonesi)

Dalla 16ª alla 20ª ordinaria

19 luglio / 16 agosto

16ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, M. Torcivia, M. Orizio)

17ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, P. Bignardi, M. Orizio)

18ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, + F.G. Brambilla, A. Ghersi)

19ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, L. Alici, A. Ghersi)

Assunzione della Vergine Maria (M. D’Agostino, S. Cumia)

20ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, L. Vantini, A. Ghersi)

 

60.

I casi difficili /29

Esposti in prima persona,

con le proprie vicende personali

di Roberto Laurita

Nella precedente puntata abbiamo sviluppato l’analisi della risposta di un prete alla lettera anonima di “un Amico” che gli era stata inviata. Ci aveva colpito il piglio diretto, la schiettezza del dialogo, il contrappunto tra il passato e il presente, il contenuto riguardante vita cristiana e ministero sacerdotale. A proposito di quest’ultimo tema potremmo domandarci: qual è la sorgente di questo modo di vedere il servizio presbiterale? Perché la coscienza dei propri limiti («non essere sempre all’altezza della missione ricevuta»), dell’alto ideale che si propone («essere prete secondo il cuore di Dio e le giuste esigenze della gente») non lo fa sprofondare nel pessimismo o nei sensi di colpa? Le ragioni sono due e vengono esplicitate da due frasi, collocate una dopo l’altra, che costituiscono un po’ i cardini di tutto il discorso:

• «So che il Signore è con me e che è Lui che mi ha chiamato ad essere prete e che non mi abbandona mai».
• «Poi trovo affetto, collaborazione, vicinanza, sostegno da molte persone e questo fa sì che non mi sento mai solo, anche nei momenti difficili e impegnativi». Così, paradossalmente, grazie a questi due punti di riferimento, accade che anche l’essere considerati «una razza in via di estinzione» non fa paura e si è «pienamente d’accordo» nel ravvisare anche nella crisi numerica dei preti «un segno di Dio» e «una provvidenza».

 5. Ma c’è un altro aspetto che vorremmo segnalare ai nostri lettori e che colpisce in questo testo: l’equilibrio tra razionale e affettivo, tra intelligenza e sentimenti. Questo equilibrio è forse possibile proprio perché manca qualsiasi atteggiamento dotto, qualsiasi riferimento alla dottrina, qualsiasi citazione di documenti della gerarchia cattolica o di autori molto considerati. Le citazioni evangeliche sono ridotte all’osso. Il capitale simbolico è evocato in modo sobrio e con parole proprie. La presentazione di Gesù consiste in alcune pennellate appassionate: «dava gratis da mangiare a chi veniva ad ascoltarlo»; «stupiva con i suoi miracoli»; ma anche «chiedeva qualcosa di impegnativo »; «non demordeva»; «entrava in tutte le case, parlava a tutti dell’amore del Padre, non aveva paura di “perdere tempo”». È un Gesù, comunque, che non assicura il successo immediato, ieri come oggi. Lui stesso, infatti, ha sperimentato il calo di consenso e il fallimento: «quasi tutti si tiravano indietro e se la svignavano elegantemente, proprio come avviene adesso». Si evoca il Vangelo, certo, ma per constatare che la religione che ognuno si inventa «spesso non è la religione del Vangelo». E quando si parla della Pasqua, del Cristo risorto, si ammette che «dovrebbe rivoluzionare la nostra vita», «dovrebbe lasciare il segno ogni volta che arriva, con le sue proposte sconvolgenti». Non sfugga ai lettori, comunque, il modo in cui è presentato il Mistero pasquale. Nessuna concessione all’apologetica, ma piuttosto la presentazione delle coordinate che esso può assumere nell’esistenza quotidiana: «amate i vostri nemici»; «fate del bene a tutti»; «perdonate sempre a tutti».
Nulla di dotto, dunque, in tutto questo. C’è invece l’esercizio dell’intelligenza, che legge in profondità la propria storia individuale e quella più grande in cui si è immersi. Lo abbiamo già rilevato nei passaggi dal passato (ieri, un tempo) al presente (oggi), nel riconoscere le difficoltà, nel non ignorare pregi e difetti delle comunità in cui ci si trova a vivere, nel segnalare l’indifferenza, la fede “fai da te”, le “mille altre cose per la testa” e i “mille problemi” (con quello religioso che «non è certamente tra i primi della lista»). E anche la noia a messa («una funzione noiosa e che non dice nulla»). Non c’è solo lucidità, tuttavia, in queste analisi, c’è anche fede e speranza. Lo abbiamo segnalato proprio mettendo in luce la passione e la simpatia, l’ottimismo che trasuda dalle righe, insieme ai sentimenti. Questo prete che risponde al suo interlocutore non li nasconde perché sono parte importante del suo ministero: la contentezza («sono molto contento di essere prete»; «sono contento di essere parroco»), il rincrescimento, ma anche la fiducia («non mi abbandona mai»). E poi l’affetto, la vicinanza (fatta di collaborazione e sostegno), la gratitudine [...]



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 519"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025402
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Per comunicare meglio

61. L’umorismo

fa bene alla comunicazione (R. Laurita)

I nostri modi di dire

21. Dio ti vede

1. L’umanità coram Deo. Un incontro di sguardi

(A. Carrara)

2. Lo sguardo di Dio. Una panoramica biblica

(P. Rota Scalabrini)

3. Tra visibile e invisibile. Educare a stare

alla presenza di Dio (A. Augelli)

Sulla soglia di una nuova partenza

Sussidio per l’inizio dell’anno pastorale

in parrocchia (R. Laurita)

Dalla 21ª alla 27ª ordinaria

23 agosto / 4 ottobre

21ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, R. Maiolini, S. Cumia)

22ª domenica ordinaria (G. Boscolo, M. Gronchi, S. Cumia)

23ª domenica ordinaria (G. Boscolo, D. Vivian, S. Cumia)

24ª domenica ordinaria (G. Boscolo, L. Eusebi, G. Tornambé)

25ª domenica ordinaria (G. Boscolo, A. Carrara, G. Tornambé)

26ª domenica ordinaria (G. Boscolo, A. Cencini, G. Tornambé)

27ª domenica ordinaria (G. Boscolo, E. Olivero, V. Brunello)

 

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RUBRICA 

61. L’umorismo

fa bene alla comunicazione

di Roberto Laurita

Ci sono quattro virtù cristiane:

la fede, la speranza,

la carità e il buonumore

(Robert Hugh Benson, 1871 – 1914,

scrittore e presbitero inglese, proveniente dalla Chiesa anglicana)

Questa è l’ultima puntata della rubrica che ha accompagnato

per alcuni anni i lettori di Servizio della Parola e chi scrive ha

scelto di consacrarla ad un tema importante per ogni comunicazione:

l’umorismo o humour che dir si voglia. E quel procedimento

che di esso talora si nutre e che è la provocazione.

Una forza e un dono

Lo humour è una forza perché non c’è arma migliore per disarmare

la vita, in ciò che essa ha di più crudele, ma anche gli altri,

in quello che recano di più nocivo.

Avere il senso dell’umorismo vuol dire prendere le distanze,

relativizzare, cogliere innanzitutto l’aspetto divertente o assurdo

di alcuni aspetti di un’azione o di un discorso.
Ma l’umorismo è anche un dono: che cosa c’è di più bello di

far ridere? E quale ricompensa è più grande di uno scoppio di

risa?

Far ridere significa smuovere, emozionare: costituisce dunque

il segno di una comunicazione riuscita. Non è un caso se la creazione

pubblicitaria e i creativi in generale amano lo humour: in

effetti si tratta di uno dei migliori vettori di idee, uno dei mezzi di

espressione e di scambio più forti. Crea una connivenza tra l’emittente

e il destinatario e garantisce così l’impatto cercato.

L’umorismo è profondamente umano. Noi abbiamo perciò il

dovere di farne un buon uso. Nella vita come nella pubblicità.

Perché esiste anche un altro riso, questa volta crudele e violento,

e un altro humour, feroce, che è parente della derisione.

Fondato sul rifiuto dell’altro, del suo aspetto, dei suoi valori, è

un ripiegarsi su se stessi in cui lo scherno, la derisione nasconde

male la sua causa che è la paura e il rifiuto della diversità, la negazione

della differenza.

Essere credenti non è una faccenda triste

E tutti siamo invitati a scoprire che “fede” fa rima veramente

con “gioia”.

Il giorno dopo la morte di Raymond Devos, umorista franco-

belga, cabarettista e comico, venerdì 16 giugno 2006, Bruno

Frappat scriveva sul giornale La Croix: «[...] il riso dilata non “la

milza” ma lo spirito, il cuore, e fa passare un po’ di aria nei nostri

atteggiamenti chiusi, bloccati, nelle nostre posizioni troppo serie,

nel nostro modo di considerare quello che facciamo e diciamo

con eccessiva gravità. Il riso non relativizza ciò che è serio per

abbassare l’uomo, ma l’apre ad una maggiore umanità: per distendere

l’anima, donarle un maggior respiro, maggior ampiezza,

proprio come fa un trampolino». Certo, Charles Péguy ha

scritto che il Figlio di Dio non era disceso dal cielo per raccontarci

delle storielle. Ma anche le storielle possono consentirci di

entrare nella serietà dell’amore di Dio per ognuno dei suoi figli.

Interrogato sul ruolo dello humour nella vita di un papa, Benedetto

XVI ha risposto, ridendo: «Non sono il tipo che ha sempre

una storiella divertente da raccontare! Ma trovo che è molto
importante saper cogliere gli aspetti divertenti della vita e la sua

dimensione gioiosa e non prendere tutto in modo tragico, e direi

che questo è anche necessario per il mio ministero. Uno scrittore

ha detto che gli angeli possono volare perché non si prendono

troppo sul serio. E noi potremmo volare un po’ di più se non

ci dessimo delle grandi arie».

Il gusto di provocare

La provocazione fa parte integrante dell’arte di comunicare.

Interpella, risveglia chi si è addormentato ed altri sonnolenti

che campano su quella che pretendono sia l’evidenza. I pubblicitari

l’utilizzano. Tutti ricordano le differenti campagne di Benetton

che ha “giocato” con parole sensibili, come il razzismo o

l’AIDS. E, in Francia, non dimenticano la campagna della Banque

National de Paris: «Il vostro denaro m’interessa», che aveva

sia attratto che provocato reazioni di rifiuto.

a) Che cosa significa provocare?

La provocazione appartiene al grido che interpella e ridesta,

ma anche all’appello, alla richiesta di aiuto o alla resistenza.

Provocare vuol dire dunque interpellare qualcuno che avrebbe

la tendenza a non vedere, perché non si assopisca, non si

addormenti, ma è anche per l’emittente-provocatore un mezzo

per ricordare al mondo la sua esistenza, farsi intendere e far

passare un messaggio. C’è, dunque, nella provocazione, una formidabile

e insopprimibile volontà di comunicare come di essere

riconosciuti.

I provocatori sono degli artisti. Bisogna essere artista per

essere provocatore perché la provocazione è creativa, esce

dall’ordinario e rompe con esso, realizza un avvenimento.

b) Il procedimento della provocazione

Tecnicamente la provocazione è un procedimento. Mette

insieme tre funzioni del linguaggio, qui allargate alla comunicazione

(Roman Jakobson): la funzione espressiva (centrata

sull’emittente), la funzione conativa (orientata verso il destinatario),

la funzione fatica (focalizzata sul contatto).



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Titolo: "La bellezza del segno"
Editore: Laterza
Autore: Francesca Biasetton
Pagine:
Ean: 9788858133088
Prezzo: € 8.99

Descrizione:

«La nostra scrittura dice molto di noi. Come il nostro volto e la nostra voce, è unica e ci assomiglia. Quando scriviamo a mano il tempo rallenta, diventa nostro, ci distacchiamo dall'assillante urgenza quotidiana, stiamo con noi stessi.» Un libro sulla pratica, sui significati della scrittura a mano e della calligrafia, scritto da una delle più stimate calligrafe italiane.

«Quando vi dedicate alla scrittura cercate di essere consapevoli dello spazio che vi circonda, osservate il luogo in cui vi trovate e il foglio di carta davanti a voi. Tutto questo spazio, dentro e intorno a voi, non è vuoto, ma semplicemente in attesa. Lasciate che le emozioni si diffondano lungo il braccio fino ad arrivare al cuore. Il pennino, la mano, il braccio e il cuore diventeranno una cosa sola.» Così il calligrafo Ewan Clayton spiega come può esserci una simbiosi tra i moti del corpo e del pensiero. La scrittura a mano rappresenta una forma di autoeducazione del pensiero, lascia spazio al tempo dell'immaginazione, dell'apprendimento, della progettazione. In particolare, fare calligrafia significa superare le consuetudini: le lettere, simili ma non identiche, vengono tracciate secondo regole precise, o sapientemente deformate. All'inizio risulterà difficile, ma l'arte della calligrafia ci impone di scegliere di rallentare, e di osservare.



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Titolo: "La montagna incantata"
Editore: Corbaccio
Autore: Thomas Mann
Pagine:
Ean: 9788863801583
Prezzo: € 11.00

Descrizione:

Il libro più importante del Novecento

Nobel Letteratura 1929



Edizione aggiornata e corretta a luglio 2014

La montagna incantata, uno dei romanzi che hanno improntato il secolo letterario, fu concepito inizialmente da Mann come racconto. Gli era stato ispirato da una breve permanenza nel sanatorio svizzero di Davos, e, nelle sue intenzioni, “non doveva essere altro che un riscontro umoristico alla Morte a Venezia”. Ma, via via, il racconto crebbe in estensione e complessità, fino a diventare romanzo, nella piena tradizione del Bildungsroman. Il protagonista, il giovane Hans Castorp, quando arriva a Berghof è il tipico tedesco settentrionale, un solido e rispettabile borghese; ha però le sue curiosità spirituali ed è intellettualmente aperto all’avventura. A contatto con il microcosmo del sanatorio, vero e proprio panorama di tutte le correnti di pensiero dell’epoca, il suo carattere subisce un’evoluzione e un’incremento: passa attraverso la malattia (Behrens e Krokowski), l’amore (la signora Chauchat), il razionalismo e la gioia di vivere (Settembrini), il pessimismo irrazionale (Naphta), senza che nessuna di queste posizioni lo converta. Ma in mezzo a tante forze contrastanti, Castorp trova il proprio equilibrio. Nel mondo della «montagna magica» dove il tempo si dissolve e il ritmo narrativo si snoda in sequenze di ore, giorni, mesi e anni resi tutti indistinti dalla routine quotidiana, egli può liberamente crescere. Paradossalmente (l’umorismo di Mann), dopo essere stato convertito alla vita Castorp tornerà alla pianura per perdersi nell’inutile strage della «grande» guerra.

«Il Graal che egli, anche se non lo trova, intuisce nel suo sogno quasi mortale prima di essere trascinato dalla sua altezza nella catastrofe europea», disse Mann, parlando agli studenti di Princeton nel 1939, alla vigilia di un'altra strage, «è l'idea dell'uomo, la concezione di un'umanità futura, passata attraverso la più profonda conoscenza della malattia e della morte. Il Graal è un mistero, ma tale è anche l'umanità: poiché l'uomo stesso è un mistero, e ogni umanità è fondata sul rispetto del mistero umano... Fate il favore di leggere il libro sotto questo angolo visuale: troverete allora che cosa sia il Graal, il sapere, l'iniziazione, quel `supremo' che non solo l'ingenuo protagonista, ma anche il libro stesso va cercando.»

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Titolo: "La montagna incantata"
Editore: Corbaccio
Autore: Thomas Mann
Pagine:
Ean: 9788863801590
Prezzo: € 11.00

Descrizione:

Il libro più importante del Novecento

Nobel Letteratura 1929



Edizione aggiornata e corretta a luglio 2014

La montagna incantata, uno dei romanzi che hanno improntato il secolo letterario, fu concepito inizialmente da Mann come racconto. Gli era stato ispirato da una breve permanenza nel sanatorio svizzero di Davos, e, nelle sue intenzioni, “non doveva essere altro che un riscontro umoristico alla Morte a Venezia”. Ma, via via, il racconto crebbe in estensione e complessità, fino a diventare romanzo, nella piena tradizione del Bildungsroman. Il protagonista, il giovane Hans Castorp, quando arriva a Berghof è il tipico tedesco settentrionale, un solido e rispettabile borghese; ha però le sue curiosità spirituali ed è intellettualmente aperto all’avventura. A contatto con il microcosmo del sanatorio, vero e proprio panorama di tutte le correnti di pensiero dell’epoca, il suo carattere subisce un’evoluzione e un’incremento: passa attraverso la malattia (Behrens e Krokowski), l’amore (la signora Chauchat), il razionalismo e la gioia di vivere (Settembrini), il pessimismo irrazionale (Naphta), senza che nessuna di queste posizioni lo converta. Ma in mezzo a tante forze contrastanti, Castorp trova il proprio equilibrio. Nel mondo della «montagna magica» dove il tempo si dissolve e il ritmo narrativo si snoda in sequenze di ore, giorni, mesi e anni resi tutti indistinti dalla routine quotidiana, egli può liberamente crescere. Paradossalmente (l’umorismo di Mann), dopo essere stato convertito alla vita Castorp tornerà alla pianura per perdersi nell’inutile strage della «grande» guerra.

«Il Graal che egli, anche se non lo trova, intuisce nel suo sogno quasi mortale prima di essere trascinato dalla sua altezza nella catastrofe europea», disse Mann, parlando agli studenti di Princeton nel 1939, alla vigilia di un'altra strage, «è l'idea dell'uomo, la concezione di un'umanità futura, passata attraverso la più profonda conoscenza della malattia e della morte. Il Graal è un mistero, ma tale è anche l'umanità: poiché l'uomo stesso è un mistero, e ogni umanità è fondata sul rispetto del mistero umano... Fate il favore di leggere il libro sotto questo angolo visuale: troverete allora che cosa sia il Graal, il sapere, l'iniziazione, quel `supremo' che non solo l'ingenuo protagonista, ma anche il libro stesso va cercando.»

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Titolo: "Servizio della Parola - n. 517"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025334
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Per comunicare meglio

59. I casi difficili/28.

Esposti in prima persona, con le proprie

vicende personali (R. Laurita)

I nostri modi di dire

19. «Dio vede e provvede»

1. La provvidenza, ovvero un Dio sempre vicino (A. Carrara)

2. Tensione verso l’essenziale (P. Rota Scalabrini)

3. Libertà e provvidenza. Una lettura cristologica (M. Aliotta)

La rivoluzione della tenerezza

Celebrazione in onore del Sacro Cuore

L. Guglielmoni – F. Negri

Dalla SS. Trinità

alla 15ª ordinaria

7 giugno / 12 luglio

Santissima Trinità (M. D’Agostino, S. Cumia)

SS. Corpo e Sangue di Cristo (M. D’Agostino, S. Cumia)

12ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, I. Siviglia, M. Gallo)

13ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, R. Mancini, M. Gallo)

14ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, E. Olivero, M. Gallo)

15ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, E. Caretti, M. Orizio)

 

59.

I casi difficili /28

Esposti in prima persona,

con le proprie vicende personali

di Roberto Laurita

Nella precedente puntata avevamo presentato la lettera di un anonimo (“Un Amico”) al suo parroco. Forniamo oggi la risposta che il destinatario ha voluto preparare e rendere pubblica. Risponde don … Carissimo Amico, ho letto e riletto varie volte la tua lettera. L’ho molto gradita, per la tua schiettezza e soprattutto perché mi sento molto in sintonia con quanto tu scrivi. L’ho messa sul tavolo della scrivania, così me la trovo ogni giorno davanti e la rileggo con attenzione. Vorrei solo fare alcune sottolineature e osservazioni. Tu dici «anche voi preti state attraversando un periodo non troppo bello». È vero solo in parte, perché la nostra è sempre stata una scelta un po’ controcorrente. Un tempo si era riveriti e la parola del prete era “vangelo”, oggi la stima e la fiducia bisogna conquistarsele. Una volta il prete era una persona un po’ lontana e staccata dalla gente. Oggi generalmente il parroco è una persona della comunità, senza più privilegi o piedistalli, aperto a tutte le critiche e trasparente in tutte le sue attività. Certamente è più difficile fare il prete oggi che cento o soltanto cinquanta anni fa, ma è molto più bello e stimolante. Personalmente sono molto contento di essere prete, perché so di compiere un compito molto alto e importante: portare Cristo all’uomo d’oggi che sta cercando chi dia vero senso alla sua vita, senso che solo in Cristo può trovare. Sono contento di essere parroco a San …… di ………… e a San …….. di ….., due comunità diverse una dall’altra, con pregi e difetti da ambedue le parti, ma dove è facile entrare in contatto con tutti e dove sono ancora ampie le possibilità di fare del bene e migliorare. Porto con me il rincrescimento di non essere sempre all’altezza della missione ricevuta, constato che essere prete secondo il cuore di Dio e le giuste esigenze della gente è un compito alto, umanamente impossibile. So che il Signore è con me e che è Lui che mi ha chiamato ad essere prete e che non mi abbandona mai. Poi trovo affetto, collaborazione, vicinanza, sostegno da molte persone e questo fa sì che non mi sento mai solo, anche nei momenti difficili e impegnativi. Continui nella tua lettera: «oggi viviamo in un mondo praticamente pagano, che ha solo una cornice di cristianesimo: chi ascolta ancora la vostra voce?». Anche questo è vero solo in parte: indubbiamente oggi c’è molta indifferenza, tanti si sono costruiti una fede “fai da te”, dove ognuno si inventa una sua religione, che spesso non è la religione del Vangelo. Si fa fatica a parlare di Gesù Cristo a ragazzi che hanno mille altre cose per la testa, ai quali la Cresima, come sacramento, interessa ben poco e la messa è una funzione noiosa e che non dice nulla. Si fa ancora più fatica a parlare ai genitori che alzano le orecchie solo quando si parla di soldi, a cui interessa solo fare bella figura, che sono presi da mille problemi e quello religioso non è certamente tra i primi nella lista. Però c’è anche tanto bene tra la nostra gente, che non appare e non fa notizia. Ci sono molte persone che pregano, ci sono giovani che sono sinceramente alla ricerca, con cui si può avere un [...]



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Titolo: "Budda e il suo glorioso mondo"
Editore: Lindau Edizioni
Autore: Carlo Coccioli
Pagine:
Ean: 9788833534503
Prezzo: € 14.99

Descrizione:Orientarsi nella selva proliferante del buddismo può essere un’impresa disperata per i non addetti ai lavori: ci si può smarrire facilmente nell’intrico di paradossi, metafore, metamorfosi e figure apparentemente aliene. Ma ecco il Budda di Carlo Coccioli venirci in soccorso. Con la sua mano magistrale, lo scrittore tesse un grandioso affresco della vita e del pensiero del Budda Sakyamuni, sullo sfondo, pullulante di dei, dell’India di cinquecento anni prima di Cristo: con la sua sterminata cultura – che abbraccia mondo classico e orientale, lingue morte e vive, scienze e religioni antiche e moderne –, e il linguaggio chiaro e preciso, mai pedante, stana da ogni piega significati riposti. Senza mai perdere di vista, nel sinuoso svelamento delle connessioni vitali tra buddismo originario e Occidente, la stella polare della compassione che brilla alta sopra le diverse declinazioni religiose dei temi del dolore e della morte. Se il solo mezzo per dare un senso all’esistenza è sentire profondamente la sorte degli altri esseri, adoperandosi per portar loro sollievo nella sofferenza, la compassione rappresenta la sostanza universale del messaggio di Budda. Un messaggio che, va ricordato, Coccioli non ha trovato sull’onda di qualche moda passeggera, ma ha cercato tutta la vita lungo un’interminabile via crucis spirituale, per farlo proprio e infine restituirlo in un quadro di maestosa complessità.

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Titolo: "Budda e il suo glorioso mondo"
Editore: Lindau Edizioni
Autore: Carlo Coccioli
Pagine:
Ean: 9788833534510
Prezzo: € 14.99

Descrizione:Orientarsi nella selva proliferante del buddismo può essere un’impresa disperata per i non addetti ai lavori: ci si può smarrire facilmente nell’intrico di paradossi, metafore, metamorfosi e figure apparentemente aliene. Ma ecco il Budda di Carlo Coccioli venirci in soccorso. Con la sua mano magistrale, lo scrittore tesse un grandioso affresco della vita e del pensiero del Budda Sakyamuni, sullo sfondo, pullulante di dei, dell’India di cinquecento anni prima di Cristo: con la sua sterminata cultura – che abbraccia mondo classico e orientale, lingue morte e vive, scienze e religioni antiche e moderne –, e il linguaggio chiaro e preciso, mai pedante, stana da ogni piega significati riposti. Senza mai perdere di vista, nel sinuoso svelamento delle connessioni vitali tra buddismo originario e Occidente, la stella polare della compassione che brilla alta sopra le diverse declinazioni religiose dei temi del dolore e della morte. Se il solo mezzo per dare un senso all’esistenza è sentire profondamente la sorte degli altri esseri, adoperandosi per portar loro sollievo nella sofferenza, la compassione rappresenta la sostanza universale del messaggio di Budda. Un messaggio che, va ricordato, Coccioli non ha trovato sull’onda di qualche moda passeggera, ma ha cercato tutta la vita lungo un’interminabile via crucis spirituale, per farlo proprio e infine restituirlo in un quadro di maestosa complessità.

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Titolo: "Le storie del negozio di bambole"
Editore: Lindau Edizioni
Autore: Tsuhara Yasumi
Pagine:
Ean: 9788833534527
Prezzo: € 16.99

Descrizione:Trentenne e appena licenziata dallagenzia pubblicitaria per cui lavorava, Mio eredita dal nonno il piccolo negozio Tamasaka, specializzato nella riparazione di bambole e pupazzi. Nella sua nuova attività è affiancata dal giovane Tominaga, figlio viziato di una ricca famiglia, e dal misterioso Shimura, artigiano capace di aggiustare quasi ogni genere di modello. Grazie al loro aiuto, Mio assicura al negozio un futuro. Sempre più clienti si presentano fiduciosi nel piccolo atelier, attirati da quello che promette, ossia di poter riparare anche le bambole che «sembrano senza speranza». Nei sei racconti che compongono il libro, collegati tra loro in modo da formare una sorta di romanzo, Mio e i suoi due dipendenti non si limitano a occuparsi delle riparazioni, che richiedono ricerche e indagini approfondite per poter essere fatte a regola darte, ma ricostruiscono con sensibilità le ragioni per cui bambole e peluches sono preziosi per i loro proprietari. Grazie alla sua capacità narrativa e alla profondità del suo sguardo, Tsuhara Yasumi fa emergere in queste pagine gli esseri umani in tutta la loro complessità, con i loro lati più intimi e inconfessabili e il vissuto talvolta drammatico che li ha segnati per sempre.

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Titolo: "Le storie del negozio di bambole"
Editore: Lindau Edizioni
Autore: Tsuhara Yasumi
Pagine:
Ean: 9788833534534
Prezzo: € 16.99

Descrizione:Trentenne e appena licenziata dallagenzia pubblicitaria per cui lavorava, Mio eredita dal nonno il piccolo negozio Tamasaka, specializzato nella riparazione di bambole e pupazzi. Nella sua nuova attività è affiancata dal giovane Tominaga, figlio viziato di una ricca famiglia, e dal misterioso Shimura, artigiano capace di aggiustare quasi ogni genere di modello. Grazie al loro aiuto, Mio assicura al negozio un futuro. Sempre più clienti si presentano fiduciosi nel piccolo atelier, attirati da quello che promette, ossia di poter riparare anche le bambole che «sembrano senza speranza». Nei sei racconti che compongono il libro, collegati tra loro in modo da formare una sorta di romanzo, Mio e i suoi due dipendenti non si limitano a occuparsi delle riparazioni, che richiedono ricerche e indagini approfondite per poter essere fatte a regola darte, ma ricostruiscono con sensibilità le ragioni per cui bambole e peluches sono preziosi per i loro proprietari. Grazie alla sua capacità narrativa e alla profondità del suo sguardo, Tsuhara Yasumi fa emergere in queste pagine gli esseri umani in tutta la loro complessità, con i loro lati più intimi e inconfessabili e il vissuto talvolta drammatico che li ha segnati per sempre.

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Titolo: "Liberi fino a quando?"
Editore: Lindau Edizioni
Autore: Giancarlo Elia Valori
Pagine:
Ean: 9788833534541
Prezzo: € 16.99

Descrizione:Intelligenza artificiale, big data, machine learning, blockchain e molto altro: tutte queste tecnologie stanno avendo un impatto straordinario sulle nostre vite, trasformando il nostro stesso modo di stare al mondo e dotandoci di strumenti inimmaginabili fino a pochi anni fa. Ma il prezzo di questo vertiginoso sviluppo rischia di essere elevatissimo, se non saremo in grado di elaborare adeguate strategie di protezione: in ballo, infatti, c’è il futuro stesso delle nostre democrazie. Un esempio su tutti: il proliferare delle fake news, versione attuale dei metodi novecenteschi di manipolazione psicologica, di cui siamo tutti potenziali bersagli. Giancarlo Elia Valori, con grande competenza e capacità di analisi, unite alla sua ben nota libertà di pensiero, ci fornisce una mappa dettagliatissima per provare a orientarci in questo mondo tanto affascinante quanto insidioso, senza mai perdere di vista quelli che sono i valori e le conquiste fondamentali della nostra civiltà.

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Titolo: "Liberi fino a quando?"
Editore: Lindau Edizioni
Autore: Giancarlo Elia Valori
Pagine:
Ean: 9788833534558
Prezzo: € 16.99

Descrizione:Intelligenza artificiale, big data, machine learning, blockchain e molto altro: tutte queste tecnologie stanno avendo un impatto straordinario sulle nostre vite, trasformando il nostro stesso modo di stare al mondo e dotandoci di strumenti inimmaginabili fino a pochi anni fa. Ma il prezzo di questo vertiginoso sviluppo rischia di essere elevatissimo, se non saremo in grado di elaborare adeguate strategie di protezione: in ballo, infatti, c’è il futuro stesso delle nostre democrazie. Un esempio su tutti: il proliferare delle fake news, versione attuale dei metodi novecenteschi di manipolazione psicologica, di cui siamo tutti potenziali bersagli. Giancarlo Elia Valori, con grande competenza e capacità di analisi, unite alla sua ben nota libertà di pensiero, ci fornisce una mappa dettagliatissima per provare a orientarci in questo mondo tanto affascinante quanto insidioso, senza mai perdere di vista quelli che sono i valori e le conquiste fondamentali della nostra civiltà.

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Titolo: "Ti amo perché tengo a me"
Editore: Lindau Edizioni
Autore: Massimo Bartoletti
Pagine:
Ean: 9788833534565
Prezzo: € 8.99

Descrizione:Amare qualcuno può costituire un’occasione per migliorare sé stessi, arricchendo la propria personalità di aspetti che già le appartengono, ma che si scoprono solo nella relazione con l’altro. È questo il messaggio centrale di Ti amo perché tengo a me, che Massimo Bartoletti illustra attraverso il racconto di storie reali, analizzando i vari aspetti del rapporto con il partner e i figli e sfatando i principali luoghi comuni sull’amore. Oltre a spiegare la natura e le dinamiche della dipendenza affettiva, l’autore dedica particolare attenzione agli effetti psicologici della fine di una relazione e ai problemi che nascono nel caso di coppie con bambini (in appendice offre preziosi consigli su come comunicare ai figli la separazione). Nelle relazioni affettive sono in gioco la nostra vita e la nostra felicità: affrontare le proprie insicurezze, lavorando su sé stessi, significa superare il principale ostacolo tra noi e l’amore.

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Titolo: "Ti amo perché tengo a me"
Editore: Lindau Edizioni
Autore: Massimo Bartoletti
Pagine:
Ean: 9788833534572
Prezzo: € 8.99

Descrizione:Amare qualcuno può costituire un’occasione per migliorare sé stessi, arricchendo la propria personalità di aspetti che già le appartengono, ma che si scoprono solo nella relazione con l’altro. È questo il messaggio centrale di Ti amo perché tengo a me, che Massimo Bartoletti illustra attraverso il racconto di storie reali, analizzando i vari aspetti del rapporto con il partner e i figli e sfatando i principali luoghi comuni sull’amore. Oltre a spiegare la natura e le dinamiche della dipendenza affettiva, l’autore dedica particolare attenzione agli effetti psicologici della fine di una relazione e ai problemi che nascono nel caso di coppie con bambini (in appendice offre preziosi consigli su come comunicare ai figli la separazione). Nelle relazioni affettive sono in gioco la nostra vita e la nostra felicità: affrontare le proprie insicurezze, lavorando su sé stessi, significa superare il principale ostacolo tra noi e l’amore.

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Titolo: "La bellezza del segno"
Editore: Laterza
Autore: Francesca Biasetton
Pagine:
Ean: 9788858142516
Prezzo: € 6.99

Descrizione:

Qual è la cosa più personale che possediamo, quella che comunica noi stessi al mondo? Si potrebbe rispondere: la propria fotografia. Tuttavia c'è qualcosa che dice di noi più di un'immagine, anche se è un'immagine: la scrittura. Mi vengono in mente queste cose leggendo La bellezza del segno di Francesca Biasetton, elogio della scrittura a mano in un mondo che scrive sempre meno usando la matita e la penna.

Marco Belpoliti, "la Repubblica"

 

Quanti anni di pratica in un solo gesto, quante aree cerebrali, quanti sensi coinvolti in una sola attività: così il calligrafo rinnova il miracolo della 'scrittura educata'. Di quest'arte antica, e di un mondo improvvisamente ansioso di riscoprirla, parla il libro di Francesca Biasetton, dedicato a chiunque senta che c'è qualcosa di sbagliato nel non saper tenere la penna.

Giulia Villoresi, "Il Venerdì di Repubblica"

 

Un libro sulla pratica e sui significati della scrittura a mano e della calligrafia, scritto da una delle più stimate calligrafe italiane.



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Titolo: "Il Grande Libro del Ghiaccio"
Editore: Laterza
Autore: Enrico Camanni
Pagine:
Ean: 9788858142486
Prezzo: € 12.99

Descrizione:

Apparentemente algido e senza vita, il ghiaccio è un mondo a sé. Un mondo meravigliosamente vario, misteriosamente fuggevole e drammaticamente fragile che gli uomini hanno imparato a temere e ammirare nel corso dei millenni. Una esplorazione ancor più appassionante e necessaria nel tempo del riscaldamento climatico.



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Titolo: "Popolocrazia"
Editore: Laterza
Autore: Marc Lazar, Ilvo Diamanti
Pagine:
Ean: 9788858142523
Prezzo: € 6.99

Descrizione:

Un libro bellissimo, che mi augurerei fosse letto dal numero più ampio di italiani, e in modo particolare di politici italiani.

Alberto Asor Rosa, "la Repubblica"

 

Èun compito impegnativo quello che si sono posti Ilvo Diamanti e Marc Lazar nel loro saggio, con l'intento non solo di ricostruire le cause preminenti dell'espansione del populismo ma di individuare anche quale sia il risultato, nei suoi tratti distintivi, della prospettiva di marca populista.

Valerio Castronovo, "Il Sole 24 Ore"

 

L'interessante diagnosi di Diamanti e Lazar coglie una contraddizione centrale del presente: da una parte le forme della rappresentanza con i suoi meccanismi di intermediazione sono fortemente criticate e avversate. Dall'altra, è solo attraverso di esse che il conflitto ha trovato un'espressione.

Francesco Antonelli, "il manifesto"

 

I populismi sono una febbre, non la malattia.



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Titolo: "Crimini a Nord-Est"
Editore: Laterza
Autore: Luana de Francisco, Ugo Dinello
Pagine:
Ean: 9788858142493
Prezzo: € 9.99

Descrizione:

Le trame oscure della criminalità organizzata nella locomotiva economica nazionale. Un pezzo del mondo imprenditoriale che ha scelto la piovra per fare affari. Le misure necessarie per contrastare la pericolosa avanzata del crimine a Nord-Est.

«Droga, armi, esseri umani. E soldi, tanti soldi. Basta uno sguardo alla carta geografica per capire come il Nord-Est sia al centro dei traffici che alimentano il crimine internazionale che a sua volta foraggia il crimine locale. Qui la rotta balcanica della droga si congiunge a quella dal Meridione. Convergono da Est i carichi di armi serbi e croati via terra e via mare e le vittime della tratta di esseri umani attraverso il confine orientale. Nel bel mezzo di tutto ciò, l'unica mafia nata al di fuori delle regioni meridionali, la mafia del Brenta.»



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Titolo: "Aspenia n. 89"
Editore: Il Sole 24 Ore
Autore: Aa.vv.
Pagine:
Ean: 9788832496161
Prezzo: € 8.99

Descrizione:Nuova coscienza del rapporto tra sicurezza e libertà nelle società occidentali, lo smart working come nuovo modo di lavorare, una parziale deglobalizzazione del sistema economico e i cambiamenti negli assetti geopolitici internazionali: di questo e molto altro tratta il numero 89 di Aspenia - rivista di Aspen Institute Italia diretta da Marta Dassù - sul quale intervengono Domenico De Masi, Nando Pagnoncelli, Francis Fukuyama, Azar Nafisi, Sabino Cassese, Walter Russel Mead, Grady Nixon, Minxin Pei e Bruno Tertrais.
La pandemia non sta cambiando il mondo: ha piuttosto compresso e forzato dei fenomeni già in atto come la vulnerabilità delle catene globali del valore e lo stallo del sistema geopolitico multilaterale. La crisi economica - che per molti assomiglia alla Grande Depressione degli Anni Venti del secolo scorso - porta con sé il rischio di un’esplosione sociale e probabili forti spinte nazionalistiche.
Non ci saranno né vincitori né vinti negli assetti post-Covid-19.
Gli Stati Uniti, pessimi gestori della pandemia, con numeri di disoccupazione ancora preoccupanti, hanno però dalla loro una minore dipendenza dall'export e dei fondamentali economici sostanzialmente solidi. Anche se la mala gestione dell'emergenza sanitaria e il non risolto nodo del razzismo possono ulteriormente scatenare una diffusa rabbia sociale.
La Cina, dove tutto ha avuto origine, ha provato a recuperare la caduta verticale di immagine puntando su aiuti umanitari ai Paesi più in difficoltà e ha debellato la pandemia con un rigorosissimo lockdown. Ha però già perso il 7% del PIL e, di certo, i suoi fondamentali economici non solo solidi come quelli americani e, in ogni caso, troppo dipendenti dall'export.
E l'Europa come dovrà giocare la sua partita a fronte dei due "perdenti relativi" Usa e Cina? La prospettiva di una sovranità economica europea dovrà combinarsi con il tentativo di ricostruire l'ormai difficile rapporto con gli Stati Uniti.
Una rafforzata relazione transatlantica resta il punto strategico di un'agenda geopolitica europea post-Covid 19 che, peraltro, dovrà prevedere anche una rinnovata attenzione ai rapporti con l'area mediterranea, messa ulteriormente sotto stress da pandemia e crisi petrolifera.



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Titolo: "Aspenia n. 89"
Editore: Il Sole 24 Ore
Autore: Aa.vv.
Pagine:
Ean: 9788832496154
Prezzo: € 8.99

Descrizione:Nuova coscienza del rapporto tra sicurezza e libertà nelle società occidentali, lo smart working come nuovo modo di lavorare, una parziale deglobalizzazione del sistema economico e i cambiamenti negli assetti geopolitici internazionali: di questo e molto altro tratta il numero 89 di Aspenia - rivista di Aspen Institute Italia diretta da Marta Dassù - sul quale intervengono Domenico De Masi, Nando Pagnoncelli, Francis Fukuyama, Azar Nafisi, Sabino Cassese, Walter Russel Mead, Grady Nixon, Minxin Pei e Bruno Tertrais.
La pandemia non sta cambiando il mondo: ha piuttosto compresso e forzato dei fenomeni già in atto come la vulnerabilità delle catene globali del valore e lo stallo del sistema geopolitico multilaterale. La crisi economica - che per molti assomiglia alla Grande Depressione degli Anni Venti del secolo scorso - porta con sé il rischio di un’esplosione sociale e probabili forti spinte nazionalistiche.
Non ci saranno né vincitori né vinti negli assetti post-Covid-19.
Gli Stati Uniti, pessimi gestori della pandemia, con numeri di disoccupazione ancora preoccupanti, hanno però dalla loro una minore dipendenza dall'export e dei fondamentali economici sostanzialmente solidi. Anche se la mala gestione dell'emergenza sanitaria e il non risolto nodo del razzismo possono ulteriormente scatenare una diffusa rabbia sociale.
La Cina, dove tutto ha avuto origine, ha provato a recuperare la caduta verticale di immagine puntando su aiuti umanitari ai Paesi più in difficoltà e ha debellato la pandemia con un rigorosissimo lockdown. Ha però già perso il 7% del PIL e, di certo, i suoi fondamentali economici non solo solidi come quelli americani e, in ogni caso, troppo dipendenti dall'export.
E l'Europa come dovrà giocare la sua partita a fronte dei due "perdenti relativi" Usa e Cina? La prospettiva di una sovranità economica europea dovrà combinarsi con il tentativo di ricostruire l'ormai difficile rapporto con gli Stati Uniti.
Una rafforzata relazione transatlantica resta il punto strategico di un'agenda geopolitica europea post-Covid 19 che, peraltro, dovrà prevedere anche una rinnovata attenzione ai rapporti con l'area mediterranea, messa ulteriormente sotto stress da pandemia e crisi petrolifera.



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Titolo: "Costretti alla libertà"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: fratel MichaelDavide Semeraro
Pagine:
Ean: 9788810976227
Prezzo: € 2.99

Descrizione:Come religiosi e religiose siamo chiamati a profetare nel mondo ferito dalla pandemia del Covid-19. I mass media fanno pronostici tremendamente infausti sul prossimo futuro dellumanità. Nuove sfide epocali, mai state così globali, ci attendono tutti. La fine del mondo che conosciamo è loccasione per fare un passo deciso verso il mondo che attendiamo e che siamo chiamati a costruire con le nostre mani, con la nostra intelligenza, con il nostro amore. Ogni consacrato compie la sua vocazione quando diventa libero, sereno, distaccato, non coinvolto nellagitazione propria degli affari comuni della maggioranza dei mortali, perché egli ha già affrontato apertamente la morte. Il tempo critico che ci è chiesto di vivere, in comunione con tutti i nostri fratelli e sorelle in umanità, potrebbe essere loccasione per un salto di qualità evangelica della nostra vita consacrata.

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Titolo: "Costretti alla libertà"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: fratel MichaelDavide Semeraro
Pagine:
Ean: 9788810961186
Prezzo: € 2.99

Descrizione:Come religiosi e religiose siamo chiamati a profetare nel mondo ferito dalla pandemia del Covid-19. I mass media fanno pronostici tremendamente infausti sul prossimo futuro dellumanità. Nuove sfide epocali, mai state così globali, ci attendono tutti. La fine del mondo che conosciamo è loccasione per fare un passo deciso verso il mondo che attendiamo e che siamo chiamati a costruire con le nostre mani, con la nostra intelligenza, con il nostro amore. Ogni consacrato compie la sua vocazione quando diventa libero, sereno, distaccato, non coinvolto nellagitazione propria degli affari comuni della maggioranza dei mortali, perché egli ha già affrontato apertamente la morte. Il tempo critico che ci è chiesto di vivere, in comunione con tutti i nostri fratelli e sorelle in umanità, potrebbe essere loccasione per un salto di qualità evangelica della nostra vita consacrata.

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