Categoria
           
Num. Prodotti x Pagina
           
Ordina Per

Libri
Warning: fread() [function.fread]: Length parameter must be greater than 0 in /web/htdocs/www.piemontesacro.it/home/negozio/funzioni.php on line 198



Titolo: "Spiritus Donum"
Editore: Pontificio Istituto Biblico
Autore: Armando Nugnes
Pagine: 564
Ean: 9788878393363
Prezzo: € 40.00

Descrizione:Quale è stato il contributo particolare dell'opera trinitaria di Ilario di Poitiers, con la sua pneumatologia "incompiuta", allo sviluppo della sensibilità occidentale nell'affrontare il discorso teologico sullo Spirito Santo?Una lettura critica dei testi più significativi del De Trinitate conduce a individuare le categorie e le principali prospettive speculative per la comprensione del profilo specifico dello Spirito. Dopo l'approfondimento del valore dogmatico nel contesto prossimo ad Ilario, nella prospettiva ermeneutica della "storia degli effetti", la ricerca ripercorre il destino di questo particolare modo di affrontare il discorso sullo Spirito santo in alcuni autori fondamentali per la trinitaria latina: Agostino, Anselmo, Tommaso. Infine, ci si pone la domanda sulla possibile attualità della pneumatologia di Ilario a partire da alcune questioni particolari (il rapporto economia/immanenza, il modo di intendere la personalità dello spirito, la relazione tra il Figlio e lo Spirito), rileggendole a partire dalla categoria donum."Il lettore ha fra le mani un'opera ricca - anzi, molto ricca - di informazioni e di spunti, e, come tale, di non sempre facile lettura. Ma il suo sforzo verrà ricompensato. Imparerà molto sugli autori studiati e tanti altri. Si potrà fare un'idea molto precisa su alcune delle linee di pensiero nelle quali si muove la teologia dello Spirito Santo in questi ultimi tempi e sul loro radicamento o meno nella tradizione viva dei due millenni precedenti" (dalla Presentazione di L.F. Ladaria)

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "A Costanzo. Inni"
Editore:
Autore: Ilario di Poitiers (sant')
Pagine: 104
Ean: 9788831182393
Prezzo: € 13.00

Descrizione:

Nell'infuocato clima provocato dalla eresia ariana nella metà del IV sec., Ilario di Poitiers è tra i più accaniti difensori dell'ortodossia. Nel 359 scrive il Liber II ad Constantium: una supplica all'imperatore, pregandolo di autorizzare un dibattito tra lui e Saturnino di Arles, che lo aveva ingiustamente accusato di tradimento della vera fede evangelica. Un documento importante per ricostruire la posizione dei vescovi della Gallia, e più particolarmente dell'Aquitania, di fronte alla professione di fede di Nicea.

Ilario fu il primo autore nella cristianità latina a comporre inni come strumento di acculturazione dottrinale dei suoi fedeli. Di tali testi ne sono giunti a noi solo tre: Cristo Dio in cui Ilario esprime la sua fede nell'unico Dio; La resurrezione di Cristo, inno pasquale affidato a una voce femminile che incarna l'anima del neofita da poco rigenerata nella Veglia battesimale di Pasqua; Le tentazioni di Cristo che mette in contrapposizione il primo e il secondo Adamo, l'Adamo terrestre e caduco con l'Adamo celeste vittorioso sulla morte e su Satana.


ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

I. IL QUADRO STORICO

L'arianesimo in Occidente

A partire dal 310, il presbitero Ario di Alessandria aveva cominciato a predicare le sue dottrine, che accentuavano da una parte l'assoluta trascendenza e unicità di Dio, dall'altra il subordinazionismo del Figlio rispetto al Padre, fino a negarne la divinità e a considerarlo una creatura.

La diffusione delle sue idee aveva provocato una controversia teologica e politica che incendiò tutto l'Oriente, al punto da richiedere l'intervento dell'imperatore Costantino il quale, convocando il concilio generale di Nicea del 325, aveva inteso appunto arginare, in qualche modo, il non sereno sviluppo del contenzioso dottrinale.

Almeno fino alla metà del secolo IV, la cosiddetta controversia ariana rimarrà tuttavia quasi sconosciuta aí vescovi occidentali, alcuni dei quali confessano di conoscere appena l'esistenza e la formula dottrinale di un concilio celebrato a Nicea. Sarà Costanzo II, divenuto dopo la morte di Costante unico im peratore a partire dal 353, a pretendere che non solo i vescovi orientali, ma anche gli occidentali, si adeguino al suo indirizzo religioso filoariano, esiliando all'occorrenza i vescovi più recalcitranti.

La scarsa incidenza e diffusione delle decisioni nicene, con la problematica e controversa utilizzazione del termine homoousios, peraltro discusso anche tra gli orientali, spiega perché, per gli occidentali, quasi unico difensore della dottrina di Nicea fosse rimasto Atanasio, dal 328 vescovo di Alessandria: ma già nel 335, nel sinodo di Tiro, egli viene esiliato da Costantino che, intanto, aveva richiamato Ario.

Saranno, anzi, i diversi esili di Atanasio, dovuti anch'essi a motivi politici oltre che teologici, a far sì che lo stesso papa di Roma, Giulio (337-352), possa finalmente venire a conoscere gli esatti termini della rilevante vertenza dottrinale, prendendo le difese e riconoscendo l'autorità di Atanasio.

Il vescovo cristiano nel IV secolo

Nel corso del lungo e articolato processo che è stato definito di cristianizzazione dell'impero — inaugurato nelle prime decadi del secolo IV a seguito del provvedimento, detto anche impropriamente editto che, a Milano, era stato concordato tra Flavio Valerio Costantino, signore dell'Occidente, e Licínio, signore dell'Oriente durante il loro incontro del 3134 —, una delle conseguenze più notevoli fu quella della «promozione del vescovo, sia nell'ordine amministrativo e sociale che in quello della cultura e dell'arte».

Dopo l'esaltazione sublime della figura teologica del vescovo cristiano, tratteggiata a metà del secolo III da parte di Cipriano di Cartagine, nei termini di un esercizio carismatico intraecclesiale, a cominciare dalla nuova stagione della tolleranza imperiale verso i culti e, soprattutto, negli anni successivi al concilio di Nicea del 325, la funzione episcopale, già presente e viva a livello di esperienza di ecclesia, inizia ad acquistare anche un certo suo rango giuridico e sociale, bene in vista tra gli altri officia dell'Impero romano, anche a proposito degli "affari religiosi".

Ciò, peraltro, risulta in linea con la definizione di "vescovo di quelli di fuori" (epìskopos tón ektòs), autoattribuitasi, stando allo storico Eusebio, dall'imperatore Costantino in persona.



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Sant'Ilario di Poitiers nella controversia sul Mistero Trinitario"
Editore: Marcianum Press
Autore: Luigi Chitarin
Pagine: 80
Ean: 9788865122969
Prezzo: € 9.00

Descrizione:Studio sul De Trinitate di Ilario di Poitiers: col suo carattere speculativo e il suo ampio respiro teologico, il testo dimostra quanto Ilario sapesse sollevarsi al di sopra della polemica per una ricerca volta all'approfondimento delle verità della fede e per una risposta il più possibile esauriente al problema religioso del suo tempo.

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Spiegazione dei misteri"
Editore:
Autore: Ilario di Poitiers (sant')
Pagine: 120
Ean: 9788831182270
Prezzo: € 12.00

Descrizione:

Scritto intorno al 364 e il 366 d.C. la Spiegazione dei misteri di Ilario di Poitiers è un breve saggio di esegesi spirituale che nelle intenzioni dell'Autore deve essere di guida nella lettura e nella spiegazione della Bibbia. L'Autore parte dal presupposto che l'Antico Testamento è una preparazione alla nuova alleanza e le sue figure sono pienamente comprensibili solo alla luce degli avvenimenti del Nuovo Testamento. Il compito dell'esegeta pertanto è di togliere tale velo e spiegarne il senso e la portata. Destinatari del testo sono i chierici, cioè un uditorio colto cui il vescovo insegna le regole che devono guidarli nel ministero della predicazione.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Come si pone il cristiano di fronte alla Bibbia ebraica? Quale valore ha per lui la rivelazione in essa contenuta? L'interrogativo risulta tanto più attuale, in quanto assistiamo oggi ad una rinascita di interesse per l'AT che non trova paralleli nella Chiesa da parecchi secoli.

La Chiesa crede che Gesù Cristo è il compimento della speranza dI Israele e la piena rivelazione della presenza di Dio nella storia dell'umanità: perciò il NT non può essere sganciato dall'alveo di promesse e di realizzazioni parziali di esse, ma va compreso proprio a partire dalla storia dell'antico Israele. Allo stesso modo non possiamo capire neppure la nostra storia di credenti, il nostro cammino verso il compimento del regno di Dio, se non collegandoci alla fede del popolo eletto sedimentata nelle pagine dell'AT.

L' AT, allora, non è semplicemente un documento che ci informa sul passato del popolo di Israele, sulla sua religione, sulla sua speranza, sulla preparazione che Dio faceva del suo Cristo attraverso di esso, ma una parola vivente che si rivolge all'uomo d'oggi, una parola che lo riguarda perché è stata ed è pronunciata per lui.

Conoscere a fondo gli uomini e le cose dell' AT nel loro essere e nel loro divenire storico, tuttavia, non significa ancora, dal punto di vista cristiano, "comprenderli": è necessaria una intelligenza spirituale della Scrittura, e questa è possibile solo leggendo l'AT alli luce della rivelazione neotestamentaria. Il rapporto tra NT e AT tocca sì il cuore del messaggio cristiano.In questo senso l'insegnamento dei Padri risulta quanto mai fecondo, rivelando tutta la sua attualità. Per essi tutta la Scrittura rende testimonianza a Cristo, e Cristo è la chiave di lettura di tutta la Scrittura, in quanto realizza l'avvenimento escatologico annunciato dai profeti, di cui le realtà dell'antica alleanza costituivano l'abbozzo. È questo l'elemento essenziale permanente dell' esegesi patristica, che considera la storia di Israele come l'ambiente del dischiudersi progressivo del disegno salvifico di Dio, di cui Cristo e la Chiesa sono il culmine, ed è in questa linea che si situa la Spiegazione dei misteri di Ilario di Poitiers.

1. L'INTERPRETAZIONE DELL'AT FINO A ILARIO DI POITIERS

Il cristianesimo è sorto come religione rivelata e, in quanto tale, ha rivendicato l'origine soprannaturale del suo messaggio, che ha avuto la sua fonte ultima nella persona, nelle parole e nelle opere di Gesù Cristo.

Questa rivelazione, affidata da Dio a profeti e legislatori ispirati, è stata trasmessa alla Chiesa dagli apostoli, testimoni oculari della Parola incarnata: essa è contenuta nella Bibbia, alla quale dall'inizio la Chiesa si è richiamata per confermare la sua fede e il suo insegnamento. In questo senso possiamo dire che il cristianesimo appartiene, come l'ebraismo e l'islam, alle "religioni del libro".

Lo studio della sacra Scrittura, quindi, costituì nella Chiesa dei primi secoli l'autentico fondamento della dottrina cristiana, e fin dalle origini è stato continuo lo sforzo di comprendere il significato autentico della pagina sacra.

Ora, almeno nei primi cento anni di storia della Chiesa, le Scritture, nel senso preciso del termine, erano composte esclusivamente daIl'AT, dal momento che i libri, che avrebbero formato più tardi il NT; non erano ancora considerati Scrittura canonica. E l'autorità dell'AT non diminuì neppure quando, negli ultimi decenni del II secolo, i testi del NT furono riconosciuti come ispirati.

È vero che importanti gruppi di cristiani nel II secolo si sentivano a disagio verso l' AT, o persino lo rifiutavano come completamente estraneo al Vangelo di Cristo, ma erano ai margini del filone centrale del cristianesimo: per la Chiesa nel suo insieme esso era un libro cristiano, che in ogni pagina rendeva testimonianza a Cristo.

Da questa convinzione, secondo la quale la vecchia Legge era stata sempre finalizzata al grande evento di Cristo e perciò svelava il suo autentico significato soltanto a chi la interpretava in chiave cristologica, derivava un particolare metodo esegetico. Definito dai moderni "tipologico", dagli antichi "spirituale" o "mistico", esso era essenzialmente una tecnica per stabilire la corrispondenza tra i due Testamenti, ravvisando, con procedimento allegorizzante, in fatti e personaggi dell'AT il typos, cioè la prefigurazione e l'anticipazione. di fatti e personaggi del NT.



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "La Trinità"
Editore:
Autore: Ilario di Poitiers (sant')
Pagine: 340
Ean: 9788831182188
Prezzo: € 33.00

Descrizione:

LIBRO 7

1. Questo è il settimo libro che scriviamo contro la temerarietà insensata della nuova eresia. È posteriore agli altri in ordine numerico, ma è il primo e il più importante per la comprensione del mistero della fede perfetta. Non ignoriamo quanto difficile e arduo sia il cammino dell'insegnamento evangelico che in esso dobbiamo intraprendere. Benché ce ne ritragga la trepida consapevolezza della nostra debolezza, tuttavia, spinti dall'ardore della fede. provocati dallo stimolo ardente degli eretici e turbati dal pericolo che corrono gli ignoranti, non possiamo tacere ciò che non osiamo dire, soggiogati come siamo dal timore di un doppio pericolo, che cioè il nostro silenzio o la nostra predicazione ci renda colpevoli di infedeltà alla verità.

La sottigliezza eretica si è circondata degli incredibili artifici di una mente depravata, in primo luogo per fingere di essere devota; poi, per ingannare con le parole la fiducia di tutti gli ascoltatori più semplici, uniformandosi così alla sapienza del mondo: infine, per allontanare la comprensione della verità col pretesto di dar ragione di essa. Difatti, dichiarando l'esistenza di un solo Dio, ha affermato una falsa pietà; confessando d'altro canto il Figlio di Dio, ha ingannato gli ascoltatori abusando del nome: dicendo anche che non esisteva prima di nascere ha soddisfatto la sapienza del mondo. Inoltre, confessando Dio immutabile incorporeo, ha escluso la nascita di Dio da Dio con ragionamenti ingannevoli. Servendosi dei nostri insegnamenti contro di noi, e combattendo la fede della Chiesa con la Chiesa, ci ha messo in un gravissimo pericolo sia che rispondiamo sia che tacciamo, poiché mediante quello che non neghiamo annuncia quello che neghiamo.

2. Ricordiamo che nei libri precedenti abbiamo avvertito i nostri lettori che, esaminando l'esposizione di tutta la dottrina degli eretici, facciano attenzione che questi non si preoccupano d'altro se non di far credere che il Signore nostro Gesù Cristo non sia né Figlio di Dio né Dio. Così, se questi nomi gli sono stati attribuiti solo per una sorta di adozione, gli si viene a negare la natura di Dio e la filiazione; se affermano l'immutabilità e l'incorporeità di Dio — come di fatto è —, lo fanno appunto per negare che il Figlio è nato da Dio, e se confessano Dio Padre come unico Dio, è soltanto perché nella nostra fede Cristo non sia creduto Dio, visto che la natura incorporea non permette di pensare a una nascita, e la nostra confessione di un solo Dio dissolve la fede in un Dio da Dio. Ma già mostrando nei libri precedenti come fallace e inutile questa loro predicazione sulla base della legge e dei profeti, nella nostra risposta abbiamo seguito questo criterio: annunciando Dio da Dio e proclamando un solo Dio vero, si badi a non sostenere per difetto l'unicità [di soggetto] di un solo Dio vero, né ad ammettere per eccesso la fede in un secondo Dio. Nella nostra confessione di fede Dio non è solitario, e non ci sono due divinità'. E in tali condizioni, senza confessare e senza negare che Dio sia uno, l'integrità della fede, è custodita l'integrità poiché l'unità si riferisce ad ambedue e l'uno e l'altro non sono lo stesso soggetto.

Intendendo dunque esporre compiutamente il mistero sempre valido della fede perfetta con gli insegnamenti dei vangeli e degli apostoli, anzitutto non dovevamo inculcar e altro negli uditori se non di sapere che il Figlio di Dio è un essere sussistente per vera nascita, e presentare con chiarezza che il Figlio è da Dio, e non proviene da altro o dal nulla. Secondo quanto abbiamo detto nel libro precedente, non si può dubitare che, eliminando il nome di figlio adottivo, il Figlio è vero per vera nascita. Anche ora l'affermeremo basandoci sui vangeli, dicendo che non sarebbe vero Figlio se non fosse anche vero Dio, e non sarebbe vero Dio se non fosse anche vero Figlio.

3. Nulla è più insopportabile per la natura umana che la consapevolezza di un pericolo — ciò che si ignora o avviene in modo repentino comporta certamente una sicurezza deplorevole, ma non il timore del futuro —, poiché per chi non è all'oscuro di quanto accade, l'ansietà stessa è una sofferenza penosa. Ora io non sciolgo la nave dal porto, ignorando il pericolo di un naufragio; non inizio il cammino, inconsapevole che i boschi sono infestati da predoni; non attraverso il deserto sabbioso della Libia, senza sapere che ovunque ci sono scorpioni, aspidi e basilischi. Nulla sfugge alla mia preoccupazione, nulla alla mia conoscenza. Parlo infatti sotto lo sguardo di tutti gli eretici, che pendono dalla mia bocca e cercano nelle singole parole occasioni per accusarmi; e tutto l'itinerario del mio discorso è attraversato da strettoie, interrotto da fosse, disseminato di lacci. Che sia arduo e difficile, non me ne lamento, perché non lo intraprendo con i miei passi, ma con quelli degli apostoli.



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "La Trinità vol.1"
Editore:
Autore: Ilario di Poitiers (sant')
Pagine: 328
Ean: 9788831182171
Prezzo: € 33.00

Descrizione:Il trattato La Trinit la risposta articolata e sistematica di Ilario, vescovo occidentale, alleresia ariana.Nel pieno rispetto della dottrina di Nicea, Ilario dimostra uno spirito di conciliazione che gli permette di dialgare in modo costruttivo con il gruppo pi moderato dei vescovi orientali filoariani.Con intelligente e lungimirante intuito teologico, il vescovo di Poitiers ha contribuito anche con questo scritto a una ricomposizione dellunit della Chiesa sui contenuti della fede, sancita poi dal concilio di Costantinopoli (381). Il volume il primo di due tomi.

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Sant'Ilario il grande"
Editore: Elledici
Autore: Matrone Romano
Pagine: 48
Ean: 9788801046496
Prezzo: € 3.50

Descrizione:La vita, le opere e la dottrina di un grande Vescovo, Sant'Ilario di Poitiers, vissuto nelle Gallie dal 315 circa al 367: poco più di cinquant'anni, un'età oltre la media per quei tempi. Era figlio di genitori pagani e pagano egli stesso. Lo studio, la riflessione, la ricerca sincera della verità lo condussero al Cristianesimo. Alcuni anni dopo il Battesimo, venne acclamato Vescovo dal popolo. La sincera convinzione di dover essere insieme maestro e padre procurarono al Vescovo Ilario grandi sofferenze fino alla pena dell'esilio. Il Concilio di Parigi (361) riconobbe la bontà della sua dottrina. Nella parte centrale del volume l'autore sceglie e armonizza le parti più significative degli scritti di Sant'Ilario. Conclude l'opera un accenno al culto e all'iconografia.

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Introduzione a Ilario di Poitiers"
Editore: Morcelliana Edizioni
Autore: Petri Sara
Pagine: 184
Ean: 9788837221546
Prezzo: € 16.00

Descrizione:Vi sono molte notizie per la maggior parte degli autori cristiani antichi, non sulla biografia di Ilario di Poitiers (310-320/367-368?). Oltre alle informazioni che si possono dedurre dai suoi scritti, le fonti principali per la vita di Ilario di Poitiers sono rappresentate soprattutto dalle notizie fornite da Girolamo, da integrare con quelle ricavabili dagli scritti di altri autori successivi, come Sulpicio Severo.La figura di Ilario di Poitiers emerge a tratti vivi da queste pagine nella sua lotta contro l'eresia ariana, nel suo confronto con l'impero di Costantino e con la filosofia pagana. L'autrice, dopo aver approfondito il pensiero del Vescovo attraverso l'analisi delle opere (la dottrina trinitaria, la cristologia, l'esegesi del Vangelo di Matteo e le opere successive all'esilio), ne traccia la fortuna nella storia delle interpretazioni - come se le qualità, tradizionalmente riconosciutegli, di sapienza, profondità di dottrina e solida virtù avessero alimentato la sua fermezza nel contrastare l'eresia e nel sostenere la Chiesa, della quale è stato «fermissima colonna». Un ritratto di incisiva essenzialità, che introduce al pensiero patristico con sobria limpidezza.

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Commento ai Salmi [vol_3]"
Editore:
Autore: Ilario di Poitiers (sant')
Pagine: 440
Ean: 9788831131872
Prezzo: € 44.00

Descrizione:Composti intorno al 364-367 d.C., i "Commenti ai Salmi" di Ilario di Poitiers rappresentano il primo commento in lingua latina che l'antichità cristiana abbia lasciato del Salterio. Scritto al rientro dall'esilio in Asia Minore, dove Ilario era entrato in contatto con l'universo teologico orientale e con la tradizione esegetica origeniana, il presente commento si ispira - ma con un atteggiamento libero e originale - all'imponente lavoro esegetico di Origene sui Salmi andato perduto.

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Commento ai salmi [vol_2]"
Editore:
Autore: Ilario di Poitiers (sant')
Pagine: 240
Ean: 9788831131865
Prezzo: € 24.00

Descrizione:

Composti intorno al 364-367 d.C., i "Commenti ai salmi" di Ilario di Poitiers rappresentano il primo commento in lingua latina che l'antichità cristiana abbia lasciato del Salterio. Scritto al rientro dall'esilio in Asia Minore, dove Ilario era entrato in contatto con l'universo teologico orientale e con la tradizione esegetica origeniana, il presente commento si ispira - ma con un atteggiamento libero e originale - all'imponente lavoro esegetico di Origene sui salmi andato perduto. Il presente volume, il secondo di tre tomi, è esclusivamente dedicato al salmo 118.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

ALEPH (1)

Beati i puri nella via, coloro che camminano nella legge del Signore.

Pr. 1. Quelli che si preparano a ricevere l'insegnamento della sapienza razionale 1 e perfetta devono esservi istruiti già dalle lettere stesse dell'alfabeto, in modo da raggiungere l'intelligenza piena e vera, in un certo senso, fin dall'inizio della prima formazione. Il santo apostolo Paolo, sapendo che la sola vera sapienza, il cui insegnamento sia utile, è quella che comincia nei primi tempi della vita e agli inizi stessi dell'infanzia, nella Seconda lettera a Timoteo, tra i grandi e splendidi elogi della fede e dello zelo, scrive: «Quanto a te, rimani saldo in ciò che hai imparato e creduto, sapendo da chi l'hai appreso, e che fin dall'infanzia tu conosci le Sacre Lettere, che ti possono istruire per la salvezza». Ciò è detto a proposito del presente salmo, il quale, dovendo esporre la conoscenza della verità per istruire l'ignoranza umana, offre un insegnamento ordinato mediante gli stessi primi elementi offerti dalle lettere dell'alfabeto. Difatti, seguendo l'alfabeto ebraico, si premettono ad una ad una le lettere alle singole strofe, ognuna delle quali consta di otto versetti.

Il numero complessivo dei versetti è di centosettanta-\sei. Dato che la lingua ebraica è composta in tutto di ventidue lettere, e ciascuna di esse presenta otto versetti, il suddetto numero di versetti si ottiene infatti moltiplicando per otto ogni lettera. Penso allora che il motivo per cui in tutto questo salmo si sviluppi un insegnamento ordinato mediante le lettere alfabetiche sia il seguente: come i bambini, che sono privi di istruzione e devono imparare a leggere, cominciano a conoscere prima di tutto le lettere dell'alfabeto da cui sono composte le parole, così anche l'ignoranza umana doveva essere educata ai costumi, alla disciplina, alla conoscenza di Dio attraverso questo numero ottonario, ripetuto per le singole lettere, come per apprendere le basi stesse dell'insegnamento elementare.

Pr. 2. È infatti arduo ed estremamente difficile per l'uomo raggiungere da solo, o con l'aiuto dei maestri di questo mondo, la comprensione dei precetti celesti. La debolezza della nostra natura non accetta di essere istruita negli insegnamenti divini se non per mezzo della grazia di quello stesso che ce li ha dati. Difatti, quanti leggono con ingenuità gli scritti capitati loro sotto mano, pensano che non ci sia alcuna differenza nelle parole, nei nomi e nei contenuti. Ma se già il linguaggio comune non tollera che sotto denominazioni diverse non si intendano esprimere realtà diverse, crederemo allora che le parole divine siano tanto sprovvedute e confuse, da soffrire di povertà nell'uso dei termini o da ignorare le distinzioni per categorie?

Pr. 3. Molti infatti, quando sentono parlare di legge, di norma di giustizia, di precetti, di testimonianze, di giudizi — cose tutte che sono state disposte da Mosè secondo il significato proprio di ciascuna categoria —, potrebbero pensare che si tratti di una sola e medesima realtà, ignorando che altro è la legge, altro la norma di giustizia, altro il precetto, altro la testimonianza, altro il giudizio. Che queste cose siano molto differenti e distinte tra loro ci è attestato dal salmo diciottesimo, in cui è contenuto il significato specifico di ciascun nome e categoria. Si dice infatti: «La legge del Signore è pura, converte l'anima. La testimonianza del Signore è fedele, istruisce i piccoli. Le sentenze del Signore sono rette, fanno gioire il cuore. Il precetto del Signore è splendente, illumina gli occhi. Il timore del Signore è santo, rimane per i secoli dei secoli. I giudizi del Signore sono veri, giusti in lui». Esistono dunque differenze tra queste cose considerate una per una, ed è proprio dell'uomo saggio e intelligente distinguere nelle Scritture dove si definisce la legge, dove il precetto, dove le testimonianze, dove le norme di giustizia, dove i giudizi, in modo che queste parole, mirabilmente distinte dal linguaggio profetico secondo il significato peculiare di ciascuna, non siano confuse dalla debolezza della nostra ignoranza, con un'opinione priva di sapienza e di competenza. 



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Commento di salmi [vol_1]"
Editore:
Autore: Ilario di Poitiers (sant')
Pagine: 480
Ean: 9788831131858
Prezzo: € 48.00

Descrizione:

II Commento ai Salmi di lIario di Poitiers rappresenta iI primo commento al Salterio, seppure incompleto (58 trattati in tutto) in lingua latina giuntoci dall'antichita. Databile all'incirca tra iI 364 e il 367, l'opera costituisce pertanto una testimonianza fondamentale del pensiero e dell'esegesi dei primi secoli sui Salmi, e raccoglie nel contempo il pensiero teologico piu maturo di Ilario, dalla cristologia alia dottrina trinitaria, dall'ecclesiologia all'escatologia. Il vescovo di Poitiers riconosce nei Salmi iI testo biblico più idoneo a esprimere la maturazione della sua dottrina e della sua esperienza umana, e il loro commento gli consente di esporre le verita di fede in un'ottica pedagogica e spirituale, al cui centro si colloca il mistero del Cristo.

 

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

I Trattati sui Salmi di sant'Ilario rappresentano, seppure incompleti, il primo commento in lingua latina che l'antichità cristiana abbia lasciato del Salterio. Nella sua trasmissione e valutazione, l'opera ha subito il giudizio severo di Girolamo, il quale la considerava non più che una "traduzione" libera o un adattamento del commento origeniano sui Salmi, anche se con qualche tratto di originalità. Dato che l'imponente lavoro esegetico di Origene sui Salmi è andato incontro a dispersione e naufragio, e le relative possibili conoscenze devono essere in buona parte ancora ricostruite, il commento di Ilario si pone come una testimonianza fondamentale su quanto i primi secoli hanno pensato del Salterio e sul tipo di esegesi che ne hanno sviluppato.

La figura e l'opera di Ilario si illuminano alla luce della sua esperienza di esilio in Asia Minore, che ne fa un anello di congiunzione di primo piano tra il mondo cristiano occidentale e quello orientale. Nulla di sorprendente, perciò, se nei Trattati si trova il suo pensiero teologico più maturo, dalla cristologia alla dottrina trinitaria, dall'ecclesiologia all'escatologia. In maniera essenziale, egli offre una esposizione pedagogica e serena delle verità della fede, che negli anni precedenti aveva dovuto difendere, spesso in chiave polemica, contro gli eretici. soprattutto gli ariani, che non sempre erano animati dal puro amore della verità.

1. VITA E OPERE

1.1. Prima dell'esilio, Ilario nasce a Poitiers intorno al 315, in una famiglia appartenente alla classe sociale più colta e benestante, non sappiamo se cristiana o pagana. Sicuramente avrà ricevuto una formazione umanistico-filosofica solida e profonda, secondo le norme della pedagogia classica, da maestri che appartenevano alla città natale o, più verosimilmente, alla vicina Bordeaux, capoluogo della provincia di Aquitania. La sua assimilazione dei contenuti della classicità viene elogiata sia da Girolamo che da Agostino.

Il vescovo di Ippona applica anche a lui l'immagine biblica delle "spoglie degli Egiziani", che già Origene aveva utilizzata per raccomandare a un suo illustre discepolo, Gregorio il Taumaturgo, l'utilizzo della letteratura e della filosofia greca ai fini del messaggio cristiano. Sposato e padre di una figlia di nome Abra, Ilario riceve il battesimo non molto tempo prima della nomina a vescovo, che si pone verso il 350.

Negli anni che vanno dal 353 (concilio di Arles) al 355 (concilio di Milano) vede la luce il Commento a Matteo. Oltre a essere il suo primo lavoro letterario-teologico, esso costituisce la più antica presentazione esegetica continua di un libro della Scrittura composto in Occidente. La dottrina teologica e trinitaria ivi contenuta può essere ritenuta come espressione della ortodossia tradizionale comune alle Chiese d'Occidente. Ilario espone liberamente le proprie idee teologiche e trinitarie, anche se talora non può evitare qualche tono polemico nei riguardi dell'eresia ariana, che già conosce, ma che non nomina mai espressamente. La sua notorietà comincia ad espandersi su larga scala nel 355, l'anno del concilio di Milano, a seguito del quale egli prende posizione contro gli esponenti più in vista dei vescovi filoariani, e cioè Ursacio Singiduno, Valente di Mursa e Saturnino di Arles. Nell'ambito del concilio, l'imperatore Costanzo aveva esercitato tutto II peso della sua autorità contro vescovo di Alessandria, Atanasio, e contro le deliberazioni del concilio di Nicea, permettendo così alla minoranza filoariana di costringere la maggioranza a sottoscrivere la condanna di Atanasio. Conseguentemente, i vescovi che avevano rifiutato tali posizioni dovettero prendere la via dell'esilio: Paolino di Treviri, Eusebio di Vercelli Dionigi di Milano e Lucifero di Cagliari. In questa occasione drammatica, il dottore di Poitiers si oppone, con lucidità e coraggio, ai decreti imperiali e si fa promotore in Gallia di un tentativo di resistenza trai suoi confratelli episcopato.

Intanto, con l'appoggio dell'imperatore, Ursacio, Valente e Saturnino si convoca un altro concilio a Béziers, con ogni probabilità all'inizio del 356, al quale egli è costretto ad assistere, senza avere la possibilità di esporre la propria visione trinitaria. In realtà, l'intento dei promotori era di condannare ancora una volta il vescovo di Alessandria, passando sotto silenzio i problemi di carattere dottrinale e teologico. Al rifiuto di Ilario di accettare la sentenza su Atanasio, i vescovi ariani chiesero all'imperatore di emettere un atto di esilio contro di lui e contro Rodanio, vescovo di Tolosa, che condivideva le posizioni nicene. Non si trattava di un formale giudizio canonico, ma di una semplice misura disciplinare, che non lo privava della sua sede episcopale. Anche negli anni dell'esilio infatti, egli si sentirà in comunione costante con i pastori delle Chiese della Gallia e con la propria comunità di fede.



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Contro Aussenzio"
Editore:
Autore: Ilario di Poitiers (sant')
Pagine: 72
Ean: 9788831131698
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO