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Libri - Editiones Typicae Et Variae - Sacra Liturgia



Titolo: "Sacramentari e messali pretridentini di provenienza italiana"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giacomo Baroffio, Manlio Sodi, Andrzej Suski
Pagine: 448
Ean: 9788846510723
Prezzo: € 32.00

Descrizione:L'opera è articolata in tre parti: a) l'Introduzione e la Bibliografia rendono ragione dell'obiettivo e del percorso del lavoro; l'orizzonte bibliografico, molto ampio, permette di cogliere la vastità della ricerca e l'elevato numero di persone dedite a queste tematiche; b) l'indicizzazione dei sacramentari e messali manoscritti di provenienza italiana e oggi spesso dispersi in numerosissime biblioteche e archivi; scorrere l'indice dei luoghi permette di verificare l'elevato numero di località in cui la fede orante della Chiesa è stata affidata ai codici; c) alcuni Indici completano il lavoro, che non ha la presunzione di essere definitivo, dato che si scoprono in continuazione nuovi documenti e membra disiecta (lo studioso trova un esempio eloquente nell'Appendice I); anzi siamo certi che questo lavoro sarà di incitamento per continuare nella ricerca e nella pubblicazione, in vista di un orizzonte sempre più completo di tutto ciò che la tradizione ha saputo elaborare attorno a questa realtà e per un servizio alla storia del culto cristiano.

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Titolo: "Institutio generalis missalis romani"
Editore: Libreria Editrice Vaticana
Autore: Barba Maurizio
Pagine: 714
Ean: 9788820978426
Prezzo: € 39.50

Descrizione:

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Titolo: "Breviarium romanum (rist. anast. 1568)"
Editore: Libreria Editrice Vaticana
Autore:
Pagine: 1076
Ean: 9788820928681
Prezzo: € 50.00

Descrizione:

Breviarium Romanum promulgato dal Concilio di Trento, pubblicato sotto Papa Pio V, nel 1568. Ristampa.

 

PREMESSA ALLA SECONDA EDIZIONE
di Manlio Sodi 

Per la liturgia il Breviarium e il Missale sono i due libri che meglio e con maggior ampiezza esprimono i tanti aspetti dei contenuti dei santi misteri. La loro conoscenza si rivela oltremodo fruttuosa in ordine a quella storia di salvezza che si attua nel tempo.

Non meraviglia quindi il risveglio per l'attenzione alla storia delle fonti. Mentre permane desto il richiamo a tutto ciò che è stato il patrimonio del primo millennio cristiano, in tempi recenti si è sviluppata una peculiare attenzione alle varie forme della liturgia tridentina che è stata rinnovata in seguito alle disposizioni del Concilio Vaticano II.

Il desiderio e il bisogno di conoscere meglio l'editio princeps — oggi diremmo l'editio typica — della riforma scaturita dai dettami del Concilio di Trento per ciò che riguarda il Breviarium e il Missale, e poi sviluppatasi con gli altri libri, sono stati all'origine dell'impresa della collana "Monu­menta Liturgica Concilii Tridentini".

I sei torni, apparsi non secondo la successione della loro pubblicazio­ne originaria ma secondo una prospettiva determinata da elementi con­tingenti, hanno fatto sì che si potesse avere a disposizione il libro sicuri iacet. Il senso di una edizione anastatica risiedeva proprio nell'offrire allo studioso la possibilità di 'contemplare' il volume nella sua integrità, per quanto è stato possibile.

È in questa prospettiva che tra il 1997 e il 2005, nonostante la mor­te del Collega, il prof. Don Achille M. Triacca (4 ottobre 2002), è stato possibile completare la collana. L'esaurirsi dell'edizione del Breviarium e del Missale ha fatto sì che — ringraziando l'incoraggiamento dell'Editore — fosse predisposta questa nuova edizione. Sostanzialmente uguale alla prima anche se nella presente si omette la Nota che caratterizzava la prima edizione (pp. XIX-XXII). Per completezza avremmo dovuto sviluppare nell'Introduzione ciò che poi per ovvi motivi di spazio è stato affidato alle pagine della Rivista Liturgica 87 (2000) dove è stato ampiamente descritto l'esemplare riprodotto (pp. 167-178), ed è stato fatto un confronto con alcuni aspetti dell'editio typica del 1961 (pp. 179-191).

Nel desiderio di venire incontro alle generazioni che non hanno co­nosciuto l'ultima fase della riforma tridentina compiuta sotto il pontificato di Pio XII e Giovanni XXIII, in tempi più recenti è stata realizzata tra il 2007 e il 2010 la collana "Monumenti Liturgica Piana" con la riedizione anastatica del Missale, del Rituale, del Pontificale e del Breviarium. L'ul­timo volume, dal titolo Liturgia tridentina. Fontes. Indiees. Concordantia 1568-1962, costituisce la chiave di volta per un accostamento dell'insieme di tutto il percorso tridentino. L'indicizzazione delle formule, libro per libro, insieme alla Concordantia dei testi del Missale del l962 permette di acquisire una strumentazione metodologica tale da accostare i contenuti di una "pagina" di storia della liturgia che va nelle sue linee essenziali dal Concilio di Trento al Concilio Vatuicano II, ma che affonda le sue radici nella più ampia tradizione della Chiesa di Occidente, a cominciare dai tre grandi Sacramentari (Veronense, Gelasiano e Gregoriano) per continuare nel Missale e nel Breviarium che sono stati predisposti per volontà di quei Padri conciliari che mentre votavano per una riforma della liturgia prega­vano con le forme tridentine.

Nell'affidare alle stampe questa edizione rinnovata del Breviarium del 1568, in parallelo con l'edizione del Missale del 1570, esprimo un grazie a tutti coloro che ci hanno sorretti e incoraggiati in questa non facile im­presa. L'auspicio è che attraverso una conoscenza più attenta delle fonti si possa percepire la ricchezza spirituale che promana dalle formule per farne un'esperienza di vita. E stato questo l'obiettivo che ci ha sempre animati, alla scuola del maestro Don Achille M. Triacca, il cui pensiero continua a ispirare riflessioni stimolanti per un culto che aiuti ad essere sintesi tra lex credendi e lex vivendi.

 

PRESENTAZIONE
di Virgilio Card. Noè 

L'edizione anastatica del Breviarium Romanum del 1568 offre l'occa­sione al prete di una certa età, di ricordare il giorno in cui il vescovo, che lo ha ordinato suddiacono, gli ha messo nelle mani il volume della pre­ghiera ufficiale della Chiesa. La consegna materiale del volume non avve­niva nella liturgia dell'ordinazione, ma da quel momento si stampava nel­l'animo e nella vita del nuovo suddiacono, l'onore e l'impegno di essere l'orante per la Chiesa di Dio. Familiare era in quei giorni la raccoman­dazione di un arcivescovo di Vienna, il card. Karl August von Reisach (1800-1869), che a un suo chierico aveva affidato il breviario con le paro­le: "Ricordati che oggi ti sono affidati gli interessi della Chiesa".

Il breviario da allora divenne il compagno inseparabile del ministro di Dio, al punto che il popolo ha immedesimato il suo pastore con il brevia­rio. I fedeli glielo vedono in mano, il breviario, glielo mettono vicino quando deve fare il ritratto ufficiale. Quanto al prete, se deve partire per un viaggio, non può dimenticare il breviario. Malato, vecchio, stanco di altre letture, il prete torna al breviario perché lo conosce e lo apprezza co­me il libro più sostanzioso e più vero, eternamente dolce e gradito per gli elementi che lo compongono.

Anche la letteratura contemporanea, quando ospita nelle trame di un romanzo un prete, gli mette nelle mani il breviario. La bella figura di P. Gastone, ben delineato da Bruce Marshall nel suo romanzo: "A ogni uo­mo un soldo", si muove in mezzo alle strade concitate delle città america­ne in compagnia di "una delle felicità del sacerdote: quella di poter lan­ciare verso il paradiso i versetti del suo breviario". Né si può dimenticare il don Abbondio de "I promessi sposi", che "sulla sera del 7 novembre del­l'anno 1628, tornava bel bello dalla sua passeggiata verso casa... Diceva tranquillamente il suo ufficio, e talvolta, tra un salmo e l'altro, chiudeva il breviario, tenendovi dentro, per segno, l'indice della mano destra...". Il gesto di don Abbondio era abituale nei preti di tempi andati. C'è stato chi ha voluto evadere una curiosità: quanti anni di vita avrà avuto il breviario di don Abbondio? Facendo il conto che Pio V aveva pubblicato la bolla di promulgazione del suo breviario nel 1568, e che il giorno in cui don Abbondio recitava il suo breviario era il 7 novembre 1628, la copia che il curato "d'una delle terre accennate di sopra", teneva nelle sue mani non poteva avere più di sessant'anni. Sempre che don Abbondio non si fosse dotato dell'edizione voluta da Clemente VIII, nel 1602.

Vari altri papi s'erano preoccupati di dare ai preti del loro tempo uno strumento di preghiera: Pio V e Clemente VIII, a cui seguirono Urbano VIII, Benedetto XIV, Leone XIII, Pio X, Pio Xl, Pio XII.

Se volessimo aprire il breviario, quanti tesori si trovano in esso. Ne han­no goduto tutti i preti dal 1568 al 1971! Ogni parte di esso ha formato la gioia spirituale dei ministri in sacris che accostavano il breviario come opus Dei e non come onus diei. Il breviario come peso giornaliera era definizio­ne che non piaceva a S. Alfonso Maria de' Liguori: egli parlava di breviario come "di sollievo e delizia dello spirito... E se mai vuol dirsi peso, è peso di ali, che ci sollevano a Dio". Qualcuno di questi sacerdoti del tempo andato ha affidato la sua impressione a qualche pagina bianca del suo breviario. L'hanno chiamato con reminiscenze agostiniane: "Psalterium meum, gau­dium meum... Breviarium meum, paradisum meum...".

Ciò valeva per ogni parte del breviario: per i salmi e i cantici, per gli inni, per le letture bibliche e patristiche, per le letture storiche, dove l'in­contro con i santi metteva a contatto con gente che continuava a fare del bene. Tutto nel breviario era fonte di gioia.

Un filone storico da completare è quello dell'interesse che i papi in 400 anni hanno dimostrato per il breviario. Oltre ai nomi già citati, piace ri­cordare ancora l'insegnamento di Pio XII nella Menti nostrae: "Questa preghiera (del breviario) è veramente la voce di Cristo, il quale prega per noi quale nostro sacerdote, prega in noi quale nostro capo" (S. Agostino). È parimenti sempre "la voce della Chiesa", che riassume i voti e i deside­ri di tutti i fedeli, i quali, associati alla voce e alla fede del sacerdote, lo­dano Gesù Cristo, e per mezzo di lui ringraziano l'Eterno Padre, e ne im­petrano gli aiuti necessari nelle vicende di ogni giorno e di ogni ora...".

Le parole di Agostino sarebbero tornate luminose nei testi conciliari (Sacrosanctum Concilium, n. 83) e postconciliari per renderci attenti al­la pluralità di voci, che formano l'armonia della preghiera della Chiesa. "Nella voce di Cristo orante nella Chiesa, dobbiamo riconoscere in lui la nostra voce e la sua voce in noi" (cf Istituzione generale della Liturgia delle Ore, n. 7).

Buona e bella l'iniziativa di mettere a disposizione come una fonte del­la tradizione il Breviarium Romanum del 1568. È un documento prezioso che ha legato nei tempi andati a Cristo e alla Chiesa i sacerdoti che l'han­no ricevuto come testimonianza della preghiera della Chiesa.

 

INTRODUZIONE

La preghiera ufficiale della Chiesa di Rito romano è stata desi­gnata con vari nomi, fra i quali nella storia si affermò particolar­mente quello di Officium divinum, accreditato forse anche dall'uso che ne fecero la Regula Magistri e la Regula monasteriorum di S. Benedetto, il quale però usa più frequentemente l'accezione Opus Dei. Dal sec. XIII si diffuse sempre più il nome di Breviarium. Già prima del Concilio di Trento vari libri dell'Ufficio — almeno dal­l'anno 1501 — portano il titolo di Breviarium Romanum.

Con la riforma liturgica sancita dal Concilio Vaticano II l' Ufficio divino — contenuto nel libro Breviarium Romanum — è stato deno­minato Liturgia Horarum: è questo il contenuto del libro liturgico che va sotto il titolo: Officium divinum. L'accezione e le diverse modalità con cui è stata denominata la preghiera programmata dal­la Chiesa per ottemperare al desiderio e all'esortazione del Signore: "Occorre pregare sempre, senza stancarsi" (Lc 18,1), che per l'Apostolo diventa un imperativo: "Pregate senza interruzione" (1 Ts 5,17), merita una trattazione a parte. Essa porterebbe a compren­dere come Chiese locali, comunità orientali e occidentali di fratelli e sorelle, consacrate in modo peculiare dal Signore e per il Signore, abbiano caratterizzato la propria spiritualità di oranti secondo tona­lità tipiche rintracciabili in codici manoscritti6 e in libri a stampa. Le sfumature sono mutate nel decorso dei secoli, ma rimane immu­tata la sostanza e l'obiettivo della preghiera ufficiale della Chiesa.

Dando alle stampe — per mezzo della presente reimpressione anastatica — il Breviarium Romanum promulgato dal Concilio di Trento si vuole, tra l'altro, facilitare la concreta possibilità di acco­starsi ad una delle tonalità con cui l'Ecclesia Dei di Rito romano ha innalzato la propria lode alla Trinità dal 1568 al 1971. I ritocchi e le riforme sopraggiunti sono testimoniati dalle varie edizioni che, con aggiunte e modifiche volute dai Sommi Pontefici nel decorso dei secoli, hanno reso il Breviarium uno strumento di preghiera viva per la vita della Chiesa.

 

ESTRATTO DAL PRIMO CAPITOLO

UNO SGUARDO ALLA STORIA

Studi anche poderosi circa la storia dell' Officium non mancano. Essi sono fondamentalmente polarizzabili almeno attorno a tre que­stioni. La prima è costituita dal formarsi del volumen con i testi ne­cessari a questo tipo di preghiera (inni, salmi, canti, letture, orazio­ni...). La seconda gravita attorno al passaggio dai molteplici mano­scritti alla progressiva loro eliminazione per il fatto che una scelta si imponeva quando si è inteso passarli a stampa. La terza questio­ne è quella delle riforme dell'Ufficio divino in relazione con la sto­ria delle sue varie edizioni a stampa. Qui ci limitiamo ad alcuni ac­cenni circa i precedenti della stampa dell' Officium, circa l'opera del Quifiones, e circa la successiva riforma voluta dal Concilio di Trento.

1.1. Una preistoria della stampa del Breviario

Senza dubbio non è questa la sede più adeguata per trattare in modo esauriente la storia della preghiera dell'opus Dei secondo le forme proprie alle comunità e alle Chiese locali (forme monastiche, cattedrali, ecc.). I pochi accenni che vengono fatti sono orientati a cogliere il filo conduttore essenziale che permetta di giungere all'e­dizione dell' Officium voluta dal Concilio tridentino. In questo per­corso va tenuto presente che con l'invenzione della stampa la diffu­sione dell' Officium ricevette un impulso decisivo sia in ordine alla schematizzazione delle sue forme, sia in ordine ai suoi diversi cur­sus.

L'Ufficio romano (-benedettino) adottato sotto i carolingi con uno schema unico, progressivamente fu usato da tutte le Chiese lo­cali che avevano adottato la liturgia di tipo romano-franco. Ma an­che altrove tale "tipo" entrò nel tessuto ecclesiale come tipo comu­ne.

Con il formularsi del così detto Breviario della Curia romana ­legato tra l'altro all'opera dei Papi Innocenzo III (1198-1216), Onorio III (1216-1227), Gregorio IX (1227-1241) — si raggiunge una standardizzazione dell'Ufficio completo. Esso cioè possiede tutte le parti in modo organico e dettagliato. Progressivamente, specie ad opera degli Ordini mendicanti, primo fra tutti quello francescano, questa forma di officiatura si diffonde e viene usata in qua­si tutto l'Occidente cattolico.

Di fronte alla progressiva diffusione del Breviario romano-fran­cescano, si profilarono all'orizzonte tendenze riformatrici come quella del canonico Raoul (Rodolfo) De Rivo, decano di Tongres 1403) che voleva ripristinare l'antico Ufficio romano-gallicano del­l'epoca carolingia.

Su un lato opposto si pongono altre spinte riformatrici. Si tratta di quelle volute dagli Umanisti ai quali lo stile, le forme verbali, le espressioni letterarie del Breviario in uso erano detestabili per la loro rozzezza. Di queste istanze, che tendevano a eliminare errori di sintassi e ineleganze di stile nella preghiera della Chiesa, si fece in­terprete lo stesso Leone X (1513-1521) che incaricò il vescovo di Guardialfiera (Campobasso) Mons. Zaccaria Ferreri di curare il Breviario secondo le linee riformatrici promosse e auspicate dagli Umanisti. La riforma del Ferreri non venne ultimata; vide infatti la luce solo l'innario. Per cui la riforma voluta dagli Umanisti non sortì alcun effetto. Tuttavia, con la stampa dell'innario si è di fron­te a una concreta attuazione dei tentativi di riforma del Breviario prima di quella voluta dal Concilio di Trento.



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Titolo: "Missale romanum. Editio princeps (1570)"
Editore: Libreria Editrice Vaticana
Autore:
Pagine: 768
Ean: 9788820925475
Prezzo: € 50.00

Descrizione:

Edizione del 1570 del Messale Romano, pubblicato sotto il pontificati di Pio V, dopo la riforma del Concilio di Trento. Ristampa.



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Titolo: "Graduale simplex (in usum minorum ecclesiarum)"
Editore: Libreria Editrice Vaticana
Autore:
Pagine: 516
Ean: 9788820916039
Prezzo: € 29.00

Descrizione:Il "Graduale simplex" postconciliare è un libro di canti nato per mandato esplicito del Concilio Vaticano II (cf. Sacrosanctum Concilium 117), studiato per accompagnare il rito della Messa nella forma ordinaria. Contiene testi e melodie gregoriane autentiche, spesso più antiche (e per questo più semplici) dei corrispondenti canti del Graduale Romanum. Molte antifone sono riprese anche dall'Ufficio Divino e utilizzate, per l'identità del testo, come introiti, offertori o canti di comunione.

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Titolo: "Caeremoniale episcoporum. Pontificale romano"
Editore: Libreria Editrice Vaticana
Autore:
Pagine: 400
Ean: 9788820942175
Prezzo: € 30.00

Descrizione:

CAEREMONIALE EPISCOPORUM EDITIO TYPICA EMENDATA 2008.



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